Pascolando sul confine

Sono andata a far visita al Pastore, pensavo di trovarlo in un vallone, invece si era appena spostato nell’altro, ma va bene lo stesso, visto che pure lì non c’ero mai stata. L’occasione era anche quella di andare a fare una gita, oltre vedere il gregge.

La giornata era bella, serena, ma il meteo annunciava un peggioramento serale. I colori ormai erano quelli dell’estate inoltrata, anche l’aria era decisamente ben più fresca della settimana precedente. Il Pastore racconta che, nei giorni più torridi, lui era su nel vallone a 2700-2800m e si stava bene là, questo gli faceva immaginare quanto caldo dovesse esserci in pianura.

Saliamo dal gregge, c’è qualche capra da mungere, qualche agnello da allattare con il biberon, qualche animale zoppo da controllare, la solita routine mattutina. Gli animali sono tranquilli, la sera prima si sono riempiti bene le pance e non fremono per andare al pascolo.

C’è un po’ di agitazione solo dove ci sono le capre, dato che è iniziata la “stagione degli amori”. Tutta colpa di due giovani becchi dello scorso anno, che hanno cominciato ad “importunare” le capre, dando il via al calore un po’ in anticipo. Ovviamente il grosso maschio vuole l’harem tutto per sé, quindi allontana a testate i becchetti.

Viene aperto il recinto e il gregge con i suoi fedeli guardiani lentamente inizia ad uscire. Erba qui ce n’è ancora, ma meno dello scorso anno, per colpa dell’andamento stagionale. Adesso è ancora tutta “intera”, visto che il gregge ha attraversato ed ha raggiunto questi pascoli solo il giorno prima.

Le pecore si fermano a mangiare il sale, poi lentamente iniziano a salire. Il vallone è lungo, ampio, ma ci sono anche tante pietraie, zone ripide, difficili da raggiungere, pericolose da pascolare. Alcuni animali sono zoppi proprio per effetto delle pietre che, smosse dalle pecore e capre più a monte, rotolano in mezzo al gregge. Saliamo anche noi, tenendoci sulla sinistra, seguendo il sentiero che sale al colle, anche quel giorno frequentato da numerosi escursionisti.

Una volta giunti al valico, una delle prime cose che danno il benvenuto in terra di Francia è questo cartello, che spiega come si stia entrando in un alpeggio, avvisa della presenza dei cani da guardiania, a cosa servano e come bisogna comportarsi in loro presenza. Un cartello chiaro, robusto, resistente, adatto a resistere al clima che ci può essere quassù, estate ed inverno. Impossibile poi non notarlo!

Il gregge francese lo vediamo solo in lontananza, è ancora chiuso nel recinto, verrà aperto di lì a poco. Sono pecore di razza merinos, il Pastore ha già parlato con chi le sorveglia. Su questo versante la montagna è ben più “facile” rispetto all’Italia, già solo per la comoda pista sterrata che dolcemente sale fino al colle. Altro che il ripido sentiero che bisogna affrontare sul versante piemontese!

Anche i pascoli sono più belli, meno ripidi e vengono utilizzati solo quelli migliori, sotto alla strada. Il Pastore sogna una montagna del genere, ma è da quando lo conosco che mi porta sui colli, ci affacciamo oltreconfine e mi indica quelle montagne così dolci, così belle che ci sono oltralpe. Bisognerebbe affittare una montagna francese…

Appena sotto al Colle del Frejus, sempre sul versante francese, c’è un laghetto circondato da eriofori. In mancanza delle pecore, fotografo questi soffici batuffoli mossi dal vento. L’aria quassù è decisamente fredda, un netto cambiamento rispetto a quanto ho dovuto sopportare nei giorni precedenti. Il Pastore è tornato dal gregge, che aveva lasciato “incustodito” per qualche minuto, mentre facevamo una rapida esplorazione oltreconfine.

Le pecore si sono sparpagliate a pascolare, sembrano quasi pietre tra le pietre. Mentre loro brucano l’erba bassa, ma appetitosa, pranziamo anche noi. C’è tempo per una pausa, parte degli animali si ritirerà in una specie di conca meno ripida dei pendii circostanti, poi riprenderanno a spostarsi. A quel punto ci muoviamo anche noi.

Le pance sono piene, ma gli animali continuano a mangiare. Ci sono da attraversare alcuni ripidi canaloni, dove scorre un ruscelletto, ma le sponde di terra franosa, grigiastra, incise dall’acqua, fanno immaginare cosa possa scendere qui quando si scatena un violento temporale.

Il gregge fa nuovamente una pausa, intanto il tempo cambia. L’aria si fa più umida, il cielo via via si copre, le previsioni non avevano mentito. Inizia a cadere qualche goccia di pioggia, poi soffia ancora il vento. Pioggia o no, per me è già arrivato il momento di rientrare. Devo ridiscendere fino alla strada e rimettermi in viaggio in auto, saranno necessarie alcune ore per tornare a casa. Così saluto i pastori e mi avvio, scendendo lungo le tracce delle pecore.

Su certi sentieri bisogna dare la precedenza. Un gruppo di pecore, che si era separato dalle altre, si sta riunendo al gruppo, così le lascio sfilare una ad una. Adesso ha iniziato a piovere e tocca aprire l’ombrello. Scendo cercando il percorso migliore, poi finalmente ritrovo il sentiero. Alle mie spalle sento abbaiare i cani, anche il Pastore ha dato il via al rientro serale. Non sarebbe ancora ora, ma probabilmente il temporale in arrivo l’ha spinto ad accelerare i tempi.

E la pioggia mi viene incontro dal fondovalle. Io scendo, lei sale… L’ombrello ripara parzialmente, c’è vento, poi l’erba bagnata in alcuni tratti è alta, così pantaloni e scarponi si infradiciano completamente. Scendo velocemente, ma la perturbazione di quella sera è di breve durata. Quando arrivo alla macchina ha già smesso di piovere. Seguirà altra pioggia nei giorni successivi… Non salverà più la stagione, ma la speranza è che venga ancora un po’ d’erba nei pascoli bassi, quelli mangiati malamente perchè l’erba era troppo alta quando il gregge è stato lasciato salire, così da concludere degnamente la stagione.

Chi parte e chi arriva

Ancora in alpeggio con il gregge, ma come vi avevo detto, qui la gestione è particolare. Quel giorno era tempo di “cambio della guardia”, qualcuno scende, qualcun altro sale.

Il cielo era limpidissimo, terso, le temperature elevate per essere al mattino e a quella quota. Non essendoci la strada, per i trasporti qui si usano ancora i vecchi metodi, quindi bisognava mettere il basto all’asino e caricare la roba da portar via. Soprattutto però l’animale era utile per ritornare indietro con tutto il carico di viveri, pane duro per i cani e altre cose che chi saliva dalla pianura aveva portato per i giorni successivi.

Luca scende, arriva suo zio Giuseppe ed altri “aiutanti”. Dalla curva della strada alla malga il cammino non è lunghissimo, ma proprio per questo fa ancora più rabbia che non si sia provveduto a tracciare una pista fin lì. Parte del carico resta là, sacchi di pane per i cani, tutto il resto viene trasportato, un po’ a spalle, un po’ sul basto. Si posa tutto nella baita, ci sarà tempo per sistemare ogni cosa al suo posto, è ora di andare ad aprire il recinto e mettere le pecore al pascolo. Non si va lontano, quel giorno.

Il gregge viene portato nel pianoro sotto alla malga e ciascuno si posiziona per contenere gli animali. Praticamente viene “dato il pezzo” come se si fosse in pianura. Gente ce n’è ben oltre il necessario, infatti (oltre alla sottoscritta), ci sono due aiutanti extra, vecchie conoscenze… Chiacchiero con Beppe, mi spiega anche lui l’organizzazione della loro azienda. E’ lui quello che trascorre più tempo in montagna. Mi parla del figlio che ha finito le superiori e vorrebbe fare veterinaria: “…ma in questi mesi intanto è andato a lavorare. Gli fa bene lavorare sotto padrone, imparare cosa vuol dire, poi si vedrà.” Ci fosse la strada, magari verrebbero su anche la moglie, la figlia piccola. Il figlio è molto legato a quella montagna, praticamente ci è cresciuto: “Se adesso non ce la danno più, non so se da un’altra parte verrebbe ancora…“.

A mezzogiorno le pecore vengono, come sempre, fatte rientrare al recinto. Arriva qualche nuvola, il sole picchia forte, non è però prevista alcuna pioggia. Con Beppe, sono saliti Daniele e Michael. Daniele è il mio amico panettiere, conosce da tempo questi pastori, girano dalle sue parti. Quest’anno starà su in alpeggio con loro qualche settimana, se il suo lavoro gli concede un po’ di tregua. Anche lui confronta i ritmi e le modalità di gestione del gregge, così diverse da quelle incontrate in Piemonte: “Però là avevo imparato tanto…

Oltre a Daniele, con il gregge c’è Michael. Questo ragazzino è un altro “malato” per le pecore. Pur non essendo nato in una famiglia di allevatori, fin da bambino si è sempre fatto portare dai genitori a vedere il gregge e, anno dopo anno, passa tutto il tempo possibile con questa famiglia di pastori che pratica il pascolo vagante dalle sue parti. Se non va a scuola, di sicuro non è a perdere tempo o a commettere qualche imprudenza. La sua passione sono le pecore ed è lì che si fa portare dal papà, non avendo ancora la patente. “E le bestie le conosce, il lavoro lo sa fare bene!“, raccontano i pastori.

Quella è una giornata di arrivi. Mentre si era al pascolo, al galoppo dai pendii scende una cavalla, che si dirige verso i pastori e le pecore. Il proprietario è un altro pastore, il cui gregge si trova in un altro vallone. “Questo posto piace ai cavalli, una volta ne avevamo su diversi. Quando scappano da altre parti, vengono qui…“. La cavalla è brava, si lascia prendere, bisognerà riportarla al proprietario, se non verrà lui a recuperarsela.

Alla fine faremo una spedizione per ricondurla a Giacomo, il pastore, e ci fermeremo un po’ a chiacchierare con lui, rientrando dal gregge solo nel tardo pomeriggio. Tanto siamo in sovrannumero, come pastori! Le pecore sono abituate ad essere pascolate in quel modo “strano”, che per me appartiene più alla pianura che alla montagna, così restano abbastanza ferme, anche le capre pascolano in mezzo a loro, bisogna solo mandare il cane ogni tanto a rispettare il “confine” che l’uomo ha stabilito per quel giorno.

Pian piano arriva la sera, quel giorno si finirà ancor prima del precedente, essendo le pecore così vicine al recinto. Mi fa uno strano effetto pensare che qui la stagione d’alpeggio volga al termine, quando ero abituata a vedere nel mese di settembre il periodo più bello per stare in montagna. Non credo che, a fine agosto, l’erba sia totalmente pascolata, ma la disponibilità di stoppie in pianura rende più vantaggioso scendere presto.

Dopo cena arriva anche il vicino di alpeggio, il malgaro che, con i genitori, occupa la malga confinante. Loro allevano bovini. Ogni tanto ci si trova per fare quattro chiacchiere, ovviamente per me il problema è che si parla principalmente in dialetto e… risulta problematico seguire il discorso, specialmente se non si parla uno per volta!! La baita è bella, accogliente, è stata anch’essa ristrutturata recentemente. Ci sono le stanze, un bagno e la luce è garantita dal pannello fotovoltaico.

L’indomani riprende il solito ciclo. Sveglia, colazione, il tutto con la massima calma, poi si va al recinto e si fanno succhiare gli agnelli sotto alle capre. Un’altra giornata di sole, con temperature ancora più calde del precedente. Qui il telefono non prende, bisogna spostarsi per trovare dei punti dove c’è un minimo di segnale per poter chiamare parenti e amici in pianura, sapere le notizie, essere informati sul caldo africano che stava sopraggiungendo.

Il gregge viene nuovamente portato a pascolare nel prato sotto alle baite. C’è poco da camminare, sia per gli uomini, sia per gli animali. Il recinto per qualche giorno non viene spostato, tanto il terreno è asciutto e non ci sono problemi. Quando si cambia posto, bisogna raccogliere e poi ripiantare non solo le reti, ma anche i picchetti e i fili della seconda recinzione anti-orso. Un lavoro che richiede un tempo non indifferente e bisogna ringraziare il fatto che lì, bene o male, il terreno sia abbastanza pianeggiante.

Il gregge continua a pascolare ciò che aveva iniziato il giorno precedente, quindi c’è solo più da sorvegliarlo sui lati in cui c’è ancora l’erba “intera”, dato che gli animali non tornano indietro verso l’erba già mangiata e pestata. Il sole è veramente intenso e brucia la pelle, i cani cercano l’ombra tra l’erba alta.

Beppe il giorno prima mi aveva detto che, di solito, questa parte del pascolo veniva lasciata per la fine della stagione, ma quest’anno è cresciuta troppo. Meglio mangiarla adesso prima che secchi ancora di più. Inoltre, fosse venuto a piovere, di sicuro le pecore l’avrebbero pascolata malamente, alta così. Il primo impatto è quello delle spighe ormai mature, ma sotto c’è comunque erba verde in abbondanza, che gli animali pascolano meticolosamente.

Prima di riportarle nel recinto, viene dato loro il sale proprio davanti alle baite. Tempo che il gregge ritorna al recinto, il pranzo è pronto e ci si può mettere a tavola. Nei primi giorni dopo la salita dalla pianura, si riesce a mangiare un po’ di carne, che scongela man mano, però manca un frigorifero, il piccolo pannello consente solo di illuminare le stanze, far funzionare la radio, ricaricare i cellulari. Successivamente il menù diventa meno vario: pasta, riso… Per me viene il tempo di preparare lo zaino e rimettermi in cammino, raggiungere di nuovo il colle, valicarlo e tornare alla mia auto. Mi attende un lungo rientro con temperature che paiono ancora più calde, dopo le notti in alpeggio in cui, bene o male, si dormiva nel sacco a pelo.

Cristina ci racconta il “seguito”…

L’altro giorno vi ho raccontato il seguito di una delle “storie” di giovani allevatori che avevo raccolto nel libro “Di questo lavoro mi piace tutto“. Successivamente a quel post, mi ha scritto una delle intervistate, Cristina. Già all’epoca il nostro contatto era stato “virtuale”, ci eravamo scritte via e-mail e lei mi aveva inviato la sua storia, le sue foto (successivamente avevamo avuto modo di incontrarci). Adesso mi ha contattata nuovamente. Lascio parlare lei e le bellissime immagini che la ritraggono insieme ai suo bambini, insieme agli animali.

(foto C.Crestani)

Sono Cristina, una delle intervistate…. eccomi qui, dopo 3 anni e mezzo dall’intervista a dirti che il mio sogno sta continuando e pian piano si sta realizzando.
Lavoro sempre in fabbrica, questo è vero perchè gli animali non mi mantengono e i figli ora sono 3: oltre a Marco ed Elena, c’è anche Luca, nato a gennaio del 2014. Ma nel 2014 oltre alla nascita di Luca c’è stato un altro cambiamento!

(foto C.Crestani)

Ho permesso l’ingresso al gregge della prima pecora, Candida, e quest’anno le cercherò un compagno e inoltre, cosa fondamentale, ho acquistato 2 cascine nuove acanto alla mia e anche il terreno circostante!!!!!!!! Non riesco a descriverti quanto sono stata felice di firmare quell’atto! Ora finalmente è tutto mio e non ho più nessuno nei paraggi a cui le mie capre possano dare fastidio!

(foto C.Crestani)

E poi ora posso allargare la famiglia! Sono davvero contenta. I miei bimbi come vedi sono perfetti aiutanti e crescono insieme ai capretti e quindi ho una grande famiglia che spero di allargare con le prossime nascite in quanto quest’anno sono riuscita ad aumentare di poco il numero dei capi  a causa del rinnovo delle fattrici… Beh, ora pian piano si procederà…

(foto C.Crestani)

C’è ben poco da aggiungere alle parole, ma soprattutto alle foto che ci ha mandato Cristina. Recentemente leggevo polemiche sull’opportunità o meno di pubblicare foto di bambini in rete. E’ vero che c’è gente deviata che ne fa usi indecenti, ma queste immagini, così come tutte quelle che gli allevatori pubblicano, sono soprattutto una testimonianza di come sia sano, naturale, crescere insieme agli animali.

(foto C.Crestani)

Oltre all’aspetto “naturale”, imparare a prendersi cura degli animali insegna ad essere responsabili, si impara ad avere un compito, ad avere qualcuno che dipende da noi. E si apprende anche un mestiere. Complimenti quindi a mamma Cristina e alle tante altre come lei, che hanno una vita sicuramente impegnativa, ma piena di amore e soddisfazioni.

A proposito di passione e soddisfazioni, vi segnalo anche questo articolo che riguarda uno degli amici più storici di questo blog, Loris. L’ultima volta che vi avevo parlato di lui era stato in occasione della mia visita al suo gregge qui.

In alta Val di Susa

Tutti gli anni cerco di andare almeno una volta a trovare la mia amica che pascola in alta val di Susa. Sappiamo che il mestiere dell’allevatore coinvolge uomini, donne, famiglie, giovani, anziani, ma la mia stima per una donna che, da sola, gestisce un gregge di queste dimensioni è davvero grande. Come mi aveva detto quando ci eravamo conosciute…: “E’ una droga!“.

Uno dei maremmani, a guardia delle pecore degli agnelli nel recinto accanto alla baita, fa il suo lavoro abbaiando furiosamente. Non è tanto la mia presenza a turbarlo, ma quella di un cane estraneo, il mio. Adesso non è ancora stagione turistica, quindi non c’è ancora tanto movimento in zona. Lupi però ce ne sono e la pastora ne ha già avvistati. Mi raccomando cani… Fate il vostro dovere!!

Il gregge è ancora sull’altro versante, sta finendo di pascolare i prati da quelle parti, prima di spostarsi, salire sul colle e arrivare alla sede di alpeggio principale. Arriviamo al recinto, c’è il sole, ma è una giornata fresca, ventilata. Una volta aperte, le pecore pigramente si portano verso i pascoli, nonostante non sia prestissimo. Ci siamo concesse un po’ di chiacchiere tra amiche da tranquille, ma ogni tanto ci vuole anche quello e poi la giornata è lunga.

L’erba è dura, l’erba è alta. Anche questo gregge ha tardato a salire per problemi di vario tipo. Quest’anno poi tutti si stanno lamentando per la qualità dell’erba, cresciuta in fretta quando ha fatto caldo in anticipo, poi “invecchiata” precocemente. Il gregge bruca ancora qualcosa dov’è già passato, poi scenderà per “pulire” un pezzo vicino alla strada statale, i proprietari hanno chiesto alla pastora di pascolarlo per evitare di dover tagliare l’erba.

Finita la pulizia del prato, si torna verso l’alto, verso erba un po’ più fresca, un po’ più tenera. Il gregge avanza quasi in formazione compatta, mentre il cielo si copre e l’aria diventa umida. Valutiamo lo spostamento delle nuvole, qua e là si intuisce già la pioggia, ma forse non dovrebbe arrivare fin da noi.

Ci manca solo la pioggia, che già le pecore pascolano male e non stanno ferme! E invece la pioggia arriva proprio, con una serie di scrosci intermittenti, nuvole portate dal vento come spesso accade quassù. Riusciamo a pranzare anche noi, sotto l’ombrello, ma il gregge non sta fermo a lungo e bisogna spostarsi, correre dietro alle pecore, intuire dove andranno.

Nel giro di un’ora il tempo cambia almeno tre volte. Pioggia, vento, sole, pioggia. Ormai qui l’erba è quasi finita, la pastora spera che il meteo aiuti almeno un po’ (ma non sarà così!!) per terminare di pascolare quel che resta e spostarsi più su. Uno i progetti li fa, prova ad organizzarsi in un certo modo, ma poi di imprevisti ce ne sono sempre.

Continuiamo a chiacchierare, sta venendo sera, volevo fermarmi ancora per godermi la compagnia, il gregge e le ore più belle della giornata, ma dalle vallate di fronte arriva una nuova ondata di pioggia. Provo a scendere velocemente per raggiungere la macchina, ma mi tocca aprire ancora una volta l’ombrello e scendere guidando per la strada che, rapidamente, si è trasformata in un piccolo torrente. Chissà come sarà l’estate, chissà se farà tribolare i pastori come l’anno scorso??

Appuntamenti locali e internazionali

Dalla Germania mi girano questo invito, se qualcuno fosse interessato a partecipare in rappresentanza dei pastori: Riunione dei pastori europei. La FAO, grande organizzazione mondiale per la nutrizione e l’agricoltura, vuole tenere la cultura dei pastori. Il 26, 27 e 28 giugno è stata organizzata una riunione europea di pastori a Ehrenbreitstein (vicino Koblenz). Per i partecipanti sono previsti sussidi per il viaggio e l‘alloggio. Le lingue parlate saranno tedesco e inglese. Venerdi 26 giugno, ci sarà la riunion dei pastori d‘Europea. Noi pastori europei ci mettiamo insieme per essere più forti sia tra di noi che nei confronti degli altri. Noi pastori d‘Europa abbiamo tante cose in comune (come il nostro lavoro per l‘ecologia, le lunghe ore di lavoro, i pochi soldi…) e tanti problemi uguali (burocrazia, marcatura elettronica delle orecchie, lupi…). Sabato 27 giugno, si parla tra esperti e con i membri del Parlamento. Domenica 28 giugno, la riunione è aperta alla stampa ed al pubblico. (con dimostrazioni di differenti razze di pecore, di cani da lavoro …) Siamo tutti contenti se venite anche dall`Italia, per informazioni contattare: ruth.haeckh@berufsschaefer.de In ambito locale, per questo fine settimana vi ricordo due appuntamenti: la fiera di Roaschia nel’omonimo comune in provincia di Cuneo, e la fiera della salita agli alpeggi a Bobbio Pellice (TO) – Fira ‘d la pouià. Spero presto di riavere il mio pc dove ho salvato le foto per poter ricominciare ad aggiornare il blog con gli arretrati… Portate pazienza per questi problemi tecnici.

Per chi fosse interessato, vi segnalo anche la conferenza che terrò questo venerdì sera, 15 maggio 2015, a Pinerolo  insieme a Maurizio Dematteis, nell’ambito dei 15 anni dell’associazione “Le Ciaspole” di Pinerolo. Parlerò di montagna dal punto di vista dell’allevamento, alpeggio, pastorizia, ecc… – ore 21:00, Teatro Incontro di Via Caprilli.

Nella speranza che cambi qualcosa, ma…

Non ho proprio più voglia di dover sempre parlare delle stesse cose, però mi hanno per l’ennesima volta tirata in ballo e allora riflettiamo ancora una volta sul “problema lupo” & C. Tra le altre cose sono stata stimolata ieri dall’incontro con alcuni allevatori francesi, poi successivamente da una chiacchierata con un amico pastore “nostrano”. Da una parte, è interessante toccare con mano altre realtà, nel senso che qui ci sembra che appena oltre il confine tutto funzioni meglio che non in Italia, mentre a sentir parlare loro, i problemi sono esattamente i medesimi, in tutte le varie sfumature.

Era da qualche tempo che tenevo da parte il numero 88 di Alpidoc, dove tra l’altro compariva anche una mia breve riflessione estratta da questo blog. C’erano però anche due riquadri, con le impressioni di chi la montagna la vede sotto un altro punto di vista. Qui leggiamo l’esperienza di un escursionista incappato in un maremmano a guardia di una mandria di vacche. Che dire? Con le pecore solitamente, oltre ai cani da guardiania, c’è anche il pastore. Con i bovini no. Sono adatti questi cani a sorvegliare i bovini? Ho sentito alcune esperienze positive a riguardo, ma sicuramente “c’è da lavorare” per gli esperti e per gli allevatori. Ma servirebbe sicuramente un servizio di assistenza tecnica efficace e capillare per seguire l’inserimento ed il funzionamento dei cani da guardiania. Lo so che è un costo, ma se si vuole il lupo… occorre fare di tutto per tutelare gli allevatori, prima di tutto!

Sempre nello stesso articolo, mi ha indignata e non poco la riflessione (ahimè anonima) di questo gestore di rifugio. Che ci siano stati incidenti è appurato. Responsabilità di singoli cani e di singoli allevatori che li gestiscono male? Probabile. Poi molte volte ho osservato comunque un comportamento fortemente scorretto da parte dei turisti. Ma arrivare a parlare di cani che formano branchi e si inselvatichiscono secondo me è assurdo ed esagerato. Inoltre contribuisce a creare panico, per non parlare di quando si dice che questi cani non vengono nutriti. Io potrei raccontarvi un episodio in cui, in cima ad una montagna, un cane di un escursionista ha rubato da uno zaino del cibo. E non era un cane non nutrito…

Al gestore di rifugio (sapessi chi è!) vorrei raccontare un episodio che ho vissuto in prima persona. Salivo verso il Rifugio Garelli in Valle Pesio, sono stata superata da uno sportivo che si allenava di corsa. Non avevo incontrato i famigerati cani da guardiania, il gregge aveva abbandonato il vallone, ma poco dopo, quasi in vista del rifugio, vedo il ragazzo che torna indietro. Mi dice che non può raggiungere il rifugio, e quindi scendere dall’altro sentiero, perchè ci sono due cani che non lo lasciano passare. Lo accompagno e scopriamo che sono semplicemente i cani del gestore. E’ vero, abbaiavano… Io, che non ho paura, li ho chiamati fischiando e mi sono venuti incontro scodinzolando. Poco dopo è uscito il gestore ed ha rassicurato il ragazzo, che comunque continuava ad essere teso e preoccupato. Non erano cani dei pastori, eppure questo rifugio stava per perdere un cliente…

Di cani da guardiania ormai ce ne sono tantissimi. Ogni gregge ha i suoi fedeli accompagnatori che, estate ed inverno, lo seguono al pascolo e negli spostamenti. In questi dieci e più anni che ho trascorso tra i pastori, solo una volta ho avuto dei problemi con un cane da guardiania, un soggetto con problemi comportamentali che infatti non è più stato possibile impiegare in alpeggio. In questi ultimi tempi ho anche fatto visita a diversi greggi con il mio cane e, con un corretto avvicinamento, non è successo nulla.

Alcuni amici mi hanno segnalato con un certo fastidio questa iniziava che si inserisce nel progetto Wolfalps. Anche loro hanno cani da guardiania, ma non sono stati coinvolti. Mi dicono che non è la mancata convocazione ad infastidirli, ma il metodo. Perchè dividere i pastori tra “buoni e cattivi”? Non sarebbe meglio far sì che tutti ricevano dei cani adatti? Se poi pensiamo che certe greggi grosse hanno 7-8 cani a difesa degli animali, dare le crocchette a 150 equivale a ben poca cosa. Mi potrete dire che “è meglio di niente”, ma secondo me sarebbe stato meglio trovare cani ben addestrati da sostituire quelli in cui si sono verificate situazioni problematiche.

Sempre parlando di cani, ritengo sia indispensabile fare una corretta informazione a riguardo, ribattendo puntualmente a personaggi tipo il gestore di rifugio di cui sopra e iniziando a formare anche il turista. Vi rimando a questo post pubblicato qualche tempo fa, in cui potete anche vedere l’ottimo video realizzato in Svizzera. Non sono cani aggressivi “a priori”. Ovviamente fanno il loro lavoro di difesa, per cui sono stati educati da generazioni. Altrimenti… vedete quanto sono docili e affettuosi?

Per quello che riguarda i pastori, poco per volta anche qui, dove si era persa l’abitudine ad impiegare cani da guardiania, tutti se ne stanno dotando, anche se c’è chi compie degli errori nella loro educazione e gestione. Ribadisco pertanto l’esigenza di assistenza in tal senso. Leggendo commenti su facebook ad attacchi accaduti in varie parti d’Italia, c’è sempre qualcuno dal Centro-Sud che commenta: “Avete dei cani che non valgono nulla, altrimenti non avreste problemi.” Mi spiace vedere questi comportamenti di superiorità tra colleghi, sarebbe preferibile una migliore collaborazione. Suggerimenti e consigli, invece che critiche e infiniti sproloqui sulle caratteristiche della razza, diatribe su “maremmano” e “abruzzese”. Io cercherei di capire meglio il problema, secondo me molto legato alle caratteristiche del territorio (Alpi e Appennini sono diversi), alla composizione del gregge. Poi ogni caso andrebbe analizzato in tutte le sue componenti, non è solo una questione di cani!

E cosa dirà chi incontrerà altre razze di cani da guardiania, di taglia ancora maggiore? A prescindere dalla razza, turisti o non turisti, non si può pretendere che i pastori non li abbiano a protezione dei loro animali. L’ho già detto e scritto più volte: così come il pastore deve accettare il lupo (con tutti i relativi disagi, costi e danni), così i turisti devono accettare i cani, che in fondo sono un problema risolvibile ben più facilmente, con la giusta educazione e formazione di ambo le parti.

Permettetemi ancora un paio di riflessioni, maturate in tutti questi anni. Il “lupo” è un fenomeno complesso, dalle mille sfaccettature. Un danno grave per alcuni, un business per altri. Un fattore politico, addirittura. Una risorsa, un’occasione mancata. A chi mi chiede che soluzione propongo io, con l’esperienza che mi sono fatta, posso dirvi questo. Da una parte hanno sbagliato i pastori, dovevano puntare di più i piedi, essere più saggi e lungimiranti. Nel mondo in cui viviamo purtroppo contano di più quelli che parlano di animali e di ambiente dalle scrivanie d’ufficio, piuttosto che chi l’ambiente lo vive 365 giorni all’anno. Dobbiamo tenerci il lupo? E allora fate in modo che possiamo vivere meglio laddove ci tocca restare per sorvegliare il nostro gregge. Le baite, pretendiamo le baite! E’ stato fatto qualcosa in tal senso? No. Un po’ di reti, qualche cane, qualche sacco di crocchette…

E’ più facile, è più semplice e, soprattutto, è meglio far sì che i pastori siano divisi al loro interno, farli passare per ignoranti, “cattivi” sterminatori di lupi. Oltre quindi ai sostegni concreti per la pastorizia (in Francia si riceve un tanto a capo, in modo che l’allevatore possa stipendiare un aiuto pastore, tanto per dire), io ritengo che, allo stato attuale, dato il numero di attacchi e di avvistamenti, bisogna consentire ai pastori di difendere attivamente il proprio gregge. Difficilmente questo porterà alla morte di molti lupi, ma avrà due utili conseguenze. Diminuirà l’impiego di altri metodi (tipo il veleno, pericoloso per tutti gli animali) e contribuirà a far sì che un animale intelligente come il lupo capisca dov’è meglio andare a mangiare. Se non ti brucia la coda quando predi un capriolo, ma senti fischiare la pallottola quando attacchi una pecora, la lezione la impari.

Continua il Festival del Pastoralismo a Bergamo

Il Festival del Pastoralismo a Bergamo continua a proporre eventi ed appuntamenti. Qui trovate tutto il programma dettagliato. Questo sabato però ci sarò anch’io! Qui! Sabato 29 novembre 2014 – Sala Viscontea dell’Orto botanico, Passaggio Torre d’Adalberto, Bergamo, ore 16.00, presentazione di “Pascolo vagante 2004-2014”. Domenica 30 novembre invece verrà proiettato il film “Fuori dal gregge”.

Giovanni Mocchi, tra gli organizzatori della manifestazione, ci invia alcune immagini. ” Gli strumenti dei pastori orobici: flauto in osso arcaico, corno pastorale sec.XIV (il più antico conosciuto in Europa), campanelle da pascolo del I sec. d.C. e campanacci da tutto il mondo in esposizione alla mostra Paesaggi sonori d’alpeggio .”

(foto G.Mocchi)

 

Queste invece sono le pecore del gregge transitato a Bergamo Alta nella giornata di apertura del Festival, il 24 ottobre.

(foto G.Mocchi)

Altre immagini: la “cucina” dei pastori.

(foto G.Mocchi)

Ecco infine la tosatura. Come vedete il pubblico è stato numeroso ed attento. L’augurio è che anche gli incontri culturali abbiano lo stesso seguito. Ricordo che, oltre a me sabato, dal Piemonte arriverà anche l’amico Silvio ‘d le cioche domenica… Con le sue campane! Spero di incontrare un po’ di amici lombardi sabato. Purtroppo l’orario non è molto “da pastori”, ma spero che ci siano poi altre occasioni successivamente.

Il pastore, il territorio, la storia

I pastori sono sempre gli ultimi a lasciare le montagne. Campanacci in alto non ne senti quasi più, in certe valli si sono spostati a mezza quota o già nei prati vicino alle cascine. Le grandi mandrie sono in pianura. Le bestie in guardia per la maggior parte sono rientrate dai loro padroni, a pascolare nelle reti, piccoli appezzamenti qua e là.

Però qualche gregge è ancora su. Greggi più o meno grossi. Greggi che scendono a piedi. Pascolare quello che c’è a quote intermedie, prima di scendere nella pianura a spendere soldi nei prati. Si pascola in terreni di proprietà, terreni affittati. Luoghi dove un tempo magari si tagliava il fieno ed oggi è già tanto se li pascola ancora qualcuno.

E’ autunno, è una magnifica giornata di sole e vento in quota. Vento quasi caldo. Le nuvole si rincorrono, cadono le foglie e gli aghi dei larici. Sono le giornate più belle, quasi che la montagna voglia salutare così greggi e pastori. Una scusa tardiva dopo settimane, mesi di nebbia e pioggia. Giornate al pascolo durante le quali nemmeno vedevi i tuoi animali.

Erba ce n’è ancora, oggi le pecore dovrebbero “fermarsi” di più a pascolare, ma forse vorrebbero qualcosa di nuovo, di diverso. Così salgono, e si spostano, e si dividono. La speranza era quella di mangiare in cresta, godendo del sole caldo, del panorama, della gioia di essere quassù e non là, in pianura, sotto la cappa di foschia. Ma le campanelle si allontanano quando non abbiamo nemmeno ancora finito di perlustrare le montagne con il binocolo, quindi tocca scendere velocemente.

Il pastore conosce bene la montagna e conosce le sue bestie, quindi sa già dove andare a cercarle, dove fermarle, da che parte mandare i cani. Non è ancora ora di scendere verso il recinto, tanto meno verso il fondovalle! Il sole filtra tra i rami dei larici che si stanno tingendo di giallo. Le schiene delle pecore quasi brillano. Per un po’ potranno ancora pascolare lì, consentendoci di mangiare un pranzo… pomeridiano.

Sulle montagne dell’alta valle le greggi rimaste si contano sulle dita della mano. I pastori sono fatti così, uno con l’altro devono “tenersi sotto controllo”, guardare a che ora viene aperto il recinto, immaginare perchè oggi tizio si è spostato più in qua, pensare a quanta erba avranno ancora lassù. C’è anche quell’alpeggio là sull’altro versante, quello dove sono stata quest’estate, “…di nuovo verde a questa stagione dopo anni che non lo si vedeva così!” Ed è una gioia per tutti sapere che un collega ha riportato in vita una montagna, come se si trattasse di un segnale positivo per il futuro di tutti. Pur tra i mille problemi, pur con il ricordo di diatribe per i confini, per i pascoli, per  gli alpeggi, in questo o in quel vallone, con questo o quel margaro, pastore.

Il gregge prende di nuovo la direzione sbagliata, ma è sufficiente mandare il cane, quello più vecchio, più esperto, per fermarlo ancora una volta. Il pastore mi espone i suoi “piani”, dove pascolerà ancora, per quanto tempo (meteo permettendo). Finire l’erba su, mentre magari poi quella in basso “marcisce”. Mentre i contadini in pianura iniziano ad agitarsi perchè non arriva il gregge a mangiare la loro erba.

E poi viene l’ora che le si lascia scendere. Dai larici e abeti si passa ai faggi, sotto cui non c’è erba. “Se metti poi questa foto, la gente si chiederà cosa mangiano, le pecore!“. Ma le pecore la faggeta la attraversano solo, puntando dritte alle vecchie baite, dove c’è ancora erba, e acqua e magari il pastore darà loro un po’ di sale.

Si raggiunge la pista sterrata, gli animali vanno dritti alla meta senza nemmeno bisogno di essere guidati. Il pastore si ferma a contarli, un controllo non è mai male, in questi boschi. Anche perchè ci sono pecore prossime al parto, una avrebbe potuto rimanere indietro per quel motivo. Quella sera però tutte sfilano ordinatamente, ci si può avviare al loro seguito senza preoccupazioni.

E’ quasi sera, il sole sta tramontando dietro alla cresta. le pecore si sparpagliano, l’aria si fa più fresca, anche se comunque è un caldo fuori dal normale, per la quota e per la stagione. Il pastore inizia a raccontare fatti che hanno il sapore quasi di leggende e riguardano quei posti, quei valloni.

Nessuno tiene conto anche di questi aspetti. Avere qui un gregge, un pastore, è garantire la vita del territorio sotto molti diversi punti di vista. C’è il pascolamento, c’è la pulizia, c’è la manutenzione delle strutture, ma anche il perpetrarsi di storie, toponimi, aneddoti, leggende che altrimenti andrebbero definitivamente perdute. E in questo caso non è la voce di un anziano a raccontare, ma un giovane che sicuramente le avrà apprese da altre che lì hanno vissuto e pascolato prima di lui. Anche tutto ciò è pastorizia.

Quando il territorio vuole le pecore

Mentre ero nel Nord Est ho fatto visita anche ad un amico “pastore per hobby”. Ci conosciamo da molti anni, i primi contatti sono iniziati via internet, poi ci sono stati vari incontri anche qui in Piemonte. Adesso questo amico affianca, alla passione per le pecore, quella per la tosatura. Ma quest’anno c’è stata anche un’altra novità.

In passato c’erano stati dei momenti in cui aveva addirittura temuto di dover dar via le pecore, visto che i suoi pascoli venivano “soffocati” dall’espansione dei vigneti. Quest’anno invece si trova addirittura a pensare all’esigenza di avere più pecore visto che le sue non sono sufficienti a brucare tutta l’erba che avrebbe a disposizione. In primavera infatti per la prima volta ha portato in “alpeggio” il suo gregge. Non un alpeggio come lo intendiamo qui, ma comunque pascoli a mezza quota, pascoli abbandonati, dove i proprietari hanno piacere che gli animali bruchino e facciano pulizia. Sono appezzamenti particolari tra i boschi, pascoli circondati da muretti, ma soprattutto reti fisse.

Loris così non ha avuto che da portare lì il suo gregge (non è lontano da casa sua) e spostarlo via via di pezzo in pezzo, ripascolando anche più volte gli stessi appezzamenti grazie al clima piovoso di quest’estate. Forse con una stagione “normale” la siccità si sarebbe fatta sentire, visto anche il terreno calcareo, lo strato non così profondo di terra sopra al suolo di sassi bianchi e grigi che emergono qua e là. Tutte le mattine si recava dal gregge prima di andare al lavoro, per controllare che fosse tutto a posto. “Erba ne avrei ancora, ma quando cambiano l’ora devo portarle via, perchè altrimenti è troppo buio, la mattina. Altrimenti qui starebbero ancora bene…

Soprattutto ci sarebbero numerosi vicini, confinanti, proprietari di appezzamenti più a valle che vorrebbero che nelle prossime settimane e poi anche la prossima primavera/estate, il gregge “ripulisse” i loro terreni. Ma le pecore sono poche, per Loris questa è una passione/hobby. “Tenerne di più, ma poi? Non ho posto sufficiente per l’inverno… e poi ho un lavoro che non posso lasciare. Con 50-60 pecore non ci vivo!“. E’ bello vedere come qui il territorio veda con gratitudine e gioia le pecore mentre, pochi chilometri più a valle, nella pianura, ci siano numerosi comuni letteralmente tappezzati dai cartelli di divieto di pascolo. “Per colpa di qualcuno ci rimettono tutti, perchè da queste parti c’erano pastori che passavano anche un mese o più in quei comuni, con il permesso dei proprietari e senza fare danni.

Uno strano modo di gestire l’alpe

Sono stata in Alto Adige, regione che conosco poco-nulla, fatta eccezione per i luoghi comuni e le immagini patinate da depliant turistico o trasmissione TV dove tutto funziona bene e alla fine si fa festa con la tavola imbandita. Certo, una realtà non rappresenta il tutto, ma comunque volevo raccontarvi l’esperienza che ho vissuto in prima persona.

La malga dove lavora il mio amico è in un vallone laterale. La strada asfaltata termina in una frazione, poi si prosegue o a piedi o con una bella pista forestale chiusa al traffico. Anche se sono in corso dei lavori per l’acquedotto, il fondo è molto migliore della maggior parte delle piste di accesso agli alpeggi piemontesi che conosco.

I pastori e i primi animali sono arrivati in alpe molto presto, già all’inizio di maggio. Le pecore ora, un mese dopo la salita, dovrebbero pascolare qui, a quote superiori ai 2000 metri. Come potete vedere, i pascoli hanno l’aspetto tipico della stagione… Cioè l’erba non c’è ancora! Sciolta la neve, compare quello che è rimasto in autunno. Pochi ciuffi di erba secca. E infatti il gregge, sparpagliato ovunque, bruca quel poco, pochissimo che c’è, impedendo all’erba nuova di crescere adeguatamente.

Negli ultimi giorni stanno arrivando i bovini. Vitelle e manze, da tener separate e confinate a quote più basse. Anche qui però l’erba è bassa. Potrebbe andar bene per il gregge… Poi, a distanza di qualche settimane, dopo la pioggia e con un po’ di caldo, allora potrebbero salire i bovini. Ma evidentemente le “usanze” sono differenti, da queste parti.

Aspettando il caldo… al mattino ecco la neve! Nella notte ticchettava sul tetto e, all’alba, tutte le montagne circostanti erano imbiancate. Un velo di ghiaccio copriva anche le assi all’ingresso della malga. Il pensiero corre subito alle pecore, che sicuramente non sono rimaste nella parte alta del vallone, ma saranno scese verso i pascoli dei bovini…

I bovini continuano ad arrivare. Quelli del paese, poi da comuni vicini o anche da altre zone dell’Alto Adige. Chi li porta con il trattore e la “biga“, chi con camion. Magari anche solo tre capi, magari di più. Qualcuno è già abituato al pascolo, ma certe vitelle sembrano non aver mai messo i piedi fuori dalla stalla e faticano a camminare. Anche le temperature notturne probabilmente non saranno molto gradite, per questi animali!

Mentre i pastori sono occupati con l’attesa dei bovini (a volte dura ore… perchè ti dicono di essere giù al mattino presto, ma i contadini si presentano alla spicciolata e così magari non finisci che nel pomeriggio, e poi magari ti tocca tornare ancora alla sera), le pecore si abbassano di quota e tocca di nuovo spingerle verso l’alto. Facevano gola i prati verdi… Ma questi sono destinati allo sfalcio più avanti nella stagione.

Forse almeno il caldo arriverà (in effetti dopo è arrivato eccome!), sulla malga e sul vallone splende finalmente il sole. La struttura è bella, ampia. Per i pastori c’è una parte di essa, poi l’edificio principale è adibito ad abitazione per il malgaro, che gestisce anche l’accoglienza ai turisti con attività di ristoro. Quindi vi è la stalla e i locali destinati alla caseificazione e cantina. Le vacche da latte dovrebbero arrivare entro un paio di settimane, per pascolare intorno alla malga dove la vegetazione è, come dappertutto, ancora molto scarsa.

Continuano gli arrivi di bovini, dovrebbero completarsi entro la fine della settimana. Un’altra stranezza è che gli allevatori locali giudicano negativamente i pastori da quando hanno saputo che… utilizzano i cani, sia nella gestione del gregge, sia della mandria. Vorrei sapere come penserebbero di spostare gli animali, senza l’ausilio dei cani! Specialmente le pecore, tutte sparse in gruppi e gruppetti sulla montagna! Per quello che ho visto, non vi sono nemmeno dirupi particolarmente scoscesi, dove gli animali spaventati dal cane potrebbero essere in pericolo.

Finalmente una mattinata da dedicare al gregge. Il pastore, che ha portato qui anche i suoi animali, riesce a richiamare le sue capre per controllarne lo stato e vedere che sia tutto a posto. Essendo io abituata a tutt’altro metodo di pascolamento, mi domando come si faccia a prendersi cura degli animali, in questo modo. Praticamente impossibile! Anche girando a piedi tutta la montagna ogni giorno, ammesso di riuscirci (e avendo il bel tempo).

Le pecore partoriscono nel corso di tutta l’estate. Così bisogna anche trovare gli agnelli neonati, marcarli e contrassegnarli con un orecchino dalla numerazione progressiva, di modo che a fine stagione, per ogni proprietario si dica: “Le tue pecore hanno anche l’agnello x, y, z, ecc…“. C’è da sperare che tutte prendano l’agnello e che non ne muoia nessuno, perchè avvicinare e catturare una di queste pecore è quasi impossibile, tanto sono selvatiche e poco abituate all’uomo. Qualcuna addirittura, vedendoti da lontano, fischia come i camosci, battendo il piede anche se non ha l’agnello piccolo!

La parte sommitale del vallone ha ancora l’abito invernale, ma qualche pecora è già salita fin qui a vedere se ci fosse qualcosa da brucare. I pastori sono stipendiati da una sorta di consorzio dei proprietari, a quanto ho capito. Ma il loro lavoro non sarà sicuramente semplice, quest’estate!

Incontriamo altri gruppi di pecore e pecore con l’agnello, separate dalle altre. Per me è inevitabile pensare cosa succederebbe qui se arrivassero i predatori, orso (presente in Trentino) e lupo (la Svizzera e i Grigioni non sono lontani). Sarebbe una strage! E dire che, in una realtà simile, con delle strade che si spingono anche abbastanza in alto e con malghe intermedie collocate lungo la valle, una gestione con recinti notturni non sarebbe impossibile. Anzi… Migliorerebbe i pascoli, ripulendoli dai cespugli, abbastanza diffusi in vaste aree, credo soprattutto per effetto di questo pascolamento libero e fuori stagione! Visto che non auguro a nessuno di dover convivere con i predatori, io però un minimo di gestione più accurata dell’alpe la farei a prescindere…

Ecco la malga per i pastori a metà della valle. Oltre a quella principale, questa e un’altra a quota inferiore completano gli edifici presenti sull’alpeggio. Altro che certe realtà dalle nostre parti… Dove in tutto il territorio hai solo qualche vecchia struttura in pietra ai limiti della decenza!

Alla sera, ennesima piccola transumanza. Appena fuori dal paese, vi sono dei recinti in legno, dove via via vengono chiusi gli animali portati dai proprietari, in attesa di accompagnarli poi sui pascoli. Probabilmente questi recinti serviranno anche per separarli a fine stagione. Ai pastori hanno detto che le pecore resteranno su fino all’inizio di novembre… Mi farò raccontare com’è andata la stagione e soprattutto come faranno a recuperare tutte le pecore sparse per la montagna! Altro che lavorare senza cani!