Appuntamento in Lombardia e foto

Rientrata dalla mia breve trasferta oltreconfine, di cui vi parlerò per più “puntate” qui sul blog, oggi vi annuncio un paio di eventi per il fine settimana in Lombardia e condivido le foto di un amico.

Innanzitutto, vi comunico che questo venerdì, 6 febbraio 2015, presenterò il mio libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014” a Cologne (BS), ore 21:00, presso la Cascina Ponte di Via Peschiera 1. Vi aspetto numerosi per vedere insieme le immagini e chiacchierare di pastorizia.

Nel fine settimana invece sarò ad Ardesio (BG), per l’annuale Fiera delle Capre e dell’Asinello. Qui l’intero programma della manifestazione della domenica, ma anche il convegno del sabato sera “Vivere in montagna: Protagonisti!”. Il libro “Pascolo vagante 2004-2014” sarà in vendita durante la fiera, cercatemi tra le bancarelle!

Adesso invece andiamo indietro nel tempo (o avanti con la fantasia!). Immagini estive, mese di agosto sotto le Pale di San Martino. L’amico Leopoldo mi ha mandato decine di foto, che smaltirò pian piano, come sempre, intervallandole ai miei post. Il gregge è quello di Fabio Zwerger.

Con queste belle immagini di montagna e di greggi, vi invito a tornare su queste pagine per conoscere insieme a me una realtà che sono andata a scoprire nei giorni scorsi. Grazie ancora a Leopoldo Marcolongo per gli scatti, sempre affascinanti, che ha piacere di condividere con gli amici del blog.

Dal mare al Vanoi

A Canal San Bovo (TN) quest’anno si è tenuta la prima edizione di una particolare “festa della transumanza”. Organizzata in semplicità, ma ottimamente, è una festa vera e non una ricostruzione o un evento finto ad uso turistico. Ovviamente però lo scopo era far arrivare turisti a conoscere il posto e incontrare greggi & pastori. Il sabato sera, proiezione del film “La strada di Denis” e presentazione del mio “Lungo il sentiero”.

I pastori erano già sul posto almeno dalla sera prima. Infatti al mattino presto avevano aperto i recinti per far pascolare gli animali. La giornata sarebbe stata lunga. Anche se la transumanza passava comunque di qui per raggiungere i pascoli alpini, per la “festa” il gregge sarebbe transitato in paese e bisognava rispettare più o meno le tempistiche indicate sui depliant informativi.

I pastori coinvolti erano tre e si davano una mano a vicenda per far sì che tutte le attività previste avvenissero per il meglio, cercando nello stesso tempo però di svolgere i loro lavori quotidiani. Come prima cosa c’era la passeggiata con l’asino, con un’accompagnatrice che avrebbe portato un gruppo di turisti (i più volenterosi e mattinieri).

E così, tra storia del paese, antichi mestieri, racconti di terribili alluvioni, dietro all’asina e al suo puledro, che sembravano più che altro interessati a far ritorno dal gregge, ci si ferma nella casa di un appassionato, trasformata in piccolo museo della civiltà contadina di ieri. Il proprietario rapidamente spiega l’utilizzo dei principali attrezzi, poi la carovana riparte.

La tappa successiva è la tosatura. Il secondo gregge infatti è “parcheggiato” più a valle lungo il fiume e, con o senza la presenza del pubblico, sono iniziate le operazioni per spogliare le pecore dal loro vello. Anche in questo caso, niente di “artificiale”. Il pastore tosa sempre in questa stagione quando arriva qui, al suo paese. Per tosare le pecore, c’è una squadra di professionisti appositamente reclutati.

Mentre pastori ed aiutanti lavorano, per i turisti è stata organizzata una “colazione” con prodotti tipici. Pastorizia, ma non solo, da queste parti! Ecco allora i formaggi a latte vaccino, tra cui un formaggio di malga stagionato dello scorso anno.

Intanto il gregge si prepara alla partenza. Le pecore hanno pascolato lungo il torrente, il sole inizia a scaldare, arriva anche la RAI a girare alcune immagini che verranno poi trasmesse al telegiornale regionale della sera. Intorno alle pecore si aggirano fotografi, amici e curiosi, ma la gran parte del pubblico aspetta in paese.

Finalmente si parte. “Biagi”, il padrone del gregge, è andato a vedere dove condurre le pecore, quando torna ci si mette in marcia. Bisogna fare un giro per risalire a livello del paese, ma chi guarda dall’alto può vedere la lunga fila bianca che si snoda sulla strada. Gli altri due pastori, Candido ed Angelin, sono rispettivamente i padroni del gregge che viene tosato e di un altro gregge attualmente poco lontano. Per l’occasione, si danno una mano tutti insieme.

Ecco il gregge nel centro di Canal San Bovo, con lo striscione della manifestazione sullo sfondo. L’ottima riuscita dell’evento è stata aiutata dalle condizioni meteo. Faceva persin troppo caldo, specialmente per gli animali che dovevano camminare sull’asfalto a quell’ora.

Il cammino del gregge prosegue tra bancarelle, gente del paese, turisti e gruppo musicale chiamato ad allietare l’evento. E’ stata però con una certa sorpresa che ho captato alcuni commenti di persone residenti a Canal. Affermavano di non aver mai visto passare le pecore, in passato! I pastori in precedenza mi raccontavano di esser sempre transitati di lì per raggiungere l’alpeggio, ma ovviamente il tutto avveniva lungo il torrente, senza entrare in paese. Anzi, molti tratti della strada che conduce qui, addirittura vengono percorsi di notte.

Il pubblico guarda il gregge passare e non lo segue, restano tutti in piazza, magari vanno già a fare la coda per il pranzo. I pastori invece proseguono. Finito lo spettacolo, i saluti, gli applausi, torna il mestiere di sempre. Quello fatto di chilometri percorsi a piedi, di sole, di caldo, di polvere, di pioggia, di fango di freddo. Di orari che non finiscono mai. Ma quel giorno è comunque speciale e i pastori sono attesi come ospiti d’onore sotto al tendone.

Si passa il ponte e finalmente si può lasciare l’asfalto. Il caldo, arrivato all’improvviso, è davvero intenso. Gli animali camminano con la bocca aperta, bisogna condurli in un luogo fresco affinchè possano riposare e pascolare.

La strada porta ad un passo molto frequentato dai motociclisti. Sono numerosi quelli che hanno incrociato la transumanza, ma parecchi altri aspettano in coda al gregge, per poi ripartire facendo rombare i motori non appena questo libererà la carreggiata.

Il gregge viene fatto scendere in una cava/deposito di materiali. Tra nuvole di polvere, gli animali scendono verso il torrente. Il cielo è davvero limpido, l’estate sembra essere arrivata all’improvviso e le pecore, con questo caldo, dovrebbero già essere a quote maggiori. Mi dicono però che è normale transitare da queste parti in questo periodo della stagione.

Si torna in paese e c’è finalmente il tempo per fare un giro tra le bancarelle. Gli espositori sono stati scelti “a tema”, così per la gran parte espongono prodotti che, in qualche modo, hanno a che fare con la pastorizia e la valorizzazione dei suoi prodotti. Ecco ad esempio dei saponi al latte di pecora.

Numerose poi quelle che proponevano feltro, lana e altri oggetti derivati dalla sua lavorazione. Mi è rimasta una perplessità di fronte allo stand dove i cartelli certificavano la provenienza al 100% dalla Nuova Zelanda della lana impiegata per la realizzazione degli oggetti esposti! Una nota stonata, specie se confrontata con le locandine che spiegavano i progetti di recupero e valorizzazione delle lane locali.

Per finire, una doverosa visita alla mostra dell’amico Adolfo Malacarne, autore del libro “Transumanze“, appassionato conoscitore di questo mondo e amico di tanti pastori. Nelle sale dell’ecomuseo, erano stati esposti alcuni tra gli scatti più belli, tra cui anche immagini delle greggi e dei pastori protagonisti della festa.

Dopo il pranzo (per chi voleva, carne di agnello e capretto!), ancora un saluto a pastori e tosatori che, dopo una pausa legata ai tempi della manifestazione, avevano ripreso il loro lavoro. Tutto il gregge doveva essere tosato entro sera! La soddisfazione generale era tanta, anche chi si era adoperato per l’organizzazione iniziava a tirare un sospiro di sollievo, adesso che le attività previste erano terminate e gli ultimi visitatori si attardavano per pura curiosità. Complimenti ancora a tutti per il lavoro svolto e la buona riuscita della manifestazione.

Spostamenti

Dall’Alto Adige, mi sono poi spostata in Trentino. Il grosso del traffico era incanalato sull’autostrada, con il popolo germanico che, in occasione della Pentecoste, sciamava verso l’Italia. Così, risalendo per strade panoramiche e poco trafficate, ho anche avuto modo di imbattermi in qualche gregge.

Per esempio questo, che ho avvistato dalla strada. A dire il vero subito ho visto le reti tirate, poi dall’alto anche il gregge che pascolava lungo il torrente. Per raggiungerlo ho dovuto compiere un lungo giro, tanto che al mio arrivo le pecore erano già a ruminare nel recinto, sotto il sole caldo. Dopo scoprirò che si tratta di un “piccolo” gregge di un allevatore che ha anche bovini. Il gregge è sorvegliato da operai. Intanto io proseguo…

Lungo la strada vedo chiari segni del passaggio di un gregge di grosse dimensioni, ma fatico ad intuirne la direzione. Anche in questo caso solo successivamente saprò di chi si tratta e dov’è andato. Avessi già letto questo libro, l’avrei saputo! Per il momento mi accontento di godere del panorama e dei vasti pascoli dove la neve sta appena sciogliendo. A differenza dei giorni precedenti, qui non vedo animali al pascolo “fuori stagione”.

Finalmente ecco un gregge, quello che stavo cercando! Con questi sfondi, è facile scattare delle belle foto… Chiedo conferma al ragazzo che sta sorvegliando gli animali, le pecore sono quelle di Fabio. Siamo a San Martino di Castrozza e le Dolomiti in quella bella giornata di sole sono un panorama mozzafiato.

Fabio lo conoscevo dalle foto che amici ogni tanto mi inviano. E’ giovanissimo, fa il pastore vagante da tre anni. Questa sarà la sua prima estate da solo, prima aveva lavorato con altri pastori, invece in questa stagione condurrà il gregge su varie malghe aiutato solo da un operaio. Cambiano le valli, cambia il dialetto, sono altre le montagne, ma le storie, i problemi che Fabio mi racconta sono gli stessi di sempre.

Il gregge sta pascolando nel campo da golf. Il pastore mi dice che, dopo il passaggio delle pecore, verrà fatto un trattamento per eliminare le erbe rimaste. La stagione turistica estiva è alle porte, ma ora praticamente non c’è ancora nessuno. Lo spettacolo del gregge al pascolo è riservato a pochi. E poi forse il turista di queste montagne (così come altrove) non ama gli animali, il loro odore, i belati, ecc…

Mi sposto ancora e raggiungo Canal San Bovo, che sarà teatro della manifestazione “dal mare al Vanoi”. Le greggi sono già sul posto e ci sarà occasione di conoscere i pastori nel corso della cena, durante la quale, anche se a circa 500km da casa, si troverà il modo di parlare di conoscenze e amicizie comuni. Ma di tutto questo vi parlerò in seguito!

Uno strano modo di gestire l’alpe

Sono stata in Alto Adige, regione che conosco poco-nulla, fatta eccezione per i luoghi comuni e le immagini patinate da depliant turistico o trasmissione TV dove tutto funziona bene e alla fine si fa festa con la tavola imbandita. Certo, una realtà non rappresenta il tutto, ma comunque volevo raccontarvi l’esperienza che ho vissuto in prima persona.

La malga dove lavora il mio amico è in un vallone laterale. La strada asfaltata termina in una frazione, poi si prosegue o a piedi o con una bella pista forestale chiusa al traffico. Anche se sono in corso dei lavori per l’acquedotto, il fondo è molto migliore della maggior parte delle piste di accesso agli alpeggi piemontesi che conosco.

I pastori e i primi animali sono arrivati in alpe molto presto, già all’inizio di maggio. Le pecore ora, un mese dopo la salita, dovrebbero pascolare qui, a quote superiori ai 2000 metri. Come potete vedere, i pascoli hanno l’aspetto tipico della stagione… Cioè l’erba non c’è ancora! Sciolta la neve, compare quello che è rimasto in autunno. Pochi ciuffi di erba secca. E infatti il gregge, sparpagliato ovunque, bruca quel poco, pochissimo che c’è, impedendo all’erba nuova di crescere adeguatamente.

Negli ultimi giorni stanno arrivando i bovini. Vitelle e manze, da tener separate e confinate a quote più basse. Anche qui però l’erba è bassa. Potrebbe andar bene per il gregge… Poi, a distanza di qualche settimane, dopo la pioggia e con un po’ di caldo, allora potrebbero salire i bovini. Ma evidentemente le “usanze” sono differenti, da queste parti.

Aspettando il caldo… al mattino ecco la neve! Nella notte ticchettava sul tetto e, all’alba, tutte le montagne circostanti erano imbiancate. Un velo di ghiaccio copriva anche le assi all’ingresso della malga. Il pensiero corre subito alle pecore, che sicuramente non sono rimaste nella parte alta del vallone, ma saranno scese verso i pascoli dei bovini…

I bovini continuano ad arrivare. Quelli del paese, poi da comuni vicini o anche da altre zone dell’Alto Adige. Chi li porta con il trattore e la “biga“, chi con camion. Magari anche solo tre capi, magari di più. Qualcuno è già abituato al pascolo, ma certe vitelle sembrano non aver mai messo i piedi fuori dalla stalla e faticano a camminare. Anche le temperature notturne probabilmente non saranno molto gradite, per questi animali!

Mentre i pastori sono occupati con l’attesa dei bovini (a volte dura ore… perchè ti dicono di essere giù al mattino presto, ma i contadini si presentano alla spicciolata e così magari non finisci che nel pomeriggio, e poi magari ti tocca tornare ancora alla sera), le pecore si abbassano di quota e tocca di nuovo spingerle verso l’alto. Facevano gola i prati verdi… Ma questi sono destinati allo sfalcio più avanti nella stagione.

Forse almeno il caldo arriverà (in effetti dopo è arrivato eccome!), sulla malga e sul vallone splende finalmente il sole. La struttura è bella, ampia. Per i pastori c’è una parte di essa, poi l’edificio principale è adibito ad abitazione per il malgaro, che gestisce anche l’accoglienza ai turisti con attività di ristoro. Quindi vi è la stalla e i locali destinati alla caseificazione e cantina. Le vacche da latte dovrebbero arrivare entro un paio di settimane, per pascolare intorno alla malga dove la vegetazione è, come dappertutto, ancora molto scarsa.

Continuano gli arrivi di bovini, dovrebbero completarsi entro la fine della settimana. Un’altra stranezza è che gli allevatori locali giudicano negativamente i pastori da quando hanno saputo che… utilizzano i cani, sia nella gestione del gregge, sia della mandria. Vorrei sapere come penserebbero di spostare gli animali, senza l’ausilio dei cani! Specialmente le pecore, tutte sparse in gruppi e gruppetti sulla montagna! Per quello che ho visto, non vi sono nemmeno dirupi particolarmente scoscesi, dove gli animali spaventati dal cane potrebbero essere in pericolo.

Finalmente una mattinata da dedicare al gregge. Il pastore, che ha portato qui anche i suoi animali, riesce a richiamare le sue capre per controllarne lo stato e vedere che sia tutto a posto. Essendo io abituata a tutt’altro metodo di pascolamento, mi domando come si faccia a prendersi cura degli animali, in questo modo. Praticamente impossibile! Anche girando a piedi tutta la montagna ogni giorno, ammesso di riuscirci (e avendo il bel tempo).

Le pecore partoriscono nel corso di tutta l’estate. Così bisogna anche trovare gli agnelli neonati, marcarli e contrassegnarli con un orecchino dalla numerazione progressiva, di modo che a fine stagione, per ogni proprietario si dica: “Le tue pecore hanno anche l’agnello x, y, z, ecc…“. C’è da sperare che tutte prendano l’agnello e che non ne muoia nessuno, perchè avvicinare e catturare una di queste pecore è quasi impossibile, tanto sono selvatiche e poco abituate all’uomo. Qualcuna addirittura, vedendoti da lontano, fischia come i camosci, battendo il piede anche se non ha l’agnello piccolo!

La parte sommitale del vallone ha ancora l’abito invernale, ma qualche pecora è già salita fin qui a vedere se ci fosse qualcosa da brucare. I pastori sono stipendiati da una sorta di consorzio dei proprietari, a quanto ho capito. Ma il loro lavoro non sarà sicuramente semplice, quest’estate!

Incontriamo altri gruppi di pecore e pecore con l’agnello, separate dalle altre. Per me è inevitabile pensare cosa succederebbe qui se arrivassero i predatori, orso (presente in Trentino) e lupo (la Svizzera e i Grigioni non sono lontani). Sarebbe una strage! E dire che, in una realtà simile, con delle strade che si spingono anche abbastanza in alto e con malghe intermedie collocate lungo la valle, una gestione con recinti notturni non sarebbe impossibile. Anzi… Migliorerebbe i pascoli, ripulendoli dai cespugli, abbastanza diffusi in vaste aree, credo soprattutto per effetto di questo pascolamento libero e fuori stagione! Visto che non auguro a nessuno di dover convivere con i predatori, io però un minimo di gestione più accurata dell’alpe la farei a prescindere…

Ecco la malga per i pastori a metà della valle. Oltre a quella principale, questa e un’altra a quota inferiore completano gli edifici presenti sull’alpeggio. Altro che certe realtà dalle nostre parti… Dove in tutto il territorio hai solo qualche vecchia struttura in pietra ai limiti della decenza!

Alla sera, ennesima piccola transumanza. Appena fuori dal paese, vi sono dei recinti in legno, dove via via vengono chiusi gli animali portati dai proprietari, in attesa di accompagnarli poi sui pascoli. Probabilmente questi recinti serviranno anche per separarli a fine stagione. Ai pastori hanno detto che le pecore resteranno su fino all’inizio di novembre… Mi farò raccontare com’è andata la stagione e soprattutto come faranno a recuperare tutte le pecore sparse per la montagna! Altro che lavorare senza cani!

La mela guasta… alla fine fa marcire tutta la cassetta!

Mentre in Francia ci si prepara all’uscita di questo film sulla pastorizia, da noi le pecore in TV o sono macchie di colore, un po’ di folklore, qualcosa di bello da vedere in un’Italia rurale che forse non esiste nemmeno più… O sono da demonizzare. Più che loro, i pastori che le conducono.

A Striscia la Notizia l’altra sera è andato in onda un servizio sui pastori vaganti. Per denunciare alcuni fatti molto gravi, innanzitutto. Sono state infatti trovate pecore morte e alcuni agnelli gettati in un pozzetto. Non erano cadute, perchè erano state tolte le marche auricolari di identificazione… E qui termina la parte “giusta” del servizio. Perchè questo fatto è un’illegalità (le carcasse si smaltiscono attraverso un sistema adeguato), un pericolo per la salute pubblica, ecc. Ma poi il solito Stoppa è andato ad indagare a modo suo presso il gregge e l’accampamento dei pastori.

(foto L.Marcolongo)

Questi servizi, ormai lo sappiamo, presentano una realtà di cui sono soltanto loro a dare una spiegazione/interpretazione. Tutti i pastori ricoverano in un trailer, un rimorchietto, gli agnelli più piccoli. Può capitare che, tra questi, ve ne siano alcuni in condizioni di salute non ottimale per uno dei molteplici motivi che portano chiunque, uomo o animale, ad ammalarsi. Qualcuno dopo qualche giorno, curato opportunamente, si riprende. Qualcun altro invece non ce la fa, ma non è da demonizzare nessuno per questo no? Anche negli ospedali, nonostante le cure migliori, le persone muoiono… E l’agnello con la gamba “ingessata” con il nastro? Certo, il gesso sarebbe la cosa più idonea, ma mentre sei al pascolo non puoi metterti lì a scaldare l’acqua e preparare l’ingessatura, così ti arrangi come puoi sempre per il bene dell’animale. Garantisco che funziona benissimo anche il nastro (sotto si mettono dei legnetti e degli stracci a far da imbottitura).

(foto L.Marcolongo)

Nel servizio poi vengono intervistati gli aiutanti rumeni dell’allevatore (non presente con il gregge, viene raggiunto a casa, ma rifiuta di parlare). Questi si lamentano per le condizioni di vita e di lavoro, ma… Signori, è la pastorizia! E in Romania, a quanto posso vedere da immagine pubblicate su facebook da pastori rumeni che ancora vivono e lavorano nella loro terra, molte volte non c’è nemmeno la roulotte, ma solo il mantello di pelli di pecora. E ci sono anche molti pastori italiani che vivono così, come possiamo vedere dalle immagini mandateci dal Veneto dall’amico Leopoldo. Se fai il pastore nomade, non puoi aspettarti l’alloggio arredato, le otto ore di lavoro. Non lo scopri dopo, sai già prima che è così. Vorrei tanto che il sig. Stoppa venisse da noi in alpe… Vorrei sapere se si indignerebbe altrettanto nel sapere che un Comune ci affitta un alpeggio con una baita dove vivere civilmente è impossibile.

(foto L.Marcolongo)

I cattivi pastori rovinano l’immagine a tutti… Guardate però questo pastore ed i suoi aiutanti. Mi sembra che il rapporto sia paritario e ci sia armonia tra di loro. Condanno il pastore che maltratta i suoi garzoni, ma il più delle volte quando siamo alle prese con un vero pastore e non con “uno che ha le pecore e le fa portare in giro dagli operai” nel fango e nella polvere si è tutti allo stesso modo e la giornata è lunga lo stesso numero di ore.

Leopoldo ci scrive ancora una volta per mostrarci i pastori del Nord Est e raccontarci di storie di divieti, di multe, di litigi. A dire il vero però lui ci tiene soprattutto a mostrarci il lato positivo della pastorizia. Come l’incontro con questa famiglia di pastori e del loro gregge di 6-700 pecore. “Mi hanno anche offerto il caffè“, ci racconta.

(foto L.Marcolongo)

Non basta il sorriso che ci strappa questa immagine per dimenticare un’altra vicenda, quella di un gregge entrato abusivamente in un  fondo e successivamente “investito” dal trattore del proprietario. Versioni discordanti sulla dinamica dei fatti, ma comunque c’è da riflettere su di un evento simile. Solo l’esasperazione può portare a tanto, credo.

Una mia omonima mi manda un articolo che riguarda il suo compagno, pastore, vittima di un’aggressione. “Qua siamo solo in due gli altri sono spariti tutti… qui nessuno vuole più le pecore sporcano fanno rumore una cosa da pazzi… Si lamentano che non ci sono giovani che fanno questo lavoro e noi che vogliamo crescere i nostri bambini è un macello… li vedono in mezzo alle pecore e mandano gli assistenti sociali per maltrattamento…“. Per quanto riguarda “l’incidente”, il pastore sarebbe stato malmenato dal proprietario che “non voleva più vedere le pecore“. Avrà pagato per altri passati prima di lui che avevano arrecato danni oppure all’improvviso tutti hanno la puzza sotto il naso e lo sporco delle pecore sulle strade non lo vogliono più?

(foto L.Marcolongo)

Non conosco direttamente quelle realtà, ma grazie ai contributi che continuo a ricevere, ultimamente mi è capitato spesso di parlarne. Come dicevo anche qui, la ragione sta nel mezzo, quindi ci deve essere qualche fondamento a giustificare l’intolleranza verso i pastori e le pecore.

(foto L.Marcolongo)

Leopoldo ha nuovamente incontrato Fabio a Piazzola sul Brenta e l’ha invitato a cena a casa propria.

(foto L.Marcolongo)

Con lui c’era anche Luca: “… il suo aiutante della Valle dei Mocheni, mi ha detto che ha partecipato al film “La prima neve” di Andrea Segre, dove ha fatto una piccola parte giocando alla morra.

(foto L.Marcolongo)

Questo gregge, del pastore “Pacu” di Cavalese, è composto da un certo numero di pecore di razza Tingola, in via di estinzione, oggetto di un progetto di recupero da parte della Provincia di Trento.

(foto L.Marcolongo)

L’altro giorno mi è capitato di tenere una conferenza nell’ambito di un corso; parlavo di pastorizia in Piemonte, poi nello specifico di pastorizia nomade. terminata la “lezione”, dopo le domande pubbliche, alcuni ragazzi provenienti dal Trentino sono venuti a chiacchierare con me in privato. “Da noi con i pastori nomadi è una guerra. Se ne fregano dei tuoi pezzi. Noi anche abbiamo bestie, tagliamo l’erba, facciamo andare i campi, loro passano e spianano tutto. Hanno greggi grosse, fanno una vita di m. che io non farei, ma si fanno anche dei bei soldi. Tanto dove fanno mangiare le pecore non pagano mai niente! Per fortuna i giovani che stanno venendo su adesso sono un po’ meglio, hanno più rispetto. Ma c’è una generazione, quella intermedia sui 40-50 e più anni che invece… Qualcuno di loro ogni tanto vende tutte le pecore, poi ne prende altre…“.

(foto L.Marcolongo)

Credo quindi che il problema sia composto da vari fattori: nei centri abitati, vale di più l’opinione di chi ha la macchina pulita o di chi si lamenta perchè la capra ha brucato, passando, un bocciolo di rosa che sporgeva da una siepe. Ma nelle campagne effettivamente c’è un malessere dovuto alla mancanza di rispetto e a danni effettivi. Perchè anch’io mi arrabbierei se qualcuno entrasse in una mia proprietà, anche se incolta, anche se non mi fa nessun danno. Perchè chiedere costa sempre molto poco… A maggior ragione mi arrabbio se viene fatto un danno ad una coltura. Quindi le speranze per il pascolo vagante da quelle parti sono legate ad un radicale cambiamento nell’atteggiamento dei pastori. E’ lo stesso da queste parti: basta uno a non rispettare e in zona fioriscono divieti, tutti sono prevenuti contro le pecore in generale. Dove invece tutti rispettano e lavorano onestamente, di anno in anno continui ad arrivare con il tuo gregge, pascolare ed essere benvoluto.

Ancora dal Nord Est

Dalla terra in cui molti vorrebbero vietare il pascolo vagante (e parecchi Comuni già lo fanno), mi arrivano però numerose immagini scattate da chi invece ama veder passare le greggi o da amici di pastori.

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta (VI) è passato davanti  a casa mia il pastore Teodoro Da Prà di Val di Rabbi (TN), pastore transumante nel triveneto, il suo gregge è dimezzato. E’ demoralizzato, mi racconta che ogni anno che passa le difficoltà aumentano, troppo cemento pochi pascoli e molte ordinanze comunali, che recano ancora più difficoltoso il spostamento del gregge.

Ecco infatti una multa di per i pastori: “Vicenza Montecchio Precalcino, la scia di escrementi e fango lasciata da 1200 pecore, ha fatto andare su tutte le furie il sindaco. Entrambi i proprietari degli animali sono stati sanzionati con una multa di 41 euro ciascuno. Portano le pecore a pascolare in campi privati senza chiedere il permesso a nessuno, distruggono gli orti delle case che si trovano sul loro tragitto. Questo non è il primo episodio e, nonostante i miei richiami, la situazione non è cambiata. Dai prossimi giorni sarà attivo il divieto. Queste parole sono portate nel quotidiano dal sindaco di Montecchio…“, ci racconta Marianna.

(foto M.Meneghini)

(foto M.Meneghini)

Tezze sul Brenta, Vicenza. Sono andata a trovare il pastore Zwerger Fabio da Trento, pascolava il gregge lungo il fiume Brenta, si è già preso 3 multe perchè ci sono pastori molto educati, (vivi e lascia vivere).

(foto L.Marcolongo)

Questa serie di immagini invece ce le invia Leopoldo. Perchè pecore su di un camion questa stagione? Perchè questo pastore ha venduto il suo gregge…

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Passando per caso a Piazzola sul Brenta (PD) la settimana scorsa, ho visto un camion che caricava un gregge. Mi sono fermato… Questo è il pastore che sabato mattina ha venduto 300 pecore (le ultime) per cessata attività. Il viso non mi sembrava nuovo, mi ha detto che si chiama “Trifase”. Si tratta del pastore Ganz di Falcade.

Pastori qua e là

Si parlava ieri delle forme di commercializzazione dei libri… Ormai si punta più sul web che non sulle classiche librerie e vale tanto per un romanzo quanto per un libro fotografico sulla pastorizia. Infatti… i pastori sul web ci sono eccome. Questo blog, il suo seguito, la sua longevità ne è una testimonianza. E, a maggior ragione, lo sono tutte le foto che mi mandate.

(foto G.Grosso)

Andiamo indietro nel tempo, torniamo al mese di novembre, quando l’amico Giacomo mi mandava una testimonianza della transumanza del pastore Giovanni, che aveva incontrato la neve durante il suo cammino.

(foto G.Grosso)

Neve che è annunciata anche per i prossimi giorni, a dire il vero già da stasera, ma è inverno e fino ad ora è già andata fin troppo bene. In pianura sembra comunque che ne cadrà poca e mista a pioggia, quindi forse non c’è da preoccuparsi per ora.

(foto G.Grosso)

Ancora dalla Valchiusella, un giovanissimo, Marco, che ci manda un’immagine che lo ritrae con la sua capra. Insieme avevano partecipato alla rassegna caprina.

(foto Adriana Z.)

Cambiamo zona, andiamo verso est, in Trentino, da dove la mamma di Fabio ci manda alcune immagini del figlio, pastore che abbiamo già visto anche in foto di altri amici. Qui siamo d’estate, a malga Bocche, con Angelo Paterno.

(foto Adriana Z.)

(foto Adriana Z.)

Per concludere, due immagini autunnali della discesa del gregge di Fabio.

Di generazione in generazione

Ricevo via e-mail un graditissimo “regalo” di Natale. L’amico Adolfo Malacarne, autore di un bellissimo libro fotografico sulla pastorizia nomade nel Nord Est, mi aveva accennato di essersi appassionato all’argomento dei giovani allevatori… Così è tornato da molti dei pastori che già aveva immortalato, per incontrarne i figli. “Ti allego una cartella con una decina di foto con brevi profili di giovani pastori del Triveneto. Una bella realtà che fa ben sperare, pur fra mille difficoltà, nella continuazione della pastorizia transumante in Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli. Sono quasi tutti figli o nipoti di pastori: Massimo Paoli; Valentina Fedele; Emanuele Dal Molin; Mario Perozzo; Claudio,Andrea e Luca Fronza; Christian Vanzo; Fabio Zwerger.  Mancano all’elenco altri 4 giovani pastori (del Trentino e del Friuli)  che quest’anno non ho fatto in tempo a raggiungere; sarà per il prossimo anno.

(foto A.Malacarne)

Cristian Vanzo, 19 anni, di Masi di Cavalese, Val di Fiemme, ha sangue pastorale nelle vene essendo nipote dei pastori Tullio e Toni Baldessari “Diga” di Bellamonte (TN). Da circa 3 anni lavora con Ruggero Divan, “il re del Lusia” o “il gigante buono delle pecore”, una scuola indubbiamente valida e sicura che farà di Cristian un grande pastore. Nella foto lo vediamo alla testa del gregge durante la transumanza primaverile da Passo Rolle al Baito Zocchi.

(foto A.Malacarne)

Emanuele Dal Molin, 19 anni, di Lentiai in Valbelluna. Assieme ai suoi  2 fratelli Guglielmo e Franco, è discendente da una grande dinastia di pastori dell’Altopiano di Asiago. Nato e cresciuto con le greggi famigliari, fino allo scorso anno Emanuele era aiutato dal padre Giancarlo, ma una volta raggiunta la maggiore età non ha esitato, forte di tanta esperienza e di grande passione, a intraprendere da solo l’attività pastorale con le transumanze fra i monti dell’Alto Agordino e le pianure del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Nella foto lo vediamo sui pascoli del Passo Fedaia, in alto Agordino (BL). 

(foto A.Malacarne)

Fabio Zwerger, 20 anni, di Tesero in Val di Fiemme (TN). Ha già “alle spalle” esperienze di lavoro in malga e di aiutante pastore con Angelo Paterno, uno dei pastori storici del Triveneto. Da circa 1 anno ha unito le sue pecore a quelle dell’allevatore Fabio Dellagiacoma di Predazzo ed  ora è in grado di condurre il gregge da solo, in estate sui pascoli sopra malga Bocche al cospetto delle maestose Pale di San Martino come si vede in foto.

(foto A.Malacarne)

Ecco tre giovani pastori della Valsugana (TN). Sono Claudio, Luca e  Andrea Fronza rispettivamente di 22, 21 e 19 anni. Sono figli del pastore Renato Fronza di Roncegno, che ormai ha lasciato la conduzione del gregge a queste tre giovani promesse della pastorizia del Triveneto. Sono ormai quasi del tutto autonomi avendo già avuto esperienze dirette con il gregge e con la malga dei genitori, i quali ancora aiutano i figli durante le varie transumanze. Nella foto:  sosta in Valsugana durante la scorsa transumanza primaverile.

(foto A.Malacarne)

Mario e Battista Perozzo, rispettivamente di 19 e 16 anni, sono figli dello storico pastore della Valsugana Iginio Perozzo di Castelnuovo (TN). Mario è da due anni alla guida del gregge, soretto dall’aiuto del fratello Battista, studente all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, e dall’appoggio e dai consigli del padre. Nella foto i due fratelli assieme all’aiuto pastore rumeno Christian sui pascoli del monte Grappa.

(foto A.Malacarne)

Massimo Paoli, 30 anni, è figlio del pastore Luciano di Roveda in Valle dei Mocheni (TN). Da sempre valido e insostituibile aiuto del padre ormai prossimo alla pensione (anche se un pastore non andrà mai in pensione….) Massimo ha ormai l’esperienza e le capacità di fare il pastore in proprio. Nella foto lo vediamo fra i vigneti del Prosecco, vicino a Conegliano Veneto.

Valentina, 19 anni, è la figlia del pastore Silvano Fedele di Carzano in Valsugana (TN). E’ una giovanissima (e bella) pastora, un vero portento, carica di entusiasmo, di vitalità ed energia. Vederla all’opera con sicurezza e competenza in mezzo al gregge o durante le lunghe transumanze è uno spettacolo unico, una preziosa rarità. Nella foto la vediamo assieme al padre Silvano lo scorso novembre a Seren del Grappa (BL). Valentina ha anche due fratelli: Martino e Francesco. Martino, 17 anni, studente all’Istituto Agrario di San Michele all’Adige è anche lui appassionato alle pecore e ormai aspirante pastore.

Ancora un grazie ad Adolfo e… bhè, sembra proprio che il pascolo vagante, pur tra le difficoltà, non sia un mestiere che vada alla fine!

In giro con voi

Ultimamente “giro” meno di un tempo, ma per fortuna ci siete voi che mi mandate immagini e racconti da una parte all’altra dell’Italia e non solo.


Chiara, dalla Svizzera, ci consiglia la visione di questo video (in Tedesco) sul ritorno del lupo in Piemonte, dove possiamo anche vedere una “vecchia conoscenza”, il pastore Fulvio Benedetto.

(foto G.Gosso)

(foto G.Grosso)

(foto G.Grosso)

Invece l’amico Giacomo durante l’estate, è andato ad assistere ad una manifestazione che, a giudicare dalle immagini, richiama un gran pubblico: “Con alcuni  amici valchiusellesi sono stato all’altopiano del Renon (BZ)
ad assistere al rientro di mucche e cavalli dagli alti pascoli, evento che da
ottant’anni si tiene il 24 Agosto. Uno spettacolo unico, ti assicuro. Era una 
faticaccia, il viaggio, andata e ritorno, in giornata. Ma ne è valsa la pena.

(foto G.Grosso)

(foto G.Grosso)

Ancora con Giacomo, ma questa volta in Piemonte. “Dopo 27 anni sono tornato alla Fiera d’Oropa. Grande partecipazione di allevatori ed appassionati giunti anche dal Canavese e dalla Valle d’Aosta. Di grande pregio il bestiame esposto, per lo più della razza “pezzata rossa”, appunto d’Oropa. Nessuna graduatoria di merito, bensì un premio di partecipazione a tutti gli espositori (scelta, questa, che dovrebbe essere presa ad esempio e seguita, dagli organizzatori di altre rassegne bovine). Ecco perchè, a differenza di ciò che spesso accade altrove dove, dopo la premiazione, alcuni storcono  il naso ritenendosi penalizzato, altri polemizzano vivacemente, altri ancora alzano minacciosi il bastone (sì, succede anche questo). Il risultato è che coloro che pensano di aver  subito dei torti, l’anno successivo non espongono più gli animali.  Ad Oropa invece, mangiano, bevono e cantano, gomito a gomito, tutti insieme.

(foto G.Grosso)

Tra le bancarelle, affollata come al solito quella di Alberto, della “Taglio Avion”, la premiata sartoria bergamasca  che veste pastori e margari. Peccato che stavolta non avesse portato con sè i bastoni, ricurvi all’impugnatura, che suo padre modella da autentico maestro.

Per concludere, un po’ di attualità. Ahimè nel Canavese il pascolo vagante continua ad essere protagonista come “pascolo abusivo” e ciò rappresenta un danno non solo per i proprietari dei fondi che si trovano ad ospitare questi animali ed i loro pastori, senza aver concesso loro il permesso di pascolamento, ma anche per tutti i pastori onesti. Penso a cosa vuol dire costruirsi tutta una “rete” di contatti, ore ed ore a cercare i proprietari e/o i conduttori dei fondi, chiedere il permesso, eventualmente mettersi d’accordo per un compenso (ci sono zone dove l’erba si paga… e anche cara!). Tutto questo vanificato dalle “pecore nere”, perchè poi tutti i pastori vaganti sono abusivi, perchè poi i comuni mettono i divieti di pascolo e tu non puoi entrare nemmeno se hai il consenso del contadino…

Arretrati

Quest’estate ho scritto poco, quest’estate sono stata a lungo in alpeggio. Però ho continuato a ricevere vostre foto, storie, aggiornamenti, di tutto un po’. Molti di voi ormai hanno un profilo facebook e allora condividono lì le loro storie di pascolo vagante… Ma non vale per tutti e allora cerchiamo di farci perdonare per il ritardo nel pubblicare queste immagini.

(foto G.Grosso)

Era il mese di maggio, noi eravamo già in montagna quando Giacomo scriveva questo : “Anche quest’anno Giovanni tornerà a salire con il suo gregge agli alpeggi della Valchiusella. Ne sono ovviamente felici gli appassionati valligiani. Dopo aver sostato per qualche giorno a Brosso, oggi ha raggiunto Inverso. Da qui si sposterà sulle alture di Traversella, prima di dirigersi verso il fondo valle. Sarà allora che salirà poco alla volta di  quota, nel vallone di Tallorno, territorio dei pascoli estivi del suo gregge. E’ il Giovanni di sempre: di buon umore e  pronto alla battuta. Lui ama la Valchiusella e, ricambiato, la sua gente. A qualcuno ha confidato che se un giorno dovesse smettere di fare il pastore, ciò che gli mancherebbe di più sarebbe proprio la Valchiusella. Che non arrivi mai, quel giorno!!!!!!!!

(foto L.Marcolongo)

Fuori piove, i prati sono verdi, le foglie non sono ancora tutte cadute dagli alberi, ma ormai è autunno e si va verso l’inverno. Quindi sogniamo un po’ con immagini estive da bellissime località. Ce le manda Leopoldo.

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Domenica scorsa (metà luglio, ndR) volevo fotografare il pastore Fabio Zwerger che alpeggia a Paneveggio, Passo Rolle, sotto le Pale di San Martino. Sono arrivato al Lago Bocche a 2250 metri, ma Fabio era verso la cima e sono dovuto tornare alla malga perché è piovuto ininterrottamente tutto il pomeriggio. Allego comunque alcune foto di Malga Bocche con i genitori di Fabio.

Torniamo però alla realtà odierna, fatta di pioggia e di difficoltà per molti, con un pensiero particolare alla Sardegna, alla sua gente ed ai pastori che hanno subito danni alle infrastrutture ed agli animali.