Fiera di Sampeyre

Fiere, fiere, fiere. Non faccio in tempo a segnalarvi quelle che ci saranno e raccontarvi quelle a cui ho partecipato! Torniamo alla fine di settembre, quando si è tenuta a Sampeyre, val Varaita (CN), la Fiera di San Michele, Sagra delle Raviole.

C’ero già stata quasi per caso lo scorso anno. Quest’anno invece ero presente anche con la mia bancarella, tentando di vendere libri, ma alle fiere evidentemente il pubblico preferisce il genere agro-alimentare. In effetti non mancavano frutta e verdura di stagione, in tutte le forme e colori.

La nuova tendenza delle fiere, ultimamente, vede spesso la partecipazione di questi animali dal lungo pelo, bovini della razza Highland. Non c’è vallata dove non vi sia almeno un allevamento e, ovviamente, alle fiere riscuotono un buon successo, almeno dal punto di vista della curiosità. Sempre così, con le cose nuove!

Pian piano vengono allestite le bancarelle. Questo signore l’avevo già incontrato lo scorso anno, è un appassionato artigiano, uno dei produttori di campane che ancora portano avanti, in modo hobbystico, questa tradizione e passione.

Gli animali iniziano ad occupare i vari spazi a loro destinati. Qui in Val Varaita per gli equini la tradizione vuol dire cavalli Merens. Poi c’è anche qualche asino, che riscuote simpatia e apprezzamento anche dei bambini. Il tempo pian piano migliora e sembra scongiurato il rischio di pioggia, che invece si temeva al mattino presto.

Nel parco giochi sono anche ospitati gli animali più piccoli. Conigli, galline e capre. Mancano le pecore, ma quelle arriveranno sfilando nel centro del paese più tardi, subito dopo l’inaugurazione ufficiale della fiera. Le capre invece scendono da mezzi appositi… ed altri meno, ma il viaggio non è stato lungo, tutte le aziende partecipanti sono locali.

Gran parte della fiera è dedicata a ciò che offre il territorio in tutti i settori dell’artigianato. La Valle Varaita è anche la valle del legno e dei mobili rustici.

Da segnalare lo stand del progetto GESTALP, con i trasformati a base di carne locale. Questo progetto (qui qualche informazione in più) è stato ideato per valorizzare in modo sostenibile le risorse del territorio, legname e carne in particolar modo.

Continuando a girare per Sampeyre (la fiera coinvolge un po’ tutto il centro del paese), si possono via via ammirare gli animali in rappresentanza delle varie razze allevate sul territorio. In questo caso si tratta delle Pezzate Rosse dell’azienda Martino di Becetto, collocata stabilmente in valle tutto l’anno.

Anche quest’anno era stato organizzato il triathlon del boscaiolo, manifestazione forestal-sportiva che vedeva impegnati diversi professionisti del settore, accanto all’area espositiva dedicata a tutte le attrezzature forestali. Le diverse sfide avrebbero premiato sia la velocità, sia l’abilità e precisione dei partecipanti.

Nella piazza centrale invece veniva data dimostrazione di abilità e arte, con la realizzazione di sculture lignee utilizzando la motosega. Sicuramente l’unione di più attività e aspetti della vita in valle era gratificante per il pubblico, oltre a dimostrare come, da queste parti, sia sempre di più la multifunzionalità a tenere in vita le aziende, la gente che ancora cerca di lavorare e investire in montagna.

Gli Highland brucano pacificamente il loro fieno. La loro proprietaria mi spiega che, in inverno, l’azienda si trasferisce in periferia di Torino, sulle pendici del Monte Musinè. Qui hanno affittato dei terreni abbandonati, che pian piano vengono recuperati con il pascolamento di questi “strani” animali, molto rustici ed adatti alla vita all’aria aperta.

Adesso però è ora di veder arrivare gli animali! Vado a cercare il gregge, che sta pascolando in una frazione sopra a Sampeyre. A dire la verità le greggi sono due, di due proprietari diversi. Attendono l’invito a partire, prima devono terminare i discorsi ufficiali in piazza, poi ci si mette in marcia.

La maggior parte delle persone attende in centro, ma il bello è accompagnare gli animali mentre passano tra le case. Per quante volte uno possa aver visto e vissuto questi momenti, sono sempre e comunque emozionanti.

Nel centro di Sampeyre però le pecore si spaventano per la troppa gente presente, così si bloccano e non vogliono più andare avanti. Bisognerà faticare un po’ per convincerle e far riprendere loro il cammino, poi ripartiranno di corsa verso il recinto che le ospiterà fino alla fine della fiera.

Silano gli animali, ma continuano anche a sfilare, apparendo qua e là, degli allegri giovani musicisti, in modo da animare la manifestazione. Arriva l’ora di pranzo, si va a mangiare raviole, poi riprenderà l’afflusso del pubblico, in attesa del passaggio della mandria al pomeriggio.

Ormai in sempre più manifestazioni di questo tipo si sta scegliendo la formula della “sfilata” degli animali, transumanza vera o fittizia. In questo caso coincide veramente con la discesa dall’alpeggio di questa mandria. E’ un momento di lavoro, ma è anche un’attrazione per tutti, per la gente del paese e per i turisti venuti alla fiera.

Si passa nel centro del paese con i rudun e tutti escono a vedere. Anche grazie a queste iniziative la transumanza torna ad essere una vera festa. Penso a quei paesi dove invece si costringono gli allevatori a fare dei lunghi giri per evitare il passaggio nel centro abitato, perchè gli animali sporcano, perchè è un disagio.

Qui invece si cammina tra due ali di folla, nella speranza che la gente capisca che questo non è un gioco, non è solo uno spettacolo, ma è un bel momento di tradizione e lavoro. Da sempre la transumanza è una festa, sia quando si sale, sia quando si scende dalla montagna, e questo deve poter avvenire a testa alta, senza essere trattati come dei delinquenti solo perchè si osa “invadere” le strade asfaltate.

La transumanza attraversa tutto il centro, poi via via passa oltre, gli animali verranno poi caricati sui camion e torneranno in fondovalle, in pianura, in cascina. Alla prossima fiera, allora! Ormai bene o male le transumanze sono concluse, ma il mese di ottobre e quello di novembre sono ancora molto ricchi di appuntamenti per tutti gli appassionati della zootecnia e dei suoi prodotti.

Fiero dei Des – 2014

Purtroppo non potrò raccontarvi nessuna delle interessanti iniziative che vi avevo segnalato per il weekend, visto che l’influenza mi ha costretta a casa. Alcuni amici mi hanno detto che la Fiera della Toma di Condove “valeva veramente la pena”. Il maltempo ha funestato il fine settimana e prosegue tutt’ora. Venerdì mattina invece pareva una bella giornata.

In pianura al mattino il cielo pareva coperto, ma in alta valle era sgombro da nuvole. Una fredda mattinata attendeva le prime vacche che stavano arrivando a Pian Melzè per la fiera. Le bancarelle erano già tutte montate, molti espositori erano arrivati già la sera precedente.

Da monte o da valle, quasi tutti gli allevatori locali hanno portato i loro animali alla fiera. Mancava sicuramente il gregge che riunisce molte pecore del comune, ma era ancora al pascolo più in alto e sarebbe stato problematico condurlo giù e poi farlo risalire nel tardo pomeriggio.

Poco per volta il sole è arrivato a riscaldare l’intero spazio della fiera, compreso il palco dove più tardi ci sarebbe stata l’estrazione della tradizionale lotteria. Ricchi premi come sempre, soprattutto le campane, oltre ad un vitello che rappresenta il primo premio.

La gente inizia ad affluire, sempre più numerosa, anche i momenti di maggiore affollamento saranno nella tarda mattinata e nel pomeriggio. Il cielo però comincia a coprirsi e le prime nuvole fanno la loro comparsa sulla parte alta del Vallone di Bellino. Riusciranno a guastare anche questa fiera?

Poco prima di pranzo, quando la maggior parte del pubblico è confluito nei pressi del rifugio per la polentata, riesco a fare un giro tra i recinti dove sono stati messi gli animali dei vari allevatori. Sole e colori d’autunno. In prevalenza le vacche sono di razza piemontese, ma non solo, come potete vedere.

Più tardi però il tempo si guasta e le nuvole coprono interamente il cielo. Aria fredda, aria di alta montagna… Gli allevatori e i loro amici si apprestano a pranzare alle tavolate accanto ai recinti degli animali. Da una parte c’è il settore “bovini”, dall’altra quello “ovicaprini”, dove incontriamo anche numerose capre di razza vallesana.

Qualche goccia di pioggia, poi ancora nuvole e nebbie che si abbassano, a creare un’atmosfera davvero di fine stagione. Presto molti dei bovini lasceranno la valle, tornando in pianura, qualcuno andrà nelle stalle delle aziende che ancora resistono quassù. Pecore e capre finiranno di pascolare alle quote più basse, contribuendo a rendere bello, pulito e ordinato il paesaggio.

Per concludere la giornata, con un po’ di ritardo per soddisfare tutti quelli che ancora volevano acquistare un biglietto, ecco che inizia la lotteria. Prima c’è la premiazione degli allevatori che hanno partecipato, poi due parole da parte del Sindaco e quindi si inizia con il sorteggio dei ricchi premi. Come sempre, un grazie all’Associazione Pastur de Blins per l’organizzazione della fiera.

Tra le tante fiere, quella di Sampeyre

In questi fine settimana non c’è di che annoiarsi. Per gli allevatori, ci sono le transumanze vere e proprie, lo spostamento di greggi e mandrie di proprietà. Ma poi ci sono mostre, fiere, rassegne zootecniche. Sempre più gli animali vengono fatti sfilare (mi hanno detto che c’era anche un piccolo gregge alla Duja d’or ad Asti a metà settembre), riscuotendo un gran successo. Oggi c’è La Transumanza a Pont Canavese, anche i prossimi fine settimana sono ricchissimi di appuntamenti. La sottoscritta va un po’ qua ed un po’ là, vagante come sempre, come può, quando può.

Domenica scorsa ero a Sampeyre. Al mattino, mentre risalivo per andare a fare una camminata, ho già incontrato animali che scendevano. Molto probabilmente erano per l’appunto diretti alla fiera che si teneva nel capoluogo. Il suono dei rudun risuonava nella valle. Giù in paese, anche se era abbastanza presto, c’era già movimento.

Terminata la mia gita, sono ridiscesa velocemente per andare alla fiera, ma qualche nastro colorato e soprattutto le buse fresche lungo la strada mi hanno fatto venire dei dubbi… Per fortuna c’è poi stato modo di imboccare un’altra strada e precedere la mandria diretta a Sampeyre per sfilare nel centro. Un rapidissimo giro alla fiera, dove vacche, capre, pecore, asini e cavalli fin dal mattino sono state sistemate qua e là lungo la strada che porta alla piazza. Poi vado incontro alla mandria.

Incontro anche un simpatico “conducente di asino“, che aspetta come me gli animali per unirsi alla sfilata. Il passaggio nel paese è previsto per le ore 15:00. C’è un pallido solo autunnale, poco traffico, ma sicuramente arriverà molta gente nel pomeriggio per il clou della manifestazione.

Le vacche sono state fatte fermare in uno spiazzo, dove possono anche pascolare un po’. Quando è ora, ci si mette in cammino, ci va circa una mezz’ora a raggiungere Sampeyre, anche se gli animali avanzano di buon passo. In tanti partecipano a questa “transumanza” insieme ai margari, anche per riuscire a garantire lo scorrimento del traffico.

Per la strada, ecco le locandine di un appuntamento che seguirà tra non molto. La Fiero dei Des (Fiera del 10) è una scadenza a cui non mancare, da queste parti. A Bellino, il 10 ottobre, tra bancarelle e animali locali in mostra, ci si incontra prima di scendere definitivamente in pianura, prima di rientrare nelle stalle.

Si passa Calchesio, poi prosegue la discesa, incrociando auto e moto, riuscendo a far avanzare anche chi si è trovato dietro in coda. C’è sempre qualche piccolo attimo di nervosismo, perchè gli automobilisti non sanno come comportarsi quando vedono gli animali sulla strada. C’è chi si blocca in centro, chi avanza anche quando dall’altra parte le auto stanno sorpassando la mandria, nonostante segnali, inviti e grida delle persone che cercano sia di badare alle vacche, sia di dirigere il traffico.

Molta gente già aspetta all’imbocco del paese, c’è chi si affaccia dai balconi, chi sta sulla porta di casa. Non so se questa sia la prima volta in cui gli animali vengono fatti sfilare nel centro, ma sicuramente è uno spettacolo che offre qualcosa in più rispetto ad una semplice fiera con gli animali in mostra.

Un tempo non era uno spettacolo inconsueto vedere degli animali, vacche, capre o pecore che fossero, transitare per le strade. Oggi la gente si assiepa in piazza a guardare con entusiasmo una mandria, così come aspetterebbe gli atleti di una gara o una sfilata di carri allegorici. Un qualcosa di bello da vedere, allietato dal suono dei campanacci.

La mandria attraversa tutto il centro tra due ali di folla, gente e bancarelle, poi viene condotta in un prato dove sono già stati tirati i fili per contenerla nelle ore successive. Conclusa la sfilata, la fiera può continuare. Ci sono i “soliti banchi” da mercato, abbigliamento, oggetti vari, poi l’artigianato e i prodotti tipici.

Da segnalare un produttore artigianale di campane che ancora non mi era mai capitato di incontrare, ma che sicuramente dev’essere noto agli appassionati “del settore”. Chi fosse interessato a contattarlo, può lasciare un commento ed io provvederò a farvi sapere i suoi recapiti.

Ai giardinetti… ecco pecore e capre! Con le transenne sono stati creati dei box per contenerle ed ogni allevatore ha il suo spazio. Biellesi, incroci, Suffolk, Romanov, tutte provenienti da allevatori locali. E così, per quel giorno, l’erba dei giardini pubblici è stata tagliata gratuitamente…

Moltissimo pubblico anche ad assistere al triathlon del boscaiolo. Taglialegna professionisti si cimentavano in diverse prove di abilità e precisione: intaglio con la motosega, prove di velocità nella sramatura, capacità di far cadere il tronco in un punto esatto. Tutto questo vi fa capire come i mestieri della montagna possano anche essere “divertenti da vedere”. L’importante è capire che è un lavoro, quindi va apprezzato nei momenti di festa e rispettato in tutti gli altri giorni dell’anno.

Da un giorno all’altro

L’autunno è la stagione che preferisco. Però d’autunno il tempo passa in fretta, da una settimana all’altra le cose cambiano e non poco. Abitando in montagna, in alpeggio, le cose le vivi giorno per giorno. Invece salendo solo per una gita ti rendi conto bruscamente dell’avanzare della stagione.

Cambia l’aria. Sono quelle giornate in cui la pianura non di rado è sotto una cappa di nuvole, ma in montagna fa ancora bello. E la temperatura non è nemmeno troppo fredda. Vicino agli alpeggi, alle quote inferiori, l’erba è ancora verde, ci sono animali al pascolo, ma guardando verso l’alto i colori sono diversi, hanno le tonalità del giallo, del marrone, dell’arancione e del rosso.

Baite chiuse, ma questa probabilmente non viene nemmeno più utilizzata, se non saltuariamente. L’erba è stata pascolata, restano solo i ciuffi spinosi dei cardi. Dalla pianura, dal fondovalle la nebbia sembra voler risalire ad inghiottire le creste delle montagne. L’aria è frizzante, ma il sole è abbastanza caldo. In lontananza, nell’altro vallone, campane e muggiti di animali ancora al pascolo.

Sapevo che più a monte li avrei incontrati. Prima, raggiunto il pianoro, avevo visto una sagoma scura stagliarsi contro il cielo verso una depressione della cresta. Il sentiero mi avrebbe portata là. Ancor prima di prendere il binocolo, mi sono ricordata di loro. In questo alpeggio ci sono (anche) i cavalli. Si tratta dei Merens, allevati da anni in Val Varaita. L’estate e parte dell’autunno le trascorrono in montagna, dove sono liberi di muoversi e pascolare.

Ci sono numerosi animali, anche puledri. Mi osservano curiosi, mi vengono incontro, poi scendono di corsa ad unirsi ai compagni. Di lì in poi la mia salita al lago prima e al colle poi avverrà in solitaria tra i pascoli con i colori dell’autunno.

Gli unici suoni sono il sibilo del vento e lo stridio dei versi dei gracchi. La nebbia sale, fredda. A questa stagione da un giorno all’altro potrebbe arrivare la neve. Il gelo ha già colpito, l’erba è ingiallita, i mirtilli sono chiazze rosse e marroni. Qua e là ancora qualche fiore, in una nicchia riparata tra le rocce. Non c’è nessuno, nemmeno escursionisti di passaggio, forse si sono fatti spaventare dal presunto maltempo che copre la pianura.

Sulla via del ritorno, nel vallone a fianco, ancora una mandria al pascolo. Vacche, vitelli, manze. Poi la nebbia si abbassa e si sentono dei versi inquietanti, un mugghiare profondo che mi fa immaginare gli antichi uri nelle praterie preistoriche. Ci sono due grossi tori dall’altra parte del torrente, uno dei due è il responsabile di questi muggiti prolungati e profondi.

La nebbia va e viene, la temperatura si è abbassata. Il sentiero raggiunge un altro alpeggio, anche questo abbandonato. Tutti i pascoli sono stati mangiati, ma le baite non sono più abitate. I margari sono più a valle, dove passa la strada sterrata che collega numerosi alpeggi, ma quelli senza una via di accesso non vengono più utilizzati. E’ ora di scendere, più a valle c’è una fiera… ve ne parlerò la prossima volta!

In alpeggio nel XXI secolo

Nel 2003-2004 giravo per il Piemonte a censire le strutture d’alpeggio. In 10, 11 anni sono successe tante cose, ho anche abitato in alpeggio per alcune stagioni, conoscendo dal vivo questo mondo, le sue dinamiche, tutto ciò che un semplice frequentatore della montagna ignora. Forse in questi anni alcune delle baite sono migliorate, sono stati fatti lavori, ristrutturazioni, nuovi edifici, qualche strada. Ma restano numerose situazioni dove le condizioni di vita non sono propriamente consone al XXI secolo.

Certo, in alpeggio si trascorrono “solo” pochi mesi all’anno. Chi fa questo mestiere è “abituato” ai sacrifici. Passa molto tempo all’aperto. Però non sarebbe ora di cambiare? Qualcuno mi può dire che ci sia anche un fattore di mentalità e di cultura, ma non pensate che sia così per tutti. Nella maggior parte delle situazioni, tocca arrangiarsi, tocca sopportare, ma credo che il passare degli anni, l’avanzare del progresso, renda più difficile farlo, quando si sa che ormai “tutto è possibile”, anche aggiustare una baita a 2000 e più metri, non raggiungibile con una strada.

E’ vero che chi sale in alpeggio guarda soprattutto il pascolo: estensione, morfologia, qualità dell’erba, disponibilità di acqua. Insomma, tutto quello che va sotto il nome di “montagna”. E’ una bella montagna, ma non è detto che ci sia anche un’abitazione decente. Quand’è che qualcuno si deciderà ad intervenire? L’ho già detto molte volte, trovo assurdo che si affitti un territorio dove qualcuno dovrà stare a sorvegliare gli animali per mesi e non ci sia un’abitazione degna di questo nome. Doppiamente grave se, a farlo, è un Ente pubblico.

Inutile lamentarsi della cattiva gestione dei pascoli o di animali incustoditi, se non c’è una baita, se non c’è un posto per ricoverare almeno quelle bestie che ne hanno la necessità. E che dire degli aiutanti? Il titolare dell’alpeggio può stare in un rudere, ma se ha un operaio regolarmente assunto, a norma di legge dovrebbe garantire certe condizioni di vita. Mi hanno spiegato che il Comune affitta l’alpeggio inteso come pascoli e non ha responsabilità sulla parte relativa alle strutture (classificati come ricoveri e non come abitazioni), ma non mi è ben chiaro come questo sia possibile. Se qualcuno ne sapesse di più, mi farebbe un gran piacere spiegandocelo nei commenti.

Così puoi avere una bellissima montagna, un paradiso per gli animali, ma vivere più o meno come 100-200 anni fa. Giovane o anziano, l’allevatore (pastore o margaro che sia), si adatta. Ma magari queste condizioni di vita gli complicano l’esistenza. E’ difficile tenersi in ordine e puliti quando non hai l’acqua in casa, meno che meno calda. Quando mancano i servizi igienici. Quando il tempo è come quest’anno e non puoi nemmeno accendere una stufa. Non si pretende chissà cosa, ma non pensate che anche chi sale in alpeggio non abbia diritto a quel minimo di comodità? Potersi fare una doccia, scaldarsi dopo una giornata sotto la pioggia, un pavimento che non sia di terra battuta, un tetto e quattro mura? E pensate a cosa significhi per le donne: mogli, compagne, fidanzate…

Poi ci si stupisce se di giovani se ne incontrano pochi. Ma anche a vent’anni puoi chiederti perchè devi lavorare in certe condizioni. Prendete questa struttura (ma è solo una delle tante): la proprietà è privata, ma non vogliono nè vendere, nè fare delle ristrutturazioni. In una bella giornata di sole dentro è freddo e umido da far paura, va bene per conservare i formaggi, ma viverci… Certo, si è sempre vissuto così, una volta. Ma perchè nel mondo dell’alpeggio il progresso non deve arrivare? Se si caseifica, la legge richiede certi parametri. E allora facciamo una legge che stabilisca parametri anche per le abitazioni d’alpe. Gli affitti vengono pagati? E allora adeguiamo tutte le strutture, pubbliche o private che siano. Poi imponiamo che, una volta aggiustate, vengano mantenute correttamente, che dove c’è il caseificio venga prodotto formaggio (e non che ci sia una mandria di animali in asciutta).

Alcuni si sono dati da fare in prima persona. Laddove il Comune non riusciva a trovare i fondi per mettere a posto le strutture, si è trovato un accordo. I lavori sono stati fatti dall’affittuario e le spese sostenute scalate dall’affitto degli anni successivi. Mi raccontava un’amica di aver fatto la vita d’alpe, quella più dura. Con il telo sopra al tetto e il vento che si infila tra i muri della baita. Il freddo, l’umidità, il fuoco in un angolo che, se lo accendevi, piangevi per ore per il fumo e tutto si anneriva. Ma una volta era così ovunque, salivi a piedi con i muli. Oggi c’è la centralina, la luce, le piastrelle, la stufa, la doccia. Anche così a volte le condizioni di vita e di lavoro restano dure, quindi ben venga almeno una stanza asciutta e accogliente nel senso più spartano del termine.

Passando accanto a vecchie baite in disuso, molte delle quali ormai crollate, ogni volta mi faccio domande e provo ad immaginare come si vivesse qui 50-100 anni fa. Però, come avete visto, mi pongo ancora più interrogativi passando accanto a strutture poco diverse da queste, vedendole ancora utilizzate! Negli ultimi 20-30 anni sicuramente sono stati fatti passi in avanti per quanto concerne le strutture e infrastrutture d’alpeggio, ma per garantire un futuro a questo mondo e ai suoi protagonisti, c’è ancora da lavorare. Anche quando si parla di “convivere” con i predatori: sarebbe già un po’ più facile se almeno vi fossero le strutture idonee pure negli alpeggi più in quota, dove bisogna per forza risiedere quando il gregge è sui pascoli alti.

La montagna sta male, ma bisogna "aiutarla" nel modo giusto

Il dibattito stentava a decollare il 13 maggio 2011 a Frassino, presso la Comunità Montana. Gli allevatori sono arrivati alla spicciolata e, prima ancora della riunione uffciale, ho raccolto la voce di Gianfranco Abbà della Valle Po, che il giorno precedente non era riuscito ad essere presente a Paesana. "Uno dei problemi è l'affitto dei pascoli dai privati, perchè chiedono molti soldi e non ti fanno nessuno scritto, anche perchè magari non sono mai state fatte le divisioni in passato. Così quelle superfici non puoi nemmeno segnarle sulle domande per i contributi. …anche se poi, dei contributi, tra una spesa e l'altra non ne resta nemmeno per pagare la montana! Bisognerebbe dare uno "stipendio"a chi sale davvero in montagne e la tiene bene, non pagare in funzione del numero di bestie."

Inizialmente gli allevatori convenuti hanno ascoltato il professor Battaglini ed il professor Corti che illustravano il progetto PROPAST ed elencavano le problematiche emerse nel corso di simili incontri nelle altre valli. Poco per volta però le varie voci hanno iniziato a tracciare il quadro anche della Val Varaita, con considerazioni dalla valenza generale, che ancora una volta serviranno a delineare un quadro sempre più definito dei temi su cui la Regione Piemonte potrà lavorare per cercare di intervenire direttamente a sostegno della montagna e dell'allevamento.

Beppe Barra ha sostenuto che il problema dei predatori presto interesserà sempre di più anche i bovini. "Ho aderito al progetto Gestalp per valorizzare la carne, quindi porterò anche i vitelli in alpe. Però allora bisogna contenere i lupi! Certo, faccio i recinti con il filo, ma non posso portare le bestie in stalla tutte le sere. Per quanto fai, la sorveglianza non potrà mai essere totale. Inoltre non ci sono le stalle dappertutto e poi andrebbe contro a quello che ci dicono sul benessere animale. I danni da lupo, sì, vengono pagati, ma c'è anche un forte stress per la mandria. E poi, per gli animali dispersi?".
Il pastore di Bellino Alfredo Peyrache ha parlato della gestione del gregge: "I recinti vanno bene, ma per la notte. Anche i cani funzionano bene, ne ho uno, ma bisognerebbe averne due, io non ho mai avuto problemi con i turisti. Il premio di pascolo gestito non paga le ore che si fanno in più per proteggere il gregge dal lupo. Non ho mai avuto attacchi notturni nel recinto, ma le reti le porti su a mano, è tutta fatica ed ore di lavoro in più. Le pecore vanno seguite sempre, una volta in certi posti potevi scendere alle 17:00, loro finivano di pascolare dove volevano, adesso fino alle 20, alle 21! E quelle ore non sono pagate!"
Silvana Peyrache completa il quadro affermando: "Non puoi più scendere a fare il fieno, o gli altri lavori, le mucche, ecc… Dovresti prendere gli aiutanti, ma noi ci siamo sempre fatti tutto in famiglia. Io non lo vorrei, l'aiuto pastore, perchè uno che è sempre vissuto lì sa come deve fare il lavoro, uno che viene da via gli devi stare insieme, e allora…".

Dematteis, di Sampeyre, ha denunciato la morte di due vitelli uccisi dai lupi, uno con 8 giorni di vita. "Ho avuto il risarcimento, ma comunque il danno c'è stato. Il settore è già in crisi ed il lupo si è inserito in un momento molto difficile, quindi è difficile trovare soluzioni. Noi non alleviamo per far mangiare le bestie dai lupi…".
E le difficoltà per la montagna sono davvero tante: "Gli aiuti comunitari sono stati dati a svantaggio della montagna. Adesso ci vanno 40 vitelli per comprare un trattore! Fino a 20 anni fa vivevi con 10 vacche, adesso con 50 fai la fame. Sono stati premiati i grandi allevamenti, così i giovani sono scesi in pianura per avere più bestie. Questo ha favorito lo spopolamento e la stagionalità, invece bisogna tenere la gente! E' stata abbandonata la media vallata, quella dei piccoli e piccolissimi allevatori, che svolgevano un importante lavoro nel tenere pulito. Ma adesso non possiamo pagare qualcuno che faccia questi lavori! L'alta montagna, gli alpeggi, sono tutti utilizzati, ma a Chianale d'inverno restano 5 persone. Bisogna premiare chi sta sul posto tutto l'anno… E' stato abbandonato lo sfalcio sui terreni meno faveorevoli. Quei pochi che ancora vivono di allevamento devono andare in pianura…".
Si parla ancora di alpeggi troppo sfruttati e di scarso valore dei prodotti dell'allevamento.

All'incontro erano presenti anche alcuni studenti del CERIGEFAS accompagnati dal professor Andrea Dematteis. Angelo Chaix, di Chianale, ha preso la parola dicendo di essere stufo di avere gli stessi contributi di chi è a Piasco (paese all'imbocco della valle): "A me l'inverno costa ben di più! Avevo 200 capi ovini, poi mi sono stufato di tutto quello che comportava. Abbiamo avuto delle perdite per colpa del lupo, ma non le seguivamo costantemente, perchè c'era da fare il fieno, le vacche da mungere e tutti gli altri lavori. Prendevamo anche pecore in guardia, era un'integrazione al reddito. Adesso non puoi più. C'è stato anche un attacco ad un vitello, tre anni fa, in autunno. Ce l'hanno rimborsato, ma non è una soluzione."
Dematteis racconta di come sia stato avvistato un lupo pochi giorni prima a Sampeyre. "Gli anni scorsi mettevo già fuori i vitelli con le vacche, adesso devo tenerli in stalla a fieno fino almeno a 50 giorni e sono tutti costi in più."
Da più parti viene ribadito come il pascolamento si mutato: "Certe zone non si pascolano più, si pascola solo dovìè più vantaggioso. Le bestie così camminano di più, passano sovente nello stesso punto, aumentano anche le malattie ai piedi."

Gianfranco Martino, di Becetto, racconta del suo ritorno alla borgata di origine per mettere in piedi un'azienda zootecnica. "Noi abbiamo aderito a GESTALP. Alleviamo Pezzata Rossa Italiana, metteremo al pascolo anche le vacche nutrici con i vitelli, ma nei pascoli in quota sarà un problema! Mungiamo, trasformiamo e vendiamo latte, ma il prezzo è basso. Bisogna trasformare e vendere in valle, il turista viene su anche per quello.
Adesso il numero di bestie nelle mandrie è triplicato, la maggior parte dei contributi però va a finire in pianura e in montagna che succede? I bambini non hanno più le scuole… Ho pensato più di una volta di partire anch'io, ma restano i paesi fantasma con la gente a capodanno a sparare i botti vicino alla stalla, e a ferragosto. Maledetti contributi… Sono stati una rovina! Gli allevamenti in montagna vogliono dire giovani, bambini, vita!"
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Il rappresentante di Coldiretti è intervenuto affermando che il problema dei contributi è soprattutto la loro gestione. "Bisogna trovare delle soluzioni, alzare l'attenzione su questi problemi. Anche il lupo, sta diventando un problema sociale. Non si chiede di sparare indiscriminatamente, ma di contenere. Bisogna superare le ideologie, i veri ambientalisti e animalisti sono allevatori, pastori e margari! La nuova PAC sembra riconoscere un ruolo diverso alla montagna, ma ormai è un po' tardi. Un grande ruolo ce l'hanno le amministrazioni, che possono dare la precedenza ai residenti."
Riprende la parola Martino: "Si parla tanto di benessera animale, ma mai del benessere degli allevatori! Vado via quattro giorni all'anno con la famiglia, i figli si chiedono perchè, fanno i confronti con i compagni di scuola. Adesso abbiamo lo stress di trovare l'animale morto, di non essere tranquilli quando le bestie sono fuori, di non sapere cosa succede. Sono venuto qui per togliermi dallo stress della città, e adesso…".
Barra suggerisce una gestione con più contributi mirati, rapportati al territorio.

Gianpiero Boudoin lamenta i costi che l'allevatore deve sostenere a livello burocratico. "Ho la stalla a Pontechianale, due figli di 21-22 anni che andranno a fare altro. Sarebbero appassionati, ma ci sono troppe difficoltà. D'inverno non sto più su, ho trovato un posto a Paesana. Una volta con pochi animali, facendo anche altri lavori, ci vivevi ed anche bene. Adesso non più, non riesci, ti devi indebitare, fare dei mutui…".
Dematteis ribadisce come si difficile affittare pascoli dai privati: "Nessuno ti fa lo scritto, c'è un frazionamento eccessivo, qui da noi si è sempre diviso… Raggruppare costerebbe troppo già solo per gli atti, poi in molti casi gli eredi chissà chi sono, sono in Francia… Si tratta dei terreni dove si pascola in primavera ed autunno. I giovani sono frenati, troppo impegno e troppo poco reddito. Bisognerebbe associarsi, trasformare il prodotto, valorizzare. Con GESTALP inizieremo a provarci. Se potessero vivere con 10 vacche, tanti giovani lo farebbero. Il prodotto però dovrebbe avere un valore!".
Ribadisce Martino: "Il futuro è di unire le forze. Ci sarebbe tanto lavoro da fare: patate, piccoli frutti… Ma ogni azienda fa investimenti con un parco macchine che non userà mai fino in fondo! L'associazione per valorizzare la carne è valida, il mio caseificio dovrebbero usarlo anche altri, con le capre, con le pecore."

Viene spiegato come in valle non vi sia un macello, ma quello non rappresenta un problema per gli allevatori. Con GESTALP si creerà un laboratorio per la trasformazione delle carni. La mungitura è stata abbandonata dalla gran parte degli allevatori, passando alla linea vacca-vitello.
"Dovrebbe essere la Comunità Montana ad acquisire i terreni abbandonati, non coltivati, non sfalciati, per darli in affitto a chi li pascola. In Francia viene fatto qualcosa di simile."
Anche questo incontro, l'ultimo prima delle transumanze estive, ha messo in luce un gran numero di gravi problematiche di non facile soluzione, dal momento che alcune vanno ben oltre le competenze Regionali. Tra gli obiettivi di PROPAST vi è proprio quello di raccogliere le voci degli allevatori e presentarli in una forma organica, di modo che possano venir definite delle norme a livello regionale su alcune questioni (come l'affitto degli alpeggi). E adesso ci si sposterà in alpeggio, a raccogliere altre testimonianze e verificare sul campo la gestione dei pascoli.

La Fiero dei Des

La scorsa domenica ero a Bellino, in Val Varaita, per la Fiero dei Des, che si tiene annualmente il 10 di ottobre. Non ero la sola "inviata" da quelle parti, come potete vedere anche qui su Ruralpini.

La giornata era tipicamente autunnale, sia per i colori, sia per il tempo. Le previsioni non erano buone, si sperava almeno che non piovesse, anche se le temperature e l’umidità, unite alla quota, facevano presagire un lungo, freddo trascorrere dellle ore, lassù a Pian Melzè.

Salendo lungo la strada, incontro un gregge diretto alla fiera. Attendo pazientemente, scambiando quattro chiacchiere con il pastore ed approfittandone per scattare qualche foto. Poi le pecore vengono fatte accostare, così io ed altri automobilisti possiamo proseguire più velocemente.

Su a Pian Melzè inizia ad esserci una certa animazione, con le bancarelle già disposte ed allestite, mentre gli spazi dedicati agli animali sono ancora quasi tutti vuoti, c’è solo questa grossa mandria in un ampio recinto tra gli alberi gialli.

Un gregge sta ancora pascolando agli inizi del pianoro, sorvegliato dai pastori che attendono di condurlo verso il recinto con il nome dell’allevatore. C’è anche un cane, un pastore maremmano, che abbaia sospettoso verso di me. Stanno arrivando macchine, nonostante il tempo, l’appuntamento della fiera evidentemente non può essere perso.

Aumentano gli animali, nel pianoro risuonano i campanacci, sventolano le bandiere occitane, e sono gli ultimi giorni, perchè presto tutti gli animali "in guardia" torneranno verso la pianura e resteranno solo vacche, pecore e capre locali. Oggi è festa, non si parla delle solite polemiche, del lupo e di tutto il resto, ma quei pensieri sono lì, soprattutto saranno nella mente di quelli che hanno dovuto smettere o hanno convertito la forma di allevamento o ancora hanno venduto il loro gregge.

Scende anche Cristiano con la sua mandria, passando in mezzo alla fila di auto parcheggiate. Gli animali arrivano poco per volta, non c’è un orario, non c’è un programma definito. Gli organizzatori sono i ragazzi dell’Associazione dei Pastori di Bellino, quindi ciascuno deve innanzitutto pensare ai propri animali ed è difficile riuscire a coordinare il tutto.

Sul palco artigianale, fanno già bella mostra le campane che saranno tra i premi della lotteria. In tanti acquistano i biglietti, sperando di aggiudicarsi magari il rudun più grosso, o il vitello che rappresenta il primo premio.

Arrivano altre mandrie, tutti guardano in su verso il cielo, sperando che non inizi a piovere. Poi c’è chi si lamenta per la concomitanza di altre fiere, che hanno sottratto pubblico a questo evento. "Ma è perchè quest’anno cade di domenica…". "Eh, ma non fosse domenica, non tutti in settimana si muovono…".

Non solo vacche, anche capre, come questo gregge di Vallesane. La loro padrona le ha attirate fin qui con un sacchetto pieno di pane secco ed adesso le sta ricompensando con il contenuto proprio di quel sacco. Ormai sono arrivati quasi tutti e c’è anche un camion in attesa, là sulla strada, che porterà a valle una delle mandrie quando la fiera sarà terminata.

Intanto, tra le bancarelle, ci si incontra, si chiacchiera e magari si cerca anche la campana giusta da appendere al collo di qualche animale, il prossimo anno. Come avviene la scelta? Ovviamente facendola suonare! Non deve essere un suono qualunque, ma si deve anche armonizzare con le altre già presenti nella mandria… Un orecchio fine, quello degli allevatori.

C’è chi si aggira solo tra le bancarelle, tra prodotti tipici, abbigliamento, attrezzature, e chi invece preferisce sostare a lungo di fianco a tutti i recinti, valutando gli animali esposti, commentando la loro forma, il loro stato. C’è chi annuisce, chi scuote la testa, chi indica una vacca, un vitello, un toro.

Non mancano i rudun e questo è sicuramente il più idicato per il posto in cui ci troviamo, con la sua scritta "Viva la Val Varaita"! Continua a passar gente, ci si saluta, io cerco ogni tanto di scappare dalla mia bancarella per fare un giro e scattare qualche foto.

Adesso le pecore ci sono tutte, frammiste a qualche capra. C’è chi è particolarmente amante del "colore", ed allora ecco numerosi animali neri o pezzati, invece altre greggi sono più candide… Quasi tutte queste pecore ormai, d’estate, sono riunite in un unico gregge che accoglie gli animali "superstiti". O così o… carne da lupi, ed allora la pastorizia di Bellino ha dovuto "adattarsi", modificandosi radicalmente e, purtroppo, avviandosi verso il tramonto.

Questa pecora dalla buffa espressione si mette in posa per una foto, con la sua campana al collo. Sono stati predisposti i bacini per bere, ma questo clima non determina sicuramente arsura. Fa freddo, fa decisamente freddo, soprattutto se tocca star fermi ad una bancarella, come nel mio caso.

Per pranzo, vengo invitata al "tavolo" degli allevatori, forse meno confortevole del rifugio, ma sicuramente più genuino ed allegro. Come sedie, usiamo le balle di fieno… Molto comode! Mangiamo quello che hanno preparato le donne, passano teglie, taglieri e scatole: salami, torte salate, antipasti di verdure, arrosto, fino ad arrivare ai dolci. Stiamo appunto mangiando la torta quando inizia a cadere una pioggerella fine fine che è di cattivo auspicio. Purtroppo il tempo ha finito di aiutarci e la giornata, di lì in avanti, diventerà molto umida.

C’è ancora la lotteria, che concluderà la giornata, via via sotto una pioggia sempre più fastidiosa. Cristiano chiama i vari numeri ed i premi vengono consegnati, dai semplici attrezzi (bastoni, rotoli di filo, picchetti) a cassette di patate, barattoli di miele, bottiglie di vino. Poi le campane ed infine il vitello che, per due numeri di differenza, non viene assegnato proprio… alla sottoscritta! Estratto l’ultimo numero, tutti fuggono, intirizziti e bagnati. Il termometro dell’auto segna 4°C. Via, veloci giù in pianura, in una lunga fila di auto nella valle semi-deserta, mentre gli allevatori devono riportare a casa tutti i loro animali.

D'ora in poi, ovunque si vada…

Anche in una giornata dal tempo incerto, anche durante una breve gita in montagna, ormai, qualunque sia la meta, nelle valli si incontrano greggi e mandrie, si sentono le campane. Negli alpeggi più alti magari non è ancora salito nessuno, ma è questione di pochi giorni, al massimo una settimana o due.

Ieri, in Val Varaita, il tempo non era sicuramente dei migliori ed infatti il temporale è arrivato nel pomeriggio, proprio come dicevano le previsioni. Già al mattino, durante la salita, le premesse non erano invitanti, infatti le esitazioni sulla meta di giornata erano state tante.

Durante la salita nel bosco, ad un certo punto il suono delle campane si era fatto più vicino. La mandria in quel momento si trovava in una radura tra i larici ed il vederla lì faceva sentire la montagna più viva! In questo caso non  vi è un alpeggio "classico", le baite poco sopra sono utilizzate di rado, i proprietari degli animali risiedono nel fondovalle, non così lontano dai pascoli.

Il sentiero sale verso le mete dei turisti, degli escursionisti. Gli animali al massimo li guardano con curiosità, altrimenti continuano le loro "attività". Quella di ieri per me è stata solo una gita, ma prossimamente ripartirò per far visita a pastori, per seguire transumanze, per raggiungere alpeggi e pascoli.

Questa transumanza è una delle tante che ha avuto luogo nel mese di maggio in Valchiusella. Il fotografo, quando si parla di quelle zone, è sempre Giacomo, che non manca mai di cogliere questi momenti di vita della sua valle.

Un’altra transumanza, sono sempre margari di Inverso e, come ci fa notare il nostro amico, sono i giovani a guidare il cammino. Questo mestiere ha un futuro!

Parlando di transumanze e di alpeggi ancora vivi, segnalo il "Codice Etico dell’Alpeggio" proposto da AmAMont (Associazione transfrontaliera degli amici degli alpeggi e della montagna). Leggetelo con attenzione, sia che siate "del mestiere", sia per semplice curiosità e voglia di essere informati.

Attenti al lupo, il convegno

Non fatemiparlare del freddo, della neve, del terreno gelato, delle previsioni del tempo che fanno pensare ad un pessimo Natale per tutti i pastori…

Parliamo invece del convegno che si è tenuto ieri a Brossasco. Nell’ambito della rassegna "les MontagnArts", ancora una volta si parla di lupo, questa volta con l’Assessore Regionale all’Agricoltura Mino Taricco, l’Assessore Provinciale all’Agricoltura Claudio Sacchetto, il Presidente dell’Associazione Pastur di Blins Cristiano Peyrache, il Segretario della Coldiretti Saluzzo Michele Mellano e Mario Munari, Sindaco di Bellino. Qui sul blog potete in qualche modo seguire la storia di Bellino ed il lupo fin dalle origini: prima puntata qui, e poi le successive qui. Cos’è cambiato da allora? Purtroppo molte cose, ma in negativo. Cercherò di farvi una sintesi accurata del convegno, grazie agli appunti che ho preso.

Davanti a questo pubblico, è toccato alla sottoscritta aprire le danze. Dopo la proiezione di un video di qualche anno fa sulla ricomparsa del lupo nelle Alpi piemontesi, è stata la volta del mio intervento: "A che prezzo lupo e pastorizia possono "convivere"?". Nel modo più obiettivo possibile, ho cercato di spiegare qual è il prezzo della "convivenza" pagato da un pastore. Tutte cose che qui sono già state scritte più volte: i problemi con i cani da guardiania ed i turisti (sia in montagna, sia nel resto dell’anno), tirare reti, spostare reti, stare al pascolo fino a notte, senza la possibilità di passare nemmeno una giornata insieme ai parenti in visita in alpeggio, cosa vuol dire un attacco del lupo e cosa paga il rimborso (quando e se arriva), ecc, ecc, ecc. Insomma, non lupo sì, lupo no, ma: "Signori che avete le possibilità di decidere, la situazione è questa, sappiate che per i pastori il prezzo della presenza del lupo è salato e va a sommarsi a tutta una serie di difficoltà intrinseche di questo mestiere, oltre alle difficoltà economiche generali." Inoltre ho citato una frase di Paolo Rumiz letta recentemente: "In Italia i lupi non sono quelli che scannano le pecore, ma quelli che uccidono i pastori con le carte bollate."

Per primo ha parlato l’Assessore Taricco, che ha aperto il discorso affermando: "Non sono un innamorato della presenza del lupo", specificando però che le regole e le norme a cui dobbiamo sottostare tutti ci costringono a trovare una soluzione diconvivenza. Il lupo è una specie più che protetta dai regolamenti comunitari, per cui bisogna agire di conseguenza. La Regione ha cercato di venire incontro alla pastorizia con il premio di pascolo gestito, l’acquisto di attrezzature, i rimborsi. Nell’estate 2009 non ci sono stati più attacchi degli anni precedenti, ma si sono verificati casi che hanno richiamato l’attenzione generale. La Regione ha avviato la procedura di richiesta al Ministero per poter intervenire in situazioni particolarmente complesse e pericolose, andando oltre alle misure di prevenzione. Si punta quindi all’abbattimento selettivo come ultima soluzione. Per l’attuazione di questa misura è necessario un lungo procedimento, nel frattempo la regione emanerà un bando finanziario per l’acquisto di cani da guardiania ed attrezzature per la difesa. Inoltre l’Assessore ha affermato di aver dato disposizione affinchè i danni da predazione del 2009 siano liquidati tutti entro la fine dell’anno.

L’intervento successivo è stato dell’Assessore Sacchetto, che ha ripreso le parole di Taricco, aggiungendo che il problema lupo è da affrontare a livello locale. Non si possono fare paragoni con altre situazioni, tipo quella francese, perchè ogni area ha la sua forma di pastorizia. "Bisogna dare gli strumenti ai pastori per cercare di limitare al minimo i danni", afferma Sacchetto. "La Provincia va a traino della Regione per integrare il pacco degli interventi regionali." Quindi anch’egli ha preso nettamente una posizione: "Se i nostri nonni avevano agito in un certo modo, lo hanno fatto con cognizione di causa. Intendiamoci, apprezzo il lupo come animale selvatico, ma se facessi il lavoro del pastore…". Riconoscendo l’opera utile svolta dai pastori per il mantenimento ambientale, l’Assessore ha concluso affermando che è indispensabile fare tutto il possibile per aiutare pastori e margari.

E’ poi stata data la parola a Cristiano Peyrache di Bellino, presidente della locale Associazione dei Pastori. A cuore aperto, ha presentato le sue ragioni e la sua posizione. "Continuiamo ad esporre i nostri problemi: il territorio di Bellino è quello che è, con il lupo NON SI PUO’ LAVORARE. Le metodologie di difesa "imposte" non si riescono ad applicare, da noi. Tanto è vero che, prima del lupo, c’erano 15 pastori a Bellino. Nell’estate 2009 soltanto due ed il prossimo anno, se va bene, uno solo. Altre vallate hanno altri territori, dove è possibile lavorare anche con grandi numeri, ma non è il caso di Bellino."

Cristiano infatti ha più volte spiegato quello che offre la montagna di Bellino: diversi valloni, pascoli ottimi, ma sparsi qua e là, non utilizzabili altrimenti che con piccole greggi di pecore. Dove i pascoli sono adatti per i bovini, l’alpeggio è già utilizzato da allevatori di questi animali, ma per le pecore restano i pendii ripidi dove vanno bene 100, 200, anche 400 pecore, ma non 2000 tutte insieme. A Bellino i proprietari hanno 30-35, 40 o 50 pecore ciascuno, poi d’estate se ne prendevano in guardia, magari arrivando a 400 o 500 pecore al massimo per gregge.

"L’abbattimento, certo, è l’ultima possibilità, ma a Bellino o teniamo in vita i pastori, o il lupo. E se i pastori se ne vanno, verrà meno il presidio del territorio. Chi pulirà i sentieri, i ruscelli? La montagna, dove c’è il pastore, è più vivibile." I pastori di Bellino hanno sempre avuto nella pastorizia un reddito integrativo: non possono vivere SOLO di pastorizia, così come non riescono a vivere solo con le altre attività agricole, forestali, turistiche. "Per vivere qui anche d’inverno, d’estate dobbiamo fare il fieno. Se sei giù che ti occupi della fienagione, non puoi essere al pascolo delle pecore." Come pastore, Cristiano non può amare il lupo: "La legge dice che noi dobbiamo sorvegliare il gregge, che non vada ad arrecare danno alle proprietà altrui, ma non mi obbliga a dovermi difendere da un esterno che viene a predare i miei animali. Non siamo contrari al lupo, ma per colpa sua siamo stati costretti ad abbandonare il nostro lavoro. Non l’abbiamo fatto perchè non ci piaceva e volevamo andare a fare i bagnini a Rimini, ma non ci dava più un reddito." Cristiano ancora una volta ha sottolineato che loro, in quanto pastori, non vogliono i rimborsi, ma vogliono difendere l’attività.

"Perchè il lupo non ti attacca la pecora da macello, quella che avresti venduto appena sceso dall’alpeggio. Magari uccide un’agnella giovane o una bella pecora gravida che ti avrebbe dato due agnelli." Poi c’è il solo discorso, dei capi pagati solo se ritrovati, quelli che mancano, quelli che muoiono cadendo dai dirupi perchè spaventati dai predatori, quelli non si contano. "Siamo come dipendenti comunali, dipendiamo dalle istituzioni" conclude Cristiano Peyrache.

La parola a Mellano della Coldiretti: "Non c’è molto da aggiungere a quanto detto, ma sottolineiamo che è importante difendere i pastori. Contrariamente a quanto si sente dire spesso, molti sono giovani su cui bisogna scommettere, bisogna far resistere i giovani!". Mellano ha poi evidenziato come nella scorsa estate il problema abbia avuto un impatto maggiore sull’opinione pubblica poichè si è aperto anche sui bovini, ed ha proseguito parlando anche degli altri danni causati dai selvatici (cinghiali, caprioli, cervi…). "E’ vero che la burocrazia è un problema ben più del lupo! I pastori hanno un senso di impotenza davanti a tutto questo." Nel suo intervento è stato inoltre sottolineato come sia necessario lavorare insieme alle associazioni ambientaliste, collaborare e non cercare lo scontro. "Noi non siamo nemici di chi è amico del lupo. C’è bisogno di manodopera che affianchi i pastori? E allora perchè non dei volontari?". Per quanto riguarda la questione dell’abbattimento, Mellano ha preferito parlare di contenimento: "Non sparare indiscriminatamente, ma comunque qualcosa deve essere fatto."

Il Sindaco di Bellino ha brevemente ripreso quanto già stato detto: "Abbiamo questo problema. E’ vero che forse ci sono stati meno attacchi, ma sui nostri pascoli ci sono anche meno animali. E noi abbiamo parecchi pascoli adatti agli ovini, devono essere pascolati. Se mancheranno le pecore, il prossimo anno il lupo attaccherà i bovini? Come Comune siamo un piccolo Comune, finanziariamente non possiamo fare nulla…"

Viene il momento delle repliche. Taricco: "Personalmente, non disdegnerei la caccia al lupo. Da agricoltore, condivido il punto di vista del pastore, lo capisco. In teoria si possono abbattere, in realtà però non si può fare e, per adesso, la legge è questa. La tutela del lupo compete al Ministero dell’Ambiente, che a sua volta deve sottostare ad una normativa comunitaria." L’Assessore sottolinea che ogni proposta, ogni suggerimento costruttivo per cercare di risolvere il problema è benvenuto.

Dal pubblico, chiede di parlare Matteoda della Comunità Montana Valle Varaita, che denuncia una situazione ben più grave. "Il vero problema è la politica della montagna! La montagna dev’essere una risorsa, non un elemento residuale. La questione economica non si risolve con gli indennizzi… Oggi i finanziamenti per la montagna sono stati chiusi dal Parlamento, non c’è più una politica per la montagna, passa persino una legge che di fatto privatizza l’acqua. Non si può isolare il problema lupo da tutto il resto!"

Un intervento di uno spettatore: "Bisogna prendere a schioppettate, prima che il lupo, quelli che hanno mangiato quei 300.000 euro per le consulenze! O sono 3.000.000 di euro? Quelli sono da prendere a fucilate!"

Nanni Villani, con un intervento che infiamma la platea ed i relatori: "E’ sbagliato uccidere il lupo! Il lupo è importante per l’ecosistema ed inoltre, uccidendo il capobranco, si destruttura il branco e si rischiano effetti ancora peggiori. I lupi poi non stanno aumentando, ma semplicemente colonizzano via via nuovi territori." Villani prosegue citando la Francia, dove il lupo fa meno danni perchè ci sono spazi più ampi, una minore densità antropica. "E poi non venite a contarmi che i pastori mantengono la montagna! Fanno più danni alla montagna 50 pecore lasciate all’abbandono che un lupo da solo. Fatemi vedere dov’è il pastore che tiene puliti i sentieri…"

Ribattono Peyrache e Taricco: "Dov’era il signor Villani quando io ripulivo con il piccone i sentieri per l’alpeggio, dopo le valanghe di quest’inverno? Qui a Bellino facciamo ancora le roide, lavoriamo insieme per sistemare sentieri e canali dell’acqua. Se i turisti sono saliti in montagna, è anche grazie ai pastori! E poi dove e come fanno danni 50 pecore?". Taricco replica specialmente alle "chiacchiere da bar", perchè senza quei 280.000 euro non si potevano pagare gli stipendi alle persone che vanno a fare i rilievi per gli indennizzi e non si saprebbe nemmeno quanti lupi ci siano.

Ancora una voce dalla Valle Grana: "Da noi la montagna stava morendo già prima, adesso con il lupo sarà la fine, muore tutto, dovete fare qualcosa prima che sia troppo tardi".

Attenti al lupo: convegno

Volevo invitare tutti gli interessati al convegno sul lupo che si terrà sabato prossimo, 19 dicembre, ore 15:30, a Brossasco – Valle Varaita (CN) presso la Porta di Valle "Segnavia" (Via Provinciale), nell’ambito della rassegna Les MontagnArts e che mi vedrà impegnata in qualità di relatore.

Attenti al lupo

Il ritorno del predatore sulle nostre Alpi: una convivenza possibile?

Intervengono:

Mino Taricco, Ass. Agricoltura Regione Piemonte Claudio Sacchetto, Ass. Agricoltura

Provincia di Cuneo Mario Munari, Sindaco di Bellino Michele Mellano, Segretario Coldiretti

Saluzzo Cristiano Peyrache, Pres. Associazione Pastur di Blins.

Introduce:

Marzia Verona – scrittrice e ricercatrice

Inaugurazione della mostra fotografica

Lupus in fabula di Annalisa Losacco e Jacopo Manghi e premiazione del concorso A Bellino c’è – edizione 2009, con esposizione delle immagini finaliste.

Il titolo del mio intervento? A che prezzo lupo e pastorizia possono "convivere"?