Allevare capre non è un gioco

Voi state aspettando il libro sulle capre, io sto aspettando che le mie capre partoriscano… Intanto rileggo per l’ultima volta le bozze, poi potrò dire all’editore che sono a buon punto e passerò alla scelta delle foto. Operazione non semplice, visto il numero di immagini nel mio archivio, ma meno impegnativa dello scrivere i capitoli. Deve ancora venirmi l’ispirazione per il titolo…

(foto M.Vigo)

(foto M.Vigo)

Intanto ecco un’altra delle appassionate che mi hanno inviato la loro storia, affinché la utilizzassi nel libro.

Mi chiamo Marta, ho 20 anni, abito nel comune di Ceranesi sulle alture di Genova. Ho un’azienda agricola di nome “Pilan” con una ventina di capre da latte e 3 mucche, sempre da latte. La mia prima capra si chiamava Isotta (Isi) un regalo per me e mio fratello da parte di mio padre. Ho anche altri animali (cavallo, pecore, asini, oche, galline, cani) per la fattoria didattica.

(foto M.Vigo)

(foto M.Vigo)

Ho scelto le capre perché sono animali molto intelligenti, simpatici ed affettuosi, specialmente le mie che sono cresciute a biberon di latte in polvere. Della capra mi affascina molto la sua furbizia.  Mungo e caseifico. Ho imparato a fare il formaggio ad Imperia nell’Azienda agricola Barbara Saltarini. La proprietaria, molto gentile, tramite uno stage mi ha trasmesso tutte le nozioni necessarie per fare tomini, stracchino, primo sale, ricotta, formaggette fresche o stagionate. Per adesso non vendo i miei formaggi, ma sto cercando di aprire un piccolo caseificio vicino alla mia stalla. L’azienda è mia e di mio fratello Marco (18 anni) . I miei genitori ci danno una GRANDE mano. Allevare capre non è un gioco. Sono molto impegnative, ma tenute nella maniera giusta ricambiano il lavoro a loro dedicato.

(foto M.Vigo)

(foto M.Vigo)

Pascolo all’aperto circa due ore al giorno. Alle capre fa piacere uscire dalla stalla e divorare tutti i germogli. Ed io le accompagno, insieme alla mia cucciola di border collie che per ora fa solo disastri! L’aspetto più piacevole è andare a pascolare nel bosco dove l’unico rumore sono i campanacci delle capre. Secondo me molti allevatori di capre sono donne perché la capra è un animale molto più gestibile rispetto ad una mucca per una donna!Mi rendo conto che la mia vita è cambiata quando (raramente) devo andare via di casa per qualche giorno e la prima domanda che faccio quando sento i miei è “le capre come stanno?

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Meglio le capre degli uomini che bisticciano in tribunale!

Le bozze del libro hanno preso forma, si sono arricchite di tutti i contributi, le notizie, le interviste. Anche se sarebbe molto bello poter ascoltare sempre nuove storie, pian piano mi devo avviare alla conclusione della mia opera, inserendo anche i contributi ricevuti on-line. Invito quindi tutti coloro che si erano fatti mandare il questionario ad inviarmelo via e-mail, altrimenti pubblicherò la vostra storia solo qui e non sul libro.

Oggi cedo la parola a Fabrizio da Vasia (IM). “Tengo le capre per passione ne ho solo una decina. Soprattutto i miei genitori si sono chiesti molte volte da dove avessi preso questa passione, visto che loro non l’hanno mai avuta. O meglio, mio padre ha sempre avuto una capra, mia madre da bambina aveva anche la mucca, ma certamente non per passione. In paese un tempo ogni famiglia aveva animali, ogni famiglia faceva il fieno e viveva nei campi. Ora tutto è abbandonato, solo io ho questo piccolo allevamento e “faccio notizia”!! Quando ero bambino andavo dall’unica signora che aveva le pecore. Possedeva anche due capre ed io ero affascinato da loro. Andavo ogni pomeriggio all’ora della mungitura e provavo… poi la signora mi dava un po’ di latte per la colazione. Alcuni anni dopo mia sorella ha sposato il figlio di quella signora e quindi sono diventato uno di loro. Ogni domenica, quando l’impegno della scuola prima e dell’università dopo me lo permetteva, andavo al pascolo con lei o a raccogliere foglie nel bosco per usare da lettiera. Abbiamo recuperato alcuni prati e comprato l’imballatore per farci il fieno. Con gli anni l’allevamento ha cambiato un po’ le sue caratteristiche. Le pecore le abbiamo date via, a me non piacevano un granché. Ho aumentato invece il numero delle capre, ora ne ho nove.
Mi piacciono molto gli erbivori in genere: il mio sogno sarebbe tenere una mucca ma credo sia troppo difficile da gestire, visto anche il fatto che ho una famiglia con tre bimbi e dunque a volte si va in vacanza… Le capre posso lasciarle a mia sorella ma la mucca proprio no.  Allevo anche i conigli, sempre per passione!

(foto F.Viani)

(foto F.Viani)

Una passione che porta a fare delle scelte. “Ho fatto l’università a Genova, giurisprudenza. Ho anche fatto la scuola specialistica per avvocati, compresi i due anni di praticantato… Poi ho abbandonato con gioia questa strada: meglio le capre degli uomini che bisticciano in tribunale! Lavoro in una amministrazione pubblica. Ho una piccola azienda olivicola e coltivo gli ulivi per amore, così come tengo le capre. Concimo le piante con il loro letame. Con mia moglie abbiamo anche aperto un piccolo agriturismo: mia suocera cucina, io servo ai tavoli. Insomma, non ci facciamo mancare nulla!!!  Per noi la capra è una risorsa: grazie a loro tengo puliti i prati che faticosamente ho sottratto all’abbandono, così come alcuni uliveti. Mungo il latte due volte al giorno e faccio il primo sale e la ricotta. Al mattino alle 5 vado in stalla e poi porto il latte fresco ai miei tre bimbi per la colazione. Amano il latte, ma non il formaggio, preferiscono quello di mucca. Ovviamente non vendo il formaggio, mi capita di regalarlo a qualche mio amico, quando mi rimane buono!

(foto F.Viani)

(foto F.Viani)

Mi ricordo un anno eccezionale per i parti: tre capre dieci capretti!!! Due capre hanno partorito tre capretti ciascuna, una ne ha fatto quattro!!! Tutti in splendida salute. Non è mai più successo!!! La cosa più originale per me è come una vecchia signora del piccolo paesino in cui abito possa aver influito così tanto sulla mia vita. Quando ero piccolo non vedevo l’ora di andare da lei in stalla, non mi interessava del pallone o degli altri bambini. Volevo andare dalle capre e basta. E poi la casualità a fatto si che questa signora sia entrata nella mia famiglia… questo è fantastico! Con lei ho condiviso un sacco di cose, è come una seconda mamma! Qui non ci sono altri allevatori di capre. Mi sono cercato alcuni contatti con altri appassionati. Grazie al tuo sito “Pascolo vagante” sono rimasto amico di Marta e Luca di Sambuco, andiamo spesso a trovarli e sono in contatto con loro! 

Grazie a Fabrizio per la sua testimonianza, mi aveva già scritto tempo fa per raccontarmi la sua passione, ben prima che iniziassi le ricerche per il libro. Aspetto le vostre ultime storie, devo chiudere le bozze al più presto per i tempi tecnici necessari alla pubblicazione…

La transumanza di inizio stagione della Pecora Brigasca

Mentre mandrie e greggi completano la loro stagione in alpeggio, appena prima della festa della pecora Brigasca in Francia, a la Brigue, vi propongo un “servizio” realizzato dall’amico Carlo qualche mese fa. A lui la parola.

“Fine giugno: per i pastori è arrivato il tempo di transumanza, lo spostamento del bestiame dai pascoli invernali agli alpeggi. E così fa Aldo Lo Manto, proprietario dell’azienda agricola “I formaggi del boschetto”, presidio Slow food per la toma di pecora Brigasca. Aldo è l’unico pastore della Liguria a fare la transumanza interamente a piedi partendo da Garlenda e arrivando fino alla località Pornassina (Le Navette Liguri) a oltre 2000 metri di altitudine, è lui che ha salvato dall’estinzione la pecora Brigasca. Il nome della Brigasca (Brigasque) deriva dal monte Briga e dall’omonimo passo, sulle Alpi Marittime in Liguria, zona di confine tra Italia e Francia.

(foto C.Borrini)

Da alcuni anni, Aldo ha voluto coinvolgere in questa esperienza (la transumanza), sostenuto anche dall’Associazione i Transumanti, anche gruppi di escursionisti che camminano con i pastori e con le greggi entrando in sintonia con la natura e gli animali. Quest’anno a questa transumanza abbiamo voluto assistere anche noi (io e mia moglie).

(foto C.Borrini)

Il ritrovo era fissato per le 5.00 del mattino presso la Chiesa della Natività di Garlenda, quindi accompagnati da Valentina siamo arrivati presso i recinti dove erano ancora rinchiusi gli animali. Quindi per la mattina del 20 giugno sveglia alle 4.00, orario per me molto inusuale (sono ancora al primo sonno), ma anch’io sono stato contagiato un po’ dalla malattia delle pecore, quindi ho fatto volentieri questo sacrificio. Alle ore 5,45 con puntualità quasi Svizzera si sono aperti i recinti e il cancello ed è partita ufficialmente la transumanza.

(foto C.Borrini)

Un migliaio di Brigasche divise in due greggi e una cinquantina di bovine, con al seguito cavalli, cani e guidate dai pastori hanno iniziato così il loro lungo viaggio verso i monti.

(foto C.Borrini)

Passando per Vellengo Passo di Cesio e da Colle San Bartolomeo, la prima tappa prevedeva l’arrivo a San Bernardo di Conio dove per la serata è stata organizzata la “Festa del Pastore”.

(foto C.Borrini)

Io e mia moglie abbiamo lasciato momentaneamente la transumanza per ritrovarla nel pomeriggio verso San Bernardo di Conio. Nel tratto tortuoso di strada da Colle San Bartolomeo a San Bernardo segni inequivocabili sull’asfalto ci dicevano che le greggi e la mandria ci precedevano.

(foto C.Borrini)

Infatti dopo pochi minuti, ecco gli animali e i pastori all’ombra degli gli alberi per una meritata sosta per il riposo.

(foto C.Borrini)

Qui ho avuto una piccola incomprensione con un maremmano; forse mi sono avvicinato troppo alle pecore e mi sono trovato questo bel cucciolone che abbaiava e mi teneva sotto tiro, al che alla chetichella mi sono allontanato e tutto si è risolto per il meglio senza l’intervento del pastore.

(foto C.Borrini)

Nel frattempo, mentre le pecore e le mucche si erano messe a pascolare ho scambiato alcune battute con Aldo. In breve mi ha detto che solo dei pazzi possono ancora fare questo lavoro puntando decisamente il dito contro il mondo fatto di carte e burocrazia che non capisce più le tradizioni, oltre ad altri problemi quali il mercato, il lupo, gli ambientalisti o pseudo tali, ecc.

(foto C.Borrini)

Ma poi c’è di mezzo la passione (che per lui è missione) e così continua nonostante tutto.

(foto C.Borrini)

Dopo il riposo e il pascolo le greggi e la mandria vengono ricompattate dai pastori con l’aiuto fondamentale dei cani ed è iniziato così l’ultimo tratto della prima tappa verso San Bernardo di Conio.

(foto C.Borrini)

Intanto il tempo si stava annuvolando ed è scesa la nebbia e la temperatura si era notevolmente  abbassata. E’ iniziato quindi il viaggio di avvicinamento a San Bernardo che è durato circa un’oretta.

(foto C.Borrini)

L’arrivo a San Bernardo di Conio è stato salutato da un buon gruppo di persone e turisti e da un tempo sempre più nebbioso. Quindi inizia il passaggio delle greggi con Aldo Lo Manto ad aprire la sfilata.

(foto C.Borrini)

Seguito dal primo gregge composto dalle pecore produttive che dovranno in serata essere munte…

(foto C.Borrini)

…dalla mandria delle bovine nel quale le mamme hanno incontrato i loro vitellini per l’allattamento…

(foto C.Borrini)

…e infine dal secondo gregge. Dopo la sistemazione delle greggi e della mandria nei loro recinti preparati prima, ha avuto inizio la “Festa del Pastore” con degustazione di piatti tipici della tradizione agro-pastorale, alla quale, purtroppo non abbiamo potuto partecipare.

(foto C.Borrini)

Il giorno successivo pastori, greggi, mandria e gli escursionisti al seguito, hanno raggiunto la località Navette Liguri per l’alpeggio estivo, passando da Bosco di Rezzo, Passo della Mezzaluna, Alpe Grande, Pianlatte, Colle del Garezzo, Monte Fronte e Fascia Pornassina.

Che dire in conclusione: abbiamo passato una bella giornata a contatto con gli animali e con il mondo pastorale in una nuova realtà quella della pastorizia ligure, abbiamo conosciuto nuove persone e scoperto la razza Brigasca. Per quanto riguarda la scoperta dei prodotti della cucina vedremo di provvedere per il prossimo anno. Un ringraziamento all’Associazione I Transumanti in particolare a Valentina Borgna per la sua disponibilità e per le informazioni che ci ha fornito sul percorso della transumanza. Un saluto ad Aldo Lo Manto e…Buon viaggio Pastore!!!! Arrivederci al prossimo anno.”

Un libro da leggere

Quando uno dei tanti amici di questo blog mi aveva segnalato questo libro, leggendone le recensioni on-line subito avevo detto: “Qualcuno mi ha già rubato l’ispirazione!“. Infatti avevo trovato alcune tematiche del mio romanzo attualmente “in cantiere”.

Ho poi conosciuto il suo autore ad Ormea, durante una giornata che ci ha visti entrambi ospiti per presentare i nostri rispettivi libri. Anche lui è un blogger ospite su questa piattaforma (Baroni Rampanti), e qui trovate la sua sintesi dell’opera. Io adesso tenterò di farvene la recensione.

Ho letto “Nel tempo dei lupi” sul treno che mi portava a Roma la settimana scorsa. Qui anche voi potete leggerne l’incipit. Ci sono tante cose in questo romanzo che si legge tutto d’un fiato. Il contrasto tra l’uomo iper moderno, guidato dal navigatore, dipendente dal palmare, dalle e-mail, dalle connessioni e chi ancora vive in luoghi isolati dalla civiltà, ancora più isolati perchè… “non c’è campo”. Guido è l’uomo moderno, Giusè il pastore/eremita, che non sa nemmeno cosa sia internet. Ci sono lingue quasi scomparse, come quella parlata a Realdo, nell’entroterra ligure. Ci sono quei posti “di confine”, dove la frontiera esiste sulla carta, ma le popolazioni (umane ed animali) si sono sempre mescolate senza curarsi troppo delle convenzioni che fanno sì che con un passo sei in Italia, con l’altro in Francia. E poi c’è il lupo. Che da quelle parti c’era, ma poi per decine e decine di anni non si era più visto.

L’Autore descrive con estremo realismo una realtà che conosce bene, quel territorio ad un passo dal mare, ciò nonostante dimenticato da tutti, sconosciuto ai più, terra dove qualcuno ancora resiste, magari un pastore o qualche bracconiere, i cavatori di pietra d’ardesia, qualche anziano. Giusè, il pastore, pare di vederlo. Ho incontrato alcuni personaggi che gli assomigliavano molto, qua e là nelle vallate, con l’unica differenza che a me li avevano descritti come scorbutici e diffidenti, ma poi ho sempre trovato un’ottima accoglienza anche da parte dei più riservati. Una sorte ben diversa da quella del primo incontro di Guido e Giusè. Se posso fare una critica al libro, che nel complesso mi è piaciuto molto, forse ho trovato un po’ eccessivi alcuni atteggiamenti estremi ed estremisti del pastore (quando “riceve” Guido nella sua casa, leggete e capirete) o nel modo di fare dei bracconieri. Mi hanno ricordato la donna che, nel film “Il vento fa il suo giro”, arrivava al punto di mozzarsi un dito della mano pur di incolpare il forestiero. Forse un’esagerazione?

Guido deve installare un’antenna; l’unico che, in mancanza del segnale GPS, può portarlo nel posto adatto a posizionarla, è il pastore, che accetta dopo qualche ritrosia iniziale. Abbandona però il suo ruolo di guida quando capisce che lì, a poca distanza del suo gregge di capre, c’è un pericolo. Un lupo, o meglio, una lupa gravida. E’ proprio vero che il lupo è tornato. Così il pastore va a mettere in salvo i suoi animali e smette di aiutare l’uomo del XXI secolo, per iniziare ad escogitare un mezzo per catturare il predatore.

Non vi racconto tutto il romanzo, lo lascio leggere a voi, per vivere pagina dopo pagina la trasformazione di Guido, il progressivo distacco dal suo tempo, la sua trasformazione in uomo che sa vivere e cavarsela nella natura più ostile e povera, lasciandosi alle spalle tutto il progresso che, all’inizio, lo rendeva incapace di gestire i propri problemi in mancanza di supporto tecnologico. Sullo sfondo si aggira sempre la lupa, astuta più di chi la vorrebbe catturare, che stabilisce con Guido una strana simbiosi. E’ una lupa per cui ci si sente di prendere le parti contro i bracconieri ostili d’oltreconfine, così arroganti e ignoranti, anche perchè è una lupa che rispetta chi ha rispetto di lei.

Leggendo “Nel tempo dei lupi” ci troveremo a riflettere sul nostro rapporto con la vita “naturale”, ma anche sulla progressiva scomparsa di quei personaggi, veri custodi di una memoria fatta di gesti, di toponimi, di conoscenze (le erbe medicinali, saper leggere i segni del territorio). Quando non ci saranno più loro, anche con tutta la tecnologia più innovativa, sarà impossibile recuperare quello che soltanto loro erano in grado di fare.

Storie

Due storie: una ci è arrivata via e-mail da un amico di questo blog parecchi mesi fa. Attendevo che Fabrizio mi inviasse anche qualche foto, ma probabilmente ha avuto altri impegni e così ho deciso, alla fine, di pubblicarla lo stesso, solo con il testo. L’altra storia invece l’ho letta solo stamane in un articolo.

Abito in un piccolo paesino dell’entroterra Imperiese, una realtà sicuramente differente da quelle che leggo nei vostri racconti ma accomunata comunque dal progressivo abbandono della terra e dei villaggi.
Mia nonna mi raccontava che qui fino a pochi decenni fa ogni famiglia
possedeva capre e mucche, muli ed asini. I prati erano regolarmente falciati, anche in quelle zone dove a fatica si rimaneva in piedi! Ora tutto è lasciato all’incuria, i prati sono spariti ed al loro posto sono cresciuti boschi o distese improduttive di cespugli e rovi.
Fin da piccolo ero affascinato dalla pastorizia, potevo ammirare i pochi
animali del mio paese allevati da una signora molto simpatica, che mi
permetteva di mungere o di accompagnarla al pascolo. Così, mentre i miei amici giocavano a palla, io pascolavo le capre e le pecore, mungevo e mi dilettavo a fare il formaggio con il latte che questa donna mi regalava.
Il bambino di trent’anni fa ora è un uomo…. quella signora è diventata la
suocera di mia sorella,  mi sono laureato in giurisprudenza e mi sono sposato, ho tre bambini e conservo la mia passione per gli animali.
Lavoro in ufficio ma non ho mai smesso di dedicarmi a quegli animali…
possiedo un piccolo gregge di capre che mi permette di ritirarmi mentalmente e materialmente in un mondo tutto mio, fatto di gesti e di sapori antichi.
Coinvolgo i miei figli nelle mie faccende, li porto in stalla, al pascolo e a
fare il fieno in estate. Possediamo infatti alcuni prati che sono riuscito a
strappare dall’incedere del bosco, mi sono comprato trattore ed imballatore e riusciamo pertanto a ricavare il fieno per i miei animali.
Abbiamo anche un’azienda olivicola, dove si produce buon olio biologico, anche grazie al letame prodotto dalle capre…
Vivere di solo questo è ormai impossibile, le esigenze sono cambiate e un
lavoro “fisso”, quando c’è, è bene tenerselo stretto….
Questo però non impedisce di conservare anche una parte “bucolica”, recuperare i terreni ormai abbandonati ma che hanno per secoli sorretto intere famiglie di questi luoghi. Una cura per le tradizioni e per l’ambiente, troppo spesso vittima di se stesso e dell’abbandono, soprattutto qui in Liguria, dove d’estate scoppiano furiosi incendi causati sì dall’uomo, ma anche da un a politica territoriale ed economica sbagliata che provoca lo spopolamento  del nostro entroterra, sorretto  da un equilibrio geologico sempre più precario.
Scrivo questa mail un pò diversa dalle altre, ma comunque testimonianza che a volte i sogni di bambino possono venire realtà. Sono affascinato dai racconti che leggo sul vostro sito, resto incantato a vedere certe foto di così tanti animali in transumanza! Ovviamente io ho poche caprette, non facendolo come lavoro principale ma come divertimento. Loro però mi aiutano a rilassarmi, contemplandole al pascolo felici con le loro campanelle. Mi fanno pensare a quando il mondo era più genuino e naturale, forse più difficile e faticoso, ma comunque più vero!  Per cambiare un pò l’andamento del nostro territorio e delle nostre montagne forse basterebbe poco, un briciolo di passione per l’agricoltura e l’allevamento, anche solo a livello famigliare, sorretto da una  politica incentivante per i giovani. Forse allora si potrebbe frenare lo spopolamento delle nostre montagne e dei nostri villaggi, creando nuovamente i presupposti per un territorio curato e rispettato, simile a quello che ci hanno lasciato i nostri nonni…

Una bella storia, di quelle che toccano il cuore. Però riflettiamo bene sul fatto che il lavoro principale di Fabrizio è un altro. Invece, per chi deve vivere solo di allevamento, a volte le difficoltà sono tali che uno sia costretto ad arrendersi. Leggete qui la storia di Elisa Prina Cerai di Cossato (BI). “Ho dovuto scegliere il minore dei mali – spiega -. Sto soffrendo. Mi spiace. Ho lottato con tutta me stessa per tenere aperta l’azienda, ma la situazione stava precipitando e prima di ritrovarci in braghe di tela, abbiamo optato per la chiusura. E’ stata una mossa scontata. Si vivevano situazioni pregresse che si ingigantivano, mentre il quotidiano portava nuovi impegni a cui fare fronte. Era diventata una situazione assurda, senza spiragli di salvezza“, si legge nell’articolo. Era un’azienda di vacche da latte di razza Bruna.

(foto Az.Agr. Bordonazza)

(foto Az.Agr. Bordonazza)

Per concludere con un po’ di colore, due foto d’alpeggio degli animali dell’Azienda Bordonazza. La mandria viene mandata in alpe a Ponte di Legno. Tutta la storia l’avevamo già raccontata qui.

Riflessioni sulla pericolosità delle pecore

Oggi vorrei riflettere qualche minuto con voi. Perchè, soprattutto in tempo di crisi, viene da domandarsi se forse tutto quello che stiamo vivendo non è dovuto un po' anche al distacco totale dalla realtà più vera, quella della terra, quella delle origini, del territorio. Parole abusate, parole con cui riempirsi la bocca, parole a cui raramente seguono i fatti. I sintomi di questo fenomeno sono un po' dappertutto, non sono di sicuro io la prima a parlarne, ma… restando agli argomenti trattati di solito da questo blog, volevo prendere spunto da due articoli che mi sono stati segnalati. Questo è di grande attualità ed infatti è successivo ai disastri provocati dal maltempo in Liguria. Un consigliere provinciale fa questa proposta: "Chiedo che la Regione crei una legge per il finanziamento dei piccoli allevatori che si occuperanno del pascolo degli animali nei fiumi aiutandoli non solo con finanziamenti ma anche mettendo a disposizione strutture adeguate alle loro esigenze".

Quest'immagine del torrente Chisone non si riferisce alle ultime piogge, ma ad eventi precedenti. E' vero, negli ultimi tempi si sono verificate anche precipitazioni eccezionali, in poche ore sono cadute quantità di acqua pari a quelle che normalmente dovrebbero distribuirsi nel corso di mesi. Però… Però i fiumi non sono più gestiti come una volta! Quante volte qui abbiamo parlato di fiumi e pastorizia? Decine e decine di volte! Anzi, questo blog alle origini è nato proprio per far conoscere questo problema, cioè la contrapposizione tra le aree protette lungo i fiumi ed i pastori vaganti.

Adesso c'è chi propone di tener puliti i fiumi pascolando ed addirittura chiede le strutture idonee per i pastori… Ma non c'è bisogno di strutture, di finanziamenti, ma solo di potersi avvicinare, ai fiumi! Qui lungo il Chisone non è parco (l'immagine sopra è stata scattata poche centinaia di metri sopra il ponte da cui è stata scattata la foto del fiume in piena), quindi bene o male si riesce a passare, ma altrove, nelle aree protette, è sufficiente che un gregge venga visto da lontano per far sì che arrivino i guardiaparco a farti andar via.

Lungo il Po è così dappertutto, io l'ho già sperimentato in tutte le province attraversate dal grande fiume: Cuneo, Torino, Vercelli, Alessandria. Cosa sono i gravi danni apportati alla flora ed alla fauna dalle pecore in confronto ad una piena, ad un'alluvione? Certo, dove gli animali scendono al fiume per bere potranno schiacciare un nido. Dove pascolano, potranno scortecciare una pianta, ma la vegetazione riparia non è fatta apposta, non è adattata al passaggio di eventi periodici che possono perturbarla? Un gregge è molto meno impattante di un'alluvione… E poi, magari, pulendo un po' dalla vegetazione l'alveo, non è forse che così l'acqua potrà scorrere con meno ostacoli?

Non sono le pecore a rimuovere tutto ciò che si accumula lungo il corso del torrente, del fiume. Loro potrebbero al massimo brucare erba, foglie, contenere gli arbusti. Ma, trasportati dai fiumi, in questi giorni abbiamo visto ben altro. Oltre a tonnellate di immondizia (ahimè), una gran quantità di legname.

Quante volte, d'estate, vi avevo mostrato le immagini di canaloni e letti di torrenti ancora invasi dai resti delle slavine dell'inverno? Legna che è rimasta lì, legna che nessuno ha rimosso. Legna che con le alluvioni è scesa a valle, ha fatto diga, si è accumulata contro i ponti. Un tempo non sarebbe successo, un tempo, quando non c'era la crisi, ma si era tutti più poveri, quella legna sarebbe servita. Adesso in alpeggio il formaggio con il fuoco a legna non lo puoi più fare… Porti su le bombole, consumando energia per il loro trasporto, la legna resta nei canaloni e non vai nemmeno più a tagliare i cespugli di rododendro, di ontano, per avere legnetti per accendere il fuoco. Non so, non capisco. C'è chi lo chiama ambientalismo, c'è chi lo chiama modernità, progresso. Vi invito anche a leggere le riflessioni sullo stesso tema pubblicate su Ruralpini qui.

L'ultima riflessione è su questo articolo. Nel Bellunese si vuole vietare la transumanza attraverso i paesi."la transumanza delle pecore, che al loro passaggio lasciano sul terreno odori e deiezioni che rendono complicato, per alcuni residenti, anche solo uscire di casa." Verrebbe da ridere, ci sarebbe da pensare ad uno scherzo, no? Capisco che ci si lamenti per i liquami sparsi in gran quantità sui campi, lì sì che l'odore può infastidire… Ma cosa resta sulla strada dopo il passaggio di un gregge? A Pont Canavese, a Novalesa vi ho mostrato delle feste della transumanza. A Barcellonette la fiera ovina si tiene nella piazza del paese. E di gente fuori di casa per vedere lo spettacolo ce n'era tantissima. Ci fosse davvero la crisi, la gente uscirebbe di casa con paletta e sacchetto a cogliere quelle deiezioni, così come raccontava mia nonna. Ai suoi tempi c'erano le corse per accaparrarsi quelle che muli e cavalli lasciavano dietro, per le strade di Torino.

Vari reportages

In attesa di abbandonare il mio isolamento e reclusione forzata causa influenza, pesco abbondantemente dal materiale che mi avete mandato voi in questi mesi e settimane.

C'è ancora anche una foto natalizia di Clà, con la pecorella sarda che il suo amico Donato le ha mandato dalla Sardegna. A tal proposito, permettetemi una breve riflessione (anche se l'argomento meriterebbe pagine e pagine) sul caso del Poligono di Quirra, intorno al quale la gente si ammala e muore, gli agnelli nascono con due teste… Leggete qui e qui. Ve ne parlo perchè l'altra sera ho visto in TV una combattiva signora, Mariella Cao, che mi ricordo aver incontrato ad un convegno in Valcamonica insieme ad una delegazione sarda, proprio per parlare di pastorizia e poligoni militari…

Veniamo a temi più leggeri, sempre con Clà. Qui siamo a Santena, il suo paese, dove… sono arrivate le pecore. Non ci sarebbe niente di eccezionale nella notizia, se non che queste pecore siano state volute per pulire il Parco Cavour, per poi spostarsi verso i parchi di Torino. Continua questa valida iniziativa!

La nostra amica (e non solo lei) si chiede cosa stiano mangiando le pecore… Però in questi giorni difficili di inizio marzo, quando nevica invece di esserci aria di primavera, qualunque pascolo è benvenuto, anche il più magro!!

E così il gregge finalmente qui viene riconosciuto per le sue funzioni plurime: fonte di reddito per l'allevatore, tosaerba economico e naturale, che non inquina, bensì contribuisce anche a concimare naturalmente il prato. E poi c'è l'impatto paesaggistico e, perchè no, educativo, perchè i bambini potranno vedere le pecore, potranno imparare qualcosa dal vivo, senza avere tra loro e la natura uno schermo (della TV, del computer…).

Ultima immagine di Clà, scattata in Liguria sotto alberi di ulivo. Altro clima, qui l'erba è decisamente più verde, anche se la foto è stata scattata qualche tempo prima delle precedenti…

Adesso invece andiamo a conoscere un nuovo amico. "Mi chiamo Gian Maria, ho 25 anni, vivo a San Giuliano Vecchio, in provincia di Alessandria e mi mancano pochissimi esami per laurearmi in giurisprudenza. Vista, però, la mia grandissima passione per le capre e l'interessamento per quelle razze meno comuni, nel pomeriggio di sabato 25 settembre 2010, sono andato in Svizzera e precisamente ad Arogno (Canton Ticino) per incontrare un' allevatrice di capre, Annina, affiancata dal marito."

"Mi son spinto in territorio elvetico per vedere da vicino una razza di capre in via di estenzione ma grazie alla fondazione prospecierara (www.prospecierara.ch) si sta cercando di recuperarla e salvaguardarla. Mi son spinto in territorio elvetico per vedere da vicino una razza di capre in via di estenzione ma grazie alla fondazione prospecierara (www.prospecierara.ch) si sta cercando di recuperarla e salvaguardarla."

"Nello specifico sto parlando della CAPRA GRIGIA, della quale ero interessato ad acquistarne alcuni capi (2 femmine e 1 maschio) ma visti i problemi burocratici, anche se con un pò di fatica quasi superati, e quelli economici per portare gli animali a casa mia, per il momento ho deciso di rinunciarvi."

"Vorrei comunque inviarti alcune foto di quella giornata, in modo che anche altre persone possano conoscere, attraverso il tuo blog, altre razze poco conosciute e realtà differenti da quelle degli allevamenti, in questo caso caprini, di tipo intensivo, del quale non sono pienamente d'accordo."

Ancora altre immagini del gregge. Gian Maria ci dice ancora:"Non sono d'accordo perchè si snatura la vita, l'istinto e le capacità dell'animale a scapito di un quantitativo di prodotti, latte e formaggi, standardizzati; ma non è meglio un bel formaggio d'alpeggio, fatto in modo naturale e con il latte di capre che possano andare a cercarsi loro quale erba mangiare? Penso proprio di si."

C'è qualche altro appassionato di questa razza che magari vuol mettersi in contatto con il nostro amico? Magari anche dalla Svizzera, visto che so che molti leggono anche da oltreconfine (e ne approfitto per salutare gli amici!!).

Articoli, segnalazioni, video e altro ancora

Mentre io vago sulle tracce dei pastori e penso ad un’estate diversa da quelle degli anni precedenti… ci siete voi che scattate, filmate, leggete, segnalate! Purtroppo il primo articolo da leggere riguarda una notizia triste, la morte di un anziano pastore in Liguria, investito da un’auto mentre rientrava dal pascolo con i suoi animali. Grazie ad Alessandro ("tentativo di pastorello semistanziale", come si è definito lui stesso) per avercelo segnalato.

Questo video sulla storia della transumanza in Abruzzo l’ho trovato facendo ricerche su youtube. Tra l’altro, sapete cosa viene citato su Wikipedia alla voce transumanza? Il blog pascolovagante!! Rimanendo in Abruzzo, un articolo sulla valorizzazione della lana.

Queste immagini sulla tosatura invece arrivano dal Biellese e ce le manda Laura. Eccola alle prese  con una pecora che deve ancora passare tra le mani dei tosatori…

Gabriella e Franco, ciascuno con una pecora. Lunghe ore, giornate faticose, quelle in cui si tosa! Questo lavoro si fa due volte all’anno, una volta garantiva uno dei maggiori guadagni per i pastori, oggi invece bisogna fare apposite iniziative per valorizzare la lana e per cercare di aiutare i pastori a ripagarsi almeno il costo della tosatura.

Il più è fatto, ecco gli animali finalmente "nudi", pronti per i primi caldi e… per la salita in montagna, quando sarà ora. Un saluto ed un grazie a Laura, in versione pastorella!

Ancora un’immagine del gregge completamente tosato, pronto per andare al pascolo. Buon alpeggio anche a questo gregge ed ai suoi pastori!

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Ecco poi un video dal Nord Est, un gregge di passaggio a Marghera alla fine di aprile. Continuano i "richiami" per andare a cercare altre greggi, altri pastori in altre parti d’Italia. Ve lo prometto, quest’estate andrò sulle loro tracce!

Concludiamo con una bella notizia: il cortometraggio di Matteo Gariglio "Fuori dal gregge" il 25 aprile a Bardonecchia è stato premiato con il primo premio nella sezione "Le Alpi" al Valsusafilmfest. Complimenti e… a presto, magari con un bel documentario sul pascolo vagante?

Appuntamenti, segnalazioni…

Gli amici di questo blog sono sempre attivi nel segnalarci iniziative e notizie che meritano di essere pubblicate su queste pagine. Inizio però con qualcosa che mi riguarda direttamente… Se ci fossero dei Liguri tra coloro che leggono, sono invitati a Pieve Ligure Alta, venerdì 13 marzo 2009, ore 21. Nell’ambito di "Tramonti da Quotazero 2009", terrò la serata "La montagna dei pastori: dall’alpeggio al pascolo vagante in Piemonte", ovviamente a cura di Marzia Verona!

Giors90 ci spedisce i rudun della Cena dei Margari delle Valli di Lanzo, alla quale hanno partecipato circa 800 persone. Avrebbe avuto anche altre immagini della cena di Brosso, ma purtroppo la sua macchina digitale ha avuto dei problemi tecnici e così… ci toccherà aspettare un’altra cena!

Le occasioni non mancano, perchè l’amico Giors ci segnala la cena dei margari di Noasca (TO), sabato 28 marzo 2009, ore 20:00.

Per la Val di Susa, l’appuntamento è sempre il 28 marzo, a Villarfocchiardo (TO), per le 20:30. Anche se, lo sanno tutti, si inizierà molto più tardi e qualcuno rientrerà a casa giusto in tempo per iniziare a mungere…

Gian Marco segnala questo articolo su ecoblog: la lana dell’Ascolano per le case italiane. Vi ricordo che qualcosa in questo senso si sta facendo anche in Piemonte, aspetto di avere notizie più precise per parlarvene…

Rebel Farmer ci segnala il secondo ed il terzo appuntamento con la transumanza in Bulgaria: accompagnare i pastori dal 2 al 9 maggio per lo spostamento primaverile, dal 24 al 31 ottobre per quello autunnale. Qui trovate tutte le informazioni (in Inglese), mentre queste sono le brochure di maggio e di ottobre. Se per caso qualcuno di voi partecipasse… Ovviamente aspetto il reportage!

Una statua per…

Io lancio l’idea, vediamo se qualcuno la raccoglie. Sono stata recentemente in Liguria, nell’entroterra di Ventimiglia, e nel paese di Dolceacqua ho fotografato questa statua…

Una pastorella con la sua capra. A parte il fatto che compare anche qui nel sito del Comune, non ho trovato notizie su questo monumento all’ingresso del paese. Dai menù esposti fuori da ristoranti e trattorie, ho visto però che la capra con fagioli è il piatto tipico del paese, ad indicare la tradizione dell’allevamento di questi animali. Ho anche trovato una fiera della transumanza e Palio delle Capre a Mendatica nel mese di settembre (di cui leggete qualcosa qui, ma potete anche vedere un video qui).

Quello che suggerisco a voi lettori è di segnalarmi (o anche mandarmi le foto, se le avete) monumenti dedicati ai pastori. Ne esistono altri? Al momento me ne viene in mente soltanto uno, all’imbocco della Val Sesia (e spero proprio che di quello riusciate a farmi avere un’immagine)… Ovviamente pubblicherò tutte le foto qui sul blog. La caccia è aperta, adesso tocca a voi!