In un vallone a caso, in Engadina

Di nuovo in Svizzera. Non so se queste puntate oltreconfine mi facciano bene o male. Da una parte uno ricarica le batterie e, soprattutto, vede che è possibile vivere e lavorare in montagna in modo civile e dignitoso. Poi però rientra in Italia e tutto sembra ancora peggio di quello che è. Vediamo di fare insieme una gita in un vallone scelto a caso sulla cartina. Siamo nella Bassa Engadina, cantone dei Grigioni.

Si parte da un villaggio di nome Guarda, e c’è da star lì a guardare queste case che spesso portano la data del 1500 o 1600. Non sono case ricche, sono case di un paese di montagna. Qui si vive di turismo e agricoltura, sul retro di queste case ci sono stalle, balle di fieno, mezzi agricoli. C’è ordine e pulizia ovunque, oltre al gusto di decorare con fiori e semplici composizioni davanzali e portoni.

Aspettate a dire che qui sono fermi al secolo scorso! Questa è una bella foto bucolica che serve a dimostrare quanto sia grande la cura del territorio. Dove le macchine non arrivano, si procede anche a mano. Ma le macchine arrivano quasi ovunque, e che macchine!!

Lungo la strada che risaliva l’ampio vallone, liscia come se fosse stata asfaltata, senza una pietra, una buca, con tutte le canalette per lo scolo dell’acqua ben pulite ed efficienti, di macchinari ne abbiamo visti eccome. Non trattori giganteschi, ma mezzi adatti alla montagna. Presumo che il loro costo non sia così ridotto, eppure chi lavora qui è ben attrezzato.

Io non ho mai visto nelle nostre valli mezzi del genere. E iniziano a venirmi in mente tante domande… Ma perchè non viene incentivato l’acquisto di questi trattori? Perchè i contributi non vengono dati solo se si scelgono attrezzature adatte alla montagna? Non so come funzionino gli aiuti in Svizzera, quasi sicuramente ci sono degli incentivi sia per l’agricoltura, sia per la cura del paesaggio, però sono soldi ben spesi!

Presumo che anche questi cartelli vengano dati da qualche Ente agli allevatori. Sono standard e li vedi ovunque alla partenza dei sentieri. Avvisano di tenersi lontani dalle vacche nutrici, che possono avere comportamenti aggressivi contro chi si avvicina troppo al loro vitello. Il passaggio per evitare la corrente invece è frutto della mentalità. Non c’è punto di attraversamento che non tenga conto delle esigenze sia dell’allevatore, sia degli animali, sia dell’escursionista. Ovviamente, i suddetti escursionisti rispettano, aprono, chiudono.

Si sale di quota, eppure continua lo sfalcio. Siamo quasi a 2000 metri, l’alpeggio è a poca distanza, ma i contadini vengono fin quassù con i loro mezzi per recuperare tutto il foraggio possibile. L’inverno è lungo, da queste parti.

Passato l’alpeggio, si iniziano a scorgere animali al pascolo, fili e reti tirati, zone che sono state pascolate, ma nello stesso modo continuano anche le aree sfalciate, a quote via via maggiori fin verso i 2.200 metri. O l’erba viene tagliata, o pascolata, ma non c’è un angolo abbandonato, un ciuffo di ortiche.

Anche se il tempo non è dei migliori, ogni tanto pioviggina e la visibiltà non è ottimale, potete farvi un’idea dell’estensione del vallone. Se i versanti “all’inverso” sono più ripidi e boscosi, “nell’indritto” invece si aprono questi valloni dolci, con pascoli molto estesi che accolgono greggi e mandrie. Animali ce ne sono, sparsi qua e là, ma non abbiamo i numeri immensi che vedremmo sicuramente dalle nostre parti.

Prima, contenuti dai fili che delimitano vaste porzioni di pascolo, incontriamo i bovini, insieme a qualche cavallo. Ci sono vacche con vitelli, vitelloni, manze, forse qualche vacca viene anche munta nella parte più bassa del “recinto”, dove termina la pista sterrata. Il senso generale che si respira è di grande pace e ritmi naturali.

Più in alto, al limite della nebbia, ci sono le pecore, che avevamo già avvistato un precedenza. Tanti gruppi più o meno grossi, non sorvegliati, liberi di spostarsi e pascolare a piacimento. Evidentemente qui non si sono ancora registrati problemi con il lupo! Sono animali di proprietari diversi, come si può intuire dalle macchie di vernice sulla schiena, sul collo. Non sono abituate all’uomo, scappano appena tento di avvicinarmi.

Ce ne sono anche a quota più bassa nella parte sommitale del vallone, poco sopra ad un rifugio alpino. Tra queste, ecco una razza locale, la pecora dell’Engadina, una pecora “rossa”. Per chi conosce il Tedesco, altre informazioni qui.

Mentre scendiamo, è l’ora del rientro delle capre all’alpeggio per la mungitura. Al mattino le avevamo viste pascolare accompagnate da un pastore, mentre adesso è tutta la famiglia a ricondurle all’alpe.

Vediamo una giovane coppia con la loro bambina. I cartelli segnalano la vendita di formaggio di capra. Solo in seguito, su questo sito, scopriremo qualcosa in più a riguardo: “(…) merita una visita il villaggio diGuarda, che ospita numerosi artisti e ci riporta indietro nel tempo, a quando, negli anni Settanta, ancora era diffuso l’allevamento di capre. All’inizio dell’estate il capraio raccoglieva dalle famiglie le capre e le portava in alpeggio. Poi l’attività fu quasi del tutto abbandonata. Ci ha pensato Maria Morell a riscoprirla. Ogni anno da giugno a fine settembre un centinaio di animali di razza Camosciata delle Alpi vengono portati sull’Alpe Suot, ad oltre 2000 metri. La politica agraria rossocrociata ha incentivato questa attività per evitare lo spopolamento di queste località. E i formaggi di Maria vanno a ruba negli hotel dell’Engadina.

Ecco le strutture d’alpeggio: abitazione e stalla per le capre, tutto dignitoso e in buon stato, con la bella strada che arriva fin davanti. Ci sono anche numerosi maiali in un recinto, ai quali sarà sicuramente destinato il siero della lavorazione dei formaggi. I cartelli (in Tedesco) invitano anche ad acquistare (o assaggiare?) i salumi prodotti qui.

Spero riusciate a vedere in questa foto la sottile riga delle reti tirate. I pascoli delle pecore infatti sono delimitati da centinaia e centinaia di metri di reti posizionate a suddividere le zone e tenere gli animali lontani sia dai pascoli delle vacche, sia dai prati che verranno sfalciati. Sicuramente ci saranno dei contributi per l’acquisto dei materiali, senza dubbio non è facile andare a posizionare e poi raccogliere tutto il materiale, però qualcuno lo fa.

A proposito di materiale, guardate questo elettrificatore con pannello solare. E’ triste constatare che il primo pensiero che viene in mente ad un Italiano sia: “Da noi, tanto più vicino alla strada, non durerebbe due giorni! Sparirebbe prima!“. Tornando invece alla gestione dell’alpe, presumo che anche qui funzioni in modo simile ad altre realtà che mi è capitato di visitare. Tutti gli animali dei residenti salgono sull’alpe, qualcuno a gestire e sorvegliare il tutto, in questo caso anche con i propri animali. Vista la conformazione dell’Engadina, isolata dal resto della Svizzera e raggiungibile solo attraverso passi alpini (ferrovia a parte), penso che non arrivino animali “da fuori”.

Si rientra a Guarda. E’ uscito anche un po’ di sole ad illuminare un paesaggio dove la strada che disegna un cuore pare davvero il simbolo dell’amore per la montagna. Non è che da noi non ci siano dei bei posti, anzi! Forse però manca un po’ di quell’amore, di quella cura per il territorio. Manca una politica che voglia il bene della montagna, manca la capacità di saper gestire le risorse (e non solo volerle sfruttare). I contributi investiti sulla qualità e non sulla quantità… Tanto per dire, qui non c’è un parcheggio, sia nei paesi del fondovalle, sia nelle frazioni dove terminano le strade asfaltate, che non sia a pagamento. Prezzi non esorbitanti, all’incirca 5 € per mezza giornata, ma che si pagano comunque volentieri perchè accanto al parcheggio c’è il WC, la bacheca con tutte le informazioni, il cesto per l’immondizia mai stracolmo, il vaso di fiori per abbellire il tutto.

Per concludere, ecco una locandina fotografata in una bacheca. Ahimè non sono andata anche ad Ardez per visitare quella bottega. Si tratta comunque di un negozio dove vengono venduti i prodotti ricavati dalla lana delle pecore locali. Ovviamente c’è anche un sito dove (usando il traduttore di google se non conoscete il Tedesco) potrete scoprire la storia di questo progetto ed ammirare i prodotti, le donne che li realizzano, ecc. Mi sembra molto significativo che, in Romancio, le pecore si dicano “bescha”. Come se le bestie per antonomasia siano appunto le pecore!

Notizie e annunci vari

Ricevo varie richieste per annunci di vario tipo. Iniziamo con un gregge…

Mi chiamo Salvatore e faccio il pastore. Vorrei sottoporvi un’offerta relativa all’acquisto del mio modesto gregge di pecore. Con mio grande rammarico sto cercando un potenziale acquirente poichè ho necessita’ di cessare questa bellissima attività che tanto mi appassiona.

L’offerta riguarda un gregge di circa 400 capi incrocio biellese/comisana e circa 50 capre. La mia richiesta, sicuramente discutibile, e’ di 100 euro ciascuna. In allegato le invio anche qualche immagine che ho scattato proprio oggi. Sono della provincia di Asti, comune di Viarigi.  3293027040

 

Se acquistate il gregge e vi mancano i cani… Ecco un altro annuncio! “Vivo in provincia di Venezia, e da quando, finalmente, ho avuto la fortuna di trasferirmi in campagna, mi sono presa una coppia di cani da pastore bergamasco: una razza che non conoscevo direttamente ma che ho scelto fidandomi del consiglio di conoscenti esperti, e che adesso posso confermare in pieno, perchè è veramente un cane eccezionale, equilibrato e socievole, e lo è in virtù del fatto che da secoli è utilizzato come cane da lavoro in montagna con le greggi e con le mandrie. Ora, io non ho animali e i miei cani sono essenzialmente da compagnia e da guardia, ma discendono direttamente da cani da lavoro delle valli bergamasche e lo si vede bene perché hanno proprio l’aspetto e il temperamento rustico “di una volta” (e, per dirla tutta, hanno poco dell’aspetto del bergamasco da esposizione canina, con lo strascico di taccole fino a terra, che va per la maggiore adesso ma che non ha niente a che fare con i cani da lavoro!).

Ora, a gennaio mi hanno fatto una bellissima cucciolata di 10 cuccioli, che chiaramente sto cercando di dare via…ma sto facendo una fatica tremenda, perché dalle nostre parti questa razza è praticamente sconosciuta, e chi ne ha sentito parlare è convinto che sia un cane ingestibile, enorme e pieno di pelo lungo fino a terra…Così ho pensato che nel mondo della pastorizia ci sia più possibilità che siano apprezzati e conosciuti per le loro qualità e quindi ti volevo chiedere se puoi darmi dei suggerimneti, o magari addirittura dei contatti diretti, anche tramite il tuo blog, per mettermi in contatto con pastori / allevatori di queste parti (diciamo, in generale, del nord-est) che potrebbero essere interessati a prendere un cucciolo di pastore bergamasco. Per correttezza dico da subito che non posso permettermi di regalarli, cerco perlomeno di rifarmi delle spese che sto sostenendo per tirarli su (compresa registrazione, vaccini oltre che ahimè pedigree…perché ce l’hanno), però diciamo che “faccio bene” e che sono disposta a trattare…soprattutto se vanno a finire in montagna e in mezzo alla natura! Per contatti, 335 7030637.

Quando avete gregge e cani… dovete allora preoccuparvi per l’alpeggio. E qui ci sono i veri grandi problemi! Per parlare di questi temi e soprattutto per capire un po’ dove andremo a finire, tra nuova PAC, speculazioni e molto altro ancora, ecco un convegno a Saluzzo (CN). Qui qualche dettaglio in più sui temi del convegno.”

Da quando ho le pecore mi sento fiero di me stesso e la mia felicità sono loro

Mi arriva una richiesta da Mirko: “Volevo chiederti se potevi eliminare l’altra storia e inserire questa che è più carina, ora ti invio le foto da inserire in mezzo alla storia come fai te di solito. L’altra storia non mi piace tanto preferisco questa dove ho scritto anche la continuazione perchè quando l’hai pubblicata non avevo neanche ancora le pecore e foto mie da inserire…“. Adesso che invece il gregge c’è… mi sembra più che giusto accontentare Mirko! A lui la parola, allora.

(foto M.Roncolato)

Mi chiamo Mirko, ho 20 anni e abito in provincia di Verona e ho passione delle pecore, come molte persone. L’allevamento ovino è sempre stata una mia passione fin da bambino, spesso vedevo pascolare le pecore nelle vicinanze della mia abitazione, con il passare degli anni non ho perso questa mia passione, anzi si è rafforzata, da quando ho iniziato a conoscere allevatori che allevano pecore di razza Brogna. Terminate la Scuola Secondaria di Primo Grado, i mie nonni mi regalarono tre pecore di razza Brogna, con mia grande soddisfazione, iniziai un percorso di piccolo allevamento famigliare, costruii un recinto dietro la loro casa perché io e la mia famiglia non possediamo terra, per ora. Per la prima volta mi sono messo in gioco con la responsabilità di gestire degli animali, dall’alimentazione alla cura e riproduzione, e mi trovavo spiazzato di fronte ad una responsabilità così grande.

(foto M.Roncolato)

Dopo sei mesi, due pecore partorirono due agnelli ciascuna, mentre una terza pecora partorì un agnello, ma la mia inesperienza mi portò a non valutare in modo corretto un’infezione dovuta al parto e una pecora morì. Da quel giorno, io mi sostituii nella fase di alimentazione per l’agnello orfano, allattandolo con il biberon usando latte vaccino. Ogni volta che mi vedeva, iniziava a belare perché sapeva che ero io a prendermi cura di lui. Dopo un anno, contro la mia volontà dovetti vendere il mio piccolo gregge a causa dei miei nonni che da quanto ci tenevano a me volettero venderlo e quindi ho dovuto fare una scelta dolorosa, ma rinviata. E’ stata un’esperienza fantastica e che non dimenticherò mai… dalle giornate sotto alla pioggia e alla neve quando le portavo al pascolo tra i vigneti d’inverno e su un argine di una valle d’estate, al raccogliere l’erba per l’inverno, il loro belare quando mi chiamavano, ma ero alle prime armi con poca esperienza. Ho finito a giugno di due anni fa con gli esami di maturità la scuola superiore di agraria e poi ho fatto la stagione lavorativa in cantina, il pizzaiolo, il postino e ora lavoro come operatore agricolo nei vitigni di una cantina.

(foto M.Roncolato)

Come lavoro faccio anche lo stalliere, anche se non amo tanto i cavalli perché li ritengo pericolosi, dopo essermi già preso una zoccolata in pancia. Però alcune volte all’anno alcuni privati nei loro periodi di vacanza mi affidano i loro cavalli. I miei genitori approvano e condividono la mia passione, anche se dicono tante volte che sto meglio a lavorare sotto padrone perché fatico meno e ci guadagno di più e poi con questi tempi di crisi aprire un’attività costa. Da un anno ora grazie a un signore anziano allevatore di pecore mi ha dato l’opportunità di iniziare a condurmi un piccolo gregge per ora, tutto mio mettendomi a disposizione un pezzo di stalla sua. Da quando ho le pecore mi sento fiero di me stesso e la mia felicità sono loro… da quando ti vedi crescere i tuoi agnelli nati a quando ti vedono le pecore di primo mattino loro ancora mezze addormentate che appena si sollevano da terra si stiracchiano e si allungano e ti chiamano come per dire portaci fuori al pascolo e la più grande soddisfazione anche per me è vederle sempre ora di sera sazie… io le mie poche pecore le conosco tutte e ognuna ha la sua storia!

(foto M.Roncolato)

Non è facile lavorando di giorno gestire anche loro però quando la passione c’è ed è tanta tutto è possibile! C’è chi mi conosce o ha sentito parlare di me della mia passione e mi apprezza molto, altri che ti guardano in un modo come per dire ma come fai ad avere questa passione strana e una condanna del genere e ti disprezza però io non ci faccio caso perché i commenti e pensieri della gente niente me ne faccio l’importante è che sia contento io. Ho scelto di allevare questa razza di pecore perché è stata la prima razza di pecore che ho avuto nella mia prima esperienza quando ero più piccolo e poi è una razza a rischio di estinzione che stanno cercando di salvaguardarla il più possibile sia da un punto di vista della lana che della carne con l’agnello brogno, è una razza originaria della mia zona e mi piace tantissimo dall’aspetto di come si presentano, dalle dimensioni e dalle loro caratteristiche.

Una razza a rischio?

Le principali razze ovine allevate in Piemonte sono la Biellese, la pecora delle Langhe, la Frabosana- Roaschina, la Sambucana, la Tacola, oltre alla Savoiarda, la Garessina e la Saltasassi, quest’ultima praticamente estinta. Ma la Biellese, la prima della lista, come sta? Nell’elenco manca la Bergamasca, che ovviamente non è una razza autoctona, ma… in purezza o come incrocio, ormai è sicuramente la razza più rappresentata. Non conosco i numeri e forse non li conosce nessuno, dato che non viene fatto un monitoraggio degli allevamenti, ma l’impressione è che la Biellese stia diventando una razza a rischio.

Ci riflettevo su l’altro giorno, quando ho fatto visita ad un pastore che sta per cessare l’attività. “Tutte non le ho vendute, perchè altrimenti venivo malato… Ho tenuto le radici, mi capisci, no?“. Però intanto molte delle sue pecore sono andate a finire altrove, in greggi magari misti e si perde la razza.

La prima volta che avevo visto queste pecore e il loro pastore risale a tanti anni fa, quasi dieci, quando l’avevo incontrato ed intervistato su in montagna. Il gregge era già ridotto allora, ma adesso le dimensioni si sono ulteriormente rimpicciolite. Però queste erano pecore “bianche”, le Biellesi di una volta, come se ne trovano sempre meno.

Quelle vendute si sono viste sabato scorso alla fiera di Luserna e il commerciante si lamentava. Diceva di non riuscire a rivenderle perchè avevano “troppa lana” e la gente ormai non guarda più quello, anzi! Meno ce n’è, meglio sarebbe! Come cambiano i tempi, una volta questa era la ricchezza principale del pastore.

Piero lo diceva: “Io comunque ho sempre puntato sulla lana, anche se ormai non vale più niente“, e così ha mantenuto la razza di una volta. Pecore grosse, pesanti, ma “difficili da mantenere”, dicono altri pastori. “Quelle pecore lì, se non mangiano a volontà, fanno subito brutta figura“. E così una pecora da una parte, l’altra dall’altra, i montoni da un’altra ancora e la razza andrà a perdere, mescolandosi. Gli incroci fortificano gli animali, ma… come viene detto anche qui, sulla Biellese non sono più stati fatti lavori di miglioramento e sostegno. Inoltre, essendo i pastori obbligati ad allevare solo montoni resistenti o semi-resistenti alla scrapie, in molti casi le caratteristiche di razza vanno a perdere.

Il nostro amico pastore forse ha fatto l’ultima transumanza attraversando Pont Canavese in occasione della Festa della Transumanza, oggi continua il suo pascolo vagante a breve raggio. Con l’esiguo numero di animali rimastogli, non c’è più la necessità di camminare per chilometri e chilometri. Se non si interverrà in qualche modo, ho paura che tra non molto ci saranno davvero poche pecore di razza Biellese pura, ma sempre più greggi dove questa è stata incrociata con la Bergamasca.

Rimanendo nel Canavese, il nostro amico Piero ci invita alla cena dei pastori che si terrà ad Issiglio (TO) il prossimo 30 novembre, cena della quale lui sarà il padrino.

Scendere giusto in tempo

Dall’alpe scendi innanzitutto quando hai finito l’erba. Poi, adesso, in epoca moderna, scendi perchè la legge te lo impone e c’è una certa data entro cui devi partire, oppure scendi perchè il tal giorno i camion possono venire a caricarti il gregge o la mandria. Scendi perchè la TV o internet hanno dato neve in arrivo (una volta quante volte si veniva sorpresi dalla neve e solo allora si scendeva?).

Non c’è il tempo “giusto” per scendere. Sicuramente con il sole si fatica meno, ma personalmente non mi dispiace lasciare l’alpe con quell’atmosfera che davvero ti dice che la stagione è finita. I margari da un paio di settimane avevano fissato il giorno per la transumanza e la domenica, sotto la pioggia, avevano abbassato le manze. Tutta la mandria era stata riunita nei pressi delle baite solo il lunedì mattina, poco prima della partenza definitiva.

Tutti davano una mano, chi con gli animali, chi in cucina per preparare “un po’ di colazione”, ma soprattutto il pranzo da consumare una volta finito di caricare gli animali sui camion. La prima parte di transumanza però avviene a piedi, così Piero ad un certo punto chiama la mandria e ufficialmente si parte. Cade una pioggia fine, sottile, l’aria è fredda, in alto è caduta neve nei giorni scorsi.

Il cammino è rapido, gli animali procedono a tutta velocità, bisogna fare attenzione a non essere letteralmente investiti, specialmente quando il toro cerca di cavalcare una vacca o due vacche si cavalcano tra di loro. Questo fenomeno è l’incubo delle transumanze, sia per l’incolumità delle persone che danno una mano, sia per i rischi che corrono gli animali stessi. A volte basta poco per mettere un piede in fallo e scivolare nella scarpata o anche solo per ferirsi una zampa.

La pioggia va e viene, ma l’atmosfera è proprio quella giusta. Anche i colori sono lo sfondo più adatto per la transumanza. Si sale quando il verde si allarga sulla montagna, si scende quando questo viene sostituito dal rosso e dal marrone sui pascoli, dal giallo e dall’arancio nei boschi.

Il resto della transumanza avviene con la pioggia battente e sulle schiene della mandria si alza una nuvoletta di vapore. Anche gli uomini sudano sotto giacche e impermeabili, ma tra poco il cammino finirà e ci sarà “solo” più da far salire le vacche sui camion. Al termine di questo lavoro, un boccone in compagnia, poi ci si saluta. Per i margari però il lavoro continuerà fino a tarda sera: li aspetta una cascina ed una stalla diversa dagli anni precedenti, così ci sarà da faticare a lungo per far entrare le vacche e legarle ciascuna al suo posto.

Intanto su in valle ha di nuovo nevicato. La neve non è ancora scesa in basso, ma la montagna ha davvero cambiato faccia. Mancano pochi giorni anche alla partenza del gregge, i pastori si sono fatti rassicurare sulla stabilità del meteo almeno fino al momento della transumanza… però un minimo di apprensione c’è comunque. Non è più come una volta che, quando arrivava la neve, si partiva. Ora c’è la maggiore certezza delle previsioni, ma nello stesso tempo ci sono molte più cose da fare e da trasportare, quando si fa la transumanza.

Per fortuna gli ultimi giorni sono un’alternanza di sole e nuvole che regalano ancora dei bei momenti. Il gregge è vicino a casa, così si può approfittare di qualche momento per fare gli ultimi lavori: c’è chi cucina per la transumanza, chi inizia ad imballare tutto ciò che dovrà essere portato via. Si fa scorta di legna per il prossimo anno, si sistema il tetto e si chiudono le finestre, affinchè la neve invernale non vada a danneggiare le strutture.

E’ proprio ora di partire. Lo dicono i colori, lo dice l’aria. Magari resterà indietro erba da pascolare, il gregge ne avrebbe avuto ancora forse per un giorno o due, ma è inutile rischiare oltre. Ormai gli amici sono avvisati, presto arriveranno per dare una mano, mentre il gregge viene mandato a pascolare in vista della partenza.

Dopo pranzo, ci si mette in cammino. Il cielo è velato, c’è “aria di neve”, dal fondovalle sale una leggera nebbia. Risuonano per l’ultima volta i suoni delle campane, i belati e l’abbaiare dei cani, ma tra poco quassù sarà solo silenzio. I pascoli resteranno a disposizione di caprioli, camosci e stambecchi, fino alla prossima stagione.

Le pecore sembrano proprio aver voglia di scendere: avanzano veloci, quasi di corsa, e bisogna faticare a contenerle, anche perchè nelle retrovie c’è chi va più piano, ci sono gli agnellini, c’è chi si distrae per pascolare ancora qualche ciuffo d’erba.

Un saluto all’altro pastore che resta ancora su… O meglio, che intendeva farlo! Infatti poco dopo il passaggio del gregge, anche lui si incamminerà scendendo più a valle, visto che la neve inizierà a cadere imbiancando i pascoli. Erba ce n’è più poca, meglio lasciar perdere e non rischiare oltre!

L’aria è sempre più fredda, il clima è proprio quello che ti dice di andare via. Certamente sarebbe stato bello partire con il sole, in maglietta, invece che infagottati in maglie e berretti, però così la montagna la lasci più volentieri, sapendo che per te e per i tuoi animali lassù non c’è più posto.

Giù per la strada a volte pioviggina un po’. Gli animali vorrebbero fermarsi a pascolare, ma bisogna camminare e raggiungere la destinazione finale prima che venga sera. Con il maltempo l’oscurità arriverà ancora prima ed è fondamentale riuscire almeno a percorrere tutta la strada di fondovalle prima che sia notte.

Ogni tanto ci si ferma per raggruppare il gregge, poi si riparte. Al seguito ci sono i mezzi per caricare animali in difficoltà: da una parte gli agnelli nati negli ultimi giorni, ma sarà anche necessario “dare un passaggio” a due partorienti che hanno scelto proprio quei momenti concitati per mettere al mondo una coppia di gemelli ciascuna!

Buona parte del cammino su asfalto avviene sotto la pioggia, più o meno intensa, talvolta accompagnata da raffiche di forte vento. Si pensa a scendere e non ci si domanda cosa stia capitando lassù all’alpe, ma dalla pianura (adesso che i telefoni hanno ripreso a svolgere il loro ruolo, dopo mesi di quasi totale silenzio) arrivano notizie di violenti temporali, addirittura grandine.

Ogni volta che è possibile, si sfruttano slarghi e strade laterali per far defluire il traffico, incredibilmente abbondante in una giornata del genere lungo una strada di montagna. C’è anche il pullman di linea, ma per fortuna l’autista è “del mestiere”, padre di pastore, cognato di margari… Poi camion e moltissime auto, ma per fortuna quasi nessuno si lamenta troppo.

Si passa il paese che è già quasi sera. La gente esce a vedere e salutare, ma il gregge prosegue veloce. Manca poco al punto dove si lascerà la strada, poi ci saranno ancora un paio di chilometri in salita, per arrivare al luogo dove il gregge finalmente si fermerà. Scende l’oscurità, soffia un vento forte e gelido, le montagne sono imbiancate. Il cammino pare infinito, quasi al buio si cerca di capire quanto manca ancora, poi finalmente si arriva e quasi tutti salutano velocemente per tornare a casa, ad altri lavori, altre incombenze. C’è chi deve andare dalle vacche in stalla, chi a dare il pezzo alle proprie pecore. I pastori lavoreranno ancora per un paio d’ore prima di sistemare tutto.

Per quella notte però si risale ancora all’alpe, c’è ancora del materiale da prendere lassù. La neve è caduta fin poco sotto le baite, soffia un vento fortissimo che ha spazzato la neve formando delle croste di ghiaccio. La stufa calda accoglierà i pastori quando arriveranno, molto tardi. Si mangia rapidamente e si cerca di dormire nonostante il vento, poi al mattino si carica tutto e si parte. E’ l’ultimo saluto alla montagna, ormai non più ospitale per uomini ed animali.

Chi resta per finire i lavori, far pulizia, portare via pentole e coperte, vede poco per volta arrivare il sole. Il vento si calma e l’atmosfera si tinge dei colori autunnali. Pare quasi di vedere i larici diventare più gialli di ora in ora. sarà necessaria quasi l’intera giornata per sistemare tutto, togliere l’acqua dai tubi, chiudere ogni cosa, caricare le auto.

Quando finalmente è tutto a posto, l’atmosfera è di nuovo cambiata. Il cielo è livido e c’è aria di neve, inizia a passare qualche fiocco leggero. Poco dopo, mentre si scende a valle, la neve cadrà abbondantemente. Una volta tornata a casa e seduta qui davanti al pc, avrò modo di vedere decine e decine di immagini di chi ha aspettato un giorno in più per la transumanza e pertanto è sceso tra la neve. Anche sul gregge comunque ha nevicato e la discesa a valle non è ancora conclusa…

Dai monti, d’estate

Prima di proporvi un po’ di foto ricevute nel corso dell’estate, volevo segnalarvi che oggi pomeriggio, nel corso della trasmissione Geo&Geo su RAI3, si dovrebbe parlare di pecore e lana e dovrebbero anche proiettare alcune mie foto. Non ho più ricevuto conferme a riguardo, quindi il condizionale è d’obbligo… Per la mia presenza in trasmissione sto aspettando che mi facciano sapere qualcosa!

(Foto M.Verona)

Partiamo con un’immagine dalla Val Pellice, gregge sorvegliato dal cane da guardiania.

(Foto C.Borrini)

Poi riprendiamo il viaggio con Carlo, che ci conduce nuovamente al Colle del Nivolet. “Come mi ero ripromesso, sono tornato al Colle del Nivolet per poter trovare Ettore il pastore margaro che ho incontrato alla fine di giugno con il gregge e con la mandria a Ceresole Reale. Purtroppo quando siamo arrivati al colle le pecore avevano già lasciato il recinto che era occupato solo da una pecora con il suo agnello.

(Foto C.Borrini)

Il gregge l’ho visto di fronte a me al di là di una piccola valle (impossibile per le mie capacità di scalatore da raggiungere). Comunque avendolo di fronte sono riuscito a scattare alcune foto dove si nota il gregge che disegna delle coreografie che i registi teatrali si possono sognare.

(Foto C.Borrini)

Nel pomeriggio scendendo ci siamo fermati all’Alpe Agnel dove c’era una mandria di vacche al pascolo. All’alpe ci siamo fermati per comprare un po’ di toma dalla signora Bruna che mi ha spiegato che Ettore era al Nivolet con le pecore. Con la signora Bruna ci siamo intrattenuti per quasi un’ora (la signora è molto loquace) parlando di tutto, dai problemi dei pastori e dei margari, ai problemi della sanità, della scuola, della crisi, mancava solo di parlare di calcio e poi eravamo a posto. Mi avevi detto che in quella zona conoscevi un pastore chiamato Bersagliè e che da un po’ di tempo non avevi notizie. La signora Bruna mi ha detto che sta bene ed era anch’esso al Nivolet con le pecore.

(Foto C.Borrini)

Un saluto alla signora Bruna e al cane che non ha mai disdegnato le nostre coccole e qualche crosta di formaggio e ripartenza per la pianura a soffrire un po’ di caldo.

Con il racconto di Carlo ho smaltito gli arretrati di agosto… Prossimamente pubblicherò le altre foto/storie che mi avete inviato.