Perchè anche le battaglie delle capre sono importanti

Mentre si avvicina il prossimo appuntamento per gli appassionati (28 giugno a Lemie, TO), io vi devo ancora raccontare la battaglia, o meglio, il confronto delle capre e la rassegna che si sono tenuti a Pessinetto, sempre nelle Valli di Lanzo, a fine maggio.

Per chi volesse andare a Lemie, ecco il programma. Io sarò presente il venerdì sera, 26 giugno, alle ore 21:00, per presentare il mio libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014”, presso il Bar della Pace. Vi aspetto numerosi, così come spero siano numerosi i partecipanti alla rassegna/confronto della domenica 28.

A Pessinetto, nonostante il meteo non ottimale, c’era una buona partecipazione. Al mattino si era tenuta la rassegna, molti animali partecipavano ad entrambe le manifestazioni, sia la mostra per la “bellezza”, sia la battaglia del pomeriggio. La maggior parte dei partecipanti era locale, come spesso accade in questi eventi. Partecipare è un impegno e anche un costo, per chi deve prendere un mezzo per il trasporto degli animali.

Valli di Lanzo, non potevano mancare le capre fiurinà. Viene considerata razza, si è cercato di recuperarla e valorizzarla, anche se molti semplicemente la considerano una delle varianti di colore del mantello delle valdostane. Comunque vogliate considerarle, sono un bel vedere e una passione nella passione per molti allevatori di capre.

C’erano numerosi begli esemplari, in tutte le diverse varianti di mantello della valdostana. Abbiamo già parlato varie volte di come queste manifestazioni non vengano comprese all’esterno del mondo zootecnico. Sappiamo come non siano cruente e come l’attitudine al confrontarsi sia un qualcosa di spontaneo, assolutamente naturale.

Talmente naturale che le “battaglie” iniziano già fuori campo! Perchè portare le capre a battersi in questo contesto? Perchè da sempre l’uomo cerca dei momenti di incontro, di spettacolo, di confronto. C’è lo sport praticato in prima persona e c’è la condivisione delle passioni, come può essere quella di allevare e mettere a confronto i frutti del proprio lavoro. Valutare la bontà di un formaggio, la quantità di latte prodotto da un singolo animale, la bellezza e le caratteristiche delle tue bestie.

Le battaglie delle capre hanno sicuramente un pregio: mantengono vivo il territorio. Come? Molti di coloro che allevano questi animali non sono allevatori di professione. Queste capre sono un hobby (impegnativo e costoso, tra l’altro), un di più. Di mestiere fai altro, non vivi con 10, 15 capre. Qualcuno ha anche bovini, non tutti gli appassionati sono hobbisti, ma ciò che intendevo dire che è che chi alleva queste capre le pascola, fa fieno, quindi si prende cura di loro e, contemporaneamente, di piccole fette di territorio che altrimenti sarebbero abbandonate.

Allevamento e territorio sono sempre strettamente connessi, specialmente se l’allevamento non è intensivo (in quel caso l’effetto sul territorio spesso diventa nefasto). Allevare queste capre vuol quindi dire pascoli, prati sfalciati (il più delle volte in aree marginali) e anche prodotti (carne, latticini) destinati ad un piccolo consumo locale.

Ben vengano queste manifestazioni, che riuniscono gli appassionati e attirano sul territorio anche qualche turista, qualche curioso. Le battaglie non sono cruente, anzi… a volte non succede niente e gli animali nemmeno si battono. La gente passa, guarda, qualcuno si ferma, altri vanno oltre, intorno alle transenne restano quelli che sono coinvolti nell’evento, i più appassionati. Ascolto i commenti dei visitatori di passaggio, molti non capiscono, ma ogni sport, ogni passione ha il suo giro di adepti!!

Come se il tempo si fosse fermato

In occasione di una serata di presentazione del mio libro, sono stata ospite di un’amica. Avevo già parlato di lei lo scorso anno, quando ero stata a farle visita a casa… Ma adesso si trova già “in alpeggio”, semplicemente un po’ più in su.

Polly e i suoi animali sono famosi nel web, dato che la nostra amica, fin quando è a Balme, aggiorna gli amici di facebook su tutto quello che accade in stalla e fuori. Quando però si sposta ai Frè, la connessione è assente. Adesso le hanno regalato uno smartphone, ma il segnale è comunque troppo debole per riuscire ad andare su internet.

E’ ora di mungere, poi metterà al pascolo gli animali. Mi racconta che già suo padre utilizzava la mungitrice. E’ tutto in insieme di cose antiche e senza tempo, ma anche di modernità, da queste parti! E Polly è un vero personaggio. Mentre munge, chiacchiera e racconta mille aneddoti e vicende accadute recentemente o nelle stagioni precedenti.

Mi avvisa che, quando avrei sentito i cani abbaiare, sarebbero arrivate le capre della sua vicina. “Vedrai che capre! Vengono fin dalla Val d’Aosta per cercare queste capre!“. Il gregge sfila nella stretta via della borgata e arriva davanti alla stalla di Polly. Le due amiche si salutano e scambiano quattro chiacchiere, mentre gli animali curiosano qua e là.

Sotto alle case arrivano anche le vacche, seguite dal marito della signora. E’ una scena davvero senza tempo…  Non siamo in alpeggio, questa è una borgata. Adesso ci sono solo queste due famiglie, ma mi viene da pensare a cosa accadeva una volta, in passato, quanti animali uscivano dalle stalle al mattino per andare al pascolo.

Gli animali si incamminano al seguito del pastore. Fino a quando si vedranno queste scene? L’età media di chi fa ancora il lavoro in questo modo non è bassa. Un giovane non potrebbe vivere con così pochi animali. Sappiamo bene cosa significhi fare l’allevatore oggi, tra necessità e vincoli. Certo, bisogna andare avanti, bisogna modernizzarsi, bisogna cambiare, ma si perderanno anche queste scene, questi posti, questa atmosfera.

Mentre capre e vacche scendono sotto la frazione, per raggiungere i pascoli che utilizzeranno quel giorno, arriva un amico di Polly e si ferma anche lui per una lunga chiacchierata. Non c’è fretta qui, non c’è quell’ansia e quella frenesia… Il tempo sembra davvero essersi fermato.

L’uomo abita un po’ più su, o meglio, ha risistemato alla perfezione alcune baite poco più a monte. Ovviamente non una residenza stabile, ma un bel posto dove ritirarsi quando si può. Lui e la moglie mi invitano a visitare anche l’interno, molto accogliente e curato. Solo la passione mantiene vivi questi posti. “La foto l’avresti fatta più bella ci fossero già state le bestie di Polly tutte intorno a pascolare!!“.

Andando avanti per il sentiero invece si incontra un alpeggio abbandonato, completamente avvolto dalla vegetazione. Una volta che gli anziani hanno smesso, i giovani non hanno continuato l’attività e tutto va in rovina. Gli animali di Polly verranno almeno a pascolare l’erba, ma ce n’è così tante e lei non ha tante bestie, quindi anno dopo anno il bosco avanzerà.

Sono stata portata qui però soprattutto per vedere una meraviglia della natura. In un posto riparato, solo per qualche giorno all’anno, fioriscono delle rarissime peonie. Sono piante selvatiche, spontanee, macchie di colore violento nel verde della vegetazione del sottobosco.

Torno a valle, il tempo si sta guastando. La frazione è composta da numerose case, tutte vicine le une alle altre. Polly mi parlava degli alpeggi veri, più a monte, dove però la salute non le permette più di salire come prima.

La cerco tra le case, poi finalmente la trovo in un’altra stalla, intenta a mungere le capre. Mi viene da sorridere, pensando all’aneddoto che raccontava la sera precedente, durante la cena. Dei turisti l’avevano denunciata alla Forestale perchè, secondo loro, stava portando al pascolo uno… stambecco!!! E non è l’unico caso di strane vicende successe da quelle parti con i tanti turisti che girano d’estate. Saluto la mia amica e scendo giù per la valle per andare a vedere altre capre… ma vi racconterò poi!

Non recupereremo mai tutto il nostro investimento

Nel mio vagare tra montagne e diverse realtà, non visito solo pastori vaganti. Spesso ci sono amici che mi invitano a vedere anche le loro aziende e sono ben felice di raccontare anche queste storie. Penso sia fondamentale far conoscere tutte le diverse sfaccettature del mondo dell’allevamento, sia per chi sta cercando dei prodotti di qualità, sia per chi invece pensa di intraprendere questa strada.

Cinzia e Renata le avevo già incontrate, sapevo qualcosa della loro storia, ma l’altro giorno ho visitato la loro azienda con grande piacere. Allevano capre Saanen, razza da latte, che tengono in stalla e mettono al pascolo quando ce n’è la possibilità. Abitano nelle valli di Lanzo (TO), la loro azienda si chiama Cà du Roc e nasce nel 2001 dalla volontà, passione (e un pizzico di follia?) di due donne che decidono di lasciare il lavoro d’ufficio e gettarsi in una nuova avventura.

Renata con un po’ di esperienza in più nel settore dell’allevamento, ma per entrambe era un qualcosa di totalmente nuovo. Adesso sono soddisfatte di quello che stanno facendo, ma hanno affrontato mille difficoltà di ogni genere. “Ogni tanto qualcuno ci chiede e sembra una cosa demoralizzare chi ha voglia di iniziare, però… tutta la trafila che abbiamo dovuto passare noi… Se non avessimo avuto le spalle coperte, sarebbe stato impossibile!“, mi racconta. Oltre alla copertura economica, hanno anche avuto grande intraprendenza e costanza per portare avanti il loro progetto con ritmi così serrati.

La loro grande impresa è stata la stalla con caseificio. Trovare il posto adatto per farla non è stato semplice, poi hanno dovuto rispettare una serie di vincoli impressionanti e alla fine si sono pure sentite dire che avrebbero dovuto realizzare una stalla più bassa per evitare le dispersioni di calore. Peccato che sia stato loro imposto di mantenere certe misure, certi “volumi”. Verrebbe quasi da non credere alle parole di Renata, sentir raccontare certe cose è al limite dell’assurdo, ma per me è come riascoltare un nastro “vecchio”, problemi, intoppi e assurdità che si ripetono di valle in valle, di regione in regione.

Oggi l’azienda funziona a pieno ritmo, compatibilmente con le forze di queste due socie e amiche. Ci si alterna nei compiti con gli animali e con il caseificio. Due volte alla settimana si va a far mercato, poi c’è il punto vendita e i vari posti dove reperire i loro prodotti. Formaggi freschi e stagionati, yoghurt di capra: “…che non funziona perchè è bianco… Se solo la gente leggesse cosa c’è negli yoghurt aromatizzati! Non sono capaci a prendere lo yoghurt bianco e metterci un cucchiaio di marmellata!

Per imparare le tecniche di caseificazione e per migliorarsi sempre, per scoprire nuove cose, Cinzia e Renata hanno frequentato i corsi dell’Istituto Lattiero Caseario di Moretta (CN). Renata mi mostra la stalla mentre Cinzia sta lavorando il latte. Ci sono le caprette giovani, quelle non vengono messe fuori al pascolo, le capre in mungitura e i becchi. La mungitura avviene a macchina. Essendo una struttura realizzata dal nulla, è dotata di tutto ciò che è necessario e funzionale. “Riusciamo a tirare fuori un piccolo stipendio mensile che ci fa vivere, ma lavorare si lavora duramente, e ci sono le spese. In tutta la nostra vita non recupereremo mai l’investimento fatto con questa struttura!! Abbiamo anche preso dei contributi, ma se uno deve partire dal nulla e non ha qualcosa alle spalle è quasi impossibile.

Questa immagine è per mostrarvi come l’indole naturale delle capre porti a scontrarsi, anche in assenza di corna. Dopo aver fatto visita a questa azienda andrò a vedere la battaglia (chiamiamolo “confronto”) delle capre in in altro comune della valle. Prima, nella macelleria del marito di Renata, a Martassina, avevo anche visto le rolate di capretto, unico modo per utilizzare la carne dei capretti maschi nati “fuori stagione”. Purtroppo giriamo sempre intorno agli stessi temi… Di formaggio di capra c’è richiesta, ma molta gente di scandalizza al pensiero di mangiare il capretto. Quando però ha la forma di una rolata, diventa ottimo e richiesto anche non sotto Pasqua!

Cà du Roc è anche su Facebook.

Prendete nota degli appuntamenti

Dal momento che, nei prossimi giorni, probabilmente non riuscirò ad aggiornare il blog, vi segnalo già ora alcuni appuntamenti che potrebbero interessarvi. Alcuni riguardano le presentazioni del mio libro “Pascolo vagante 2004-2014”. Venerdì 29 maggio, nel tardo pomeriggio, ore 19:00, sarò al Festival della Montagna a Cuneo (Salone d’Onore, Palazzo Comunale). Nella stessa data, stessa sede, mal al mattino, vi segnalo anche questo interessante convegno “Zootecnia e agricoltura i montagna: problematiche e proposte operative”  (qui l’intero programma e i relatori).

Sabato 30 maggio vi aspetto nelle valli di Lanzo, a Balme (TO). “Pascolo vagante 2004-2014” sarà presentato in abbinamento ad una cena presso Les Montagnards (frazione Cornetti 73 – prenotarsi al 347.3634082). Prodotti del territorio, carni e formaggi degli allevatori locali. Vi aspetto per una serata da trascorrere insieme.

Restando nelle Valli di Lanzo, domenica 31 a Pessinetto potrete anche assistere alla 2° rassegna/confronto delle capre (che sarebbe poi la battaglia… ma magari, chiamandola “confronto”, certi animalisti che si agitano senza sapere di ciò che si tratta, stanno più tranquilli!).

Stesso fine settimana, 30-31 maggio, nel Biellese invece potete partecipare ad una transumanza, la salita della mandria all’Alpe Moncerchio. Qui potete leggere tutto il programma dei due giorni. Ovviamente ci sono molte altre manifestazioni ed eventi a carattere zootecnico in Piemonte e non solo. Io mi presto come vetrina per tutti quelli che volete comunicarmi.

E alla fine tutto filò liscio. Però…

A Lemie domenica mattina l’incubo numero uno era il meteo. Nonostante il timore per i possibili “attacchi animalisti” che potevano verificarsi in seguito alle notizie circolate in rete, più che altro gli organizzatori stavano con il naso all’insù.

Le condizioni meteo effettivamente non erano delle migliori. In bassa e media valle pioveva, sulle cime dell’alta valle aveva addirittura nevicato, qua e là c’erano isole in cui la pioggia temporaneamente non cadeva. Che fare? Rimandare? Rischiare? Gli organizzatori si consultavano…

Alla fine la manifestazione prende il via, anche se con un numero di capi inferiore alle aspettative. Chi doveva arrivare da altri paesi purtroppo ha rinunciato, così c’erano solo allevatori locali. Qualcuno arriva a piedi, altri con i camion, ma poco per volta il “campo della battaglia” si anima.

Ovviamente gli animali non possono essere lasciati liberi. Scapperebbero, innanzitutto. Poi… potrebbero iniziare in anticipo i combattimenti! Oppure “farebbero conoscenza” anzitempo e cesserebbe la spettacolarità dell’evento. Tutte al loro posto, possono anche essere ammirate da curiosi, visitatori e appassionati. Sottolineiamo che legarle non è maltrattamento. Si tratta di qualche ora e non è niente di diverso da ciò che accade in stalla. Se non venissero legate, potrebbero battersi tutto il tempo!

Evidentemente richiamati dal clamore mediatico sull’avvenimento, alcuni “animalisti” si presentano effettivamente in campo a Lemie. Subito sono confusi tra la folla, ma poi poco per volta tutti li notano. Fotografano le bestie insistendo sui dettagli della catena, accarezzano e parlano a capre e capretti in Italiano e… fanno domande! Molte domande! Sulle capre, sulla battaglia, sul lupo… Qualcuno li sente parlare di cartelli da esporre al pomeriggio e si instaura un clima di tensione tra gli allevatori, tra chi si è tanto adoperato per organizzare l’evento.

Dall’alto, con le nuvole che incombono, potete vedere come ahimè il numero di animali non fosse quello delle aspettative. Oltre al “caso animalista”, gli amici delle Valli di Lanzo (gruppo Li apassiunà d’le crave d’la Val ad Lans) mi raccontavano anche di screzi interni tra “gruppi” che condividono la stessa passione. Battaglie dove gli animali hanno fatto il loro mestiere, ma le persone hanno avuto discussioni sugli esiti degli incontri, sui vincitori, sulla giuria. Purtroppo questo clima non aiuta, nel senso che già gli allevatori tradizionali e appassionati sono “deboli”, già nessuno li difende, nessuno parla a loro nome. Se poi ancora sono divisi al loro interno da campanilismi, ripicche gelosie ecc ecc ecc… non si va da nessuna parte e si soccombe sotto ai proclami farneticanti di pseudo amici degli animali.

Ecco il momento della pesatura degli animali che “combatteranno” nel pomeriggio. Gli incontri infatti avvengono con categorie separate, in modo che ci sia un certo equilibrio tra le avversarie.

Dopo il pranzo e dopo alcuni scrosci di pioggia, ecco che finalmente la “battaglia” ha inizio. Non c’è più traccia del gruppo animalista (non hanno mangiato polenta, spezzatino e toma con tutti noi), così il clima si distende e si può tornare a godere del bel momento di incontro tra amici e appassionati. Avrà prevalso il buonsenso? Avranno avuto paura della pioggia? Non lo sapremo forse mai. Ho cercato comunicati in rete, ma per ora non ho trovato nulla, nemmeno sulla pagina Facebook dell’associazione che aveva diffuso quei comunicati.

Certo, gli animali si “battono”, ma non è niente di diverso da quanto accade in natura, da quel che succede sui pascoli o in stalla. E, soprattutto, niente di cruento! I primi a dispiacersene, se si facessero male in qualsiasi modo, sarebbero gli stessi allevatori! Se mancavano gli animalisti, al pomeriggio comunque nel campo si aggirava un tipo strano che ha chiesto se: “…si vedeva il sangue” o qualcosa del genere. Dev’essere rimasto deluso, non l’abbiamo più visto.

Come potete vedere, lo spettacolo è talmente cruento che è un bambino a portare in campo la sua campionessa e assisterla nello scontro. Una passione che nasce davvero da piccoli, come ho potuto osservare anche ascoltando i commenti partecipi ed interessati di alcuni giovanissimi/giovanissime del pubblico, che tenevano conto dei risultati e facevano ipotesi su quali sarebbero state le protagoniste di semifinali e finali.

A volte gli animali sembrano più fare amicizia che combattere. In un paio di occasioni simili, dopo aver atteso per un po’, l’esito si è addirittura deciso a testa e croce, in amicizia e simpatia. Altro che forzare le capre a combattere!

Non sono mancati anche momenti più scenografici con animali che hanno dato spettacolo. Intanto era tornato il sole, c’era un buon pubblico e gli animi si erano rilassati. Sarebbe stato davvero un peccato che tutto venisse rovinato dalle isterie ignoranti di qualcuno. Pensiamo soprattutto al fatto che questa è una giornata di gioia e di festa per persone che non conoscono mai le ferie e il tempo libero. Inoltre, molti appassionati di “battaglie delle capre” non sono allevatori di professione, ma hanno un altro mestiere e tengono qualche animale per passione, appunto, dedicando loro tutte le ore a disposizione.

Come fare a spiegarlo a tutti coloro che blaterano in rete o a quelli che hanno vagato tra le capre per ore domenica mattina? Almeno è già positivo che siano venuti ad informarsi e “toccare con mano”. Forse, come diceva il Presidente dell’Associazione, hanno capito che non c’era niente di cruento o innaturale, così se ne sono andati. Però dilaga sempre di più la disinformazione contro il settore dell’allevamento, contribuendo ad esasperare soprattutto i piccoli che lo praticano con grandi sacrifici e passione. Queste persone magari non eccellono nella comunicazione e si esprimono in modo diretto, anche troppo diretto, talvolta! Ma sono abituate a lavorare e agire, mentre chi si perde nelle finezze linguistiche ha molto, molto più tempo di loro a disposizione.

Manifestazioni e… indignazione

Cari amici, non vi nascondo che, in questi ultimi tempi, io non abbia pensato più volte di lasciar perdere questo blog. Poi però vedo e leggo certe cose e mi convinco che, nonostante tutto, è necessario che io continui. Perchè il mondo dell’allevamento, della montagna, ha bisogno che si parli della sua realtà. Anche se certe cose al momento non le vivo più in prima persona, le conosco. Penso di essere in grado di spiegarle e cercare di farle comprendere almeno a coloro che hanno voglia di capire e ragionare.

Domani sera, ve l’avevo già detto, sarò a Lemie (TO), nelle Valli di Lanzo. Alle ore 20:30, nel salone polivalente, presenterò il mio ultimo libro “Lungo il sentiero”. Come sapete, ho scelto la formula del romanzo anche per ampliare il mio pubblico e raggiungere persone che magari non conoscono la realtà dell’allevamento/pastorizia/alpeggio, ma amano leggere. La presentazione del mio libro sarà concomitante con la rassegna caprina e precedente la battaglia delle capre, indicata (credo di proposito) come “confronto” sulle locandine.

E guardate qui cosa pubblicava ieri l’ANSA!?! “Boxe tra caproni, Aidaa chiede lo stop. Domenica a Lemie semifinali nazionali. ‘Combattimenti illegali’ (ANSA) – TORINO, 26 GIU – Prima del combattimento vengono pesati e divisi per categoria, in base anche alla lunghezza delle corna. E’ la ‘boxe’ tra caproni, in programma domenica a Lemie, provincia di Torino, con le semifinali nazionali. “E’ inammissibile che questo possa accadere in Italia”, tuona l’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa), che ha chiesto al Ministero della Salute di bloccare la manifestazione. “I combattimenti tra animali – sottolinea l’associazione – sono vietati per legge”.

Ci va già fantasia per mettere insieme un tale concentrato di idiozie. Caproni? Boxe? Lunghezza delle corna? Combattimenti illegali? Di questo argomento avevo già parlato qui, pertanto mi sembra inutile ribadire quanto già commentato in seguito al servizio di Edoardo Stoppa. Trovo comunque allucinante vedere come sempre più vi sia un’eccesso di libertà di opinione. Va bene poter dire tutto, ma un servizio come l’ANSA, buttar lì le notizie e non affiancare nemmeno un minimo di contraddittorio… Chi legge e non sa di cosa si tratti, chi ignora come il “combattimento” tra capre sia naturale e avvenga quotidianamente al pascolo, in stalla ecc ecc, potrebbe pensare ad un qualcosa di analogo al combattimento tra cani (quello sì illegale). Il testo pubblicato farebbe ridere nel suo insieme, ma purtroppo danneggia e non poco l’immagine dell’allevamento tradizionale e il lavoro svolto (per passione) da chi si impegna per organizzare queste manifestazioni.

Prima o poi ci sarà qualcuno che si prenderà la briga anche di criticare le feste della transumanza? Trasportare gli animali sui camion è sofferenza, farli camminare per carità… Non so, qualcosa questa gente malata riuscirà ad inventarselo, ne sono sicura. Comunque, per adesso la transumanza esiste ancora e, qua e là, qualcuno si adopera per farla conoscere ed incontrare al pubblico, come ad Amatrice (RI). Il 5-6 luglio 2014 si terrà il consueto “Viaggio della Transumanza”. Qui potete informarvi sull’evento e leggere nel dettaglio il programma.

La muntagnina dei 3000

Regalarsi un attimo di respiro e andare a trovare un’amica virtuale. Questo strano mondo dove tutto accade in rete… anche conoscere una montanara vera che, dalla sua casetta battuta dal vento, scrive, commenta, pubblica foto che ci mostrano i suoi animali, la sua vita, i suoi dipinti.

Lassù da lei l’inverno se ne sta appena andando. Davanti a casa c’è ancora neve, mentre dietro, tra l’erba secca schiacciata a terra, il sole e il caldo degli ultimi giorni hanno fatto sbucare i crocus. Ma di neve quest’inverno ne è caduta davvero tanta, sommando tutte le singole precipitazioni. Nel vallone dove lei sale in alpeggio infatti è ancora tutto bianco.

Il versante opposto, sopra al centro di Balme (siamo nelle Valli di Lanzo, TO), invece ha già un aspetto più primaverile, con i primi prati verdi, dove scendono a pascolare gli stambecchi. E i racconti di Polly parlano non solo dei suoi animali, quelli che adesso sono in stalla, oppure a razzolare nel cortile o ancora a fare le fusa sul letto… Ci sono allocchi salvati e nutriti, stambecchi ammalati, camosci, civette curiose…

Polly non è sola, ci sono tutti i suoi animaletti, gli amici che passano, i “vicini” di casa in quel paese che, d’inverno, conta meno di 100 persone, ma che viene poi invaso dai turisti e villeggianti d’estate, quando lei sale via via sui vari alpeggi con le vacche, le capre e l’asino. Però lei vive tutto l’anno in montagna e ciò fa di lei un “tipo strano” per chi arriva dalla pianura. “Lei è una muntagnina dei tremila…“, l’aveva apostrofata un turista. Quando c’è troppa gente, si rimpiange quasi la solitudine. C’è chi ti ruba le lose dal tetto della baita per cuocervi la carne e chi ti vuole denunciare perchè sali facendo portare un carico all’asino (viveri e pane per i cani), chi parcheggia sui prati e poi vuole soldi perchè le vacche hanno rotto lo specchietto.

Lei dice di esser comunque sempre stata un “tipo strano”. “Nella vita ho fatto un po’ tutto quello che volevo fare…” e certi atteggiamenti, il suo modo di essere, venivano giudicati anche dai compaesani. Ma Polly ha persino ricoperto cariche nell’amministrazione comunale (“…siamo quattro gatti, bastano tre voti e vieni eletto!“) e nelle associazioni locali.

Racconta di come un tempo si riuscisse a vivere facendo questo mestiere. “D’estate salivi all’alpe con le bestie in affitto, mungevi, facevi le tome e quello che ti davano per le bestie serviva per mantenere le tue d’inverno. E qui l’inverno comunque è sempre lungo… Però riuscivi a mettere qualcosa da parte, avere dei soldi per sistemare le baite, pagare le bollette, tutto. Oggi fatichi a sopravvivere.

Chi lo direbbe che una muntagnina dei 3000, classe 1955, quando non è in alpe e quando non ha lavori da fare con i suoi animali, si collega on line e parla con il mondo via Facebook? “Tre anni fa mi hanno portato un computer, i miei amici me l’hanno assemblato, poco per volta ho imparato…“. E adesso ha anche al seguito sempre la macchina fotografica digitale, per cogliere istanti di ciò che la circonda e condividerli con tutti noi che siamo sparsi qua e là per le valli, la pianura. La sua risata è contagiosa, la sua energia trascinante. Eppure la vita le ha già dato tante batoste, ma lei sembra non arrendersi mai e scherza persino raccontando dell’operazione all’anca.

Tanta passione per gli animali, rabbia contro questo mondo “al contrario”, dove la gente non capisce più da dove derivi ciò che mette nel piatto. Parla dei figli, dei due nipoti che appena possono corrono dalla zia per aiutarla nei lavori. “Hanno l’idea di andare avanti con questo mestiere, i gemelli. Fanno l’agrario a Pianezza.” Fin quando ci saranno persone come Polly, la montagna sarà viva e vitale: l’importante è che ci siano sempre eredi pronti ad affiancare e assorbire la conoscenza e la passione di questi veri montanari.

Appuntamenti

Portate pazienza, nei prossimi giorni non ci sarò e non potrò nemmeno documentare la nevicata che pare debba arrivare, puntuale, per i giorni della merla. Andrò a parlare proprio di pastorizia in inverno a Roma, ospite di TV2000. Ci vediamo in diretta giovedì mattina! L’ora esatta non la so, il programma inizia alle 8:00 e finisce alle 10:20.

Però… Qualche cosa da fare mentre aspettate il mio ritorno c’è. Io in viaggio leggerò un libro che poi vi recensirò su queste pagine. A voi invece suggerisco di cercare questo, “Campanacci, fantocci e falò“, a cura dell’amico Giovanni Mocchi e Manuel Schiavi. Per chi è appassionato di campane, ad uso zootecnico, ma non solo!

Il 30-31 gennaio e il 1 febbraio invece vi aspetto tutti a Cuneo per Terre d’Alpe. Io parteciperò all’evento compatibilmente con i miei impegni, ma conto di esserci la sera del 31 e ovviamente quella del 1, quando proietteremo in anteprima il trailer del film (in corso di realizzazione) sui pastori piemontesi e poi… ci sarà Hiver Nomade!! Ecco qui il programma dell’evento con indicazioni per raggiungere la sede delle proiezioni.

  • 30.01.2014 > Centro Incontri della Provincia di Cuneo – Corso Dante, 41 – Cuneo
    • ore 18:00 – Trilogia “Olga e il Tempo” – Parte prima: Epica minima del mattino – di Emanuele Cecconello
    • ore 19:00 – Incontro con l’autore
    • ore 19.30 – Degustazioni di formaggi d’alpeggio, insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine, vini
    • ore 20.45 –  Formaggi eroici – Proiezioni
      • Valpiana: una malga nel Lagorai, di Francesco Baldi
      • La Cultura Del Bitto, di Carlo Cattadori
    • ore 22.00 – Dibattito con gli autori e dei protagonisti della “resistenza casearia”
  • 31.01.2014 > Centro Incontri della Provincia di Cuneo – Corso Dante, 41 – Cuneo
    • ore 18:00 – Trilogia “Olga e il Tempo” – Parte Seconda: Equinozio del Pomeriggio – di Emanuele Cecconello
    • ore 19.30 – Degustazione di formaggi prodotti a base di aglio, insaccati e preparazioni a base di carni ovicaprine
    • ore 20.45 – I pastori e il ritorno degli orsi e dei lupi – Proiezioni
      • Compagno orso, di Valentina De Marchi
      • Storie di lupi e di uomini, di Andrea Deaglio e Alessandro Abba Legnazzi
    • ore 22.30  dibattito con autori, protagonisti, rappresentanti del Centro del lupo di Entraque.
  • 01.02.2014 > Centro Incontri della Provincia di Cuneo – Corso Dante, 41 – Cuneo
    • ore 17:00 – Trilogia “Olga e il Tempo” – Parte terza:  Elegia della sera – di Emanuele Cecconello
    • ore 18.15  Incontro con Emanuele Cecconello
    • ore 19.30 – Degustazione di prodotti tipici e specialità di carni ovicaprine
    • ore 20.45 – Pastori piemontesi del XXI secolo
      • Le lingue del cuore, video prodotto dalle piccole scuole delle Terre Alte della provincia di Cuneo
      • Pastori piemontesi del XXI secolo, Video in-out / Propoast)
      • Hiver Nomade di Manuel Von Stürler
    • ore 22:15 Dibattito conclusivo. Posizioni a confronto sul ruolo e sulle prospettive del pastoralismo piemontese e alpino.

Tiziana invece ci manda il “sunet” per la cena dei margari delle Valli di Lanzo, sabato 15 febbraio, ore 20:30. Ahimè le dimensioni dell’immagini sono un po’ troppo piccole per vedere i dettagli, quindi se qualcuno ne sa di più (luogo, a chi telefonare, ecc…) è pregato di commentare qui sotto.

Varie

Scusate la mia parziale assenza e la non regolarità dei post negli ultimi giorni. I motivi sono molteplici… Uno, tanto per dire, è che in un’azienda agricola servirebbe una persona solo per occuparsi di tutte quelle cose che, scherzosamente (ma fino ad un certo punto), io dico che non danno reddito. Uffici vari, burocrazia, ecc ecc ecc… Per non parlare poi, come ogni donna, della casa (a questo proposito vi rinnovo l’invito per il 7 marzo a Cuorgnè, nell’appuntamento in cui parlerò di donne e alpeggio) in senso lato, comprendendo così tutti i vari compiti, dalla cucina della cena e del pranzo da portare al pascolo, al lavaggio dei panni infangati…

Poi in questi ultimi giorni, buona parte della colpa è anche loro. A differenza degli agnelli, che nascono scaglionati nel corso dell’anno, per le capre c’è una stagione delle nascite… Questa! Visto che capre e capretti sono abbastanza delicati (più delle pecore) ed avendone la possibilità, quest’allegra brigata e le loro mamme sono tutti ricoverati in stalla, ma questo significa andare a controllare che non ci sia qualche parto difficile, portare fieno, acqua e varie altre incombenze.

Ho però qualche notizia da darvi. In Veneto per fortuna non tutti i comuni vietano il transito delle pecore, ma c’è anche chi lo festeggia come un evento da osservare con stupore e ammirazione: “Sono molto felice del passaggio di gregge e pastori sul territorio di Veggiano” – commenta  il Sindaco Anna Lazzarin, un altro atteggiamento rispetto ai colleghi che invece avevano emanato ordinanze atte a vietare il pascolo vagante. Grazie a Leopoldo per le preziose segnalazioni.

(foto GM. Mondino)

Dalle Valli di Lanzo invece Gian Marco mi ha contattata per delle informazioni sul mondo della pastorizia e, dopo uno scambio di e-mail, mi ha inviato queste immagini: “Le foto sono state scattate al mio paese, Forno Alpi Graie, dove un margaro conduce con sè in altura, insieme alla mandria, un piccolo gregge di pecore. Solitamente arriva a metà maggio e sosta qualche giorno nei pascoli abbandonati sopra il paese, prima di salire in altura.

(foto GM. Mondino)

Molti agnellini nascono appunto in tali giorni.  Purtroppo sono spesso vittima dei gracchi. Il margaro li lascia di solito incustoditi, anche da parte dei cani.

Vi ricordo il doppio appuntamento in Lombardia, in Val Brembana, per il prossimo sabato 23 febbraio. Chiedo scusa se la mia presenza dei prossimi giorni sarà saltuaria… Chissà, forse tornerà anche la neve a complicare i lavori?