Il bello e il brutto della transumanza

Vi ho mostrato una festa della transumanza, l’altro giorno. Sono estremamente favorevole nei confronti di queste iniziative, che dovrebbero servire ad avvicinare sempre  di più il “pubblico” al mondo degli alpeggi, della pastorizia, dell’allevamento tradizionale, della montagna vissuta. Devono però essere reali, cioè corrispondere ad effettivi passaggi di uomini ed animali di ritorno dall’alpe e non appositamente  costruiti per fare show. Qualche elemento di folklore ad uso del pubblico ci può stare, ma per il resto la transumanza è un’altra cosa.

Il pubblico ne coglierà gli aspetti spettacolari e lo vivrà come  una grande festa, come in effetti è, ma non è solo quello. Dovrebbe andare più a fondo e documentarsi a 360° su questa realtà per capire cos’è davvero la transumanza. Così da non sentire poi quello che ha ascoltato Franco, amico di questo blog, a Novalesa. Ecco come commenta su Facebook: “Molte lamentele perchè lo “spettacolo” non era esattamente all’ora indicata… un ragazzino dopo il passaggio delle pecore per Via Maestra giurava che non sarebbe più sceso dalla pietra su cui si era rifugiato per paura di sporcare le scarpe ultima moda comperate “solo ieri”; qualcuno passi a rifocillarlo in attesa della prossima dilavante pioggia… così va il mondo. Bella giornata, grazie a chi ha lavorato per il buon risultato.

La transumanza, quando uno la vede, è già in corso. In realtà è iniziata giorni prima. In quei giorni c’è stato da andare negli uffici per i documenti relativi alla demonticazione. Su in alpe invece c’erano i soliti lavori da svolgere, ma anche da iniziare a sbaraccare. Portare a valle ciò che già non serviva più, ma anche la produzione residua di formaggi ancora conservata nelle cantine. Qualcuno lo deve fare a piedi, se non c’è la strada.

In ogni caso, amici, conoscenti, parenti e vicini d’alpeggio sono i benvenuti per dare una mano sia nel trasporto prima e dopo, sia nell’assistenza durante il cammino. Chi è sicuro di ritornare in alpe porta giù solo l’indispensabile, tutti gli altri invece devono svuotare completamente la baita. Poi c’è da ritirare tubi, fili, reti, picchetti, legna messa da parte per l’anno dopo. Smontare centraline idroelettriche, togliere l’acqua dai tubi, pulire stalle, mettere i materassi in salvo dai topi…

Poi si va e il primo tratto è quasi sempre a piedi, anche quando c’è una strada e non un sentiero. Si caricano i vitelli più piccoli, galline, maiali, gatti, cuccioli… Prima di partire, un boccone (colazione o pranzo, dipende dall’ora) tutti insieme e quindi (solitamente le donne) c’è da cucinare e badare agli ospiti-aiutanti.

Quando tutti si alzano dal tavolo, si parte e restano ancora mille cose da fare. Una volta però che sono gli animali a prendere il via, la priorità tornano ad essere loro, il resto si farà poi, magari tornando il giorno dopo. Quasi sempre c’è stato anche chi si è preoccupato di attaccare i rudun, che adesso risuonano nella valle.

La transumanza scende più o meno velocemente verso il fondovalle, fino ad incontrare le prime borgate, ormai disabitate. Quando c’è il sole è più “comodo” perchè tutto è più facile, ma nello  stesso tempo è brutto andarsene con una bella giornata, pensi sempre che avresti potuto rimanere su quel giorno ancora.

Per le greggi che scendono a piedi, il cammino spesso è  lungo. La prima tappa, quella che dall’alpe ti porta  in giù, deve raggiungere un pascolo adatto a sfamare  il gregge quella sera e il mattino successivo, prima di rimettersi poi in cammino.

La maggior parte dei margari con le loro mandrie, invece, utilizzano i camion, a meno che la cascina sia raggiungibile in una sola tappa dall’alpe, lungo strade non troppo frequentate. Chi frequenta abitualmente le valli, chi vi abita, sa che questa è stagione di transumanze.

Incontrarne una  in senso opposto è cosa di poco conto, la sosta è breve, ma trovarsela davanti è più problematico. Si cerca di far passare le auto in coda ogni volta che ve n’è la possibilità, ma spesso è difficile, lungo strette e tortuose strade di montagna. Così capita che qualcuno inveisca e suoni il clacson, ma è materialmente impossibile, su certe strade, pensare di contenere gli animali entro la mezzeria e far passare alternativamente le auto.

Poi si attraversano i paesi del fondovalle, e fa piacere ricevere i saluti e gli  auguri di “buon inverno” da parte della gente. Quando sei lì che cammini così ti dimentichi la fatica, quello che hai già fatto alzandoti all’alba (o anche prima) e quello che resta da fare ben oltre il tramonto. Qualcuno, a transumanza conclusa, invita a cena amici ed aiutanti. Personalmente non vedo l’ora di crollare su di un letto!

Per il pastore vagante la transumanza non è finita in un giorno, spesso è questione di settimane, addirittura, durante le quali ci si ferma qua e là lungo la valle a pascolare. Si dorme in roulotte o in abitazioni  concesse temporaneamente, stanze che vengono ingombrate da sacchi e scatoloni, una precarietà in cui è difficile trovare subito quel che serve. I pasti sono semplici, dettati dalla praticità di usare poche stoviglie… La transumanza è anche tutto questo (e  molto altro ancora), non solo lo spettacolo osservato in un giorno di  festa.

Di chi è la montagna?

Sono quasi stufa di far parole, discussioni… Questo blog è poco aggiornato perchè passo la gran parte del mio tempo “libero” in alpeggio (e non sono ferie!), mentre i restanti giorni della settimana sono suddivisi tra normali incombenze “domestiche” e altre mie attività lavorative. Quando sei in alta quota con gli animali, senza nemmeno un telefono (tanto non prende), finisci per non guardare nemmeno più l’ora, giusto il sole per sapere se è ora di scendere a preparare cena o mettere le pecore nel recinto. Però non sei completamente isolato, qualcuno passa, specie in questi giorni estivi. E allora ti chiedi perchè un escursionista con lo zaino in spalle transita davanti alla porta della baita dell’alpeggio, guarda dentro e non risponde al tuo saluto. Non poteva essere arrabbiato per la presenza di cani (c’era solo un cucciolo di due mesi e mezzo) e nemmeno c’erano fili tirati o reti sul sentiero/strada. Se non trovava il sentiero a causa della segnaletica un po’ carente o mal posizionata non è colpa mia, ma nelle scorse settimane proprio quella è stata l’occasione per fare due chiacchiere con numerosi altri escursionisti finiti tra le baite cercando di capire dove passare per andare al colle xyz o quello abc.

E così, quando quel “turista” non ha salutato, ho ripensato a qualcosa accaduto pochi giorni prima. E mi sono messa a riflettere sul tema “di chi è la montagna?”, che aveva in parte già generato questo post relativo alla presenza di mezzi a motore su piste e sentieri. Proprio il giorno prima di salire di nuovo in alpe, su Facebook un’amica (tra l’altro una delle intervistate per “Di questo lavoro mi piace tutto“) segnalava come un cartello da lei posizionato nei prati di proprietà era stato oggetto di un post in un blog. Da allora il blog è stato oggetto di svariati commenti e l’autore ha pure parzialmente modificato il testo, mitigandone anche i toni nei commenti. La questione era il trovar ridicolo un “vietato calpestare i prati” con riferimento alla LR 32/82 in quel di Prali, Val Germanasca. “Ma se non si possono calpestare i prati cosa si può fare in montagna d’estate?“, dice (ironico?) l’autore. Si può ad esempio utilizzare quel buonsenso che sempre più spesso sto invocando quando si scatenano discussioni che vedono schierate fazioni di contendenti sordi. Il montanaro contro il turista, il turista contro il pastore, il villeggiante contro il taglialegna, il ciclista contro il cane, pro questo e contro quello.

Passano decine e decine, centinaia, migliaia di turisti accanto a greggi e mandrie. Per fortuna con i più non ci sono problemi, qualcuno oltre a salutare scambia anche due battute, altri ancora si fermano per una breve chiacchierata. Qualcun altro fotografa da lontano, furtivamente, temendo… di disturbare? Quassù siamo tutti ospiti, la montagna non è di nessuno, non è di tutti. Se però c’è una proprietà privata, questa è tale anche a 2.000 metri e pertanto va rispettata, anche se ci piacerebbe utilizzarla per nostri scopi ludici, dallo sdraiarcisi su all’effettuare una raccolta di qualche genere (fiori, frutta). Ci sono leggi ben precise a normare tutto questo, quando manca il buonsenso. E’ anche comprensibile che il montanaro covi pregiudizi contro l‘homus turisticus, anche quando quest’ultimo può contribuire all’integrazione del suo reddito nella stagione delle vacanze. Dopo averne viste di tutti i colori sei pronto a scattare alla minima osservazione, sei prevenuto.

Anche quassù c’è comunque un padrone. Il gregge è lì perchè l’alpeggio è stato affittato, raramente è addirittura di proprietà dello stesso pastore. Forse è difficile da comprendere, perchè vige quest’idea della montagna “di tutti”, cosa che non vale forse per il mare, dove si è più pronti ad accettare la presenza di spiagge “private” o comunque chiuse al grande pubblico. Nessun alpeggio è interdetto, si passa e si va (a piedi, in bici, in auto o in moto dove consentito) a piacimento, preferibilmente usando la testa ed il sopracitato buonsenso. Se parcheggio in mezzo al pascolo, è facile che una vacca usi la mia auto come grattaschiena, oltre ad innervosire il margaro perchè è come se a voi parcheggiassero l’auto nell’orto o nell’aiuola di casa. Certo, il pascolo lassù è grande, immenso, ma non è comunque un parcheggio. Non è questione di essere “ambientalisti” o che altro, ma solo di avere rispetto ed essere educati con chi si incontra. Magari anche chiedere: “Posso parcheggiare qui? Dove posso lasciare la macchina? Dove posso passare per non spaventare gli animali?“. Sembra di dire cose ovvie, ma evidentemente…

Concludo con un altro episodio di attualità. Mi dicono che, in una recente cronaca televisiva di una tappa dell’Iron Bike, gara di mountainbike a tappe tra le vallate delle province di Torino e Cuneo,abbiano parlato dei problemi con i cani a guardia di un gregge lungo il percorso. Poteva essere l’occasione per spiegare come ci si comporta in presenza di questi cani, e invece… Vorrei sapere nel dettaglio come sono andate le cose. L’IronBike ha la pretesa di avere un percorso “segreto”, anche se in molti in loco ovviamente sanno dove e quando si passerà. La mia prima domanda riguarda come e se sono stati avvisati i pastori, perchè se ciò non è avvenuto non si può protestare contro di loro. Nel mese di giugno doveva transitare una gara podistica attraverso i “nostri” pascoli e ci è stato chiesto di tenere gregge e cani lontano dal tracciato per le ore della gara. Così abbiamo fatto e non ci sono stati problemi. Se il caso specifico mostrato e criticato in TV è “colpa” dei pastori… per un giorno si possono anche mandare gli animali a pascolare altrove, il rispetto e la cortesia vale per tutti. Mi piacerebbe saperne di più ed eventualmente, se qualcuno sa se è reperibile on-line, vedere questo famoso video della tappa “incriminata”.

I rudun a Salza

Non si può essere dappertutto, ma per fortuna ci sono gli amici del blog che seguono i principali eventi e mi inviano materiale fotografico dalle fiere e dalle feste dove io non sono stata. Purtroppo non ho letto in tempo l'e-mail di Silvio e Tiziana per dirvi che un reportage dalla Festa dei Rudun a Salza di Pinerolo è andato in onda ieri sera su Telecupole…

Comunque, possiamo almeno goderci le coloratissime immagini inviate da Silvio, che era presente come appassionato ed… esperto del settore! "Giornata di pioggia, come si vede dalle foto. C'era parecchia gente, noi siamo arrivati nel primo pomeriggio."

Come ben sapete, Silvio le campane le costruisce. "Tra le lunghe file di rudun dei marghè e bergè c'erano anche i rudun nuovi di un costruttore di cinghie che molti del settore conoscono bene: Luciano Falchero!!!! E con molto orgoglio ho potuto fotografare alcune delle mie cioche piate che gli avevo fatto, sapientemente cinghiate, che facevano un figurone. E' una soddisfazione che non so spiegare."

E' la soddisfazione di chi vede il proprio lavoro valorizzato, ma anche il giusto riconoscimento a quel che è stato fatto. Qui si mescola l'abilità di due artigiani appassianati.

Ecco i più classici rudun con la firma di Luciano Falchero. Per chi è nel settore… niente di nuovo, ma sicuramente qualcosa di bello da vedere per chi ne sa poco o niente. Non solo da vedere, ma anche…

…da sentire! "Dopo il pranzo, il momento atteso dai bambini a non solo: la rudunà!! Dove in molti si sfogano a far suonare il propio rudun cercando di farlo suonare più forte di quelli degli altri, sembra quasi una gara. Il rumore rimbombante lo lascio immaginare a chi sa. Ho fatto solo pochi scatti tra pioggia e una selva di ombrelli accalcati per quel momento." In questo scatto però vedo tante facce conosciute, alcuni li ho già intervistati per il mio prossimo libro ed altri sono in lista di attesa…

Certo, la pioggia avrà tenuto lontano qualcuno dei turisti… Ma ha ragione Silvio, gli ombrelli erano tanti! Grazie davvero per queste belle foto che ci fanno vivere la giornata.

I bambini, una passione che cresce con il passare degli anni. Chissà se seguiranno la tradizione di famiglia? Chissà se pure per loro c'è un futuro da allevatori? Anche qui facce note già viste in alpeggio o durante le transumanze.

Un ultimo scatto da parte dei nostri amici. Questi momenti ci fanno capire come, in un mondo che richiede così tanti sacrifici e lascia così poco tempo libero, si possa comunque trovare un momento per far festa, divertendosi in fondo con poco… Chissà se però questi momenti non possano anche far capire agli "altri" cosa vuol dire essere allevatori, avere le bestie e salire in alpeggio? Chissà che non riescano a far vincere i pregiudizi, a favorire la comunicazione?
A tal proposito vi ricordo la festa della transumanza a Novalesa (TO) l'8-9 ottobre prossimi. Come espositori, parteciperanno anche parecchi amici di questo blog, tra cui lo stesso Silvio, che ha già preparato delle campane apposta per l'evento…

Transumanza prima della pioggia

Per fortuna questa transumanza non era diretta troppo in alto, perchè altri allevatori l'altro giorno si sono trovati con 20, 30 cm di neve! Neve pesante, bagnata, neve che ha schiacciato l'erba a terra e che poi si è sciolta con le piogge che continuano tutt'ora. Ma sempre neve era! Dalla cascina i margari ed i loro amici sono partiti verso le 4:00, 4:30 del mattino. Io mi sono limitata a raggiungerli per la strada!

Per fortuna mi è stato possibile sorpassare la mandria in un rettilineo e precederla, così ho parcheggiato in un posto sicuro e mi sono messa ad attendere la transumanza in un punto panoramico. A pochi passi da me ancora ben evidenti, i segni della recente frana che aveva isolato i paesi sovrastanti. Speriamo che queste abbondanti ed intense piogge non causino problemi a chi sta in montagna: abitanti di villaggi e frazioni, margari e pastori già in quota e che ancora devono salire.

Il suono dei rudun accompagna la transumanza, è quasi impossibile riuscire a parlare, a capirsi. Per chi è da molte ore in cammino accanto agli animali, sembra quasi impossibile concepire ancora il silenzio. Anche se ormai la valle è stretta e le montagne incombono, il cammino sarà ancora lungo, prima di arrivare a destinazione.

C'è il passaggio nella galleria, dove il suono si amplifica ancora di più. Anche Maura quest'oggi è addetta alle riprese, sia con la telecamera, sia con la macchina fotografica. Sempre maggiore è la voglia di avere testimonianze, immagini e ricordi di questi momenti così significativi per chi ancora pratica questo mestiere. C'è chi scatta foto con il telefonino e chi si rivolge ai più giovani o ad amici per avere qualcosa di più "professionale".

I prati lungo la valle sono in fiore, ma nei punti più rocciosi l'erba è già secca. Il mese di maggio è stato insolitamente siccitoso anche in montagna e tutti parlavano della necessità di un po' di pioggia. Pioggia che sta cadendo ora, ma con scrosci di inusuale violenza. Facile lamentarsi del maltempo quando si è in auto, a casa o in ufficio, diverso è essere in montagna al pascolo, a tirare fili o reti!

Il Germanasca era limpido, le sue pozze però avevano meno acqua di quanto sarebbe stato normale, a questa stagione. Il rumoreggiare dell'acqua però veniva temporaneamente sovrastato dal suono dei campanacci della mandria in arrivo. Io continuavo a spostare l'auto e tornare indietro a piedi, per accompagnare e fotografare il cammino degli animali.

 

La fila degli animali si allunga per la strada. Mi hanno detto che sono stati incredibilmente veloci nelle prime due ore di cammino, ma anche adesso comunque continuano a tenere una buona andatura. Non si prevede di arrivare prima di mezzogiorno, il che significa che la durata complessiva (tappe comprese) sarà di circa otto ore.

Non c'è molto traffico e le rare auto che incrociamo vengono fatte passare, così si può continuare agevolmente il cammino. L'aria è umida, sa già di pioggia, le cime sono coperte da nebbia e nuvole basse. Si spera di riuscire ad arrivare a destinazione senza prendere acqua, almeno per quel giorno.

E' ora di una sosta lì accanto alla strada. Ci raggiungono altri della famiglia, si scambiano quattro chiacchiere, si beve un bicchiere, poi le donne vanno su a preparare pranzo. Si aspetta che gli animali si riposino, bruchino l'erba e prendano fiato in attesa dello sforzo finale. La tappa successiva sarà solo nei pascoli dell'alpeggio!

Di nuovo in marcia, il suono dei rudun richiama fuori tutti dalle case, almeno quelli che ancora abitano qui in valle. A tratti esce anche un po' di sole ed allora fa caldo, ma tra poco si finirà su in alto, andando incontro alle nebbia ed all'aria più fresca. La strada inizia a salire in modo più deciso e si fa sempre più stretta, non manca molto al bivio dove si devierà.

La velocità adesso è molto meno sostenuta e c'è tempo e modo anche per una piccola distrazione, un gesto di coraggio e di bravura. Solo qualche istante, per non approfittare della pazienza dell'animale, e poi di nuovo a piedi al suo fianco.

Si lascia la strada "principale" del fondovalle: gli animali esistano qualche istante e poi accettano di prendere la direzione giusta. Eppure dovrebbero conoscerla, dal momento che da anni si sale sempre nel medesimo alpeggio. E' comunque ancora presto per dire che tutto è andato bene e che si è giunti a destinazione.

Nell'ultima frazione che si incontra qualcuno è già uscito portando un paio di bottiglie e bicchieri, per offrir da bere agli uomini della transumanza. Gli animali esitano un istante, senza le loro "guide" in testa, ma di lì in avanti davvero potrebbero andar su da soli senza problemi. Si ringrazia, si saluta e si riparte.

C'è ancora qualche prato da evitare, poi si attraverseranno zone di pertinenza di un altro alpeggio e infine inizieranno i pascoli di Troncea. Le orecchie sono ormai rintronate dal suono dei campanacci, le persone sono stanche, reduci da una notte con poche ore di sonno e tanti chilometri di cammino accanto alle vacche.

L'alpeggio si raggiunge agevolmente con una strada, in certi punti c'è persino l'asfalto nei tratti più ripidi. Lassù in alto fanno capolino le montagne, ancora con chiazze di nevai. Ormai si procede in ordine sparso, agli animali viene data la possibilità di avanzare con il loro passo. Bisogna spronare solo i tori, rimasti attardati in fondo dato che hanno consumato un po' troppe energie nelle fasi precedenti della transumanza.

Un simpatico cartello si rivolge a chi passa da quelle parti con un messaggio dal duplice significato. Questo "attrezzo da lavoro" è di pubblica utilità, quindi grazie se… lo lasciate lì dov'è per chi ne ha/avrà bisogno, ma anche… se lo usate per lo scopo giusto, nel caso in cui ci sia da spianare la strada o fare una canalina di scolo per l'acqua!

Si taglia un po' nei boschi, si strappa qualche boccata d'erba, ma non è ancora arrivato il momento per allargarsi a pascolare. Inizia ad intravvedersi la baita, su in alto, ma gli animali verranno fermati prima. Queste sono le vacche da latte, a sera comunque verranno portate alla stalla per la mungitura, ed il loro latte servirà per produrre tome, ricotte, burro…

Boschi di larici, profumo di montagna. D'ora in poi c'è la garanzia di trovare ancora vita anche oltre una certa quota. Un allevatore anni fa mi aveva detto: "…perchè bene o mane, grazie a noi, il turista qualche animale lo vede e può anche adarci vicino. Il camoscio invece non è di sicuro alla portata di tutti!". Certo, son cose diverse, ma a me spaventerebbe allo stesso modo una montagna in cui non incontro mandrie o greggi, così come una gita senza vedere un camoscio, un capriolo, una pernice.

Finalmente a destinazione! C'è chi dice che c'è poca erba, che è ormai vecchia, che se non piove sarà dura davvero. Ma la pioggia arriverà davvero e ci sarà poi tempo e modo per lamentarsi del protrarsi delle precipitazioni. Intanto adesso gli animali sono su e, almeno questa transumanza, è avvenuta senza pioggia!

Una foto di gruppo, poi via tutti su alle baite per ricongiungersi con il resto della famiglia. Le donne hanno già preparato il pranzo, la polenta è quasi pronta. A tavola, un po' di riposo e cibo abbondante per tutti, poi inizieranno i lavori. Ce n'è in abbondanza e bisogna farli tutti, anche se la stanchezza già si fa sentire in modo fortissimo prima ancora di essere arrivati al dolce. Momenti di festa sì, ma anche dure giornate di lavoro che non finiscono mai, durante le quali l'orologio fa il giro e poi va avanti, ed ancora avanti… 

Fanno suonare bene le campane

L’appuntamento era per sabato mattina, alle 8:30, ed esattamente a quell’ora le vacche arrivavano nel luogo convenuto. Per i margari la transumanza era iniziata già prima, quando erano state chiuse le porte dell’alpeggio e ci si era messi in cammino.

Quella sosta era l’occasione giusta per fare colazione, mentre le vacche pascolavano nell’erba che era stata riservata per loro. In montagna erano rimaste ancora le manze, mentre gli altri animali erano qui, diretti alla cascina in fondovalle. C’era un lungo cammino da compiere e così tutti prendevano forze, chi con una bella boccata d’erba nel pascolo, chi con una fetta di salame, di toma, un bel pezzo di pane, un bicchiere di vino.

Poi però viene l’ora di ripartire, con un bel sole che era di buon auspicio. Le vacche vengono fatte scendere sulla strada e ricomincia la transumanza che percorrerà tutto quel vallone laterale della Val Germanasca per proseguire fin giù in Val Chisone. E tutti sentiranno il suono della rudunà, eccome se lo sentiranno!

C’è parecchia gente ad accompagnare il cammino della mandria, molti fanno parte della famiglia degli allevatori, ma poi ci sono anche amici, conoscenti e, durante il "viaggio", altri amici si uniranno, in base agli impegni. C’è chi non poteva mancare alla lezione scolastica, chi aveva altri lavori da finire. La gran parte delle donne è andata avanti, in auto, per provvedere al pranzo.

Il primo tratto è abbastanza tranquillo, ci sono poche, pochissime auto che risalgono verso Salza o Massello a quell’ora. La strada è stretta, si spera che nessuno arrivi a velocità troppo sostenuta, ma generalmente cerco comunque di stare davanti agli animali per avvisare gli automobilisti e far loro segno di rallentare, di accostare nei rari slarghi laterali.

Camminando a piedi lungo la strada si notano anche tanti piccoli particolari che generalmente vengono ignorati. I salti d’acqua del torrente, che adesso sta patendo un po’ per la siccità, il versante dove il fuoco ha colpito duramente gli alberi qualche anno fa, cartelli che illustrano percorsi, storia, cultura di queste zone. E la transumanza intanto continua, con il suono dei rudun che rimbomba tra le pareti rocciose.

Eccolo, il suono. Già prima di venire qui alcuni mi avevano detto che questa era una rudunà che "a merita", mentre altri consideravano che… sì, quelle sono vacche che sanno veramente far suonare le campane! Rifletto sulla transumanza del giorno prima, più animali e più campane, ma in effetti qui c’è un suono migliore, più omogeneo, più ritmato.

Il suono si amplifica transitando nella brevissima galleria del Bessè, stiamo per arrivare sulla strada "principale", intanto penso alle altre transumanze che ho accompagnato lungo questo percorso in passato: greggi di pecore che scendevano verso la pianura per iniziare la stagione di pascolo vagante. Quanti passi, quanti chilometri!

Anche se la strada scende con alcuni tornanti, è impossibile riuscire a fare delle foto scenografiche, perchè gli animali tagliano la curva  ogni qualvolta è possibile. Dagli alberi iniziano a cadere le prime foglie secche ed anche qualche riccio contenente delle piccole castagne.

Si arriva al ponte, si entra sulla strada per Praly, qui bisogna fare un po’ più di attenzione alle macchine, potrebbe esserci più traffico. Il suono della campane risuona nell’aria, annuncia l’arrivo della mandria nel paese, la gente inizia ad uscire sui balconi, affacciarsi alle finestre, correre al cancello, uscire sulla strada.

Tra saluti e sorrisi, si attraversa Perrero, ma non c’è tempo per fermarsi, bisogna andare avanti, e così al massimo si scambiano due battute mentre si continua a camminare. Gli animali procedono ordinatamente e con calma, sorvegliati da un buon numero di persone.

Visto che la fila è abbastanza ordinata, di tanto in tanto si riesce a far passare le auto che sono rimaste in coda alla mandria. Si cerca di fare la massima attenzione, sia proteggendo quelle che si fermano quando incrociano la transumanza, sia i mezzi intenti a superare. C’è chi procede lentamente, impiegando troppo tempo a passare e rischiando veramente di rimanere bloccato tra gli animali, e chi invece accelera senza tener conto del fatto che una vacca potrebbe scartare improvvisamente.

Finalmente si arriva ad un largo spiazzo, tradizionale punto di sosta per tutte le transumanze. Una vacca viene caricata per essere portata a valle sulla biga, ma per fortuna tutto il resto sta procedendo senza incidenti e senza problemi. Si beve un bicchiere, si chiacchiera, ma è una pausa di breve durata, lì non c’è pascolo per gli animali.

Quando ci si rimette in cammino, saranno due giovanissimi ad aprire la marcia. Non è soltanto un gioco, un’avventura, perchè già prima il bimbo parlava con serietà di alcuni aspetti pratici del mestiere dell’allevatore. La passione inizia fin dalla più tenera età, poi cresce, cresce…

I bambini resistono in testa per un lungo tratto, mentre si attraversano le borgate della valle ed il tempo sta mutando, trasformandosi in un grigia giornata autunnale, a mano a mano che si procede verso l’imbocco della Val Germanasca.

Anche tra queste case non molto popolate si affaccia qualcuno a salutare. Il clima è sempre più quello un po’ malinconico della fine di stagione: c’è allegria per la compagnia degli amici, per il momento di festa, ma quell’aria un po’ umida, quelle foglie secche che iniziano a cadere, quelle nebbioline che si attaccano alle montagne…

Marta inizia ad essere stanca, il cammino è lungo, così prosegue sulle spalle dello zio, guardando tutti dall’alto. Non manca più tanto al punto di arrivo, al prato dove gli animali potranno riposarsi e pascolare, mentre gli uomini si rifocilleranno con un buon pranzo.

Una foto di gruppo nel prato dove pascolano le vacche: mancano tutte le donne, sono al lavoro poco lontano, nel capannone dove mangeremo pranzo. Il suono delle campane adesso è disperso, gli animali mangiano a testa bassa, è stato dato loro anche del fieno, perchè l’erba è ricresciuta poco dopo l’ultimo taglio.

Con quell’aria autunnale, è proprio tempo da polenta! Il numero di persone è aumentato, la tavola è lunga, ci si prepara a rifolcillarsi, tra racconti di aneddoti del passato e personaggi che "tengono banco" con le loro storie, catalizzando l’attenzione dell’intera tavolata. Non si può però rimanere lì all’infinito, dopo il caffè ed il genepy bisogna ripartire, magari prendosi dietro una maglia in più. Non fa freddo, ma si va comunque verso la sera…

Le vacche vengono fatte ridiscendere in strada e si riprende il cammino. Alla sera, quando recupererò la mia auto e riaffronterò quello stesso percorso, controllerò i chilometri. Diciannove sono quelli documentati in questo post, ma l’intero cammino dall’alpeggio è stato di circa ventitre chilometri.

Manca poco all’ingresso il Val Chisone, si arriva a Pomaretto, passando accanto ai ripidi terrazzamenti ricoperti dai celebri vigneti del Ramiè. Il traffico sulla strada sta aumentando, ma la via è più larga e si riesce a tenere gli animali entro la metà carreggiata.

La valle ha due percorsi possibili, per fortuna c’è una strada secondaria nell’inverso, e si devia passando sul ponte e tagliando fuori Pomaretto e Perosa, continuando la transumanza senza disturbare il traffico nel centro dei paesi.

Da questa parte della valle non bisogna fare attenzione a fioriere, aiuole o auto parcheggiate, ma bisogna badare ai prati lateralmente alla strada, specialmente dove c’è qualche coltivazione, erba medica, prati che serviranno per l’alimentazione di altri animali.

La sosta successiva, di pochi minuti, ha come sfondo Perosa Argentina. Anni fa avevo incontrato qui proprio questa mandria in transumanza, ed io ero lì insieme ad un gregge… Se cercate su "Vita d’alpeggio", trovate un’immagine scattata proprio qui!

A mano a mano che si procede verso il fondovalle, il paesaggio cambia sempre di più e diventa meno rurale, anche perchè, qui come altrove, negli anni sono nati nuovi insediamenti: case, supermercati, aree artigianali… Ed il traffico aumenta anche sulle strade secondarie, la gente è sempre meno abituata a vedere animali, attività agricole, anche se siamo in una vallata di montagna…

Strane rotonde con opere d’arte dal significato oscuro, ma almeno non sono fiori da proteggere dal passaggio della mandria. Ormai siamo quasi arrivati, il lungo cammino è vicino alla conclusione. Un’automobilista mi supplica di lasciarlo passare, ma è questione di un paio di minuti, non si può interrompere a comando il transito degli animali!

Ed alla fine ecco la cascina, la transumanza è davvero conclusa! Gli animali entrano da soli in stalla e tutti, senza perdere tempo, si infilano i toni per procedere con i vari lavori, prima fra tutti la mungitura. Saluto chi vedo ancora nel cortile, poi approfitto del passaggio che mi viene offerto per tornare su a Campo la Salza a recuperare la mia auto e… ritorno a casa, arrivando quando ormai è quasi notte. Sono sempre più corte, le giornate…

Appuntamenti, incontri, segnalazioni

Domani mattina magari faccio un salto alla fiera di Pinerolo… ma per vedere delle fiere zootecniche "serie", bisogna aspettare settembre, ed allora ce ne sarà, di posti dove andare! Il calendario è fitto, con la Fiera di Crissolo (CN) il 4, quella di San Chiaffredo a Saluzzo (CN) il 6 settembre, la Fiera di Vicoforte (CN) l’8-9-10… Poi a Pontechianale (CN) il 12 ed infine a Pragelato (TO) il 14 settembre. Ci vediamo a quest’ultimo appuntamento? Io ci sarò, come già lo scorso anno…

Per quello che riguarda invece le presentazioni di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora", vi aspetto il 4 settembre a Troncea, in Val Troncea, presso l’omonimo rifugio. L’appuntamento è per le ore 21:00, ma se arrivate prima… si cena in compagnia. Chi invece volesse fermarsi anche a dormire, possiamo organizzare una gita per alpeggi il giorno dopo. Prenotate al 320.1871591. Altre info sulle serate successive le trovate, come sempre, qui. Dovrebbero essere presenti anche alcuni allevatori che si trovano in alpeggio da quelle parti.

Segnalo poi questo video della TV di Clusone (BG), dove purtroppo si parla della crisi dell’allevamento ovino anche da quelle parti, con diminuzione dei capi, degli operatori del settore, dello scarso valore della carne, del problema dello smaltimento della lana… solite vecchie storie! Bisogna fare qualcosa!! E’ vero che la passione aiuta, ma i pastori non possono vivere solo di quello. Bisognerebbe unirsi tutti, e protestare come in Sardegna.

Ho decine di vostre foto da inserire… comprese quelle che mi avete segnalato su FaceBook. Poco per volta le userò, serviranno ad andare avanti quando, ahimè, le montagne si svuoteranno e torneranno silenziose. Qui siamo in Polonia, un panorama del "luogo di lavoro" dell’amico Marco.

…e questo è un "trasporto animali vivi" da quelle parti. Grazie Marco e… un grande in bocca al lupo (figurato, per carità) per tutto quanto.

Un po’ di colore per chiudere. Dall’album di Paola, su FaceBook, le foto della Festa dei Rudun a Salza di Pinerolo (TO). C’è un patrimonio, esposto qui!

Un campana speciale per ricordare un giorno speciale…

Un’ultimo sguardo d’insieme all’esposizione. Immaginate sentirli suonare tutti insieme??!? Certo, vederli così in bella mostra è una meraviglia, ma se fossero al collo delle vacche… Un vero concerto da far venire la pelle d’oca.

Due appuntamenti per domenica

Amici degli alpeggi e della pastorizia… Domenica 2 agosto 2009 non potete mancare a due appuntamenti.

– Valle Stura di Demonte (CN): Inaugurazione della mostra "Transumanza sul ghiacciaio" in Val Senales, a cura di Mauro Gambicorti (per info: Comunità Montana Valle Stura, 0171-955555 – segreteria@vallestura.cn.it).

– Val Germanasca (TO): Festa del Rudun a Salza di Pinerolo

Spero qualcuno di voi mi mandi immagini di questi due eventi!

Il segreto del formaggio

Nel post di ieri, vi ho accennato ad un formaggio particolare… anzi, più correttamente, non è nemmeno un formaggio, ma solamente un latticino, in quanto si tratta di una ricotta. Per chi non lo sapesse: il formaggio si ricava direttamente dal latte, mentre la ricotta dal siero (+ eventuali aggiunte di latte), dopo che è stato fatto il formaggio. Quindi, senza formaggio… niente ricotta!! Comunqe, si parlava di Sairas, Seiras o Sarass che dir si voglia. Anzi, in particolare, di Seiras del Fen. E allora intendiamo una ricotta stagionata, che veniva avvolta nel fieno (un "fieno" particolare) per essere trasportata a valle dall’alpeggio.

Oggi non ce ne sarebbe più bisogno, visto che molti alpeggi si raggiungono in macchina e non serve più mettere i latticini nel basto del mulo. Però le tradizioni è importante mantenerle, ed allora… ben venga il "fieno" intorno alle ricotte, alla faccia delle leggi assurde che lo vieterebbero in quanto "non lavabile". Ovviamente… non è un fieno qualunque. Si trattava di una graminacea, la Festuca flavescens, che cresce abbondante nei lariceti e negli alneti… quindi nelle zone di pascolo intorno agli alpeggi dove veniva (e viene) prodotto il nostro seiras. Foglie fini, sottili, lunghe, morbide (ma resistenti), adatte allo scopo. Le ricotte dovevano esser fatte stagionare, perchè si scendeva dall’alpeggio una volta ogni chissà quanto… ed era impossibile pensare di venderle lassù, sui monti!

La storia del Seiras è lunga, anche un po’ avvolta nel mistero. Pare che i primi venissero di qui, dall’Alpe Lausun di Conca Cialancia, in Val Germanasca. Per lo meno, questi erano i più rinomati, visto che vengono citati in diversi testi dei secoli scorsi. L’area di produzione comunque era quella della Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca. Nei testi antichi veniva anche citato il Seiras di Pramollo, quello del cartello che vi ho mostrato ieri. E lì, ancora oggi, si usa la bouno.

Cosa c’è in quel paiolo, oltre al siero e all’aggiunta di latte (che può essere vaccino, misto con latte ovino e/o caprino, solo ovino, ovino e caprino, in tutte le combinazioni possibili!)? Qualcuno ancora oggi usa la bouno, una ricetta segreta per un "intruglio" che sembra uscito da un rito magico e che nessuno di quelli che conosce gli ingredienti è disposto a fare confidenze dettagliate. Si dice che la ricetta sia stata importata dalla Svizzera (quelle sono Valli Valdesi ed erano frequenti i contatti con la Confederazione Elvetica). Ma cos’è questo liquido acidificante per far coagulare il siero? Dai documenti raccolti in una ricerca specifica sul Seiras (svolta al fine di ottenere la DOP a tutela di questa produzione casearia), emerge che si tratta di una miscela di ben 25 erbe, gemme, bacche e radici differenti (larice, ortica, ginepro, timo, corniolo…), spezie, siero della caseificazione… Chi ancora la usa, comunque non è disposto a rivelare l’esatta composizione, conservandone gelosamente il segreto tramandato di generazione in generazione.

Non tutti impiegano ancora la bouno, anzi, credo che siano ben pochi… Io ho assaggiato tanti Seiras, nella mia "carriera", ma quelli di Laz Arà effettivamente hanno qualcosa in più. Poi, certamente, c’è il tipo di latte, la stagione, le erbe mangiate dagli animali… Per adesso comunque bisogna ancora aspettare perchè, come dicevo anche ieri, la stagione dell’alpeggio è ancora lontano e, per almeno 5-6 mesi, dobbiamo accontentarci di tome stagionate dello scorso anno (di seiras del fen non so se ce ne sono ancora, in giro). Meglio così, perchè l’attesa ce le farà poi gustare ancora di più. Ditemi voi che gusto c’è, a trovare gli stessi prodotti, sempre, tutto l’anno…

L'alpeggio e la neve

Così come l’appassionato di sci non vorrebbe dover spalare la neve al mattino per recarsi al lavoro, ma la apprezza quando risale la valle nel fine settimana, anche il margaro ed i pastore sono felici che, lassù, le montagne siano completamente imbiancate. Se la stagione sarà normale, cadrà ancora altra neve… Magari in primavera non si potrà salire prestissimo, ma l’erba sarà abbondante, i torrenti ed i laghi torneranno al passato splendore, la fonte che rifornisce l’alpeggio non dovrebbe più seccarsi nel mese di agosto.

L’importante è che le baite dove risiedono pastori e margari reggano sotto il peso della coltre nevosa, da anni mai così abbondante. Qui al Planet siamo a quota relativamente bassa, quindi la primavera e l’erba verde arriveranno prima. La strada che sale al colle è una pista bianca, qua e là interrotta da alberi schiantati al suolo dal vento e dal peso della neve.

Un cartello ci dice che lassù si vende formaggio e Sairas, ed è quello autentico, perchè quella famiglia di margari si tramanda da generazioni la ricetta della bouno. Non sapete cosè? Allora magari un giorno ve lo racconterò… Oggi qui si parla di neve. "Sotto la neve pane"… e formaggio!

Sotto la neve infatti ci sono i pascoli: questi morbidi pendii che oggi fanno la gioia di escursionisti con le racchette e di scialpinisti… io li penso già con l’erba verde. Per adesso va bene così, ma verso marzo, aprile, uno si stufa poi di vedere solo bianco in montagna, inizia a desiderare fiori, ciuffi di erbe di diverse tonalità di verde!

Là dove c’è una sagna, una piccola sorgente, il terreno è più caldo e la neve si è già sciolta, lasciando affiorare l’acqua corrente e le prime foglie tenere. Tutto il resto è solo una candida coltre e gli animali selvatici hanno lasciato il loro segno sulla corteccia delle piante, una delle poche fonti di nutrimentoa disposizione.

Ma l’alpeggio, dov’è? Pur esposto in pieno sole, è quasi tutt’uno con il pendio. La stalla sembra un trampolino per fare un salto con gli sci! Che silenzio quassù: oggi non ci sono i muggiti, il suono dei campanacci, solo un vento leggero.

Ed è così dappertutto, di valle in valle. Ai piedi del Monviso si respira la stessa pace, quest’anno i pascoli riposano davvero, non saranno bruciati dalla siccità e dal gelo come nelle scorse stagioni. I pastori nomadi, forse solo loro, pagano il prezzo di questo vero inverno, quasi come quelli di una volta, ma per tutti, quando arriverà la primavera, le cose andranno meglio e non ci sarà da piangere per l’erba che non c’è.

Appuntamenti e vostri incontri

Lo so, è tardi comunicare adesso gli appuntamenti che si tengono oggi stesso, come questa 1° Sagra dell’Asino a Varzo (VB), la finale della Battaglia delle Reines ad Aosta o la Fiera d’Autunno a Villar Pellice… Meglio ricordare la Desnalpà a Settimo Vittone del prossimo weekend (24-26 ottobre). Per gli altri appuntamenti, prometto di aggiornarvi a metà settimana, così che possiate organizzarvi!

Ieri qui a Cumiana c’era invece la prima edizione di Olio e Olive, una manifestazione dedicata al recupero della tradizione olearia in queste zone. Mi ha fatto piacere incontrare questi produttori del caseificio "Il Tratturo", con il loro pecorino delle vie della transumanza. "Di che razza sono le pecore che mungete?", chiedo dopo aver parlato di transumanza ed aver confrontato i problemi reciproci. "Un incrocio di Biellese e Bergamasca…", risponde la signora. Meno latte, ma di alta qualità. Una vera e propria sorpresa!!!!

E che dire di questa vetrina, sempre nel mio paese. Squisitamente a tema… Quando ho presentato il libro a Cumiana due anni fa, se ne sono accorti in pochi. Adesso che si trova in vetrina tra reggiseni e pigiami, in quanti mi chiedono se ho scritto un nuovo libro…

Giacomo ci manda delle immagini della fiera di Vico Canavese, che ha visto 180 bovini in mostra, divisi in otto categorie. Grande la partecipazione dei giovani margari della zona.

La giuria, composta da veterinari ed allevatori, non ha avuto un facile compito, perchè tanti erano i bovini "belli" portati alla fiera!

Transumanze in corso. Sempre in Valchiusella ed ancora da Giacomo, la discesa delle vacche della famiglia Vigna da Rueglio a Favria. Oltre 200 capi, tutti con il loro rudun al collo, a segnalare ai paesi attraversati che i margari lasciano la montagna fino alla prossima primavera…

Mauro dice che questa del 18 ottobre sarà l’ultima transumanza della stagione che passerà a Pomaretto, il suo paese…

Non so se è vero, perchè i miei genitori hanno ancora incontrato un gregge in Val Germanasca, scendendo da Conca Cialancia. Sono stati i cani maremmani a bloccare il loro cammino…

Ma poi il gregge si è avvicinato ed hanno parlato con il pastore, facendosi riconoscere. Sono gli animali di Mario, giovane allevatore del Pinerolese. Lui resiste ancora lassù, fino a quando ci sarà erba per i suoi animali. Meglio la montagna dei problemi (e dei costi) della pianura!!

Mari ci manda questa foto di un bellissimo gregge di capre camosciate che scendono dalla Gianna, in Val Pellice. Buon ritorno nel fondovalle…

Cristiana invece l’altro giorno era a Novalesa, e infatti nelle retrovie di questa foto, ha immortalato pure la sottoscritta…

Sempre sua questa foto del becco nero tra le pecore e le capre del gregge, appena prima di essere caricato sui camion per scendere in pianura. Come sempre, un grazie a tutti voi che mi segnalate gli eventi e mi mandate le foto. Spero di continuare a riceverne, anche se ormai la gran parte degli animali sono scesi nelle stalle… Ma non tutti, come ben sapete!