E’ colpa mia se abbiamo continuato

Il mondo a volte è proprio piccolo. Non immaginavo di ritrovare un amico proprio “dietro la cresta”, in Val Trompia. Casualmente infatti vengo a sapere che una mia vecchia conoscenza è in un alpeggio confinante a quello che mi ha ospitata la domenica, così…

…zaino in spalla, sacco a pelo, qualche indumento di ricambio, l’ombrello anche se le previsioni sono buone, una maglia pesante anche se si annuncia una nuova ondata di caldo, raggiungo il colle e mi avvio sul sentiero che mi porterà alla malga dove mi stanno aspettando.

Il gregge è ancora nel recinto. E’ un gregge che “conosco”, l’avevo incontrato in autunno nelle stoppie del mais della pianura bresciana. Quest’estate, con questi pastori, c’è anche un mio amico che, in passato, aveva trascorso qualche settimana in alpeggio in Piemonte. La passione per la pastorizia facilita questi strani incontri, che avvengono anche così, casualmente, tra le montagne.

Anche malga Stabile Fiorito è di proprietà dell’Ersaf. I pastori che la utilizzano salgono qui da una ventina di anni, ma pare che, alla scadenza del contratto, laRegione voglia darla ad altri, magari ad un allevatore di bovini. Non c’è la strada, quando è stata fatta una pista negli anni scorsi, questa è arrivata solo alla malga confinante. Bastava poco per raggiungere anche questa struttura, ma evidentemente nessuno si rende conto dei disagi e delle difficoltà che ci sono a stare in una malga non servita dalla strada. La speranza è che nessun malgaro la voglia prendere in affitto, mancando proprio la possibilità di raggiungerla con i mezzi.

Qui i pastori si danno il cambio, fanno i turni dividendosi tra la montagna e la pianura. Quel giorno in alpeggio incontro Luca e il suo operaio. Mi stavano aspettando per andare dal gregge, la mandra comunque è lì vicino. Il recinto qui è particolare, ce n’è uno esterno (picchetti alti in plastica e fasce elettrificate) ed uno interno con le normali reti “da pecora”. Ogni recinto ha la sua batteria.

Il perchè di tutto questo lavoro aggiuntivo? “E’ per l’orso. Sembra abbiano visto delle tracce in un vallone più in là. Poi sono sparite delle capre di un gregge incustodito che gira da quella parte sulle punte, ma lì magari è un orso con due gambe… Comunque qui l’orso c’è già stato. Ha ucciso delle pecore e l’ho visto di persona.” Luca mi racconta dei cani che abbaiano di notte, lui che li libera, loro che vanno contro al predatore, poi alcuni tornano impauriti e si rifugiano alla baita, terrorizzati. Altri invece lo “chiudono” contro le rocce e l’animale si difende dando zampate. “A volte ci troviamo con il vicino, il ragazzo che è in alpeggio con le mucche di là… Poi si rientra ovviamente a piedi, di notte. Non è piacevole! Si scherza, ma quando lo vedi ti passa la voglia di scherzare!

Si parte verso i pascoli, quel mattino Luca conduce il gregge in una zona tra le rocce, più a valle rispetto al recinto. Qui la gestione è molto diversa rispetto a quella che conosco io, in Piemonte. Parte degli animali sono in montagna, altri sono rimasti in pianura, pertanto chi non è in alpeggio deve comunque occuparsi dell’altro gregge. Con questo caldo e siccità, non c’è solo da pascolare gli animali, ma anche portare acqua. Inoltre gli orari di lavoro sono dettati più che mai dal sole: si deve pascolare al mattino presto e poi la sera.

La montagna non è ripida, ma abbastanza “sporca” di cespugli. Il gregge si allarga a pascolare, i pastori lo sorvegliano, uno a monte, uno a valle. Non lasciano che le pecore avanzino oltre un certo punto e il gregge resta abbastanza compatto. Luca intanto mi racconta la sua vita, la sua passione, parliamo di problemi della pastorizia, i soliti problemi che sono stati discussi anche il giorno prima alla riunione. Oltre agli operai, ad occuparsi del gregge c’è suo zio, suo papà (che però non viene in montagna) e lui stesso.

Verso mezzogiorno, le pecore vengono fatte rientrare nel recinto. Inutile star lì a guardarle ruminare, si preferisce chiuderle e tornare alla baita per pranzo, tranne quando si è un po’ più lontani e allora ci si porta dietro qualcosa da mangiare. “Anni fa abbiamo dovuto abbatterle, una di quelle vendute da macello è stata trovata positiva alla scrapie. Mio papà voleva smettere… Io ho insistito per ricominciare, comprarne subito altre, andare avanti. Ogni tanto me lo rinfaccia ancora… Se non era per me, adesso poteva vivere tranquillo!! Ci hanno promesso i soldi, ma noi abbiamo disinfettato le stalle, tutto quanto, e siamo subito ripartiti con i soldi che avevamo da parte. Poi però servivano quelli della Regione per andare avanti. Alla fine sono arrivati. Di quelle che hanno abbattuto e incenerito, un certo numero le hanno analizzate, ma nessuna è risultata positiva…

Attraverso i recinti, si cerca anche di migliorare i pascoli. Almeno nelle zone pianeggianti, si spostano le reti e si fanno dormire le pecore dove ci sono cespugli (ginepro, rododendro, mirtilli), così questi poco per volta regrediscono. La montagna di fronte, utilizzata dai bovini, è ancora più “sporca”, con molti ontani. Scoprirò che oggi salgono molte meno bestie di un tempo, chi ha vacche da latte spesso preferisce rimanere in pianura.

Il gregge rientra al recinto, mentre le prime nuvole salgono dall’altro versante. Mi dicono che qui è più raro che vi sia la nebbia, rispetto alla malga dov’ero il giorno prima. Sono giornate calde, anche qui l’erba è gialla, secca. E’ cresciuta molto a causa delle alte temperature ed è “invecchiata” prima del tempo. Già lo sapevo, ma mi viene confermato per l’ennesima volta come da queste parti si salga in montagna abbastanza tardi e si scenda presto, addirittura alla fine di agosto.

In Piemonte si fa quasi a gara per rimanere in montagna il più a lungo possibile! Erba direi che qui ce n’è, ma non si fa un secondo passaggio, si pascola una volta e poi via. La qualità dei pascoli non è eccezionale, ma ho visto anche di peggio. Si scende presto grazie a quelle che sono le zone utilizzate nella stagione di pascolo vagante, comode e ricche di foraggio. Il gregge viene rimesso al pascolo nel pomeriggio e si cambia zona, ci si sposta poco sotto, a fianco del ruscello che fa da confine con i pascoli delle vacche.

Luca continua a raccontare, mentre le pecore trovano l’erba per saziarsi. E’ un giovane al passo con i tempi, passione per le pecore, ma lo sguardo sul mondo. Presto si sposerà, la sua fidanzata fa un altro mestiere. Ama essere “ben vestito”, in ordine, specialmente se ha da essere a contatto con la gente. “A volte chi non sa che lavoro faccio e mi incontra quando non sono con le pecore, si stupisce quando dico che faccio il pastore!“. Utilizza il computer per gestire la burocrazia relativa al gregge, ma tutta la parte finanziaria dell’azienda è seguita dalla mamma.

Ognuno, in famiglia, sembra avere il suo ruolo. Sono organizzati anche per la macellazione dei capi, specialmente per la festa mussulmana del sacrificio. La vendita dei montoni per questa occasione è infatti una delle principali fonti di reddito per i pastori vaganti. Mi parla dei viaggi del padre verso l’Alto Adige, quando si andava nelle piccole e piccolissime aziende a comprare un animale qui, uno là, invece oggi ci sono le grosse aste. Quando sono in pianura, il gregge gira a distanze relativamente brevi rispetto alla cascina, massimo una ventina di chilometri. Si pascolano soprattutto stoppie e incolti, non ci sono i prati, non si compra l’erba come in certe parti del Piemonte.

Viene sera e gli animali vengono fatti rientrare al recinto ben prima che sia buio. Una volta chiuse le reti, c’è solo da far succhiare un paio di agnelli sotto alle capre ed i lavori sono finiti. Un ritmo di lavoro più “rilassante” rispetto ad altre realtà che ho conosciuto in questi anni. Anche in pianura, pur alternandosi tra cascina, pascolo e tutte le altre incombenze, mi sembra di capire che questa sia una realtà ben organizzata. Per quella sera, si rientra alla baita e si continuano le chiacchiere, tra aneddoti e curiosità sui diversi modi di lavorare in regioni confinanti.

Il mio obiettivo è quello di farmi sentire

Questo blog pare essere sempre più seguito in varie parti d’Italia, nonostante nel corso dell’attuale  stagione d’alpeggio che volge al termine gli aggiornamenti siano stati saltuari e discontinui. A breve si riprenderà con maggiore regolarità, anche pubblicando tutti gli  arretrati che mi avete inviato.

Tra le persone che mi hanno scritto c’è Camilla, la ragazza di Francesco, giovane pastore che avevo conosciuto qui. Le foto di questo post sono tutte sue. Non sono più al Passo di Crocedomini. “Francesco ha deciso, due anni fa, di spostarsi in alpeggio in Valtellina, precisamente in Val Gerola“, ci racconta  Camilla, studentessa all’Università.

Nelle sue belle immagini è facile leggere la passione per questa vita, per questo mondo, per gli istanti unici che regala a chi lo vive.

Francesco è un pastore vagante, d’estate sale in alpeggio, per l’inverno ha “rilevato” la zona di pascolo da un pastore che ha cessato l’attività, pertanto si sposta nei pressi di Pavia.

Potrebbe semplicemente essere un’altra bella storia di pascolo vagante, questa. Ma non è (più) così. Camilla infatti aveva già anche commentato su questo blog, parlandoci dei loro problemi. Nel loro alpeggio infatti “…quest’anno si contano più di otto esemplari di orso bruno“.

Ecco gli effetti di questa presenza. “Oltre ad aver recato numerosi danni al nostro gregge in termini di animali morti e dispersi, ho riscontrato una perdita a livello di massa corporea da parte di tutti gli animali troppo stressati. Il mio obiettivo è quello di “farmi sentire”, ma, logicamente nessuno da ascolto a una giovane studentessa; allora ho deciso di modificare la mia tesi per dare spazio a questo problema che penso, prima o poi, dilagherà in tutte le alpi. Ritengo che un grande carnivoro, quale è l’orso, non dovrebbe essere introdotto in questo modo come se fosse il giocattolino della situazione. Al momento ci troviamo spaesati, con un animale che nessuno controlla e che continua a fare vittime sulle montagne (fortunatamente noi siamo scesi prima di un altro eventuale attacco).

In questa immagine si vede il gregge riunito in modo compatto, era la mattina dopo l’attacco, non volevano assolutamente avviarsi verso il pascolo!“. Camilla, nella sua tesi di laurea in Zootecnia che riguarderà la resa degli agnelloni in alpeggio, vuole introdurre un aspetto innovativo, cioè l’influenza negativa di questi attacchi (il gregge di Francesco ne ha subiti due), sia in termini di stress, sia di mancata resa.

Ti allego alcune foto dei danni causati dall’orso (sono piuttosto macabre) al nostro gregge. Magari vedendo quali sono le conseguenze qualcuno inizierà a riflettere.” Riporto ancora il commento lasciato da Camilla qui sul blog in data  15  settembre:  “Non avrei mai pensato di odiare un animale a tal punto di pensare di ucciderlo nel peggiore dei modi ma, quando ti svegli la mattina e vai nel gregge e non ne trovi più una ventina, inizi a percorrere tutto l’alpeggio e finalmente ne vedi una in lontananza, ti avvicini ed è sventrata in modo diabolico… poi prosegui e ne trovi una viva che però devi uccidere perché il petto non c’è più e sta morendo dissanguata…. e non vi dico che fine hanno fatto le altre e numerosi agnelli… NO sono contraria, è sbagliato! Il ragionamento che faccio a tutti è che ormai l’uomo sulle nostre alpi ha lasciato un segno che non si può nel giro di poco togliere, basti a pensare alla percentuale sempre crescente di persone che vivono la montagna(parlo della Lombardia, non so in Piemonte), che vanno a fare escursioni o semplicemente con la famiglia a camminare. Le nostre valli Lombarde sono troppo piccole per ospitare questo grande predatore che ha bisogno di ettari di territorio, è logico che prima o poi qualcuno si ritroverà faccia a faccia con lui… e poi lì cosa si fa? si scappa così ti riconosce come preda e sei “spacciato”? Ci si finge morto come dicono i forestali? Statisticamente dicono che è quasi impossibile che si avvicini all’uomo, peccato che da noi è arrivato fino al centro del paese, peccato che un’altro in pieno giorno ha fatto visita a un gregge di capre recintate a fianco di un rifugio dove stavano pranzando in molti, peccato che, non si sa come, tutti li vedono e li fotografano…“.

Sono parole forti, così come forti e crude sono le immagini. L’orso è stato reintrodotto (in Trentino) per salvare la popolazione residua. Gli esperti parlano di “una attenta fase preparatoria in base ad un apposito Studio di fattibilità“, ma forse oggi che gli orsi stanno avendo un impatto sempre maggiore sarebbe il momento per ripensare alle decisioni prese. Non a caso, durante il convegno a cui ho partecipato a Vallarsa, Claudio Groff del Servizio Foreste e Fauna della Provincia Autonoma di Trento aveva parlato della necessità di interventi contro gli esemplari più aggressivi, pericolosi e che si avvicinavano troppo agli insediamenti antropici.

Darsi da fare

I pastori, specie quelli vaganti, sono abituati ad arrangiarsi in mille modi, ma ogni tanto c’è qualcosa di più grosso di loro e… sarebbe meglio essere uniti, piuttosto che tante teste, ognuna per la sua strada. Nel Nord-est l’hanno capito ed hanno creato un’Associazione dei pastori del Triveneto. Speriamo che serva, anche perchè i problemi non mancano di certo!

Verdiana è la figlia di un pastore (impegnata in prima persona nell’Associazione) ed ogni tanto mi comunica gli aggiornamenti delle vicende che capitano da quelle parti. Questo articolo parlava del problema della rabbia e delle difficoltà/impossibilità di spostamento per i pastori. Necessità di vaccinare gli animali, impossibilità di usare i cani da lavoro e così via. L’articolo poi contribuiva a gettar fango sui pastori: "Non si tratta della cosiddetta transumanza, ma di un vero e proprio "pascolo", distruttivo per l’ambiente e per la fauna locale, oltre ad essere portatore di un elevato numero di zecche." Siamo alle solite… e poi qualcuno mi dica perchè la transumanza andrebbe bene (eventualmente), ma il pascolo sarebbe dannoso? Ignoranti! Sul caso rabbia non ho più saputo nulla, se gli amici del Nord-Est hanno novità, qui c’è sempre spazio per loro.

Nico è finalmente riuscito ad acquistare qualche agnella alpagota, con grandi difficoltà. Mi chiede di specificare che non può ancora definirsi un esperto, ma solo un appassionato, e sta cercando di imparare a riconoscere le caratteristiche di questa razza, che vorrebbe riuscire ad allevare.

Ecco un’altra immagine di alcuni dei suoi animali. Se qualcuno avesse suggerimenti e/o consigli per lui, sarò felice di mettervi in contatto. E’ sempre bello poter aiutare chi ha la passione per le pecore… Sempre dall’Alpago, un grido di allarme! Daniela ci manda il testo di questo articolo. Leggete e… a voi il commento!

"Orsi in Cansiglio contro i cervi? Una "boutade" senza alcun senso
Pubblicato il: 05-01-10

Lo sostiene l’Anpa Veneto, che rappresenta alcune aziende agricole assillate e danneggiate dal problema

BELLUNO – Apprese le dichiarazioni del presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro alla caccia dei cervi nella Piana del Cansiglio e favorevole contrario – come il collega bellunese Gianpaolo Bottacin – a renderli disponibili come cibo per l’orso, Anpa Veneto, che rappresenta alcune aziende agricole assillate e danneggiate dal problema cervi, non può esimersi dal definire l’uscita del presidente Muraro una boutade senza senso. «Forse Muraro – afferma Paolo Casagrande, presidente di Anpa regionale Veneto – ha in mente una visione del Cansiglio dall’orso Joghi del Yellowstone Park, con il buon Toio De Savorgnani a fare la guardia a Joghi e a vigilare sui danni che potrebbe arrecare ai turisti e ai residenti, ma noi che siamo agricoltori, coloro che tutelano e hanno conservato la Piana del Cansiglio come è oggi godibile a tutti, proprio non ci stiamo. Muraro forse non ha pensato, conoscendo poco l’agricoltura e come si fa agricoltura in montagna, che prima di riportare il numero di cervi a un numero accettabile per l’ecosistema Cansiglio, ci vorrebbero decine e decine di orsi mangerecci e affamati per mangiarsi il migliaio di cervi che sono in esubero. Perché non propone di introdurre anche i lupi che aiuterebbero l’orso? Muraro forse si scorda che un orso fa anche cento kilometri al giorno, come pensa di tenerlo fermo in Cansiglio per mangiare cervi? Recintandolo tutto?». «Suvvia Muraro, – continua Casagrande – sia pratico, non osi pensare tanto in alto che di alto su questa sua uscita c’è solo l’altitudine del Cansiglio. Se il presidente Muraro vuole contribuire a risolvere il problema cervi, come gli abbiamo proposto se ne prenda in carico 200-300 e glieli portiamo nel bel parco del S. Artemio a Treviso, oppure provveda a indennizzare lui le aziende agricole che ogni anno subiscono 100.000 euro di danni di foraggi e produzioni di latte mancanti, o per la rinnovazione del bosco che ormai è inesistente. Dovrà comunque rispondere poi dei pericoli e danni che l’orso crea ai turisti e ai domenicali del pic-nic in Cansiglio, oltre ai danni che Joghi farà alle stalle azzannandosi anche qualche vacca o manza al pascolo». Per Anpa Veneto «è giunta l’ora di dare concretezza al piano della Regione varato a settembre con gli abbattimenti in Piana del Cansiglio, e nelle riserve limitrofe, così come lo sostengono le province di Belluno e Pordenone. Quando sarà ridotto il numero di cervi oggi in esubero, allora potremo parlare di introdurre l’orso, e per far contento Muraro e De Savorgnani. Noi nel frattempo stiamo pensando invece alla carne di cervo Doc del Cansiglio, utile per turisti, ristoranti e agriturismi. Così avremo una situazione ideale del ciclo della storia dalla nascita del mondo, della natura e dell’uomo: cervi- orso e caccia/carne».

MA SECONDO TE NN POSSONO METTERLI DENTRO SENZA AVER RISPETTO X NOI ALLEVATORI?
CIAO DANY"

Ascoltiamo il grido di Daniela e ci chiediamo ancora una volta quando si penserà prima di tutto agli agricoltori-allevatori. Lo chiamano settore primario, ma viene sempre ultimo nella scala degli interessi e dei pensieri di chi "comanda"…

Auguri e… guardiamo avanti!

Vi lascio per qualche giorno, molto probabilmente sarà una Pasqua di lavoro, meteo permettendo è tempo di tosatura… Nel frattempo, ecco qualche immagine da guardare e qualche spunto di riflessione.

Queste sono le foto che ci manda Negritella. Una splendida giornata nelle Valli di Lanzo, all’Alpe Rossa, sopra Pian della Mussa (Val d’Ala). Il gregge è quello di Alfio, che io invece avevo incontrato dalle parti del Colle del Nivolet.

Sono immagini di speranza e grande bellezza… Cielo blu, animali liberi e pacifici, lontani da dispute, problemi, discussioni… La pastorizia che vorrei narrare, sempre.

Uno scatto suggestivo è anche quello della cartolina che ci invia Barbara Stefanelli, fotografa emiliana (www.alpidolomitifoto.com) che ha incontrato per caso un pastore vagante sulle montagne delle Valli di Lanzo (Giovanni infatti mi aveva parlato di lei) ed ha colto dei bei momenti di questo mestiere. La ringrazio qui pubblicamente per la presentazione di foto che mi ha spedito, spero che un giorno i nostri sentieri si intersechino, così da poterci conoscere.

Serpillo invece ci segnala il ritorno delle pecore nei parchi di Torino (Parco del Meisino), con funzione di utili ed ecologici tosaerba. Dopo il clamore e le ironie del primo anno, l’interesse del secondo, il terzo anno quasi non se n’è più parlato. E sono contenta di questo, perchè vuol dire che sta diventando una normale consuetudine. 20.000 euro risparmiati per il Comune di Torino, non mi sembra che sia proprio così poco, specie in questi giorni di crisi!

Prima degli auguri finali di Buona Pasqua, un articolo da leggere su Agricoltura Italiana On-line (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali), dove si parla di pastorizia in pericolo: "Sono insostituibili per il loro contributo alla salvaguardia delle montagne e per il loro ruolo di pulitrici del terreno nelle zone secche nonché per i prodotti che offrono, eppure l’allevamento ovino si pratica sempre meno in Europa." E’ un articolo comparso in Francia, spiace che l’Italia non venga nemmeno considerata: "L’allevamento ovino si pratica soltanto in cinque paesi. Il Regno Unito viene ancora di gran lunga in testa con il 31% della produzione, seguito dalla Spagna, la Francia, la Grecia e l’Irlanda." Le cose non vanno benissimo, ma comunque la pastorizia per il momento non si è ancora estinta!!

Amare considerazioni dalla Lombardia, dove il "problema orso" sta assumendo proporzioni rilevanti: leggete qui le posizioni degli allevatori, politici, associazioni agricole e la storia della ragazza di 26 anni che, in Val Brembana, dorme in macchina per paura che l’orso attacchi le sue capre. E’ giusto favorire la reintroduzione di questi predatori in un ambiente antropizzato e difficile come le nostre Alpi? Vogliamo aiutare chi resiste e cerca di portare avanti agricoltura ed allevamento, oppure preferiamo l’abbandono e la "wilderness" dei lupi e degli orsi? In cosa è meglio investire? Per chi l’altro giorno chiedeva dei soldi spesi per il lupo in Piemonte, per adesso ho trovato questo documento regionale ("…finanziare il progetto per il periodo di lavoro 2008-2009, il cui costo complessivamente ammonta ad Euro 412.000,00…"). Si parla di studio, ricerca, rimborsi per i capi uccisi, credo comprenda anche il premio di pascolo gestito. Appena troverò i numeri relativi al passato, vi farò sapere.

In ultimo, qui un video sulla Festa della Lana a Noyer (Francia), inviatoci da Pier.

Amici, auguri a tutti, specialmente ai pastori d’Abruzzo ed a tutti gli abitanti di quella terra.