E’ una malattia per queste capre

Non potevo, avendo deciso di fare un libro su capre&caprai in Piemonte e Val d’Aosta, non andare da Giancarlo Lussiana a Coazze. Tanti appassionati mi avevano descritto la sua stalla con occhi sognanti… Non è dappertutto che si trova una stalla con oltre cento capre di razza valdostana.

E così, mentre fuori si avvicinava un furioso temporale primaverile, arrivo alla sede della sua azienda. Le capre le avevo già viste qualche mese fa, in occasione della festa del Cevrin, ma quel giorno era l’occasione per chiacchierare un po’ da tranquilli. Animali ce ne sono, circa 130 capi, la maggior parte dei quali è prossima al parto. In montagna poi si aggiungono quelli di un altro allevatore.

Parti molto in ritardo quest’anno. Alcune capre hanno partorito in autunno, appena scese dall’alpeggio, poi più niente fino ad ora. I capretti vengono alimentati con il latte delle mucche, le capre vengono munte per la caseificazione. “Facciamo tome di vacca e, adesso, tomette di capra. Il cevrin solo in montagna, ci vanno le cantine giuste per stagionarli, fredde, umide. Ci sarebbe tanta richiesta, più che produzione… Ma tengo queste capre qui perchè mi piacciono. La produzione è bassa, una media di un litro al giorno! Però è così… è una malattia per queste capre!

Anche se la razza ha il nome di valdostana, Giancarlo mi spiega che, in Val Sangone, di belle capre ce ne sono sempre state: “Anche più belle di adesso, erano più grosse! Avevamo capre, pecore e vacche, ma capre molte meno capre di ora. La razza da cui discendono queste, è quella di Sandro “Savuiot”, che era su verso il Colle del Lys. Adesso i becchi li prendo in Canavese, in Val d’Aosta. Ma non escono più le capre di una volta.

Sono in tanti appassionati di questa razza, vengono qui per comprare delle caprette da allevare, per passione soprattutto. Quel che mi piace di più sono la testa, le corna, vedere delle belle bestie.” Adesso le capre sono ancora in stalla, ma poi verranno messe al pascolo, dopo i parti. “Le abbiamo tenute fuori fino a Natale, ci sono rovi, castagne. Ci va malizia a pascolare le capre, non puoi tenerle tutte insieme nel prato.

Nell’altra ala della stalla ci sono i bovini. Solo le pecore non ci sono più: “Non le ho più tenute dopo che il lupo me ne ha uccise 30 in due notti. Per le capre ho preso i cani maremmani. In montagna non possiamo star dietro alle capre, dopo la mungitura le lasciamo andare al pascolo da sole con i cani, rientrano la sera. Anche così però ci sono problemi, lo scorso anno ne ha uccise 12, quello prima 22.

Ci raggiungono i figli di Giancarlo insieme alla moglie. Il più appassionato per ora è il bambino, che racconta di aver fatto nascere lui un capretto la sera prima, e si fa fotografare con il piccolo in braccio. Fuori ormai è arrivato il temporale, quindi concludiamo la nostra chiacchierate. Sulle montagne della Val Sangone sta cadendo pioggia e grandine, ma ormai mancano più o meno due mesi al giorno in cui questa famiglia con tutti i loro animali saliranno lassù.

Ma che capre ci sono a Coazze?

Era da un po’ che volevo andare alla Festa del Cevrin di Coazze, paese vicino al mio, in Val Sangone. Solo che è concomitante alla fiera di Villar Pellice e così… Per fortuna la sfilata delle capre era al pomeriggio, così al mattino fiera in Val Pellice e poi si cambia vallata.

Innanzitutto devo dire che valeva la pena andare per la grandissima quantità e qualità delle bancarelle che esponevano la merce. Qui vedete una selezione dei prodotti tipici della Val Sangone, ma c’era davvero di tutto e di più, dall’enogastronomia all’artigianato, presentato con gusto e, fortunatamente, senza quelle “bancarelle da mercatino” con prodotti generici e scadenti.

C’era parecchio artigianato anche “a tema”, che però poteva interessare anche al vasto pubblico che sciamava per le vie di Coazze. Diversamente dalla manifestazione a cui avevo partecipato al mattino, qui gli addetti ai lavori, gli allevatori, erano in minoranza. La gente era lì per fare acquisti, assaggi, gli animali erano poi un diversivo pittoresco e curioso.

Capre e funghi, due tra i principali simboli della Valle. La festa del Fungo si era tenuta da poco e, quel giorno, toccava invece alle capre e soprattutto al Cevrin, il formaggio tipico prodotto qui, solo con latte di animali al pascolo.

Il Cevrin è un formaggio generalmente a latte misto, caprino con aggiunta di latte vaccino. La sua tipicità è valorizzata e salvaguardata, fa parte dei Presidi Slow Food.

Ovviamente in quest’occasione lo si poteva acquistare dai suoi produttori, che salgono negli alpeggi delle montagne circostanti. Ormai la stagione è finita e tutti erano rientrati nelle cascine di fondovalle.

Qui si scherza su capra e cavoli, ma c’è un qualcosa che non mi torna… e proprio sulle capre! Già sui volantini che pubblicizzavano l’evento si parlava di capre di razza “camosciata” e subito avevo pensato ad uno strano errore. Poi però…

…anche gli animali in mostra tra le bancarelle (vi era uno spazio dedicato appunto all’incontro diretto con i “protagonisti”) erano indicati come razza Camosciata delle Alpi. E la camosciata delle Alpi è tutto un altro animale!!!!! Chi sarà il responsabile di questo errore madornale? Qui potete leggere sulla Camosciata, qui sulla Valdostana e qui… ahimè, la pagina di Slow Food da dove forse parte la confusione sull’argomento? Devo dirvi che da alcune settimane ho scritto al responsabile del Presidio e non ho mai ricevuto risposta…

C’era un po’ meno di confusione sulle razze bovine, con esponenti della Barà e della razza Valdostana, peccato solo che la Valdostana castana fosse indicata come “reina”, che non è una razza, ma… il nome con cui si indica la vincitrice della battaglia nell’ambito dei confronti tra questi animali.

Proseguo tra le bancarelle, dove si possono acquistare funghi, noci, pane, biscotti, vino, miele, frutta… E il pubblico sembra apprezzare, molti hanno già le mani ingombre di sacchetti.

Ancora formaggi, non solo Cevrin, ma anche le più classiche tome, ricotte, burro. Il tutto aspettando la sfilata delle capre, prevista per il pomeriggio. Non c’ero solo io ad aver compito una migrazione di valle, iniziavo a vedere altri che già avevo incontrato al mattino in val Pellice.

Eravamo un pubblico particolare, che guardava sì le bancarelle, ma cercava qualcos’altro. Dicono che chi cerca trova e così… un po’ ad intuito, un po’ seguendo inconfondibili tracce sull’asfalto, un po’ grazie al suono dei rudun man mano che ci si avvicinava, ecco il gregge, in un prato tra le case.

Le capre di Coazze sono famose tra gli appassionati di… Valdostane! Come potete ben vedere, a parte le corna e la struttura fisica, sono presenti animali il cui mantello presenta le diverse colorazioni tipiche della Valdostana, appunto: castana, nera, serenata e faletta.

Giancarlo, parenti, amici, tutti intenti a preparare gli animali per la sfilata nelle vie del paese. Si prova a mettere dei fiocchi colorati, ma un po’ le capre se li strapperanno l’una con l’altra, un po’ si disferanno nelle battaglie che ogni tanto avvengono tra gli animali.

Oltre ai moderni fiocchi, la tradizione della festa è mantenuta grazie ai rudun e al loro suono caratteristico. Solo qualche capra li ha, per le altre ci sono le campanelle sorrette da cinghie e canaule. Nell’insieme comunque un bel concerto!

La sfilata nel paese è un vero spettacolo. Non è così comune vedere un gregge così grosso di capre, da queste parti. La gente si mette da parte e lascia passare gli animali, ma è impossibile non notare il totale scollamento tra il mondo di chi conduce il gregge e quello di chi li osserva.

Si è totalmente perso il contatto con la ruralità e il mondo animale. C’è chi esclama “poverine!“, chi guarda schifato la strada dopo il passaggio del gregge, addirittura chi non capisce se siano maschi o femmine: “…ma hanno tutti le corna!

Il gregge prosegue la sua avanzata, passando tra pubblico e bancarelle. La gente che si protende per toccare gli animali provoca un po’ di confusione, così qualcuno resta indietro, ma per fortuna c’è chi provvede a far avanzare anche le capre più lente o spaventate.

Si fa una tappa al fondo della strada, per poi passare nuovamente nel paese una seconda volta, il tutto per “fare spettacolo”. Certo, è un lavoro aggiuntivo per gli animali, in fondo anche uno stress per gli animali, che avrebbero potuto pascolare in pace, ma ascoltando i commenti e vedendo certe scene, davvero ci si rende conto che sono necessarie queste manifestazioni per non far dimenticare alle persone le loro radici e la provenienza del cibo.

Solo le foto non sono sufficienti, così vi invito a guardare anche questo video con un tratto di sfilata del gregge. Spero comunque che qualcuno, prima o poi, corregga l’errore sulla razza delle capre. Giancarlo mi raccontava: “Per noi non sono nemmeno Valdostane, nel senso che sono le capre che si sono sempre allevate qui, non è che vengano dalla Val d’Aosta. Si diceva che era la razza del Colle di San Giovanni…” (frazione del Comune di Viù, nelle valli di Lanzo).

Lo ripeto ancora una volta

Credo che non mi stancherò mai di spiegare questo concetto, di illustrarlo tramite esempi ed immagini. L’uomo può far grandi danni all’ambiente ed alla natura, a qualsiasi quota e latitudine, anche praticando agricoltura e allevamento, ma una corretta gestione del territorio fa sì che il paesaggio e la biodiversità ne traggano dei benefici.

Prendiamo un luogo qualsiasi, in una valle a poca distanza dalla pianura e dalle città. Le prime alture, una strada sterrata che congiunge diverse frazioni, in questa stagione disabitate. Il clima particolare di quest’anno fa sì che i colori siano quasi insoliti. Ci sono i gialli, gli arancione, rosso e marrone chiaro dell’autunno, ma c’è un verde nei prati che sembra quasi primavera.

Questo verde, questi prati sono belli da vedere, ma non sarebbero così se in zona non ci fosse (ancora adesso) un piccolo gregge. Gli animali sono chiusi nelle reti, non c’è nessuno a condurli al pascolo, ma il recinto viene via via spostato di modo che abbiano sempre da mangiare. Non so chi sia il proprietario, non so come vengano gestiti, ma è sicuro che la loro presenza lì faccia sì che il territorio abbia questo aspetto.

Il gregge è sorvegliato da cani da guardiania, che tengono lontani eventuali elementi di disturbo, sia predatori, sia malintenzionati a due gambe. Il suono delle campanelle, anche l’abbaiare dei cani fa sì che il territorio sia più vivo. Altrimenti qui ci sarebbe solo il silenzio. Le baite, anche quelle ristrutturate, sono tutte chiuse. Un tempo sicuramente a queste quote si abitava tutto l’anno, oggi si sale solo o per lavoro, o per momenti limitati di relax.

Qualche teorico della wilderness probabilmente non apprezza e reputa questi animali superflui. O magari addirittura dannosi. Un piccolo gregge qui però è quello che ci va. Con i tempi che corrono questo è più un hobby che un reddito (non si vive solo con una ventina di capre e pecore), ma il ruolo svolto è impagabile. Altrove (oltreconfine) questa funzione del gregge è riconosciuta, ma in Italia giorno dopo giorno sembra che ci si ingegni particolarmente per trovare nuovi ostacoli per contrastare soprattutto i piccoli allevatori di montagna.

Continuando l’escursione, attraverso paesaggi come questo. Tutta natura? No. A parte il gruppo di case ormai semi-crollate, l’uomo ha permesso questa alternanza di colori continuando a gestire, tramite il pascolamento, il territorio. Sicuramente c’è già stata una regressione dei pascoli rispetto a quando in quelle baite si abitava stabilmente.

Almeno d’estate, qui sale ancora qualcuno con gli animali. Vacche sicuramente, magari il gregge che ho incontrato prima. Oltre al paesaggio quindi, il turista può godere anche dei prodotti dell’allevamento.

In questa stagione non c’è più nessuno, o quasi. Infatti incrocio due scrofe con i loro porcellini che, indisturbate, scendono lungo la strada. Per qualche attimo, sentendo i versi in lontananza, avevo temuto si trattasse di cinghiali, guardandomi intorno per trovare una via di fuga!

Qui è il Colletto, dove termina la strada e si può proseguire seguendo diversi sentieri segnalati. La neve fresca, gli alberi in veste autunnale e i pascoli ben brucati. Quest’anno, tra pioggia e temperature miti, l’erba è addirittura ricresciuta e si potrebbe teoricamente ancora pascolarla! Ma se non fossero passati gli animali… cosa si vedrebbe?

Questa foto è stata scattata qualche settimana prima delle precedenti, in un’altra valle, ma rende bene l’idea. Davanti vedete un prato curato, sfalciato e pascolato. Dietro un prato abbandonato, con l’erba alta e secca, il bosco che avanza. Non so, a voi quale dei due piace di più? Nella frazione accanto a questo prato c’era un anziano, forse l’unico abitante, con alcune vacche. Voi ci pensate, a tutto questo, quando siete in montagna?

Quello che la gente non vuole più

Mi piace quando qualcosa o qualcuno riesce a sorprendermi positivamente. Molte delle interviste raccolte fin qui sono per così dire “scontate”, nel senso che raccontano storie tradizionali, di ragazzi e ragazze che percorrono una strada già tracciata. Ognuno di loro ha una sua storia, ma rientrano tra quelle che ci si può aspettare (pur con mille varianti) da questa realtà. E poi ci sono le eccezioni.

Alessandro (1989) abita a Giaveno, a pochi chilometri da casa mia, ma di lui non avevo mai sentito parlare. Il suo nome mi è stato fatto all’Università. “Ho fatto perito agrario a Pianezza e poi adesso studio all’università. Dovrei laurearmi a febbraio con una tesi sugli acidi grassi nel latte di capra. Ho sempre studiato e lavorato. I miei sono impiegati, ma abbiamo sempre abitato in una zona dove ci sono bestie. I miei bisnonni avevano animali, ma sono passate due generazioni… Questa stalla era l’alpeggio di Avigliana, nei secoli passati. In questa zona portavano le bestie da Avigliana. Ma qui ormai l’agricoltura è compromessa“.

Fatico a prendere appunti, Alessandro parla a ruota libera. A casa ci sono le capre, ma l’attività principale della sua azienda è un’altra. “Da ragazzino tenevo già conigli e maiali, poi per la Maturità non ero preoccupato per gli esami, ma per quanto mangiavano gli animali, perchè mi sono arrivati quattro vitelli appena diplomato. Adesso faccio vitello all’erba, ingrasso e vendo direttamente. A me interessa produrre la carne buona, genuina. Alimento solo con erba e fieno, al massimo un po’ di orzo, ma non farine, mangimi. Devo essere diverso, differenziarmi dagli altri. Partecipo al progetto dal produttore al consumatore di Confagricoltura, ho aperto un punto vendita a casa e preparo le borse in base alla distinta, personalizzate in base al cliente. Loro non devono nemmeno manipolare la carne, è tutto porzionato sottovuoto.

La mia attività è basata sul recupero delle cose che la gente non voleva più.” Macchinari acquistati da anziani, ripristinati con cura e precisione, tanto da avere tutto il parco macchine completo per la sua attività ed anche qualcosa in più, per diletto e piacere. Colpisce l’ordine, la precisione e la pulizia. Alessandro è attento ai dettagli, annusa il fieno, ne guarda il colore, lo utilizza in modo personalizzato anche per gli animali, a ciascuno il suo fieno! “Il 70% dei miei terreni non li vuole nessuno perchè difficili da lavorare. La più grossa parte è a Coazze, erano incolti e c’erano già i rovi. Quest’anno ho raggiunto l’autosufficienza per i foraggi.

La notte prima è nata una vitella. “Ingrassando, tengo gli animali in stalla, al pascolo solo le manze. Ho tra i 20 ed i 30 bovini, affitto parte di una cascina dismessa. Il proprietario mi ha insegnato tanto. Non mi ha mai lodato, così almeno non mi montavo la testa. Al contrario, mi ha sempre dato tante mazzate…“. I modelli di Alessandro sono altrove, mi parla dei viaggi oltreconfine, in Francia, per prendere ispirazione.

L’agricoltura è distorta. Io, con cose che nessuno voleva, ho un lavoro e sono contento!“. Nella stalla, vitelli e vitelloni ormai pronti per la macellazione, oltre alle vacche. “La vendita va bene, la gente ritorna, anche da Cavour, che non per vantarmi… ma è il paese della carne! Le mie bistecche non sono tanto grosse, ma da quando le metti nella padella a quando le togli restano uguali come dimensione e poi il gusto! Riesco a valorizzare e vendere tutto, anche il fegato e  le altre parti meno nobili.

La teoria ti serve perchè poi la pratichi“. Però poi mi spiega che nel suo corso di laurea solo un compagno ha animali. “Gli altri studiano a livello teorico, non sanno cos’è la realtà. Pensano di uscire ed andare a gestire un’azienda agricola… Conta la passione, che ti fa scegliere questo, però poi è lavoro e non poco!“.

Anche se il fine ultimo dell’allevamento è ovviamente la macellazione, c’è modo e modo di arrivare a questo momento. “Un’attività agricola è una fabbrica, bisogna starci dietro. Però un conto è trascurare una macchina, un altro far patire una bestia. Siamo noi a servizio degli animali, sempre, sono attività da prendere sul serio.

Visto che Alessandro non ha mai fatto veramente pubblicità al suo punto vendita e per adesso si è basato soprattutto sul passaparola, mi unisco anch’io a quelli che fanno girare la voce. Azienda Agricola Alessandro Moschietto, Borgata Fornello 5, Giaveno. Occorre pre-ordinazione telefonica al 339.6826241 (ore pasti). Peso minimo del pacco, 5 kg.

Non asciugano nemmeno i formaggi!

Quest'estate sono impegnata su vari fronti, tra cui le interviste ed i rilievi vegetazionali nell'ambito del progetto PROPAST. Stamattina, sperando di passare tra una nuvola e l'altra, sono salita in un alpeggio vicino a casa, forse uno dei più vicini. Val Sangone, Alpe Sellery a Valle. Purtroppo la pioggia aveva concesso una pausa solo brevissima…

Per la foto dell'alpeggio preferisco ricorrere a questo scatto invernale nel quale almeno posso mostrarvi il panorama. Oggi c'era tanto fango, nebbie/nuvole che si abbassavano, ma anche gerani colorati alle finestre. Siamo nel territorio del Parco Orsiera Rocciavrè ed il comune è quello di Coazze (TO). Qui si produce il famoso Cevrin di Coazze, Presidio Slow Food e Prodotto del Paniere della Provincia di Torino. Purtroppo l'elenco dei produttori che trovate on-line non è aggiornato.

Quando siamo arrivate, stava per finire la mungitura delle vacche e non si vedevano capre, solo qualche capretta appena dietro le baite. I vitelli erano in attesa di seguire le madri, fermi sulla porta della stalla. Siamo salite fin qui in auto, visto che era per motivi di lavoro, ma la strada è chiusa al traffico e quindi l'alpeggio si raggiunge con una piacevole passeggiata prima nei boschi, quindi attraverso i pascoli. La strada prosegue poi verso l'alpeggio Sellery a Monte, che vi avevo mostrato qui danneggiato dalle slavine. Purtroppo da allora non è più stato utilizzato come strutture, mentre le manze del Sellery a Valle ne pascolano le praterie.

Mentre i genitori finiscono di mungere è la piccola Elisa di quattro anni ad intrattenerci con i suoi racconti. Le caprette intanto sentono aria di pioggia e vengono a ripararsi nella stalla. Dalla finestra, dietro al vetro, fa capolino il fratellino di 15 mesi. Lei con orgoglio dice che il prossimo anno inizierà ad andare all'asilo ed è tutta contenta di questo fatto.

Le capre non le vediamo, erano però quelle che avevano inseguito per un lungo tratto i miei genitori ed i loro amici durante una gita in montagna. Si tratta di un gregge di oltre 200 Camosciate, il cui latte viene utilizzato per i preziosi prodotti caseari che Giancarlo Lussiana e Daniela Listello producono quassù, a 1.545 metri di quota.

Le capre vengono lasciate pascolare libere, escono da sole dalla stalla dirette verso i pascoli alle 6:30 del mattino (la mungitura inizia alle 5:30) e rientrano la sera verso le 19:00. Sono accompagnate e sorvegliate da tre cani pastori maremmani (la foto è sempre di mio papà). La presenza dei cani è opportunamente segnalata dagli appositi cartelli, ma non tutti forse li leggono e si comportano adeguatamente, perchè Giancarlo mi racconta che ogni tanto si verifica qualche problema. "Specialmente giù, a dire la verità. Le due femmine molto meno, il maschio a volte ha dato dei problemi."
Il lupo, nonostante la loro presenza, ogni anno fa le sue vittime, anche se il numero è diminuito rispetto al primo anno in cui si sono verificati attacchi (19 capi predati).

Parte dei versanti circostanti l'alpeggio sono cespugliati, invasi da ontani, mirtilli e rododendri. "Volevano fare una prova per pulirli con degli asini, ma io gli ho detto che l'asino è così solo di nome… Mica sta a mangiare i mirtilli e i rododendri, se c'è erba!". Ogni tanto le capre vanno a pascolare anche lì, ma oggi invece erano in un'altra zona.

Queste sono le tomette di capra e Giancarlo mi spiega che quest'anno l'umidità per causa della pioggia e della nebbia è tale che faticano a maturare adeguatamente. "Dovrebbero avere tutte le muffe blu ed arancione come queste, vedi? Invece restano troppo umide fuori… Speriamo che venga un po' di sole, è un mese che siamo su e fa sempre brutto!".

Per adeguare le strutture a quanto richiesto in base ale normative sulla caseificazione, Giancarlo ha investito di persona, anche se l'alpeggio è comunale e viene affittato. "Saliamo qui da 23 anni, ormai. L'affitto non è altissimo, se paragonato con altre montagne, ma le spese ce le siamo fatte noi ed abbiamo chiesto di tenerne conto. Adesso la strada è un po' più bella, ma perchè hanno fatto i lavori quelli della Comunità Montana per raggiungere la Palazzina Sertorio (sede dell'Osservatorio per l'Ambiente, ndA)."

I cevrin invece sono a stagionare nella cantina, per loro è richiesta una certa umidità ed infatti stanno raggiungendo il giusto grado di maturazione. La produzione casearia è venduta direttamente in loco o portata a valle il venerdì. Per informazioni, 333 4510981.
Qui un video trovato in rete con una breve intervista a Giancarlo in lingua Francoprovenzale (con traduzione).

Riflessioni dai monti

E' inverno, o almeno… così dicono. Qualcuno in queste settimane avrà avuto giornate invernali nebbiose, fredde, umide, con galaverna. Ma in montagna? In montagna si saliva in maglietta già al mattino presto, lungo dorsali dove affiorano pietre e ciuffi d'erba.

In questa stagione gli alpeggi sono silenziosi, le bestie sono altrove, per la maggior parte in stalla, a consumare fieno, mais o altro ancora. Non è però uno di quegli inverni in cui si vede appena la cima dei comignoli far capolino da sotto la neve. Sembra quasi che a giorni debba sbucare la prima erba verde ed arrivare su il margaro a vedere che tutto sia a posto per ricominciare la stagione.

Strane nuvole si rincorrono in cielo, pare quasi un lupo che rincorre due pecore, non vi sembra? Ma non sono nuvole che porteranno pioggia, o neve. "Meno ce n'è, meglio è…", diceva l'altra sera un pastore. Ma quando poi quest'estate sarà in montagna? Certo, magari potrà salire un po' prima, ma forse si troverà davanti a pascoli riarsi, fontane, laghi e torrenti che si asciugano a metà stagione.

E il sole brilla in cielo, implacabile. Le giornate durano ancora poco, all'ombra fa freddo, al mattino c'è brina e ghiaccio, ma fa comunque caldo, troppo caldo per la stagione.

Più in alto alpeggi danneggiati dalle slavine cadute nel 2009. Il tetto della stalla non è stato ancora ricostruito, all'interno mangiatoie in legno marciscono tra la neve gocciolante.

Anche oggi, un'altra giornata così calda lassù… e la coltre di nebbia che avvolgeva la pianura. Rocce, erba secca, speriamo che ritorni davvero il freddo. Anche le condizioni atmosferiche più avverse hanno un loro significato ed una loro utilità. Ed allora speriamo che nevichi ancora su in montagna, che ci sia quella riserva di neve che garantirà il pascolamento e l'abbeverata quando sarà stagione di riprendere la via delle valli e degli alpi.

I vostri incontri

Nei prossimi giorni, tra impegni ed assenze, non avrò tempo per aggiornare il blog, portate pazienza… Il materiale che si accumulerà nella memoria del mio computer servirà per passare le settimane successive, mentre ci si addentrerà nei mesi autunnali e saremo tutti "orfani" delle storie di pascolo vagante che vi ho raccontato negli scorsi anni.

Confido anche in voi, per continuare con questo blog. …i miei inviati tra pascoli estivi ed invernali! Come Mauro, l’amico ciclista, che si è imbattuto nella transumanza delle capre dell’alpe Sellery in Val Sangone.

Una selva di corna davvero impressionante! Ed anche il concerto delle campane era notevole, ci racconta il nostro amico. Così pure le capre del famoso formaggio Cevrin di Coazze scendono a valle, un altro alpeggio che resta silenzioso.

I miei genitori qualche settimana fa erano in Val Chisone e sono passati nei pressi del gregge di Fulvio. Ovviamente la foto è antecedente al cammino verso Pian dell’Alpe che vi ho documentato qui.

Oltre alle pecore, hanno visto la cucciolata di pastori maremmani. Come immaginare che poi questi batuffoli di pelo diventeranno dei feroci difensori del gregge contro gli attacchi del lupo?

Altri cuccioli all’alpeggio successivo, il Selleries, dove loro si erano recati ad acquistare delle forme di Plaisentif, il "formaggio delle viole". In questo caso invece si tratta di cani "da lavoro", cani che, una volta cresciuti, si spera manifestino la giusta predisposizione per affiancare l’allevatore nella conduzione della mandria.

Allora… a presto! Spero di incontrare qualcuno di voi in questi giorni che mi vedranno prima in Valchiusella e quindi in Val Varaita in occasione di due fiere.

Appuntamenti d'autunno e qualche foto

Scusatemi, di vostre foto ne ho tantissime, le pubblicherò un po’ alla volta. Oggi dedico un po’ di spazio agli appuntamenti che mi avete segnalato, di modo che gli interessati possano segnarsi le date… e poi inizierò a mettere qualcuna delle belle immagini che mi spedite.

Iniziamo da Oropa, Fiera di San Bartolomeo, 12° meeting della Pezzata Rossa d’Oropa (leggete il programma quiqui), sabato 12 settembre 2009.

In Val Chisone invece il 14 settembre c’è la tradizionale Fiera di Pragelato (qui il programma), appuntamento imperdibile per i margari della provincia di Torino, Cuneo e non solo.

Andiamo in Ossola per lo Scarghè 2009, festa della discesa dall’alpe a Crampiolo (VB), 18-19-20 settembre. Maggiori informazioni sul sito del Parco Alpe Veglia-Devero.

Rimaniamo in zona per il consueto "Tempo di Migrar", discesa del gregge dall’Alta Formazza con passaggio a Premia, 5° edizione. "Sabato 26, alle ore 15,00, gli ovini giungeranno in frazione Cadarese ove alle ore 16,00 si svolgeranno dimostrazioni di lavorazione, pettinatura e cardatura della lana, operazioni di tosatura delle pecore, e stand per la degustazione e l’acquisto di formaggi e salamini di capra. Per i bambini il divertimento è assicurato con la simpatica “poppata degli agnellini” e l’intrattenimento del Corpo Volontari Soccorso di Villadossola che proporrà ai propri spettatori disegni trucchi e giochi a tema. A partire dalle 19,30 visitatori, turisti e residenti potranno degustare la cena, nei ristoranti del luogo, rigorosamente a base di prodotti ovi-caprini (menù completi sul sito internet http://www.comune.premia.vb.it)  in attesa della sfilata del gregge che giungerà a Premia verso la mezzanotte. Per consentire il deflusso delle auto dirette verso valle, il gregge sosterà mezz’ora nel centro cittadino mentre, coloro che vorranno fare le ore piccole, potranno accompagnare a piedi il gregge. L’arrivo a Crodo è previsto alle 3 del mattino. La nottata in compagnia dei pastori è organizzata dalla Pro Loco di Premia e gode del patrocinio del Comune di Premia, della Provincia delVerbano Cusio Ossola e della Comunità Montana Antigorio – Divedro – Formazza, del contributo della Società Idroelettrica Rio Vova e della collaborazione di ristoratori, Gruppo Costumi di Premia, Azienda Agricola Ernestino Morandi, e degli “Amisc dul Meco. Per informazioni: Pro Loco Premia -tel: 0324/602855 – www.comune.premia.vb.it".

Per le foto, iniziamo da quelle che ho ricevuto da più tempo. Qui siamo con Mauro, l’amico ciclista, al Clot della Soma, dove questo gregge pascolava nell’erba già compromessa dalla siccità.

C’è anche il pastore, che controlla i suoi animali. Certo che quest’estate è raro trovare pascoli ancora verdi, ci sono dei posti dove forse è caduto un temporale e poco più, in tutti questi mesi.

Era da poco passata la metà di agosto quando, sempre Mauro, fotografava queste vacche verso il Colle del Beth. Cercavano un po’ di fresco, evidentemente.

La neve d’estate attira gli animali, mentre d’inverno… Comunque, con il caldo che abbiamo avuto nelle scorse settimane, di tutta la neve caduta nella passata stagione, ne è rimasta veramente poca.

Laura76 invece ci ha mandato le foto del gregge di Franco quando ancora era all’Alpe Fontanamora. Qui vediamo le pecore all’abbeverata.

Qualcuna vuole proprio l’acqua più pulita che si possa avere! Ormai il gregge, mi è stato detto, è rientrato in Val Sessera e la stagione si avvia alla conclusione.

Ecco anche il pastore, che scruta lontano per vedere che tutto sia a posto, nel gregge. Il lupo, o forse la lince, quest’anno hanno dato non pochi pensieri…

Un’ultima immagine del gregge e dell’alpeggio. Ripidi pendii e tante pietre… e l’erba che cambia colore.

Laura76 è stata anche in Val d’Aosta e qui ha scattato questa simpatica foto. Le manca solo la parola, vero?

Clà ha fatto una gita in Val Sangone, e qui vediamo una mandria nei pressi dell’Alpe Palè. Chissà se tra di loro c’è anche Fioca, la vacca che è finita in prima pagina con il suo padrone, che l’ha vegliata mentre era ferita, per evitare che il lupo venisse ad attaccarla…?

Qui la responsabilità è sua (di Clà), per aver immortalato Il Pastore mentre mi racconta le sue disavventure estive (di cui vi ho già parlato qui). Tra l’altro… è poi sceso veramente come diceva, è stato visto in transumanza sabato e domenica.

In Val d’Aosta, a quanto pare molto gettonata quest’estate tra i lettori del blog, sempre Clà ha incontrato queste vacche castane nei pressi di una fontana, nella valle di Saint Barthelmy.

Concludo con delle belle notizie da Giacomo, ecco delle immagini di Giovanni mentre guarda verso il suo gregge. Il caldo estivo ha affaticato un po’ il pastore, ma per fortuna le montagne della Val Chiusella anche quest’anno hanno visto la sua presenza.

In questa seconda foto, Giacomo ha colto il vanto di Giovanni, le sue capre, mentre in secondo piano vediamo il pastore con sua moglie Elsa. Non sono (ancora?) riuscita ad andare a trovarli, così come molti altri a cui avrei voluto far visita. Gli impegni però sono quelli che sono, il lavoro chiama anche adesso, quindi rimando l’appuntamento con le altre vostre foto alla prossima volta!

Incontri ed appuntamenti

Sta diminuendo il numero di foto che mi mandate… ormai in montagna non si incontra quasi più nessun margaro/pastore (ma le eccezioni ci sono!) e non tutti riescono a trovare un pastore vagante in pianura (chissà se in questi giorni ce la farà Luca…). Allora vi invito almeno ad andare alle fiere ed agli altri appuntamenti di questi giorni! E poi mandatemi le foto, ovviamente!

Paolo ci spedisce quest’immagine per ricordarci che domenica 2 novembre a Perloz in Val d’Aosta ci sarà la finale della Battaglia delle Capre. Marco mi sgrida perchè non andrò neanche alla Battaglia delle Reine a Quincinetto il 9 novembre (dove combatterà anche la sua protetta), dopo aver "saltato" l’appuntamento di Aosta. Questo fine settimana sarò a Luserna (Val Pellice) per la Fiera dei Santi (1-2 novembre), appuntamento imperdibile per chi abita nel Pinerolese… e non solo!

Anticipo altri eventi del secondo weekend di novembre: il 9 Fiera a Roaschia (CN), il paese dei pastori (XV Mostra Interprovinciale di pecore di razza Frabosana Roaschina). 7-8-9 Novembre, al MIAC di Cuneo, 29° Mostra Nazionale di Bovini di Razza Piemontese (a cui parteciperò… ma vi dirò solo successivamente come e perchè). A Cuorgnè (TO), 50° Mostra provinciale della Valdostana Pezzata Rossa.

…aspetto altre vostre segnalazioni, questo è quello che so io…

Questo invece è l’incontro che hanno fatto i miei genitori con i loro amici mentre domenica salivano al Colle della Roussa in Val Sangone! Un gregge di capre camosciate ha iniziato a seguirli…

Qui c’è Carlo, che ogni tanto manda anche delle foto da pubblicare sul blog, che si improvvisa pastore! A dire il vero, loro erano abbastanza preoccupati nel trovarsi a condurre questa transumanza improvvisata e non voluta!!

Il gregge si è poi fermato dalle parti dell’alpeggio e loro hanno potuto proseguire verso il colle in questa splendida giornata di sole. A parte queste capre, di animali su per i monti ce ne sono ancora eccome! Pastori che scendono lentamente con il gregge, altri che resistono sui pascoli di mezza quota prima di caricare tutti gli animali sui camion.

Effetti del maltempo

Nelle valli ancora martoriate dal maltempo si cerca di ripristinare la viabilità, i ponti, le strade erose dai fiumi, si spala il fango e si cerca di raggiungere le frazioni di montagna isolate. Intanto ieri sera nei TG la notizia dell’alluvione era scivolata giù giù nella scaletta, perchè questo lembo di terra italiana a volte non sembra contare al pari di altri. "Il maltempo flagella l’Italia", e magari piove solo a Roma e dintorni. "La situazione torna alla normalità nelle regioni colpite dal maltempo" e c’è gente che è isolata anche telefonicamente da giorni, paesi raggiungibili solo a piedi in Valle Maira, in Val Grana…

Comunque il maltempo non è stato solo acqua, quell’acqua che continua a scorrere grigia nel letto del Chisone e di tanti altri fiumi piemontesi (qui – ieri pomeriggio – siamo a Miradolo, alle porte di Pinerolo). Il livello scende lentamente, nonostante i temporali che ancora si scatenano qua e là. Nel letto del fiume passano alberi, i cespugli che non sono stati sradicati si risollevano a poco a poco. L’agricoltura, certo, ha bisogno di pioggia, ma non così tanta tutta insieme! Questa non rappresenterà nemmeno chissà quale riserva d’acqua, perchè in montagna di neve sembra ne sia caduta poca, anzi, la pioggia fino ad alte quote ha fatto sciogliere la neve che c’era!

Oltre ai pastori che dormono sonni inquieti vicino ai fiumi, a tutti gli allevatori che si domandano come e quando riusciranno a salire in alpeggio, piangono tutti quelli che devono fare il fieno o che l’hanno fatto nel momento sbagliato. Chi non ha tagliato, adesso ha dei prati con erba altissima, in gran parte coricata a terra dalla pioggia (il termine tecnico sarebbe "allettamento"), che inizia a marcire alla base. Chi ha tardato soltanto un po’ a tagliare, non fidandosi dei primi caldi e del sole, ha l’erba tagliata a terra, ormai marcia, che soffoca quella nuova che deve ricrescere… Ma come si fa ad entrare nei prati con i trattori, con un tempo del genere e tutta quest’acqua? I margari saranno tra i più preoccupati, avrebbero voluto tagliare almeno un fieno prima di salire in alpeggio…

Anche i campi sono stati flagellati dalla pioggia, con il grano schiacciato a terra. Chissà su, chissà i pascoli di montagna! Le nuvole non hanno ancora permesso di vedere cos’è successo sui monti, ma prima di salire dovrà stabilizzarsi il livello dei fiumi, perchè adesso anche il più innocuo ruscello è un torrente vorticoso impossibile da attraversare.

 

Per lasciarvi qualcosa da guardare, in vista di alcuni giorni di assenza, sono andata a cercare tra i vecchi CD due filmati di transumanza del maggio 2005. Questo è stato realizzato sul ponte che attraversa il Sangone prima di entrare a Giaveno, il pastore è Sandro, che ormai ha venduto le pecore e fa il margaro con una mandria di vacche. Quel giorno si partiva dai prati alla base della Colletta per salire fin verso il Colletto del Forno di Coazze…

Quest’altro invece è il video dell’attraversamento del Ponte di Annibale a Dubbione di Pinasca, il gregge è quello di Fabrizio (come potete sentire dai rudun, diretto verso l’alta Val Chisone! Arrivederci a mercoledì, salvo imprevisti. Purtroppo non potrò andare a vedere la transumanza di Fulvio a Pragelato il 2 giugno, ma magari qualche "inviato speciale" ci sarà!