Quando la transumanza è un successo

In attesa di vedervi numerosi a Novalesa domani sera quando proietterò le foto, ma soprattutto domenica per la festa della transumanza, adesso vi racconto com'è andata a Pont Canavese lo scorso fine settimana. E' stato un gran successo in tutti i sensi: per gli organizzatori, per pastori e margari, per il pubblico. Una scommessa non da poco far passare tre mandrie ed un gregge lo stesso giorno nel centro del paese.

Fin dal mattino la piazza era gremita ed animata. Ma non era la "solita" fiera con il mercatino dei prodotti tipici, le bancarelle con le tome ed un po' di artigianato locale. Il "piatto forte" della giornata era altro, questo faceva da contorno. Si attendeva il primo passaggio degli animali, con visibile tensione che animava i responsabili dell'ordine e della viabilità. D'altra parte non era affatto facile regolare il traffico tra le anguste vie del paese.

Una delle mandrie era già arrivata al mattino ed era stata "parcheggiata" in un prato alle porte del paese. Sarebbe poi stata la prima a transitare nel pomeriggio… ma quello l'avrei scoperto solo successivamente. I campanacci risuonavano nell'aria limpida, il caldo era quello dell'estate e sicuramente non aveva niente a che fare con l'inizio di ottobre.

Quando finalmente riuscii ad avere informazioni esatte, mi avviai verso la strada giusta e, dopo non molto tempo, proprio alle porte del paese, ecco la mandria della famiglia Picco. La transumanza quasi sempre è una grande festa, ma fin da quei momenti si poteva capire come essere i protagonisti riconosciuti di qualcosa di importante dava quel tocco in più alla giornata.

Sfilare nella via centrale, con un pizzico di apprensione per la reazione delle vacche, ma anche della gente, credo sia stato per tutti un qualcosa di unico: per il pubblico sicuramente, ma anche per i margari ed i loro amici. Per una volta applausi, sorrisi, saluti, lo speaker ufficiale che invita a ringraziare i margari per il loro duro lavoro e parla della realtà d'alpeggio…

Passati i campanacci, passata la prima transumanza, il centro di Pont Canavese continua ad essere animato e, dagli autoparlanti, arrivano le voci degli esperti che parlano dell'alpeggio e dei problemi di questo mondo. La gente si avvia a cercare un luogo dove pranzare, io invece mi incammino incontro al gregge. Quest'ultimo è stato aggiunto quasi all'improvviso alla festa, ma so bene di chi si tratta e conto di fare un tratto di cammino insieme.

Però gregge e pastori sono ancora molto più in su di quello che mi aspettavo, così arrivo a piedi fin quasi a Sparone. Il pastore mi accoglie con un: "Finalmente!", visto che mai c'era stata l'occasione prima di fargli visita e fotografare le sue pecore. Il gregge invade la strada, c'è già stato chi si è lamentato, tra gli automobilisti, ma oggi è la festa della transumanza e si cammina a testa alta, senza doversi sentire per forza indesiderati.

Gli altri anni si tirava diritto, oggi svoltare è una richiesta. E così si passerà nel centro, cosa inusuale da queste parti. "Le mie pecore sono state anche filmate alla Reggia della Venaria, giravano un film…". Oggi le pecore boccheggiano sotto il sole, ignare di quello che sta per succedere di lì a pochi minuti.

Per me è stato un momento quasi di commozione, perchè sono anni che sognavo di vedere qualcosa del genere, sul modello di quanto accade in Francia ed in altri paesi. Vedere che è possibile attuare simili progetti, sapere che sempre più persone aprono gli occhi sulle altre valenze del settore dell'allevamento, fa ben sperare. Per gli allevatori non è stato che un "piccolo" fastidio, magari hanno dovuto mutare un po' gli orari, ma credo che alla fine siano stati ampliamente ricompensati dal vedere così tanta gente lungo le strade, felici di assistere alle loro transumanze.

Sembrava di essere ad una tappa del Giro d'Italia, con la folla che si apre all'arrivo dei corridori. Il gregge ha destato ben più stupore delle mandrie, forse perchè ben pochi avevano visto prima così tante pecore tutte insieme. Poi il gregge è una massa compatta che occupa tutta la strada, incute meno timore delle vacche che avanzano di corsa con i loro pranti campanacci. L'esclamazione più frequente era: "Ma quante sono…!!!!!!!?!?"

Passata la piazza, gli animali continuano il cammino verso la pianura, verso la stagione di pascolo vagante. La festa è stata questione di attimi, poi ci sarà tutto l'anno da far passare, con i soliti problemi quotidiani. La ricerca dell'erba, il lungo inverno, i divieti di pascolo… "Va bene che mi chiamino per la festa, ma poi che senso ha se un Comune ti festeggia e quello dopo magari ti multa? Per un Sindaco devi passare nel centro del paese per il piacere della gente, per un altro porti le zecche e sporchi le strade?".

Non ha torto a lamentarsi, il pastore. C'è ancora tanta strada da fare, in tutti i sensi, perchè ci sia una vera regolamentazione sul pascolo vagante e, soprattutto, che possano venire a cadere i vari pregiudizi ed assurdità intorno alla pastorizia. Questa giornata è solo una minuscola goccia nel mare, ma è meglio che niente. Se n'è parlato sui giornali, se n'è parlato molto. Uno dei peggiori nemici in certi casi è il silenzio e l'ignoranza, quindi ben venga ogni iniziativa che possa contribuire a far sì che il mondo dell'allevamento e degli allevatori tradizionali possa essere visto da tutti!

Continua il cammino sotto il sole, il gregge è diretto al greto del torrente per una sosta e l'abbeverata. Più tardi continuerà ancora la sua marcia alla ricerca di pascoli ed un luogo dove trascorrere la notte. Saluto i pastori e lascio che le pecore sfilino sotto i miei occhi. Ho trovato per la via altri amici, saranno i protagonisti della prossima transumanza ed allora mi unisco a loro per documentare la prosecuzione della festa.

E' la mandria che avevo già visto al mattino, di proprietà della famiglia Basolo. Le vacche avevano già i loro campanacci, ma adesso è il momento di agghindarle con qualche coccarda. E' appena iniziato il pomeriggio, si suda come d'estate e fa uno strano effetto pensare alla transumanza, alla discesa, al ritorno in cascina.

Gli animali attendono pazienti, sanno che questa è la transumanza, ma ignorano cosa li attenda giù in paese. I margari ed i loro amici terminano gli ultimi preparativi, c'è una vacca che deve esser munta, il latte viene poi leccato avidamente dai vitelli. E' ora di partire, c'è gente che è già venuta fin lì per assistere all'avvio della carovana.

Però prima non ci si fa mancare la foto di rito, tutti insieme, amici e parenti. E poi via, orgogliosi di essere margari, di avere delle belle bestie e di scendere dall'alpeggio della Val Soana dove si è trascorsa l'estate, come tutti gli anni. Orgogliosi di svolgere un mestiere antico, importante per l'economia della montagna, per il territorio, ma anche per la cultura e le tradizioni.

Si imbocca la via che entra nel paese, questa volta si arriva di sopra, perchè le precedenti transumanze invece erano scese dalla valle Orco. Il traffico è bloccato, ma comunque bisogna fare attenzione ad eventuali auto parcheggiate lungo la strada. Si parte tutti insieme, poi lungo il cammino ciascuno baderà un po' a tutto, agli animali come agli ostacoli.

Arrivati nel centro, c'è chi offre un bicchiere, un dolce, una tartina, una fetta di salame. L'usanza di salutare i marghè di passaggio è antica, vederla riproposta qui è stato sicuramente un bel gesto che ha fatto piacere a tutti i protagonisti. Gli animali però incalzano, si accetta l'offerta, si saluta e si prosegue.

Il passaggio nella piazza ancora più affollata di prima è un tripudio. Continuano gli applausi, gli animali sono un po' spaventati, il ragazzino avanza sempre più velocemente e la fila alle sue spalle si allunga, con i vitelli che faticano ad inseguire la mandria.

Non potevo solo raccontarvi questa transumanza senza farvela "ascoltare"… E allora godetevi il concerto, i suoni e le voci dei protagonisti durante questa sfilata. Alla conclusione del suo passaggio mancava poi ancora un'ultima mandria, sempre in discesa dalla Val Soana. Per me però si stava facendo tardi, dopo varie chiacchiere con gli amici ed un ultimo giro per la piazza, sono ripartita.

Intanto c'era chi suonava e chi ballava le danze occitane, c'era un'infinita fila di bimbi che aspettavano il loro turno per la passeggiata a dorso di asino o per un giro sul trenino colorato. I commenti che si ascoltavano in giro erano tutti positivi, anche se la strada sicuramente non era "pulita". Era però stata sparsa della segatura dopo il passaggio degli animali e poi comunque era solo qualcosa di estremamente genuino e nulla più. Speriamo che anche tutte le altre feste della transumanza abbiano lo stesso successo e sempre più persone si interessino a questo mondo. Ci vediamo a Novalesa domenica…

Prima della neve

Lo so, ho "trascurato" il blog, ultimamente. Ma, ormai lo sapete, queste storie sono vaganti non solo per i loro protagonisti, ma soprattutto per la loro autrice… E allora, se volete leggere e vedere foto, devo andare in giro a procurarmi il materiale! Così oggi facciamo un salto indietro, prima del fine settimana appena trascorso (tanto ricco di fiere e transumanze), prima della neve che è caduta a bassa quota. Però, per cominciare, vi invito a leggere (e rispondere) il commento che un personaggio anonimo ha lasciato qui (è il #5) a riguardo degli allevatori che cantano dopo la fiera.

La scorsa settimana ho fatto una gita in montagna in Val Soana, praticamente sicura di attraversare paesaggi ormai silenziosi. Ed invece no, il nostro primo incontro è avvenuto dopo qualche decina di minuti di cammino, mentre salivamo lungo il ripido sentiero che porta a San Besso. Si trattava di un gruppo di manze e manzette di razza piemontese, riunite in una radura del bosco di larici. Anni fa questi animali non c’erano, non so a che alpeggio appartengano, qui solitamente si incontravano solo vacche valdostane.

In mezzo a loro c’era questa Castana con un paio di corna molto evidenti… ma assolutamente inoffensiva, che si è lasciata avvicinare ed accarezzare, a differenza delle sue compagne abbastanza sospettose. E così abbiamo proseguito, convinti che di lì in poi al massimo avremmo visto al massimo dei camosci (ed infatti così è stato, ma…).

Il paesaggio era tipicamente autunnale ed un po’ di neve sulle punte c’era già, appena una spolverata. I larici stavano lentamente cambiando colore, in alcuni punti si vedevano già delle chiazze totalmente arancioni. L’aria era fresca, ma non così fredda come si temeva inizialmente.

Una foto a San Besso, anche se non era la prima volta che venivo da queste parti. L’itinerario che volevamo seguire l’avevo percorso anni fa, nell’estate 2005, quando stavo scrivendo "Vita d’Alpeggio" (vero Elena?!?). Non c’è nessuno, nessun turista o escursionista, ma c’era da aspettarselo, in una grigia giornata autunnale come questa. A dire la verità, a differenza della nebbia del fondovalle, qui c’è anche uno sprazzo di sole.

Poco sopra però sembra che vi siano delle macchie bianche… pecore?!? Avvicinandoci, le chiazze aumentano di numero fino a diventare un gregge di diverse decine di animali, più o meno sparpagliati intorno all’alpe Balma. A mano a mano che noi saliamo, le pecore cominciano a belare ed a correre le une verso le altre.

Quando si sono compattate in un unico gregge, ci guardano con interesse e sembrano volerci seguire… così mi tocca girarle verso il basso. L’intera scena ha un qualcosa di buffo, poichè la meta l’ha scelta il mio amico, io non sapevo che qui vi fossero delle pecore ed il fatto che ci seguano di loro spontanea volontà è in qualche modo strano. Il gregge però si gira verso il basso e si dirige verso la chiazza verde più intenso intorno alla baita, mentre noi proseguiamo mettendo in fuga alcuni branchi di camosci.

In vista dell’alpe Arietta, si scorgono altre pecore. Mario è sceso con le vacche (ed infatti era alla fiera di Vico il sabato precedente), ma evidentemente il gregge viene lasciato su ancora qualche tempo. Ovviamente questo è possibile in assenza di predatori… Fino a quando sarà così? Se dovesse arrivare il lupo, queste piccole greggi sono destinate a scomparire.

Il comportamento di queste pecore è ancora più strano: invece di scappare, ci corrono letteralmente incontro con fare che potremmo definire quasi… minaccioso, non si trattasse di pecore!!! Mentre ci apprestiamo a mangiare qualcosa, alcune di loro vengono avanti in missione, belando sonoramente. Non abbiamo niente da dare loro, tantomeno del sale. La scena va avanti per qualche minuto, poi si rimettono a pascolare, attendendo la nostra discesa. Ci precederanno, per unirsi al resto del gregge poco più a valle. Queste mi toccherà girarle in su, per evitare che ci seguano fin nel pianoro sottostante. Lo so che sembra tutto costruito apposta, ma GP potrà confermare!

L’ultimo incontro della giornata è con alcuni asini al pascolo nel piano attraversato dalla pista sterrata. Nel loro caso, il comportamento è normale, si avvicinano e, questo in particolare, si lasciano accarezzare. Sarà comunque l’ultima gita in montagna in cui incontrerò così tanti animali domestici… Poi bisognerà aspettare la primavera. Sembra incredibile che questa stagione sia passata così velocemente, nonostante tutto.

Ci lasciamo alle spalle gli asini e scendiamo in un clima sempre più autunnale, con un’aria umida, fredda, odorosa. C’è qualcuno al lavoro all’alpe Azaria, forse stanno facendo degli interventi di ristrutturazione prima che la neve impedisca di salire quassù. Mentre scendiamo in auto incontriamo anche una mandria "parcheggiata" accanto alla strada, in attesa di prendere la via della pianura. L’asfalto è già segnato dalle tracce di numerose transumanze dei giorni precedenti…

Antichi sentieri

Non ho mai frequentato molto la Val Soana: vuoi per questioni di lontananza, vuoi perchè la stretta strada che sale da Pont Canavese fino agli spazi più ampi della testata di valle non è il massimo, specie nei weekend quando può esserci più traffico. Però, in un lunedì mattina di metà luglio, ci si può anche avventurare da quelle parti. Lo scopo era quello di andare a vedere posti nuovi ed anche incontrare chi quest’anno si è trasferito in alpeggio da quelle parti.

La mia meta è da qualche parte, lassù. Non uno straccio di cartello, alla partenza, e per fortuna che il primo tratto del cammino segue il sentiero GTA, che è stato pulito di recente. Comunque, prima di imboccarlo chiedo in paese: "No, deve tornare indietro, al ponte. Quel sentiero segnato sulle cartine non c’è più, è franato. Lei prenda quello dove si vede che sono salite le mucche, poi segue sempre la linea elettrica ed arriva a Santanel." E per fortuna che sono saliti gli animali! Dove il sentiero lascia la GTA, nessuna indicazione (da una parte e dall’altra!), solo i segni degli unghioni delle vacche e le buse.

Arrivata nei pascoli, l’incertezza sulla direzione da prendere è ancora maggiore. Se l’alpeggio sulla destra sembra deserto, seppure utilizzato, meglio puntare verso una mandria che riposa in un pianoro e poi salire alle baite più a monte. I pascoli sono attraversati da una mulattiera visibile a tratti, una vera e propria strada lastricata che incontrerò ancora più avanti.

Ormai ho imparato a non temere le vacche nere, le combattive delle battaglie delle réine. So che si avvicinano curiose magari per avere una carezza e non per incornare il turista come un toro nell’arena. E così posso scattare loro qualche primo piano senza paura.

Incontro poi la mandria che scende dall’alpe insieme al margaro. Ne approfitto per chiedere qualche informazione sulle persone che sto cercando io e mi dice che hanno lasciato le baite basse da pochi giorni, per salire all’alpeggio superiore. Mentre ci sono, posso però fare un giro salendo da questa parte. E perchè no, visto che la giornata è bella ed il panorama merita di essere ammirato!

Così arrivo all’alpe Marmotta, un edificio che pare più una villa che un alpeggio! Non ho mai visto niente di simile in tutti i miei vagabondaggi… Un’insolita architettura a ferro di cavallo, con le due stalle e l’abitazione centrale. Non mi fermo, devo ancora salire per poi scendere a Santanel e non so cosa mi riserva il cammino, se troverò il sentiero oppure no.

La traccia è abbastanza evidente, pur non esistendo in nessun posto una freccia che riporti l’indicazione della direzione e delle possibili mete da raggiungere. Il sentiero passa accanto a questo alpeggio abbandonato da tempo, le cui pietre perfettamente allineate stanno cedendo al trascorrere del tempo, infatti una delle baite è già miseramente crollata al suolo.

I pascoli sono uno spettacolo per la vista e lo saranno ancor di più per gli animali che si troveranno a brucare da queste parti: il profumo del trifoglio alpino (la ben nota piota ‘d galina, tanto ricercata da ogni allevatore) aleggia nell’aria, i fiori e le foglie di questa preziosa pianta della famiglia delle leguminose sono grassocci, ricoprono vaste porzioni dei pianori e dei leggeri pendii. Beati gli animali che pascoleranno qui… e le persone che mangeranno le tome prodotte con questo latte!

Più avanti i pascoli cambiano la loro composizione, ma in questi giorni è comunque un tripudio di fiori e di colori. Verrebbe voglia di fermarsi qui, di stendersi al sole, di inalare il più possibile quest’aria pura, di riempirsi gli occhi di questo panorama, le vette ancora macchiate di nevai, le conche ed i pianori erbosi, i ruscelli in cui scorre un’acqua fredda e limpidissima. Intanto, giù in basso, ho avvistato l’alpeggio e le vacche al pascolo.

Santanel è un altro alpeggio costruito sulla stessa tipologia di Marmotta. Una delle ali posteriori della stalla è danneggiata da una valanga, ma Ferruccio mi racconta che non è stato un evento recente: "E’ da più di vent’anni che è così… Per fortuna lo scorso anno hanno costruito il paravalanghe lassù, altrimenti chissà cosa succedeva quest’inverno!"

E’ da molti anni che Ferruccio, margaro della Valchiusella, sale quassù. Oggi ha 71 anni, ma in questa stagione non è da solo come al solito, perchè con lui c’è la persona che volevo incontrare, cioè il nostro amico Giors, che quest’anno ha unito la sua mandria a quella dell’anziano margaro. Mentre Ferruccio sistema filo e picchetti, Giorgio è in cucina, alle prese con il pranzo a cui faremo onore poco dopo.

In quell’alpeggio così lussuoso, che però avrebbe bisogno di mille piccoli interventi, ci sono anche dei camini immensi, uno dei quali è adibito a fuoco per il caseificio. L’ambiente interno è umido, freddo, ed i vetri alle finestre sono rotti. "Li avevo cambiati l’anno scorso, ma poi qualche stupido che è passato quest’inverno li ha rotti a sassate. Qui il padrone delle baite è un privato…". Giorgio e Ferruccio alternano i racconti alle domande, mentre mangiamo pranzo. Come sono gli alpeggi dalle altre parti, cos’è successo nelle altre valli… In Val d’Aosta pare che un fulmine caduto nel recinto abbia ucciso una quarantina di vacche e l’allevatore non era assicurato. Si parla di pastori, di conoscenze comuni e Giors pensa a quante cose ci saranno da leggere qui sul blog quando rientrerà in pianura quest’autunno.

Lascio i margari ai loro lavori e scendo lungo la strada lastricata. Ferruccio diceva che la ragione di queste opere (alpeggi e strade) è stata una visita di Mussolini e della Petacci. Chissà se è verità o leggenda? Ho provato a cercare notizie su internet relative a questi alpeggi, ma non ho scoperto nulla sulla loro storia. Bisognerebbe investigare altrove: archivi comunali, biblioteche…

Sulla via del ritorno, incontro anche una mandria di vacche piemontesi, un po’ insolite in questa vallata. Tra loro, spiccava questa strana "coppia" che mi guardava con curiosità: tanto una era candida, quanto l’altra si faceva notare per il lucido mantello nero. Ci sarebbero molti altri posti da esplorare, in Val Soana… Chissà però se i sentieri sono battuti o bisogna andare all’avventura, com’è capitato a me? Questa volta ho avuto fortuna, ma ricordo diversi episodi poco piacevoli in Valle Orco (vero Elena?).