Si inizia a salire

Ha piovuto, è arrivato il caldo, chi ha alpeggi che iniziano da quote non troppo elevate… se può, inizia a salire. Inutile star giù e tribolare a pascolare dove l’erba è troppo alta, troppo dura, già con le spighe, mentre in montagna è dell’altezza giusta. Se si tarda troppo, viene vecchia pure su, così gli animali continueranno a pascolare male.

Quel giorno piovigginava e il cielo era gonfio di nuvole. Il pastore me l’aveva detto che avrebbe attaccato i rudun, e infatti era all’opera fin dal mattino presto. Il gregge era stato chiuso in un recinto più stretto, man mano il mucchio delle campane diminuiva, ma c’era ancora lavoro per un bel po’ di tempo.

Le pecore a cui attaccare le campane vengono scelte una ad una dal pastore. Il bimbo e la bimba sono felici di aiutare il papà in questo lavoro. Un’attività che potrebbe sembrare assurda, visto che porta via molto tempo (e fatica) ad inizio e fine giornata. Ma per nulla al mondo si rinuncerebbe alla colonna sonora della transumanza!

Pioviggina appena appena quando si sale sulla strada e si parte. Ci saranno da percorrere alcuni tratti di strada in mezzo al traffico, ma per fortuna la Val Chisone offre comunque due opzioni come vie di comunicazione, quindi per tutti è possibile trovare strade alternative a quella interessata dalla transumanza.

Il meteo non è certamente dei migliori, l’umidità è elevata e fa caldo, nonostante le nuvole. Il pastore però ha affermato che, con un sole battente, sarebbe stato molto peggio. I chilometri da affrontare sono tanti, non si possono fare tappe intermedie, perla sera bisogna raggiungere un posto dove ci sia da pascolare. Il gregge non arriverà ancora “in alpeggio” alla fine della giornata, ma quella tappa sarà sicuramente una di quelle più lunghe, che lo porterà dall’inizio della valle fin quasi ai piedi di quelli che saranno i pascoli estivi.

Si sale abbastanza velocemente, le pecore tengono un buon passo, il suono dei rudun contribuisce a mantenere l’andatura. La fila è lunga, si passa attraverso paesi, si costeggiano prati dove sarebbe ora di tagliare il fieno, ma la pioggia ha schiacciato a terra l’erba.

Si fa una breve tappa, un po’ per far defluire il traffico, un po’ per far riposare e pascolare gli animali. C’è però nervosismo, le auto sfrecciano incuranti della presenza delle persone, dei cani, dei bambini. Fermarsi così vicino ad una strada trafficata non è molto salutare. Come sempre, la gente non capisce che gli animali non sono in grado di comprendere il luogo più sicuro in cui stare, basta un attimo di disattenzione perchè un cane, un agnello, una pecora siano sull’asfalto proprio mentre arriva qualcuno a tutta velocità.

Così il cammino riprende, una vera sosta che servirà anche ai pastori per fare pranzo verrà effettuata più tardi. Credo che sia la prima transumanza che passa su per la valle, questa. La gente osserva, qualcuno saluta. Non è uno spettacolo inusuale, da queste parti, dove sono numerose le greggi e anche le mandrie che salgono e scendono a piedi.

Le montagne si avvicinano. Ha ricominciato a piovere, le nuvole si sono abbassate a nascondere le cime e le vallate che si dividono. Il gregge sta avanzando verso Perosa Argentina, che dovrà inevitabilmente essere attraversata nella via centrale. Il pastore mi suggerisce di riprendere proprio in mezzo alle case il video della transumanza, per sentire poi meglio il suono dei campanacci.

Appena fuori del paese c’è un posto dove poter fermare il gregge per un paio di ore. Mentre gli animali pascolano, si può fare pranzo, un tipico pranzo da transumanza, adattandosi sul cassone del pick up, un po’ in piedi, un po’ appoggiati alle auto, nella speranza che almeno non ricominci a piovere. “Fin qui comunque siamo arrivati…“, e al pastore viene dato anche un altro pezzetto da pascolare poco sopra.

Poi viene il momento di passare il ponte e andare su verso il centro del paese. La transumanza è la transumanza, ma c’è quel pizzico di eccitazione in più quando il gregge sfila tra le case in un contesto decisamente “non agricolo”. La avvertono specialmente i più piccoli, ma in questa transumanza l’età media è comunque abbastanza bassa, quindi ci si incammina con allegria e spensieratezza.

Quando proprio si è nel centro, i campanacci risuonano tra le case e il lungo fiume bianco invade completamente la strada. La gente si affaccia, si ferma a guardare, qualcuno scatta foto, altri filmano con il telefonino.


Ecco un video con vari spezzoni della transumanza, tanto per rendere meglio l’idea di cosa significhi, anche dal punto di vista sonoro.

Appena fuori dal centro, si devia per evitare un pezzo di strada e lasciare che la lunga colonna di mezzi subito formatasi alle spalle del gregge possa riprendere il viaggio verso l’alta valle. Per un tratto non ci saranno strade alternative, le valli si sono separate, il fondovalle è più stretto e solo una strada sale, accogliendo mezzi ed animali.

C’è ancora un bel tratto di cammino da percorrere. Per fortuna ha smesso di piovere, ma il clima caldo umido rende faticosa la transumanza, mescolato ad un po’ di stanchezza per i chilometri già percorsi, il camminare sull’asfalto, l’orario della sveglia e molto altro ancora. Per tutti questa è una lunga giornata.

Fortunatamente, nel paese successivo, ci sarà poi modo di svoltare in mezzo alle case, attraversare il torrente su di un ponte e abbandonare definitivamente la strada asfaltata. Le nuvole si stanno un po’ alzando, le previsioni per i giorni successivi sono buone, anzi… doveva aumentare il caldo, non appena sarebbe arrivato il sole.

E così il gregge fiancheggia il fiume. Anche gli animali iniziano ad essere stanchi. Poco più avanti si farà di nuovo una breve sosta, il pastore mi aveva già preannunciato che la transumanza sarebbe durata fino a sera. Ci si rilassa, essere fuori dalla strada (anche se non eccessivamente trafficata) è comunque un sollievo. Ormai sono passate parecchie ore da quando ci si è messi in cammino nella mattinata.

Mentre le pecore pascolano, si decide come organizzare l’ultimo pezzo di transumanza. Ci sono auto da andare a recuperare, rimaste più giù per la valle. Scattiamo una foto di gruppo di chi è arrivato fin lì, anche se in precedenza anche altri avevano dato una mano ai pastori lungo alcuni tratti di strada. Approfitto del passaggio e mi faccio riaccompagnare alla mia auto, salutando il gruppo che continuerà ancora per un tratto. Ripetutamente i pastori mi invitano ad andare a far loro visita in alpeggio… vedrò di non mancare!

Transumanza e vento

Una giornata grigia, autunnale, in pianura. Le previsioni però annunciavano un fortissimo vento che avrebbe dovuto sferzare le valli, arrivando in seguito a sfociare un po’ ovunque. E’ solo da un certo punto della valle in poi che le cose cambiano, la foschia scompare e si vedono le montagne.

Soffia, il vento, soffia a raffiche. Il pastore sta partendo, io porto più in giù la mia auto e poi gli vado incontro a piedi. Le foglie gialle dell’autunno sono tese in direzione del vento che scuote i rami. Alcune piante hanno già perso le loro foglie e crepitano sotto i piedi, altre danzano nell’aria fredda che le porterà chissà dove.

Il gregge lo incontro quasi su al lago, dove lo avevo lasciato. C’è stato qualche piccolo imprevisto, una pecora che aveva partorito, le solite vicende da mettere in conto. Quassù il vento soffia, ma non è fortissimo. Gli aghi dei larici comunque cadono in una sottile pioggia arancione, che scende tra i capelli, sui vestiti, nella lana delle pecore. Il pastore si volta, ride: “Ce n’è poi ancora sempre, anche se ne ho vendute…

Si scende seguendo la pista sterrata nell’inverso della valle, ogni tanto si taglia senza timore di portare danno a nessuno. L’erba che c’è ancora, non verrà più pascolata. Dall’altra parte, su in alto, ci sono ancora vacche al pascolo, ma la stagione ormai è finita. Il pastore se ne va, arriva il freddo…

Il vento sta spazzando il cielo, anche le ultime foschie si dissolvono dietro alle creste. Ci si lascia alle spalle le montagne, si scende anche quest’anno. E’ transumanza, ma è anche pascolo vagante. Le pecore mangiano, poi ci si sposta un tratto, fino a trovare altri pascoli per sfamare gli animali. Una tappa per la notte e al mattino ci si incammina nuovamente.

Il gregge arriva sulla strada asfaltata che porta ad un villaggio. Adesso non c’è nessuno, ma il pastore mi spiega che è meglio non attraversare in mezzo alle case. Ci sarebbero sicuramente lamentele per “lo sporco” lasciato dalle pecore sul lastricato di pietre. Il gregge prosegue tagliando fuori dal paese, io riprendo l’auto e raggiungo la destinazione finale.

Più a valle il vento soffia ancora più forte. Il sole si avvia a tramontare dietro alle montagne, gli ultimi raggi incendiano gli alberi. E’ una montagna diversa, una montagna che solo i suoi abitanti conoscono. I turisti a questa stagione sono quasi assenti, in pianura fino a poco fa c’era addirittura una brutta giornata di nebbia. Cammino cercando nell’aria il suono delle campanelle, dell’abbaiare dei cani, i richiami dei pastori.

E il gregge ricompare, nel bosco, su di un’antica mulattiera. Il vento soffia sempre più forte, la fila delle pecore si è allungata a dismisura, non si capisce bene dove finisca, se tutti gli animali stanno seguendo o se si siano divisi. I cani in coda al gregge abbaiano seguendo gli ordini dell’altro pastore. Sembra che tutto vada per il meglio e si può ripartire.

C’è da attraversare la valle e portarsi sull’altro lato. Il gregge risale, attraversare la statale non è difficile, c’è pochissimo traffico. Pecore, capre, asini sfilano lentamente, i pochi automobilisti scendono dalle auto e ammirano la transumanza.

Il gregge si allarga a pascolare nei prati aridi e negli incolti a monte del paese. Questi un tempo erano campi, si vedono ancora muretti, terrazzamenti, ma ormai hanno preso il prevalere erba, cespugli ed alberi. In passato ricordo di essere andata al pascolo con questo gregge su, oltre i pini, in radure ancora erbose, ma il pastore mi spiega che quest’anno farà solo una tappa notturna e riprenderà il cammino il giorno successivo.

Non resta più su nessuno

Aria frizzante, foschia in pianura, ma su per la valle le cose cambiano. E’ autunno, sono quelle giornate in cui in montagna il cielo è limpido, le temperature salgono, i colori si accendono.

Infatti in alto i pascoli sono ormai tinti di marrone, arancione, rosso. Nei boschi di conifere inizia ad entrare il giallo, laddove ci sono larici. A quote inferiori, ecco l’arancio, il rosso dei ciliegi. La strada è sporca, non più tardi del giorno prima sembra esserci stata qualche altra transumanza.

Sento le campane, i muggiti, il richiamo dei margari appena prima della mia destinazione. La transumanza è appena partita. Gli animali camminano ordinati e tranquilli lungo la strada che scende nel bosco. Lassù non resta più nessuno. Dagli altri alpeggi circostanti sono venuti via tutti. Le pecore si sono spostate altrove nella valle.

Questi margari mi avevano appunto vista passare insieme al gregge e mi avevano chiesto se avessi voluto/potuto venire quando portavano giù la mandria. Eccomi così ad inquadrare nello schermo della macchina fotografica non un fiume bianco di pecore, ma una strada invasa da bianchi bovini di razza piemontese.

Come ben sapete, i bovini non sono la mia passione principale, pecore e capre incontrano di più i miei gusti, ma la transumanza è la transumanza, quel brivido te lo fa correre giù per la schiena in ogni caso. Gli animali sono tra i più tranquilli che mi sia mai capitato di incontrare. Niente a che vedere con certe transumanze a passo di corsa, con il pericolo di essere letteralmente caricati, travolti dalle vacche. Qui si scende di buon passo, ma è una camminata dignitosa e ordinata.

In certe transumanze ci sono più persone che bestie… Qui solo quattro componenti della famiglia, nella foto manca chi è in coda a guidare il trattore con il carro su cui sono caricati i vitelli.

Non è una transumanza di rudun, gli animali scendono con al collo solo le normali campane che già avevano al pascolo. Certi aspetti scenografici costano fatica e tempo. L’importante è soprattutto che le bestie siano belle e che tutto vada per il meglio.

Si arriva alla statale, c’è poco traffico a quest’ora, in questa stagione, in un giorno qualsiasi della settimana. E’ comunque necessario appostarsi sotto e sopra l’uscita della strada, visto che una curva toglie visibilità. Gli animali sfilano compatti e poco dopo può riprendere la normale circolazione delle auto.

Si attraversa la borgata prima, poi il ponte, fino a raggiungere dei prati dove la mandria sosterà ancora per qualche giorno. C’è dell’erba che quest’estate non è stata fienata e così saranno le vacche a brucarla, sperando che sia ancora di loro gusto.

Raggiunto il prato, vengono scaricati i vitelli più piccoli, che hanno seguito la transumanza comodamente alloggiati nel carro dietro al trattore. Adesso ritroveranno le loro mamme, succhieranno il latte e si metteranno a dormire nel tepore del sole.

Anche quelli che hanno percorso il tragitto a piedi magari si sono temporaneamente divisi dalle mamme, ma ora, nel pezzo recintato con il filo, poco per volta tutti si ritrovano, mangiano, si tranquillizzano. Ecco una vacca che amorevolmente lecca sul naso il suo vitello.

Per concludere, volevo mostrarvi come a questa transumanza abbiano partecipato anche due cani da guardiania, animali che vi ho sempre solo mostrato insieme alle greggi di pecore. Non avendo esperienza diretta, io ho sempre solo ascoltato voci discordanti, molte delle quali dicevano che non siano animali con l’attitudine a proteggere una mandria. I due cani presenti invece non hanno mai abbandonato le vacche.

Questo in particolare, ha un comportamento davvero perfetto. Dorme in mezzo agli animali, non si distrae un istante, non mi perdeva di vista mentre mi aggiravo a scattar foto (sempre solo in compagnia di uno degli allevatori). Mi hanno raccontato di come non morda le vacche nemmeno quando queste inavvertitamente lo calpestino, non tocchi le placente e non si allontani mai dagli animali. L’altro, allevato nello stesso modo, non presenta tutte le stesse caratteristiche. Ovviamente, l’inserimento è avvenuto quando erano ancora cuccioli.

Foto di gruppo finale. Anche per quest’anno la stagione è conclusa, si tornerà in Val Chisone nel 2015. Grazie per l’accoglienza e buon inverno anche a questi margari.

Chi scende e chi risale

Il fondovalle risuona di campanacci che se ne vanno, le montagne invece sono sempre più silenziose. Lassù resistono in pochi, le transumanze raggiungono le strade asfaltate, qualcuno prosegue con i camion, altri a piedi.

L’aria del mattino è fredda, umida, la nebbia incerta. Potrebbe splendere il sole, potrebbe calare di nuovo la coltre grigia che il giorno prima non ha dato un attimo di tregua ai pastori. Nel silenzio della montagna, risuonano i bramiti dei cervi. Poi qualche campana e l’abbaiare di un cane nei pressi di un alpeggio ancora abitato. Qualcuno lascerà la montagna dopo il gregge.

Il gregge lo sento, prima di vederlo. La strada fa una curva nel bosco e, da quella direzione, si iniziano a sentire belati, campanelle, le grida del pastore. Poi ecco che il fiume bianco invade la via. Il pastore mi aggiorna sulle novità, la nebbia fitta del giorno prima, la ricerca dei cavalli quel mattino, gli agnelli caricati nel pick-up, le tappe di quella transumanza.

Non è ancora la vera partenza, però è già come se iniziasse il pascolo vagante. Si lascia l’alpeggio e ci si sposta su altri pascoli più in su per la valle. E’ cominciato il cammino del gregge, quasi quotidiano, che per mesi non si fermerà più. Le pecore paiono averlo capito, sono incontenibili, un’onda che straripa ovunque. Davanti bisogna correre, i cani sembrano non avere ancora tanto l’abitudine a parare lungo le strade.

I margari dell’alpeggio confinante vengono a dare una mano, per controllare che il gregge non spacchi i fili. L’erba lungo la strada è già stata quasi completamente pascolata, quindi gli animali non dovrebbero sconfinare. Poi, più a valle, si taglia giù per il bosco, così da non toccare ciò che è stato lasciato indietro per l’ultima settimana.

Il gregge pare calmarsi quando vede che, invece di puntare verso il fondovalle, si imbocca la strada che prosegue in quota. E così, con una fila abbastanza ordinata alle spalle, il pastore prosegue il suo cammino. Uno in testa, l’altro in coda, l’auto si andrà poi a prenderla dopo, una volta giunti a destinazione.

Ci sono anche altri margari che non sono ancora scesi. Le vacche iniziano a muggire e scendono di corsa, quando vedono arrivare il gregge. Le pecore tengono la strada, poi poco dopo il pastore devia nel bosco, scendendo. Mentre già si è tra larici e pini, i muggiti si fanno più forti e arrivano di corsa alcuni vitelli, alcune manze. Subito si teme che le vacche abbiano spaccato il filo, poi invece si capisce che si tratta solo di pochi animali che lo hanno saltato. I vitelli muggiscono come impazziti, non è facile farli uscire da in mezzo alle pecore, poi finalmente si può riprendere il cammino.

Si trova il sentiero nel bosco, gli animali devono camminare quasi in fila indiana. Il pendio è ripido, l’erba ormai secca. Non c’è fretta, ora si avanza lentamente, ma la meta è ormai vicina. Fa anche caldo, il sole non tarderà ad arrivare, per quel giorno il pericolo della nebbia sembra scongiurato. Gli animali conoscono il percorso, è lo stesso tutti gli anni, una volta ad inizio estate, una volta d’autunno.

Poi si arriva a destinazione. Una vecchia baita circondata da pascoli ancora verdi, l’erba ha ricacciato abbondantemente, dopo il passaggio del gregge nel mese di luglio. Sono quei posti che restano vivi grazie agli animali che li pascolano, altrimenti il bosco si riprenderebbe lo spazio, la radura sparirebbe, il paesaggio sarebbe più povero.

Splende il sole, l’aria è fresca, gli animali si allargano a pascolare dappertutto. Sono le giornate più belle, i momenti più belli. A questa stagione, con un tempo del genere, le pecore sono “ferme”, si riempiono la pancia, quasi sapessero che stanno per andare via, che devono mangiare tutto quel che c’è. Un amico viene a prendere il pastore, lo accompagnerà alla baita dove ha lasciato il fuoristrada.

Nuvole che vanno e vengono, quando nascondono il sole fa subito freddo, poi torna un dolce tepore. In questi momenti ci si può anche riposare, perdersi a guardare le pecore che pascolano, osservarle mentre ti sfilando davanti, spostandosi ora qui, ora là. Sono belle, la loro lana brilla nella luce radente del sole autunnale. Nonostante il maltempo, i pastori hanno fatto un buon lavoro, anche quest’anno il gregge farà bella figura durante la transumanza giù per la valle.

Tra le tante foto che scatto mentre sono lì a godermi lo spettacolo, c’è questa. Quando le riguardo a casa, la sera, la scelgo a simboleggiare una montagna che forse non esiste più, ma che sarebbe l’unica forma di montagna sostenibile. La montagna viva, la presenza dell’uomo, gli animali al pascolo. Eppure la baita ha delle crepe che mi fanno temere per il futuro. Sono le crepe che vediamo e immaginiamo ovunque… perchè non si può più vivere quassù, non si riesce a vivere con pochi animali, per di più in montagna dove le spese e le difficoltà sono maggiori che altrove. Soprattutto perchè certe spese e la burocrazia ti inseguono anche qui. A questo proposito vi invito a leggere questo documento del gruppo Terre Alte.

Altro simbolo di vita è l’acqua, l’acqua che arriva ad alimentare una bella fontana dietro alla baita, con una vasca ricavata da un masso scavato. Arriva il pastore, mangiamo pranzo, ormai è già pomeriggio. Poi per me viene il momento di rimettermi in cammino, seguendo a ritroso le tracce del gregge. Dall’alto un ultimo sguardo alla pecore, tanti puntini bianchi nella radura. Poi il bosco e la nebbia che mi attende quando ritrovo la strada. Autunno, colori che cambiano, le prime chiazze gialle sui larici, le bacche rosse del crespino e, di nuovo, i bramiti dei cervi che rimbombano nell’aria.

Una fiera giovane

A Pramollo, piccolo centro costituito da innumerevoli borgate sparse nella valle laterale alla Val Chisone, ieri si è tenuta la 13° Mostra mercato con prodotti tipici e “bancarelle varie”, come recitava la locandina. Niente di speciale, ma quanto basta per attirare un po’ di gente. Di certo, quel che fa la differenza sono gli animali.

E le bestie scese alla fiera dagli alpeggi del paese si sono fatte aspettare un po’, ma alla fine sono arrivate. Quest’immagine che precede di pochi minuti l’ingresso nella piazza gremita di gente e bancarelle è emblematica. Due giovanissime mamme con i bambini nel marsupio a guidare la marcia delle vacche al suono di rudun e muggiti.

L’ha ripetuto anche più volte il Sindaco durante la premiazione degli allevatori che hanno partecipato alla fiera con i loro animali: qui l’allevamento è nelle mani dei giovani. Certo, vi sono ancora le “generazioni precedenti”, ma questi ragazzi e ragazze che camminano con greggi e mandrie fanno ben sperare per il futuro e il proseguimento dell’attività, nonostante tutte le difficoltà.

Il passaggio di Federico con il suo gregge (animali di proprietà ed altri in custodia per la stagione d’alpe) è un momento di attrazione per il pubblico. Se le vacche spaventano anche un po’ per la loro mole e per l’imprevedibilità dei movimenti, le pecore entusiasmano e tutti si dispongono ai lati della strada per vederle passare.

Il piccolo centro di Ruata è occupato dalle bancarelle, ma la strada che porta al colle di Laz Arà resta aperta ed è qui che passa il gregge, per fermarsi poi appena dopo in un prato dove sono già state tirate le reti. Sistemati gli animali, si potrà andare tutti a fare un po’ di festa.

Al seguito del gregge, il fuoristrada porta un emblematico cartello, una piccola forma di protesta e denuncia. Nelle ultime settimane anche questo gregge, come numerosi altri nelle valli limitrofe, è stato oggetto di attacchi da parte del lupo. “Ho sentito i cani che abbaiavano, sono partiti in giù, c’era la nebbia come sempre. Sono corso il giù anch’io, la pecora era ancora calda, con il sangue che usciva dal collo, guarda la foto…“. Il pastore mi mostra le immagini sul cellulare, mi racconta di aver visto più volte il lupo, mi parla degli attacchi subiti dall’altro pastore suo vicino di alpeggio. “Il problema è che noi non siamo abbastanza uniti. Arriviamo quasi uno a gioire delle disgrazie dell’altro, invece di scendere tutti insieme in piazza come in Francia o in Sardegna!“.

La piazza si svuota nell’ora di pranzo, poi torna ad esserci gente al pomeriggio. Gli animali pascolano o ruminano  placidi, i bambini si fermano a guardarli insieme a genitori e nonni. Senza il bestiame, questa manifestazione locale perderebbe buona parte della sua attrattiva.

Eppure anche da queste parti, dove fortunatamente l’attività agricola non è mai andata persa (anche se è profondamente mutata rispetto al passato), molta gente non comprende più la realtà dell’allevamento. “Ci sono quelli che pensano che tu ti arricchisca a pascolare i loro prati, anche quando sono incolti dove, a fatica, cerchi di tenere indietro i rovi. Quindi vorrebbero essere pagati, mentre con le bestie fai giusto un po’ di pulizia“.

Un pizzico di modernità anche quassù, con “animali esotici” che attirano la curiosità di tutti. Sole e nuvole si alternano sulla piazza, ma per fortuna non pioverà. Più in alto, sui pascoli degli alpeggi, la solita onnipresente nebbia, compagna di tutta l’estate.

E’ quasi ora di ripartire dalla fiera. I giovani vanno ancora a bere un bicchiere in compagnia, poi riporteranno gli animali sui pascoli. “Non è ancora stagione da attaccare campane, non volevano scendere, stamattina! Su di erba ce n’è ancora, è stata una stagione strana, chissà se adesso farà un autunno caldo o arriverà la neve in anticipo?“.

Tempo di salire

Pubblico solo ora, ma la transumanza è avvenuta già qualche tempo fa. Adesso infatti stanno già salendo i margari con le vacche, le greggi di pecore (salvo rare eccezioni) sono ormai tutte a pascolare in montagna.

I camion arrivano nel piazzale alzando un gran polverone, poi si allineano pronti a scaricare. Qui in alta valle non piove, mentre altrove aveva dato due gocce. Quando arriverà il pastore poco dopo, racconterà che le operazioni di carico sono avvenute rapidamente e senza problemi.

I cani hanno viaggiato comodi e al sicuro nel retro del fuoristrada. Saranno loro i primi a scendere a terra, mentre i cani da guardiania hanno viaggiato nei camion, mescolati al gregge. Per tutti loro ci sarà da lavorare, in questi mesi… O per proteggere le pecore dagli attacchi dei predatori, o per condurle sui pascoli.

Oltre al pastore e al suo aiutante, ci sono gli autisti dei camion e altra gente a dare una mano. Questo gregge d’autunno scende a piedi, ma in primavera la risalita dall’Astigiano all’alta valle Chisone sarebbe troppo complessa. Ecco il perchè dell’impiego degli autotreni.

Poi finalmente si aprono le porte e gli animali iniziano a scendere nel piazzale. Capre, pecore, gli asini e i cavalli da un camioncino a parte. Infine gli agnelli più piccoli ed è tutto un coro di belati per cercare le mamme. C’è anche una pecora che ha partorito una coppia di gemelli durante il viaggio.

E’ un giorno festivo e c’è già un po’ di gente nella località di villeggiatura. L’aria è abbastanza fredda, ma genitori e bambini sono venuti ad assistere allo spettacolo imprevisto. C’è anche gente che affretta il passo, preoccupata per la propria incolumità o per quella dei loro cani. Una signora esclama: “Ma tutte queste pecore, qui, cosa ne fanno?” Mai sentito parlare di transumanza? Di alpeggio? Eh…

Caricati nel fuoristrada gli agnelli più piccoli, il gregge può proseguire a piedi per raggiungere la prima sede di alpeggio. Con un numero elevato di animali, è raro che si utilizzi un unico alpeggio. Quindi i pastori vaganti continuano i loro spostamenti anche durante la stagione d’alpe.

Un rapido passaggio sulla statale per poche decine di metri, poi si svolta verso la montagna. Il sole scalda, l’aria è ancora fresca, in alta quota si vede ancora molta neve, ma è inizio giugno e va bene che sia così. La stagione è agli inizi, i mesi da trascorrere in quota saranno tanti.

Ecco il gregge che sale verso i pascoli. Erba sembra essercene in abbondanza, il pastore è tranquillo. Nei giorni precedenti era già venuto quassù a portare la roulotte che lo ospiterà per questa prima parte di stagione, in attesa di trasferirsi nell’altro alpeggio dove invece c’è la baita e qualche comodità in più.

Il pascolo è davvero ricco, più che in passate stagioni. Le pecore brucano avidamente, ma dopo un po’ una parte si mette già a ruminare e riposare, così anche i pastori, amici ed aiutanti possono pranzare tranquillamente, senza però perderle di vista. La transumanza è conclusa, adesso inizia la stagione d’alpeggio!

Un buon motivo per andare avanti

Continuano le riprese per il film sui pastori (prossimamente aggiornerò anche il sito ad esso dedicato). Questa volta siamo andati da uno dei primi pastori vaganti che ho conosciuto, cioè da Fulvio Benedetto. Sono numerosi i motivi che ci hanno portato a scegliere questo pastore, innanzitutto la sua ottima capacità di esprimersi davanti alle telecamere, già messa alla prova in numerose altre esperienze. Poi ovviamente c’è la sua storia, il suo gregge, il lungo cammino dalla’alta Val Chisone all’Astigiano e molto altro ancora.

Dopo qualche problema iniziale nel contattare il pastore, individuiamo il gregge poco più a monte di dove me l’aspettavo, così lo raggiungiamo mentre sono in corso alcuni lavori di inizio giornata. Ci sono alcune pecore in guardia da dividere e restituire ai proprietari, che abitano in zona, poi Fulvio dovrà andare a vedere dove passare e dove fermarsi quel giorno. “Sono in anticipo rispetto agli altri anni, ma da Pragelato mi hanno fatto venir via, ci sono delle date oltre le quali non ti lasciano più stare, altrimenti di erba ne avevo ancora e le pecore mangiavano bene. Giù per la valle hanno ancora le vacche fuori al pascolo e allora mi è toccato camminare. Anche oggi non so fino dove arriverò.

Il gregge viene aperto dal recinto, gli aiutanti lo sorvegliano, il pastore parte con il fuoristrada. Dopo la prima ora di attesa e di riprese agli animali, l’equipe che realizza il film inizia a considerare come la concezione di tempo per il pastore sia diversa da chi invece è freneticamente legato ad ogni minuto della giornata. Anche il pastore sta lavorando (consegna gli animali, contatta i proprietari dei terreni, cerca di organizzare lo spostamento), mentre il gregge pascola (e quella è LA priorità, bisogna partire con gli animali ben pieni). A chi però nella testa scorrono i pensieri di tutte quelle cose da ultimare in ufficio, quel tempo lì a guardare il gregge che bruca sembra quasi “perso”.

Poi però il pastore arriva. E’ preoccupato, non ha trovato il proprietario dei prati dove intende arrivare la sera. Il permesso di pascolo non gli è mai stato negato, ma bisogna comunque averne la conferma. Il cellulare suona senza risposte, Fulvio cammina avanti e indietro, è preoccupato anche perchè vi sono due greggi in arrivo lungo la valle e potrebbero precederlo. Finalmente la prima questione si risolve e così iniziamo a chiacchierare. “Non è facile riuscire a spostarsi con un gregge, di problemi ce ne sono tanti. Non tutta la gente ti lascia pascolare. Io sono anni che faccio questo percorso, fino nell’Astigiano. Là è diverso, là i prati sono quelli, ma qui invece la gente vuole soldi, l’erba la paghi cara e non sempre ti lasciano. I giovani… Molti non vogliono le pecore, hanno idee diverse dai genitori o dai nonni, il rapporto è diverso.” Racconta il suo lavoro, la sua passione, i problemi, le difficoltà.

Ora ha due aiutanti, due fratelli, bravi pastori, che lo hanno aiutato molto la scorsa stagione, quando ha avuto gravi problemi di salute, per fortuna risolti. “D’estate c’era su mia figlia Milena. E’ per lei che vado avanti… Altro non saprei e non vorrei fare, ma pensavo di venderne. Lei mi ha detto di no, che un altr’anno finisce la scuola e viene lei a darmi una mano. Potrei non crederci, perchè si sa come sono i giovani… Ma la guardo e rivedo me stesso a quell’età. Le bestie le conosce, poi ha proprio quel senso, quell’amore per gli animali. Le guardo il viso come si colora e che espressione ha in faccia quando cammina davanti alle pecore. Le chiama e loro la seguono. Per quello ci credo e ho la forza per andare avanti.” L’orgoglio nello sguardo del padre è evidente. L’attesa di quella figlia ora lontana è, insieme alla passione per le pecore e per il suo lavoro, il motore delle sue giornate.

Mentre si decide come organizzare il resto della giornata, grida e suoni di campane dall’altra parte della Statale annunciano il transito di uno delle due greggi che stavano scendendo lungo la valle. Il sorpasso è avvenuto e purtroppo il gregge si avvia dove anche Fulvio doveva passare, facendo sosta laddove pensava di far pascolare il suo gregge grazie al permesso dei proprietari. Ahimè anche questo è pascolo vagante… Alternative ce ne sono, ma tutto ciò comporterà un cammino più lungo. Per noi però non tutto il male viene per nuocere, dato che si attraverserà un paese, permettendoci di girare immagini sicuramente più suggestive.

I pastori mangiano rapidamente nella loro “casetta” mobile attrezzata, poi ci si organizza in fretta per partire. Reti e agnelli vengono caricati sull’auto, in mancanza di altri aiutanti sarò io a spostare il fuoristrada del pastore, mentre la troupe seguirà, in parte a piedi, in parte in auto. La transumanza ha inizio, ma questo in fondo è già anche pascolo vagante. Il cielo intanto è scuro e ogni tanto cade qualche goccia di pioggia. Non volevamo anche avere l’opportunità di fare delle riprese con il brutto tempo?

Per un breve tratto si segue la Statale, poi si devia per strade laterali. Il gregge è un mare bianco che occupa tutta la carreggiata, interrompendo temporaneamente il traffico. Un gregge così imponente suscita emozioni forti a chi questo mestiere lo conosce. Spero che anche chi guarderà il film riviva queste sensazioni, aiutato anche dalle parole di Fulvio.

I due fratelli camminano in coda al gregge, ogni tanto c’è la necessità di caricare sul fuoristrada qualche animale in difficoltà oltre agli agnellini ultimi nati. Per fortuna quest’anno la transumanza lungo la valle è avvenuta senza troppi nuovi nati, a differenza di passate stagioni in cui c’erano nascite continue proprio nei giorni degli spostamenti.

Si attraverserà San Germano Chisone, la gente si affaccia a guardare il passaggio del gregge. Per fortuna le parole che, guidando a passo d’uomo, ascolto da parte del “pubblico”, sono tutte positive. Lo spettacolo è davvero unico e la giornata ha quella giusta atmosfera da transumanza di fine stagione. Anche il paese, con le sue strade strette e le case intorno, sembra fatto apposta per far transitare un gregge senza problemi, ma solo con un bel gran colpo d’occhio.

C’è solo un piccolo incidente: in corrispondenza di una deviazione, alcuni animali prendono la strada sbagliata e il gregge rischia di dividersi. Seguono alcuni attimi concitati, ma per fortuna tutto si risolve senza conseguenze e il gregge può riprendere il suo cammino nella giusta direzione.

Si passa sotto ad una casa ad arco e si sbuca nella piazza, dove la gente è riunita a vedere lo spettacolo. Più tardi Fulvio mi dirà che, anche in passato, era capitato di dover attraversare il paese: “…ma qui la gente è brava, non ho mai avuto problemi, tanti mi conoscono e mi salutano.” Si risponde ai saluti senza fermarsi, il cammino continua.

Un margaro del posto era già venuto ad offrire a Fulvio dei pascoli, ma tocca cambiare programma con la variazione di percorso. Anche così comunque c’è un suo prato dove il fieno non è stato tagliato e dove il gregge può fare una sosta per riposare, ma soprattutto per saziarsi prima di riprendere il cammino. Lo stesso margaro mi sostituirà alla guida quando verrà il momento di ripartire. Dopo tante transumanze con Fulvio, ho notato come sempre ci sia qualche amico pronto a dargli una mano nei momenti di necessità e questo accade per quei pastori ben voluti da tutti che si costruiscono una rete di amicizie e di contatti anno dopo anno grazie al loro modo di lavorare, rispettoso della proprietà altrui.

Si chiacchiera ancora un po’ a telecamera accesa, poi però il gregge deve ripartire ed la troupe abbandona la transumanza, soddisfatta per il lavoro svolto. Finalmente posso camminare un po’ davanti anch’io e scambiare qualche parola con Fulvio. Da quest’anno con il gregge ci sono anche i cavalli della figlia, non ancora molto abituati al pascolo vagante, ma basta tenerli legati alla corda e va tutto per il meglio. Appartiene a Milena anche la cagnetta Cita. “L’ha scelta lei, anche per i cani ha il senso giusto, perchè infatti è un cane che sta venendo un fenomeno.” Nonostante la giovanissima età, al comando del pastore è già in grado di andare indietro dalla parte giusta a parare le pecore sui fianchi per evitare che sconfinino nei prati, senza farsi intimorire da nessuno.

Si sta per uscire dalla valle. Già quella sera il gregge sarà in pianura ed inizierà un’altra stagione di pascolo vagante a tutti gli effetti. Nonostante tutto ciò che accade di anno in anno, si ha la forza di andare avanti. Forse aiutano anche i saluti della gente, persino le chiacchierate davanti alla telecamera, che fanno perdere qualche minuto di lavoro, ma fanno guadagnare sorrisi e persone che vengono a salutarti quando ti incontrano lungo il cammino.

Forse da queste parti la gente è più abituata a veder passare greggi nei paesi, d’altra parte quante sono le greggi che scendono dalle valli Chisone e Germanasca? Alcune sono già scese, altre arriveranno nei prossimi giorni, poi tutte si disperderanno nella pianura, seguendo ciascuna il loro percorso, verso destinazioni più o meno vicine. Questo è il gregge che andrà più lontano, fin nell’Astigiano, dove lo raggiungeremo ancora per documentare il pascolo vagante nel territorio collinare.

Saluto Fulvio, noi ci rivedremo ancora prima, osservo l’intero gregge scorrere davanti agli occhi. Sembra immenso, eppure ve ne sono altri che contano un numero di animali anche doppio. “Così va ancora bene per viverci, ma quelli che ne hanno di più… alla fine la gente si stufa. Perchè quando il terreno è molle, dopo che passa l’ultima, cosa resta?“. Per non parlare poi della mole di lavoro, delle distanze da percorrere per sfamare tutti gli animali.

Anche quest’anno a Balboutet

Non ricordo più bene quale sia il motivo per cui negli ultimi anni di bestie alla Fiera di Balboutet ce ne sono poche… Ricordo in passato la discesa delle mandrie da questo e quell’alpeggio (in zona di animali al pascolo non ne mancano!), ma ricordo anche polemiche, articoli sui giornali e cose del genere. Sta di fatto che, anche quest’anno, la componente animale era scarsa e, di conseguenza, anche il pubblico era diverso da quello delle vere fiere zootecniche.

Anche se per me non è uno “spettacolo” nuovo, ho avuto modo di assistere ad una dimostrazione di sheepdog, cioè conduzione di pecore da parte di un border collie. Molta gente osservava a bocca aperta stupita dall’abilità del cane.

Non ho visto bancarelle di formaggi dei margari della zona, anche se comunque chi avesse voluto acquistare latticini aveva ampia scelta tra prodotti d’alpeggio, formaggi stagionati ed affinati, formaggi freschi di capra, prodotti caseari di altre parti d’Italia, ecc ecc.

In effetti c’erano molti più animali su questa bancarella di artigianato tra le strette vie e le piazzette della borgata che non sul prato dedicato all’esposizione zootecnica! Non mancava però il pubblico, composto soprattutto da turisti, gente della valle, della pianura e delle vallate confinanti. Mancava la componente di allevatori e margari che invece affolla le fiere e le rassegne zootecniche tradizionali. Certo, qualcuno lo incontravi, ma a Pragelato sarà un’altra cosa.

La frazione di Balboutet comunque è sempre un bel posto e non mancano gli scorci pittoreschi, sia architettonici, sia artistici, sia umani. Le bancarelle più commerciali sono tutt’intorno alle case, mentre gli hobbisti, gli artigiani, gli antichi mestieri e gli artisti sono nel paese stesso.

Nella piazza principale come ogni anno si svolge il concorso dei formaggi e qui vedete la giuria ONAF intenta ad assaggiare e valutare i prodotti in concorso. Non ho atteso la premiazione, quindi non vi so dire quale sia stata la classifica.

Come sempre abbondavano le bancarelle “di settore”, con attrezzature e le immancabili campane. Ammetto che, pure io, sono andata là soprattutto per fare acquisti di materiale necessario per il proseguimento della stagione in alpe… Perchè quando sali pensi di avere tutto, ma poi serve ancora sempre qualcosa, delle reti nuove, una giacca impermeabile, una pila per il vachè eletric

Eccole qui, le vacche! Qualcuna c’era, altrimenti sarebbe solo più una fiera e non si potrebbe scrivere “rassegna zootecnica”! Comunque, se proprio qualcuno ne sentiva la mancanza, poteva proseguire oltre e raggiungere i pascoli più a monte, verso Pian dell’Alpe, il Colle delle Finestre, l’Assietta…

Transumanze

Oggi un post dedicato alle vostre foto con una breve parentesi introduttiva: vi volevo ricordare questa sera la presentazione di “Di questo lavoro mi piace tutto” alla Biblioteca di Champdepraz (AO).

(Foto G.Grosso)

In attesa di andare a presentare il libro anche in Valchiusella il 14 dicembre prossimo, a Brosso, ecco la mandria di Giorgio di ritorno dai monti, proprio all’ingresso del paese che mi ospiterà tra poco meno di un mese.

(Foto G.Grosso)

Restiamo in Valchiusella con un’altra transumanza autunnale, quella della mandria di Vittorio, diretta ad Inverso. Come sempre grazie all’amico Giacomo che ci documenta questi momenti della vita della sua valle.

(Foto C.Dosio)

Queste invece sono immagini di una piccola transumanza, quando Cristina e suo papà agli inizi di ottobre sono andati a riprendere le pecore che erano state date in guardia al pastore Fulvio per la stagione estiva.

(Foto C.Dosio)

Ci sono sempre imprevisti, nel mestiere del pastore. “…doveva esserci il camion… l’orario era per le 14, poi ha chiamato dicendo che tardava, non prima delle 15, aspettiamo, aspettiamo, con le pecore piene è ancora andata, le abbiamo fermate nella pineta per quasi due ore! Ebbene sì… abbiam poi caricato alle 17.45!“.

(Foto C.Dosio)

Ed ecco finalmente le pecore che salgono velocemente sul camion per rientrare a casa, per loro la stagione d’alpeggio è terminata, invece il gregge con cui hanno trascorso l’estate scenderà lentamente a piedi nelle settimane successive.

(Foto C.Dosio)

Ultime parole con il pastore e poi si ripartirà. C’è chi per anni manda le pecore sempre in guardia allo stesso pastore e chi invece, insoddisfatto, cambia ogni tanto, cercando il custode giusto per i propri animali.

(Foto C.Borrini)

Carlo invece mi aveva mandato un’e-mail ricca di immagini di transumanze, ma oggi inizio a mostrarvi quelle di Novalesa. “Avevamo programmato di assistere alla Festa della Transumanza di Novalesa. Altre due belle giornate anche se il tempo non è stato molto clemente. La prima con la visita all’Abbazia Benedettina e l’incontro anche con una mandria di vacche“.

(Foto C.Borrini)

Il passaggio del gregge nel centro di Novalesa. Queste sono delle iniziative bellissime dal punto di vista folkloristico e turistico a cui bisognerebbe abbinare qualcosa che spieghi al turista o all’uomo della  strada che, con quegli animali, vivono delle persone umane giorno e notte, 365 giorni all’anno con mille problemi, che vanno rispettate e non ostacolate nello  sviluppo del loro lavoro già molto complicato.

(Foto C.Borrini)

Concludiamo con questa bella immagine della via di Novalesa completamente occupata dal gregge.

Colgo l’occasione, con questo post dedicato alle immagini ed ai reportage degli amici, per ringraziare tutti i nuovi lettori del blog. Da qualche settimana sono aumentati in maniera considerevole (come e perchè non lo so!) ed attualmente queste pagine registrano oltre 1500 accessi medi giornalieri Grazie a tutti per l’interesse che dimostrate a questo argomento apparentemente dimenticato e “marginale”.

Una fiera fredda… che poi si è scaldata!

Rieccomi, dopo un’altra assenza. Lo so che vi lamentate per i silenzi, ma il prossimo anno siete invitati a regalarmi un collegamento internet dall’alpeggio!

Nonostante gli impegni in alpe, una puntata alla fiera di Pragelato sono comunque riuscita a farla. C’erano acquisti da fare… Nel mio caso non si trattava di rudun, a differenza di quelli che invece alla fiera dovevano andare a ritirare questi esposti dalla Selleria Re

Al mattino la temperatura era più che gelida, di notte doveva essere andato sotto zero e, alle 9:00, il termometro segnava solo 4°C, sulla mia auto. La brina, ma anche  gli espositori ed un po’ tutti i  presenti, si sono poi lentamente sciolti  con l’arrivo del sole. Infatti è stata una splendida giornata d’autunno, niente a che vedere con certe fiere degli anni passati. Ed il pubblico infatti è accorso in  massa, da tutte le valli e dalla pianura.

Sentivi spesso lamentele su come vanno le cose al giorno d’oggi, la crisi economica, “la nostra roba che non vale più niente“, i problemi che hanno caratterizzato questa stagione d’alpeggio, dalla siccità alla neve. I commercianti di bestiame erano tutti lì al loro posto, parlavano  con tutti, sperando non fossero solo chiacchiere e ci fosse qualcuno disposto a spendere. “Sai? XYZ ha comprato due vacche per xyzabd €!”. “Comprate… Bisogna poi vedere se e quando le paga!“.

Alle fiere si va anche (soprattutto?) per incontrare gente, scambiare quattro chiacchiere,  soprattutto quando si trascorre l’estate nell’isolamento a cui ti  porta un certo lavoro, specialmente in alpeggio. Qui ad esempio vediamo un famoso pastore del passato (a sinistra), protagonista di “Fame d’Erba”, che quasi quasi vuol “andare in  pensione” ad oltre novant’anni d’età. Ma io scommetto che le pecore non l e venderà ancora!

Dopo il pranzo c’è chi inizia a cantare e certe tavolate, grazie ai “personaggi” presenti, sono particolarmente allegre. Giovani e meno giovani  intonano in compagnia le canzoni della tradizione, mentre chi passa o si ferma ad ascoltare, o tira dritto. In queste occasioni però si riesce ancora a cantare senza essere additati come “ubriachi” o gente strana, come invece talvolta accade altrove.

Il  sole splende su Pragelato e sulla fiera, al pomeriggio riescono ad arrivare anche i giovanissimi, che al mattino  invece fremevano in un’aula scolastica. “Dovrebbero far iniziare la scuola quei due giorni dopo, per lasciarci venire tutti alla fiera!!!!“.

Per finire, alcune comunicazioni sugli eventi. Qui, sul sito del Comune di Novalesa, il programma per la festa della transumanza del 29-30 settembre. Chiedo scusa a chi mi ha segnalato fiere & altro in questi giorni, ma come sapete questo non è un sito aggiornato quotidianamente, quindi purtroppo non ho fatto in tempo ad inserire.