Una miss da applauso

La scorsa domenica, a Pragelato, si è tenuta la manifestazione denominata Miss Mucca, un concorso di bellezza dedicato alle… bovine! Questo evento si tiene ormai da alcuni anni, richiamando sia addetti ai lavori, sia appassionati, sia semplici curiosi e turisti (molto numerosi in valle in questa stagione).

Io ho fatto un giro al mattino, quando ancora non c’era molta confusione. Gli animali erano già nei loro recinti dalla sera prima, gli allevatori stavano provvedendo a fornire loro acqua fresca. Una splendida giornata di sole, abbastanza calda, ma ventilata. Così ad occhio mi pareva che non ci fossero molte bestie, ma mi è stato spiegato che erano stati posti dei limiti per ogni partecipante (tutti allevatori o residenti, o che monticano in alpeggi sul territorio del Comune), poichè il “pascolo” a disposizione nei recinti non consentiva numeri maggiori.

Se posso permettermi un suggerimento, avrei messo un cartello con il nome del/dei proprietari, ma non escludo che possa esser stato aggiunto in seguito nel corso della giornata. Gli animali attendevano pazientemente, un po’ brucando, un po’ ruminando.

C’erano vacche di razze diverse, in rappresentanza di tutte quelle che si possono incontrare sul territorio. Dato che doveva essere eletta la miss, ciascuno aveva scelto le più belle e, al collo, erano stati attaccati i migliori rudun. Poco per volta il pubblico cominciava ad affluire. Con il caldo che soffoca la pianura, quest’anno tutti quelli che possono scappano a cercare un po’ di fresco in montagna!

Nonostante il nome, persino Pragelato quest’anno è accaldata… Niente a che vedere con il clima che si incontra spesso il giorno della fiera, a settembre!! Ecco qui delle belle Piemontesi, ma questa non è una vera rassegna zootecnica. Come vi dicevo, si eleggerà la “Miss”. Vuol essere più un gioco che una mostra per addetti ai lavori, un’occasione per far incontrare turisti e allevatori, un momento di divertimento per tutti.

Oltre agli animali e al classico mercato (in un’altra piazza), accanto ai recinti ci sono le bancarelle: vi sono tutti i produttori degli alpeggi di Pragelato con tome, formaggi freschi, ricotte, burro, formaggi di capra.

Altre bancarelle espongono generi alimentari di vario tipo: salumi, ancora formaggi, biscotti, spezie, frutta e verdura, miele, erbe medicinali… Tutto quello che ci si aspetta di trovare in mercatini del genere.

Poi ci sono gli stand dell’artigianato, anche a tema con la manifestazione! Il pubblico aumenta, turisti di passaggio, villeggianti alloggiati nelle seconde case, negli appartamenti in affitto. Il sole sicuramente favorisce la buona riuscita di questa edizione di Miss Mucca.

Ci sono anche allevatori, sia quelli che partecipano con i propri animali, sia altri venuti a vedere le bestie, ad incontrare gli amici, come avviene alle fiere. Intorno alla bancarella delle campane non si perde l’occasione per vedere, o meglio… sentire! cosa c’è in mostra.

Queste invece, della Selleria Re, sono i premi per la Miss e per la partecipazione alla manifestazione. Tutti quindi riceveranno un campanaccio, ma quello della Miss sul collare ha, per l’appunto, la scritta Miss Mucca 2015.

Io non mi sono fermata, la premiazione si teneva al pomeriggio, ma questa sarà la mucca premiata. Ho letto dei commenti su facebook che criticavano questa scelta, ma (come ho scritto prima) questa non è una mostra zootecnica, già il nome “miss mucca” dovrebbe farlo capire. Infatti la scelta della vincitrice è avvenuta per acclamazione popolare, o meglio, per applauso. Non era forse l’animale più “bello”? Non importa…

(foto S.Peyrot)

Questa vacca di razza savoiarda era l’unica rappresentante di questa azienda ed è stata condotta, senza aiuto degli adulti, dal piccolo Federico, un ragazzino con una grande passione. Probabilmente il pubblico ha voluto anche premiare il suo entusiasmo, la sua “serietà”, stimolarlo a proseguire su questa strada. Non me ne vogliano gli allevatori “storici”, vincere piace a tutti, ma provate a pensare cosa avrebbe voluto dire per voi, a 12 o 15 anni, vincere perchè tutto il pubblico vi acclama. E poi comunque non si trattava di una brutta bestia o di un animale tenuto male!

Era ormai sera quando, una ad una, le “mandrie” sono rientrate agli alpeggi, ciascuna scortata da un gruppo di bambini e ragazzini che, giro dopo giro, venivano riaccompagnati alla partenza caricati sul cassone di un ape-car. Certo, il tutto ha causato qualche coda, gli automobilisti di ritorno in città forse fremevano, ma… come si fa ad arrabbiarsi di fronte ad uno spettacolo simile? L’applauso se lo meritano tutti…

In alpeggio in Val d’Aosta – secondo giorno

Al mattino pioveva ancora, piovigginava. Non faceva troppo freddo, ma il tempo si manteneva perturbato. Gli uomini si erano alzati ben prima dell’alba, avevano munto, il latte era già in viaggio per il caseificio. Poi c’erano da lavare tutte le attrezzature del latte, i pavimenti della baita, anche se con il fango all’esterno duravano poco, puliti.

Una bella colazione sostanziosa, poi le vacche vengono fatte uscire e mandate al pascolo. Forse avrebbe smesso di piovere? Due uomini accompagnano gli animali, uno degli operai resta a pulire la stalla. Il sistema di far rientrare gli animali tutte le sere, ma anche nelle ore centrali della giornata, fa sì che buona parte delle deiezioni si concentri in stalla. Però intorno alle baite non c’è tutta quella vegetazione nitrofila, quella che cresce dove c’è tanto azoto, come spesso accade accanto agli alpeggi. Già, perchè qui c’è un sistema di canalette ancora ben funzionanti, l’acqua porta tutto nella concimaia interrata e poi, una volta pascolati, i prati verranno fertirrigati (irrigazione+concimazione insieme).

In effetti smette di piovere, ma l’erba è ovviamente fradicia. Per quel giorno il menù prevede polenta… E’ vero che tecnicamente è estate, ma il clima è adatto al piatto che la “cuoca” ha deciso di fare. Le vacche invece stanno pascolando in un pezzo sopra alla strada, diverso da quello in cui erano la sera prima. Non so in base a cosa siano state portate qui e non nell’altra zona…

A sorvegliarle sono in due, Renè ed uno degli aiutanti, nonostante ci siano i fili a delimitare tutta la parte bassa del pascolo. E’ necessaria questa sorveglianza perchè poco più sotto c’è un’altra mandria, quella dell’alpeggio confinante e non si sa mai che possa capitare qualche incidente. Non solo non è facile e “divertente” separare gli animali quando si mescolano, ma queste vacche in particolare potrebbero dar vita a combattimenti spettacolari quanto pericolosi.

Le varie mandrie punteggiano le montagne, eppure Renè spiega che ci sono alpeggi che rimangono ormai vuoti, il bosco avanza, la zootecnia arretra. Di cosa si vivrà in futuro se questa è la tendenza? La Val d’Aosta è una regione montana. C’è il turismo, certo, ma i turisti d’estate vengono qui soprattutto per il paesaggio, e il paesaggio non sono solo le cime e i ghiacciai (dove non tutti arrivano)… Il paesaggio sono le radure, i pascoli, i prati sfalciati, le baite e… gli animali al pascolo! Il turista viene anche a cercare il prodotto enogastronomico, basta dire Fontina per pensare a questa valle.

Mentre parliamo due vacche iniziano una battaglia. E’ un atteggiamento assolutamente spontaneo, che si verifica spesso, anche tra animali che comunque passano le giornate insieme. Costantemente c’è il bisogno di stabilire chi sia la dominante, è un’attitudine che si manifesta negli animali che vivono in branco, ma in questa razza è particolarmente spiccata. Chi protesta contro le battaglie delle vacche o delle capre dovrebbe stare un giorno al pascolo per capire come non si tratti di una corrida, come l’uomo non influisca in alcun modo, ma sia tutto spontaneo e naturale.

Certo, può anche essere minimamente cruento, ma basta guardare un qualsiasi filmato sugli animali selvatici per vedere ben di peggio, pensiamo alle lotte tra maschi di moltissime specie per aggiudicarsi l’accoppiamento con la/le femmine. Qui invece sono vacche a scontrarsi, a spingersi testa a testa. Buona parte degli esemplari di questa razza, la valdostana castana, hanno infatti delle chiazze senza pelo sulla testa o poco più. La battaglia dura qualche minuto, poi cessa appena c’è una vincitrice. A volte gli animali si spingono fin contro il filo elettrico, trascinando a terra recinzione e paletti. Ecco perchè bisogna sorvegliarle costantemente! La passione per questi animali e per le battaglie fa sì che questi momenti siano particolarmente apprezzati dall’allevatore, che valuta le proprie bestie, pensa a quali far partecipare alle eliminatorie future.


Viene l’ora di far rientrare la mandria in stalla. La montagna risuona di muggiti, dello scampanio delle campane al collo di molti degli animali. Ripensando al discorso di prima, anche questo è un elemento che fa sì che il turista venga da queste parti. Come vi dico spesso, la montagna è silenziosa in modo innaturale senza questi elementi.

Prima di entrare in stalla, le vacche si fermano a bere alla fontana, le nere hanno la precedenza sulle bianche e rosse, che non cercano la rissa e si tengono in disparte, berranno quando le compagne si avvieranno verso le porte delle stalle. E’ uscito il sole, ma polenta, latte, fontina e spezzatino fanno comunque piacere.

Purtroppo il bel tempo non riesce a vincere sulla perturbazione, ma per lo meno subito non piove ancora e le nuvole si mantengono ad alta quota, così Renè ci può portare fin su all’alpeggio alto, Arcy, dove finisce la strada. Qui gli animali staranno all’incirca un mese, tra la fine di luglio e agosto. C’è ancora neve, ma comunque la vegetazione è già abbastanza avanti. Le parti più alte verranno pascolate da un gregge di pecore, anche quello per adesso non è ancora arrivato. La baita è stata ristrutturata in passato, è privata, di proprietà della famiglia, pertanto sono stati fatti i lavori quando ancora venivano dati i finanziamenti (70% a fondo perduto). A vederla così non lo direste, è perfettamente inserita nel paesaggio (più per necessità che per bellezza, la valanga infatti passa sopra e la ricopre senza fare danni), ma è composta dalla parte abitativa, dal caseificio e da una lunga stalla su due piani in grado di ricoverare tutti gli animali della mandria. Sulla via del ritorno inizia di nuovo a piovere…

Una zona ricca di alpeggi

Salendo lungo la Val di Susa uno non si immaginerebbe che esistano certi posti. Invece basta inoltrarsi lungo qualche strada che ne risale i fianchi per trovarsi in realtà particolari, di grande fascino e “preziose” per quello che riguarda il mondo degli alpeggi. Le montagne di Condove sono una di queste.

Non molti giorni dopo la nevicata che ha ancora una volta imbiancato le vallate fino a quote anche abbastanza basse, ho fatto una gita da quelle parti. Gli itinerari presenti sono numerosi, ma purtroppo i sentieri sono in parte invasi dalla vegetazione e non tutti sembrano facilmente percorribili, così ho optato per la pista sterrata che sale collegando la maggior parte dei numerosi alpeggi.

Il primo che incontro non è in buone condizioni, anche se ancora utilizzato. Gli animali non sono ancora saliti, ma immagino che non tarderanno, visto che ormai di erba intorno ce n’è. Sono anni che vedo questa struttura coperta da teloni di nylon. Arriva anche l’energia elettrica, ma il tetto non è ancora stato rifatto, pur passando la strada a poche decine di metri di distanza.

Pioggia, ma soprattutto neve e grandine hanno lasciato i loro segni sull’erba. Alle quote inferiori c’è molto keirel intorno alla strada (Festuca paniculata), già molto alta, probabilmente non verrà nemmeno più pascolata dagli animali. Mi avevano raccontato che, un tempo, quest’erba dura veniva sfalciata, ma non so se questo avvenisse anche in queste zone.

Più a monte la qualità dell’erba migliora: è il periodo della fioritura, un vero spettacolo per la vista. Non credo manchi molto al momento in cui saliranno gli animali su questi pascoli. E’ vero che è caduta neve solo pochi giorni prima, ma non appena le temperature risaliranno, la vegetazione “si muoverà” e si metteranno in cammino anche le mandrie e le greggi.

Altro alpeggio lungo il percorso, anche questo in cattive condizioni. Già dieci anni fa, durante la stagione in cui i pascoli sono utilizzati, qui c’era una roulotte e non si utilizzavano le baite. Non so se si tratti di edifici di proprietà privata o pubblica, comunque è un vero peccato vederli andare in rovina così, tanto più con una strada che passa appena di fianco.

Raggiungo la quota in cui vi è ancora neve fresca. Un po’ ovunque era caduta abbondante, in certi posti mista a grandine, infatti qua e là gli accumuli sono non poca cosa. L’aria è fresca, nonostante il bel sole. Gli effetti della neve e del freddo sono evidenti specialmente sui fiori, molti dei quali hanno i petali anneriti e accartocciati. Una nevicata al mese di maggio non è troppo insolita, quello che era anomalo era il caldo dei giorni precedenti.

Si sentono delle campane e dei muggiti, ma molto più in basso. In una radura infatti sta pascolando una mandria, probabilmente una di quelle che, nel corso della stagione, utilizzeranno poi gli alpeggi alle quote maggiori.

L’alpeggio che incontro successivamente è composto da due parti, una più moderna, utilizzata, ed una più antica al fondo dei fabbricati, apparentemente non più in uso. Si leggono nomi e scritte con date della seconda metà dell’Ottocento. Chissà quante bestie salivano qui, per utilizzare tutti questi edifici!

Dall’alto, ecco parte dello sviluppo delle baite, collocate in mezzo ai pascoli. Tutti gli alpeggi alle quote maggiori hanno una struttura abitativa e lunghe stalle in grado di ospitare numerosi animali. Anche questo alpeggio, ovviamente, è ancora utilizzato.

Basta girare leggermente il versante per rendersi conto delle temperature. Vicino ad un ruscello, ecco che gli schizzi d’acqua hanno ricoperto di ghiaccio l’erba. In questa zona, meno esposta al sole, la vegetazione è ancora più indietro, anche perchè sto continuando a salire in quota.

Ancora alpeggi lungo la strada, questo con strutture moderne. Ampi pascoli e grossi alpeggi, ma a vista se ne individuano ancora altri a “breve” distanza. Non so se siano tutti utilizzati contemporaneamente o se rappresentino “tappe” negli spostamenti delle mandrie. La quota è all’incirca la stessa, quindi sembrerebbero essere alpeggi veri e propri e non tramuti.

Quest’altra realtà (la Portia) presenta un gran numero di strutture. So che, qualche anno fa, erano state danneggiate dalle valanghe, ma attualmente sono state completamente ristrutturate.

Ecco come si presentano queste baite da vicino. Quando c’ero stata 10 anni fa, ricordo in uno di questi edifici le grosse bacinelle di rame colme di latte, messo al fresco per l’affioramento della panna e per la scrematura del latte. Qui però l’erba è ancora bassa, passerà ancora qualche settimana prima della salita delle vacche.

Salgo fino al colle, mi affaccio sulle Valli di Lanzo. Sull’altro versante il paesaggio è ancora più invernale: molta più neve, i colori non hanno ancora preso le varie tonalità del verde. Montagne più aspre, più ripide, non si vedono strade, sono alpeggi più difficili da raggiungere.

Sulla via del ritorno, ancora un altro alpeggio in quota, poi i successivi, sull’altro versante, si possono raggiungere proseguendo con il sentiero, per ritrovare poi un’altra strada più a valle.

Anch’io scendo lungo un sentiero, di non facile individuazione. Tempo fa dovevano esser stati ben segnati e segnalati, ma adesso sono solo tracce evanescenti tra i pascoli. I segni sulle pietre non sempre sono evidenti e anche la restante segnaletica purtroppo è danneggiata.

Finalmente raggiungo degli animali al pascolo. A questa quota ci sono già diverse mandrie. La montagna ha un altro aspetto, cambia l’atmosfera, a sentire muggiti e campanacci. Anche questi animali, nelle settimane e nei mesi successivi, saliranno più in alto, negli alpeggi che vi ho mostrato nelle immagini precedenti.

E’ un giorno feriale, non ci sono turisti o escursionisti. A parte le vacche al pascolo, l’unica altra presenza è quella di un margaro che sta tirando i fili, mentre il cane fedele lo attende facendo la guardia alla giacca e alla cana. Scambiamo un cenno da lontano, poi io proseguo il mio cammino, lui il suo lavoro.

Ripeto quello che vi dico sempre, la montagna non sarebbe la stessa senza questi animali al pascolo. C’è anche, da parte mia, una vena di malinconia per dover scendere, tornare a valle, mettermi alla guida, immergermi nel traffico. La nostalgia di quando anch’io salivo e restavo su…

Poco movimento alla fiera di Vico Canavese

Sabato scorso sono stata in Valchiusella in occasione della fiera di Vico Canavese, con annessa rassegna dei bovini. Già salendo lungo la strada tortuosa avevo notato poco movimento, ma raggiunto il luogo della fiera la mia prima domanda è stata: “Ma le bestie dovranno ancora arrivare?

C’era qualcosa… ma molto meno di quello che mi sarei aspettata. Non è la prima volta che vengo da queste parti, chi segue il blog ben lo sa. Forse precedentemente avevo partecipato soprattutto alla rassegna autunnale e non a quella primaverile? Che il motivo di una scarsa partecipazione sia soltanto stagionale?

Incontro amici e conoscenti, mi viene confermato che non arriveranno altri animali, quello che c’è è già qui, vacche, manze, manzette. Prima di pranzo verranno valutate le varie categorie e si procederà subito con la premiazione. Poche bestie, pochi allevatori e anche poco pubblico. E’ sabato, il cielo è velato, ma non è una brutta giornata. Come mai questa scarsa affluenza? “Una volta c’erano animali anche tutto sotto… Una volta le bancarelle arrivavano fin giù in fondo alla strada…“. E’ solo la crisi?

La crisi forse influisce sul pubblico, ma qui la gran parte degli animali arrivavano a piedi dai paesi della valle, quindi non c’era nemmeno la spesa dei camion. “E’ colpa anche delle valutazioni della giuria…“, mi viene detto. “E’ bello partecipare, ma poi… quando i premi vanno sempre agli stessi… Non solo qui, queste cose le vedi capitare un po’ ovunque!! Anche in Val d’Aosta con le capre! Prendi le vacche qui: la nostra non è Valdostana pezzata rossa. Sono le pezzate rosse che abbiamo sempre avuto qui in valle. Non puoi farle valutare da gente che ha studiato sui libri, devi mettere in giuria qualche anziano margaro. Anche i veterinari… certe cose sono gli allevatori che le sanno! Poi dovrebbero valutare le bestie senza la persona vicino, senza sapere di chi sono. Allora forse…

In fiera, attrezzature, generi alimentari, abbigliamento, di tutto un po’, ma c’è proprio solo la gente del luogo e pochi altri. Non è facile nemmeno per i venditori, che passano lì tutta la giornata per vendere solo qualcosina. Nel primissimo pomeriggio infatti qualcuno iniziava già a sbaraccare, convinto che il flusso di visitatori non sarebbe incrementato con il passare delle ore.

Scatto qualche foto di ritratti di “personaggi” caratteristici. Mancano però molti volti che ricordo aver visto da queste parti in passato. Mi auguro che si riesca a ridar linfa a queste manifestazioni, per evitare che si interrompa la tradizione. Fiere e rassegne sono un momento di incontro, di condivisione, una giornata da passare in compagnia per chi, altrimenti, raramente si concede pochi momenti di svago.

Poco per volta gli allevatori (tra cui spiccano i giovani) conducono i loro capi, categoria per categoria, davanti alla giuria che ha il compito di stabilire la classifica. I primi tre vengono decisi immediatamente e premiati dal Sindaco. Non ci sono nemmeno applausi, il tutto avviene con grande rapidità.

Proprio la presenza dei giovani dovrebbe far sì che chi di dovere si ponga delle domande su come rivitalizzare queste fiere. Ascoltare le motivazioni della mancata partecipazione di molti e trovare delle soluzioni. Le voci che ho raccolto sono solo “le solite lamentele” o ci sono delle ragioni fondate. “A Carema hanno premiato un becco che aveva una macchia bianca sulla pancia… Ma come si fa? Non c’è da essere un esperto di razza per dire che non era una bestia da premiare!!“. A volte sembra proprio che l’occhio dell’allevatore appassionato sia ben più allenato di quello del giurato con titoli di studio.

Una foto di gruppo, poi tutti a casa. Non c’è un pranzo ufficiale o almeno non lì dove si è tenuta la fiera. Poco per volta allevatori e appassionati se ne vanno e la fiera resta davvero quasi deserta.

Gli animali vengono slegati dalle loro postazioni e, un gruppo per volta, si incamminano e se ne vanno. Qualcuno raggiungerà la stalla o i pascoli a piedi, qualcuno verrà caricato su dei mezzi. La piazza di Vico torna silenziosa e i commercianti, da una bancarella all’altra, commentano la giornata magra. Spero che, per la fiera autunnale, il clima (e non parlo del meteo) sia poi differente!

Bisognerebbe chiedere i danni

Ho smesso di guardare il cosiddetto “TG satirico”, Striscia la Notizia. L’altra sera però, girando tra i canali, mi sono casualmente imbattuta nel solito Edoardo Stoppa che faceva visita ad un allevatore in Ossola (VB). Si sa, quando sono posti che conosci, ti soffermi maggiormente. E così ho guardato l’intero servizio, che potete rivedere anche voi. Anche solo così, ad occhio, c’erano molte cose che stonavano e contrastavano con le parole del “giornalista”. Ma questo lo può dire chi è del mestiere o che, bene o male, se ne intende. Ovviamente il pubblico generico si beve le parole di Stoppa e si indigna. Per gli animali “maltrattati”, per il latte nei secchi della vernice, per l’impossibilità di bere, ecc ecc ecc. Ma come stanno invece le cose?

Nei giorni successivi di articoli ne sono usciti tanti. L’indignazione è stata della gente dell’Ossola, degli allevatori di tutta Italia, ma anche delle istituzioni. Innanzitutto, gli animali non erano affatto maltrattati. Godono di ottima salute, hanno acqua da bere a volontà, stanno in stalla solo nella stagione invernale, altrimenti pascolano fuori e poi vanno in alpeggio. Leggete la difesa dell’allevatore uscita su “La Stampa”. «Con la vendita del formaggio riusciamo a malapena a coprire le spese, portiamo avanti il lavoro avviato anni fa dai nostri genitori con fatica, orari pesanti e, sebbene le nostre strutture non siano perfette, abbiamo bestie sane che trascorrono otto mesi libere in alpeggio e solo quattro in stalla». È lo sfogo di Mario Borri, allevatore di Domodossola. «Innanzitutto la persona intervistata è mio fratello che lavora in cava e offre il suo aiuto solo nel tempo libero; inoltre alcune parti del servizio in cui ci siamo difesi sono state tagliate – dice Borri -. Ciò non toglie che la nostra azienda abbia qualche dettaglio da migliorare, ma le difficoltà sono tante. Esiste una legge nel nostro Comune che permette di costruire il capannone per il fieno, ma non la stalla, perciò è difficile spostarci, quasi impossibile di conseguenza ottenere finanziamenti se manca il terreno su cui costruire. Le nostre stalle sono state fabbricate tanti anni fa e successivamente la zona è diventata residenziale, abbiamo le mani legate anche per vincoli idrogeologici e centro storico».  Vecchia storia già sentita!

Le strutture non sono recenti, ma come mai una volta in montagna le stalle erano così? Adesso ci entusiasmiamo vedendo una vecchia stalla con tipologie architettoniche di pregio come questa (in Val Troncea, TO), poi ci indigniamo nel caso in cui vi siano vacche all’interno? Muri spessi, per non patire il freddo dell’inverno di montagna. Le vacche lì non le vogliamo vedere, ma magari sogniamo di riadattarle e farci una tavernetta dove incontrarci la sera con gli amici… Qui uno sfogo dell’allevatore ad un giornale locale.

Anche l’Asl ha preso le difese dell’allevatore. Ce ne sono tante di vecchie stalle ancora utilizzate in montagna, ma non è questo a definire un cattivo allevatore e delle cattive condizioni di vita per gli animali. “…Non ci siamo però sentiti di agire in modo deciso con il pugno di ferro perché, né per i consumatori né per gli animali, ci sono le condizioni che farebbero pensare a una situazione gravissima. Certamente siamo coscienti del fatto che ci siano dei margini di miglioramento ed è per questo che avevamo già intavolato un dialogo con l’allevatore che, nonostante le difficoltà in cui verte, si è detto disponibile a intervenire”. Edoardo Stoppa ha inoltre dichiarato nel servizio che le bestie “stanno al buio 24 ore su 24 per mesi e mesi”, ma l’Asl dichiara che “dalla primavera all’autunno gli animali sono condotti in un alpeggio sopra Bognanco dove vivono in libertà. Lo abbiamo visitato anche noi”. L’Asl aggiunge anche che “il comparto allevatoriale è sempre stato sviluppato nel nostro territorio e noi ci impegniamo costantemente al monitoraggio dei numerosissimi piccoli allevamenti della zona. Addirittura il numero di questi è aumentato nel corso degli ultimi anni da quando i giovani, con sacrifici e rinunce, hanno deciso di proseguire l’attività iniziata dai padri o nonni. La realtà è peraltro fatta di molteplici sfaccettature e bisogna essere in grado di valutare in modo razionale le situazioni”“. Un servizio costruito facendo vedere e sentire solo quello che voleva il “giornalista”. Una vera vergogna!!!!! Non che non esistano veri casi da denuncia, ma… sono le istituzioni a dover intervenire.

Le “animaliste” che hanno creato il caso non demordono e, nonostante tutto, continuano a sostenere le loro ragioni, negando anche l’evidenza. Molte vecchie baite di montagna vanno all’abbandono e c’è chi si indigna pure per questo, chiedendosi come mai e magari sognando di tornare ad abitarle. Vedete? Anche questo caso è significativo per aiutare a comprendere come non si possa più fare. Non tanto magari per le persone, ma perchè passa un’animalista e si preoccupa per come vivono i vostri animali nelle vecchie stalle. Delle vostre difficoltà di allevatori/montanari, dei vostri problemi con la burocrazia e con i conti da far quadrare non se ne interessa nessuno. E’ più importante la porta arrugginita dietro le quali ruminano, ben pasciute e al caldo, le vostre vacche.

La fiera di Caselle

Agli inizi di dicembre c’è una delle ultime fiere zootecniche da queste parti, ed è quella di Caselle (TO). Ne avevo sempre sentito parlare, ma non avevo mai avuto occasione di andare a fare un giro. Quest’anno invece mi sono diretta verso quel comune famoso soprattutto per l’aeroporto…

Che dire, c’era tutto quello che deve esserci in una fiera zootecnica. Nella piazza dove era esposto il bestiame, c’erano anche i mezzi agricoli e i banchi delle sellerie, con attrezzature e rudun.

Probabilmente mi aspettavo di vedere più animali. C’erano numerosi bovini, vacche da latte, ma solo in un lato della piazza. Commentando il fatto con alcuni anziani, mi hanno confermato che, un tempo, questa fiera (così come molte altre) conosceva altri fasti: “…e non solo questa piazza era piena, ma anche nell’altra lì dietro!

Altri tempi, altri numeri, altri soldi, altri mestieri. Poco per volta arrivano gli interessati, ci sono margari, allevatori, pastori, un po’ da tutto il Piemonte. Incontro amici Biellesi, molti dalle vallate del Pinerolese, ovviamente una nutrita rappresentanza Canavesana.

Non so come siano andati gli affari, le vendite sia di bestiame, sia di campanacci, in questo tempo di crisi. Però alla fiera si va anche solo per incontrarsi, per far due parole dal vivo, per vedere gli amici e le amiche.

Ecco un gruppo di giovani che sta “testando” dei nuovi campanacci svizzeri. Non ho ben capito se il loro suono sia stato apprezzato oppure no dai tradizionalisti. Parlando di suoni, o meglio, di rumori, ogni tanto la maggior parte della gente alzava gli occhi al cielo, senza riuscire ad abituarsi agli aerei che si abbassavano per atterrare. Ogni volta pareva dovessero scendere proprio lì tra le case…

La fiera non era immensa, ma il mercato si estendeva per tutto il centro di Caselle. C’era un po’ di “mercatino di Natale”, tanto abbigliamento…

Vasto assortimento di generi alimentari, con molti prodotti caratteristici del Sud Italia. Salumi, formaggi, pomodori secchi, legumi, frutta secca, frutta candita, dolciumi… Chi non era interessato al reparto zootecnico, poteva godersi il paese e il mercato.

Una piazza era interamente dedicata all’ortofrutta, con bancarelle che proponevano frutta e verdura dal bell’aspetto e dai profumi invitanti. Nonostante la stagione, erano belli i colori di questi banchi, tra mele, cavoli verdi e viola, piramidi di agrumi, qualche tocco di esotico e mele in quantità.

Ancora un giro tra gli animali prima di lasciare la fiera. Il cielo è grigio e il clima umido. Chi viene dalle valli afferma che in quota ci fosse il sole, ma la pianura è avvolta da un clima tipicamente autunnale, anche se senza nebbia.

Sono partita nel primo pomeriggio, ma gli amici mi dicono che, successivamente, la fiera si è ulteriormente animata. A me è rimasta una sensazione un po’ grigia, come il colore del cielo, forse anche per le tante lamentele ascoltate qua e là. Anche girando tra le bancarelle, a parte quelle di generi alimentari, nelle altre si vedeva ben poca gente in attesa di essere servita.

Una super fiera a Luserna San Giovanni

Per me era, già negli anni scorsi, una delle fiere più belle che avessi mai visto, ma quest’anno ne ho avuto la conferma anche dai tanti visitatori arrivati da fuori Piemonte. Io vi ho partecipato nei due giorni, il 1 novembre, in cui vi erano solo le bancarelle, e il 2, giorno della fiera vera e propria, con gli animali, ancora più espositori e il massimo dell’affluenza.

Il primo giorno sono riuscita a farmi un giro da tranquilla, guardando gli stand e scattando foto a tutto ciò che c’era di particolare. Come questa selleria non piemontese (presumo lombarda), con campane (ma soprattutto collari) diversi da quelli che vediamo solitamente da noi.

Le sellerie a questa fiera sono tutte presenti, ciascuna con i loro articoli e ciascuna con i suo affezionati clienti. Attrezzature tecniche, reti, picchetti, fili, bastoni, campanacci, forme per il formaggio e molto molto altro ancora.

Tra i tantissimi banchi di prodotti alimentari, vi sono ovviamente quelli dei formaggi. Alcuni sono commercianti, altri produttori di aziende agricole della zona, compresi i margari con le loro tome realizzate ancora in montagna e formaggi più freschi prodotti ormai in pianura.

Era bello anche solo godersi i colori ed i profumi delle bancarelle: frutta, verdura, spezie, legumi, castagne, noci… Ce n’era davvero per tutti, tra aglio, porri, peperoni, melanzane, cavoli, mele, pere, zucche…

E quando non erano fresche, erano sotto vetro! Accanto ad olive, acciughe, funghi, sottaceti vari… Insomma, chiunque poteva trovare qualcosa di suo gradimento, senza dimenticare pane, dolciumi, farine, miele, vini e molto altro ancora.

Ma la vera fiera era il giorno in cui c’erano le bestie. Da una parte quelle dei commercianti, soprattutto bovini. C’erano anche commercianti da altre regioni (non è il mio campo, ma ho letto i nomi sui camion!!) e poi, come da qualche anno a questa parte, gli Austriaci.

Ho fatto un giro molto veloce per salutare amici e conoscenti e vedere le bestie. Nel reparto ovicaprini, non c’erano grosse novità. Le “solite” capre di un appassionato allevatore locale, che riscuotono sempre grande interesse, più qualche altro gruppetto.

Per le pecore, il commerciante è sempre quello… Quest’anno c’erano meno capi degli anni scorsi, suddivisi in gruppi di provenienza diversa. Non sono propriamente del mestiere, ma un gruppetto di pecore con una fitta lana e il ciuffo fin giù sul naso aveva un qualcosa di famigliare e ne attribuivo la provenienza al gregge di un pastore che mi aveva fatto visita il giorno precedente. (Per la cronaca, avevo indovinato!)

Oltre alla fiera, c’era la mostra degli animali di provenienza locale. Avrei voluto fermarmi di più, scattare più foto, assistere alla premiazione e alla gara di mungitura, ma quest’anno sono riuscita proprio solo a fare un giro veloce, dovendomi occupare del mio stand.

Poco per volta il pubblico si faceva sempre più numeroso e si cominciava ad avere problemi nel riuscire a spostarsi da una parte all’altra della fiera. La bellissima giornata di sole, la giornata festiva (domenica) il ponte di Ognissanti hanno fatto sì che l’affluenza sia stata davvero straordinaria.

Così molto del pubblico della fiera me lo sono vista scorrere davanti dalla mia bancarella. Ecco qui un gruppo di pastori dalla Lombardia. Ma sono venuti a salutarmi pastori dal Trentino, dal Veneto, dall’Emilia, dalla Liguria e da ogni angolo del Piemonte. Grazie a tutti voi e grazie a chi si è entusiasmato davanti a “Pascolo vagante 2004-2014”.

Verso sera molti animali portavano sulla schiena le scritte che indicavano la loro vendita. Poco per volta venivano caricati sui camion. Le bancarelle accendevano le luci (chi le aveva), altri iniziavano a smontare anche se il pubblico continuava a girare tra gli stand. C’era chi cantava e chi aveva lo sguardo già un po’ annebbiato. Per vedere anche le mie altre foto, qui un album pubblicato su facebook.

Non resta più su nessuno

Aria frizzante, foschia in pianura, ma su per la valle le cose cambiano. E’ autunno, sono quelle giornate in cui in montagna il cielo è limpido, le temperature salgono, i colori si accendono.

Infatti in alto i pascoli sono ormai tinti di marrone, arancione, rosso. Nei boschi di conifere inizia ad entrare il giallo, laddove ci sono larici. A quote inferiori, ecco l’arancio, il rosso dei ciliegi. La strada è sporca, non più tardi del giorno prima sembra esserci stata qualche altra transumanza.

Sento le campane, i muggiti, il richiamo dei margari appena prima della mia destinazione. La transumanza è appena partita. Gli animali camminano ordinati e tranquilli lungo la strada che scende nel bosco. Lassù non resta più nessuno. Dagli altri alpeggi circostanti sono venuti via tutti. Le pecore si sono spostate altrove nella valle.

Questi margari mi avevano appunto vista passare insieme al gregge e mi avevano chiesto se avessi voluto/potuto venire quando portavano giù la mandria. Eccomi così ad inquadrare nello schermo della macchina fotografica non un fiume bianco di pecore, ma una strada invasa da bianchi bovini di razza piemontese.

Come ben sapete, i bovini non sono la mia passione principale, pecore e capre incontrano di più i miei gusti, ma la transumanza è la transumanza, quel brivido te lo fa correre giù per la schiena in ogni caso. Gli animali sono tra i più tranquilli che mi sia mai capitato di incontrare. Niente a che vedere con certe transumanze a passo di corsa, con il pericolo di essere letteralmente caricati, travolti dalle vacche. Qui si scende di buon passo, ma è una camminata dignitosa e ordinata.

In certe transumanze ci sono più persone che bestie… Qui solo quattro componenti della famiglia, nella foto manca chi è in coda a guidare il trattore con il carro su cui sono caricati i vitelli.

Non è una transumanza di rudun, gli animali scendono con al collo solo le normali campane che già avevano al pascolo. Certi aspetti scenografici costano fatica e tempo. L’importante è soprattutto che le bestie siano belle e che tutto vada per il meglio.

Si arriva alla statale, c’è poco traffico a quest’ora, in questa stagione, in un giorno qualsiasi della settimana. E’ comunque necessario appostarsi sotto e sopra l’uscita della strada, visto che una curva toglie visibilità. Gli animali sfilano compatti e poco dopo può riprendere la normale circolazione delle auto.

Si attraversa la borgata prima, poi il ponte, fino a raggiungere dei prati dove la mandria sosterà ancora per qualche giorno. C’è dell’erba che quest’estate non è stata fienata e così saranno le vacche a brucarla, sperando che sia ancora di loro gusto.

Raggiunto il prato, vengono scaricati i vitelli più piccoli, che hanno seguito la transumanza comodamente alloggiati nel carro dietro al trattore. Adesso ritroveranno le loro mamme, succhieranno il latte e si metteranno a dormire nel tepore del sole.

Anche quelli che hanno percorso il tragitto a piedi magari si sono temporaneamente divisi dalle mamme, ma ora, nel pezzo recintato con il filo, poco per volta tutti si ritrovano, mangiano, si tranquillizzano. Ecco una vacca che amorevolmente lecca sul naso il suo vitello.

Per concludere, volevo mostrarvi come a questa transumanza abbiano partecipato anche due cani da guardiania, animali che vi ho sempre solo mostrato insieme alle greggi di pecore. Non avendo esperienza diretta, io ho sempre solo ascoltato voci discordanti, molte delle quali dicevano che non siano animali con l’attitudine a proteggere una mandria. I due cani presenti invece non hanno mai abbandonato le vacche.

Questo in particolare, ha un comportamento davvero perfetto. Dorme in mezzo agli animali, non si distrae un istante, non mi perdeva di vista mentre mi aggiravo a scattar foto (sempre solo in compagnia di uno degli allevatori). Mi hanno raccontato di come non morda le vacche nemmeno quando queste inavvertitamente lo calpestino, non tocchi le placente e non si allontani mai dagli animali. L’altro, allevato nello stesso modo, non presenta tutte le stesse caratteristiche. Ovviamente, l’inserimento è avvenuto quando erano ancora cuccioli.

Foto di gruppo finale. Anche per quest’anno la stagione è conclusa, si tornerà in Val Chisone nel 2015. Grazie per l’accoglienza e buon inverno anche a questi margari.

Tra le tante fiere, quella di Sampeyre

In questi fine settimana non c’è di che annoiarsi. Per gli allevatori, ci sono le transumanze vere e proprie, lo spostamento di greggi e mandrie di proprietà. Ma poi ci sono mostre, fiere, rassegne zootecniche. Sempre più gli animali vengono fatti sfilare (mi hanno detto che c’era anche un piccolo gregge alla Duja d’or ad Asti a metà settembre), riscuotendo un gran successo. Oggi c’è La Transumanza a Pont Canavese, anche i prossimi fine settimana sono ricchissimi di appuntamenti. La sottoscritta va un po’ qua ed un po’ là, vagante come sempre, come può, quando può.

Domenica scorsa ero a Sampeyre. Al mattino, mentre risalivo per andare a fare una camminata, ho già incontrato animali che scendevano. Molto probabilmente erano per l’appunto diretti alla fiera che si teneva nel capoluogo. Il suono dei rudun risuonava nella valle. Giù in paese, anche se era abbastanza presto, c’era già movimento.

Terminata la mia gita, sono ridiscesa velocemente per andare alla fiera, ma qualche nastro colorato e soprattutto le buse fresche lungo la strada mi hanno fatto venire dei dubbi… Per fortuna c’è poi stato modo di imboccare un’altra strada e precedere la mandria diretta a Sampeyre per sfilare nel centro. Un rapidissimo giro alla fiera, dove vacche, capre, pecore, asini e cavalli fin dal mattino sono state sistemate qua e là lungo la strada che porta alla piazza. Poi vado incontro alla mandria.

Incontro anche un simpatico “conducente di asino“, che aspetta come me gli animali per unirsi alla sfilata. Il passaggio nel paese è previsto per le ore 15:00. C’è un pallido solo autunnale, poco traffico, ma sicuramente arriverà molta gente nel pomeriggio per il clou della manifestazione.

Le vacche sono state fatte fermare in uno spiazzo, dove possono anche pascolare un po’. Quando è ora, ci si mette in cammino, ci va circa una mezz’ora a raggiungere Sampeyre, anche se gli animali avanzano di buon passo. In tanti partecipano a questa “transumanza” insieme ai margari, anche per riuscire a garantire lo scorrimento del traffico.

Per la strada, ecco le locandine di un appuntamento che seguirà tra non molto. La Fiero dei Des (Fiera del 10) è una scadenza a cui non mancare, da queste parti. A Bellino, il 10 ottobre, tra bancarelle e animali locali in mostra, ci si incontra prima di scendere definitivamente in pianura, prima di rientrare nelle stalle.

Si passa Calchesio, poi prosegue la discesa, incrociando auto e moto, riuscendo a far avanzare anche chi si è trovato dietro in coda. C’è sempre qualche piccolo attimo di nervosismo, perchè gli automobilisti non sanno come comportarsi quando vedono gli animali sulla strada. C’è chi si blocca in centro, chi avanza anche quando dall’altra parte le auto stanno sorpassando la mandria, nonostante segnali, inviti e grida delle persone che cercano sia di badare alle vacche, sia di dirigere il traffico.

Molta gente già aspetta all’imbocco del paese, c’è chi si affaccia dai balconi, chi sta sulla porta di casa. Non so se questa sia la prima volta in cui gli animali vengono fatti sfilare nel centro, ma sicuramente è uno spettacolo che offre qualcosa in più rispetto ad una semplice fiera con gli animali in mostra.

Un tempo non era uno spettacolo inconsueto vedere degli animali, vacche, capre o pecore che fossero, transitare per le strade. Oggi la gente si assiepa in piazza a guardare con entusiasmo una mandria, così come aspetterebbe gli atleti di una gara o una sfilata di carri allegorici. Un qualcosa di bello da vedere, allietato dal suono dei campanacci.

La mandria attraversa tutto il centro tra due ali di folla, gente e bancarelle, poi viene condotta in un prato dove sono già stati tirati i fili per contenerla nelle ore successive. Conclusa la sfilata, la fiera può continuare. Ci sono i “soliti banchi” da mercato, abbigliamento, oggetti vari, poi l’artigianato e i prodotti tipici.

Da segnalare un produttore artigianale di campane che ancora non mi era mai capitato di incontrare, ma che sicuramente dev’essere noto agli appassionati “del settore”. Chi fosse interessato a contattarlo, può lasciare un commento ed io provvederò a farvi sapere i suoi recapiti.

Ai giardinetti… ecco pecore e capre! Con le transenne sono stati creati dei box per contenerle ed ogni allevatore ha il suo spazio. Biellesi, incroci, Suffolk, Romanov, tutte provenienti da allevatori locali. E così, per quel giorno, l’erba dei giardini pubblici è stata tagliata gratuitamente…

Moltissimo pubblico anche ad assistere al triathlon del boscaiolo. Taglialegna professionisti si cimentavano in diverse prove di abilità e precisione: intaglio con la motosega, prove di velocità nella sramatura, capacità di far cadere il tronco in un punto esatto. Tutto questo vi fa capire come i mestieri della montagna possano anche essere “divertenti da vedere”. L’importante è capire che è un lavoro, quindi va apprezzato nei momenti di festa e rispettato in tutti gli altri giorni dell’anno.

Da un giorno all’altro

L’autunno è la stagione che preferisco. Però d’autunno il tempo passa in fretta, da una settimana all’altra le cose cambiano e non poco. Abitando in montagna, in alpeggio, le cose le vivi giorno per giorno. Invece salendo solo per una gita ti rendi conto bruscamente dell’avanzare della stagione.

Cambia l’aria. Sono quelle giornate in cui la pianura non di rado è sotto una cappa di nuvole, ma in montagna fa ancora bello. E la temperatura non è nemmeno troppo fredda. Vicino agli alpeggi, alle quote inferiori, l’erba è ancora verde, ci sono animali al pascolo, ma guardando verso l’alto i colori sono diversi, hanno le tonalità del giallo, del marrone, dell’arancione e del rosso.

Baite chiuse, ma questa probabilmente non viene nemmeno più utilizzata, se non saltuariamente. L’erba è stata pascolata, restano solo i ciuffi spinosi dei cardi. Dalla pianura, dal fondovalle la nebbia sembra voler risalire ad inghiottire le creste delle montagne. L’aria è frizzante, ma il sole è abbastanza caldo. In lontananza, nell’altro vallone, campane e muggiti di animali ancora al pascolo.

Sapevo che più a monte li avrei incontrati. Prima, raggiunto il pianoro, avevo visto una sagoma scura stagliarsi contro il cielo verso una depressione della cresta. Il sentiero mi avrebbe portata là. Ancor prima di prendere il binocolo, mi sono ricordata di loro. In questo alpeggio ci sono (anche) i cavalli. Si tratta dei Merens, allevati da anni in Val Varaita. L’estate e parte dell’autunno le trascorrono in montagna, dove sono liberi di muoversi e pascolare.

Ci sono numerosi animali, anche puledri. Mi osservano curiosi, mi vengono incontro, poi scendono di corsa ad unirsi ai compagni. Di lì in poi la mia salita al lago prima e al colle poi avverrà in solitaria tra i pascoli con i colori dell’autunno.

Gli unici suoni sono il sibilo del vento e lo stridio dei versi dei gracchi. La nebbia sale, fredda. A questa stagione da un giorno all’altro potrebbe arrivare la neve. Il gelo ha già colpito, l’erba è ingiallita, i mirtilli sono chiazze rosse e marroni. Qua e là ancora qualche fiore, in una nicchia riparata tra le rocce. Non c’è nessuno, nemmeno escursionisti di passaggio, forse si sono fatti spaventare dal presunto maltempo che copre la pianura.

Sulla via del ritorno, nel vallone a fianco, ancora una mandria al pascolo. Vacche, vitelli, manze. Poi la nebbia si abbassa e si sentono dei versi inquietanti, un mugghiare profondo che mi fa immaginare gli antichi uri nelle praterie preistoriche. Ci sono due grossi tori dall’altra parte del torrente, uno dei due è il responsabile di questi muggiti prolungati e profondi.

La nebbia va e viene, la temperatura si è abbassata. Il sentiero raggiunge un altro alpeggio, anche questo abbandonato. Tutti i pascoli sono stati mangiati, ma le baite non sono più abitate. I margari sono più a valle, dove passa la strada sterrata che collega numerosi alpeggi, ma quelli senza una via di accesso non vengono più utilizzati. E’ ora di scendere, più a valle c’è una fiera… ve ne parlerò la prossima volta!