Il gregge sulla strada: transumanza II parte

Mentre i pastori ed i loro aiutanti stavano mangiando, la pioggia si faceva via via più intensa. A star fermi faceva anche freddo, ma più che altro era l’umidità a dar fastidio, quella che già aveva impregnato gli abiti durante la discesa.

Il gregge attendeva nel prato, con la pioggia le pecore non mangiavano nemmeno, stavano lì in attesa, qualcuna accovacciata a terra, altre in piedi, a guardarsi intorno. Tra non molto sarebbero scese sulla strada ed avrebbero lasciato le montagne alle spalle, almeno fino alla prossima stagione.

Parto anch’io, un po’ prima del gregge, e porto avanti l’auto, poi vado incontro alla transumanza. Piove, piove, foglie e ricci cadono dai castagni, la strada è tappezzata di castagne schiacciate sull’asfalto. Con una giornata simile, anche se è sabato, ci sono pochissime auto in circolazione, così il cammino del gregge prosegue senza problemi.

Il clima è quello da vera transumanza autunnale, c’è odore di lana bagnata, di foglie, di funghi. La strada è stretta, il gregge la riempie completamente e si allunga alle spalle del pastore, andandosi a confondere tra le brume. Anche le schiene calde e bagnate degli animali emanano vapore.

Il lento cammino del gregge sembra ancora più pacato, con questo tempo. Gli animali cercano di brucare qualche foglia a lato della strada, ma qui c’è poco da mangiare. "Anche facesse bello… a questa stagione non dispiace venire via, ormai è finita, di erba su non ce n’era più." Certo, il sole non dispiacerebbe… o almeno non piovesse, non così forte.

Passo dopo passo, si arriva a Traversella. C’è odore di fumo di legna e di carbone, ormai nelle case il riscaldamento è acceso, è tempo da polenta e castagne abbrustolite. La strada qui è più ampia, ma tra pochi passi il gregge svolterà su di una strada secondaria che lo porterà ad Inverso, alla ricerca di pascoli ed un luogo dove sostare la notte.

Inizialmente gli animali sono perplessi, vorrebbero continuare il loro cammino sulla strada principale. Capre e pecore si fermano, con una nebbiolina che ne avvolge le schiene zuppe d’acqua. Guardano perplesse Mirco, mentre Giovanni le chiama avviandosi sulla strada che li condurrà al prato dove finalmente ci si potrà arrestare per pascolare.

Finalmente il gregge si mette in cammino e sfila lentamente. C’è un po’ più di traffico, qui, e sono arrivati anche alcuni amici e parenti del pastore. Ancora una mezz’ora, poi ci si potrà fermare. Ma questo sarà il tratto più difficile della transumanza, tra prati verdi ai fianchi della strada, richiamo irresistibile per gli animali.

In quel momento mi sembra di avvertire un suono… un suono di campanacci. Abbandono per un istante la transumanza del gregge e risalgo per poche decine di metri lungo la strada, fino a veder passare una mandria diretta verso altri pascoli. Sono giornate di transumanze, tutti scendono, tutti tornano alle cascine.

Le vacche camminano lentamente accompagnate dagli allevatori, è un passaggio di pochi istanti, poi la pioggia lava via anche i segni rimasti sulla strada, mentre la nebbia rende ovattato il suono delle campane che si allontanano. Adesso sono rimasta indietro rispetto al gregge, così lo rincorro per un tratto con l’auto, che abbandonerò in uno spiazzo appena ne avrò raggiunta la retrocia. C’è bisogno di gente in coda…

E’ vero che chi è davanti ha la responsabilità di scegliere la strada, ma il maggior lavoro lo fanno sempre quelli che chiudono il cammino: ci sono animali che restano indietro, altri che si attardano a mangiare o sconfinano in un prato, verso una recinzione, passano dietro ad un guard-rail, uno staccato, un muretto. E allora bisogna correre, gridare ordini ai cani, fischiare, scavalcare ostacoli…

Poi il gregge rallenta ed imbocca un ponte. Non sono mai passata qui, è un bel paesaggio anche con questo clima, i colori autunnali sono ancora più sfumati, quasi un quadro. Nel corteo di macchine che seguono, intanto si sono aggiunti anche alcuni amici di ritorno da un’altra transumanza.

Gli animali sono fradici di pioggia, ogni tanto qualcuno si scuote vigorosamente, prima di riprendere a camminare seguendo il gregge. Non dovrebbe mancare molto, la strada passa accanto ad un alto muro, poi si svolta tra i prati verdissimi. Quest’erba però non è per le pecore del pastore vagante, ma per gli allevatori locali…

Così sono nuove corse, fischi, comandi ai cani. Bisogna rispettare i prati degli altri, bisogna essere tutti amici, per garantirsi la possibilità di poter transitare, anno dopo anno, ed avere anche qualche spazio dove invece sfamare le pecore. Ormai sono bagnati i pantaloni, sono umidi gli scarponi, e continua a piovere.

Inverso pare un borgo fuori dal tempo, qui il passaggio della transumanza non è un anacronistico contrasto, come invece accade in certe periferie urbane di pianura o in futuristiche stazioni turistiche alpine. Perchè in certi posti la montagna si è trasformata così tanto che anche la più tradizionale delle attività sembra essere fuori posto? Si percorre ancora un tratto di strada, poi si svolta nel bosco lungo una pista sterrata.

Si risale e le pecore sembrano stupite di dover nuovamente camminare in salita. Mentre avanzano allargandosi nel bosco, si sono uniti a noi i due amici reduci della transumanza. Hanno accompagnato Giorgio e Maria alla loro cascina, un lunghissimo cammino iniziato di notte e terminato in pieno giorno, forse saranno stati 40 chilometri? Finalmente ecco il prato dove il gregge si fermerà quella sera, gli animali possono allargarsi a pascolare. Intanto la pioggia sta scemando, cade qualche gocciolina, una pausa o una promessa di miglioramento?

Si chiacchiera, ci si saluta, si commenta la stagione, la transumanza, ed il pastore non rinuncia a qualche battuta nei confronti dei giovani amici. Giorgio e Daniele portano in viso i segni della notte insonne, eppure sono venuti ancora fin lì per un saluto, poi torneranno a casa, con altri lavori da svolgere. Le vacche di Giorgio sono in attesa che ci si occupi anche di loro… "Certo che però mi viene la nostalgia delle pecore…", commenta l’amico, pensando al suo piccolo gregge massacrato dai cani qualche anno fa. E’ il momento dei saluti, Loris promette a Giovanni che tornerà in inverno, e poi si parte, lasciando il pastore al lento scorrere dei giorni in questa nuova stagione di pastorizia nomade.

Tra pioggia e nebbia. Transumanza in Valchiusella 1°

Tempo fa vi avevo raccontato una storia, una bella storia di un piccolo gesto che ha portato a tanta gioia e felicità. Un sogno che si era realizzato. Ed adesso, a distanza di mesi, quella storia continua. Loris è tornato a trovare Giovanni per la transumanza autunnale. In pianura già pioveva, ma poi, fortunatamente, arrivati a Fondo si vedevano persino degli squarci di sereno.

Quando però abbiamo raggiunto il gregge, nuvole e nebbie stavano chiudendosi su se stesse, lasciando poche speranze di un errore nelle previsioni del tempo, che annunciavano pioggia per tutta la giornata. Parte delle pecore erano già sotto le baite, sorvegliate da Aldo e Mirko, ma il pastore era ancora a "casa".

C’erano tutti gli animali, comprese le cavalle, mancava solo il pony, che era stato venduto nel frattempo. Gli asini erano già pronti con il loro basto, ma quest’anno non c’erano agnelli da caricare, quei pochi piccolini erano già in grado di camminare con le loro gambe almeno fin giù alla strada. Giovanni, la moglie Elsa ed il figlio Riccardo stavano finendo di ritirare tutto dentro alla baita: negli zaini quello che si portava giù a valle, tutto il resto ben riposto ed ordinato.

E poi viene l’ora di partire, riunire il gregge, un po’ sparpagliato tra le rocce. "Hai visto che montagne abbiamo qui?", chiede Giovanni a Loris, mostrandogli i pendii ripidi e rocciosi. Però si vede ben poco, la nebbia si infittisce, anche se fortunatamente non fa freddo come lo scorso anno.

"Lo porti tu l’asino?". Gli amici si sono ritrovati dopo mesi e così ci si appresta a scendere verso il fondovalle, verso la pianura, per dare inizio alla stagione di pascolo vagante. "Hai visto che roba? Non hanno ancora battuto la melia… E’ indietro, quest’anno, non è ancora matura. Altrimenti sarei sceso un po’ prima, ma se non tagliano, non si sa dove andare!". E infatti la gran parte dei campi di mais è ancora in piedi, ma il pastore passerà i prossimi giorni ancora lungo la vallata.

Oltre alle pecore, è impossibile non notare le capre all’interno del gregge, tra cui spicca questo becco. Giovanni raccontava i problemi con gli agnelli, durante la stagione d’alpeggio, ma le capre invece sono in ottima forma, grasse, con il pelo lustro e lucido.

Il pastore chiama il gregge, lassù Elsa e Riccardo stanno recuperando tutti gli animali che si erano allontanati, per partire si aspetta che la fila si compatti. Fortunatamente non piove, anche se l’aria è umida. Il sentiero era già scivoloso in salita, ma scendere sotto la pioggia, con l’ingombro dell’ombrello aperto, le rocce viscide e coperte di foglie non sarebbe stato piacevole.

Il solito passaggio del ruscello, tutti gli anni scatto una foto qui! Ci vuol tempo prima che passino tutti gli animali, si procede lentamente, senza fretta, ed intanto chiacchieriamo, scambiandoci notizie e pettegolezzi. Il pastore non scende da settimane, ma mi narra il "giro turistico" che aveva fatto successivamente alla fiera di Pragelato. A tutti gli allevatori piace andare a vedere altre montagne, altri pascoli…

Poi si entra nel bosco e continua la discesa. La buona parte delle foglie è già in terra, l’autunno sembra essere iniziato da tempo, lo scorso anno la transumanza avveniva qualche giorno dopo, eppure sembrava che la stagione fosse più tardiva, con molte più foglie ancora attaccate ai rami.

L’atmosfera ha un qualcosa di magico: è vero che presto arriverà quasi sicuramente la pioggia, ma… sembra quasi giusto che la transumanza autunnale avvenga con un clima del genere. La fila delle pecore si perde e si confonde nella nebbiolina, mentre continuiamo la discesa lungo l’antico sentiero. Ci siamo solo noi, quest’anno non abbiamo ancora incontrato nessuno, a differenza delle passate transumanze.

Alla fine sbuchiamo sulla strada, dove gli accompagnatori del gregge si organizzano per sorvegliare gli animali e portare a valle i mezzi. Mirko e Giovanni guidano il gregge, Aldo ed Elsa spostano il furgone e l’auto, Loris e Riccardo seguono le pecore. Il clima è sempre più umido, nebbioso, un cane abbaia in lontananza, a Tallorno.

Il villaggio appare tra la nebbia, quasi una visione senza tempo, se non fosse per quell’unica auto parcheggiata nello spiazzo. L’acero ha già perso quasi tutte le sue foglie gialle. Ormai conosco bene il percorso di questa transumanza, la sto seguendo per la terza volta, ma è sempre un piacevole cammino per il suo ritmo naturale, senza agitazione, senza fretta, senza stress. Oggi comincia il pascolo vagante e… che necessità c’è di correre? La stagione sarà lunga…

Non avere appuntamenti con camion che aspettano per caricare gli animali fa sì che tutto sembri più naturale, e così il gregge si allunga in un fiume bianco alle spalle dei pastori. Non c’è niente da fare, l’emozione di queste scene è inimitabile ed anche le immagini che ne risulteranno sono ben altra cosa rispetto ad una transumanza di bovini. Non me ne vogliano i miei amici allevatori, ma… sarà un "problema" mio, però trovo sia più facile riuscire a fare una "bella foto" ad un gregge, piuttosto che ad una mandria in cammino sulla strada.

Si passa anche la strettoia sul punte nuovo, accanto a quello antico in pietra. La nebbia si sta condensando in una fine pioggerellina, così impalpabile da far sembrare superfluo l’ombrello, ma che bagna ed intride lentamente. E’ quasi buio, pare che stia scendendo la sera, mentre invece mezzogiorno è passato da poco. Il cammino proseguirà ancora per qualche decina di minuti, fino a raggiungere il "solito posto" per sostare.

Si passa tra il campanile e la chiesa di Fondo, in un paesaggio sempre più ovattato ed umido. Non c’è veramente nessuno, anche se siamo nel fine settimana: anche gli escursionisti più intrepidi probabilmente oggi sono rimasti a casa. Manca poco alla tappa, chissà se gli amici che avevano promesso una visita ci verranno incontro o se il tempo terrà lontano anche loro?

Quasi non si vede nemmeno il ponte, che porta alle case di Fondo ed al piccolo locale pubblico. "Hanno messo fili e picchetti…", ma un passaggio per le pecore c’è. D’altra parte è solo una pausa di un paio d’ore, forse anche meno. Quando la montagna è ancora viva ed utilizzata, ogni spazio ha un proprietario e l’erba è cosa preziosa.

Il gregge viene fatto girare nel solito prato, ma gli animali sembrano non avere nemmeno voglia di pascolare. Adesso piove davvero, non è più soltanto una fastidiosa acquerugiola. Per fortuna c’è un riparo sotto al balcone della casa, così ci si può accampare per pranzare. Arriva anche un altro amico dei pastori portando altri viveri e così, pur senza perdere di vista le pecore, si comincia a mangiare.

L’appetito non manca, tra salami, formaggi, bollito ancora caldo e fumante, funghi sott’olio ed il dolce. Poi, per finire, il solito rito della scodella di caffè preso nella locanda dall’altra parte del ponte. Passa qualcuno a salutare il pastore, si scambiano quattro chiacchiere, si commenta la stagione trascorsa, la giornata di pioggia. Finito il pranzo è già di nuovo ora di mettersi in cammino, le pecore stanno già scendendo sulla strada, ma… quella seconda parte della transumanza ve la racconterò un’altra volta.

150 anni di fiera

L’invito per essere presente alla fiera di Vico Canavese mi era arrivato da più parti: prima gli amici e poi, in modo ufficiale, anche dal Sindaco del paese. E allora non si poteva proprio mancare!! E così, in un grigio sabato mattina, mi metto in viaggio alla volta della Valchiusella. Come ho già avuto modo altre volte di raccontarvi, il mio rapporto con questa valle è particolare: praticamente a me sconosciuta fino al 2003, da allora ci sono tornata sempre più spesso per vari motivi.

Il primo incontro con la fiera avviene… per la strada! Ecco una delle prime mandrie che scende verso Vico, annunciata dal suono delle campane. Trovo un posto adatto per lasciare l’auto e poi mi avvio a piedi verso il centro del paese, dove già ci sono le varie bancarelle. Agli animali è destinato uno spazio su due ripiani nella zona del parco giochi.

Incontro anche Giacomo, poi telefoniamo a Giors per sapere dove si trova, di modo da potergli andare incontro mentre sta arrivando alla fiera con i suoi animali. Guida la carovana la cavalla e Giorgio mi informa subito che in primavera nascerà il puledro!

Le vacche sono addobbate con fiori, nastri, oltre ai campanacci di rito. Gli amici aiutano il giovane margaro, c’è aria di festa ed allegria, nonostante la giornata decisamente autunnale ed un po’ malinconica.

Mentre si chiacchiera si continua il cammino, si passa davanti alla caserma dei Carabinieri, poi ci si immetterà sulla strada principale, per svoltare infine verso il centro del paese. Una piccola transumanza per questi animali che hanno trascorso l’estate in Val Soana.

Si transita davanti al negozio che si affaccia sulla strada, c’è un po’ di confusione tra gli automobilisti, ma in questa valle dovrebbero essere tutti abbastanza abituati a vedere animali per la strada. La tradizione dell’allevamento qui è ancora profondamente radicata e questa fiera quest’anno celebra il centocinquantesimo anniversario!! …se vi pare poco…

Le vacche arrivano nel campo della fiera e qui verranno legate ai loro posti. I curiosi osservano dall’alto, mentre amici e parenti danno una mano per dirigere le bestie dalla parte giusta, senza che si mischino con quelle degli altri allevatori.

Continuano ad arrivare animali, condotti dai loro proprietari. Molti sono giovani e giovanissimi. Giacomo intanto mi racconta che, in occasione delle fiera, un tempo nessuno andava a scuola. E poi la fiera era una vera occasione di incontro ed il momento in cui si facevano acquisti, rimandati proprio fino a quel giorno. Oggi invece molto dei significato di quest’occasione è andato perduto.

Resta però l’orgoglio di essere lì con i propri animali, anche se non tutti gli allevatori si prendono la briga di espletare tutte le pratiche burocratiche necessarie per partecipare a questo evento. Infatti sono necessarie varie scartoffie, che vengono controllate da parte degli addetti. Nessuno è immune dalla burocrazia…

La fiera è allietata dalla musica spontanea di questo gruppo di amici che si spostano qua e là suonando i loro pezzi. Qualcuno procura loro il carburante adatto per aumentare l’allegria…

Gli animali ormai ci sono tutti, disposti su due file (questa è quella sul piano più basso, accanto ai giochi dei bambini). Tutti guardano in su e sperano nel tempo, che le nuvole non portino altra pioggia. Si parla della passata stagione d’alpeggio, delle transumanze avvenute ed a quelle che ci saranno prossimamente.

I giovani attendono il momento delle valutazione degli animali, cercando di mascherare quel minimo di tensione che hanno dentro. Quale sarà il verdetto? Non è tanto per l’eventuale valore del premio, ma si tratta di prestigio ed orgoglio personale.

I giudici chiamano le varie categorie e così vengono condotte davanti a loro manze, vacche, tori… Anche gli stessi allevatori guardano con occhio critico gli animali dei loro colleghi, ma fino al pomeriggio non si conoscerà il responso.

"Adesso ci siamo tutti, ci fai una foto?". Ed allora ecco qui uno scatto per questo gruppo di giovani allevatori. L’aria si fa più fredda, faccio un rapido giro per le bancarelle, che non offrono niente di particolare, a parte il venditore di miacce, piatto tipico di queste parti. Ma si è qui per la compagnia, più che per gli acquisti!

Finalmente tutti a tavola, anche se il freddo e l’umidità infastidiscono un po’. Ci si aiuta a combatterli con qualche bicchiere di vino… Poi i musicisti riprendono a suonare, quindi è la volta del Sindaco che prende la parola, passandola alle altre autorità presenti. Quando è toccato a me… sapete già quello che ho detto! Quindi iniziano le premiazioni, tra applausi, sorrisi di contentezza e battute.  La fiera adesso è finita? Qualcuno sta già portando via gli animali, ma per altri c’è ancora qualche momento di festa, prima di rimettersi in cammino.

Si finisce al bar dove, tra le chiacchiere e l’allegria, i ragazzi iniziano ad intonare canzoni, a cui si uniranno anche gli altri avventori. "Bravi ragazzi, bravi!", commenta un uomo, chiaramente felice di vedere che le tradizioni continuano anche tra le nuove generazioni. "Andiamo?" "Dai, ancora un bicchiere… Cantiamone ancora una!". Ma poi alla fine si va ed iniziano i saluti con quelli che invece devono rientrare a casa.

Gli animali sono ancora là in attesa, ma abbastanza impazienti di andarsene. Appena slegate si incamminano da sole e bisogna frenarne l’impeto. I ragazzi cercano di contenerle, poi si parte e si ripercorre a ritroso la strada percorsa al mattino.

Li accompagno per un tratto, poi devo salutare e prendere un’altra strada. Purtroppo la bella giornata viene rovinata da un attaccabrighe che inizia a discutere con uno dei ragazzi che seguono la mandria. "E’ una persona da poco… cerca sempre di attaccarsi con qualcuno…". Sembra che volino solo parole grosse, me ne vado sperando che non capiti niente di grave. A parte questo finale, una bella giornata in compagnia!

Adesso è ufficiale, largo ai giovani!!!!

Ieri, alla fiera di Vico Canavese (di cui vi parlerò con calma appena avrò tempo) sono stata presa alla sprovvista dal Sindaco, che mi aveva gentilmente invitata a partecipare alla rassegna. Mi ha chiamata a dire due parole al pubblico e… in un assoluto silenzio sotto al tendone, con tutti gli occhi puntati verso di me… ho rivelato in anteprima quale sarà l’argomento del nuovo libro. Mi ha fatto piacere dirlo proprio lì, tra amici. Magari la presentazione ufficiale, quando il libro sarà finito e stampato, la faremo proprio in Valchiusella!! E’ il minimo che posso fare, visto l’accoglienza ricevuta ieri!

Comunque, una delle cose belle di quella valle di grande tradizione di allevamento e allevatori, è vedere tanti giovani che espongono con orgoglio i propri animali e continuano questo mestiere. Eccoli, alcuni di quei giovani, giustamente allegri in un giorno che per loro è la più bella delle feste. Presto se ne parlerà anche un altro libro, quello fotografico dell’amico Giacomo, che proprio ieri mi ha dato l’onere… e l’onore di scrivere la prefazione per la sua opera che presto andrà in stampa.

Il mio nuovo libro allora parlerà dei GIOVANI! Ragazzi e ragazze del XXI secolo che hanno questa passione e che la portano avanti per mestiere. Cercando di fare il più possibile una panoramica a 360° tra le valli e le "tipologie" di allevatori, chi lo fa per tradizione, chi per scelta, chi si è messo in proprio, chi continua in famiglia, chi lo affianca con un altro lavoro, chi è pastore e tosatore… Caprai, margari, pastori di pecore, pastori vaganti, coppie… Vedremo quel che ne risulterà. Per adesso intanto… grazie a Francesco che mi ha lanciato l’idea!! Ci vorrà tempo, per fare un lavoro accettabile che non venga troppo criticato… Mi concedete almeno un anno per lavorarci? Magari anche qualcosa in più…

Fiere, transumanza e commenti

Prima di tutto una domanda: ultimamente vedo sempre meno commenti ai post, anche se il numero di lettori del è invariato o addirittura in aumento. Volevo capire se era legato a problemi con il sito, visto che invece ogni mattina mi trovo a cancellare numerosi commenti-spazzatura che pubblicizzano strani prodotti. Lasciate una vostra traccia, per favore… Grazie!

Sabato sarò in Val Chiusella, a Vico Canavese, per l’annuale rassegna zootecnica dedicata alla Pezzata Rossa Valdostana. La foto qui è di Giacomo, si riferisce al passaggio del gregge di Gabriele in transumanza a Brosso, appunto in Valchiusella. Domenica invece mi aspettano gli amici di Bellino, in Val Varaita (CN) per la Fiero dei Des a Pian Melzè, quindi mi sposterò in altra parte del Piemonte. Per la settimana successiva, domenica 17 c’è l’imbarazzo della scelta tra la fiera di Doccio in Valsesia e quella di Villar Pellice (TO).

Parlando di spostamenti, il 13 e 14 ottobre sarò in quel di Bolzano per il convegno SoZooAlp: "Zootecnia e montagna: quali strategie per il futuro?". Qui il programma.

Tra gli appuntamenti (così numerosi in questi giorni, infatti c’è solo l’imbarazzo di scegliere la fiera a cui andare), vi ricordo anche la presentazione del mio libro "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora" domani sera, giovedì 7 ottobre, ore 21:00, presso la Biblioteca di Perosa Argentina.

Aspetto vostre foto di fiere, transumanze e tutto quello che può trovare spazio su questo blog. Prossimamente inizierò a mettere le immagini che mi avete mandato nel corso dell’estate, visto che il materiale "fresco" scarseggerà, dal momento che le montagne si stanno svuotando.

Non andare in Valchiusella, se c'è la nebbia

Ho scoperto la Valchiusella nel 2003, prima non c’ero mai stata. Era l’anno in cui mi occupavo del censimento degli alpeggi e mi era stato anche affidato un incarico per una ricerca storica su di un particolare prodotto tipico, la "Toma di Trausella", che sarebbe poi stato inserito nel Paniere dei Prodotti tipici della Provincia di Torino. Per unire le due cose, avevo "preso" io questa vallata del Canavese. Da allora… quante volte ci sono tornata e quanti amici ho da quelle parti! Mi ricordo bene però quello che mi avevano detto all’inizio: "Se c’è la nebbia, non andare su a cercare gli alpeggi, che ti perdi!". In effetti la sentieristica non sempre è ottimale, ma nel 2003 la nebbia non c’era, faceva un caldo tropicale e la verde Valchiusella era riarsa come la savana.

Non c’era nebbia neanche l’altro giorno, quando da Fondo ci siamo incamminate su per la strada che sale nella valle (chiusa al traffico) e siamo arrivate ai primi alpeggi. In questo momento della stagione però erano deserti, gli allevatori probabilmente si erano spostati in qualche altro tramut. Si vedevano i segni dell’utilizzo, si sentiva l’odore degli animali, ma era tutto immobile, silenzioso, una pace innaturale e quasi sinistra.

Continuando a salire, per un attimo mi è venuto da pensare ad una montagna di alpeggi abbandonati, pascoli silenziosi, ed il tutto era ancora più inquietante, specialmente in una giornata di sole ed aria tersa come questa. La strada passa appena sotto all’Alpe Pra, uno dei tanti "gioiellini" costruiti in pietra, che quasi non si notano, nel paesaggio naturale. Laggiù in fondo il Monte Marzo, la cresta verso la Val Soana.

Per fortuna però qualcuno lì c’era, e si trattava di Gabriele, il pastore che pensavo di incontrare più a monte, all’Alpe Oche. Era appena sceso con l’asino per venire a caricare le reti ed altre cose. "Adesso le chiudo, di notte…". Diceva che ci eravamo già visti alla fiera a Biella, e forse anche a Cossato. "Ma proprio oggi che sono sceso, che peccato, mi dispiace che sono giù… Le pecore sono là, in quei pascoli alti, bisogna prendere il sentiero che va al Monte Marzo…". Ma la nostra meta oggi è un’altra. Quindi salutiamo il pastore e continuiamo il cammino. "Ci vediamo poi quando tornate?!"

Anche l’alpeggio successivo è deserto, ma da qualche parte nelle baite ci sono dei cani rinchiusi che abbaiano con foga al nostro passaggio. Non si vedono vacche, anche se apparentemente ci sono state, e non da tanto. C’è anche una gomma che porta l’acqua ad una piccola vasca che funge da abbeveratoio. La nebbia non c’è, ma comunque non si vede nessuno!

Sembra davvero un mistero, sotto questo sole e con quest’aria così tersa. La situazione si ripete alle baite successive, con cani che abbaiano da dietro le porte in legno, ma non un’anima viva. I picchetti e la rete appoggiata sul tetto ci fanno capire che questa dovrebbe essere la baita usata dal pastore. Ovvio allora che non ci sia nessuno, visto che lui l’abbiamo incontrato giù. Però adesso sembra anche di sentire in lontananza qualche campanaccio… era ora! Incontriamo sul sentiero (segnato alla perfezione, anche se evanescente nella traccia dalle ultime baite in su) una giovane margara che scende con un fascio di picchetti in plastica sottobraccio.

Ci spiega di essere andata su a vedere le manze, adesso torna dalle vacche alle baite sottostanti, deve ancora aprirle, sono nella stalla. Mi viene in mente quello che mi avevano detto tempo fa da queste parti: "I giovani di adesso sono pigri… per non pulire la stalla, lasciano gli animali fuori tutto il giorno, ed a volte anche la notte!". Un vero scandalo, qui dove si fanno rientrare le vacche anche nelle ore centrali della giornata. E che sorpresa, quando raccontavo loro degli alpeggi cuneesi, privi di stalle, con gli animali all’aria aperta per tutta la stagione!! Le manze le incontriamo pure noi, e la sorpresa adesso è mia, nel vedere che si tratta per lo più di vacche bianche, piemontesi, che non mi aspettavo proprio in questa parte del Piemonte!

Da questo punto della valle il panorama sulla pianura è uno stretto corridoio che punta dritto verso un lago (credo quello di Viverone), e poi laggiù nella foschia le due torri della centrale di Trino Vercellese. Ancora più lontane le colline, la pianura, i territori del pascolo vagante, la cui stagione si avvicina e… ahimè, evoca nel mio pensiero troppi ricordi dolorosi. Le manze sono poco inclini a farsi avvicinare: ci osservano curiose, ma scappano non appena uno si avvicina troppo.

L’ultimo alpeggio, l’Alpe Oche superiore, che anni fa in compagnia di Elena e Claudio avevo trovato abitato e circondato da vacche bianche e rosse, è ugualmente deserto. Purtroppo l’allevatore che saliva qui è scomparso qualche tempo fa, come avevo già raccontato anche qui e qui. Mi pare di ricordare che la ragazza che abbiamo incontrato prima sia sua figlia… Ancora un ultimo tratto di cammino e saremo al colle, la nostra meta di giornata.

Il sentiero è solo più una vaga traccia, non passa molta gente su di qui, anche se questo è il percorso della GTA. Incontriamo due ragazzi svizzeri, ci dicono di essere partiti da Aosta e di essere diretti a Quincinetto. Sono entusiasti dei posti e del tempo fantastico. In effetti hanno trovato la settimana più bella di tutta l’estate! La Val Soana si apre sotto di noi, un po’ più in là c’è l’alpeggio dove sale l’amico Giors, che ero andata a trovare lo scorso anno. Più in là la cresta di confine con la Val d’Aosta… ed uno avrebbe voglia di proseguire il cammino…

Però soffia un vento leggero, ma freddo. Concludiamo velocemente il pranzo e scendiamo all’Alpe Oche, per goderci un po’ di riposo su di una roccia. Finalmente vediamo le pecore, lassù sulla cresta, lontane… Ed il massimo dello zoom consente solo di avvicinarle quel tanto che basta per capire che sì, sono loro, il gregge del pastore!

Si fa tardi, il cammino è ancora lungo, così ripercorriamo la strada dell’andata e passiamo accanto alle vacche che stanno ruminando sdraiate nell’erba. La cartina qui segnava un lago, ma ormai è solo più una specie di torbiera umida, con qualche erioforo spettinato che ondeggia nel vento.

Le vacche di Dina adesso sono al pascolo, proprio vicino alle baite. Queste sono delle Valdostane, come in effetti mi aspettavo di trovare da queste parti. Adesso la montagna è viva, con il suono delle campane, i cani, gli animali… Non riesco però a togliermi dalla mente quella salita così silenziosa ed innaturale. Fino a quando vivranno queste valli così difficili, queste montagne dove non puoi salire con i "grandi numeri" di bestiame?

Queste vacche sono molto meno diffidenti delle Piemontesi incontrate prima. Mentre cerco di fotografarle da vicino, questa… cerca di entrare nell’obiettivo e salvo la macchina fotografica dalla sua lingua e dal suo naso appena in tempo!

Dina controlla da vicino le due che, più delle altre, hanno la predisposizione per andarsi a cacciare nei posti sbagliati, dove rischiano di farsi male. Le chiedo il perchè delle vacche bianche. "Non sono mie, le ho prese in guardia, vengono da Mercenasco… Ho cercato di addomesticarle un po’ con il pane, ma solo adesso iniziano appena a farsi avvicinare, solo da me!". Chiacchieriamo un po’, credo che per lei sia anche un piacere poter fare due parole con qualcuno… visto che è qui da sola con i suoi animali. E non passa nemmeno molta gente! Dopo il pastore ci confermerà che la maggior parte degli escursionisti sono stranieri, soprattutto Tedeschi, che seguono la GtA. "Anche una ragazza da sola!!". Ed è incredibile che una ragazza faccia un trekking da sola, ma "normale" che passi l’estate su in alpeggio con le vacche…

Gabriele, pastore, ci invita a bere un bicchiere in compagnia prima di scendere. Continua a ribadire il suo dispiacere per non esserci incontrati in un giorno "normale", quando lui fosse stato su con il gregge. Sarà per un’altra volta, per un’altra occasione. Abbiamo mancato per poco anche un altro amico, proprio Giors, che il giorno prima era sceso fino a fargli visita, dopo aver camminato sulle creste che congiungono questa vallata all’alpe Santanel. Ci si scambia qualche "pettegolezzo", notizie da "RadioPecora" su questo e quello dei conoscenti comuni, informazioni sulle date delle prossime fiere, poi ci salutiamo, mentre lui chiama l’asino per sistemare il basto ed avviarsi verso l’alpeggio. "Scendete dal sentiero, non dalla strada, fate prima!". Non è solo una questione di tempi, è anche un bellissimo percorso sul vecchio sentiero lastricato e fiancheggiato da muri in pietra. Ogni tanto si passa accanto o in mezzo ad antiche case, qualcuna crollata, altre ristrutturate ed abbellite da cascate di fiori. Il sole è già tramontato, nel fondovalle stretto, ma Tallorno è ancora illuminato dagli ultimi raggi… Tornero quassù, spero di non mancare alla consueta transumanza dell’amico Giovanni…

D'ora in poi, ovunque si vada…

Anche in una giornata dal tempo incerto, anche durante una breve gita in montagna, ormai, qualunque sia la meta, nelle valli si incontrano greggi e mandrie, si sentono le campane. Negli alpeggi più alti magari non è ancora salito nessuno, ma è questione di pochi giorni, al massimo una settimana o due.

Ieri, in Val Varaita, il tempo non era sicuramente dei migliori ed infatti il temporale è arrivato nel pomeriggio, proprio come dicevano le previsioni. Già al mattino, durante la salita, le premesse non erano invitanti, infatti le esitazioni sulla meta di giornata erano state tante.

Durante la salita nel bosco, ad un certo punto il suono delle campane si era fatto più vicino. La mandria in quel momento si trovava in una radura tra i larici ed il vederla lì faceva sentire la montagna più viva! In questo caso non  vi è un alpeggio "classico", le baite poco sopra sono utilizzate di rado, i proprietari degli animali risiedono nel fondovalle, non così lontano dai pascoli.

Il sentiero sale verso le mete dei turisti, degli escursionisti. Gli animali al massimo li guardano con curiosità, altrimenti continuano le loro "attività". Quella di ieri per me è stata solo una gita, ma prossimamente ripartirò per far visita a pastori, per seguire transumanze, per raggiungere alpeggi e pascoli.

Questa transumanza è una delle tante che ha avuto luogo nel mese di maggio in Valchiusella. Il fotografo, quando si parla di quelle zone, è sempre Giacomo, che non manca mai di cogliere questi momenti di vita della sua valle.

Un’altra transumanza, sono sempre margari di Inverso e, come ci fa notare il nostro amico, sono i giovani a guidare il cammino. Questo mestiere ha un futuro!

Parlando di transumanze e di alpeggi ancora vivi, segnalo il "Codice Etico dell’Alpeggio" proposto da AmAMont (Associazione transfrontaliera degli amici degli alpeggi e della montagna). Leggetelo con attenzione, sia che siate "del mestiere", sia per semplice curiosità e voglia di essere informati.

Fiere, feste, amici

Sono quasi pronta per la trasferta nell’Appennino modenese per la Festa della Transumanza. Così inizio questo post con le immagini mandatemi da Barbara.

E’ anche grazie a lei che sono stata invitata a Fiumalbo… Qui vediamo alcune sue foto esposte a "Calendimaggio" a Ravarino. Ecco allora i cani e le greggi piemontesi in mostra nel Modenese!

Ossoinbocca fa anche omaggio a pascolovagante e ad "Intelligente come un asino…"! Grazie Barbara, ci vediamo domenica.

Altre fiere. Alida, dalla Val Pellice, ci manda una foto di sua cugina Debora mentre conduce la cavalla alla Fiera della Calà di Bobbio Pellice nell’ottobre 2009.

Sempre dalla stessa fiera, un agnello maculato e ricciolino, al sicuro con il resto del gregge dietro alla rete!

Giacomo invece ci ha spedito delle immagini dalla Fiera di Vico Canavese. Qui vediamo l’amico Giors che conduce alla rassegna i suoi animali. Chissà, sarà quasi ora per partire per l’alpeggio?

Sempre da Vico Canavese, gli animali in bella mostra con i loro campanacci, sotto gli occhi attenti dei visitatori. Grazie a Giacomo ed a tutti gli altri amici. A presto e non dimenticatevi anche l’appuntamento a Grugliasco lunedì 31 maggio, ore 14:30, con la presentazione di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora".

Un evento allegro ed uno triste

Dalla Valchiusella, notizie di non strettissima attualità, infatti è da qualche tempo che testo e foto attendono la pubblicazione (mi scuso con gli interessati!).

Giacomo a fine novembre mi aveva spedito alcune immagini dalla rassegna caprina di Vico Canavese, che quest’anno festeggiava la XIX edizione. Sono stati soprattutto i giovani a mantener viva la tradizione e portare avanti questa passione.

Giacomo infatti ci dice: "Notevole il numero dei capi esposti, così come la partecipazione di cultori del comparto. Molti, poi, i giovani e giovanissimi, come le due prime foto documentano, presenti con i loro animali." La giuria ha poi valutato i capi condotti alla mostra, premiando i più belli.

Al pomeriggio c’è poi stata la battaglia delle capre, e qui vediamo alcuni animali che già si stanno "riscaldando". Giacomo mi ha anche spedito il suo calendario della Valchiusella, di cui vi avevo già parlato qui; per chi fosse interessato… andate a cercarlo nelle edicole della valle!

Stefano invece mi ha raccontato un triste momento, la scomparsa di Dante Tasso, pastore di soli 61 anni. "Lo conoscevamo da più di trent’anni, ma lo conoscevamo appena, abituato com’era, a vivere discosto dalla società. L’ultimo incontro due anni fa, nei pressi del suo alpeggio, quand’era già malconcio (ti allego la fotografia). Abitava nella borgata di Lasassio, vicino a Fondo, di fianco alla cascata; d’estate saliva con le sue pecore e qualche mucca all’alpeggio del Prà, sopra a Tallorno. Pur senza avere rapporti diretti, ci faceva compagnia la luce che usciva dalla finestra della sua casa (la nostra patria elettiva è una baita di fronte alla sua, sul versante opposto della valle), sentire i suoi versi di richiamo per le pecore, o per il cane. Ora, quel piccolo balcone di prati e pietre su cui viveva è destinato a soccombere all’avanzare del bosco. Con lui, un altro piccolo pezzo di Valle è scomparso per sempre. I miei ricordi d’infanzia sono lassù, nella Valle: quante cose sono cambiate…!"

Non sono cose facili da raccontare e, soprattutto, sembra essere indiscreti. Ma le parole sentite di Stefano e questa foto scattata dall’alto non credo possano offendere qualcuno, ma sono un bel ricordo di un abitante della montagna che se n’è andato. "Siamo stati al funerale, una cerimonia d’altri tempi, per noi di città: dalla baita in cui viveva, la bara è stata trasportata a spalle giù per il sentiero fino al cimitero di Fondo:  circa mezz’ora di cammino tra ruscelli,  boschi e prati. Poi la Banda e un Coro, per l’ultimo saluto."

Segnalazioni ed una richiesta importante!

Al sito ruralpini è giunta una richiesta particolare, che volentieri ospitiamo anche qui. Cercasi socio per alpeggio! Spero che qualcuno di voi, leggendo, trovi in quest’annuncio l’occasione che magari stava aspettando da tempo.

Sono un figlio d’arte essendo stati i miei genitori degli alpigiani e di conseguenza sono il proprietario ereditario di due alpeggi in Valstona alle pendici del Monte Massone denominati Alpe Corte chiuso e Alpe Nuove, in cartina altezza 1811, sito nel comune di Valstrona (VB) con pascolo sino alla croce del Monte Massone e l’altro è poco piu a valle chiamato Alpe Bagnone altezza 1290, sito nel comune di Loreglia sempre in Valstrona. Distano uno dall’altro circa un’ora e sono stati usati come cambio uno dall’altro; si puo fare circa 110-120 giorni di alpeggio riattivandoli bene. Io non faccio questo mestiere, ma l’ho fatto in gioventù, e nutro una grande passione, tanto è vero che li sto riattivando entrambi a nuovo proprio per fare zootecnia. Sarei interessato di trovare un giovane socio per un lavoro in società. So che non e cosa facile, ma con la crisi non si sa mai. Gli alpeggi per la prossima stagione sono ben attrezzati come sistemazione di alloggi e anche per la lavorazione del latte e ricovero animali. E’ possibile caricare circa 40 45 bovini per i primi anni e capre e pecore in quanto bisogna riattivare il pascolo. Lavarini Francesco tel 3470052717 cheflavarini@gmail.com

Giacomo invece ci segnala la 19° Rassegna Caprina a Vico Canavese domenica 22 novembre.

In ultimo, 9° Sin-a dij Marghè d’la Val Chisun sabato 28 novembre 2009 a San Germano Chisone, con prenotazione entro il 25 novembre (Marco 3395953701 – Enrico 3493152524).