La pastorizia “fa spettacolo”

Riprenderemo ancora il tema su cui vi ho lasciato riflettere per qualche giorno, tanto più che ho ricevuto commenti e contributi molto interessanti da chi lo ha letto. Adesso però è il caso di parlare di tante iniziative che vedranno la pastorizia protagonista nelle prossime settimane e non solo. Visto però lo stato dei fatti, mi auguro che ci siano sì occasioni di festa (ce n’è bisogno per tirare un po’ il fiato, perchè c’è davvero poco da festeggiare), ma che in tutte si trovi il momento e lo spazio per le riflessioni sulle problematiche, al fine di far sì che si tenti di risolverne almeno alcune.

Di iniziative a cui partecipare qua e là per l’Italia ce ne sono in abbondanza. Io vi parlo di quelle per le quali sono stata contattata, anche se non potrò prendere parte a tutte, per motivi logistici e… temporali! Questo sabato, in Val Chisone (TO), “Salita all’alpeggio” da Prà Catinat all’Alpe Selleries con la mandria della famiglia Agù. Cercate su Facebook la pagina de “La Formaggeria di Agù”.

Sempre questo fine settimana, mi volevano in Toscana, per la XVI Fiera dell’agnello e della pecora zerasca. Sarebbe stato bello fare un giro, chissà che il prossimo anno non si riesca ad organizzare qualcosa di ufficiale?

Qui l’intero programma, non trovo un sito ufficiale, ma solo articoli come questo qui.

Cambiamo zona, per questo evento il sito c’è ed è questo. Si tratta di partecipare ad una vera transumanza in Liguria, con l’unico pastore che ancora movimenta a piedi i suoi animali. L’appuntamento è per il 22-24 giugno 2012.

Se invece volete incontrare me, in attesa che inizino le presentazioni del mio nuovo libro (dall’autunno, anche se forse il libro uscirà prima), potreste venire a Frasso di Scopello (Valsesia, VC), il 23 giugno prossimo, per una serata in cui si parlerà di alpeggi e pastorizia nomade.

A fine mese invece sarò in aree lontane dal mio solito territorio. Ritroverò persone con le quali ho avuto modo di collaborare in passato (un fotografo rumeno, una giornalista giapponese) addirittura ad Amatrice. Sono stata invitata a partecipare a questo convegno, nell’ambito del Viaggio della Transumanza ad Amatrice (RI). Peccato non potersi fermare per vedere l’evento della transumanza, ma una visita al gregge la farò di sicuro!

Sull’argomento e per conoscere altre date, altri appuntamenti, vi consiglio anche questo articolo su Qualeformaggio.

Un’ultima considerazione personale… Considero queste iniziative una buona opportunità innanzitutto per far conoscere la pastorizia e mettere in contatto il pubblico con la sua realtà. L’importante però è aver ben chiare alcune cose: la transumanza è sì una festa, ma quelle che vedrete saranno comunque “ad uso turistico”, quindi la vera transumanza è ancora diversa. La seconda è che bisogna sì parlare di pastorizia, transumanze, ecc…, ma non bisogna nemmeno esagerare “costruendo” eventi ad hoc, dove allevatori ed animali “sono lì apposta”. La transumanza è sì uno spettacolo, ma non trasformiamola in un circo.

A tal proposito, vi anticipo che anche quest’anno, in occasione della discesa del gregge che montica all’Alpe Tour di Novalesa, il Comune organizzerà nuovamente una festa a tema con la pastorizia, evento clou della quale sarà il passaggio degli animali nel centro del paese. Prima e dopo potremo ammirare nei cortili e per le vie bancarelle dove trovare lana, feltro, campane, formaggi e molto altro. Ma avremo modo di riparlarne!! L’appuntamento comunque sarà per il 29-30 settembre.

Un appuntamento fisso

La transumanza dei propri animali può anche essere un giorno difficile, stressante. Anzi, il più delle volte lo è e non vedi l’ora che sia finito per essere sicuro che tutto sia andato bene. Partecipare alle transumanze altrui invece lo fa con un altro spirito. A volte per dare una mano, a volte per incontrare e salutare amici che non vedi da tempo.

I camion erano schierati nella spianata alla base dei trampolini e stavano riversando nell’aria limpida di montagna il loro carico belante. Se ci si può permettere di affrontare una lunga transumanza a piedi d’autunno, non altrettanto avviene in questa stagione.

Ricordo anni in cui c’erano molte più persone. Magari il cielo non era altrettanto limpido e sereno, ma era l’atmosfera ad essere diversa. È bello vedere come la figlia del pastore, pur attualmente indirizzata su altre strade (negli studi ed in parte del tempo libero), stia sempre più diventando qualcuno su cui il padre può fare affidamento in questi momenti. Vedere le sue immagini in pista sul ghiaccio mentre compie evoluzioni artistiche e vederla qui con la cana in mano e lo sguardo serio accanto al papà è una qualcosa di emozionante.

Si parte quasi subito diretti ai pascoli. Il sole brucia, il gregge alza nuvole di polvere. Sta iniziando una nuova stagione d’alpeggio anche per questo pastore, ogni anno è diverso dai precedenti, a volte in meglio, altri in peggio. I pastori vaganti sono abituati agli ostacoli ed agli imprevisti quotidiani, ma in certi momenti sembra proprio che il mondo prenda strade troppo lontane da realtà antiche come quelle della pastorizia e della transumanza. Anche gli astuti pastori vaganti, abili a sopravvivere in qualsiasi situazione, possono trovarsi in difficoltà.

Pragelato è semi-deserta, sembra quasi un paese fantasma, con qualche operaio che scruta il passaggio del gregge dall’alto dei ponteggi. Pecore, capre ed asini camminano lungo la strada di sempre, potrebbero raggiungere i pascoli senza nessuno davanti a guidarle.

Si risale il versante, prima la strada asfaltata e poi il sentiero, si chiacchiera, ma c’è poca voglia di scherzare. Non c’è molto da ridere, di questi tempi, per chi pratica questo mestiere. Si cerca di sopravvivere. Si inveisce contro la burocrazia, termine che riunisce al suo interno un’immensa varietà di aspetti, dalle leggi ai tempi di attesa negli uffici, dai funzionari privi di buon senso alle carte che non riesci a comprendere senza che qualcuno te le spieghi. E a volte chi lo fa non è nemmeno lui proprio sicuro di averle capite alla perfezione.

Intanto per ora siamo qui, le pecore brucano tra i fiori, questa tappa è fatta. Il resto si vedrà, come sempre i pastori vivono alla giornata. Tocca a me scendere veloce senza nemmeno pranzare con i pastori perchè, neanche a farlo apposta, è il mio turno per una lunga attesa “burocratica” in un ufficio, dal quale uscirò chiedendomi a chi si devono affidare gli allevatori per vedere tutelati i loro diritti.

Animali da compagnia e da reddito, diritti e doveri

C’è la crisi. Ce lo dicono e ripetono ogni giorno, ma ce ne accorgiamo proprio sulla nostra pelle, nelle nostre tasche, guardando l’estratto conto, le fatture, la busta paga (chi ancora ce l’ha). Però mi sembra anche che ci sia sempre più uno scollamento tra teorie e realtà. Io auspicavo che l’effetto della crisi servisse pure a favorire quello che molti definiscono “decrescita”, cioè un modo di vivere e lavorare più consono ai ritmi ed i tempi della natura, alla cooperazione tra individui, ad una riscoperta di valori e sensazioni dimenticate nella fretta dell’andare avanti (verso cosa??). Invece evidentemente o non c’è ancora abbastanza crisi, o si è perso il senso della logica (o, più in generale, il buonsenso).

In attesa di sapere gli sviluppi del “caso ciclostrada”, non c’è comunque da annoiarsi e, per gli allevatori che chiedono solo di poter fare il loro mestiere (sempre più tartassato e svalutato nelle produzioni), abbondano le problematiche da affrontare, anche apparentemente “assurde”. Val Chisone, Perosa Argentina. Avete presente? “Paesone” di fondovalle circondato da prati e pascoli, grazie a qualche azienda agricola che ancora resiste in valle. Bene, questa è l’ordinanza emessa dal Sindaco. “Per assicurare l’ordine e la pulizia di un paese sono necessari la volontà e l’impegno dell’Amministrazione e degli operatori comunali, ma è assolutamente indispensabile la piena colla-borazione dei cittadini.
Per questo ci si rivolge ai possessori e agli amici degli animali, per chieder loro di avere per le persone lo stesso rispetto (e magari qualcosa in più) che usano nei confronti delle bestie che accudiscono con tanto amore.
Le vie, le strade, le piazze, i marciapiedi, le aiuole, i giardinetti, i parchi non sono spazi destinati alla defecazione. E nel deprecabile caso in cui lo diventino, ad opera di vacche, cavalli e simili, occorre al più presto provvedere ad una accurata ripulitura degli spazi imbrattati, o, ad opera di cani, raccogliere prontamente gli escrementi con apposito sacchetto (come previsto dalla legge e dal regolamento comunale), smaltibile nei contenitori dell’umido e non nei cestini per piccoli rifiuti. 
Essendo facile constatare che, nel nostro comune, è diventata pratica diffusa questo uso improprio di spazi pubblici, imbrattandoli in modo del tutto intollerabile, si avvisa che la polizia municipale non solo applicherà la prevista ammenda (euro 80) a chi non raccoglie gli escrementi, ma provvederà ad accertare che, in ogni caso, il possessore di cani abbia con sé i suddetti sacchetti biodegradabili (pena l’ammenda di euro 50 per chi non ne dispone). 

Si ringrazia per la collaborazione. 
Perosa Argentina, 23 gennaio 2012 Il Sindaco Prof. Renzo Furlan

Voi che ne dite? Io sono allibita. Non ce la faccio a comparare il passaggio di una transumanza a Perosa con il cane di taglia più o meno grossa portato a spasso con tanto di guinzaglio dal padrone, che si ferma a defecare sul marciapiedi o nell’aiuola. Nella civilissima Svizzera ricordo strani fiocchetti colorati a decorare i guinzagli degli amici dell’uomo. Quando il cane si fermava per le sue necessità corporali, il padrone ne slegava uno, lo usava per raccogliere l’escremento e lo gettava nell’apposito bidone preposto all’uso. E non solo in città, anche in aperta campagna, anche sul bordo di una strada sterrata tra i prati. Insomma, il cane ha diritto di fare la passeggiata, il padrone ha il dovere di non creare con questo disagi ad alcuno.

Già, perchè è facile vedere l’effetto cane in un prato durante e dopo il pascolamento degli animali. Come mai ci sono ciuffi di appetitosa erba verde che vengono scartati e lasciati indietro? A ciascuno corrisponde un escremento di cane. Così gli allevatori non amano chi porta il proprio cane a spasso e lo lascia correre libero nei prati, “terra di nessuno” per il possessore di cane. Ricordo una disputa accesa tra un signore che stava tagliando fieno ed un amico degli animali che sosteneva che il suo cane dovesse sfogare il suo istinto in natura. Il cane correva nell’erba che avrebbe poi dovuto essere tagliata, faceva la pipì in un angolo, la cacca tra l’erba. “E le mie vacche devono poi mangiare la m… del suo cane? Lui è un animale e non ha colpe, ma lei è un incivile!“.

Se le pecore evitano di brucare l’erba imbrattata dai cani, purtroppo invece non sono in grado di accorgersi se l’erba lungo le sponde delle strade è stata trattata con prodotti chimici. E’ infatti iniziato l’incubo diserbanti/disseccanti per chiunque debba movimentare animali lungo le strade, pecore o vacche che siano. Adesso piove, l’erba cresce, si metteranno in movimento gli operai della Provincia (che l’anno scorso fecero ingiallire i bordi stradali da Pinerolo fino a Sestriere, tanto per fare un esempio), già si sono attivati piccoli e grandi agricoltori che spargono in abbondanza questi prodotti tra i campi seminati, i vigneti, ma addirittura tra le stoppie e pure davanti al cancello di casa. Tutta salute, signori miei! E poi si lamentano della crisi e dei costi… E poi si stupiscono quando tizio e caio muoiono di tumore anche se hanno sempre vissuto in campagna e non in città. Articoli su questi prodotti e sulla loro pericolosità (ma anche inutilità) abbondano. Vi consiglio ad esempio questo del prof. Altieri dell’Istituto Agrario di Todi. Vi rimando poi ad altri post dello scorso anno pubblicati su questo blog.

Proprio l’altro giorno, durante la transumanza, era stato necessario affrontare prima tutto il percorso per vedere dove fosse stato necessario fare attenzione particolare perchè erano stati usati questi prodotti. Qua e là era evidente per l’erba ormai ingiallita, altrove te ne accorgevi solo guardando attentamente, perchè alcune piante iniziavano ad arricciarsi in modo innaturale. In questo frutteto di kiwi non vedevi nulla, ma per fortuna il proprietario incontrato poco prima ci aveva avvisati del pericolo. Proprio ieri un pastore mi diceva che, lo scorso anno, dopo aver fiancheggiato un tratto di strada appena diserbato (ed averlo scoperto dopo) aveva avuto una quindicina di aborti ed una decina di pecore che avevano iniziato a deperire, per poi morire dopo alcuni mesi. “Avevano il fegato spappolato, il veterinario ha detto che è colpa dei veleni. E noi non sappiamo nemmeno a chi dire grazie!“.

Non lo so, più che chiedere agli allevatori di pulire le strade dopo le transumanze, i Sindaci non possono vietare ai cittadini di usare diserbanti lungo strade e stradine? E la Provincia, anche quest’anno abbonderà con i disseccanti, per risparmiare in manodopera?

Prima di parlare…

Vorrei commentare qui con voi due cose d’attualità, che pur riguardando un po’ tutti, sono anche “di stretta pertinenza” con questo blog. Niente di nuovo, parole già fatte e già dette, però… Avevo voglia comunque di dire la mia.

Iniziamo con questo video andato in onda un paio di sere fa su Striscia la Notizia. Non è la prima volta che ho un senso di fastidio durante i servizi di questo “amico degli animali” e sempre più spesso lo sento citare in bocca alla gente comune, quelli che prendono per oro colato quello che si vede in TV e non applicano minimamente senso critico e ragionamenti. Insomma, ho un po’ l’impressione che questi servizi di denuncia stiano facendo male alla categoria degli allevatori. A pagarne le spese sono sempre più gli onesti e corretti che non quelle “pecore nere” che invece sarebbero decisamente da colpire e denunciare! Comunque, tornando al servizio realizzato qui vicino, in Val Chisone, ad Inverso Pinasca, voi cosa ne pensate? Prima cosa, come mai la troupe entra indisturbata nelle camere senza la presenza dei proprietari? Erano accompagnati dalle forze dell’ordine con un mandato? Io se entrassi in un prato con il gregge senza il permesso del proprietario potrei prendermi una denuncia per pascolo abusivo, che se non sbaglio è reato penale… E poi tutto il servizio era sullo stato in cui erano tenuti gli animali. Niente da dire, la situazione era inaccettabile, cani ovunque, condizioni igieniche disastrose, bestie sempre rinchiuse (anche se apparentemente alimentate a sufficienza, tranne quella vacca di cui si mostrava la magrezza), mai messe al pascolo. Non ho visto gli orecchini alla capra (ditelo, a Stoppa, che non è un ovino!!!!!) e non sono riuscita a vederli ai bovini… Ma non credo che l’allevamento sia interamente abusivo. Però a me hanno fatto pena le persone. Premetto che non li conosco, ma so per certo che esistono tra valli, colline e pianure numerose situazioni simili. A differenza di altri servizi analoghi, in cui il detentore degli animali aggrediva la troupe, questi due mi hanno fatto veramente una gran pena. Per loro probabilmente gli animali non erano mal tenuti e sono sicura che, a modo loro, li curano amorevolmente. Solo che ci troviamo in una situazione di grave degrado sociale ed è impossibile che nessuno la conoscesse. E’ giusto denunciare queste persone per maltrattamento degli animali? Non sarebbe più giusto andare a cercare chi ha lasciato “all’abbandono” le persone?

Veniamo ad altro. Sempre per fare disinformazione o cattiva informazione sul mondo dell’allevamento… Ogni anno (ed infatti quest’immagine è del 2011, anche se su Facebook ha ripreso a circolare) sotto Pasqua iniziano le campagne di vegetariani e vegani contro la macellazione degli agnelli. Non discuto, si può essere contrari o d’accordo alla macellazione (di tutti gli animali) ed al consumo di carne. Ma fare campagne propagandistiche che mirano a raggiungere il maggior numero di persone ignoranti e facilmente impressionabili, campagne a base di assurde falsità è da denuncia. Quella roba che ho inserito sopra è diffamazione nei confronti degli allevatori, dei macellai e dei veterinari.

Siamo in Italia e la carne d’agnello italiana che viene venduta sui banchi dei macellai non è imbottita di medicinali (ogni bestia condotta al macello non deve essere stata sottoposta a terapie mediche di alcun tipo), non è stata ammassata sui camion senza acqua ne cibo e la macellazione non avviene in quello strano modo descritto sopra. L’animale viene prima stordito e poi dissanguato. I controlli ci sono. Per chi è contrario, le cose non cambiano. Ma abbiate almeno la correttezza di dire le cose come stanno. Fate uguali campagne per i polli ed i maiali, se proprio lo volete. Oppure state zitti, che si fa più bella figura. Prima di parlare bisognerebbe almeno documentarsi, a meno che volutamente si voglia fare disinformazione ed audience. Voi che ne dite?

Commuoversi alla fiera di Pragelato

Il 14 settembre si va alla Fiera di Pragelato, qualunque sia il giorno della settimana in cui cade questo appuntamento. Ricordo giornate fredde, ricordo giornate con aria di neve, di pioggia, giornate veramente autunnali, a queste quote.

Invece il 14 settembre 2011 era una bella giornata estiva con un sole subito caldo ad inondare i prati della fiera, dove gli animali in vendita attendevano pazienti sotto gli occhi della folla. La zona delle bancarelle era la più affollata, ma poco per volta i corridoi delimitati dai fili tra gli animali dei diversi commercianti iniziarono ad essere percorribili a fatica.

Alla fiera si va per tanti motivi: anche per acquistare un animale, ma… si va a comprare una campana, a comandarne una su misura, a cercare dell'attrezzatura, a far normali compere alimentari, ma soprattutto a queste fiere si va per trovare gente, per scambiare quattro chiacchiere. E' vero che ormai, con i telefonini ed altri accorgimenti di comunicazione, non c'è più l'isolamento di un tempo, nemmeno per margari, pastori, allevatori di montagna e di pianura, giovani ed anziani. Però alla fiera è comunque un'altra cosa.

Ogni anno sento dire che "…ormai la fiera non è più quella di una volta!". Meno animali esposti, anche le varie fasi dell'acquisto di una vacca o di un asino si sono spostate altrove e non più alle fiere? Oppure è questione di crisi? Intanto si continua a girare, per la maggior parte della gente, come per me d'altra parte, lo scopo è quello di vedere più persone possibili e parlare, chiacchierare, scambiarsi notizie, saluti, informazioni e sani pettegolezzi!

Magari fare anche un giro tra le bancarelle: scontate quelle di salumi, formaggi, biscotti, acciughe, abbigliamento… Più originale e colorata quella delle spezie e tisane.

Al mattino i bambini sono pochi, le scuole ormai sono aperte, ma al pomeriggio tanti studenti di tutte le età arrivano fin qui ed i colori brillanti delle bancarelle di dolciumi vogliono attirare anche loro. Alcuni però puntano direttamente ai rudun: ne beneficerà la salute dei denti, magari un po' meno il portafogli!

Per il pranzo c'è chi va al ristorante, chi mangia un panino, chi si è portato tutto da casa e cerca un posto all'ombra per il pic-nic e chi ancora accetta l'invito alla tavola di qualche commerciante. Ai semplici curiosi forse sfugge il succo di quello che è davvero la fiera zootecnica, ma almeno in una così bella giornata c'è spazio per tutti e magari si trova anche il tempo per due chiacchiere in più. Continuano gli incontri e finalmente alcuni amici del blog e di Facebook non sono solo più presenze virtuali.

Gli animali avvertono anch'essi la stanchezza, il caldo eccezionale della giornata. Non è tanta la distanza dagli alpeggi e non sembra proprio di essere a fine stagione. Incontri con amici dal Biellese, dal Canavese, dal Cuneese. Purtroppo non sempre le notizie riportate sono buone… e fa male al cuore vedere il volto solitamente sorridente di Federico velato da un'ombra cupa. Il suo piccolo gregge di pecore roaschine, tra cui la campionessa premiata all'ultima fiera, non esiste più. Solo 4 delle sue 13 pecore sono scampate al lupo. In alpeggio sono morti anche dei vitelli, spaventati dai predatori e precipitati dalle rocce. Fa male pensare a quante parole vengono spese su questi temi, senza però guardare negli occhi un giovane come Federico, che verso quelle pecore nutriva un sentimento che non può essere chiamato che amore.

Persone di tutte le età si aggirano tra gli animali, ciascuno adocchia quella che, a suo dire, è la bestia più bella. Qualcuno mai acquisterebbe una vacca senza corna… Discussioni, commenti, un chiacchiericcio confuso dall'allegro scampanio, dentro il quale si perdono le suonerie dei telefonini ed i segnali di messaggi ricevuti. Ci si trova, ci si perde, qualcuno non si incontra mai, altri li vedi cinque o sei volte.

Non mancano pecore e capre in vendita. Forse è qualche pastore, a mancare. Se nessuno può sorvegliare il gregge al posto tuo, non ti puoi muovere, oppure l'alternativa è lasciare nelle reti gli animali fino al tuo ritorno. Solo che così alla fine la fiera non te la godi, fai un giro veloce fatto di mezze parole, saluti affrettati, sbrigando solo gli affari più urgenti, poi scappi quando gli altri iniziano appena ad arrivare.

La gente guarda le bestie, le bestie guardano la gente… Sono in tanti quelli armati di macchine fotografiche più o meno professionali, poi già la sera è quasi una gara pubblicare on-line gli scatti colti qua e là. Visti alcuni risultati degli amici, quasi quasi "vado in ferie" ed alle fiere ci vengo solo più per chiacchierare e lascio a casa la macchina fotografica.

A volte mi commuovo per delle cose semplici, ma incontrare un giovanissimo mio compaesano in compagnia del pastore Matteo mi tocca qualcosa dentro. "Voglio fare anch'io il pastore!", dice convinto Manuele, classe 1997. Avere avuto il gregge di Matteo accanto alla sua borgata per tutta l'estate ha generato l'ennesimo contagio. Voler fare il pastore oggi, cosa significa? Manuele avrà tempo per pensarci…

Allontanandomi dalla fiera ben oltre l'orario che mi ero prefissata mi fermo ancora un istante ad osservare questa tavolata dove giovani e giovanissimi giocano rumorosamente alla morra. Tradizioni che non si perdono, orgoglio di portarle avanti, anche se qualche sguardo tra l'interrogativo e lo stupito da parte dei visitatori occasionali c'è. Ma loro vanno avanti chissà fino a quando. 
…e l'appuntamento è per la prossima fiera…

Mi piace tutto, tutto l'anno

Poco sopra al Rifugio Selleries troviamo l'omonimo alpeggio. Approfittando della presenza in zona, vado ad intervistare Marco, classe 1994, figlio dei margari che salgono qui con la loro mandria. In quel momento è andato a recuperare le vacche al pascolo per la mungitura serale, così chiacchiero del più e del meno con Paola, sua mamma.

Quando sento le campane gli vado incontro. Il motivo della mia visita un po' lo imbarazza, quindi attendo che i suoi movimenti siano spontanei per scattare delle foto. Per Marco la strada del futuro era come se fosse tracciata e lui l’ha seguita senza dubbi. Questa è la sua vita, per sempre, parole forse grosse a diciassette anni, ma non in una realtà come quella dell'allevamento.

Le vacche si incamminano verso l'alpeggio. “Faccio questo soprattutto perché mi piace la montagna, l’alpeggio.”
Fino ad oggi i passi di Marco sono sempre stati mossi a fianco degli adulti dai quali ha appreso il mestiere. “La mia figura di riferimento è più mia mamma, che mio papà. Lui spesso non c’era…”. Infatti il padre, grazie anche alla presenza della moglie e degli suoceri in alpe, si occupa della fienagione in fondovalle e soprattutto della vendita dei formaggi prodotti nel corso di tutto l’anno.

L’alpeggio della famiglia Agù è di proprietà. Così, anche se come molti margari hanno cambiato diverse sedi invernali, fino a quella attuale di Villar Perosa, in montagna si è sempre saliti qui all’Alpe Selleries, in Val Chisone.  “Ho subito smesso scuola appena ho compiuto sedici anni per far questo a tempo pieno, ma una mano l’ho sempre data fin da quando ero bambino. Avevo già l’idea di fare questo, i miei genitori ovviamente mi appoggiavano, ma sono io che ho scelto.
Come innovazione, Marco ha introdotto le capre, che affiancano la mandria di vacche che da sempre rappresentano l’attività principale di famiglia. La madre Paola aggiunge che anche gli animali da cortile sono una grande passione del figlio, ed infatti intorno all’alpeggio scorrazzano galline di razze diverse, alcune accompagnate da uno stuolo di pulcini.

Qui si producono tome, ricotta, burro ed il famoso Plaisentif, alla scoperta del quale si può andare percorrendo il sentiero segnalato che si snoda lungo la valle. Questa vacca finisce di pasoclare proprio ai piedi del cartello che illustra il percorso, ignara della destinazione del latte che di lì a poco gli uomini ricaveranno da lei.

Questo è il mondo di Marco. “Di questo mestiere mi piace tutto, tutto l’anno. Non ci sono parti del lavoro che non mi piacciono. Il tempo anche per divertirsi si trova, più o meno, specialmente quando sei giù, perché qui in alpeggio no. D’estate praticamente non scendo mai, se non c’è proprio qualcosa di particolare. Gli amici… quelli che non facevano questo lavoro poco per volta li ho persi ed adesso è tutta gente che comunque ha le bestie.

Marco sta mungendo, dopo aver ricondotto le vacche alla stalla con l’aiuto del cane, le lega al suo posto per la mungitura, insieme al nonno ed alla madre. Vuole essere fotografato accanto ad una vacca in particolare, quella che secondo lui è la più bella.

In futuro voglio continuare a fare questo. Adesso per i giovani è più difficile, però l’azienda c’è già e questo è un grande aiuto. Noi abbiamo sempre fatto i formaggi, sono capace anch’io, se devo aiutare aiuto, ma è sempre mia mamma che li fa, per adesso.
La vita di Marco potrebbe sembrare vincolante e monotona per molti suoi coetanei, ma lui è soddisfatto e non chiede nient’altro rispetto a quello che già possiede.
Non mi pesa stare in alpeggio, star da soli, perché qui è un posto dove viene sempre tantissima gente. Io non ho mai viaggiato, a parte le gite con la scuola a Pisa, là dove c’è il balcone di Giulietta e Romeo…”. La madre suggerisce che si tratta di Verona. “Stavo meglio qua, comunque.
Stacca la mungitrice e la attacca alla vacca vicina. “Da quando non vado più a scuola faccio più cose, mungere mungo da solo.”
L’impianto di mungitura convoglia il latte, quest’alpeggio è moderno e ben curato. D’altra parte qui la frequentazione di turisti è molto alta e la strada raggiunge agevolmente il parcheggio, garantendo un continuo afflusso di potenziali acquirenti per i formaggi.

Cercare il lupo… ed i pastori

Anche quest'anno, grazie all'amico Duccio Berzi, sono stata in Val Chisone al Rifugio Selleries per il campo del Centro per lo Studio e la Documentazione sul Lupo. Era atteso un gruppo di appassionati che sono venuti fin lì per cercare di vedere il lupo e saperne qualcosa di più su questo animale. Ma parlare di lupi qui vuol dire anche parlare di pastorizia e, con il giusto spirito, si è cercato l'incontro ed il dialogo con i pastori.

Salendo da Fenestrelle, a Prà Catinat ho già incontrato un gregge. Si tratta del gregge di Fabrizio, che stava finendo di pascolare in quella zona prima di spostarsi più in alto. Nel fondovalle pioveva, qui invece erano cadute solo poche gocce e la nebbia andava e veniva. Abbiamo parlato dell'andamento della stagione, dei soliti problemi e pure del lupo. A differenza della scorsa estate, quando gli attacchi si erano susseguiti in modo impressionante, per adesso il pastore mi parlava solo di un agnello predato.

Fabrizio ha attraversato vari momenti difficili durante lo scorso anno, che lo hanno portato addirittura a vendere l'intero gregge. Adesso però ha altri animali e continua a fare il pastore… perchè questo è un mestiere che difficilmente viene abbandonato del tutto da chi lo pratica. Gli auguro un futuro migliore, con maggiore serenità e più successi, completo la sua intervista per il lavoro che sto svolgendo e raggiungo il Rifugio Selleries. Qui alla sera incontrerò il gruppo del CSDL e terrò la mia proiezione di immagini, al fine di spiegare quale sia il vero disagio arrecato dal lupo alla pastorizia: animali uccisi, sì… Ma soprattutto un disagio continuo per l'intera stagione d'alpeggio. Laddove poi le condizioni sono particolarmente difficili, il "problema lupo" è veramente la goccia che fa traboccare il vaso. Prima di me ha parlato Vittorio Bosser Peverelli della Regione Piemonte, fornendo dati sul monitoraggio del lupo in Piemonte e le azioni intraprese a sostegno dei pastori (indennizzi, premio di pascolo gestito, ecc…).

L'indomani il tempo è stato abbastanza clemente e, con la nebbia inizialmente distaccata alle nostre spalle di qualche decina di metri di dislivello, abbiamo potuto raggiungere le Bergerie del Ciardonet, dove gregge e pastore però non erano ancora arrivati. Abbiamo appuntamento con loro più tardi. Si sale chiacchierando di argomenti legati al lupo, alla pastorizia, alla natura con il guardiaparco Luca Giunti a far da guida. Per me l'umore non è dei migliori, perchè ho appena saputo dell'attacco al "mio" gregge il giorno precedente. Ma l'atmosfera è quella giusta, con persone che vogliono capire, che amano sì il lupo come animale, ma sono anche aperte al dialogo e disponibili ad ascoltare le ragioni dei pastori.

Raggiungiamo il Lago del Ciardonet ai piedi del Monte Orsiera. Chiacchierare con Duccio è sempre interessante ed utile per capirne di più sui sistemi di prevenzione dagli attacchi da lupo. Ancora una volta tocca convenire che non tutte le situazioni sono uguali, specie sulle Alpi, con un territorio così vario e condizioni più o meno sfavorevoli alla "convivenza". Ma viene l'ora di andare a cercare il pastore, che il gruppo aveva già conosciuto la sera prima, dal momento che Fulvio e la sua famiglia avevano partecipato alla serata nel Rifugio.

Il gregge lo sentiamo prima di vederlo. C'è la nebbia, cade persino qualche goccia di pioggia e qualche granello di grandine. Il pastore urla i comandi, fischia, e da lontano ammiriamo il lavoro dei cani da conduzione, che radunano le pecore e le fanno scendere nel pianoro. E' tutto un concerto di belati, ma già la sera prima il pastore ci aveva avvisati che non sarebbe andato lontano, visto che aveva intenzione di riunire il grosso del gregge con le pecore degli agnelli. Ed infatti è un coro continuo di pecore che chiamano i loro piccoli ed agnelli che belano alla ricerca delle madri.

La nebbia, seppur non fittissima, aiuta a capire meglio le mie parole della sera precedente: cosa vuol dire essere lì al pascolo senza vedere i propri animali. Spero che il gruppo abbia compreso il messaggio, il perchè un pastore non potrà mai amare il lupo. Non soltanto è ciò che può uccidere i suoi animali, per cui nutre una passione infinita, ma è anche il pericolo costantemente in agguato che ti costringe a ritmi di lavoro estenuanti in condizioni spesso estremamente disagiate. E' anche il fattore che ti allontana dalla famiglia, dagli amici, persino in quel periodo (l'alpeggio) durante il quale un tempo tiravi un po' il fiato almeno per qualche giorno.

Fulvio spiega, Fulvio racconta, Fulvio risponde alle domande. Il pascolo vagante, gli attacchi subiti dal gregge, l'impiego dei cani da guardiania, il rapporto ed i problemi con i turisti, le zone in cui maggiore è il rischio di incidenti con il predatore. Il suo è un caso di "convivenza" quasi totalmente riuscita, anche se con un minimo tributo di capi uccisi, con ritmi di lavoro ed orari diversi dal passato. Fulvio inoltre è la persona giusta per comunicare tutto ciò a terzi e così le domande continuano a lungo.

Molto viene detto sull'impiego dei cani da guardiania, argomento che tiene banco tra il gruppo fin dalla sera precedente. Tra le pecore ci sono ben sette di questi cani. Fulvio è stato uno dei primi pastori a provare l'efficacia dei cani e successivamente ha allevato le cucciolate che poi sono state date ad altri pastori. Ottimamente efficaci contro i predatori, hanno segnalato abbaiando anche il nostro arrivo, ma si sono arrestati nel momento in cui il pastore li ha richiamati.
Mentre Fulvio ed il gruppo continuano la loro chiacchierata, io mi incammino sulla strada del ritorno. Lascio questa nebbia e queste montagne per cambiare vallata, gregge, pastore, problematiche.

Due nuovi pastori

Sto cercando due giovani da intervistare, ma sono al pascolo con il gregge, i telefoni non prendono ed io devo riuscire a trovarli. Transito accanto all’alpeggio dov’è collocato il recinto delle pecore con gli agnelli, attendo che l’asina si sposti dalla strada per lasciarmi passare, poi continuo a salire fino ad incontrare le reti del recinto ed il fuoristrada. Sento le pecore molto più in alto, su per quel ripido bosco di larici. Non posso fare altro che seguire le loro tracce delle pecore.


 
Come prevedevo, il primo ad accorgersi della mia presenza sarà il cane pastore maremmano, che mi viene incontro abbaiando con fare minaccioso. Del tutto tranquilla non sono, anche se conosco le regole comportamentali da tenere in questi casi. Per fortuna la cagna smette di abbaiare, si avvicina guardinga e mi annusa, dopodiché controlla a distanza le mie mosse. Le pecore sono tutte là al pascolo sul ripido pendio. Finalmente avvisto i pastori tra i larici, li chiamo, si fermano ad attendermi. “Come hai fatto a trovarci? Ed io che ho passato l’inverno ad aspettare che arrivassi…”, esclama Andrea. Oltre lui c’è anche il giovanissimo Alberto, stanno provando questa esperienza di alpeggio da soli, almeno per qualche tempo. Le loro rispettive pecore, più altre prese in guardia, stano pascolando questo alpeggio, dove solitamente passava il grosso gregge di Fulvio. “Forse più avanti le metteremo tutte insieme, per adesso però siamo qui, vediamo come andrà”.
 

Andrea inizia a raccontare. “C’era mio zio che aveva 20 pecore… Mi ha attaccato la malattia da piccolo e non sono ancora riuscito a togliermela! Ho una foto, ho tre anni e mezzo ed ero già in mezzo alle pecore. Quando ho deciso di far questo come lavoro, a vent’anni, i miei mi hanno chiesto se ero consapevole dell’impegno che comportava per 365 giorni l’anno. Anche se loro fanno altro, mi hanno comunque appoggiato. All’inizio mi hanno aiutato economicamente, poi moralmente. Prima di iniziare a fare il pastore ho fatto un po’ di tutto, il muratore, il piastrellista. Avevo fatto l’Istituto Agrario ed anche un corso per fare i formaggi a Moretta.”
Lo zio è stata anche la persona che gli ha fatto scuola in questo mondo, all’inizio. “Poi ho imparato tanto dagli amici, da gente che ha più esperienza. Ci va tanta, tanta esperienza alle spalle. Lo zio si rendeva conto delle difficoltà che c’erano e non è mai stato del tutto favorevole che facessi questo mestiere. Io ho fatto due stagioni in alpeggio da Melli in Val Pellice, a dare una mano sia con le pecore, sia con le mucche.”
“Qui sto bene, non prende il telefono, ma non è un problema. Essere da soli in montagna ti aiuta a riflettere su tante cose che durante l’anno non ci pensi mai. Il computer non ce l’ho nemmeno a casa, sarò l’unico ragazzo a 26 anni che non ha mai avuto un computer.
"

 

I due ragazzi mi raccontano la loro giornata: “Sveglia alle 7:00, poi colazione, se necessario si scende a fare la spesa, poi saliamo dalle pecore. Guardiamo quelle degli agnelli, se necessario diamo loro un pezzo d’erba da pascolare, poi arriviamo dal gregge. Mungiamo le capre e diamo da mangiare ai cani maremmani. Alle 9:30-10:00 apriamo il recinto e si sta al pascolo fino alle 20:00-20:30. Il pranzo lo facciamo sempre al sacco, grandi scatolette di tonno e sgombri. A cena rientriamo alla baita e prepariamo qualcosa di caldo, una pastasciutta.
Ogni tanto interviene anche Alberto, 17 anni. “La scuola l'ho lasciata dopo la terza media, tanto ero lì solo a scaldare i banchi. Ho provato un anno a fare il piastrellista, ma non faceva per me, mi piace di più fare il pastore. Due anni fa sono stato su quattro mesi in montagna con Fulvio. La solitudine non mi pesa per niente. Preferisco stare in montagna che giù, qui puoi lasciarle andare, giù devi parare troppo i pezzi.
Che idee ha per il futuro questo ragazzino con le sue 250 pecore?
Non ci penso neanche, io, al futuro. Ho tanti amici che hanno le bestie, siamo tutti della stessa forza! Anche se facciamo questo lavoro, troviamo sempre il tempo per fare festa.
La sua sicurezza ostentata e la sua vantata esperienza ha ancora bisogno di tanto tempo per maturare, lo si capisce anche dalle sue risposte. “Ho imparato da Fulvio, e da mio nonno. Il resto si impara adesso! Per tante cose ho cercato di farmi scienza io. Se avessi tanti soldi, comprerei altre pecore fino ad avere un gregge enorme!

 

Continua Andrea: “Sono pochissimi i giovani che fanno gli allevatori dalle mie parti, forse in montagna ce ne sono di più. Io sono partito da nulla e posso dire che non bisogna scoraggiarsi, specialmente nei primi periodi, se i guadagni sono bassi e tutto va male, perché sono cose che succedono anche a chi ha la tradizione, non solo a quelli come me. E’ vero, pastore nasci, ma tentare non nuoce. Di difficoltà ne ho incontrate tante, volevo mettermi a posto per lavorare il latte, ma c’era da fare delle grosse spese, 60-70.000 euro per lavorare un quintale di latte al giorno era un’enormità. Dove volevo fare il caseificio nel piano regolatore non era “zona artigianale”, quindi mi hanno negato il permesso. Dove ho la stalla sono in affitto, quindi niente nemmeno lì. E per l’insediamento giovani? Mille euro di domande e poi nulla. Agevolazioni per i giovani ce n’è zero. Il futuro lo vedo nero! Tutto vale poco e le spese aumentano sempre di più. Qui in alpeggio di difficoltà ce ne sono tante, per adesso sta andando tutto bene, ma abbiamo sempre paura degli attacchi del lupo. In mezzo al bosco è facile che ti resti indietro qualche agnello. Devi imparare a conoscere la montagna, star dietro agli agnelli piccoli con la pioggia, riuscire a ritirare tutte le bestie alla sera, altrimenti non sai cosa trovi ancora il giorno dopo, se le trovi. Tra le nostre pecore e quelle di Guido, qui ne abbiamo circa 650.
Aggiunge ancora qualcosa Alberto: “Noi avevamo 150 vacche bianche, ma poi le abbiamo vendute. Io spero di vivere solo di questo, con le pecore, spero di aumentare il numero. La famiglia è stata subito d’accordo, mio papà porta i camion e fa il contoterzista, quando ho detto che volevo fare il pastore ha subito lasciato perdere le vacche.
Forse preferisce avere a che fare con gli animali piuttosto che rispondere alle mie domande. "Ho mollato la scuola per non essere più interrogato!" Scherza con Andrea, era più facile intervenire quando era l’amico a rispondere, piuttosto che essere lui a dovermi spiegare le sue scelte. Li lascio tornare al pascolo e scendo a valle, dove tornerà a prendere il telefonino ed i coetanei di Andrea e Alberto stanno bighellonando davanti al bar.

Essere felici della propria vita

A differenza di qualche giorno fa, quando l'erba era come spaventata dalla nevicata del primo giugno, questa volta sono salita a Grand Puy in un tripudio di fioriture multicolori. Dopo aver rimandato più e più volte questo momento, finalmente sono andata ad intervistare Francesca.

E' una giornata di sole e vento, l'aria è limpida, a Grand Puy inizia ad esserci un po' di movimento, ma non tutte le case sono già state aperte. Mancano ancora tanti fiori, tanti gerani che invece mi ricordo di aver visto in estate. Comunque qui è sempre un bel posto e non c'è da stupirsi quindi se tra non molto ascolterò Francesca parlare con soddisfazione della propria vita quassù, a 1800 metri di quota, tutto l'anno, facendo un lavoro che piace, appassiona e dà soddisfazione. Seguo le frecce che portano all'Agriturismo L'Itialette, gestito dalla sua famiglia. "Aprire l'agriturismo proprio alla fine del 2005, giusto in tempo per le Olimpiadi, è stata una soddisfazione grandissima. Ce ne occupiamo io, mia mamma, mia sorella, ma lei d'inverno lavora anche agli impianti. Per la maggior parte riusciamo a dare roba nostra, dai formaggi al miele, dalle patate ai salumi. Poi la carne di maiale, agnello, capretto, le verdure. Le bestie le tengo qui, chi vuole vederle, le vede, ma non sono proprio attaccate a dove si mangia, così non danno fastidio a nessuno. La mucca piace se è a 50 metri e non senti l'odore. Ci va comprensione, grossi problemi con i turisti non li abbiamo mai avuti. Adesso vogliamo iniziare a collaborare con le colonie, un giorno o due la settimana. E' bello quando i bambini guardano a bocca aperta, sono le soddisfazioni dell'agriturismo, perchè insegni qualcosa."

Francesca sta andando a mungere i suoi animali, ma quel giorno si è fatto un po' tardi e così sono già al pascolo, non l'hanno attesa sotto la tettoia. Mi racconta delle difficoltà quando è venuto a mancare suo papà. "Si è trattato di prendere delle decisioni, è stata dura. Animali ne abbiamo sempre avuti, ma era lui che li curava. Io avrei voluto andare avanti a studiare, fare veterinaria dopo l'Istituto Agrario, ma dovevo scegliere, tutto non era possibile. Così ci siamo organizzate, io volevo andare avanti qui e questa è la strada giusta. Con 15 mucche non vivi, ma con l'agriturismo riesci a dare il giusto valore a quello che produci, sono stata favorevole fin da subito a questo, perchè mi consentiva di vivere e lavorare qui."

Non si può darle torto, specialmente in una giornata del genere. Però anche d'inverno, questa frazione è collocata in una posizione ottimale che niente ha a che fare con il fondovalle di Pragelato. L'esposizione è perfetta, le ore di sole sono maggiori, il panorama… Lo potete vedere anche voi! "Nell'inverno della grande nevicata ho preso la scelta di portare le bestie in stalla a Fenestrelle, perchè almeno erano tutte insieme. Prima usavo tre stalle qui nella frazione. Giù è più comodo e almeno nessuno si lamenta. Per il resto, anche d'inverno qui si sta bene. A me poi piace sciare, ho tanti amici, villeggianti che vengono su per la neve. D'estate frequento di più gente che fa questo lavoro, per gli orari che comporta… Tu puoi andare a fare cena quando tutti sono già in giro per locali. Ma d'inverno invece è diverso. Poi qui le Olimpiadi hanno portato tante cose positive, ad esempio abbiamo l'ADLS. Con le Olimpiadi sono arrivati dei servizi che in altre valli si sognano! Internet lo uso per tenermi informata, vedere se escono dei bandi che possono interessare, poi semplifica le pratiche, la burocrazia, puoi spedire le cose via e-mail. E Facebook… Sei sempre in contatto con altri, conosci ragazzi e ragazze che fanno il tuo stesso lavoro, capisci che siamo ancora in tanti, vedi le foto, è bello e utile".

Francesca torna più volte sul tema dell'istruzione, che per lei è fondamentale anche (e soprattutto) in questo mestiere. "Non essere andata all'università è il mio unico rimpianto. La scuola che ho fatto forse dal punto di vista pratico non mi ha dato poi così tanto, ma mi ha insegnato a cavarmela. Se sei ignorante non riesci a districarti con la burocrazia. Almeno un diploma è necessario anche facendo questo lavoro, altrimenti tutti ti abbindolano. E' finita l'era dell'allevatore ignorante che vive nel suo <<ho sempre fatto così>>. Ti devi evolvere, tenere aggiornato!". Non posso che dar ragione a Francesca, sono cose che ripeto da sempre ed ho anche scritto più volte. D'altra parte fa riflettere e non poco il fatto che Francesca fino ad ora sia stata una delle pochissime persone intervistate che non si sia lamentata della burocrazia, quella che invece è la bestia nera della maggior parte di tutti gli altri. Attenzione, non parlo di soldi, di spese, di tempi lunghi per i permessi, ma proprio solo della capacità di districarsi tra carte, uffici e persino saper cogliere delle occasioni vantaggiose che possono aiutare nello svolgere questo lavoro.

E' significativo che questi discorsi me li faccia una ragazza che vive a 1800 metri di quota in una frazione che potrebbe sembrare "dimenticata". Ancora una volta ho incontrato un giovane, una ragazza per di più, che mi fa sperare nel futuro, futuro della montagna e dell'allevamento. Pensateci, voi che volete seguire questa strada. Non sono i grandi numeri che fanno la differenza, ma la qualità e l'organizzazione dell'azienda. Ogni situazione ha la sua storia, ma quella di Francesca non è stata sicuramente una di quelle con la strada spianata fin dall'inizio, se pensate al fatto che in un momento sicuramente non preventivato la famiglia ha dovuto letteralmente decidere che fare.

Il latte schizza nel secchio, quel latte che diventerà tomini, formaggi freschi da inserire nel menù, ma anche creme e gelati. Solo una parte sarà formaggio stagionato, da servire magari in abbinamento con il miele delle arnie poco sotto. Lunga è la tradizione e la fama del miele di Pragelato, ma non è difficile immaginarne la qualità, con le fioriture multicolori che ci circondano.

Sulla qualità della vita da queste parti la dice lunga l'atteggiamento rilassato di questi animali. "Sono stata in Val d'Aosta, ma là l'allevamento conta davvero qualcosa, l'allevatore ha più peso, è più considerato, qui le esigenze dei margari che salgono sono calpestate. Anche la cura del territorio là è differente."

Quindici vacche, qualche capra e qualche pecora. "La prima vacca mia me l'hanno regalata per i 18 anni, una vacca scelta da me al Centro Sperimentale. Insieme a Turmenta i miei mi hanno regalato anche il primo rudun." La passione per gli animali è grande, Francesca e le sue vacche sono sempre tra le protagoniste di Miss Mucca, la manifestazione "turistica" che si tiene annualmente nel mese di luglio a Pragelato. "Quest'anno dovrebbe essere il 10 luglio."

Anche chi fa questo mestiere ha dei "capricci", e così Francesca si è comprata Chatillon, una reina. "L'ho presa due anni fa…". Scendiamo all'agriturismo, Francesca mi parla dei suoi progetti di vita e di lavoro per il futuro. "Su di qua l'unica strada è legata al turismo. Bisogna adattarsi al resto del mondo, non bisogna essere chiusi, ottusi e bigotti. A volte abbiamo problemi con quelli delle moto che ti passano in mezzo ai pascoli, ma in generale adesso la gente rispetta di più, non trovi più tanta immondizia sparsa, bottiglie rotte, scatolette."

PROPAST: I problemi della pastorizia in Val Chisone e Germanasca

Mercoledì 27 aprile 2011 il progetto PROPAST ha fatto tappa in Val Chisone, per incontrare gli allevatori ed informarli sul contenuto del progetto. A differenza di quanto accaduto in altre riunioni di cui vi ho già raccontato precedentemente, gli allevatori non hanno esposto individualmente i loro problemi e punti di vista, ma il dialogo è rimbalzato continuamente da una parte all’altra della sala, con considerazioni e “lamentele” su vari punti critici dell’allevamento in valle, ma anche, più in generale, sul vivere e lavorare in montagna. Oltre agli allevatori, erano presenti alcuni esponenti politici locali in rappresentanza della Lega Nord, più altri uditori che hanno seguito l’incontro senza partecipare attivamente.
In uno dei primi interventi, Ivo Negro ha sottolineato come i montanari contino troppo poco a livello di voti, quindi la realtà di montagna deve essere portata con forza nelle stanze della politica.
Il pastore Livio Granero ha criticato il sistema del premio di pascolo gestito, affermando che non viene premiato a sufficienza chi fa prevenzione. “Dobbiamo conviverci? E allora aumentate il premio! Chi non ha perdite è perché le ha sorvegliate bene. Non ce l’ho con il lupo, ma certo non mi piace che ci sia.

 

Anche Silvio Monnet ha ribadito che il premio non paga il lavoro svolto per proteggersi dal lupo. Diversi allevatori in sala, con greggi di dimensioni differenti, hanno detto di aver ricevuto tutti delle somme che si aggirano intorno agli 800 €. Sempre Monnet ha sottolineato che i tre cani maremmani che deve avere per sorvegliare il gregge costino parecchio e tutti i soldi finiscono a pagare la loro alimentazione. “Quando finiamo noi, non ci sarà più nessuno… Speravo che continuasse mia nipote, ma adesso che ha diciotto anni mi ha detto di farlo io, questo lavoro!
Boaglio Giuseppe ha denunciato i problemi connessi all’aggressività dei maremmani. “Morsicano la gente, su in montagna passano tanti turisti. Poi a me i Carabinieri hanno fatto la multa anche quando salivo a piedi, perché il nostro lavoro da fastidio a tanti. Quando finiremo noi, non ci sarà più nessuno. Noi le pecore le guardiamo sempre, le chiudiamo di notte e non ce le ha mai toccate.
Anche Giorgio Bergero, pastore vagante come Boaglio, ha sottolineato la scarsa tolleranza. “Noi siamo tutti i giorni per le strade, ci spostiamo, ci fanno i verbali. Dopo tutto quello si arriva in alpeggio, dove il lupo c’è e dobbiamo pensare noi a tutto. Ci vuole un’ora e trenta di cammino per arrivare su, tutto a piedi. Arrivi su e devi chiudere le pecore per tornare giù a prendere la roba, quando sul mulo carichi due sacchi di pane duro che fa volume il carico è già completo. Intanto che fai quello le pecore stanno chiuse e quello non è benessere animale. Se ci pagassero un operaio, certo farebbe comodo. Ma quando fa brutto, quando c’è la nebbia e pascoli negli ontani, se te le deve prendere, te le prende anche con l’operaio che ha fatto la scuola da pastore! Anche la nostra è una montagna sporca con tanti cespugli."
Piero Pons ha confermato i problemi di gestione dei maremmani, introducendo una problematica molto sentita in questa stagione, cioè quella dell'utilizzo di diserbanti/disseccanti lungo le strade, che causano avvelenamento nelle pecore ed addirittura la morte. “Non solo lungo le strade private, ci sono anche gli operai della Provincia che passano con il trattore.” Questo fatto è stato confermato da numerosi altri pastori presenti.
Guardi poi lei questa ricevuta, quanto ho pagato di orecchini per 130 pecore! 65 € per 130 marche e 283 quelle dei microchips, sono tutte spese che toccano a noi”, prosegue Pons. Sempre a proposito di costi e burocrazia, è stato denunciato che lo smaltimento delle carcasse, anche qualora sia stata stipulata l’assicurazione obbligatoria, costi comunque 30 € ogni capo per le analisi che vengono fatte per accertare la morte. Bergero ha denunciato che non sempre in alpeggio viene dato il permesso per l’interramento e lo smaltimento diventa quindi estremamente difficoltoso. Julia Ellis ha lamentato che, per il gregge del marito Fulvio Benedetto, tale assicurazione costi addirittura 3.000 €.
La tematica affrontata successivamente è stata quella del prezzo degli affitti. Anche in Val Chisone e Germanasca si sono verificati casi di affitti ad allevatori di pianura che o hanno subaffittato ad altri per “pulire la montagna” o hanno condotto in alpe pochi animali, alimentati poi con mangime. Le cifre però non sono sicuramente paragonabili a quelle di altre vallate piemontesi.
Ghinnivert ha raddoppiato, da 2000 a 4000, 4500 euro. Le Ciuliere sono andate su a 7000.

Il tema dei contributi è stato dibattuto a lungo. “Chi si è iscritto recentemente, non ha preso niente!”. “Hanno controllato dalle foto aeree e, l’ultimo anno, mi hanno chiesto indietro tutto con gli interessi. Ma è ovvio che sulle nostre montagne ci sono pietre e cespugli… c’è quasi solo quello, è sempre stato così.
Con l’avvento del lupo, sono scomparsi diversi piccoli allevatori di ovini, oppure il gregge allevato parallelamente alla mandria è stato venduto.
Ivano Challier aveva un’ottantina di pecore. “All’inizio non si sapeva nemmeno bene che fosse stato il lupo, comunque me ne ha uccise 23-24 in un’estate. Ne ho ancora tenute, solo che salivo con quattro e me ne mangiava tre, così alla fine le ho vendute e basta.
Boaglio: “Quando non c’era il lupo, si andava su quelle 2, 3 volte la settimana, intanto giù si faceva il fieno. Servirebbe almeno un sostegno per comprare il fieno.
Angelo Colombo ha raccontato di come il lupo sia saltato nel recinto a 150 metri da casa sua, uccidendo degli animali. “Prima le mandavo in una montagna rocciosa che c’è vicino a me, andavo a vederle 2-3 volte la settimana, poi ho iniziato a darle a Fulvio. Due anni fa è successo quello in autunno, dopodiché le ho vendute tutte.
Fabrizio Dagatti ha segnalato il fatto che la gente non voglia più dare le bestie in guardia per timore di non vederle ritornare.
Valutando la minor resa degli animali da quando il pascolamento viene gestito in modo differente per la difesa dal lupo, molti allevatori hanno sottolineato che, negli ultimi anni, non si possono fare delle considerazioni attendibili, poiché le vaccinazioni per la Blue Tongue hanno influito pesantemente, determinando anche numerosi aborti.
Sempre Dagatti ha raccontato di come lui e Federico, nipote di Oscar Plavan, fossero in alpeggio con 400 ovicaprini, tra bestie loro e prese in guardia. “Avevamo uno che ci dava un po’ una mano, eravamo scesi a fare il fieno, ma poi c’era stata la nebbia e allora siamo saliti per controllare. Abbiamo finito di chiuderle all’1:30 di notte… Ecco perché poi i giovani non ce la fanno a continuare…
Se andiamo avanti così, i giovani vanno avanti un po’ e poi smettono tutti!”, ribadisce Boaglio.
Le spese sono ingenti per tutti, anche per chi parte con un’azienda già avviata alle spalle.
Nel momento in cui si è trattato il tema della valorizzazione dei prodotti, tutti gli allevatori hanno concordato sul fatto che i prezzi siano invariati da anni, addirittura i 3 €/kg che vengono pagati per gli agnelli vivi corrispondono al valore che gli animali avevano 15-20 anni fa.
Il problema del mercato è importante. Arriva troppa roba da via a basso costo.
La gente non vuole spendere!
Tutto il commercio è in mano a poche persone…
Non c’è valorizzazione dei prodotti. I ristoratori non usano roba locale e comunque la nostra carne va a finire nel mucchio senza distinzioni.
Bisognerebbe poter macellare a casa”, dice Bergero, “perché se devo pagare il macello e poi vendere la carne è troppo caro. La gente verrebbe a comprare direttamente dal pastore di cui si fida…
Si parla del macello di Pomaretto, che lavora sempre meno, ma Colombo afferma che è impossibile per un privato avere il camion di trasporto animali per condurre al macello la bestia viva e quello refrigerato per riportare a casa la carne.
Si ipotizza una cooperativa. Pons: “Sarebbe bello avere un furgone ed essere tutti d’accordo, ma… Alla fine serve a tutti nello stesso giorno alla stessa ora, perché il macello dice a tutti di andare lo stesso giorno.

Parlando di cooperative, prende la parola Enzo Negrin, dipendente della Comunità Montana in Val Pellice ed ex tecnico agricolo presso quella sede per anni. “Non voglio criticare o parlare male, ma qui in Piemonte le cooperative non funzionano, è un problema di mentalità. Ci ho provato in tutti i modo, sono stato la "levatrice" di tante realtà cooperative, latterie sociali, ma sono fallite tutte. La gente alla fine si teneva la roba buona a casa per vendersela attraverso i suoi canali e portava il di più, lo scarto alla cooperativa. In teoria l’idea piaceva, ma appena uno vedeva un reddito in più lasciava perdere ed agiva singolarmente. E’ proprio una questione di mentalità. Se si vende, e si vende bene… Chi glielo fa fare di mettersi in cooperativa? Ecco perché sono fallite le latterie di valle.
Viene criticata la spinta “turistica” della valle a discapito delle attività tradizionali, ma gli allevatori sostengono che il turismo sia utile, se rispettoso e responsabile, quando il turista non rovina i pascoli e viene ad acquistare i prodotti.
Granero lamenta la presenza di motociclisti, che spaventano gli animali e distruggono pascoli e sentieri. “Loro dicono che tengono aperti i sentieri, ma quei sentieri li ho riaperti io con le pecore… e se loro scavano con le moto, poi si infila l’acqua e porta via tutto. Non hanno rispetto, passano tra gli animali. Chi controlla? Nessuno! Invece noi siamo controllati e multati se abbiamo una pecora senza orecchino.
Le sorelle Francesca e Cristina Guigas sono allevatrici e gestiscono un agriturismo a Grand Puy, per loro il turismo è fonte di guadagno, permette loro di vivere e lavorare in montagna. “Ci va un giusto spazio per tutti, c’è chi non rispetta, ma bisogna anche informare su quello che si fa in montagna. Purtroppo la gente non vuole carne di agnello perché c’è quest’idea che faccia pena, ma è così, alleviamo per quello, per la macellazione. Poi magari alla fine la mangiano, ti dicono che è buona e ti fanno pure i complimenti.

Alcuni allevatori parlano di strade che portano agli alpeggi che vengono chiuse dai comuni d’estate: “Non ci avvisano nemmeno, per noi è un danno se la gente non può venire su!
Per quanto riguarda le iniziative di valorizzazione, in valle non esistono specifiche feste dell’alpeggio, ma solo alcune fiere zootecniche. Gli allevatori presenti lamentano che, tra le tante esistenti un tempo, a causa dei sempre più complessi problemi burocratici, mantengono un certo prestigio anche fuori della valle quella di Balboutet e quella di Pragelato (mentre le altre hanno dimensioni più ridotte e rilevanza soprattutto locale). Si potrebbe provare ad ipotizzare iniziative di lancio della carne e di altri prodotti ovicaprini in quelle occasioni?
Al termine dell’incontro, è stato chiesto agli allevatori di fare una “scaletta” delle problematiche che affliggono il settore: la burocrazia si contende il primo posto con il lupo nel rendere eccessivamente difficoltoso il lavoro, seguiti poi dallo scarso valore della carne, dal prezzo degli alpeggi e dalle altre tematiche trattate.
In chiusura, un intervento del Presidente del Parco Orsiera Rocciavrè Mauro Deidier, da sempre entusiasta sostenitore del progetto, che ancora una volta ha sottolineato come sia importante che finalmente si faccia qualcosa per i pastori, veri operatori della manutenzione del territorio, un territorio che sempre più sta diventando regno di quello che per qualcuno è wilderness, per altri abbandono.