Cerco testimonianze e… le testimonianze arrivano!

Ieri ho lanciato su facebook una “campagna” per ampliare il numero di testimonianze di allevatori e appassionati di capre. A chi fosse interessato a raccontarmi la sua “storia” con le capre, in giro per tutta l’Italia, invio un questionario da compilare. Potete richiedermelo via e-mail e inserirò anche qualcosa della vostra esperienza con questi animali che saranno l’oggetto del mio prossimo libro. Avevo appena pubblicato l’annuncio quando ho ricevuto questo messaggio… Un bello stimolo per andare avanti con il mio progetto!

Leggevo su fb che il suo prossimo lavoro riguarderà le capre e i caprai. …il mio bimbo sarà contentissimo. Il mio pensiero è che con le mucche o le capre o le pecore eccetera, uno nasce già con la predisposizione. Il mio bimbo e nato in mezzo alle mucche, ma all’età di sei anni circa ha voluto una capra ed ora che ha otto anni ne ha già tre! Scuola permettendo se le munge, se le pascola, fa tutto lui… Caprai si nasce… non si diventa!! Scusi la battuta… comunque… attendiamo con trepidazione il nuovo lavoro!“. Grazie Isabella e complimenti al tuo bimbo!

Queste foto invece me le manda Arianna dalla Lombardia. “Ecco qui dove sono andata domenica scorsa. Sono andata da un amico, un amico vero, che mi ha fatto conoscere un mondo da cui a fatica per errori miei mi sono dovuta per il momento allontanare… Un mondo difficile da capire, ma per me così importante che non posso farmelo rovinare. Grazie a Roberto ed Emilio per l’ospitalità. Siete forti ragazzi… con voi mi sento subito a casa…

Grazie come sempre a tutti gli amici per blog per la loro collaborazione. Prossimamente forse non sarò molto presente qui, ma quando “rientro”, troverete nuove storie, nuove immagini.

Le lunghe giornate del pastore

Essendo in Trentino, questa volta non volevo perdere l’occasione per far visita all’amico Daniel. Così, da Madonna di Campiglio, ho cambiato valle, sono scesa fino all’Adige e risalita fino a raggiungere la Val di Fassa, dove si trova lui attualmente. L’ultima volta che ci eravamo visti era su a far la stagione in Val Venosta, poi molte cose sono cambiate.

Adesso Dan ha trovato un socio, ha aumentato il numero di capi, si occupa del gregge di capre e pecore, della mungitura e della caseificazione. Il lavoro non finisce mai e, al momento, ci sono ancora un po’ di cose da sistemare: per esempio ci si appoggia al caseificio di un’altra azienda agricola, in attesa di terminare la realizzazione di quello aziendale. Dan lavora con l’azienda Soreie, azienda bio specializzata in piccoli frutti e ortaggi. Con il suo arrivo, è stata ampliata la parte legata alla pastorizia ed alla caseificazione, per l’appunto. Ha frequentato anche dei corsi di caseificazione e adesso la produzione prevede diversi latticini che vengono venduti direttamente nei punti vendita aziendali o portati a ristoranti e negozi della zona.

Il gregge non è in alpeggio. L’anno precedente gli animali erano stati portati più in alto, ma bisognava scendere quotidianamente per la lavorazione del latte. Poi c’erano stati anche altri problemi riguardo ai terreni da pascolare… Tutto il mondo è paese, ovunque si sentono gli stessi discorsi: quello che è infastidito dagli animali, quello che si lamenta per lo “sporco” che resta dopo il loro passaggio…

Questa è una zona ad alta vocazione turistica, quindi non dovrebbero esserci problemi per la collocazione dei prodotti. Ma non sempre i turisti gradiscono gli animali… Il gregge attende di andare al pascolo mentre Dan lava la mungitrice e i secchi dopo la mungitura mattutina, poi si partirà alla volta del bosco.

Quando il gregge attraversa la (frequentatissima) ciclostrada che fiancheggia l’azienda, c’è chi si ferma ad ammirarlo, ma capita anche di sentire lamentele per gli escrementi. “L’altro giorno però è passato un gregge che saliva verso non so quale alpeggio, l’hanno seguita tutta per risalire la valle. Lì sì che hanno sporcato… e poi purtroppo i pastori quando passano non hanno nessun rispetto dei piccoli allevamenti come il nostro, pascolano anche i pezzi che dovremmo mangiare noi.

Il pascolo verso cui viene condotto il gregge non è propriamente dei migliori, ma bisogna cercare di arrangiarsi. Dan riesce a star fuori con le bestie solo al mattino, perchè al pomeriggio c’è sempre da lavorare in caseificio, quindi alla mezza giornata di pascolo si alterna il fieno nel recinto accanto alle serre e agli orti.

Dan ha un rapporto controverso con le pecore, che rappresentano un suo acquisto abbastanza recente: danno soddisfazioni dal punto di vista del latte e della caseificazione, ma al pascolo con le capre richiedono interventi continui dei cani affinchè non si allontanino. Sicuramente la preferenza del pastore va quindi alle capre!

I momenti al pascolo sono quelli più belli, dove c’è il rapporto con gli animali, con il gregge, ma soprattutto con i fedeli aiutanti. Le giornate sono sempre lunghe, il lavoro non manca, la fatica nemmeno e il reddito per il momento resta esiguo. Nonostante la grande passione, Dan è un po’ scoraggiato, spera che le cose possano iniziare ad andare meglio, in modo da trovare una sistemazione abitativa meno precaria.

Mi parla anche di eventi da organizzare nei giorni successivi (la stagione turistica si avvia verso il momento clou) e di nuovi punti vendita che l’azienda dovrebbe aprire a breve. Conosco il cammino che questo amico ha percorso negli anni per arrivare fin qui e gli auguro davvero di poter concretizzare i propri sogni. Momenti di sconforto ce ne sono per tutti, il periodo non è facile per nessuno, non si vive di sola passione, servono anche risultati concreti dal punto di vista economico… Per Dan, come per tutti, l’augurio è che le fatiche e gli orari infiniti vengano ripagati.

Comprerò al massimo un becco, poi mi faccio la mia razza

Quando intervisto allevatori di capre, molti di loro mi raccontano come la passione sia nata quando erano ancora bambini. E così ho cercato anche uno di questi “bambini”. Marco è del 2003, un ragazzino molto appassionato di capre, che ha iniziato quando era ancora più giovane, grazie ad un regalo.

Heidi, la mia prima capra, me l’hanno regalata i cugini per la prima Comunione. I miei fanno un altro lavoro, ma i miei nonni a Rueglio hanno le mucche. A me però piacciono di più le capre, non so perchè. Quando sarò grande mi piacerebbe avere 15-20 capre e una trentina di mucche, poi andare in montagna in alpeggio d’estate. Adesso vado dalle capre al mattino prima di andare a scuola.

Il prossimo anno Marco farà la terza media e dopo si tratterà di andare alle scuole superiori. La scelta obbligata è quella dell’Istituto Agrario, il sogno è quello di superare il test d’ingresso ed essere ammesso all’Institut Agricole Régional di Aosta, ma per chi viene da fuori regione c’è appunto un esame da superare. Fino a quel momento il gregge non può aumentare, anche perchè ci sarà da stare in convitto. “Qui c’è poco spazio, la stalla me l’ha fatta mio papà e i prati da pascolare me li lascia il mio vicino. Gli do spesso una mano, lui ha le mucche, lo aiuto anche a fare fieno e vado a prenderlo da lui man mano che mi serve.

A Marco piacciono le capre Valdostane. In occasione della mia visita ha sostituito le normali campanelle con i collari di legno e le ha fatte pascolare ben bene al mattino presto. “Le capre non le mungerò, preferisco tenerle un po’ più grasse e belle. Non voglio comprarne altre, alleverò le caprette delle mie, Bijou è figlia di Heidi, comprerò solo il becco e poi mi faccio la mia razza. Quando Heidi era bima l’ho portata alla rassegna a Vico. Ho voluto farla battere e ha vinto il primo premio nella sua categoria, è stata una grande soddisfazione!

Storie di passione

Allevare è una passione. Sono ripetitiva, lo so… Più mi guardo intorno e più vedo contrasti. Allevatori delusi, sfiduciati, allevatori che soccombono ad un mercato che li strangola, li soffoca, bestie che vengono prese, portate qua è là attraverso province, regioni, più che altro per far “quadrare i numeri” sulla carta. Lo scorso anno sembrava che qualcosa potesse cambiare e invece… tutto è come prima, se non peggio. Le speculazioni sugli alpeggi continuano, i contributi dalle cifre seguite da tanti zeri arrivano soprattutto nelle tasche di chi sa come accaparrarseli… e non sono di sicuro allevatori che fanno questo mestiere con passione e che vivono un certo rapporto con i loro animali.

Ha senso mostrare allora immagini così, raccontare storie di passione come questa? Cosa sono? Relitti di un tempo passato? Quadretti pittoreschi e un po’ naif? Certo questa non è economia o politica. Queste sono storie e persone che vanno avanti nonostante tutto e tutti. Anzi, forse potrebbero essercene ancora di più se il mondo si dimenticasse completamente di loro, se li lasciasse stare lassù, con i loro animali, a fare quello che nei secoli è sempre stato fatto. Vivere occupandosi degli animali e ricavando da loro quel poco che serve per sopravvivere.

Aurelio è in pensione. Sale su questo alpeggio con le sue capre più 7-8 del nipote. Potrebbe godersi la pensione riposandosi, andando al bar o a giocare a carte con gli amici. Invece no, va su in montagna con il suo gregge. Bada alle capre, le munge, le pascola…

Le chiude in stalla nelle ore centrali della giornata, poi dopo la mungitura del pomeriggio, le rimette al pascolo. Lassù sembra un piccolo paradiso, anche in quella serata un po’ umida, un po’ nebbiosa, un po’ afosa. C’è una strada chiusa al traffico che sale fin lassù, non si è completamente fuori dal mondo, ma abbastanza da non dover pensare a crisi, mercato globale, terrorismo, borse che crollano o qualunque altro problema della nostra epoca.

Questa non è una storia “importante”. Non ci sono prodotti tipici, non c’è una riscoperta di qualcosa, un rilancio di un’area abbandonata. C’è però il mantenimento di un territorio che, senza Aurelio e tanti altri personaggi come lui, verrebbe abbandonato e nessuno ne potrebbe più godere anche solo dal punto di vista paesaggistico. Questi “invisibili” creano e mantengono un qualcosa che non ha prezzo. Chi può dare un valore a quest’immagine pubblicata qui sopra? Certo, l’imprenditore con centinaia di capi da latte in stalla, munti a macchina, che vende il latte al caseificio è un’azienda, contribuisce all’economia…

Qui non c’è quasi “un’economia”. C’è una persona che, grazie anche alla pensione, può vivere in una vallata di montagna, salendo in alpeggio d’estate con i suoi animali. Faticando, rinunciando a tante comodità, ma sicuramente questa è la sua passione e ne ricava “benefici” e soddisfazioni che non hanno prezzo. Chi conosce questo mondo, capisce perfettamente ciò che intendo. Tutti gli altri però non si facciano illudere… se lo si vuol fare come attività lavorativa, bisogna comunque riuscire a vivere, produrre un reddito sufficiente per mantenere se stessi, gli animali, pagare le tasse, le spese necessarie per mandare avanti l’attività, ecc ecc ecc…

Le capre sono arrivate per caso

Quando ho chiesto on-line chi volesse essere intervistato, chi avesse una storia da raccontare per il mio libro su capre&caprai, Mauro è stato uno di quelli che mi hanno contattata. Approfittando di altre commissioni da fare in zona, in una bella giornata di sole e vento mi sono recata in bassa Valle Maira.

Questi sono gli ultimi giorni prima di salire in montagna, in alpeggio, per chi ci va. Purtroppo quest’anno in questo periodo le condizioni meteo sono tutt’altro che favorevoli. Le transumanze avvengono comunque, ma chi deve fare il fieno invece incontra problemi ben maggiori. Anche chi è già in alpeggio spererebbe di poter rivedere il sole. Mauro e le sue capre erano appena sopra alla pianura, ma non mancava molto alla transumanza.

Le ho solo da 3-4 anni. Ho cominciato con i cavalli, i Merens, il primo l’ho comprato quando avevo 15-16 anni, quest’anno sta per nascere il sesto, ne ho solo una che partorisce. Le capre sono arrivate per caso: tornando dalla fiera di Barcellonette, sono passato da un amico che vendeva delle camosciate. Mi sono innamorato del becco, ma poi ho preso anche 3-4 capre! Adesso ne ho 33 più una decina di capretti femmine.

Il gregge aspettava nelle reti, ma Mauro le apre e le mette al pascolo nei boschi circostanti. “Lavoro in fabbrica sui tre turni, tutto il tempo libero vengo qui da loro. Pago il fieno e la montagna, per fortuna i pascoli qui non li devo pagare. Lavorando non ho tempo per mungere regolarmente, così le camosciate le ho scambiate con delle fiurinà. Ho preso delle meticce, poi la prima valdostana.

Le tengo solo per la passione, se devo guardare la resa, non ne avrei più nessuna. Ho fatto un po’ di formaggi, ne ho mangiati e regalati. Queste, quando tolgo il capretto, asciugano in fretta. Andare al pascolo mi piace, ma quando non posso le tengo nelle reti. Se c’è da andare via un giorno, quello prima devi massacrarti a preparare tutto. Ma non sono pentito!

Presto le capre partiranno per l’alpeggio. “Le carichiamo, non andiamo su a piedi. Ci sarebbe il modo passando da Montemale, ma non puoi però seguire con un mezzo, se ce n’è qualcuna che non cammina. C’è poi un ragazzo che le guarda: le mie capre, una ventina di altri e 500 pecore. Andrò su una o due volte alla settimana a vederle. I primi giorni dopo che sono su ti senti sfasato, fa strano non dover più venire a tirare le reti e andare al pascolo!

Pian piano inizi a conoscere e trovi da comprare. Ho trovato tanti contatti su facebook. Le prime fiurinà le ho prese così. Anche il becco. Questa non è una zona tanto da capre, chi le ha sono tutte meticce. Per sapere come fare quando avevo qualche problema, all’inizio telefonavo a Mario del Puy, poi pian piano ho iniziato a capire. Avendo i cavalli, qualcosa già lo sapevo.

Mia nonna sarebbe orgogliosa di me

Ogni incontro con un capraio è la conferma di come questo sia un mondo molto particolare, popolato da personaggi speciali. Il filo conduttore è l’amore per questi animali, ma c’è una distinzione tra chi alleva per mestiere e chi ha delle capre per passione. In questo secondo gruppo troviamo poi il gruppo di chi ha le capre valdostane. Alla fine ci si conosce un po’ tutti, in qualsiasi luogo si abiti…

Sergio non lo conoscevo, ma ne avevo sentito parlare. Le sue capre erano state tra le “protagoniste” di un video girato in Val Pellice e trasmesso a Geo&Geo. Veniva mostrata la transumanza di salita all’alpeggio Caugis, dove queste capre passano l’estate. “Sono trent’anni giusti che le mando a Natalino, quest’anno dobbiamo festeggiare!

Il gregge adesso è ancora nei pascoli vicino a casa,  dove mi accolgono Sergio e Rosanna. Un po’ di riposo all’ombra, un po’ di pascolo al sole. Sotto frutteti e poi la pianura. Siamo a ridosso del Monte Bracco, in provincia di Cuneo. “Ho avuto capre fin da bambino, mia nonna aveva un po’ di capre senza corna. Le mungeva, faceva i formaggi e prendeva più lei con le tome delle sue sette capre che non mio papà che lavorava.

I tempi però sono molto cambiati. “Se non ci fosse mia moglie Rosanna che va al pascolo quando non ci sono, potrei tenerne al massimo tre o quattro. Ho sempre lavorato la terra, facevo il muratore, anche adesso continuo a lavorare la terra, per conto di altri. Per mantenere le capre! Mi faccio io tutto il fieno, dovessi comprarlo… guai! E’ una cosa che si fa per passione, i figli fanno tutt’altro, il figlio adesso è a Malta.

Le capre sono molto belle, anche se Sergio si lamenta, come già altri allevatori di questa razza, di aver già perso un po’ della qualità di un tempo: “Le capre più belle erano quelle di Sandro il Savuiot. Le più belle io le ho viste da Guido Ayassot 30 anni fa. Non grosse, ma bellissime. Compro i becchi, non le capre. Sono arrivato ad avere 80 capre, adesso una sessantina. Mi piace che siano belle, che abbiano belle corna, ma anche latte per il capretto.

Quello è un posto da capre e lo è sempre stato. Sergio mi parla della passione ereditata dalla nonna: “Lei diceva che nessuno in famiglia le avrebbe più tenute, invece… Tornasse adesso, credo che sarebbe orgogliosa di me, delle mie capre. I miei fratelli e sorelle invece no, nessuno ha bestie. I giovani di adesso fanno gli allevatori se c’è alle spalle qualcuno che li aiuta, altrimenti come fanno a tirare avanti? Questa capre qui, guadagni qualcosa solo vendendo agli appassionati, ci si conosce tutti.

Animali belli, ben tenuti e anche viziati, come succede quando si allevano capre con grande amore. Mentre prendo appunti e chiacchiero, una capretta si siede accanto a me e collabora all’intervista, un’altra da dietro mi tira i capelli. Il legame di questa coppia è fortissimo, lo si avverte guardandoli insieme ai loro animali. Due persone unite dalla vita e dalla passione. “La stalla ce la siamo fatta tutta noi, a mano, Rosanna ed io.” Lei dopo mi dirà: “Quelli che allevano capre hanno un microchip speciale nel cervello… Come si fa, andare a lavorare sotto altri, per mantenere le capre?!!“. Ma sono critiche bonarie, la passione per quegli animali coinvolge entrambi e si riflette nella bellezza di questo gregge.

Sono animali schietti ed istintivi, come chi li alleva

Ero già stata da Giuseppe lo scorso autunno, ma prima di avere l’idea di mettermi a raccogliere interviste per un libro su capre & caprai. Così sono tornata qualche settimana fa, momento in cui i capretti erano nel pieno della loro giocosa vivacità.

Ritrovo il posto, lui è intento a mostrare gli animali ad un altro giovane appassionato, che forse ha intenzione di acquistarne uno, poi dedichiamo un po’ di tempo a scattare qualche immagine. Per la chiacchierata/intervista andremo in un posto più comodo nella borgata poco sotto, dove gli animali sono stati nei mesi invernali. Qui sono all’aperto, con solo dei teloni come ricovero temporaneo in caso di maltempo.

Beppe è del 1988 ed è dal 1996 che ha le capre: “La prima mi è stata regalata, per qualche anno ho avuto solo quella, poi ho convinto i miei genitori e ne ho presa un’altra, dopo ho sempre allevato, solo in questi ultimi anni ho comprato delle fiurinà. E’ una passione, più che un lavoro. Già da ragazzino me le sono sempre guardate io, tutto l’anno. Fino al 2009 le seguivo estate inverno, fin quando andavo a scuola. I miei avevano le mucche, stavamo in alpeggio per conto di altri.

Poi d’estate ho iniziato a lavorare. Io non voglio dover chiedere niente a nessuno, per mantenerle lavoravo, e non è sempre facile riuscire. Ho fatto un po’ tutti i lavori, dal cameriere al parrucchiere, ultimamente vado a far la stagione estiva in Toscana, tre mesi e mezzo, così le mando in alpeggio. Ci sono su le mie e quelle di altri, ma senza sorveglianza, così ho già avuto anche degli attacchi da parte del lupo, adesso che è arrivato anche in Val d’Aosta.

(eliminatoria di Gressan, 8 maggio 2016, Brunella reina di II categoria)

Ne ho sempre portata qualcuna alle battaglie, con buoni risultati. Però da quando ho iniziato a mandarle in montagna, è cambiato tutto, perchè quando scendono sono più selvatiche. In Val d’Aosta questa passione per le cape c’è sempre stata, poi adesso le battaglie aiutano a mantenere la tradizione. All’inizio la cosa più bella di avere la mia capra, Coquette, era proprio portarla ai combattimenti!

Aveva anche ottenuto dei risultati, io ero un ragazzino, era una grande soddisfazione! La scelta della razza è partita da quella che mi avevano regalato, ma non ho mai avuto il pensiero di prendere delle capre da latte, mungere e fare il formaggio. Stai insieme al pascolo, vedi emergere il carattere di ciascuna, certe sono più affettuose, più riconoscenti. Il bello è l’autenticità di questi animali, sono schietti ed istintivi ed è anche la particolarità di chi le alleva.

Adesso vendo capre e capretti agli appassionati, c’è chi le cerca per l’estetica, chi per i combattimenti. Ben volentieri vendo i capretti maschi da vita, quest’anno me ne hanno presi 17 da fare dei becchi, ma è stata una fortuna! Hanno tutte il nome, le femmine, ai maschi invece un nome non lo do, tanto non li posso tenere.

E’ una malattia per queste capre

Non potevo, avendo deciso di fare un libro su capre&caprai in Piemonte e Val d’Aosta, non andare da Giancarlo Lussiana a Coazze. Tanti appassionati mi avevano descritto la sua stalla con occhi sognanti… Non è dappertutto che si trova una stalla con oltre cento capre di razza valdostana.

E così, mentre fuori si avvicinava un furioso temporale primaverile, arrivo alla sede della sua azienda. Le capre le avevo già viste qualche mese fa, in occasione della festa del Cevrin, ma quel giorno era l’occasione per chiacchierare un po’ da tranquilli. Animali ce ne sono, circa 130 capi, la maggior parte dei quali è prossima al parto. In montagna poi si aggiungono quelli di un altro allevatore.

Parti molto in ritardo quest’anno. Alcune capre hanno partorito in autunno, appena scese dall’alpeggio, poi più niente fino ad ora. I capretti vengono alimentati con il latte delle mucche, le capre vengono munte per la caseificazione. “Facciamo tome di vacca e, adesso, tomette di capra. Il cevrin solo in montagna, ci vanno le cantine giuste per stagionarli, fredde, umide. Ci sarebbe tanta richiesta, più che produzione… Ma tengo queste capre qui perchè mi piacciono. La produzione è bassa, una media di un litro al giorno! Però è così… è una malattia per queste capre!

Anche se la razza ha il nome di valdostana, Giancarlo mi spiega che, in Val Sangone, di belle capre ce ne sono sempre state: “Anche più belle di adesso, erano più grosse! Avevamo capre, pecore e vacche, ma capre molte meno capre di ora. La razza da cui discendono queste, è quella di Sandro “Savuiot”, che era su verso il Colle del Lys. Adesso i becchi li prendo in Canavese, in Val d’Aosta. Ma non escono più le capre di una volta.

Sono in tanti appassionati di questa razza, vengono qui per comprare delle caprette da allevare, per passione soprattutto. Quel che mi piace di più sono la testa, le corna, vedere delle belle bestie.” Adesso le capre sono ancora in stalla, ma poi verranno messe al pascolo, dopo i parti. “Le abbiamo tenute fuori fino a Natale, ci sono rovi, castagne. Ci va malizia a pascolare le capre, non puoi tenerle tutte insieme nel prato.

Nell’altra ala della stalla ci sono i bovini. Solo le pecore non ci sono più: “Non le ho più tenute dopo che il lupo me ne ha uccise 30 in due notti. Per le capre ho preso i cani maremmani. In montagna non possiamo star dietro alle capre, dopo la mungitura le lasciamo andare al pascolo da sole con i cani, rientrano la sera. Anche così però ci sono problemi, lo scorso anno ne ha uccise 12, quello prima 22.

Ci raggiungono i figli di Giancarlo insieme alla moglie. Il più appassionato per ora è il bambino, che racconta di aver fatto nascere lui un capretto la sera prima, e si fa fotografare con il piccolo in braccio. Fuori ormai è arrivato il temporale, quindi concludiamo la nostra chiacchierate. Sulle montagne della Val Sangone sta cadendo pioggia e grandine, ma ormai mancano più o meno due mesi al giorno in cui questa famiglia con tutti i loro animali saliranno lassù.

Brevi storie di “malate” di animali

A distanza di pochi giorni ho ricevuto due e-mail che mi hanno commossa e mi hanno resa più consapevole di come questo “non-lavoro” abbia comunque la sua importanza. Molto spesso rifletto su come lo scrivere non sia abbastanza concerto, per me, come professione. Però mi dimentico di tutti quelli che stanno dall’altra parte di uno schermo, di quelli che leggono i miei libri. Per fortuna qualcuno ogni tanto me lo ricorda inaspettatamente, come leggerete dagli estratti di queste due diverse lettere che ho ricevuto. Le immagini che utilizzo in questo post sono casuali e non riferite alle persone che mi scrivono. Ho tolto alcuni riferimenti per rispetto della privacy.

Valentina frequenta le Scuole Medie: “Quando la professoressa ci ha detto che dovevamo scrivere una lettera al nostro idolo, io ho subito pensato a te. Visto che tu scrivi molti libri sulla natura e sugli animali potresti venire a presentarli qui (…) dove hai già presentato il mio libro preferito “Di questo lavoro mi piace tutto”. Ricordo che a quella presentazione non ero potuta venire e io ero molto dispiaciuta. (…) Mio cugino mi ha fatto vedere il libro, quello fotografico e mi è piaciuto parecchio. (…) Avrei piacere che  tu quest’autunno potessi venire a fare le foto quando scendiamo con le mucche dei miei zii.

Stamattina invece ho letto la lettera di Gloria. “(…) ho quasi 18 anni. Le scrivo perchè la seguo da un po’ di tempo, soprattutto per il suo libro “Di questo lavoro mi piace tutto” e la stimo per tutta la passione che mette nel raccontare le storie di tanti giovani. Abbiamo comprato il suo libro a Luserna, alla fiera dei Santi, in cui veniamo tutti gli anni. Ma… ora si starà chiedendo perchè le dico tutto questo… La risposta è semplice: io mi ritrovo in parecchi di quei ragazzi!
Vivo in Val Trebbia, tra Genova e Piacenza, in un paesino che in inverno conta ben 15 abitanti e, da quando sono piccola, amo gli animali. La famiglia di mio papà li ha sempre avuti, a partire da mio nonno che aveva una sua stalletta di mucche fino ad arrivare a mio zio che adesso ne ha un centinaio. La nonna e la mamma fanno il formaggio, la ricotta e il burro e lo zio ogni tanto macella qualche vacca.

Io, da parte mia, ci ho sempre lavorato, e da quando ne ho avuto la possibilità ho iniziato a fare i miei primi acquisti: a 13 anni ho preso il mio primo cavallo e dato che non volevo lasciarlo da solo, ho preso una capretta. Da quel giorno la malattia è degenerata! Successivamente ne ho presa un’altra e, adesso, ne ho una decina. Sì, non sono tante ma, per ora, non posso permettermi di aumentare il numero anche perchè vado a scuola a Genova e ogni mattina mi sveglio alle 5:30 per poter arrivare in orario e arrivo a caso dopo le 16. Durante gli anni ho avuto di tutto, a partire dai conigli, fino ad arrivare ad un mulo. E’ una passione troppe grande! Ho passato la malattia per le capre anche al mio fratellino Simone che ha 10 anni e per fortuna mi da una mano lui. Mi aiuterà soprattutto quest’estate in cui non ci sarò per un mese e mezzo perchè ho deciso di andare a lavorare in alpeggio: non vedo l’ora d’ imparare cose nuove! Mi piace anche molto la fotografia, suonare e ballare.

Finite le superiori mi piacerebbe andare a studiare a Torino “Produzioni e Gestione degli Animali in Allevamento e Selvatici” ma, da qui all’anno prossimo potrei cambiare idea. Il mio sogno è quello di avere un mio allevamento di capre, non un numero esagerato ma il giusto, per poter aprire un punto vendita di tutti i nostri prodotti e magari collegarci un maneggio e/o un agriturismo…. Ma questi sono solo sogni. Per me l’importante è poter sopravvivere facendo quello che ti piace e poter lavorare con gli animali è quello che voglio!
Mi scuso per essermi dilungata parecchio ma mi faceva piacere raccontare a grandi linee l’amore che ho per questo fantastico mondo che è la montagna. Andrebbe valorizzato ma la maggior parte degli italiani non si rende nemmeno conto dell’importanza che ha questo mestiere così antico quanto fondamentale! Le bestie sono 100 volte meglio delle persone. La finisco qui perchè mi starà già odiando per tutto quello che ho scritto. Spero che continuerà a scrivere e non vedo l’ora di leggere il suo prossimo libro! Buona serata e scusi ancora.

Grazie ragazze! Grazie davvero e continuate così! Vi auguro tutto il meglio per il futuro.

Quando provi a far qualcosa c’è invidia

Da quando, nel mondo degli appassionati, si sta spargendo la voce che ho intenzione di scrivere un nuovo libro a tema “caprino”, in molti mi hanno già contattata chiedendomi di visitare anche la loro azienda. Grazie per la collaborazione! Quello che cerco sono storie da raccontare, non mi interessa la dimensione della vostra azienda, se allevate capre per hobby, per reddito, se mungete o se avete capre da battaglia. L’importante è che la vostra sia una bella storia di veri appassionati e abbiate voglia di raccontarmela.

Di Elena sapevo che… esisteva! Ero passata nei pressi della sua azienda lo scorso anno, casualmente durante una gita e ne avevo accennato qui. Poi un’amica comune, anche lei allevatrice, mi ha portata qui per intervistarla. Saliamo sopra a Paesana, in Valle Po, fino ad arrivare alla stalla di Elena. Lei e Sara chiacchierano, guardano le capre, è pieno di capretti nati nelle ultime settimane. Le capre sono veramente grosse, parecchie devono ancora partorire.

La stalla è nuovissima, ma l’abitazione non c’è ancora, bisognerà ristrutturare le altre baite lì vicino e ci vorrà ancora tempo, si spera meno di quanto è stato necessario per i permessi relativi alla struttura per ricoverare gli animali. “Le prime capre le ho prese nel 2008. Ho sempre avuto la passione, ho studiato Agraria e poi Scienze Forestali. Mentre studiavo, lavoravo nei rifugi in montagna. Sono di Moncalieri, abitavo in un appartamento al terzo piano e i miei genitori sono operai. Mi ero trasferita a Villar Perosa con il mio ex compagno, in una baita, al piano terra c’era la vecchia stalla, intorno tanti rovi. Avevo chiesto agli Agù per comprare delle capre e loro mi hanno mandata da Sara… Ne avevo prese tre e un maschio.

Questo è stato l’inizio di Elena, classe 1983. Mi racconta la sua passione per questi animali a cui sta dedicando interamente la sua vita. “Sono intelligenti, affettuose. Mi sono piaciute per il carattere. Sono furbe, ma anche stronze!“, ride Elena. “Ognuna è diversa, hanno il loro carattere!” Ha imparato man mano sul campo: “Per il primo parto difficile ero agitata, ero sudata, in panico! Ho chiamato per telefono Sara che mi spiegava cosa dovevo fare per tirare fuori il capretto. Poi impari, adesso faccio tutto da sola, quando c’è proprio bisogno chiamo il veterinario.

 

Le difficoltà maggiori per Elena sono state burocratiche. “Dove ero prima non potevo sviluppare niente, non c’era spazio, pochi pascoli. Questo posto l’ho trovato su internet, ho guardato che fosse al sole e ci fossero i pascoli. Non ho potuto prendere finanziamenti e fare l’insediamento come giovane imprenditore perchè l’amministrazione mi ha ostacolata. Ci hanno messo un anno e mezzo a darmi i permessi, così sono scaduti i termini. Non sono di qui e questo da fastidio… Sai il film “Il vento fa il suo giro“? L’ho scoperto dopo che la storia che l’ha ispirato è successa poco lontano da qui. C’è gente che mi ha accolta bene, i vicini della borgata Ferrere che hanno bestie non mi hanno mai detto niente. Però altri invece… quando provi a far qualcosa, c’è invidia!

Elena da poco ha preso anche una vitella, per avere in futuro il latte per i capretti. Attualmente ha un’ottantina di capre. Nei progetti, c’è quello iniziale di vendere il latte, intanto ristrutturare le altre baite sia per l’abitazione, sia per i locali di lavorazione latte e carne. Recentemente ha fatto lavorare la carne di una delle sue capre presso l’Istituto di Moretta ed è rimasta molto soddisfatto. Il marito di Elena lavora già nel settore carne, quindi le basi per realizzare questi sogni ci sono.

Mi racconta dell’anno precedente, quando la stalla era rimasta isolata per via della neve. Quel giorno stesso, al pomeriggio, avrebbero dovuto portarle del fieno, così era poi tranquilla in vista della nevicata prevista (e arrivata in questi giorni). “Non mi hanno pulito la strada, venivo su da casa con l’asino e il basto. Vado sempre su e giù a piedi, dal sentiero sono 10 minuti, ma ovviamente serve anche avere la strada pulita! Solo che… Hai voluto venire qui? E allora arrangiati! Questa è l’accoglienza che ho avuto!” Ma Elena non è una che si scoraggia.

Momenti di sconforto ne ho avuti tanti, infiniti! Venir su con un metro e mezzo di neve e l’asino… Poi tutti i costi che devi sostenere per essere in regola, quando ricevi i preventivi… Un’altra volta sono caduta al pascolo, mi sono fatta male al ginocchio, ma il giorno dopo comunque ero qui. Se proprio devo andare via per qualcosa di importante, viene mia mamma, piace anche a lei e le capre al pascolo con lei stanno brave. Come quando sono dovuta andare a fare la prova dal parrucchiere per il matrimonio!

La stalla è pulitissima, non si sente nessun odore a parte quello del becco. Su di una parete, il manifesto del “Fronte di liberazione del contadino impazzito” (se lo volete leggere, lo trovate qui). Elena lavora e racconta, parla del tempo libero che non esiste, ma non è quella che si lascia andare perchè lavora in stalla in un posto fuori dal mondo, la sua femminilità è curata sia nell’abbigliamento, sia nell’aspetto. “Io sono ancora una che si emoziona, quindi piango per il bene e per il male. Tra i momenti più belli, quando nascono i capretti, quando le abbiamo messe qui nella stalla nuova.

Le capre sono frutto di incroci, selezionate per il latte, ma anche per la rusticità, visto che in primavera, estate e autunno si va al pascolo. Adesso c’è un grosso becco di razza verzasca, che dovrebbe garantire entrambe le caratteristiche. “I problemi sono quelli che hanno tutti: alimentarle bene costa e vendere rende poco. Ma dovessi rifare la mia scelta, lo rifarei. Magari da un’altra parte, perchè qui in Italia è proprio difficile… Anche essendo donna è tutto più difficile. Solo quando vengono qui e vedono le bestie tenute bene allora mi considerano. Altrimenti, donna e di Moncalieri, figuriamoci! C’è stato anche chi mi ha fatto dei brutti scherzi, mi hanno tagliato i guinzagli dei cani che erano appesi fuori, mi hanno aperto i rubinetti dell’acqua quando facevamo la stalla, sono arrivata su ed era tutto allagato, sono dovuta andare a far denuncia contro ignoti.