Pastorizia di alta quota

Il secondo pastore scelto per il film sulla pastorizia in Piemonte nell’ambito del progetto PROPAST in verità è una famiglia, che rappresenterà la realtà del pastore in montagna, che vive e lavora tutto l’anno in quota, occupandosi del pascolo, dell’alpeggio, della fienagione. In particolare, essendo in Valle Stura, si aggiunge l’aspetto della valorizzazione dei prodotti attraverso il recupero della pecora sambucana.

Al mattino le prime riprese sono in stalla, durante la mungitura. E’ Daniele, il figlio, a parlare e spiegare il suo lavoro, la sua passione. Tra non molto cesserà quest’attività, il gregge è prossimo alla salita in alpe e lassù non ci sono le strutture per continuare la caseificazione. Saranno il papà e lo zio ad alternarsi in alpe, lui resterà qui per le altre attività aziendali, prima fra tutte la fienagione.

L’allevamento della pecora sambucana è legato alla produzione di carne, principalmente agnelli ed agnelloni (tardoun), solo l’azienda Giordano munge e caseifica. Daniele racconta anche di come da qualche tempo sua sorella Patrizia, che si occupava soprattutto proprio del latte, si sia spostata in fondovalle, andando a convivere. Una scelta difficile, forse temporanea nella speranza di muovere poi quassù tutta la nuova famiglia.

Dopo si va al pascolo non lontano da casa. Battista davanti, Daniele dietro, un breve cammino per raggiungere i versanti dove il gregge si tratterrà fino a sera. Sono appezzamenti privati, affittati dai Giordano, dove il gregge contribuisce a mantenere pulito contrastando l’inevitabile avanzata dei cespugli.

Nonostante il maltempo in pianura, che si spinge fino alla media valle, quassù il vento regala una quasi inaspettata giornata di sole, che contribuisce a mostrare gli aspetti positivi del vivere e lavorare in montagna. Ci ripromettiamo di tornare per mostrare anche la realtà invernale, quella della neve, dell’isolamento.

Tra pochi giorni il gregge salirà lassù, sulla Montagnetta, l’alpeggio estivo. Un lungo cammino a piedi, non ci sono alternative per raggiungere i pascoli ed il gias. Anche noi, nel mese di agosto, andremo a trovarli, ma Battista ci suggerisce la strada più “comoda” dalla Bandia, dove possiamo avvicinarci maggiormente con l’auto e poi trasportare tutte le attrezzature per le riprese senza tanto dislivello.

Sono posti davvero “da pecore”, il territorio è adatto a loro. Il suolo calcareo caratteristico di queste zone garantisce un’alta biodiversità, che sarebbe però in pericolo se questi pascoli non venissero più utilizzati. La fioritura è appena agli inizi, i piccoli cespugli aromatici rilasciano però i loro profumi quando calpestati dal gregge: il timo, la santoreggia montana, l’assenzio, la lavanda, la nepeta si mescolano con il dolce odore delle ginestre in fiore.

Daniele ha già parlato prima, è la volta di Battista, così il figlio controllerà il gregge mentre il papà racconta. La passione è fortissima per entrambi, questo mestiere è la loro vita, ma emergono parole forse inaspettate. “Non volevo continuasse qui, avrei preferito facesse altro. E’ perchè c’è il lupo… Non è più vita, non si può lavorare così. Non puoi lasciarle da sole nemmeno un minuto, nemmeno qui vicino alle case. E poi d’estate deve sempre esserci su qualcuno. Prima salivamo 2, 3 volte la settimana per vedere se era tutto a posto, per dare il sale, intanto giù si faceva il fieno.” Quest’anno ad aiutare la famiglia c’è un giovane della pianura, di Fossano, che da tempo voleva passare un estate in alpeggio. “Ha voglia di fare, di imparare. Non ha paura a restare su anche da solo, vedremo come va.

Battista ha una vita da raccontare: l’emigrazione in Francia a lavorare come pastore, il ritorno e l’esperienza come operaio alla Michelin: “…ma mi ha rovinato, ho ancora un’ernia e l’ulcera da allora!“, senza mai rimanere senza pecore. E dopo la scelta di lavorare qui con la famiglia, fare i pastori come tanti, ma oggi invece esser rimasti in pochi. Si spopola la valle, i paesi, qualcuno resiste, ma a fare i pastori no, secondo lui una delle principali cause è la gestione “imposta” dalla presenza del predatore, che vincola quotidianamente almeno una persona della famiglia alla sorveglianza costante. “In alpeggio ci alterniamo io e mio cognato, tre giorni a testa, poi uno scende e l’altro sale con i viveri per tre giorni, avanti così. Daniele lui no, è giovane, lassù ha paura, da solo. Tutte le sere ci sentiamo con la moglie giù, con la radio. Non è facile.” In Battista c’è passione ed amarezza insieme, quando parla della sua vita.

Lucia ha sostituito la figlia Patrizia quando è andata a convivere in fondovalle. “Mi ha insegnato lei a fare i formaggi… Li abbiamo sempre fatti, ma poi lei si era perfezionata, era andata a Moretta ed era venuto su Guido Tallone a darle delle indicazioni. Ogni tanto le telefono e le chiedo, ma comunque quando può viene ancora su. Ho dovuto ricominciare ad organizzarmi la giornata, di lavoro qui ce n’è. Quando gli uomini sono su, oltre al fieno, c’è da cucinare per loro, di modo che ne abbiano per tre giorni. Non è facile variare e preparare qualcosa che si conservi…“. Parla, Lucia, racconta. D’estate si è lontani, nel resto dell’anno si cena spesso a tarda ora: “Ma non mi piace mangiare prima, li aspetto… Non mi sembra giusto, altrimenti, per un momento che si può passare insieme.

E’ forte il legame che unisce questa famiglia ed è stato uno dei motivi che ha fatto sì che sia rimasta qui a vivere e lavorare. La figlia se n’è andata da poco, “…ma è anche giusto così…“. Per Lucia è un errore chiudere le Comunità Montane, che qui hanno fatto moltissimo, sono una vera presenza, un Ente a cui rivolgersi ed ottenere aiuti concreti. Molte case sono in via di ristrutturazione, è la CM ad aver aiutato a partecipare ad un bando ed adesso gli interventi vengono finanziati e si contribuirà a rendere più vivo il paese. “Anche i giovani della Locanda, si danno da fare, si sono inseriti bene, lavorano bene e sanno farsi benvolere, speriamo davvero riescano ad andare avanti.”  Non è come ne “Il vento fa il suo giro”, qui chi viene da fuori è ben accetto, l’importante è che lavori, abbia rispetto e si dia da fare per il paese, il territorio, la comunità.

Torniamo ancora al pascolo, riprenderemo fino al rientro serale del gregge. Quella è una sera di sole e di vento, pertanto gli animali non verranno ricoverati in stalla, ma nel recinto sottostante. Sembra idilliaco fare i pastori qui, ma nelle parole della famiglia Giordano ci sono stati tanti spunti di riflessione…

Perchè un film sui pastori

Lunedì abbiamo iniziato a lavorare ad un film sui pastori. Perchè? Ci sono già numerose opere che hanno presentato vari aspetti della pastorizia: in una certa area del Piemonte, oppure su di un pastore in particolare o ancora sulla transumanza. Secondo me però è fondamentale raggiungere un pubblico il più vasto possibile per far capire chi è oggi, nel XXI secolo, in Piemonte, il pastore. Ma è IL pastore o piuttosto tante singole realtà anche molto diverse tra loro? Proprio per questo è importante raccontare le loro storie che, inevitabilmente, vanno a fondersi in un tema comune, quello di un mestiere che è anche un’immensa passione, una scelta di vita e molto altro ancora. Questo film prende il via nell’ambito delle iniziative di divulgazione e valorizzazione del progetto PROPAST, a cui collaboro per conto dell’Università di Torino, Facoltà di Agraria, progetto voluto dall’Assessorato regionale all’Agricoltura.

E così eccoci dal primo pastore scelto. È una “vecchia” conoscenza, Ivan lo abbiamo già incontrato, è uno dei giovani protagonisti del mio futuro libro. Perchè questa scelta? È un giovane, pratica la pastorizia per vocazione e per tradizione famigliare, il suo allevamento è da carne e latte, abita in una valle alpina (la Val Pellice), sale in alpeggio, d’inverno affitta una cascina nella pianura adiacente. Ha un gregge di dimensioni medie che conduce senza aiutanti esterni, il resto della famiglia provvede ai bovini, alla fienagione, alla caseificazione. Insomma, è una delle tante possibili varianti di pastorizia che possiamo incontrare in Piemonte.

Le riprese iniziano immediatamente, Ivan risponde alle domande mentre procede con la mungitura quotidiana. A malincuore sta per cessare quest’attività, adesso arrivano le pecore “in guardia” e queste non sono abituate a passare nel cancello e farsi mungere, così in alpeggio si lavorerà solo più il latte di capra e di vacca. “Smetto sempre il giorno della fiera di Bobbio… Le mungo solo più una volta al giorno e non due, poi salto un giorno, faccio così fin quando asciugano.

Mungere è importante, il latte è quello “stipendio” quotidiano che solo la carne non ti darebbe mai. Della caseificazione si occupa la sorella e, ai formaggi della tradizione, affiancano prodotti “nuovi” per venire incontro ai gusti ed alle esigenze della clientela. Il formaggio di pecora è ricercato, Ivan è soddisfatto di come vanno le cose su questo fronte, e poi c’è il Sarass del fen che sta per ottenere la DOP, ma già oggi non si fatica a venderlo tutto.

La mungitura però è solo la prima delle attività di giornata. Il latte viene filtrato e travasato nella buia, poi verrà la sorella a prenderlo, portandogli intanto lo zaino con il pranzo. Si colgono parole, gesti, suoni, le campanelle, i cani che abbaiano, i richiami lanciati dal pastore, il latte che gorgoglia nell’imbuto. Il sole splende, l’aria è frizzante, ma Ivan parla di quando tocca mungere all’aperto lassù in alpeggio a 2100 metri senza nemmeno una stalla. “Fa così freddo che non senti più le mani. A volte piove e senti l’acqua gelata giù per la schiena…“. Sarà fondamentale far vedere e far capire queste cose: ci sono sì gli aspetti romantici e pittoreschi della pastorizia, ma anche duro lavoro, difficoltà, momenti belli e momenti brutti, impossibile scegliere ed occuparsi solo di ciò che piace. Inoltre gli animali comportano un impegno costante, quotidiano.

Arriva anche Katia ed aiuta Ivan a portar su le capre, che verranno al pascolo con il gregge. Il fondovalle nello sfondo, ma oggi si salirà più in alto per andare in un luogo dove non ci sia da controllare costantemente il gregge ed avere più tempo per rispondere alle domande, dedicarsi all’intervista. Ormai l’erba inizia ad esserci anche in quota, ma il loro alpeggio è così in alto che non verrà raggiunto fino agli inizi di luglio. Prima ci sono i fourest da pascolare.

La pista sterrata viene abbandonata quasi subito, per salire lungo vecchie mulattiere e sentieri lastricati. Il gregge ci precede. Ogni tanto Ivan raccoglie una pietra caduta sul sentiero, sposta un ramo: “Bisogna tenerli puliti, o qui non passi più!“. Forse solo la pastorizia salva e mantiene vivi questi antichi tracciati. Se dovesse venire a mancare questa forma di utilizzazo del territorio, il bosco si riprenderebbe il suo spazio, cancellando ciò che l’uomo aveva faticosamente costruito nel corso di secoli.

Dopo un “lungo” cammino per chi doveva portarsi sulle spalle telecamera, cavalletto ed altri strumenti, eccoci sbucare nei pascoli del fourest. In Val Pellice il fourest è un luogo dove si saliva prima dell’alpeggio a pascolare mentre nel fondovalle già si faceva il fieno. Sono terreni privati, non comunali come gli alpeggi. Qui c’erano case, campi e pascoli. Ma quelli che oggi sono verdi di erba un tempo erano campi terrazzati dove piantare segale, patate ed altro. Quelli che un tempo erano pascoli oggi sono boschi. Ivan ce li mostra, lui non li ha mai visti, ma gli anziani raccontano di un paesaggio molto diverso, con insediamenti abitati tutto l’anno anche a quote abbastanza elevate.

Le case invece stanno crollando, quasi più nessuna ha il tetto integro. Il fourest di Codissart rischia di scomparire per sempre, per fortuna ci sono ancora le pecore e, più in basso, delimitate dai fili, alcune bovine di un altro allevatore. Ivan racconta delle campane, elemento fondamentale nella vita del pastore, che invece danno fastidio anche a chi abita in valle… “Uno si è lamentato perchè era venuto su per scappare dal rumore del traffico di Torino e non ha dormito per colpa delle campane delle pecore. Ma io non le sento nemmeno, tanto sono abituato. Le conosco una ad una dal suono che fanno, identificano un animale, ci aiutano a capire quello che succede anche quando gli animali non li vedi, nella nebbia.

Le pecore ben allargate a pascolare, le montagne lassù, ancora brulle ed innevate. “Ma di neve ce n’è poca, io ho sempre guardato, in tutto l’inverno i draus là non sono mai stati coperti di neve. Vedremo come andrà la stagione…“. Pranziamo seduti su di alcune rocce, poi continua l’intervista, le domande, Ivan parla della sua passione, di come da bambino fosse a volte un peso non essere libero di andare a giocare al pallone come tutti i compagni di scuola, ma poi poco alla volta abbia prevalso quella “malattia” per questo mestiere.

Fondamentale il rapporto con gli animali. Tutti hanno un nome, di tutti si conosce il carattere, il comportamento. Anche doverli vendere dispiace, ma è un aspetto del mestiere. Poi si opera una selezione, spesso più frutto di qualità che non quantità. Si guarda la bellezza, il carattere dell’animale (molto importante durante la mungitura) ed a certi sei così legato che continui a tenerli anche quando sono vecchi e poco produttivi. Magari perchè quella pecora è la prima ad incamminarsi quando le chiami, conducendo così tutte le altre al seguito… Ringraziamo Ivan per la lunga chiacchierata, il materiale raccolto è molto, anche se parlare con la telecamera che filmava ha richiesto più impegno delle chiacchiere a ruota libera del giorno prima, durante la fiera. “Quando andrete via mi verranno in mente cose che avrei voluto dirvi…“. Ma tanto torneremo, quando il gregge sarà in alpeggio ad alta quota.

Accanto alle auto, nel fondovalle, incontriamo il gregge delle pecore degli agnelli. Il colore dominante è il verde, qua e là sui versanti si vedono altri gruppi di animali. Ivan ne prenderà in guardia da allevatori ed appassionati sia locali, sia dai paesi della pianura. Ci sono ancora tante cose da filmare, ad esempio la caseificazione, ma anche le condizioni di vita e lavoro in alpeggio. Ma siamo proprio solo all’inizio… Prossima tappa, Valle Stura (CN).

Comunicazioni ed una richiesta

Due comunicazioni nell’ambito del Progetto Propast, finanziato dalla Regione Piemonte, Assessorato all’Agricoltura.

Mercoledì 2 maggio, dalle 11:00 alle 13:00 circa presso l’aula 5 della Facoltà di Agraria di Torino a Grugliasco (Via Leonardo da Vinci), si terrà un seminario dal titolo: “Essere Pastori in Piemonte nel XXI secolo“, a cura della sottoscritta. Il seminario fa parte del Corso in Scienze Forestali ed Ambientali, ma è libero ed aperto a tutti.

Importante per tutti i pastori, prossimi alla transumanza ed alla salita in alpe: sono in vigore le nuove disposizioni per quanto concerne la difesa dai predatori, aiuti e rimborsi delle predazioni. Qui potete scaricare i moduli per le domande per il Premio Pascolo Gestito, che potete compilare direttamente e consegnare alle Associazioni di Categoria o alle Comunità Montane (presso le quali potete anche ricevere assistenza in caso di dubbi). Dovreste comunque ricevere la comunicazione a breve o tramite le Associazioni o direttamente via posta ordinaria.

Con la Delibera della Giunta Regionale n 31-3703 del 16 aprile e la successiva della determina n 352 20 aprile della Direzione Generale Agricoltura – Servizio Sviluppo delle produzioni zootecniche determina sono state infatti stabilite le disposizioni per l’erogazione degli aiuti a sostegno dei costi legati alle necessità di difesa degli animali domestici (ovicaprini, bovini, equini) dagli attacchi da predatori.  L’aiuto è erogato sulla base del regime di aiuti “de minimis”. Il regime “de minimis” consente di derogare alle rigide norme Cee che limitano gli “aiuti di stato”. Fanno eccezione  gli aiuti di piccola entità, definiti per l’appunto de minimis, che si presume non incidano sulla concorrenza in modo significativo. Le pubbliche autorità possono quindi erogare aiuti alle imprese di qualsiasi dimensione, in regime de minimis, senza obbligo di notifica, nel settore della produzione di prodotti agricoli nel rispetto delle condizioni di cui, attualmente, al regolamento CE della Commissione n. 1535/2007. L’importo totale massimo degli aiuti diquesto tipo ottenuti da una impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 7.500 euro. Di conseguenza l’aiuto previsto per la difesa dal lupo non potrà andare oltre i 2.500€. La Regione Piemonte ha stanziato 287.000 €. A questi si dovranno aggiungere le spese per le assicurazioni stipulate con il COSMAN per il recupero delle carcasse e degli animali feriti e per l’indennizzo delle perdite subite che comprenderà anche gli animali diroccati nel corso di attacchi, cosa che non era indennizzata precedentemente. L’aiuto agli allevatori sarà riconosciuto a tutti quelli che operano in zona montana e collinare indipendentemente dall’altitudine.

Per concludere, rimanendo in tema di pastorizia, una richiesta particolare. Paolo di Gassino (TO) cerca 50 litri di latte ovino da ritirare una volta la settimana. E’ disponibile a spostarsi anche in aree non nelle immediate vicinanze. Contattatelo paolo.lazzarotto@citielle.com

Convivere con… i turisti!

Cronache di ordinaria follia. Parliamo di alpeggi, parliamo di pastorizia, di montagna ed a volte anche di lupi. Ma soprattutto parliamo di persone… Questa volta mi trovo a raccontarvi una storia che pare assurda, ma è reale al 100%. Siamo in Piemonte, tra la Val Chisone e la Val di Susa, in una delle località di montagna più conosciute di questa regione: Sestriere. Ho visitato due alpeggi nell'ambito del lavoro che sto svolgendo in PROPAST e sono rimasta sconcertata. In certi alpeggi i pastori si lamentano dei problemi tra i loro cani da guardiania ed i turisti… Qui invece la situazione si capovolge! Sono i turisti che causano problemi! Leggete e guardate.

Ecco un cane nel recinto, a guardia delle pecore. Ci osserva, ci studia, per adesso non siamo un potenziale pericolo e non abbaia. Ma lì vicino passa una strada sterrata molto frequentata da ciclisti e pedoni, la strada corre proprio davanti all'alpeggio e la pastora colloca ora da un lato, ora dall'altro i recinti, sia quelli per il gregge, sia quelli con le pecore e gli agnellini. "Una volta facevo il parc del gregge anche lontano da casa, ma poi da quando un paio di volte ho visto il lupo proprio vicino alle reti, preferisco averlo sempre qui vicino." Le pecore degli agnelli per forza devono essere lì, altrimenti comporterebbe troppo tempo andarle a vedere, spostarle, ecc… Anche in questo recinto c'è sempre un cane a difesa degli animali. A differenza di quello nella foto, che accompagna il gregge al pascolo, l'altro resta lì tutto il giorno, nel grande recinto che contiene pecore ed agnellini. Ma la gente si lamenta… I turisti della domenica e quelli delle seconde case di Borgata. Il tutto fa sì che addirittura si debba indire una riunione in Comune!!

Passa un ciclista, il cane avverte il potenziale pericolo di qualcosa di estraneo che si avvicina alle pecore ed abbaia. Insomma, fa il suo lavoro, niente di diverso da un cane in un giardino… Eppure si voleva imporre alla pastora di tenere una distanza di 200 (!!!!!!!) metri da strade e piste, quando colloca i recinti per le sue pecore. Si paga l'affitto e poi non si può nemmeno lavorare, non si può pascolare? E questo perchè? Perchè i turisti hanno paura che i cani saltino le reti! Cosa che peraltro non fanno così come un cane non salta la siepe o la cancellata intorno ad una casa. Il candore di un bambino presente ha alleggerito la tensione ed il clima sempre più acceso della riunione: "Ma io vado sempre vicino alla rete, non ho paura, il cane mi viene vicino, scodinzola ed io lo accarezzo." Avrei voluto vedere quel momento e la faccia di qualcuno dei presenti…

Ma non è finita qui, perchè comunque ai cani viene imposta la museruola quando sono al pascolo, sempre perchè altrimenti i turisti hanno paura. Io la imporrei ai turisti ignoranti… Perchè questi cani non sono aggressivi a meno che sia la persona a sbagliare comportamento. I cartelli su come comportarsi ci sono e poi qui i cani sono talmente abituati a vedere gente che non si scompongono nemmeno più di tanto. Ne è un esempio il cane della foto, che mai mi aveva vista prima e che comunque mi ha lasciata avvicinare senza abbaiare, ma tenendo d'occhio ogni mio movimento. Mi domando però che efficacia possano avere in caso di un attacco da lupo, questi cani! Certo, segnalano abbaiando, ma… Il cane nell'immagine è uno dei due a guardia del gregge che pascola a monte di Sestriere.

Per fortuna si può ancora assistere a questa scena anche in una località turistica come questa. Solo che ce ne sarebbe di informazione da fare… Il Comune, invece di indire delle riunioni per confinare pastori e pastorizia dove questi non possono dar fastidio al turismo, dovrebbero invitare gli esperti a tenere conferenze dove si spiega cos'è la pastorizia, il suo ruolo per la montagna, ecc ecc ecc. E magari anche conferenze sul tema del lupo, perchè è un argomento sentito e sul quale occorre fare tanta corretta informazione. Spiegare davvero a cosa servono i cani, spiegare cosa significa per la pastorizia il ritorno del predatore, i disagi subiti dai pastori, le diverse situazioni e le strategie di difesa, cos'è già stato fatto per affiancare i pastori in questi anni ed i progetti attualmente in corso. Insomma, tutti gli aspetti del ritorno del lupo.

Nell'alpeggio di Monterotta si caseifica il latte della mungitura di vacche, capre e pecore. E' un fiore all'occhiello, un alpeggio con autorizzazione e bollino CEE. Parlavamo di ordine e pulizia, e qui non mancano. Questo è il locale di caseificazione, poi c'è il punto vendita e la cantina di stagionatura. L'alpeggio è comunale, ma strutture così non dovrebbero esserci solo a Sestriere, dovrebbero essere la norma anche sulle montagne meno conosciute.

I formaggi non restano invenduti, c'è la fila fuori dalla baita in un giorno settimanale del mese di luglio. In aggiunta, una volta alla settimana il margaro scende per vendere al mercato. La moglie, ridendo, mi racconta che però ci sono già stati casi di persone che non sono più venute ad acquistare perchè hanno saputo che ci sono i lupi… "Una donna mi ha detto che non viene più nemmeno di giorno, con i bambini, perchè ha paura… Le ho spiegato che non c'è niente da temere, soprattutto qui, ma non ha voluto sentire ragioni.". Da quando hanno i cani, il gregge non ha più subito attacchi, anche se il predatore è stato visto più volte, anche di giorno. Ma mai c'è stato pericolo per le persone, mi ripetono i margari. Inoltre la strada che porta all'alpeggio è una trafficatissima passeggiata per turisti, quelli che hanno paura dei cani e per i quali il Comune ha imposto le famose museruole!

Qui vediamo i (pochi) formaggi di pecora. "Avevamo molti più animali, mungevamo fino a 50 litri al giorno, ma poi abbiamo dovuto abbatterli (per colpa della scrapie, ndA) ed adesso continuiamo con quello che c'è… Bestie nostre più quelle prese in affitto".

Questi invece sono i Plaisentif in corso di maturazione: verranno controllati al momento giusto e solo quelli che rispondono alle caratteristiche del disciplinare verranno marchiati con il simbolo del "formaggio delle viole". I turisti sono fondamentali per questo alpeggio, per la vendita di tutti i prodotti, ma purtroppo c'è il rovescio della medaglia con tante situazioni di intolleranza ed ignoranza (nel senso proprio del termine di "non conoscenza").

La famiglia Lisa ed il loro alpeggio sono un piacevole contrasto con il tema del post precedente. Qui alpeggio e paesaggio sono in armonia. Ma mi chiedo… è così perchè il Comune non può permettersi di fare brutta figura con i turisti? Sono quelli la risorsa per la montagna, il fattore che determina la perfetta ristrutturazione dell'alpe? Certo, il comune turistico sarà più "ricco" di quello sperduto nella valle laterale, quindi potrà fare certi investimenti. E allora che siano altri Enti a fare le giuste politiche per la montagna, così che anche l'alpeggio meno fortunato sia decente e possa diventare una meta turistica!

Le vacche al pascolo completano il quadro felice di questo alpeggio, dove a stonare c'era solo la museruola del cane… Sono tante le forme di convivenza che vengono chieste a chi lavora in alpeggio. Con il lupo, con i turisti, con certi burocrati, con certi amministratori, con i pregiudizi, con la natura, con il maltempo, con…

Qualcosa da leggere in mia assenza

Non avevo mai utilizzato la funzione che mi permette di pubblicare post "a tempo", cioè anche quando io non ci sono. Bene, quando leggerete questo post, io non sarò davanti al computer, ma affaccendata tra le pecore.
Prima notizia: da oggi, se volete seguire le questioni tecniche "istituzionali", che competono cioè al mio ruolo nel progetto PROPAST a cui sto lavorando per conto dell'Università di Torino, andate a leggere qui sul sito (blog) ufficiale di PROPAST. Non sono l'unica autrice, quindi i miei post li trovate firmati "la bergera".

Il resoconto sulla serata del 19 maggio 2011 a Saluzzo è già on-line a firma di Michele Corti. Come vedete dall'immagine, platea al completo, numerosi margari dalle vallate del Cuneese e Torinese, moltissimi anche i giovani.
La creazione di questo blog mi "solleva" così dal trattare qui temi istituzionali… e ne sono molto felice, perchè "Storie di Pascolo Vagante" è e resterà uno spazio non ufficiale, libero da vincoli, dove vi racconto le piccole grandi storie e vicende quotidiane della pastorizia e dell'alpeggio. Come sapete poi questo spazio è sempre aperto anche per voi.

E così ecco che Giovanni Mocchi mi scrive. "Sono di ritorno da Lourdes dove ho visitato la ditta che produce dal 1789 i rodon e i modelli spagnolo-francesi-piemontesi. Veri capolavori di artigianato e di gran cuore nel suono. Approfitto per inviarti se vuoi mettere sul blog l'audio dei campani di Lourdes, gli stessi modelli documentati nel 1400 in un dipinto che mostra Mosè con il suo gregge e gli stessi che hanno fatto da sfondo sonoro alle apparizioni a Bernardette che era pastorella. Vuoi lanciare un rebus? Chi riconosce la razza di pecore e del cane del 1400?"



Ecco, sempre a Lourdes, un gregge al pascolo nel prato accanto alla grotta.
A presto, amici. La pastorizia chiama, tempo di transumanze… E da adesso in poi nelle foto si respirerà frizzante aria di montagna!

La montagna sta male, ma bisogna "aiutarla" nel modo giusto

Il dibattito stentava a decollare il 13 maggio 2011 a Frassino, presso la Comunità Montana. Gli allevatori sono arrivati alla spicciolata e, prima ancora della riunione uffciale, ho raccolto la voce di Gianfranco Abbà della Valle Po, che il giorno precedente non era riuscito ad essere presente a Paesana. "Uno dei problemi è l'affitto dei pascoli dai privati, perchè chiedono molti soldi e non ti fanno nessuno scritto, anche perchè magari non sono mai state fatte le divisioni in passato. Così quelle superfici non puoi nemmeno segnarle sulle domande per i contributi. …anche se poi, dei contributi, tra una spesa e l'altra non ne resta nemmeno per pagare la montana! Bisognerebbe dare uno "stipendio"a chi sale davvero in montagne e la tiene bene, non pagare in funzione del numero di bestie."

Inizialmente gli allevatori convenuti hanno ascoltato il professor Battaglini ed il professor Corti che illustravano il progetto PROPAST ed elencavano le problematiche emerse nel corso di simili incontri nelle altre valli. Poco per volta però le varie voci hanno iniziato a tracciare il quadro anche della Val Varaita, con considerazioni dalla valenza generale, che ancora una volta serviranno a delineare un quadro sempre più definito dei temi su cui la Regione Piemonte potrà lavorare per cercare di intervenire direttamente a sostegno della montagna e dell'allevamento.

Beppe Barra ha sostenuto che il problema dei predatori presto interesserà sempre di più anche i bovini. "Ho aderito al progetto Gestalp per valorizzare la carne, quindi porterò anche i vitelli in alpe. Però allora bisogna contenere i lupi! Certo, faccio i recinti con il filo, ma non posso portare le bestie in stalla tutte le sere. Per quanto fai, la sorveglianza non potrà mai essere totale. Inoltre non ci sono le stalle dappertutto e poi andrebbe contro a quello che ci dicono sul benessere animale. I danni da lupo, sì, vengono pagati, ma c'è anche un forte stress per la mandria. E poi, per gli animali dispersi?".
Il pastore di Bellino Alfredo Peyrache ha parlato della gestione del gregge: "I recinti vanno bene, ma per la notte. Anche i cani funzionano bene, ne ho uno, ma bisognerebbe averne due, io non ho mai avuto problemi con i turisti. Il premio di pascolo gestito non paga le ore che si fanno in più per proteggere il gregge dal lupo. Non ho mai avuto attacchi notturni nel recinto, ma le reti le porti su a mano, è tutta fatica ed ore di lavoro in più. Le pecore vanno seguite sempre, una volta in certi posti potevi scendere alle 17:00, loro finivano di pascolare dove volevano, adesso fino alle 20, alle 21! E quelle ore non sono pagate!"
Silvana Peyrache completa il quadro affermando: "Non puoi più scendere a fare il fieno, o gli altri lavori, le mucche, ecc… Dovresti prendere gli aiutanti, ma noi ci siamo sempre fatti tutto in famiglia. Io non lo vorrei, l'aiuto pastore, perchè uno che è sempre vissuto lì sa come deve fare il lavoro, uno che viene da via gli devi stare insieme, e allora…".

Dematteis, di Sampeyre, ha denunciato la morte di due vitelli uccisi dai lupi, uno con 8 giorni di vita. "Ho avuto il risarcimento, ma comunque il danno c'è stato. Il settore è già in crisi ed il lupo si è inserito in un momento molto difficile, quindi è difficile trovare soluzioni. Noi non alleviamo per far mangiare le bestie dai lupi…".
E le difficoltà per la montagna sono davvero tante: "Gli aiuti comunitari sono stati dati a svantaggio della montagna. Adesso ci vanno 40 vitelli per comprare un trattore! Fino a 20 anni fa vivevi con 10 vacche, adesso con 50 fai la fame. Sono stati premiati i grandi allevamenti, così i giovani sono scesi in pianura per avere più bestie. Questo ha favorito lo spopolamento e la stagionalità, invece bisogna tenere la gente! E' stata abbandonata la media vallata, quella dei piccoli e piccolissimi allevatori, che svolgevano un importante lavoro nel tenere pulito. Ma adesso non possiamo pagare qualcuno che faccia questi lavori! L'alta montagna, gli alpeggi, sono tutti utilizzati, ma a Chianale d'inverno restano 5 persone. Bisogna premiare chi sta sul posto tutto l'anno… E' stato abbandonato lo sfalcio sui terreni meno faveorevoli. Quei pochi che ancora vivono di allevamento devono andare in pianura…".
Si parla ancora di alpeggi troppo sfruttati e di scarso valore dei prodotti dell'allevamento.

All'incontro erano presenti anche alcuni studenti del CERIGEFAS accompagnati dal professor Andrea Dematteis. Angelo Chaix, di Chianale, ha preso la parola dicendo di essere stufo di avere gli stessi contributi di chi è a Piasco (paese all'imbocco della valle): "A me l'inverno costa ben di più! Avevo 200 capi ovini, poi mi sono stufato di tutto quello che comportava. Abbiamo avuto delle perdite per colpa del lupo, ma non le seguivamo costantemente, perchè c'era da fare il fieno, le vacche da mungere e tutti gli altri lavori. Prendevamo anche pecore in guardia, era un'integrazione al reddito. Adesso non puoi più. C'è stato anche un attacco ad un vitello, tre anni fa, in autunno. Ce l'hanno rimborsato, ma non è una soluzione."
Dematteis racconta di come sia stato avvistato un lupo pochi giorni prima a Sampeyre. "Gli anni scorsi mettevo già fuori i vitelli con le vacche, adesso devo tenerli in stalla a fieno fino almeno a 50 giorni e sono tutti costi in più."
Da più parti viene ribadito come il pascolamento si mutato: "Certe zone non si pascolano più, si pascola solo dovìè più vantaggioso. Le bestie così camminano di più, passano sovente nello stesso punto, aumentano anche le malattie ai piedi."

Gianfranco Martino, di Becetto, racconta del suo ritorno alla borgata di origine per mettere in piedi un'azienda zootecnica. "Noi abbiamo aderito a GESTALP. Alleviamo Pezzata Rossa Italiana, metteremo al pascolo anche le vacche nutrici con i vitelli, ma nei pascoli in quota sarà un problema! Mungiamo, trasformiamo e vendiamo latte, ma il prezzo è basso. Bisogna trasformare e vendere in valle, il turista viene su anche per quello.
Adesso il numero di bestie nelle mandrie è triplicato, la maggior parte dei contributi però va a finire in pianura e in montagna che succede? I bambini non hanno più le scuole… Ho pensato più di una volta di partire anch'io, ma restano i paesi fantasma con la gente a capodanno a sparare i botti vicino alla stalla, e a ferragosto. Maledetti contributi… Sono stati una rovina! Gli allevamenti in montagna vogliono dire giovani, bambini, vita!"
.
Il rappresentante di Coldiretti è intervenuto affermando che il problema dei contributi è soprattutto la loro gestione. "Bisogna trovare delle soluzioni, alzare l'attenzione su questi problemi. Anche il lupo, sta diventando un problema sociale. Non si chiede di sparare indiscriminatamente, ma di contenere. Bisogna superare le ideologie, i veri ambientalisti e animalisti sono allevatori, pastori e margari! La nuova PAC sembra riconoscere un ruolo diverso alla montagna, ma ormai è un po' tardi. Un grande ruolo ce l'hanno le amministrazioni, che possono dare la precedenza ai residenti."
Riprende la parola Martino: "Si parla tanto di benessera animale, ma mai del benessere degli allevatori! Vado via quattro giorni all'anno con la famiglia, i figli si chiedono perchè, fanno i confronti con i compagni di scuola. Adesso abbiamo lo stress di trovare l'animale morto, di non essere tranquilli quando le bestie sono fuori, di non sapere cosa succede. Sono venuto qui per togliermi dallo stress della città, e adesso…".
Barra suggerisce una gestione con più contributi mirati, rapportati al territorio.

Gianpiero Boudoin lamenta i costi che l'allevatore deve sostenere a livello burocratico. "Ho la stalla a Pontechianale, due figli di 21-22 anni che andranno a fare altro. Sarebbero appassionati, ma ci sono troppe difficoltà. D'inverno non sto più su, ho trovato un posto a Paesana. Una volta con pochi animali, facendo anche altri lavori, ci vivevi ed anche bene. Adesso non più, non riesci, ti devi indebitare, fare dei mutui…".
Dematteis ribadisce come si difficile affittare pascoli dai privati: "Nessuno ti fa lo scritto, c'è un frazionamento eccessivo, qui da noi si è sempre diviso… Raggruppare costerebbe troppo già solo per gli atti, poi in molti casi gli eredi chissà chi sono, sono in Francia… Si tratta dei terreni dove si pascola in primavera ed autunno. I giovani sono frenati, troppo impegno e troppo poco reddito. Bisognerebbe associarsi, trasformare il prodotto, valorizzare. Con GESTALP inizieremo a provarci. Se potessero vivere con 10 vacche, tanti giovani lo farebbero. Il prodotto però dovrebbe avere un valore!".
Ribadisce Martino: "Il futuro è di unire le forze. Ci sarebbe tanto lavoro da fare: patate, piccoli frutti… Ma ogni azienda fa investimenti con un parco macchine che non userà mai fino in fondo! L'associazione per valorizzare la carne è valida, il mio caseificio dovrebbero usarlo anche altri, con le capre, con le pecore."

Viene spiegato come in valle non vi sia un macello, ma quello non rappresenta un problema per gli allevatori. Con GESTALP si creerà un laboratorio per la trasformazione delle carni. La mungitura è stata abbandonata dalla gran parte degli allevatori, passando alla linea vacca-vitello.
"Dovrebbe essere la Comunità Montana ad acquisire i terreni abbandonati, non coltivati, non sfalciati, per darli in affitto a chi li pascola. In Francia viene fatto qualcosa di simile."
Anche questo incontro, l'ultimo prima delle transumanze estive, ha messo in luce un gran numero di gravi problematiche di non facile soluzione, dal momento che alcune vanno ben oltre le competenze Regionali. Tra gli obiettivi di PROPAST vi è proprio quello di raccogliere le voci degli allevatori e presentarli in una forma organica, di modo che possano venir definite delle norme a livello regionale su alcune questioni (come l'affitto degli alpeggi). E adesso ci si sposterà in alpeggio, a raccogliere altre testimonianze e verificare sul campo la gestione dei pascoli.

Il ruolo fondamentale dei pastori: PROPAST a Paesana

La scorsa settimana si sono tenuti due incontri con gli allevatori a Paesana ed a Frassino. Inizio a sintetizzare quanto emerso il 12 maggio in Valle Po, dove era presente anche il Presidente della Comunità Montana Perotti, che si è fatto carico di denunciare le principali problematiche della pastorizia in quest'area. "I pastori svolgono un'azione fondamentale per la montagna nei ruoli più disparati, da quello territoriale a quello sociale. Con la reintroduzione del lupo siamo tornati indietro di 300 anni. L'ottica ambientalista fa male alla montagna: è in pericolo il soggetto uomo, non gli animali selvatici. La parte politica si deve far carico di questa situazione. Il lupo è un problema, cosa succederà se aumentano? Si andrà a mettere in pericolo l'incolumità delle persone? Ai pastori bisogna dare un risarcimento che corrisponda al prezzo di mercato reale, visto che già non si valuta il valore affettivo dell'animale."

"I pastori devono avere quel minimo di comodità rapportato all'anno 2011, altrimenti è ovvio che smettano. Qui la legge HCCP ha ucciso i formaggi di montagna, i veri formaggi tipici. Da parte nostra c'è la volontà di rendere tracciabile il nostro formaggio, non che venga venduto tutto insieme con il nome di Bra.
Per quanto riguarda gli affitti, la parcellizzazione elevata fa sì che certe risorse non siano disponibili. Ci sono amministrazioni comunali che aumentano gli affitti per avere risorse, ma è sbagliato. Bisogna dare la precedenza ai residenti, a chi fa delle vere opere di manutenzione. I Comuni non ne devono approfittare, perchè non rendono un servizio al territorio. Nell PAC ci sono troppe cose che vanno a vantaggio solo della pianura, troppi interventi a favore di chi ha i soldi e non delle piccole imprese. La montagna è uno spazio a sè, com'è possibile che questo non venga capito?
".

In generale si è registrato un senso di sfiducia, che nasce da una situazione non florida. In Valle Po sono presenti solo più 4-5 pastori, due dei quali erano presenti all'incontro. "Una volta c'erano 20 greggi, almeno. Non è solo colpa del lupo, ma quello ha dato il colpo di grazia", afferma uno di questi, Pietro Giaime. Anche gli allevatori di bovini hanno però denunciato svariate problematiche che si sommano a quelle già elencate dal Presidente Perotti. "C'è tanta gente che ha smesso, e non solo anziani."
Per quello che riguarda la difesa dal lupo, nessuno impiega cani da guardiania, ma viene praticato il pascolo gestito e l'utilizzo di recinzioni mobili, che vengono spostate ogni 2-3 giorni e movimentate manualmente.
In Valle si denuncia una generale arretratezza per quanto riguarda le infrastrutture (abitazioni, stalle e locali di caseificazione). "Una volta quasi tutti caseificavano… Oggi si è persa la tipicità dei prodotti. Non si può vendere tutto con il nome di Bra!". Viene però sottolineato che è in corso un progetto della Provincia sulla caratterizzazione del Nostrale d'Alpe.
"Le abitazioni tradizionali non hanno le dimensioni e le altezze adatte per ottenere le autorizzazioni alla caseificazione, inoltre ci sono vincoli aggiuntivi in tutte le zone del Parco del Po, non lasciano usare i container per l'impatto ambientale".
Il costo degli affitti è comunque risultato essere tra le problematiche più incisive. "Servono durate dei contratti maggiori, per poter favorire gli investimenti." Ad Oncino, Ostana e Crissolo vengono già stipulati contratti a 6 anni.

Il rappresentante di Coldiretti ha ripreso alcuni dei punti emersi. "Nell'ambito della Festa dei Margari che si terrà a Saluzzo abbiamo organizzato anche delle iniziative che servano a far capire alla gente cos'è questo mestiere e non solo il bello della rudunà per le strade. Giovedì 19 presso la nostra sede di Saluzzo ci sarà appunto un incontro per spiegare il progetto Propast, con la partecipazione dell'Assessore Sacchetto e del funzionario regionale Luigi Ferrero.
Le risorse messe a disposizione per il problema lupo non sono sufficienti: ci sono problemi non solo per chi subisce i danni, ma anche per chi non li subisce! Non dobbiamo solo dirci le cose tra di noi, che siamo tutti daccordo, ma bisogna intervenire sulle normative europee che pongono il lupo come specie a protezione assoluta. Non vogliamo il far west, ma un po' di contenimento è necessario!
Per la gestione dei pascoli, dev'essere fatta con un po' di riguardo verso chi usa veramente la montagna. C'è stato rigore sulle foto aeree, che si prestano per i rilievi sui campi coltivati in pianura, ma su tante altre cose invece no!
".

Il pastore Walter Allioli denuncia le difficili condizioni di lavoro con la ricomparsa del lupo: "Non sono solo le pecore uccise ed eventualmente un prezzo di rimborso giusto… E' che devi sempre starci dietro ed in certi posti non puoi più andare, devi chiuderle prima alla sera, non mangiano più bene. Non è una questione di soldi, si vuole solo poter lavorare tranquilli! Questo è un lavoro che è fatto anche di soddisfazione. Al mattino aprile quando vuoi, ma devi starci dietro sempre. Prima, ad agosto, le lasciavi andare su, adesso non puoi. Un po' per il lupo, un po' per altre cose, si finirà per smettere. Ti manca l'erba perchè certe zone non le pascoli più, non scendi più con le pecore belle, ma il tempo e la spesa sono sempre li stessi, anzi, il tempo da spenderci dietro è ancora maggiore. Se il lupo era sparito… un motivo c'è!"
"Bisognerebbe cintare il lupo, non le pecore…", suggerisce qualcuno.
"Lasciateci lavorare, il lupo è anche una limitazione per chi faceva il fieno in valle!", aggiunge qualcun altro.
Il margaro Airasca racconta di aver venduto le capre: "…per disperazione! Su 22 rimaste, 10 me le ha uccise a 200 metri dalle case. Alla sera le mettevo sempre dentro, è successo a fine luglio. Mi ha anche mangiato un vitello di 10 giorni, è successo quando ero in Val di Susa. Non ha paura dell'uomo, li ho visti, erano in tre, mi stavano mangiando una capra, non sono scappati."
Da più parti si sottolinea un forte NO agli incentivi ed al premio di pascolo gestito. "A me hanno dato 500 euro…", afferma Giaime.
"Noi non siamo mai tranquilli, non voglio soldi, non voglio più il lupo! In questo lavoro lo sai che non sei mai libero, ma così è ancora peggio!"

Riccardo Ferrato è qui a rappresentare il figlio Bruno, titolare dell'azienda. "Non è solo il lupo, ci sono tutti gli altri problemi. In alpeggio ci porteremo una roulotte, perchè su non c'è niente. I pastori sono tutti abbandonati, perchè anche le Associazioni non li aiutano… però siamo che tutti teste che ciascuno tira per sè. Bisognerebbe unirsi, per esempio per la macellazione. Ci sono pochi macelli, con il costo di trasporto e tutto il resto, se fai le cose in regola non ti resta più niente.
Ci sono anche leggi assurde, con le capre non puoi andare in bosco: è tutto pieno di rovi, è tutto sporco, è un controsenso non lasciar pascolare lì!
"
Perotti sottolinea ancora come il gregge stia perdendo la sua funzione. "Servirebbe un incentivo per riconoscere il ruolo del gregge."
In conclusione, anche questo incontro ha portato alla luce varie problematiche ed una situazione di disagio generale che tocca la montagna, specialmente per chi la vive nel corso di tutto l'anno e non solo nel "breve" periodo dell'alpeggio.

Vi chiederei a questo punto di esprimere la vostra opinione su questo logo messo a punto da Michele Corti per identificare il progetto PROPAST. Che ne dite?

PROPAST: I problemi della pastorizia in Val Chisone e Germanasca

Mercoledì 27 aprile 2011 il progetto PROPAST ha fatto tappa in Val Chisone, per incontrare gli allevatori ed informarli sul contenuto del progetto. A differenza di quanto accaduto in altre riunioni di cui vi ho già raccontato precedentemente, gli allevatori non hanno esposto individualmente i loro problemi e punti di vista, ma il dialogo è rimbalzato continuamente da una parte all’altra della sala, con considerazioni e “lamentele” su vari punti critici dell’allevamento in valle, ma anche, più in generale, sul vivere e lavorare in montagna. Oltre agli allevatori, erano presenti alcuni esponenti politici locali in rappresentanza della Lega Nord, più altri uditori che hanno seguito l’incontro senza partecipare attivamente.
In uno dei primi interventi, Ivo Negro ha sottolineato come i montanari contino troppo poco a livello di voti, quindi la realtà di montagna deve essere portata con forza nelle stanze della politica.
Il pastore Livio Granero ha criticato il sistema del premio di pascolo gestito, affermando che non viene premiato a sufficienza chi fa prevenzione. “Dobbiamo conviverci? E allora aumentate il premio! Chi non ha perdite è perché le ha sorvegliate bene. Non ce l’ho con il lupo, ma certo non mi piace che ci sia.

 

Anche Silvio Monnet ha ribadito che il premio non paga il lavoro svolto per proteggersi dal lupo. Diversi allevatori in sala, con greggi di dimensioni differenti, hanno detto di aver ricevuto tutti delle somme che si aggirano intorno agli 800 €. Sempre Monnet ha sottolineato che i tre cani maremmani che deve avere per sorvegliare il gregge costino parecchio e tutti i soldi finiscono a pagare la loro alimentazione. “Quando finiamo noi, non ci sarà più nessuno… Speravo che continuasse mia nipote, ma adesso che ha diciotto anni mi ha detto di farlo io, questo lavoro!
Boaglio Giuseppe ha denunciato i problemi connessi all’aggressività dei maremmani. “Morsicano la gente, su in montagna passano tanti turisti. Poi a me i Carabinieri hanno fatto la multa anche quando salivo a piedi, perché il nostro lavoro da fastidio a tanti. Quando finiremo noi, non ci sarà più nessuno. Noi le pecore le guardiamo sempre, le chiudiamo di notte e non ce le ha mai toccate.
Anche Giorgio Bergero, pastore vagante come Boaglio, ha sottolineato la scarsa tolleranza. “Noi siamo tutti i giorni per le strade, ci spostiamo, ci fanno i verbali. Dopo tutto quello si arriva in alpeggio, dove il lupo c’è e dobbiamo pensare noi a tutto. Ci vuole un’ora e trenta di cammino per arrivare su, tutto a piedi. Arrivi su e devi chiudere le pecore per tornare giù a prendere la roba, quando sul mulo carichi due sacchi di pane duro che fa volume il carico è già completo. Intanto che fai quello le pecore stanno chiuse e quello non è benessere animale. Se ci pagassero un operaio, certo farebbe comodo. Ma quando fa brutto, quando c’è la nebbia e pascoli negli ontani, se te le deve prendere, te le prende anche con l’operaio che ha fatto la scuola da pastore! Anche la nostra è una montagna sporca con tanti cespugli."
Piero Pons ha confermato i problemi di gestione dei maremmani, introducendo una problematica molto sentita in questa stagione, cioè quella dell'utilizzo di diserbanti/disseccanti lungo le strade, che causano avvelenamento nelle pecore ed addirittura la morte. “Non solo lungo le strade private, ci sono anche gli operai della Provincia che passano con il trattore.” Questo fatto è stato confermato da numerosi altri pastori presenti.
Guardi poi lei questa ricevuta, quanto ho pagato di orecchini per 130 pecore! 65 € per 130 marche e 283 quelle dei microchips, sono tutte spese che toccano a noi”, prosegue Pons. Sempre a proposito di costi e burocrazia, è stato denunciato che lo smaltimento delle carcasse, anche qualora sia stata stipulata l’assicurazione obbligatoria, costi comunque 30 € ogni capo per le analisi che vengono fatte per accertare la morte. Bergero ha denunciato che non sempre in alpeggio viene dato il permesso per l’interramento e lo smaltimento diventa quindi estremamente difficoltoso. Julia Ellis ha lamentato che, per il gregge del marito Fulvio Benedetto, tale assicurazione costi addirittura 3.000 €.
La tematica affrontata successivamente è stata quella del prezzo degli affitti. Anche in Val Chisone e Germanasca si sono verificati casi di affitti ad allevatori di pianura che o hanno subaffittato ad altri per “pulire la montagna” o hanno condotto in alpe pochi animali, alimentati poi con mangime. Le cifre però non sono sicuramente paragonabili a quelle di altre vallate piemontesi.
Ghinnivert ha raddoppiato, da 2000 a 4000, 4500 euro. Le Ciuliere sono andate su a 7000.

Il tema dei contributi è stato dibattuto a lungo. “Chi si è iscritto recentemente, non ha preso niente!”. “Hanno controllato dalle foto aeree e, l’ultimo anno, mi hanno chiesto indietro tutto con gli interessi. Ma è ovvio che sulle nostre montagne ci sono pietre e cespugli… c’è quasi solo quello, è sempre stato così.
Con l’avvento del lupo, sono scomparsi diversi piccoli allevatori di ovini, oppure il gregge allevato parallelamente alla mandria è stato venduto.
Ivano Challier aveva un’ottantina di pecore. “All’inizio non si sapeva nemmeno bene che fosse stato il lupo, comunque me ne ha uccise 23-24 in un’estate. Ne ho ancora tenute, solo che salivo con quattro e me ne mangiava tre, così alla fine le ho vendute e basta.
Boaglio: “Quando non c’era il lupo, si andava su quelle 2, 3 volte la settimana, intanto giù si faceva il fieno. Servirebbe almeno un sostegno per comprare il fieno.
Angelo Colombo ha raccontato di come il lupo sia saltato nel recinto a 150 metri da casa sua, uccidendo degli animali. “Prima le mandavo in una montagna rocciosa che c’è vicino a me, andavo a vederle 2-3 volte la settimana, poi ho iniziato a darle a Fulvio. Due anni fa è successo quello in autunno, dopodiché le ho vendute tutte.
Fabrizio Dagatti ha segnalato il fatto che la gente non voglia più dare le bestie in guardia per timore di non vederle ritornare.
Valutando la minor resa degli animali da quando il pascolamento viene gestito in modo differente per la difesa dal lupo, molti allevatori hanno sottolineato che, negli ultimi anni, non si possono fare delle considerazioni attendibili, poiché le vaccinazioni per la Blue Tongue hanno influito pesantemente, determinando anche numerosi aborti.
Sempre Dagatti ha raccontato di come lui e Federico, nipote di Oscar Plavan, fossero in alpeggio con 400 ovicaprini, tra bestie loro e prese in guardia. “Avevamo uno che ci dava un po’ una mano, eravamo scesi a fare il fieno, ma poi c’era stata la nebbia e allora siamo saliti per controllare. Abbiamo finito di chiuderle all’1:30 di notte… Ecco perché poi i giovani non ce la fanno a continuare…
Se andiamo avanti così, i giovani vanno avanti un po’ e poi smettono tutti!”, ribadisce Boaglio.
Le spese sono ingenti per tutti, anche per chi parte con un’azienda già avviata alle spalle.
Nel momento in cui si è trattato il tema della valorizzazione dei prodotti, tutti gli allevatori hanno concordato sul fatto che i prezzi siano invariati da anni, addirittura i 3 €/kg che vengono pagati per gli agnelli vivi corrispondono al valore che gli animali avevano 15-20 anni fa.
Il problema del mercato è importante. Arriva troppa roba da via a basso costo.
La gente non vuole spendere!
Tutto il commercio è in mano a poche persone…
Non c’è valorizzazione dei prodotti. I ristoratori non usano roba locale e comunque la nostra carne va a finire nel mucchio senza distinzioni.
Bisognerebbe poter macellare a casa”, dice Bergero, “perché se devo pagare il macello e poi vendere la carne è troppo caro. La gente verrebbe a comprare direttamente dal pastore di cui si fida…
Si parla del macello di Pomaretto, che lavora sempre meno, ma Colombo afferma che è impossibile per un privato avere il camion di trasporto animali per condurre al macello la bestia viva e quello refrigerato per riportare a casa la carne.
Si ipotizza una cooperativa. Pons: “Sarebbe bello avere un furgone ed essere tutti d’accordo, ma… Alla fine serve a tutti nello stesso giorno alla stessa ora, perché il macello dice a tutti di andare lo stesso giorno.

Parlando di cooperative, prende la parola Enzo Negrin, dipendente della Comunità Montana in Val Pellice ed ex tecnico agricolo presso quella sede per anni. “Non voglio criticare o parlare male, ma qui in Piemonte le cooperative non funzionano, è un problema di mentalità. Ci ho provato in tutti i modo, sono stato la "levatrice" di tante realtà cooperative, latterie sociali, ma sono fallite tutte. La gente alla fine si teneva la roba buona a casa per vendersela attraverso i suoi canali e portava il di più, lo scarto alla cooperativa. In teoria l’idea piaceva, ma appena uno vedeva un reddito in più lasciava perdere ed agiva singolarmente. E’ proprio una questione di mentalità. Se si vende, e si vende bene… Chi glielo fa fare di mettersi in cooperativa? Ecco perché sono fallite le latterie di valle.
Viene criticata la spinta “turistica” della valle a discapito delle attività tradizionali, ma gli allevatori sostengono che il turismo sia utile, se rispettoso e responsabile, quando il turista non rovina i pascoli e viene ad acquistare i prodotti.
Granero lamenta la presenza di motociclisti, che spaventano gli animali e distruggono pascoli e sentieri. “Loro dicono che tengono aperti i sentieri, ma quei sentieri li ho riaperti io con le pecore… e se loro scavano con le moto, poi si infila l’acqua e porta via tutto. Non hanno rispetto, passano tra gli animali. Chi controlla? Nessuno! Invece noi siamo controllati e multati se abbiamo una pecora senza orecchino.
Le sorelle Francesca e Cristina Guigas sono allevatrici e gestiscono un agriturismo a Grand Puy, per loro il turismo è fonte di guadagno, permette loro di vivere e lavorare in montagna. “Ci va un giusto spazio per tutti, c’è chi non rispetta, ma bisogna anche informare su quello che si fa in montagna. Purtroppo la gente non vuole carne di agnello perché c’è quest’idea che faccia pena, ma è così, alleviamo per quello, per la macellazione. Poi magari alla fine la mangiano, ti dicono che è buona e ti fanno pure i complimenti.

Alcuni allevatori parlano di strade che portano agli alpeggi che vengono chiuse dai comuni d’estate: “Non ci avvisano nemmeno, per noi è un danno se la gente non può venire su!
Per quanto riguarda le iniziative di valorizzazione, in valle non esistono specifiche feste dell’alpeggio, ma solo alcune fiere zootecniche. Gli allevatori presenti lamentano che, tra le tante esistenti un tempo, a causa dei sempre più complessi problemi burocratici, mantengono un certo prestigio anche fuori della valle quella di Balboutet e quella di Pragelato (mentre le altre hanno dimensioni più ridotte e rilevanza soprattutto locale). Si potrebbe provare ad ipotizzare iniziative di lancio della carne e di altri prodotti ovicaprini in quelle occasioni?
Al termine dell’incontro, è stato chiesto agli allevatori di fare una “scaletta” delle problematiche che affliggono il settore: la burocrazia si contende il primo posto con il lupo nel rendere eccessivamente difficoltoso il lavoro, seguiti poi dallo scarso valore della carne, dal prezzo degli alpeggi e dalle altre tematiche trattate.
In chiusura, un intervento del Presidente del Parco Orsiera Rocciavrè Mauro Deidier, da sempre entusiasta sostenitore del progetto, che ancora una volta ha sottolineato come sia importante che finalmente si faccia qualcosa per i pastori, veri operatori della manutenzione del territorio, un territorio che sempre più sta diventando regno di quello che per qualcuno è wilderness, per altri abbandono.

PROPAST: i problemi della pastorizia… e della montagna

Il 9 marzo l’incontro per il progetto PROPAST si è tenuto in Valle Maira, presso la sede della Comunità Montana che riunisce la Valle Maira e la Val Grana. La presenza di pubblico è stata superiore ad ogni aspettativa e la sala era gremita di allevatori arrivati dalle varie parti delle vallate e dalle cascine di pianura. Il Presidente Colombero, che ha aperto la seduta, si è subito detto molto felice dell’affluenza, sostenendo di non aver mai visto tanta gente ad una riunione, segno che l’argomento interessava e c’era effettivamente qualcosa da dire.
 

 
E così è stato. Problemi dell’allevamento di montagna, ma soprattutto della montagna in quanto territorio e gente che vi abita. Colombero infatti ha subito sottolineato come il lupo sia la risultante di una serie di problemi della montagna e della ruralità, primi fra tutti l’abbandono e l’avanzata del bosco. “Cento anni fa, quando è sparito il lupo, le montagne erano pelate ed era pieno di gente, adesso il lupo è tornato, è pieno di boschi e di gente ce n’è sempre meno.
 

 
Hanno poi preso la parola Michele Corti, che ha illustrato gli obiettivi del progetto e la finalità di questi incontri, e Luigi Ferrero della Regione Piemonte, che ha parlato del fondamentale ruolo della pastorizia e del pascolamento nella gestione del territorio, ricordando che “…un pascolo ben gestito, ben pascolato, ha una capacità di assorbimento (delle precipitazioni atmosferiche) del 20% superiore.
Nonostante fossimo lì per ascoltare gli allevatori, gli interventi si sono susseguiti tra “interruzioni” di vario tipo e l’incontro ha avuto più le caratteristiche di un convegno che non di un dibattito/tavola rotonda. Le tematiche emerse sono però state molto interessanti e, specialmente in confronto con i due incontri precedenti (Valle Stura e Valle Pellice), inizia a delinearsi una situazione molto variegata, con problemi di fondo simili, ma emergenze molto differenti, con una scala di priorità che cambia di volta in volta. Si parte a parlare del lupo, presente stabilmente in valle con segnalazioni che si susseguono nei diversi comuni.

 

 
Fortunato Bonelli, allevatore stanziale a Prazzo, ha quasi totalmente abbandonato gli ovicaprini, concentrandosi sui bovini. Conosce bene la realtà francese dell’Ubaye e mette in guardia tutti dei pericoli che ci si troverà ad affrontare: “Si passerà alla caccia sistematica ai vitelli, nella Vesubie ci sono stati attacchi a puledri, il problema grosso non lo conosciamo ancora, sarà impossibile l’allevamento dei bovini con vitello al seguito sui pascoli. Quello dell’allevamento stanziale economicamente è una realtà di cifre piccole, ma è fondamentale per la presenza umana sul territorio e la conservazione dell’ambiente. I vitelli nati qui vengono mandati subito al pascolo. La Val Maira storicamente non ha tradizione di allevamento ovino, c’erano dei giovani che avevano iniziato, ma poi con l’apparizione del lupo hanno smesso quasi tutti o sono passati ai bovini. Secondo me non si potrà più fare l’alpeggio come oggi, gente come noi non si può permettere di lasciare su una persona che faccia guardia al lupo.
 
 
 
Interviene anche un rappresentante dei cacciatori, poi è la volta di Martini Bartolomeo, di Boves, che sale in alpeggio sulle montagne di Limone Piemonte. “Ero un pastore vagante, ma le pecore le ho vendute quasi tutte per colpa del lupo, ho provato a prendere le vacche, mi ha attaccato anche quelle, quest’anno. E’ venuta su una ragazza della scuola da pastori della Francia, era veramente preparata, è stata su otto giorni, ma… Quelli come noi, che sanno com’è, che hanno le loro bestie, stanno su anche in condizioni così, perché da noi non c’è la strada, non c’è la baita, non c’è niente. A me poi il Sindaco di Limone ha vietato di fare i recinti, perché disturbano i turisti, ed anche di tenere i cani, perché spaventano e mordono i turisti, fanno danno al turismo.
 

 
Da Celle Macra parla il signor Giovanni Giraudo. “A sei, sette anni, andavo al pascolo con le mucche. Adesso ho un bambino di otto anni e non mi fiderei a lasciarlo al pascolo da solo con le pecore. Io non voglio i soldi di rimborso, mi sono selezionato le mie pecore negli anni, con quei soldi non posso ricomprare la mia pecora! Non è solo una questione di soldi, è una questione affettiva, noi i nostri animali li conosciamo per nome. Anche i recinti, cosa servono? Il lupo gira intorno, le spaventa, loro buttano giù le reti. Con le 80-100 pecore che ho, le lasciavo al pascolo nelle reti tirate, perché non posso permettermi di pagare una persona per sorvegliarle. Prima ci rendeva già poco, adesso non ci rende più niente. Prima sono arrivati i lupi a due gambe a portarci via tutto, adesso quelli a quattro… E la montagna ormai è tutta boscata, anche se potessi, non riusciresti nemmeno più a sparargli, al lupo. Anche i Sindaci non si rendono conto… Nella nostra montagna, che affittiamo dal Comune, non c’è niente, non si può nemmeno portare su una roulotte. Inoltre qui servirebbe un macello di valle, visto che ormai in casa non puoi nemmeno più ucciderti una gallina.
Queste cose… bisognerebbe portarle in piazza, i nostri rappresentanti non ci rappresentano! Diventa tutto un bosco, e mi dispiace per la Valle Maira, che è la mia valle…
Interviene allora Corrado Bertello della Coldiretti, dicendo che con i meccanismi di filiera corta si sta cercando sempre più di rendere il produttore protagonista dall’inizio alla fine.

 


 
Anna Arneodo di Coumboscuro afferma invece che i Coltivatori non ascoltano i problemi della montagna, ma solo quelli dei grandi allevatori di pianura.
 

 
Il Vicesindaco di Cartignano e rappresentante della Coldiretti Giovanni Fina ribadisce l’utilità del progetto PROPAST, che mette al centro l’allevatore e la montagna. “Adesso serve un progetto NO LUPO. E’ fondamentale creare davvero un sistema con le amministrazioni locali e ridurre la burocrazia. Coldiretti si è spesa per la montagna… Tutti i settori dell’economia montana devono essere collegati: agricoltura, allevamento, turismo, perché uno da solo non riesce a far vivere la montagna. I margari hanno un ruolo fondamentale per la montagna.
 

 
Torna a parlare il pubblico dei protagonisti con Antonio Garnero di Elva: “Adesso bisognerebbe mettere un contributo per eliminare il lupo. Nel 1860 c’era stata una delibera che pagavano 20 lire, che era il valore di una mucca, all’epoca, a chi uccideva un lupo. Diamo anche adesso un premio!
Il senatore Carlotto, autore della Legge per la Montagna del 1994, afferma che i problemi della montagna, in generale, devono essere affrontati in modo drastico.

 

 
Sergio Serra di Marmora prende la parola e, in modo colorito, inizia ad elencare una serie di problemi che affliggono chi, come lui, si ostina a vivere e lavorare lassù, ad oltre 1200m di quota. “Un po’ di tempo fa ho letto che raccoglievano firme per il lupo… Ma si rendono conto??? Noi siamo soli, siamo rimasti in quattro gatti, per portare i bambini a scuola devi scendere e fare 60 km al giorno. D’estate con i turisti non puoi nemmeno passare per la strada con le vacche, portarle a bere alle fontane! Siamo quattro bunumas, siamo come gli indiani nella riserva, chi ci difende ancora? Il lupo è il colpo di grazia, non so cos’altro ci possiamo aspettare! E’ venuta su la Forestale, mi ha fatto la multa perché avevo sparso il letame sulla neve, come si è sempre fatto. Qui ormai è finita… Come fai a metterti a posto con le leggi? Tu che hai 10 mucche e porti fuori il letame con la carriola? No, dovresti fare la concimaia… Ma noi siamo a 1500 metri in montagna, non possiamo competere con la pianura!!
 

 
Lara, che lavora insieme a Giorgio e Marta a Lo Puy, si presenta dicendo di essere originaria della Valsugana: “Da noi c’è un’altra attenzione per la montagna. Qui siamo così in pochi, non abbiamo potere. La situazione ormai è al limite, forse questo progetto nasce troppo tardi.
C’è allora chi si lamenta per il divieto di pascolo in bosco: “Ma ormai qui c’è solo più bosco! Non è più come una volta che non vedevi una pianta, tutto pelato!!”. Chi invece denuncia il problema dei contributi: “Li hanno presi quelli che portavano su i tori, che hanno mandato alle stelle il prezzo delle montagne, ed a noi non solo li hanno tolti, ma ci chiedono pure indietro i soldi!!
Ferrero replica che si sta tentando di fare qualcosa, perché quelle sono leggi europee che ben si applicano ai pascoli irlandesi, ma la situazione alpina crea difficoltà immense ed è complicato riuscire a farle rientrare negli schemi computerizzati.

 


 
Salvatore Ghio, di Celle Macra, allevava cavalli ed ovini. “Sono un ex allevatore di ovini, li ho venduti appena ho saputo che stava arrivando il lupo. Stavo a Cuneo, sono tornato al paese, ho aderito a tutto quello che c’era: PSR, bio, razze in via d’estinzione… Le pecore ho scelto di venderle alla comparsa del lupo, per vedere intanto se cambiava qualcosa. Il primo anno ho avuto un puledro morto, ma non si è potuto dimostrare nulla, dicevano che erano cani, canidi. Ho smesso di produrre, non ho più fatto partorire le cavalle, quest’anno riprenderò a produrre, allevo Merens, una razza di montagna, adatta al territorio difficile in cui sto. Sono i terreni “peggiori”, ma adatti per gli ovini. Il problema è complesso, è di natura storica, sociologica, politica, economica… Ci va una commissione speciale che segua azienda per azienda, caso per caso, in base a tutte le caratteristiche. Ogni azienda ha le sue problematiche, i contributi vanno dati in base a come si lavora, non dalle foto aeree. Per il lupo, ci vorrebbero delle aree entro le quali farlo stare, magari anche alimentandolo.
 

 
Riprende la parola il Presidente Colombero: “Qui è una questione MONTANA, il problema lupo è solo l’ultimo arrivato! Serve una politica della montagna, ma a Roma non gliene importa niente… Questo progetto, se ha già solo le possibilità per mettere in rete tutto quello che c’è attualmente, è già buono. Ci sono esempi positivi, lavoriamo si quelli! Siamo in trincea, ha ragione Sergio, saremo quattro gatti, ma facciamoci sentire! Io vado in Provincia, in Regione, ma è la GENTE che deve farsi sentire, scrivere lettere, così si accorgono che ci siamo, che ci siete ancora. E’ positivo oggi vedere una riunione tanto partecipata.

 


Parla ancora Giovanni Cesano, allevatore di bovini a Prazzo. “Ho circa cinquanta capi bovini. Siamo all’esasperazione: cinghiali, cervi… adesso cosa dobbiamo aspettare, l’orso? Noi siamo montanari, siamo tenaci, ci arrangiamo, ma adesso c’è anche la crisi e non ne possiamo più. Io ho tre figli… Verrà un giorno che sarà tutto fai da te, se vorrai restare in montagna. Non fossimo tenaci, non vivremmo qui. Però adesso mi sa che a stalla vuota, chiudiamo le porte. Non so se ce la faremo ancora, bisogna essere ottimisti, certo, ma…
 

 
Il pastore Antonio Lenardi di Stroppo interviene per aggiungere alle problematiche già commentate dai colleghi, quella della frammentazione fondiaria. “Non sai nemmeno più chi sono i proprietari, alla fine non metti i numeri dei mappali e così mi hanno bocciato le richieste di risarcimento per i danni dei cinghiali!
Alberto Pasero, margaro che sale in alpe sui pascoli di Canosio, difende la sua categoria: “Il margaro è l’unico che salvaguarda ancora la montagna, una volta la passione era quello che sosteneva ancora il margaro, ma poi adesso vedi certe cose… Se viene a mancare la passione è finita.
In conclusione, questo incontro ha messo in luce un gran numero di gravi problematiche non soltanto della pastorizia, ma della montagna in generale, nel corso di tutto l’anno (e non solo nella stagione d'alpeggio), specialmente di quelle montagne meno abitate come in Valle Maira, vallata priva di collegamenti con la Francia, quindi poco frequentata salvo nei periodi più “turistici”. C’è veramente tanto da lavorare (soprattutto a livello politico ed amministrativo) per far sì che la montagna non muoia, non ci si può sempre e solo affidare sulla tenacia, sulla cocciutaggine e sulla passione dei montanari, siano questi allevatori, pastori, margari, boscaioli, artigiani…

Incontro con i pastori a Torre Pellice

Il progetto PROPAST ha fatto tappa in Val Pellice. Ci siamo incontrati presso la sede della Comunità Montana, alla presenza dei tecnici Claudio Goia e Gianpiero Conte, per discutere di problematiche della pastorizia. Erano stati invitati tutti i pastori/conduttori di gregge in alpeggio che salgono sulle montagne della valle con un numero considerevole di animali. Quasi tutti gli invitati hanno risposto alla chiamata, in più si sono aggiunte alcune persone con lo scopo di assistere e dire la loro sulla faccenda. Erano presenti Franco e Daniela Durand Canton, Sergio Monnet, Italo Gonnet Salomone, Luca e Sasha de Bettini, Paolo Bonjour, Fulvio Odino, Valter Grand, Giuseppe Melli, Aldo Charbonnier, Claudio Buffa.

Siamo entrati subito nel vivo della questione, con la partecipazione al dibattito soprattutto da parte di alcuni pastori che non hanno esitato a dire che IL problema è il lupo: “L’unica cosa sarebbe eliminarli, perché la montagna altrimenti va a spopolarsi”.
Bisogna dire che la Val Pellice è una realtà diversa da altre vallate, la maggior parte degli allevatori risiede realmente in valle e non scende verso la pianura, né tantomeno arrivano grosse greggi o mandrie da fuori. C’è ancora un’utilizzazione particolare e molto intensa (anche se decisamente inferiore rispetto al passato) del fondovalle e della media valle, dove i furest rappresentano un pascolo fondamentale per la primavera e l’autunno. Inoltre, la maggior parte degli alpeggi vede in contemporanea la presenza di una mandria e di un gregge di ovicaprini. Non sempre il proprietario degli animali è il medesimo, spesso si tratta di due soci che salgono ad utilizzare l’alpeggio, suddividendo i pascoli per i bovini da quelli degli ovicaprini. Tradizionalmente gli ovini venivano munti e vi era il parc fisso accanto alle baite, ma oggi questo non basta più e bisogna comunque mettere recinzioni mobili elettrificate.
Il lupo non ha già più paura dell’uomo… quando inizierà a saltare le reti? Succederà anche quello?”, si interrogano gli allevatori.

I toni sono stati pacati nel corso di tutta la riunione, ma gli allevatori hanno detto che le loro montagne sono particolari, con condizioni che mal si adattano ai normali accorgimenti che vengono impiegati per proteggersi dai predatori. Nebbia, pendii ripidi, rocciosi e vallonati, presenza di cespugli nelle fasce più basse, tutto che concorre a rendere il pascolamento più difficile da gestire.
Sono poche le zone per fare i recinti, li devi fare grandi anche per poche pecore, perché tutti abbiano un posto in piano, una piccola cengia dove mettersi giù. Anche le bestie ormai sono stressate, prima si <<gestivano da loro>>, quella zoppa stava indietro e riusciva a mangiare anche lei. Adesso mangiano meno, sono stressate dal lupo e dal pastore che è sempre lì con i cani. Devi metterti a farle andare verso il recinto quand’è ancora giorno, magari proprio nel momento che pascolano meglio, per cercare di tirarle dentro tutte.
C’è chi racconta di aver rischiato la vita scivolando tra le rocce per cercare di far scendere degli animali che si erano staccati dal gregge. “Una sera li ho visti, non potevo mandare il cane perché altrimenti si ammazzavano, le ho lasciate lì che scendessero poi da sole… Il mattino dopo ce n’erano due morte. La sera dopo sono andato io, sono caduto, ho iniziato a scivolare, mi sono fermato per miracolo prima del precipizio.

Qui non c’è il problema del prezzo degli alpeggi, le baite sono quasi tutte in buone condizioni, sistemate, adeguate per la caseificazione e servite da strade, quelle sprovviste restano una minoranza. Il prezzo dei prodotti, qui come altrove, è basso, invariato da anni: “Ma non è pagandomi di più l’agnello che mi risolvete i problemi! Va già bene che c’è un commerciante che ritira tutto lui, che macella, prende non solo gli agnelli a Pasqua e Natale come farebbe un macellaio di paese, ma sempre, e pure le bestie da scarto.
Nonostante si cerchi di portare il discorso sulle altre tematiche, quasi nessuno sente l’esigenza di un aiutante, solo un allevatore afferma di essere pronto a prendere un “aiuto-pastore”. Come ci aveva già raccontato, è disposto a provare tutte le soluzioni che propongono quelli che studiano il lupo, per vedere se davvero funzionano o se si tratta solo di teoria, che applicata alla sua montagna alla fine non darà quei grandi risultati. Se resiste, l’aiuto pastore… Perché su da me possono portare un carcerato, e vedete che dopo pochi giorni chiede di tornare in carcere, che sta meglio lì!
Claudio Goia ricorda che le prime riunioni sul lupo qui in valle sono state fatte nel 1997, i pastori parlano dei primi attacchi nel 1998. "Abbiamo fatto un po' tutto quello che dicevano loro, messo le reti, preso i cani, stiamo al pascolo insieme, a volte pure dormendo vicino di notte, ma cosa abbiamo risolto? Gli attacchi continuano ed il problema c'è sempre. Quanti anni sono passati? E' bene che adesso se ne parli, si cerchi di fare qualcosa, ma ormai è quasi tardi, va a finire che smettiamo tutti, resteranno le montagne vuote, e poi?"

Non tutti, tra i presenti, hanno subito attacchi o visto il lupo, “Adesso, chi parte al mattino con le pecore, ci sta fino alla sera e non fa nient’altro. Va bene che, chi ha le vacche, munge quelle e non le pecore… Se uno è giù a fare il fieno, restano gli altri a guardare le bestie in montagna.” Ovviamente i problemi maggiori sono per chi è da solo esclusivamente con pecore, ma viene detto che comunque in quei casi la custodia era costante anche prima dell’arrivo del lupo. Viene criticato il premio di pascolo gestito, definito “una nullità” in proporzione al reale disagio e costo aggiuntivo comportato dal lupo, sottolineando che mai si riuscirà a pagare il “costo affettivo” di una pecora. “E poi non è come vogliono farci credere che prende quella malata, perché se c’è una bella agnella giovane, un capretto… prende quelli e non la bestia vecchia che magari resta indietro. E non è nemmeno vero che mangia una sola volta alla settimana come dicevano all’inizio, o che attacca solo di notte. Quando ha fame arriva, anche di giorno, colpisce oggi e poi anche domani!
La montagna della Val Pellice è viva, ben tenuta, ma anche qui si lamenta l’avanzata del bosco, l’abbandono. Sasha de Bettini, allevatrice e feltraia, lamenta il fatto di non ricevere contributi, essendo lei una piccolissima azienda: non si tiene conto del preziosissimo lavoro che fa il suo gregge nella gestione di un territorio che altrimenti verrebbe totalmente abbandonato e invaso da rovi, cespugli. I tecnici della Comunità Montana lamentano invece i nuovi sistemi informatici che hanno tolto loro il ruolo di reale tramite con il territorio: nel presentare le domande non c’è più discrezionalità, il computer non accetta il “forse” o la spiegazione sul pascolo utilizzato da tizio e caio. E così i più danneggiati sono gli allevatori con le montagne “difficili”, quelli che più di tutti svolgono una reale funzione di presidio per il territorio.
Infine, parlando di valorizzazione della carne, è stata posta l’attenzione sul fatto che parlare di carne può anche essere controproducente verso l’opinione pubblica, perché spesso chi già vede solo la ragione del lupo e non quella del pastore, è anche vegetariano convinto… Come fare a spiegare davvero l’importanza del pascolamento per la montagna? Per l’economia, per il territorio, per la cultura, per il paesaggio… ed anche per chi vive in pianura???
Il progetto PROPAST ne ha a sufficienza, di tematiche da affrontare. Prossima tappa, Valle Maira, tra poche ore.