Strettamente riservato

Non è facile organizzare una transumanza. Può sembrarlo, a guardare “dal di fuori”. Prendi, parti, vai. C’è una strada, la segui, il pastore davanti, gli animali dietro… Invece no, c’è la burocrazia, fogli da compilare e da portare negli uffici… Poi c’è il dove passare, perchè ovunque si nascondono pericoli: campi e prati che fiancheggiano le strade, dove non bisogna arrecare danni. Sponde e campi diserbati, dove un morso, una brucatura accidentale può essere fatale. Trovare la via giusta, la più breve, la più adatta, quella con i punti giusti dove fermarti per sfamare, dissetare, far riposare gli animali. Anno dopo anno il percorso te lo costruisci, ma poi ci possono essere delle improvvise novità.

Cerchi di fare tutto il possibile per non dare disagio a nessuno se devi attraversare punti delicati, come cittadine, strade molto trafficate, ponti. Sacrifichi quello che, per quasi tutti, è un “giorno di festa”. Quando gli altri sono a tavola in compagnia nel giorno di Pasqua, tu cammini per le vie semi-deserte con i tuoi animali. Quando si può, cerchi di fare così, per limitare le lamentele di chi altrimenti dovrebbe aspettare in coda.

Strade vere e proprie per il transito degli animali qui non ce ne sono. Quelle che erano vie secondarie o vie “dismesse”, come la vecchia ferrovia, sono state destinate ad altri usi, per esempio piste ciclabili. Non so se vi ricordate, ma il “problema” lo avevamo affrontato qui e voleva essere una “prevenzione” in vista eventuali disagi aggiuntivi per i pastori, vaganti o meno che siano. Infatti non è che ci si diverta a portare il gregge sulle strade principali, anzi! Gli animali camminano meglio sullo sterrato o lungo viuzze secondarie dove riescono anche a brucare qualcosa mentre camminano, se non ci sono prati o campi. Dove possono camminare ad un ritmo più lento, senza tensione da parte degli uomini che non vedono l’ora di essere fuori dal traffico, dalla confusione, dal rischio di sentire la sirena di un’ambulanza. La vecchia ferrovia poco per volta è stata rimessa in sesto, ripulita da rovi e cespugli e destinata a percorso ciclabile. Era appunto il gennaio 2011 quando telefonai a chi mi era stato indicato essere responsabile dei percorsi ciclabili qui in zona Pinerolese (il Sindaco di Bricherasio), che mi aveva assicurato che, una volta terminato il tratto verso Bagnolo e Barge, le pecore potevano continuare a transitare come avevano sempre fatto.

Invece adesso, a transumanza in corso, Radiopecora fa arrivare la voce che sono comparsi dei cartelli e non si può più passare. Strade alternative non ce ne sono, il fiume non si può guadare, percorrere diversi chilometri sulla strada principale per poi usufruire del ponte stradale sarebbe pericoloso, assurdo, attirerebbe le ire degli automobilisti e, probabilmente, l’intervento delle forze dell’ordine. I cartelli ci sono davvero, sono del Comune di Campiglione Fenile, comune agricolo della campagna pinerolese. Leggete anche voi… Secondo me non c’è una persona che rispetti al 100% quanto indicato dal cartello, a partire dagli stessi ciclisti che non hanno luci e campanello (ve li immaginate, su di una bicicletta da corsa in fibra di carbonio???!?!!). Sono stata appassionata ciclista, per mancanza di tempo non pratico più, ma quanto scritto sopra a tutela della categoria mi sembra assurdo. Non so se sia frutto di un singolo episodio (un “incidente”?) o se si presume che non esista assolutamente il buonsenso e la buona educazione, che sarebbe sufficiente per evitare ogni inconveniente.

Nemmeno i pedoni, tanto meno quelli con i cani, visto che in questo caso si infrangono ben due dei divieti in elenco! Eppure guardate qua era la situazione in una tiepida domenica pomeriggio… E l’indignazione serpeggiava a suon di: “…ma questa pista l’avranno ben messa a posto con le tasse di tutti! Specialmente di noi che abitiamo qui!!! I ciclisti passano e vanno… Passate, passate pure con le pecore!!

E le pecore in transumanza sono passate. Solo sul ponte, poi hanno svoltato lungo l’argine. Altre ne passeranno nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, visto che ci si avvicina alla stagione in cui ci si sposta verso il fondovalle. C’è poi un gregge che pascola in zona, l’allevatore risiede lì accanto al fiume. Che deve fare, volare? Mi sta bene chiudere la pista ciclabile alle auto, alle moto ed ai vari mezzi a motore. Era una ferrovia e, prima che fosse sistemata, lì non passavano né auto, né trattori, né altro. Ma le pecore sì, sono sempre passate. Invece in questo comune agricolo si vieta il transito a tutti gli animali, specificatamente bovini, ovini, equini e cani. Mi viene voglia di passare con un gruppo di anitre, oche e galline…

Abbiamo inseguito i nostri sogni

Quando incontro persone come i fratelli Marco (1981) e Luca (1985) Grangetto, vorrei non finire mai i miei giri di interviste per il libro sui giovani allevatori. Perchè la loro è una storia bella da ascoltare e da narrare agli altri. Come ho già avuto modo di scrivere, ciascuno degli intervistati ha ovviamente una sua storia: alcuni la sanno raccontare e valorizzare meglio, altri sembrano dare poca importanza a quello che stanno facendo, che per loro è sì un bel mestiere, ma pare non abbiano molto interesse a farlo conoscere ad altri.

Marco e Luca la storia da raccontare ce l’hanno. “Abbiamo iniziato nel 2004 con le vacche, prima c’era già lo zio che le aveva, il nonno era margaro, della Valle Po, la nonna era di Pragelato, sono sempre andati al Chezal, che è un alpeggio della nostra famiglia. Noi adesso le vacche le mandiamo su in guardia là. Quando lo zio si è ammalato nel 2004, aveva solo più 2-3 vacche e voleva venderle. All’epoca c’era ancora la nonna ed un altro zio invalido, togliere le vacche dalla cascina era un trauma per tutti e così abbiamo deciso di metterci noi.” Marco lavora anche in fabbrica, Luca fa il giardiniere, il papà e la mamma danno una mano e l’azienda cresce.

La mamma diceva che se fossimo arrivati a quaranta vacche in stalla se ne andava di casa. Adesso è lei che insiste per tenere le vitelle più belle! Nel 2004 non avremmo mai pensato di riempire la stalla, abbiamo inseguito i nostri sogni e li abbiamo realizzati poco per volta, senza che fossero mai veri progetti.” Marco racconta di essere stufo della fabbrica, ancora un paio d’anni e poi forse smetterà, magari aiutando il fratello con il giardinaggio. “Mi affascina però anche il mondo del latte, dei formaggi, ormai si vive solo più se uno trasforma. Se la burocrazia fosse meno pressante, si potrebbe fare qualcosa come strutture nuove, ma ti fanno fare delle stalle immense!“. Luca aggiunge: “Sono pro benessere animale, ma bisogna anche rispettare il paesaggio, per me quello è importante. Qui è ancora una bella zona di vecchie cascine, prati e campi. Abbiamo anche fatto una raccolta firme per opporci ad una strada nuova. Volevano farne una dritta che andasse diretta a Miradolo, tagliando a metà prati e campi, con due piste ciclabili a fianco. Non è meglio sistemare questa, tenendo così il paesaggio caratteristico?“.

Marco e Luca per adesso allevano e vendono i vitelli. “Dicono che margari si nasce, non si diventa. Quando sono nato io, la mia famiglia ha smesso di andare in alpeggio perchè la nonna aveva avuto un ictus, ma evidentemente un po’ margaro lo sono nato…“, racconta Luca. Tornare in alpeggio sarebbe un grande sogno, ma per adesso si va avanti a piccoli passi.

Intanto fuori sono appesi i rudun, in attesa della transumanza. La musica dei campanacci “…fa venire la pelle d’oca quando la senti…“, a significare che la passione è proprio nel sangue. Ma c’è anche una passione per la musica vera e propria, ed infatti Luca suona la fisarmonica con diversi gruppi: “I Charé Moulà, i Dahù e altri ancora. Suoniamo musica tradizionale, mi capita di girare tanto nelle valli, si fa festa, ci si diverte con poco, gli amici è gente così, legata alle tradizioni.

Si fa festa, ma non si dimenticano gli animali. “Vanno seguiti tanto, specialmente le fattrici. L’incidente può capitare, succede che qualcosa vada storto, che il vitello muoia comunque, ma devi aver fatto tutto il possibile prima per evitare che succeda.” Comunque i due fratelli sostengono che:”... la vita va vissuta anche facendo questo lavoro. Ci sono quei momenti che hai delle giornate davvero d’inferno con tutti i lavori con le bestie, i fieni, i giardini nel mese di aprile e maggio, ma siamo una famiglia e tempo libero organizzandosi ne resta. Le ferie le facciamo tutti, alternandoci.

Sempre avuto l’idea di fare questo

La loro mamma ci teneva tanto, che andassi ad intervistarli, orgogliosa come tutte le mamme di avere dei figli che continuano con passione l’attività di famiglia. Loro due apparentemente non condividevano lo stesso entusiasmo materno, ma alla fine si sono prestati ad una chiacchierata con me, avvenuta al mattino in cascina, quando la sorella era a scuola e loro stavano facendo colazione dopo aver svolto la prima parte di lavori in stalla.

Valerio (1994) e Ivano (1996) sono nati in una famiglia di margari, dove da generazioni si allevano vacche, capre, pecore e si trascorre l’estate in alpeggio. “E’ da 48 anni che la nostra famiglia va in Val Troncea a Laval.” I due fratelli hanno lasciato la scuola “…appena è stato possibile. Abbiamo sempre avuto l’idea di fare questo lavoro, da quando potevamo farlo, abbiamo sempre aiutato in casa.

E in casa il lavoro non manca. Ivano è il pastore, lui lavora soprattutto con le pecore, mentre Valerio segue le mucche. In questa famiglia si sono sempre fatti i formaggi, attività svolta prevalentemente dal papà, mentre della vendita si occupa mamma Michelina. Non parlano molto, i due fratelli, è soprattutto Valerio a rispondere, mentre Ivano completa le sue risposte, che generalmente non dissentono da quanto affermato dal primogenito. “Non c’è mai stato un momento in cui ho pensato di fare altro, di questo lavoro mi piace tutto.” Però la gestione economica e burocratica dell’azienda è ancora totalmente in mano ai genitori. “Non si rendono ancora conto delle cose economiche, della crisi, loro…“, commenta infatti la madre.

Le vacche sono in stalla, la cascina è di proprietà, affittano un’altra stalla per le manze in un comune vicino, mentre le pecore sono al pascolo in un recinto accanto a delle cascine. Ivano deve andare a spostare le reti, così la mamma lo accompagna fin là in macchina. “Giovani che fanno questo ce ne sono ancora abbastanza, qui. I nostri amici sono tutti gente che ha le bestie, ci troviamo alle fiere, alle cene dei margari. Le nostre bestie le portiamo solo a Miss Mucca perchè si può andare senza prendere camion. Abbiamo iniziato noi, perchè i nostri genitori prima non l’avevano mai fatto. A volte abbiamo delle discussioni con loro per le decisioni da prendere, ma per adesso comandano ancora loro.

Mi raccontano di essersi tosati loro tutte le pecore. “Quando siamo nati noi, nostro padre aveva venduto praticamente tutte le pecore, adesso abbiamo ricominciato a tenerle, poco per volta siamo arrivati di nuovo a quasi 300. Generalmente non compriamo bestie fuori, alleviamo le nostre. Ivano ha comprato delle capre…“. Come succede spesso tra gli allevatori, ci si aiuta a vicenda in occasione delle transumanze. Secondo Ivano il tempo libero esiste anche in questo mestiere: “Ce n’è, si trova!“, mentre Valerio afferma che ne resta ben poco.

Non hanno mai avuto modo di viaggiare e vedere altre realtà. “Solo le gite con la scuola, ma non le avessimo fatte sarebbe stato meglio“, aggiunge Ivano. Chiedo loro se nutrono qualche aspettativa per il futuro, ma serenamente affermano: “Non abbiamo sogni particolari, speriamo di poter continuare avanti così, perchè la soddisfazione è quando tutto va bene. Adesso che arriveremo ai 18 anni proveremo a fare le domande a nostro nome, per vedere se c’è qualcosa che possa aiutare, dare un po’ una mano.” A volte la felicità è saper apprezzare quello che si ha…

La dolce fattoria

Una giornata di pioggia autunnale nella campagna Pinerolese. Sto andando a cercare altri giovani, due fratelli, Cristina (1985) e Giorgio (1984). Parlando di giovani allevatori avrei però dovuto intervistare Guido (1996), che è il più piccolo della famiglia Oggero e va ancora a scuola, all’Istituto Agrario di Osasco. I fratelli mi dicono che è lui quello con la passione per la campagna e gli animali, quindi quella parte di gestione dell’azienda passerà a lui. E' Giorgio a raccontare, con qualche intervento da parte della sorella. La nostra è un’azienda cerealicola-zootecnica, con trenta capi di Frisona in lattazione. Abbiamo 100 giornate di terra, tra mais, grano e prati stabili. Una parte è per l’azienda, 14 giornate di mais su 60, il resto si vende. Un’azienda così, al giorno d’oggi, era destinata a chiudere per le spese che ci sono, bisognava trovare il modo valorizzare i prodotti.” E possibilmente coniugando le passioni dei due fratelli con il lavoro di famiglia.

Per Giorgio la passione per il mondo lattiero-caseario nasce all’istituto agrario. "D’estate ho iniziato a lavorare in caseificio, poi dopo il diploma ho fatto il corso a Moretta per specializzarmi. Ho girato un po’ di caseifici per vedere tutte le realtà e farmi un’idea. Noi vendevamo il latte ed anche adesso in parte è ancora così, perché non lo lavoriamo tutto.
Racconta invece Cristina: “Mi è sempre interessata la pasticceria. A scuola ho studiato ragioneria, ma da quando avevo quattordici anni ho iniziato a lavorare d’estate ed al sabato ed alla domenica in pasticceria.
Per i gelati non usiamo nessun preparato, non usiamo le paste, ma ci facciamo tutto noi, le creme base le creo io, anche le marmellate per le variegature.
La nostra menta è bianca, usiamo le foglie di menta, nemmeno le essenze. E infatti il gelato sa di foglie di menta. Il cliente di solito non sa cosa c’è dietro il gelato. Il nostro pistacchio è marroncino e non verde. Qui trovi la fragola solo quando è stagione di fragole. D’autunno c’è l’uva e c’è la castagna. Per la festa del mais e dei cavalli, facciamo il gelato alla pasta ‘d melia. D’estate tanti gusti alla frutta, e compriamo tutta frutta locale. Ho fatto un corso sui gelati a Moretta, ma prima di aprire ho fatto venire un mastro gelataio dalla Toscana che ci ha dato le basi.
Il punto vendita esiste dal maggio 2009Siamo partiti puntando sul gelato, poi abbiamo aggiunto lo yogurt, il latte pastorizzato e crudo, i budini. Adesso il distributore del latte fresco l’abbiamo tolto perché è cambiata la legge ed è diventato tutto molto più complicato. Abbiamo man mano aggiunto gusti di budini, il formaggio fresco, la ricotta e la mozzarella."

 

Tempo libero non c’è ne mai, anche se abbiamo un giorno di chiusura, il lunedì. All’inizio però non c’era mai riposo, quel giorno lo usavamo per comprare le materie prime e la sera lui era già qui a lavorare, poi impari ad organizzarti. Adesso facciamo le stesse cose di prima, ma con tempi e modi diversi. Abbiamo stabilito un calendario con i giorni di produzione: un giorno per la mozzarella, uno per gli yogurt e avanti così. E’ più pratico per noi e anche il cliente sa quando c’è il prodotto fresco di giornata.
Chiedo loro come hanno fatto per raggiungere in così poco tempo una buona fama ed un giro di clientela affezionata, mentre si sussegue il via vai di clienti, anche in quella giornata uggiosa. Abbiamo puntato sul buon prodotto, e così un cliente porta l’altro. Per il resto non abbiamo mai speso un centesimo per la pubblicità. Solo adesso ci siamo fatti fare uno striscione ed i biglietti da visita, perché abbiamo preso anche una piazza al VOV 102. E’ un farmer market a Torino, in Via Onorato Vigliani 102, da cui il nome. Ha appena aperto e saremo là due giorni la settimana, l’impegno così aumenterà.

 

Mi parlano della loro clientela attuale. Ci sono i giornalieri di Vigone, vengono al mattino a prendere il latte, la mozzarella, lo yogurt. Al pomeriggio vengono i bambini per il gelato. L’80% è gente del paese, poi ci sono gli extra, specie il sabato, la domenica, i giorni di festa. C’è la famiglia che la domenica fa la gita, arriva, prende il gelato, poi dopo torna e prende la vaschetta da portar via. Ormai abbiamo clienti affezionati, chi da Torino, chi da Roletto, persino da Poirino dove c’è l’Agrigelateria!
Aggiunge Cristina: “L’obiettivo era proprio quello di dare il gelato a gente che lo prende e, mentre lo mangia, si fa un giro per i portici, per il centro storico. Vigone è il cuore di tutti i paesi più piccoli qui intorno e questo fa una grossa differenza. Anche chi non ci cerca, comunque passando ci vede.
Giorgio conclude illustrandomi gli obiettivi per il futuro. Per l’azienda dovremmo calare i numeri ed avere incroci con razze che abbiano più qualità nel latte, come la Jersey che ha un latte più grasso e più proteico. Adesso produciamo circa 600 litri di latte al giorno e, in media, ne lavoriamo 150. Se riuscissimo a fare un laboratorio a casa ed aumentare le produzioni con robiola ed altro, quello sarebbe l’ideale. Qui meteremmo qualcuno solo a servire e noi lavoreremmo a casa.
La parlantina, la determinazione e il saper fare di Giorgio fanno sì che venga chiamato di tanto in tanto a Moretta, sede dei corsi di caseificazione da lui frequentati anni prima. Non vado a far lezione, sono interventi, chiacchierate, più che altro per dare un esempio pratico di cosa ha dato a me quella scuola. Vado a far mettere un po’ la testa sul collo ai ragazzi che pensano di uscire di lì ed aprire un caseificio. Presento la realtà, numeri e cifre.

Una strada diversa

Intervistare giovani per il mio nuovo libro, un'avventura iniziata lo scorso inverno che… sembra non finire mai, e non solo perchè ogni tanto mi manca il tempo da dedicare anche a quest'attività. Più che altro continuo ad ampliare con storie nuove, storie diverse. Anche se un po' "fuori tema" rispetto a tutte le altre testimonianze raccolte fino ad ora, ho voluto anche andare a sentire cosa mi potevano raccontare Giulia (1989) e Nicola (1985). Mi aveva cercata lui, chiedendomi se potevo aiutarlo a trovare un'azienda dove far pratica con animali. Un'azienda in zona, visto che lui è nato e cresciuto a pochi chilometri da dove abito io.

Ma chi sono Giulia e Nicola? Sono due giovani che stanno cercando la loro strada, una strada diversa da quella di tanti altri coetanei. Entrambi residenti in paesi della pianura pinerolese, paesi dove l'agricoltura e l'allevamento sono spesso lì, appena fuori dalla porta. Laureato in fisica lui (laurea triennale), lavorava in un'azienda di progettazione auto. Diplomata in lingue lei, iscrittasi ad Economia, aveva poi smesso per lavorare in un ufficio di un'altra ditta che produceva filtri per auto. Ma quello era un futuro che non dava loro niente di quello di cui avevano bisogno. E così hanno scelto altre strade. Prima lui, poi lei e poi insieme, hanno provato la strada del WWOOF, il volontariato in aziende agricole biologiche. Sono tante le avventure che mi hanno narrato, avventure vissute nel corso di questi ultimi anni. Storie particolari, realtà anche interessanti dal punto di vista umano, ma pure storie di precarietà e poca organizzazione razionale.

A Giulia e Nicola in queste esperienze però è mancato qualcosa: è mancato l'insegnamento vero, quello che ti permette di imparare. E loro vorrebbero imparare per poi magari iniziare un'attività per conto proprio. Ma dove? Qui nelle loro campagne? La pianura opprime un po'… Però in fondo c'è il richiamo delle radici. "E' stata un'opportunità per viaggiare, per vedere altre parti d'Italia. Capire se è più facile vivere ed abitare altrove. C'è però anche la voglia di tornare qui, dove sei nato e cresciuto. Gli stranieri usano tanto il WWOOF con questo scopo, soprattutto gli Americani: fare una vacanza, girare l'Italia facendo del volontariato e spostandosi da un'azienda all'altra."
Ma se ti fermi poco alla fine ti trovi a far lavori di fatica: "Se ci sono animali, grandi pulizie delle stalle, togliere letame… Non ti insegnano perchè perderebbero tempo e dopo un po' tu te ne vai."

A Giulia piacerebbe tenere animali, ma si rende conto che serve prima una vera esperienza: "Girando così non arrivi a conoscerli veramente. Hai sempre un po' di timore a rapportarti perchè non sai come reagiscono."
Adesso stanno cercando qualche azienda in zona, per fare davvero un'esperienza che sia istruttiva e che permetta loro di valutare come organizzare il futuro. Chissà se sarà poi qui nella pianura o altrove? Nicola mi spiega la loro filosofia: "L'idea sarebbe di vedere altri posti e imparare cose. Magari scopri un posto dove ti trovi talmente bene che decidi di fermarti, oppure anche iniziare qualcosa per conto nostro, o con altri."

Ma non una di quelle grandi cascine di pianura così numerose lì intorno. "Non voglio avere lo stress che avevo prima lavorando in ufficio. Non mi va di partire con una mentalità aziendale, chiedere dei finanziamenti per iniziare e vivere con i contributi, lavorare anni per pagare quello che hai investito all'inizio. Altrimenti tornerei a fare quello che facevo prima, con più soldi e meno fatica. Il modello dev'essere quello dell'autosufficienza, dar via solo quello che produci in più all'interno di una rete, come si faceva una volta. Devi eliminare a priori l'idea di far soldi. Solo che alla fine sei costretto a farlo fuori dalle leggi, perchè oggi ti chiedono troppo. Un piccolo laboratorio artigianale, quanto ci metto a ripagarmelo? E' paragonato ad una grande realtà industriale, come norme, e un giovane non se lo può permettere."

Il mondo è cambiato dai tempi delle vecchie cascine i cui cancelli ancora si affacciano, decadenti, sulla strada dove abitano i genitori di Nicola. Loro non contrastano le scelte del figlio. "Anche loro, sono venuti via dalla città per abitare qui, fare l'orto. Però hanno il loro lavoro. Adesso che senso ha metter via i soldi per la pensione che non sai se te la daranno mai? Dove andrà a finire questo sistema, questa economia? Con le dinamiche attuali non puoi più pianificare, non riesci a fare programmi per il futuro." I genitori di Giulia invece sono preoccupati: "Quando mi vedono, mi chiedono sempre se riesco a vivere con quello che faccio."

Scorre la campagna dai finestrini dell'auto, una campagna di grandi estensioni, trattori che si danno da fare a trainare rimorchi carichi di rotoballe appena imballate. La chiacchierata con Giulia e Nicola è stata qualcosa di diverso, ma anche loro sono giovani che hanno avuto e vorrebbero continuare ad avere a che fare con il mondo dell'allevamento. Cercherò di aiutarli a trovare un'azienda adatta a loro per fare una vera pratica in questo campo. Certo, non un'azienda tradizionale nel senso stretto del termine. Credo però che ci sia spazio per tutti, anche per filosofie come quella di Giulia e Nicola. Hanno più ragione loro o il ragazzo che sogna di avere una grande mandria di vacche con tanti campanacci che risuonano il giorno della transumanza?

Transumanza primaverile

Che si fa per la Festa del Lavoro? Nonostante la giornata lavorativa precedente fosse terminata come al solito molto tardi e si fossero toccate le lenzuola intorno alla mezzanotte (e tenete presente che era un sabato), per la domenica primo maggio si punta la sveglia alle 4:45, perchè un amico ha bisogno di aiuto per quella che potremmo definire la solita transumanza primaverile. Uno spostamento di diversi chilometri dal territorio di pascolo invernale a quello primaverile che precede la vera transumanza verso i monti.

Nel pioppeto dove il gregge ha trascorso la notte sta appena albeggiando. Ci sono anche altri amici che sono venuti a dare una mano per questa giornata: si caricano gli agnelli, si raccolgono le reti e poi ci si può mettere in cammino. Il Pastore si lamenta, le pecore hanno pestato l'erba senza mangiarla, è erba troppo alta, troppo dura. Ce l'ha con la pioggia degli ultimi giorni, anche se lì dove c'è lui i temporali più violenti fortunatamente non sono arrivati. E dice pure che le sue pecore quest'anno non sono in forma, ma invece ha le solite belle bestie, ben tenute, fanno una gran bella figura!

Le auto ci precedono sulla strada, mentre noi con il gregge attraversiamo un incolto ed imbocchiamo una strada tra i campi, dove il giorno prima sono già state tirate le reti a protezione del mais. Il Pastore si è raccomandato di fare ben attenzione alle zone diserbate… Anche qui ci sono andati giù pesante con i prodotti chimici! C'è chi ha preferito diserbare, piuttosto che far pascolare il pioppeto dal gregge… Le pecore spingono, camminano veloci, ma chissà se anche le ultime ce la fanno a tenere questo ritmo? Il furgoncino potrà caricare gli agnelli più stanchi, ma non c'è posto per pecore adulte.

Il sole sorge proprio quando saliamo sull'asfalto: non dovrebbe esserci grande traffico, a quest'ora, a parte qualche furgone che sta andando a montare la bancarella al mercato o alla fiera. Per fortuna di tanto in tanto si possono far passare i veicoli rimasti incolonnati dietro al gregge approfittando di stradine laterali. Con il gregge è meglio proseguire sulla strada larga, cercando di metterci meno tempo possibile.

Poco per volta il sole scalda, è una giornata splendida, dopo tanti giorni di piogge, temporali e grandinate. Il lunghissimo rettilineo viene abbandonato e si svolta in una strada secondaria che porta al centro del paese. Davanti pecore e capre continuano a spingere, ogni tanto il Pastore si ferma per andare a controllare che dietro sia tutto a posto o per mandare i cani sui fianchi del gregge, dove le pecore rischiano di fermarsi a pascolare pochi letali bocconi di erba avvelenata. Le piogge primaverili hanno fatto sì che si scatenasse una corsa al diserbo, quest'anno!

Il gregge invade il tranquillo paese ancora addormentato nel mattino del giorno di festa. Non è ancora la vera transumanza, ci sono poche campane, quindi la maggior parte della gente nemmeno si accorge di quello che sta capitando. I cani abbaiano furiosi dietro alle recinzioni ed ai cancelli, ma le pecore continuano a camminare veloci. Siamo all'incirca a metà del cammino, forse qualcosa di più…

Per fortuna c'è davvero pochissimo traffico e quasi nessuno in giro, così non si rischia di essere insultati o dover discutere con qualcuno. Poche macchine che si fermano ed attendono pazienti il transito del gregge, qualcuno prende il telefonino e scatta una foto. Il Pastore chiacchiera con il suo amico, si raccontano le ultime vicende, si scambiano impressioni sugli animali, sui pascoli, parlano della transumanza che si avvicina, di altri pastori… Senza mai perdere d'occhio il gregge, i cani maremmani che hanno la tendenza ad andare per i fatti loro!

Di nuovo tra i campi con le Alpi imbiancate di fresco sullo sfondo. Siamo in orario, forse qualche minuto di ritardo sulle previsioni del Pastore… Ma comunque tutto sta procedendo per il meglio. Il Pastore sa che deve sbrigarsi non solo per togliersi dalle strade prima che inizi a girare la gente che andrà a festeggiare con un pranzo o un pic-nic la bella giornata, ma anche per lasciar liberi gli amici venuti a dare una mano. C'è chi ha il suo gregge in attesa nelle reti… Ma una mano la vai a dare, perchè domani potresti essere tu ad aver bisogno.

Si sale sul cavalcavia in un profumo inebriante di gaggie, è il momento della massima fioritura ed il sole aiuta a diffondere quell'odore dolce ed intenso nell'aria. Tutto procede per il meglio, ma fa un po' effetto pensare che lì sotto c'è l'autostrada ed i tuoi animali stanno sfilandoci sopra… Girandosi indietro, si vede che la fila continua ad essere compatta, nelle retrovie stanno facendo un buon lavoro ed il cammino procede bene.

Un altro paese da attraversare, il pullman che era rimasto bloccato dietro di noi riesce a sorpassare sfruttando una strada parallela. Ormai c'è più traffico: auto, moto, camper… E la gente che fa due chiacchiere davanti al giornalaio osserva il gregge in transito. Chissà, magari qualcuno pensa che si stia già andando in montagna, ma c'è ancora qualche settimana di tempo per quello. Prima deve ancora crescere l'erba!!

Si svolta e ci si avvia verso la destinazione finale, per quel giorno il cammino è quasi finito. Il Pastore commenta che, di anno in anno, sta anticipando sempre più questa transumanza, perchè lo scorso anno era avvenuta il 2, quello prima il 3… Però comunque, nonostante tutto, è riuscito a portare avanti la sua stagione, anche se qualche mese fa si lamentava di non avere pascoli a sufficienza, visto che numerosi pioppeti dove trascorreva lunghe settimane primaverili erano stati tagliati.

Laggiù si vede già quell'incolto che è una salvezza, perchè qui gli animali possono non solo fermarsi, ma anche pascolare per tutta la giornata e forse anche per parte della successiva. C'è persino un fosso dove abbeverarsi. Poi, giorno per giorno, si andrà al pascolo qua e là, con spostamenti meno impegnativi di quello odierno, fino al momento in cui si partirà davvero per i monti.

Mente le pecore e le capre trovano di che sfamarsi, i pastori si affrettano a tirare le reti per contenere il gregge, poi scaricano gli agnelli e solo dopo c'è tempo per una rapida colazione. Dopo ciascuno prenderà la sua strada: chi resta lì a sorvegliare gli animali, chi torna indietro a raccogliere le reti rimaste indietro, chi saluta e va dal suo gregge, perchè anche se è la Festa del Lavoro, gli animali mangiano comunque e quindi bisogna badare loro da mattina a sera. Anzi, dal momento che il recinto verrà aperto in ritardo, c'è rischio che quel giorno si finisca ancora più tardi del precedente, per far sì che possano pascolare a sufficienza.

Diserbanti? Disseccanti? Comunque è un problema…

In questa stagione potrebbe capitarci di vedere l'erba secca lungo le strade… se ci fosse stato un periodo di siccità. Ma non è questo il caso, visto quanto ha piovuto di recente da queste parti. I pastori sanno bene cos'è, si tratta di "quei maledetti diserbi!", come dicono loro. Ho cercato di documentarmi un po' ed il risultato è quantomeno confuso.

Partiamo da appezzamenti privati… Più che mai, dopo queste piogge che hanno fatto sì che tutto si tingesse di un bellissimo verde intenso, si notano le strane chiazze giallastre. E qui siamo in un prato con qualche albero (melo, pero, susine), intorno alle quali, in modo irregolare, è stato gettato qualche prodotto chimico non ben identificato. Non so se sia un diserbante o un disseccante (prodotti con principi attivi diversi, agiscono o sull'intera pianta entrando in circolo o sulle foglie "bruciandole"), comunque qui un pastore le sue pecore non le farà passare. E se il proprietario avesse semplicemente chiesto di pascolare? Le pecore avrebbero brucato tutto… Magari li usano quelle persone che non vogliono il passaggio delle greggi, o quelli che dicono che le pecore portano malattie, che puzzano! Non vi dico che odore c'era l'altro giorno accanto ad un vigneto ben ripulito con questo metodo!

Guardiamo meglio queste chiazze: non è siccità! Qui il proprietario se l'è presa con l'artemisia e con qualche piccolo rovo, bruciando però anche un bel po' d'erba intorno. Anche qui un pastore non farà passare le sue pecore. C'è chi dice che, quando l'erba è secca, non dovrebbe più essere tanto pericoloso, ma vai a fidarti! "Il peggio è quando l'hanno appena dato e l'erba è a malapena fiapa (appassita), non te ne accorgi, ma poi vedi qualche bestia che inizia ad essere rigida, o fare le bave…". E se un cane bevesse in una pozzanghera formatasi tra queste chiazze di erba giallo-arancio? Se il veleno fosse ancora lì in superficie? Sono domande che i pastori si pongono, mi piacerebbe che qualche esperto rispondesse.

In questo caso è il bordo di un campo lavorato al confine con un bosco, ma poi capita di vedere interi vigneti e frutteti, completamente gialli! In quei terreni non andresti comunque, con gli animali, ma sui bordi tocca addirittura tirare delle reti per evitare incidenti. Perchè diserbare qui, lungo questo piantamento di faggi? Non c'è di sicuro da passare per cogliere la frutta… Anche molti dei nuovi piantamenti di mirtilli giganti vengono tenuti puliti con prodotti chimici, a quanto ho visto in giro.

E questo? Ha voluto "giocare" nel bosco? Puliva la pompa con cui aveva fatto i trattamenti da qualche parte? Perchè altrimenti proprio non me lo spiego, uno zig-zag qui tra i castagni e le querce, con un prato confinante! Passi di lì, mai più che pensi a questo pericolo in un bosco, poi l'indomani c'è una, due, tre pecore che camminano a fatica, tutte "rigide". "Se non muoiono subito, iniziano a consumare, le vedi rigide, dure, vanno sempre più indietro, come se le bruciasse dentro. Magari tirano avanti anche 4-5 mesi prima di morire… Una bestia così non fa più nessuna fortuna."

Con i privati bisognerebbe appellarsi al buonsenso, ma lungo le strade? Ieri mattina all'alba sono andata ad aiutare il Pastore, a spostare le pecore, una sorta di transumanza di avvicinamento alle montagne, se così si può dire. Come vedete, le pecore lungo le strade mangiano, una boccata qua, una là. E vedevi i fossi lungo i campi diserbati, ma anche le chiazze gialle intorno a cartelli, paracarri, ecc… Si riparmia fatica, difficoltà e mezzi di decespugliamento manuale. Ho visto i mezzi all'opera che distribuivano questi prodotti, l'altro giorno lungo una strada Provinciale. Proverò a scrivere in Provincia, una lettera a L'Eco del Chisone l'ho già mandata, chissà se me la pubblicheranno? Chissà se avrò delle risposte? Intanto ieri mi chiama un altro pastore per suggerirmi una strada lungo la quale andare a scattare foto. "Tante pecore mi hanno abortito, ho ben paura che sia per quello… Ne hanno messo dappertutto, riuscire a passare è davvero un problema, tra campi seminati ed il diserbo lungo le strade.". Non sono la prima a preoccuparmi per la cosa e non succede solo in Piemonte, leggete questo articolo con le risposte della Provincia di Perugia datato 2009. Dicono che i prodotti non sono dannosi per uomini e animali. Eppure sembra che non sia proprio così. Si potrà fare qualcosa per evitare questo problema ai pastori? Vaganti o no, sta per iniziare la stagione delle transumanze e, sulle nostre strade dalla pianura ai monti, transiteranno migliaia di animali tra vacche, capre e pecore.
Qui un articolo su quanto siano inutili e pericolosi diserbanti e disseccanti.

Il latte è il mio stipendio giornaliero

Un gregge in un pioppeto ed uno "strano" cancelletto: chi passa per la nuova circonvallazione magari non vede nemmeno le pecore, ma l'occhio attento nota, capisce, immagina subito di chi si tratta. Mi sono fermata ed ho preso accordi con Ivan per l'indomani e così ieri mattina sono andata da lui per intervistarlo. Già sapeva del mio nuovo libro… "Non ho internet, ma ogni tanto vado dagli amici per vedere le foto, il tuo sito. Proprio belle quelle che avevi fatto quest'estate…". Infatti ero passata da lui in alpeggio un giorno che avevo voglia di farmi un giro in Val Pellice. In quel momento ancora non pensavo a scrivere sui giovani allevatori, ma già in quell'occasione ero rimasta colpita da un alpeggio gestito tutto da ragazzi: Ivan con le pecore, sua sorella Katia intenta a caseificare, poi ancora il ragazzo di lei, Omar.

Come tutte le mattine, è in corso la mungitura. Una mano a casa nella stalla, poi giù dalle pecore, mungerle, dare il pezzo nelle reti, poi via per portare a casa il latte. A volte si sta lì per andare al pascolo, altre volte c'è da spostarle. Ivan è del 1984, è in questo mondo da sempre: il padre, il nonno, una famiglia di allevatori. Terminata la scuola dell'obbligo, lui ha subito iniziato a far questo. "A volte viene da dire che sarebbe bello avere un pezzo di carta in più per poterlo sbattere in faccia a qualcuno, ma… Avevo troppa voglia di iniziare a lavorare. La maestra lo diceva a mia madre: <<Non è che non sia intelligente, ma non ha voglia!>>. Lei spiegava ed io disegnavo sul quaderno le mie pecore. Tornassi indietro comunque rifarei le stesse scelte."

Le pecore passano una ad una nel cancelletto. Qualcuna viene fermata e munta, altre vengono lasciate andare avanti. Il cane dietro le spinge se esitano. "Se piove vedo di tirare un po' un telo tra le piante. Mungo tutto l'anno, da quando scendo dalla montagna a quando salgo. Su no, perchè ne prendo parecchie in guardia e quelle non sono abituate, sarebbe impossibile. Ma su mungo le capre. Il latte lo lavoriamo a casa, mia madre e mia sorella. Lo mischiamo con quello di mucca, ma due giorni la settimana lo lavoriamo puro perchè c'è gente che ce lo chiede. Abbiamo il punto vendita, poi forniamo qualche negozio. Solo che adesso non c'è il ponte che porta a casa nostra, l'ha portato via l'alluvione e non l'hanno più ricostruito, è un bel danno per noi come azienda, oltre che per tutta la gente che abita lì. Ho iniziato a venir giù con le pecore anche per quello, portare il fieno con i camion è diventato un problema, un conto è averne per le vacche, un altro anche per il gregge. Così vengo giù, un po' giro, un po' ho affittato una stalla. Le asciutte le tengo sempre fuori, le altre in cascina."

Ma questa è una razza "da latte"? "Me le sono selezionate io, tenendo quelle che ne danno di più. In certi momenti sono arrivato a mungerne ottanta litri!". Parliamo dell'alpeggio, delle prime volte che è stato su lui da solo. "Siamo sempre saliti, poi quando mia mamma aspettava mia sorella siamo stati giù qualche anno, dopo abbiamo ripreso nel 1997. Stavo su io con le vacche, le pecore le davamo in guardia, mio padre era giù a far fieno. A Chiot della Sella la montagna era brutta, troppo chiusa, troppi boschi… Nel 2001 ho iniziato con le pecore, passavo anche dietro verso Ciabraressa. Due montagne e faticare! Adesso al Giulian è tutta un'altra cosa! Spostando i recinti ogni due giorni ho anche migliorato l'erba per le vacche. Un anno non avevamo la montagna e sono andato con le mie pecore da Canton, ma poi volevo fare il mestiere con la mia famiglia. Per fortuna abbiamo preso questa montagna, è buona, solo che mancano le baite. Dicono che quest'anno ne metteranno a posto una per fare un rifugio, poi si spera che il prossimo faranno anche quella per l'alpeggio."

Ivan versa il latte dal secchio al bidone. "Il latte è il mio stipendio giornaliero, la mia entrata fissa che ti permettere di vivere. Bisogna avere un numero di bestie ragionevole per fare il mestiere senza bisogno di ricorrere ad altri. Spero si possa andare avanti senza dover strafare, con la marcia che c'è. Non chiedo altro, non sono di quelli che vogliono avere più bestie degli altri, che fanno a gara. Bisogna lavorare con un sistema un po' umano, visto che questo è già un mestiere che di tempo libero non te ne lascia. Ma si fa con il cuore…".

Non sono in tanti ad aver fatto questa scelta e la maggior parte degli allevamenti ovini sono destinati alla carne. Mungere è impegnativo, ma effettivamente il latte è una risorsa importante ed i prodotti che ne derivano sono di alta qualità. Mai assaggiato una ricotta, anzi, un sarass, di pecora? Non sapete cose vi siete persi…

Lì vicino c'è un campo con una fila di pannelli fotovoltaici. "Pare che l'abbiano bloccato, doveva essere più grande. Ma queste cose dovevano già farle anni fa, trovare delle soluzioni, invece vanno avanti ad avvelenarci tutti." Ivan parla anche del poco rispetto che incontra quando si sposta sulle strade con i suoi animali. "La gente non capisce… I giovani dalle nostre parti vengono su in un altro modo. Chi ha il padre, chi lo zio, chi un amico che ha le pecore e allora sanno cosa vuol dire. Anche per il lupo è lo stesso, quelli che vogliono il lupo sono cresciuti in città non sanno cosa significa! Noi non vogliamo i rimborsi, ma solo fare il nostro mestiere. Con il lupo non puoi più." L'altro grande nemico è la burocrazia che rende tutto più complesso ed incomprensibile, specialmente per un giovane che non chiede chissà cosa dalla vita. Infatti ilpiù grande sogno di questo ragazzo che sta mungendo il suo gregge qui tra i pioppeti, in attesa di spostarsi verso la valle e poi salire in alpeggio, è "solo" quello di poter tramandare a dei figli le conoscenze apprese dal nonno, dal padre e quelle che si è fatto lui giorno per giorno. Una cosa non da poco, al giorno d'oggi…

Capretti, fango, fine dell'inverno

Avete già incontrato un pastore che non si lamenta mai? Io… no! L'altro giorno ho accompagnato l'amico Alex dal Pastore, così anche per me è stata l'occasione per andare a vedere i capretti. Ormai quasi tutte le capre dovevano aver partorito, ed infatti la stalla era invasa da quelle piccole pesti.

Cerco subito un capretto in particolare. Lui è anche "un po' mio" e sono stata felice di vederlo cresciuto, in ottima forma, arzillo e dispettoso come non mai. Saltava e prendeva a testate un po' tutti, ma molti dei suoi compagni purtroppo non erano arditi come lui. Il Pastore ci racconta che la maggior parte dei piccoli ha preso la dissenteria e ne stanno uscendo a fatica. Ricordo ancora la prima volta che ero venuta qui alla stalla e, cercando di fotografare capretti, uno mi era salito sulla schiena…

Ci sono anche numerosi fiurinà, "colpa" del becco che c'era prima. Il futuro maschio del gregge sarà proprio il piccolo dispettoso che continua a girarmi intorno tirando lacci e pantaloni. Intanto, Alex ed il Pastore hanno rotto il ghiaccio e chiacchierano senza sosta di capre, capretti, paglia, fieno, pascoli…

"Le tieni legate anche tu? Perchè altrimenti si ammazzano a cornate… Fuori niente, ma in stalla… E adesso non posso metterle al pascolo. Ah, che fango che c'è fuori! Un disastro! E sono venute brutte, adesso non fanno più bella figura. Prima erano grasse…". E la paglia costa più del fieno e… E il tempo passa, il Pastore deve andare dalle pecore. Però c'è ancora sempre qualcosa da raccontare, con quella capra che è la madre di quella, mentre i primi capretti nati sono figli di quel bucot che c'era su in montagna e, accidenti a lui, è stato proprio quello a fecondare le prima capre andate in calore.

I capretti continuano a giocare con tutto il loro repertorio di salti ed evoluzioni. Più in su riescono ad andare, più è divertente. Si prendono a testate e si spingono, si scavalcano, saltellano, fanno piccoli balzi, poi di nuovo due accenni di lotta. "Vieni anche a vedere le pecore?". Ma Alex deve rientrare, io invece sono quasi di strada, così farò un giro, ormai è da qualche tempo che non ho più avuto occasione di vedere il gregge.

Arriviamo dal gregge. Io non lo sento per colpa del raffreddore, ma il Pastore si lamenta per l'odore di fango, di pauta. Basta pioggia… In un posto non può andare per il fango, nell'altro hanno tagliato tutti i pioppeti, zone dove lui passava diverse settimane. E adesso? Dove andare? Fa il conto dei giorni di erba che gli restano, finirà l'inverno, ma sembra che non ci siano speranze per trascorrere una primavera tranquilla e serena. Eppure lo scorso anno, nello stesso periodo, le lamentele erano rivolte all'estate, alla mancanza di una montagna. Quel problema l'avevamo poi risolto…

Il Pastore apre le reti, carichiamo un agnello neonato, le pecore girano in tondo, non sapendo dove andare in quella distesa priva di erba, con pozzanghere qua e là, stoppie fangose e non un filo d'erba. Alla fine seguono fiduciose la loro guida, da qualche parte le condurrà, loro sanno che lui troverà i pascoli. E' lui che invece non sa più dove cercarli… Vedremo se, allo scadere dei giorni di erba che restano, veramente non ci sarà più un posto dove andare, oppure anche questa volta una soluzione la si troverà, in attesa del momento di partire per la montagna.

Il disgelo è la cosa peggiore

La neve qui nelle campagne è stata seguita dalla pioggia. Alla fine i giorni della merla non sono affatto stati i più freddi dell'anno. Piove, mentre guido lungo strade strette e tortuose tra i campi, con una nebbiolina bassa che si alza dall'asfalto e dalla terra. Immagino che oggi sia ben peggio di ieri, quando invece nevicava. Il manto nevoso non è spesso, le pecore riusciranno a trovare da mangiare, ma il problema sarà il fango, l'acqua, il disgelo.

Il gregge è nei prati accanto ad una cascina, il Pastore sta finendo di spostare le reti, poi prepara un secondo recinto dove farle dormire. "Per fortuna che c'è questa stoppia, lì il terreno tiene di più, altrimenti… guarda che roba…". Il prato pascolato in mattinata è una distesa di neve mezza sciolta, fanghiglia, l'erba non è stata pascolata a fondo. "Ne sprecano, in giornate così!"

Ma va già bene che riescono a trovarne, di erba. Le pecore grattano con i piedi tra la neve, poi affondano il muso e tirano su boccate di erba che mangiano con gusto. Gli agnelli piccoli sono tutti in stalla, e così pure le capre. Il Pastore mi racconta che fuori non mangiavano, ma anche dentro non gradiscono la dieta a fieno. "Che sciolga solo in fretta tutta 'sta porcheria, in modo da poterle mettere di nuovo al pascolo! Tra un po' inizieranno a partorire… Oltre al fieno bisognerebbe dare melia, ma ha certi prezzi…". Ma bisognerà comprarla, per il bene degli animali e per vederle belle grasse come erano prima, perchè adesso: "…non fanno più bella figura!"

Qua e là il terreno è un vero e proprio lago con una melma di neve sciolta e fango. Gli scarponi non possono tenere i piedi asciutti a lungo, in condizioni del genere, ma con gli stivali dopo un po' il freddo si fa sentire. Non è piacevole per gli uomini, e per gli animali? Eppure il Pastore mi spiega che ha più pecore ed agnelli zoppi in stalla che non qui, a camminare in queste condizioni.

Le reti sono state tirate, chissà se basterà l'erba per il gregge? "Fino a stasera dovrebbero averne… O magari do poi ancora l'altro pezzo. Vediamo dopo. Ah, comunque… Non so poi se quest'inverno l'erba mi basterà!". E' sempre così, tutti gli anni la stessa musica. Mi spiega che poco oltre la fine di quei campi, dietro le cascine, oltre la fila di alberi, c'è anche un altro gregge. Ed uno più piccolo nell'altra direzione. Pecore, pecore ovunque, tutti a contendersi i pascoli di pianura, in attesa che torni la primavera e l'erba sotto i pioppeti. Anche se, non tanti giorni fa, si parlava di tutte le albrere che sono state abbattute qua e là. Insomma, è sempre una vita grama, alla costante ricerca di pascoli.

Il lungo filare di gelsi va dalla strada principale alla cascina, memoria lontana di quando i bachi da seta erano una ricchezza per l'economia delle campagne. Oggi qual è il lavoro che rende ancora? Il Pastore mi spiega come il prezzo degli agnelli sia sempre più basso. "Valgono sempre meno. Pensa, vendo un agnello per pagare una balla di paglia da mettere nella stalla che dopo un paio di giorni va già a fare drügia. E non è che la gente non mangi, solo che arriva roba dall'estero a poco prezzo, già pulita e tagliata. Alla fine la gente non sta poi tanto a guardare la qualità, vogliono riempirsi la pancia pagando poco. A far questo mestiere non ce la fai più, finisce che il più delle volte lavori per pagarti le spese e non basta nemmeno!"