E’ ora

Alla fine è ora. Un’altra stagione è passata, è scivolata via, è di nuovo arrivato il momento in cui le strade risuonano per il fragore dei rudun, sull’asfalto si vedono quelle tracce che solo il passaggio della auto a poco a poco confonde. Si incontrano camion che salgono vuoti e scendono con il loro carico. La stagione d’alpe è finita ed io non sono andata a trovare praticamente nessuno. Non arrabbiatevi con me, d’altra parte anche voi però non siete venuti a trovarmi in alpe! (Tranne poche eccezioni).

Si attaccano i rudun, poi si mangia un boccone all’alpe, poi ci si incammina. Non tutte le transumanze hanno lo stesso spirito… C’è chi parte senza sapere se il prossimo anno ritornerà (il meccanismo di affitto degli alpeggi, sapete, è un grande punto interrogativo). C’è chi parte per una nuova meta o chi aspetta a partire perchè, fino al 29 settembre, la “nuova cascina” è occupata da altri. Essere margari vuol dire spesso non avere certezze: un’incognita l’alpe, un’incognita la cascina per l’inverno. Così come c’è un valzer per gli alpeggi, la stessa cosa avviene in pianura e tizio va nella cascina dove c’era caio e caio si aggiusta dove invece era quell’altro e…

Così è questo mondo, tanto bello e romantico a vederlo dal di fuori, tanto irto di difficoltà e imprevisti a viverlo dal di dentro. Comunque, a parte tutto, per la maggior parte delle persone la transumanza è una festa ed il suono dei campanacci aiuta a comunicare a tutti che c’è una transumanza in corso. Appena si raggiungeranno le prime case, le prime borgate, la gente infatti accorrerà a salutare la mandria ed il margaro.

Si parte davvero. Gli animali vengono chiamati e poi ci si avvia, qualcuno a piedi per controllare le vacche, altri a piedi magari solo così per compagnia ed amicizia, altri ancora con le auto, sia per segnalare la transumanza quando si sarà nel traffico, sia per trasportare questo e quello. Chi parte senza certezze di ritorno, dall’alpe porta via tutto.

Una giornata non solo assolata, ma pure calda. Al mattino l’aria era fredda, specialmente per chi arrivava dal fondovalle o dalla pianura, ma poco per volta il sole scalda. Sole e vento nei giorni precedenti hanno letteralmente “bruciato” tutto, quindi a maggior ragione è ora di scendere. In alto poco per volta resteranno solo i pastori con le loro greggi.

La mandria alza nuvole di polvere sulla strada sterrata, gli animali marciano veloci, incalzano quelli che camminano davanti, mentre dietro i vitelli piccoli fanno un po’ più fatica. Non è una passeggiata riposante, si cammina veloci e spesso c’è da correre quando qualche vacca scappa o va dove non dovrebbe. In questa transumanza non vengono impiegati cani e così per gli uomini che sorvegliano gli animali c’è da faticare di più…

La fila avanza, le montagne rimpiccoliscono alle spalle. I colori, a parte quelli della siccità, non sono ancora propriamente autunnali, solo qua e là iniziano a vedersi delle foglie che cambiano colore. E’ un mondo strano, quello dell’alpe, perchè oltre alla fatica ed al lavoro che stanno dietro alle belle immagini, spesso è anche caratterizzato da gelosie, ripicche, screzi o rotture insanabili (anche all’interno delle stesse famiglie), furti (di pascoli o di materiale), pettegolezzi e voci incontrollabili che vanno di valle in valle.

Si arriva sull’asfalto, il caldo aumenta, per la strada c’è traffico e di tanto in tanto si rischiano piccoli incidenti poichè gli automobilisti non sanno come comportarsi di fronte ad una mandria. Si cerca il più possibile di far defluire il traffico, ma la strada è stretta e tortuosa, così ogni tanto tocca far aspettare qualcuno.

E poi, dopo chilometri di asfalto assolato, si attraversa il primo comune della valle. Il cammino della mandria per ora è quasi concluso, non si rientra ancora in cascina, ma per qualche tempo si pascolerà ancora all’aperto a quote intermedie, dove c’è meno rischio di nevicate improvvise e l’erba è ancora abbondante.

Brevi di lavoro in alpeggio/allevamento

Continuo ad inserire QUI gli annunci di lavoro in alpeggio. Solitamente sono persone che CERCANO lavoro, ma c’è anche qualche azienda che richiede aiutanti, anche con una certa urgenza. Non riesco a capire come mai non si trovi nessuno…

Pubblico anche qui, per dare maggiore visibilità. Sono però esterrefatta dalle parole di Nora, la titolare di questo allevamento: “Le pochissime persone che ci hanno contattati pretendevano di non lavorare il sabato“. Ecco ciò di cui ha bisogno per la sua azienda: “Siamo un azienda agricola/agriturismo in Toscana (fra Siena e Firenze); c’e una descrizione dettagliata sul ns sito www.chianticashmere.com

Attualmente ho circa 120 capre, dovrebbero nascere in primavera un centinaio. Non mungiamo e non macelliamo – produciamo FIBRA come prodotto principale e usiamo le capre (una volta raccolta le fibra in primavera e finiti i parti) per pascolare e ricuperare i terreni marginali sul territorio… quest’aspetto sta crescendo bene e sarà (spero) l’attività principale nel futuro, con l’idea di creare insieme alla Regione Toscana una SCUOLA per pastori.
Necessito un uomo (va bene anche una coppia in quanto ho del lavoro per una donna ma soltanto nel periodo estivo) che sia un tutto fare in azienda (manutenzione ordinaria – non ho trattori o altri mezzi pesanti – soltanto decespugliatrice per mantenere la zona intorno alle case). In estate la capre stanno quasi sempre presso delle altre aziende per cui lui sarà responsabile del controllo giornaliero degli animali, recinti, cani ecc… manutenzione ordinaria dell’azienda, ecc. Quest’anno dovrò stare via anche per dei periodi di 2-3 settimane all’estero per cui ho bisogno di una persona serissima sulla quale posso contare e che sia in grado di gestire da solo tutto durante queste assenze. I periodi liberi li decidiamo insieme.
Dopo un periodo di prova da concordare offro un contratto di base per garantire l’assicurazione, un monolocale piccolo ma decoroso e luminoso con angolo cottura, bagnetto con doccia, stufa a legna, e l’uso di una macchina per spostarsi.
Cerco una persona matura, con patente di guida, autonomo, con esperienza con il bestiame, conduzione a pascolo, riparazione recinti elettrici, nonchè manutenzione aree verdi, taglio legna, ecc ecc. L’azienda dista 1,5 km dal paese piu vicino di 1500 persone. Se e interessato avrei bisogno di sapere della disponibilità, pretese economiche, e delle referenze controllabili.”

Spero nel buon esito finale della mediazione per trovare un’aiutante per dei miei amici che salgono in alpeggio (andrò a trovarli quest’estate, così potrò raccontarvi se tutto funziona a dovere), mentre un altro amico margaro cerca ancora un aiutante per la stagione ormai alle porte. “Cercasi aiutante, anche senza esperienza, se c’è la volontà si impara tutto. Il lavoro da noi è tirare tanti fili, portare sale alle manze in alto. Alpeggio in alta Val di Susa (TO) Carlo Alberto 3392867569”

Com’è andata a Saluzzo

Venerdì scorso si è tenuto a Saluzzo un convegno dal titolo “Difendiamo i margari”, organizzato dall’Adialpi, Associazione difesa alpeggi Piemonte. Qui, sul sito dell’Associazione, un resoconto della serata.

Non avendo incarichi ufficiali, ho potuto partecipare tra il pubblico ed ero nell’ultima fila di sedie, ma alle mie spalle c’era quasi altrettanta gente in piedi. Gli organizzatori parlano infatti di 300 persone, c’era infatti molto pubblico. La posizione che occupavo mi ha permesso sia di seguire gli interventi che si sono succeduti, sia i commenti diretti del pubblico. A mio personale giudizio, quest’ultimo era composto da una frazione di aderenti all’Associazione, da una bella fetta di margari e pastori “disperati”, venuti fin lì per vedere se c’è finalmente qualcuno che può fare qualcosa per le loro problematiche (c’erano allevatori da un po’ tutte le vallate del Cuneese, ma anche dalla Val Pellice, Val Chisone, fino alle Valli di Lanzo), c’erano tecnici, politici, amministratori, c’erano giornalisti e c’erano curiosi. Poi c’era anche chi già in partenza valutava negativamente questa riunione ed era venuto lì per criticare e gettare fango (a torto o a ragione) su ciò che veniva detto. Alcuni di loro magari temevano di vedersi sfuggire un pubblico che, deluso da quanto finora (non) è stato fatto, magari d’ora in poi cercherà sostegno e aiuto altrove. Solo il futuro dirà chi aveva ragione…

Non ho potuto fermarmi fino alla fine, non ho sentito la parte di dibattito, ma mi è stata riferita. Posso però farvi una breve sintesi sugli interventi e raccontarvi che aria si respirava tra gli allevatori. I pastori sono stati un po’ delusi perchè non si è detto niente di nuovo sul problema del lupo e non è stato spiegato come siano stati pagati fino ad ora i risarcimenti delle predazioni della stagione 2012. Anche se la tematica è stata toccata da Bovetti dell’APA nel suo intervento, sono mancati anche dei riferimenti precisi per il 2013.

Le due tematiche più sentite sono state quelle del famigerato “refresh”, cioè le nuove foto aeree dei pascoli che vanno a restringere sempre di più le superfici che hanno diritto a ricevere contributi per il pascolamento, e la questione delle speculazioni sui pascoli. Tali argomenti sono stati anche oggetto del dibattito finale. La sensazione generale però è stata quella di immensa impotenza dei diretti interessati (pastori, margari) contro leggi che non riescono a tutelarli a sufficienza e contro la “burocrazia” in generale. Se con il nuovo refresh si restringono le particelle valide ed il margaro pascola sempre e comunque lo stesso alpeggio, perchè oltre a perdere parte dei contributi deve pure restituire quelli già percepiti? Non si può partire con le “nuove” superfici con le domande future? L’errore iniziale non è stato dell’allevatore, ma chi paga alla fine…?!?

Per le speculazioni sui pascoli qualche buona notizia c’è, perchè la Regione si sta impegnando fortemente per fare in modo che, almeno per quanto concerne gli alpeggi pubblici, questi vengano affittati effettivamente a margari e pastori e non a speculatori. Ci sarà probabilmente bisogno di qualche sforzo in più per certificare che realmente uno svolge il proprio lavoro in maniera corretta, ma se si riuscirà a compiere questo passo, si limiteranno tutti quei fenomeni che a tutt’oggi hanno creato così tanti problemi: aumento sconsiderato dell’affitto del territorio d’alpe, impossibilità per piccoli allevatori di affittare in prima persona l’alpe (non potendo così nemmeno presentare domande per aver accesso ai contributi), abbandono e/o sovrasfruttamento di alcuni territori. La speranza di tutti è che si arrivi veramente a dei risultati, perchè queste speculazioni sono note a tutti, dall’ultimo degli allevatori al Direttore dell’Ente pagatore dei contributi. Il guaio è che, allo stato attuale, sono “legali” poichè chi ha fatto la legge forse non aveva pensato alle possibili interpretazioni. Già, perchè, com’è stato detto, un titolo che dà diritto a contributi per la coltivazione di tabacco acquistato in Sicilia può poi essere applicato ad una superficie d’alpe a 2000 metri in Piemonte. Sarà così anche per future “agevolazioni” pensate in teoria per agevolare i veri fruitori degli alpeggi? la nuova PAC non diventerà operativa nel 2014, ma bisognerà attendere il 2015. Come spiegava Ferrero della Regione, il famigerato “greening” che dovrebbe aiutare chi pascola… potrebbe dare adito a nuove speculazioni da parte di chi ha disponibilità di denaro per affittare pascoli.

Torniamo quindi al punto di partenza, cioè a livello regionale si può intervenire solo normando l’affitto degli alpeggi di proprietà pubblica. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di leggi, se gli amministratori comunali ragionassero per il bene della montagna e non con il pensiero alle casse comunali. Da ricordare ancora l’intervento di Michele Corti sul biogas, che non è stato ben compreso da tutta la platea, dato che non ci si rende ancora ben conto delle conseguenze dirette ed indirette di questa “attività”.

La presentazione degli argomenti è durata a lungo, a mezzanotte stava ancora intervenendo l’Assessore Sacchetto, ma in sala, come vi dicevo, serpeggiava anche del malumore. Sono persone concrete, gli allevatori, sono abituati a rimboccarsi le maniche e lavorare, non amano molto le parole. Il fatto di aver partecipato così numerosi è sicuramente un buon segno, ma molti prima dlela fine serata erano già nell’atrio o per le scale a scuotere la testa: “Parole…“, “Tutta politica…“. C’era una dose di disfattismo che forse accomuna un po’ parte del mondo agricolo, per altri invece era disilluso realismo. “Vedremo se questi sapranno fare qualcosa, ma non so, perchè cosa siamo noi per l’Europa? Quelli dell’università dicono sempre che siamo importanti per il territorio e quelle belle storie lì, ma…“. Forse adesso non bisognerebbe più fare convegni fin quando non ce ne sarà uno in cui si potrà dire, con parole semplici e chiare, tutto ciò che è stato fatto davvero! Sarebbe però anche importante che, di fronte a problemi comuni, ci si unisse a prescindere da casacche, tessere ed “ideologie”, per combattere una battaglia unica, chiara, trasparente. Ma forse questa è utopia, perchè è molto più facile criticare quello che altri stanno cercando di fare…

Problemi degli alpeggi

Poco tempo a disposizione per il blog, oggi, ma volevo segnalarvi un convegno che può interessare, oltre agli addetti ai lavori, anche chi vuole capirne di più sul mondo degli alpeggi e sulle sue problematiche.

Si terrà a Saluzzo (CN) il prossimo venerdì 25 gennaio, presso l’antico Palazzo Comunale ed il titolo recita “Difendiamo i margari”.

Tante le tematiche in programma e le personalità che prenderanno la parola. sarà presente anche l’assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto, quindi per chi ha qualcosa da dire… questa è l’occasione giusta per partecipare ed esporre le proprie idee, le proprie problematiche, nella speranza di non sentire solo promesse, ma fatti concreti!

Grazie Mauro Corona

Ringrazio l’amico Giacomo per avermi segnalato un passo dall’ultimo libro di Mauro Corona (“Venti racconti allegri e uno triste”, che non ho ancora letto, ma che mi procurerò al più presto…). Siamo quasi a Natale, vedremo tanti tanti pastori nei Presepi, ma da queste pagine ogni giorno purtroppo vi narro storie ricche non di serenità e tranquillità, ma irte di problematiche e difficoltà, perchè questo è essere pastori nel XXI secolo.

Dopo aver letto questo brano, sempre nelle speranza di poter continuare a testimoniare/praticare questo mestiere, vi invito anche a leggere un recente articolo comparso su Ruralpini, a riguardo del consumo di territorio da parte di chi sfrutta il terreno per produrre non foraggi, ma combustibile per biogas… Per saperne di più, sullo stesso sito, leggete anche questo.

Dagli alpeggi e transumanze

Oltre ai “classici” inviati di questo blog, giorno dopo giorno aumentano gli allevatori che inviano foto dei loro animali e mi raccontano le loro storie. Su Facebook poi continuano a comparire pastori di tutte le età! Prima di iniziare con le immagini, vi ricordo ancora il convegno su “ritorno e abbandono” che si terrà domani all’università di Torino (aperto a tutti), poi passiamo ai vostri racconti.

(Foto G.Grosso)

Una transumanza in Valchiusella: “Questa è una delle due  mandrie  valchiusellesi che d’inverno svernano ancora in pianura (50 anni fa erano una ventina).

(Foto C.Borrini)

Cambiamo area del Piemonte, a fine settembre. “Sapendo delle festa della transumanza di Premia in Val Formazza del 30 settembre e sapendo che venerdì 28 settembre il gregge avrebbe sostato a Chiesa, il  mio intuito mi ha spinto ad andare incontro al gregge che presumevo si trovasse alle Cascate del Toce o al massimo a Riale. Quindi venerdì 28 settembre io e mia moglie siamo partiti, in una bella giornata di sole alla volta della Val Formazza. Infatti, appena sopra le Cascate del Toce, ecco il gregge intento a pascolare.

(Foto C.Borrini)

Questo gregge lo avevo già incontrato più volte nella pianura novarese nelle freddissime giornate di febbraio. Scambiamo alcune battute con il pastore attento alle sue pecore, che dà ordini perentori al cane appena alcune di esse si allontanano o si portano sulla  strada. Saliamo quindi a Riale dove sono state lasciate le madri con gli agnelli; queste sosteranno lì ancora per qualche giorno.

(Foto C.Borrini)

Dopo qualche foto e dopo aver gustato presso il Bar Barulussa due fette di ottimo strudel, siamo ridiscesi alle Cascate per assistere alla partenza della  transumanza. Pochi istanti di attesa ed ecco arrivano gli ordini del pastore e i cani, obbedienti, in men che non si dica compattano il gregge in vista della partenza.

(Foto C.Borrini)

Decidiamo a questo punto di scendere fino a Canza anticipando il gregge dove parcheggio la mia auto, quindi lascio mia moglie, che fatica a camminare, con  la videocamera per filmare la transumanza, mentre io risalgo la strada e vado incontro alle pecore. Cammino per circa venti minuti, quindi sento l’abbaiare dei cani e vedo il gregge (circa 2500 pecore) come un fiume in piena snodarsi lungo i tornanti, guidato  in modo fiero dal pastore Ernestino.”

(Foto C.Borrini)

(Foto C.Borrini)

Dopo alcune foto di fronte, mi butto in mezzo agli animali e scendo con loro. E’ stata una sensazione bellissima camminare con gli animali: le pecore che andavano giù a testa bassa, le capre che ti venivano incontro curiose, quasi  volessero dirti qualcosa o cercarti qualche leccornia da mangiare, i cani che correvano avanti e indietro per mettere in riga qualche pecora o capra che  lasciavano la strada per andare a brucare nei prati. Un attimo di inquietudine l’ho avuta con un puledro di asino che mi si avvicinava e cercava di darmi le spalle per scalciare. Questo somarello era già stato notato anche dal pastore mentre rincorreva le pecore; la sentenza è stata: “Se non si toglie quel vizio ….”

(Foto C.Borrini)

Da Canza abbiamo poi seguito il gregge per circa un chilometro fino a un punto dove ha sostato per far defluire la breve fila di auto che si è formata alle sue  spalle“.

(Foto C.Borrini)

Dopo un saluto ai pastori e soprattutto un arrivederci nei mesi invernali nelle nostre campagne, siamo ritornati a casa. Il gregge proseguiva il giorno dopo verso Premia dove avrebbe fatto un passaggio nel centro del paese a mezzanotte e quindi si sarebbe spostato nella notte a  Crodo e all’indomani verso Domodossola per riprendere poi il suo pascolo vagante. Non abbiamo potuto seguire questa transumanza fino alla fine perché avevamo programmato di assistere a quella di Novalesa.

(Foto P.Giaime)

Queste altre foto invece ce le mandano Paola ed Ivan e riguardano la loro stagione in alpeggio in val Germanasca, più precisamente all’Alpe Lausun.

(Foto P.Giaime)

…e poi dicono che l’alta quota è sconsigliata per i bambini piccoli… Ma da sempre in alpeggio ci sono e ci sono stati bambini. Un tempo addirittura si nasceva, in alpeggio!

(Foto P.Giaime)

Ecco ancora una foto di papà Ivan al pascolo con un bell’esemplare di vacca barà.

(Foto P.Giaime)

Ultimo simpatico scatto dall’Alpe Lausun. Grazie ai margari che hanno voluto condividere con noi le (belle) immagini della loro vita in alpeggio e delle loro bimbe.

La categoria più rappresentata

Devo ringraziare ancora una volta il sindaco di Villar Pellice, Lilia Garnier, che mi ha invitata ufficialmente alla fiera d’autunno tenutasi domenica 21 ottobre, in una bellissima e calda giornata di sole, non come in passato quando spesso pioveva o c’era la brina. “Visto che hai intitolato il tuo libro «Di questo lavoro mi piace tutto», mi sembrava giusto che tu fossi qui.” Io c’ero già stata in passato, ma mancavo a questo appuntamento da alcuni anni.

Sono arrivata quando non tutti gli animali erano già giunti sul campo. Per chi non conoscesse questo evento, si tratta sì di una (piccola) fiera, con alcune bancarelle dove vengono esposti prodotti di vario genere, dai formaggi alla frutta, dall’artigianato/hobbistica locale al miele, un po’ di abbigliamento ed almeno uno dei classici banchi di attrezzatura “tecnica” per la zootecnia.

Per quanto riguarda il bestiame, non si tratta di capi in vendita, ma animali degli allevatori locali che vengono portati lì per essere ammirati, fondamentalmente. E’ un’antica tradizione, ma è particolarmente importante in questi giorni raccontare delle rassegne che continuano ad avere luogo, visto che altrove invece manifestazioni simili, magari anche più “importanti”, chiudono i battenti per motivi economici.

Non ho dati ufficiali, non ho contato il numero di allevatori che hanno partecipato con i loro animali (bovini, ovini, caprini ed alcuni equini), ma per un piccolo comune di montagna come Villar Pellice (1124 residenti) sicuramente c’era un patrimonio zootecnico non da poco ed anche di buona qualità.

Mentre il pubblico si aggirava per la fiera, gli esperti osservavano attentamente tutti i capi, per stabilire le graduatorie e decidere chi avrebbe poi dovuto ricevere i premi (di partecipazione per tutti, campane per i migliori).

Si poteva anche votare il rudun, scegliere tra i campanacci portati dagli allevatori decidendo quale fosse il più bello, che alla fine sarebbe stato adeguatamente premiato.

Ancora tante pecore e capre, da queste parti. Mi ha fatto particolarmente piacere sentire le parole di un allevatore che, vedendomi fotografare le sue belle pecore, mi ha detto: “Il merito è di Ivan, era lui che le aveva quest’estate!”. Fa piacere sentire che venga riconosciuto il lavoro del pastore che ha badato al gregge nella stagione appena conclusa. Tra l’altro, alla fine quel gruppo è stato premiato come quello ovino più bello.

Gli appassionati di tutte le età si affollavano intorno alle capre. Da queste parti comunque continueranno gli appuntamenti anche nei prossimi giorni. A Bobbio Pellice (pochi chilometri più a valle) con la Fiera della Calà (28 ottobre, ma vi ricordo la presentazione di “Di questo lavoro mi ) e poi con la “famosa” Fiera dei Santi di Luserna San Giovanni (2 novembre).

Ancora un giro tra i bovini in mostra, attendendo l’ora del pranzo sotto il tendone. Gli addetti ai lavori lamentavano un piccolo calo nelle presenze, sull’ordine dei 50 coperti, ma non tale da mettere in pericolo il bilancio della fiera. Complimenti ai cuochi per i due secondi, vitellone ed agnello (locali!) erano davvero ottimamente cucinati.

E poi premiazione! Prima che gli allevatori si dedicassero ai canti ed all’allegria, il Sindaco li richiama tutti all’aperto. Un breve discorso, assolutamente non retorico, ma doveroso, in cui si ricordano i tempi difficili che stiamo vivendo, specialmente a livello amministrativo. Cosa accadrà, senza le Comunità Montane, che qui hanno davvero fatto tanto? Un ringraziamento agli allevatori, la categoria più rappresentata a livello occupazionale nel paese, e poi via con le premiazioni.

In prima fila un pubblico di giovani e giovanissimi, tra i quali qualcuno verrà poi chiamato a ricevere un riconoscimento. Premi anche per la coppia più giovane che sale in alpeggio…

Ecco una bella foto di gruppo per tutti i premiati e sicuramente riconoscerete molti di loro, che in passato sono già stati protagonisti su queste pagine. Dopo c’è chi torna a casa e chi rientra nel tendone per festeggiare, cantare, giocare alla morra… Per un giorno magari si farà tardi, ma dall’indomani riprenderà il lavoro come sempre. Animali al pascolo fin quando farà bello, poi in stalla, per tutto l’inverno.

Il bello e il brutto della transumanza

Vi ho mostrato una festa della transumanza, l’altro giorno. Sono estremamente favorevole nei confronti di queste iniziative, che dovrebbero servire ad avvicinare sempre  di più il “pubblico” al mondo degli alpeggi, della pastorizia, dell’allevamento tradizionale, della montagna vissuta. Devono però essere reali, cioè corrispondere ad effettivi passaggi di uomini ed animali di ritorno dall’alpe e non appositamente  costruiti per fare show. Qualche elemento di folklore ad uso del pubblico ci può stare, ma per il resto la transumanza è un’altra cosa.

Il pubblico ne coglierà gli aspetti spettacolari e lo vivrà come  una grande festa, come in effetti è, ma non è solo quello. Dovrebbe andare più a fondo e documentarsi a 360° su questa realtà per capire cos’è davvero la transumanza. Così da non sentire poi quello che ha ascoltato Franco, amico di questo blog, a Novalesa. Ecco come commenta su Facebook: “Molte lamentele perchè lo “spettacolo” non era esattamente all’ora indicata… un ragazzino dopo il passaggio delle pecore per Via Maestra giurava che non sarebbe più sceso dalla pietra su cui si era rifugiato per paura di sporcare le scarpe ultima moda comperate “solo ieri”; qualcuno passi a rifocillarlo in attesa della prossima dilavante pioggia… così va il mondo. Bella giornata, grazie a chi ha lavorato per il buon risultato.

La transumanza, quando uno la vede, è già in corso. In realtà è iniziata giorni prima. In quei giorni c’è stato da andare negli uffici per i documenti relativi alla demonticazione. Su in alpe invece c’erano i soliti lavori da svolgere, ma anche da iniziare a sbaraccare. Portare a valle ciò che già non serviva più, ma anche la produzione residua di formaggi ancora conservata nelle cantine. Qualcuno lo deve fare a piedi, se non c’è la strada.

In ogni caso, amici, conoscenti, parenti e vicini d’alpeggio sono i benvenuti per dare una mano sia nel trasporto prima e dopo, sia nell’assistenza durante il cammino. Chi è sicuro di ritornare in alpe porta giù solo l’indispensabile, tutti gli altri invece devono svuotare completamente la baita. Poi c’è da ritirare tubi, fili, reti, picchetti, legna messa da parte per l’anno dopo. Smontare centraline idroelettriche, togliere l’acqua dai tubi, pulire stalle, mettere i materassi in salvo dai topi…

Poi si va e il primo tratto è quasi sempre a piedi, anche quando c’è una strada e non un sentiero. Si caricano i vitelli più piccoli, galline, maiali, gatti, cuccioli… Prima di partire, un boccone (colazione o pranzo, dipende dall’ora) tutti insieme e quindi (solitamente le donne) c’è da cucinare e badare agli ospiti-aiutanti.

Quando tutti si alzano dal tavolo, si parte e restano ancora mille cose da fare. Una volta però che sono gli animali a prendere il via, la priorità tornano ad essere loro, il resto si farà poi, magari tornando il giorno dopo. Quasi sempre c’è stato anche chi si è preoccupato di attaccare i rudun, che adesso risuonano nella valle.

La transumanza scende più o meno velocemente verso il fondovalle, fino ad incontrare le prime borgate, ormai disabitate. Quando c’è il sole è più “comodo” perchè tutto è più facile, ma nello  stesso tempo è brutto andarsene con una bella giornata, pensi sempre che avresti potuto rimanere su quel giorno ancora.

Per le greggi che scendono a piedi, il cammino spesso è  lungo. La prima tappa, quella che dall’alpe ti porta  in giù, deve raggiungere un pascolo adatto a sfamare  il gregge quella sera e il mattino successivo, prima di rimettersi poi in cammino.

La maggior parte dei margari con le loro mandrie, invece, utilizzano i camion, a meno che la cascina sia raggiungibile in una sola tappa dall’alpe, lungo strade non troppo frequentate. Chi frequenta abitualmente le valli, chi vi abita, sa che questa è stagione di transumanze.

Incontrarne una  in senso opposto è cosa di poco conto, la sosta è breve, ma trovarsela davanti è più problematico. Si cerca di far passare le auto in coda ogni volta che ve n’è la possibilità, ma spesso è difficile, lungo strette e tortuose strade di montagna. Così capita che qualcuno inveisca e suoni il clacson, ma è materialmente impossibile, su certe strade, pensare di contenere gli animali entro la mezzeria e far passare alternativamente le auto.

Poi si attraversano i paesi del fondovalle, e fa piacere ricevere i saluti e gli  auguri di “buon inverno” da parte della gente. Quando sei lì che cammini così ti dimentichi la fatica, quello che hai già fatto alzandoti all’alba (o anche prima) e quello che resta da fare ben oltre il tramonto. Qualcuno, a transumanza conclusa, invita a cena amici ed aiutanti. Personalmente non vedo l’ora di crollare su di un letto!

Per il pastore vagante la transumanza non è finita in un giorno, spesso è questione di settimane, addirittura, durante le quali ci si ferma qua e là lungo la valle a pascolare. Si dorme in roulotte o in abitazioni  concesse temporaneamente, stanze che vengono ingombrate da sacchi e scatoloni, una precarietà in cui è difficile trovare subito quel che serve. I pasti sono semplici, dettati dalla praticità di usare poche stoviglie… La transumanza è anche tutto questo (e  molto altro ancora), non solo lo spettacolo osservato in un giorno di  festa.

La transumanza con la pioggia

La due giorni delle transumanze (erano numerose le iniziative organizzate in tutto il Piemonte) si è svolta all’insegna del tempo autunnale, umido e talvolta decisamente piovoso. Per gli allevatori, anche se avrebbero preferito il sole, quello che era da fare si faceva lo stesso… L’afflusso di turisti invece ne ha risentito.

Vi parlerò ovviamente di Novalesa, dove ho partecipato a diverse iniziative. Ha avuto un buon successo la mostra targata ProPast “Pastori piemontesi nel XXI secolo”, che dopo questa inaugurazione verrà esposta in numerose altre occasioni. Grande pubblico anche per la presentazione ufficiale di “Di questo lavoro mi piace tutto”, tenutasi alla sera  insieme alla proiezione di un film sulla transumanza 2011 a cura di Pietro Rivetti, alla lettura di testi da parte dei bambini delle scuole ed alle evocative immagini dell’amica Barbara Stefanelli.

Il giorno successivo al mattino non si incontrava quasi nessuno per le pittoresche vie del borgo. Gli espositori stavano allestendo i loro stand e gli abitanti del paese svolgevano le loro abituali attività domenicali, ma la pioggerella sottile faceva presagire poco di buono. Intanto si rincorrevano voci sulla reale posizione del gregge, che la sera prima non era sceso a valle.

Gli stand potevano essere visitati con tutta calma, apprezzando i caldi colori naturali della lana e dei manufatti  esposti da Gaia, proveniente dalla provincia di Verbania, o i colori più accesi della ligure “La Matassa Ultravioletta“.

Giangili il cantastorie non aveva potuto installare tutti i suoi pannelli e si era rifugiato con la sua musica meccanica al riparo di un portico ed intratteneva i primi visitatori con le sue suggestioni fatte di suoni, colori e parole.

Sasha e le sue creazioni in feltro si erano rifugiate in un altro androne delle case e cortili  che si affacciavano sulla Via Maestra, dove nel pomeriggio era attesa la transumanza. Sua mamma filava, suo papà suonava, coadiuvato dai nipoti, e si continuava a guardare all’insù aspettando che smettesse di piovere.

All’imbocco della via c’erano gli amici Silvio e Tiziana (prossimi alle nozze, auguri!). Silvio d’le cioche aveva creato nuove campane per l’occasione ed ancora una volta ha voluto omaggiarmi di un nuovo elemento che andrà ad arricchire la melodia della nostra prossima transumanza.

C’era poi dell’artigianato a tema pastorale, simpatiche  idee per rallegrare la nostra casa anche senza avere animali  “vivi” a cui dover pensare quotidianamente.

Non mancavano due espositori di formaggi ed alcune altre bancarelle di prodotti agroalimentari, dai salami alle mele, dalle zucche alle patate. Ma il gregge, dov’è??? Intanto, per fortuna, nel primo pomeriggio aveva smesso di piovere ed era uscito qualche timido raggio di sole.

Forse erano state le melodie delle campane di Giovanni Mocchi a far sì che la festa potesse essere tale, senza la pioggia (utile sì, ma in questo caso guastafeste?).

Mentre finalmente il gregge era stato avvistato, durante la sua discesa scenografica lungo le le strette curve della pista che porta all’Alpe Prapiano, cavalli e cavalieri hanno dato il via alla sfilata nella via. Complice il meteo, anche il pubblico stava  iniziando ad arrivare. Non erano le folle dello scorso anno, quando la meravigliosa giornata di sole aveva richiamato migliaia di persone, ma comunque sui due lati della strada iniziavano ad esserci le “due ali di folla” come ad una tappa del Giro d’Italia.

Prima delle pecore, ecco un margaro locale con le sue vacche, che attraversano il paese orgogliosamente a testa alta, facendo risuonare  i rudun indossati  per l’occasione.

Ancora qualche minuto di attesa e poi finalmente il fiume di pecore invade Novalesa. Anche se è una scena già vista, anche se è un’esperienza già vissuta decine e decine di volte, in tante transumanze, l’emozione è sempre forte, lo spettacolo unico, magico, senza tempo.

Far passare qui una transumanza è un’idea vincente. La cornice del paese è un qualcosa di speciale, dare a gregge e pastori la Via Maestra è renderli protagonisti, dire che sono loro al primo posto nella vita delle Terre  Alte, delle nostre montagne.

Belati, campanelle, le esclamazioni stupite dei bambini, il gregge scorre per lunghi interminabili minuti. La domanda più comune riguarda il “quante sono”, poi c’è chi immagina chissà quanti padroni o ancora chissà quale destino per i giorni a venire. Non tutti conoscono il pascolo vagante…

Il  gregge man mano esce dal paese, la fila si assottiglia, ma non si spezza come lo scorso anno, anche perchè c’è meno gente e premere lungo i fianchi, a mettersi in mezzo per scattare foto, filmare o accarezzare un agnello.

La  fine della colonna, dopo resterà solo lo “sporco” sul selciato. Ma Novalesa è un paese antico, c’è modo di far passare l’acqua del Cenischia e lavare tutto in poco tempo. La gente se ne va insieme alle pecore, segue il gregge domandandosi dove andrà.

La tappa per quella sera è nei prati vicini all’abbazia, poi l’indomani verranno i camion a caricare il gregge. “Scende con i camion perchè lo scorso anno, a piedi, ha tribolato troppo“, spiega alla gente che fa domande uno degli aiutanti del pastore. “Verranno a caricarne un primo gruppo, poi vanno giù e scaricano, poi vengono a prendere le altre. Non c’erano 9 camion liberi tutti insieme“. Ora ho capito perchè il gregge non è sceso la sera prima, dev’esserci erba per sfamare gli animali fin quando si completeranno queste lunghe e difficili operazioni. Ma la gente che ride, chiacchiera, saluta il pastore queste cose non le immagina…

Gli ultimi, in montagna

Questa è la stagione in cui molti se ne vanno. Quest’anno è stata un’estate cattiva, per parecchi, tra siccità prima, neve e alluvioni poi.  Per chi invece più o meno è riuscito a rispettare i normali ritmi, adesso però è ora di scendere.

Sono i marghè a partire per primi, quando hanno terminato i pascoli per le loro mandrie. Attaccano i rudun e  danno inizio alla transumanza. Il suono dei campanacci risuona in tutta la valle, le vacche muggiscono già  solo a sentirli  scaricare dalle auto, sanno che è ora di partire, di lasciare l’alpeggio.

C’è chi dice che è un peccato partire in una giornata così, perchè dispiace lasciare la montagna quando il tempo è ancora tanto bello. Però sicuramente la transumanza è più facile con il sole, piuttosto di  avere una giornata di pioggia, quella pioggia che manca di nuovo, specialmente in pianura, dove sole e vento hanno già fatto dimenticare le precipitazioni di inizio mese.

Lassù restano le pecore e le capre, le greggi con i loro pastori. Anche dove la siccità non era ancora stata cosa grave, neve, brina e vento adesso hanno fatto cambiare i colori. D’altra parte manca poco all’autunno, quello del calendario. Quassù però di sicuro non si può più parlare d’estate, anche se talvolta il sole è ancora caldo.

Anche le giornate più limpide,  nel giro di poco  tempo, possono trasformarsi in perfetti giorni d’autunno, con cielo grigio, qualche nebbia, aria immobile che sa di terra, umidità, erba secca. Gli animali pascolano quieti, sanno che è inutile sprecare energie andando oltre, si pascola quello che c’è davanti al muso, in alto non merita più salire, piuttosto si vorrebbe scendere verso il basso, dove c’è il ricaccio verde  del pascolamento precedente.

Queste belle immagini fanno pensare alla transumanza anche per i pastori: strade, confini, gli accordi da prendere con i contadini per i pascoli, l’inverno, la carenza di erba, gli spostamenti quotidiani… Meglio riuscire a prolungare la stagione quassù fin quando sarà  possibile, visto che anche gli animali stanno bene. Ma verrà anche per loro il tempo di partire…