Altre realtà: in Francia alla Maison du berger

Mi piacerebbe prendere un anno sabbatico da tutto e viaggiare alla scoperta del maggior numero possibile di "realtà pastorali", per vedere cosa c'è in giro, in Italia, ma soprattutto all'estero, per capire, imparare, prendere spunti, idee, confrontare ed alla fine tornare ed iniziare a costruire il futuro anche grazie a tutto quello che si è imparato. Sogni… Ma comunque un po' si viaggia grazie agli amici, ai loro racconti ed alle loro foto.

Qui siamo in Francia con Gloria e gli amici della Valle Stura. "Ti invio alcune foto fatte ieri in occasione dell’incontro che abbiamo fatto, come Ecomuseo della Pastorizia, con gli amici-colleghi francesi della Maison de la Transhumance di S. Martin de Crau e la Maison du berger di Champoleon, proprio a Champoleon (Gap) piccolo comune nel Parco des Ecrins, dove è stata inaugurata la mostra sulla transumanza: “La Route”."

La segnaletica ci porta a destinazione e, come vedete, la cartellonistica è a tema. Piccole cose, ma utili a far entrare nello spirito e nell'atmosfera giusta i visitatori, turisti magari ignari dell'argomento, attratti da cartelli simpatici ed accattivanti che potranno però anche mandare messaggi e comunicare qualcosa.

Era il mese di aprile (gli inizi) quando i nostri amici hanno compiuto questo viaggio/visita. "Con a capo della spedizione Stefano Martini, siamo partiti una quindicina di persone ieri mattina dalla Valle Stura e abbiamo trascorso la nostra giornata, visitando la Maison de la Transumance nel piccolo villaggio di Champoleon"

"abbiamo mangiato in una particolare  “auberge”…". Ecco gli amici in gruppo davanti alla locanda, ma poi ci sarà anche la parte propriamente "pastorale" della visita.

"…abbiamo fatto visita a un allevamento di pecore, un incrocio tra “mernos”e  “prealpe” chiamata “la Comune”." Qui vediamo la stalla dall'esterno. Che struttura moderna! In Francia l'allevamento ovino ha una reale importanza e lo si nota già solo da queste immagini.

Ecco le pecore e gli agnelli all'interno della stalla. Qualche allevatore nostrano, guardando queste immagini, sicuramente sarà "invidioso". E' questione di aiuti? Eppure la Francia è Comunità Europea tanto quanto noi. E' questione di mentalità? Tradizioni? Maggior valore della carne??

"Abbiamo fatto domande e risposto a domande e il discorso e inevitabilmente caduto sul problema …..lupo. Da loro non è ancora arrivato e infatti lasciano ancora le loro pecore libere sull’alpeggio, andando 2 volte alla settimana a controllarle e in questi giorni hanno inviato un documento a politici e ad altre istituzioni, ribadendo che loro non accetteranno mai il ritorno del lupo, perché convinti di non poter e dover cambiare la gestione delle loro aziende. Gli abbiamo fatto tanti auguri, facendo capire che anche noi non avremmo mai voluto lo stravolgimento che ha creato il ritorno dei predatori, ma ci siamo ritrovati nel problema, senza volere (e a dire di qualcuno, abbiamo accettato il tutto senza combattere e reagire??!!)"

Ecco il gregge nei primi pascoli primaverili, ancora molto scarsi. Sicuramente l'incrocio sperimentato è in funzione della produzione di carne, come possiamo vedere dalla conformazione degli animali.

L'importanza del pastore… "Tant qu'il y aura des bergers, le monde n'aura pas tout à fait basculé…", frase di Pierre Mélet, ideatore della Maison du berger.

L'interno del museo. "Nel tardo pomeriggio in una sala gremita di persone abbiamo visto il film-documentario Pastres de Sambucanos di Sandro Gastinelli e Marzia Pellegrino", conclude Gloria.

Ancora un bel cartello di invito al rispetto nei confronti degli animali al pascolo, delle strutture e del territorio.
Per chi volesse saperne di più, il sito della Maison du Berger, dove trovate anche i link legati alla formazione ed alle strade da seguire (in Francia) per diventare pastore. Per chi già lo fosse e stesse cercando lavoro, il blog Emploi berger. La Maison è anche su Facebook.

Va bene la passione, però…

Occupandosi di pastorizia, ci sono dei luoghi che sono delle tappe obbligate, qui in Piemonte, quindi ogni tanto capita di ritornare, e sempre molto volentieri. Ieri sono stata con il professor Battaglini ed i suoi studenti del corso di laurea magistralein Scienze e Tecnologie Alimentari della sede di Agraria Cuneo in Valle Stura. E' stata anche l'occasione per rivedere alcuni amici.

La prima tappa è stata in uno degli allevamenti di pecore sambucane presenti in valle, più precisamente a Vinadio da Gloria e Bruno. Con noi c'erano anche Stefano ed Antonio della Comunità Montana, per spiegare meglio agli studenti cos'è stato fatto qui in valle e perchè si è lavorato così tanto per recuperare la razza sambucana.

In una delle stalle ci sono le pecore ancora da tosare. In questo periodo ovviamente gli animali stanno al chiuso, fuori non c'è niente da mangiare, anche se l'inverno è visibile più sotto forma di ghiaccio che non di neve, quest'anno scarsa anche ad alta quota. "La Sambucana è una razza rustica che sopporta bene anche il periodo in stalla, alimentata a fieno locale", spiega Antonio.

Nell'altro lato della stalla invece ci sono le pecore già tosate. Sono direttamente i pastori a svolgere questo lavoro, Bruno ed i suoi fratelli. Parliamo anche di lana, la Comunità Montana, insieme al Lanificio Piacenza di Biella, ha cercato di valorizzare quello che ormai è considerato solo più un sottoprodotto (quando non uno scarto) dell'allevamento ovino. Bruno si lamenta, nonostante tutto si sono ricavati pochi centesimi dalla vendita della lana. "Perchè l'anno scorso alla fine abbiamo dovuto dare tutto ad un commerciante…". Poteva andare peggio, poteva essere un costo per il suo smaltimento. Non è facile portare avanti questi progetti di recupero e valorizzazione!

C'è un agnello bianco e nero che, anche per effetto della "mascherina", ha un aspetto particolarmente simpatico e birbantello. Continuano le spiegazioni sul recupero della razza, gli studenti fanno domande, gli allevatori ed i tecnici cercano di spiegare come avviene l'allevamento, l'alpeggio, la vendita degli agnelloni.

Tutto il latte viene destinato all'alimentazione degli agnelli ed alla loro crescita, quindi non si munge e non si caseifica. L'azienda è totalmente a conduzione famigliare, ci si alterna nei lavori, nella conduzione del gregge, nella fienagione, nel seguire le pratiche burocratiche.

Bruno ci mostra gli animali. Pur tra le battute scherzose, emergono le difficoltà, le spese, l'incertezza sul futuro, anche se qui molto è già stato fatto a sostegno della pastorizia, anche per quanto concerne la valorizzazione dei prodotti. Avere un consorzio di produttori, un marchio, un controllo, una razza in purezza, fa sì che si riesca ad ottenere qualcosa in più rispetto ad altre zone del Piemonte. Ma tutto questo avviene con grandi sacrifici da parte di tutti, non solo i pastori, ma anche i tecnici che si sono adoperati per realizzare e sostenere questa piccola realtà di montagna.

Ci spostiamo lungo la valle, saliamo a Pontebernardo, all'Ecomuseo della Patorizia, dove c'è anche la locanda "La Pecora Nera". Siamo in una piccola frazione ai piedi delle Barricate, in un contesto naturale davvero pittoresco. Qui la pastorizia fa ancora vivere il villaggio, e non solo direttamente con gli animali allevati. L'insieme di tutte le iniziative, il museo, le mostre, gli eventi che vengono organizzati (e che ogni tanto abbiamo raccontato anche qui sul blog), questa locanda, il caseificio, il punto di degustazione attirano visitatori ed anche persone che hanno deciso di iniziare qui una nuova avventura di vita e di lavoro.

Andiamo al centro arieti, dove Antonio ci illustra le iniziative di recupero della razza, passate specialmente attraverso la selezione dei montoni che vengono poi dati agli allevatori che ne fanno richiesta. Il tutto viene attentamente seguito e capiamo che c'è molta, molta passione anche nell'opera dei tecnici. "Il nostro lavoro ormai ci condannerebbe ad essere solo dei burocrati…", ma se uno ha la passione per la sua terra, per le pecore, per la pastorizia, probabilmente non sta lì a guardare le ore di lavoro che dedica a queste attività, alle persone, agli animali, ai pastori! Ci saranno i fannulloni, ci saranno gli imboscati negli uffici, ma ci sono anche persone che si danno davvero da fare e riescono a mettere in piedi e mantenere realtà simili. Altro che chiudere le Comunità Montane… bisognerebbe mandare a casa le persone che lì trovano un posto per imboscarsi ed invece dare lavoro a chi veramente crede in quello che fa!

Gli studenti ascoltano, i montoni osservano curiosi ed avvengono anche socializzazioni che lasceranno sulle dita un odore intenso che non se ne andrà nemmeno dopo un lavaggio prima di mettersi a tavola. E' ormai ora di pranzo e ci stiamo per spostare tutti a "La Pecora Nera".

Qui tutto è a tema: i sottocaraffa, le tovagliette di carta, il minuscolo giardino zen sul bancone… Oggi però non mangeremo agnello, ma in altre occasioni mi era capitato di gustare anche quello. Nonostante il luogo apparentemente scomodo e lontano dalle città, questo è un locale che si è fatto conoscere rapidamente. I ragazzi ci servono rapidi ed efficienti, intanto continuiamo a discutere su allevamento, problematiche, iniziative di valorizzazione, prospettive di formazione, facendo però i conti con i tagli e le ristrettezze. Tagli che vanno anche a colpire realtà come queste, dove si è sempre lavorato duramente e mettendoci dentro tanta, tanta passione.

Se un prodotto ha successo, come l'agnello sambucano, inizierà così ad avere anche imitatori e disonesti. Il consorzio fornisce macellerie e ristoranti, ma non tutti lavorano come dovrebbero. Ci sono quelli che non fanno parte del consorzio e poi spacciano agnello sambucano di ignota provenienza, ci sono altri che… acquistano uno e vendono 2-3-4… E allora dev'essere anche il consumatore ad aiutare i pastori, chiedendo di vedere questo certificato che a "La Pecora Nera" appare in bella vista sulla bacheca dei fornitori. La tracciabilità comporta dei costi, se paghiamo qualcosa in più il nostro piatto di agnello, dobbiamo anche pretendere di essere sicuri che provenga da un allevamento di pecore sambucane. E allora chiediamo al macellaio, al ristoratore, di mostrarci questo certificato, e controlliamo la data, che nel bancone della carne fresca non ci può essere una bestia macellata 2-3 settimane prima…

La nostra penultima tappa è all'Ecomuseo della Pastorizia, dove è Stefano a raccontarci la nascita di questa struttura, la raccolta degli oggetti, i video, i contatti costanti con la Francia, l'emigrazione dei pastori, la transumanza nella valle. Anche qui chi ci parla ha una grande, grandissima passione. Come vi ho già detto altre volte (e vale anche per il mio caso), c'è chi esprime il proprio amore per questo mestiere in altri modi senza essere pastore: scrivendo, fotografando, allestendo mostre, musei, occupandosi di progetti culturali.

Visitiamo velocemente il museo, questa volta non c'è tempo per guardare tutti i video, leggere tutti i pannelli… anche se ormai io conosco tutto già quasi a memoria. Il fatto che sia qui, che le pecore siano fuori, a pochi passi, ed il caseificio sia nella porta accanto, fa sì che questo non sia un museo statico, ma una realtà viva, che parla e racconta.

Ed è un museo che parla a tutti, ai pastori di ogni parte d'Europa, del mondo. Perchè è vero che dalla Valle Stura e dalle valli vicine si emigrava in Francia per lavorare come pastori facilitati dalla comune lingua occitana, ma c'è anche una lingua universale che fa sì che due pastori, davanti ad un gregge, si capiscano anche se provengono da paesi lontani tra di loro.

Nel soppalco c'è la ricostruzione della capanna del pastore quando sale in alpeggio, con una finestra-video sulla stagione estiva, su quello che accade lassù. E per un attimo ci si dimentica che fuori è inverno, c'è la neve, il ghiaccio e le pecore sono ancora nella stalla.

Terminiamo la giornata chiacchierando con Patrizia, la pastora-casara che abita qui con i genitori ed il fratello Daniele. La Comunità Montana le ha dato in uso il caseificio, così qui si produce l'unico vero formaggio di pecora sambucana della valle. Le tome vanno a ruba, non si riesce nemmeno a farle stagionare, ma qui si premia la qualità… e non si può caseificare di più, se non c'è altro latte. Nessun altro pastore per adesso è intenzionato a mungere e caseificare o dare il latte a Patrizia affinchè lo lavori. Patrizia fa qualche commento amaro: "Se un giovane mi chiedesse consigli per iniziare… io direi di no, di fare altro! Noi avevamo già l'azienda, abbiamo scelto di mandarla avanti, ma…". E dire che tutto quello che abbiamo visto e sentito in questa giornata, ci potrebbe far pensare che qui siamo in un'isola felice, dove le cose funzionano davvero, a differenza di tante altre realtà. Ed è così, qui va meglio che altrove, ma tanto (troppo) si basa forse solo sulla passione. E questo è bello, è utile, ma non si può andare avanti così. Vale per i pastori, vale per i tecnici, vale un po' per tutto. Bisogna davvero aver voglia di aiutare la montagna, chi ci vive e ci lavora, far sì che queste non siano solo frasi vuote da usare nei convegni.

Lupo: ma allora come stanno le cose?

Tre giorni di convegno sul lupo, due a Torino ed uno, ieri, ad Entracque (CN). Un importante evento con partecipanti internazionali da tutta Europa, testimonianze e studi condotti in varie parti d’Italia, addetti ai lavori, studiosi del lupo, veterinari, guardiaparco, CFS…

E così si è discusso di lupi, genti e territori. La giornata più interessante, per quello che riguarda chi legge questo blog, è stata sicuramente la prima, in cui si parlava dei danni da lupo su bestiame, obiettivi e strategie. Cercherò di farvi una sintesi dei punti salienti.

E’ stato fatto il punto sulle tecniche di prevenzione, che sostanzialmente sono tre: la presenza costante del pastore, le recinzioni elettrificate (mobili e non) ed i cani da guardiania. Singolarmente nessuna delle tre cose è sufficiente. I tipi di recinzione possono essere diversi, in base alla tipologia di bestiame da proteggere, al territorio dove vengono impiegate, alla forma di gestione (pascolamento/riposo notturno). Ciascun tecnico ha presentato le sue esperienze, i risultati di questi anni, le tecniche impiegate, i danni subiti, le forme di indennizzo, aiuto ed assistenza. Che si parlasse di Spagna, Polonia, Germania, Scandinavia o Italia, in sostanza le situazioni erano molto simili. In Francia però la cifra investita per indennizzi ed aiuti è di gran lunga maggiore rispetto ad altri paesi.

Più volte è stata ripetuta la frase: "L’allevatore non deve sentirsi abbandonato" e si è parlato di piani di prevenzione ed assistenza studiati a misura delle singole situazioni. La pastorizia "tradizionale" su piccola scala non può però più esistere con il lupo/orso/grandi predatori in genere. Non possono più essere lasciati animali "abbandonati" in montagna senza presenza costante dell’uomo, il pastore professionista deve sempre sorvegliarli, pertanto le situazioni più problematiche si incontrano laddove queste realtà sono invece ancora presenti. Hobbisti, allevatori che integrano varie attività agricole con la pastorizia, ecc… Per loro non ci sono soluzioni, perchè ovviamente non sarebbe economicamente possibile stipendiare un pastore, a meno di accorpare più greggi (ma non sempre il territorio lo consente).

Il Piemonte, per quello che riguarda rimborsi ed indennizzi, sembra essere tra le aree all’avanguardia. Assistenza tecnica, fornitura di cani da guardiania, indennizzi per i capi uccisi (da canidi e non solo da lupo), indennità aggiuntiva in base al numero di animali da cui è composto il gregge (per animali dispersi, aborti, stress…), premio di pascolo gestito, assistenza veterinaria per animali feriti. Sono stati forniti numeri sulle predazioni (142 nel 2009, con 376 capi uccisi, di cui il 77,9% sicuramente da parte del lupo). Per non perderci con i numeri, qui gli interessati possono scaricare il Report 2009 sul lupo in Piemonte.

Gli esperti francesi hanno sottolineato la valenza emotiva della deroga alle normative europee: in Francia, in particolari situazioni, può essere data l’autorizzazione all’abbattimento del lupo (ma non nei parchi naturali). Prima si tenta il tutto per tutto per la prevenzione e difesa, ma in casi estremi di pericolosità si tenta l’abbattimento. Nel 2009 non sono stati abbattuti (legalmente) lupi. "La gente è soddisfatta, perchè sente di potersi difendere". Interessante sapere che è stato dimostrato che l’attuazione delle misure preventive (recinzioni, cani da guardiania) determina una perdita di peso media di 6kg negli animali nella stagione estiva.

Ci sarebbe molto altro di dire, riportando dati, esperienze, ma concluderei la sintesi della prima giornata citando alcuni interventi della tavola rotonda finale. Bosser, della Regione Piemonte, ha sottolineato la necessità di considerare il lupo) ed in generale i grandi predatori) a livello alpino e non solo a livello locale. "La tutela del lupo passa innanzitutto attraverso la tutela dei pastori", e questa frase è stata il tema più volte ripreso nel dibattito conclusivo.

Hanno preso la parola anche tre pastori: Cristiano Peyrache di Bellino, "vecchia" conoscenza di questo blog, quasi l’ultimo dei pastori di quel vallone laterale della Val Varaita, per colpa del lupo. Cristiano ancora una volta ha sottolineato la loro difficile situazione, la drastica riduzione da 15 a 2 pastori, la necessità di intervenire (e non solo con indennizzi). Michele Baracco, dal Monregalese, ha invece espersso la sua opinione su come anche il lupo abbia diritto di vivere ed esistere: nel suo caso la convivenza è possibile ed attuabile. Giorgio "Giors" Bergero ha raccontato la sua storia di pastore vagante, i primi attacchi al suo gregge, fino a capire che si trattava di lupo, puntando il dito sull’eccesso di burocrazia per denunciare gli attacchi. "Così alla fine i vostri grafici sono giusti fino ad un certo punto, perchè non è che denunciamo poi tutti gli attacchi, visto che devi telefonare ad uno, all’altro, aspettare i veterinari per vedere la pecora morta, per avere l’autorizzazione ad interrarla, ecc…". Interventi sentiti, vissuti, ma dai toni comunque pacati.

Tralascerei la sintesi della seconda giornata, in cui è stato fatto il punto sul monitoraggio delle popolazioni di lupo in Europa. Interessante confronto tra le strategie e gli obiettivi dei vari stati, tra Norvegia, Spagna, Svezia, Polonia, Francia, Svizzera (in questo caso si parlava di lince), Piemonte.

Veniamo al terzo giorno (ieri) ad Entracque: accolti dalle campane di una mandria di vacche al pascolo poco lontano dalla sede del Parco delle Alpi Marittime, i partecipanti superstiti delle tre giornate (e quelli iscritti appositamente a questo terzo incontro, che dava l’occasione di visitare in anteprima il centro sul lupo) si sono ritrovati con una bella giornata di sole.

Nonostante l’inaugurazione di questa struttura sia prevista tra un paio di settimane, in occasione del convegno abbiamo avuto la possibilità di vedere l’area destinata ai lupi e l’allestimento museale. Qui e qui sulle pagine del Parco alcuni dettagli sul Centro. Si tratta di un recinto di 8 ettari (con un recinto più piccolo internamente), dove attualmente è ricoverata una lupa che è stata ferita in Emilia Romagna. Prossimamente si prevede l’arrivo di due lupi maschi. Per i visitatori sarà forse raro vedere dal vivo il lupo dalla torretta che vedete sullo sfondo, ma all’interno del percorso museale vi sono delle telecamere che possono permettere questi avvistamenti.

Il museo multimediale è molto ben realizzato. Si entra qui, di fronte alla casa del Parco di Entracque (loc. Casermette) ed è stato fatto un grande investimento. Quasi interamente sotterraneo, il percorso ci accompagna sulle tracce del lupo grazie a Caterina, che realizza filmati su lupo un po’ in tutto il mondo, ma in particolare da queste parti. A livello emozionale, specialmente per i bambini, ritengo il tutto molto ben riuscito. Permettetemi però qui una riflessione: a questo percorso, si affiancherà poi un secondo, nel paese Entracque, sul rapporto uomo-lupo (dalle fiabe all’interazione con le attività antropiche attuali). Spero che si usi la stessa sensibilità, la stessa passione utilizzata per far capire che il lupo non fa paura… per mostrare cosa vuol dire la presenza del lupo per un pastore, cosa significa trovare morte le pecore che uno ha cresciuto con passione. Nel filmato si diceva che il lupo non è crudele, caccia per vivere, per sfamare i suoi cuccioli. Giusto, pienamente daccordo. Però perchè dobbiamo dire che è giusto che cacci anche capre e pecore allevate dall’uomo? Stipendiamo il pastore, diamogli una funzione di operatore sul paesaggio, manutentore di ecosistemi alpini, paghiamolo per il suo mestiere! …allora poi ne riparliamo…

I visitatori hanno apprezzato, ho sentito commenti che mettevano in relazione questo centro a quello realizzato in Francia, i guardiaparco presentavano la loro "creatura" con giustificato orgoglio e passione. C’era chi metteva in dubbio la preoccupazione popolare e diceva che la maggior parte degli avvistamenti è legata a cani, anche non inselvatichiti, ma sfuggiti temporaneamente ai padroni. C’era anche chi esprimeva le sue perplessità su di un investimento simile per una sorta di "zoo" realizzato da un parco. Opinioni, qualunque cosa uno faccia, andrà sempre incontro a critiche.

Sapete che io sono la solita pecora nera… Quindi non sono andata a mangiare con tutti gli altri. Visto che sembrava esserci un momento di incertezza sui tempi e sui modi organizzativi dopo la visita al Centro, sono partita per i fatti miei e sono salita nel vallone di Trinità, dove non tornavo da anni. Una piccola camminata per stimolare l’appetito e sono arrivata al Gias dell’Ischietto. Non sono ancora saliti gli animali, da queste parti, anche perchè la parte alta del vallone è ancora interamente innevata.

Mentre invece guidavo sulla via di casa, ho fatto un incontro che sarebbe stato utile inserire nel programma del convegno. Nei prati di fondovalle ho scorto un gregge. Ho frenato, ho invertito la marcia, ho parcheggiato e sono scesa nel prato profumato dal timo serpillo, guardata con sospetto dal pastore, che richiamava i suoi cani affinchè non mi venissero contro. Non è stato difficile attaccare discorso, spiegare il perchè della mia presenza da quelle parti, chiedergli dove saliva poi in montagna…

Beppe ha 75 anni, è di Valdieri, continua la sua attività in un alpeggio difficile da raggiungere: "Ho chiesto che mi mettano almeno un po’ a posto la strada per salire, il sentiero… E’ un posto che passa poca gente. Quando c’è il fieno da fare, lascio la moglie al pascolo ed io scendo e salgo in moto. Ma è sempre più brutto, il sentiero! Adesso ho chiesto che vengano a vedere per il pannello, la valanga l’ha portato via, almeno avere un po’ di luce la sera! Ho chiesto alla Forestale, perchè il Parco… Poi dipende dalle persone, certo. Mauro, quello che è morto sotto la valanga: tutti i pastori ed i margari sono andati al Rosario. Lui passava sempre da tutti, ti dava una mano, portava su qualcosa. Adesso quelli giovani si tengono alla larga, non so, se hanno paura o cosa."

Parliamo di lupi, ovviamente, mentre il cucciolo prima diffidente adesso gioca con me. "Bisogna esserci sempre insieme, mai lasciarle sole. Il maremmano io non ce l’ho, ne avevo uno, ha morsicato persino la morosa di mio figlio. Sono bestie difficili da tenere, come fai quando sei giù qui che magari vengono i bambini a vedere le pecore? Vado al pascolo come una volta, sempre, mi porto dietro qualcosa per il pranzo, sia con il sole, sia con la nebbia che non vedi di qui a là, con la pioggia, tutto. E’ dura! Con il lupo è anche peggio! Fanno le riunioni sul lupo a Cuneo alle due del pomeriggio, come facciamo ad andare? Devono metterle alla sera, l’ho detto a quello della Forestale. Per chi comunque ne ha poche, con il lupo viene che smetti di fare questo lavoro."

Mi racconta di Silvia, che è già salita con il gregge, mentre Aldo e Marilena non vogliono andare su al loro alpeggio per colpa del lupo. L’anno scorso hanno avuto una quarantina di capi morti. Loro fanno formaggio ed hanno sempre lasciato che il gregge salisse da solo, mentre svolgevano i vari lavori della caseificazione. Poi la montagna è difficile, ripida, le capre vanno verso la zona più impervia dove trovano fronde da pascolare. Chiacchieriamo ancora a lungo, sotto il sole caldo ed il vento che, come sempre, batte la valle. Adesso è tutto verde, ma questi sono posti dove l’erba ingiallisce presto. "Se smetteranno di salire le pecore… l’erba peggiorerà anche per i selvatici! Se la pascolano presto le pecore, poi ributta su ed a fine stagione c’è un po’ di verde. Lo capiscono questo? Anche i sentieri, già tanti vanno a perdere così. Poi le nostre montagne sono piccole, non puoi portare su chissà quanti animali. Con il lupo è tutto più difficile, non so dove andremo a finire. Quest’estate comunque ti aspettiamo, vieni su una volta, mi raccomando, eh?"

In TV

Due rapide segnalazioni: mi dicono che questo pomeriggio, intorno alle ore 18:00, su RAI3, all’interno della trasmissione Geo&Geo, andrà in onda un servizio sull’Ecomuseo della Pastorizia della Valle Stura di Demonte (CN).

Questo invece è il servizio andato in onda su PiùValliTV in occasione del convegno durante la Fiera di Ardesio. Vedete anche la sottoscritta intenta a presentare "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora." Vi ricordo che il prossimo appuntamento con il libro è per domani sera, 19 febbraio, ore 21:00, qui a Cumiana, presso la Sala del Consiglio Comunale.

La Fiera dei Santi a Vinadio

Ve l’avevo detto che sarei andata a Vinadio per la Fiera dei Santi, dedicata alla Pecora Sambucana, razza ovina che rischiava l’estinzione e che invece è stata recuperata, permettendo oggi l’esistenza di una piccola economia montana che ruota intorno ad essa.

In Valle Stura è autunno, nella sua espressione migliore. Ci sono già state anche due spruzzate di neve, l’ultima abbastanza abbondante, tanto da coprire i prati e spezzare numerosi rami ancora carichi di foglie. Qui il ricordo dell’ultimo inverno è ancora ben vivo, insieme a tutti i problemi che ha comportato.

Il sole però sta sciogliendo la neve ed i colori dell’autunno brillano in questa giornata tiepida. Giù nella valle si sentono risuonare le campanelle delle pecore e l’allegro rumoreggiare della fiera. Bancarelle, mercato, prodotti tipici ed artigianali, abbigliamento e tutto il solito contorno di queste manifestazioni…

Io però ho un obiettivo principale, lo spazio dove ci sono le pecore. La cornice dell’evento è unica, infatti si svolge all’interno del Forte Albertino di Vinadio, dove gli allevatori hanno condotto i loro capi per la valutazione degli esperti. In questo momento sono già in corso le premiazioni.

Quasi subito incontro Gloria, la Presidente del Consorzio Escaroun, che mi accompagna a vedere la mostra dedicata ad un suo avo. Questa è una vera e propria scoperta: chi mai immaginava che le nostre vallate esportassero esperti pastori fino negli Stati Uniti? "Bartolomeo Marino, pastore in America" infatti è un percorso che ci porta sulle tracce di Bartolomeo, emigrante come tanti, che ha lasciato un diario del suo ritorno dalla California a Vinadio, dopo 7 anni come pastore in quelle terre.

La California aveva bisogno di pastori, le pecore erano una risorsa fondamentale per la preziosissima lana. C’era bisogno di panni caldi e di coperte per tutti gli uomini impegnati nella corsa all’oro nelle terre fredde. Bartolomeo, pastore come tanti nella Crau francese, tramite amici decide di tentare fortuna in California, dove cercavano pastori in grado di gestire le greggi importate dalla Francia. Un gregge di 10.000 capi in terre sconfinate… Nella mostra vedremo anche gli abiti con cui è tornato a casa Bartolomeo, numerose foto d’epoca e leggeremo pagine del suo diario, da cui si capisce come l’emigrante abbia fatto fortuna. Una scoperta di una realtà completamente ignorata. Questa mostra è disponibile, per chi fosse interessato, presso l’Ecomuseo della Pastorizia (0171-955555), probabilmente verrà riproposta presso l’Ecomuseo durante l’estate.

Torniamo all’esterno, dove continuano le premiazioni dei pastori di oggi e dei loro animali più belli. Ecco un esemplare di particolare pregio. Ricordo che la Sambucana ha conservato la sua triplice attitudine alla produzione di carne, latte ed anche lana, con la quale vengono realizzati dei manufatti artigianali.

Nei box contro i muraglioni del forte ci sono gli animali di ciascun allevatore, provenienti dai comuni della Valle e da paesi limitrofi. Una trentina di allevatori ha preso parte alla rassegna e tutti sono soddisfatti per la partecipazione del pubblico.

Per un premio speciale, viene chiamato Angelin Giavelli di Ferriere, ultimo rappresentante dei pastori della valle che hanno fatto la transumanza verso la Crau, qui accompagnato dal figlio.

Stefano ed Antonio della Comunità Montana chiamano gli allevatori, qui il Presidente Quaranta sta premiando Daniele Giordano, che ha conquistato un gran numero di riconoscimenti con i suoi animali. Ricordiamo che lui è il fratello di Patrizia, l’abile casara che produce i famosi formaggi acquistabili presso il Caseificio dell’Ecomuseo.

Tra il pubblico, si possono riconoscere alcuni volti, come quello del pastore Ghibaudo, uno degli ultimi pastori transumanti di Roaschia, ormai in pensione. E così si continua con la storia della pastorizia piemontese… L’amico non manca di invitarmi alla fiera dedicata alla pecora frabosana-roaschina che si terrà il 7-8 novembre nel suo comune.

Continuano le premiazioni, giovani e meno giovani, tutti uniti intorno a questa grande passione. Alla fine delle cerimonie, un bel pranzo dove la carne di agnello la fa da padrona. C’è anche però ci deve tornare degli animali, perchè non si può fare festa dimenticandosi di loro.

Sulla via del mio ritorno infatti incontro un gregge che è appena stato fatto uscire dalle reti e viene condotto al pascolo nei prati del fondovalle ancora verdi. Dopo un’estate molto secca, questo strano autunno dove bruschi sbalzi di temperatura hanno già portato la neve.

Il pastore chiama il gregge dall’altra parte della strada, passando in mezzo alle auto dei turisti che stanno facendo pic-nic approfittando delle temperature miti di questa domenica di fine ottobre. Insomma, è stata una bella giornata in valle Stura, ancora un saluto a tutti gli amici incontrati alla Fiera.

Incontro in Valle Stura: aspiranti pastori/allevatori cercasi

Come vi avevo anticipato, ieri ed oggi si è tenuto il primo incontro dedicato alle persone che voglio lavorare o avere un’esperienza di volontariato in alpeggio (vedi qui). Eravamo in Valle Stura di Demonte ed il maltempo ha in un certo senso influito sull’iniziativa. E’ vero che chi vuole lavorare in alpeggio non dovrebbe farsi intimorire dalla pioggia… ma sono arrivati i candidati dal Veneto, dalla Lombardia e dalla Sardegna, mentre i Piemontesi (ed alcuni altri) hanno dato forfait. Così siamo rimasti in pochi… ma buoni?

La Comunità Montana aveva organizzato questo evento con una serie di finalità. Innanzitutto, siamo andati a vedere alcune delle principali realtà, come la stalla di Luca, un margaro che sale in un alpeggio del Vallone dell’Arma.

Poi siamo stati in un allevamento ovino, da Gloria. Così tutti i convenuti hanno potuto farsi un’idea di quello che la valle offre, sia dal punto di vista delle aziende, sia delle problematiche. Impossibile in questo momento provare ad immaginare agli alpeggi, specialmente con la neve fresca appena caduta!

Oltre a parlare con gli allevatori, è stato fondamentale che i candidati si presentassero, per capire quali sono le esperienze, le aspettative, gli interessi, gli obiettivi. Sicuramente è stata un’esperienza nuova, inedita, che non poteva portare a frutti immediati, però forse ha gettato qualche piccolo seme… Chissà se qualcuno di loro tornerà presto in valle?

C’è stato anche modo di visitare l’Ecomuseo della Pastorizia (per non parlare poi dei pranzi e della cena, che hanno dato modo di assaggiare piatti tipici, formaggi, carne d’agnello sambucano…), tra una chiacchiera e l’altra. Museo, punto vendita e caseificio, dove Patrizia ha parlato del suo lavoro.

Questa è una breve sintesi, magari vi parlerò poi ancora di questo incontro, dei suoi personaggi, degli allevatori incontrati, degli animali. Quello però che mi premeva sottolineare è una delle finalità della Comunità Montana: non solo cercare persone che possano affiancare gli allevatori locali nel lavoro stagionale, ma soprattutto individuare PERSONE MOTIVATE ed APPASSIONATE disponibili ad insediarsi in Valle per dare il via ad una piccola attività zootecnica (pecore? capre? tutto da discutere…). Ci possono essere degli aiuti e delle valide opportunità per chi fornisce delle garanzie di continuità sufficienti. Se, tra voi che leggete, c’è qualcuno che ha questo sogno nel cassetto, che ha già qualche capo allevato per passione e vorrebbe fare un passo in più verso una vera e propria attività… Fatevi avanti. Contattate la Comunità Montana Valle Stura di Demonte e poi raccontateci come vanno le cose. (Antonio è il tecnico agrario, oppure Stefano, ideatore dell’Ecomuseo). Sarebbe bello raccontare qui, in futuro, la storia di chi ce l’ha fatta ed ha creato una nuova azienda in montagna.

Mai viste tante pecore!!

Fare un giorno di ferie, l’unico di tutta l’estate, e finire in una delle zone a maggiore concentrazione ovina che si possono trovare nei paraggi! Questo è il bello, perchè quando hai la "malattia", non puoi fare a meno delle pecore. Ti attraggono, te le ritrovi intorno quando meno te lo aspetti, le vedi da lontano anche quando nessun altro immagina che lassù ci sia un gregge.

E così, alla fine ci si inoltra lungo un vallone del Parco del Mercantour nella valle dell’Ubaye, salutati da un cartello che dice che qui in estate salgono fino a 7000 pecore! E il loro ruolo è più che mai fondamentale per il mantenimento della biodiversità… Così il Parco collabora con gli allevatori ed interviene anche per il miglioramento delle loro condizioni di vita e di lavoro. Al turista si chiede poi di rispettare animali e strutture. Ci sono anche i soliti cartelli che avvisano della presenza dei Patou, i cani da guardiania.

Alle spalle di questa cabane, residenza del berger, scorgiamo il primo gregge. L’altro, ancora più gosso, è sul versante opposto del vallone, ormai in alto, sopra i larici, e si appresta ad allargarsi nelle praterie. Sono pecore piccole e dalla lana grigiastra, risuona da lontano il concerto di campanelle e di rudun, più ancora che non quello dei belati.

Questo gregge, forse un migliaio o più di animali, è invece composto da pecore di cui ignoriamo la razza, mentre quelle di fronte sembrano essere delle Merinos. In ogni caso si tratta di animali di taglia piccola, compatti, che pascolano nonostante quella che sembra una grave carenza di foraggio. Il paesaggio infatti è arido, l’erba ormai secca.

Il pastore è diverso dalla gran parte di quelli che incontri nelle vallate italiane. Sfoggia una capigliatura rasta, non parla la nostra lingua, ma in qualche modo riusciamo a mettere in piedi un piccolo dialogo. Chi non ha bisogno di interpreti sono i cani, che subito annusano scarponi e bastone, intuendo prima di chiunque altro la "malattia" delle persone che sono di fronte a loro. Non a caso, sono venuti da noi e non degnano di uno sguardo gli altri numerosi turisti.

Più in alto il vallone è silenzioso, a parte i fischi delle numerose marmotte. Sarebbe stato bello incontrare pecore anche qui al Lago del Lauzanier, e invece ci si accontenta dei soliti eriofori spettinati dal vento. Poter rimanere là e non dover rientrare…

Sulla via del ritorno, ci si stupisce per la sfacciataggine delle marmotte. I cartelli avvisano i turisti: dar loro del cibo è dannoso, perchè dolci, pane, biscotti non permettono di accumulare il giusto grasso di cui queste bestie hanno bisogno per superare l’inverno. Ma come fai a negar loro almeno un pezzo di mela, visto che praticamente ti si buttano tra i piedi? E con quanta delicatezza poi la prendono con i denti dalle tue mani e la sgranocchiano tenendola tra le zampette…

Di nuovo tra le pecore, con queste Merinos sfuggite alla rete nel bel mezzo della strada che sale al Colle della Maddalena (o Col de Larche, per dirla alla francese!). Più in alto si scorge, quasi dello stesso colore delle rocce e dell’erba secca, il gregge: una macchia in movimento che conterà almeno 2000 animali.

Nel piccolo recinto invece ci sono solo maschi ed una pecora che ha partorito da poco. Inquietanti quelle grosse corna… Uno dei montoni ha la testa gonfia e sanguinante, probabilmente per le battaglie con altri suoi simili. Adesso però è ora di rientrare in Italia.

Che fare quando vedi un gregge lassù, sulla destra? Vai a dare un’occhiata, tanto in 10′ sei tra le pecore! Ma non è il grosso gregge che ti aspettavi, qui ce n’è solo una parte, le altre sono più in alto. Anche il pastore non c’è… O meglio, non c’è il proprietario.

Il pastore a guardia delle pecore è un aiutante, che si lamenta perchè ha troppe capre lì, e queste gli danno filo da torcere, infatti vogliono salire troppo in alto, mentre le pecore con gli agnelli devono rimanere giù. Da lì si vede un altro gregge più in basso, lungo la strada, mentre tutti e due sappiamo che ai Laghi di Roburent pascolano altre pecore francesi… Se dovessimo contare tutte le pecore viste oggi, a che numero si arriverebbe?

Prima di rientrare definitivamente, una sosta a Pontebernardo per vedere la mostra Cammini Infiniti e l’Ecomuseo della Pastorizia. Colgo l’occasione per dirvi che questa mostra rimarrà in esposizione ancora tutto il mese di settembre e non è stata chiusa ieri come era stato detto. Quindi, per chi non fosse ancora riuscito a visitarla…

Inaugurazione all'Alpe Devero

Finalmente ci siamo, dopo lunghi mesi di incontri, riunioni, telefonate, ricerche, visite sul campo, e-mail, ecc, ecc, ecc…, il Museo dell’Alpeggio all’Alpe Devero è stato inaugurato ieri mattina.

Questo è l’edificio, ex arrivo della teleferica dell’Enel. Molto è stato fatto per adattare la struttura alle esigenze di oggi, una riconversione che ha fatto sì che questa struttura non giacesse abbandonata, circondata dalle erbacce, arroccata sopra alle case di uno dei villaggetti che punteggiano la verde piana del Devero.

Questo il panorama antistante il museo, con lo spiazzo erboso che poco dopo sarebbe divenuto affollato per le cerimonie dell’inaugurazione ufficiale. Fa un certo effetto, soprattutto pensando ad un anno fa, quando difficilmente si poteva immaginare quello che invece c’è oggi nell’edificio completamente restaurato.

Ma passiamo all’ingresso, entriamo anche noi nel museo appena inaugurato in una splendida giornata di sole, leggermente ventilata, ma non troppo fredda. C’è ancora molto da fare, numerosi sono stati gli ostacoli incontrati sulla via (e le condizioni meteo quassù non permettono di lavorare 365 giorni all’anno!), ma il museo, o meglio, il Centro di Documentazione, oggi può aprire i battenti.

All’interno un pannello ci accoglie spiegandoci la storia di questo progetto, i partners italiani e svizzeri, l’itinerario escursionistico "Alpeggi Senza Confini"… Io spero che questo, come era nelle intenzioni, non diventi mai un vero museo, cioè che non sia un qualcosa di statico, fermo in un tempo passato, ma che si muova come il cammino della transumanza, che documenti il mondo dell’alpeggio tra passato e presente, come illustra anche uno dei pannelli.

Certo, il passato ha un suo spazio fondamentale, per non perdere la memoria di quello che accadeva un tempo, di quali erano gli attrezzi, gli animali allevati, le modalità di lavoro. Ma c’è anche una sala multimediale, postazioni con computer, spazio per le proiezioni e convegni, dovrebbe in futuro essere attivato un collegamento internet satellitare…

E così ci si aggira nel piccolo spazio (d’altra parte anche in una baita d’alpeggio gli spazi sono essenziali!) tra foto e strumenti, con il suono dei campanacci e l’abbaiare dei cani, mentre nella piccola sala oscura si possono osservare i video con gli animali al pascolo, i margari intenti alla mungitura ed altre scene di vita d’alpeggio. Mancano ancora alcune cose di quelle che erano state progettate, la biblioteca si arricchirà con testi e dvd specifici sull’argomento, in modo che i visitatori (ed in particolar modo le scuole) possano venire qui con qualunque tempo, in ogni stagione, per conoscere ed approfondire il tema dell’alpe. Quella di ieri, quella di oggi.

Ancora una passeggiata nella piana, dov’è stato fatto il fieno e non si vedono animali al pascolo. Sono tutti su, a quote maggiori, negli alpeggi di Buscagna, Forno, Sangiatto… Peccato che manchi il tempo per salire a rivivere qualche istante di vera vita d’alpe. Dopo il buffet, il pubblico si disperde, qualcuno la gita l’ha già fatta sabato, in molti scendono per evitare l’ingorgo del traffico.

Un ultimo scorcio del Devero, poi si torna a valle. Spero che qualcuno di voi vada a fare una visita lassù (con mia grande sorpresa, ho già incontrato una fedele lettrice ieri!! spero che mi mandi qualche foto, se la macchina è sopravvissuta al tuffo…) e mi dica le sue impressioni, positive o negative!

Museo dell'alpeggio

Dovrei narrarvi tante cose dei giorni scorsi, ho anche numerose foto che mi avete inviato voi… ma per adesso inizio dicendovi dove andrò domenica. Sarò all’Alpe Devero (VB) per l’inaugurazione del Museo dell’Alpeggio.

Una struttura dedicata a quello che era l’alpeggio un tempo, un centro di documentazione su quello che l’alpeggio rappresenta ancora oggi, collocata lungo il percorso dell’itinerario escursionistico a tappe "Alpeggi senza confini", dall’Alpe Veglia al Caseificio del Gottardo, in Svizzera.Con l’Università di Torino, ho lavorato anch’io a questo progetto, che fa parte di un Interreg che vedeva numerosi partner, tra cui la Regione Piemonte ed il Parco Veglia-Devero.

Domenica 10 agosto, alle ore 11:00, ci sarà l’inaugurazione ufficiale della sede del Museo… Da quel momento in poi, se capiterete da quelle parti, potrà essere una buona occasione per andare a visitarlo.

Le foto storiche fanno parte dell’archivio del Museo.

Cammini infiniti

Che cos’è il pascolo vagante, se non un infinito cammino alla ricerca di pascoli per sfamare il gregge? Qui vi racconto quasi quotidianamente cosa accade ai pastori: scene romantiche di tramonti, nascite di agnelli, cieli blu, ma anche pioggia, neve, difficoltà. Questo è il mestiere, ma… la domanda sorge spontanea: è un mestiere senza tempo? Come resiste oggi, nel XXI secolo?

Ecco perchè nasce questa mostra, in collaborazione con l’Ecomuseo della Pastorizia di Pontebernardo(CN), e con la Comunità Montana Valle Stura di Demonte… Vedete che le Comunità Montane non sono poi proprio da abolire? Per carità, di sprechi ce ne saranno anche lì, magari… però sono anche organi veramente vicini alla montagna, alle persone che vivono e lavorano lassù. Magari prima pensiamo a tagliare altri grandi sprechi…

Tornando a noi, siete tutti invitati il 5-6 luglio in Valle Stura! L’inaugurazione è domenica 6 alle ore 16:00, ma la mostra resterà sulla piazzetta dell’Ecomuseo fino al 31 agosto.


…domani è invece il giorno tradizionale della transumanza, i margari salgono con le loro mandrie agli alpeggi. Spero che mi mandiate tante foto, in provincia di Cuneo ci saranno grandi rudunà