Due nuovi pastori

Sto cercando due giovani da intervistare, ma sono al pascolo con il gregge, i telefoni non prendono ed io devo riuscire a trovarli. Transito accanto all’alpeggio dov’è collocato il recinto delle pecore con gli agnelli, attendo che l’asina si sposti dalla strada per lasciarmi passare, poi continuo a salire fino ad incontrare le reti del recinto ed il fuoristrada. Sento le pecore molto più in alto, su per quel ripido bosco di larici. Non posso fare altro che seguire le loro tracce delle pecore.


 
Come prevedevo, il primo ad accorgersi della mia presenza sarà il cane pastore maremmano, che mi viene incontro abbaiando con fare minaccioso. Del tutto tranquilla non sono, anche se conosco le regole comportamentali da tenere in questi casi. Per fortuna la cagna smette di abbaiare, si avvicina guardinga e mi annusa, dopodiché controlla a distanza le mie mosse. Le pecore sono tutte là al pascolo sul ripido pendio. Finalmente avvisto i pastori tra i larici, li chiamo, si fermano ad attendermi. “Come hai fatto a trovarci? Ed io che ho passato l’inverno ad aspettare che arrivassi…”, esclama Andrea. Oltre lui c’è anche il giovanissimo Alberto, stanno provando questa esperienza di alpeggio da soli, almeno per qualche tempo. Le loro rispettive pecore, più altre prese in guardia, stano pascolando questo alpeggio, dove solitamente passava il grosso gregge di Fulvio. “Forse più avanti le metteremo tutte insieme, per adesso però siamo qui, vediamo come andrà”.
 

Andrea inizia a raccontare. “C’era mio zio che aveva 20 pecore… Mi ha attaccato la malattia da piccolo e non sono ancora riuscito a togliermela! Ho una foto, ho tre anni e mezzo ed ero già in mezzo alle pecore. Quando ho deciso di far questo come lavoro, a vent’anni, i miei mi hanno chiesto se ero consapevole dell’impegno che comportava per 365 giorni l’anno. Anche se loro fanno altro, mi hanno comunque appoggiato. All’inizio mi hanno aiutato economicamente, poi moralmente. Prima di iniziare a fare il pastore ho fatto un po’ di tutto, il muratore, il piastrellista. Avevo fatto l’Istituto Agrario ed anche un corso per fare i formaggi a Moretta.”
Lo zio è stata anche la persona che gli ha fatto scuola in questo mondo, all’inizio. “Poi ho imparato tanto dagli amici, da gente che ha più esperienza. Ci va tanta, tanta esperienza alle spalle. Lo zio si rendeva conto delle difficoltà che c’erano e non è mai stato del tutto favorevole che facessi questo mestiere. Io ho fatto due stagioni in alpeggio da Melli in Val Pellice, a dare una mano sia con le pecore, sia con le mucche.”
“Qui sto bene, non prende il telefono, ma non è un problema. Essere da soli in montagna ti aiuta a riflettere su tante cose che durante l’anno non ci pensi mai. Il computer non ce l’ho nemmeno a casa, sarò l’unico ragazzo a 26 anni che non ha mai avuto un computer.
"

 

I due ragazzi mi raccontano la loro giornata: “Sveglia alle 7:00, poi colazione, se necessario si scende a fare la spesa, poi saliamo dalle pecore. Guardiamo quelle degli agnelli, se necessario diamo loro un pezzo d’erba da pascolare, poi arriviamo dal gregge. Mungiamo le capre e diamo da mangiare ai cani maremmani. Alle 9:30-10:00 apriamo il recinto e si sta al pascolo fino alle 20:00-20:30. Il pranzo lo facciamo sempre al sacco, grandi scatolette di tonno e sgombri. A cena rientriamo alla baita e prepariamo qualcosa di caldo, una pastasciutta.
Ogni tanto interviene anche Alberto, 17 anni. “La scuola l'ho lasciata dopo la terza media, tanto ero lì solo a scaldare i banchi. Ho provato un anno a fare il piastrellista, ma non faceva per me, mi piace di più fare il pastore. Due anni fa sono stato su quattro mesi in montagna con Fulvio. La solitudine non mi pesa per niente. Preferisco stare in montagna che giù, qui puoi lasciarle andare, giù devi parare troppo i pezzi.
Che idee ha per il futuro questo ragazzino con le sue 250 pecore?
Non ci penso neanche, io, al futuro. Ho tanti amici che hanno le bestie, siamo tutti della stessa forza! Anche se facciamo questo lavoro, troviamo sempre il tempo per fare festa.
La sua sicurezza ostentata e la sua vantata esperienza ha ancora bisogno di tanto tempo per maturare, lo si capisce anche dalle sue risposte. “Ho imparato da Fulvio, e da mio nonno. Il resto si impara adesso! Per tante cose ho cercato di farmi scienza io. Se avessi tanti soldi, comprerei altre pecore fino ad avere un gregge enorme!

 

Continua Andrea: “Sono pochissimi i giovani che fanno gli allevatori dalle mie parti, forse in montagna ce ne sono di più. Io sono partito da nulla e posso dire che non bisogna scoraggiarsi, specialmente nei primi periodi, se i guadagni sono bassi e tutto va male, perché sono cose che succedono anche a chi ha la tradizione, non solo a quelli come me. E’ vero, pastore nasci, ma tentare non nuoce. Di difficoltà ne ho incontrate tante, volevo mettermi a posto per lavorare il latte, ma c’era da fare delle grosse spese, 60-70.000 euro per lavorare un quintale di latte al giorno era un’enormità. Dove volevo fare il caseificio nel piano regolatore non era “zona artigianale”, quindi mi hanno negato il permesso. Dove ho la stalla sono in affitto, quindi niente nemmeno lì. E per l’insediamento giovani? Mille euro di domande e poi nulla. Agevolazioni per i giovani ce n’è zero. Il futuro lo vedo nero! Tutto vale poco e le spese aumentano sempre di più. Qui in alpeggio di difficoltà ce ne sono tante, per adesso sta andando tutto bene, ma abbiamo sempre paura degli attacchi del lupo. In mezzo al bosco è facile che ti resti indietro qualche agnello. Devi imparare a conoscere la montagna, star dietro agli agnelli piccoli con la pioggia, riuscire a ritirare tutte le bestie alla sera, altrimenti non sai cosa trovi ancora il giorno dopo, se le trovi. Tra le nostre pecore e quelle di Guido, qui ne abbiamo circa 650.
Aggiunge ancora qualcosa Alberto: “Noi avevamo 150 vacche bianche, ma poi le abbiamo vendute. Io spero di vivere solo di questo, con le pecore, spero di aumentare il numero. La famiglia è stata subito d’accordo, mio papà porta i camion e fa il contoterzista, quando ho detto che volevo fare il pastore ha subito lasciato perdere le vacche.
Forse preferisce avere a che fare con gli animali piuttosto che rispondere alle mie domande. "Ho mollato la scuola per non essere più interrogato!" Scherza con Andrea, era più facile intervenire quando era l’amico a rispondere, piuttosto che essere lui a dovermi spiegare le sue scelte. Li lascio tornare al pascolo e scendo a valle, dove tornerà a prendere il telefonino ed i coetanei di Andrea e Alberto stanno bighellonando davanti al bar.

Essere felici della propria vita

A differenza di qualche giorno fa, quando l'erba era come spaventata dalla nevicata del primo giugno, questa volta sono salita a Grand Puy in un tripudio di fioriture multicolori. Dopo aver rimandato più e più volte questo momento, finalmente sono andata ad intervistare Francesca.

E' una giornata di sole e vento, l'aria è limpida, a Grand Puy inizia ad esserci un po' di movimento, ma non tutte le case sono già state aperte. Mancano ancora tanti fiori, tanti gerani che invece mi ricordo di aver visto in estate. Comunque qui è sempre un bel posto e non c'è da stupirsi quindi se tra non molto ascolterò Francesca parlare con soddisfazione della propria vita quassù, a 1800 metri di quota, tutto l'anno, facendo un lavoro che piace, appassiona e dà soddisfazione. Seguo le frecce che portano all'Agriturismo L'Itialette, gestito dalla sua famiglia. "Aprire l'agriturismo proprio alla fine del 2005, giusto in tempo per le Olimpiadi, è stata una soddisfazione grandissima. Ce ne occupiamo io, mia mamma, mia sorella, ma lei d'inverno lavora anche agli impianti. Per la maggior parte riusciamo a dare roba nostra, dai formaggi al miele, dalle patate ai salumi. Poi la carne di maiale, agnello, capretto, le verdure. Le bestie le tengo qui, chi vuole vederle, le vede, ma non sono proprio attaccate a dove si mangia, così non danno fastidio a nessuno. La mucca piace se è a 50 metri e non senti l'odore. Ci va comprensione, grossi problemi con i turisti non li abbiamo mai avuti. Adesso vogliamo iniziare a collaborare con le colonie, un giorno o due la settimana. E' bello quando i bambini guardano a bocca aperta, sono le soddisfazioni dell'agriturismo, perchè insegni qualcosa."

Francesca sta andando a mungere i suoi animali, ma quel giorno si è fatto un po' tardi e così sono già al pascolo, non l'hanno attesa sotto la tettoia. Mi racconta delle difficoltà quando è venuto a mancare suo papà. "Si è trattato di prendere delle decisioni, è stata dura. Animali ne abbiamo sempre avuti, ma era lui che li curava. Io avrei voluto andare avanti a studiare, fare veterinaria dopo l'Istituto Agrario, ma dovevo scegliere, tutto non era possibile. Così ci siamo organizzate, io volevo andare avanti qui e questa è la strada giusta. Con 15 mucche non vivi, ma con l'agriturismo riesci a dare il giusto valore a quello che produci, sono stata favorevole fin da subito a questo, perchè mi consentiva di vivere e lavorare qui."

Non si può darle torto, specialmente in una giornata del genere. Però anche d'inverno, questa frazione è collocata in una posizione ottimale che niente ha a che fare con il fondovalle di Pragelato. L'esposizione è perfetta, le ore di sole sono maggiori, il panorama… Lo potete vedere anche voi! "Nell'inverno della grande nevicata ho preso la scelta di portare le bestie in stalla a Fenestrelle, perchè almeno erano tutte insieme. Prima usavo tre stalle qui nella frazione. Giù è più comodo e almeno nessuno si lamenta. Per il resto, anche d'inverno qui si sta bene. A me poi piace sciare, ho tanti amici, villeggianti che vengono su per la neve. D'estate frequento di più gente che fa questo lavoro, per gli orari che comporta… Tu puoi andare a fare cena quando tutti sono già in giro per locali. Ma d'inverno invece è diverso. Poi qui le Olimpiadi hanno portato tante cose positive, ad esempio abbiamo l'ADLS. Con le Olimpiadi sono arrivati dei servizi che in altre valli si sognano! Internet lo uso per tenermi informata, vedere se escono dei bandi che possono interessare, poi semplifica le pratiche, la burocrazia, puoi spedire le cose via e-mail. E Facebook… Sei sempre in contatto con altri, conosci ragazzi e ragazze che fanno il tuo stesso lavoro, capisci che siamo ancora in tanti, vedi le foto, è bello e utile".

Francesca torna più volte sul tema dell'istruzione, che per lei è fondamentale anche (e soprattutto) in questo mestiere. "Non essere andata all'università è il mio unico rimpianto. La scuola che ho fatto forse dal punto di vista pratico non mi ha dato poi così tanto, ma mi ha insegnato a cavarmela. Se sei ignorante non riesci a districarti con la burocrazia. Almeno un diploma è necessario anche facendo questo lavoro, altrimenti tutti ti abbindolano. E' finita l'era dell'allevatore ignorante che vive nel suo <<ho sempre fatto così>>. Ti devi evolvere, tenere aggiornato!". Non posso che dar ragione a Francesca, sono cose che ripeto da sempre ed ho anche scritto più volte. D'altra parte fa riflettere e non poco il fatto che Francesca fino ad ora sia stata una delle pochissime persone intervistate che non si sia lamentata della burocrazia, quella che invece è la bestia nera della maggior parte di tutti gli altri. Attenzione, non parlo di soldi, di spese, di tempi lunghi per i permessi, ma proprio solo della capacità di districarsi tra carte, uffici e persino saper cogliere delle occasioni vantaggiose che possono aiutare nello svolgere questo lavoro.

E' significativo che questi discorsi me li faccia una ragazza che vive a 1800 metri di quota in una frazione che potrebbe sembrare "dimenticata". Ancora una volta ho incontrato un giovane, una ragazza per di più, che mi fa sperare nel futuro, futuro della montagna e dell'allevamento. Pensateci, voi che volete seguire questa strada. Non sono i grandi numeri che fanno la differenza, ma la qualità e l'organizzazione dell'azienda. Ogni situazione ha la sua storia, ma quella di Francesca non è stata sicuramente una di quelle con la strada spianata fin dall'inizio, se pensate al fatto che in un momento sicuramente non preventivato la famiglia ha dovuto letteralmente decidere che fare.

Il latte schizza nel secchio, quel latte che diventerà tomini, formaggi freschi da inserire nel menù, ma anche creme e gelati. Solo una parte sarà formaggio stagionato, da servire magari in abbinamento con il miele delle arnie poco sotto. Lunga è la tradizione e la fama del miele di Pragelato, ma non è difficile immaginarne la qualità, con le fioriture multicolori che ci circondano.

Sulla qualità della vita da queste parti la dice lunga l'atteggiamento rilassato di questi animali. "Sono stata in Val d'Aosta, ma là l'allevamento conta davvero qualcosa, l'allevatore ha più peso, è più considerato, qui le esigenze dei margari che salgono sono calpestate. Anche la cura del territorio là è differente."

Quindici vacche, qualche capra e qualche pecora. "La prima vacca mia me l'hanno regalata per i 18 anni, una vacca scelta da me al Centro Sperimentale. Insieme a Turmenta i miei mi hanno regalato anche il primo rudun." La passione per gli animali è grande, Francesca e le sue vacche sono sempre tra le protagoniste di Miss Mucca, la manifestazione "turistica" che si tiene annualmente nel mese di luglio a Pragelato. "Quest'anno dovrebbe essere il 10 luglio."

Anche chi fa questo mestiere ha dei "capricci", e così Francesca si è comprata Chatillon, una reina. "L'ho presa due anni fa…". Scendiamo all'agriturismo, Francesca mi parla dei suoi progetti di vita e di lavoro per il futuro. "Su di qua l'unica strada è legata al turismo. Bisogna adattarsi al resto del mondo, non bisogna essere chiusi, ottusi e bigotti. A volte abbiamo problemi con quelli delle moto che ti passano in mezzo ai pascoli, ma in generale adesso la gente rispetta di più, non trovi più tanta immondizia sparsa, bottiglie rotte, scatolette."

PROPAST: I problemi della pastorizia in Val Chisone e Germanasca

Mercoledì 27 aprile 2011 il progetto PROPAST ha fatto tappa in Val Chisone, per incontrare gli allevatori ed informarli sul contenuto del progetto. A differenza di quanto accaduto in altre riunioni di cui vi ho già raccontato precedentemente, gli allevatori non hanno esposto individualmente i loro problemi e punti di vista, ma il dialogo è rimbalzato continuamente da una parte all’altra della sala, con considerazioni e “lamentele” su vari punti critici dell’allevamento in valle, ma anche, più in generale, sul vivere e lavorare in montagna. Oltre agli allevatori, erano presenti alcuni esponenti politici locali in rappresentanza della Lega Nord, più altri uditori che hanno seguito l’incontro senza partecipare attivamente.
In uno dei primi interventi, Ivo Negro ha sottolineato come i montanari contino troppo poco a livello di voti, quindi la realtà di montagna deve essere portata con forza nelle stanze della politica.
Il pastore Livio Granero ha criticato il sistema del premio di pascolo gestito, affermando che non viene premiato a sufficienza chi fa prevenzione. “Dobbiamo conviverci? E allora aumentate il premio! Chi non ha perdite è perché le ha sorvegliate bene. Non ce l’ho con il lupo, ma certo non mi piace che ci sia.

 

Anche Silvio Monnet ha ribadito che il premio non paga il lavoro svolto per proteggersi dal lupo. Diversi allevatori in sala, con greggi di dimensioni differenti, hanno detto di aver ricevuto tutti delle somme che si aggirano intorno agli 800 €. Sempre Monnet ha sottolineato che i tre cani maremmani che deve avere per sorvegliare il gregge costino parecchio e tutti i soldi finiscono a pagare la loro alimentazione. “Quando finiamo noi, non ci sarà più nessuno… Speravo che continuasse mia nipote, ma adesso che ha diciotto anni mi ha detto di farlo io, questo lavoro!
Boaglio Giuseppe ha denunciato i problemi connessi all’aggressività dei maremmani. “Morsicano la gente, su in montagna passano tanti turisti. Poi a me i Carabinieri hanno fatto la multa anche quando salivo a piedi, perché il nostro lavoro da fastidio a tanti. Quando finiremo noi, non ci sarà più nessuno. Noi le pecore le guardiamo sempre, le chiudiamo di notte e non ce le ha mai toccate.
Anche Giorgio Bergero, pastore vagante come Boaglio, ha sottolineato la scarsa tolleranza. “Noi siamo tutti i giorni per le strade, ci spostiamo, ci fanno i verbali. Dopo tutto quello si arriva in alpeggio, dove il lupo c’è e dobbiamo pensare noi a tutto. Ci vuole un’ora e trenta di cammino per arrivare su, tutto a piedi. Arrivi su e devi chiudere le pecore per tornare giù a prendere la roba, quando sul mulo carichi due sacchi di pane duro che fa volume il carico è già completo. Intanto che fai quello le pecore stanno chiuse e quello non è benessere animale. Se ci pagassero un operaio, certo farebbe comodo. Ma quando fa brutto, quando c’è la nebbia e pascoli negli ontani, se te le deve prendere, te le prende anche con l’operaio che ha fatto la scuola da pastore! Anche la nostra è una montagna sporca con tanti cespugli."
Piero Pons ha confermato i problemi di gestione dei maremmani, introducendo una problematica molto sentita in questa stagione, cioè quella dell'utilizzo di diserbanti/disseccanti lungo le strade, che causano avvelenamento nelle pecore ed addirittura la morte. “Non solo lungo le strade private, ci sono anche gli operai della Provincia che passano con il trattore.” Questo fatto è stato confermato da numerosi altri pastori presenti.
Guardi poi lei questa ricevuta, quanto ho pagato di orecchini per 130 pecore! 65 € per 130 marche e 283 quelle dei microchips, sono tutte spese che toccano a noi”, prosegue Pons. Sempre a proposito di costi e burocrazia, è stato denunciato che lo smaltimento delle carcasse, anche qualora sia stata stipulata l’assicurazione obbligatoria, costi comunque 30 € ogni capo per le analisi che vengono fatte per accertare la morte. Bergero ha denunciato che non sempre in alpeggio viene dato il permesso per l’interramento e lo smaltimento diventa quindi estremamente difficoltoso. Julia Ellis ha lamentato che, per il gregge del marito Fulvio Benedetto, tale assicurazione costi addirittura 3.000 €.
La tematica affrontata successivamente è stata quella del prezzo degli affitti. Anche in Val Chisone e Germanasca si sono verificati casi di affitti ad allevatori di pianura che o hanno subaffittato ad altri per “pulire la montagna” o hanno condotto in alpe pochi animali, alimentati poi con mangime. Le cifre però non sono sicuramente paragonabili a quelle di altre vallate piemontesi.
Ghinnivert ha raddoppiato, da 2000 a 4000, 4500 euro. Le Ciuliere sono andate su a 7000.

Il tema dei contributi è stato dibattuto a lungo. “Chi si è iscritto recentemente, non ha preso niente!”. “Hanno controllato dalle foto aeree e, l’ultimo anno, mi hanno chiesto indietro tutto con gli interessi. Ma è ovvio che sulle nostre montagne ci sono pietre e cespugli… c’è quasi solo quello, è sempre stato così.
Con l’avvento del lupo, sono scomparsi diversi piccoli allevatori di ovini, oppure il gregge allevato parallelamente alla mandria è stato venduto.
Ivano Challier aveva un’ottantina di pecore. “All’inizio non si sapeva nemmeno bene che fosse stato il lupo, comunque me ne ha uccise 23-24 in un’estate. Ne ho ancora tenute, solo che salivo con quattro e me ne mangiava tre, così alla fine le ho vendute e basta.
Boaglio: “Quando non c’era il lupo, si andava su quelle 2, 3 volte la settimana, intanto giù si faceva il fieno. Servirebbe almeno un sostegno per comprare il fieno.
Angelo Colombo ha raccontato di come il lupo sia saltato nel recinto a 150 metri da casa sua, uccidendo degli animali. “Prima le mandavo in una montagna rocciosa che c’è vicino a me, andavo a vederle 2-3 volte la settimana, poi ho iniziato a darle a Fulvio. Due anni fa è successo quello in autunno, dopodiché le ho vendute tutte.
Fabrizio Dagatti ha segnalato il fatto che la gente non voglia più dare le bestie in guardia per timore di non vederle ritornare.
Valutando la minor resa degli animali da quando il pascolamento viene gestito in modo differente per la difesa dal lupo, molti allevatori hanno sottolineato che, negli ultimi anni, non si possono fare delle considerazioni attendibili, poiché le vaccinazioni per la Blue Tongue hanno influito pesantemente, determinando anche numerosi aborti.
Sempre Dagatti ha raccontato di come lui e Federico, nipote di Oscar Plavan, fossero in alpeggio con 400 ovicaprini, tra bestie loro e prese in guardia. “Avevamo uno che ci dava un po’ una mano, eravamo scesi a fare il fieno, ma poi c’era stata la nebbia e allora siamo saliti per controllare. Abbiamo finito di chiuderle all’1:30 di notte… Ecco perché poi i giovani non ce la fanno a continuare…
Se andiamo avanti così, i giovani vanno avanti un po’ e poi smettono tutti!”, ribadisce Boaglio.
Le spese sono ingenti per tutti, anche per chi parte con un’azienda già avviata alle spalle.
Nel momento in cui si è trattato il tema della valorizzazione dei prodotti, tutti gli allevatori hanno concordato sul fatto che i prezzi siano invariati da anni, addirittura i 3 €/kg che vengono pagati per gli agnelli vivi corrispondono al valore che gli animali avevano 15-20 anni fa.
Il problema del mercato è importante. Arriva troppa roba da via a basso costo.
La gente non vuole spendere!
Tutto il commercio è in mano a poche persone…
Non c’è valorizzazione dei prodotti. I ristoratori non usano roba locale e comunque la nostra carne va a finire nel mucchio senza distinzioni.
Bisognerebbe poter macellare a casa”, dice Bergero, “perché se devo pagare il macello e poi vendere la carne è troppo caro. La gente verrebbe a comprare direttamente dal pastore di cui si fida…
Si parla del macello di Pomaretto, che lavora sempre meno, ma Colombo afferma che è impossibile per un privato avere il camion di trasporto animali per condurre al macello la bestia viva e quello refrigerato per riportare a casa la carne.
Si ipotizza una cooperativa. Pons: “Sarebbe bello avere un furgone ed essere tutti d’accordo, ma… Alla fine serve a tutti nello stesso giorno alla stessa ora, perché il macello dice a tutti di andare lo stesso giorno.

Parlando di cooperative, prende la parola Enzo Negrin, dipendente della Comunità Montana in Val Pellice ed ex tecnico agricolo presso quella sede per anni. “Non voglio criticare o parlare male, ma qui in Piemonte le cooperative non funzionano, è un problema di mentalità. Ci ho provato in tutti i modo, sono stato la "levatrice" di tante realtà cooperative, latterie sociali, ma sono fallite tutte. La gente alla fine si teneva la roba buona a casa per vendersela attraverso i suoi canali e portava il di più, lo scarto alla cooperativa. In teoria l’idea piaceva, ma appena uno vedeva un reddito in più lasciava perdere ed agiva singolarmente. E’ proprio una questione di mentalità. Se si vende, e si vende bene… Chi glielo fa fare di mettersi in cooperativa? Ecco perché sono fallite le latterie di valle.
Viene criticata la spinta “turistica” della valle a discapito delle attività tradizionali, ma gli allevatori sostengono che il turismo sia utile, se rispettoso e responsabile, quando il turista non rovina i pascoli e viene ad acquistare i prodotti.
Granero lamenta la presenza di motociclisti, che spaventano gli animali e distruggono pascoli e sentieri. “Loro dicono che tengono aperti i sentieri, ma quei sentieri li ho riaperti io con le pecore… e se loro scavano con le moto, poi si infila l’acqua e porta via tutto. Non hanno rispetto, passano tra gli animali. Chi controlla? Nessuno! Invece noi siamo controllati e multati se abbiamo una pecora senza orecchino.
Le sorelle Francesca e Cristina Guigas sono allevatrici e gestiscono un agriturismo a Grand Puy, per loro il turismo è fonte di guadagno, permette loro di vivere e lavorare in montagna. “Ci va un giusto spazio per tutti, c’è chi non rispetta, ma bisogna anche informare su quello che si fa in montagna. Purtroppo la gente non vuole carne di agnello perché c’è quest’idea che faccia pena, ma è così, alleviamo per quello, per la macellazione. Poi magari alla fine la mangiano, ti dicono che è buona e ti fanno pure i complimenti.

Alcuni allevatori parlano di strade che portano agli alpeggi che vengono chiuse dai comuni d’estate: “Non ci avvisano nemmeno, per noi è un danno se la gente non può venire su!
Per quanto riguarda le iniziative di valorizzazione, in valle non esistono specifiche feste dell’alpeggio, ma solo alcune fiere zootecniche. Gli allevatori presenti lamentano che, tra le tante esistenti un tempo, a causa dei sempre più complessi problemi burocratici, mantengono un certo prestigio anche fuori della valle quella di Balboutet e quella di Pragelato (mentre le altre hanno dimensioni più ridotte e rilevanza soprattutto locale). Si potrebbe provare ad ipotizzare iniziative di lancio della carne e di altri prodotti ovicaprini in quelle occasioni?
Al termine dell’incontro, è stato chiesto agli allevatori di fare una “scaletta” delle problematiche che affliggono il settore: la burocrazia si contende il primo posto con il lupo nel rendere eccessivamente difficoltoso il lavoro, seguiti poi dallo scarso valore della carne, dal prezzo degli alpeggi e dalle altre tematiche trattate.
In chiusura, un intervento del Presidente del Parco Orsiera Rocciavrè Mauro Deidier, da sempre entusiasta sostenitore del progetto, che ancora una volta ha sottolineato come sia importante che finalmente si faccia qualcosa per i pastori, veri operatori della manutenzione del territorio, un territorio che sempre più sta diventando regno di quello che per qualcuno è wilderness, per altri abbandono.

Giovani con le idee chiare

Continuano le mie interviste per il nuovo libro ed ogni volta riesco a farmi sorprendere dai ragazzi che incontro. Questa volta si tratta di nuovo di una giovane, giovanissima coppia, Maura e Michael. A dire la verità la prima sorpresa, con Maura, era stata qualche tempo fa, credo ormai sia passato più di un anno, quando lei mi aveva cercata via e-mail. Se mi ricordavo di lei? Certo che sì… la ragazzina di Prali che si faceva accompagnare dal Pastore per passare qualche ora lì a giocare con lui, in mezzo alle pecore. Avevo anche scritto di lei su "Dove vai pastore?". Era il 2004 e lei aveva 10 anni! Quando mi aveva scritto, tra le varie cose che ci eravamo raccontate, è che anche lei adesso aveva un pastorello al suo fianco.

Anche se nell'azienda di famiglia prevalgono le vacche, nel corso della nostra chiacchierata Michael mi spiegherà che la sua passione va soprattutto alle pecore. Poi… andrà come andrà, ma comunque non ci sono dubbi nel fatto che il suo mestiere è questo, lavorare con gli animali. Perchè? "Sapevo che me l'avresti chiesto… Non c'è un perchè, è così, non vorrei fare niente altro che questo." Però adesso entrambi studiano, Istituto Agrario per lui, Ragioneria per lei. "Solo che a scuola non imparo molte cose che servano per il mio mestiere, la parte di pratica è relativa soprattutto alle piante, alla vigna. Dopo, nella specializzazione, faremo anche delle ore di caseificazione, ma i formaggi li so già fare, non è che sia una cosa difficile."

Anche se si sono conosciuti grazie al Pastore ed alle sue pecore, Maura ammette invece la sua preferenza per le vacche. A casa ne hanno alcune, oltre alla sua coppia di pecore. "Ma su da noi in montagna è diverso, un tempo tutti avevano due mucche, poi le mettevano insieme per l'estate, ma è più il tempo che stanno in stalla di quello che possono pascolare fuori." Trovo che questa ragazza abbia una maturità superiore alla sua età e lo dimostrano anche le sue considerazioni sul futuro. "Non ho più tanta voglia di studiare, anche perchè le cose che sto facendo non mi interessano più di tanto. Però sarebbe anche bello andare avanti all'università e fare veterinaria. Oppure finisco di studiare, lavoro qualche anno in un ufficio, per fare qualche soldo e poter iniziare un mestiere che mi permetta di stare fuori all'aria aperta! Non posso pesare sui miei, siamo in quattro, tre sorelle ed un fratello. Avere qualche soldo per iniziare…". Ed è sottinteso che l'intenzione è quella di avere una azienda propria, loro due, con gli animali.

Vi ricordate? Michael (e pure Maura) li avevamo incontrati qui durante la discesa dall'alpe in Val Germanasca, a piedi fino alla cascina in Val Chisone. C'era il suono dei rudun a fare da sottofondo… Ed adesso tutti quei campanacci sono al sicuro, appesi e ben ordinati, in attesa di tornare a risuonare nella valle quando sarà ora di risalire. Parliamo delle transumanze, il carattere tranquillo di questo ragazzo fa sì che non sia un esaltato per queste occasioni, pur giudicandole dei bei momenti allegri. "Quasi quasi siamo sempre più gente che vacche…"

E' un sabato pomeriggio, i due ragazzi sono tornati da scuola, lei si è fermata da lui per in fine settimana, ma invece di prepararsi per uscire, alla fine della nostra intervista si cambiano, indossano i vestiti da lavoro e vanno insieme in stalla. Ma come viene visto questo dai compagni di scuola? E' più difficile per lei, nella cui classe la compagna che può solo lontanamente avvicinarsi a comprendere che significa è una ragazza che ha un cavallo, per tutti gli altri vacche/stalla = puzza. Ma comunque gli amici e le amiche non mancano. Maura pratica anche lo sport di famiglia, lo sci di fondo, e poi ci sono tante ragazze e ragazzi con la passione per gli animali anche su Facebook. "Con certi ci siamo conosciuti lì… poi dal vivo ci siamo incontrate per esempio alle fiere."

Le foto meglio però farle poi in montagna, con gli animali liberi sui pascoli, anche se Michael la stagione d'alpe non la vive interamente in quota. "Scendo quando c'è da fare il fieno… D'estate ci sono pure i compiti da fare… Io comunque seguo soprattutto i lavori a casa, oppure vado in moto a controllare gli animali. Al pascolo ci sono stato quando mi sono rotto la spalla, partivo al mattino, ma a volte c'era anche da annoiarsi." Parlando dei progetti per il futuro, Michael afferma di voler seguire uno dei corsi a Moretta, dopo la fine delle scuole superiori. "Quello per la lavorazione della carne. In valle non c'è nessuna azienda che vende direttamente la carne. Formaggio sì, ce ne sono diverse, ma carne ancora nessuno."

Andiamo a fare un tour nell'azienda, dopo vacche e manze passiamo alla piccola tettoia delle pecore, una di queste è regalo di Maura. I primi animali acquistati personalmente da Michael, due anni fa, quando aveva appena tredici anni, sono state proprio delle pecore. In alpeggio però deve darle via, in guardia, perchè sarebbe impossibile lasciarle da sole, specialmente con il rischio del lupo. "Le avevo date al Pastore quando era a Balmetta, adesso le mando da Silvio, nella montagna loro, alle Sellette…".

"Un sogno è avere un gregge mio, 250 pecore biellesi, avere i soldi per fare una bella stalla per tenerle d'inverno". Lì le stalle non mancano, ma sono tutte occupate dai bovini. Ed il resto della famiglia non vede tanto di buon occhio le aspirazioni di Michael. "Solo mia madrina, che ha sempre avuto pecore, e mio nonno. Lui mi ha regalato le prime bestie, delle capre."
 

Siamo diretti proprio alla stalletta delle capre, dove c'è un gran affollamento, con i nati delle ultime settimane. Fotografar capre è sempre un'impresa, con la poca luce che c'è qui poi l'impresa è ancora più ardua. "In montagna le lasciamo andare, partono al mattino, rientrano da sole alla sera, lo scorso anno abbiamo messo insieme il maremmano ed è andato tutto bene. Invece due anni fa il lupo me ne ha uccise otto, otto su quaranta!"
 

Come i capretti, anche il piccolo Matteo salta con un'energia infinita, giocando insieme al cane. Sua mamma si era raccomandata di tornare in casa, non appena io me ne fossi andata, che bisognava lavarsi in vista della serata a teatro. Adesso è salito sulla balla di fieno fuori dalla stalla delle capre…
 

Dentro invece qualche capretto attende con un po' più di pazienza. Finalmente una coppia fotogenica e fotografabile!!!
 

Questi altri invece ambiscono al primo piano e la messa a fuoco nell'obiettivo e pressochè impossibile. Si sta facendo tardi, Matteo ricorda che devo ancora vedere una stalla con altre mucche e non si può non obbedire!
 

Adesso abbiamo veramente terminato il giro, con gli ultimi bovini al loro posto nella stalla. Ho materiale a sufficienza per tracciare anche questi due ritratti e rifletto su quanti loro coetanei magari pensano solo a fare la velina, ambiscono al Grande Fratello o qualche altro reality per un "facile successo". Loro invece, classe 1994 e 1995, condividono nella bacheca su Facebook frasi come queste: "Noi che… la puzza della stalla non la sentiamo… Noi che… la nascita di un vitello, agnello, o puledro è la cosa più bella che ci sia…"

Teoria e pratica: come "convivere" con il lupo?

Venerdì scorso sono stata ad Usseaux (Val Chisone, TO), per un interessante incontro riguardante il problema del lupo. La riunione era stata indetta dal Comune, visti i ripetuti attacchi (su ovicaprini e bovini) che hanno caratterizzato l'estate 2010. Ci tengo a sottolineare come, sul territorio di alpeggio di Usseaux, salgano non solo animali transumanti che provengono dalla pianura, ma esistano anche aziende agricole che hanno pure la sede invernale nel paese e nelle sue varie borgate. Quella che è in pericolo pertanto è l'economia montana a 360°, poichè capre e pecore brucano (brucavano!) anche a quote inferiori, facendo manutenzione ad impatto zero, inoltre è necessario sfalciare i prati per il loro mantenimento, ecc, ecc, ecc… Su questo incontro leggerete poi un articolo che ho scritto per Ruralpini. Al momento non è ancora stato pubblicato, ma avverrà a breve. (QUI

Vi voglio però parlare in modo specifico di una chiacchierata/intervista che ho fatto qualche giorno fa. Durante l'incontro di Usseaux, i tecnici del Progetto Lupo hanno più volte detto come la situazione più problematica dell'estate 2010 è stata quella della Val d'Angrogna (vallone laterale della Val Pellice – TO). E così sono andata a cercare il pastore direttamente interessato per chiedergli alcune cose che non mi erano ben chiare. L'ho trovato con il suo gregge ancora alle pendici delle montagne, restio a scendere verso la pianura. Aveva appena dato il pezzo alle pecore e gli animali mangiavano l'erba che emergeva tra la neve.

Avevo cercato di raggiungerlo in alpeggio, quest'estate. Ma, se vi ricordate, ero stata sconfitta dalla nebbia, dalle tracce di sentieri quasi inesistenti, dai versanti ripidi, dai suoi accorgimenti per bloccare le pecore al fine di evitare che, al rientro nel recinto, si disperdessero senza imboccare l'entrata tra le reti. Ne avevo parlato qui. Montagne tutt'altro che facili, quelle! "Se avessi avuto solo le mie pecore, senza quelle in guardia, a luglio sarei sceso! C'è la passione, ma… a fare una vita così, dopo un po' non ce la fai più!". Claudio mi racconta che, quando si era spostato verso la parte più alta dell'alpeggio, erano iniziati gli attacchi.

C'è spesso la nebbia lì, quindi il lavoro è ancora più difficile. Per due volte in cui sono stata su quella montagna… due volte ho trovato nebbia! Era stato così già nel 2005, quando cercavo Claudio per intervistarlo per "Vita d'alpeggio". "Non posso far pascolare le pecore tutte insieme, su una montagna così. Devo lasciare che vadano loro dove vogliono, quindi si dividono, e allora come fai? Tenerle tutte insieme è pericoloso per le pietre, poi non riescono a mangiare. Ma se si dividono, nella nebbia, poi avere quanti cani vuoi… Su una montagna come quella, una montagna dritta, sporca… L'ho visto, il lupo. L'ho visto che aspettava, sembrava proprio che aspettasse la nebbia per muoversi, per attaccare!"

Claudio ha avuto una ventina di animali uccisi, in parte suoi, in parte di altri proprietari che glieli affidano per l'estate. Poi ci sono stati degli attacchi al gregge di Sergio a Crevlira, alle greggi sul versante oltre la cresta, in Val Germanasca (Laz Arà e Lausun), ed ancora quelli all'alpe Caugis. Ma mi rivela che l'altro pastore in Val d'Angrogna ha avuto ripetuti attacchi, però non li ha denunciati. "E' sbagliato… Non bisogna denunciare tanto per il rimborso, ma per il fatto che altrimenti il problema sembra essere minore di quello che è in realtà! E lui ha perso 40 pecore! Ha denunciato solo una volta, proprio perchè sono andati loro a chiedergli… Lui è stato l'ultimo a venire via, quando sono scesi tutti, hanno colpito solo più le sue pecore."

Chiedo a Claudio se ha ricevuto qualche forma di assistenza, durante l'estate. Lui su è da solo. "Sono venuti per gli accertamenti alle bestie morte. Mi hanno dato delle reti, una batteria. Mi hanno parlato dell'aiuto pastore, ma… sarei poi a posto a tenere una persona su dove sto? Perchè all'Infernet sai come sono le baite… Non c'è niente! E' già tanto se stanno in piedi! Poi io non potrei permettermi di pagare una persona. Su una montagna così, chi vuoi che stia? Tocca poi ancora andare a cercarlo, l'aiuto pastore! Già così a volte arrivavo alle baite dopo mezzanotte, per cercare di tirare insieme tutte le pecore. Sembrava quasi che lo facessi apposta a lasciarne fuori dalla rete, secondo loro! Ma non è semplice trovarle tutte, quando si dividono, quando c'è la nebbia!". Non puoi nemmeno chiuderle al pomeriggio, quando non hanno pascolato abbastanza. E' facile far teoria sulla "convivenza" con il lupo, ma poi pastori come Claudio e come molti altri sono da soli, su quelle montagne. Lui non si lamenterebbe più di tanto, se dovesse solo svolgere il suo normale lavoro quotidiano, anche se quassù si arriva solo a piedi per sentieri non così agevoli, se non c'è luce, acqua, servizi igienici e se le baite sono poco più che ricoveri precari. Ma il lupo non aiuta, il lupo esaspera, il lupo è un pericolo sempre in agguato contro cui ti senti impotente. E poi la tensione costante logora, anche se hai un'immensa passione per questo mestiere.

Questo cucciolo il prossimo anno farà il suo lavoro, lassù, affiancando l'altro cane bianco già presente. Ma i cani mangiano ed è già complicato approvigionarsi per quanto riguarda l'alimentazione umana. Lassù si arriva solo a piedi, nemmeno gli asini riescono a percorrere quei sentieri. Anni fa Claudio aveva provato con dei lama, ma poi sono morti entrambi in pianura… Qualcuno ha detto che il problema è da considerare nel suo insieme e non solo facendo risaltare i "casi pietosi". La montagna, gli alpeggi, sono costituiti da tante realtà diverse, che necessitano tutte della medesima attenzione. Anzi, non sono proprio queste realtà difficili ad avere bisogno di più sostegno? Queste montagne, venissero abbandonate dai pastori, non potrebbero essere riconvertite ad un pascolamento bovino, sono adatte solo a capre e pecore. Quindi la sconfitta di un pastore significherebbe l'abbandono totale. Si parla di piani personalizzati studiati caso per caso. Ben vengano! Ma servono soldi, servono investimenti. Ci sono? Cosa si può fare qui? Una baita nuova all'Infernet, tanto per cominciare. Un aiuto pastore valido e competente, stipendiato non dal pastore. Suggerimenti ne avrei tanti, ma… tra il dire ed il fare…

Adesso il gregge per qualche mese è tranquillo. Ci saranno giornate di neve, di sole, di vento, di gelo. Si faticherà a trovare foraggio, poi tornerà la primavera e si penserà a risalire in montagna. Per i pastori, sia per quelli vaganti, sia per quelli stanziali, l'alpeggio è sempre stato il momento più bello, più sereno, nonostante le difficoltà logistiche e territoriali. Riuscite a capire come il lupo sia per loro un problema costante, quotidiano? Non è solo il momento dell'attacco, l'animale ucciso, la perdita economica ed affettiva… E' tutto il resto. La paura, il timore continuo. Essere lì nella nebbia e non sapere cosa stia succedendo ai tuoi animali. Sono anni che lo dico e lo ripeto: cercate di mettervi nei panni dei pastori! Non è una questione che si risolve con un rimborso. Quello aiuta economicamente, ma non è tutto. E' una minima parte. Se vi portano via qualcosa a cui tenete tantissimo… a voi bastano dei soldi in cambio? "Vengano loro con me anche solo una settimana, vengano loro a provare cosa vuol dire, a vedere com'è su di là…"

…e se, quelle tracce…

Salire, passare nei boschi che si stanno spogliando dalle foglie, fiancheggiare antiche borgate, case abbandonate con gli alberi che escono dal tetto, poi altre baite, ancora ben tenute. Mulattiere, sentieri lastricati in pietra, pascoli ormai secchi.

Autunno, la neve già imbianca le cime, è scesa lungo i pendii, ma il sole caldo del giorno di San Martino l'ha fatta sciogliere, alle quote più basse. Qualche macchia di colore, una betulla, un faggio, ma presto tutte le foglie saranno a terra.

Poi, più su, dove iniziano ad esserci chiazze di neve sul sentiero, quella traccia. Quella traccia che segue esattamente l'antica via che portava agli alpeggi ormai abbandonati, ma dove un gregge comunque ha pascolato, nella passata stagione. Impronte ormai un po' confuse, la neve sta sciogliendo, ma senza ombra di dubbio di un canide. Si capisce che più di una zampa si è posata nello stesso punto, proprio come fa lui.

Pascoli ripidi, e la traccia sul sentiero che punta dritta ad intersecare quella dei camosci, diventando un confuso via vai nella neve. Sono scesi giù nel vallone, chissà dove sono andati, chissà se il canide ha catturato uno di quei camosci…

Ce n'è uno che pascola su in alto, da solo. Sono posti selvaggi, poco frequentati. Se qui lui c'è, forse solo un pastore ha l'opportunità di scorgerlo. Ma, nella stagione di pascolo, da queste parti c'è spesso la nebbia. Posti selvaggi, austeri, quasi impensabili, percorrendo il ridente fondovalle. Posti da lupi?

Gli unici animali adesso sono molto in basso, poche vacche giù giù vicino alle case, sotto all'ultima borgata abitata, a poca distanza dalla strada, in una radura tra i castagni. Presto andranno in stalla anche loro, quando l'erba sarà finita.

E lui? E lui cosa farà? Dove trascorrerà l'inverno? Come lo trascorrerà? Il lupo… Sono chiacchiere da bar, ma… la gente un po' di paura comunque ce l'ha. Anche quelli che non sono allevatori, che non hanno pecore, capre, vacche. Quelli che abitano nelle valli. Quelli che stanno in una casa isolata, in una frazione nei boschi. Quelli che l'hanno già visto, illuminandolo con i fari lungo la strada. Quelli che l'hanno visto aggirarsi tra le ultime case di qualche villagio del fondovalle, in Val Chisone.
La foto sopra è stata scattata da Carlo Antonello che, con i miei genitori, il 12 ottobre alle ore 11:00 si trovava sul sentiero che da Cerogne porta a Grand Puy, in Val Chisone.

Grazie a Napoleone!

Mercoledì sono tornata in Val Chisone. Dragos mi aveva detto che il giorno prima aveva fatto un buon lavoro e poteva ritenersi soddisfatto, quindi non era nemmeno necessario fermarsi ancora… Ma io sapevo bene quale sarebbe stato il percorso dello spostamento di quella giornata, quindi gli ho spiegato che ci tenevo a scattare qualche foto in un certo passaggio tra i boschi.
 

E così, in una gelida mattina, raggiungo il gregge. Fa freddo, decisamente freddo, il terreno è coperto di brina e le pozzanghere sulla strada sono velate dal ghiaccio. Ho incontrato Fulvio lungo la strada, stava andando a vedere dove passare nel pomeriggio, tirare qualche rete a protezione di un orto, prendere accordi con i proprietari. Le pecore sono ancora nel recinto, ma i pastori hanno già fatto colazione. "Siamo già stati al bar…", e così le brioches che ho preso in panetteria verranno tenute per il pranzo.
 

Per fortuna presto arriva il sole e si sta subito meglio. La brina scompare rapidamente, anche sulle creste la neve si è in parte sciolta: oggi sarà una bella giornata autunnale, con colori sempre più intensi, chiazze di rosso, di giallo, di arancione. Non solo pastorizia, nel lavoro di Dragos ci saranno anche sfondi che magari attireranno qualcuno da queste parti. Cerchiamo bellezze e panorami chissà dove, quando appena dietro casa abbiamo posti meravigliosi e sottovalutati!
 

Fulvio e Mario sono di ritorno, l'asina raglia il suo saluto, mentre il puledrino aspetta la sua dose di coccole. "L'abbiamo preso in braccio appena nato, abbiamo iniziato ad accarezzarlo ed è venuto proprio bravo…". In effetti l'altro puledro più o meno coetaneo è molto meno socievole e non si lascia avvicinare.
 

Vengono aperte le reti, è ora di andare al pascolo, c'è ancora un po' d'erba lì nella piana accanto al Chisone, nonostante vi siano delle vacche al pascolo poco sopra. Il pastore mi racconta le avventure del giorno precedente, gli scherzi e le risate in compagnia, le immagini scattate dal fotografo. "Ieri sera ce le ha fatte vedere sul computer!"
 

Il gregge si avvia, mentre in cielo le nuvole che lo coprivano interamente verso la pianura si squarciano lasciano vedere l'azzurro. Parliamo delle previsioni del tempo, pessime per quanto riguarda il weekend. "Speriamo di no… Se arrivo giù in pianura e piove è un disastro… Domani mi sposto, attraverso Perosa, poi porterò giù quelle degli agnelli, che abbiano erba. Tra non molto arrivo giù con tutte, qui in valle c'è poco da mangiare."
 

Le reti vengono tolte, arrotolate, caricate sul fuoristrada. E' una routine quotidiana, ma adesso queste operazioni sono ancora semplici… D'inverno invece, quando sulle reti c'è un ricamo di brina che le rende rigide, pesanti, fredde. Ma non è ancora il momento di pensare a quello. Per adesso il gregge è in piena transumanza, anche se in questo caso si può parlare di vero e proprio pascolo vagante, perchè ci si sposta, ci si ferma, si pascola, si riparte…
 

Il gregge si è fermato in un pianoro accanto al Chisone. Gli animali pascolano a testa bassa, hanno trovato di che sfamarsi e sembra che il foraggio sia di loro gradimento. Le capre invece tendono a spostarsi verso i margini del prato, dove abbondano foglie, arbusti, rovi, cespugli, che costituiscono un cibo a loro molto più gradito. Fulvio ritorna con il pranzo. Passano diverse auto, qualcuno si ferma a scambiare quattro chiacchiere, altri chiedono dettagli sugli spostamenti, le tappe. Mangiamo in piedi, accanto al fuoristrada, poi ci si sposterà dall'altra parte del torrente.
 

"Andate avanti, non fermatevi sul ponte, che altrimenti ho paura che si blocchino e non vengano…". E così, armati di macchine fotografiche, aspettiamo il gregge vicino alla Statale. Ricordo un analogo passaggio qui, tanti anni fa, era il 2004 ed era la mia prima transumanza. Fulvio teneva in mano un agnello nato poco prima, era una giornata grigia ed umida, pochi istanti prima c'era stato uno scontro con un pastore locale, che contestava il passaggio del gregge… Il tutto è raccontato in "Dove vai pastore?" e mi sembra quasi incredibile che siano passati già così tanti anni e, nello stesso tempo, rifletto su come questo mondo sia diventato per me indispensabile, naturale.
 

Le pecore si gettano sull'erba verde del prato accanto alla "casa gialla". Si incollano lì e non si spostano più. "Sarà dal mese di agosto che non vedono un'erba verde così!", commenta Beppe. Sotto i vecchi alberi da frutta trovano anche mele e pere cadute a terra: gli asini e le capre se le contendono, ma anche le pecore gradiscono questi frutti.
 

Come tutti gli anni, i padroni di casa escono a salutare i pastori ed offrire un bicchiere di vino. Riconoscono anche me ed iniziamo un discorso sulle mele: ricevo il compito di scoprire il nome di quella varietà che produce enormi frutti aciduli, dalla buccia verde-lucida, che la signora sta spaccando a pezzi ed offrendo agli asini, che li accettano con golosità.
 

In passato non sempre questo appezzamento era così verde, a volte lo si attraversava quasi senza fermarsi, ma le piogge autunnali hanno garantito una buona ricrescita. "Fatele mangiare, fermatevi pure, c'è poi meno lavoro per noi, dopo! Ne passassero, di pecore!". Il sole è caldo, si sta bene, il gregge pascola a testa bassa, non è ancora il momento di ripartire. Approfittando di questa pausa, spostiamo in avanti le macchine, Fulvio porta la sua, con le reti e tutto il necessario, dove fermerà il gregge per la notte, poi ritorniamo dalle pecore.
 

Ci si può spostare appena un po' più avanti, qui è stato tutto brucato alla perfezione. Prima di attraversare la Statale, c'è un angolo verde da pascolare, ma è un punto più delicato, proprio perchè confinante con la strada. Bisogna fare attenzione agli animali, che non sconfinino sull'asfalto, ed alle auto che sfrecciano ad alta velocità, senza nemmeno rallentare un istante.
 

Continuano le foto, le riprese… Ma il punto più bello deve ancora arrivare! Bisogna avere pazienza, nel realizzare un servizio sui pastori. Chi si ferma ai primi scatti, farà forse delle belle foto, ma non riuscirà mai a cogliere l'emozione che questo mestiere ti regala. Bisogna vivere la giornata dal mattino alla sera, per poi riuscire a comunicare quello che si è visto al pubblico che ignora cosa sia la pastorizia nomade. Da quello che ho saputo chiacchierando con Dragos, capisco che il risultato finale sarà ottimo! Confrontiamo esperienze e pensieri e scopriamo di averne vissuti di simili, qua e là accanto alle greggi.
 

Sorvegliamo il gregge accanto alla strada. Senza cani, la mia presenza ha una scarsa efficacia… ma è sempre un paio d'occhi in più, quando una capra sale sull'asfalto puntando lo sguardo verso i rovi sull'altra sponda! Continuano a fermarsi delle auto, c'è tanta gente che conosce il pastore e che fa una breve sosta per un saluto.
 

Quando l'erba è finita, si parte! Le pecore salgono sull'asfalto, si tratta solo di attraversare, imboccando la strada che sale nel bosco. Tra un po' il gregge sparirà, le auto di passaggio vedranno a malapena la traccia trasversale, che sparirà cancellata dalle gomme. Le pecore avanzano veloci, bisogna quasi correre per tenere loro testa.
 

E così inizia il tratto più scenografico nel bosco di castagni, seguendo l'antica strada napoleonica. "E per fortuna che c'è questa strada, così si può evitare tutto il traffico!". Bisogna risalire appena, la via si restringe, gli animali mangiano qualche castagna mentre avanzano… "Prima faceva frescolini, ma adesso… E sentissi poi qui davanti come scaldano! Sembra di aver dietro un termosifone!"
 

La fila si allunga quasi all'infinito, la strada diventa una mulattiera e poi quasi solo più un sentiero. Questa è la vera transumanza senza tempo… anche se tra non molto il gregge si troverà di nuovo sull'asfalto ed in mezzo alle case. Proprio dove si dovrà fermare, sono state edificate numerose case. "Due anni fa non c'erano, lo scorso anno era un cantiere ed adesso è pieno di ville… Come faccio ad andare a mangiare i prati che ci sono in mezzo?"
 

Si prosegue sulla strada napoleonica, Mario è rimasto indietro per evitare che le pecore imboccassero un altro sentiero che conduce a prati dove grossi meli carichi di frutti potrebbero rappresentare un problema per la transumanza. Lì, anni fa, il gregge si era spezzato in due gruppi e non si riusciva più ad allontanare gli animali dalle mele che tappezzavano il terreno.
 

Riecco l'asfalto, e siamo quasi arrivati ai prati dove il gregge pascolerà e trascorrerà la notte. L'indomani mattina la sveglia suonerà molto presto, il pastore vuole attraversare Perosa prima che ci sia traffico, prima che la gente si rechi al lavoro, i bambini vadano a scuola. E' inevitabile passare nel paese, si cercherà di farlo senza creare troppo problemi.
 

Il gregge svolta nei prati, c'è poca erba, ma è un buon posto dove far poi dormire le pecore. "Non gela, qui, e non è nemmeno umido. Però… guarda che roba, è tutto bruciato, non mi basta, per stasera. Dovrò per forza andare sotto in mezzo alle ville, altrimenti non riesco a riempirle."
 

Il prato è inframmezzato da alberi di melo e pero, i cui frutti sono in parte a terra, ed altri sui rami. Cerchiamo di raccoglierli, molti sono beccati dagli uccelli o bucati dai calabroni. Mangiamo ranette, succose e profumatissime mele rosse, mentre le pere sono ancora verdi e dure come sassi. E' venuto il momento dei saluti, Dragos tornerà in inverno, probabilmente nel mese di dicembre. Spera di fare delle foto con la neve, ma… i pastori si augurano che a dicembre non ci sia ancora neve, e nemmeno a gennaio!

E' proprio ora di andare

Lunedì mattina ero in Val Chisone. Pioveva, in pianura, ma risalendo la valle si intuiva che in montagna era caduto qualcosa più della pioggia. Il gregge che stavo cercando era poco sotto Fenestrelle. Non ero sola, mi accompagnava il fotografo Dragos Lumpan, che sta realizzando un progetto sulla pastorizia nomade in Europa. Qui alcuni sui scatti realizzati in Romania (di cui vi avevo già parlato).

Il gregge era ancora fermo nel recinto, passava qualche fiocco di neve, in un panorama "perfetto" per la transumanza, poichè tutto diceva che non era il caso di fermarsi lì nemmeno un giorno in più. Una rapida presentazione, poi il pastore deve continuare i suoi lavori. E' una mattinata un po' complicata, ma Dragos ormai conosce i pastori, è da qualche anno che è alle prese con questo soggetto e… che si tratti di Turchia, Galles, Romania, Italia, Grecia… alla fine la storia è sempre quella. Devi avere pazienza ed approfittare delle occasioni.

C'è una pecora che ha partorito, Beppe la fa uscire dal recinto e Fulvio la porterà nel recinto dove ci sono già le altre pecore con gli agnelli. Tutte queste verranno poi spostate a valle direttamente, non compiranno la transumanza a piedi, per non complicare ulteriormente i vari spostamenti.

I picoli vengono marcati, poi i pastori partono in auto per varie commissioni e noi rimaniamo lì accanto al recinto. E' una giornata strana in cui si mescolano le lingue: Inglese, Italiano, Piemontese, patois, Rumeno… Comunque alla fine ci si capisce. Per quel giorno non è prevista transumanza vera e propria, si pascola soltanto e ci si sposta appena sotto la frazione. Ma l'indomani dovrebbe esserci un lungo cammino ed il tempo dovrebbe migliorare.

Dragos fa il suo lavoro, in assenza dei pastori sono gli animali a prestarsi agli scatti ed ai filmati. Il risultato finale sarà un libro, un film e diverse mostre fotografiche. Ammetto di essere molto curiosa di vedere quel che ne risulterà e come un fotografo professionista immortali i soggetti con i quali sono spesso a contatto. Scambiamo informazioni, esperienze, vengo a sapere varie cose sulla pastorizia in altri paesi ed… alla fine le differenze sono meno di quello che uno potrebbe pensare.

Mario attende che ritornino Fulvio e Beppe. I suoi animali hanno trascorso l'estate nel gregge ed adesso lui accompagnerà la transumanza e trascorrerà la stagione di pascolo vagante con Fulvio. Nuvole basse passano e si attaccano alle montagne, forse ci sarà un miglioramento del tempo già in giornata?

Le immagini di oggi sicuramente rendono l'idea delle difficoltà che i pastori devo affrontare quotidianamente. Il maltempo, le incertezze, gli imprevisti. Magari anche ore di attesa, apparente inattività, a cui però seguono momenti concitati ed orari molto diversi dalla routine quotidiana degli altri mestieri.

Finalmente Fulvio è di ritorno e si può partire. Meglio prendere anche l'ombrello, perchè sta ricominciando a gocciolare. "Un anno la neve mi ha spinto giù… me la sono portata dietro fino a San Germano! Tutti i giorni mi spostavo e poi al mattino mi svegliavo con la neve sulla schiena delle pecore. Speriamo che non sia così anche quest'anno!". Non dovrebbe succedere, le previsioni per i prossimi giorni sono buoni, anche se, per il fine settimana…

Le pecore non vogliono più stare nei prati già pascolati il giorno prima, così ci si avvia dall'altra parte della strada. Subito Fulvio è dubbioso: "E se viene la nebbia? Se rimaniamo presi di là, poi… come torniamo indietro? Magari si alza un po'… Però, già spostarsi in giù, lì posso ancora fare la giornata…". Alla fine però il pastore chiama la pecore verso il guado, diretto verso i pendii tagliati dalla strada che sale a Prà Catinat.

Passiamo il Chisone, attraversiamo il greto invaso da detriti trascinati qui dalle passate alluvioni. Ci sono anche delle ossa rosicchiate, risalenti a non tanto tempo prima, forse un capriolo mangiato dai lupi? Uno è stato ucciso dietro a Chambons pochi giorni prima. Sta ricominciando a piovere, sarà una lunga, fredda giornata.

Gli alberi stanno posando le foglie, l'autunno colorato è breve, anche il più leggero soffio d'aria le fa cadere a terra, dove le pecore le calpestano spostandosi rapide alla ricerca di erba da pascolare. Di lì a poco si attraverserà la Statale, ma prima bisogna ricompattare il gregge, che si è allungato e disperso nell'attraversamento del fiume. Non è un momento facile, ci sono muretti, guard-rail, la strada statale. C'è sicuramente poco traffico, ma bisogna comunque fare attenzione.

Alla fine si supera anche questo passaggio delicato, il gregge sale sulla strada e segue il pastore. Da monte provengono auto con il tettuccio coperto di neve, ma la nebbia temuta sembra non arrivare. L'importante è riuscire a rimanere al pascolo fino al pomeriggio. Il pastore chiama le pecore, i cani abbaiano, gli aiutanti sorvegliano che nessuno resti indietro, impigliato nei rovi o bloccato dal guard-rail.

Il gregge adesso è al sicuro, il "traffico" ricomincia a scorrere, si sale ancora, anche per evitare che qualche pietra rotoli sulla strada. Pioviggina, le mani sono fredde, ma salendo ci si scalda. Tra un'indecisione e l'altra sulla meta di giornata, non ci si è portati dietro quasi niente, per pranzo. "Vado poi giù a prendere qualcosa…", ma gli animali hanno i loro tempi, quindi prima bisogna pensare a loro, raggiungere il punto in cui si fermeranno a pascolare.

Quando finalmente il gregge si allarga a pascolare, il pastore riceve una telefonata, qualcuno gli offre dell'erba da mangiare nelle tappe successive, ma prima deve andare a vedere luoghi, confini… Ma se si fermerà, allora l'indomani non ci sarà il lungo tratto di transumanza? Il fotografo intanto scatta e filma, nei tre giorni di sua permanenza, un po' di materiale utile comunque lo potrà ottenere!

Adesso piove, il cielo si è fatto più scuro, le speranze di miglioramento sono rimandate. Si cammina avanti ed indietro lungo la strada, anche per scaldarsi un po'. Passano rare macchine, i guardiaparco, un trattore che va a caricare legna su in alto, dove sta sicuramente nevicando ancora. Le pecore appaiono e scompaiono tra gli alberi che hanno colonizzato i terrazzamenti un tempo coltivati.

Torna il pastore, la situazione dei pascoli è poco chiara, non si capisce se si fermerà oppure no… Ma, come sempre, si vive alla giornata. Anche il tempo migliora per alcuni istanti. Le pecore si spostano, pascolano nell'erba secca. "Le mantiene ancora… Fosse quelle degli agnelli, quelle no, hanno bisogno di più sostanza per fare latte. Ma per queste va ancora bene, in mezzo al secco ce n'è, da mangiare."

Il gregge viene fatto ridiscendere, piove di nuovo, la stretta strada viene invasa dalle pecore, ma bisogna agire con calma, tra muretti ed ostacoli. Non si capisce se il pastore voglia già attraversare la Statale, spostandosi più a valle, oppure il gregge verrà ancora lasciato pascolare per qualche tempo nei pascoli secchi che prima erano stati attraversati rapidamente. Attendiamo la discesa, mi porto a valle con l'auto, il gregge continua ad essere lì fermo… non è ancora ora di partire!

Arriva anche Piero, che aveva lavorato con Fulvio in passato. Freddo ed umidità ci spingono a camminare avanti ed indietro, ma per me sono gli ultimi istanti, perchè devo rientrare. Prendo gli accordi con Dragos per tornare a riprenderlo due giorni dopo, saluto i pastori e ridiscendo a valle, lasciandomi alle spalle il nevischio. Lungo la mia strada incontro due gregge di pecore con gli agnelli… La pastorizia vive ancora, da queste parti.

Lentamente, si scende…

Non tutte le greggi sono già in pianura: qualcuno è sceso a piedi, raggiungendo il fondovalle, altri hanno caricato gli animali sui camion, altri ancora stanno scendendo lentamente, pascolando pendii altrimenti abbandonati, su entrambi i versanti delle vallate.

Le pecore erano ancora nel recinto ed iniziarono ad alzarsi stiracchiandosi quando i pastori si avvicinarono alle reti. Questo gregge forse è quello più vagante, anche durante l’estate. Adesso estate non è più, siamo in autunno, e quella era una tersa giornata d’ottobre, con il vento che soffiava insistentemente, a raffiche. Dovevo accordarmi con il pastore per la prossima settimana (il perchè ve lo spiegherò poi), ed era anche una scusa buona per curare i malumori passando una giornata insieme alle pecore. Inoltre c’erano i colori d’autunno che mi "chiamavano", per vedere se usciva fuori qualche bella foto.

Aperto il recinto, il gregge lentamente si mette in cammino seguendo il pastore. "Saliamo ancora su, ieri è rimasta indietro una pecora che non camminava tanto. Speriamo che ci sia ancora, che il lupo non l’abbia presa." L’aiutante del pastore non è riuscito a prenderla, lui adesso è preoccupato, teme davvero che il suo animale sia finito in pasto ai lupi. "Sai? Sul giornale c’era scritto che 3 lupi si sono uniti al branco, quindi sarebbero 17, qui in Val Chisone!"

E così, invece di attraversare la Statale, ci si avvia verso i pendii assolati esposti a sud, salendo tra terrazzamenti e boschi di pino silvestre, tra muretti e vecchie case ormai soffocate dalla vegetazione. Qui oggi regna l’abbandono e si può essere contenti del passaggio del gregge, della sua permanenza di qualche giorno in primavera ed in autunno, altrimenti rovi, sterpi, erba secca ed incuria arriverebbero fino alle recinzioni delle case sottostanti.

Su questo versante fa fin caldo, quando il vento non soffia. In alto però è comparsa la prima neve e non accenna ad andarsene nemmeno con il sole. Ci sono le macchie gialle degli aceri, quelle rosso-arancio dei ciliegi, la montagna è una tavolozza di colori, ma a breve le foglie cadranno e tutto resterà spoglio, immobile, in attesa della neve e del freddo.

Il gregge si è portato su nei pianori più in alto, inframmezzati da grossi cumuli di pietre. "Le avranno tolte…". Sì, probabilmente è opera dell’uomo. Questi saranno stati campi coltivati, ai tempi in cui qui si doveva produrre tutto quello che serviva alla sussistenza per l’intero anno. Proviamo ad immaginare l’immane lavoro, di cui oggi non resta quasi più nulla, stanno crescendo alberi dappertutto.

Le pecore brucano avidamente, l’erba pare secca, ma loro trovano di che nutrirsi. Compare uno dei maremmani, in bocca ha qualcosa di sanguinante. Il pastore sbotta in un improperio, la sua pecora, il lupo l’ha presa. "Era una bestia larga così, una bella pecora!". Cerchiamo in giro, proviamo a seguire a ritroso la traccia del maremmano, ma nel bosco intricato non ci sono segnali. Il cane sembrava infangato, che fosse sceso giù nel canale dove rumoreggia il torrente?

Poco per volta il gregge ridiscende, spontaneamente o spronato dai cani, lasciando dietro di sè ciuffi di lana impigliati nei rami e nelle spine. Gli animali non torneranno più quassù, ci sono altre zone da pascolare nell’inverso, poi poco per volta ci si sposterà ancora lungo la valle. Alcuni tratti saranno lunghi spostamenti, altri invece giornate o mezze giornate di pascolo.

Il vento ha ripreso a soffiare, non c’è una nuvola in cielo, il gregge pascola in quella che sembra una steppa desolata, eppure le pecore hanno le pance belle tese, piene. Il pastore non forza la loro discesa, lascia che finiscano di ripulire il versante, bisogna far passare la giornata e… più tardi si arriva in pianura, meglio è, se non c’è rischio di nevicate. "Sì, la neve mi ha preso su in alto… siamo venuti via, nel giro di poco ce n’era quattro dita, così siamo scesi. Adesso qui non c’è più pericolo!"

I cani sono lì in mezzo alle pecore, il pastore continua a maledire la sorte (ed anche un po’ l’operaio) che gli ha fatto perdere quella bella pecora proprio così, alla fine della stagione. Però poco prima uno dei cani è passato con una gamba di capriolo… e se non fossero stati i resti della pecora, quelli?

Sono passati pochi giorni dalle ultime piogge, eppure il vento ed il passaggio delle pecore sollevano nuvole di polvere. Si scende, si scende verso il basso, le pecore calano disordinatamente, senza seguire i tornanti del sentiero. "Fate ben attenzione, che non ne lasciamo più nessuna indietro, questa volta!!"

Si attraversano i pendii abbandonati appena sopra alle case. Nonostante il passaggio del gregge ad inzio stagione, c’è dell’alta erba secca, cespugli, oltre a rottami vari abbandonati dall’uomo. Reti accartocciate, fili, pezzi di macchinari, macerie… Un brutto spettacolo, quest’incuria a così poca distanza dal paese e dalla strada.

Sotto il vento che soffia ancora più forte, il gregge pascola per qualche decina di minuti. Laggiù il forte di Fenestrelle, accanto al quale era transitato qualche settimana prima, in una giornata di pioggia. Avanti ed indietro per la valle… Sulla strada passano dei camion che stanno portando a valle una mandria: suonano i clacson, un saluto a chi resta.

Il pastore spiega a ciascuno le posizioni, c’è da evitare un prato, più avanti. Poi c’è il ponte, la strettoia, guardare le macchine che arrivano, far segno di rallentare. E poi via, in cammino. Il gregge arriva in massa e gli animali sembrano non finire mai, anche se appena prima si diceva che erano meno, quelli presi in guardia sono stati portati via dai loro padroni.

La strada è invasa dalle pecore, ma non c’è praticamente nessuno ed il tragitto sull’asfalto è brevissimo. Ormai conosco anch’io la gran parte dei passaggi utilizzati qui in valle. Seguendo i pastori, si vengono a scoprire luoghi, sentieri, vie secondarie che altrimenti mai uno andrebbe a percorrere.

Si svolta, gli animali rallentano, quelli sopra guardano quelli già sul tratto di strada sottostante, c’è qualche attimo di confusione, gli asini creano un po’ di ingorgo, ma poi anche quel punto viene superato ed il traffico sulla strada può tornare a scorrere come se niente fosse successo. Resta solo qualche traccia sull’asfalto, che verrà schiacciata rapidamente e sparirà.

Ricordo un passaggio in questo stesso punto qualche anno fa, ma nella direzione opposta, con i pioppi che parevano lingue di fuoco giallo proteso verso il cielo. Tra un po’ saremo sul versante meno ventoso, ma dobbiamo dire addio al sole, quindi farà ugualmente freddo. Berretto in testa, ma forse servirebbero già anche i guanti… almeno per me!

Saliamo verso nuovi pascoli, il gregge si allarga nel pianoro, a mano a mano che gli animali lo raggiungono. C’è poi da andare a prendere il fuoristrada, le reti, il mangiare per i cani, tutto il necessario per concludere la giornata, quando il sole tramonterà. Però, come sempre, ci possono essere degli imprevisti…

Mentre gli animali stanno pascolando, il pastore vede una pecora sull’altro versante. Ecco! L’aveva detto lui, di fare attenzione! Così parte con uno degli aiutanti, va a prendere l’auto, poi provano insieme a catturare l’animale, che scappa spaventato. Tornano indietro: "E’ la pecora, quella di ieri! Ma adesso vado in là con i cani ed una pecora con la campana. Così la prendiamo di sicuro!". Chissà se hanno avuto successo… Io saluto tutti e mi avvio verso il fondovalle. Ci rivedremo presto, un po’ più giù lungo la Val Chisone.

I vostri incontri

Nei prossimi giorni, tra impegni ed assenze, non avrò tempo per aggiornare il blog, portate pazienza… Il materiale che si accumulerà nella memoria del mio computer servirà per passare le settimane successive, mentre ci si addentrerà nei mesi autunnali e saremo tutti "orfani" delle storie di pascolo vagante che vi ho raccontato negli scorsi anni.

Confido anche in voi, per continuare con questo blog. …i miei inviati tra pascoli estivi ed invernali! Come Mauro, l’amico ciclista, che si è imbattuto nella transumanza delle capre dell’alpe Sellery in Val Sangone.

Una selva di corna davvero impressionante! Ed anche il concerto delle campane era notevole, ci racconta il nostro amico. Così pure le capre del famoso formaggio Cevrin di Coazze scendono a valle, un altro alpeggio che resta silenzioso.

I miei genitori qualche settimana fa erano in Val Chisone e sono passati nei pressi del gregge di Fulvio. Ovviamente la foto è antecedente al cammino verso Pian dell’Alpe che vi ho documentato qui.

Oltre alle pecore, hanno visto la cucciolata di pastori maremmani. Come immaginare che poi questi batuffoli di pelo diventeranno dei feroci difensori del gregge contro gli attacchi del lupo?

Altri cuccioli all’alpeggio successivo, il Selleries, dove loro si erano recati ad acquistare delle forme di Plaisentif, il "formaggio delle viole". In questo caso invece si tratta di cani "da lavoro", cani che, una volta cresciuti, si spera manifestino la giusta predisposizione per affiancare l’allevatore nella conduzione della mandria.

Allora… a presto! Spero di incontrare qualcuno di voi in questi giorni che mi vedranno prima in Valchiusella e quindi in Val Varaita in occasione di due fiere.