Ho aperto gli occhi e ho visto capre

Era una giornata grigia e umida dalle mie parti, ma ormai avevo combinato per andare in Valle Po a vedere capre ed intervistare allevatori. Mi accompagna Giovanni, che conosce tutti e tutto… Così prima mi porta da un “allevatore tradizionale”, che già avevo incontrato alle fiere zootecniche. Siamo a Rifreddo e saliamo tra strette strade e borgate, ai piedi di Monte Bracco. Per fortuna lì c’era il sole e un bel panorama. Ci sono vacche al pascolo, piccole greggi di pecore, poi vedo più in alto le capre, appena sotto il bosco.

Parcheggiamo nel cortile della cascina e saliamo appena sopra, sui prati. Oggi Livio ha tenuto in basso le capre apposta per noi, altrimenti sarebbe stato su per i boschi a farle mangiare castagne. Monte Bracco è il posto delle capre, avevo già intervistato qualche mese fa una coppia di “famosi” allevatori che abitano sull’altro versante. Oggi ci sono ancora diverse famiglie che hanno capre, da queste parti, ma fino a mezzo secolo fa qui addirittura venivano a svernare centinaia di animali. “Monte Bracco le capre le manteneva anche d’inverno, è ben esposto, ci sono boschi. Si è andati avanti così fino a 45-50 anni fa. Partivano da Rifreddo per andarle a prendere fino in Val Pellice e venivano in qua con 5-600 capre, poi le davano alle varie famiglie, chi ne prendeva una, chi due, chi tre, spesso era gente che aveva già qualche capra sua. Quelli che le svernavano si prendevano in cambio il capretto.

Ho le capre da quando sono nato, ho aperto gli occhi e ho visto capre. Ho una foto che non cammino ancora e mi appoggio a due capretti. D’estate vado a lavorare, faccio qualche ora qua e là, d’inverno sto dietro alle capre. Sono trent’anni che le mando via d’estate perchè giù fa troppo caldo. Le mando al Lausun in Val Germanasca, dai Garnier.

Non solo capre, la passione è anche per le galline e per i colombi. Questa comunque è ancora una storia in cui la capra è soprattutto un piacere. Si vendono i capretti, ma “… se ne trovo una bella che mi piace, se me la vendono, la compro! La soddisfazione è avere una bella capra che ti piace più delle altre. Sono una passione, una passione che costa.” Dopo essere stata da Livio, Giovanni mi porterà in una realtà completamente differente, a pochi chilometri di distanza…

Una vera malattia

Nel mio futuro libro sul “mondo caprino” sarà doveroso dare un ampio spazio ad una realtà molto rappresentata sul territorio che conosco meglio… Certo, il resto d’Italia la potrà considerare una strana curiosità, ma tra Piemonte e Val d’Aosta, parlando di capre, c’è una vasta fetta di allevatori che tengono questi animali quasi esclusivamente per le “battaglie”. Passione nella passione, nata inizialmente tra gli allevatori di professione, oggi coinvolge quasi di più persone che praticano altri mestieri. Il numero delle battaglie è aumentato, ci sono state anche “fratture” e nascita di diversi comitati, ma ovunque si registra comunque un buon numero di presenze.

Ieri ero a Lanzo Torinese dove, nell’ambito della manifestazione “Animalanzo”, si teneva la finale regionale delle battaglie del circuito delle Valli di Lanzo. Una splendida giornata autunnale di sole caldo, visitatori e curiosi che si aggiravano tra gli animali. Non tutti quelli presenti erano destinati alla finale, dove si incontravano solo quelli che avevano via via passato le selezioni durante le battaglie precedenti, tenutesi nel corso dell’estate/autunno.

C’era anche la rassegna, dove venivano valutati e premiati i capi più belli (secondo gli standard di razza) di Valdostana e di Fiurinà. La razza fiurinà, recentemente riconosciuta e inserita tra quelle da tutelare, è tipica di quest’area. Possono esserci capi con corna o privi di corna, la caratteristica è quella della particolare colorazione del mantello.

In occasione di questa manifestazione, ho anche intervistato Christian, che da tempo aspettava una mia visita. Già in passato, quando stavo scrivendo il libro sui giovani allevatori, aveva voluto inviarmi un contributo. “Ho preso la prima capra 10 anni fa, si chiamava Stella. I miei nonni allevavano le mucche e avevano la macelleria, ma i miei genitori fanno altro. Ho preso la prima capra, poi altre, adesso ne ho solo sei, ho tenuto quelle a cui tengo di più, ma sono arrivato ad averne una quindicina.

La mia passione è principalmente per le battaglie, il mio grande sogno è avere la regina di prima categoria alla finale. Lo scorso anno l’ho fatta di seconda categoria. Purtroppo questa è un po’ tipo una malattia! Lavoro, faccio il giardiniere, ma il tempo libero lo dedico a loro. Ai miei non piace, ma se non ci fossero loro… Infatti mi aiutano abbastanza con i lavori, quando io non posso.

(foto C.Valesano)

(foto C.Valesano)

Alla fine ieri sera Christian non ha vinto la tanto agognata finale con Magia, ma la sua Speedy ha comunque ottenuto il primo posto tra le bime. “Le maggiori soddisfazioni sono quando vincono, però l’importante è che stiano bene. I giorni delle battaglie sono sempre agitato, inizio già un mese prima ad essere agitato, a volte mi viene anche la febbre, ma quello è perchè c’è una grande passione. Quest’anno per il primo anno sono venuto qui nelle valli di Lanzo e mi sono trovato molto bene. Qui si fa festa tutti insieme, c’è uno spirito diverso ed è bello così perchè alla fine è una giornata di festa e si viene per divertirsi. Con quelli del giro delle battaglie e gli appassionati di queste capre ci si si conosce tutti, è così che poi si comprano e si vendono gli animali.

Mio nonno mi ha trasmesso la passione

Altro racconto di passione legata alle capre ricevuto attraverso internet. Questa volta andiamo a conoscere Mattia, dalla provincia di Padova.

Ho un allevamento hobbistico, con 5 femmine e un maschio. Ho due capre camosciate, una capra tibetana e due capre saanen. Mio nonno mi ha trasmesso la passione del fieno della natura. La mia prima capra è arrivata ad Agosto del 2014 e da li è iniziato il tutto.

(foto M.Scantamburlo)

(foto M.Scantamburlo)

Come animale mi piace e soprattutto quando sono al pascolo, mi piace il manto liscio e molto delicato, soprattutto delle Camosciate. Ho avuto anche dei momenti difficili, purtroppo una capra mi è morta da infarto e una si è rotta una gamba. Le cose belle sono la passione di farle pascolare e di metterle a contatto con la natura.

(foto M. Scantamburlo)

(foto M. Scantamburlo)

 

Non sono da solo, ho la mia famiglia che quando sono a lavoro mi aiuta e nei fine settimana la mia fidanzata mi aiuta a fare fieni (quando serve). Pascolo all’aperto, spesso e volentieri sto con gli animali. Nel rapporto con le capre mi piace quando gli do da mangiare, mi guardano come per dire qualcosa. Quando ho dei problemi chiedo ad amici e ad un pastore molto bravo che conosco da un anno.

(foto M.Scantamburlo)

(foto M.Scantamburlo)

Le capre sono una risorsa, purtroppo qui in zona sta per sparire tutto. Mettere soprattutto i bambini a conoscenza di certe realtà come le capre è una cosa stupenda. Ho sempre voluto bene agli animali è una cosa che mi porta serenità e soddisfazione.

(foto M.Scantamburlo)

(foto M.Scantamburlo)

Chi vuole allevare animali fa bene a farlo, ma sa che deve sacrificare sabati e domeniche e aver passione. Un allevamento è una risorsa. Come animali da compagnia vanno bene soprattutto le Caprette tibetane adatte a famiglie e bambini molto buone e coccolone.

(foto M.Scantamburlo)

(foto M.Scantamburlo)

Hanno tutte un nome, lo scelgo in base alla fantasia e confrontandomi con la mia fidanzata. Quello con le capre è un bel legame e riesco comunque gestire il tempo. Non è proprio una fonte di reddito, ma è passione, faccio anche un altro lavoro in una ditta di stampaggio di materie plastiche. Ho fatto la scuola professionale di meccanica.

(foto M.Scantamburlo)

Ringrazio molto mio nonno Angelo per la passione trasmessa e il suo socio Bano e tutta la mia famiglia.. un grazie particolare alla mia Fidanzata Anna per il sostegno di questo hobby. L’amore per le capre, il pascolo, il verde, la natura è nato anche Grazie ad Anna che mi ha fatto conoscere le dolomiti esattamente Corvara in Alta Badia dove da 5 anni andiamo in vacanza.

Ricordo a tutti che ogni testimonianza è la benvenuta. Scrivetemi qui per ricevere il questionario. Grazie.

Trovo giusto allevare questa razza perchè sento che appartiene a noi, a questi luoghi

Sono tante le persone che hanno chiesto di partecipare alle mie “interviste caprine” anche senza che io raggiungessi di persona la loro azienda. Potete chiedermi il questionario qui... Intanto oggi andiamo in Lombardia a conoscere Sonia e la sua grande passione per le capre.

Mi chiamo Sonia Marioli, vivo a Talamona, in provincia di Sondrio (Valtellina), un paese sul versante orobico. Ho un piccolo allevamento di una ventina di capre orobiche, delle quali una decina sono in lattazione e le altre sono rimonta, ma volevo arrivare a 20 da latte, stando attenta a selezionare i capretti in base alla produzione di latte della mamma per avere delle capre un po’ più produttive.

(foto S.Marioli)

(foto S.Marioli)

Allevo la capra orobica o della Valgerola perchè è una capra autoctona della nostra valle e trovo giusto allevare questa razza perchè la sento che appartiene a noi, a questi luoghi, alle nostre montagne, e poi è bellissima! La mia prima capra è stata una capretta orobica quando avevo 11 anni. Premetto che mio papà aveva già un’azienda solo di mucche brun alpine e caricava l’alpeggio, andavo sempre a trovare un conoscente che aveva alcune capre (mi attiravano), finché un giorno gli ho chiesto se mi dava una capretta, gli ho detto che passava poi mio papà a pagare! La passione l’ho presa dal mio papà sicuramente, mi ha trasmesso tutto quello che so.

(foto S.Marioli)

(foto S.Marioli)

Abbiamo un’azienda di 50 capi di mucche brune alpine originali, tra grosse e piccole, al pascolo per circa 6 mesi all’anno. Abbiamo due cavalli, usati a basto per trasporto legna, formaggio e viveri, in alpeggio), un cane, un gatto e le galline. Le capre sono una risorsa per il territorio, soprattutto per i nostri alpeggi, per le zone non accessibili alle mucche o nel bosco e sottobosco, lo tengono un po’ “regolato”.

(foto S.Marioli)

(foto S.Marioli)

Perchè ho scelto le capre? Questa è una domanda a cui non so rispondere, so solo che sono sempre stata attirata da questi animali! Da quanto ero bambina… e da quando ho iniziato ad allevarle, non me ne sono mai pentita. La capra è un animale che o lo ami o che lo odi! Un vecchio pastore che lavorava con mio papà mi diceva sempre: “non comprare le capre… la capra è una bestia maledetta!”, ma secondo me è un animale fiero, indipendente, che può fare benissimo a meno dell’uomo. Però quando in alpeggio arriva l’ora della mungitura che le chiamo e loro arrivano di corsa e belano quasi a salutarmi e si grattano sulla mia gamba… è una gioia che non si riesce a spiegare e che non tutti capiscono. Il momento più difficile è stato quando ero incinta dei miei due bambini nel 2009 e nel 2012. Ero quasi rassegnata a doverle vendere, poi con l’aiuto di una mia cara amica, capraia pure lei, e tra una poppata e l’altra ho superato i momenti più duri. Adesso la prima ha sette anni e mi aiuta, e anche il piccolo di quattro, ha passione e a modo suo mi da una mano pure lui.

(foto S.Marioli)

(foto S.Marioli)

Quando dopo Pasqua ho tirato via i capretti, faccio qualche caprino e qualche formaggella, oppure lo metto in caldaia con quello di mucca. In estate lo lavoriamo assieme a quello vaccino e facciamo “Bitto storico”, che adesso non possiamo più chiamare Bitto, ma solo “storico”. In alpeggio teniamo su altre capre (orobiche) di alcuni amici per un totale di un centinaio, una settantina da latte. Il latte ho imparato a caseificarlo da mio papà, casaro storico. Adesso l’allevamento intensivo sta passando un brutto periodo. Noi con la nostra idea stiamo cercando di diversificare i prodotti e fare un formaggio, anzi… dei formaggi legati alle nostre razze e puntare alla qualità per ottenere prodotti sempre migliori. Comunque tutto il nostro settore è un po’ in crisi e con gli animalisti che prendono sempre più “potere”, dobbiamo stare attenti.

(foto S.Marioli)

(foto S.Marioli)

In azienda mi occupo delle mie capre, mio marito Alfio Sassella delle mucche, poi quando ho regolato le capre lo aiuto con le mucche. Facciamo in stalla da soli, d’estate teniamo due operai stagionali. Il fieno ce lo facciamo noi, ci basta, diciamo per i primi quattro mesi che sono in stalla. La nostra vita è semplice, legata ancora al ritmo che ti “impone” la natura… sia per le capre che per le mucche. Prima vengono loro (a parte i miei bimbi), ma se c’è un parto in vista o una che non sta bene, faccio i salti mortali per accudirla ed essere presente, anche di notte!

(foto S.Marioli)

(foto S.Marioli)

Secondo me le donne sono più sensibili e per un certo verso capiscono di più gli animali. Io parlo per me, anche quando sono prossime a partorire o stanno male, io mi immedesimo nella situazione. Non mi ricordo come fosse la mia vita prima di avere le capre… sono cresciuta con loro! Se qualcuno mi dice che vuole iniziare a tenere le capre gli dico di pensarci bene, che poi ci sono tutti i giorni, domenica e festivi e non ci si può tirare indietro o rimandare a domani. Penso che le capre “da compagnia” siano una cavolata. Si rischia che la gente tiene una capra, la tratta come un cane, naturalmente a discapito dell’animale. Dalle mie parti ci sono altri allevatori e più o meno ci conosciamo tutti. Andiamo anche d’accordo, ci si scambia magari i becchetti per cambiare il sangue, ma c’è anche un pizzico di rivalità, soprattutto quando si partecipa alle mostre caprine.

Mi piacerebbe comprarne ancora, ma non ho il posto…

Qualche tempo fa vi avevo proposto (se interessati) di diventare parte di questo blog con le vostre storie, ma soprattutto di rispondere ad un questionario relativo alle capre (se le allevate, se siete appassionati), di modo da utilizzare questo materiale anche nel mio futuro libro. La proposta è sempre valida, se altri volessero aggiungersi. Il questionario è lungo e dettagliato, ma potete anche solo rispondere a parte delle domande, l’importante è che mi diciate perchè siete allevatori e, soprattutto, allevatori di capre (per passione, reddito, compagnia…)

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Il primo a rispondermi era stato Nicola, dalla provincia di Verona. Mi diceva che lui, a dire il vero, è un allevatore di bovini, ma ci teneva a raccontarmi la sua storia, dove le capre non hanno il primo posto in azienda, ma…  “Ho un’azienda agricola di bovine, in lattazione sono 65, manze 30, vitellini 25 e 26 vacche da carne, 1 capra, per la maggior parte sono frisone e pochissime pezzate rosse, invece la capra e di razza saanen.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

La capra che ho ha 5 anni ormai, me la regalata un mio amico pastore, mi piacerebbe comprarne ancora, ma non ho il posto dove metterle in stalla, D’inverno la stalla è piena colma… la mia passione me l’ha tramandata mio papà da tanti anni. Mi piace della capra che mangia spini grandi che le vacche neanche guardano, non mi piace della capra che qualche volta scappa, fa disastri!

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Come momenti difficili in questi anni il prezzo del latte sempre in calo e i mangimi sempre più cari. E da qualche anno l’arrivo del lupo che comincia a far disastri. Come momenti belli nella mia azienda, sono parecchi anni che ho convertito l’azienda nel biologico, mi trovo bene. Ho 3 malghe 1 dove ho quelle da carne limousine e le altre 2 ci sono le manze e vitelle e vicino alla stalla ho i pascoli per le vacche da latte.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Le vacche le mungo mattina e sera , e il latte lo vendo ad un caseificio dalle parti di Treviso che lo trasformano il mozzarelle Bio. Nell’azienda lavoro io con mio papà e qualche volta viene mia mamma a darci un mano. Ci arrangiamo a fare tutto in stalla , invece nei prati per il fieno viene qualche volta anche mio zio.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

 

Gli ultimi di aprile e tutto maggio nelle malghe e nei pascoli ci dedichiamo alla recinzione, aggiustiamo dove la neve d’inverno rompe, con filo spinato paletti nelle malghe. invece vicino a casa mettiamo filo della batteria. Quando ci sono problemi gravi con il bestiame contatto il veterinario, invece per la capra contatto il mio amico pastore. In azienda nel periodo invernale acquistiamo il maiale già morto e facciamo su il salame, ne facciamo  20 maiali all’anno su per giù.

(foto N.Pagani)

(foto N.Pagani)

Sono anni duri per gli allevamenti , ti danno contributi e tante altre cose per farti tirare avanti, però i contributi che passa la regione arrivano in tasca all’agricoltore dopo anni  e cosi  tante aziende chiudono per il mancato guadagno. Nella mia zona ho un amico che ha parecchie pecore bergamasche e una 15 di capre, e non lontano da lui una ragazza che ha una trentina di pecore brogne, e siamo in buoni rapporti. E’ la passione che ti fa andare avanti alzarsi tutte le mattine andare in stalla e cominciare la mungitura, qualche sera anche a notte fonda restare in stalla a dare una mano alla vacca che sta per partorire, sono piccole cose ma a sera ti riempiono il cuore. Se riesco a settembre a prendermi un paio di giorni di vacanza, vado sempre in montagna a vedere altre realtà altri tipi di razze di vacche diverse da quelle che ho a casa ascoltare cosa ti racconta un altro agricoltore.”

Se anche voi volete raccontarmi la vostra storia… richiedetemi il questionario… un grazie speciale agli allevatori di capre che parteciperanno!

Soddisfazioni me ne danno sempre

I gemelli Massimo e Roberto lavorano insieme, ma si sono divisi i compiti e le passioni. Li raggiungo nel loro alpeggio a mezza quota nelle valli di Lanzo, dove c’è anche il resto della famiglia ed è appena arrivata Romina, la compagna di Massimo, con la piccola Asia, di appena due mesi.

Bestie ne abbiamo un po’ da tutte le parti, le vacche che hai visto lungo la strada sono nostre. Abbiamo sempre avuto bestie, i nonni ne prendevano in guardia per l’estate, poi nel 1992 abbiamo preso la prima mucca. Adesso abbiamo 80 vacche, 30 capre e 5 pecore. Di pecore ne avevamo tante di più, ma abbiamo dovuto venderle dopo che ce le ha attaccate più volte il lupo. Mio fratello diventava matto senza, così ne abbiamo ripresa qualcuna.

Le capre sono una passione e una malattia, abbiamo sempre cercato di allevare la nostra razza. Le mungiamo anche e facciamo formaggio per noi, come vacche invece abbiamo piemontesi e lasciamo sotto i vitelli. Poi abbiamo anche qualche mucca nera per le battaglie, una decina. La battaglia, sia delle capre, sia delle mucche, è una malattia nella malattia!

Le capre soddisfazioni me ne danno sempre, già solo quando mi seguono, o quando sono ben piene la sera.” Commenta anche la mamma: “Quando vedono Massimo, cominciano a gridare tutte insieme, mentre gli altri non li considerano. Il giorno che è nata la bambina, è andato Roberto con un amico al pascolo, le capre li hanno fatti correre fino in punta alla montagna! Adesso Romina la mette nel marsupio e va con Massimo, la bimba sente le campane e si addormenta.

Per le fiurinà adesso danno i premi, ma non non abbiamo mai fatto le domande. Però c’è più gente che cerca i capretti. Altrimenti, o si piazzano per Pasqua, o non valgono niente. Certo, le capre non rendono e danno lavoro… Con 10 mucche in più tiri il filo e finita lì. Alle capre devi star dietro tutto il giorno se vuoi che siano piene. Le tieni per passione e basta.

La storia delle battaglie è nata a Balangero. Mario (Tassetti) ci ha cissati ad andare, ne abbiamo portate due e sono uscite regine. Però la battaglia è una volta all’anno, le capre le teniamo perchè ci piacciono! Sono soprattutto hobbisti a portarle alle battaglie, perchè i marghè hanno troppo lavoro, per andare devi riuscire ad organizzarti.

La soddisfazione più grossa per noi è aver trovato due morose che, nonostante il nostro lavoro e i nostri orari, ci seguono e ci vogliono bene!“, afferma Roberto. Romina gli risponde che non doveva dirlo con lei presente: “Così lo leggevo poi e c’era la sorpresa! Io lavoro in uno studio dentistico, adesso sono a casa in maternità. A casa non avevo animali, ho incontrato lui a “Capre e coi” a Balangero! Adesso, per piacere personale, sono anche nel comitato della battaglia delle capre.

L’amore per gli animali non ha mai contrastato con la mia attività

Per intervistare Mario sono passata a trovarlo in negozio. Lo conosco da tempo, foto alle sue capre ne avevo già fatte sia d’inverno, in stalla, sia alle battaglie negli anni scorsi, quindi mi bastava anche solo una chiacchierata per conoscere la sua storia e i dettagli della sua passione.

Mario fa il macellaio, ma come tanti che fanno il suo mestiere, è anche allevatore. Di capre, nel suo caso. “Ho la passione in generale per gli animali da quando ero bambino. Mi hanno preso la prima capretta nana quando avevo 16 anni, per far compagnia al cavallo. I miei non avevano bestie, facevano già questo mestiere. La mia passione non ha mai contrastato con il lavoro di macellaio, perchè si sa che non tutti gli animali possono vivere, non puoi allevare tutti i maschi. Quelli che si macellano, servono per mantenere gli altri. E’ sempre stato così.

D’estate le capre di Mario sono in montagna. “Ne ho 35, le mando in alpeggio, ne tengo giù qualcuna solo per tenermi puliti i pezzi che ho. Nel 1990 avevo 5 pecore e le capre nane. Nel 2009 sono arrivato a 60 pecore e 30 capre mezze nane, le mettevo su in montagna da sole da aprile a novembre, quando qui da queste parti

non c’era ancora il lupo.

Nel 2008 ho preso le prime valdostane, le ho prese perchè mi piacevano, poi ne ho portata una a battere. All’epoca c’era solo l’incontro di Balangero, era un circuito unico con il Canavese. Invece adesso dal 2011 abbiamo fatto l’Associazione qui nelle valli di Lanzo, siamo circa 40 soci.

Le battaglie sono il culmine della passione, perchè sai che hai un animale bello e forte. Poi non hai più problemi a vendere i capretti, perchè gli altri appassionati cercano i capretti figli di capre che sono state reine. La maggiore soddisfazione è quando hai una regina, oppure quando ne vendi una e sai che vince magari in Val d’Aosta.

Mario ha un sogno che mi confida: “Riuscire ad organizzare un’amichevole tra Piemonte e Val d’Aosta, un anno qui, un anno da loro. E’ da un po’ che lavoro a questa cosa. I Valdostani vengono già alla finale per fare da giudici, così che nessuno abbia niente da dire e da protestare. Ci sono vari problemi, servono sponsor, e poi i costi di trasporto…

Da bambino ero sempre con chi aveva le bestie

Dopo essere stati da Paolo, siamo tornate a casa della famiglia Bosonin, una sorta di piccolo grande zoo. Certo, ci sono le capre. Ma anche pecore, asini, cani, gatti, conigli, galline, un simpatico maialino vietnamita e… non so, forse ho dimenticato qualcuno!! Dopo aver fatto onore alla tavola imbandita, è stato il momento di chiacchierare con Simone.

E’ un ciclo che ritorna, già il mio bisnonno aveva le capre. Io ho preso le prime due, due capre bianche senza corna, quando ho compiuto 18 anni. Da bambino ero sempre con chi aveva le bestie, giocavo alla fattoria con gli animali. Quando mi è morta una delle due bianche, mi hanno regalato una di quelle con le corna e… una volta che prendi quelle, è una malattia!

Le capre sono proprio solo una malattia, dato che Simone, di mestiere, non fa l’allevatore. “Sono metalmeccanico e diplomato in trombone, insegno anche musica. C’è il papà che mi da una bella mano, altrimenti le capre non potrei tenerle. Va al pascolo quando lavoro, brontola, ma c’è sempre… Io le tengo proprio solo perchè siano belle, sono contento così! Le valdostane hanno qualcosa in più…

Alle battaglie le porto solo a Carema per mantenere la tradizione, ma non sono scaldato per quello. Anche se, quando vai, alla fine ti prende. Ho già avuto delle reine pure io. Ma ci sono spese ad andare alle battaglie e preferisco lasciare il posto a qualche ragazzino giovane. La soddisfazione è andare in stalla, aprirle e vederle belle, che stanno bene. Oppure quando qualcuno per la strada si ferma e mi fa i complimenti. Senza animali adesso non potrei proprio più stare…

Sono tutte speciali, sono domestiche, mi stanno più vicine loro del cane! Guai se ti siedi, ti vengono tutte addosso. Mi piacciono di più quelle rosse, poi le nere e le cannellate. Quando ci sono i parti, sono agitato, passo anche la notte in stalla, anche se faccio i turni al lavoro. A forza di selezionare ti escono belle e poi non sai più cosa vendere, ma più di tante non posso tenerne.

Le valdostane le tengo perchè è una brutta malattia!

Fabrizia mi aveva invitata ad andare una volta da lei, mi aveva promesso che mi avrebbe fatto intervistare suo fratello e il suo fidanzato, entrambi appassionati di capre. Così, appena prima di Ferragosto, mi inerpico con l’auto lungo la ripida strada che, da Quincinetto, sale verso Scalaro. Il primo intervistato sarà Paolo…

Dalla casa della famiglia Bosonin ci spostiamo ancora. Si sale, si va in piano, si scende… e si arriva a destinazione, dove le capre stanno pascolando, sorvegliate dalla sorella di Paolo, che ci raggiungerà poco dopo. “Ho vacche, capre e pecore. Come capre, ci sono le valdostane e camosciate da latte. Le mungo entrambe, ma la valdostana rende meno. Ho sempre avuto capre, d’inverno le tengo insieme, d’estate separate.

Le camosciate pascolano con le mucche, sono più tranquille. Le valdostane le tengo perchè… è una brutta malattia! E non c’è cura, vaccino, niente!” Scherza, Paolo, ma sono parole già sentite molte volte. Questione di passione. “Adesso non le porto più alle battaglie, solo alla rassegna ad Aosta. Non è più una battaglia delle capre, c’è troppa rivalità tra le persone, mi sono stufato.

Una volta era bello, era una bella festa… Le ho portate per vent’anni, me ne hanno date di soddisfazioni! La prima volta che sono andato ad una battaglia è stato un regalo che mi ha fatto mio papà per il compleanno, avevo 7-8 anni. Da bambino, se hai dei risultati, poi ti prende bene…!“. La mamma e la sorella mi mostrano le foto di Paolo da bambino circondato dalle sue capre: “Invece del motorino, aveva voluto che gli comprassimo una capra…

A dire il vero, invece del motorino mi ero poi fatto prendere l’Ape per caricare sopra le capre e le pecore! Invece quando ho finito la scuola a Caluso, sono andato a prendermi il capretto bianco…“. Le capre, dopo aver pascolato tutto il mattino, vengono messe in stalla, torneranno al pascolo nel pomeriggio.

Pian piano si avviano verso le porte delle stalle. “Ogni tanto qualche fuga la fanno, specialmente in autunno. Vanno in su, spariscono, e bisogna andare a prenderle magari già in mezzo alla neve. Non tornano da sole.

Sotto alle case, c’è il gregge di pecore nelle reti. Non sono moltissimi animali, un piccolo gregge di razza Rosset, la razza locale. Siamo già in Val d’Aosta, il panorama che si gode lassù in quella splendida giornata di sole è quello della bassa valle e delle vallate laterali che di qui si dipartono.

Il caseificio è più in basso, all’alpeggio dove Paolo trascorre la stagione estiva con il resto della famiglia. Qui viene lavorato il latte vaccino e quello caprino. “Una volta nelle capre si guardava di più il latte e non le corna! Il latte di capra aggiusta i formaggi, però il gusto si sente e non ha tutti piace. Si metteva anche nelle Fontine. Noi qui facciamo tome. I miei zii mungevano anche le pecore Rosset, di latte ne hanno, allevano tranquillamente due agnelli.

Le tengo come hobby

Andare in giro a fare interviste è anche una buona occasione per “verificare” come si sono evoluti i sogni e i progetti dei giovani che avevo incontrato per “Di questo lavoro mi piace tutto“. Da Alex ero stata nel 2010 e diceva di voler fare l’allevatore, con le capre e qualche mucca.

Lo raggiungo a casa sua, poi lo seguo verso “l’alpeggio”. Si sale lungo i versanti, tra i boschi, ma ogni tanto gli alberi si interrompono e si può guardare verso la pianura, campi che degradano verso la città, sono Torino e le sue colline a far da sfondo al panorama.

Alex non ha preso le mucche e non fa l’allevatore di mestiere. Ha qualche pecora, agnelli presi da Giuan, il suo amico pastore, allevati al biberon e che, pian piano, sono cresciuti. Quando va ad aprire gli animali per farli scendere nel recinto, sono gli ovini a seguirlo per primi, contrariamente a quel che accade di solito. La spiegazione sta nel fatto che sono stati tutti allattati artificialmente, quindi si è creato un maggior contatto con l’uomo.

Il vero orgoglio di Alex però sono le sue capre. “Le ho dal 2008, la prima l’ho comprata con i soldi miei. Non le ho più belle come una volta… Le tengo come hobby, come lavoro è meglio che lo facciano altri. Continuo il lavoro di mio papà, faccio il muratore. Qui non c’è posto per gli animali, tanti non vogliono, piuttosto lasciano venire su le foreste, i rovi!

E dire che, guardandosi intorno, sembra davvero un posto da capre, però Alex racconta che molti non gli vogliono concedere in uso i pascoli. In paese non c’è quasi più nessuno che ha animali. “Pascolo qui intorno nei boschi, giù nei prati dietro casa e lungo il fiume. Quando posso, perchè c’è il lavoro e mi faccio tutto io da solo. Anche quando mi ero fatto male alla caviglia, zoppicando mi sono arrangiato. I miei si sono rassegnati, non dicono più niente, finchè posso, le capre non si toccano!

Però non si vive di sole capre. E’ una passione, una passione che richiede molto impegno: “Niente ferie, il tempo libero lo dedico tutto alle capre. Non sono bestie che rendono, non hanno i prezzi di quelli della Val d’Aosta. Vendo qualche capretta, ma quelle che proprio mi piacciono, me le tengo.

In questa zona c’è tradizione di allevamento caprino. “Questa è la razza del Col San Giovanni, il ceppo è arrivato di qui dietro. Anche i Valdostani sono venuti a prendere i becchi qui. Allevo queste capre perchè… mi piacciono.

C’è però un’ombra sulla passione di Alex: “Ho preso la CAEV da un becco che ho comprato. L’ho detto ai veterinari, ho chiesto come mai per questa porcheria non fanno niente! Una bella capra di punto in bianco ti va a pezzi. Non sanno bene nemmeno loro come si propaga, stanno facendo degli studi. Proverò a togliere subito i capretti e dare colostro e latte artificiale. Io lo dico subito a chi viene a vedere per comprare, non voglio impestare nessuno…