Aspettando il gregge… e un video da gustare con calma

Ci sono amici che aspettano l’arrivo dei pastori dalle loro parti e, quando arrivano, vanno a far loro visita, “armati” di macchina fotografica. Carlo è uno di loro, lascio a lui la parola, ma seguite il post fino in fondo perchè ci sarà anche una sorpresa dalla Svizzera.

(foto C.Borrini)

La piana tra i Comuni di Bellinzago Novarese, Caltignaga, Momo, Oleggio, Cameri, Galliate e Trecate è, come tante, una piana di transito per i pastori, attraversata da alcune vie storiche di pascolo vagante che vengono tutt’oggi percorse. La via più importante e significativa della pastorizia transumante Verbano-Novarese collegava la Val Formazza alla Lomellina e al Pavese.

(foto C.Borrini)

I pastori scendevano a Sud, verso la fine di settembre con una prima tappa nella piana di Domodossola.

(foto C.Borrini)

Proseguivano poi su Borgomanero per spostarsi verso Agrate Conturbia e Varallo Pombia e scendevano lungo il Fiume Ticino (in gennaio-febbraio). Giunti a Cameri e Galliate i pastori abbandonavano il Ticino per portarsi verso il Torrente Terdoppio e superare Novara.

(foto C.Borrini)

Quindi raggiungevano Mortara; il luogo di arrivo era la Lomellina e il Pavese (fine marzo). La risalita avveniva lungo il Fiume Sesia, quindi, abbandonato il fiume si portavano sul tavolato del Piano Rosa, sulle alture di Maggiora e scendevano Gozzano; da qui il percorso era uguale a quello dell’andata, per arrivare nuovamente alla cascata del Toce. Attualmente è cambiato ben poco se non il numero di greggi transumanti.

(foto C.Borrini)

Nella zona di pianura le pecore possono pascolare in due ambienti diversi: in prati vecchi o abbandonati e nelle stoppie di mais.

(foto C.Borrini)

Quest’anno a Cameri, specialmente nella parte nord-ovest, le stoppie sono piuttosto scarse a causa di una violenta tromba d’aria del 6 agosto che ha allettato tutte le coltivazioni di mais che sono state trinciate per fare biogas. Come l’anno scorso alla fine di gennaio un gregge è giunto a Cameri, mentre un altro molto grosso si trova ancora nella zona di Oleggio. Il gregge quest’anno ho voluto seguirlo per quasi una giornata intera, una giornata molto bella e tiepida dal punto di vista meteorologica e molto interessante dal punto di vista conoscitivo. Sono arrivato al mattino quando le pecore erano ancora tutte nel recinto ed ho assistito al lavoro del pastore nel controllare le nascite degli agnellini, nel farli poppare, ecc.

(foto C.Borrini)

Una pecora un po’ restia ad allattare è stata legata corta alla roulotte con il piccolo vicino; dopo circa una mezz’oretta tutto è ritornato normale e l’agnello ha iniziato a poppare.

(foto C.Borrini)

All’arrivo del pastore sono state tolte le reti del recinto, si sono caricati gli agnelli sul carro, quindi il cane ha radunato il gregge per la partenza in cerca di altre stoppie di mais (già  individuate dal pastore il giorno prima).

(foto C.Borrini)

Siamo quindi partiti ma mi sono accorto che il tragitto è stato di molto allungato.

(foto C.Borrini)

Se uno vede si rende conto dei problemi che si possono verificare durante gli spostamenti: il pastore mi ha spiegato che il tragitto più breve comportava il passaggio sulla provinciale anche se solo per poche decine di metri e in secondo luogo si sarebbero costeggiati dei campi di grano quindi con il rischio di procurare dei danni alla coltura.

(foto C.Borrini)

Giunti alla stoppia le pecore si sono subito sparpagliate ed hanno iniziato a pascolare tranquillamente. Ho accompagnato il pastore al luogo di partenza per recuperare la roulotte, quindi sono andato per le mie faccende. Il pomeriggio sono ritornato dal gregge intento al pascolo.

(foto C.Borrini)

Bello vedere le pecore che frugano il terreno con il muso alla ricerca di qualche pannocchia di mais da sgranocchiare, vedere il cane che riporta all’ordine le pecore un po’ indisciplinate e le capre che continuano ad aggredire arbusti e rovi dove trovano ancora qualche foglia secca.

Un lungo, minuzioso e prezioso reportage, quello di Carlo… Ma non finisce qui, perchè altre greggi arriveranno presto dalle sue parti.

Un arrivederci al pastore che ora si sposta verso Novara, quindi mi sposto più a nord dove staziona un grosso gregge di un amico che tra qualche giorno transiterà da Cameri e che vedrò di seguire.

Ed io quel gregge l’ho incontrato ieri in modo virtuale, grazie agli amici dalla Svizzera Eva e Karl, titolari di un’azienda. Mi hanno segnalato questo servizio andato in onda sulla TV svizzera. Dura quasi un’ora, quindi godetevelo con calma e seguite la vita e la storia di Ernestino, Renza, i loro aiutanti, il gregge dall’inverno alla transumanza autunnale. Un bel servizio senza eccessi di poesia, molto realismo. Perchè sulla TV italiana non fanno vedere qualcosa di simile?

Troppa poesia

Ieri sera, guardando Geo&Geo, ho visto un servizio sulla Val d’Aosta dove si parlava della vita del margaro. Bellissime immagini, ma avrei diversi appunti da fare. Sicuramente la famiglia ritratta nel video non ha recitato, quella che era ritratta era la loro vita reale, ma… innanzitutto non si sentiva mai la loro voce, solo quella fuori campo del commento al video.

Valchiusella, Alpe Piera

E questa voce mostrava una vita lontana da ogni forma di modernità, una vita senza tempo lassù sull’alpe. Una scelta di vita, dettata dalla passione per la montagna (montagna, non animali, secondo il commento). Ma quale messaggio è passato al pubblico? Chi lo vede, che impressione, che idea si è fatto sul mondo dell’alpeggio e dei suoi protagonisti? I soliti stereotipi! Perchè non si sentiva la voce di padre, madre e figlio? Erano davvero contenti di avere un alpeggio dove si sale solo a piedi, senza luce, con edifici “tradizionali” privi di comodità e lussi? Mi spiace che il video non sia presente su Rai replay, perchè avrei voluto che lo vedeste.

Valchiusella, Alpe Moriondo

Sicuramente chi sceglie la vita d’alpeggio sa a cosa va incontro. Non si soffre per la solitudine e si sta bene lontani dalla folla della metropoli o del fondovalle, ma anche ai margari e pastori piace stare in compagnia ogni tanto, fare festa, trovarsi con gli amici! Non si sceglie l’alpeggio in funzione delle baite, ma…

Val Germanasca

Piace la struttura tradizionale come abitazione d’alpe, ma se questa nel tempo è stata ristrutturata e dotata dei minimi confort (luce, acqua in casa, servizi igienici…) è sicuramente preferita da qualsiasi famiglia che si troverà a trascorrervi i mesi estivi. Permettetemi poi di sottolineare come ciò sia apprezzato soprattutto da una donna!

Val Pellice, Alpe Giulian

Cosa dicevano poi i nostri giovani amici in Val Pellice, pensando al bambino in arrivo? Speravano che il Comune finalmente potesse intervenire per ristrutturare le baite, avere strutture sia per le persone, sia per gli animali. Ricordo bene le parole di Katia: “…una stalla, per mungere dentro, soprattutto quando piove e fa freddo. Così posso poi portarmi dietro il bambino mentre lavoro…“. E benedicevano la centralina (luce ed acqua calda!!) e la strada. Altrimenti non penso proprio che l’Alpe Giulian sarebbe tornata ad essere utilizzata/abitata.

Val Pellice, la strada che porta agli alpeggi Giulian e Bancet

Già, la strada. L’altra sera, durante una presentazione, dal pubblico si è levata una voce contraria alle piste che raggiungono gli alpeggi. Ne abbiamo già parlato altre volte. Io ritengo fondamentali le piste che permettono di salire in alpe con l’auto. Chiuse al traffico, destinate agli aventi diritto, ma ci devono essere per garantire la prosecuzione dell’attività d’alpe. Poter portare su tutto il necessario, effettuare lavori di manutenzione, riparazione delle strutture, poter avere cibo fresco (frutta e verdura!), poter raggiungere in poco tempo (relativamente) chi vive lassù stabilmente, poter scendere e risalire quando è necessario andare a risolvere qualche faccenda legata alla burocrazia, poter essere raggiunti da un veterinario in caso di urgenza, ecc.

Valli di Lanzo

La poesia di queste immagini è soprattutto nell’occhio di chi le guarda. Chi sceglie di andare a fare un trekkking a cavallo, chi sceglie la “vacanza avventura”, nel corso di tutto il resto dell’anno generalmente ha una vita in cui non mancano i comfort e, per provare emozioni diverse, prova a privarsene temporaneamente. C’è anche chi sceglie (sempre volontariamente) di cambiar vita e privarsi di lussi e comodità in eccesso che spesso ci circondano, ma sono per l’appunto SCELTE volontarie.

Valchiusella

Per altri è la consuetudine di una vita, si è abituati a stare così, ma magari le generazioni successive hanno deciso di non seguire le orme dei genitori proprio per il tipo di vita che comportano? Va bene la passione, però è sempre più difficile reggere il confronto con un mondo così diverso da quello in cui invece ti trovi a vivere e lavorare in certe realtà.

Val Maira, Gardetta

Nel video si sottolineava come la mungitura avvenisse ancora manualmente, ma ho visto la differenza tra alpeggi in cui si munge per ore a mano ed altri invece nei quali si utilizzano sistemi di mungitura meccanizzata. Un bel risparmio di tempo e di fatica! Per qualcuno è una scelta, per altri un obbligo, dove non c’è la possibilità di fare diversamente.

Biellese

Può essere pittoresco e romantico il fuoco a legna, il paiolo, la candela o la lampada ad acetilene, ma che sollievo entrare in baita, schiacciare un pulsante ed avere la luce! Che meraviglia avere una stufa a legna con non fuma annerendo tutto, sulla quale cuocere pasti vari e non sempre e solo polenta… Per qualcuno avere la TV in alpeggio è “scandaloso”, per altri è anche un modo per rilassarsi qualche minuto dopo una dura giornata di lavoro ed anche tenersi informati su ciò che accade laggiù… Personalmente sto bene senza, ma è una mia opinione. E’ giusto che il progresso arrivi anche in alpeggio, se vogliamo che questo mestiere non muoia. Basta (come in tutti i campi) saperlo dosare con intelligenza! Ma togliamoci dalla testa quello stereotipo romantico della vita sull’alpe!

Attenzione alle esagerazioni!

Sull’argomento ci sarebbe da scrivere per ore, ma mi limiterò ad una breve riflessione giusto per mettere in chiaro alcuni punti. Parlo di pascolo vagante da anni, molte volte gli argomenti si sono ripetuti, all’interno di questo blog, anche perchè ovviamente l’attività del pastore, di anno in anno, ha momenti simili legati allo scorrere delle stagioni. Adesso siamo alle porte dell’inverno…

All’aria di neve dei giorni scorsi ha fatto seguito una vera e propria nevicata, più o meno intensa a seconda delle zone. Ciò fa parte di quello che ti può capitare, nel corso dell’anno, praticando il pascolo vagante. Certi inverni sono meno duri, altri invece, tra neve e freddo, possono portare all’interruzione temporanea del pascolo vagante. “Fermare le pecore”, dicono i pastori. Non più cercare foraggio spostandosi sul territorio, ma portare il foraggio dalle pecore (fieno, mais, ecc…).

Ovviamente è il pastore a sapere quando questo è necessario, fa parte del mestiere, come in qualsiasi lavoro. La differenza è che il pastore ha la responsabilità dei suoi animali, esseri viventi e non macchinari. L’allevamento, la pastorizia, è un mestiere, quindi (oltre alla passione) alla fin fine ci deve essere un reddito e quindi è nell’interesse primario dell’allevatore avere animali che stanno bene e che potranno quindi fornire un buon reddito (dalla vendita di animali da macello, dalla vendita del latte, ecc…).

Siamo sotto Natale, ci piace vedere i Presepi con i pastori e le pecorelle, poi però c’è chi si agita quando, viaggiando in auto, vede un gregge (o animali in generale) all’aperto! Si verifica un doppio fenomeno: mi capita sempre più di incontrare persone che disprezzano i loro simili, fanno finta di non vedere una persona in difficoltà, ma strillano e pretendono attenzione e “giustizia” quando, a loro modo di vedere, c’è un animale “maltrattato”. Attenzione!!! Non umanizziamo gli animali! Le loro esigenze e le loro condizioni di “benessere” sono diverse da quelle dell’uomo! A differenza dell’uomo, gli animali fanno ancora pienamente parte dell’ambiente e della natura, che li ha dotati di accorgimenti (pellicce come prima cosa) adatti a vivere all’aperto. Voglio invitarvi a leggere questo bel documento (l’unico chiaro trovato in rete, guarda caso non è riferito all’Italia, ma alla Svizzera). Tenete conto che i pastori vaganti in Svizzera affrontano inverni ben più freddi dei nostri, da cui la necessità di evitare i parti (per lo meno all’aperto) in quel periodo. Permettetemi di riportare in evidenza le parole contenute nel documento che vi ho citato: “La Protezione degli Animali riceve spesso delle segnalazioni da parte di cittadini attenti che si preoccupano del benessere degli ovini detenuti all’aperto. Soprattutto in inverno, quando le notti sono gelide e in estate, quando il sole dà l’avvio alla stagione calda. Iniziamo subito col dire che la detenzione all’aperto è più adeguata per gli animali rispetto alla stabulazione. Essi possono soddisfare meglio la loro esigenza naturale di movimento e di occupazione. L’aria fresca gli fa bene e gli ovini sopportano meglio il freddo secco che il caldo. Fanno eccezione le condizioni meteorologiche ventose con freddo umido, perché gli manca il necessario cuscinetto d’aria nella lana. La Protezione degli Animali è favorevole alla detenzione all’aperto di ovini (e bovini) durante tutto l’anno.

Pascolo vagante ad Artegna-UD (foto G.Morandi)

Finalmente delle parole chiare! Ho cercato qualcosa di altrettanto semplice per la normativa italiana, ma mi sono persa nei meandri dei comma e codicilli. I pastori vaganti italiani intanto si evolvono e diventano informatizzati, così contribuiscono a far conoscere maggiormente il loro mondo e le loro condizioni di lavoro. Ecco allora immagini di neve comparse sui loro profili facebook, dove orgogliosamente mostrano i loro animali al pascolo all’aperto, anche con la neve (ma non in quantità tali da impedire il pascolamento).

Pascolo vagante nel varesotto (foto R.Morandi)

Sono deleterie certe trasmissioni televisive seguite dal grande pubblico, dove costantemente gli allevatori sono presentati come aguzzini che maltrattano il bestiame. Vi sono effettivamente casi gravi dove le autorità competenti devono intervenire (cavalli allevati in cantine buie nel centro delle città??!?!!), ma… come avevo già scritto qui, in altri casi prima di dover aiutare gli animali, bisognerebbe aiutare le persone! Recentemente ho visto su Striscia la Notizia l’ennesimo servizio su “animali maltrattati”, dove il luogo era sì poco idoneo (un baraccamento con rottami sparsi un po’ ovunque), ma gli animali avevano le mangiatoie piene di fieno e acqua da bere, infatti per quel poco che si è visto non sembravano magri o sofferenti. Mi vengono poi in mente certe campagne per “salvare” gli agnelli, con persone che si portano a casa (spero almeno in giardino) un agnello per evitarne la macellazione. Vorrei che questi sapessero che stanno operando un grave maltrattamento all’animale, allungandogli la vita sì, ma condannandolo ad una luna sofferenza. Sempre dal sito svizzero: “La pecora è un animale gregario e non dovrebbe mai essere tenuto da solo, a meno che malattia o parto lo rendano temporaneamente necessario. L’animale deve allora avere in ogni caso un contatto visivo con i suoi conspecifici.

Su Geo&Geo e… un interessante seminario

Per chi ieri pomeriggio era al pascolo (come me) o altrove, qui potete vedere il servizio sulle lane andato in onda ieri pomeriggio su RAI3 durante Geo&Geo. Vengono mostrate alcune mie foto e si nomina la sottoscritta… Sono in attesa di sapere dalla Redazione de davvero sarò, in futuro, ospite di una puntata

Invece, di seguito inserisco il programma di un interessante seminario aperto al pubblico che si terrà all’Università di Agraria di Torino. Vi invito (se ne avete le possibilità) a partecipare.

Seminario

L’AGRICOLTURA DI MONTAGNA: L’ABBANDONO E IL RITORNO

Venerdì 30 novembre 2012

Aula C – Dipartimento Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA)

via Leonardo da Vinci, 44, Grugliasco

09.00                    Saluto delle autorità

Intervengono: Ivo Zoccarato (Direttore Dipartimento Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari); Alberto Alma (Direttore Scuola di Agraria e Medicina Veterinaria); Bruno Giau (Presidente Centro Studi per lo Sviluppo Rurale della Collina); Lido Riba (Presidente UNCEM); Pietro Piccarolo (Presidente Accademia di Agricoltura); Luciana Quagliotti (Presidente onorario Associazione Museo dell’Agricoltura del Piemonte)

09.30                    Introduzione

Valter Giuliano (Presidente Associazione Museo dell’Agricoltura del Piemonte)

09.45                    Relazioni – Prima parte “L’abbandono”

Intervengono: Marcello Bianchi (Università di Torino), Filippo Brun (Università di Torino), Beniamino Marchetti

Modera: Paolo Sibilla (Università di Torino)

11.00                    Coffe break

11.30                    Relazioni – Seconda parte “Il ritorno”

Intervengono: Federica Corrado (Politecnico di Torino/Dislivelli), Giacomo Pettenati (Politecnico di Torino/Dislivelli), Marzia Verona (Scrittrice e pastore, Progetto ProPast), Franco Bronzat (Scrittore e produttore di vini); Andrea e Silvia Scagliotti (Azienda Scagliotti), Alessandro Moschietto (Studente e agricoltore in Val Sangone), Aurelio Ceresa (Laurea Produzioni Animali, alpeggio in Valle Orco).

Modera: Giuseppe Dematteis (Dislivelli)

13.15                    Pausa pranzo

14.30                    Presentazione volumi, trailer film

Paolo Sibilla, Approdi e percorsi: saggi di antropologia alpina (Olschki, 2012)

Marzia Verona, Di questo lavoro mi piace tutto (L’Artistica Editrice, 2012)

Luca Battaglini, trailer del film “Storie di pastori”(Progetto ProPast)

Modera: Valentina Porcellana (Università di Torino/Dislivelli)

 15.30                    Tavola rotonda

Intervengono: Giorgio Alifredi (Associazione Terre Alte), Martino Patti (Castagneto Po), Martino Noce (studente), Silvia Novelli (Centro Studi per lo Sviluppo Rurale della Collina), interventi liberi (testimonianze del mattino).

Modera: Valter Giuliano (Associazione Museo dell’Agricoltura del Piemonte)

17.30                    Chiusura lavori

Dai monti, d’estate

Prima di proporvi un po’ di foto ricevute nel corso dell’estate, volevo segnalarvi che oggi pomeriggio, nel corso della trasmissione Geo&Geo su RAI3, si dovrebbe parlare di pecore e lana e dovrebbero anche proiettare alcune mie foto. Non ho più ricevuto conferme a riguardo, quindi il condizionale è d’obbligo… Per la mia presenza in trasmissione sto aspettando che mi facciano sapere qualcosa!

(Foto M.Verona)

Partiamo con un’immagine dalla Val Pellice, gregge sorvegliato dal cane da guardiania.

(Foto C.Borrini)

Poi riprendiamo il viaggio con Carlo, che ci conduce nuovamente al Colle del Nivolet. “Come mi ero ripromesso, sono tornato al Colle del Nivolet per poter trovare Ettore il pastore margaro che ho incontrato alla fine di giugno con il gregge e con la mandria a Ceresole Reale. Purtroppo quando siamo arrivati al colle le pecore avevano già lasciato il recinto che era occupato solo da una pecora con il suo agnello.

(Foto C.Borrini)

Il gregge l’ho visto di fronte a me al di là di una piccola valle (impossibile per le mie capacità di scalatore da raggiungere). Comunque avendolo di fronte sono riuscito a scattare alcune foto dove si nota il gregge che disegna delle coreografie che i registi teatrali si possono sognare.

(Foto C.Borrini)

Nel pomeriggio scendendo ci siamo fermati all’Alpe Agnel dove c’era una mandria di vacche al pascolo. All’alpe ci siamo fermati per comprare un po’ di toma dalla signora Bruna che mi ha spiegato che Ettore era al Nivolet con le pecore. Con la signora Bruna ci siamo intrattenuti per quasi un’ora (la signora è molto loquace) parlando di tutto, dai problemi dei pastori e dei margari, ai problemi della sanità, della scuola, della crisi, mancava solo di parlare di calcio e poi eravamo a posto. Mi avevi detto che in quella zona conoscevi un pastore chiamato Bersagliè e che da un po’ di tempo non avevi notizie. La signora Bruna mi ha detto che sta bene ed era anch’esso al Nivolet con le pecore.

(Foto C.Borrini)

Un saluto alla signora Bruna e al cane che non ha mai disdegnato le nostre coccole e qualche crosta di formaggio e ripartenza per la pianura a soffrire un po’ di caldo.

Con il racconto di Carlo ho smaltito gli arretrati di agosto… Prossimamente pubblicherò le altre foto/storie che mi avete inviato.

Prima di parlare…

Vorrei commentare qui con voi due cose d’attualità, che pur riguardando un po’ tutti, sono anche “di stretta pertinenza” con questo blog. Niente di nuovo, parole già fatte e già dette, però… Avevo voglia comunque di dire la mia.

Iniziamo con questo video andato in onda un paio di sere fa su Striscia la Notizia. Non è la prima volta che ho un senso di fastidio durante i servizi di questo “amico degli animali” e sempre più spesso lo sento citare in bocca alla gente comune, quelli che prendono per oro colato quello che si vede in TV e non applicano minimamente senso critico e ragionamenti. Insomma, ho un po’ l’impressione che questi servizi di denuncia stiano facendo male alla categoria degli allevatori. A pagarne le spese sono sempre più gli onesti e corretti che non quelle “pecore nere” che invece sarebbero decisamente da colpire e denunciare! Comunque, tornando al servizio realizzato qui vicino, in Val Chisone, ad Inverso Pinasca, voi cosa ne pensate? Prima cosa, come mai la troupe entra indisturbata nelle camere senza la presenza dei proprietari? Erano accompagnati dalle forze dell’ordine con un mandato? Io se entrassi in un prato con il gregge senza il permesso del proprietario potrei prendermi una denuncia per pascolo abusivo, che se non sbaglio è reato penale… E poi tutto il servizio era sullo stato in cui erano tenuti gli animali. Niente da dire, la situazione era inaccettabile, cani ovunque, condizioni igieniche disastrose, bestie sempre rinchiuse (anche se apparentemente alimentate a sufficienza, tranne quella vacca di cui si mostrava la magrezza), mai messe al pascolo. Non ho visto gli orecchini alla capra (ditelo, a Stoppa, che non è un ovino!!!!!) e non sono riuscita a vederli ai bovini… Ma non credo che l’allevamento sia interamente abusivo. Però a me hanno fatto pena le persone. Premetto che non li conosco, ma so per certo che esistono tra valli, colline e pianure numerose situazioni simili. A differenza di altri servizi analoghi, in cui il detentore degli animali aggrediva la troupe, questi due mi hanno fatto veramente una gran pena. Per loro probabilmente gli animali non erano mal tenuti e sono sicura che, a modo loro, li curano amorevolmente. Solo che ci troviamo in una situazione di grave degrado sociale ed è impossibile che nessuno la conoscesse. E’ giusto denunciare queste persone per maltrattamento degli animali? Non sarebbe più giusto andare a cercare chi ha lasciato “all’abbandono” le persone?

Veniamo ad altro. Sempre per fare disinformazione o cattiva informazione sul mondo dell’allevamento… Ogni anno (ed infatti quest’immagine è del 2011, anche se su Facebook ha ripreso a circolare) sotto Pasqua iniziano le campagne di vegetariani e vegani contro la macellazione degli agnelli. Non discuto, si può essere contrari o d’accordo alla macellazione (di tutti gli animali) ed al consumo di carne. Ma fare campagne propagandistiche che mirano a raggiungere il maggior numero di persone ignoranti e facilmente impressionabili, campagne a base di assurde falsità è da denuncia. Quella roba che ho inserito sopra è diffamazione nei confronti degli allevatori, dei macellai e dei veterinari.

Siamo in Italia e la carne d’agnello italiana che viene venduta sui banchi dei macellai non è imbottita di medicinali (ogni bestia condotta al macello non deve essere stata sottoposta a terapie mediche di alcun tipo), non è stata ammassata sui camion senza acqua ne cibo e la macellazione non avviene in quello strano modo descritto sopra. L’animale viene prima stordito e poi dissanguato. I controlli ci sono. Per chi è contrario, le cose non cambiano. Ma abbiate almeno la correttezza di dire le cose come stanno. Fate uguali campagne per i polli ed i maiali, se proprio lo volete. Oppure state zitti, che si fa più bella figura. Prima di parlare bisognerebbe almeno documentarsi, a meno che volutamente si voglia fare disinformazione ed audience. Voi che ne dite?

I nostri amici in TV

Eccomi di nuovo qui per invitarvi ad accendere la televisione per vedere volti noti, amici di questo blog che vanno in onda in una trasmissione RAI. Infatti domani, durante la puntata pomeridiana di Geo&Geo (RAI3, dalle 17:00), verrà trasmesso un servizio sulla transumanza, realizzato lo scorso autunno in Valle Stura (CN), durante la discesa del gregge dall'Alpe Ischiator.

Posso darvi un'anteprima di quello che potremo vedere domani grazie alla foto scattate da Gloria in quella giornata. Qui vediamo Bruno pronto a guidare il cammino del gregge.

Le foto risalgono all'autunno, Gloria prevedeva una messa in onda a breve termine, invece è già quasi ora di ripartire verso i monti! Però almeno questa volta (spero) non sentiremo la conduttrice del programma affermare che "la pastorizia e la transumanza sono dei mestieri ormai abbandonati", cosa che invece mi è capitato di sentir dire in occasione di servizi simili, realizzati in altre regioni d'Italia.

Conosco questi paesaggi, conosco questi luoghi che frequento fin da quando ero bambina, quando però la meta erano solo le montagne e non gli alpeggi, quando le greggi erano poco più di un elemento del paesaggio, e mai avevo provato quell'emozione di camminare sulla strada della transumanza.

Ecco invece un ragazzino che ha la fortuna di vivere questi momenti. Lui è Daniele e Gloria ci racconta che: "…ha preferito farsi i 20 Km a piedi piuttosto che stare 4 ore a scuola!". Sono la prima a dire che la scuola è importante ed anche quelli che poi vogliono scegliere la strada dell'allevamento devono comunque acquisire le conoscenze e le competenze che li aiuteranno nel loro cammino (perchè ormai anche il pastore vagante, anche il margaro devono sapersi districare tra burocrazia, numeri e scartoffie!!), ma il giorno della transumanza, quello è imperdibile!

Il gregge di pecore sambucane scende lungo la strada, passa la catena che blocca l'accesso all'alta valle (la pista è riservata agli aventi diritto, chi vuole salire lassù come turista giustamente deve farlo a piedi) e si avvia verso il fondovalle.

Le riprese video ci aiuteranno a vivere questi momenti anche con i suoni, ma chi sa cos'è una transumanza non avrà difficoltà ad immaginare cosa succede, il ticchettio delle unghie sull'asfalto, i belati, il passo veloce degli uomini davanti al gregge…

Ancora Bruno davanti alle pecore. "Nel primo pomeriggio il tempo era ancora buono, ma man mano che scendevamo si faceva più coperto, tuttavia però è andata bene perché abbiamo preso la pioggia quando eravamo quasi arrivati a Vinadio", ci racconta Gloria.

Questo scatto ha un sapore particolare, una luce calda, coglie esattamente l'atmosfera della transumanza, quel misto di gioia e tristezza che caratterizzano queste giornate d'autunno. Secondo me la transumanza perfetta è quella che avviene a piedi in un giorno di sole ancora caldo, ma con l'aria fredda di fine stagione che si fa strada e cancella il rimpianto, perchè ormai è proprio ora di scendere e non guardare ai monti fin quando l'erba tornerà verde. Insieme a Daniele, qui vediamo Sergio.

Giù, giù verso i centri abitati, verso la cascina, verso gli ultimi pascoli prima di ritirarsi nella stalla per la (lunga?) stagione invernale.

Si passa sul ponte, il cammino continua, bisogna raggiungere Vinadio. "Lungo tutto il percorso siamo stati accompagnati  dagli operatori della RAI per il documentario di Geo & Geo…", ci racconta Gloria, quindi vuol dire che, tagli permettendo, questa transumanza la vivremo tutta!

L'ultima immagine dei nostri amici ritrae l'ingresso del gregge in galleria. Mi piace pensare che sia un po' il simbolo dell'inverno, della stagione al chiuso in stalla, lontano dai pascoli, dalla luce viva del sole di montagna. Questo non è pascolo vagante, ma allevamento di montagna, in un certo senso ancora più difficile, perchè chi ancora vive e lavora in quota deve affrontare disagi, difficoltà e spesso rischia di essere dimenticato. Ma forse è un po' tutta la pastorizia che rischia l'oblio, che è in pericolo di essere inghiottita da quel buco nero che si vede lì davanti al gregge…

Addii e riflessioni

Lunedì abbiano accompagnato in tanti, tantissimi, Morena Aglì nel suo ultimo viaggio. Visto che (come sempre) la notizia della sua scomparsa è stata trattata con clamore nel momento in cui è accaduta, ma poi nessuno ha fatto le dovute precisazioni dopo, volevo chiarire qui che non si è trattato di un incidente sul lavoro, ma di un aneurisma. Non cambia la sostanza, purtroppo, ma almeno alla famiglia sarà risparmiata una sofferenza ulteriore. Sono in attesa che mi vengano comunicati i riferimenti del conto bancario su cui verrà aperta la sottoscrizione per la piccola Melanie, vi farò sapere al più presto.

pietro scala

Un altro addio, qualche giorno fa, a Pietro Scala, 85 anni, pastore di Rueglio in Valchiusella, papà di Natalino Scala. L'avevo conosciuto insieme al gregge del figlio e della nuora anni fa, quando scrivevo il mio libro "Dove vai pastore?", ma l'avevo "incontrato" già prima, su "Fame d'erba".

Come scrive nel suo articolo l'amico Giacomo Grosso, che mi ha comunicato la triste notizia e mi ha inviato foto e testo, Scala aveva 85 anni e, prima di fare il pastore, era stato un noto musicista, suonatore di fisarmonica, direttore della banda del paese, capo orchestra di una formazione di suonatori ruegliesi. Era in tourneé in Svizzera quando l'aveva raggiunto la notizia della morte del padre, ma rientrò in patria ed iniziò a dedicarsi alla cura ed alla conduzione del gregge di famiglia.

Un altro addio oggi lo darò ad un parente "alla lunga", in questo momento non so bene il grado di parentela che ci lega, ma Lidio è forse in qualche modo responsabile della mia "maladia"? Le prime pecore della mia vita le ho viste nella vecchia stalla angusta al piano terra della casa in Borgata Porta dove lui ha sempre abitato con la sorella Ersilia. Andavo a spasso con mia mamma e passavamo sempre a salutarli, ed io andavo a vedere quelle poche pecore… Evidentemente è rimasto qualcosa di latente che è riemerso con il tempo! Adesso anche lui se n'è andato.

Infine vi invito a riflettere guardando ed ascoltando la puntata di TG2 Dossier andata in onda sabato sera. Per chi se la fosse persa in diretta (le trasmissioni interessanti vanno in onda alle 23:35…), qui la potete vedere integralmente. (Ah, le foto inserite in coda al servizio sono le mie!!!!) Purtroppo lo spazio era poco e, in una carrellata su tutta Italia, ovviamente i problemi e le tematiche si potevano solo accennare. Riguardandola con calma ieri, ho notato una cosa. Dal servizio, i "nostri" pastori sembravano felici e senza problemi. Una vita grama, sì, ma scelta da loro. Invece gli altri intervistati erano combattivi ed arrabbiati. Un po' non sono stati inseriti i problemi della pastorizia nomade, che pure erano stati menzionati (divieti di pascolo, prezzo della carne, della lana, intolleranza, ecc…), un po' il paragone era tra realtà molto diverse. Avremmo forse dovuto andare da altri pastori, altri tipi di azienda, dove si munge, dove si caseifica, ed allora il confronto sarebbe stato pari. Però, nello stesso tempo, mi ha anche commossa vedere Giorgio e Fulvio parlare con quella grande passione per il loro lavoro. Avete notato il loro sguardo? Il modo con cui parlavano degli animali? Vorrei che questo servizio lo vedessero quelli che poi devono prendere delle decisioni politiche, economiche. Vorrei che capissero anche loro cosa vuol dire PASSIONE, vorrei che pensassero a quello sguardo, a quello del ragazzo sardo che parla della decisione di non metter su famiglia, vorrei che firmassero documenti e votassero leggi con quelle parole ben in mente. E' una speranza forse vana, ma sono le piccole gocce che scavano e modellano le rocce.

In coda a questo pezzo, permettetemi di ricordarvi, venerdì 18 marzo 2011, l'appuntamento a Prarostino (TO), Sala Consiliare, dove alle ore 21:00 ci sarà una serata durante la quale presenterò "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora".

Due importanti annunci e foto varie

Notizie, eventi, incontri, annunci e normali giornate di pascolo vagante che si accavallano, ho materiale in abbondanza per il blog, ma non posso far attendere oltre queste due notizie. La prima, appresa ieri, è che nella puntata di domani, sabato 12 marzo, di TG2 Dossier, andrà in onda la puntata all'interno della quale ci sarà anche l'intervista con due pastori vaganti piemontesi, Giorgio Bergero e Fulvio Benedetto. Ore 23:35 su RAI2. Successivamente la puntata potrà essere vista direttamente dal sito della RAI.
Dalla Comunità Montana Valle Stura di Demonte invece mi pregano di far conoscere questo bando, per l'assegnazione in affitto di due porzioni di capannone-stalla con annesso terreno agricolo. Qui per scaricare bando e allegato, qui la domanda.

Qui abbiamo un incontro autunnale dei miei genitori e dei loro compagni di gite in montagna in Val Pellice, salendo alla Sea.

Altro scatto del gregge di capre curiose che sembrano proprio attendere gli escursionisti di passaggio.

Queste altre immagini provengono dalla Val d'Aosta. "Ciao Marzia, sono Manuel, quel ragazzo che l'anno scorso era insieme a Francesco a Biella alla rassegna e siamo andati insieme a vedere le pecore sulla collina. Ho scattato un paio di foto e te le mando nella speranza che ne vorrai pubblicare qualcuna. Iniziamo con la mia stalla che è una delle poche (si contano sulle dita di una mano) rimaste ad Aosta città."

"Per ora nessuno si lamenta degli animali ecc. come è capitato per altre stalle in centri abitati della valle, anzi, si preoccupano se non sentono ragliare l'asina e i bimbi del vicinato la viziano a coccole e pane secco, per non parlare di quando ci sono gli agnelli!"

"Questa foto invece ritrae Giuditta, la mia asina, che ha voluto mettersi in posa per un autoscatto con me."

"In queste altre foto siamo io e Francesco che spostiamo il nostro piccolo gregge in un nuovo pascolo. Le altre foto sono foto che ho scattato agli animali al pascolo."

Certo che è "strano" vedere le pecore in questi posti, però pensate a cosa fanno questi animali, pensate al loro ruolo di pulizia e manutenzione del territorio…

"Puoi vedere che oltre alle Rosset tipiche della Valle d'Aosta ho comperato tre capi incrocio Suffolk e c'è anche un incrocio con una biellese (pegolla, come diciamo noi qui). Oltre a 13 pecore ho anche 6 capre di razza alpina comune."

"Insomma, sono molto contento di come vanno le cose qui, perchè alla gente fa piacere vedere pulito e ordinato, e che siano dei ragazzi a svolgere queste  attività, e sempre piu sovente ricevo richieste per pascolare terreni altrui, altrimenti se fosse per i miei possedimenti potrei tenere due pecore e basta!!". Una ventata di speranza, nel leggere queste parole di Manuel! Grazie per le (belle) foto ed il commento che le accompagna, continua così e… con la primavera ci vediamo dalle tue parti, che vengo a raccogliere un po' di interviste!

Storie di pastori (e capretti) alla RAI – parte II

Ci siamo lasciati alle spalle il Parco di Stupinigi, dove avevamo incontrato Giorgio, e abbiamo imboccato l'autostrada per Asti. Questa giornata in Piemonte sarebbe stata l'unica per la troupe di TG2 Dossier che poi sarebbe ripartita verso la Sardegna, quindi purtroppo non li avrei accompagnati anche nel Biellese. Il giornalista mi confida che stava quasi per rinunciare al Piemonte, per questo servizio, ma poi si è fidato dell'istinto e di quel qualcosa che gli avevo trasmesso quando ci eravamo sentiti al telefono. Mi sa che era "la maladia", il "senso per le pecore", quello che fa sì che, tra l'altro, gli appassionati riescano a vedere greggi ovunque… oppure che mi porta a girarmi casualmente mentre transitiamo su di un viadotto, così scorgo il pick-up ed il rimorchio che compongono l'accampamento di Fulvio. Andiamo a pranzare ad Asti, poi cerchiamo il pastore.

Il gregge avanza sulla collina, tra l'erba ingiallita. Questi sono i pascoli di stagione, da queste parti. Nonostante l'apparenza, gli animali trovano di che nutrirsi e stanno meglio qui che in certe zone pianeggianti e fangose. Il cielo è grigio, cadeva persino qualche goccia di pioggia, ma per fortuna in questo momento sembra che il maltempo non ci infastidirà e ci permetterà di concludere il lavoro.

Dopo qualche ripresa di ambiente, avviene l'incontro con il pastore. Fulvio non è nuovo ad interviste, filmati, articoli, documentari, ma non per voglia di apparire, quanto per la sua storia, il modo in cui riesce a trasmettere l'amore, la passione per questo mestiere, la sua capacità di essere spontaneo e genuino, sia che parli con un amico, sia con un giornalista, sia davanti alla telecamera, che è come se non esistesse, per lui. Come se lì intorno ci fossero solo le sue pecore, le capre, gli asini, le colline…

I cani vengono a reclamare qualche carezza dai nuovi arrivati, Francesco e Fulvio chiacchierano ed il giornalista si fa subito un'idea del "personaggio". In seguito mi confiderà quanto abbia gradito quest'incontro. "All'inizio uno fa delle domande generiche, di circostanza, ma poi il bello è vedere quel che viene fuori." E con Fulvio gli argomenti e le ispirazioni non sono mancate. La transumanza a piedi, una vita a seguire il gregge, l'alpeggio, la famiglia, la figlia. "Volesse seguire il mio mestiere? Perchè no? Io la lascio libera di scegliere, adesso va a scuola ad Asti, ma piace anche lei, viene qui, d'estate è con me in montagna."

Sapevo che, in questa stagione, avrei trovato capretti a volontà, ma non speravo in uno spettacolo del genere. Ricordo che le capre "andavano al buc" quando ero stata su in montagna… Adesso ci sono capretti ovunque, radunati ai piedi dell'albero in mezzo al prato o sparsi qua e là nell'erba tra le pecore. Chissà se riuscirò a scattare qualche foto come voglio io? Quelle con questi diavoletti sulla schiena delle pecore? Sono anni che inseguo quelle immagini…

E' un quadro, il gregge in questo ambiente è un vero dipinto dai colori tenui. Le pecore sono belle, ben tenute, fanno la loro figura, gli agnelli sono grassi e rotondi, il pastore può essere orgoglioso dei suoi animali. E pensare che questo gregge l'abbiamo visto in montagna, sui pascoli dell'alpeggio, poi nel fondovalle, durante la lenta transumanza, nella pianura pinerolese e poi più giù, appena prima di Natale…

Nell'intervista Fulvio non ha esitazioni davanti alle domande di Francesco. E gli brillano gli occhi quando parla dei suoi animali, del crescerli, tirarli su, avere la soddisfazione di trovarsi circondato da un bel gregge, specialmente quando riesci a saziarlo, a trovare pascoli sufficienti. "Sei sempre contento…!". "Mah… mica sempre! Ci sono anche quei giorni che… Ma con questo lavoro, bisogna andare avanti!". Mi è capitato di vedere Fulvio arrabbiato, ma sfogato il nervoso tutto torna come prima. D'altra parte, per fare questo mestiere, bisogna per forza avere uno spirito adatto: se ti lasci abbattere dalle difficoltà e dai problemi, lasci perdere il pascolo vagante, un mestiere dove imprevisti ed inconvenienti sono sempre dietro l'angolo!

L'asino è caricato con la bastiera, Fulvio prende due agnelli per far vedere a cosa serve e come vengono caricati i piccoli. Spiega la necessità di tenere separati ed al caldo i neonati, racconta come la madre riconosca il piccolo dall'odore, ripete i gesti quotidiani davanti alla telecamera che lo insegue in mezzo al gregge.

Io intanto ho trovato i "miei" capretti. Eccone uno già comodamente sistemato in groppa ad una pecora che si era seduta a ruminare. La naturalezza di queste scene è quasi commovente. Spero di non rovinare l'attimo e fotografo con lo zoom, senza avvicinarmi troppo.

Altri capretti sono nell'erba secca, accucciati. Più in là un gruppetto balla e salta attorno ad un mucchietto di terra, riuscire a fotografarli è una missione impossibile, non stanno fermi un attimo.

Un altro sofà lanoso su cui trascorrere placidamente qualche minuto prima di ripartire verso i pascoli. L'erba da brucare qui è finita, ma il gregge attende il pastore, adesso impegnato con le telecamere. Sarà una sosta breve, la troupe segue Fulvio nelle sue attività, ogni tanto aggiungendo qualche domanda.

Vediamo un po' com'è questa poltrona? Salgo? Riesco a salire? Accidenti, scivolo… Ma stai un po' ferma, che io mi devo sistemare!

Ah, sì… Così sì che si sta bene. Adesso mi faccio un pisolino, che poi si riparte e c'è da camminare… Scusatemi, mi sono lasciata prendere dallo spettacolo, non si può restare indifferenti. Così come non posso restare lontano da questo mondo, dalle pecore, dal pascolo vagante, dai pastori, dalle loro chiacchiere, dagli aneddoti. Mentre Fulvio parlava, in alcuni casi sapevo già quale sarebbe stata la risposta alle domande che gli venivano poste.

Il pastore spiega, si immedesima nelle situazioni, le rivive mentre le racconta. Dice la sua sull'attualità, sul mondo che c'è lì oltre quei pascoli dove passa con il gregge. Moglie e figlia sono su Facebook. "Penso che anche quello sia buono, per i giovani, per tenersi informati, comunicare… Poi mia figlia sa quel che fa, il telefonino lo usa poco, quello che è giusto." Se la prende con la burocrazia, quello che viene imposto ai pastori. "E' mia moglie che va per uffici, lei ha tempo, io… come farei? Non capiscono, ti fanno fare la coda, poi ti chiedono di tornare, ma tu devi stare con le pecore, devono mangiare!"

Il lento pascolo vagante e, oltre la collina, il viadotto dell'autostrada con il traffico incessante, i camion che passano rombanti. La città di Asti è lì, poco lontana, ed il pastore parla dei rischi dell'inquinamento, dell'erba vicino alle strade che fa male agli agnelli, al suo senso di soffocamento nello stare in una metropoli. Capita di doverci andare, ma non è nel suo ambiente.

Ci sono anche i 17 asini e Fulvio mi spiega che ormai ci sono dei problemi anche ad allevare questi animali. "Hanno fatto l'anagrafe e devi avere il maschio con la genealogia. Io non ce l'ho, quindi non mi fanno i documenti per i puledri. Pensa che ad un certo punto mi hanno detto che i puledri non a posto dovevano essere… abbattuti! Ma ti rendi conto? Tutte queste storie per il benessere animale e poi vogliono abbattere i puledri? Ma dove siamo? Adesso sembra che l'abbiano aggiustata in qualche modo, avranno scritto <<figlio di N.N.>>, ma che ne so io se la mia soma è scappata ed è stata con qualche maschio?!?!!". Ride, il pastore, ma di fronte a certe assurdità della legge vien quasi da piangere.

Una pecora ha partorito, viene presa per essere marcata. "L'agnello lo segno dopo, quando sarà poi asciutto." Basta stare qualche ora con i pastori per vedere tante piccole quotidianità di questo mestiere. Ma solo vivendolo per lunghe giornate, settimane, anni si può arrivare a comprenderlo fino in fondo, andare oltre la poesia, il romanticismo, le apparenze positive e negative che derivano dal primo impatto.

Ci salutiamo velocemente, le pecore devono essere condotte altrove, qui il pascolo è finito. "Che personaggi, che storie…". Siamo tutti soddisfatti, resta l'attesa per vedere il risultato finale del filmato. Giorni e giorni di riprese, viaggi, chilometri, interviste, per ottenere poi 50' di trasmissione. Dovrebbe andare in onda nella giornata del 6 marzo, a TG2 Dossier, ma comunque mi faranno sapere. E poi si potrà rivedere qui sul sito RAI.