Altra transumanza

Continuo a sentire notizie di persone che tardano a salire: poca erba, strade interrotte, problemi vari legati alle conseguenze dell’inverno. Poco per volta però tutti raggiungono i monti. L’altro giorno è stata la volta del gregge della Val Cenischia. In questo caso si "pagano" ancora anche i disagi dell’alluvione dell’anno scorso, visto che la strada che porta al colle è ancora chiusa a senso unico alternato.

Così i camion sono costretti a scaricare nella strada e nel piazzale antistante la vecchia dogana. Le pecore scendono rapide dai piani, ma comunque, per qualche tempo, la strada resta bloccata. Sono le ore centrali della giornata, una bellissima giornata di sole dall’aria fresca, solstizio d’estate.

Pecore, un numero sempre maggiore di animali che si ammassano sull’asfalto, guardandosi intorno, in cerca di una direzione verso cui puntare, desiderose di andare al pascolo, finalmente tra l’erba ed i fiori della montagna! Gli uomini gridano, i cani abbaiano, si cerca di fare il più infretta possibile, ma i tempi tecnici sono inevitabili.

Così la fila di auto e di moto si allunga sempre più. Soltanto i primi possono capire cosa succede e godersi lo spettacolo (sperando che lo considerino tale), mentre quelli più indietro transiteranno solo quando ormai tutto sarà terminato e sul piazzale non resteranno che i camion e le tracce di quell’avvenimento.

Quando finalmente anche l’ultimo animale sarà sceso, il pastore fende la marea di schiene e si porta in testa, chiamando il gregge. Ancora qualche minuto e poi finalmente si potrà andare al pascolo. La strada è invasa dagli animali, una moltitudine compatta di corpi lanosi, che qui riuniti sembrano ancora più numerosi.

Si scende per qualche centinaio di metri, affiancando le auto in coda. Come sempre, c’è chi tiene il finestrino serrato, chi è sceso dalla macchina e scatta fotografie, saluta e fa le solite domande… Poi ci sono bambini eccitati che cercano di accarezzare le schiene sporgendosi dal finestrino, turisti italiani e stranieri rimasti coinvolti nella transumanza. Alle nostre spalle, i motori impazienti dei motociclisti, ansiosi di potersi nuovamente lanciare nelle loro folli corse su e giù per i tornanti.

Finalmente si può svoltare per liberare la strada. Clà continua a scattare foto… Il suo reportage lo pubblicherò separatamente! Il resto degli spettatori si è disperso, ma qualcuno verrà a salutare il pastore dopo, quando ormai il gregge sarà al pascolo. Un automobilista chiede: "Ma è il gregge di Albino? Quest’anno come fate? Non potete andare su, ci sono le slavine sulla strada!". Come sono state aperte le vie di comunicazione principali, verrà aperta anche la pista che conduce all’alpe. Anche il pastore ha diritto di fare il suo lavoro, no?

Il gregge lentamente risale la scarpata, per iniziare a pascolare nel bosco rado: erba, foglie, qualche cespuglio, tanto per calmare i morsi della fame. La transumanza è iniziata al mattino presto, anche gli animali sono stanchi come gli uomini, non è ancora questa la giornata in cui pascoleranno tranquilli, anche se lontani dal caldo e dalle zanzare.

Tra le persone in visita, non poteva mancare Biagio. "Biagio pastore", come dice lui. E, dopo aver dato una mano nelle operazioni di scarico e nel primo tratto di cammino, racconta dell’inverno trascorso lassù, tra la neve: le difficoltà, le avventure, i pericoli. Sarà tutta verità, o i racconti si tingono di leggenda? Oggi il suo gregge conta solo più 12 capi, ma dice che non passerà più un altro inverno a quelle quote.

Ecco le pecore al pascolo con lo sfondo delle montagne: il verde risale i versanti fino ad una certa quota, interrotto dai canaloni ancora invasi dagli accumuli delle valanghe. Nella notte è caduta una spolverata di neve fresca: chissà come sarà quest’estate? Nonostante tutto quello che dicono i metereologi, il pastore vive sempre e comunque alla giornata, cercando di adattarsi alle condizioni quotidiane, che sia sole, vento, pioggia o siccità.

Alla sera il gregge si mette di nuovo in fila, risale la strada verso il piano dov’è già stato allestito il recinto. Nell’aria domina il profumo dolce dei maggiociondoli, scossi dal vento freddo che adesso soffia sempre più forte, a raffiche. Non ci sarà da patire il cado, a dormire quassù.

La lunga fila attraversa il ponticello, qualche animale scende a bere, poi entrano tutti nel recinto e la giornata sarà quasi finita. Qualche agnello da riconsegnare alle madri, due capretti, i cani da sfamare, mentre sul fornello c’è già la cena che scalda. Alle dieci, quando l’oscurità non è ancora completa, tutti sono già a letto, mentre il vento scuote i larici e sibila tra le fronde. La stanchezza vince sopra ogni cosa, questa è stata una giornata lunga. Dall’indomani sarà alpeggio, per qualche mese.

Ci vorrà ancora tempo, ma…

Dove andare per una gita il giorno del primo maggio? Bel tempo, temperature elevate e poca voglia di pestar neve… Così ho suggerito una facile escursione lungo una pista agro-silvo-pastorale e, con Beppeley e Serpillo dei Camoscibianchi siamo saliti a vedere com’era la situazione sopra a Novalesa.

Il panorama in alto è ancora decisamente invernale, anche se a bassa quota la primavera sta decisamente iniziando a dare il meglio di sè, con la complicità di tutte le abbondanti precipitazioni e delle temperature finalmente gradevoli. Lassù però la strada dell’alpeggio è una vaga traccia che si intuisce appena.

Lungo la pista si incontrano già radure erbose che fanno ben sperare in pascoli abbondanti, una volta che se ne andrà tutta quella neve. L’inverno però ha lasciato anche i suoi segni negativi: alberi abbattuti, rami schiantati, cespugli prostrati a terra dal peso di tutta quella massa che ora se ne sta lentamente andando. I torrenti infatti scorrono veloci in tante cascatelle: sentire tutta quell’acqua che scende dalla montagna fa bene al cuore, è un segnale di vita.

Più in alto la neve se n’è andata da poco ed il verde non ha ancora preso il sopravvento. E’ ovvio, non è ancora ora di salire in alpeggio, ma… inevitabilmente ormai il pensiero è sempre là. "Com’è allora? E l’erba? Giù a Novalesa hanno le vacche al pascolo?". Se mai qualcuno mettesse sotto controllo il mio telefono, potrei trovarmi nei guai, con tutte queste telefonate in cui si parla di "erba"!!!

E poi è la volta delle chiazze di neve, sempre più ampie, tra le quali fanno capolino i crocus, il segnale della rinascita dopo il lungo inverno. Sui pendii più ripidi ed assolati, laddove la neve è scivolata via, c’è persino una marmotta che lancia il suo fischio di allarme. Allora ci sono buone speranze, tra un mese e mezzo, giorno più, giorno meno, anche muggiti e belati potranno di nuovo risuonare nell’aria!

Si libereranno dalle slavine, i canaloni? Ce ne sono tante, immense, che scendono a valle fin a quote molto basse: accumuli imponenti di neve, spesso mescolata a tronchi, sassi, terra. Non se ne andranno molto in fretta, anche dovesse continuare questo sole caldo che brucia la pelle del viso e delle braccia.

L’alpeggio c’è ancora, ma le sue condizioni sono decisamente peggiorate: la gran parte del tetto è crollata ed il muro della facciata presenta crepe sempre più estese, con un preoccupante rigonfiamento verso l’esterno. La stalla, più bassa, è ancora in piedi… Da quella quota in su, la montagna è completamente innevata. Non è ancora ora di transumanza, almeno per un po’.

La neve, l'alpeggio, l'abbandono

Nei giorni scorsi, guardavo le immagini in TV della recente nevicata "eccezionale" e riflettevo su alcune cose. A parte la non totale eccezionalità della cosa (forse è strano il periodo, ma un tempo era normale avere due, tre metri di neve in montagna, villaggi isolati e persone che scavavano gallerie dentro alle valanghe, per poterle superare), pensavo al bene che tutta questa neve può fare per gli alpeggi. Scorta d’acqua che, se tutto andrà per il meglio e le precipitazioni continueranno), garantirà erba in primavera/estate, laghetti un po’ meno simili a pozze fangose, torrenti spumeggianti.

Muccapazza mi manda l’immagine della slavina che ha interrotto la strada del Moncenisio (d’inverno il Colle è chiuso, ma ci sono comunque persone che vivono e lavorano in quota: Biagio e le sue pecore, vecchia conoscenza di questo blog, Tiziano ed i suoi cani da slitta, poco più a valle gli abitanti di Moncenisio). Quello che lei ci racconta, sono proprio le stesse cose che pensavo anch’io, sentendo le dichiarazioni dei vari politici in televisione. "Oggi (sabato, ndA) l’ANAS si è aperta un varco con non pochi rischi per i suoi operai, ma la strada è tuttora chiusa con ordinanza. Quello che mi fa un po’ arrabbiare è che il problema principale per i politici (anche di quelli che amano tanto parlare della montagna che muore), sia preoccuparsi del fatto che i gitanti non potranno andare a sciare o fare escursioni in montagna, poco importa se il rischio di valanghe è ancora alto. Nessuno ha parlato nei vari tg degli abitanti di Moncenisio che in silenzio si sono rimboccati le maniche a cominciare dal Sindaco e si sono aiutati da soli. C’era un bell’articolo sulla Stampa a firma di Camanni che faceva notare che ci sono due montagne: quella in cui la neve è sinonimo di soldi e divertimento di cui tutti parlano e quella dove la neve vuol dire problemi e fatica, che non interessa a nessuno." E’ vero che certa montagna vive anche perchè la gente va a sciare, ma quelli che curano il territorio, che lo gestiscono pascolandolo, coltivandolo, tagliando la legna… sono gli altri, quelli di cui ci si dimentica troppo spesso.

Però guardavo verso le montagne pensando anche a tutta quella massa nevosa, al suo peso. Una massa che copre tutto, che grava sulle strutture fatiscenti, su tutti quegli alpeggi instabili e pericolanti, abbandonati da tempo… Ma anche su altri in precarie condizioni ed ancora utilizzati! Daniele Cat Berro, di Nimbus, mi ha letto nel pensiero e mi ha scritto quest’e-mail: "In questi giorni pensavo a quanti alpeggi – di quelli già malandati e abbandonati – staranno crollando sotto il peso della neve (era almeno dal 1986 che non se ne accumulava così tanta alle quote intorno a 1500-2000 m)… Davvero un colpo di grazia…". Gli ho chiesto di mandarmi qualche foto della nevicata per illustrare il post di oggi.

Qui siamo a Ceresole Reale e questa è una casa moderna… Ma tutte quelle baite su in alto? Cosa ritroveremo, questa primavera?

Crollerà, il tetto di questa stalla in Valle Orco, uno dei tanti alpeggi abbandonati che ho incontrato un’estate salendo alla Casa Reale di Caccia del Gran Piano? E tutti quei villaggi disabitati che costellano i versanti delle valli, a mezza quota? Penso alle frazioni abbandonate di Castelmagno ed a centinaia di bellissime case che si incontrano girando per le nostre montagne.

Ancora una foto di Daniele, scattata a Noasca. Bello vedere queste immagini, ma ricordiamoci che ci sono ancora numerose frazioni isolate da giorni, senza luce, senza telefono. Posti dove non si scia e dove non vanno i giornalisti ad intervistare i Sindaci… Invito a riflettere su questi avvenimenti, e mi rivolgo soprattutto a tutte quelle persone che sognano di cambiar vita e ritirarsi in montagna. Lassù bisogna poi cavarsela da soli!!

Chissà se crollerà la baita di Prapiano, già gravemente compromessa da crepe e cedimenti…

Chissà se reggeranno le baite del Lamet, costruite dall’uomo in modo da resistere alle valanghe: un muro paravalanghe a monte, i tetti che richiamano la pendenza del terreno… Quest’estate Albino aveva pazientemente sistemato le lose, cercando di tappare tutti i buchi ed evitare le infiltrazioni d’acqua, mentre le pecore erano al pascolo lì vicino. Cosa troveremo questa primavera, quando sarà ora di andar su a vedere l’erba, la strada?

Aspettando il responso

La fotografia è una delle mie passioni, ma per una volta avrei voluto gettar via la macchina e non doverla usare per questo compito sgradevole. Purtroppo vi devo di nuovo mostrare foto cruente e spiacevoli, ma sono solo una versione fredda e distaccata di quello che si poteva vedere veramente. Mentre sto aspettando il responso della veterinaria incaricata di accertare gli attacchi da canidi, che ha visitato il luogo dell’attacco ieri pomeriggio, vi mostro quello che ho visto io domenica mattina.

Questo è il primo agnello morto, incontrato lungo la strada, trascinato lì probabilmente nella notte.

Via via, sui pascoli si incontravano gli altri, con i corpi più o meno mangiati dai predatori. E’ stato un attacco del lupo? In questo caso penso si trattasse di un gruppo, visto il numero delle vittime.

Oppure erano cani randagi? Nessuno ha visto o sentito nulla, sia nei giorni precedenti che in quelli successivi. Qualcuno dei cadaveri era praticamente intatto, forse morto per le lesioni riportate durante una rovinosa fuga.

Il fatto è successo di notte, al mattino del sabato il pastore si è trovato davanti il triste spettacolo. Di questo agnellino, nato probabilmente da poche ore, non resta che una gamba. Magari altri sono stati divorati interamente e non vengono quindi conteggiati tra le perdite.

Tutte le bestie uccise erano di taglia medio-piccola, questo è un altro neonato, a cui è stata mangiata la testa e l’addome.

Immaginatevi il triste compito del pastore, che invece di aggirarsi nel gregge per cercare i nati della notte, ha dovuto contare le perdite e trascinare i cadaveri in un unico punto… Il senso di sgomento, incredulità, rabbia, disperazione è facilmente intuibile.

Sulle carcasse, nei giorni successivi, hanno poi infierito anche le volpi, i corvi, i cinghiali che comunemente frequentano l’area. Non so se il lupo (caso mai sia stato proprio lui) ritorni sul luogo dei suoi "delitti" e si cibi anche delle carcasse… Magari qualcuno (Chiara?) mi può rispondere.

Il cadavere consumato maggiormente dai predatori è stato quello di questa capra, che già al mattino di sabato si presentava così.

Le capre uccise sono state quattro, tre adulte e questo giovane becco che il pastore voleva tenere. Un morso mortale al collo e niente altro…

In una zona non poi così ampia, a poche decine di metri gli uni dagli altri, i cadaveri li ho fotografati tutti. Sono una ventina, contando anche una capra che aveva cercato la fuga ed è stata uccisa più a valle, in un ripido canalone a strapiombo. La scia di sangue sulle rocce ci ha permesso di trovare anche lei. Ma chissà se ci sono altri dispersi?

Questa capra in fuga, terrorizzata, cercava di nascondersi tra le rocce a picco sul dirupo. Solo dopo alcuni giorni è stato possibile ricondurla al gregge, insieme ad una pecora ugualmente spaventata.

Tutto il gregge era inquieto, nei giorni successivi all’attacco. Bastava un minimo movimento degli uomini per provocare un fuggi-fuggi generale. I cani poi erano temuti più che mai.

Tra gli animali c’erano poi numerosi feriti, che probabilmente riusciranno a scamparla. Questo agnello dev’essersela vista brutta… ma il morso sul collo non è stato letale.

E che dire di quest’altro, a cui è stato strappato un grosso lembo di pelle nella coscia? Alcuni invece non sono stati altrettanto "fortunati", perchè sono morti nella giornata di sabato. "Come li ho presi in braccio per vedere cos’avevano, mi sono morti tra le mani. Probabilmente avevano le costole fracassate…", racconta con disperazione il pastore. E adesso? A parte il responso che verrà (e di cui vi darò notizia), quale sarà il risarcimento per il pastore? A giorni il gregge lascerà la montagna, ma anche lassù non ci sarà più quella pace e libertà che ha regnato fino a ieri.

Il responso è arrivato (ore 9:30): la veterinaria dice che, con buone probabilità, può essere lupo. Per i rimborsi… non resta che sperare.

Addio monti… arrivederci!

La sveglia, contrariamente a quel che ci si aspetterebbe, non è stata così antelucana. Tanto quest’anno c’era da camminare a lungo prima di raggiungere il punto di partenza, quindi prima bisognava anche mungere, caricare tutte le attrezzature… E andare a prendere le vacche più in alto. Inutile fare i lavori male e di notte! Così, verso le 8:30, c’era un bel concerto di muggiti intorno all’alpeggio: ormai gli animali avevano capito che quello era giorno di transumanza!

La giornata si preannunciava bella, abbastanza soleggiata, nemmeno troppo fredda. Almeno il tempo non avrebbe intralciato la transumanza! Qualche problema invece lo davano le vacche, visto che ce n’era un paio che non ne voleva sapere di mettersi in marcia e continuava a scappare verso la stalla, presumibilmente per andare a cercare il vitello. Tutti i "piccoli" invece erano già stati caricati e trasportati al camion, perchè non si poteva costringerli ad un cammino così lungo, specialmente il vitello nato il giorno prima.

Quando finalmente ci si mise in marcia, gli animali sembravano essere abbastanza tranquilli, ma poco dopo già marciavano di gran carriera e si spintonavano per prendere le prime posizioni in testa alla fila. Questo poteva essere anche abbastanza pericoloso, lungo una strada così a strapiombo sul fondovalle. Ogni tanto cercavano anche di montarsi a vicenda, rischiando di travolgere le compagne e chi guidava la transumanza.

Nelle retrovie invece i vitelli avanzavano più lentamente, anche se qualcuno invece saltava e correva, spendendo il doppio delle energie necessarie. Poco per volta il cammino continuava senza gravi incidenti… Il sole caldo contrastava con il gelo dei giorni precedenti, ma l’erba ormai completamente ingiallita diceva che non c’era più ragione di restare. Giù lungo la valle si vedevano le chiazze gialle ed arancione degli alberi che iniziano a cambiare colore.

Gli animali hanno un ottimo senso dell’orientamento, quindi si fermarono nello spiazzo davanti alla caserma dove si era soliti caricare in passato, con gran concerto di muggiti. La strada ancora bloccata (quando mai riprenderanno i lavori? nessuno ha fatto nulla durante tutta l’estate!!) però quest’anno non permette la salita dei camion, e allora bisogna ancora proseguire per molti chilometri.

Poi viene il momento di salire sull’asfalto, ricongiungere la mandria con gli animali che hanno passato l’estate nell’alpeggio francese, quindi proseguire verso il basso. Non più pascoli, ma boschi di larice fiancheggiano la via. Per fortuna in settimana, nel primo pomeriggio di un giorno di ottobre, il traffico non è molto. Qualche turista che può anche godersi lo spettacolo… E lo scampanio, i muggiti, il frastuono della transumanza riecheggia per la valle.

Non manca più tanto al punto previsto per l’incontro con i camion. Il cielo azzurro ha lasciato il posto ad una leggera bruma autunnale. I chilometri nelle gambe iniziano ad essere tanti, ma gli animali continuano a camminare veloci. Gli uomini devono avere cento occhi, perchè c’è sempre un vitello che cerca di scappare, una vacca che passa dietro ad guard rail…

I colori dell’autunno fanno da sfondo alla transumanza. Manca poco all’arrivo, ma poi serviranno alcune ore per riuscire a caricare tutti gli animali sui camion. Questi sono giorni lunghi, faticosi per tutti, il nervosismo si sente nell’aria, ma quando non ci sono imprevisti ci si può anche rilassare un po’ mentre si segue il passo cadenzato degli animali.

Visto che mancano due dei tre camion che devono caricare le bestie, gli uomini si concedono una pausa ed un boccone di pranzo. Pane, formaggio, salame e poco più, perchè ormai sono le due del pomeriggio e la colazione è un lontano ricordo. La cena invece chissà…

Le vacche intanto pascolano e si riposano nei prati tagliati. Poca erba, ma verde, a differenza di quella dura e secca che c’era in alpeggio. E’ un’immagine di pace, ma presto verrà sconvolta dalle operazioni complicate e concitate che permetteranno di stipare tutta la mandria sui camion.

Si passa in mezzo alle case di Bar Cenisio e si ritorna sulla strada principale. "Attenti nel bivio, perchè sono capaci a prendere in su e tornare all’alpeggio, specialmente quelle che hanno i vitelli piccoli!". I chilometri percorsi fin qui sono stati 16, oltre 20 per gli animali che invece erano in Francia.

Si passa nella strettoia, quella che ha impedito ai camion di raggiungere il Moncenisio. Chissà se la strada verrà aggiustata per la prossima transumanza, quella dell’anno che verrà? Ma adesso non si pensa al futuro, c’è il presente così ricco di incombenze da sbrigare… Una serie di giornate convulse, prima di tornare ad una sorta di routine quotidiana.

Ci vuole molto tempo per caricare i camion, il posto non è dei migliori. Per quanto si può, si cerca di far defluire anche il (poco) traffico, ma ogni tanto le auto sono costrette a delle soste di una decina di minuti. Meglio aspettare che trovarsi una portiera bollata da un calcio! Gli uomini dividono gli animali: prima tutti i giovani (ai piani superiori), poi le bestie più grosse e pesanti.

Alla fine restano poche vacche… Piano per piano si completa il carico e si può partire pe la pianura, verso la cascina. Anche questa è stata una giornata lunga e, dodici ore dopo il suono della sveglia (che era stato un campanaccio fatto risuonare ripetutamente), i lavori non erano ancora terminati. Adesso su restano solo più le pecore, ma non per molto… Fino alla prossima transumanza!!

Spazio di servizio

Per non restare troppo attardata e, soprattutto, per segnalare gli appuntamenti che mi avete comunicato… spazio alla rubrica dedicata a voi, in attesa di tornare a quello che mi capita nel mio vagabondare!!

Dalla Svizzera, le pecore di Chiara sono scese dall’alpeggio insieme alle loro compagne di gregge. Il pastore ha faticato non poco a tenere insieme questi 500 animali, provenienti da proprietari diversi, specialmente in un’estate nebbiosa e piovosa come quella appena trascorsa. Adesso le 22 pecore di Chiara torneranno… all’ovile!

Mauro questa volta non ha pedalato tanto per incontrare un gregge, perchè in questa stagione gli passano tutti sotto casa. L’altro giorno a Pomaretto è stata la volta delle pecore di Bepin, il pastore che sale al Pis Lausun in Val Germanasca.

Una piccola sosta per far defluire il traffico, poi giù per la strada dell’Inverso… Ormai conosco bene il tragitto di tutte le greggi che salgono nelle vallate del Pinerolese! Il segreto è non scendere tutti negli stessi giorni, per avere erba da mangiare. Altrimenti… va bene al primo, molto meno a quelli che seguiranno!

Persino i miei genitori oggi pomeriggio sono incappati in una transumanza. Siamo sempre in Val Chisone, nel Vallone di Bourcet, e queste sono le pecore che proprio Mauro aveva immortalato in primavera mentre salivano all’alpe!

Alla fine della transumanza, nel cassone del pick-up, c’erano queste pecore impossibilitate a compiere il viaggio a piedi… E così anche il gregge delle Ciuliere sta scendendo a valle. Resistono tra i monti solo in pochi!

Carla, che gira sempre con la macchina fotografica, ha causato scompiglio nel traffico diretto a Malpensa per immortalare questo gregge nella periferia di Busto Arsizio.

Si dice poi stupita di avere trovato questa statua in una villa (probabilmente di proprietà comunale) di Olgiate Olona, in provincia di Varese. C’è qualcuno che ne conosce la storia?

Che sorpresa poi ricevere delle immagini dal Moncenisio! L’autrice è Cristiana e mi dice che sono state scattate il 14 settembre. Ricordo bene il panorama di quella mattina e soprattutto le condizioni della strada in uscita dall’alpeggio!!

Gli allevatori della Val Cenis sono intervenuti con il fieno, per superare quella difficile giornata! Per fortuna poi la neve è andata via ed il pascolo "naturale" è potuto continuare ancora per qualche settimana.

Alla festa "Scarghè" di Crampiolo (VB) è andato tutto bene, nonostante il freddo. Stefania, del Parco Veglia-Devero, ci manda queste foto scattate dalla collega Ivana. Qui i formaggi pronti per la degustazione…

 

Ed ecco invece una panoramica della festa, con i visitatori infagottati nei vestiti, nonostante il cielo azzurro ed il sole.

E loro, le protagoniste vere? Eccole placidamente intente a ruminare, ignare di tutto e prive di preoccupazioni!! Grazie ancora alle amiche del Parco per queste foto.

Sempre dal Veglia-Devero, ricordiamo ancora una volta la 4° edizione di "Tempo di Migrar", con la discesa del gregge a Premia il 27 settembre (ulteriori dettagli nel sito del Comune di Premia).

Francesca mi gira la segnalazione della Seconda esposizione "Capra pezzata mòchena – Plètzet goas van Bersntol" – 5 ottobre, malga Plètzn – Fierozzo/Vlarotz (Trento), e ben volentieri ospito questo evento sulle mie pagine. Per saperne di più, andate a vedere qui.

Per finire, un evento che mi vede coinvolta in prima persona.

CLUB AMICI VALCHIUSELLA

ASSOCIAZIONE TOMA ‘D TRAUSELA

 

 TRAVERSELLA

3 – 4 e 5 OTTOBRE 2008

avrà luogo la prima edizione della manifestazione

 

la TRAMIA”

la filiera del latte

  

VENERDI’ 3 OTTOBRE

ore 21.00 presso il salone di piazza Martiri 1944 – Proiezione: DAGLI ALPEGGI AL PIANO. La vita dei margari e dei pastori nomadi. Presentazione dell’autrice Marzia Verona. Concerto di canti popolari del Coro CANTORI SALESI diretto da Gian Piero Dalmaso

SABATO 4 OTTOBRE ore 21.00 presso il salone di piazza Martiri 1944. Convegno sul tema: Le TOME dell’ALTA VALCHIUSELLA. Prospettive di sviluppo. Parteciperanno rappresentanti della Regione Piemonte e della Provincia di Torino.

DOMENICA 5 OTTOBRE Ore 10.00. Ponte di Cali: ritrovo mandrie e greggi. TRAMIA alla MINIERA lungo la via delle Miniere

Ore 10.30

Ponte delle Folle ed area ex-vasche. Apertura rassegne con vendita di prodotti tipici, dimostrazione delle attività agricole, esposizione del bestiame, dimostrazione di caseificazione, gara di mungitura e molto altro ancora!

A tutti gli amici appassionati di questo mondo, ma anche amanti della fotografia, segnalo il concorso annuale dell’ANABORAPI "La mia Piemontese", dedicato ovviamente ad immagini di vacche di razza Piemontese!

Un assaggio di autunno o…?

Forse questa è veramente la fine dell’estate? In alpeggio ci si attacca alle previsioni del tempo più positive, si guardano tutti i TG per vedere quello che fornisce più speranze. Alla fine si spera che sia vero… "Un brusco assaggio di autunno, ma poi le temperature risaliranno e tutto il mese di settembre sarà mite". Adesso però la situazione è critica.

Ieri mattina era pioggia mista a neve, eppure era arrivato il momento di spostare il gregge, tornare indietro verso le coste del Lamet. Subito il freddo non si sentiva, perchè si camminava in salita e c’erano tante cose da fare. Uno degli agnelli nati nella notte però era semi-assiderato, quindi bisognava portarlo all’alpeggio.

Il vento sollevava l’ombrello, gonfiava le giacche cerate e faceva volar via il cappuccio. Sull’erba le gocce di pioggia brillavano, infatti sembrava che un timido sole volesse affacciarsi sulla montagna. Non per scaldare, ma almeno a rendere meno cupa quella mattinata. …Vi chiedo scusa per la qualità delle immagini, ma non era affatto semplice estrarre la macchina fotografica da sotto i vari strati di indumenti, scattare le foto con il vento ed il nevischio/pioggia che turbinavano. Ogni tanto l’obiettivo si bagnava…

Ma, se piove e c’è il sole, allora… E infatti ecco un bell’arcobaleno sulle nuvole, nella foschia sopra al lago. Però non c’era tempo per guardare quel poco che di bello la natura offriva: porta giù le pecore che hanno partorito, disfa il recinto, lega le reti e caricati sulle spalle pure quelle. Scendi all’auto (e per fortuna che la strada non è così lontana), carica tutto e vai avanti…

Più facile a dirlo che a farlo. Le mani iniziano ad essere gelate, mentre disfi il recinto, pioggia fuori e condensa dentro le giacche cerate. Il gregge è immobile, stamattina non sembra avere una gran voglia di andare al pascolo. Qua e là qualche animale si scuote, sollevando nuvole di goccioline che ricadono al suolo insieme alla pioggia.

Porterà il sole, questo arcobaleno? Tutto sembra parlare di estrema variabilità, ma non di caldo… Il pastore inizia a chiamare le pecore, si sente la sua voce, l’abbaiare dei cani, il tintinnio delle campanelle che iniziano a mettersi in marcia. Non è lungo il cammino da compiere, ma con questo tempo anche le operazioni più semplici possono diventare complicate.

Il cielo sembra schiarire mentre ormai il gregge è partito alla volta dei pascoli. Sull’auto è stata ammassata tutta l’attrezzatura da portare avanti e gli agnelli, mentre le pecore sono nel trailer. Si vede la neve a quote basse, ma forse è solo una spruzzata e scioglierà nel pomeriggio. Anche la pioggia sembra essere meno forte… Laggiù, nel ristorante, guardano verso l’alto e pensano ai pastori. Pochi altri sanno cosa accade quassù, ormai di turisti se ne vedono pochi ed oggi quasi nessuno si arrischierà a fermarsi a queste quote.

Le nuvole si alzano e si vede il panorama, la neve sul Giusalet e verso il Malamot, il cielo che resta scuro verso la pianura e l’alta valle. "Non so, non credo che si apra… Prima di stasera vedremo ancora qualcosa." Si portano le pecore alla nursery e si dividono quelle i cui agnelli sono già abbastanza forti per seguire il gregge. Queste vengono fatte salire lungo il costone dove più tardi arriverà il gregge. Poi, nel pomeriggio, si portano su in alto le reti e la batteria, per fare il recinto alla sera. E’ ormai notte quando i pastori rientrano, nevica fitto e raccontano di visibilità nulla, scivolate sui pendii ripidi e paura, perchè con i sovrapantaloni di gomma vai giù e non ti fermi facilmente. Dormi male, tendi le orecchie fino a quando ti sembra che stia piovendo, senti l’acqua sulle lamiere ed i lastroni di neve fradicia che scivolano giù dal tetto.

Al mattino lo "spettacolo" non è bello, per chi fa questo mestiere. Basta guardare gli animali intirizziti per capirlo. C’è neve dai 2000m in su: non tantissima, ma abbastanza per preoccupare tutti. Timore per le condizioni della strada da percorrere, preoccupazione per il foraggio che gli animali dovranno cercare scavando sotto la bianca coltre.

"Speriamo… Speriamo che non nevichi più, ma anche che venga il sole e la faccia sciogliere." L’alba è livida, il Rocciamelone bianco come d’inverno, la strada un serpente viscido che mette paura al pensiero di percorrerla, solo quando sarai finalmente fuori tirerai un respiro di sollievo. Mentre si scende verso la pianura però non c’è ancora quel sole che può far dire che il peggio è passato. Adesso vado a vedere le previsioni del tempo, le guarderò tutte e cercherò quelle che dicono che si può stare in alpeggio ancora qualche settimana!

La ricrescita è un problema

Quel mattino si era fatto tardi, partire dalla baita quella mezz’ora dopo aveva significato svoltare il costone e vedere il gregge già al pascolo… ma dove non doveva essere! Dopo aver dormito su in alto, erano scese a pascolare nella ricrescita verde tra la strada militare e la pista che porta all’alpeggio, arrivando fin quasi al recinto delle pecore degli agnelli. I pastori imprecano. Il problema è duplice: da una parte, quell’erba non deve essere mangiata adesso, ma solo negli ultimi giorni prima di lasciare la montagna. "E poi sono più cattive, faranno girare le scatole tutto il giorno, vedrai!"

Ci si divide per portare avanti la macchina e, quando finalmente ci si ricongiungerà, il gregge sarà stato fatto risalire su in alto. Il sole non è ancora arrivato, in cielo c’è una velatura sottile, il vento soffia freddo. La sera prima le previsioni del tempo parlavano di giornata estiva… "Se abbiamo già adesso tutto addosso, cosa metteremo poi stasera?". Nemmeno a camminare ci si scalda, l’aria gelida si infila ovunque e la meta è là oltre il costone, dove probabilmente il vento soffierà ancora più forte.

Quando infatti si arriva in vista del lago, nemmeno il sole che finalmente ha fatto la sua comparsa basta a scaldare l’ambiente. Le pecore non vogliono andare avanti, si ammucchiano e camminano lentamente. "Fanno le offese…" Vorrebbero l’erba verde, non quella già ingiallita che si trova quassù. "Eppure sono gialle solo le punte, guarda quanto verde c’è ancora sotto… Ma sono bestie viziate!".

La marcia è lenta, il gregge resta compatto e non sembra aver voglia di allargarsi a pascolare. Le pecore si guardano in giro e non abbassano il capo verso l’erba. "Sì, fate così… Vi starebbe bene un po’ di recinto, poi non sareste più tanto schizzinose! Ci fosse d’inverno, quest’erba… Non ce ne sarebbe una che alza la testa!"

Il pastore fa scendere le pecore più in basso. Non appena arriveranno in una zona meno scoscesa si fermeranno tutte e si siederanno a ruminare. La sosta sarà lunga, calerà il vento ed arriverà anche l’ora di pranzo. "Mangiamo, mentre queste non ne vogliono sapere di pascolare, perchè poi ci sarà da correre!". Il vento è calato, il sole finalmente scalda un po’, ma non è ancora ora di togliere il berretto o la maglia. "Le lasciamo ancora un po’ e poi le muoviamo." Così ci si concede una pennichella post pranzo, perchè poi il pomeriggio e la sera saranno ancora lunghi.

Sarà necessario far abbaiare i cani perchè tutto il gregge si alzi, svogliato. Finalmente le pecore si metteranno a pascolare, ma dopo poco tempo saranno già di nuovo sedute. "Ah, quando fanno così…". Finalmente un bel pomeriggio di sole caldo, ma è una tregua di breve durata. Il gregge guarda in basso, in direzione dei pascoli delle vacche, così ci si sposta a sorvegliare il confine rappresentato da un sentiero: al di sotto non si deve scendere!

Il pomeriggio scorre rapido, ormai le giornate si sono visibilmente accorciate. Il gregge cammina sul ripido versante in una lunga fila, smuovendo numerose pietre che tengono tutti con il cuore in gola. Più la fila è lunga, minore è il rischio di qualche incidente, però l’imprevisto è sempre in agguato… Chiude la colonna il pastore con una pecora che ha partorito. Il vento ricomincia a soffiare. Meglio condurre subito questa pecora alla nursery, mentre l’auto non è così lontana, poi si vedrà… "Tanto queste continuano a far girare le scatole. Camminano, camminano… Sarebbe meglio mangiasserò un po’! Sarà così fino a stasera…"

I raggi di sole sono bassi all’orizzonte ed il tramonto si avvicina: nei pascoli svettano i frutti secchi della pulsatilla, palloncini argentei che anche le vacche non hanno pascolato. Il vento sibila, ti investe a raffiche mentre faticosamente risali lungo la strada. Alla fine anche la pecora ed il suo agnello vengono caricati e condotti al recinto, poi si torna indietro, alla partenza della strada per il Baracun. "Saliamo ancora?". "Io sto su ancora almeno un’ora, devo vedere se restano di qua o girano sull’altro versante." E allora saliamo.

Su il vento è fortissimo, bisogna indossare addirittura l’impermeabile per cercare di ripararsi. Mentre il cielo si tinge di rosa dietro al Giusalet e dei fiocchi di nuvole scollinano dalle parti del Lago Bianco, il gregge sembra volersi fermare senza passare la cresta. "Non sento più le mani, la faccia… Lasciamole lì, domattina verremo in qua presto e vedremo se sono tornate indietro. Per oggi basta!"