Segnalazioni, foto, links e riflessioni

Oggi dedico un po’ di spazio a varie cose trovate qua e là, ma prima di tutto a segnalazioni ricevute da voi.

In vista delle festività natalizie (già Natale? eh sì… anche se dal clima non si direbbe), Gloria ci invita tutti in Valle Stura per rivivere le tradizioni e gli antichi mestieri. Il mio invito, come da qualche anno a questa parte, è quello di fotografare presepi particolarmente significativi dal punto di vista “pastorale” ed, ovviamente, di andare a trovare qualche pastore, vagante o no. Se l’incontro fosse casuale lungo una strada, cercate di essere pazienti e tolleranti. E se vedete il gregge sotto la neve o “al freddo”, non giudicate a priori. A tal proposito vi rimando ad una pagina Svizzera (paese in cui l’inverno è ben ben più rigido). Sul sito della Protezione delle Greggi si parla anche di pascolo vagante qui. Riporto il passo che volevo sottoporre alla vostra attenzione: “Gli ovini, molto resistenti al freddo, possono trovare foraggio anche sotto diversi centimetri di neve e, al contrario di vacche e manze, si cibano anche di erba gelata. Tuttavia, se, in caso di forti gelate dopo piogge continue o periodi di disgelo, si forma uno strato di ghiaccio compatto, gli animali devono essere foraggiati con fieno o insilato oppure, in alcuni casi, può persino essere necessario interrompere anticipatamente la transumanza invernale.

Adesso spostiamoci sulle Dolomiti con Francesca, che qualche mese fa mi aveva mandato delle bellissime foto. “Le capre lì erano e lì sono rimaste…“. D’altra parte è casa loro, il turista scavalchi e goda dello spettacolo offerto. So che c’è chi si indigna, chi accampa diritti sulla montagna, ma personalmente spenderei maggiori energie e parole contro chi parcheggia sulle strisce pedonali o nei posti riservati ai disabili senza averne diritto.

Ecco un altro scatto alle due caprette che, comode comode, riposano sul sentiero. Con il nuovo libro sui giovani che uscirà nel 2012 spero di riuscire a raggiungere un pubblico ancora più vasto tra i non addetti ai lavori, per mostrare loro il mondo dell’allevamento, specie quello tradizionale montano, al fine di vincere pregiudizi e “ignoranza”. Così che si affrontino anche le gite in montagna con un altro spirito…

Chissà se queste pecore qui si rendono conto di pascolare davanti al patrimonio universale dell’umanità?“. Ma io mi chiedo anche: ma le pecore… non sono pure loro parte di quel patrimonio? Questo stesso paesaggio, non sarebbe più povero se mancasse quello steccato che divide i pascoli e quel gregge? Quando, anche da noi, si comprenderà davvero il significato di “paesaggio pastorale”, cosa che è invece ben presente ad esempio nella cultura francese?

E chissà se queste altre sapranno che poco sopra le loro testone han trovato la mummia del Similaun che e’ diventata una star?“.

In questi giorni mi capita di riflettere parecchio su molte tematiche legate alla pastorizia, intrecciando vita, interessi personali e professionali. Così mi hanno lasciato tanti punti interrogativi i due filmati andati in onda ieri a Geo&Geo, uno riguardava una realtà Toscana dove si recuperava il territorio allevando alpaca, capre Cachemire e pecore (incrocio tra merinos neozelandesi e Sopravvissana) per produrre fibre da tessitura. “Non c’è da diventar ricchi, ma si vive…“. Appena prima un filmato sul lupo in Piemonte con alcune considerazioni che mi hanno lasciato molto perplessa. Perchè si vuole sempre ridurre il “problema lupo” quantificandolo con il numero di capi predati (di cui, peraltro, non si dava l’entità numerica, ma si affermava solo che era esiguo) senza prendere in considerazione l’aspetto più critico della questione, cioè cosa significa per i pastori tentare di “convivere” con il predatore e/o la sua presunta presenza?

Concludiamo con una segnalazione, sempre da Francesca: le pecore in carcere per un progetto di recupero delle carcerate della sezione femminile.

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La Fiera dei Santi di Vinadio

Sono quasi le ultime fiere prima dell'inverno, quelle che si tengono in questi giorni. O almeno, sono le ultime fiere nelle valli, le prossime saranno in pianura. A Vinadio temevano per il tempo, visto che all'inizio della settimana nevicava. Invece poi la domenica lassù in valle il tempo era splendido.

Vinadio era circondata dai colori dell'autunno: la neve in alto, il cielo blu, alberi che si tingevano di rosso, di giallo, di arancione. Il traffico era già congestionato al mattino presto, nonostante il cambio dell'ora, ed i parcheggi si stavano affollando.

La fiera occupava tutto il paese, ma la mostra della Pecora Sambucana si teneva ancora una volta all'interno del Forte. I box con i capi scelti per la premiazione erano già tutti occupati e, intorno, vi erano i box con gli animali dei vari allevatori che avevano partecipato. La maggior parte di loro erano pastori della valle, ma alcuni venivano da altre zone della regione.

Per molti di loro ci sarebbe stato un premio. Di lì a poco sarebbero iniziati i saluti, i discorsi ed infine la premiazione degli allevatori e dei capi valutati come i "più belli", cioè con le caratteristiche morfologiche migliori secondo lo standard di razza della pecora sambucana.

Gli amici della Valle Stura avevano anche dedicato uno spazio a questo blog, realizzando un collage con le pagine delle intervidte ai giovani locali. Molta gente si fermava a leggere, forse "Storie di Pascolo Vagante" adesso conta qualche lettore in più?

Tre ragazzi hanno richiamato l'attenzione del pubblico prima dell'inizio delle premiazioni. Non sono campanacci da pecore e non è una tradizione tipica di queste parti, ma ha suscitato l'effetto voluto ed è stato impossibile non sentirli, a mano a mano che si avvicinavano alla zona centrale della mostra.

Ecco la campionessa della mostra, ma i premi sono andati a diverse categorie, dal montone alla pecora nera. C'è stato chi ha fatto incetta di premi, riscuotendo riconoscimenti in varie categorie, e chi è stato premiato anche per il nuovo insediamento, come l'amico Donato che già conosciamo. Premi anche per il lavoro svolto all'interno del consorzio di valorizzazione della pecora sambucana, ed allora è stata la volta della nostra amica Gloria.

Ma prima delle premiazioni, mentre iniziavano i discorsi ufficiali, c'era tempo per fare un giro tra le bancarelle di articoli "tecnici". Quest'anno per la prima volta c'era anche Alberto di Taglio Avion, con la sua linea di capi da pastore, "ol feder". Mi ha raccontato che il pubblico francese ha apprezzato particolarmente mantelle e tabarri, ma forse anche i pastori locali hanno acquistato i suoi famosi gilè e le calde camicie?

Oltre alle pecore, qualche asinello e pure alcune capre rove, così apprezzate oltreconfine, ma che trovano numerosi appassionati anche in Piemonte. Oltre agli asini, vari prodotti derivati dal suo latte, compresi i biscotti!

C'era poi la Selleria Abbona, che per l'occasione esponeva una gran varietà di campane e rudun adatti a pecore e capre. Qualche ombrello per le piogge annunciate e poi reti per chi ancora aveva erba e metteva le pecore a pascolare all'aperto…

In un angolo erano esposti i lavori in feltro realizzati dai bambini delle scuole. Un buon metodo per entrare in contatto con il mondo della pastorizia e rivalutare l'uso della lana, anche se si spera che chi vive in valle non abbia comunque mai perso il legame con le origini e con ciò che c'è fuori dalle mura di casa.

Ecco l'ariete vincitore. Antonio, il tecnico della Comunità Montana, sta parlando della razza sambucana, delle sue caratteristiche e delle iniziative intraprese nel corso degli anni per il suo recupero e valorizzazione. Questa è stata la 26° edizione della Mostra, 26 anni di una storia che ha portato ad un successo ed ha scongiurato il rischio di perdere questa razza autoctona.

Un premio a tutti i giovani che hanno dato una mano nell'organizzare la mostra e molti sono personaggi che già conosciamo perchè sono stati protagonisti delle mie interviste. Prima delle premiazioni hanno però parlato gli amministratori locali, pronunciando parole chiare in difesa della montagna e della pastorizia, due ambiti legati, entrambi in pericolo per diversi motivi… Dai tagli economici che mettono in pericolo l'esistenza dei Comuni, delle Comunità Montane, fino a parlare del lupo, a metà tra pericolo reale per i pastori e simbolo di una montagna sempre più abbandonata e fragile.

Tra i premiati, anche Marta per le sue capre. Mi racconterà più tardi di aver iniziato i lavori per il caseficio, piccoli passi verso la realizzazione di sogni e progetti per il futuro.

Terminata la premiazione, gli interventi anche degli amici d'Oltralpe (tra cui allevatori di origine piemontese ed un pastore della Val Maira, che ha lavorato tutta la vita in Francia), c'è tempo per fare ancora un giro dei box, mentre i sole dona i suoi ultimi raggi, avviandosi già verso la cresta delle montagne innevate.

I bambini sono attratti dagli animali, la loro soddisfazione maggiore è vederli brucare il fieno preso direttamente dalle loro mani. Il pubblico però sta defluendo verso i ristoranti del paese o il luogo dove si può consumare il pranzo della fiera, all'interno del quale non manca l'agnello.

Nelle vie e nelle piazze di Vinadio, c'è la fiera dove si può trovare un po' di tutto, dalle calze al miele, dai formaggi ai salumi, dalla farina da polenta alla biancheria, le tende, la frutta, la verdura… I negozi del paese hanno allestito delle vetrine a tema con la giornata.

Prima di ripartire, uno sguardo ai prodotti dell'Ecomuseo della pastorizia, con tutte le confezioni in pura lana sambucana. Maglie, maglioni, plaid ed anche un plaid tricolore realizzato per l'unità d'Italia, che contiene lane da tutta la penisola, compresa quella di sambucana.

Cosa fare nel fine settimana

Non sapete dove passare il fine settimana? Vi propongo un po' di alternative… Valle Stura di Demonte (CN), Val Pellice (TO) e Settimo Vittone (TO).

In Val Pellice questo è un periodo ricco di fiere. Iniziamo con la Fira 'd la Calà a Bobbio, sabato 29 e domenica 30 ottobre. Ma poi seguirà la consueta Fiera dei Santi a Luserna San Giovanni il 2 novembre. Rimanendo in provincia di Torino, a Settimo Vittone invece si tiene la Desnalpà. Il ricco programma di questa manifestazione, che inizia la sera di venerdì 28, è scaricabile qui. Altro appuntamento fisso di questi giorni è la Fiera dei Santi a Vinadio, in Valle Stura, che quest'anno celebra la 156° edizione. Qui il programma. In concomitanza, vi sarà la 26° mostra ovina della razza sambucana.

Parlando di pecore sambucane, ecco un paio di immagini inviate dall'amico Mario, che ogni tanto mi scrive e mi manda le foto dei suoi animali.

Sono state scattate in giorni di tosatura, operazione che loro svolgono ancora manualmente, come potete vedere.

Immancabili poi le foto di Giacomo, che ci documenta le transumanze della sua Valchiusella. Quale maggiore soddisfazione per un bambino che non guidare la mandria durante la tramia? Solo se uno ha vissuto quei momenti lo può capire.

Chi è sceso per tempo l'ha fatto con splendide giornate di sole… Forse però faceva addirittura troppo caldo, come si intuisce dall'abbigliamento di chi cammina in testa alla mandria.

E qui vediamo invece un amico, ecco Giors che ritorna a casa. Nonostante le promesse non c'è l'ho fatta ad andare a trovarlo in alpeggio. Purtroppo mi manca il dono dell'ubiquità e l'estate è davvero volata.

Per concludere, mi sono permessa di prendere un'immagine dall'album su Facebook di Gloria, che testimonia cos'è successo l'altro giorno in Valle Stura, quando un gregge di un pastore vagante si è messo in cammino da Bersezio sotto la neve. Radiopecora è fatta così, me l'ha detto un amico dalla Val di Susa che c'era questa transumanza in corso, io ho suggerito a Gloria di tenersi pronta con la macchina fotografica e… Grazie amici, l'ho sempre detto che siete sempre di più voi i protagonisti, qui.

Con le idee chiare

Ogni tanto i giovani da intervistare mi vengono suggeriti da chi li conosce e sa che hanno una bella storia da raccontare. Matteo (classe 1994) è proprio uno di questi. E' al pascolo non lontano da casa, siamo nella parte di Borgo San Dalmazzo che si protende verso la Valle Stura. Mi viene incontro sulla strada, lasciando suo fratello a sorvegliare il gregge. Ci avviamo, ma arrivati al prato, le pecore non si vedono ed un urlo proviene dal bosco.

Niente panico, sono solo passate in un buco della staccionata, imboccando la stradina. In pochi istanti Matteo le recupera, manda davanti Marco (classe 2001) e le riporta nel prato, dove potremo poi chiacchierare con più calma e mi farò raccontare chi è questo ragazzino alto e magro. Non è uno che sta giocando con qualche pecora, ma ha le idee ben chiare e la sua determinazione già si intuisce dalla ferrea stretta di mano.

Marco cammina in testa, le pecore lo seguono. Anche a lui piacciono gli animali, fare il pastore, ma soprattutto i macchinari e guidare il trattore.
Finalmente il piccolo gregge si ferma nell'erba verde. Qui è più fresco e non si vedono i segni della siccità. Di pioggia ne ha fatta, pioveva sempre quando dovevamo fare il fieno. Il primo fieno ce l'ha rovinato tutto”, spiega Matteo. A casa animali ne abbiamo sempre avuti, ma animali da cortile, galline e conigli. Il vicino però ha le mucche ed io andavo sempre da lui ad aiutare. Quando facevo la seconda media mi hanno regalato due pecore, due Roaschine e così è iniziato tutto. Quando ho conosciuto Antonio della Comunità Montana, lui mi ha portato un montone e due femmine, due Sambucane. Hanno partorito, ho allevato le agnelle femmine, i maschi o li mangiavamo noi o li vendevo. Sono andato avanti così, Antonio me ne ha portata qualcun'altra."

Il gregge è ancora piccolo, ma Matteo deve ancora finire la scuola. Sono a Limone Piemonte al Liceo sportivo. Studiare non è che mi piaccia tanto, ma vorrei diventare maestro di sci. Pratico sci alpino, discesa, ogni tanto faccio anche qualche gara. Fin quando andrò a scuola, non tengo più di 25 pecore, poi dopo vorrei aumentare il numero, lavorare d'estate con le bestie, fare il fieno e tutto, mentre d'inverno che c'è meno lavoro e le tieni in stalla, fare il maestro di sci per avere un'altra entrata. I miei sono contenti, quando possono mi aiutano, specialmente d'estate per fare il fieno.
Il primo impegno di giornata è andare a vedere che tutto sia a posto in stalla, poi si va a scuola, al ritorno di nuovo dalle pecore. Al pomeriggio studio un po', altrimenti si va a cogliere le castagne nei nostri boschi, o a far legna, in questa stagione. Prima che venga sera vado al pascolo. D'inverno invece le ho dentro. I prati qui sono tutti nostri di famiglia, ma ogni tanto c'è anche qualcuno che mi chiede di metterle nei suoi pezzi a pascolare. In primavera andiamo soprattutto nei boschi, anche quelli sono nostri, così possiamo già fare il primo fieno il più presto possibile."

"Quest'anno mi ha dato il maschio nero e sono nati tutti agnelli neri. Quasi tutti sono giusti, neri con la stella in fronte e la punta della coda bianca, una invece ha anche le calze bianche dietro, ma altre sono proprio belle." Matteo non si annoia facilmente. Tempo libero, proprio da mettersi sul divano e fare niente non ne ho, ma anche perché per me stare qui al pascolo è la cosa più bella. Anche far legna, cogliere le castagne… Adesso andrò a Vinadio per la Fiera dei Santi e porto le mie pecore. E' il secondo anno che partecipo. I miei compagni di scuola non hanno animali, ma c'è un mio amico che d'estate viene spesso a darmi una mano, anche a fare il fieno.
La scelta delle pecore è stata dettata innanzitutto da ragioni pratiche, poi è diventata una passione. La pecora è una bestia meno impegnativa della mucca, la capra dove la metti mangia tutto, anche le piante, e poi comunque le Sambucane mi piacevano. Per il futuro Matteo sta già facendo progetti. Mi piacerebbe fare l'insediamento come giovane agricoltore, ne ho parlato proprio con Antonio della Comunità Montana. Quando finirò la scuola di bestie ne voglio tenere di più, se vuoi vivere di quello servono altri numeri, anche se d'inverno conto di guadagnare qualcosa anche facendo il maestro di sci.

Parla con passione dei suoi animali. “La cosa più bella è quando nascono gli agnelli, quando vedi dopo cinque mesi cosa partoriscono le pecore. Vedi che puppano, che stanno bene. Anche la sera, quando sono belle piene, quello è la soddisfazione nel tenere animali. La prima pecora che mi ha partorito, ero andato a vederla prima di andare a scuola, stava per nascere l'agnello, vedevo che sforzava, che era grosso, così l'ho aiutata. Ho sempre cercato di capire come fare.
Fa sempre più freddo lì a ridosso delle colline e dei castagneti. Marco mi riaccompagna al cortile di casa, mostrandomi anche la stalla ed il fieno ammassato per l'inverno. Suo fratello invece resterà al pascolo fino a notte. "E tu, i compiti?" Mi risponde di averli già fatti. Quest'anno fa la quinta elementare, nel suo caso non c'è bisogno che le maestre lo accompagnino in qualche fattoria didattica.

Il seguito di una storia ed un altro incontro

Sono tornata a trovare un ragazzo del quale dovevo finire di raccontarvi la storia. L'avevo lasciato tra serre ed orti nella pianura cuneese. Questa volta invece lo cerco in montagna, perchè nel frattempo i suoi sogni si sono concretizzati ed adesso gli animali ci sono.

E' il 20 ottobre, la piana del fondovalle della Valle Stura è secca, la siccità, il caldo ed il vento hanno lasciato un segno evidente. Stiamo cercando un piccolo gregge, cosa abbastanza normale da queste parti, nella terra della pecora sambucana.

Li troviamo accanto ad un boschetto, le pecore cercano un po' di verde nel sottobosco, pascolando anche le foglie dei rovi. Adesso il gregge non esiste solo più nei sogni, ma è fisicamente presente, con tutte le sue esigenze da soddisfare, prima fra tutte quella di essere sfamato. Le prime pecore sono arrivate giusto un mese fa, poi altre la settimana scorsa ed oggi arrivano le ultime. Sono 85, 86 con il montone del Centro Arieti della Comunità Montana. Mi sono già nati 54 agnelli. Fossi stato da un'altra parte avrei preso Biellesi, ma ovviamente qui la Comunità Montana vuole le Sambucane. Sono soddisfatto di queste, sono animali belli, li ho presi da un pastore della valle.


Donato adesso è un pastore o meglio, sta imparando a diventarlo. Con un grande sorriso, mi dice che, oltre alle pecore, nel frattempo è arrivato anche l'amore. Lei si chiama Alice, purtroppo oggi non può essere presente. “Lavora, fa la barista, ma il bar lo chiuderà ed aprirà un granatin. Anche lei è convinta di questo, le piace, mi da una mano. Adesso vedremo come riusciremo ad organizzarci, in futuro.” Il viso di Donato è stanco, ma spiega come le sue giornate si siano ulteriormente complicate, con l'arrivo delle pecore. “Mi alzo alle 3:45, vado in stalla, guardo gli agnelli… Alle 5:45 devo essere in piazza a Cuneo a montare il banco. Finito il mercato vengo dalle pecore, le metto fuori, vado al pascolo fino a sera. Non si finisce mai prima delle 22:00, quando va tutto bene. Adesso faccio ancora sei mercati, solo con queste pecore non posso vivere.
 
 

Le pecore vanno avanti ed indietro cercando qualcosa da pascolare. “Dal prossimo autunno penso di mollare qualche mercato, i meno importanti. All'inizio così hai un po' di paura. Quando non le hai, non vedi l'ora che arrivino, le pecore, ma adesso… inizia il bello! Ci va un attimo per mettersi in quadro, le greppie, il fieno, ancora adesso non sono del tutto a posto. Ma poco per volta…” Non è capace a stare con le mani in mano, Donato. E' abituato a muoversi, a fare mille lavori, ed adesso ammette che il pascolo un po' gli pesa. Probabilmente pensa a tutte le cose che dovrebbe fare altrove.
 
 

Nel frattempo sulla strada passa una transumanza, dei margari che tornano in pianura. Hanno passato l'estate in alpeggio, nel vallone che sale al Colle della Lombarda, poi hanno concluso la stagione pascolando per qualche tempo nel fondovalle ed adesso rientrano in cascina. Le vacche avanzano a gran carriera, spingendosi e marciando veloci.


Non ci sono rudun, solo poche campane, e fa uno strano effetto assistere a questo passaggio quasi silenzioso. E' una fortuna che qui ci sia questa vecchia strada militare che attraversa la piana correndo tra i prati e attraversando piccole frazioni, mentre i paesi principali sono collocati sulla strada che sale al Colle della Maddalena. Quella è una via molto trafficata e gli abitanti dei paesi si lamentano per l'ingorgo e l'inquinamento che causano i numerosi TIR. Ma cosa vorrebbe dire spostare parte del traffico su questa tranquilla stradina così utile per le attività agricole? Qui almeno si può transumare a piedi, scendendo senza infastidire nessuno.
 

Lì vicino c'è un'altra mandria ed un altro ragazzo da intervistare. Fabio (classe 1992) non possiede animali, ma dice di essere cresciuto in mezzo alle bestie. Da quando avevo due anni… Ho sempre aiutato. Mia nonna aveva delle vacche, ma quando sono nato io non c'erano già più.

 

Alto e ben piantato, viso aperto e sincero, Fabio vive ad Aisone, dove aiuta i fratelli Renzo e Carlo Giraudo, allevatori di bovini di razza piemontese, sui vicini di casa. Il paese è piccolo, antico, tagliato a metà dalla trafficata strada statale. La vecchia stalla sotto casa non bastava più, così appena ai piedi dell'abitato, nella piana del torrente Stura, c'è la stalla nuova. Fabio è un tuttofare: “Vado ad aiutare, mi piace, ho questa passione qui. Sto con loro tutto l'anno. D'estate le vacche vanno in montagna, ma noi stiamo giù a fare i lavori. C'è da fare il fieno e bagnare i prati. La scuola l'ho smessa subito, dopo le medie. Mi piace fare tutti i lavori tranne stare al pascolo, perchè mi annoio. Fare il fieno, pulire le stalle, tutto.

 

Mi spiega che le vacche non vengono munte, ma tutto il latte è destinato ai vitelli. Carlo mi ha insegnato di più con le vacche, Renzo con i macchinari. A volte mi capita di essere da solo perchè loro devono andar via, ma me la so cavare. Do da mangiare alle vacche, faccio i miei lavori. Anche se una vacca deve partorire, se proprio non è una situazione difficile, so cosa devo fare, pian piano. Altrimenti se s'è bisogno chiamo qualcuno. Adesso è arrivato Donato, altrimenti di giovani che fanno questo qui non ce ne sono. Io non ho molto tempo libero, lavoro sempre qui. Il lavoro mi piace, al mattino mi alzo alle 6:00 e ce n'è per fino alle 22:00, la sera. Qualche volta vado a fare un giro alle fiere e capiterà quelle cinque, sei volte all'anno che vado a far festa, altrimenti la sera vado a dormire!

 

E' arrivato anche Renzo e così scatto una foto del terzetto, prima di ripartire. Come ultima cosa chiedo a Fabio cosa si aspetta dal futuro. Non si sa ancora, da soli è dura, per adesso si va avanti così. Mi piacerebbe avere bestie mie, si vedrà.” Per adesso però sembra essere soddisfatto della sua vita attuale.

Come ai vecchi tempi?

C'era un tempo in cui andare al pascolo era un'attività per i bambini, per i ragazzini, mentre agli adulti spettavano altri lavori, più duri, più pesanti. Di quel tempo ho letto, ho sentito raccontare, e poi un giorno ho incontrato Giorgia (1994) e Mattia (1997).

Sono andata in Valle Stura per chiacchierare con loro. A dire la verità i fratelli Tamagno sono tre, in alpeggio mancava Roberto (1996), che Giorgia mi descrive come il più forte della famiglia: "E' già capace di tirar fuori da solo un vitello durante un parto difficile! A me ed a lui piacciono le vacche, Mattia invece è per le capre.
Fratello e sorella però sono in alpeggio a sorvegliare un gregge dove prevalgono le pecore, quasi tutte di razza sambucana, alcune di proprietà e la gran parte prese in guardia. “Ma le capre sono mie!”, ci tiene a precisare il giovanissimo e serissimo pastore.

Come mai questi due ragazzi sono qui, da soli, in alpeggio? La determinazione e la sicurezza sono caratteristiche comuni ad entrambi mentre raccontano la loro storia. “Fino allo scorso anno c’era su un operaio rumeno a guardare le pecore. Prima avevamo due montagne, mettevamo su di una le vacche e sull’altra le pecore. Poi però il prezzo è salito troppo e allora le vacche le mandiamo in guardia alla Chiusa. L'anno scorso, a metà estate l’operaio se n’è andato portandosi via dei rudun, i piatti, le posate, quel che c’era in casa. Noi venivamo su due volte la settimana a vedere come andavano le cose e a portare il mangiare. Le pecore sono rimaste abbandonate, tre giorni da sole, e così ne abbiamo perse alcune. Allora da quel momento siamo venuti su noi due, prima stavamo tutti giù per fare il fieno, come adesso nostro padre. Qui è bello, sei libero, non c’è nessuno che rompe.” Nella prima parte della stagione, prima di arrivare all'alpeggio, come punto di appoggio i due ragazzi utilizzano una roulotte.

 

Questa potrebbe sembrare un’avventura incredibile per altri coetanei abituati ad una vita completamente diversa, ma invece loro la stanno vivendo con grande naturalezza, sono entrambi consci del loro ruolo nell’economia aziendale famigliare ed entrambi hanno intenzione di proseguire su questa strada. Intanto adesso crescono ed imparano facendo pratica quassù. “All’inizio, le prime settimane non c’era nessuno, poi poco per volta sono arrivati i margari. Non abbiamo trovato nessuna difficoltà, siamo abituati a lavorare con le bestie anche a casa. In alpeggio è bello, respirare l’aria pura! Nella baita abbiamo tutto, il caminetto e la luce, l’acqua.
Non hanno paura della solitudine, della lontananza dai genitori, che pure ogni tanto vengono a portare loro viveri e dare una mano.
Mi piace guardare cosa fanno gli altri, i vicini, vedere le loro bestie…”.
Ecco a cosa serve il binocolo al collo di Mattia, non solo ad individuare eventuali pecore diperse dal gregge.

Giorgia invece guarda in una direzione in particolare, perché adesso ha un moroso, il marghè di uno degli alpeggi sottostanti. “Sono uscita quattro sere di fila, lui è più vecchio di me, mi ha portato anche a Cuneo, in un locale dove si mangia e si balla. Ma Mattia non era da solo, c’era la mamma, con lui.
Io invece non esco mai, non sono mai uscito. Ho altro da fare! Quando vado a scuola al mattino prima vado in stalla, perché papà i capretti non li conosce e ci penso io a farli poppare. Anche quando torno da scuola vado subito in stalla”, precisa Mattia.
Sua sorella ha frequentato il primo anno a Cuneo della scuola per segretarie d’azienda, ma dovrebbe iniziare a studiare per le due materie in cui è stata rimandata, Matematica ed Inglese. “Al mattino io non vado in stalla perché io devo partire più presto. Ho scelto quella scuola perché eventualmente mi può dare altri sbocchi, più che non agraria. Ma tanto io voglio fare questo. Con le mucche, però. Io ho un sogno, quello di avere delle stalle più moderne. Adesso su a Pianche abbiamo delle stalle vecchie dove devi togliere tutto il letame a mano, così mi piacerebbe avere un bel capannone mio, pieno di mucche!”.

Mattia gioca con Nebbia, il cane è affezionato a lui e sembrano quasi ballare insieme. Lui sogna un gregge di almeno 200 capre da carne.
Io sono più per le capre, mi piacciono per il loro colore, per le corna, sono più belle. Anche le pecore, sì… Ma mi piacciono di meno. Preferisco giusto quelle gaie, quelle bianche e marroni. La prima capretta me l’ha regalata mio padre, una capra con le corna, è ancora qui nel gregge. D’inverno giù le do l’insalata, le patate. Mi piacerebbe avere tante capre francesi, di quelle belle con le corna…
Non c’è verso di avvicinare Mattia ai bovini. “Le vacche non le tocco nemmeno, non mi piacciono, sono troppo grosse. I miei sono contenti che mi piaccia questo lavoro, solo che vorrebbero tenere più pecore. Le pecore valgono troppo poco… Se le cose vanno male, prima di vendere le vacche, si vendono le pecore! Quando siamo a casa lavoriamo tutti in stalla, c’è da togliere il letame a mano."
La loro storia di pastori e margari è abbastanza recente. “E’ stato nostro padre ad iniziare a venire in alpeggio, qualche bestia ce l’avevamo anche prima, ma i nonni facevano tutt’altro. Noi due sappiamo fare un po’ tutti i mestieri, qui. Mio fratello prende le pecore zoppe ed io le medico, abbiamo imparato a forza di vedere nostro papà che lo faceva.

La scelta scolastica così diversa dal suo mondo porta inevitabilmente Giorgia ad essere esposta al giudizio degli altri.
A volte sì, prendono in giro, dicono che arriva la vaccara… Fanno qualche battuta così, ma non importa. Nasci lì dentro, non si cambia lavoro per questo. Tra i miei amici c’è gente che ha le bestie come noi, ma anche tanti altri. Capiscono cosa vuol dire fare questo mestiere.
Una delle cose che piacciono di più a Giorgia è il momento del parto.
Sono io che mi alzo di notte per andare a vedere le vacche che devono fare. Non mi è mai capitato di essere completamente da sola quando c’è un parto. A volte sono momenti difficili, ma poi la nascita del vitello è una delle cose che mi da più soddisfazione. Con le vacche è un altro lavorare, che non con le pecore.
Oggi Giorgia non può ancora decidere, rispetta le decisioni del padre ed aiuta il fratello nella conduzione di quel gregge di circa 600 animali, ma sogna un altro futuro fatto di fili tirati a delimitare i pascoli e grandi mandrie di vacche bianche.

L'estate è un momento relativamente semplice, pur nelle difficoltà e nei cambiamenti che la vita in alpeggio comporta. “D’inverno su da noi è lunga, specie quando nevica tanto come qualche anno fa. Quando nevica le bestie le mettiamo tutte dentro. I capretti nascono tutti nella stalla. L’inverno dura parecchio, per tre mesi dove stiamo noi il sole non arriva mai. Il fieno lo abbiamo sotto un nylon e ti gelano le mani quando devi andare a prenderlo.
L’isolamento non pesa a questi ragazzi, nemmeno d’inverno, perché stare in mezzo alla gente per loro spesso significa dover avere problemi ed essere costretti ad affrontare discussioni. “A Natale e a Pasqua arriva su gente da Genova, da Torino, quelli che hanno le case lì. Si lamentavano per il rumore perché c’erano dei vitelli che muggivano in stalla. Si sta meglio quando non c’è nessuno, come su di qua.

E’ ora di pranzo, Mattia manda i cani per girare il gregge e ricompattarlo, Giorgia invece si avvia verso la baita per preparare il pranzo. I ruderi del vecchio alpeggio sono visibili più a valle, sotto la strada, mentre i due ragazzini abitano nella nuova baita, una delle tante fatte edificare dalla Comunità Montana Valle Stura negli alpeggi dove si pratica la pastorizia. I ritmi di lavoro sono quelli di tutti i pastori, il recinto viene aperto tutte le mattine verso le 8:00, 8:30 e la giornata finisce sempre intorno alle 21:00.

Mentre scendiamo, tra l'erba, uno scheletro di una pecora. Risale allo scorso anno, probabilmente è uno degli animali scomparsi quando erano stati abbandonati dal loro guardiano. "Il lupo qui c'è, lo abbiamo già visto anche quest'anno, ma per fortuna non ce le ha ancora toccate." Mattia sta ancora fischiando ordini ai cani, Giorgia entra nella baita, mentre in cielo si rincorrono nuvole di pioggia. Fa freddo anche quassù, in questa strana estate del 2011.

Dove l'erba è più verde

Da qualche tempo vedete qui immagini di pendii ripidi e scoscesi, con animali che sembrano appesi quasi per caso su quei versanti. Pecore, perchè le vacche di oggi lì non possono andare. Un tempo sì, ma erano altre bestie: altra struttura, altro peso. Pendii aspri e difficili dove anche le fioriture sono scarse, l'erba di qualità non eccelsa. Dipende anche dal suolo, dal tipo di terreno, ma comunque con quelle pendenze non si più nemmeno pensare di far dormire gli animali in un recinto per aumentare la fertilità.

Così è stato ancora più bello ed emozionante tornare dopo qualche anno in uno dei luoghi che più preferisco nelle vallate piemontesi. Poter spaziare con lo sguardo, inalare a pieni polmoni quell'aria frizzante e sentire il profumo delle fioriture. Pascoli così vasti, pascoli ancora intonsi, dove gli animali saliranno poco per volta. Vien quasi da chiedersi se ce la faranno a mangiare tutta quell'erba, ma la stagione è ancora lunga.

Poter essere qui con il gregge… E allora sarebbe tutta un'altra vita. Ma questi non sono pascoli da pecore, qui è il regno dei margari. Però sono comunque margari fortunati, perchè in un pianoro del genere i pericoli sono quasi inesistenti. Ricordo anni fa, all'epoca del censimento degli alpeggi, che la lamentela di uno dei margari era stata… riguardante le marmotte! Già, ce ne sono talmente tante che le loro gallerie rappresentano un pericolo per le vacche, che possono rompersi una gamba sprofondando in qualche buca. Ma per il resto non ci sono pendii pericolosi, le strade attraversano i pascoli, il clima è buono…

E l'erba? L'erba è di ottima qualità. Merito anche del terreno calcareo e della conseguente ricchezza di specie. A volte si vedono le pecore camminare, camminare, anche se l'erba è ancora da pascolare. Ma se il piatto non è di loro gradimento, vanno a cercare un'altra mensa. E camminano… Però qui non accadrebbe! Affonderebbero il muso, strapperebbero grandi boccate e, dopo nemmeno tanto tempo, sazie, si fermerebbero a ruminare. Essere qui sarebbe un sogno, altro che quei ripidi, insidiosi versanti nebbiosi…

Qui però si incontrano solo mandrie di bovini, per lo più di razza piemontese. E' l'ora della mungitura pomeridiana che, in quella splendida giornata di sole, avviene all'aperto, in una scena bucolica quasi d'altri tempi. Però chi munge è un ragazzo di oggi, Michele, che tornerò ad intervistare per il mio libro. Lui una storia da raccontare ce l'ha e suo fratello in parte ce l'ha già accennata l'altro giorno commentando il post sugli alpeggi e paesaggio.

L'erba del vicino è sempre più verde, si sa, quindi a malincuore si lascia questo panorama per tornare in altre vallate meno fortunate. Eppure dappertutto si pratica l'alpeggio… Non si può dire che abbia più meriti chi sale in un luogo rispetto ad un altro, ma sicuramente ci sono decine e decine di situazioni differenti ed in qualche posto è più facile fare il pastore, il margaro, in altri invece, agli orari ed ai ritmi di lavoro, si sommano difficoltà ambientali non indifferenti che fanno sì che solo chi ci è nato riesca a resistere, quasi sempre in solitudine, perchè è difficile che altri si adattino, che imparino le malizie, che si impratichiscano del territorio in poco tempo.

Anche le montagne più belle però devono essere gestite correttamente. Cambiamo vallata, ma restiamo nel Cuneese. Ancora ampi versanti erbosi, ancora mandrie di vacche piemontesi. Ma quante sono? Un numero infinito di animali ci viene incontro sulla strada, diretto verso i pascoli. L'altro giorno parlavamo di strutture, di abitazioni d'alpeggio, adesso mi viene da riflettere sui numeri. Ci sono sempre più situazioni in cui ci imbattiamo in mandrie immense, vacche con i loro vitelli, condotte magari da una persona sola. Ovviamente qui non si pratica più la caseificazione ed il lavoro non manca comunque, tra tirare fili e badare agli animali, specialmente ai vitelli.

Come è cambiato l'allevamento negli ultimi tempi! Si caseifica meno, in alpeggio, si punta sull'allevamento da carne e sui grandi numeri, ma la crisi si fa sentire e allora senti le voci di chi ti racconta che persino i vitelli della pregiata razza piemontese valgono sempre meno. Ma ormai le bestie le hai, le spese per il loro mantenimento aumentano, c'è il costo (sempre più alto) dell'affitto dell'alpeggio, quello dei camion per la transumanza e mille altre cose ancora. C'è chi, a mezza voce, si lascia scappare l'ammissione che è tutta colpa dei contributi… I contributi che hanno drogato il sistema, che l'hanno falsato, che hanno fatto sì che certe cose perdessero il loro vero valore, che hanno illuso, che hanno premiato la quantità a discapito della qualità. Hanno arricchito qualcuno? Forse sì, ma hanno messo in difficoltà molti altri. Sono stati anche la rovina di chi ha preso degli impegni che poi non ha potuto mantenere, perchè negli anni ha dovuto cambiare alpeggio o ridurre il numero di animali. Giustamente, si pretende che tu rispetti gli impegni presi dall'inizio del contratto fino alla fine, ma quando l'alpe va all'asta di anno in anno, perdere la gara è una vera tragedia che può portare alla rovina di un'azienda.

Quante cose ci sarebbero da dire a questo proposito… Forse aveva ragione quell'anziana margara che mi diceva: "Tante bestie, tanti sagrin (preoccupazioni)!". Intanto, le tante bestie lasciano il loro segno sulle montagne, anche sulle belle montagne. Forse le montagne più difficili, quelle meno ambite, hanno il "vantaggio" di non vedere numeri immensi di animali che le percorrono. Magari rischiano di venire abbandonate… ma in queste belle montagne invece le mandrie scavano sentieri, incidono tracce difficili da risanare.

Vicino a certi alpeggi restano chiazze di terra bruciata laddove pernottano queste mandrie immense di diverse centinaia di capi. Se ricrescerà della vegetazione, non sarà erba buona, ma piante come ortiche e romici, caratteristiche dei terreni con eccesso di azoto. C'è chi inizia a chiedersi cosa accadrà con le prossime scadenze delle politiche agricole europee. Verranno tolti i contributi in favore di altri paesi entrati nella CEE? Tra i timori di tutti, sono sempre di più quelli che dicono che un'agricoltura senza contributi favorirebbe quelli che veramente fanno questo mestiere per passione. Tornerebbero i "numeri giusti" per la montagna? I prodotti torneranno ad avere il vero valore? O il mercato sarà invaso da prodotti a basso costo che arrivano da fuori, con conseguenze ancora peggiori? Non lo so, non sono un'economista, ma c'è veramente tutta una serie di segnali sicuramente non positivi.

La verdura, lo sci di fondo, l'agriturismo… Storie di giovani

Lasciando la Valle Stura, mi sono fermata dai fratelli Bernardi. Andrea, classe 1996, è il più giovane dei due, ma mi è sembrato in un certo senso il più “anziano”, perché era lui a raccontarmi le storie del passato di quella cascina che già apparteneva alla sua famiglia, ma che poi era stata venduta ed oggi aspetta che siano loro due a darle una nuova vita. Le sue frasi trasudano un’immensa passione e la saggezza contadina che si tramanda di generazione in generazione. Davide invece è del 1990 ed è sicuramente l’anima economica e commerciale dell’azienda, che bilancerà i sogni del fratello con la concretezza e l’organizzazione.

Sono ancora così giovani tutti e due, ma bastano pochi minuti insieme per delineare i tratti principali di questi due ragazzi che stanno costruendo le basi del loro futuro. “Lo trasformeremo in agriturismo, due sale e quattro stanze. Abbiamo i cavalli, due asini, una trentina di pecore sambucane, sono due anni che vinciamo il premio per la campionessa della mostra alla Fiera di Vinadio. In futuro vogliamo tenere anche dei bovini.” Andrea studia ancora, frequenta il Perito Agrario a Cuneo, mentre il fratello ha già finito gli studi e attualmente svolge vari lavori in giro in attesa di cominciare la nuova attività agricola. “Prima ho anche lavorato al Caseificio, da maggio a dicembre.” Davide è anche maestro di sci di fondo ed ha gareggiato in quella disciplina, che in Valle Stura ha una lunga storia.

Fin da piccoli siamo stati allevati tra gli animali, nostro nonno li aveva… Le pecore le tosiamo ancora noi, a mano, con le forbici.”, Andrea andrebbe avanti a parlare, ma è Davide a spiegare quali sono gli obiettivi dell’azienda. “Bisogna trovare le bestie più redditizie e meno dispendiose, per lavorare bene. I nostri genitori ci hanno spinto in questa direzione, loro sono contenti delle nostre scelte, ci appoggiano completamente. E’ un mestiere tradizionale, ma se lo prende nella maniera giusta, c’è posto anche per i giovani. Bisogna però cambiare, fare la filiera in casa, dalla nascita all’ingrasso del vitello e poi la vendita diretta al cliente, per avere tutto sotto controllo dall’inizio alla fine. Però, per fare questo, bisogna avere delle buone basi di partenza. Uno che non lo fa di famiglia, non si può improvvisare, sia per le attrezzature che servono, le spese che deve affrontare, ma anche per l’esperienza. E’ un mestiere che richiede tanti sacrifici. Ho fatto Agraria anch’io alle superiori, la scuola serve anche quella.
I due fratelli parlano di lavoro continuo, ma ammettono che si riesce a trovare anche il tempo per far festa con gli amici: “E volte di festa se ne fa anche troppa!”.
Loro non salgono in alpeggio. Mandano in guardia le pecore, ma il resto degli animali resta in fondovalle. Come azienda agrituristica avranno a che fare con il pubblico, così chiedo loro come pensano di gestire gli ospiti. Andrea è un po’ spaventato all’idea di avere a che fare con i turisti, si capisce chiaramente che lui preferisce trattare con gli animali. “Chi viene in un agriturismo comunque ha già una certa mentalità e sa quello che può trovare”, dice invece Davide.

Anche se la passione per gli animali è profonda, la solita burocrazia soffocante ed il guadagno scarso rappresentano dei disincentivi e degli ostacoli non da poco. Ad Andrea il tempo necessario per ottenere i permessi è sembrato infinito, mentre Davide già era consapevole che l’iter sarebbe stato complesso. Adesso i tanto agognati documenti sono arrivati ed i lavori possono proseguire. In famiglia, quello che è stato il loro maestro è stato sicuramente il nonno. “Lui ha tanta esperienza, ma è difficile far combaciare l’antica esperienza con le esigenze di oggi. Ci sono altri ritmi, per avere guadagno certi lavori bisogna farli in modo rapido, senza sprecare troppo tempo”, spiega Davide.

Andrea e Davide mi mostrano tutti gli animali: i maiali, i cavalli, le pecore nella stalla. Davide insiste fin quando la cavalla completa l’inchino e si siede nel cortile, così da poter scattare una foto con lei seduta.
Lascio la Valle Stura e mi sposto per incontrare un allevatore in mezzo ai campi ed agli orti. Donato non lo conoscevo, il suo nome mi è stato fatto in Comunità Montana, dove mi hanno detto che dovevo intervistare il ragazzo che si era aggiudicato il bando per l’assegnazione in affitto di 2 porzioni di capannone-stalla con annesso terreno agricolo nel Comune di Aisone. Lui aveva partecipato al bando dopo esserne venuto a conoscenza attraverso “pascolo vagante”.

Girando e girando per la pianura, finalmente arrivo nell’azienda agricola di Donato, dove di animali adesso ci sono i cani e le oche che pascolano nel prato. Per il resto, lui sta trafficando con le mani nella terra: oggi è orticultore, frutticultore e venditore ambulante, ma con quel bando finalmente darà una svolta alla sua vita e seguirà ciò che gli ha sempre indicato il cuore. “Sono nato e cresciuto con le bestie… C’era mio nonno che aveva le vacche, ma io me ne ricordo appena. Quando andavo dai parenti, prima andavo a salutare le bestie, poi le persone. Sono cresciuto con quella malattia lì, mi è sempre piaciuto. Però i vicini non volevano stalle, gli animali puzzano, le mosche, quelle cose lì. Io ho iniziato ad allevare animali a 14, 15 anni, contro la volontà di mio padre. Ho preso delle capre, avevo una piccola stalla tirata su alla bell’e meglio. Poco per volta il numero è cresciuto e sono arrivato a70-80. Ma i vicini si lamentavano… Le prime pecore che ho preso erano delle Roaschine, tre femmine ed un maschio. Sono rimasti i cani, poveretti, non possono più lavorare. Ci sono solo le oche da portare al pascolo, ed i conigli, ma quelli stanno nelle gabbie! Ho fatto delle stagioni con dei marghè, vado da amici a dare una mano per mungere, per le transumanze…
La madre, maestra, ha insistito affinché completasse le scuole. Lui mi racconta di aver già tentato l’avventura dell’allevamento come professione, acquistando dei terreni a Melle, in Val Varaita. Dopo molti soldi spesi per permessi e quote latte, alla fine ha dovuto accantonare il progetto e usare quelle terre per piantere patate. Da buon commerciante, Donato non perde di vista anche l’aspetto economico che deve coniugarsi con la passione. Dovrà partire da zero, ma dalla sua parte ha questa grande passione ed una fitta rete di conoscenze: pastori, margari, commercianti, sembra che conosca tutti, saprà sicuramente come muoversi in un mondo non facile che spesso non accetta facilmente chi non è nato al suo interno. “Quest’estate vado a preparare tutto, poi partirò in autunno. Adesso ho quindici giornate di terra, tutti ortaggi e frutta, ma il mio sogno è lavorare con le bestie. Lo dico sempre, il giorno che parto davvero, le tumatiche le saluto! Bisognerebbe solo trovare una brava ragazza, che abbia voglia di lavorare…
Tornerò da Donato per vedere la concretizzazione dei suoi progetti, ma questa volta andrò a cercarlo ad Aisone, in una stalla con pecore e capre.

Una volta bisognava scendere in pianura

Imboccare il Vallone dell’Arma a me fa pensare alle transumanze. Anche se non mi è mai capitato di farne una da queste parti, anche se questa strada l’ho percorsa più volte in bici in passato… sapendo quanti animali salgono su di qui in estate, penso appunto alle transumanze. Così in un certo senso mi fa una strana sensazione andare a cercare un allevamento qui adesso, in primavera. Non immaginavo di trovarne uno così grande a quasi 1000 metri di quota, in una piccola frazione con abitazioni tradizionali.

Invece, a Fedio Sottano, si arriva nell’azienda della famiglia Amberto. E’ la nonna del ragazzo che sto cercando per l’intervista ad accogliermi e farmi accomodare in cucina mentre parte della famiglia sta terminando di pranzare. Qui è suo padrino Giuliano a monopolizzare il discorso spaziando dalla politica alla situazione economica attuale. Non c’è modo di fermarlo: “Bisognerebbe girare il mondo, andare via di qua… Si vede che tu sei una che ha studiato, che sa le cose. Mi piacerebbe portare la Piemontese in Mongolia, lì si che ci sono spazi! E poi i Mongoli sono stati i primi ad inventare la farina di carne secca a mattonelle… Vorrei prendere degli yak, bianchi e neri. Come si farà a trovarne? Ti lascio il mio numero, se trovi il modo per avere uno yak, fammelo sapere!”.
Finalmente arriva Fabio, il giovane che intervisterò: non è un chiacchierone ed il padrino rischia di sommergere le sue risposte, all’inizio abbastanza laconiche, ma poi l’uomo esce e noi cominciamo la nostra chiacchierata.

Abbiamo la tradizione di fare gli allevatori, abbiamo sempre avuto vacche, pecore, capre, da generazioni.” Interviene anche la nonna, raccontando com’era la vita da marghè una volta, quando bisognava per forza scendere perché la borgata era abitata e non c’era posto per tutti, soprattutto non c’era di che alimentare una mandria. “Si comprava il fieno, abbiamo girato: San Benigno, Cuneo, Sommariva Bosco, verso Fossano…”.

A Fabio non piacerebbe dover scendere in pianura, è bella la vita quassù, anche se difficile, specialmente d’inverno con la neve. Poi, ancora più belli sono i momenti passati in alpeggio… Quello è in assoluto il momento più atteso, uno degli aspetti che più piacciono in questo mestiere, il trascorrere alcuni mesi ancora più in quota, tra i pascoli. 

Quell’alpeggio lassù a Monfieis, sulle montagne che si vedono da casa, dove “…non c’è nessuno che rompe, sono più libero. Un po’ vado al pascolo, un po’ tiriamo i fili. Le pecore adesso le mandiamo in guardia, per i lupi, altrimenti le abbiamo sempre tenute. Così la parte alta delle punte resta da pascolare…”.

Oggi è sicuramente più facile lavorare anche a queste quote, con ampi capannoni moderni costruiti 6-7 anni prima, macchinari, cortili in cemento dove non si forma il fango. Fabio è al quarto anno dell’Istituto Agrario di Cuneo, lui è del 1993, la sua strada nel mondo è appena all’inizio, ma come molti in questo campo sa già quel che farà, continuando nell’azienda di famiglia. Una conseguenza inevitabile, ma anche una scelta naturale frutto di passione e motivazione. Fabio ci metterà del suo, con nuove idee. “Adesso bisogna trovare delle strategie nuove per far sì che sia un mestiere che possa fruttare. Bisogna fare dei cambiamenti, cose nuove, trovare dei tagli di carne, allevare e vendere valorizzando la carne, i formaggi, valorizzare i prodotti di nicchia, altrimenti non ti salvi più."
Al mattino si fanno i lavori in stalla prima di andare a scuola, alzandosi alle 5:30. “Con me ci sono anche altri che hanno le bestie… Tra gli amici, ho sia gente come loro, sia altri. Poi si va a far festa, alle cene dei margari, alle fiere… Esco con gli amici tutte le settimane, a quello non rinuncio, anche d’estate. C’è la strada sterrata che porta all’alpeggio, scendevo al sabato sera ed ero su alle sette del mattino della domenica per fare i lavori.

Più tardi Fabio mi porterà a visitare l’azienda e farà uscire da una delle stalle più vecchie Mirto, il grosso toro di razza piemontese, e con orgoglio si farà fotografare accanto al possente animale.
Giriamo per le stalle, ci sono le pecore sambucane, la razza locale, quelle che un tempo venivano portate alla fiera. Le capre ed i capretti nei box, il toro più vecchio e quello più giovane, le vacche con i vitelli, le manze.

Attraversiamo la frazione, poco sopra le ultime abitazioni, vicino ad una casa di Francesi tornati probabilmente alla terra d’origine per le vacanze di Pasqua, iniziano i prati e lì c’è anche un’asina al pascolo. E’ primavera, si iniziano a vedere i fiori e la neve si sta ritirando, così si può iniziare a pensare all’alpeggio, alla transumanza, anche se prima bisogna completare gli ultimi mesi di scuola, quella scuola che attrae poco, dove viene insegnato quel che già si sa a riguardo della zootecnia ed a volte pure con degli errori che fanno rabbrividire chi questo mestiere già lo conosce e lo pratica tutti i giorni, non per obbligo, ma per volontà.

Dalla Bolivia alla Valle Stura

L'altro giorno sono stata in Valle Stura per intervistare dei giovani allevatori. Ho iniziato in alta valle, dove ho incontrato una ragazza che mi ha raccontato la sua storia. Non c'è stato bisogno di far domande, perchè Marta ha il dono della narrazione e di cose da dire sulla sua vita ne ha, anche se ha solo 28 anni. La sua è una famiglia di allevatori di tradizione: pecore, vacche, qualche capra, ma lei e la sorella prendono altre strade. "A me studiare non è mai piaciuto, a differenza di mia sorella che invece adesso parte per la Francia per fare l'Erasmus…".

Marta a 18 anni va a stare per conto suo, fa un corso di formazione per giovani disoccupati, lavora per alcuni anni al Caseificio Valle Stura, poi per due anni fa le stagioni come cameriera: "…così avevo tempo per viaggiare, 8 mesi di lavoro e 4 per me… Partivo, zaino in spalla, da sola. Però ero in Bolivia, sul di un'isola sul Lago Titicaca ed ho visto i contadini che lavoravano. Ho sentito il richiamo della terra, della mia terra, ed ho capito che dovevo ritornare a Sambuco e fare qualcosa di mio." E così è rientrata là nel paese d'origine, sotto le pareti imponenti del Monte Bersaio, tanto arcigno visto da valle, ma facilmente raggiungibile camminando sui prati dall'altro versante. "L'azienda c'era già, ma poi io mi sono innamorata delle capre e dal 2009 ho iniziato a comprarne, adesso voglio attrezzarmi, fare il caseificio, lavorare il latte e anche aprire le porte dell'azienda per una fattoria didattica, per avere altre entrate oltre ai capretti ed ai formaggi."

La scintilla è scoccata con le capre di Rove, la prima è stata Carlà: "…che ha partorito 2 femmine, un segno del destino che mi ha indicato che la strada da seguire era quella. Non è una razza da latte, ma è rustica, adatta a queste montagne." Marta racconta dell'aiuto e degli insegnamenti ricevuti dal padre. "Lui però ha più passione, starebbe tutto il giorno dietro alle pecore al pascolo. A me invece pascolare non piace… Non mi ascoltano, fanno quello che vogliono! E dire che, da bambina, le capre le odiavo perchè ne avevamo un po' con le mucche e non riuscivi mai a comandarle, perchè scappavano."

La passione però c'è, ed è il profondo legame con gli animali. "Hanno tutte un nome… Adesso che c'è da vendere i capretti è il momento più brutto, perchè io con loro ci parlo, ci gioco. Lo so che il lavoro è questo, ma quando devo venderli piango. Ho animali un po' di tutte le razze. Non sono un vero pastore, perchè non le scelgo per il reddito, per quanto latte mi fanno, ma per la bellezza, per il carattere…". Ma qui Marta ha sbagliato, dicendomi queste parole ha parlato proprio come un vero pastore, che è capace di tenere una pecora, anche se questa non partorisce, solo per la sua bellezza o per un particolare legame affettivo.

Nonostante le origini e le radici in questo mondo, Marta è una che ha viaggiato, che ha visto altre realtà. "Purtroppo qui siamo rimasti in pochi e non c'è modo di confrontarsi… In Francia è diverso, ci sono tanti giovani e la mentalità è differente. Io curo le bestie con le erbe, con l'omeopatia. Dovrò prendere il computer, internet mi servirebbe per trovare dei contatti, comunicare con gente che fa questo mestiere in altri posti, scambiarsi le idee, trovare soluzioni per i problemi." Qualcosa del vecchio stile di vita le manca: "Prima ero una ragazza come tutte, scendevo a Cuneo per comprarmi qualcosa… Adesso di qui non ti muovi più e non ci sono soldi da spendere. Ogni tanto però un momento per staccare ci va, io amo la montagna, d'estate metto la sveglia alle 4:00 e vado a camminare sulle mie montagne con mia sorella, ma sempre con l'occhio all'orologio per venire giù a fare i lavori."

Per la realizzazione dei sogni di Marta serve ancora tempo, c'è la solita burocrazia che si mette di mezzo. "I contributi riesci a prenderli se hai già i soldi, altrimenti… Io vorrei fare una stalla in legno, poi il caseificio, ma per adesso è tutto fermo, va a finire che le domande le dobbiamo fare a nome di mia mamma, l'azienda è già intestata a lei. Non è vero che aiutano i giovani… Poi qui il Comune ha un piano regolatore che non ammette l'espansione delle aree produttive, come a Cortina d'Ampezzo. Ma che senso ha? Voglio solo fare una stalla per le capre!! Va tutto in malora, tutto viene abbandonato, è questo che vogliono?"

Mi lascio alle spalle una Sambuco che si sta aprendo alla primavera e questa bella storia di giovani, montagna ed allevamento. Da quando ho iniziato a girare per scrivere il mio nuovo libro, ho conosciuto persone speciali, ciascuna con il suo percorso che ha portato a fare una scelta o a continuare il mestiere di famiglia. Marta è una di loro, anche se nel suo caso ho sicuramente incontrato una mentalità differente, formatasi nel percorso che lei ha intrapreso prima di prendere la decisione che l'ha riportata stabilmente a Sambuco. Ciò non potrà che esserle d'aiuto…