Tempo di fiere

Settembre, ottobre, tempo di fiere, di manifestazioni zootecniche. Si scende dagli alpeggi, si vende, si compra prima dell’inverno. Questo era la norma un tempo, adesso le stagioni sono un po’ pazze, non sempre il meteo e le temperature sono quelli di un tempo, ma le fiere continuano ad esserci, alle stesse date di sempre.

Perdonatemi se non pubblico più l’elenco delle manifestazioni. Dato che la maggior parte di voi è su facebook, ho creato lì un’apposito gruppo (Manifestazioni zootecniche) dove pubblicare tutti gli eventi. Ciascuno può segnalare o condividere locandine e links riguardanti tutta Italia. Qui invece continuerò a pubblicare foto delle fiere a cui sono stata io. Per cominciare, eccone una da Vicoforte, in provincia di Cuneo, un’enorme fiera a cui non ero mai andata. Sullo sfondo dell’immagine vedete la cupola del famoso santuario, intorno al quale si sviluppa la fiera.

Sono arrivata solo al pomeriggio a causa di altri impegni. Una giornata davvero torrida… Nonostante la fiera sia molto conosciuta e “storica”, di animali ce n’erano abbastanza pochi. Capre, bovini, equini, animali da cortile, ma sicuramente non i numeri che animavano un tempo questa manifestazione.

Qualcuno che compra c’è, ho visto animali venir caricati sui camion. Ma in generale le fiere mi sembrano tutte un po’ in crisi, con qualche eccezione. Gente che va a vedere comunque ce n’era parecchia, a Vicoforte, e dire che era solo il primo giorno. Non oso immaginare nel fine settimana!

Faceva affari il venditore di animali da cortile. Magari non con gli animali “strani”, ma sicuramente con galline, oche, anatre e conigli. Per struzzi, lama e altre bestie esotiche, occorrono gli amatori. Anche se ormai è diventato abbastanza comune vederli a queste rassegne, c’è comunque sempre chi si ferma ad osservarli con curiosità.

La fiera era comunque immensa per quanto riguarda gli spazi espositivi. Macchinari agricoli di ogni genere, abbigliamento, attrezzature, agro-alimentare, calzature, veramente di tutto e di più, c’era veramente da rimanere un giorno intero per vedere tutto con calma.

Due giorni dopo si cambia provincia e si cambia santuario… è la volta della fiera di Oropa, sopra a Biella. C’ero stata in passato, ma era da qualche anno che non venivo più. L’ho trovata sottotono. Nonostante la bella giornata, meno gente, meno bancarelle e meno animali di quello che mi ricordavo.

Anche qui il santuario merita una visita e la confusione era minore rispetto a quella incontrata a Vicoforte. C’era anche un matrimonio nella chiesa centrale…

Tornando alla fiera, sicuramente è stata l’occasione per un saluto a diversi amici, sia espositori, sia allevatori, sia semplici visitatori, come nel mio caso.

Man mano sono arrivate le mandrie. Da specificare come questa sia una mostra, cioè sono gli allevatori locali a condurre i propri animali, scendendo a piedi dagli alpeggi, mentre nelle fiere sono i commercianti o comunque coloro che vogliono vendere dei capi a portarli alle manifestazioni. La rassegna invece prevede un premio di partecipazione e/o una premiazione dei capi migliori.

Come vi dicevo, in passato (parlo solo di qualche anno fa) c’erano molte più bestie, molti più allevatori a partecipare, da quel che mi ricordo. Ecco qui il mio resoconto del 2010. La razza più rappresentata qui è quella della Pezzata Ross di Oropa, ovviamente!

C’è anche il gregge di pecore, ma questa non è più la fiera dei pastori del tempo andato, quella narrata anche nel libro “Fame d’erba”. Di pastori ne ho incontrati pochi…

Vedendo le immagini della premiazione, mi verrebbe da dire che è grazie ai giovani che queste manifestazioni non vanno a perdere del tutto. Sembra infatti che ci sia ancora voglia di portare avanti il mestiere e che il ricambio generazionale sia assicurato!

Anche ad Oropa, bancarelle con i formaggi. Ciascuno proclama che la sua è l’unica vera “toma di Oropa”. Non conoscendo i produttori, mi auguro almeno che siano tutti formaggi di alpeggio biellesi! C’è però da dire che questi stand non erano tra le altre bancarelle, ma in una piazzetta laterale rispetto al santuario. Credo si tratti di stand fissi dove i produttori espongono la loro merce tutte le domeniche, quando i turisti affollano la zona.

Per finire, qualche scatto dalla fiera di Pragelato, in Val Chisone (TO). Qui gli animali non mancano mai, sono i commercianti a portarli e, a giudicare dal quel che ho visto, di vendite, acquisti e contrattazioni ce ne sono state.

Le razze portate dai commercianti erano soprattutto razze da latte, anche perchè qui vengono i margari, che cercano nuovi animali da inserire nella loro mandria. Bestie che andranno in alpeggio e che verranno munte per le tome, le ricotte, il burro.

Il tempo (come da tradizione!) stava già cambiando, nel giorno della fiera. Cielo grigio, aria frizzante, infatti nel pomeriggio era poi arrivata anche la pioggia. Le scuole il 14 settembre erano già iniziate, e così ecco le scolaresche in visita a questo appuntamento fisso del mondo zootecnico di montagna.

Dopo anni di assenza, ecco che quest’anno sono tornate anche le pecore alla fiera di Pragelato! Un commerciante, il cui gregge pascola non lontano, è sceso con tutti gli animali, così gli appassionati di ovini hanno potuto riunirsi tutto intorno. “Scrivilo, che i commercianti salvano la pastorizia… perchè io i montoni per la festa dei mussulmani ai pastori li ho ritirati e pagati. Solo che me ne sono rimasti un bel po’ da vendere… e adesso sono tutti qui…“, esclama Davide, mentre accompagna dei potenziali acquirenti all’interno del recinto, per vedere qualche capo.

La transumanza a Pragelato

Ormai sono vari anni che, il 2 giugno, l’appuntamento a Pragelato è quasi fisso. E’ un giorno di festa, ma i camionisti per la transumanza possono richiedere un permesso speciale. Così al mattino il gregge viene caricato in pianura, poi prende l’autostrada, risale la valle e arriva lassù.

Prima ancora del gregge, ci sono i curiosi e altri piccoli allevatori che conducono sul posto i loro animali, per affidarli a Fulvio per la stagione estiva. Greggi con pecore marchiate di vernice, per identificarle e distinguerle a fine stagione, quando bisognerà di nuovo dividerle per riportarle a casa.

Man mano dai telefoni di uno e dell’altro giungono aggiornamenti sul dove si trovi la carovana. Poi all’orizzonte arriva il primo camion, seguito dal secondo, poi il terzo e… eccoli tutti schierati nel piazzale alla base dei trampolini olimpici. Il viaggio è finito.

Diversamente da quanto accadeva in passato, adesso i camion vengono scaricati uno ad uno. I camionisti aprono i portelloni e man mano fanno uscire gli animali, mentre un addetto del consorzio forestale provvede a contarli.

Questa operazione non vale solo per gli animali adulti, ma anche per tutti gli agnelli, che sono stati caricati separatamente. Questi escono belando e chiamando a gran voce le madri, che accorrono con un coro altrettanto concitato di belati.

Nonostante il freddo e la brutta giornata, anche questa volta c’è comunque un “buon pubblico”. Parecchi amici e conoscenti del pastore sono arrivati lì grazie al passaparola, poi ci sono abitanti del paese e, soprattutto, quei pochi turisti che sono saliti in montagna approfittando del ponte, anche se il tempo non è dei migliori.

Quando finalmente il gregge è tutto riunito, sono terminati i conteggi e gli obblighi burocratici, arriva il momento di ripartire. I camion pian piano se ne vanno, anche i turisti e quelli che erano venuti solo per assistere allo scarico. Forse l’arrivo del gregge ha un significato anche un po’ simbolico: essere lì a vederlo ogni anno significa che la vita continua, va avanti nonostante tutto.

E poi è tutto come sempre: qualcuno davanti, qualcuno dietro, lo spostamento non richiede grossi sforzi. Anche se visto e rivisto, questo è un momento che comunque, ogni anno, regala le sue emozioni.

Si attraversa il centro abitato, poi un brevissimo tratto sulla statale, quindi si svolta ancora. C’è pochissimo traffico, in pianura il tempo è ancora peggiore, le previsioni parlano di altra pioggia, quindi il turista che cerca il sole e il relax non si è messo in viaggio verso i monti.

La transumanza prosegue, il fiume di pecore occupa interamente la stretta strada che sale a Gran Puy. Belati e campanelle, passo lento e cadenzato, il cammino non è lunghissimo, nemmeno un’ora e si arriverà a destinazione.

Mi fermo e lascio scorrere il gregge: pecore, agnelli, capre, montoni, asini. In cielo si addensano sempre di più le nuvole e l’aria si fa sempre più umida. La stagione in alpeggio si aprirà anche quest’anno sotto la pioggia, com’è già accaduto altre volte in passato.

Rispetto agli scorsi anni la stagione è in ritardo o, come ho già scritto altre volte in questi giorni, forse è normale, mentre è stato in passato che il caldo aveva fatto sì che, ad inizio giugno, l’erba fosse già più alta e le fioriture più avanzate. Il gregge si sparpaglia a pascolare, i pastori, amici ed aiutanti si riuniranno per il pranzo, ma la pioggia arriverà di lì a poco, per dare a modo suo il benvenuto alla transumanza.

Una miss da applauso

La scorsa domenica, a Pragelato, si è tenuta la manifestazione denominata Miss Mucca, un concorso di bellezza dedicato alle… bovine! Questo evento si tiene ormai da alcuni anni, richiamando sia addetti ai lavori, sia appassionati, sia semplici curiosi e turisti (molto numerosi in valle in questa stagione).

Io ho fatto un giro al mattino, quando ancora non c’era molta confusione. Gli animali erano già nei loro recinti dalla sera prima, gli allevatori stavano provvedendo a fornire loro acqua fresca. Una splendida giornata di sole, abbastanza calda, ma ventilata. Così ad occhio mi pareva che non ci fossero molte bestie, ma mi è stato spiegato che erano stati posti dei limiti per ogni partecipante (tutti allevatori o residenti, o che monticano in alpeggi sul territorio del Comune), poichè il “pascolo” a disposizione nei recinti non consentiva numeri maggiori.

Se posso permettermi un suggerimento, avrei messo un cartello con il nome del/dei proprietari, ma non escludo che possa esser stato aggiunto in seguito nel corso della giornata. Gli animali attendevano pazientemente, un po’ brucando, un po’ ruminando.

C’erano vacche di razze diverse, in rappresentanza di tutte quelle che si possono incontrare sul territorio. Dato che doveva essere eletta la miss, ciascuno aveva scelto le più belle e, al collo, erano stati attaccati i migliori rudun. Poco per volta il pubblico cominciava ad affluire. Con il caldo che soffoca la pianura, quest’anno tutti quelli che possono scappano a cercare un po’ di fresco in montagna!

Nonostante il nome, persino Pragelato quest’anno è accaldata… Niente a che vedere con il clima che si incontra spesso il giorno della fiera, a settembre!! Ecco qui delle belle Piemontesi, ma questa non è una vera rassegna zootecnica. Come vi dicevo, si eleggerà la “Miss”. Vuol essere più un gioco che una mostra per addetti ai lavori, un’occasione per far incontrare turisti e allevatori, un momento di divertimento per tutti.

Oltre agli animali e al classico mercato (in un’altra piazza), accanto ai recinti ci sono le bancarelle: vi sono tutti i produttori degli alpeggi di Pragelato con tome, formaggi freschi, ricotte, burro, formaggi di capra.

Altre bancarelle espongono generi alimentari di vario tipo: salumi, ancora formaggi, biscotti, spezie, frutta e verdura, miele, erbe medicinali… Tutto quello che ci si aspetta di trovare in mercatini del genere.

Poi ci sono gli stand dell’artigianato, anche a tema con la manifestazione! Il pubblico aumenta, turisti di passaggio, villeggianti alloggiati nelle seconde case, negli appartamenti in affitto. Il sole sicuramente favorisce la buona riuscita di questa edizione di Miss Mucca.

Ci sono anche allevatori, sia quelli che partecipano con i propri animali, sia altri venuti a vedere le bestie, ad incontrare gli amici, come avviene alle fiere. Intorno alla bancarella delle campane non si perde l’occasione per vedere, o meglio… sentire! cosa c’è in mostra.

Queste invece, della Selleria Re, sono i premi per la Miss e per la partecipazione alla manifestazione. Tutti quindi riceveranno un campanaccio, ma quello della Miss sul collare ha, per l’appunto, la scritta Miss Mucca 2015.

Io non mi sono fermata, la premiazione si teneva al pomeriggio, ma questa sarà la mucca premiata. Ho letto dei commenti su facebook che criticavano questa scelta, ma (come ho scritto prima) questa non è una mostra zootecnica, già il nome “miss mucca” dovrebbe farlo capire. Infatti la scelta della vincitrice è avvenuta per acclamazione popolare, o meglio, per applauso. Non era forse l’animale più “bello”? Non importa…

(foto S.Peyrot)

Questa vacca di razza savoiarda era l’unica rappresentante di questa azienda ed è stata condotta, senza aiuto degli adulti, dal piccolo Federico, un ragazzino con una grande passione. Probabilmente il pubblico ha voluto anche premiare il suo entusiasmo, la sua “serietà”, stimolarlo a proseguire su questa strada. Non me ne vogliano gli allevatori “storici”, vincere piace a tutti, ma provate a pensare cosa avrebbe voluto dire per voi, a 12 o 15 anni, vincere perchè tutto il pubblico vi acclama. E poi comunque non si trattava di una brutta bestia o di un animale tenuto male!

Era ormai sera quando, una ad una, le “mandrie” sono rientrate agli alpeggi, ciascuna scortata da un gruppo di bambini e ragazzini che, giro dopo giro, venivano riaccompagnati alla partenza caricati sul cassone di un ape-car. Certo, il tutto ha causato qualche coda, gli automobilisti di ritorno in città forse fremevano, ma… come si fa ad arrabbiarsi di fronte ad uno spettacolo simile? L’applauso se lo meritano tutti…

Arrivo in montagna

E’ giugno il mese delle grandi transumanze. Pian piano salgono tutti, chi prima, chi dopo. Con i camion, a piedi, facendo delle tappe o raggiungendo subito la sede d’alpeggio che utilizzeranno per tutta l’estate. Nelle valli c’è via vai di camion, sulle strade si vedono le tracce del passaggio di mandrie e greggi.

Anche a Pragelato, come tutti gli anni, arriva il gregge. Potenza della tecnologia, indiscrezione dei social network, in tempo reale sapevo già dell’avvenuto carico a bordo dei camion, così mi sono affrettata per raggiungere il piazzale dove il gregge sarebbe poi stato scaricato. Era una bella giornata di sole e leggera brezza.

A mano a mano che le pecore scendevano dai camion, venivano contate dagli addetti del Consorzio Forestale, al fine di controllare che effettivamente il carico dell’alpeggio indicato sui documenti fosse rispettato nella realtà. Compito non facile quello del contare le pecore, ma comunque indicativamente già nel far salire gli animali sia il pastore, sia i camionisti, hanno fatto attenzione a suddividere gli animali piano per piano.

Gli animali si affacciano timidamente, poi poco per volta escono nell’ampio piazzale. Il gregge si ricompone, c’è stato anche un parto, ma per fortuna il pastore interviene subito e la mamma si mette a leccare l’agnellino. Questo gregge scende a piedi in autunno, ma tutti gli anni risale utilizzando mezzi motorizzati.

Gli agnelli più piccoli sono stati caricati separatamente. Le mamme, già nel piazzale, belano per richiamarli e i pastori agevolano il ricongiungimento per quelli nati da pochi giorni, marcati sulla schiena. Sono “normali” attimi di confusione e agitazione, ma poco per volta tutto si sistema. Sta per iniziare la “stagione d’alpeggio” anche quest’anno.

In attesa di raggiungere i pascoli, le pecore vanno avanti e indietro, sorvegliate da tutti coloro che sono venuti o a dare una mano o semplicemente ad assistere allo spettacolo della transumanza. E’ un giorno festivo, c’è più gente del solito, alcuni turisti e villeggianti che hanno approfittato del ponte per trascorrere qualche giorno in montagna. Molte pecore scendono nel fiume a bere, anche se il sole non è forte e le temperature sono più che gradevoli.

Finalmente, sistemata la burocrazia, ripartiti i camion, caricati gli agnelli sul pick up per la salita, il gregge si compatta e inizia la parte più tradizionale della transumanza, quella a piedi. Il gregge è abituato al pascolo vagante, per cui non c’è niente di eccezionale nell’affrontare un paio di chilometri camminando.

Si esce per un breve tratto sulla statale, poi si svolta subito dopo. Non c’è molto traffico, anzi… non c’è quasi nessuno. Nonostante la giornata festiva, a parte un po’ di gente a spasso, per il resto c’è poco movimento. Il gregge anima per qualche istante il paese, poi resteranno solo le tracce, cancellate velocemente dal passaggio delle auto.

Cielo azzurro, sole, qualche nuvola, chissà che siano di buon auspicio per la stagione? Lo scorso anno l’estate non era stata buona, con tanta pioggia, nebbia, basse temperature. Quest’anno già c’è stato un inizio (o meglio, una fine di primavera) strano, con l’alternarsi di caldo anomalo, violente precipitazioni con anche grandine e neve.

La montagna è sempre più viva. Sull’altro versante si sentono muggiti e campane delle prime mandrie già salite, qui sfila il gregge con le sue campanelle e i suoi belati. Eppure non sembra passato così tanto tempo, così tanti mesi da quel giorno di vento forte in cui volavano gli aghi dei larici e il gregge scendeva giù per la valle, verso la pianura…

Si abbandona l’asfalto e si imbocca il sentiero, poco sopra inizieranno i pascoli che il gregge utilizzerà per questa prima parte di stagione, poi si sposterà altrove, sempre nella stessa valle. Sono anni che assisto a questa transumanza, ma c’è sempre quell’emozione (anche da osservatrice esterna) nel vedere il gregge che arriva finalmente in montagna.

Nonostante l’idillio e la poesia delle immagini, anche quassù ci sono e ci saranno problemi, non pochi… Ma in quel momento tutto sembrava essere perfetto. Il clima, l’erba abbondante (anche se già un po’ alta, un po’ dura…), la nuova stagione che iniziava. Le pecore si allargano a pascolare, poi si fermeranno all’ombra dei larici. I pastori, dopo aver scaricato gli agnelli, faranno pranzo. Dopo amici e conoscenti rientreranno a casa e per chi resta sarà la “normale” quotidianità lavorativa.

Tempo di salire

Pubblico solo ora, ma la transumanza è avvenuta già qualche tempo fa. Adesso infatti stanno già salendo i margari con le vacche, le greggi di pecore (salvo rare eccezioni) sono ormai tutte a pascolare in montagna.

I camion arrivano nel piazzale alzando un gran polverone, poi si allineano pronti a scaricare. Qui in alta valle non piove, mentre altrove aveva dato due gocce. Quando arriverà il pastore poco dopo, racconterà che le operazioni di carico sono avvenute rapidamente e senza problemi.

I cani hanno viaggiato comodi e al sicuro nel retro del fuoristrada. Saranno loro i primi a scendere a terra, mentre i cani da guardiania hanno viaggiato nei camion, mescolati al gregge. Per tutti loro ci sarà da lavorare, in questi mesi… O per proteggere le pecore dagli attacchi dei predatori, o per condurle sui pascoli.

Oltre al pastore e al suo aiutante, ci sono gli autisti dei camion e altra gente a dare una mano. Questo gregge d’autunno scende a piedi, ma in primavera la risalita dall’Astigiano all’alta valle Chisone sarebbe troppo complessa. Ecco il perchè dell’impiego degli autotreni.

Poi finalmente si aprono le porte e gli animali iniziano a scendere nel piazzale. Capre, pecore, gli asini e i cavalli da un camioncino a parte. Infine gli agnelli più piccoli ed è tutto un coro di belati per cercare le mamme. C’è anche una pecora che ha partorito una coppia di gemelli durante il viaggio.

E’ un giorno festivo e c’è già un po’ di gente nella località di villeggiatura. L’aria è abbastanza fredda, ma genitori e bambini sono venuti ad assistere allo spettacolo imprevisto. C’è anche gente che affretta il passo, preoccupata per la propria incolumità o per quella dei loro cani. Una signora esclama: “Ma tutte queste pecore, qui, cosa ne fanno?” Mai sentito parlare di transumanza? Di alpeggio? Eh…

Caricati nel fuoristrada gli agnelli più piccoli, il gregge può proseguire a piedi per raggiungere la prima sede di alpeggio. Con un numero elevato di animali, è raro che si utilizzi un unico alpeggio. Quindi i pastori vaganti continuano i loro spostamenti anche durante la stagione d’alpe.

Un rapido passaggio sulla statale per poche decine di metri, poi si svolta verso la montagna. Il sole scalda, l’aria è ancora fresca, in alta quota si vede ancora molta neve, ma è inizio giugno e va bene che sia così. La stagione è agli inizi, i mesi da trascorrere in quota saranno tanti.

Ecco il gregge che sale verso i pascoli. Erba sembra essercene in abbondanza, il pastore è tranquillo. Nei giorni precedenti era già venuto quassù a portare la roulotte che lo ospiterà per questa prima parte di stagione, in attesa di trasferirsi nell’altro alpeggio dove invece c’è la baita e qualche comodità in più.

Il pascolo è davvero ricco, più che in passate stagioni. Le pecore brucano avidamente, ma dopo un po’ una parte si mette già a ruminare e riposare, così anche i pastori, amici ed aiutanti possono pranzare tranquillamente, senza però perderle di vista. La transumanza è conclusa, adesso inizia la stagione d’alpeggio!

Una fiera sottotono?

Quello con la Fiera di Pragelato è uno degli appuntamenti classici di fine stagione. Fine stagione d’alpeggio, fine estate, ed infatti spesso anche il tempo non accompagna questo avvenimento. Invece quest’anno la giornata, anche se inizialmente fredda, si presentava come ottimale. Solo nel corso della mattinata è sopraggiunta una velatura a cui si sono aggiunte delle nuvole nel tardo pomeriggio.

C’era gente, c’erano i commercianti con le vacche, c’era qualcuno che mercanteggiava e, ogni tanto, un animale veniva segnato come venduto. Però mancavano le pecore e tutto il suo contorno di capre, asini e pastori. Nonostante le ipotesi più disparate che le voci incontrollate, come sempre, fanno circolare e crescono a dismisura proporzionalmente al numero di persone che ascoltano e rilanciano a loro volta la notizia, mancava il commerciante a causa di una fiera concomitante. Infatti, nella stessa data, si teneva anche la Fiera di Oropa, motivo per cui mancavano anche gli allevatori del Biellese, ben rappresentati nelle passate edizioni.

Qua e là si incontravano facce note, amici e conoscenti, come sempre accade alle fiere, si scambiavano quattro chiacchiere, si commentavano le ultime notizie di “radiopecora”, si osservavano gli animali in mostra. Addirittura poteva succedere di incontrare allevatori francesi, ma d’altra parte ancora oggi questa fiera nel nome rimanda all’antica fiera dell’Escarton di Pragelato.

Anche nel settore delle bancarelle c’erano delle carenze. Oltre agli addetti ai lavori ed al pubblico di turisti più o meno locali, capitava di sentir parlare lingue straniere e così mi veniva spontaneo pensare alle poche fiere d’oltreconfine a cui ho partecipato in passato. Oltre alla gran quantità di animali, queste fiere sono un’attrazione per l’aspetto del mercato. Artigianato, ma soprattutto tantissima scelta (eno)gastronomica.

Qui non mancavano i dolciumi, acciughe, olive & C., ma perché in una fiera zootecnica è presente un unico margaro che vende i suoi prodotti? E non c’erano altre bancarelle di formaggi! Non si trovava un salume, mi pare di aver visto un unico banco vendere pane. Se non si voleva rinchiudersi in un ristorante per pranzare, se non si era ospite delle tavolate dei commercianti di bestiame, per mangiare non restava che un unico furgone che vendeva panini, oltre (per fortuna) al furgone dei gofri.

Confido a questo punto nella Fiera dei Santi di Luserna San Giovanni (2 novembre) per potervi descrivere una bella fiera zootecnica, a meno che io riesca ad andare almeno a Barcellonette (28 settembre) per rifarmi gli occhi con una vera fiera dedicata alle pecore. Qui a Pragelato c’era scelta solo tra i bovini. Così gli appassionati della pastorizia dovevano recarsi altrove. Per fortuna c’era un gregge lungo la valle, con il pastore intento a tosare le pecore prima di arrivare in pianura. Per molti è già tempo di transumanza, se l’erba in montagna è finita. Però c’era modo di vedere anche altre greggi, in valle. Meno facili da individuare, ma…

Seguendo la pista e (per dire tutta la verità) la consistenza degli escrementi, c’era modo anche di raggiungere un gregge più a monte. Era da tempo che non riuscivo a ritagliarmi un po’ di tempo per far visita a quest’amica ed al suo gregge. Anche lei aveva ritardato un po’ i lavori quotidiani per fare un giro alla fiera, ma appena rientrata all’alpeggio, c’era da soddisfare le esigenze del gregge, che reclamava per andare al pascolo. Appena aperte le reti, gli animali avevano camminato di gran lena fino al fondo del vallone, dove li avevamo raggiunti, ed adesso finalmente erano intenti a pascolare, lasciando così alla loro pastora la possibilità di chiacchierare con i visitatori. Il bilancio dell’estate è positivo, bisogna vedere cosa farà il tempo d’ora in poi… Visto il freddo degli ultimi giorni, non ci sarebbe da stupirsi se arrivasse la neve.

Vi ho già parlato altre volte di questo alpeggio, situato in una zona fortemente turistica (anche se, da sempre, ben da prima che il nome di questo comune fosse associato agli sport invernali ed alla villeggiatura, qui ci sono alpeggi, greggi di pecore, mandrie di bovini). Ciò comporta numerosi problemi per chi si trova a condurre gli animali al pascolo, specie se si tratta di un gregge di pecore. Come vedete, per lo meno nei periodi a maggiore frequentazione turistica, si è obbligati a mettere la museruola ai cani da guardiania, annullandone così l’efficacia. O questo, o discussioni infinite, se non persino incidenti. Un conto è vedere qualche escursionista in tutto il giorno, un altro avere un transito continuo di moto, bici, pedoni ed altro.

La pastora ha notato il diverso comportamento degli stranieri: “…che spengono la moto, si fermano, rispettano…”, mentre con gli Italiani spesso c’è da farsi venire il nervoso. Come con quelli che hanno spaventato le pecore e le hanno fatte tornare verso il basso dopo che faticosamente erano salite. “E che problema c’è?”. C’è il problema che la gente è ignorante, ignora cosa voglia dire condurre un gregge al pascolo e, più in generale, tutto ciò che è il mestiere del pastore. “Ma io qui sono in ferie!”, è la giustificazione dell’ignorante-prepotente. Fiato sprecato spiegare invece che lì altri stanno lavorando, quel giorno come gli altri 365, su di un territorio che viene affittato ad uso di pascolo d’alpeggio, anche se percorso da sentieri, piste da sci e altre infrastrutture ad uso ludico. Non bastano le parole per descrivere la passione di chi qui pratica la pastorizia dedicandoci tutto il suo tempo e tutta la sua vita. Una volta mi disse che per lei era più che una malattia, era una droga… Dobbiamo salutarci, tocca cambiare vallata e rientrare in alpeggio, commentando quanto sia diverso il territorio anche a pochi km di distanza in linea d’aria. Infatti la Val Chisone, come al solito, mostra i segni di siccità, vento, freddo, con pascoli prevalentemente ingialliti e secchi.

Sulla via del ritorno, ancora una breve sosta dove il gregge che in mattinata veniva tosato ora pascola lungo il torrente. Il pastore sta scendendo in pianura, uno dei primi. Finisce la stagione d’alpe e inizia il pascolo vagante. Voleva tosare almeno due giorni in quel luogo, ma le previsioni meteo non sono buone per l’indomani…

Una fiera fredda… che poi si è scaldata!

Rieccomi, dopo un’altra assenza. Lo so che vi lamentate per i silenzi, ma il prossimo anno siete invitati a regalarmi un collegamento internet dall’alpeggio!

Nonostante gli impegni in alpe, una puntata alla fiera di Pragelato sono comunque riuscita a farla. C’erano acquisti da fare… Nel mio caso non si trattava di rudun, a differenza di quelli che invece alla fiera dovevano andare a ritirare questi esposti dalla Selleria Re

Al mattino la temperatura era più che gelida, di notte doveva essere andato sotto zero e, alle 9:00, il termometro segnava solo 4°C, sulla mia auto. La brina, ma anche  gli espositori ed un po’ tutti i  presenti, si sono poi lentamente sciolti  con l’arrivo del sole. Infatti è stata una splendida giornata d’autunno, niente a che vedere con certe fiere degli anni passati. Ed il pubblico infatti è accorso in  massa, da tutte le valli e dalla pianura.

Sentivi spesso lamentele su come vanno le cose al giorno d’oggi, la crisi economica, “la nostra roba che non vale più niente“, i problemi che hanno caratterizzato questa stagione d’alpeggio, dalla siccità alla neve. I commercianti di bestiame erano tutti lì al loro posto, parlavano  con tutti, sperando non fossero solo chiacchiere e ci fosse qualcuno disposto a spendere. “Sai? XYZ ha comprato due vacche per xyzabd €!”. “Comprate… Bisogna poi vedere se e quando le paga!“.

Alle fiere si va anche (soprattutto?) per incontrare gente, scambiare quattro chiacchiere,  soprattutto quando si trascorre l’estate nell’isolamento a cui ti  porta un certo lavoro, specialmente in alpeggio. Qui ad esempio vediamo un famoso pastore del passato (a sinistra), protagonista di “Fame d’Erba”, che quasi quasi vuol “andare in  pensione” ad oltre novant’anni d’età. Ma io scommetto che le pecore non l e venderà ancora!

Dopo il pranzo c’è chi inizia a cantare e certe tavolate, grazie ai “personaggi” presenti, sono particolarmente allegre. Giovani e meno giovani  intonano in compagnia le canzoni della tradizione, mentre chi passa o si ferma ad ascoltare, o tira dritto. In queste occasioni però si riesce ancora a cantare senza essere additati come “ubriachi” o gente strana, come invece talvolta accade altrove.

Il  sole splende su Pragelato e sulla fiera, al pomeriggio riescono ad arrivare anche i giovanissimi, che al mattino  invece fremevano in un’aula scolastica. “Dovrebbero far iniziare la scuola quei due giorni dopo, per lasciarci venire tutti alla fiera!!!!“.

Per finire, alcune comunicazioni sugli eventi. Qui, sul sito del Comune di Novalesa, il programma per la festa della transumanza del 29-30 settembre. Chiedo scusa a chi mi ha segnalato fiere & altro in questi giorni, ma come sapete questo non è un sito aggiornato quotidianamente, quindi purtroppo non ho fatto in tempo ad inserire.

Un appuntamento fisso

La transumanza dei propri animali può anche essere un giorno difficile, stressante. Anzi, il più delle volte lo è e non vedi l’ora che sia finito per essere sicuro che tutto sia andato bene. Partecipare alle transumanze altrui invece lo fa con un altro spirito. A volte per dare una mano, a volte per incontrare e salutare amici che non vedi da tempo.

I camion erano schierati nella spianata alla base dei trampolini e stavano riversando nell’aria limpida di montagna il loro carico belante. Se ci si può permettere di affrontare una lunga transumanza a piedi d’autunno, non altrettanto avviene in questa stagione.

Ricordo anni in cui c’erano molte più persone. Magari il cielo non era altrettanto limpido e sereno, ma era l’atmosfera ad essere diversa. È bello vedere come la figlia del pastore, pur attualmente indirizzata su altre strade (negli studi ed in parte del tempo libero), stia sempre più diventando qualcuno su cui il padre può fare affidamento in questi momenti. Vedere le sue immagini in pista sul ghiaccio mentre compie evoluzioni artistiche e vederla qui con la cana in mano e lo sguardo serio accanto al papà è una qualcosa di emozionante.

Si parte quasi subito diretti ai pascoli. Il sole brucia, il gregge alza nuvole di polvere. Sta iniziando una nuova stagione d’alpeggio anche per questo pastore, ogni anno è diverso dai precedenti, a volte in meglio, altri in peggio. I pastori vaganti sono abituati agli ostacoli ed agli imprevisti quotidiani, ma in certi momenti sembra proprio che il mondo prenda strade troppo lontane da realtà antiche come quelle della pastorizia e della transumanza. Anche gli astuti pastori vaganti, abili a sopravvivere in qualsiasi situazione, possono trovarsi in difficoltà.

Pragelato è semi-deserta, sembra quasi un paese fantasma, con qualche operaio che scruta il passaggio del gregge dall’alto dei ponteggi. Pecore, capre ed asini camminano lungo la strada di sempre, potrebbero raggiungere i pascoli senza nessuno davanti a guidarle.

Si risale il versante, prima la strada asfaltata e poi il sentiero, si chiacchiera, ma c’è poca voglia di scherzare. Non c’è molto da ridere, di questi tempi, per chi pratica questo mestiere. Si cerca di sopravvivere. Si inveisce contro la burocrazia, termine che riunisce al suo interno un’immensa varietà di aspetti, dalle leggi ai tempi di attesa negli uffici, dai funzionari privi di buon senso alle carte che non riesci a comprendere senza che qualcuno te le spieghi. E a volte chi lo fa non è nemmeno lui proprio sicuro di averle capite alla perfezione.

Intanto per ora siamo qui, le pecore brucano tra i fiori, questa tappa è fatta. Il resto si vedrà, come sempre i pastori vivono alla giornata. Tocca a me scendere veloce senza nemmeno pranzare con i pastori perchè, neanche a farlo apposta, è il mio turno per una lunga attesa “burocratica” in un ufficio, dal quale uscirò chiedendomi a chi si devono affidare gli allevatori per vedere tutelati i loro diritti.

Commuoversi alla fiera di Pragelato

Il 14 settembre si va alla Fiera di Pragelato, qualunque sia il giorno della settimana in cui cade questo appuntamento. Ricordo giornate fredde, ricordo giornate con aria di neve, di pioggia, giornate veramente autunnali, a queste quote.

Invece il 14 settembre 2011 era una bella giornata estiva con un sole subito caldo ad inondare i prati della fiera, dove gli animali in vendita attendevano pazienti sotto gli occhi della folla. La zona delle bancarelle era la più affollata, ma poco per volta i corridoi delimitati dai fili tra gli animali dei diversi commercianti iniziarono ad essere percorribili a fatica.

Alla fiera si va per tanti motivi: anche per acquistare un animale, ma… si va a comprare una campana, a comandarne una su misura, a cercare dell'attrezzatura, a far normali compere alimentari, ma soprattutto a queste fiere si va per trovare gente, per scambiare quattro chiacchiere. E' vero che ormai, con i telefonini ed altri accorgimenti di comunicazione, non c'è più l'isolamento di un tempo, nemmeno per margari, pastori, allevatori di montagna e di pianura, giovani ed anziani. Però alla fiera è comunque un'altra cosa.

Ogni anno sento dire che "…ormai la fiera non è più quella di una volta!". Meno animali esposti, anche le varie fasi dell'acquisto di una vacca o di un asino si sono spostate altrove e non più alle fiere? Oppure è questione di crisi? Intanto si continua a girare, per la maggior parte della gente, come per me d'altra parte, lo scopo è quello di vedere più persone possibili e parlare, chiacchierare, scambiarsi notizie, saluti, informazioni e sani pettegolezzi!

Magari fare anche un giro tra le bancarelle: scontate quelle di salumi, formaggi, biscotti, acciughe, abbigliamento… Più originale e colorata quella delle spezie e tisane.

Al mattino i bambini sono pochi, le scuole ormai sono aperte, ma al pomeriggio tanti studenti di tutte le età arrivano fin qui ed i colori brillanti delle bancarelle di dolciumi vogliono attirare anche loro. Alcuni però puntano direttamente ai rudun: ne beneficerà la salute dei denti, magari un po' meno il portafogli!

Per il pranzo c'è chi va al ristorante, chi mangia un panino, chi si è portato tutto da casa e cerca un posto all'ombra per il pic-nic e chi ancora accetta l'invito alla tavola di qualche commerciante. Ai semplici curiosi forse sfugge il succo di quello che è davvero la fiera zootecnica, ma almeno in una così bella giornata c'è spazio per tutti e magari si trova anche il tempo per due chiacchiere in più. Continuano gli incontri e finalmente alcuni amici del blog e di Facebook non sono solo più presenze virtuali.

Gli animali avvertono anch'essi la stanchezza, il caldo eccezionale della giornata. Non è tanta la distanza dagli alpeggi e non sembra proprio di essere a fine stagione. Incontri con amici dal Biellese, dal Canavese, dal Cuneese. Purtroppo non sempre le notizie riportate sono buone… e fa male al cuore vedere il volto solitamente sorridente di Federico velato da un'ombra cupa. Il suo piccolo gregge di pecore roaschine, tra cui la campionessa premiata all'ultima fiera, non esiste più. Solo 4 delle sue 13 pecore sono scampate al lupo. In alpeggio sono morti anche dei vitelli, spaventati dai predatori e precipitati dalle rocce. Fa male pensare a quante parole vengono spese su questi temi, senza però guardare negli occhi un giovane come Federico, che verso quelle pecore nutriva un sentimento che non può essere chiamato che amore.

Persone di tutte le età si aggirano tra gli animali, ciascuno adocchia quella che, a suo dire, è la bestia più bella. Qualcuno mai acquisterebbe una vacca senza corna… Discussioni, commenti, un chiacchiericcio confuso dall'allegro scampanio, dentro il quale si perdono le suonerie dei telefonini ed i segnali di messaggi ricevuti. Ci si trova, ci si perde, qualcuno non si incontra mai, altri li vedi cinque o sei volte.

Non mancano pecore e capre in vendita. Forse è qualche pastore, a mancare. Se nessuno può sorvegliare il gregge al posto tuo, non ti puoi muovere, oppure l'alternativa è lasciare nelle reti gli animali fino al tuo ritorno. Solo che così alla fine la fiera non te la godi, fai un giro veloce fatto di mezze parole, saluti affrettati, sbrigando solo gli affari più urgenti, poi scappi quando gli altri iniziano appena ad arrivare.

La gente guarda le bestie, le bestie guardano la gente… Sono in tanti quelli armati di macchine fotografiche più o meno professionali, poi già la sera è quasi una gara pubblicare on-line gli scatti colti qua e là. Visti alcuni risultati degli amici, quasi quasi "vado in ferie" ed alle fiere ci vengo solo più per chiacchierare e lascio a casa la macchina fotografica.

A volte mi commuovo per delle cose semplici, ma incontrare un giovanissimo mio compaesano in compagnia del pastore Matteo mi tocca qualcosa dentro. "Voglio fare anch'io il pastore!", dice convinto Manuele, classe 1997. Avere avuto il gregge di Matteo accanto alla sua borgata per tutta l'estate ha generato l'ennesimo contagio. Voler fare il pastore oggi, cosa significa? Manuele avrà tempo per pensarci…

Allontanandomi dalla fiera ben oltre l'orario che mi ero prefissata mi fermo ancora un istante ad osservare questa tavolata dove giovani e giovanissimi giocano rumorosamente alla morra. Tradizioni che non si perdono, orgoglio di portarle avanti, anche se qualche sguardo tra l'interrogativo e lo stupito da parte dei visitatori occasionali c'è. Ma loro vanno avanti chissà fino a quando. 
…e l'appuntamento è per la prossima fiera…

Essere felici della propria vita

A differenza di qualche giorno fa, quando l'erba era come spaventata dalla nevicata del primo giugno, questa volta sono salita a Grand Puy in un tripudio di fioriture multicolori. Dopo aver rimandato più e più volte questo momento, finalmente sono andata ad intervistare Francesca.

E' una giornata di sole e vento, l'aria è limpida, a Grand Puy inizia ad esserci un po' di movimento, ma non tutte le case sono già state aperte. Mancano ancora tanti fiori, tanti gerani che invece mi ricordo di aver visto in estate. Comunque qui è sempre un bel posto e non c'è da stupirsi quindi se tra non molto ascolterò Francesca parlare con soddisfazione della propria vita quassù, a 1800 metri di quota, tutto l'anno, facendo un lavoro che piace, appassiona e dà soddisfazione. Seguo le frecce che portano all'Agriturismo L'Itialette, gestito dalla sua famiglia. "Aprire l'agriturismo proprio alla fine del 2005, giusto in tempo per le Olimpiadi, è stata una soddisfazione grandissima. Ce ne occupiamo io, mia mamma, mia sorella, ma lei d'inverno lavora anche agli impianti. Per la maggior parte riusciamo a dare roba nostra, dai formaggi al miele, dalle patate ai salumi. Poi la carne di maiale, agnello, capretto, le verdure. Le bestie le tengo qui, chi vuole vederle, le vede, ma non sono proprio attaccate a dove si mangia, così non danno fastidio a nessuno. La mucca piace se è a 50 metri e non senti l'odore. Ci va comprensione, grossi problemi con i turisti non li abbiamo mai avuti. Adesso vogliamo iniziare a collaborare con le colonie, un giorno o due la settimana. E' bello quando i bambini guardano a bocca aperta, sono le soddisfazioni dell'agriturismo, perchè insegni qualcosa."

Francesca sta andando a mungere i suoi animali, ma quel giorno si è fatto un po' tardi e così sono già al pascolo, non l'hanno attesa sotto la tettoia. Mi racconta delle difficoltà quando è venuto a mancare suo papà. "Si è trattato di prendere delle decisioni, è stata dura. Animali ne abbiamo sempre avuti, ma era lui che li curava. Io avrei voluto andare avanti a studiare, fare veterinaria dopo l'Istituto Agrario, ma dovevo scegliere, tutto non era possibile. Così ci siamo organizzate, io volevo andare avanti qui e questa è la strada giusta. Con 15 mucche non vivi, ma con l'agriturismo riesci a dare il giusto valore a quello che produci, sono stata favorevole fin da subito a questo, perchè mi consentiva di vivere e lavorare qui."

Non si può darle torto, specialmente in una giornata del genere. Però anche d'inverno, questa frazione è collocata in una posizione ottimale che niente ha a che fare con il fondovalle di Pragelato. L'esposizione è perfetta, le ore di sole sono maggiori, il panorama… Lo potete vedere anche voi! "Nell'inverno della grande nevicata ho preso la scelta di portare le bestie in stalla a Fenestrelle, perchè almeno erano tutte insieme. Prima usavo tre stalle qui nella frazione. Giù è più comodo e almeno nessuno si lamenta. Per il resto, anche d'inverno qui si sta bene. A me poi piace sciare, ho tanti amici, villeggianti che vengono su per la neve. D'estate frequento di più gente che fa questo lavoro, per gli orari che comporta… Tu puoi andare a fare cena quando tutti sono già in giro per locali. Ma d'inverno invece è diverso. Poi qui le Olimpiadi hanno portato tante cose positive, ad esempio abbiamo l'ADLS. Con le Olimpiadi sono arrivati dei servizi che in altre valli si sognano! Internet lo uso per tenermi informata, vedere se escono dei bandi che possono interessare, poi semplifica le pratiche, la burocrazia, puoi spedire le cose via e-mail. E Facebook… Sei sempre in contatto con altri, conosci ragazzi e ragazze che fanno il tuo stesso lavoro, capisci che siamo ancora in tanti, vedi le foto, è bello e utile".

Francesca torna più volte sul tema dell'istruzione, che per lei è fondamentale anche (e soprattutto) in questo mestiere. "Non essere andata all'università è il mio unico rimpianto. La scuola che ho fatto forse dal punto di vista pratico non mi ha dato poi così tanto, ma mi ha insegnato a cavarmela. Se sei ignorante non riesci a districarti con la burocrazia. Almeno un diploma è necessario anche facendo questo lavoro, altrimenti tutti ti abbindolano. E' finita l'era dell'allevatore ignorante che vive nel suo <<ho sempre fatto così>>. Ti devi evolvere, tenere aggiornato!". Non posso che dar ragione a Francesca, sono cose che ripeto da sempre ed ho anche scritto più volte. D'altra parte fa riflettere e non poco il fatto che Francesca fino ad ora sia stata una delle pochissime persone intervistate che non si sia lamentata della burocrazia, quella che invece è la bestia nera della maggior parte di tutti gli altri. Attenzione, non parlo di soldi, di spese, di tempi lunghi per i permessi, ma proprio solo della capacità di districarsi tra carte, uffici e persino saper cogliere delle occasioni vantaggiose che possono aiutare nello svolgere questo lavoro.

E' significativo che questi discorsi me li faccia una ragazza che vive a 1800 metri di quota in una frazione che potrebbe sembrare "dimenticata". Ancora una volta ho incontrato un giovane, una ragazza per di più, che mi fa sperare nel futuro, futuro della montagna e dell'allevamento. Pensateci, voi che volete seguire questa strada. Non sono i grandi numeri che fanno la differenza, ma la qualità e l'organizzazione dell'azienda. Ogni situazione ha la sua storia, ma quella di Francesca non è stata sicuramente una di quelle con la strada spianata fin dall'inizio, se pensate al fatto che in un momento sicuramente non preventivato la famiglia ha dovuto letteralmente decidere che fare.

Il latte schizza nel secchio, quel latte che diventerà tomini, formaggi freschi da inserire nel menù, ma anche creme e gelati. Solo una parte sarà formaggio stagionato, da servire magari in abbinamento con il miele delle arnie poco sotto. Lunga è la tradizione e la fama del miele di Pragelato, ma non è difficile immaginarne la qualità, con le fioriture multicolori che ci circondano.

Sulla qualità della vita da queste parti la dice lunga l'atteggiamento rilassato di questi animali. "Sono stata in Val d'Aosta, ma là l'allevamento conta davvero qualcosa, l'allevatore ha più peso, è più considerato, qui le esigenze dei margari che salgono sono calpestate. Anche la cura del territorio là è differente."

Quindici vacche, qualche capra e qualche pecora. "La prima vacca mia me l'hanno regalata per i 18 anni, una vacca scelta da me al Centro Sperimentale. Insieme a Turmenta i miei mi hanno regalato anche il primo rudun." La passione per gli animali è grande, Francesca e le sue vacche sono sempre tra le protagoniste di Miss Mucca, la manifestazione "turistica" che si tiene annualmente nel mese di luglio a Pragelato. "Quest'anno dovrebbe essere il 10 luglio."

Anche chi fa questo mestiere ha dei "capricci", e così Francesca si è comprata Chatillon, una reina. "L'ho presa due anni fa…". Scendiamo all'agriturismo, Francesca mi parla dei suoi progetti di vita e di lavoro per il futuro. "Su di qua l'unica strada è legata al turismo. Bisogna adattarsi al resto del mondo, non bisogna essere chiusi, ottusi e bigotti. A volte abbiamo problemi con quelli delle moto che ti passano in mezzo ai pascoli, ma in generale adesso la gente rispetta di più, non trovi più tanta immondizia sparsa, bottiglie rotte, scatolette."