Auguri

A tutti gli amici e lettori del blog, ecco gli auguri di Buona Pasqua. Comunque vogliate intendere questo momento, sono giorni in cui c’è una rinascita di tutto ciò che ci circonda, in natura. Quindi un momento felice e di buon auspicio per chi ancora pratica un mestiere strettamente legato ai ritmi della terra.

Nell’immagine, il mio capretto Nougat, primo (ed unico, per quest’anno) nato nella mia stalla. Buona festa a tutti!

Ci voleva almeno un po’ di inverno

E’ improvvisamente arrivata la primavera, ma adesso la sento davvero come una presenza reale. Non sopportavo il caldo anomalo nei mesi scorsi, fiori che sbocciavano quando doveva esserci il ghiaccio e la neve, farfalle che volavano quando invece doveva essere tutto immobile, in riposo.

Per arrivare davvero, doveva esserci almeno un giorno di inverno. Certo, ci sono state alcune giornate di nebbia, di freddo, altri tentativi di nevicata, ma dopo questa (16 marzo), all’improvviso nei giorni successivi sembra proprio di aver cambiato stagione. L’aria si è fatta più limpida, il cielo più azzurro e, ai primi raggi di sole, l’erba ha iniziato a muoversi.

La neve qui era già andata via tutta già nella notte, complice la pioggia, quindi l’indomani ci si può avventurare fuori dalla stalla a pascolare, evitando quei punti dove ancora c’era acqua. Il capretto nato pochi giorni prima era ben felice di questa esplorazione: tutto è nuovo, tutto è interessante, tutto è da scoprire!

Anche le api, riscaldate dal sole, erano in fermento: una cosa in più da studiare, mentre la mamma pascola l’erbetta tenera intorno alle arnie. L’inverno ormai dovrebbe essere alle spalle, anche se potrebbe ancora verificarsi qualche nevicata, complici i flussi di aria fredda. Per adesso però le giornate sono decisamente primaverili e l’erba crescerà per tutte le greggi…

Immagini e informazioni

Iniziamo con una comunicazione. Dalla Val d’Aosta mi segnalano che domani, mercoledì 2 marzo, a Verrès si terrà un incontro-dibattito sul ritorno del lupo in Vallèe. Ore 20:30, salone Le Murasse.

Immagini dell’amico Leopoldo dello scorso mese di aprile. “Ti invio una selezione di foto fatte ieri mattina, alle ore 7, con Roberto Paterno e Sandra che stanno andando verso la montagna a Valstagna (in destra Brenta, strada parallela alla statale Valsugana da Bassano del Grappa a Trento).

(tutte le immagini di L.Marcolongo)

Ieri ho inviato la bozza corretta del mio libro alla casa editrice… Sarà la volta buona? Sto aspettando che mi inviino le prove di copertina, così ve le mostrerò per sceglierle insieme. Questo libro sarà distribuito in tutta Italia, quindi non avrete più “scuse” per dire che da voi non si trova! Intanto, ricordo a tutti gli interessati che potete contattarmi per organizzare presentazioni dei volumi precedenti e/o serate per la proiezione di foto sulla pastorizia.

Caricare e partire

Si carica al mattino presto, alle prima luci dell’alba. Perchè poi fa caldo, perchè poi c’è il viaggio da fare e le pecore devono mangiare. Il Pastore avrebbe preferito essere su in montagna già da qualche giorno, perchè anche là l’erba cresce e diventa dura. Finalmente gli danno il permesso di salire e allora si va.

Quando arrivo le operazioni di carico erano già in corso. Prima si caricano separatamente gli animali più piccoli, agnelli e agnelloni, poi è la volta delle pecore e capre, un tot per ogni piano. Non devono essere troppo ammassate, il viaggio comunque durerà un paio d’ore.

Mentre la prima parte di carico viene fatta cercando gli animali e facendoli salire uno ad uno, quando si tratta delle pecore, queste dovrebbero salire per conto loro, seguendo qualcuno che le chiama, magari usando anche una capra come guida. Non sempre però questo avviene facilmente o al primo tentativo.

Poco per volta però, piano per piano, i camion vengono caricati. Oltre ai camionisti, c’è un bel po’ di gente a dare una mano per svolgere questo lavoro. Bisogna anche contare le bestie man mano che salgono. Sulla strada, anche se si è in un luogo abbastanza isolato, inizia a passare qualcuno che si reca al lavoro e lancia uno sguardo distratto ai camion e alle pecore.

Un camion è già al completo e gli animali aspettano. Tra qualche ora saranno finalmente in alpeggio, più o meno quattro mesi da trascorrere in quota. Un tempo questo gregge effettuava tutte le transumanze interamente a piedi, ma poi sono cambiate le montagne e allora bisogna ricorrere ai camion per raggiungerle. Troppo lontana quella dove il gregge è diretto!

L’ultimo camion si posiziona accanto alla casa per sfruttare il muro come sponda. Nonostante qualche indecisione degli animali, le operazioni di carico sono quasi terminate. Sta arrivando il primo sole, ma è ancora presto, nemmeno le 8:00 del mattino. Il Pastore è soddisfatto, tutto sta andando secondo i piani, anche meglio del previsto.

Ed ecco l’ultimo gruppetto. Una volta salite queste a bordo, c’è solo più da controllare i fogli, la burocrazia, organizzarsi con le macchine per la salita. Qualcuno torna a casa, altri invece seguiranno la transumanza motorizzata. Dopo tutto l’inverno senza campane, adesso le pecore e le capre le hanno al collo, per essere sentite in montagna, specialmente con il brutto tempo. Lassù non è tanto una zona nebbiosa, ma possono esserci comunque delle brutte giornate. Buon alpeggio, Pastore!

E’ tempo di fiera a Bobbio Pellice

Metà di maggio, a Bobbio Pellice c’è l’appuntamento consueto con la Fiera della Pouià, la salita all’alpeggio. Nessuno è ancora in quota con le bestie, nei giorni precedenti addirittura c’era stato un brusco abbassamento delle temperature, con neve a quote anche non così elevate e violentissime grandinate. La fiera si è tenuta lo scorso fine settimana, ma io sono in ritardo con gli aggiornamenti…

Per la domenica 17 maggio, il cielo era sereno, splendeva un bel sole e al mattino presto tutte le bancarelle erano già posizionate. L’amico Simone era venuto a Bobbio per la prima volta con le sue canaule e oggetti vari in legno. Ma c’era un po’ di tutto, dagli hobbisti ai generi alimentari, attrezzature e abbigliamento, come in ogni fiera che si rispetti.

Ormai sappiamo come funziona, qui a Bobbio. Ad una certa ora le mandrie partono dalle varie cascine e si portano sotto al paese, in modo da compiere la sfilata tutti uno di seguito all’altro. I rudun iniziano a risuonare nell’aria, dalle strade secondarie intorno al centro del paese si muovono tutti, mentre la gente aspetta il passaggio in piazza.

Ciascun allevatore ha un “punto di sosta” dove attendere il via per la partenza. I vigili coordinano il tutto, credo ci sia un ordine prestabilito per la sfilata. Ovviamente, ogni mandria deve avere un prato da pascolare mentre si aspetta. Amici, parenti, tutti a dare una mano in questa giornata di festa, come sempre poi i più numerosi sono i giovani, quasi che li anziani, per l’occasione, si ritirino a fare da spettatori.

Ad un certo punto, da una via laterale, arriva la prima mandria e la sfilata prende il via. Gli animali avanzano veloci, i campanacci suonano forte. Si svolta nella strada principale e si cammina verso il centro del paese. C’è gente che aspetta lungo il percorso, ma la vera folla è poi in piazza.

Ci sono principalmente bovini, ma anche qualche piccolo gregge di pecore e/o di capre. Ormai si continua con l’usanza di avere i cartelli che indicano il nome dell’azienda e l’alpeggio dove queste bestie saliranno per l’estate, così anche il pubblico conosce i vari protagonisti del mondo dell’allevamento.

Si cresce con questi eventi, si cresce in mezzo agli animali, si assorbe la passione e il mestiere fin da piccolissimi. Anno dopo anno sono sempre di più i giovani e i bambini che si incontrano partecipando a queste manifestazioni. Non si tratta solo di un’occasionale presenza per il giorni di festa, ma di una realtà radicata sul territorio.

Come se ci fosse bisogno di una conferma, ecco arrivare un’altra azienda agricola, con il gregge condotto dal solito gruppetto di giovanissimi, mentre mamme, papà, zii e nonni invece si occupano della mandria che segue a pochi passi di distanza. Senza tutta questa gioventù, la fiera non avrebbe lo stesso spirito: invece così è chiaro come questo sia sì il presente della valle, ma anche il futuro.

Il suono dei rudun continua ad echeggiare tra le case, è la volta di un’altra mandria, poi un’altra ancora. Anche se, d’autunno, sono ancora più numerosi gli allevatori e gli animali, lo spettacolo è garantito anche per l’appuntamento primaverile (grazie anche alla bella giornata).

Questo è il pubblico assiepato in piazza. La sfilata è finita, ma non si va ancora a casa, perchè gli animali non vengono ricondotti in cascina immediatamente. Chi è davvero appassionato di questo mondo, non si accontenta di aver visto passare le bestie, ma vuole osservarle e valutarle da vicino.

Ogni allevatore ha il suo spazio, il suo recinto già pronto, così gli animali lì possono pascolare tranquillamente. Nessuno può dire che questa giornata sia uno stress per le vacche…!! Niente più che una giornata al pascolo nell’erba fresca, come potete vedere.

Accanto ad ogni recinto, ogni azienda prepara il banchetto per la degustazione dei prodotti, tome e sarass. La gente gira, guarda, assaggia, si informa, fotografa… Per gli acquisti, la bancarella con i prodotti dei vari allevatori è in piazza, in mezzo alla fiera. Terminate le degustazioni invece tutti gli allevatori andranno al pranzo organizzato sotto al tendone.

C’è una bancarella dove toccare non solo è consentito, ma è addirittura consigliato! L’amico Silvio, come sempre, ha portato le sue campane: ormai è sempre più conosciuto e apprezzato nell’ambiente, ha migliorato i suoi prodotti, e intorno a sè ha sempre un buon pubblico. Anche in questo caso non mancano giovani e… giovanissimi, che fanno suonare le campane come veri intenditori. Il prossimo appuntamento sarà in ottobre, ma per tutta l’estate gli allevatori vi aspettano nei vari alpeggi della val Pellice.

Ultimi giorni in pianura

Il Pastore sperava che fossero gli ultimi tempi da trascorrere in pianura. La stagione era avanti, l’erba veniva “grossa e dura”, gli animali pascolavano male. Sarebbero stati molto meglio in montagna a pascolare erba bassa e tenera. Se invece su fosse cresciuta, avrebbero pascolato malamente anche là.

Era finito il giro dei pascoli lì in quel comune. Ancora un paio di giorni in alcuni appezzamenti che erano stati pascolati oltre un mese prima, quando il gregge era arrivato in zona, e poi ci si sarebbe rimessi in cammino.

C’era di nuovo aria di pioggia e nuvole basse, in effetti le previsioni non erano buone. Il gregge era tosato di fresco, ma per fortuna non faceva freddo, anche se a tratti cadeva un po’ di pioggerella. La peggior preoccupazione, in caso di pioggia, era per far pascolare adeguatamente gli animali. “Con l’erba alta che c’è… se ancora piove, è un disastro!

Per fortuna, oltre ai prati, c’erano anche tanti boschi intorno, così si riescono a far passare ancora quei pochi giorni, un po’ qua, un po’ là. Infatti dalla montagna arrivano cattive notizie, non viene ancora concesso il premesso per la monticazione, nemmeno per la metà del mese di maggio.

Il giorno stabilito per la partenza, è caldo e soleggiato fin dal mattino. Solo qualche nuvola verso le montagne, ma da queste parti non sono annunciati nemmeno temporali. Bisognerebbe aspettare il tardo pomeriggio, mettersi in cammino quando il sole si abbassa, ma non sempre è possibile fare come si vuole, si fa come si può!

Gli aiutanti per spostare il gregge arriveranno verso le 14:00, quindi poco prima si iniziano a far scendere le pecore nel bosco, fino al punto stabilito per l’incontro. Bisogna far piano, senza fretta, senza spingere, basta poco perchè si possa verificare un incidente.

Prima della partenza, ancora uno “spuntino” nel vecchio campo sportivo abbandonato. Fa veramente molto caldo, sarà dura per uomini e animali mettersi in cammino sotto il sole, ma gli aiutanti ci sono in quel momento, più tardi dovranno occuparsi dei loro animali, quindi si decide di partire all’ora prevista, senza indugiare oltre. Le pecore hanno mangiato, non dovrebbero dare problemi, ma comunque, tra prati e, soprattutto, campi di mais, è meglio che ci sia anche sempre qualcuno su ambo i fianchi, con un cane.

Senza correre, si parte. Le capre davanti come sempre, poi via via tutto il gregge. Fa davvero caldo, gli animali camminano a bocca aperta fin dall’inizio, i cani ogni tanto spariscono in un fosso o in un torrente, a bere e rinfrescarsi. Quanti sono i chilometri da percorrere? Forse sette, forse otto…

All’incirca a metà strada si fa una tappa nel bosco lungo il torrente. Gli animali possono bere, stare all’ombra e pascolare un po’, ma più che altro si riposano. Fin qui è andato tutto bene, in molti prati si stava tagliando il primo fieno, quindi un problema in meno per passare con le pecore. I campi saranno più avanti, ma sono già stati presi provvedimenti.

Questo è ciò che uomini e animali devono riuscire a fare. La doppia curva tra prati e campi si ottiene solo con pecore sazie, pastori e cani posizionati nei punti giusti. Un altro punto delicato è stato superato, adesso c’è ancora una strada da attraversare e un lungo rettilineo in mezzo alla campagna.

Per evitare incidenti, quel mattino il Pastore aveva tirato numerose reti a protezione dei campi di mais. Le piantine sono ancora basse, ma molto delicate, basta poco per spezzarle, sia che si tratti di una pecora che esce dalla strada per pascolare, sia il passaggio di corsa di un cane mandato a contenere il gregge. Con le reti certamente c’è da lavorare a toglierle e metterle, ma alla fine si è tutti sereni e soddisfatti.

Finalmente il gregge è a destinazione. C’è un grosso incolto che sfamerà il gregge quella sera e parte del giorno dopo. Poi il Pastore cercherà di “far passare il tempo”, faticando a pascolare nell’erba ormai troppo alta di quei prati di collina su cui ha il permesso di portare le pecore. Il guaio è che, intanto, l’erba viene alta e dura anche in montagna…

Sfiorando il centro del paese

Era venuto il momento di spostare il gregge e scendere sotto al paese, ultimi giorni di pascolo prima di cambiare zona e attendere il momento della transumanza verso le montagne.

Ci si mette in cammino con il sole. Si riattraversa il bosco, poi si scende lungo una stradina asfaltata dove i boscaioli stanno lavorando per tagliare gli alberi abbattuti dal vento dei mesi scorsi. C’è da fare uno spostamento più lungo, quel giorno, con una tappa intermedia. Dopo settimane tra le borgate più esterne al paese, bisognerà “invadere” strade trafficate.

Per fortuna gli operai quel giorno non stavano lavorando nel cantiere dopo il ponte, così il gregge riesce a passare senza problemi. Poi subito dopo si sbucherà sulla strada, infatti per quel giorno il Pastore ha cercato qualche aiutante in più per compiere questo spostamento, bloccare il traffico e condurre l’auto con sopra le reti e gli agnelli.

Ed ecco il gregge che scende verso il paese. Sono sufficienti pochi minuti per percorrere questo tratto di asfalto, ma chi arriva in macchina non pensa di trovare degli animali che occupano l’intera carreggiata. Le pecore sono attirate sul lato sinistro della strada dall’edera che scende dal muro ed è impossibile tenerle solo da una parte della strada. Ma il tratto è talmente breve…

I prati vicini sono destinati alla fienagione, ma questo invece è abbandonato e la sua proprietaria già un paio di settimane prima si era raccomandata che il gregge si fermasse a pascolarlo. Bisogna solo fare attenzione alla strada, soprattutto per quanto riguarda i cani, che non sanno quanto sia pericoloso saltar fuori dalla rete con un balzo, come fanno normalmente quando oltre però vi è solo un prato o una pista sterrata.

Al fondo del prato, scendendo verso il torrente, una sorpresa. Sento i cani da guardiania che ringhiano l’uno verso l’altro, è chiaro che abbiano trovato qualcosa da mangiare. La sorpresa è scoprire cosa sia. I resti di una carcassa di capriolo perfettamente spolpata. La firma è molto chiara, si tratta del lupo. A pochi passi, lo stomaco con l’erba non ancora digerita, la pelle perfettamente pulita. Non siamo in montagna, siamo a 350 metri di quota, il centro del paese è lì a due passi.

Le pecore vanno a fare la siesta all’ombra, il prato ormai è stato mangiato, ma non si ripartirà che nel pomeriggio, quando farà meno caldo. Gli animali sono tranquilli, possono ancora andare a bene e pian piano finiranno di mangiare l’erba avanzata.

Si riparte, ma non si passerà nel centro del paese. Per evitarlo, bisogna fare un giro che allunga un po’ il cammino, ma magari non tutti gradirebbero lo spettacolo del gregge in piazza. Chissà…

Ormai, dopo qualche anno, non è più una completa novità veder passare le pecore da queste parti. C’è comunque gente che si affaccia e che saluta, ma non c’è tempo per chiacchierare, bisogna seguire le pecore e arrivare a destinazione.

Si scende, si risale, si percorrono strade e stradine tra le case, sempre cercando di dare meno fastidio possibile al traffico. Per fortuna di auto a quell’ora ce ne sono poche, le pecore camminano tutte di buon passo e i pochi agnelli piccoli sono al sicuro nel furgone, quindi non è uno spostamento difficile o faticoso.

Si imbocca una strada tra le case, il gregge avanza veloce, c’è poco da brucare lungo la via, solo muri e cancellate, qualche siepe che sporge. Non manca molto a raggiungere una zona di prati dove il gregge potrà di nuovo sostare per qualche giorno.

Ed ecco gli animali a destinazione. Il Pastore aveva già tirato le reti tutto intorno, ci sono vigneti e frutteti da proteggere. Il cielo si sta di nuovo oscurando e si teme altra pioggia. Erano i giorni precedenti la tosatura, che infatti sarebbe avvenuta di lì a poco, fortunatamente senza essere disturbata dal maltempo.

Un po’ di fango

Dopo quel giorno di forte pioggia era ritornato il sole e il cielo limpido. Sembrava che il mondo fosse stato “lavato” e brillasse di nuova luce.

Per molte persone, quelle che non devono lavorare all’aperto, era semplicemente tornato il bel tempo. Il Pastore invece al mattino aveva mandato il gregge a pascolare nel bosco, perchè sarebbe stato inutile “dare il pezzo” nel prato. Erba alta e bagnata, gli animali l’avrebbero pestata senza pascolarla a dovere. Solo nella tarda mattinata gli animali vengono fatti entrare tra le reti e si spera che bruchino in modo da pulire il prato e da saziarsi.

Più tardi ci si sposta. Lassù, sulla montagna, le pietre luccicano ancora. Mi è sempre stato detto di guardare quelle pietre per capire le evoluzioni meteo: quando brillano dopo una pioggia, le precipitazioni non sono finite e il maltempo tornerà a breve.

Dopo il passaggio del gregge, la pista nel bosco è viscida di fango. Il terreno non ha ancora assorbito tutta l’acqua caduta il giorno prima. L’avanzata degli animali è lenta, attardata dalle condizioni della strada. Inutile anche far abbaiare il cane, le pecore si fermano, gli agnelli cercano vie alternative.

Il primo pezzo che si pensava di pascolare è letteralmente allagato, anche se in pendenza. L’acqua scorre come una specie di pellicola, gli scarponi sprofondano, è inutile fermarsi lì. Si pascola velocemente tra alberi e depositi di legname, ma anche qui gli animali mangiano male e malvolentieri. Il Pastore decide di tornare indietro, il prato abbandonato dove ha deciso di far dormire il gregge ha erba a sufficienza per sfamare il gregge, per quella sera.

Rientrare per la stessa strada dell’andata è davvero un problema: per due volte le pecore si fermano e il gregge si divide. Una parte, con le capre, arriva nel prato, dietro non c’è verso di farle avanzare in alcun modo. Il Pastore torna indietro, le chiama, ma passa “lungo” tempo prima che finalmente la situazione si sblocchi e tutti gli animali riprendano a camminare. L’indomani bisognerà ancora una volta percorrere quel tratto nel bosco, poi si cambierà totalmente zona di pascolo.

Le piogge improvvise

Continuo con le “puntate arretrate” di pastorizia mentre per il gregge si avvicina sempre più il momento di salire verso la montagna. Oggi vi racconto di alcune giornate di maltempo, meno intenso di quello che ha flagellato alcune aree della provincia di Torino recentemente.

Giornate di normale brutto tempo: cielo grigio, aria umida. Meglio se non fosse arrivata la pioggia, dato che gli animali avrebbero sprecato l’erba già alta e dura. Ma il tempo fortunatamente non può essere comandato a piacimento dagli uomini. Così si cerca di pascolare il prato abbandonato mentre ancora non piove, lasciando i boschi per l’eventuale peggioramento meteo.

Nuvole ancora più basse, ma non dovrebbe cadere pioggia, quel giorno. Il pastore porta il gregge più in alto, dove gli è stato detto di pascolare intorno a due case abbandonate. Il “prato” viene lasciato per la sera quando, tirate le reti del recinto, gli animali pascolano anche l’erba più dura e meno gradita.

Ancora una volta il gregge si trova a far pulizia dove l’uomo non va più. La villa è circondata dal bosco, la recinzione intorno è parzialmente crollata, i cinghiali hanno rivoltato le zolle nel prato. Un po’ nei boschi, un po’ nell’erba, il gregge anche per quel giorno dovrebbe riuscire a saziarsi. Pioverà? Non pioverà? E’ per il giorno successivo che le previsioni sono pessime.

Infatti iniziava a gocciolare già al mattino, quando il gregge si mette in marcia. Faceva caldo, l’umidità dell’aria era elevata, le nuvole si stavano abbassando sempre di più. Si ripercorre in discesa parte della strada che aveva portato il gregge in queste borgate, poi si passa un ponte e si risale verso altre zone.

Il cielo viene più scuro, l’aria cambia e inizia davvero a piovere. Scrosci più o meno forti, ma sono le temperature ad abbassarsi bruscamente. Mentre il gregge pascola, anche i pastori consumano un rapido pranzo al riparo di alberi e cespugli, dove ancora non cade tanta acqua. Poche ore prima si sudava e adesso è il freddo a dar fastidio, le mani bagnate rapidamente diventano insensibili. Pare di essere in alta montagna in quelle giornate di tormenta!

Ci si sposta ancora, da una casa chiedono di pascolare un piccolo prato tra le ville e il bosco, poi la pioggia aumenta improvvisamente quando ormai il gregge è tra le piante. Scende acqua da ogni luogo, le strade si trasformano in torrenti dove, dopo ogni scroscio più violento, arrivano ondate miste a terra e foglie. Le pecore si immobilizzano, stanno ferme tra le piante, smettono persino di pascolare.

Ci si sposterà poi nel tardo pomeriggio, dopo che le piogge saranno un po’ diminuite. Il cammino è lento, gli animali avanzano mal volentieri, ma non bisogna spingerli troppo, il passaggio sul ponticello è delicato. Perchè l’avanzata è così lenta?

Da una parte sono spaventate dal fragore del torrente. Un rigagnolo solitamente tranquillo, nel giro di poche ore si è trasformato in un corso d’acqua impetuoso e rabbioso, che pare voler trascinare via qualunque cosa. Sotto il ponte si crea una specie di cascata e le pecore sono intimorite dal rumore.

Anche la stradina allagata rallenta il cammino. Gli agnelli evitano le pozzanghere, ma qui c’è acqua ovunque, quindi tutto il gregge aveva esitato a percorrere questo tratto. La pioggia continuerà poi nella notte, ma l’indomani sarebbe tornato il sole. Quella era stata una giornata in cui, la sera, sei felice di tornare a casa, toglierti sovrapantaloni e giacca impermeabile, sfilare gli stivali, cambiarti tutti gli abiti e mangiare qualcosa di caldo.

Quando le pecore spaventano i cani (?)

A volte uno pensa di averle sentire già un po’ tutte… Ma c’è sempre qualcosa o qualcuno che riesce a stupirti. E purtroppo non sempre in positivo.

Pascolando ci si sposta sempre avanti, a mano a mano che l’erba è finita. Tutto dove vai, specie se sei in collina e non in aperta campagna, si incontra gente. Chi si ferma a guardare, chi scambia quattro chiacchiere, chi viene a chiedere se interessa pascolare un pezzo, chi vuole saperne di più sulle pecore, sul mestiere del pastore.

Certe borgate sembrano abbandonate, passi in pieno giorno e non vedi nessuno, solo qualche cane abbaia rabbioso dietro ai cancelli o da sui balconi. La gente lavora via, qui si torna solo la sera per dormire. Alcune case sono state ben ristrutturate, altre sono protette da reti arancioni che dovrebbe tenere lontano i passanti, per evitare incidenti in caso di crolli e cadute di materiali dall’alto.

Un nuovo prato, i padroni non abitano nemmeno qui, ma in un altro paese. Anno dopo anno però acconsentono sempre al passaggio del gregge. Mentre le pecore mangiano quella buona erba non troppo alta, c’è tempo per tornare indietro a prendere l’auto, raccogliere le reti rimaste tirate qua e là a proteggere dei fiori lungo la strada, un orto… Sembrava una tranquilla giornata senza problemi in cui, una volta spostate le pecore, non ci fosse più da preoccuparsi.

E invece, da una casa vicina, ad un certo punto un uomo inizia a sbraitare a gran forza contro le pecore e il pastore. Dice che non è possibile una cosa così e, a suon di parolacce, continua ad inveire. E’ infastidito dalla presenza del gregge oltre la cancellata della sua proprietà, tutti gli anni devono esserci le pecore (un giorno all’anno, pensate un po’!!), non sa nemmeno che gli animali arrivano lì dopo il consenso dei proprietari, evidentemente. Qual è il maggior disturbo che gli arrecano? …spaventano i suoi cani!!! Grossi esemplari di una nota razza di cani molossoidi che difficilmente si intimoriscono… L’uomo continua la sua invettiva minacciando anche l’intervento delle forze dell’ordine.

Alle parole non fa seguito alcun fatto e il gregge, il pomeriggio successivo, lascia anche quegli appezzamenti per raggiungerne altri. In questi anni ne ho sentite tante contro le pecore (puzzano, portano le mosche, le zecche, sporcano la strada, ecc ecc ecc), ma lo “spaventare i cani” è veramente una novità.

Fa molto caldo e una sosta al torrente è quello che ci vuole, sia per pascolare un po’ all’ombra, sia per l’abbeverata. Per fortuna in ogni valloncello c’è un corso d’acqua, torrenti più grossi o semplici rigagnoli. Con queste temperature, l’erba dei prati già dura, gli animali hanno bisogno di bere quotidianamente.

Si risale verso un’altra borgata, sperando di trovare gente più amichevole e ben disposta verso animali e pastori. Il giorno prima, andando a fare un giro esplorativo, avevamo incontrato un anziano che si era mostrato molto contento alla notizia che il gregge stava per arrivare. Un altro aveva interrotto il suo lavoro: meglio rimettere il decespugliatore in garage e lasciare che fossero le pecore a ripulire tutto intorno alle case.

E così il gregge per quella sera si sarebbe fermato proprio lì. Prima gli animali pascolano liberi, un po’ nell’erba, un po’ vicino al bosco, tra i rovi. Di notte il recinto sarebbe stato fatto proprio in quell’erba alta e dura, ma al mattino non restava poi più niente, con grande soddisfazione della gente che, senza dover faticare e spendere, si è trovato il prato ripulito alla perfezione.