Natale senza luna, chi ha due pecore…

Nei miei vagabondaggi per intervistare giovani è capitato anche di passare per Dronero e così ho fatto visita a Silvio, che qualche tempo prima mi aveva scritto: “Io sono operaio un po’ per obbligo, comunque abbiamo un azienda piccola, a conduzione famigliare che ci impegna tutti. Titolari dell’azienda sono mio fratello e sua moglie, io sono il vecchio, mio fratello è del ’73 e mia cognata del ’89, qiundi mi chiedevo se lei ti può interessare x il libro…“.

Prima siamo passati a salutare il fratello giovane, che era al pascolo con il gregge nei prati vicino a casa. Pecore nella poca erba, l’ultima se verrà a nevicare, mentre le capre preferivano foglie e cespugli. Qui, se nevica, l’inverno è lungo, quindi in questa stagione parlare del tempo è d’obbligo, così vengo a scoprire un modo di dire che mai avevo sentito prima: “Natale senza luna, chi ha due pecore ne vende una.” Speriamo che i vecchi detti sbaglino…

A casa ci aspetta Ylenia con il piccolo Giorgio, di nove mesi. “Già mio papà aveva bestie, mucche capre e pecore. Questo è un lavoro che si fa per scelta, io avevo studiato alle magistrali, ma tanto all’università non volevo andare. Mi sono sposata, ma tanto facevo questo già a casa. I miei suoceri ci aiutano sempre, io adesso che ho lui non posso lavorare come prima, ma anche mio cognato ci aiuta part-time. Sono allevatrice e mamma, il lavoro triplica, ma comunque si cerca di fare tutto!

Nel cortile della cascina trovano posto, ora in una stalla, ora nell’altra, tutti gli animali. D’estate invece si sale in alpeggio: “Le mucche in un vallone qui sopra, per le pecore invece adesso abbiamo dovuto prendere un pastore che le guardi, dopo tutti i danni che abbiamo avuto con il lupo. E’ un ragazzo rumeno davvero bravo.“. E’ poi Silvio a spiegarmi i dettagli, a mostrarmi le foto delle pecore sbranate: “Dicevo che era il lupo e mi prendevano per pazzo, ma poi…“. Mi racconta del ragazzo che sorveglia le pecore, le loro e quelle di altri proprietari. “Un vero pastore, alle bestie ci tiene proprio, ambizioso nel lavoro, pulito e ordinato.

Ylenia spiega che in azienda si occupa di “…quello che capita. Mungiamo le mucche e vendiamo a Valle Stura, ma adesso con il bimbo logicamente non posso. Di questo mestiere mi piace tutto, altrimenti non si farebbe. Comunque io sono più per le mucche, a casa avevamo tutto, ma io le preferisco.” Ed anche qui gli animali non mancano, tra Porcellini d’India, gatti, cani, un maiale nano…

Quando parto, incontro il gregge di ritorno. “Se non nevica, adesso che finisce l’erba, andremo per ghiande e castagne, anche se con la malattia che c’è adesso di castagne se ne trova sempre meno.” Giorgio è contento di andare in stalla, vedere gli agnelli ed i vitellini. “Aveva tre mesi quando l’ho portato in montagna a vedere le pecore un giorno. Dicevano che era troppo piccolo e non dovevo, ma una volta tutte le donne salivano in alpeggio con i bambini.

Il gregge rientra a casa. Qui, se verrà a nevicare, la neve durerà fino a primavera. Per adesso le intenzioni non sembrano affatto quelle. Il sole tramonta sulle montagne della Val Maira, saluto Ylenia, Silvio e Franco, li lascio ai loro lavori di fine giornata.

…ancora a tutti i miei auguri di Buon Natale, sperando davvero che la frase riportata da Silvio non sia veritiera!!

Quello che la gente non vuole più

Mi piace quando qualcosa o qualcuno riesce a sorprendermi positivamente. Molte delle interviste raccolte fin qui sono per così dire “scontate”, nel senso che raccontano storie tradizionali, di ragazzi e ragazze che percorrono una strada già tracciata. Ognuno di loro ha una sua storia, ma rientrano tra quelle che ci si può aspettare (pur con mille varianti) da questa realtà. E poi ci sono le eccezioni.

Alessandro (1989) abita a Giaveno, a pochi chilometri da casa mia, ma di lui non avevo mai sentito parlare. Il suo nome mi è stato fatto all’Università. “Ho fatto perito agrario a Pianezza e poi adesso studio all’università. Dovrei laurearmi a febbraio con una tesi sugli acidi grassi nel latte di capra. Ho sempre studiato e lavorato. I miei sono impiegati, ma abbiamo sempre abitato in una zona dove ci sono bestie. I miei bisnonni avevano animali, ma sono passate due generazioni… Questa stalla era l’alpeggio di Avigliana, nei secoli passati. In questa zona portavano le bestie da Avigliana. Ma qui ormai l’agricoltura è compromessa“.

Fatico a prendere appunti, Alessandro parla a ruota libera. A casa ci sono le capre, ma l’attività principale della sua azienda è un’altra. “Da ragazzino tenevo già conigli e maiali, poi per la Maturità non ero preoccupato per gli esami, ma per quanto mangiavano gli animali, perchè mi sono arrivati quattro vitelli appena diplomato. Adesso faccio vitello all’erba, ingrasso e vendo direttamente. A me interessa produrre la carne buona, genuina. Alimento solo con erba e fieno, al massimo un po’ di orzo, ma non farine, mangimi. Devo essere diverso, differenziarmi dagli altri. Partecipo al progetto dal produttore al consumatore di Confagricoltura, ho aperto un punto vendita a casa e preparo le borse in base alla distinta, personalizzate in base al cliente. Loro non devono nemmeno manipolare la carne, è tutto porzionato sottovuoto.

La mia attività è basata sul recupero delle cose che la gente non voleva più.” Macchinari acquistati da anziani, ripristinati con cura e precisione, tanto da avere tutto il parco macchine completo per la sua attività ed anche qualcosa in più, per diletto e piacere. Colpisce l’ordine, la precisione e la pulizia. Alessandro è attento ai dettagli, annusa il fieno, ne guarda il colore, lo utilizza in modo personalizzato anche per gli animali, a ciascuno il suo fieno! “Il 70% dei miei terreni non li vuole nessuno perchè difficili da lavorare. La più grossa parte è a Coazze, erano incolti e c’erano già i rovi. Quest’anno ho raggiunto l’autosufficienza per i foraggi.

La notte prima è nata una vitella. “Ingrassando, tengo gli animali in stalla, al pascolo solo le manze. Ho tra i 20 ed i 30 bovini, affitto parte di una cascina dismessa. Il proprietario mi ha insegnato tanto. Non mi ha mai lodato, così almeno non mi montavo la testa. Al contrario, mi ha sempre dato tante mazzate…“. I modelli di Alessandro sono altrove, mi parla dei viaggi oltreconfine, in Francia, per prendere ispirazione.

L’agricoltura è distorta. Io, con cose che nessuno voleva, ho un lavoro e sono contento!“. Nella stalla, vitelli e vitelloni ormai pronti per la macellazione, oltre alle vacche. “La vendita va bene, la gente ritorna, anche da Cavour, che non per vantarmi… ma è il paese della carne! Le mie bistecche non sono tanto grosse, ma da quando le metti nella padella a quando le togli restano uguali come dimensione e poi il gusto! Riesco a valorizzare e vendere tutto, anche il fegato e  le altre parti meno nobili.

La teoria ti serve perchè poi la pratichi“. Però poi mi spiega che nel suo corso di laurea solo un compagno ha animali. “Gli altri studiano a livello teorico, non sanno cos’è la realtà. Pensano di uscire ed andare a gestire un’azienda agricola… Conta la passione, che ti fa scegliere questo, però poi è lavoro e non poco!“.

Anche se il fine ultimo dell’allevamento è ovviamente la macellazione, c’è modo e modo di arrivare a questo momento. “Un’attività agricola è una fabbrica, bisogna starci dietro. Però un conto è trascurare una macchina, un altro far patire una bestia. Siamo noi a servizio degli animali, sempre, sono attività da prendere sul serio.

Visto che Alessandro non ha mai fatto veramente pubblicità al suo punto vendita e per adesso si è basato soprattutto sul passaparola, mi unisco anch’io a quelli che fanno girare la voce. Azienda Agricola Alessandro Moschietto, Borgata Fornello 5, Giaveno. Occorre pre-ordinazione telefonica al 339.6826241 (ore pasti). Peso minimo del pacco, 5 kg.

Speranza e non sogni

Per il mio futuro libro dedicato ai giovani allevatori sono tornata da una "vecchia conoscenza". Sergio lo conoscete già, l'avete già visto altre volte qui sul blog. Io avevo inserito il suo nome tra i primi, quando ho messo giù un elenco iniziale delle persone da intervistare. Non solo pastore, ma anche tosatore… Infatti la prima volta l'avevo incontrato proprio nella stalla del Pastore, intento a tosare il suo gregge insieme ad altri ragazzi. Adesso però sono tornata a trovarlo mentre era al pascolo.
 

O meglio, stava partendo dalla baita per andare poi ad aprire le pecore e condurle a pascolare. La sua è una storia come molte altre, la vita di chi è nato in una famiglia dove l’allevamento si pratica da generazioni. L’alpeggio utilizato è di proprietà, ma la gran parte dei pascoli viene comunque affittata. “Siamo sempre saliti in questa valle, mi hanno portato all’Infernet che avevo pochi mesi di vita: sono nato a marzo ed ai primi di luglio eravamo su. Fino a quando avevo quattro anni siamo stati là, poi ci siamo spostati qui. Mi dicono che non sapevo ancora camminare e già cercavo di prendere dietro a mio padre quando andava al pascolo con le pecore.
La pastorizia è una tradizione di famiglia, ma Sergio parla anche di "malattia". Una grande passione che però ogni tanto subisce dei momenti di crisi, quelli in cui ci si chiede se la strada imboccata sia effettivamente quella giusta. “I miei hanno insistito perché continuassi a studiare, così ho fatto il Murialdo. Mi piaceva pure, ho imparato a fare qualcosa, può sempre servire… Mi avevano subito chiamato a lavorare, una volta finito, ma io invece ho voluto fare questo, non ero di quell’idea.
 

Il gregge si avvia verso i pascoli, la giornata è eccezionalmente limpida, così come da alcuni giorni a questa parte. “Negli anni scorsi abbiamo preso delle decisioni importanti e, quando sei in ballo, devi andare avanti. Abbiamo fatto una stalla a Pinerolo, sono grosse spese e quando le cose non vanno tanto bene diventa davvero difficile. Arrivi a pensare che mollare tutto sarebbe meglio, ma sei vincolato, e allora continui. Pensi sempre che dopo un tempo ne verrà un altro… Quest’anno per fortuna le cose stanno andando un po' meglio.
Le giornate del pastore sono sempre lunghe, ci si sveglia alle 5:30-6:00 e si fa cena mai prima delle 21:00, ma in inverno può anche essere peggio, con giorni in cui si inizia alle 4:30. “Adesso le mungo, porto il latte a casa, facciamo un po’ di formaggi per noi, poi torno dal gregge e vado al pascolo. Da quando c’è il lupo non hai più un minimo di libertà nemmeno in montagna, sei schiavo del tuo lavoro. Non puoi mai lasciarle da sole. Il lavoro è sempre quello di una volta, ma devi esserci dal mattino a quando viene notte. Dicono che la libertà non ha prezzo, quindi ti daranno anche dei soldi per compensarti del fatto che c’è il lupo, ma tanto non te li puoi godere.” C'è molta amarezza nelle parole di questo giovane di soli ventisette anni, come se la vita lo stesse comunque deludendo per quello che gli tocca patire, per le costrizioni che gli vengono imposte.
 

Compare una nuvola, forse sarà la prima, forse il tempo inizierà a guastarsi.  L'amarezza ritorna quando si parla del futuro. “Sogni… I sogni non si avverano. Nel mio futuro vorrei riuscire ad andare avanti su questa strada, ma è una speranza, più che un sogno. Uno si fa tante illusioni, ma poi bisogna vedere la salute. Pensa a quello che è successo a Morena, ad Angela (due giovani mamme che di professione facevano le margare, entrambe venute a mancare improvvisamente nel 2011, ndA).”
Il tempo libero in alpeggio è scarso, se non inesistente, ma mentre sei al pascolo rifletti e mediti sulla vita. “Una volta le aprivi, poi facevi un po’ di lavori a casa, tornavi a vederle al pomeriggio. Adesso stai sempre al pascolo. Se non c’è la nebbia come oggi, bene o male è un altro lavorare, ma su di qui la nebbia c’è quasi sempre. Se riesco faccio qualcosa per far passare il tempo, leggo, oppure intaglio le canaule. Al sabato sera si esce, in inverno magari anche qualche volta in settimana, ma si ruba il tempo al sonno."
 

La solitudine è compagna della maggior parte delle ore. “Sono abituato a cavarmela da solo, anche negli spostamenti d'inverno. A volte mi aiuta mio padre, ma sai com’è, noi pastori! Non si sa mai da un giorno all’altro quello che succede. Fai conto di avere gente, poi non possono e ti arrangi come puoi, anche ad attraversare le strade.”
In famiglia non mancavano gli esempi da cui imparare, ma soprattutto la sua scuola è stata in campo. “La tradizione, ma soprattutto gli sbagli che uno fa sono il miglior maestro.”
Le montagne si stagliano all'orizzonte, oggi lo sguardo può spaziare, mentre invece i pastori devono sempre stare legati ai loro animali. “Il mio trisnonno faceva il pastore in Francia, dietro a Viso, è morto là. Io non ho mai avuto la possibilità di viaggiare, anche se sarebbe bello! Mi posso permettere al massimo gite in giornata, ma mi piacerebbe togliermi lo sfizio di andare in Nuova Zelanda!”
Sergio però viaggia più della media di altri pastori, grazie al suo mestiere collaterale di tosatore. “Ho iniziato a tosare che avevo 13, 14 anni. Ho visto mio padre, ho visto altri, ho provato anch’io. Adesso toso anche greggi da 200 animali, da solo. Ho provato ad andare in giro a tosare insieme ad altri, a volte capita che chiamino me ed altri tosatori, ma in genere preferisco lavorare per conto mio. E’ un lavoro che si fa d’inverno, quando si è più liberi e più fermi, serve a far quadrare i conti, fa la sua parte, anche se è faticoso.
 

Le pecore stanno pascolando accanto ad alcune baite ristrutturate, ma disabitate. Questo alpeggio viene "pulito" dal gregge di Sergio, anche se ad affittarlo è un'altra persona che però non conduce in montagna nessun animale… Altre storie di logiche "malate" che rovinano la montagna e chi lavora seriamente. Parliamo dei giovani della valle, sono ancora in tanti ad avere animali, la tradizione è viva, grazie forse anche a qualche piccola comodità che ha contribuito a rendere meno dura la vita in alpeggio. “Non siamo mai andati a cercare altre montagne, perché qui c’è la comodità ed anche il costo, l’affitto non è caro. Poi neanche un’ora e sei giù a casa, vai a fare il fieno, scendi per trovarti con gli amici la sera. Con la strada puoi portare su tutto quello che serve, non è più come una volta.
 

Stare a contatto con gli animali dà più soddisfazione che non con la gente, il più delle volte. Le pecore a volte fanno girare le scatole, ma almeno sono sincere, sai che sono così… La gente invece davanti fa una faccia e dopo ti frega. Anche la compagnia dei cani, quello che ti danno loro, non te lo dà nessuno.
Le belle giornate di sole riportano temporaneamente un po’ di buonumore. L’alpeggio di solito è il momento più bello per chi fa questo mestiere, ma Sergio parla con amarezza delle ultime stagioni in montagna. “Non sei più tranquillo, non sai quello che ti può succedere. Fino allo scorso anno il lupo non me le aveva mai attaccate, ma poi è successo, anche se c’ero io e se avevo un cane. Quando c’è la nebbia, come apri la rete non sei più sicuro, ti viene voglia di lasciarle lì, ma poi devi farle mangiare e allora vai lo stesso, ma non è più vita.
 

Mi rimetto in cammino, scendo tra pascoli che non vengono utilizzati a sufficienza, dove il brugo tende a prevalere. E' in piena fioritura, pare già settembre, anche l'aria non è quella tipica dell'estate. Una strana stagione, quella del 2011. Sergio spera di poter continuare il suo mestiere qui, nella sua valle, sulle sue terre. Ha un piccolo gregge, in montagna conduce anche animali presi in guardia, come si è sempre fatto da queste parti. Non è tra coloro che si piangono addosso, integra altri lavori alla pastorizia per tirare avanti. Per lui il problema del lupo si potrebbe risolvere dando la possibilità ai pastori di difendersi, come ai tempi in cui suo nonno aveva la carabina. L'ultimo lupo in zona però è stato abbattuto ben prima, proprio nei boschi verso cui si affaccia il gregge, era la fine del 1800…

PROPAST: i problemi della pastorizia… e della montagna

Il 9 marzo l’incontro per il progetto PROPAST si è tenuto in Valle Maira, presso la sede della Comunità Montana che riunisce la Valle Maira e la Val Grana. La presenza di pubblico è stata superiore ad ogni aspettativa e la sala era gremita di allevatori arrivati dalle varie parti delle vallate e dalle cascine di pianura. Il Presidente Colombero, che ha aperto la seduta, si è subito detto molto felice dell’affluenza, sostenendo di non aver mai visto tanta gente ad una riunione, segno che l’argomento interessava e c’era effettivamente qualcosa da dire.
 

 
E così è stato. Problemi dell’allevamento di montagna, ma soprattutto della montagna in quanto territorio e gente che vi abita. Colombero infatti ha subito sottolineato come il lupo sia la risultante di una serie di problemi della montagna e della ruralità, primi fra tutti l’abbandono e l’avanzata del bosco. “Cento anni fa, quando è sparito il lupo, le montagne erano pelate ed era pieno di gente, adesso il lupo è tornato, è pieno di boschi e di gente ce n’è sempre meno.
 

 
Hanno poi preso la parola Michele Corti, che ha illustrato gli obiettivi del progetto e la finalità di questi incontri, e Luigi Ferrero della Regione Piemonte, che ha parlato del fondamentale ruolo della pastorizia e del pascolamento nella gestione del territorio, ricordando che “…un pascolo ben gestito, ben pascolato, ha una capacità di assorbimento (delle precipitazioni atmosferiche) del 20% superiore.
Nonostante fossimo lì per ascoltare gli allevatori, gli interventi si sono susseguiti tra “interruzioni” di vario tipo e l’incontro ha avuto più le caratteristiche di un convegno che non di un dibattito/tavola rotonda. Le tematiche emerse sono però state molto interessanti e, specialmente in confronto con i due incontri precedenti (Valle Stura e Valle Pellice), inizia a delinearsi una situazione molto variegata, con problemi di fondo simili, ma emergenze molto differenti, con una scala di priorità che cambia di volta in volta. Si parte a parlare del lupo, presente stabilmente in valle con segnalazioni che si susseguono nei diversi comuni.

 

 
Fortunato Bonelli, allevatore stanziale a Prazzo, ha quasi totalmente abbandonato gli ovicaprini, concentrandosi sui bovini. Conosce bene la realtà francese dell’Ubaye e mette in guardia tutti dei pericoli che ci si troverà ad affrontare: “Si passerà alla caccia sistematica ai vitelli, nella Vesubie ci sono stati attacchi a puledri, il problema grosso non lo conosciamo ancora, sarà impossibile l’allevamento dei bovini con vitello al seguito sui pascoli. Quello dell’allevamento stanziale economicamente è una realtà di cifre piccole, ma è fondamentale per la presenza umana sul territorio e la conservazione dell’ambiente. I vitelli nati qui vengono mandati subito al pascolo. La Val Maira storicamente non ha tradizione di allevamento ovino, c’erano dei giovani che avevano iniziato, ma poi con l’apparizione del lupo hanno smesso quasi tutti o sono passati ai bovini. Secondo me non si potrà più fare l’alpeggio come oggi, gente come noi non si può permettere di lasciare su una persona che faccia guardia al lupo.
 
 
 
Interviene anche un rappresentante dei cacciatori, poi è la volta di Martini Bartolomeo, di Boves, che sale in alpeggio sulle montagne di Limone Piemonte. “Ero un pastore vagante, ma le pecore le ho vendute quasi tutte per colpa del lupo, ho provato a prendere le vacche, mi ha attaccato anche quelle, quest’anno. E’ venuta su una ragazza della scuola da pastori della Francia, era veramente preparata, è stata su otto giorni, ma… Quelli come noi, che sanno com’è, che hanno le loro bestie, stanno su anche in condizioni così, perché da noi non c’è la strada, non c’è la baita, non c’è niente. A me poi il Sindaco di Limone ha vietato di fare i recinti, perché disturbano i turisti, ed anche di tenere i cani, perché spaventano e mordono i turisti, fanno danno al turismo.
 

 
Da Celle Macra parla il signor Giovanni Giraudo. “A sei, sette anni, andavo al pascolo con le mucche. Adesso ho un bambino di otto anni e non mi fiderei a lasciarlo al pascolo da solo con le pecore. Io non voglio i soldi di rimborso, mi sono selezionato le mie pecore negli anni, con quei soldi non posso ricomprare la mia pecora! Non è solo una questione di soldi, è una questione affettiva, noi i nostri animali li conosciamo per nome. Anche i recinti, cosa servono? Il lupo gira intorno, le spaventa, loro buttano giù le reti. Con le 80-100 pecore che ho, le lasciavo al pascolo nelle reti tirate, perché non posso permettermi di pagare una persona per sorvegliarle. Prima ci rendeva già poco, adesso non ci rende più niente. Prima sono arrivati i lupi a due gambe a portarci via tutto, adesso quelli a quattro… E la montagna ormai è tutta boscata, anche se potessi, non riusciresti nemmeno più a sparargli, al lupo. Anche i Sindaci non si rendono conto… Nella nostra montagna, che affittiamo dal Comune, non c’è niente, non si può nemmeno portare su una roulotte. Inoltre qui servirebbe un macello di valle, visto che ormai in casa non puoi nemmeno più ucciderti una gallina.
Queste cose… bisognerebbe portarle in piazza, i nostri rappresentanti non ci rappresentano! Diventa tutto un bosco, e mi dispiace per la Valle Maira, che è la mia valle…
Interviene allora Corrado Bertello della Coldiretti, dicendo che con i meccanismi di filiera corta si sta cercando sempre più di rendere il produttore protagonista dall’inizio alla fine.

 


 
Anna Arneodo di Coumboscuro afferma invece che i Coltivatori non ascoltano i problemi della montagna, ma solo quelli dei grandi allevatori di pianura.
 

 
Il Vicesindaco di Cartignano e rappresentante della Coldiretti Giovanni Fina ribadisce l’utilità del progetto PROPAST, che mette al centro l’allevatore e la montagna. “Adesso serve un progetto NO LUPO. E’ fondamentale creare davvero un sistema con le amministrazioni locali e ridurre la burocrazia. Coldiretti si è spesa per la montagna… Tutti i settori dell’economia montana devono essere collegati: agricoltura, allevamento, turismo, perché uno da solo non riesce a far vivere la montagna. I margari hanno un ruolo fondamentale per la montagna.
 

 
Torna a parlare il pubblico dei protagonisti con Antonio Garnero di Elva: “Adesso bisognerebbe mettere un contributo per eliminare il lupo. Nel 1860 c’era stata una delibera che pagavano 20 lire, che era il valore di una mucca, all’epoca, a chi uccideva un lupo. Diamo anche adesso un premio!
Il senatore Carlotto, autore della Legge per la Montagna del 1994, afferma che i problemi della montagna, in generale, devono essere affrontati in modo drastico.

 

 
Sergio Serra di Marmora prende la parola e, in modo colorito, inizia ad elencare una serie di problemi che affliggono chi, come lui, si ostina a vivere e lavorare lassù, ad oltre 1200m di quota. “Un po’ di tempo fa ho letto che raccoglievano firme per il lupo… Ma si rendono conto??? Noi siamo soli, siamo rimasti in quattro gatti, per portare i bambini a scuola devi scendere e fare 60 km al giorno. D’estate con i turisti non puoi nemmeno passare per la strada con le vacche, portarle a bere alle fontane! Siamo quattro bunumas, siamo come gli indiani nella riserva, chi ci difende ancora? Il lupo è il colpo di grazia, non so cos’altro ci possiamo aspettare! E’ venuta su la Forestale, mi ha fatto la multa perché avevo sparso il letame sulla neve, come si è sempre fatto. Qui ormai è finita… Come fai a metterti a posto con le leggi? Tu che hai 10 mucche e porti fuori il letame con la carriola? No, dovresti fare la concimaia… Ma noi siamo a 1500 metri in montagna, non possiamo competere con la pianura!!
 

 
Lara, che lavora insieme a Giorgio e Marta a Lo Puy, si presenta dicendo di essere originaria della Valsugana: “Da noi c’è un’altra attenzione per la montagna. Qui siamo così in pochi, non abbiamo potere. La situazione ormai è al limite, forse questo progetto nasce troppo tardi.
C’è allora chi si lamenta per il divieto di pascolo in bosco: “Ma ormai qui c’è solo più bosco! Non è più come una volta che non vedevi una pianta, tutto pelato!!”. Chi invece denuncia il problema dei contributi: “Li hanno presi quelli che portavano su i tori, che hanno mandato alle stelle il prezzo delle montagne, ed a noi non solo li hanno tolti, ma ci chiedono pure indietro i soldi!!
Ferrero replica che si sta tentando di fare qualcosa, perché quelle sono leggi europee che ben si applicano ai pascoli irlandesi, ma la situazione alpina crea difficoltà immense ed è complicato riuscire a farle rientrare negli schemi computerizzati.

 


 
Salvatore Ghio, di Celle Macra, allevava cavalli ed ovini. “Sono un ex allevatore di ovini, li ho venduti appena ho saputo che stava arrivando il lupo. Stavo a Cuneo, sono tornato al paese, ho aderito a tutto quello che c’era: PSR, bio, razze in via d’estinzione… Le pecore ho scelto di venderle alla comparsa del lupo, per vedere intanto se cambiava qualcosa. Il primo anno ho avuto un puledro morto, ma non si è potuto dimostrare nulla, dicevano che erano cani, canidi. Ho smesso di produrre, non ho più fatto partorire le cavalle, quest’anno riprenderò a produrre, allevo Merens, una razza di montagna, adatta al territorio difficile in cui sto. Sono i terreni “peggiori”, ma adatti per gli ovini. Il problema è complesso, è di natura storica, sociologica, politica, economica… Ci va una commissione speciale che segua azienda per azienda, caso per caso, in base a tutte le caratteristiche. Ogni azienda ha le sue problematiche, i contributi vanno dati in base a come si lavora, non dalle foto aeree. Per il lupo, ci vorrebbero delle aree entro le quali farlo stare, magari anche alimentandolo.
 

 
Riprende la parola il Presidente Colombero: “Qui è una questione MONTANA, il problema lupo è solo l’ultimo arrivato! Serve una politica della montagna, ma a Roma non gliene importa niente… Questo progetto, se ha già solo le possibilità per mettere in rete tutto quello che c’è attualmente, è già buono. Ci sono esempi positivi, lavoriamo si quelli! Siamo in trincea, ha ragione Sergio, saremo quattro gatti, ma facciamoci sentire! Io vado in Provincia, in Regione, ma è la GENTE che deve farsi sentire, scrivere lettere, così si accorgono che ci siamo, che ci siete ancora. E’ positivo oggi vedere una riunione tanto partecipata.

 


Parla ancora Giovanni Cesano, allevatore di bovini a Prazzo. “Ho circa cinquanta capi bovini. Siamo all’esasperazione: cinghiali, cervi… adesso cosa dobbiamo aspettare, l’orso? Noi siamo montanari, siamo tenaci, ci arrangiamo, ma adesso c’è anche la crisi e non ne possiamo più. Io ho tre figli… Verrà un giorno che sarà tutto fai da te, se vorrai restare in montagna. Non fossimo tenaci, non vivremmo qui. Però adesso mi sa che a stalla vuota, chiudiamo le porte. Non so se ce la faremo ancora, bisogna essere ottimisti, certo, ma…
 

 
Il pastore Antonio Lenardi di Stroppo interviene per aggiungere alle problematiche già commentate dai colleghi, quella della frammentazione fondiaria. “Non sai nemmeno più chi sono i proprietari, alla fine non metti i numeri dei mappali e così mi hanno bocciato le richieste di risarcimento per i danni dei cinghiali!
Alberto Pasero, margaro che sale in alpe sui pascoli di Canosio, difende la sua categoria: “Il margaro è l’unico che salvaguarda ancora la montagna, una volta la passione era quello che sosteneva ancora il margaro, ma poi adesso vedi certe cose… Se viene a mancare la passione è finita.
In conclusione, questo incontro ha messo in luce un gran numero di gravi problematiche non soltanto della pastorizia, ma della montagna in generale, nel corso di tutto l’anno (e non solo nella stagione d'alpeggio), specialmente di quelle montagne meno abitate come in Valle Maira, vallata priva di collegamenti con la Francia, quindi poco frequentata salvo nei periodi più “turistici”. C’è veramente tanto da lavorare (soprattutto a livello politico ed amministrativo) per far sì che la montagna non muoia, non ci si può sempre e solo affidare sulla tenacia, sulla cocciutaggine e sulla passione dei montanari, siano questi allevatori, pastori, margari, boscaioli, artigiani…

Lupo: ma allora come stanno le cose?

Tre giorni di convegno sul lupo, due a Torino ed uno, ieri, ad Entracque (CN). Un importante evento con partecipanti internazionali da tutta Europa, testimonianze e studi condotti in varie parti d’Italia, addetti ai lavori, studiosi del lupo, veterinari, guardiaparco, CFS…

E così si è discusso di lupi, genti e territori. La giornata più interessante, per quello che riguarda chi legge questo blog, è stata sicuramente la prima, in cui si parlava dei danni da lupo su bestiame, obiettivi e strategie. Cercherò di farvi una sintesi dei punti salienti.

E’ stato fatto il punto sulle tecniche di prevenzione, che sostanzialmente sono tre: la presenza costante del pastore, le recinzioni elettrificate (mobili e non) ed i cani da guardiania. Singolarmente nessuna delle tre cose è sufficiente. I tipi di recinzione possono essere diversi, in base alla tipologia di bestiame da proteggere, al territorio dove vengono impiegate, alla forma di gestione (pascolamento/riposo notturno). Ciascun tecnico ha presentato le sue esperienze, i risultati di questi anni, le tecniche impiegate, i danni subiti, le forme di indennizzo, aiuto ed assistenza. Che si parlasse di Spagna, Polonia, Germania, Scandinavia o Italia, in sostanza le situazioni erano molto simili. In Francia però la cifra investita per indennizzi ed aiuti è di gran lunga maggiore rispetto ad altri paesi.

Più volte è stata ripetuta la frase: "L’allevatore non deve sentirsi abbandonato" e si è parlato di piani di prevenzione ed assistenza studiati a misura delle singole situazioni. La pastorizia "tradizionale" su piccola scala non può però più esistere con il lupo/orso/grandi predatori in genere. Non possono più essere lasciati animali "abbandonati" in montagna senza presenza costante dell’uomo, il pastore professionista deve sempre sorvegliarli, pertanto le situazioni più problematiche si incontrano laddove queste realtà sono invece ancora presenti. Hobbisti, allevatori che integrano varie attività agricole con la pastorizia, ecc… Per loro non ci sono soluzioni, perchè ovviamente non sarebbe economicamente possibile stipendiare un pastore, a meno di accorpare più greggi (ma non sempre il territorio lo consente).

Il Piemonte, per quello che riguarda rimborsi ed indennizzi, sembra essere tra le aree all’avanguardia. Assistenza tecnica, fornitura di cani da guardiania, indennizzi per i capi uccisi (da canidi e non solo da lupo), indennità aggiuntiva in base al numero di animali da cui è composto il gregge (per animali dispersi, aborti, stress…), premio di pascolo gestito, assistenza veterinaria per animali feriti. Sono stati forniti numeri sulle predazioni (142 nel 2009, con 376 capi uccisi, di cui il 77,9% sicuramente da parte del lupo). Per non perderci con i numeri, qui gli interessati possono scaricare il Report 2009 sul lupo in Piemonte.

Gli esperti francesi hanno sottolineato la valenza emotiva della deroga alle normative europee: in Francia, in particolari situazioni, può essere data l’autorizzazione all’abbattimento del lupo (ma non nei parchi naturali). Prima si tenta il tutto per tutto per la prevenzione e difesa, ma in casi estremi di pericolosità si tenta l’abbattimento. Nel 2009 non sono stati abbattuti (legalmente) lupi. "La gente è soddisfatta, perchè sente di potersi difendere". Interessante sapere che è stato dimostrato che l’attuazione delle misure preventive (recinzioni, cani da guardiania) determina una perdita di peso media di 6kg negli animali nella stagione estiva.

Ci sarebbe molto altro di dire, riportando dati, esperienze, ma concluderei la sintesi della prima giornata citando alcuni interventi della tavola rotonda finale. Bosser, della Regione Piemonte, ha sottolineato la necessità di considerare il lupo) ed in generale i grandi predatori) a livello alpino e non solo a livello locale. "La tutela del lupo passa innanzitutto attraverso la tutela dei pastori", e questa frase è stata il tema più volte ripreso nel dibattito conclusivo.

Hanno preso la parola anche tre pastori: Cristiano Peyrache di Bellino, "vecchia" conoscenza di questo blog, quasi l’ultimo dei pastori di quel vallone laterale della Val Varaita, per colpa del lupo. Cristiano ancora una volta ha sottolineato la loro difficile situazione, la drastica riduzione da 15 a 2 pastori, la necessità di intervenire (e non solo con indennizzi). Michele Baracco, dal Monregalese, ha invece espersso la sua opinione su come anche il lupo abbia diritto di vivere ed esistere: nel suo caso la convivenza è possibile ed attuabile. Giorgio "Giors" Bergero ha raccontato la sua storia di pastore vagante, i primi attacchi al suo gregge, fino a capire che si trattava di lupo, puntando il dito sull’eccesso di burocrazia per denunciare gli attacchi. "Così alla fine i vostri grafici sono giusti fino ad un certo punto, perchè non è che denunciamo poi tutti gli attacchi, visto che devi telefonare ad uno, all’altro, aspettare i veterinari per vedere la pecora morta, per avere l’autorizzazione ad interrarla, ecc…". Interventi sentiti, vissuti, ma dai toni comunque pacati.

Tralascerei la sintesi della seconda giornata, in cui è stato fatto il punto sul monitoraggio delle popolazioni di lupo in Europa. Interessante confronto tra le strategie e gli obiettivi dei vari stati, tra Norvegia, Spagna, Svezia, Polonia, Francia, Svizzera (in questo caso si parlava di lince), Piemonte.

Veniamo al terzo giorno (ieri) ad Entracque: accolti dalle campane di una mandria di vacche al pascolo poco lontano dalla sede del Parco delle Alpi Marittime, i partecipanti superstiti delle tre giornate (e quelli iscritti appositamente a questo terzo incontro, che dava l’occasione di visitare in anteprima il centro sul lupo) si sono ritrovati con una bella giornata di sole.

Nonostante l’inaugurazione di questa struttura sia prevista tra un paio di settimane, in occasione del convegno abbiamo avuto la possibilità di vedere l’area destinata ai lupi e l’allestimento museale. Qui e qui sulle pagine del Parco alcuni dettagli sul Centro. Si tratta di un recinto di 8 ettari (con un recinto più piccolo internamente), dove attualmente è ricoverata una lupa che è stata ferita in Emilia Romagna. Prossimamente si prevede l’arrivo di due lupi maschi. Per i visitatori sarà forse raro vedere dal vivo il lupo dalla torretta che vedete sullo sfondo, ma all’interno del percorso museale vi sono delle telecamere che possono permettere questi avvistamenti.

Il museo multimediale è molto ben realizzato. Si entra qui, di fronte alla casa del Parco di Entracque (loc. Casermette) ed è stato fatto un grande investimento. Quasi interamente sotterraneo, il percorso ci accompagna sulle tracce del lupo grazie a Caterina, che realizza filmati su lupo un po’ in tutto il mondo, ma in particolare da queste parti. A livello emozionale, specialmente per i bambini, ritengo il tutto molto ben riuscito. Permettetemi però qui una riflessione: a questo percorso, si affiancherà poi un secondo, nel paese Entracque, sul rapporto uomo-lupo (dalle fiabe all’interazione con le attività antropiche attuali). Spero che si usi la stessa sensibilità, la stessa passione utilizzata per far capire che il lupo non fa paura… per mostrare cosa vuol dire la presenza del lupo per un pastore, cosa significa trovare morte le pecore che uno ha cresciuto con passione. Nel filmato si diceva che il lupo non è crudele, caccia per vivere, per sfamare i suoi cuccioli. Giusto, pienamente daccordo. Però perchè dobbiamo dire che è giusto che cacci anche capre e pecore allevate dall’uomo? Stipendiamo il pastore, diamogli una funzione di operatore sul paesaggio, manutentore di ecosistemi alpini, paghiamolo per il suo mestiere! …allora poi ne riparliamo…

I visitatori hanno apprezzato, ho sentito commenti che mettevano in relazione questo centro a quello realizzato in Francia, i guardiaparco presentavano la loro "creatura" con giustificato orgoglio e passione. C’era chi metteva in dubbio la preoccupazione popolare e diceva che la maggior parte degli avvistamenti è legata a cani, anche non inselvatichiti, ma sfuggiti temporaneamente ai padroni. C’era anche chi esprimeva le sue perplessità su di un investimento simile per una sorta di "zoo" realizzato da un parco. Opinioni, qualunque cosa uno faccia, andrà sempre incontro a critiche.

Sapete che io sono la solita pecora nera… Quindi non sono andata a mangiare con tutti gli altri. Visto che sembrava esserci un momento di incertezza sui tempi e sui modi organizzativi dopo la visita al Centro, sono partita per i fatti miei e sono salita nel vallone di Trinità, dove non tornavo da anni. Una piccola camminata per stimolare l’appetito e sono arrivata al Gias dell’Ischietto. Non sono ancora saliti gli animali, da queste parti, anche perchè la parte alta del vallone è ancora interamente innevata.

Mentre invece guidavo sulla via di casa, ho fatto un incontro che sarebbe stato utile inserire nel programma del convegno. Nei prati di fondovalle ho scorto un gregge. Ho frenato, ho invertito la marcia, ho parcheggiato e sono scesa nel prato profumato dal timo serpillo, guardata con sospetto dal pastore, che richiamava i suoi cani affinchè non mi venissero contro. Non è stato difficile attaccare discorso, spiegare il perchè della mia presenza da quelle parti, chiedergli dove saliva poi in montagna…

Beppe ha 75 anni, è di Valdieri, continua la sua attività in un alpeggio difficile da raggiungere: "Ho chiesto che mi mettano almeno un po’ a posto la strada per salire, il sentiero… E’ un posto che passa poca gente. Quando c’è il fieno da fare, lascio la moglie al pascolo ed io scendo e salgo in moto. Ma è sempre più brutto, il sentiero! Adesso ho chiesto che vengano a vedere per il pannello, la valanga l’ha portato via, almeno avere un po’ di luce la sera! Ho chiesto alla Forestale, perchè il Parco… Poi dipende dalle persone, certo. Mauro, quello che è morto sotto la valanga: tutti i pastori ed i margari sono andati al Rosario. Lui passava sempre da tutti, ti dava una mano, portava su qualcosa. Adesso quelli giovani si tengono alla larga, non so, se hanno paura o cosa."

Parliamo di lupi, ovviamente, mentre il cucciolo prima diffidente adesso gioca con me. "Bisogna esserci sempre insieme, mai lasciarle sole. Il maremmano io non ce l’ho, ne avevo uno, ha morsicato persino la morosa di mio figlio. Sono bestie difficili da tenere, come fai quando sei giù qui che magari vengono i bambini a vedere le pecore? Vado al pascolo come una volta, sempre, mi porto dietro qualcosa per il pranzo, sia con il sole, sia con la nebbia che non vedi di qui a là, con la pioggia, tutto. E’ dura! Con il lupo è anche peggio! Fanno le riunioni sul lupo a Cuneo alle due del pomeriggio, come facciamo ad andare? Devono metterle alla sera, l’ho detto a quello della Forestale. Per chi comunque ne ha poche, con il lupo viene che smetti di fare questo lavoro."

Mi racconta di Silvia, che è già salita con il gregge, mentre Aldo e Marilena non vogliono andare su al loro alpeggio per colpa del lupo. L’anno scorso hanno avuto una quarantina di capi morti. Loro fanno formaggio ed hanno sempre lasciato che il gregge salisse da solo, mentre svolgevano i vari lavori della caseificazione. Poi la montagna è difficile, ripida, le capre vanno verso la zona più impervia dove trovano fronde da pascolare. Chiacchieriamo ancora a lungo, sotto il sole caldo ed il vento che, come sempre, batte la valle. Adesso è tutto verde, ma questi sono posti dove l’erba ingiallisce presto. "Se smetteranno di salire le pecore… l’erba peggiorerà anche per i selvatici! Se la pascolano presto le pecore, poi ributta su ed a fine stagione c’è un po’ di verde. Lo capiscono questo? Anche i sentieri, già tanti vanno a perdere così. Poi le nostre montagne sono piccole, non puoi portare su chissà quanti animali. Con il lupo è tutto più difficile, non so dove andremo a finire. Quest’estate comunque ti aspettiamo, vieni su una volta, mi raccomando, eh?"

Il pastore e la misura del tempo

L’altro giorno ho lasciato un commento sul blog dei Camoscibianchi, con la promessa che avrei chiarito meglio il concetto qui, con un apposito post. Si partiva dalla citazione di una frase: "Gran parte della nostra giornata passa inosservata e non sarà mai più ricordata." (J. Hillman). Io avevo detto che è così per la maggior parte di noi, in questo mondo in cui troppe notizie, eventi, immagini ci bombardano, scorrendo su di noi e senza lasciar traccia. Ma i pastori, a contatto con la natura e gli animali, hanno ancora una concezione del tempo diversa, legata ai piccoli fatti di giornata. Mi ricordo bene mio nonno, contadino, che sapeva citare a memoria fatti accaduti 50 o 60 anni prima (la nevicata del tal anno, l’alluvione nel 19.., il taglio di quell’albero servito per fare il tavolo, e così via).

Un pastore di mia conoscenza conta il tempo basandosi sulle "mandre" (recinti dove fa dormire le pecore sera dopo sera). Se deve ricordare quand’è successa una certa cosa, riesce a risalire all’evento o alla data partendo da qualche riferimento fisso, e poi si sposta in avanti o all’indietro sul suo calendario mentale contando i recinti fatti nei giorni precedenti o successivi.

Per esempio: il giorno di Natale di 2 anni fa si era nel tal posto, questo si ricorda bene, perchè quella mattina una triste notizia era arrivata via telefono. Triste anche la giornata, freddo ed umidità, niente che facesse pensare ad un lieto Natale. Lui si ricorda bene dov’era il recinto la sera prima…

Io invece ho fissato in mente quella chiesetta sulla collina, a fianco della quale era poi sfilato il gregge, scendendo verso i pascoli sul pendio, e quindi verso la strada. Ecco, io mi ricordo bene i fatti capitati quando sono con il gregge, mentre confondo le vicende che accadono nella vita di tutti i giorni, quella passata tra il traffico sulla strada, seduta alla scrivania davanti ad un pc…

Sempre quella sera, in quel giorno di Natale, il recinto era poi stato fatto nei prati bassi, non lontano dalla strada principale. Quello è il riferimento per il pastore, che allora ti dice: "Dunque, allora… il giorno dopo io non c’ero, sono andato nell’altro gregge. Ma al mattino del giorno successivo il recinto era lì. Poi il 27 ci siamo spostati nel tal posto, il 28 abbiamo mangiato quei prati di XYZ vicino al bosco dei tartufi e la mandra l’abbiamo fatta…"

Avete capito come funziona? Voi ci riuscite? Io mi aiuto con l’archivio fotografico, alcune immagini mi restano in mente anche senza guardarle, ed allora più o meno riesco a ricostruire i giorni di questi anni passati con le pecore. Ma se dovessi dire sera per sera quello che ho fatto, anche partendo da un punto fisso di cui ho memoria… ahimè, non ne sono capace. "Era quel giorno in cui si sono fermati i Carabinieri?". Ma per lui questo non è un evento importante di cui tenere il ricordo. Capita sovente, e quella volta non fecero nemmeno una multa o un rimprovero, volevano solo sincerarsi che i proprietari del gregge fossero i pastori già conosciuti. "Carabinieri? Non ricordo… Non ci fermano mai, i Carabinieri, a noi!". E lui ride. A me invece era la prima volta che capitava (di vedere le forze dell’ordine che, passando, consideravano subito sospetto il gregge, tanto da fare inversione e venire a controllare, come se fosse implicito che un pastore vagante avesse qualcosa da nascondere), quindi mi è rimasto impresso.

Però poi ricostruiamo la giornata, gli spostamenti del gregge, l’erba gialla e secca che c’era nei prati. Io non me lo ricorderei, senza l’aiuto delle foto. Ma per chi fa un mestiere in cui sei costantemente all’aria aperta, a contatto con gli animali, la terra, il clima, sono tutte cose che ti rimangono in mente. Anche perchè non ci sono le notizie del resto del mondo a sommergerti, al massimo ascolti la radio, il TG alla sera non ti lascia grandi tracce, forse perchè sei più preoccupato per quella pecora che sta male, per l’erba che tarda a spuntare, per la neve che non scioglie.

Se non ci fossero…

Stamattina mi telefona Luciano, alla fine della telefonata ci scambiamo gli auguri e, inevitabilmente, parliamo del tempo, della neve, del freddo che l’altro giorno ha gelato tutto, persino il fuoristrada non voleva più saperne di partire. "Eh, com’è che si dice… Se non ci fossero gennaio e febbraio, chiunque farebbe il pecoraio, no?". Anche se siamo ancora a dicembre, il concetto comunque è chiaro.

Ieri invece sono andata a trovare Fabrizio. Il suo gregge è a pochi chilometri da casa mia, ovviamente circondato dalla campagna innevata. Anche se sulla neve caduta nella notte e nei giorni precedenti è poi arrivata la pioggia, il manto bianco resta comunque a coprire tutto. Il cielo è grigio, al mattino lì c’era la nebbia, mentre poco più a monte splendeva il sole.

In un certo senso, sono belle immagini da vedere, questo panorama pare davvero senza tempo, ma è facile intuire quanto queste possano essere giornate difficili per i pastori e soprattutto per gli animali. Ora il freddo non è più così intenso. "Speriamo resti nuvoloso, che piova pure… Verrà il fango, ma che almeno non geli!"

C’è qualche pecora con l’agnello neonato al fianco. Il ciclo della natura non si ferma, con la neve o con il sole. "Per fortuna adesso non stanno partorendo in tante e le capre inizieranno a fare a febbraio…". La neve non gela e non scioglie, le temperature saranno intorno agli zero gradi, già più "caldo" rispetto ai giorni scorsi, ma comunque il freddo ti entra nelle ossa, se sei lì fermo a sorvegliare il gregge.

Le pecore, a testa bassa, smuovono la neve e cercano l’erba sottostante, riuscendo a sfamarsi, nonostante tutto. Se lo spessore del manto nevoso fosse stato maggiore, tutti i pastori adesso sarebbero in seria difficoltà. Invece, alla fine, per adesso è andata meno peggio di quel che si temeva. Però l’inverno è solo all’inizio… Mancano gennaio e febbraio, come si diceva sopra.

Viene anche l’asino a sentire le novità, magari spererebbe in un extra, un pezzo di pane, qualche golosità. La nebbia intanto sembra allontanarsi, starà già per arrivare la pioggia di cui parlano le previsioni? Intanto noi chiacchieriamo riguardo a questo o quel pastore…

Un pallido, pallidissimo sole filtra tra nebbie e nuvole, regalando immagini suggestive ed un senso di freddo ancora maggiore. Sicuramente non riuscirà a scaldare il pomeriggio e nemmeno far sciogliere la neve!

Con un po’ di visibilità in più, si intravvedono le "mie" montagne. E pensare che, fino a qualche anno fa, mai avrei immaginato che esistesse questo mondo così vicino a me. D’altra parte, chi vede il gregge quaggiù, nella campagna innevata e silenziosa? Da qualche parte arrivano a tratti i rumori della strada, che ci siamo lasciati alle spalle percorrendo una bianca pista innevata tra i campi.

Saluto Fabrizio, gli auguro un anno migliore di questo… ed è un augurio che vale per tutti. Oltre alla neve, che inevitabilmente se ne andrà, i pastori lamentano gli effetti della crisi. Tutto che aumenta, con il valore degli animali che invece è invariato da anni, forse l’unica cosa dove non c’è stato il raddoppio, nel passaggio lira-euro! Per Natale si fatica persino a comprare un regalo per i bambini (e lui ne ha due, uno nato nell’estate), per il resto nemmeno a parlarne. Anche se non ci fossero gennaio e febbraio, non so se chiunque andrebbe a fare il pecoraio. Provare per credere!!

Ancora vostre foto

Non ho perso le vostre foto, ci sono ancora tutte, oggi dovrei finire la loro pubblicazione in queste pagine e… ne aspetto altre! Qualche transumanze riuscirete ben ad incontrarla, in queste settimane. Oppure parteciperete a qualche fiera? Ruggero ci segnala la "Fiera di San Matteo" a Branzi (Val Brembana, BG). Io vi ricordo il convegno annuale di RARE, "UTILIZZO DELLA LANA PER LA VALORIZZAZIONE DELLE RAZZE OVINE AUTOCTONE: ESPERIENZE A CONFRONTO", che si terrà a Guastalla (RE) il 26 settembre. Domenica 27, Terza esposizione della Capra Pezzata Mochena a Bedollo (TN). Il 26 settembre, a Premia (VB), l’annuale edizione di "Tempo di Migrar", in transumanza con il gregge di Ernestino che scende dall’Alta Formazza. Spero di ricevere le foto di questa manifestazione!
In ultimo, vi ricordo che dal 25 al 27 sarò a Capo di Ponte (BS), per il convegno "Di Terra in Terra", a parlare di pastorizia, transumanza, cultura… Se qualcuno di voi sarà lì, fatevi riconoscere!


Le vostre foto: qui siamo con Mauro, il ciclista, che ha fatto un giro tra Val d’Aosta e Svizzera. Ecco un gregge multicolore, con molte pecore nere, al Col de Mille.


Vacche valdostane al Gran San Bernardo. Come vedete, le foto sono di qualche settimana fa e l’erba è ancora bella verde.


In Val d’Aosta però non può mancare qualche Reina, ovviamente.


Eccone un’altra, e con questa immagine di vacca castana chiudiamo la serie di foto dell’amico Mauro (che, a dire il vero, di foto me ne aveva mandate molte altre, tutte scattate durante questo giro in bici).


Arianna C. è riuscita ad incontrare un gregge sorvegliato da un pastore rumeno, affiancato da un affettuosissimo cane di cui ci manda questo scatto.


Un altro cane, è quello di Ernesto, margaro della Val Germanasca (Bergerie del Torrè) ed amico di Giuliana. Lei è particolarmente affezionata a questo posto e ci racconta di aver avuto un cane, anni fa, che arrivava proprio da questo alpeggio.


C’è poi Loris, che ci racconta di essersi cimentato nella tosatura e, per l’occasione, ha nuovamente coinvolto più gente possibile, organizzando una vera e propria festa.


La moglie ed un gruppo di amici volenterosi hanno aiutato il nostro pastore per hobby. Mi fa piacere vedere che ci sono anche alcuni bambini che osservano quel che succede… almeno questi sapranno cos’è una pecora e da dove arriva la lana!


La passione di Loris è grande, ormai lo conosciamo, e nella sua e-mail ci racconta della siccità anche dalle sue parti, della necessità di dare fieno alle sue pecore già nell’estate, della speranza che le piogge facciano crescere un po’ d’erba per rimettere al pascolo il suo piccolo gregge.


Giacomo invece ha incontrato Giorgio che spostava il fieno da una baita all’altra, poco sotto il Colletto di Bossola, usando il mulo come mezzo di trasporto. Un’immagine che pare di altri tempi…


Clà ha incontrato una "nursery" di agnelli salendo al rifugio Gastaldi. Il pastore aveva messo loro un nastrino al collo… Sapete perchè? Dicono che protegge dalla volpe: se sente odore di qualcosa di "umano", non dovrebbe toccare l’agnello.


Ecco ancora una pecora con il suo agnello neonato. Il grosso del gregge sarà stato più a monte… Qui venivano riunite solo le neo-mamme.


Concludiamo con gli asini di Fulvio, incontrati dai miei genitori. Sapete cosa risponde il nostro amico pastore a chi gli chiede perchè tiene così tanti aisini? "E’ per mangiare i debiti…". Anzi, una volta diceva così, adesso ha cambiato versione. "Ce n’è uno che mi mangia i debiti, ma non so qual è, quindi li tengo tutti!". E sono più di venti…


Tra di loro c’è anche questa puledrina candida, figlia dell’asino pezzato che Fulvio aveva tenuto per qualche tempo l’anno scorso. Immagino che, durante la transumanza, attirerà l’attenzione di tutti!

Emozioni contrastanti

Come vi avevo anticipato, ieri sono stata all’inaugurazione del Salone del Gusto e di Terra Madre a Torino. Sarebbero tante le cose da dire e da mostrare, vi rimando ai siti ufficiali linkati qui sopra per saperne di più e vedere molte più immagini. Prima di passare a qualche foto mia, mi limito ad alcune considerazioni: delle cerimonie, mi sono piaciuti i discorsi ufficiali. Questo è strano, perchè di solito sembrano fumose e vaghe, lodi per quello che "abbiamo fatto". Qui le ho trovate per la gran parte molto concrete, dirette. Mi è piaciuto vedere come, indipendentemente dagli schieramenti politici di chi parlava, ci si è trovati tutti unanimi, concordi, pieni di idee e progetti. D’altra parte l’agricoltura, il settore primario che è alla base di tutto, non dovrebbe avere "colore"! Come ha detto il sindaco di Torino Chiamparino, bisogna avere dei sogni, ma anche realizzarli. Si è parlato di crisi economica e di cibo: Carlin Petrini ha ribadito che il cibo è un diritto, non è che dobbiamo mangiar male perchè c’è la crisi… Dobbiamo cercare di risparmiare su certe cose inutili. Un tempo, quando si era certamente più poveri di adesso, in proporzione si investiva una maggior parte del reddito nell’alimentazione. Non mi metto io adesso a parlare qui di "chilometri zero", filiera corta e cose così… Mi limito a dire che i discorsi mi sono piaciuti e spero che siano seguiti effettivamente da una messa in pratica di quello che è stato detto, visto che anche il ministro dell’Agricoltura Zaia è stato molto esplicito nelle sue parole.

Poi ho girato per il Salone. Un immenso mercato del meglio della produzione agroalimentare italiana… e non solo! Troppa confusione, troppa gente, troppe "cavallette" che si gettavano sugli assaggi, scarse possibilità di scambiare due chiacchere con calma con i produttori. Così ho vagato per un po’ tra dolci, formaggi, pasta, olio, salumi… e mi sono soffermata sugli stand che mi interessavano maggiormente. Questo è quello dei formaggi di pecora brigasca.

L’atmosfera era più respirabile nel padiglione di Terra Madre, dove erano riuniti i Presidi Slow Food e dove si terranno tutti gli incontri ed i laboratori in questi giorni. Allo stand dell’agnello di Alpago ho scoperto che questi manufatti in lana vengono realizzati per la gran parte nel Biellese (Lanificio Piacenza, ma non solo), grazie ad un progetto che vede coinvolti diversi partner finanziatori.

Lì a fianco c’erano piccole produzioni artigianali legate all’agnello di Zeri, ed in questo caso parliamo quindi di Toscana. Sempre a proposito di lana, quest’anno Terra Madre invita per la prima volta dei produttori di fibre naturali da tutto il mondo, per creare un primo "network tessile". Vedrò di saperne di più in futuro…

Sempre nel settore ovino, questo è lo stand della Comunità Montana Valle Stura di Demonte (CN), con l’agnello sambucano. Nel vedere queste cose, sempre più nella mia testa si facevano largo certe idee che già da tempo medito e provo a discutere in giro…

Poi ho visto ed assaggiato questo formaggio ovino della Bulgaria, un altro Presidio, il Formaggio Verde di Tcherni Vit. Conta solo più cinque produttori… Ed è ottenuto dal latte di piccole pecore autoctone, anche loro a rischio di estinzione.

E’ stata la volta di un formaggio ovino proveniente dalla Romania, in mezzo a così tante eccellenze delle produzioni locali. Salumi, pesci essiccati, frutta e verdure dalle forme e colori che paiono gioielli, per non parlare dei sapori e dei profumi.

Molti i produttori francesi con le carni dei loro agnelli. Questo è lo stand dell’agnello di Gavarnie, nei Pirenei. Ma c’erano anche i produttori di Sisteron, che mettevano in evidenza come l’alimentazione dei loro animali fosse data solo da latte della madre, foraggio e cereali. E le idee di cui sopra continuavano ad agitarsi nella mia testa…

Quali grandi emozioni nell’essere all’inaugurazione di Terra Madre, in mezzo a contadini, pescatori, allevatori di tutto il mondo. Vedere gli abiti tradizionali, ma soprattutto i volti veri della gente. Sentire altri discorsi inaugurali ancora più concreti, come quello così trascinante di Vandana Shiva, vice presidente di Slow Food, che ha fatto un appello per la conservazione della biodiversità mondiale. Non è vero che gli OGM permettono di sfamare il mondo, non è vero che consentono di risparmiare energia. Sono una morsa contro gli agricoltori, specialmente nei paesi "poveri", perchè li costringono a comprare i semi dalle multinazionali, privandoli quindi persino della possibilità di avere indipendentemente i loro raccolti. Senza dimenticare poi il grave problema della perdita della biodiversità (quel patrimonio così importante, che ha permesso fino ad oggi di sopravvivere a qualsiasi cambiamento climatico ed ambientale verificatosi sulla Terra) e… gli effetti ancora sconosciuti di questi alimenti. Lei parlava di animali che muoiono e pastori che si ammalano, perchè le loro bestie si cibano nei campi OGM…

Mentre ascoltavo i discorsi, mentre mi guardavo intorno, pensavo. Riflettevo sul fatto che quest’anno ho rinunciato a partecipare attivamente a Terra Madre ed ai suoi laboratori. Forse ho sbagliato… Erano sicuramente interessanti, ma… Perchè andare? Per confrontarmi, per conoscere. Però poi, cosa posso fare io? Sono sola… Posso avere tante idee di valorizzazione della carne prodotta dalle greggi che praticano il pascolo vagante, idee sulla lana e sui derivati, ma come si fa a metterle in pratica? Prima di tutto bisognerebbe essere un gruppo. Non solo di "teste pensanti", ma soprattutto di produttori. Riuscire a creare un’associazione, per "contare qualcosa" a qualsiasi livello. Tutto potrebbe partire di lì.

Invece i pastori sono divisi. Pochi, a rischio di estinzione, invece di unirsi… litigano! Se li incontro singolarmente, quasi con tutti posso fare discorsi di valorizzazione, ma poi come si fa a riunirli attorno ad un tavolo? Non hanno tempo e modo di lasciare il gregge anche per breve tempo (manca il personale affidabile a cui delegare il compito di sorvegliare gli animali e il territorio è sempre più ostile e difficile da attraversare, tra strade e cantieri), non vogliono aiutarsi a vicenda. Mi diceva per telefono un Lombardo l’altro giorno: "Son quasi contenti quando uno si ammala e smette l’attività, perchè almeno c’è uno spazio nuovo per gli altri". Questa è la realtà. Io posso metterci tutta la passione che ho, ma… arriva il momento in cui mi chiedo PERCHE’? Sacrificare tempo, fare "volontariato", prendersi mal di pancia (ed anche insulti)… per cosa? Non pensate che voglia smettere, chiudere il blog e trasferirmi al mare sulla spiaggia! Continuo a piccoli passi, per quelli grandi ho bisogno di qualcosa, qualcuno a cui appoggiarmi.

Dove andare e perchè

Questi sono giorni ricchi di appuntamenti: fiere, feste, sagre… senza dimenticare a Torino il Salone del Gusto e Terra Madre. Proprio di questo volevo parlarvi, come prima cosa, l’importante appuntamento biennale. Nel 2006 ero stata a Terra Madre ed avevo partecipato attivamente, parlando a nome del Pastori Nomadi Piemontesi.

Questo è il video del servizio andato in onda allora sui RAI3 regionale. L’intervista con Albino, pastore vagante e… anche la sottoscritta che spiega il perchè era (è) importante partecipare a questo evento. Cos’è cambiato da allora? Quasi niente… E a Terra Madre andrò solo come osservatrice domani, giorno dell’inaugurazione. Perchè? Perchè i pastori nomadi continuano sì ad esistere (voi che mi leggete assiduamente lo sapete bene), ma niente è stato fatto per costituirsi in un gruppo compatto, che possa contare qualcosa, che abbia maggiori diritti quando si tratta di far sentire la propria voce. Di chi è la colpa? Dei pastori, in primo luogo. Perchè non vogliono sedersi allo stesso tavolo: troppo egoismo, troppi contrasti, troppe gelosie, troppe vecchie ferite difficili da sanare. "Due pastori sono amici quando si trovano a chilometri di distanza…". Fino a quando non si riuscirà a fare qualcosa per risolvere questo problema di fondo, è inutile pensare a progetti di valorizzazione dei prodotti ed altre cose così…

Per vedere cosa succede altrove, domenica andrò anche a Rovato (BS), alla Mostra della Pastorizia e Festa della Montagna. Sono curiosa di vedere come funzionano le cose in Lombardia. I problemi sono i medesimi, quindi potrà essere un’esperienza utile. C’è anche un convegno (ore 17) "Pascoli senza pastori e pastori senza pascoli".

Come altri appuntamenti, mi segnalano la 7°edizione di "Toma e dintorni" Fiera Autunnale a Graglia (BI), 24-26 ottobre. Il 25-26 ottobre sono anche le giornate della Fira d’la Calà a Bobbio Pellice (TO) e della Fiera dei Santi a Vinadio (CN), di cui vi avevo già parlato.

Nella speranza di ricevere le vostre foto di questi eventi, ringrazio Paola per queste belle panoramiche della Festa della Lana a Ternengo (BI). Ecco il passaggio degli animali di un pastore vagante per le vie del paese.

Paola dice che è stato un evento ben riuscito, ma è impossibile riuscire a rendere in fotografia la bellissima e coloratissima sciarpa da guinness che avvolgeva tutte le vie del paese.

Qui a Cumiana, durante "Olio e Olive", ho fatto una piacevole scoperta assaggiando i formaggi di questa bancarella. Si tratta della produzione dell’azienda agricola Alpe Garina di Garbolino Pietro, vincitore di numerosi riconoscimenti per la qualità dei suoi formaggi. Il suo allevamento è in Valle Sacra (Canavese), in borgata Moglie di Colleretto Castelnuovo.

Non ho potuto resistere all’acquisto del suo famoso formaggio "dei tre latti", specialità di Pietro. Una conferma a quello che dicevano i vecchi, che i prodotti caseari migliori erano quelli a latte misto (vacca, pecora, capra). Questo, nel 2002, ha vinto a Saint Vincent il premio come miglior formaggio misto italiano. Premio meritato, aggiungo io!

Ultime transumanze in Valchiusella… Giacomo ha immortalato la discesa di questa piccola mandria, guidata da nonno Antonio e dai nipotini (Giacomo e Antonio). Buon inverno anche a loro!

Mari invece è andata a scovare Fulvio in una giornata di nebbia. Il pastore sta scendendo lentamente lungo la Val Chisone, tra i colori dell’autunno.

Con lui c’è di nuovo anche il giovane Federico, qui alle prese con un agnello neonato che probabilmente verrà caricato sull’asino… o nel fuoristrada?

E voi, dove andrete? Chi sarà al Salone / Terra Madre per l’inaugurazione domani? Chi verrà a Rovato? Spero di incontrare qualcuno dei miei appassionati lettori, per conoscerci finalmente dal vivo!