Sulle tracce del lupo… e del pastore!

Sono stata in Val Chisone, al rifugio Selleries, per incontrare un gruppo del CSDL (Centro per lo studio e la documentazione sul lupo). Nella sera di giovedì ho proposto immagini e riflessioni sulla pastorizia (specialmente quella nomade) e sulla "convivenza" con il lupo. Ancora una volta ho avuto la conferma del fatto che, ragionando e spiegando le cose, è possibile dialogare con chi si occupa di lupo, ma ha anche a cuore l’ambiente, la montagna a 360°, uomini e pastori compresi! Un grazie in particolare a Duccio Berzi, organizzatore del campo, ed a Luca Giunti, guardiaparco del Parco Orsiera-Rocciavrè.

Mentre ci si organizzava per i giorni a venire, ne ho approfittato per far visita al vicino alpeggio del Selleries. Le vacche stavano rientrando alla stalla per la mungitura serale. Fredino, il margaro, era nel fondovalle per la fienagione, la moglie ed il figlio sbrigavano i vari lavori ed intanto mi raccontavano come, da quando erano arrivati qui una decina di giorni prima, quotidianamente ci fosse almeno un temporale, anche molto violento.

Le vacche indugiavano all’esterno, l’aria era fresca, in pianura avevo appena lasciato una giornata torrida, ma quassù l’ennesimo temporale aveva regalato un po’ di sollievo. La sera, in alpeggio, mi è sempre piaciuta, il sole che tramonta, quel senso di calma… nonostante i lavori da fare, il silenzio ed il suono dei campanacci. Qualcuno, di notte, faticherà a dormire proprio per questo "rumore anomalo", che a me invece ricorda le estati passate, altre montagne, un’altra vita.

Pare proprio che si aspettino di essere fotografate! Qualche scatto, un primo piano, poi è ora di andare verso la mungitura. Lascio Paola e suo figlio ai lavori serali, non senza averli invitati al rifugio per la proiezione, poi mi dedico alla ricerca del pastore. Già, volevamo passare la giornata con Fulvio, l’indomani, ma sembra impossibile riuscire a conttattarlo, purtroppo. Ricorro allora ai servizi di "radiopecora", fino a sapere all’incirca dove potrebbe essere.

L’indomani ci mettiamo in cammino, proseguendole chiacchiere della sera prima. E’ un gruppo eterogeneo, ci si racconta vicende della propria vita, si parla di montagna, di piante, di pastorizia, di lupi, di asini… Fa caldo anche quassù, le nuvole e le nebbie salgono verso l’alto, non ci sono garanzie di tempo stabile. Finalmente si riesce a parlare con il pastore, è più in basso di quel che si credeva. Il cammino sarebbe lungo, troppo lungo… Bisogna attraversare un vallone che prevede alcuni passaggi obbligati. Qui i sentieri sono pochi e non molto frequentati, abbandonarli sarebbe rischioso. Alla fine ci si divide, vengo investita del ruolo di "guida" per chi vuol proseguire almeno verso la vetta e si rimanda ad altro momento la visita al pastore.

Il tempo peggiora, si spera di riuscire a raggiungere la cima del Robinet (2.679m) senza prendere pioggia, anche perchè l’ultimo tratto del sentiero è incerto, ripido, tra rocce instabili e ruscellamenti d’acqua. Avevo promesso che lì avremmo visto gli stambecchi e la fortuna mi aiuta! Proprio dietro la cappella, tra la nebbia, si intravvedono delle sagome di due femmine.

Sbuca anche un piccolo dell’anno precedente. Ci sbizzariamo con le foto: nessuno aveva la pretesa di vedere il lupo (lungo il sentiero però abbiamo trovato un escremento che potrebbe appartenergli), ma qualunque esponente della fauna selvatica è interessante da osservare. In fondo queste sono poi delle capre… E non sembrano nemmeno così selvatiche!

Ci si avvicina sempre più, non serve nemmeno lo zoom… Ma poi ciascuno prende la sua strada, gli stambecchi scompaiono tra le rocce, noi mangiamo velocemente e scendiamo a valle, inseguiti dal "solito" temporale, che ci raggiungerà nei pressi di un provvidenziale bivacco al Lago del Laus. Lupi niente, pastori nemmeno!

Questi sono posti selvaggi, qui talvolta è persino difficile andare al pascolo, i metodi "teorici" di difesa dal lupo non sempre sono applicabili. Incontriamo anche un gruppo di capre. Sono "famose" in questa valle, saranno 15 anni che si aggirano su queste montagne, c’è un enorme becco bianco e 5-6 capre, ma nessun capretto. Sopravvivono agli inverni ed al lupo, anche se bisognerebbe abbatterle affinchè non possano accoppiarsi con gli stambecchi. Infatti una possibilità remota che ciò possa accadere esiste e non sarebbe auspicabile.

Quando riparto dal Selleries, dopo i saluti, due chiacchiere ed un po’ di ricotta fresca acquistata all’alpeggio, il cielo si sta ripulendo dalle nuvole e non c’è così tanta voglia di tornare in pianura. L’alpeggio di Fulvio è ancora deserto, i pascoli sono di un bel verde brillante, passerà ancora un po’ prima che il gregge arrivi qui. Mi mancano le pecore, ho bisogno di vederle… e allora decido di fare una deviazione sulla strada del rientro.

Non è difficile trovare il pastore, adesso! Fulvio sta sorvegliando il gregge proprio lungo la strada sterrata. Uno dei cani da guardiania, un cucciolone, si allontana dalle pecore e risale verso di noi. "Non so se verrà un buon cane, ogni tanto va dove vuole, ma magari deve solo imparare…". Parliamo del lupo, che ha già colpito un altro pastore più su nella valle. Guardiamo verso l’alto: "Pascoli buoni, lassù, ma alla fine non li mangio. Dovresti metter su 200 pecore, non di più, lasciarle da sole ed andare a portare il sale una volta alla settimana. Se vai lì con tutte, le prime passano, poi iniziano a buttar giù pietre e si ammazzano. Ma se le metti da sole… il lupo fa festa. Dicono che ce ne sono 5, in questo vallone."

Spero che, nei prossimi giorni, il gruppo riesca a far visita a Fulvio e chiacchierare con lui a riguardo di difesa, attacchi, problematiche. Intanto noi parliamo di altri pastori, multati lungo il cammino della transumanza, affrontiamo vari pettegolezzi pastorali, ci si scambia le notizie apprese in questa e quella valle. "Fa certi temporali… l’altro giorno il fulmine ha ucciso tre vacche al Muret!".

Le pecore intanto pascolano a testa bassa: per i prossimi giorni è previsto caldo, grande caldo, e le mosche saranno il tormento principale. Per quanto possano esserci problemi quassù, mi mancano le giornate al pascolo, l’alpeggio, vedere il gregge, seguirlo dalla mattina alla sera, veder nascere gli agnelli, seguire la traccia delle pecore sui versanti ripidi, mi manca l’odore della lana…

E’ ora di ridiscendere, tra poco i pastori ricondurranno il gregge al recinto. Più in basso invece ci sono le pecore degli agnelli, nei pressi delle vecchie baite, dove c’è l’acqua affinchè possano bere. La mia strada porta altrove, in altre valli, su altre montagne, in altre regioni, ma sempre sulle tracce dei pastori.

…ancora sul Parco del Po

Vi ricordate, vero, tutte le volte che in queste pagine si è affrontato lo spinoso problema del pascolo intorno ai fiumi? Per motivi geografici, la maggior parte dei post avevano come oggetto il Parco del Po, ma so bene che i pastori incontrano gli stessi problemi in Piemonte, Lombardia, Veneto… Non mi stancherò mai di ripetere che, a mio giudizio (ma non soltanto mio!!) il pascolo di per sè non è un danno, se condotto bene. Possono esserci delle aree (circoscritte) dove questo deve essere interdetto per motivi di tutela ambientale, ma altrimenti possono convivere fiumi, flora, fauna, parchi e pastorizia!

Guardate cosa viene scritto da una "vecchia conoscenza" dei pastori piemontesi su "L’Informafiume" di maggio 2010, notiziario del Parco del Po e dell’Orba: "Il pascolo abusivo. Le pagine dell’InformaFiume hanno spesso ospitato notizie, informazioni e opinioni sul fenomeno, purtroppo ancora molto diffuso lungo il Po. Il Parco è impegnato da molti anni a contrastare l’attività abusiva condotta da 2-3 pastori che ostinatamente portano i propri animali a pascolare nelle aree naturali più importanti e nei periodi più delicati per l’equilibrio degli habitat, senza ovviamente chiedere le dovute autorizzazioni.
Nel corso degli ultimi dieci anni, quasi ogni anno i Guardiaparco hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria sempre gli stessi pastori per il pascolo abusivo sulle proprietà pubbliche e demaniali. Parallelamente si è cercato di coinvolgere anche altre Autorità locali, tra le quali il Prefetto, sempre più convinti che i legittimi diritti dei pastori di far pascolare gli animali lungo il fiume non possono prevalere sul legittimo diritto dei cittadini di vedere tutelati gli habitat naturali del Parco. Oltre al lavoro di denuncia e repressione degli illeciti, i Guardiaparco sono impegnati in una vasta opera di informazione e sensibilizzazione delle popolazioni locali, per cercare di coinvolgerle maggiormente nel contrastare tale forma di abusivismo. Un’attività molto intensa, ma che nel tempo comincia a dare risultati significativi, coinvolgendo direttamente la popolazione sul fronte del rispetto ambientale e naturale. Troppo spesso, infatti, abbiamo assistito a manifestazioni di protesta di singoli cittadini che, infastiditi dalla presenza invadente dei pastori e dei loro animali sui terreni di proprietà (raramente viene chiesto il permesso di pascolare nei terreni privati…), invece di perseguire gli abusivi a termini di legge, si sono limitati a chiedere “con veemenza” un rapido intervento al Parco (o ai Carabinieri, o ai Sindaci, o al Corpo Forestale dello Stato) per allontanare i pastori… Nel frattempo, i tecnici del Parco stanno lavorando da diversi mesi a una profonda modifica delle norme che regolano il pascolo, per renderle più adatte ai tempi, gestibili ed efficaci.
" Questo estratto fa parte dell’articolo "Vigilanza nel Parco 1999-2009: dieci anni a servizio dell’ambiente, a firma di Carlo Carbonero, Responsabile della Vigilanza del Parco (pag. 15-16).

Cosa c’è da dire, in risposta? Innanzitutto che quei soliti 2-3 pastori non lo fanno per sport o per divertimento e non sono gli unici delinquenti tra tutti gli appartenenti alla categoria, semplicemente hanno la "disgrazia" di avere il loro territorio di pascolo all’interno delle aree diventate parco. Altri pastori pascolano lungo altri fiumi, taluni aree protette (con relativi problemi), altri non sottoposti a tutela.

La popolazione locale? C’è qualche proprietario che non vuole le pecore nei pioppeti (così come in collina c’è qualcuno che non vuole che pascoli i suoi prati, in pianura non vuole che fai dormire il gregge nei suoi terreni, e così via), ma più che altro il contrasto nasce sulle aree demaniali, dove la proprietà è statale, quindi del Parco. Per il resto, in quei quattro anni che ho frequentato le sponde del Po nell’area in oggetto, ho spesso incontrato proprietari gentili, che venivano a salutare il pastore, gli portavano anche la bottiglia di vino… oppure nonni e mamme che accompagnavano i bambini a vedere le pecore e scambiavano quattro chiacchiere con il pastore.

So che ci sono stati casi di reale danneggiamento (scortecciamento di pioppi): in quel caso è giusto punire il responsabile, che pagherà il danno al proprietario o di tasca propria, o grazie all’assicurazione.

Se il Parco sta lavorando da diversi mesi ad una profonda modifica delle norme, si auspica che lo faccia sentendo anche i pastori, così come era stato detto davanti al Prefetto ad Alessandria, insieme al CFS e ad altri rappresentanti di varie istituzioni e negli incontri successivi. D’altra parte sulla newsletter del parco l’anno scorso si diceva che era stato avviato un dialogo costruttivo, no? (vedi qui).

Crescentine, lambrusco e pastorizia!

Sapete che sono stata in provincia di Modena, sulle tracce dell’ultimo pastore transumante che gira da quelle parti… L’appuntamento era per la festa della transumanza, alla domenica, ma io ci tenevo ad incontrare il pastore ed i suoi animali, quindi sono arrivata già il sabato, direttamente presso il gregge.

Anzi, a dire la verità, nelle pecore sono arrivata prima io che non il pastore! Dopo aver guidato per ore, dopo aver affrontato le strade che risalgono l’Appennino, tra campi, prati, ginestre in fiore e boschi di faggio, grazie a qualche indicazione precisa avuta in un bar (quando dovevo telefonare al pastore il cellulare non prendeva!), eccomi sulle piste da sci, dove il gregge sta pascolando l’erba ancora bassa.

Finalmente sento Mirco, il pastore, che è in arrivo. Intanto ne approfitto per scattare qualche foto, tra cui parecchie a questo bellissimo puledro candido come la neve, figlio di un’asina di colore grigio chiaro. Le pecore continuano a pascolare a capo chino: sono tutte tosate, molte hanno la coda tagliata, sono di razza bergamasca, come quelle che sono abituata ad incontrare altrove.

L’aiutante di Mirko cerca di tenere il gregge lontano dal ristorante, ma alcune capre sono salite sul balcone di una casa lì vicino e questo agnello viene ad assaggiare le viole del pensiero. Il pastore arriva, tempo di salutarci e subito della gente lo chiama per portarlo a vedere dei pezzi da pascolare nei prossimi giorni. C’è il sole, l’aria è fresca, le previsioni parlano di temporali in arrivo…

Il gregge risale lungo le piste, ripulendo perfettamente lo spazio verde tra i boschi. E’ un paesaggio "strano" per me, piste da sci tra i faggi, alberi che arrivano fin sulle creste, montagne arrotondate, tutt’altra cosa rispetto alle Alpi.

Quando torna il pastore, finalmente si può iniziare a chiacchierare e… i discorsi sono quelli di sempre. Il gregge pascola, lui mi racconta delle pecore che, contrariamente a quel che accade di solito, ha in guardia nella stagione invernale. Il proprietario verrà a prenderle a breve e le porterà in montagna in tutt’altra parte d’Italia, molto più vicino ai miei posti! Mi parla della stagione invernale, affrontata in tenda perchè si era rotto il camion… Sempre solo in due, lui e l’aiutante, giorno dopo giorno, con nevicate continue, abbondanti, ripetute. "Infatti si vede, le pecore quest’anno non fanno bella figura, hanno patito."

Non mancano gli asini, oltre a quello bianco, c’è anche un altro puledro nato pochi giorni prima, dal mantello marrone-rossiccio. Ogni tanto i due danno il via ad un concerto di ragli acuti e piccole corse per giocare e per ritrovare le rispettive madri. Intanto il cielo si fa scuro, cade anche qualche goccia di pioggia. Mirko parla dei fiumi, dei soliti problemi che ci sono anche da quelle parti: "Dicono che il gregge, solo a passare sull’argine, fa dei danni! Un danno pari a quello di un camion di diverse tonnellate. Ma che senso ha?"

Il pastore spiega al suo aiutante dove andare al pascolo l’indomani: lui non ci sarà, è impegnato con la festa della transumanza, la "sua" festa, dedicata al suo ritorno in paese. Mi racconta anche di quando aveva le "Cornelle", una razza locale in via d’estinzione per la quale avrebbe potuto ricevere dei contributi: "Ma… dicevano che dovevo avere solo quelle, tenerle separate dalle altre, e come avrei fatto? Poi i contributi me li davano solo per quelle che avevo all’inizio, per 5 anni, senza contare il numero che cresceva allevando le agnelle. Con 1.700 euro all’anno non ci potevo vivere, no? Così ho dato via le pecore ed ho rinunciato ai contributi."

Eccolo, Mirko, mentre scherza con una delle caprette preferite. "Anche le capre, una malattia… Quest’anno riuscire ad allevare i capretti è stato un inferno!". E’ giovane, il pastore, ha 31 anni. Mi racconta che un tempo non girava molto, stava nei dintorni della casa in pianura e mungeva. Poi però si è messo a vagare di più e, invece di usare i camion, a salire e scendere a piedi. Le sue origini sono di queste parti, ma la sua famiglia non aveva la tradizione della pastorizia, questa malattia è soltanto sua!

Le capre osservano curiose. Sta iniziando a piovere, tuona in lontananza, andiamo incontro ad un’amica che sta per raggiungerci, poi verrà l’ora di pranzo. Da queste parti il piatto tipico sono le crescentine e lo gnocco fritto, accompagnati da salumi e formaggi… senza dimenticare il lambrusco, ovviamente!! E così passa velocemente il tempo, chiacchierando e scherzando in compagnia. Ci sono anche la moglie di Mirko, Caterina, e Claudia del Parco, l’ideatrice di questo evento, il motore di tutte le iniziative che riguardano la pastorizia ed il "viaggio" di Mirko, pastore vagante. Quando i taglieri sono ormai vuoti ed anche le bottiglie si sono asciugate, si torna al pascolo.

Caterina accarezza il pastore maremmano. Anche qui il lupo è un problema, c’era ancora prima che risalisse verso il Piemonte, ovviamente. Ogni anno il gregge di Mirko paga il suo tributo: "Solo che, quello che ti danno per i capi uccisi, non basta nemmeno a pagare i costi per lo smaltimento delle carcasse, visto che dovresti chiamare i servizi competenti per la rimozione e l’incenerimento."

Oltre al cane da guardiania, ci sono ovviamente i cani da lavoro. Questa è Teresa, un cucciolo. Mirko ha uno strano modo per scegliere i nomi dei cani: c’è anche Giorgio, poi una classica Birba, ma andando avanti nella giornata si faranno altre curiose scoperte!!

Mirko racconta aneddoti: come per tutti i pastori, anche qui non mancano le storie da narrare. Con Claudia discutono gli ultimi dettagli per l’indomani, si spera nel bel tempo e nell’afflusso di pubblico. E’ ora di andare, il gregge resta al pascolo, sorvegliato dall’aiutante del pastore, ma anche per noi c’è ancora una lunga serata con varie cose da fare. Il cielo intanto si guasta rapidamente e, mentre siamo alla guida verso l’alta valle, si scatenano diversi temporali furibondi.

Una delle tappe è a casa di Mirko, dove ci sono le pecore che verranno tosate l’indomani in occasione della festa, e… numerosi altri cani. Sapete come si chiama questo bellissimo cane che sta giocando con il suo padrone? Balotelli! Ancora un bicchiere in compagnia prima di ripartire? Qui si vedono anche le montagne più alte, con chiazze innevate nonostante la quota non così elevata. I cartelli in paese indicavano una settantina di chilometri da Lucca, la Toscana è là dietro al crinale. Infatti adesso il vino non è più lambrusco, ma Chianti! Per la "cronaca" della festa… a domani!

Lupo: ma allora come stanno le cose?

Tre giorni di convegno sul lupo, due a Torino ed uno, ieri, ad Entracque (CN). Un importante evento con partecipanti internazionali da tutta Europa, testimonianze e studi condotti in varie parti d’Italia, addetti ai lavori, studiosi del lupo, veterinari, guardiaparco, CFS…

E così si è discusso di lupi, genti e territori. La giornata più interessante, per quello che riguarda chi legge questo blog, è stata sicuramente la prima, in cui si parlava dei danni da lupo su bestiame, obiettivi e strategie. Cercherò di farvi una sintesi dei punti salienti.

E’ stato fatto il punto sulle tecniche di prevenzione, che sostanzialmente sono tre: la presenza costante del pastore, le recinzioni elettrificate (mobili e non) ed i cani da guardiania. Singolarmente nessuna delle tre cose è sufficiente. I tipi di recinzione possono essere diversi, in base alla tipologia di bestiame da proteggere, al territorio dove vengono impiegate, alla forma di gestione (pascolamento/riposo notturno). Ciascun tecnico ha presentato le sue esperienze, i risultati di questi anni, le tecniche impiegate, i danni subiti, le forme di indennizzo, aiuto ed assistenza. Che si parlasse di Spagna, Polonia, Germania, Scandinavia o Italia, in sostanza le situazioni erano molto simili. In Francia però la cifra investita per indennizzi ed aiuti è di gran lunga maggiore rispetto ad altri paesi.

Più volte è stata ripetuta la frase: "L’allevatore non deve sentirsi abbandonato" e si è parlato di piani di prevenzione ed assistenza studiati a misura delle singole situazioni. La pastorizia "tradizionale" su piccola scala non può però più esistere con il lupo/orso/grandi predatori in genere. Non possono più essere lasciati animali "abbandonati" in montagna senza presenza costante dell’uomo, il pastore professionista deve sempre sorvegliarli, pertanto le situazioni più problematiche si incontrano laddove queste realtà sono invece ancora presenti. Hobbisti, allevatori che integrano varie attività agricole con la pastorizia, ecc… Per loro non ci sono soluzioni, perchè ovviamente non sarebbe economicamente possibile stipendiare un pastore, a meno di accorpare più greggi (ma non sempre il territorio lo consente).

Il Piemonte, per quello che riguarda rimborsi ed indennizzi, sembra essere tra le aree all’avanguardia. Assistenza tecnica, fornitura di cani da guardiania, indennizzi per i capi uccisi (da canidi e non solo da lupo), indennità aggiuntiva in base al numero di animali da cui è composto il gregge (per animali dispersi, aborti, stress…), premio di pascolo gestito, assistenza veterinaria per animali feriti. Sono stati forniti numeri sulle predazioni (142 nel 2009, con 376 capi uccisi, di cui il 77,9% sicuramente da parte del lupo). Per non perderci con i numeri, qui gli interessati possono scaricare il Report 2009 sul lupo in Piemonte.

Gli esperti francesi hanno sottolineato la valenza emotiva della deroga alle normative europee: in Francia, in particolari situazioni, può essere data l’autorizzazione all’abbattimento del lupo (ma non nei parchi naturali). Prima si tenta il tutto per tutto per la prevenzione e difesa, ma in casi estremi di pericolosità si tenta l’abbattimento. Nel 2009 non sono stati abbattuti (legalmente) lupi. "La gente è soddisfatta, perchè sente di potersi difendere". Interessante sapere che è stato dimostrato che l’attuazione delle misure preventive (recinzioni, cani da guardiania) determina una perdita di peso media di 6kg negli animali nella stagione estiva.

Ci sarebbe molto altro di dire, riportando dati, esperienze, ma concluderei la sintesi della prima giornata citando alcuni interventi della tavola rotonda finale. Bosser, della Regione Piemonte, ha sottolineato la necessità di considerare il lupo) ed in generale i grandi predatori) a livello alpino e non solo a livello locale. "La tutela del lupo passa innanzitutto attraverso la tutela dei pastori", e questa frase è stata il tema più volte ripreso nel dibattito conclusivo.

Hanno preso la parola anche tre pastori: Cristiano Peyrache di Bellino, "vecchia" conoscenza di questo blog, quasi l’ultimo dei pastori di quel vallone laterale della Val Varaita, per colpa del lupo. Cristiano ancora una volta ha sottolineato la loro difficile situazione, la drastica riduzione da 15 a 2 pastori, la necessità di intervenire (e non solo con indennizzi). Michele Baracco, dal Monregalese, ha invece espersso la sua opinione su come anche il lupo abbia diritto di vivere ed esistere: nel suo caso la convivenza è possibile ed attuabile. Giorgio "Giors" Bergero ha raccontato la sua storia di pastore vagante, i primi attacchi al suo gregge, fino a capire che si trattava di lupo, puntando il dito sull’eccesso di burocrazia per denunciare gli attacchi. "Così alla fine i vostri grafici sono giusti fino ad un certo punto, perchè non è che denunciamo poi tutti gli attacchi, visto che devi telefonare ad uno, all’altro, aspettare i veterinari per vedere la pecora morta, per avere l’autorizzazione ad interrarla, ecc…". Interventi sentiti, vissuti, ma dai toni comunque pacati.

Tralascerei la sintesi della seconda giornata, in cui è stato fatto il punto sul monitoraggio delle popolazioni di lupo in Europa. Interessante confronto tra le strategie e gli obiettivi dei vari stati, tra Norvegia, Spagna, Svezia, Polonia, Francia, Svizzera (in questo caso si parlava di lince), Piemonte.

Veniamo al terzo giorno (ieri) ad Entracque: accolti dalle campane di una mandria di vacche al pascolo poco lontano dalla sede del Parco delle Alpi Marittime, i partecipanti superstiti delle tre giornate (e quelli iscritti appositamente a questo terzo incontro, che dava l’occasione di visitare in anteprima il centro sul lupo) si sono ritrovati con una bella giornata di sole.

Nonostante l’inaugurazione di questa struttura sia prevista tra un paio di settimane, in occasione del convegno abbiamo avuto la possibilità di vedere l’area destinata ai lupi e l’allestimento museale. Qui e qui sulle pagine del Parco alcuni dettagli sul Centro. Si tratta di un recinto di 8 ettari (con un recinto più piccolo internamente), dove attualmente è ricoverata una lupa che è stata ferita in Emilia Romagna. Prossimamente si prevede l’arrivo di due lupi maschi. Per i visitatori sarà forse raro vedere dal vivo il lupo dalla torretta che vedete sullo sfondo, ma all’interno del percorso museale vi sono delle telecamere che possono permettere questi avvistamenti.

Il museo multimediale è molto ben realizzato. Si entra qui, di fronte alla casa del Parco di Entracque (loc. Casermette) ed è stato fatto un grande investimento. Quasi interamente sotterraneo, il percorso ci accompagna sulle tracce del lupo grazie a Caterina, che realizza filmati su lupo un po’ in tutto il mondo, ma in particolare da queste parti. A livello emozionale, specialmente per i bambini, ritengo il tutto molto ben riuscito. Permettetemi però qui una riflessione: a questo percorso, si affiancherà poi un secondo, nel paese Entracque, sul rapporto uomo-lupo (dalle fiabe all’interazione con le attività antropiche attuali). Spero che si usi la stessa sensibilità, la stessa passione utilizzata per far capire che il lupo non fa paura… per mostrare cosa vuol dire la presenza del lupo per un pastore, cosa significa trovare morte le pecore che uno ha cresciuto con passione. Nel filmato si diceva che il lupo non è crudele, caccia per vivere, per sfamare i suoi cuccioli. Giusto, pienamente daccordo. Però perchè dobbiamo dire che è giusto che cacci anche capre e pecore allevate dall’uomo? Stipendiamo il pastore, diamogli una funzione di operatore sul paesaggio, manutentore di ecosistemi alpini, paghiamolo per il suo mestiere! …allora poi ne riparliamo…

I visitatori hanno apprezzato, ho sentito commenti che mettevano in relazione questo centro a quello realizzato in Francia, i guardiaparco presentavano la loro "creatura" con giustificato orgoglio e passione. C’era chi metteva in dubbio la preoccupazione popolare e diceva che la maggior parte degli avvistamenti è legata a cani, anche non inselvatichiti, ma sfuggiti temporaneamente ai padroni. C’era anche chi esprimeva le sue perplessità su di un investimento simile per una sorta di "zoo" realizzato da un parco. Opinioni, qualunque cosa uno faccia, andrà sempre incontro a critiche.

Sapete che io sono la solita pecora nera… Quindi non sono andata a mangiare con tutti gli altri. Visto che sembrava esserci un momento di incertezza sui tempi e sui modi organizzativi dopo la visita al Centro, sono partita per i fatti miei e sono salita nel vallone di Trinità, dove non tornavo da anni. Una piccola camminata per stimolare l’appetito e sono arrivata al Gias dell’Ischietto. Non sono ancora saliti gli animali, da queste parti, anche perchè la parte alta del vallone è ancora interamente innevata.

Mentre invece guidavo sulla via di casa, ho fatto un incontro che sarebbe stato utile inserire nel programma del convegno. Nei prati di fondovalle ho scorto un gregge. Ho frenato, ho invertito la marcia, ho parcheggiato e sono scesa nel prato profumato dal timo serpillo, guardata con sospetto dal pastore, che richiamava i suoi cani affinchè non mi venissero contro. Non è stato difficile attaccare discorso, spiegare il perchè della mia presenza da quelle parti, chiedergli dove saliva poi in montagna…

Beppe ha 75 anni, è di Valdieri, continua la sua attività in un alpeggio difficile da raggiungere: "Ho chiesto che mi mettano almeno un po’ a posto la strada per salire, il sentiero… E’ un posto che passa poca gente. Quando c’è il fieno da fare, lascio la moglie al pascolo ed io scendo e salgo in moto. Ma è sempre più brutto, il sentiero! Adesso ho chiesto che vengano a vedere per il pannello, la valanga l’ha portato via, almeno avere un po’ di luce la sera! Ho chiesto alla Forestale, perchè il Parco… Poi dipende dalle persone, certo. Mauro, quello che è morto sotto la valanga: tutti i pastori ed i margari sono andati al Rosario. Lui passava sempre da tutti, ti dava una mano, portava su qualcosa. Adesso quelli giovani si tengono alla larga, non so, se hanno paura o cosa."

Parliamo di lupi, ovviamente, mentre il cucciolo prima diffidente adesso gioca con me. "Bisogna esserci sempre insieme, mai lasciarle sole. Il maremmano io non ce l’ho, ne avevo uno, ha morsicato persino la morosa di mio figlio. Sono bestie difficili da tenere, come fai quando sei giù qui che magari vengono i bambini a vedere le pecore? Vado al pascolo come una volta, sempre, mi porto dietro qualcosa per il pranzo, sia con il sole, sia con la nebbia che non vedi di qui a là, con la pioggia, tutto. E’ dura! Con il lupo è anche peggio! Fanno le riunioni sul lupo a Cuneo alle due del pomeriggio, come facciamo ad andare? Devono metterle alla sera, l’ho detto a quello della Forestale. Per chi comunque ne ha poche, con il lupo viene che smetti di fare questo lavoro."

Mi racconta di Silvia, che è già salita con il gregge, mentre Aldo e Marilena non vogliono andare su al loro alpeggio per colpa del lupo. L’anno scorso hanno avuto una quarantina di capi morti. Loro fanno formaggio ed hanno sempre lasciato che il gregge salisse da solo, mentre svolgevano i vari lavori della caseificazione. Poi la montagna è difficile, ripida, le capre vanno verso la zona più impervia dove trovano fronde da pascolare. Chiacchieriamo ancora a lungo, sotto il sole caldo ed il vento che, come sempre, batte la valle. Adesso è tutto verde, ma questi sono posti dove l’erba ingiallisce presto. "Se smetteranno di salire le pecore… l’erba peggiorerà anche per i selvatici! Se la pascolano presto le pecore, poi ributta su ed a fine stagione c’è un po’ di verde. Lo capiscono questo? Anche i sentieri, già tanti vanno a perdere così. Poi le nostre montagne sono piccole, non puoi portare su chissà quanti animali. Con il lupo è tutto più difficile, non so dove andremo a finire. Quest’estate comunque ti aspettiamo, vieni su una volta, mi raccomando, eh?"

Prossima trasferta in… Emilia Romagna!

Oggi voglio invitarvi ad un evento che si terrà a fine mese: è un po’ lontano dalle "mie zone", ma magari qualcuno dei lettori farà in modo di organizzarsi per essere presente! Vado in trasferta nelle terre dell’amica Barbara di Osso-in-Bocca, che ogni tanto parte e viene in Piemonte (guardate qui le sue splendide foto scattate alla fiera di Castellengo di Cossato).

In questo caso il soggetto è Musca, la cagnetta di Marco. Però con Barbara è da qualche tempo che si parla di organizzare qualcosa nelle sue terre… Il caso poi ha voluto che varie strade si intrecciassero, che il mio nome legato a "pastorizia" e "transumanza" venisse citato da più bocche e così, con un certo anticipo, vi invito a questo evento: "Lento come una pecora… il ritorno dei pastori", che si terrà domenica 30 maggio a Fiumalbo (MO). Sarà anche l’occasione per incontrare Adolfo Malacarne, il fotografo autore di quello splendido libro sui pastori del Nord Est intitolato "Transumanze".

Qui iniziative, foto, video legati alla transumanza tra 2008 e 2010 con il Parco dell’Appennino Modenese, organizzatore anche dell’evento a cui parteciperò il 30 maggio. Di link in link, in queste pagine, ce n’è per tutti gli appassionati di pastorizia, pecore, transumanze…

Un alpeggio particolare

Dal momento che domani non potrò aggiornare il blog ed avendo una grande quantità di materiale da "smaltire" (comprese tutte le vostre foto, segnalazioni, ecc… GRAZIE!), oggi pubblico un secondo post, dedicato ad un evento a cui ho partecipato la scorsa settimana.

Giovedì due luglio infatti è stata inaugurata la foresteria alla Certosa di Montebenedetto (Villarfocchiardo – Val di Susa). Perchè ne parlo qui? Perchè questo edificio storico di antichissime origini (XIII secolo), collocato all’interno del Parco Orsiera Rocciavrè, è anche sede di alpeggio.

ll complesso della Certosa merita una visita per la sua storia, la sua collocazione, l’architettura e le opere d’arte che contiene, il territorio circostante, ma anche per ammirarne l’egregio lavoro di recupero. La Foresteria, 23 posti letto e cucina a disposizione degli ospiti, offre adesso un qualcosa in più a chi vorrà raggiungere questa località, dove vengono anche organizzati concerti ed altri eventi.

Vi starete però chiedendo dell’alpeggio. Eccolo! La stalla si affaccia sul cortile interno, così come tutti gli altri edifici. Quasi non lo si immaginerebbe… Eppure i bidoni del latte messi ad asciugare vicino alla fontana, i secchi della mungitrice e qualche altro dettaglio possono far venire il sospetto.

Uno sguardo all’interno della stalla: quelle che ad uno sguardo superficiale mi parevano vacche di razza Barà e/o incroci, ho poi scoperto essere delle Vosgienne (chiedo venia!). Il loro latte viene trasformato in formaggio dai margari. L’altra sera c’era troppa folla e non ho modo di mostrarvi qui un’immagine delle produzioni casearie, quindi… tocca a voi recarvi in loco per vedere (e soprattutto assaggiare). Alla serata era presente anche Michele Corti, per cui vi rimando qui al suo resoconto & immagini.

Vacche in città

Oggi chilometri e chilometri di viaggio… Tornata da Savona, nel pomeriggio avevo un appuntamento a Torino (e si parlava comunque di alpeggi, pastorizia & C. anche in quella sede). Però non mi aspettavo di vedere… queste!

Vacche piemontesi al pascolo nei parchi di Torino. Oltre alle famose pecore che fanno pulizia (e permettono di risparmiare soldi pubblici, anche se qualche mamma si lamenta per gli escrementi in mezzo ai quali camminano poi i loro pargoletti), c’è anche questa mandria, di proprietà dello stesso allevatore che pascola il Parco del Meisino con le pecore.

Con la macchina fotografica sempre in borsetta, ho potuto cogliere anche questi scorci bucolici cittadini! Siamo al confine tra Torino e San Mauro, ai piedi della collina. Sembra farlo apposta, ma trovo greggi e mandrie più o meno vaganti anche quando non le sto cercando!

Auguri e… guardiamo avanti!

Vi lascio per qualche giorno, molto probabilmente sarà una Pasqua di lavoro, meteo permettendo è tempo di tosatura… Nel frattempo, ecco qualche immagine da guardare e qualche spunto di riflessione.

Queste sono le foto che ci manda Negritella. Una splendida giornata nelle Valli di Lanzo, all’Alpe Rossa, sopra Pian della Mussa (Val d’Ala). Il gregge è quello di Alfio, che io invece avevo incontrato dalle parti del Colle del Nivolet.

Sono immagini di speranza e grande bellezza… Cielo blu, animali liberi e pacifici, lontani da dispute, problemi, discussioni… La pastorizia che vorrei narrare, sempre.

Uno scatto suggestivo è anche quello della cartolina che ci invia Barbara Stefanelli, fotografa emiliana (www.alpidolomitifoto.com) che ha incontrato per caso un pastore vagante sulle montagne delle Valli di Lanzo (Giovanni infatti mi aveva parlato di lei) ed ha colto dei bei momenti di questo mestiere. La ringrazio qui pubblicamente per la presentazione di foto che mi ha spedito, spero che un giorno i nostri sentieri si intersechino, così da poterci conoscere.

Serpillo invece ci segnala il ritorno delle pecore nei parchi di Torino (Parco del Meisino), con funzione di utili ed ecologici tosaerba. Dopo il clamore e le ironie del primo anno, l’interesse del secondo, il terzo anno quasi non se n’è più parlato. E sono contenta di questo, perchè vuol dire che sta diventando una normale consuetudine. 20.000 euro risparmiati per il Comune di Torino, non mi sembra che sia proprio così poco, specie in questi giorni di crisi!

Prima degli auguri finali di Buona Pasqua, un articolo da leggere su Agricoltura Italiana On-line (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali), dove si parla di pastorizia in pericolo: "Sono insostituibili per il loro contributo alla salvaguardia delle montagne e per il loro ruolo di pulitrici del terreno nelle zone secche nonché per i prodotti che offrono, eppure l’allevamento ovino si pratica sempre meno in Europa." E’ un articolo comparso in Francia, spiace che l’Italia non venga nemmeno considerata: "L’allevamento ovino si pratica soltanto in cinque paesi. Il Regno Unito viene ancora di gran lunga in testa con il 31% della produzione, seguito dalla Spagna, la Francia, la Grecia e l’Irlanda." Le cose non vanno benissimo, ma comunque la pastorizia per il momento non si è ancora estinta!!

Amare considerazioni dalla Lombardia, dove il "problema orso" sta assumendo proporzioni rilevanti: leggete qui le posizioni degli allevatori, politici, associazioni agricole e la storia della ragazza di 26 anni che, in Val Brembana, dorme in macchina per paura che l’orso attacchi le sue capre. E’ giusto favorire la reintroduzione di questi predatori in un ambiente antropizzato e difficile come le nostre Alpi? Vogliamo aiutare chi resiste e cerca di portare avanti agricoltura ed allevamento, oppure preferiamo l’abbandono e la "wilderness" dei lupi e degli orsi? In cosa è meglio investire? Per chi l’altro giorno chiedeva dei soldi spesi per il lupo in Piemonte, per adesso ho trovato questo documento regionale ("…finanziare il progetto per il periodo di lavoro 2008-2009, il cui costo complessivamente ammonta ad Euro 412.000,00…"). Si parla di studio, ricerca, rimborsi per i capi uccisi, credo comprenda anche il premio di pascolo gestito. Appena troverò i numeri relativi al passato, vi farò sapere.

In ultimo, qui un video sulla Festa della Lana a Noyer (Francia), inviatoci da Pier.

Amici, auguri a tutti, specialmente ai pastori d’Abruzzo ed a tutti gli abitanti di quella terra.

Adesso vi racconto una storia 6… o forse no?

Ecco a voi un nuovo racconto. Leggetelo con attenzione e… per una volta, dimenticatevi la premessa che faccio sempre, quando pubblico una storia.

Un odio inspiegabile

 

Andrea quel giorno doveva fare delle consegne dall’altra parte delle colline. Era una giornata di primavera, con l’aria finalmente tiepida, ed i prati brillavano per il giallo dei girasoli in mezzo all’erba. Qua e là macchie bianche di ciliegi e pruni, mentre i peschi stavano già perdendo i petali rosa.

“Ormai i pastori saranno tutti lungo i fiumi, i contadini li avranno spinti lontano dai prati!”, pensava l’uomo.

Pur avendo scelto un’altra strada rispetto a quella della campagna, le sue radici restavano lì ed aveva una grande passione per quello strano mondo dei pastori vaganti, che ogni hanno passavano con le loro greggi dietro a casa sua. Si era dato da fare in Comune affinché questa opportunità gratuita venisse sfruttata per ripulire diverse zone incolte ed aveva cercato di parlare con i suoi concittadini, affinché nessuno protestasse quando passavano le pecore. Tranne in un caso, con quell’egoista che non dava nemmeno il permesso per passare davanti alla sua cascina quando veniva organizzata la gara di mountain-bike, con tutti gli altri si era trovato l’accordo. Adesso, quando arrivava il “loro” pastore, facevano anche una festa e, tutti insieme, si trovavano nei locali della Proloco a mangiare l’agnello offerto come ringraziamento.

Andrea guidava lungo la strada a curve che scendeva dalle colline. Il nastro luccicante del fiume si stava avvicinando, l’acqua era ancora scura per le recenti piogge.

Con l’occhio allenato di chi si guarda intorno, Andrea vide subito il furgone di un pastore, parcheggiato in uno slargo lungo la strada di campagna che si lasciava indietro campi e prati per inoltrarsi tra i pioppeti e sfociare sul greto del fiume.

L’uomo cercò le pecore, ma non le vide.

Continuò il suo viaggio, terminò le consegne e, sulla via del ritorno, si fermò in un bar appena dopo il ponte, a prendere un caffè.

“E qui viene il bello… Perché tu mi puoi dire: <<E cosa centra questo, con i pastori?>>. Aspetta, che adesso ti racconto!”

Mentre Andrea era appoggiato al bancone, aspettando il suo caffè, entrarono nel bar due guardiaparco, un ragazzo ed una ragazza sulla trentina. Ordinarono anche loro un caffè, poi si guardano intorno ed, apparentemente in modo casuale, chiesero se qualcuno avesse visto in giro il pastore.

Ci fu un momento di silenzio, il barista scosse la testa, ma un vecchietto seduto ad un tavolino si girò bruscamente. “Sì… Certo che l’ho visto, andava verso la riva del fiume. Perché? Come mai lo cercate?”

“Siamo alle solite! Lo cerchiamo per fargli la multa che si merita. Lo sa bene che nel Parco non ci può stare, ma quello fa il furbo e vuol farci passare per scemi! Avanti ed indietro con le sue pecore”, replicò subito il guardiaparco, accendendosi in volto.

L’anziano contadino non si scompose. “Ma ditemi un po’… Perché nel Parco non ci può stare? Me lo spiegate una buona volta, cosa fa di male?”

“Mangia l’erba e rovina tutto!”

“Ah… Tutto qui? Almeno pulisce un po’ ‘sti gerbidi, visto che oramai nessuno lo fa più!”

Nel locale tutti ascoltavano attenti e qualcuno annuiva vigorosamente.

“I gerbidi sono parte integrante del Parco e vanno mantenuti come sono!”

Un sorriso ironico attraversò il volto segnato dagli anni e dal lavoro. “Già… Noi paghiamo le tasse per mantenere gente che i gerbidi li guarda, anziché pulirli…”

Il bar venne attraversato da una risata spontanea e da numerosi cenni di assenso.

I guardiaparco persero la loro sicurezza, imbarazzati chiesero il conto, pagarono e si avviarono verso la porta.

Il vecchietto, rivolto a tutti ed a nessuno, lanciò nell’aria un’ultima frase. “I pastori… Io mi ricordo quelli che passavano di qui prima che voi nasceste, c’erano quando io ero bambino. Non sarà certo il Parco a farli andare via! Hanno sempre fatto così, in primavera vanno via dai prati e si spostano lungo il fiume. Continueranno a farlo, è il loro lavoro.”

I guardiaparco uscirono senza replicare, salirono sul pick-up e se ne andarono, mentre nel bar continuva la discussione.

Tutti gli avventori, tranne Andrea, erano gente del posto ed iniziarono a commentare l’utilità del Parco, i problemi che ha creato.

“Non siamo più padroni a casa nostra! Un giorno mi hanno fermato perché scendevo con il motorino ad andare a vedere i miei campi e volevano farmi la multa! Ovvio che non avevo dietro i documenti, ma gliel’ho detto che lì i terreni erano miei, quindi al massimo erano loro che dovevano andarsene!”

E l’immondizia? Ce n’è dappertutto, quella che il fiume porta ad ogni piena, quella che qualcuno scarica lungo le strade sterrate un po’ nascoste. Ma loro non fanno nulla!”

“Girano con il fuoristrada, guardano con il binocolo, e cercano il pastore per fargli la multa!”

“Se qualcuno mi tocca i miei prati o i miei campi, chiamo i Carabinieri! Ma l’unica volta che è capitato un danno, il pastore mi ha pagato. Aveva pestato un angolo di un grano, perché all’operaio in fondo al gregge era rimasto indietro un agnello e le pecore avevano sconfinato.”

“Hai visto che roba giù nei gerbidi? Se fa di nuovo una piena, e l’altro giorno già ci siamo andati vicini, è molto meglio che le pecore facciano pulizia, altrimenti…”

Andrea uscì mentre la gente stava ancora parlando.

“Sai cosa mi ha colpito più di tutto? L’atteggiamento del guardiaparco, che si vedeva che aveva un odio forte verso i pastori, quasi avesse vecchi rancori personali o chissà cos’altro.”

Questa volta la fantasia non ha avuto un grande ruolo in questa storia. Tranne l’ambientazione, il nome del protagonista, qualche pennellata di colori primaverili, il resto è tutto vero. Qui un amico mi diceva che mi aveva mandato un’e-mail per narrarmi la scena a cui aveva assistito, ed è quella che vi ho descritto sopra. Non si chiama Andrea, ma questo è ininfluente. Vorrei smetterla di parlare di problemi con i Parchi fluviali, vorrei che si trovasse l’accordo, vorrei che si trovassero delle zone dove le pecore devo star lontane per qualche reale necessità di protezione… ed altre dove invece il pascolamento sia consentito, affinchè i pastori possano continuare il loro mestiere.

Tra l’altro… qui vi parlavo dell’Artemisia, ricordate? Un mio amico all’università, appassionato botanico, mi scrive: "Ci sono diversi lavori che studiano la dispersione di infestanti tramite le pecore (alcuni erano atti di convegni che non ritrovo piu’), il concetto è che le pecore mangiano i semi delle infestanti (es. se pascolano stoppie di grano, oppure greti infestati) e poi le restituiscono su pascoli, campi, ecc. Da noi potrebbe succedere da zone golenali a campi, il pascolo se ben gestito non consente alle annuali di insediarsi. Un altro filone di ricerca è il trasporto tramite il pelo. Ti allego un lavoro che parla positivamente dell’effetto del trasporto." Dal momento che l’Artemisia viene pascolata prima della fioritura, quando pertanto non ci sono semi… ditemi come fanno le pecore a diffonderla!

Vorrei poter parlare d'altro

Lo sapete ormai bene: quando il gregge scende dalle colline in primavera, è costretto a trovare delle aree incolte dove pascolare senza causare danni alle coltivazioni fino al momento di salire in montagna. Gli unici coltivi parziamente utilizzabili sono i pioppeti (se le piante sono sufficientemente grosse e ruvide per non rischiare che gli animali, specialmente capre e asini, scorteccino i tronchi). Tradizionalmente, da generazioni, le greggi si spostano lungo i fiumi (Sesia, Po, Tanaro, Ticino, per citare i principali) o in altre aree dove possono trovare vasti spazi incolti (e cito allora la Baraggia biellese, tanto per rimanere in Piemonte). Come saprete, nel fine settimana sono stata a Biella per la Fiera della Pezzata Rossa d’Oropa (ve ne parlerò nei prossimi post) ed ho avuto anche modo di parlare di pastorizia con diversi "operatori del settore".

(Foto tratta da http://www.biellaclub.it). La Baraggia, terra di pastori… Un paesaggio particolare, unico, legato fortemente alle forme di gestione, tra cui la pastorizia (leggete anche qui sul sito dei Parchi Piemontesi, e qui in questo blog). La Baraggia, oltre ad essere area protetta, è anche territorio militare: mi raccontavano i pastori che adesso l’Esercito ha vietato l’accesso. "Una volta, quando dovevano fare le esercitazioni, te lo dicevano e ti spostavi, oppure trovavi il soldato con la bandierina rossa all’inizio della strada ed andavi da un’altra parte. Non sono mai successi incidenti ed andava bene così. Adesso diventerà prericoloso davvero, perchè noi in Baraggia dobbiamo andare per sopravvivere… e continueremo a farlo, con i militari che ci scacceranno, i Carabinieri che faranno le multe. Perchè?". Queste sono le parole che ho sentito ripetere da tutti, e ne ha parlato anche l’Assessore Provinciale all’Agricoltura. Speriamo riesca a fare qualcosa!

Altrove i problemi sono quelli vecchi. Le greggi pascolano nei pressi del Po… Nonostante tutti gli incontri, le belle parole e la speranza di una primavera "migliore", sul Parco del Po non ci sono stati grandi cambiamenti. I guardiaparco sono già arrivati a fare osservazioni. "Che programmi avete, adesso?". A saperlo… questa strana stagione, con l’erba che non cresce, nonostante tutte le precipitazioni! E poi c’è stato il vento dell’inverno.

Cosa centra il vento? Le tempeste che si sono susseguite (in estate, ma specialmente nella notte di Natale) hanno letteralmente raso al suolo intere porzioni di pioppeti (oltre a schiantare alberi secolari, che avevano resistito al passaggio di generazioni di greggi senza subire danni). Alcuni pioppeti sono impraticabili per l’intrico di rami e tronchi al suolo, altri sono stati ripiantati completamente. Solo giovani piantine, quindi il gregge lì non può entrare, anche se ci fosse erba nel sottobosco da brucare. Dove si va, allora? Nei gerbidi, per forza, a pascolare quel poco che c’è. Se qualcuno ha dei suggerimenti per come fare ad evitare i territori dell’Area Protetta, lo dica subito, perchè i pastori non vedono alternative.

E poi c’è la questione dell’artemisia. Questa pianta infestante è molto diffusa nei gerbidi (quelle zone di incolto tra la fascia delle coltivazioni ed i ghiaioni) e nel sottobosco dei pioppeti. Oltre ad Artemisia sp., si sta diffondendo anche l’Ambrosia, una pianta non autoctona della stessa famiglia dell’artemisia, estremamente pericolosa per l’uomo, in quanto causa di allergie. Le pecore pascolano l’artemisia (anche se preferirebbero le graminacee), non gradiscono molto l’ambrosia per il sapore ancora più amaro.

I contadini riferiscono al pastore che i guardiaparco dicono che è colpa delle pecore, se l’artemisia si diffonde così. Adesso mi informerò dalle persone competenti in merito (botanici e ricercatori dell’università)… Però sto pensando ad alcuni incolti qui vicino a casa mia: completamente invasi dall’artemisia, e non hanno mai visto il passaggio di un gregge. Nel corso di quelle riunioni che erano state fatte per discutere del "problema" della pastorizia lungo i fiumi, il Parco si era detto NON INTERESSATO ad uno studio sull’influenza della pastorizia sulla vegetazione di quelle aree.

Tutte queste notizie fanno pensare sempre di più al tramonto della pastorizia… Però voglio anche dirvi che il Parco del Po, nella sua newsletter, ci comunica una bella notizia. Ve lo ricordate l’occhione? Quell’uccello che i guardiaparco dicevano messo in pericolo dal passaggio delle pecore sui ghiaioni (leggete qui)? Quello che i siti di ornitologia dicevano tipico di "praterie pascolate"? Ecco, sulla newsletter del Parco Fluviale del Po e dell’Orba (n.83, aprile 2009), compare questa notizia. "OCCHIONE IN AUMENTO COSTANTE NEL PARCO: 60 INDIVIDUI NEL 2008. Nel 2008 il personale dell’Ente-Parco ha condotto un censimento della popolazione nidificante di Occhione (Burhinus oedicnemus) all’interno del territorio di competenza; questo uccello dalle abitudini crepuscolari frequenta nella nostra regione principalmente i greti fluviali e trova appunto nelle distese ghiaiose e ciottolose del Po il suo habitat d’elezione.
All’inizio e alla fine degli anni ’90 da altre due stime della popolazione nidificante nel Parco erano risultati 14 individui nel primo caso e 15-20 coppie nel secondo. Negli anni successivi, grazie al monitoraggio faunistico costante effettuato dal personale del Parco e dai collaboratori, si era notato un incremento della specie sia a livello numerico sia a livello distributivo; e si era anche registrata una notevole concentrazione di 33 individui nell’autunno 2006. La consistenza minima della popolazione censita nel 2008 è stata globalmente di circa 60  individui, distribuiti lungo tutto il tratto del Po vercellese-alessandrino, anche se in modo discontinuo, limitatamente alle aree più idonee.
" Evidentemente le pecore non hanno fatto scomparire l’occhione, visto che le greggi c’erano già prima degli anni ’90 ed hanno costantemente frequentato quelle zone in tutti questi anni.