La Fiera di Barcellonette

Tra le tante cose che mi avete mandato, oggi pubblico un po' delle foto di Gloria che, dalla Valle Stura, lo scorso autunno aveva fatto una puntata nella confinante Francia, alla Fiera di Barcellonette.

E così eccoci in compagnia di Gloria e Lorenza ad aggirarci per la fiera, dove possiamo ammirare ovini, principalmente di razza Merinos e Prealpe. Mi viene un po' di tristezza nel pensare che qui in Piemonte non ci sono più fiere di ovicaprini, se si esclude la Fiera dei Santi di Vinadio, proprio in Valle Stura. Ma una fiera come si deve, dedicata alla compravendita di animali?

E invece guardate qui, in questo paesino di montagna, circa 1200 metri di quota, meno di 3000 abitanti! Una distesa immensa di animali in mostra, e quanta gente, quanto pubblico! "Come consuetudine c’era tantissima gente e soprattutto tanti animali, principalmente pecore e tardun “merinos”e “prealpe” ed è bello vedere quel tappeto di lana di 2000, e forse più, che silenziose e pacifiche stavano li nei loro recinti a farsi valutare dai commercianti, osservare dai bambini e analizzare dagli appassionati di questi animali."

Viene voglia di partire, andare a vedere le altre realtà in giro per il mondo. Quasi di sicuro anche fuori d'Italia si ascoltano lamentele per tutto ciò che non funziona nel settore dell'allevamento, ma qui da noi adesso l'unico soffio positivo è quest'improvvisa ricerca di lana, che ha portato i prezzi a salire (si spera non solo temporaneamente), anche se il ricavato non coprirà ancora il costo della tosatura.

Razze diverse dalle nostre, pecore davvero da carne, adatte anche alle tipologie di pascoli che si trovano oltralpe, sia in montagna che in pianura, d'inverno. Dico sempre che mi piacerebbe andare a vedere la Crau… Chissà come e quando?

I nostri pastori qui in Piemonte sicuramente scuoterebbero il capo davanti a questi esemplari, ciascuno è attaccato alle "sue" razze (ed è anche giusto che sia così, in ogni territorio si sono selezionati certi animali), ma so bene che apprezzerebbero lo spettacolo di queste fiere o, meglio ancora, delle immense greggi che pascolano sulle montagne francesi. Penso anche alle feste della transumanza che vengono organizzate e… qui aspetto ancora a dirvi che anche in Piemonte quest'autunno dovrebbe essercene una…

Chissà cosa stanno dicendo, sul palco delle autorità! Qui da noi è solo effetto della crisi, del taglio dei fondi, se la fiera della pecora biellese non ci sarà? Non lo so, comunque mi spiace davvero non poter essere là come gli altri anni, a chiacchierare con gli amici e vedere un po' di capi in mostra.

Sulla via del ritorno, al Colle della Maddalena, Gloria ha ancora fotografato un gregge nostrano, uno di quelli che passano l'estate in alpeggio in quel bellissimo posto al confine tra Italia e Francia. Nonostante il caldo dei giorni scorsi, stamattina le montagne erano di nuovo imbiancate. Non è ancora il momento di pensare alla transumanza, all'alpeggio, anche se quei giorni poco per volta si avvicinano! Come sempre, grazie a Gloria ed a tutti coloro che mi inviano del materiale da pubblicare.

I nostri amici in TV

Eccomi di nuovo qui per invitarvi ad accendere la televisione per vedere volti noti, amici di questo blog che vanno in onda in una trasmissione RAI. Infatti domani, durante la puntata pomeridiana di Geo&Geo (RAI3, dalle 17:00), verrà trasmesso un servizio sulla transumanza, realizzato lo scorso autunno in Valle Stura (CN), durante la discesa del gregge dall'Alpe Ischiator.

Posso darvi un'anteprima di quello che potremo vedere domani grazie alla foto scattate da Gloria in quella giornata. Qui vediamo Bruno pronto a guidare il cammino del gregge.

Le foto risalgono all'autunno, Gloria prevedeva una messa in onda a breve termine, invece è già quasi ora di ripartire verso i monti! Però almeno questa volta (spero) non sentiremo la conduttrice del programma affermare che "la pastorizia e la transumanza sono dei mestieri ormai abbandonati", cosa che invece mi è capitato di sentir dire in occasione di servizi simili, realizzati in altre regioni d'Italia.

Conosco questi paesaggi, conosco questi luoghi che frequento fin da quando ero bambina, quando però la meta erano solo le montagne e non gli alpeggi, quando le greggi erano poco più di un elemento del paesaggio, e mai avevo provato quell'emozione di camminare sulla strada della transumanza.

Ecco invece un ragazzino che ha la fortuna di vivere questi momenti. Lui è Daniele e Gloria ci racconta che: "…ha preferito farsi i 20 Km a piedi piuttosto che stare 4 ore a scuola!". Sono la prima a dire che la scuola è importante ed anche quelli che poi vogliono scegliere la strada dell'allevamento devono comunque acquisire le conoscenze e le competenze che li aiuteranno nel loro cammino (perchè ormai anche il pastore vagante, anche il margaro devono sapersi districare tra burocrazia, numeri e scartoffie!!), ma il giorno della transumanza, quello è imperdibile!

Il gregge di pecore sambucane scende lungo la strada, passa la catena che blocca l'accesso all'alta valle (la pista è riservata agli aventi diritto, chi vuole salire lassù come turista giustamente deve farlo a piedi) e si avvia verso il fondovalle.

Le riprese video ci aiuteranno a vivere questi momenti anche con i suoni, ma chi sa cos'è una transumanza non avrà difficoltà ad immaginare cosa succede, il ticchettio delle unghie sull'asfalto, i belati, il passo veloce degli uomini davanti al gregge…

Ancora Bruno davanti alle pecore. "Nel primo pomeriggio il tempo era ancora buono, ma man mano che scendevamo si faceva più coperto, tuttavia però è andata bene perché abbiamo preso la pioggia quando eravamo quasi arrivati a Vinadio", ci racconta Gloria.

Questo scatto ha un sapore particolare, una luce calda, coglie esattamente l'atmosfera della transumanza, quel misto di gioia e tristezza che caratterizzano queste giornate d'autunno. Secondo me la transumanza perfetta è quella che avviene a piedi in un giorno di sole ancora caldo, ma con l'aria fredda di fine stagione che si fa strada e cancella il rimpianto, perchè ormai è proprio ora di scendere e non guardare ai monti fin quando l'erba tornerà verde. Insieme a Daniele, qui vediamo Sergio.

Giù, giù verso i centri abitati, verso la cascina, verso gli ultimi pascoli prima di ritirarsi nella stalla per la (lunga?) stagione invernale.

Si passa sul ponte, il cammino continua, bisogna raggiungere Vinadio. "Lungo tutto il percorso siamo stati accompagnati  dagli operatori della RAI per il documentario di Geo & Geo…", ci racconta Gloria, quindi vuol dire che, tagli permettendo, questa transumanza la vivremo tutta!

L'ultima immagine dei nostri amici ritrae l'ingresso del gregge in galleria. Mi piace pensare che sia un po' il simbolo dell'inverno, della stagione al chiuso in stalla, lontano dai pascoli, dalla luce viva del sole di montagna. Questo non è pascolo vagante, ma allevamento di montagna, in un certo senso ancora più difficile, perchè chi ancora vive e lavora in quota deve affrontare disagi, difficoltà e spesso rischia di essere dimenticato. Ma forse è un po' tutta la pastorizia che rischia l'oblio, che è in pericolo di essere inghiottita da quel buco nero che si vede lì davanti al gregge…

Due importanti annunci e foto varie

Notizie, eventi, incontri, annunci e normali giornate di pascolo vagante che si accavallano, ho materiale in abbondanza per il blog, ma non posso far attendere oltre queste due notizie. La prima, appresa ieri, è che nella puntata di domani, sabato 12 marzo, di TG2 Dossier, andrà in onda la puntata all'interno della quale ci sarà anche l'intervista con due pastori vaganti piemontesi, Giorgio Bergero e Fulvio Benedetto. Ore 23:35 su RAI2. Successivamente la puntata potrà essere vista direttamente dal sito della RAI.
Dalla Comunità Montana Valle Stura di Demonte invece mi pregano di far conoscere questo bando, per l'assegnazione in affitto di due porzioni di capannone-stalla con annesso terreno agricolo. Qui per scaricare bando e allegato, qui la domanda.

Qui abbiamo un incontro autunnale dei miei genitori e dei loro compagni di gite in montagna in Val Pellice, salendo alla Sea.

Altro scatto del gregge di capre curiose che sembrano proprio attendere gli escursionisti di passaggio.

Queste altre immagini provengono dalla Val d'Aosta. "Ciao Marzia, sono Manuel, quel ragazzo che l'anno scorso era insieme a Francesco a Biella alla rassegna e siamo andati insieme a vedere le pecore sulla collina. Ho scattato un paio di foto e te le mando nella speranza che ne vorrai pubblicare qualcuna. Iniziamo con la mia stalla che è una delle poche (si contano sulle dita di una mano) rimaste ad Aosta città."

"Per ora nessuno si lamenta degli animali ecc. come è capitato per altre stalle in centri abitati della valle, anzi, si preoccupano se non sentono ragliare l'asina e i bimbi del vicinato la viziano a coccole e pane secco, per non parlare di quando ci sono gli agnelli!"

"Questa foto invece ritrae Giuditta, la mia asina, che ha voluto mettersi in posa per un autoscatto con me."

"In queste altre foto siamo io e Francesco che spostiamo il nostro piccolo gregge in un nuovo pascolo. Le altre foto sono foto che ho scattato agli animali al pascolo."

Certo che è "strano" vedere le pecore in questi posti, però pensate a cosa fanno questi animali, pensate al loro ruolo di pulizia e manutenzione del territorio…

"Puoi vedere che oltre alle Rosset tipiche della Valle d'Aosta ho comperato tre capi incrocio Suffolk e c'è anche un incrocio con una biellese (pegolla, come diciamo noi qui). Oltre a 13 pecore ho anche 6 capre di razza alpina comune."

"Insomma, sono molto contento di come vanno le cose qui, perchè alla gente fa piacere vedere pulito e ordinato, e che siano dei ragazzi a svolgere queste  attività, e sempre piu sovente ricevo richieste per pascolare terreni altrui, altrimenti se fosse per i miei possedimenti potrei tenere due pecore e basta!!". Una ventata di speranza, nel leggere queste parole di Manuel! Grazie per le (belle) foto ed il commento che le accompagna, continua così e… con la primavera ci vediamo dalle tue parti, che vengo a raccogliere un po' di interviste!

E voi che mi dite?

Da quest'anno mi sto occupando di pastorizia non solo per passione, amicizia, "malattia" e tutto il resto, ma rivesto anche un ruolo ufficiale nel progetto PROPAST della Regione Piemonte. Cercherò quindi di portare ai "piani alti" tutto quello che ho imparato sul campo, tra i pastori, facendo la pastorella io stessa. I miei contatti diretti, il fatto che io parli "la loro stessa lingua" dovrebbero facilitare certi aspetti del mio lavoro, specialmente il dialogo, la comprensione/comunicazione delle problematiche.
 

Per chi fosse interessato a saperne di più sul progetto (Sostenibilità dell'allevamento pastorale: individuazione e attuazione di linee di intervento e di supporto), lo presenteremo ufficialmente al pubblico sabato prossimo, 19 febbraio, ore 9:00, presso l'Istituto Lattiero Caseario di Moretta (CN). Siete tutti invitati, specialmente gli allevatori, che potranno partecipare al dibattito conclusivo con le loro esperienze, segnalando problemi, emergenze, portando dei suggerimenti, delle necessità.
 

Nell'ambito del progetto, abbiamo iniziato a raccogliere informazioni sul territorio organizzando degli incontri. Il primo è stato in Valle Stura di Demonte, dove la Comunità Montana, come già vi ho raccontato molte volte, ha fatto tanto per il sostegno di questa attività, vitale per l'economia, il tessuto sociale, culturale e storico della valle. Dall'incontro, a cui hanno partecipato moltissimi allevatori (di ovicaprini e di bovini) della valle, sono emerse tante interessanti informazioni. Molte delle "solite cose", ma anche alcuni punti che, a mio giudizio, devono far riflettere.
 

Non vi racconto tutto qui, anche perchè fa parte del lavoro che dovrò fare "mettere insieme i pezzi" e ragionarci su. Volevo però chiedere a voi lettori del blog, tra i quali so esserci tanti allevatori e pastori, non solo in Piemonte, alcune informazioni per completare il quadro che è emerso. Proseguiremo altrove gli incontri, per confrontare esperienze e problematiche, anche se dei temi di fondo comuni sicuramente li troveremo in ogni valle. Quello che mi ha stupita maggiormente sono stati due punti riguardanti il "problema lupo". La Valle Stura è stata una delle prime ad essere interessata dal ritorno del predatore, quindi qui dovrebbe esser stato fatto un lavoro di informazione e prevenzione molto più profondo ed accurato che altrove.

Non stiamo a ripetere per l'ennesima volta come e quanto il lupo ha mutato e trasformato l'economia pastorale della valle. Mi volevo soffermare sul fatto che solo un'allevatrice tra i presenti utilizza i cani da guardiania e tutti si sono espressi contro le recinzioni mobili elettrificate per il ricovero notturno delle greggi. Sono stati fatti dei recinti fissi nei pressi delle abitazioni d'alpeggio, dove le greggi vengono ricoverate tutte le sere, con conseguenti problematiche (diffusione delle infezioni, minore resa dell'animale, accumulo di fertilità, sentieramenti, ecc…). Gli allevatori dicevano che i recinti mobili non servono perchè le bestie, spaventate dal lupo, li sfondano. Qualcuno ha esperienza diretta in merito? La mia esperienza, per quel che può valere, è che recinto + cani da guardiania all'interno è una soluzione efficace per il ricovero notturno. Ovviamente dev'essere fatto bene, con cura, facendo attenzione alla sua collocazione. Poi mi potete dire che le reti bisogna portarle su in alto in qualche modo (a spalle… a dorso d'asino…), idem la batteria. Potete dirmi che i cani mangiano (e quindi bisogna portare su pure il cibo) e costano… I cani, parliamo di loro. Alcuni allevatori dicevano: "Dove siamo noi non possiamo tenerli, passa troppa gente." Facciamo un po' di chilometri, passiamo in Francia, dove incontriamo nella vallata confinante migliaia e migliaia di pecore, in una zona ad altissima frequentazione turistica ed escursionistica. Ogni gregge ha i suoi patou, ci sono i cartelli che avvisano della presenza dei cani e spiegano al turista come comportarsi. Quando io ci sono stata… non ho avuto alcun problema. Secondo me in Italia il problema sono in primis i turisti stessi, da soli o accompagnati dai loro cani, spesso non al guinzaglio! E poi l'errato inserimento dei cani da guardiania, non addestrati adeguatamente. Il cane giusto non è pericoloso, a meno che sia il turista a commettere degli errori.
Aspetto vostri commenti su questi due aspetti, commenti di esperienze vissute in prima persona. Grazie!

Una grande passione per gli animali

"Che dire? La mia più grande passione sono le VACCHE!!!", così appare scritto nelle sue informazioni personali del profilo di Facebook. Federico l'ho conosciuto così, on-line, è stato lui a contattarmi, un ragazzino di diciotto anni che aveva letto i miei libri e seguiva questo blog. Poi l'ho anche incontrato ed ho capito che quel "ragazzino" ha le idee molto chiare e sa cosa vuole dalla vita. Ve l'avevo già presentato qui parlando della Fiera di Roaschia, ma ieri sono stata a casa sua per intervistarlo.

Ci sono anche i suoi genitori che mi accolgono, chiacchieriamo assaggiando l'ottima torta preparata dalla mamma. Lei fa la commessa, il papà è poliziotto… e come mai Federico ha questa malattia per gli animali? Dopo mi porterà in stalla e sarà ancora più evidente il suo legame con le bestie, tutte battezzate con un nome. "Ho già pronto un elenco per le prossime che nasceranno…". Pecore, capre, vacche, ma per conoscere veramente le origini della passione, dobbiamo andare indietro nel tempo, quando Fede era un bambino di tre anni. "Stavamo in un alloggio, un palazzo con 24 appartamenti. Quando avevo tre anni mio papà mi ha regalato gli anatroccoli. Fin da piccolissimo ho sempre allevato di tutto, criceti, conigli sul balcone, quaglie, avevo persino l'incubatrice in una camera. Stavamo a Borgo, poi ci siamo trasferiti qui."

Nel 2002 sono arrivate le prime capre: "Bianchina, Stellina, Moretta…". Questa pecora invece è Cesirra, regalatagli da sua nonna e chiamata così proprio in ricordo della prima pecora posseduta da lei posseduta. La nonna materna è di Roaschia, ed ha sempre avuto pecore, tenendo fede alla tradizione di quel paese. Ma anche il papà, di origine sarda, ha contribuito ad infondere nel figlio questa passione. E' stato lui a presentarlo a Luca, il margaro con il quale il giovane ha stretto amicizia e presso il quale trascorre tutto il suo tempo libero. "Sono tre anni che vado su in montagna con lui ad aiutare, a lavorare."


(Foto Federico Desogus)

Già, la montagna, il momento più bello. Su Facebook Federico ha centinaia di foto degli animali, dell'alpeggio, dei panorami che si vedono lassù nel Vallone dell'Arma e dintorni. Questo è il Gias Serour. "Vivi nove mesi d'inverno per salire tre mesi d'estate. Anche se su c'è tanto lavoro da fare, è anche un momento di svago."


(Foto Federico Desogus)

Federico è anche un bravo fotografo. Passa lassù l'intera estate, mi racconta di essere sceso solo tre volte in tutta la stagione estiva. "All'inizio andavo su solo per delle mezze giornate, poi nei fine settimana ed infine ho fatto l'intera stagione, sono tre anni che lavoro là." La scuola non gli piace, non gli insegna niente di utile, a suo giudizio. Frequenta agraria a Cuneo, ma sua mamma scuote la testa, avendo ormai quasi perso la speranza di vederlo con il "pezzo di carta in mano". "Di pratico ci fanno fare solo la potatura delle piante… io voglio lavorare con le bestie!"


(Foto Federico Desogus)

E' bello vedere le bestie che pascolano in montagna… Questo scatto di Federico credo riesca ad esprimere bene cosa vuol dire la passione, cercare il bell'animale nella giusta collocazione. "…vedere le bestie al pascolo libere, sentire il gorgoglio dei ruscelli, avere quell'attimo di tempo per coricarsi un attimo ed ascoltare il suono delle campane…".


(Foto Federico Desogus)

Il suo sogno è quello di avere tante bestie, fare il margaro secondo la tradizione: "…perchè oggi c'è fin troppa modernità anche in questo settore. Ma la maggior parte delle cose deve essere tradizionale, troppa meccanizzazione non va bene." La sua passione è per le vacche valdostane, ereditata dall'amico e maestro Luca. Una delle più grandi soddisfazioni è quella dei parti: "Non solo che vada tutto bene, ma proprio vedere che bestia nasce, come crescerà, sapere com'è venuto l'incrocio, perchè ogni volta cerco di dare un toro diverso. Danno soddisfazione anche i capretti, sono così simpatici quando saltano dappertutto, ti salgono sulla schiena… ed entrano persino in casa, dormono sulla poltrona!"

Finita l'intervista, usciamo per andare in stalla. Sono piccole costruzioni nei pressi della casa, dove Federico ricovera le pecore e le capre. Intorno ci sono cani, gatti… e poi le tartarughe, i pappagallini, ochi, galline… "Tutti gli animali miei li porto su in montagna, che nessuno debba poi dire che ha dovuto badare alle mie bestie quando non ci sono. Anche le galline, divido le mie da quelle di mio papà."

Nella stalla ci sono tutte le campane appese, i rudun più grossi e più belli invece sono appesi al balcone di casa. "Ho più campane che bestie…", ma le bestie aumenteranno, poco per volta. Federico continua a chiacchierare, non è sicuramente un ragazzo timido, con lui già precedentemente avevo scherzato sul fatto che la sua non sarebbe stata un'intervista difficile, più che altro il problema era quello di prendere appunti mentre lui andava avanti a raccontare parlando a ruota libera.

Ci sono due caprette particolarmente affettuose: "Queste le ho tirate su con il biberon…". La giornata di Federico inizia presto al mattino. Alzarsi, andare in stalla, poi ci si lava, si fa colazione e si va a scuola. "Quando arrivo, passo in stalla, solo dopo mi metto a tavola. Più avanti le metterò fuori al pascolo, quando ci sarà erba." Adesso fuori della stalla c'è ancora neve e lastre di ghiaccio che si sta riformando velocemente, appena dopo il tramonto del sole. "Faccio il formaggio con il latte della sera e del mattino… Prima di salire in montagna, faccio ancora il primo taglio del fieno, dopo vado su, carico tutto sul camion e via, ma magari il prossimo anno vado su a piedi. In fondo non è impossibile, salgo dalla militare…". Anche la sua ragazza ha le bestie, perchè bisogna trovare la persona che condivida e capisca questa grande passione. "Perchè prima ci sono sempre le bestie e poi il piacere."

Va bene la passione, però…

Occupandosi di pastorizia, ci sono dei luoghi che sono delle tappe obbligate, qui in Piemonte, quindi ogni tanto capita di ritornare, e sempre molto volentieri. Ieri sono stata con il professor Battaglini ed i suoi studenti del corso di laurea magistralein Scienze e Tecnologie Alimentari della sede di Agraria Cuneo in Valle Stura. E' stata anche l'occasione per rivedere alcuni amici.

La prima tappa è stata in uno degli allevamenti di pecore sambucane presenti in valle, più precisamente a Vinadio da Gloria e Bruno. Con noi c'erano anche Stefano ed Antonio della Comunità Montana, per spiegare meglio agli studenti cos'è stato fatto qui in valle e perchè si è lavorato così tanto per recuperare la razza sambucana.

In una delle stalle ci sono le pecore ancora da tosare. In questo periodo ovviamente gli animali stanno al chiuso, fuori non c'è niente da mangiare, anche se l'inverno è visibile più sotto forma di ghiaccio che non di neve, quest'anno scarsa anche ad alta quota. "La Sambucana è una razza rustica che sopporta bene anche il periodo in stalla, alimentata a fieno locale", spiega Antonio.

Nell'altro lato della stalla invece ci sono le pecore già tosate. Sono direttamente i pastori a svolgere questo lavoro, Bruno ed i suoi fratelli. Parliamo anche di lana, la Comunità Montana, insieme al Lanificio Piacenza di Biella, ha cercato di valorizzare quello che ormai è considerato solo più un sottoprodotto (quando non uno scarto) dell'allevamento ovino. Bruno si lamenta, nonostante tutto si sono ricavati pochi centesimi dalla vendita della lana. "Perchè l'anno scorso alla fine abbiamo dovuto dare tutto ad un commerciante…". Poteva andare peggio, poteva essere un costo per il suo smaltimento. Non è facile portare avanti questi progetti di recupero e valorizzazione!

C'è un agnello bianco e nero che, anche per effetto della "mascherina", ha un aspetto particolarmente simpatico e birbantello. Continuano le spiegazioni sul recupero della razza, gli studenti fanno domande, gli allevatori ed i tecnici cercano di spiegare come avviene l'allevamento, l'alpeggio, la vendita degli agnelloni.

Tutto il latte viene destinato all'alimentazione degli agnelli ed alla loro crescita, quindi non si munge e non si caseifica. L'azienda è totalmente a conduzione famigliare, ci si alterna nei lavori, nella conduzione del gregge, nella fienagione, nel seguire le pratiche burocratiche.

Bruno ci mostra gli animali. Pur tra le battute scherzose, emergono le difficoltà, le spese, l'incertezza sul futuro, anche se qui molto è già stato fatto a sostegno della pastorizia, anche per quanto concerne la valorizzazione dei prodotti. Avere un consorzio di produttori, un marchio, un controllo, una razza in purezza, fa sì che si riesca ad ottenere qualcosa in più rispetto ad altre zone del Piemonte. Ma tutto questo avviene con grandi sacrifici da parte di tutti, non solo i pastori, ma anche i tecnici che si sono adoperati per realizzare e sostenere questa piccola realtà di montagna.

Ci spostiamo lungo la valle, saliamo a Pontebernardo, all'Ecomuseo della Patorizia, dove c'è anche la locanda "La Pecora Nera". Siamo in una piccola frazione ai piedi delle Barricate, in un contesto naturale davvero pittoresco. Qui la pastorizia fa ancora vivere il villaggio, e non solo direttamente con gli animali allevati. L'insieme di tutte le iniziative, il museo, le mostre, gli eventi che vengono organizzati (e che ogni tanto abbiamo raccontato anche qui sul blog), questa locanda, il caseificio, il punto di degustazione attirano visitatori ed anche persone che hanno deciso di iniziare qui una nuova avventura di vita e di lavoro.

Andiamo al centro arieti, dove Antonio ci illustra le iniziative di recupero della razza, passate specialmente attraverso la selezione dei montoni che vengono poi dati agli allevatori che ne fanno richiesta. Il tutto viene attentamente seguito e capiamo che c'è molta, molta passione anche nell'opera dei tecnici. "Il nostro lavoro ormai ci condannerebbe ad essere solo dei burocrati…", ma se uno ha la passione per la sua terra, per le pecore, per la pastorizia, probabilmente non sta lì a guardare le ore di lavoro che dedica a queste attività, alle persone, agli animali, ai pastori! Ci saranno i fannulloni, ci saranno gli imboscati negli uffici, ma ci sono anche persone che si danno davvero da fare e riescono a mettere in piedi e mantenere realtà simili. Altro che chiudere le Comunità Montane… bisognerebbe mandare a casa le persone che lì trovano un posto per imboscarsi ed invece dare lavoro a chi veramente crede in quello che fa!

Gli studenti ascoltano, i montoni osservano curiosi ed avvengono anche socializzazioni che lasceranno sulle dita un odore intenso che non se ne andrà nemmeno dopo un lavaggio prima di mettersi a tavola. E' ormai ora di pranzo e ci stiamo per spostare tutti a "La Pecora Nera".

Qui tutto è a tema: i sottocaraffa, le tovagliette di carta, il minuscolo giardino zen sul bancone… Oggi però non mangeremo agnello, ma in altre occasioni mi era capitato di gustare anche quello. Nonostante il luogo apparentemente scomodo e lontano dalle città, questo è un locale che si è fatto conoscere rapidamente. I ragazzi ci servono rapidi ed efficienti, intanto continuiamo a discutere su allevamento, problematiche, iniziative di valorizzazione, prospettive di formazione, facendo però i conti con i tagli e le ristrettezze. Tagli che vanno anche a colpire realtà come queste, dove si è sempre lavorato duramente e mettendoci dentro tanta, tanta passione.

Se un prodotto ha successo, come l'agnello sambucano, inizierà così ad avere anche imitatori e disonesti. Il consorzio fornisce macellerie e ristoranti, ma non tutti lavorano come dovrebbero. Ci sono quelli che non fanno parte del consorzio e poi spacciano agnello sambucano di ignota provenienza, ci sono altri che… acquistano uno e vendono 2-3-4… E allora dev'essere anche il consumatore ad aiutare i pastori, chiedendo di vedere questo certificato che a "La Pecora Nera" appare in bella vista sulla bacheca dei fornitori. La tracciabilità comporta dei costi, se paghiamo qualcosa in più il nostro piatto di agnello, dobbiamo anche pretendere di essere sicuri che provenga da un allevamento di pecore sambucane. E allora chiediamo al macellaio, al ristoratore, di mostrarci questo certificato, e controlliamo la data, che nel bancone della carne fresca non ci può essere una bestia macellata 2-3 settimane prima…

La nostra penultima tappa è all'Ecomuseo della Pastorizia, dove è Stefano a raccontarci la nascita di questa struttura, la raccolta degli oggetti, i video, i contatti costanti con la Francia, l'emigrazione dei pastori, la transumanza nella valle. Anche qui chi ci parla ha una grande, grandissima passione. Come vi ho già detto altre volte (e vale anche per il mio caso), c'è chi esprime il proprio amore per questo mestiere in altri modi senza essere pastore: scrivendo, fotografando, allestendo mostre, musei, occupandosi di progetti culturali.

Visitiamo velocemente il museo, questa volta non c'è tempo per guardare tutti i video, leggere tutti i pannelli… anche se ormai io conosco tutto già quasi a memoria. Il fatto che sia qui, che le pecore siano fuori, a pochi passi, ed il caseificio sia nella porta accanto, fa sì che questo non sia un museo statico, ma una realtà viva, che parla e racconta.

Ed è un museo che parla a tutti, ai pastori di ogni parte d'Europa, del mondo. Perchè è vero che dalla Valle Stura e dalle valli vicine si emigrava in Francia per lavorare come pastori facilitati dalla comune lingua occitana, ma c'è anche una lingua universale che fa sì che due pastori, davanti ad un gregge, si capiscano anche se provengono da paesi lontani tra di loro.

Nel soppalco c'è la ricostruzione della capanna del pastore quando sale in alpeggio, con una finestra-video sulla stagione estiva, su quello che accade lassù. E per un attimo ci si dimentica che fuori è inverno, c'è la neve, il ghiaccio e le pecore sono ancora nella stalla.

Terminiamo la giornata chiacchierando con Patrizia, la pastora-casara che abita qui con i genitori ed il fratello Daniele. La Comunità Montana le ha dato in uso il caseificio, così qui si produce l'unico vero formaggio di pecora sambucana della valle. Le tome vanno a ruba, non si riesce nemmeno a farle stagionare, ma qui si premia la qualità… e non si può caseificare di più, se non c'è altro latte. Nessun altro pastore per adesso è intenzionato a mungere e caseificare o dare il latte a Patrizia affinchè lo lavori. Patrizia fa qualche commento amaro: "Se un giovane mi chiedesse consigli per iniziare… io direi di no, di fare altro! Noi avevamo già l'azienda, abbiamo scelto di mandarla avanti, ma…". E dire che tutto quello che abbiamo visto e sentito in questa giornata, ci potrebbe far pensare che qui siamo in un'isola felice, dove le cose funzionano davvero, a differenza di tante altre realtà. Ed è così, qui va meglio che altrove, ma tanto (troppo) si basa forse solo sulla passione. E questo è bello, è utile, ma non si può andare avanti così. Vale per i pastori, vale per i tecnici, vale un po' per tutto. Bisogna davvero aver voglia di aiutare la montagna, chi ci vive e ci lavora, far sì che queste non siano solo frasi vuote da usare nei convegni.

Ancora tradizioni e quelli che parlano di noi!

Finite le feste natalizie, ancora un piccolo spazio da dedicare ai "pastori della tradizione", per tornare poi ai pastori della vita di tutti i giorni. La seconda parte di questo post farà discutere… e ben venga la discussione civile, perchè solo confrontandoci possiamo crescere ed arricchirci tutti.

Qui siamo alla borgata Porta, a Cumiana, il mio paese. Questo Presepio, realizzato a mano, ha un bel gregge di pecore con rispettivi pastori. Mentre lo fotografavo, pensavo che forse la radice della mia "malattia per le pecore" nasce proprio qui. Parte della mia famiglia proviene da questa frazione e, quando ero bambina, mia mamma mi portava a far visita a parenti che abitavano qui, Ersilia (l'artefice di queste statuine) e suo fratello Lidio, che ha sempre avuto un paio di pecore nella stalla…

Davanti alla porta della chiesa in frazione Burdini erano proprio due pecore (anzi, una pecora ed un montone) a segnalare la presenza del Presepio all'interno. Sono state realizzate con vera lana ed in effetti sono molto credibili!

Anche le pecore del Presepio erano di lana… ci sarebbero delle discussioni da fare, sull'utilizzo di questo materiale, ma le affronteremo in seguito in appositi post.

Trasferiamoci in Valle Stura, Gloria ci ha mandato altre foto. "…sono finite queste feste natalizie e ti mando ancora alcuni scatti relativi all’arrivo dei Re Magi a Vinadio.I pastori vanno ad aspettare i Tre Magi davanti il municipio, poi in corteo li accompagnano in chiesa e alla fine della funzione ci si reca tutti davanti alla Casa di Riposo a salutare gli anziani ospiti che ci osservano dalle vetrate."

I Re Magi sono arrivati, le feste sono finite… "I nostri impegni di Comunità per il momento sono terminati. Adesso bisogna pensare di iniziare la tosatura che sarà un lavoro lungo una settimana circa. Il 30 gennaio ci prenderemo un giorno di libertà per andare alla fiera di S. Orso ad Aosta con altri amici e colleghi del Consorzio “L’Escaroun”".

Ancora una foto del gruppo dei pastori in costume, con Gloria in primo piano… Grazie ancora agli amici della Valle Stura per le loro testimonianze.

Un'ultima immagine da Gloria. "Ti mando la foto di questo campanaccio  che ci aveva regalato un cugino. L’abbiamo fatto montare con il collare di cuoio e relativa scritta ed è stato il regalo della Befana per Bruno".

Vi voglio infine segnalare altri blog dove si è parlato di noi… Qui Sara Bauducco ha incontrato una nostra "vecchia" conoscenza, il pastore Fulvio, ed ha scritto un pezzo dove si parla del pascolo vagante. Qui invece una frequentatrice della montagna (Graz) parla di un secondo incontro che si è tenuto ad Usseaux, per parlare ai turisti del lupo. Qui ci sono altre sue riflessioni sul tema. Leggendo queste parole mi sono resa conto di come sia difficile riuscire a far comprendere a chi in montagna è solo turista cosa vuol dire questo mestiere e quante cose non si conoscano. E' bello per qualche giorno rilassarsi guardando i pastori nel Presepio, ma poi tutto il resto dell'anno c'è da lottare per riuscire a spiegare cosa vuol dire fare il pastore.
Scrive Graz "E, da quel che ho potuto leggere fin'ora, mi sembra di aver capito che questo nostro lupo cattivo rompa alquanto le palle in particolare ai pastori perchè un conto è dar la larga alle bestie e non preoccuparsi più di quanto necessario ed un altro tenerle raccolte e spostarle con gli accorgimenti del caso perchè il nostro Ezechiele non ci faccia pranzo cena e colazione. E io la capisco eccome, povera gente, e dico e ripeto che se ti fai un culo a capanna per guadagnarti il pane hai la mia ammirazione tanto per cominciare, di default. Ma la pastorizia errante non la ordina il dottore e se la vuoi fare lo saprai bene che è una vita grama, no? E se nel passato era un tot più semplice perchè i tuoi nonni avevano risolto radicalmente il problema del predatore sui nostri monti non è che questa semplicità non avesse poi i suoi lati bui visto che la proliferazione di ungulati, cinghiali e compagnia bella non mi pare neanche questa una gran figata. E non mi piace neanche un pò che gli abbattimenti selettivi degli ungulati si rendano necessari e servano a giustificare la caccia, per esempio…".
Certo, si sa che è una vita grama e lo è già di suo, ma… lasciando fa parte quelli che proprio si ostinano a non mettere in pratica nessun accorgimento per la difesa e la protezione del gregge, che dire di quelli che si fanno un mazzo così (e ne abbiamo parlato più volte anche recentemente), ma al più possono ridurre il rischio di attacchi, senza però evitarli al 100%? Graz, vai a rileggere qui: sai che questo pastore sta male solo al pensare alla montagna, all'alpeggio? Un tempo per lui quello era il momento più felice, più bello della stagione, anche se lassù ha delle baite che quasi gli crollano in testa e mille altri problemi. Oggi gli viene quasi la nausea, il magone, a pensare di tornare lassù e passare un'altra estate come quella del 2010. Sai cosa mi ha detto per farmi gli auguri di buon anno? "Non so qual è il tuo pensiero per il 2011, ma il mio è di un anno senza lupi".
Il progetto a cui sto collaborando, PROPAST, ha tra gli obiettivi quello di informare, far conoscere la realtà pastorale. Per troppi anni si è lottato contro la fiaba di Cappuccetto Rosso, per riabilitare il lupo. Oggi è ora di ricordarsi del pastore, che corre un rischio di estinzione ben maggiore del predatore, come ribadiva ieri a LineaVerde un pastore delle Marche, mi sembra.

Segnalazioni, feste, tradizioni

E allora è iniziato un nuovo anno. Nell'ultimi giorno di quello vecchio, ai messaggi di auguri si mescolava la segnalazione di un articolo comparso proprio in quel giorno su "La Stampa". On line c'era anche il video di quell'intervista.
 


Eccolo.
 

Il giornalista parla con il nostro amico Andrea, il giovane che a 16 anni ha deciso di fare il pastore. Essendo protagonista del film + libro "Sentire l'aria", quasi inaspettatamente è diventato un personaggio, con molte (troppe?) persone che adesso analizzano la sua scelta lanciandosi in interpretazioni che parlano di disagio sociale, di una scuola che non sa dare risposte, eccetera eccetera. E' un "caso" la sua origine, perchè si ritiene normale che il figlio di pastori faccia il pastore, ma tutti si stupiscono se, a farlo, è il figlio di un medico ed una maestra. Mi permetto di esprimere anch'io la mia opinione perchè conosco Andrea e perchè in un certo senso c'è qualcosa che ci accomuna. Perchè voler complicare le cose? Perchè andare a cercare chissà quali ragioni? Uno sceglie questa vita perchè ha la passione per le pecore e si innamora di tutto quel mondo che è il pascolo vagante. Lo può fare lasciando la scuola (quanti sono quelli che lo fanno anche senza andare a fare i pastori??), oppure anche dopo aver completato il ciclo di studi. Adesso però… lasciate stare Andrea, lasciatelo camminare con il suo gregge. Lui non chiede fama e celebrità, vorrebbe solo rispetto per sè e per i suoi animali, la possibilità di esercitare il suo mestiere senza troppi problemi (divieti di pascolo, intolleranza, nervosismo ed insulti appena le pecore salgono sulla strada per spostarsi verso altri pascoli…).

Cambiamo zona, vi segnalo questa mostra fotografica a San Donà di Piave. Si tratta delle bellissime immagini di Giancarlo Rado "Un giorno lungo un anno", sul mondo dei pastori vaganti. La mostra resterà aperta fino al 6 gennaio.
Segnalo invece a Pinerolo la mostra fotografica "Hanno tutti ragione…", dal 6 al 9 gennaio, presso il Salone dei Cavalieri di Viale Giolitti. C'è una pecora sulla locandina della mostra…
 

E adesso passiamo alla tradizioni con le foto che ci manda Gloria dalla Valle Stura. Questi sono alcuni scatti dei "Pastour de Vinai", molto attivi nelle celebrazioni di questi giorni, alla Messa di Mezzanotte a Natale ed il giorno successivo a Bagni di Vinadio.
 

Ecco i protagonisti… vediamo qui anche Gloria e Bruno, ed è particolarmente bello vedere pastori che interpretano… il ruolo di pastori!!
 

Ma gli impegni non sono ancora finiti. Ieri Gloria mi ha nuovamente scritto, inviando nuove foto: "Oggi siamo stati a Pontebernardo alla festa del Tarluc. C’era tanta gente che ci ha accolti con entusiasmo. Il gruppo dei “pastour” è di Vinadio dove l’antica usanza si è mantenuta nel tempo e ancora oggi rappresenta un importante momento di aggregazione."
 

Ecco i pastori pronti per iniziare la rappresentazione, con un agnello di razza sambucana a rendere il tutto ancora più realistico.
 

"L’atmosfera è raccolta quando si spalanca la porta della chiesa e con grande effetto entrano i “pastour” guidati da Gelindo, personaggio della tradizione popolare piemontese, che accompagna i “pastour” alla capanna di Gesù Bambino dove davanti alla culla s’inchinano e porgono i propri doni al Bambino."
 

"A Vinadio i “pastour” non scendono tutti gli anni in paese per adorare il Bambino: lo svolgersi della rappresentazione e subordinato al succedersi degli eventi della locale comunità."

"Nelle ultime edizioni andiamo, su richiesta, a proporre i nostri canti anche in altre Parrocchie della Valle Stura. Siamo già stati a Bagni di Vinadio e oggi a Pontebernardo. In ogni località si sono succeduti diversi personaggi a rappresentare la natività. Sia a Bagni che a Pontebernardo erano gli ultimi nati con i rispettivi genitori. A Ponte tutto è stato perfetto anche grazie all’organizzazione dell’Ecomuseo della Pastorizia. Giovedi riproponiamo il tutto a Vinadio con l’arrivo dei Re Magi."
 

Buon "lavoro" anche a questi pastori! Il mio augurio è che la "gente comune" si ricordi dei pastori anche quando sono al di fuori del Presepio e, come si diceva all'inizio, ci sia sempre rispetto nei confronti di questa professione. E' inutile apprezzarli sono nelle rappresentazioni natalizie o nei filmati, ma poi arrabbiarsi per una strada "sporca" dopo una transumanza, un rametto di una spiepe brucata, un'attesa di qualche minuto per permettere il transito di un gregge.

Pastorizia "estrema"

Siamo quasi a Natale, per gli auguri aspetto ancora un giorno… Oggi non nevica, ma piove. In montagna adesso invece starà sicuramente nevicando. Però solo tre giorni fa ricevevo queste foto.

Me le ha mandate Gloria dalla Valle Stura (CN) e le foto le ha fatte Bruno, che aveva portato al pascolo una parte del gregge anche in data 20 dicembre! "Le nostre pecore sono state in stalla 15 giorni perché c’erano 40 cm di neve. Poi due giorni di marin hanno tolto la neve nel versante solatio e allora abbiamo rimesso fuori mezzo gregge (quelle senza agnelli)".

La fila di pecore sale lungo lo stretto sentiero, così come probabilmente hanno fatto molte altre pecore prima di loro, quando quassù la montagna era molto più viva ed abitata di oggi. Non voglio nemmeno pensare che possa esserci un domani in cui nessuna pecora brucherà più questi ripidi versanti!

"Le foto sono state scattate a Baile, Borgata di Vinadio, dove abbiamo dei terreni di nostra proprietà, che anni fa erano coltivati dai miei nonni. Ormai è tutto abbandonato perché sono terreni non accessibili con nessun mezzo meccanico, solamente un pastore con la P maiuscola s’impegna a portare il suo gregge per risparmiare un pasto di fieno."

Per necessità, per passione e per mille altri motivi si affronta questa salita e si conducono quassù gli animali. Forse il pastore non si rende conto fino in fondo del bene che il suo gregge fa al territorio. Lui pensa innanzitutto al benessere delle pecore, com'è giusto che sia. D'altra parte, si vede anche solo dalle immagini come le pecore stiano bene!

Questa pastorizia un po' estrema ha un che di eroico e dovrebbero essere in tanti a dire grazie ai pastori. Non lo sanno, non se ne rendono conto… Dovrebbero dire grazie per le frane che non si verificano, per le valanghe che non cadono, per i sentieri che possono ancora percorrere, per le baite che possono essere un ricovero di fortuna anche per l'escursionista colto da un temporale, per le fioriture ricche dei pascoli estivi…
E' con grande piacere che vi comunico che l'anno che sta per arrivare mi vedrà al lavoro su di un progetto che si chiama PROPAST (pro pastorizia, pro pastori!). Speriamo in bene… Avremo modo di riparlarne.

Sempre Gloria ci invita a Pontebernardo per la Festo dou Tarluc, dal 24 dicembre al 6 gennaio. Qui tutti i dettagli e qui la locandina.

A Vinadio, prima della Fiera

In giro per fiere, in questi giorni. Torniamo a sabato scorso, quando sono stata a Vinadio per la Fiera dei Santi. Qui un resoconto ufficiale sull'evento. Il giorno clou della manifestazione sarebbe stato alla domenica, ma gli impegni uniti alle previsioni del tempo hanno fatto sì che io mi avviassi verso la Valle Stura sabato mattina.

Il cielo era ancora abbastanza azzurro e gli animali erano già stati condotti ai loro box. La cornice del Forte Albertino fa sì che questa fiera abbia quel qualcosa in più rispetto a tante altre. Non c'era praticamente nessuno, tranne gli addetti ai lavori, in quella tarda mattinata di sabato. In passato ero sempre stata a Vinadio la domenica, quando quasi non vedevi le pecore per la folla di curiosi ed appassionati. E' vero, non avrei incontrato quasi nessuno, però…

Questa volta ho potuto scattare in pace e tranquillità parecchie foto alle pecore. Parliamo della razza sambucana che, per chi non la conoscesse, ha rischiato l'estinzione ed è stata recuperata grazie all'attento lavoro di un gruppo di esperti ed appassionati, oltre agli allevatori locali. Qui un po' di storia in merito, sul sito della Comunità Montana.

E così sabato mi aggiravo per i box, cercando di cogliere qualche atmosfera particolare, qualche scatto atipico. Le pecore erano tranquille, non inquiete come quando centinaia di persone si ammassano intorno a loro con confusione e frastuono, così si lasciavano avvicinare e ritrarre con naturalezza. E' vero che non ho visto la premiazione, non ho incontrato quasi nessuno degli allevatori, ma ho apprezzato anche questa giornata in solitaria, durante la quale ho potuto veramente guardare gli animali.

I tecnici erano al lavoro, si valutavano i capi esposti per stilare la classifica delle varie categorie che sarebbero state premiate l'idomani. Qui vediamo l'amico Antonio della Comunità Montana, insieme agli altri esperti ed ai ragazzi che aiutavano nello svolgimento delle varie attività. La paura era che il tempo l'indomani rovinasse la fiera… e purtroppo le previsioni meteo non hanno sbagliato.

Tra le categorie, c'è anche quella della pecora nera, quella che in fondo è un po' il mio simbolo, pur preferendo io animali dal vello candido. In questo box, solo pecore nere. Chissà se la vincitrice è poi stata tra queste?

Sembravano quasi cercare il primo piano, molti degli animali in mostra. Il fossato del Forte risuonava solo dei belati e delle campanelle, c'era quell'aria un po' umida, non fredda nonostante qualche chiazza di neve presente ancora anche lì, tra i bastioni, dove non era arrivato il sole a scioglierla.

All'interno del Forte anche quest'anno c'era una mostra. Come recita il cartello, si potevano vedere oggetti e curiosità del passato raccolti per non dimenticare. Anche se bisogna guardare al futuro (quello della montagna, della pastorizia, dell'agricoltura, dell'allevamento…), un occhio al passato è sempre importante, per ricordare come si viveva, con quali attrezzi si lavorava. Confrontare le condizioni di vita di un tempo con quelle di oggi, magari riflettendo su certe assurdità odierne…

Ed ecco anche collari e campanacci, tra i tanti oggetti ed attrezzi esposti. Anche qui si può osservare tutto con calma, c'è solo qualche raro visitatore, a quest'ora del sabato.

Ridiscendo nei corridoi del Forte, per tornare allo spazio espositivo degli animali. Non c'è l'affollamento della domenica, quando si cammina a fatica per scendere e risalire. Adesso i miei passi quasi rimbombano nel corridoio vuoto.

Poco lontano dalle pecore in mostra c'è anche un piccolo gregge al pascolo, con un anziano pastore a sorvegliare gli animali. Pecore, qualche capra, un grosso becco. "No, no, io non le porto le pecore lì… Sono di un altra razza, queste! Ma mi hanno chiesto di pascolare qui… E il Sindaco, c'è il Sindaco? Mi avevano detto che venivano anche da me, per l'intervista!"

Oltre ai cartelli con il programma della Fiera dei Santi (edizione numero 155!!!), c'è anche un manifesto che annuncia la prossima fiera a Roaschia, il paese dei pastori. L'appuntamento è tra due settimane, il 14 novembre.

Gli agnelli giocano, saltando sulla schiena delle pecore con grande vivacità, come se fossero altrove, nei pascoli o al sicuro nella stalla e non qui pronti ad essere sotto gli occhi di tutti. In effetti c'è un gruppo con macchine fotografiche professionali e telecamere, quindi ci sarà qualcuno che parlerà ufficialmente della Fiera…

C'è anche una pecora bianca, candida, con un agnellino chiazzato. La madre è infastidita dalla mia attenzione, mi guarda sospettosa, belando in modo sordo e battendo il piede a terra, in segno di avvertimento nei miei confronti. Ma non ho cattive intenzioni, io…

Ancora qualche scatto in giro, non so se sono più io ad essere incuriosita dalle pecore o loro da me! Il cielo intanto si sta ingrigendo e l'aria è sempre più umida. Voglio ancora andare a fare 2 passi prima di lasciare la fiera.

Questo bell'esponente della razza si concede alla mia macchina fotografica. Verrò in seguito a sapere da Gloria che sarà giustamente scelta e premiata con il secondo premio nella categoria agnelle.

Per i risultati e per la fiera della domenica, leggete anche qui. Io invece adesso vi mostro un po' di panorami intorno a Vinadio, con un clima e colori tipicamente autunnali. Sono infatti risalita per un tratto nel vallone di Neraissa, incontrando quasi subito la neve accumulata sui bordi della strada. Aceri rossi e gialli…

…ma anche il giallo dei pioppi tremuli, l'arancione dei faggi… Ha nevicato sulla foglia, chissà se l'antico detto allora funzionerà e quindi l'inverno non darà alcun fastidio? Ma… in fondo la neve serve, per garantire erba, acqua e buoni raccolti (sotto la neve, pane!).

Inverto la mia marcia e rientro a Vinadio. Saluto gli amici, auguro loro una buona fiera, qualunque sarà il tempo. Sono soddisfatta di questo rapido passaggio alla Fiera, anche se così in solitaria e lontano dal momento di gioia e confusione della domenica. Io presto viaggerò verso altre mete, altre regioni, altre pecore, continuando la mia esistenza vagante sulle tracce della pastorizia.