Questione di sfortuna o…

Emanuele mi aveva contattata su Facebook, dicendomi che voleva raccontarmi la sua storia. Una, ahimè, lunga storia, anche se questo ragazzo è del 1988 e, per forza di cose, non può avere alle spalle una carriera di chissà quanti anni. E così alla fine l'ho raggiunto in "alpeggio", salendo lungo una strada che mai avevo percorso prima, inerpicandomi sul versante più arido della Val di Susa, tra prati ormai secchi, cespugli e fiori spinosi di rara bellezza. Alla fine della strada, un prato sfalciato in cui finiscono di far pulizia alcune vacche ed un piccolo gregge di capre, chiuse nella rete perchè "…qui è un SIC e la Forestale mi ha detto che assolutamente le capre in bosco non le posso portare."

La lunga storia di Emanuele ve la riassumo qui, ma ovviamente, per lui come per tutti gli altri giovani di cui vi ho raccontato fino ad ora, nel libro ci sarà in ogni suo dettaglio, così come me l'ha raccontata lui. Dicono che la fortuna aiuta gli audaci, lui di coraggio ne ha già avuto, ma quando arriverà il giorno in cui i suoi sforzi verranno premiati?  “Ne hai da scrivere un libro!”, inizia così il suo racconto. “Ho iniziato da due caprette regalatemi dallo zio nel 2001. C’era già allora il pallino di tenere le bestie, ma prima ho dovuto finire le scuole. La nonna ad ottanta anni aveva i dolori e non ce la faceva più a mungere, così lei e la mamma hanno venduto le vacche, ne hanno fatto una malattia tutti.
Però c'era la grande passione per gli animali. “D’estate andavo in alpeggio ad aiutare, mandavo le mie bestie come consorzista. Il 2004 è stato l’ultimo anno che mi hanno forzato ad andare in vacanza al mare. Ero in Liguria, mi hanno telefonato dicendomi che erano quattro notti che le capre mancavano. Da quel momento mi sono promesso che gli animali me li sarei guardati io e mai più li avrei dati in custodia. Come attività agricola ho iniziato nel maggio 2008. Quell’inverno avevo preso una mucca in custodia per consumare il fieno che avevamo in più, gli animali li tenevo nella stalla della nonna a Mompantero, frazione Urbiano, dove abitavo. Poi quella mucca l'ho comprata ed ha partorito.” I problemi però stavano per iniziare.

Mentre le vacche pascolano, il racconto di Emanuele prosegue, ricco di dettagli. “Dopo nemmeno un anno che avevo l’attività, i vicini hanno fatto un esposto al Comune e all’ASL dicendo che li molestavo con odori e rumori, così c’era scritto. Gente che fino a vent’anni prima aveva le bestie. Sono stato contattato dal Comune, mi è stato subito detto che me ne dovevo andare. E’ venuta l’ASL, ha visto che c’erano da fare dei lavori, ma la stalla sarebbe stata compatibile. E’ una stalla vecchia, ha una colonna centrale, una colonna romana che il mio bisnonno, del 1810, aveva trovato in un campo dopo un’alluvione. Avevo appena dato una caparra, dovevo ricevere due Piemontesi due giorni dopo. Ho preso un avvocato e ho fatto ricorso per avere una sospensiva in attesa di trovare una sistemazione alternativa. Di carta ne è stata fatta tanta… Però è arrivato un certificato medico di un figlio di un vicino, mi hanno fatto passare come azienda insalubre. Aveva un’infezione da un batterio e non poteva tornare a casa perché lì era insalubre! La risposta del TAR è arrivata a novembre 2009: chiusura immediata della stalla. Inoltre ho dovuto pagare il risarcimento al Comune del 50% delle spese di processo. Devo dirlo, ho superato quel momento solo grazie ai miei, alla mia famiglia.”.

Emanuele così se ne deve andare. “Non c’era molto altro da fare: trovare una stalla, ma avevo troppo pochi capi per salvarmi ed affittare da qualche parte. Così ho deciso di stare alle case di famiglia a Ganduglia, in “alpeggio”, a 940 metri, ma il fieno era tutto giù, più di mille balottini da portare su con il trattore vecchio!
E così inizia la seconda parte delle avventure di Emanuele. “Quell’inverno, un giorno che c’erano 40 centimetri di neve e continuava a venire giù, ho dovuto chiamare il veterinario per un parto difficile. Io non potevo fare nulla perchè mi ero fatto male ad una spalla. Per cercare di venire su ha sbandato e gli è scoppiata una gomma. Alla fine la capra è morta ed ho dovuto anche fare lo smaltimento della carcassa.”
Nonostante tutto, Emanuele decide di continuare. “Ho voluto far richiesta di residenza, mi è stata data e, da settembre 2010 ho richiesto lo sgombero neve e la messa in sicurezza della strada comunale, ma mi hanno risposto che, per una sola persona, non si giustificava una simile spesa.”.

Acquistare un nuovo trattore, salire e scendere per portare su il fieno, lutti in famiglia, difficoltà di spostamento… Il racconto di Emanuele prosegue, come se fosse una storia narrata fin troppe volte a persone incredule che non riescono ad immaginare che, nonostante tutto, lui sia ancora qui con i suoi animali.
 “Oltre agli animali, pianto verdure, patate. Con quello che avevo incassato dall’estate ho pagato l’allacciamento alla luce, perché nell’inverno solo con i pannelli non riuscivo a caricare a sufficienza le batterie, specie se c'era neve. Mungo un po’ le capre, faccio formaggi per uso personale, una mucca la mungo per portare il latte alla nonna. Questo mestiere non è sempre rose e fiori, ma l’amore per la montagna, per gli animali, vuole che io continui. A Mompantero ci sono soltanto più io che allevo bovini ed effettuo l’alpeggio intracomunale. Per meccanizzarsi però servono fondi, ci sono grandi spese, per continuare quindi serve qualcosa di più. Qui è tutto vincolato, vincolo idrogeologico, costruire qualcosa è impossibile. Adesso poi c’è la questione della TAV. Dove devono fare i depositi di stoccaggio porterebbero via l’ultimo campo di patate che abbiamo. Per l’autostrada, negli anni Ottanta, ci hanno preso quattro ettari. Con quella terra, la mia famiglia poteva farsi un’azienda!”.

Adesso Emanuele è a Fado, perchè a Ganduglia non aveva più pascoli. “Oggi ci sono altre tecnologie. Vedo mia nonna, cosa racconta di una volta… Oggi il pascolo è tutto elettrificato e vedo bene il miglioramento, l’animale spreca meno. Qui sono arrivato l’altro giorno, la prima notte ho dormito in macchina, poi mi sono portato su la roulotte. Sono venute delle persone che abitano nelle baite sotto, uno ha detto che erano 25 anni che non sentiva una campana quassù, vedere le bestie gli apriva il cuore.  Fino a venti anni fa a Mompantero c’erano più di cinquanta stalle, poi tutti via via hanno smesso. I giovani d’oggi vogliono l’orario, lo stipendio e poi il divertimento.” Mi mostra i pascoli lì intorno, ormai quasi completamente boscati, ma tra gli alberi di erba ce n'è e, se non le capre, almeno le vacche potranno essere messe lì a mangiarla.

Parliamo del futuro ed anche Emanuele ha lo stesso sogno di molti altri ragazzi che fanno questo mestiere. “Trovare una ragazza per condurre questa vita e avere un’azienda che funziona. Ormai si deve lavorare nel modo giusto, non più tribolare così. Farsi una famiglia è anche giusto, ma qui i servizi non ci sono, manca tutto, anche la raccolta rifiuti. Non ha un senso, non è una vita. Ringrazio la mia famiglia, che mi ha aiutato, ma ci sono sempre problemi. Il papà segue i prati da bagnare, i campi di patate e gli orti. Da solo non potrei fare tutto. Poi produco e consegno legna, per arrotondare. Solo con gli animali non riuscirei proprio ad andare avanti.
Emanuele è un giovane che tiene alla tradizione ed in questo lo ha aiutato molto la presenza della nonna, personaggio che così spesso è stato citato nel suo racconto.
 

Oltre alla tradizione, c'è però spazio per qualcosa di molto attuale. “Mia sorella mi ha convinto ad iscrivermi su Facebook. Sono contento di averlo fatto, perché ho conosciuto tanti giovani come me che o hanno aperto l’attività, o vanno avanti con quella di famiglia. E’ bello scambiare foto, idee, opinioni. La TV invece non mi piace, non mi interessano i contenuti, guardo solo Linea Verde e Mela Verde".
Emanuele sposta le vacche nel nuovo pezzo dall'altra parte della strada, suo papà sta finendo di preparare pranzo nella "cucina da campo". Mangiamo mentre i due continuano ad aggiungere dettagli alla storia, poi un'improvviso temporale ci costringe a rifugiarci nella roulotte per il dolce. Riparto con il vento che spinge le nuvole, dopo poche curve ritorna il sole. Chissà quando questo sole arriverà anche sulla strada di Emanuele?