Brutte notizie, immagini, racconti…

Purtroppo a volte la pastorizia è anche d’attualità… Ed il più delle volte è per delle notizie negative.

Cristian, dal Biellese, ci invia questo articolo apparso su di un giornale locale, dove si raccontano le difficili fasi del recupero e smaltimento di 68 pecore del gregge del pastore Luciano Mantello, uccise dal fulmine durante un violento temporale. Presumo sia lo stesso fatto a cui fa riferimento questo articolo, dove però si parla di 64 pecore “quasi un intero gregge” (sic!). Anche se non è l’intero gregge, comunque un bel danno…

Dall’Austria invece scrive Albert, appassionato di animali, di pecore, ma soprattutto di asini. Qui lo vediamo in compagnia di due dei suoi amici.

Albert alleva anche capre, una razza autoctona in via di estinzione, la Tauernschecken, che “comes originally from the Alps around “Groß Glockner”, the highest mountain of Austria. Breeders now are situated mainly in Austria but also in Germany and Italy (South Tyrol/ Trentino-Alto Adige)  It was a goat of multiple utilization (Milk/cheese in summer on the alp and meat – primarily the kids at Easter). They are typically spotted (brown/black and white). The dark spots made it easier to the herder to find them in early snow and the white helped him to find them in the reddish autumnal mountain flora. A typical sign is the open-plan whiteness of the front head with pigmented areas around the eyes and ears (because of better tolerance to UV radiation on alpine level). The whiteness of the front head was wanted (not all of my kids have it in a perfect manner and I will have to take them out for breeding), because a resting goat will always watch a shouting and searching herder. Resting above to him in a sag the whiteness of the goats head will catch his eyes.

Continua Albert, raccontando il recupero della razza: “The actual breeding history of this goat breed is a success story in Austria. There were less than 100 individuals left, when a coordinated breeding program was started. Now this breed is the most in demand of endangered goat breeds in Austria and its survival seems to be guaranteed. http://www.alpinetgheep.eu/131-1-Tauernschecken-.html http://de.wikipedia.org/wiki/Tauernscheckenziege“.

Uno dei più fedeli corrispondenti del blog, Carlo, invia una serie di foto scattate prima della salita agli alpeggi. “Le immagini riguardano un gregge (non so se è la parola esatta) un po’ particolare composto oltre che da pecore e capre, anche da vacche, cavalli e asiniHo parlato per quasi un’ora con il pastore che mi ha raccontato avventure e disavventure della sua vita pastorale e dei problemi ad essa correlati (burocrazia, spostamenti sulle strade, ecc.) che tu conosci certamente meglio di me in quanto li vivi personalmente. Non era una bellissima giornata, ma gli animali erano tranquilli e intenti a pascolare sembrava un momento di relax.

Ecco ancora un altro scatto riguardante lo stesso gruppo di animali. Penso di sapere a chi appartengono, forse sono di un pastore che non ho mai incontrato. Se qualcuno tra i lettori identifica il gregge/mandria, lo scriva tra i commenti!

Continua Carlo: “La foto successiva riguarda invece una mandria vagante di vacche proveniente dal Vergante; non sapevo che esistesse questo tipo di allevamento anche per i bovini.” In effetti le mandrie vaganti sono molto meno numerose delle greggi, ma alcune ci sono…

Ecco poi ancora un gregge “classico” negli ultimi giorni di pascolo in pianura prima della salita ai monti.

L’ultima foto ritrae una parte del gregge al pascolo e sullo sfondo il simbolo di Novara, la cupola di San Gaudenzio dell’Antonelli. Praticamente è da quest’inverno che ho scoperto un po’ il mondo della pastorizia e incomincio a capire perché parli di passione e di malattia; non ti preoccupare non ho intenzione di mettere su un allevamento di pecore e fare concorrenza ai pastori, ma sto scoprendo che è un mondo affascinante e che ti colpisce. Infatti cerco di documentarmi, sto vedendo greggi ovunque che prima non avevo mai notato, seguo alcune fiere e rassegne zootecniche, mi piacerebbe vedere dal vivo qualche transumanza. Ho visto pastori nella neve con temperature di -10-15°, ho visto le loro anguste roulotte, ho pensato ai pastori sabato scorso quando qui nel novarese si è scatenata l’ira di Dio (tuoni, fulmini, acquazzoni violenti, grandine) e mi è venuta spontanea la domanda: “Ma chi ve lo fa fare??!!)” se non una grande passione.

Le vacche scozzesi, chi ha recitato con Fellini ed una bella coppia

Sono tanti gli incontri che ho fatto in questi anni, ma riesco ancora ad avere sorprese, belle sorprese. In questo caso la prima era stata a Pallanza durante il festival Letteraltura, quando avevo visto arrivare, tra il pubblico dell’incontro letterario di cui ero ospite, due “personaggi” sicuramente diversi dal resto delle persone sedute nel parco della villa sul lago. Terminato il dibattito, avevo fatto la loro conoscenza: Pamela ed Alex, pastori vaganti, che avevano precipitosamente lasciato l’alpeggio per venirmi a conoscere dal vivo. Non ce l’ho fatta ad andare a trovarli in alpeggio, ma, sulla via del ritorno da Croveo, ho risalito un tratto di Valle Anzasca e li ho incontrati.

Anche i loro animali riservano sorprese. Pecore di varie razze ed alcuni bovini, anche quelli abbastanza particolari. Nel frattempo, mentre siamo lì, arriva un loro amico, un signore conosciuto per caso. Scrittore “…se basta un libro per esserlo…“, artista, attore (ha recitato con Fellini in Amarcord), contadino, in partenza per Stromboli, dove andrà a svernare. “Lei forse ha più amici di vecchia data, io invece più che altro gente conosciuta così, girando“, spiega Alex.

Ma chi sono Alex (classe 1987) e Pamela (classe 1978)? “A casa non avevo neanche le galline, ma mi sono costruito in un pollaio quando avevo otto anni e sono andato a prendermi le galline con la bicicletta…“. Così inizia il suo racconto Alex. Dalle galline ai conigli, poi “A tredici anni la prima estate in alpeggio come garzone all’Alpe Vannino, a fare il Bettelmatt. Con i soldi guadagnati mi sono comprato le prime capre.” La storia va avanti fino a quando Alex sale in alpeggio con i suoi animali ed un socio. “E’ stato lì che ci siamo conosciuti la prima volta!

Pamela invece di animali non ne possedeva nessuno, anche perché la madre non voleva in casa nemmeno quelli da compagnia. Però il papà, cacciatore, aveva una baita in montagna, proprio nella zona dove era salito Alex con gli animali. La loro storia è però iniziata dopo, con una capra sperduta che aveva imboccato la superstrada… “Ci ho messo un bel po’, le sono corsa dietro, alla fine grazie ad un camionista l’ho presa. Poi l’ho portata da lui perchè non sapevo cosa fare. Andavo a trovare la capra e…“.

Pamela lavorava in fabbrica, le circostanze hanno fatto sì che ad un certo punto decidesse di il lasciare il posto non più così fisso e sicuro, seguendo Alex tutto l’anno. Nomadi fino al momento di salire in montagna, lassù guardando il Monterosa, da dove si vorrebbe non dover scendere mai. E invece la stagione finisce e ci si ritrova a girare per le strade, a volte scontrandosi con chi non ha la pazienza per attendere in coda dietro agli animali. Alex e Pamela vivono nella roulotte accanto al recinto, ogni tanto vanno a trovare qualche amico “…solo che poi chiediamo di poter guardare internet e lasciamo lì gli amici, ci mettiamo a guardare il tuo sito!!“.

Ci sono tanti animali diversi, nella loro mandria: sicuramente i più caratteristici sono i bovini Galloway, di origine scozzese. I due ragazzi sono entusiasti di questi animali: tranquilli, rustici, docili, seguono il gregge senza problemi. Pamela ama le pecore con le corna, è stata lei a volere le pecore vallesane e mi racconta dell’acquisto delle roaschine, tra cui la vincitrice della mostra di Roaschia nel 2009.

Ormai è da un anno e mezzo che Alex e Pamela girano insieme. “Siamo sempre più convinti di restare nomadi, magari quando avremo più bestie ci spingeremo più in giù. Vorrei tenere solo più le Scozzesi ed eliminare le altre vacche, tenere un 200 fattrici tra le pecore, non di più.” Nonostante le loro esigenze ridotte all’osso, Pamela mi narra le disavventure burocratiche, le spese sostenute e gli aiuti promessi mai ricevuti. “Se non mi daranno i contributi che mi spettano, porto le bestie davanti agli uffici della Provincia!“, minaccia Alex.

A malincuore devo rifiutare l’invito a cena. Si sta facendo notte, il mio viaggio di ritorno è ancora molto lungo, così ci salutiamo, in attesa del giorno in cui riusciremo di nuovo ad incontrarci. Forse per caso, così com’è stata la prima volta. Una storia di giovani, una storia di pascolo vagante, un’altra storia diversa dalle altre, perchè il mondo dell’allevamento del XXI secolo è anche questo, ma quanti lo sanno? Non sono le storie che vengono narrate alla TV, non sono le aziende che vengono mostrate nemmeno in quei pochi programmi a tema agricolo.

Nel parcheggio del condominio

Francesco (classe 1988) è uno dei "nuovi" allevatori, è un ragazzo che non ha la tradizione di questo mestiere, ma ciò nonostante si sta impegnando per trasformare la sua passione in un lavoro. Per dirla tutta, è merito di Francesco se io adesso sto scrivendo un libro sui giovani appassionati di allevamento, visto che l'idea me l'aveva data lui durante una chiacchierata su Facebook lo scorso anno. Francesco e Daniele mi avevano accompagnata da loro in alpeggio nel settembre 2010, una splendida giornata di sole con un panorama fantastico.

Anche quest'anno ho fortuna con il meteo, anche se il sole sta ormai tramontando quando arriviamo dalle pecore. Francesco e Daniele (classe 1979) gestiscono insieme gli animali, gregge e mandria, aiutandosi a vicenda, anche perchè adesso Francesco ha deciso di ricominciare a studiare, iscrivendosi ad Agraria a Torino. "Mi hanno spinto gli altri ad iscrivermi, però… se non lo faccio adesso, non lo faccio più. Come conoscenze, come apertura mentale, dovrebbe darti quel qualcosa in più. Certo, tenere gli animali è un qualcosa che non te lo da il pezzo di carta, però è ora di finirla con l'agricoltore che puzza e non può fare la vita sociale come gli altri."

Per Francesco è importante il rapporto con gli animali. Questa è Cappuccino, ma ci sono anche altre pecore preferite. "All'inizio, quando ho preso le prime, faticavo molto a spostarle. Devi avere quelle che conosci, quelle che ti seguono, animali d'affezione." Anche Daniele più tardi mi dirà come per lui è fondamentale il trattar bene gli animali. "Per darli in guardia a chi magari li prende a bastonate, preferisco faticare di più e guardarmeli io, in alpeggio e giù in pianura. Ho un operaio, con Francesco ci diamo una mano, inoltre mungo le vacche…"

Nel loro gregge, alcune Rosset, razza autoctona della Val d'Aosta. Francesco racconta di come i suoi genitori, pur praticando altri mestieri, lo portavano sempre a vedere gli animali. "La passione è inziata che avevo 3-4 anni, la prima mucca l'ho presa a 15 anni. Poi l'ho venduta, per due anni niente, poi ho preso un'altra mucca, due pecore…"

Le pecore non sono così popolari, qui. "Se ti danno del feiàn è un dispregiativo! Sarà perchè una volta si diceva che erano i pastori a fare i disastri, i Biellesi… Comunque ormai in valle di pecore ce ne sono poche." E così con il loro gregge riescono a pascolare qua e là, ricevendo offerte per far pulire vari appezzamenti, una anche mentre siamo lì tra le pecore, da parte di una signora del paese. "Scendiamo a piedi e le teniamo fuori finchè si può, metà novembre, fino alla prima neve."

"Adesso le attrezzature le ho… Mi piacerebbe riuscire ad avere un'azienda mia e trovare una persona con cui condividere questo. Dicono che adesso non è il momento di investire, ma sulle pecore si può fare perchè costa meno allevarle e per loro gli spazi ci sono." Mi racconta che all'università, su 114 iscritti nel suo anno, solo un ragazzo ligure possiede qualche animale. "Pensavo di trovarne qualcuno in più."

Ci spostiamo e saliamo dove, ancora al sole, pascolano i bovini. E' soprattutto Daniele a gestirli, lui abita poco lontano e lo raggiungeremo dopo aver scattato un po' di foto agli animali. "Mio nonno allevava, poi mio padre le aveva vendute ed io le ho ricomprate. Senza… mi mancava qualcosa! Per 6-7 anni ho fatto l'elettricista. Ho comprato dieci pecore, due manzi… dopo tutto non potevo fare e allora ho scelto questo."

"Anche se è una vita dura, è proprio una passione. Di nere ne ho poche, ma le porto alle battaglie. Soprattutto lei – ed indica la sua compagna, di origini sarde – è per quello, io sono più per il secchio!", scherza Daniele. Tornato serio, spiega come la Val d'Aosta sia ben lontana da essere il paradiso degli allevatori. "Ormai siamo bastonati, non aiutati. E' tutto più difficile, molti, troppi permessi da chiedere, tanti veterinari e controlli infiniti."

Nonostante gli splendidi colori autunnali, Daniele afferma di vedere il futuro nero, nemmeno grigio. "Volevo fare una stalla nuova, anche con l'impianto di biogas, poi però ho avuto dei problemi e allora ho preferito non affrontare altre grosse spese. Andrei a fare il pastore in Sardegna, là è tutto più semplice!". Definisce Francesco il suo socio, scherzano, poi viene il momento di salutarci e, per me, rientrare in Piemonte.

Quando torniamo ad Aosta, Francesco mi mostra il suo mezzo parcheggiato tra i condomini: il trattore con lo spandiletame. Siamo proprio in periferia di Aosta, dove la città finisce. "Avere i macchinari, il trattore, l'imballatrice, per uno che non aveva niente sono grandi soddisfazioni!". Perchè aveva pensato che questo libro fosse una buona idea? "I giovani vanno aiutati, per come vanno adesso i tempi, altrimenti non ci sarà futuro."

La storia di Luigino

Ancora vostre storie. Questa volta è stato Manuel a scrivermi, inviandomi la testimonianza di suo papà Luigino e tantissime belle foto delle loro pecore. E' stato difficile scegliere quali pubblicare. A loro la parola. Le immagini sono dei nostri giorni, anche se il racconto parte dal passato.

"Mi chiamo Luigino ho 52  anni, erano gli anni 1968-69 quando durante l’inverno passavano dalle nostre parti i pastori. Io ero un bambino  che, dopo le ore passate a scuola  con i miei  compagni, mi recavo da loro. Erano  pomeriggi freddi di fine novembre, un vero spettacolo vedere i prati coperti di bianco.

…Uno spettacolo che ancora oggi è bello da vedere e a quel tempo per noi bambini che non avevamo nulla, un  divertimento ancora maggiore.
Pastorizia nomade di una volta, con al seguto asini imbastati con  bisaccie e dentro gli  agnelli, bisaccie  che  la notte servivano  come sacco a pelo per dormirvi,  cosidetta “daga” …Non c’erano jeep o trailer attrezzati, a quel  tempo, se andava bene trovavano una stalla o un fienile per la notte Non esistevano recinti elettrici e batterie, i  guardiani  erano i cani che avvisavano con il loro abbaiare il pastore.
Pastori dall’aspetto duro con una calma e una semplicità che molte volte ti fa capire la verità di quel lavoro.
Non sapevamo da dove  erano  partiti, in  paese si  parlava dei “lamoi”.
Pastori di  Lamon, un piccolo paese in provicia di Belluno al confine con il Trentino .
In  effetti loro erano abituati a questo tipo di gergo, ma viaggiando sempre senza nomi e cognomi può darsi fossero “
mo’cheni” della valle dei Mocheni sopra Pergine Valsugana (TN).
Ogni tanto ci venivano da vicino e ci davano i soldi per andare in bottega a prendergli vino e sigarette. Rimanevano in zona una settimana e poi si spostavano verso la Trevigiana per poi il rientro verso aprile.
Passano gli anni e transitano da noi sempre le greggi e tutti gli anni andiamo a vedere quello spettacolo che se hai  passione ti prende, anche  se non sei più un bambino…
Ricordo che era il 1986, la settimana di Natale, precisamente, e il sabato pomeriggio sul prato vicino a casa mia  arriva un gregge… Sono giovani pastori ventenni, parlano Trentino e sono di Predazzo, esattamente di Bellamonte Passo Rolle.  La mia passione mi porta a comperarmi due agnelle, due bellissime Biellesi.
Divento amico di loro e parlando riesco a capire che erano i figli di quei pastori che passavano da noi negli anni della mia giovinezza… Famiglia che ha svolto quella attività dal 1950 al 1990 e ancora tutt'oggi uno di loro fa il pastore.

 

Inizio la mia piccola realtà, dopo due anni mi trovo con settanta capi, mi sembra di sapere tutto e invece non so niente.
Continuo ad  informarmi, sentire consigli giusti e sbagliati, gli stessi consigli che senti anche dopo vent'anni.
Invece no, devi essere consapevole di te stesso se vuoi raggiungere il tuo interesse!!

 

Ora allevo la Tiroler bergschaf, pecora bolzanina, una pecora adatta alla pastorizia stabile non  vagante, adatta alle
nostre realtà o cosidette piccole realtà, ma i problemi sono sempre in agguato perchè hai animali vivi da accudire, alimentazione, freddo, pioggia, fango, parti, pascoli non sempre soddisfacenti.
Mi ricordo novembre, quaranta giorni di disastri e pioggia, agnelli piccoli bagnati tutto il giorno… Ti viene la volontà di smettere subito l’attività, attività che diventa una malattia, una passione coltivata da anni che è più un capriccio che un reddito, ma se rimani senza ti manca un qualcosa che è difficile descrivere.

 

Ora ne accudisco una cinquantina più o meno, da aprile a novembre siamo in montagna, ne raggruppiamo un branco con due miei amici e fra questi mio cognato Cristian, che ha frequentato la scuola agraria di Feltre, con la grande passione per il cavallo, ma degli animali in genere.

 

Attualmente alleva anche lui le pecore Tiroler bergschaf, che segue con un gran interesse trasmettendo la passione anche ai suoi 3 bambini (Luciano, Giacomo e Biagio), insegnando a loro il valore di queste realtà in questo piccolo  mondo.

 

Alpeggiamo con 120 capi circa nella zona del Cadore, precisamente Selva di Cadore, da aprile ad ottobre.
Da notare che  io sono dipendente di una ditta che mi permette di  lavorare a  turni  e quindi sono sempre presente dalle mie bestiole e dopo tanti anni continuo ad imparare.
"

"E' tutto mio papà Luigino Case che ha scritto, le foto sono dell'anno scorso per quanto riguarda la stagione bella, e invece dove vedi le foto con la brina sono di gennaio- febbraio 2011.

Quelle con la brina, sono scattate a Roe Alte di Sedico (BL) e il pastore-allevatore è Case Luigino mio papà… dove ne accudiamo una cinquantina. Quelle scattate in stalla, sono state fatte a Moldoi di Sospirolo (BL) e il pastore-allevatore é Pilotti Cristian mio zio, che ne tiene una decina con estrema passione.

Poi ci sono altre foto con mio papà Luigino con l'agnellino nero sulla schiena ed altre con una chiesetta sullo sfondo e le montagne con le cime innevate, quelle sono state scattate a Selva di Cadore durante l'alpeggio estivo 2010….sono molto contento di quello che stai facendo per portare avanti e per dar voce a queste tradizioni fantastiche…".


Ecco ancora altre bellissime foto della stagione estiva del gregge. Come vi dicevo, le immagini erano davvero tante ed ho dovuto fare una selezione. Spero che Manuel e Luigino siano soddisfatti di quelle che ho pubblicato.



Belle le pecore, ben tenute, e magnifico il paesaggio. Mentre qui fuori continua a piovere e tutti sperano di poter rivedere presto il cielo azzurro come in queste immagini…


Auguro a Manuel ed a suo papà Luigino di poter continuare con la loro passione/malattia, comune a tutti i pastori ed appassionati di pecore in ogni angolo d'Italia e non solo. E li ringrazio ancora per averla condivisa qui con me e con tutti quelli che leggeranno queste pagine.

Tante foto dai Balcani

Datemi tempo di mettere in ordine le foto di questi ultimi giorni vaganti… E allora, le frattempo, la parola e la macchina fotografica ad un amico di questo blog che ci racconta le sue vacanze nelle terre d'origine.
"Ciao a tutti. Mi chiamo Dado. Sono tornato dalle mie vacanze nei Balcani ed ho fatto un po’ di foto ed un video, per quali ho chiesto Marzia di pubblicare nel suo blog,sperando che vi faccia piacere leggere e vedere le foto (visto che si tratta di animali)."

La prima cosa che si incontra nei pascoli in pianura panonica (Serbia in questo caso) sono i ĐERAM (geram) quali servivano ai tempi senza elettricità, ma anche oggi ancora funzionanti per abbeverare gli animali al pascolo.

Nella regione di Vojvodina (Serbia nord) si possono incontrare enormi gruppi di mucche che pascolano insieme.

Sono le mucche del paese che la mattina presto appena la mungitura vanno raccolte da uno o due pastori, e portate al pascolo che delle volte può distare anche fino a 30 km. Direi una piccola quotidiana transumanza. I gruppi possono avere anche fino a 300 mucche, dipende dalla grandezza del paese ed il numero dei gruppi. Una volta erano solo mucche adulte, le manze erano custodite per due anni nei pascoli fuori dalla zona poi venivano riportate nel periodo invernale a casa. In questo caso sono quasi 250, e poi altri due di 50-ina di mucche.

Quando ero piccolo andavo la dai nonni e mi divertivo andare ad accompagnare il pastore fino alla fine del paese. Allora erano le mucche da latte ed alcune da carne, maggior parte razze autoctone, ora ci sono tantissime (a parere mio) le simmental, holstein e qualcune bianche e nere (olandesi). Qualcuno sa dirmi se anche quella con chiazze marroni può essere una holstein?


Volevo fare alcune foto perciò sono andato a trovarle al pascolo. Ecco alcune.
(Le foto di Dado erano tantissime… io ho fatto una scelta, spero mi perdonerà!)

Questa qui e Tina..mentre facevo la foto si e avvicinata anche Maja. Voleva farla anche lei………ed eccola accontentata.

E naturalmente  che pascolo sarebbe senza i cani da pastore. Qui sono solo due, purtroppo giorno prima uno è stato preso sotto da una macchina. Sono addestrati molto bene. Valore di un cane può arrivare anche a mille euro (pensando che pastore guadagna appena 200 euro al mese potete immaginare che perdita era).



Arriva la sera e le mucche tornano a casa……..

Delle volte però può capitare che il distratto padrone si scorda o non arriva in tempo ad aprire il cancello.


Piccola transumanza finisce (ogniuna dentro la sua stalla e poi la mungitura serale), e da domani si riparte… Mentre si seguono lungo il paese può capitare anche di trovare anche un gruppo di allegre oche che tornano anch’esse dal fiume alle loro case. Sono state tutto il giorno al fiume ed ora tornano a dormire (direi quasi una piccola transumanza ochina ).

Purtroppo anche qui ci stanno delle persone che storcono il naso quando le mucche passano e vorrebbero che questa cosa finisca, per fortuna la regione si è mossa ed ha fatto un decreto legge che queste piccole transumanze quotidiane passano come una specie di attrazioni turistiche (quasi bene culturale).

Con caldo di quest’ estate (quel giorno erano 42 gradi) sono state fortunate le mucche che avevano fiumi vicino come queste.


Questa è la mucca di una razza che da sempre vive là ma non ho capito quale…….ne sapete dirmi?

E dopo un bagno rinfrescante di nuovo al pascolo …………


Altro pascolo, questa volta gruppo con un toro…………..




Una volta erano anche tantissime pecore, ma come purtroppo non rendono più di tanto ho trovato solo questo gregge che stava nel recinto aspettando la sera per uscire al pascolo. Non so che razza siano (per me merinos). Là le chiamano UNGHERESI, boh?



Queste invece sono di razza „PRAMENKA“, sono state da sempre allevate in Bosnia ma ora anche la stanno scomparendo. Per fortuna ci ho trovato un gregge (tra l’altro di un mio amico) che ancora ha le caratteristiche di razza pura. Si utilizzavano sia per la lana, latte ed anche carne.

Ed alla fine… Come  si usava una volta a raccogliere il fieno.

Tutto questo potete vedere su you tube ci ho montato un piccolo video… Sperando che l’articolo vi è piaciuto vi saluto… ciaoooooooooooooooooooooooooooooooo.

Grazie mille a Dado per averci voluto mostrare queste immagini. E' bello venire in contatto con altre realtà che altrimenti probabilmente mai avremmo modo di conoscere.

Ah, la Svizzera!

Una breve, brevissima vacanza. Nemmeno tre giorni, una vera e propria toccata e fuga, ma ci voleva un attimo di stacco, di respiro. Anche quest'anno la meta è stata la Svizzera, anche quest'anno ho lasciato l'Italia passando dal Sempione. Già lungo la strada, prima di arrivare a Domodossola, nonostante la stagione non fosse quella in cui mi aspettavo di veder pecore in fondovalle, ho visto un gregge al pascolo lungo il Toce.

Poi via, oltreconfine. E allora può capitare di fotografare una fontana con annessa statua a Brig. E la statua è una capra… Brig è una cittadina, mica un paesino di montagna sperso tra i monti! Ve lo ricordate, qualche anno fa, quando mi mandavate le foto di monumenti a tema pastorale?

Ma la meta del primo giorno non erano città e monumenti. Si pensava che quel primo giorno di vacanza fosse dedicato a qualcosa di completamente diverso: montagna sì, ma quella alta, quella che solitamente non si frequenta, andando per alpeggi e pascoli. Salendo con la funivia però ci si poteva già rendere conto come anche questa località turistica così affollata, così conosciuta, fosse una sede d'alpeggio. E dal finestrino della cabina ecco uno scatto di un grosso alpeggio, con baita, stalla e pascoli circostanti. Le vacche, una mandria di Brune, erano poco lontano.

Più in alto però, già ad alta quota, altri avvistamenti. E questa volta sono pecore. Pare impossibile, o più che altro l'incredulità è dovuta al fatto che proprio non ci si aspettava pecore quassù. Un buon numero pare gradire la base dell'ultimo pilone della funivia come luogo per il riposo notturno (ma pure diurno, con questo caldo!). Adesso però è ora di lasciarsi alle spalle pascoli, pecore e tutto il resto del mondo pastorale, ci si incammina a vedere quello che da tempo sognavo di ammirare dal vivo.

Il ghiacciaio dell'Aletsch, uno di quei fenomeni della natura che ogni amante della montagna credo vorrebbe visitare almeno una volta nella vita. Il caldo assurdo di questi giorni (sì, faceva caldo anche là!) fa riflettere su quanti avranno ancora la possibilità di ammirare un simile spettacolo, visti anche i segni evidenti del suo ritiro. Ma… sì, quelle in primo piano tra le rocce sono pecore. Ed infatti per tutto il corso del sentiero alto, e poi anche in seguito, si incontrano numerose pecore. Pecore libere, senza sorveglianza, senza recinti, senza… stress! E dove volete che vadano? In alto le creste rocciose, in basso il ghiacciaio. Ed evidentemente nessun predatore.

Anche lungo la via del ritorno altri incontri, ancor più ravvicinati. Questa è una razza locale, sono le Pecore dal naso nero del Vallese. Strane per chi è abituato ad altre taglie, altra morfologia, ma sicuramente uniche nel loro aspetto. Non hanno alcuna paura, si spostano appena al passaggio dei numerosi turisti di ogni parte del mondo che percorrono incessantemente il sentiero.

Anche se la vacanza voleva essere uno stacco… Non c'è niente da fare, la malattia è la malattia! E poi come si fa a non fotografare un panorama del genere? Senza le pecore in effetti mancherebbe qualcosa, la loro presenza non fa che completare il paesaggio. Sarebbe sembrato tutto troppo finto, perchè in effetti la grandiosità del ghiacciaio è così immensa da sembrare uno schermo, uno sfondo. Non ci si rende conto di quanto sia vasto se non quando si vedranno delle persone camminarci su: dei minuscoli puntini nel ghiaccio che si estende in lungo ed in largo nella valle.

Alla fine del sentiero un cancello a molla ed una rete che delimita lo sbocco del pascolo, poi un cartello come da noi non ne ho mai visti. A parte il fatto che non finirò mai di apprezzare le paline svizzere, chiare e perenni, a differenza delle "ecologiche" paline in legno che si vedono da noi, che dopo pochi anni sono illeggibili… Non conosco il Tedesco, ma con quelle poche parole che so credo che il cartello basso dica qualcosa come: "ATTENZIONE alpeggio delle pecore. Tenere i cani al guinzaglio".

Voltate le spalle al ghiacciaio, si scende a piedi a Bettmeralp, villaggio turistico dove non circolano auto, se non silenziose vetturette elettriche. Quassù tutto è a misura di turista, turisti dal portafoglio gonfio, visti i prezzi di qualunque cosa, a partire da un gelato. Ma nessuno di questi turisti pare essere scandalizzato o infastidito dal mondo che inizia appena oltre l'ultima casa: animali al pascolo, territorio d'alpeggio.

Lungo i sentieri si attraversano più e più volte le recinzioni, ma ogni volta un qualche accorgimento permette di superarle agevolmente senza prendere la scossa. Fotografo diversi esempi di questi attraversamenti: maniglie, cancelli e così via. Centinaia e centinaia di persone passano qui ogni giorno, ciascuno apre, sgancia, richiude con cura. Questione di cultura? Semplice rispetto per il lavoro altrui?

C'è chi si tuffa e chi nuota nel laghetto. Ci sono giovani, bambini, adulti, molta gente in questo caldo pomeriggio di sole. Eppure sembra che non vi sia nessuno, si sente appena il chiacchiericcio delle persone, qualche risata squillante di un ragazzino, ma niente più. Il suono predominante, insieme al vento, sono le campane chamonix al collo di queste reines al pascolo a poche decine di metri dai turisti. Non ci sarebbe niente di speciale, niente da dire, su tutto questo. Però penso alle lamentele italiche di chi va in vacanza in montagna e poi si reca in Comune perchè le campane delle vacche disturbano il suo sonno… Gli stessi che magari di giorno urlano invece di parlare, che turbano la quiete della montagna con un quad, una moto, una radio a tutto volume. Non sono esterofila, amo l'Italia, ma perchè ogni tanto mi viene una fortissima tentazione di emigrare in posti così?

Bettmeralp non è un luogo incantato come questo scorcio potrebbe far credere: ci sono anche brutture architettoniche, negozi di souvenirs kitsch, una folla di turisti e casette nuove costruite in stile. Ma non era qui che cercavo la realtà d'alpeggio, tutto quello che ho raccontato e vi ho mostrato è stato un extra. Nel secondo giorno di vacanze invece speravo davvero di avventurarmi nella montagna vera dei pascoli… Ve lo racconterò la prossima volta!

Vari reportages

In attesa di abbandonare il mio isolamento e reclusione forzata causa influenza, pesco abbondantemente dal materiale che mi avete mandato voi in questi mesi e settimane.

C'è ancora anche una foto natalizia di Clà, con la pecorella sarda che il suo amico Donato le ha mandato dalla Sardegna. A tal proposito, permettetemi una breve riflessione (anche se l'argomento meriterebbe pagine e pagine) sul caso del Poligono di Quirra, intorno al quale la gente si ammala e muore, gli agnelli nascono con due teste… Leggete qui e qui. Ve ne parlo perchè l'altra sera ho visto in TV una combattiva signora, Mariella Cao, che mi ricordo aver incontrato ad un convegno in Valcamonica insieme ad una delegazione sarda, proprio per parlare di pastorizia e poligoni militari…

Veniamo a temi più leggeri, sempre con Clà. Qui siamo a Santena, il suo paese, dove… sono arrivate le pecore. Non ci sarebbe niente di eccezionale nella notizia, se non che queste pecore siano state volute per pulire il Parco Cavour, per poi spostarsi verso i parchi di Torino. Continua questa valida iniziativa!

La nostra amica (e non solo lei) si chiede cosa stiano mangiando le pecore… Però in questi giorni difficili di inizio marzo, quando nevica invece di esserci aria di primavera, qualunque pascolo è benvenuto, anche il più magro!!

E così il gregge finalmente qui viene riconosciuto per le sue funzioni plurime: fonte di reddito per l'allevatore, tosaerba economico e naturale, che non inquina, bensì contribuisce anche a concimare naturalmente il prato. E poi c'è l'impatto paesaggistico e, perchè no, educativo, perchè i bambini potranno vedere le pecore, potranno imparare qualcosa dal vivo, senza avere tra loro e la natura uno schermo (della TV, del computer…).

Ultima immagine di Clà, scattata in Liguria sotto alberi di ulivo. Altro clima, qui l'erba è decisamente più verde, anche se la foto è stata scattata qualche tempo prima delle precedenti…

Adesso invece andiamo a conoscere un nuovo amico. "Mi chiamo Gian Maria, ho 25 anni, vivo a San Giuliano Vecchio, in provincia di Alessandria e mi mancano pochissimi esami per laurearmi in giurisprudenza. Vista, però, la mia grandissima passione per le capre e l'interessamento per quelle razze meno comuni, nel pomeriggio di sabato 25 settembre 2010, sono andato in Svizzera e precisamente ad Arogno (Canton Ticino) per incontrare un' allevatrice di capre, Annina, affiancata dal marito."

"Mi son spinto in territorio elvetico per vedere da vicino una razza di capre in via di estenzione ma grazie alla fondazione prospecierara (www.prospecierara.ch) si sta cercando di recuperarla e salvaguardarla. Mi son spinto in territorio elvetico per vedere da vicino una razza di capre in via di estenzione ma grazie alla fondazione prospecierara (www.prospecierara.ch) si sta cercando di recuperarla e salvaguardarla."

"Nello specifico sto parlando della CAPRA GRIGIA, della quale ero interessato ad acquistarne alcuni capi (2 femmine e 1 maschio) ma visti i problemi burocratici, anche se con un pò di fatica quasi superati, e quelli economici per portare gli animali a casa mia, per il momento ho deciso di rinunciarvi."

"Vorrei comunque inviarti alcune foto di quella giornata, in modo che anche altre persone possano conoscere, attraverso il tuo blog, altre razze poco conosciute e realtà differenti da quelle degli allevamenti, in questo caso caprini, di tipo intensivo, del quale non sono pienamente d'accordo."

Ancora altre immagini del gregge. Gian Maria ci dice ancora:"Non sono d'accordo perchè si snatura la vita, l'istinto e le capacità dell'animale a scapito di un quantitativo di prodotti, latte e formaggi, standardizzati; ma non è meglio un bel formaggio d'alpeggio, fatto in modo naturale e con il latte di capre che possano andare a cercarsi loro quale erba mangiare? Penso proprio di si."

C'è qualche altro appassionato di questa razza che magari vuol mettersi in contatto con il nostro amico? Magari anche dalla Svizzera, visto che so che molti leggono anche da oltreconfine (e ne approfitto per salutare gli amici!!).

A Roaschia, in un giorno di fiera

Ero già in viaggio verso Roaschia quando mi ha telefonato Giuseppe, uno degli "storici" Ruascin, pastore ormai in pensione nel suo paese. "Volevo chiederti se venivi a Roaschia, oggi c'è la Fiera, scusa se ti chiamo solo adesso…". Sono quasi a Saluzzo, ancora poco meno di un'ora di viaggio, in quella domenica mattina dalle strade deserte, e sarò là.

C'erano 21 aziende con i loro animali: questi erano 190, o meglio… 188, poi nella notte c'era stato un parto e quindi si era raggiunta la cifra tonda. Quest'anno la struttura dell'esposizione delle pecore la si incontrava subito, entrando nel paese, così tutti, anche i semplici curiosi, avrebbero potuto vedere gli animali. Al mattino c'erano però soprattutto gli intenditori, allevatori, appassionati, ex pastori…

Una delle caratteristiche di questa razza sono le corna ed alcuni capi le presentavano molto ben sviluppate. Per la fiera poi ciascuno aveva "agghindato" gli animali come meglio credeva: campane, nastri, bandane con su scritto il nome delle pecore e dei montoni. Questo piccolo gregge poi sembrava esser stato lavato con l'ammorbidente!

Incontro anche Federico, il giovane allevatore appassionato che mi ha invitata qui. Già nei giorni precedenti mi aveva raccontato della "preparazione" delle sue pecore: campane, bandane… E sono proprio le prime, nel box accanto al palco per la premiazione. Un po' di disappunto per non essere tra i premiati, ma l'importante è partecipare, e poi c'è tanta gente, amici, persone con cui chiacchierare…

Ci sarà comunque un riconoscimento per tutti, anche per coloro i quali non hanno un animale tra quelli scelti dalla giuria il giorno precedente. Alcuni pastori criticano il montone che verrà poi insignito del primo premio: ha le corna asimmetriche e sul lato destro il corno copre l'occhio. A loro dire questo è un difetto! Non mi pronuncio, vedo qua e là delle belle bestie, ma ammetto di non essere un'intenditrice di Roaschine.

In giro per la fiera, oltre alle solite bancarelle di prodotti vari, c'è un po' di artigianato, il banchetto di Marilena con i suoi formaggi di latte di pecora e/o capra e questa bella esposizione di lane di artigiani francesi.

Si tratta di prodotti della confinante terra brigasca, la Brigasca è anche una razza ovina in via di estinzione. Su questi tappeti i disegni riproducono i graffiti dei pastori preistorici nella Valle delle Meraviglie. A proposito di pecore brigasche: poco dopo incontrerò Mario, il pastore di Coumboscuro, che mi chiede se ce ne sono ancora in giro e… se si riesce ad acquistarne. Qualcuno dei lettori di questo blog mi sa dare delle notizie in merito?

Roaschia… Quest'anno non c'è (ancora) la neve, ma presto qui inizierà un lungo inverno. L'inverno che i suoi abitanti (pastori) un tempo non trascorrevano mai qui, ma vaganti giù giù fin verso la Lomellina. Quanti Roaschini non sono nati a Roaschia, ma nei vari comuni attraversati durante la transumanza?

In paese c'è anche una piccola mostra che parla del passato, degli oggetti di un tempo, di quelli legati alla pastorizia, alla mungitura, alla caseificazione. Chissà se c'è ancora da qualche parte il carro dei pastori, quello che avevo visto in una passata edizione della fiera?

Torno dalle pecore, i capi premiati vengono presentati al pubblico, il tecnico della Comunità Montana Dario Adamo sta spiegando le loro caratteristiche, poi si susseguono agli interventi da parte di veterinari, docenti universitari, tecnici, politici… La speranza è sempre che poi qualcosa di quelle parole si possa concretizzare, perchè di pastori ce ne sono sempre meno. A Roaschia ne è rimasto giusto uno, Franco Fantino, che riceverà numerosi premi ed il giorno successivo verrà anche intervistato dalla troupe di Melaverde che registrerà qui una puntata. Peccato che quelli della TV non siano presenti nel giorno della fiera…

Quelle belle pecore che avevo già fotografato prima vengono chiamate fuori per essere mostrate al pubblico. Sono state scelte come gregge più bello, più omogeneo. In effetti il loro proprietario le ha davvero lavate e pettinate, ma in aggiunta di tratta davvero di animali che ben rappresentano la razza.

Ci sono anche gli agnelli al seguito delle loro madri, i montoni che rincorrono le pecore… E così il suono delle campane ed i belati vanno a coprire le parole degli oratori che parlano, raccontano, spiegano… La gente guarda, indica un animale piuttosto che un altro, e si avvicina il vero momento delle premiazioni.

Il proprietario, Giovanni Martini, richiama dentro gli animali per ricondurli al loro box, ed il gregge trotterella via, mentre la gente si disperde per la fiera. Per fortuna non piove, ma comunque per il momento c'è poco movimento in giro, se si escludono gli appassionati.

Un altro giro per i box delle pecore. "E da quando ci sono le Roaschine nere? Perchè portarla alla fiera, quella?". Ognuno dice la sua. C'è chi critica, chi loda, chi pensa ai bei tempi andati, chi afferma che non c'è più futuro e fanno male i giovani a scegliere di fare i pastori, gli allevatori, perchè le cose stanno andando sempre peggio. Le sue parole sembrano essere smentite dai tre figli di Marilena ed Aldo, che aiutano la famiglia in questo mestiere, ma anche da tutti gli altri ragazzi appassionati che sono presenti qui alla fiera.

Ecco i due nati della notte, spostati in un box apposito. Federico, che insieme ad un'amica ha dormito qui nella struttura per controllare che non succedesse niente di strano, racconta di aver dovuto fare l'ostetrico. "Uno nasceva al contrario… E poi aveva una testa gonfia, sarebbe morto se non l'avessi tirato fuori!". Sono grossi, questi agnelli di Roaschina! Per fortuna tutto è andato bene e così ci sono 190 capi esposti…

La mamma e la nonna di Federico portano sul palco la torta che hanno preparato per l'occasione. Un dolce appositamente realizzato per la fiera, con la pecora preferita agghindata con il campanaccio "da festa"! Premio o non premio, alla fine la si mangerà in compagnia… Poi iniziano le premiazioni degli allevatori.

Prende la parola anche Aldo Macario, allevatore e presidente del consorzio della Pecora Frabosana – Roaschina. Questo consorzio è stato costituito già alcuni anni fa, più precisamente nel 1995, in Val Pellice, dove si allevano numerose pecore di questa razza. Oggi qui si presenta il marchio Rouaschin Frabouzan, che andrà ad accompagnare carne, prodotti caseari e lana che proviene da queste pecore. Per maggiori informazioni in merito, leggete qui.
E adesso però tutti a tavola… Permettetemi pubblicamente di ringraziare ancora la famiglia di Federico per il pranzo offerto! Nel pomeriggio Roaschia sarà poi invasa da molta, molta più gente e le macchine verranno parcheggiate giù giù lungo lo stretto vallone…

Solo qualche foto, perchè…

Sono stata in Val d’Aosta, sono riuscita a combinare quasi alla fine della stagione anche un giro da quelle parti, grazie all’invito di Francesco che mi ha portato nell’alpeggio di un suo amico in occasione della discesa al tramuto inferiore. In questo post c’è spazio solo per qualcuna delle moltissime foto che ho scattato in quella giornata, con un tempo meraviglioso, un panorama spettacolare e colori settembrini che ben si prestavano ad essere immortalati. Lo so che gli allevatori preferiscono il verde dell’erba e le fioriture del mese di luglio, ma…

Al mattino presto l’aria era decisamente fresca, con la brina sull’erba, ma bastava guardarsi intorno appena usciti dal bosco di abeti rossi per capire che lo sfondo per le foto non bisognava faticare per trovarlo. Il Massiccio del Monte Bianco era là in tutto il suo splendore, con ghiacciai ed una spolverata di neve fresca.

Daniele e Francesco si erano caricati sulle spalle tutto il necessario da portare all’operaio che era su a sorvegliare gli animali: cibo per lui e per il cane. Il sentiero è ben battuto, molto frequentato, sale nel bosco, poi si affaccia sui pascoli, arrivando all’Alpage du Glacier, 2.158 m di quota. E’ qui che faremo scendere le manze. Il carico può essere lasciato lì, noi ci riposiamo un istante, poi riprendiamo a salire.

Daniele mi spiega quali sono i confini del suo alpeggio mentre saliamo ed il pianoro antistante la baita appare in tutta la sua estensione. "Non la mangio nemmeno tutta, l’erba. Questa primavera cercavo un gregge che venisse su a pulire la montagna, le mie bestie sono troppo poche, ma alla fine non ho trovato nessuno. Bisognerebbe muoversi adesso, di modo che chi è interessato venga su a vedere il posto prima che ci sia la neve…". Provo a pensare a qualcuno a cui una simile opportunità possa essere utile, chissà che si riesca a trovare la persona giusta?

Arriviamo al Rifugio Deffeys, nei pressi del quale si trova la seconda baita e le manze al pascolo. Lo sfondo è quello dell’alta montagna, con il ghiacciaio del Rutor in tutto il suo splendore. Certo, con la nebbia questo luogo non avrebbe lo stesso fascino, ma in una giornata così viene davvero da pensare: "Vengo io a fare il pastore qui, la prossima estate!!!". Inoltre qui il lupo non c’è (ancora), mentre dove Daniele aveva il gregge negli scorsi anni, nel Parco del Granparadiso, a Cogne, aveva subito diversi attacchi. "Le ho portate via, non si poteva lasciarle su. Poi alla fine non ci hanno aiutati per niente… Dicono che non siamo capaci di fare il lavoro dei pastori, ma non sanno quello che dicono, non conoscono la nostra vita, il nostro mestiere!"

Le manze pascolano placidamente davanti all’alpeggio: hanno il pelo lucido che quasi brilla sotto il sole, non hanno sicuramente patito la fame, nel corso dell’estate. Per loro queste sono le ultime ore quassù, poi si scende. Non si sa mai cosa riserverà il tempo, a queste quote, inoltre Daniele sta per partire per un breve periodo di vacanza. Anche gli allevatori possono permettersi le ferie, qualche volta… Ed è anche giusto che sia così, basta organizzarsi!

Daniele si consulta con il suo aiutante, decidono insieme come organizzare la giornata. Le manze verranno fatte scendere, le pecore per adesso rimangono ancora su. "Dice che stamattina le ha mandate verso il lago, vuoi andare a vederle?". Certo che sì! "Se non la portiamo a vedere il gregge… sono guai!", scherza Francesco. E così ci mettiamo alla sua ricerca, vagando tra le morene del ghiacciaio e seguendo le tracce. Inizialmente non riusciamo a trovarle, lo spazio è così vasto, ma sicuramente a quest’ora si saranno messe da qualche parte all’ombra per ruminare.

Sali, scendi, gira, attraversa ruscelli, e finalmente eccole! Sono addossate alle rocce, come si prevedeva. Principalmente si tratta di pecore di razza Rosset, una razza locale a rischio di estinzione. Daniele spiega come questa razza sia tornata alla ribalta qualche tempo fa, quando sembrava che dovesse essere valorizzata per la lana, ma… "A me la lana la pagavano 50 centesimi, volevano che la scegliessi, togliessi la coda, la pancia… E poi loro quelle giacche le vendevano nei negozi di lusso a caro prezzo!"

Il pastore sale sul cocuzzolo ed inizia a contare gli animali. "Gli ho detto di contarle almeno una volta la settimana. Quando ne hai così poche, un 2-300, è una cosa che puoi e devi fare, altrimenti come fai a sapere se te ne manca una? L’altro giorno che c’era la nebbia mi ha detto che è stato con il gregge tutto il giorno, perchè altrimenti poi non le trovava più. In caso contrario non c’è bisogno di sorvegliarle costantemente, l’erba la trovano da sole… Guarda quanta ce n’è ancora… Bisogna davvero portarne su di più, altrimenti negli anni la qualità del pascolo peggiora."

"Certo che, se fossero vicino al lago…". E così facciamo spostare il gregge, con finalità essenzialmente fotografica! E’ vero che c’è il sole, ma a queste quote ed a questa stagione non fa sicuramente così caldo. Le pecore si mettono lentamente in cammino nell’erba ormai gialla per il freddo. "Come le trovi?", mi chiede il pastore. Altra razza ed altra taglia rispetto alle mie abitudini, ma sicuramente anche questi animali hanno avuto una bella stagione ed hanno mangiato a sufficienza, tanto che faranno sicuramente bella figura nel momento in cui scenderanno a valle.

Con il lago ed il ghiacciaio sullo sfondo, la foto è perfetta. "Lo conosci il Maffeo? E’ venuto in alpeggio qui… anzi, credo che sia l’ultimo alpeggio dov’è stato in montagna." Richiamo alla mente quel giorno di maggio in cui ero stata a trovare Celso, e mi sembra in effetti di ricordare che, tra le varie montagne citate, ci fosse anche il Rutor. Se lo incontrerò alla Fiera di Oropa, glielo chiederò direttamente.

Questi panorami e l’accenno a Celso mi richiamano alla mente quelli visti su "Fame d’erba", così penso anche al prossimo libro da realizzare, con due idee che continuano a girarmi in testa. Daniele intanto mi spiega come conduce il pascolo: "Le lascio fuori fin quando non nevica, poi le rimetto al pascolo appena la neve se ne va. Solo che ci sono mille problemi, ti fanno storie, dicono che stanno male all’aperto, i soliti animalisti, la gente che non capisce nulla! Se le pecore sono belle, se le fai mangiare…". Chiacchierando con questi amici, è sempre più chiaro come in Piemonte si invidi la Val d’Aosta forse a sproposito, perchè anche lì le cose non sono così idilliache come si pensa. "Negli ultimi anni è sempre peggio, i contributi non sono più come una volta e la burocrazia ci sta facendo morire!"

Le pecore sfilano sulla morena, con il ghiacciaio sullo sfondo. Anni fa avrei finito un rullino, a forza di scattare foto. Nell’era del digitale non ci sono questi problemi e qui voi vedete solo una selezione delle immagini. Bisogna davvero farlo, un libro nuovo, con tutto questo materiale! Ma soprattutto ci sono storie da raccontare, come contorno delle foto.

Lasciamo il gregge nei pressi del lago, il loro guardiano verrà a riprenderle alla sera, terminata la transumanza. Qui in Val d’Aosta la pastorizia è un’attività molto meno importante rispetto all’allevamento bovino, ma c’è ancora chi ha questa passione, come questi due ragazzi che mi stanno accompagnando oggi. "Non è facile anche trovare a vendere la carne, gli agnelli, ma soprattutto le pecore da macello. Non valgono nulla… Non c’è più la tradizione di mangiare la carne di pecora."

Ripassiamo nei pressi del Lago Inferiore, diretti verso il Rifugio. "Fare il pastore qui è quasi come essere in vacanza, davvero!". Fino a quando il lupo non arriverà, questo è sicuramente vero. Ma qualche imprevisto c’è sempre. "Quando erano là sopra, devono aver mangiato una qualche erba che ha fatto loro male. Un paio sono gonfiate…". Per il resto, non vedo i ripidi pendii sassosi che mettono in pericolo gli animali su altre montagne.

Torniamo dalle manze, preparandoci alla partenza. Daniele ed il suo aiutante mettono il basto all’asino, poi tolgono i picchetti e la fettuccia che delimitava l’area di riposo degli animali nei pressi della baita. Si scende anche se adesso sembra non essercene motivo, con il sole ed erba ancora da pascolare.

Gli animali intanto pascolano accanto al Rifugio, ancora frequentato da numerosi gruppi di turisti ed escursionisti. "Controllate che non scendano dietro, che altrimenti dopo bisogna farle risalire!". Non ci sono rischi, le manze non si muovono e brucano placidamente. Il problema piuttosto sarà farle incamminare per la transumanza…

Panthère si fa coccolare. "Un vero animale da compagnia!". L’ennesima dimostrazione del fatto che, a differenza di quello che pensano in tanti, gli animali di questa razza non sono aggressivi, ma, al contrario, viziati dai loro padroni… Così cercano attenzione e tenerezze!

E’ ora di partire, l’asino è stato caricato, ma le manze non sembrano proprio dell’idea di mettersi in cammino, nemmeno con le incitazioni del cane. Fate caso a quel che combina Lancia… prende le vacche per la coda! "Ha quel vizio… ma per il resto è un ottimo cane. Per me i border collies sono i migliori, anche con le vacche, solo che si offendono se li sgridi, se fai loro qualcosa, poi non ti ascoltano più, non lavorano magari anche per giorni."

Daniele continua a chiamare gli animali, ma questi davvero non ne vogliono sapere. Saranno necessari alcuni lunghi minuti prima che finalmente la mandria si organizzi per mettersi in marcia. Basta avere pazienza… Resto piacevolmente sopresa di come tutto avvenga con la massima calma, mentre altrove più volte mi è capitato di assistere a scene di nervosismo da parte degli allevatori, che hanno come prima conseguenza quella di agitare ancora di più gli animali.

Si risale appena verso la sella, dopodichè il sentiero inizierà a scendere verso l’alpeggio. Gli animali sembrano essere finalmente instradati, così, se tutto filerà liscio, ci vorrà circa un’ora per arrivare a destinazione.

Appena però ci si affaccia verso la discesa, gli animali si bloccano ed esitano. Daniele continua a chiamarli con calma e pazienza, rivolgendosi per nome alla manza che, di volta in volta, si trova a guidare il gruppo. C’è Piccina, c’è Ribes, c’è Carina…

La fila è chiusa dagli asini e dalla cavalla, ma le cose continuano a non funzionare. Proviamo a cambiare l’ordine e così mi troverò io a sorvegliare le retrovie, mentre gli equini passeranno in testa ed i ragazzi cercheranno di far scendere gli animali lungo il sentiero.

Già durante la salita Daniele diceva che il sentiero era brutto: non si riferiva al fatto che fosse poco tracciato(cosa a cui mi ero abituata su altre montagne), ma pensava ai suoi animali in discesa: basta poco, una spinta, due vacche che vogliono passare contemporaneamente o che cercano di sorpassarsi… Nelle prime curve qualche animale si volta per tornare indietro, così ci tocca correre, ma senza comunque spaventarli, perchè un movimento brusco potrebbe essere pericoloso.

"Vieni, Piccina, vieni, brava…". Adesso gli animali scendono lentamente, ma senza più indugi. Più tardi farò notare la cosa a Daniele, che mi risponderà che è assurdo maltrattare gli animali e picchiarli. "Anche le pecore, quando sono giù riesco a spostarle anche da solo, senza cane. Mi faccio seguire dando loro del pane, tenendo in mano un sacchetto. Prendono il vizio e poi ti seguono senza problemi."

Il lago e la baita si avvicinano, proseguiamo la transumanza lungo il ripido sentiero, senza ulteriori intoppi, così ho tempo per divertirmi a scattare foto, attività che avevo temporaneamente sospeso nei momenti più difficili in cui c’era da correre avanti ed indietro.

Nel pianoro non ci sono più problemi, gli animali lo attraversano placidamente, dirigendosi verso il luogo dove Daniele ed il suo aiutante stanno preparando il recinto per gli asini e quello in cui alla sera verranno ricoverate anche le vacche. "Ma com’è che ti è presa questa passione?", mi chiede Daniele, mentre pianta i picchetti per il recinto. Gli racconto in sintesi la storia della mia "maladia", fino agli ultimi sviluppi ed alle vicende che hanno infranto i miei sogni di concretizzare diversamente i progetti di vita.

Lancia si tuffa nel ruscello, a cercare refrigerio dopo il viaggio e le corse avanti ed indietro al seguito delle vacche. L’acqua è limpidissima, la piana un tempo doveva essere un grosso lago, ormai progressivamente interrato, ma ancora oggi attraversato da rigagnoli che si ingrossano in caso di pioggia.

Arriva anche Panthère, guadando il ruscello. Daniele mi racconta la sua storia, da quando saliva in alpeggio da bambino con il nonno. "Da sei a quattordici anni sono andato su con lui, poi… quando è mancato, mio padre ha venduto tutte le bestie. Io ho fatto per otto anni l’elettricista, ma… mancava qualcosa. Non so, credo che sia un qualcosa che hai dentro, che ti chiama, non puoi farne a meno. Così ho cominciato, 10 pecore, qualche vacca… Adesso ho 80 vacche da latte giù a casa e questi animali qui in alpeggio. E’ una vita dura, ci sono mille problemi, burocrazia, casini di ogni tipo, ogni tanto non ci dormo la notte, per i problemi che ci sono, ma la mia vita è questa!"

Gli animali sono ignari di cosa voglia dire fare l’allevatore, anche in un bel posto come questo. Pascolano, si abbeverano, riposano… "Ho voluto scendere perchè, se viene a nevicare, quel sentiero è troppo pericoloso! Dicono che nevicherà presto, speriamo di no!". Lui adesso parte in ferie per qualche giorno, poi ci sarà la discesa a valle, inizierà il pascolo nel fondovalle, la neve, la stalla. Qui parliamo di un allevamento di montagna, realtà più simili a quelle che si incontrano oltreconfine, in Francia, Svizzera, Austria, differenti dalla pianura piemontese dei campi di mais, della neve che è quasi un’eccezione.

Torniamo alla baita e ci prepariamo a scendere a La Thuile, mentre gli animali restano quassù in questo paradiso. E’ vero non c’è la strada, solo il sentiero che abbiamo percorso, ma… le baite sono di gran lusso, l’elicottero ogni tanto porta su i rifornimenti al Rifugio… Ci andrei davvero, a fare il pastore lassù il prossimo anno!

Confini

Fa caldo, in pianura. Ma questo caldo sale anche in montagna, su per le valli, fino ad alta quota. A differenza di altri anni però anche le vallate più secche sono di un bel verde brillante, grazie ai temporali.

L’acqua sembra proprio non mancare. La cascata rumoreggia, quindi mentre salgo non sento nessun belato, nessuna campanella. Riuscirò a trovare il gregge? Anche se è un sabato mattina, c’è molto movimento: gruppi che scendono dal rifugio, escursionisti che salgono alla ricerca di un po’ di fresco, di un po’ di tranquillità.

Mi vengono in mente le parole di Gloria: "I maremmani non li possiamo tenere, passa troppa gente…". Nei pressi della baita e del recinto, un cartello avvisa di tenere al guinzaglio i propri cani, affinchè non vadano a spaventare le pecore o magari si azzuffino con i cani dei pastori. Chissà chi l’ha messo? La Comunità Montana? La traccia delle pecore qui è evidente, adesso si tratta di capire dove siano.

Intanto osservo il recinto fisso, realizzato a protezione contro il lupo. Più tardi Sergio mi spiegherà che ci vuole un’intera giornata per predisporlo ed è così tutti gli anni. Ovviamente non può essere lasciato montato anche d’inverno. Solo che tocca portare lì il gregge tutte le sere, per lo meno fino a quando non si sposteranno più in alto, vicino al rifugio, dove c’è un altro recinto.

La baita è chiusa, il pastore è al pascolo, ma… dove? Il rumore dell’acqua impedisce di sentire il gregge, ma di lì finalmente è possibile vederlo. Bisogna tornare al ponte e risalire dall’altra parte, le pecore sono là in una conca, con le capre appena più in alto tra le rocce. Non ho ancora visto il pastore, ma sicuramente sarà lì.

Prima di raggiungere le pecore, ancora una volta mi fermo a fotografare gli eriofori. Bellissimi da vedere, ma ci dicono anche che la gran parte di questi "bei" pianori sono in realtà sagne, terreni umidi, marcite, poco adatti al pascolamento e con erba di cattiva qualità. Camminando, l’acqua sprizza fin sulle gambe ed in alcuni punti bisogna far attenzione a non sprofondare nella terra intrisa.

Ecco il gregge! Non è uno di quelle greggi immense a cui vi ho abituato in questo blog. Siamo in un’altra realtà, quella che vi sto raccontando è un’altra storia. Non parliamo di pascolo vagante, questa volta, ma di vita ed economia montana. Questo gregge non ha compiuto un lungo cammino per arrivare fin qui, è solo salito dal fondovalle, dove ha trascorso il lungo inverno in stalla, la primavera nei pascoli a bassa quota e poi è arrivato fin qui, dove passerà l’estate.

Fa caldo pure a questa quota e le pecore cercano l’ombra, anche se è appena la metà mattinata. Il pastore mi è venuto incontro, ci siamo presentati, ed iniziamo a chiacchierare. L’argomento principale è il tempo, così strano, quest’anno… "Il giorno che siamo saliti ha nevicato. Siamo arrivati su al sabato ed alla domenica c’erano 20 centimetri di neve! Poi adesso fa un temporale tutte le sere. C’è stato forse un giorno o due che ci siamo salvati, ma…". Certo, c’è erba ed acqua per far bere le pecore, ma così è davvero troppo!

Queste sono pecore di razza sambucana, razza locale che rischiava la scomparsa, ma che è stata recuperata con un attento lavoro di selezione e valorizzazione. C’è anche chi ne sfutta il latte, oltre alla carne (e ne abbiamo già parlato in passato), ma il prodotto principale resta il tardoun, l’agnellone che viene venduto in autunno, dopo la discesa dall’alpeggio. Con Sergio parliamo anche di prezzi ed è chiaro come una giusta valorizzazione faccia sì che la carne abbia un suo valore… e quindi si possa vivere anche con un gregge di dimensioni ridotte, meno problematico da gestire.  Queste poi non sarebbero montagne per greggi immense: "Ci sono solo quelle su al Colle della Maddalena, e poi di là, in Francia…"

C’è una luce strana, dalla pianura sale l’umidità e la calura, il sole è appena velato dalla foschia, le pecore sembrano argentate, con questi contrasti. Sono diffidenti, non si lasciano avvicinare, mi guardano con sospetto. "Il lavoro ce lo facciamo tutto noi, adesso mio fratello è giù per il fieno, questa sera viene a darmi il cambio… Andremo avanti finché possiamo, prendere operai non vale la pena. E poi, chi trovi? Come fai a fidarti a lasciare a loro gli animali? Un margaro su dall’altra parte della vallata… Il suo garzone è stato male, così ne ha preso un altro, è stato su mezza giornata insieme a spiegargli il lavoro, i posti, quello che doveva fare con le vacche. Il giorno dopo c’è stata la nebbia, al mattino alle 5:30 era già giù in paese, con la nebbia non voleva stare. Metti un operaio e poi devi ancora badare a lui, oltre che agli animali!"

Sergio manda i cani a radunare il gregge, poi lo fa scendere un po’ più in basso. "Vado a mangiare un boccone alla baita, poi verso le tre, le tre e mezzo ripartono. Adesso fa troppo caldo, non mangiano più." Chissà se anche per quel giorno c’è da aspettarsi un temporale? Ci sono tante pecore zoppe, tra le ultime che si accodano alla fila. "Ne curo 20-30 al giorno, è sempre così. Un disastro…". Sergio dà la colpa al terreno umido in cui gli animali sono costretti a pascolare, ma sicuramente la ragione è da cercare soprattutto nella permanenza prolungata nella stessa area di riposo. Cambiando il recinto tutte le sere o quasi, questo problema non ci sarebbe, o per lo meno non così acuto. Invece così il batterio responsabile della zoppina si trasmette da un animale all’altro. Anche questo problema quindi è… legato alla presenza del lupo!

Già, il lupo. E’ stato visto di recente, da queste parti. Sergio racconta: "E’ passato quello che va su a raccogliere camomilla e mi ha detto di averne visto uno." Un gregge non troppo grosso è più facile da sorvegliare, ma serve comunque la presenza costante del pastore. Se da queste parti l’allevamento ovino non fosse stato valorizzato e sostenuto (per quanto possibile) dalle istituzioni, per prima la Comunità Montana, chissà se questi pastori ci sarebbero ancora? Quando il predatore era ricomparso, da queste parti i problemi erano stati non pochi… Adesso si cerca di tirare avanti, forse il caso della Valle Stura può essere preso ad esempio per altre realtà, ben sapendo che ogni montagna ha le sue esigenze, le sue problematiche.

Saluto il pastore, ci rivedremo nel pomeriggio. Mi incammino verso l’alta valle, seguendo un muretto parzialmente confuso tra l’erba, che fa da confine tra il pianoro e le pendici che salgono ripide. Sergio mi ha spiegato che è il confine tra i pascoli comunali (sui versanti) ed i terreni privati. "Una volta qui saliva un margaro con tante vacche, adesso è una quindicina d’anni che ci siamo noi. Ma non è un posto da vacche… All’epoca pulivano tutto, anche i rododendri! Non c’era basta erba per arrivare alla fine della stagione. Quest’anno è così, ma altrimenti secca presto. Adesso è venuto fuori uno dei privati che mi ha mandato una lettera per pascolo abusivo, dice che un pezzo del piano è suo. Ma non si capisce bene cosa voglia! Mi dica bene quali sono le particelle e vediamo, se è un pezzetto piccolo, magari di sagna… non è che valga poi come un prato giù in fondovalle!". Il pastore mi ha anche fatto vedere tutto dove pascola durante la stagione, salendo anche nei punti più ripidi, alternando i versanti e lasciando per ultime certe parti esposte, perchè nel mese di settembre il sole arriva tardi.

Come meta ho il lago di mezzo, ancora quasi totalmente invaso dalla neve. La calura arriva fin quassù, si alza una leggera nebbiolina dall’acqua, e nugoli di mosche noiose impediscono di stendersi un attimo a riposare. Le notti in pianura sono difficili, tra afa e zanzare… ma nemmeno qui è possibile recuperare il sonno perduto.

Meglio allora ridiscendere: il vallone sembra lungo, ma i pascoli non sono poi così estesi. Bisogna andare a cercarli su in alto, inerpicandosi sui versanti scoscesi. Per adesso sembra che non ci siano rischi di nuovi temporali, ma intanto è ora di avviarsi verso il basso. Il pastore mi ha detto che tornerà dal gregge verso le tre…

Invece, anche se io sono in aticipo, lui è già là: "Visto che era venuto un po’ nuvolo, pensavo partissero prima…". Cerco di fotografare i cani, i due cuccioli sono diffidenti, ma alla fine riesco ad immortalare almeno il maschio. E’ attento al suo padrone, aspetta un comando, anche se comunque sia lui, sia la sorella, non lavorano ancora da soli, ma partono solo al seguito della madre. Ci vuole tempo, ma si faranno!

Ancora due parole, mentre il tempo cambia e gli animali si mettono effettivamente in cammino. Sergio mi chiede come fanno i "grandi" pastori, se a metà giornata le pecore le chiudono nel recinto o se stanno libere. Parliamo dell’inverno, delle difficoltà vissute in valle e di quelle dei vaganti, poi ci salutiamo. Giù mi aspettano ancora Gloria e Bruno, ai quali avevo promesso che sarei passata per un saluto. Il fieno è imballato, Bruno sta per salire in alpeggio al posto del fratello e l’estate va avanti così, giorno dopo giorno…