Riunire i pastori

In questi giorni sono stata in provincia di Brescia, più precisamente sulle montagne della Val Trompia. L’occasione era un incontro organizzato a malga Cigoleto, per parlare di problemi della pastorizia.

Sono panorami un po’ diversi da quelli a cui sono abituata. Anche se il mio viaggio per raggiungere l’alpeggio è avvenuto sotto la pioggia battente, pure da quelle parti la siccità e il caldo di quest’estate hanno lasciato il loro segno. Domenica mattina però splendeva il sole e si poteva godere del panorama. Purtroppo nel corso della giornata è poi arrivata la nebbia, ma non ha influito sulla partecipazione all’incontro.

Gli alpeggi lì sono regionali, gestiti dall’Ersaf, e sono stati ristrutturati negli ultimi anni. Feste, incontri e manifestazioni in alpeggio vengono organizzati anche in funzione della gestione regionale. Massimo e Antonella, dell’alpe Cigoleto, hanno infatti un calendario di manifestazioni che prevede ben quattro appuntamenti (questa domenica, 9 agosto, festa dell’alpeggio con pranzo in malga e degustazioni di formaggi).

Domenica scorsa invece si parlava soprattutto di pastorizia, anche perchè Massimo è uno dei tanti pastori vaganti della Lombardia. All’incontro ha partecipato una quarantina di persone, ma purtroppo i pastori erano meno del previsto. Il lavoro, le distanze, impegni vari… Ci si aspettava anche qualche rappresentante in più da parte delle Istituzioni, ma comunque l’incontro c’è stato e i temi da trattare sono stati discussi a lungo.

Massimo già la sera prima mi aveva parlato a lungo delle problematiche che, lui e altri pastori, incontrano nel corso di tutto l’anno, specialmente in pianura: parchi fluviali, divieti di pascolo, argini dei fiumi dove cresce di tutto o dove passano mezzi cingolati per tagliare erba e arbusti, ma dove le pecore (e i pastori!) vengono multati se vi mettono piede. Niente di nuovo, sono i soliti problemi che ho ascoltato e vissuto quando ho iniziato a frequentare questo mondo e che si ripropongono di anno in anno, ovunque, sempre allo stesso modo. “Per poter lavorare con le Istituzioni, trovare degli accordi, mettere in piedi dei progetti, dobbiamo avere un’associazione. Prima dobbiamo risolvere i problemi che non ci permettono di lavorare, poi potremo pensare alla valorizzazione dei prodotti, ecc…“, spiega Massimo, mentre mi mostra lettere, documenti, estratti di leggi e regolamenti. “Noi pastori non siamo uniti, così non contiamo niente. Ma devono esserci le persone giuste a parlare, altrimenti meglio stare zitti.” La rappresentante della Regione parla di un “piano di pascolo” lungo i fiumi, trovare delle zone alternative per i pastori che, a causa dei divieti nelle aree fluviali, incorrono in multe e denunce nel periodo primaverile.

Tino Ziliani, rappresentante dell’Associazione dei pastori già esistente, e Annibale Gusardi, pastore, intervengono esponendo le loro ragioni. E’ difficile per chi fa questo mestiere partecipare a incontri e riunioni. “…poi noi qui abbiamo la batida, un territorio, un’area in cui gira ogni pastore. Non posso andare da un’altra parte, se è la batida di un altro! E non abbiamo bisogno che sia la Regione a parlare con i contadini, quello lo facciamo noi come abbiamo sempre fatto. In primavera sui prati non si può andare, da sempre si va lungo i fiumi, e se adesso il Parco mi da una cartina con tutto rosso, tutto vietato, io non so dove andare! Bisogna far sparire quel rosso, non serve altro!“. Si parla e si parla, ma alla fine non può essere da quell’incontro che si porta a casa un risultato. Solo il futuro (e la determinazione di qualcuno ad andare avanti) potrà dire se si riuscirà a creare una nuova associazione, anche estesa ad altre regioni, come il Piemonte, oppure no.

Massimo in alpeggio ha capre, pecore e qualche vacca. Produce anche formaggi (vaccini e caprini), che vende ad un commerciante. Antonella infatti mi racconta che di lì non passa nessuno, è impossibile pensare di vendere in alpeggio. Scendere a far mercati è ugualmente problematico, la strada è lunga, uno sterrato non facile, non vale la pena affrontare il viaggio, meglio la vendita sicura in blocco di tutto il prodotto.

Il mondo degli alpeggi cambia… Se certi gesti, certe esigenze, restano quasi immutate, anche a queste quote i dibattiti riguardano gli affitti delle montagne, la burocrazia, le difficoltà, le mille complicazioni che la nostra era estende anche ai mestieri più antichi. Massimo ha tante idee e buona volontà, ma il dubbio fondamentale è principalmente uno: avranno voglia i pastori di impegnarsi in questa associazione? In passato più volte si è tentato di fare qualcosa, ma per diversi motivi gli esiti non sono mai stati positivi.

Nella stagione invernale ha cercato di ritagliarsi una zona spostandosi a Ferrara, dove c’era qualche spazio libero, cosa che invece mancava in Lombardia. Adesso il gregge è interamente in alpeggio, a monte rispetto alla baita. Dopo aver provato con pecore di razze da carne, ha acquistato pecore bergamasche. Conosce bene molti pastori, anche in Piemonte, e la sua intenzione sarebbe appunto quella di coinvolgere anche loro nel progetto associativo. “Come Associazione poi possiamo incaricare dei professionisti che presentino dei progetti. Dobbiamo ottenere risultati che servano a tutti.

Oltre alle pecore, c’è il gregge degli agnelloni, quelli che verranno venduti per la festa dei mussulmani. I pastori, da queste parti, li separano dal resto del gregge, in alcuni casi non li portano nemmeno in montagna, ma li tengono in pianura tutto l’anno. La gestione della pastorizia è un po’ diversa rispetto al Piemonte, ma ve ne parlerò nei prossimi giorni, continuando presentandovi anche gli altri pastori che ho avuto modo di incontrare in questa breve trasferta.

Te ne sei andato, pastore…

Dieci anni fa, estate 2005, giravo per le valli facendo interviste. Quelle ai pastori vaganti sarebbero uscite all’interno di “Dove vai pastore?”. Tra gli intervistati c’era anche lui, Alfio.

Alfio, settant’anni ben portati, capelli grigi, occhi vigili in un volto segnato dal tempo, dall’aria, dalla pioggia, dal freddo e dal sole, è alla guardia di un gregge di circa ottocento animali.“, così lo descrivevo nel capitolo a lui dedicato. Alfio se n’è andato dieci anni dopo, all’età di ottant’anni. Aveva venduto le pecore e la scorsa estate non era più salito in montagna per problemi di salute.

Sono pastore dall’età di undici anni, ho sempre fatto questo. Già il mio bisnonno era pastore, abbiamo comunque sempre avuto qualche bestia, pecore. Questa è una maladia, na maladia grama. Non ti lascia, e tu vai avanti, anche quando gli altri, alla tua età, sono in pensione. Eh, per morire di fame con la pensione…“. Lassù al colle del Nivolet, Alfio dormiva sotto ad un nylon tirato contro una roccia.

Il funerale di Alfio sarà martedì a Rueglio, in Valchiusella, suo paese natale.

Tosare le pecore

Se le greggi vaganti inizieranno tra poco a tosare (meteo permettendo), chi invece ha le pecore in stalla, in questi mesi invernali ha provveduto a liberarle della lana.

In questi anni vi ho mostrato più volte le squadre di tosatori professionisti, che girano l’Italia, ma anche l’Europa, per tosare grosse greggi di pecore. Quando però ci sono da tosare numeri meno imponenti, si ricorre a tosatori locali. Un po’ ovunque ci sono pastori che sanno tosare, provvedono alla tosatura dei propri animali e vanno anche a svolgere questo lavoro da amici e conoscenti in zona, così come si è sempre fatto in passato.

Ieri sono stata da Silvio, allevatore di pecore da latte in provincia di Cuneo. La giornata era fredda e quasi invernale, la neve nei giorni scorsi è di nuovo scesa a bassa quota, ma le sue pecore sono in stalla al riparo, quindi la tosatura non comportava nessun problema. Anzi, quando gli animali usciranno al pascolo, avranno poi quel po’ di lana nuova sulla schiena a proteggerli.

Gli animali vengono fatti uscire uno ad uno dal corridoio che solitamente li porta alla mungitura. Oltre a chi tosa, ovviamente c’è bisogno di gente per prendere gli animali e tenerli per passarli via via ai tosatori. Quando però il numero di pecore è ridotto, il tutto si porta a termine in una mezza giornata ed è anche un momento di festa, oltre che di lavoro.

I due tosatori sono giovani pastori della Val Pellice. L’organizzazione della loro azienda fa sì che riescano a ritagliarsi del tempo anche per andare a tosare in giro dai “colleghi”, quando è stagione. Non sono gli unici a svolgere questa attività integrativa, alcuni sono organizzati quasi “in squadra” e si recano a tosare anche in diverse zone del Piemonte.

Una volta che il gregge è stato tosato, si riempiono di fieno le greppie, ma poi si va a tavola. Sono appunto anche giornate di “festa”, la normale routine si interrompe, dopo il lavoro si pranza in compagnia, tra aneddoti e battute. Tutt’altra cosa rispetto alle estenuanti giornate di tosatura con le squadre, dove non bisogna perdere il ritmo, nè a tirare le pecore, nè ad insaccare la lana.

Qualche foto

Oggi, molto rapidamente, vi propongo un po’ di foto, tra le tante che mi avete mandato.

(foto M.Ferretti)

(foto M.Ferretti)

Visto che è stagione di capretti, inizierei con queste simpatiche immagini inviate recentemente da Massimo intitolate rispettivamente: “il cuore è più saporito” e “capretta stanca – meglio farsi portare”.

(foto M.Ferrato)

(foto M.Ferrato)

Un altro giovane amico del blog, Marco, mi ha dato queste foto “in posa con rudun“. Siamo in Piemonte, valle Po per essere più precisi. Prima o poi andrò a far visita alle sue pecore dal vivo, lo prometto…

Concludiamo con immagini estive sempre dell’amico Leopoldo. Nella sua gita del mese di agosto scorso, dopo aver fatto visita al pastore Fabio, ha raggiunto un altro pastore, ai piedi delle Pale di San Martino: Ruggero Divan. C’è un bellissimo libro su questo protagonista della pastorizia del Nord Est e presto ve ne presenterò la recensione. Nelle foto di Leopoldo, parte del gregge, le malghe, un simpatico cucciolo, il pastore e, per una volta, anche il nostro amico appassionato di pastorizia.

Un incontro non del tutto casuale

Prima di queste piogge avevo fatto diversi giri in montagna, in quella montagna che amo, che preferisco. E’ la montagna di mezzo, non su oltre il limite della vegetazione, tra le rocce e il cielo. Quella montagna che è bello esplorare in autunno, tra i colori, ma senza troppe foglie.

In questa stagione può già esserci neve in quota. Quest’anno il clima è così strano che non sai davvero cosa aspettarti, per esempio l’erba verde e persino qualche fiore laddove dovrebbe esserci solamente gelo ed erba gialla. Invece a fine novembre, dove gli animali hanno pascolato, si notano chiazze verdi anche in quota.

Procedo per il sentiero fino a sentire le campane delle capre. Le avvisto sul fondo di un canalone, che si dirigono al pascolo. Se ci sono le capre, da qualche parte incontrerò anche il pastore. Ho sentito tanto parlare di lui, spero di riuscire a trovarlo per chiacchierare un po’.

Sul sentiero, più avanti, c’è molto pelo. Chissà se si tratta di un animale che è stato predato dal lupo? Se incontrerò il pastore, glielo chiederò. Certo che, su una montagna così cespugliata, impervia, non si può dire che non siano posti da lupi. Il gregge è da solo, senza accompagnamento di un cane da guardiania, più aventi incontrerò il recinto dove viene ricoverato la notte.

Continuo il mio cammino in quella montagna silenziosa, dove un tempo vivevano, almeno per diversi mesi all’anno, numerose persone. Oggi è un deserto, le case in pietra si confondono perfettamente con il paesaggio. Si incontrano grossi faggi secolari, poi i pascoli più verdi vicino all’alpeggio.

Quando raggiungo la baita, addossata alla roccia, provo una sensazione strana. A parte i secchi di plastica contenenti il cibo per i cani, che abbaiano forsennatamente, sembra di essere davvero fuori dal tempo. E’ la prima volta che vengo qui, ma mi rendo conto di aver forse descritto questo luogo in un mio libro. Dov’è però il suo abitante?

Ci sono diverse baite, ma a parte i cani, non c’è nessuno. Siamo a fine novembre, ma in tanti mi avevano detto che questo pastore non scende fino a quando la neve non cade fin sotto al suo alpeggio. E’ un posto particolare, si sale soltanto a piedi dal fondovalle, io ci sono arrivata da sopra, seguendo un altro sentiero. Sembra quasi incredibile che ci sia ancora qualcuno che vive quassù.

Oltre il vallone, gli ultimi raggi di sole autunnale illuminano un altro gruppo di case dove ci sono anche dei bovini al pascolo. Si vedono insediamenti un po’ ovunque, anche se siamo nell’inverso, la parte meno solatia, la parte più fredda. Fino a quando sono stati abitati, questi posti?

E queste baite abbandonate appena sotto l’alpeggio? Qui non ci sono grossi pascoli, come si viveva? Di cosa si viveva? Non c’è nessuno, mi avvio sul sentiero di discesa, rassegnata a non conoscere il pastore che abita quassù. Per fortuna però…

Appena imboccato il sentiero per scendere, mi viene incontro un cane, seguito a breve dal suo padrone, che porta a spalle un carico di legna. Lo saluto, mi dice che era andato a dare il pezzo alle vacche. Mi presento e… Mi viene imposto di risalire per tornare alla baita, così potremo chiacchierare. Entrambi abbiamo sentito parlare l’uno dell’altro, quindi adesso bisognerà approfondire la conoscenza dal vivo. Chi ha letto “Lungo il sentiero” capirà un certo senso di deja vù che ho provato.

Vi garantisco che questa era la prima volta che incontravo Rino, anche se tante volte mi avevano parlato di lui. Mi porta nella baita che funge da abitazione. Quella dove stava prima è rimasta danneggiata da un incendio: “…il lunedì della fiera di primavera a Pinerolo. Mi hanno detto che c’era il fumo quassù. Ha preso l’albero e ha danneggiato la baita.Accende la stufa per scaldare il latte per un agnello, intanto chiacchiera inarrestabile. Altro che il pastore solitario e taciturno! A tutti i costi devo pranzare con lui, anche se io avevo già mangiato poco prima più a monte. Mi racconta dei campi di patate e cereali che si piantavano quassù ancora quando lui era ragazzo. Adesso non c’è più nessuno qui: “…e quando smetterò io, chi vuoi che venga ancora a fare una vita del genere? Nessuno! Anche i giovani… O non vogliono fare questo mestiere, o comunque non più così!

Quando scenderà, se il tempo lo permette, farà ancora una tappa più in basso, prima di rientrare a “casa”, solo che sotto alle capre piace poco, non rientrano da sole la sera e bisogna andarle a prendere. Infine si sposterà in un’altra frazione e mi invita a passare a trovarlo. Mi racconta di avere un rimpianto: “Non ho mai preso la patente quando era ora. E adesso? In moto, anche quando piove…

Devo scendere e così saluto Rino, anche se avrei potuto stare ore ad ascoltare i suoi racconti. Il sentiero è ripido e scivoloso, tra pietre viscide, fango e foglie. Poi sbuco su di un sentiero ben ripulito. Poco dopo incontro chi si sta occupando di togliere le foglie: “Da tanti che eravamo, solo più io faccio la roida a pulire. Gli altri… Nessuno! Ma se non si tolgono le foglie, poi arrivano le capre, pestano tutto e non si sta più in piedi. Vado avanti fino lì, poi oltre… ci hanno già pensato. Un altro appalto!!!” Una montagna ancora viva, una montagna che sopravvive a stento, solo grazie ad anziani. Quale sarà il futuro?

Ai pastori piace il freddo

Sono in Lombardia, ospite di un caro amico, che mi chiede cosa voglio fare quella domenica mattina. Che domande… si va a cercare un gregge, no? Anche se sono le sue zone e se il pastore lo conosce bene, non è immediato trovare chi stiamo cercando, complice anche una nuova strada, la BREBEMI, che taglia la campagna, la vecchia viabilità, le stradine tra i campi. A furia di girare e di chiedere, alla fine individuiamo le tracce del gregge e lo avvistiamo in lontananza.

I pastori hanno appena finito di dividere le pecore. Il grosso del gregge sta dirigendosi al pascolo, un gregge più piccolo è stato separato per essere poi spostato verso una zona collinare dove “pulirà” alcuni appezzamenti. Il cielo è grigio, ma non piove. Fango ce n’è in abbondanza e, nel recinto dove le pecore sono state ammassate per la divisione, non si sta in piedi. Siamo in piena pianura, distese immense di stoppie di mais alternate a campi di cereali.

Lui è Beppe, gestisce questo gregge insieme al fratello e rispettivi figli. Mi spiega un po’ come funziona il pascolo vagante da queste parti. La stagione in alpe finisce presto, verso la fine di agosto, inizi di settembre, sia perchè su finisce l’erba, sia perchè le pecore iniziano a partorire e allora stanno meglio in pianura, dove ci sono tutte le stoppie dei cereali da pascolare. Dopo, dall’inizio di novembre fino a febbraio, prima che mettano i liquami, invece ci si sposta nei trinciati e nelle stoppie del mais, come gli appezzamenti in cui il gregge sta pascolando ora.

Non si pascolano prati e non si spendono soldi per l’erba. Ogni pastore ha la sua zona, i suoi comuni tra cui spostarsi. “Adesso però servirebbe il freddo. I pastori stanno bene, con il freddo! Qui c’è quest’erba che… se gelasse poi marcisce e resta l’altra, che la mangiano bene e non fa male come questa. Le capre vanno là in quell’erba secca e la preferiscono! Dovrebbe gelare, invece piove e fa caldo, c’è fango e le pecore non stanno bene.

Ci sono numerosi agnelli, sdraiati tra i solchi della stoppia. Il vello un po’ infangato, riposano nella speranza che non riprenda a piovere. Beppe mi parla anche di come in Lombardia ai pastori sia stata data la possibilità di commercializzare legalmente gli agnelloni per la festa dei Mussulmani direttamente al consumatore finale. Piccole, ma importanti differenze tra Regioni…

C’è un ragazzo a dare una mano, Michael, giovanissimo appassionato. Viene dal pastore perchè gli piace, aiuta, è stato anche in montagna. “Dovrebbe finire di studiare, ma lui preferisce venire qui, dalle pecore! Mio figlio invece vorrei che facesse un’esperienza fuori, all’estero. Lavorare in un altro modo, perchè questo mestiere qui… Non so che futuro potrà avere, e poi la vita che si fa…

Ogni pastore una storia

In dieci e più anni di pastori ne ho incontrati tanti. Ciascuno con la sua storia. Ma mi piace sempre ascoltarne di nuove e condividerle con voi che mi seguite. Anche nei miei libri ho parlato dei pastori che, una volta, emigravano in Francia per lavorare. Poi sono arrivati in Italia i pastori dalla Romania, a fare gli operai per gli allevatori locali. E adesso?

Immagini che vi ho già mostrato tante volte. La campagna autunnale, un gregge in cammino, alla ricerca di nuovi prati, stoppie o incolti. Il pascolo vagante, insomma. Questo gregge in particolare non l’avevo mai fotografato. Ho incontrato il pastore alla Fiera di Luserna e mi ha chiesto se potevo andare da lui a scattare qualche foto.

Il pastore è una vecchia conoscenza. La prima volta che ci siamo incontrati, anni fa, lui lavorava insieme a Fulvio. Avevano gli animali in società e, per qualche stagione, ha seguito il cammino di quel gregge dalla montagna alle colline dell’Astigiano. “Fulvio è il mio maestro. Ho imparato tanto da lui. A volte magari non era facile lavorarci insieme, ciascuno ha il suo carattere, ma non l’ho mai visto lasciar morire un agnello. Piuttosto si inginocchia nel fango, sotto la pioggia, per cercare di farlo succhiare, per tentare il tutto per tutto.

Il gregge si sposta nelle campagne. Deve arrivare nell’Astigiano prima che il suo padrone riparta. E qui allora devo iniziare a raccontarvi questa storia… Sapete che, tra pastori, le notizie viaggiano alla velocità della luce. C’è “radiopecora” che le diffonde, tra passaparola, telefonate e gossip. Già due estati fa infatti avevo saputo che Piero, il pastore che conduce questo gregge, aveva fatto la stagione oltreconfine, in Svizzera. Me lo aveva confermato lui stesso, quando lo avevo incontrato, sempre alla fiera.

Poi però avevo sentito dire che aveva lavorato là anche d’inverno. Pascolo vagante come quello del film “Hiver nomade“? Viene subito in mente il gelo, la neve, le parole che avevo sentito da un pastore che, per tutta la vita, aveva lavorato in terra elvetica. Qui però abbiamo un gregge, pecore e capre, che si spostano e che salgono in alpeggio in Piemonte. Ho mille domande da fare per cercare di capire questa storia.

Dopo aver attraversato la strada, si torna in aperta campagna. Trattori nei campi che si affannano ad arare o a portare via le rotoballe dalle stoppie del mais. E’ prevista pioggia, così i contadini si affrettano. I pastori sperano che non ne cada troppa, che il terreno non si inzuppi, che gli animali non sprechino troppa erba.

Il padrone del prato ha preceduto il gregge fin qui, per mostrare dove fosse. “Gli altri anni chiedevo ad un altro pastore, ma alla fine non è mai venuto a pascolarla… falla mangiare tutta, quest’erba!“. Gli animali non si fanno pregare. I pastori scaricano gli agnelli più piccoli dal furgone, i cani sorvegliano. Piero mi racconta che è proprio grazie ai cani da guardiania che è finito in Svizzera. Era stato invitato oltreconfine da una veterinaria per portare la sua esperienza di lavoro con questi animali insieme al gregge e là ha sentito parlare dello stipendio mensile per chi fa la stagione estiva. “Per quelle cifre, ci vengo io! Un anziano mi ha sentito, mi ha chiesto se scherzavo, abbiamo parlato tutto il tempo del pranzo e alla fine…

Così adesso Piero è diventato uno strano pastore vagante. Il suo gregge resta in Piemonte, sorvegliato da altri: “Avevo pensato di venderle, ho fin chiamato il commerciante a vedere, ma poi non me la sono sentita… le capre soprattutto!” Lui d’estate lavora in alpeggio, in Canton Ticino, badando agli animali di una quindicina di proprietari. D’inverno invece conduce al pascolo il gregge di un unico allevatore. Animali in asciutta e montoncini da ingrasso. “Lo scorso anno ho fatto la prima stagione invernale. Per fortuna non è stato un inverno troppo freddo…

Qui le pecore stanno chiamando gli agnelli, in Svizzera invece le fattrici restano in cascina, non seguono il gregge. “Là è tutto diverso. Ogni Cantone c’è un solo pastore. La gente è gentile. Io non parlo Tedesco, ma in qualche modo… Arrivi nei paesini e vengono le mamme con i bambini per vedere le pecore. Portano un cesto, con dentro il thermos, la torta! Altro che da noi! Un giorno una ragazza è venuta e mi ha fatto capire che voleva fare la foto con me. Dopo un’altra ha tradotto quello che diceva. Era il suo compleanno e, il fatto che il pastore fosse arrivato nel suo paese proprio quel giorno, era di buon auspicio. Per quello ha voluto la foto!

La transumanza di inizio stagione della Pecora Brigasca

Mentre mandrie e greggi completano la loro stagione in alpeggio, appena prima della festa della pecora Brigasca in Francia, a la Brigue, vi propongo un “servizio” realizzato dall’amico Carlo qualche mese fa. A lui la parola.

“Fine giugno: per i pastori è arrivato il tempo di transumanza, lo spostamento del bestiame dai pascoli invernali agli alpeggi. E così fa Aldo Lo Manto, proprietario dell’azienda agricola “I formaggi del boschetto”, presidio Slow food per la toma di pecora Brigasca. Aldo è l’unico pastore della Liguria a fare la transumanza interamente a piedi partendo da Garlenda e arrivando fino alla località Pornassina (Le Navette Liguri) a oltre 2000 metri di altitudine, è lui che ha salvato dall’estinzione la pecora Brigasca. Il nome della Brigasca (Brigasque) deriva dal monte Briga e dall’omonimo passo, sulle Alpi Marittime in Liguria, zona di confine tra Italia e Francia.

(foto C.Borrini)

Da alcuni anni, Aldo ha voluto coinvolgere in questa esperienza (la transumanza), sostenuto anche dall’Associazione i Transumanti, anche gruppi di escursionisti che camminano con i pastori e con le greggi entrando in sintonia con la natura e gli animali. Quest’anno a questa transumanza abbiamo voluto assistere anche noi (io e mia moglie).

(foto C.Borrini)

Il ritrovo era fissato per le 5.00 del mattino presso la Chiesa della Natività di Garlenda, quindi accompagnati da Valentina siamo arrivati presso i recinti dove erano ancora rinchiusi gli animali. Quindi per la mattina del 20 giugno sveglia alle 4.00, orario per me molto inusuale (sono ancora al primo sonno), ma anch’io sono stato contagiato un po’ dalla malattia delle pecore, quindi ho fatto volentieri questo sacrificio. Alle ore 5,45 con puntualità quasi Svizzera si sono aperti i recinti e il cancello ed è partita ufficialmente la transumanza.

(foto C.Borrini)

Un migliaio di Brigasche divise in due greggi e una cinquantina di bovine, con al seguito cavalli, cani e guidate dai pastori hanno iniziato così il loro lungo viaggio verso i monti.

(foto C.Borrini)

Passando per Vellengo Passo di Cesio e da Colle San Bartolomeo, la prima tappa prevedeva l’arrivo a San Bernardo di Conio dove per la serata è stata organizzata la “Festa del Pastore”.

(foto C.Borrini)

Io e mia moglie abbiamo lasciato momentaneamente la transumanza per ritrovarla nel pomeriggio verso San Bernardo di Conio. Nel tratto tortuoso di strada da Colle San Bartolomeo a San Bernardo segni inequivocabili sull’asfalto ci dicevano che le greggi e la mandria ci precedevano.

(foto C.Borrini)

Infatti dopo pochi minuti, ecco gli animali e i pastori all’ombra degli gli alberi per una meritata sosta per il riposo.

(foto C.Borrini)

Qui ho avuto una piccola incomprensione con un maremmano; forse mi sono avvicinato troppo alle pecore e mi sono trovato questo bel cucciolone che abbaiava e mi teneva sotto tiro, al che alla chetichella mi sono allontanato e tutto si è risolto per il meglio senza l’intervento del pastore.

(foto C.Borrini)

Nel frattempo, mentre le pecore e le mucche si erano messe a pascolare ho scambiato alcune battute con Aldo. In breve mi ha detto che solo dei pazzi possono ancora fare questo lavoro puntando decisamente il dito contro il mondo fatto di carte e burocrazia che non capisce più le tradizioni, oltre ad altri problemi quali il mercato, il lupo, gli ambientalisti o pseudo tali, ecc.

(foto C.Borrini)

Ma poi c’è di mezzo la passione (che per lui è missione) e così continua nonostante tutto.

(foto C.Borrini)

Dopo il riposo e il pascolo le greggi e la mandria vengono ricompattate dai pastori con l’aiuto fondamentale dei cani ed è iniziato così l’ultimo tratto della prima tappa verso San Bernardo di Conio.

(foto C.Borrini)

Intanto il tempo si stava annuvolando ed è scesa la nebbia e la temperatura si era notevolmente  abbassata. E’ iniziato quindi il viaggio di avvicinamento a San Bernardo che è durato circa un’oretta.

(foto C.Borrini)

L’arrivo a San Bernardo di Conio è stato salutato da un buon gruppo di persone e turisti e da un tempo sempre più nebbioso. Quindi inizia il passaggio delle greggi con Aldo Lo Manto ad aprire la sfilata.

(foto C.Borrini)

Seguito dal primo gregge composto dalle pecore produttive che dovranno in serata essere munte…

(foto C.Borrini)

…dalla mandria delle bovine nel quale le mamme hanno incontrato i loro vitellini per l’allattamento…

(foto C.Borrini)

…e infine dal secondo gregge. Dopo la sistemazione delle greggi e della mandria nei loro recinti preparati prima, ha avuto inizio la “Festa del Pastore” con degustazione di piatti tipici della tradizione agro-pastorale, alla quale, purtroppo non abbiamo potuto partecipare.

(foto C.Borrini)

Il giorno successivo pastori, greggi, mandria e gli escursionisti al seguito, hanno raggiunto la località Navette Liguri per l’alpeggio estivo, passando da Bosco di Rezzo, Passo della Mezzaluna, Alpe Grande, Pianlatte, Colle del Garezzo, Monte Fronte e Fascia Pornassina.

Che dire in conclusione: abbiamo passato una bella giornata a contatto con gli animali e con il mondo pastorale in una nuova realtà quella della pastorizia ligure, abbiamo conosciuto nuove persone e scoperto la razza Brigasca. Per quanto riguarda la scoperta dei prodotti della cucina vedremo di provvedere per il prossimo anno. Un ringraziamento all’Associazione I Transumanti in particolare a Valentina Borgna per la sua disponibilità e per le informazioni che ci ha fornito sul percorso della transumanza. Un saluto ad Aldo Lo Manto e…Buon viaggio Pastore!!!! Arrivederci al prossimo anno.”

Finalmente anche questa transumanza

Ho un dispiacere. Quello di non essere mai venuta prima a questa transumanza, così nel mio libro che sta per uscire, quello con le foto di 10 anni di pastorizia, mancherà questo gregge e questi pastori. E’ che da casa mia al luogo di partenza di questa transumanza ci sono giusti giusti 250 km! Poi le transumanze avvengono sempre nello stesso periodo e il caso ha voluto che mai fossi “libera” nel giorno in cui il gregge partiva.

Questa volta però arrivo al mattino “presto”, prima ancora del sole. Speravo di vedere il gregge ancora a Riale, invece stava appena arrivando poco sotto, nel pianoro sovrastante la cascata. Mancavano diversi lavori da terminare prima della partenza, ma le pecore potevano allargarsi a pascolare nei prati. Non c’era tantissimo, dopo la fienagione, ma lo spazio era ampio e qua e là avrebbero ancora potuto brucare.

Il gregge si sparpaglia, ci sono pecore ovunque nella piana. E’ una bellissima giornata autunnale. All’aria fredda del mattino si sostituisce un tiepido sole, qualche nuvoletta che si dissolve, mostrando la montagna nei suoi colori autunnali più belli.

Alcune capre si battono, i becchi invece continuano ad inseguire quelle in calore. Questi due esemplari sono davvero molto grossi, ma non sono gli unici maschi, nel gregge. Qui è difficile contare gli animali: sia di pecore, sia di capre, ce n’è davvero un gran numero. Il pastore in seguito già mi confermerà quello che già sapevo, cioè che un tempo erano di più, ma ne ha poi vendute parecchie tutte insieme.

Le pecore pascolano tranquille, intanto “si fa un po’ di ordine” all’accampamento. Si parte, non si tornerà più indietro fino al prossimo anno. Gregge vagante e pastori vaganti, qui la casa sono una roulotte e un fuoristrada, un trailer per trasportare gli agnelli, dietro al quale trovano posto anche le gabbiette per le galline.

Ecco i pastori, Renza ed Ernestino, una foto insieme con i cappelli di feltro che ha regalato loro un amico. La loro storia è diventata nota a molti grazie a questo video, un filmato realizzato per la televisione svizzera, uno dei migliori lavori riguardanti la pastorizia che mi sia mai capitato di vedere. Quasi un’ora per raccontare davvero la vita del pastore, senza eccedere in poesia, romanticismo, ma mostrando quella che è la realtà.

Anche se ci sono numerosi asini e cavalli, nel XXI secolo i mezzi di trasporto sono ormai altri, così le pecore continuano a pascolare mentre si inizia a portare a valle almeno una roulotte. Il sole continua a splendere. Più indietro sono rimaste le pecore con gli agnelli più piccoli, che il pastore porterà a valle in un secondo momento, per non essere troppo rallentato ed impacciato nella lunga transumanza.

Finalmente si parte. C’è anche il tempo per un saluto speciale, quello di Renza ad una delle sue caprette preferite. Mi racconta la storia di questo animale, che lei stessa ha salvato quando era appena nata ed ha rischiato di affogare in una pozza lì vicino.

La transumanza ha inizio. Questo gregge sale e scende completamente a piedi, senza utilizzare camion, poi proseguirà il cammino con il pascolo vagante in tutto il resto dell’anno. La differenza tra chi si sposta quotidianamente anche con molti animali e chi invece normalmente non percorre grandi distanze è evidente in giornate come questa. Il pastore non ha “aiutanti speciali”, al massimo un paio di amici per spostare i mezzi, ma per il resto ci si arrangia da soli, come d’altra parte si farà nei mesi a venire.

Dalla Cascata del Toce si scende lungo l’unica strada esistente. Il traffico non è molto, in quel pomeriggio di un venerdì di inizio ottobre. Anche viaggiando in verso opposto a quello del gregge, c’è da aspettare qualche minuto prima che questo sia transitato tutto.

E’ sicuramente uno spettacolo da non perdere. L’indomani lo spettacolo sarà pubblico, dato che per il decimo anno consecutivo il passaggio del gregge a Premia sarà occasione per festeggiare con la manifestazione “Tempo di Migrar”. Se per la gente è un giorno di festa, per i pastori è una lunghissima giornata di lavoro.

Lungo la via si fanno solo delle brevissime tappe, soprattutto per far defluire il traffico, oltre che per pascolare velocemente qualche prato che è stato concesso al pastore. Mi raccontano che un tempo la transumanza avveniva in modo quasi continuativo, dal punto dove siamo partiti fin quasi a Domodossola: “La gente non voleva vedere i pastori, diceva che l’erba serviva ancora per le vacche, anche in quell’anno che siamo partiti che c’erano 30 cm di neve!! Adesso va meglio. Fanno la festa. E’ ancora lunga, ma almeno ogni tanto ci fermiamo.

L’indomani però ci sarà da camminare per chilometri e chilometri. L’apertura della galleria ha fatto sì che almeno il tratto più ripido della discesa possa avvenire senza incrociare auto. Gli stretti tornanti saranno invasi solo dalle pecore. Poi si proseguirà verso il cuore della festa.

Si attraversano le frazioni, la gente saluta, ma tante donne corrono a cercare di salvare gli ultimi fiori nelle aiuole. Chi con una scopa, chi a mani nude, cercano di ripararsi dall’assalto degli animali. La maggior parte cammina seguendo la testa del gregge, ma sui fianchi ce n’è sempre qualcuna che allunga una bocca famelica verso una foglia, un fiore.

Lungo la via si incontrano anche altri utilizzatori dei pascoli, che guardano con curiosità il passaggio della transumanza. Il  gregge se ne va, loro resteranno a finire l’erba, prima che inizi il lungo inverno nella valle.

Poi si arriva a Formazza. Quel giorno c’è anche il raduno degli alpini, così una piccola folla saluta il passaggio della transumanza. Gli animali sfilano tra le case walser, nell’aria già fresca del tardo pomeriggio. Ancora un tratto di strada e poi per quel giorno il cammino sarà terminato.

Sono in tanti a far foto al gregge, anche tra la gente del posto. La discesa delle pecore dalla montagna lascia dietro di sè un alone di malinconia, la tristezza agrodolce della stagione che finisce, delle giornate che si accorciano, del freddo che incombe. Tutti salutano il pastore, molti guardano sorridendo lo spettacolo del gregge, ma non invidiano la vita che lo aspetta nei prossimi mesi.

Le montagne restano laggiù sullo sfondo. Fortunatamente questa prima giornata di transumanza è stata aiutata dal sole, ma le previsioni per i giorni successivi non sono buone. Il giorno dopo si ripartirà, si attraverserà il paese di Premia, si farà una tappa, poi il gregge camminerà per tutta la notte, fino ad uscire dalla parte più stretta della valle, arrivando nei pressi di Domodossola.

Per quella giornata però ci si può fermare, mentre viene sera. Per il gregge c’è un altro pezzo da pascolare, i pastori invece dovranno andare a recuperare il resto dei mezzi, preparare il recinto, terminare tutti i lavori quotidiani. In alpeggio non ci si riposa sicuramente, ma le vere fatiche dei pastori iniziano adesso, con la stagione del pascolo vagante.

Nebbia dell’Est

Trasferta dall’altra parte delle Alpi. Ero in Friuli per presentare il mio libro a Pordenonelegge, ma i miei compagni di viaggio erano impegnati anche in altre manifestazioni, così io ne ho approfittato per cercare di vedere qualche realtà locale. Non avendo la mia auto a disposizione, purtroppo non ero libera di spostarmi a piacimento, ma i pastori si sono comunque prestati a farmi da taxisti e accompagnatori!

Così al mattino sono stata raccolta per la strada da Giancarlo, pastore che già avevo incontrato anni fa alla fiera di Rovato (BS). Dal Piemonte al Friuli, non ci sono problemi a trovare argomenti di conversazione quando si incontra un pastore. Sono giornate un po’ convulse, ultimi giorni in montagna prima di iniziare la discesa, inoltre c’è la vendita dei montoni per la festa islamica, ma io “non mi spavento”, so com’è il mestiere e… se posso dare una mano… Purtroppo il tempo non è buono. Da queste parti piove spesso, l’estate ha visto brutto tempo ovunque, ovviamente qui non ha fatto eccezione.

Quando arriva anche il figlio di Giancarlo, Emiliano, mi porta su alla malga, dove però la nebbia mi impedisce di godere del panorama, che tutti mi assicurano essere splendido. Riesco a malapena a scorgere tutto il gregge, di grandi dimensioni, con animali “tutti uguali”, selezionati accuratamente. Grande è la passione di questi pastori di origine appenninica, che una quarantina di anni fa sono venuti a cercare pascoli da queste parti, vi si sono stabiliti e hanno messo in piedi un’azienda veramente ben organizzata.

Dopo aver chiacchierato a lungo con il papà, pastore un po’ filosofo, pastore che guarda lontano, presidente dell’Associazione dei pastori transumanti del Triveneto, parlo con Emiliano, che mi racconta la sua storia. Inizialmente non lavorava con il padre, pur avendo avuto da sempre la passione per le pecore. Ora però gestisce uno dei due greggi sulle montagne friulane, greggi che si riuniscono in pianura.

La nebbia va e viene, ma il vento non riesce a predominare. Salgono su questa malga solo da qualche anno, se la sono aggiudicata non senza polemiche perchè, nonostante risiedano qui da anni, qualcuno forse li ritiene ancora “allevatori che vengono da fuori”. La malga è regionale, c’è una bella strada e bellissime strutture, in precedenza era utilizzata da (poche) vacche. La sera prima a Tolmezzo gente del posto mi spiegava che molte malghe restano vuote, specialmente quelle che non possono accogliere un grosso carico di animali. Anche da queste parti avevano cercato di infiltrarsi gli speculatori, ma sono riusciti a bloccarli e poi: “…le superfici non estese non fanno gola…“.

Solo per un istante si intravvede una cima. Rocce calcaree, come tutte quelle che stiamo calpestando. Un territorio diverso da quello a cui sono abituata. Siamo in Carnia, il confine è vicino, da una parte quello austriaco, dall’altro quello sloveno. Una terra povera da cui molti sono partiti, andando a cercare fortuna altrove. Invece questa famiglia di pastori è arrivata e risiede qui per qualche mese all’anno, tra la casa in Val di Resia e le malghe su in quota.

Mi ha colpito l’organizzazione di questi pastori. Abituata a vedere “arraggiamenti” spesso non proprio a norma di legge per trasportare gli animali, qui invece ci sono veri e propri mezzi speciali, sfruttati al meglio nella stagione di pascolo vagante. Sono davvero curiosa di tornare per incontrare questo ed eventualmente altre greggi in autunno/inverno e rendermi conto di come si lavori in pianura da queste parti.

E’ ora di pranzo e il gregge viene chiuso nella rete. Verrà riaperto nel pomeriggio. Qui non ci sono problemi di lupo, anche se ufficialmente dovrebbe essere passato, visto che altrove branchi si sono formati dall’incontro di lupi dalla Slovenia con lupi dell’Appennino. Però c’è l’orso, che in passato ha causato non pochi danni anche a questo gregge. Attacchi, pecore uccise e sbranate. “Gli orsi hanno il radiocollare, ci mandavano i sms per dirci dov’era. Guardando le cartine dove avevano segnato il percorso che faceva, ho visto che era sempre a 50-60 metri di distanza del gregge, eppure io non lo vedevo.

Scendiamo in fondovalle dove il camion è arrivato per caricare gli agnelloni. I pastori mi hanno a lungo parlato dei montoni che erano venuti a comprare in Piemonte. La selezione, su questo gregge, è molto curata. Emiliano mi ha mostrato i montoni, mi ha spiegato quale sia il tipo di pecora che preferisce, la forma delle orecchie, della coda. Ognuno dei due greggi ha un’unica pecora nera e un’unica pecora con le orecchie corte, quelle che da noi sono le taccole (con i vari nomi dialettali per definirle). Per “staccare” un po’ dall’omogeneità generale, in pianura ci sono poi gli asini. Niente capre, Giancarlo non le vuole assolutamente vedere tra le pecore!

(foto G.Morandi)

Quanto fosse bella la malga lo vedo prima sfogliando le immagini sul cellulare di Giancarlo, poi proprio stamattina, guardando la foto che lui stesso ha postato su Facebook prima di partire per la discesa. Tempo di transumanze, le montagne a poco a poco si svuotano.

Molto gentilmente Emiliano si presta ancora a farmi da accompagnatore. Adesso deve andare dal suo gregge, nella Val di Resia, dove la sua famiglia ha preso la residenza molti anni fa. Prima vedrò gli animali, scesi a mezza quota, anch’essi quasi pronti per la transumanza, poi conoscerò anche il resto della famiglia. Da quel che capisco, qui l’essere vaganti è davvero estremo. Avanti e indietro tra il gregge e la casa, sia in montagna, sia in pianura. Sacrifici da affrontare ce ne sono per tutti, per i pastori che viaggiano, per le mogli/compagne che aspettano il loro arrivo.

Qui il tempo è un po’ più bello. La Slovenia è davvero vicina, nel cuore dell’estate si pascola proprio sul confine. Mentre salivamo, mi faceva vedere tutti i posti dove pascolerà nei prossimi giorni, scendendo. Tanti prati, alcuni dove non è stato effettuato lo sfalcio, altri dove l’ultimo taglio viene lasciato alle pecore. “Siamo conosciuti, è una vita che passiamo qui. Anche quando si scende per la strada, la gente ci conosce, poi non c’è molto traffico.” Salita e discesa avvengono interamente a piedi, il territorio lo consente, poi ci sono i letti immensi dei fiumi. Il Tagliamento è impressionante, ma sia Emiliano, sia Giancarlo, mi raccontano storie di alluvioni, l’acqua che sale e inonda tutto, il gregge da portare in salvo.

Ovviamente ci si avvale dell’aiuto di collaboratori, impossibile far tutto da soli. “Mi piacerebbe anche avere ragazzi italiani, ma… Una volta ne avevo fatto venire uno, mi aveva contattato lui. Ha detto che aiutava già pastori dalle sue parti. L’ho lasciato solo con il gregge e la sera quando arrivo su stanco morto ne avrà avute insieme 2-300. E tutte le altre?? Secondo lui erano tutte lì! Così ho dovuto andare su fino in cima a riprenderle… L’abbiamo mandato via subito. Purtroppo di Italiani che vogliano fare questo lavoro come stipendiati, non ne trovi di validi.

In entrambe le greggi ci sono numerosi agnelli. Purtroppo è ora di rientrare, riparto con la voglia di vedere meglio queste montagne, ma anche con il desiderio di tornare anche nella stagione del pascolo vagante. E’ stata una bella giornata: per l’ennesima volta rifletto su come i pastori abbiano ovunque gli stessi problemi, parlino la stessa lingua, ma poi alla fine è impossibile “metterli insieme” e riuscire a combattere uniti per poter ottenere qualche soluzione.

Ancora un grosso grazie a tutta la famiglia per la giornata che, pur tra i tantissimi impegni, mi hanno dedicato.