Appuntamenti vari

Un po’ di segnalazioni, anche se sicuramente gli eventi in questa stagione sono moltissimi. Inizio con un convegno  cui parteciperò.

In Veneto, a Vicenza, venerdì 17 giugno alle ore 15:00 si terrà l’incontro “I pastori, i custodi degli animali e dell’ambiente: verso politiche migliori per sostenere il pastoralismo. Casi di studio dal mondo”. Qui il programma completo. L’ingresso è libero. Per chi fosse interessato, avrò con me le mie pubblicazioni.

Sempre questo fine settimana, dal 18 al 20 giugno, a San Bernardo di Conio festa del Pastore, transumanza da Albenga al Bosco delle Navette. Qui tutto il programma nel dettaglio, per unirsi a gregge e mandria e seguire la transumanza.

Altre due feste in Francia. Sono stata ieri a quella di Nevache (abbastanza deludente, rispetto a passate esperienze oltralpe… ma ve ne parlerò prossimamente). Locandine fotografate nelle vetrine di Barcellonette: domenica 26 giugno, a Guillaumes e sabato 2 luglio proprio a Barcellonette. Il 17-18-19 invece c’è una delle più storiche manifestazioni di questo genere in Francia. C’ero stata anni fa e mi era davvero piaciuta: a Die, nel Vercors. Ecco il sito dove trovate tutte le informazioni.

Un appuntamento ancora più rivolto al futuro. La casa editrice Laterza mi ha comunicato definitivamente la data di uscita del mio prossimo libro, il primo che uscirà su scala nazionale. “Storie di pascolo vagante” sarà in tutte le librerie dall’8 settembre prossimo. La scelta della copertina, molto sofferta, non rispecchia il mio punto di vista. Mi assicurano che funzionerà a livello di pubblico, dato che quest’opera vuole farmi conoscere anche a chi è completamente digiuno di questa realtà. Mi affido quindi a chi ha esperienza nel settore… io avrei preferito una copertina meno cupa e drammatica, ma soprattutto una copertina con il pascolo vagante…

Ovunque, comunque pastori

La scorsa settimana ho avuto l’opportunità di assistere alla proiezione del film “Ilmurrán“, dato che è stato proiettato nel mio paese. Avevo sentito parlare di questo progetto nel 2014, invitata a presentare uno dei miei libri nel Monregalese. Uno degli organizzatori della serata era il papà del regista di quest’opera. Lo ammetto, inizialmente ero rimasta un po’ perplessa di fronte all’idea di portare una ragazza Masai in alpeggio in Valle Gesso.

Poi ero stata, nel corso di quella stessa estate, a trovare i pastori, che conoscevo da tempo. Era un’estate difficile, spesso piovosa, fredda. Mi ero fatta dire da loro cosa fosse questa storia del film e mi avevano raccontato della Masai che, insieme al regista, ogni tanto andava su per le riprese. “Povera ragazza, patisce il freddo, non è abituata!“, aveva commentato Silvia, la pastora, con il senso pratico che la contraddistingue.

Ma lassù i pastori erano abituati al fatto che passasse un po’ di tutto. Quelle montagne povere, nel Parco delle Alpi Marittime, vedono un gran transito di turisti. I gias sono lungo il sentiero, Silvia di gente in tutti gli anni che era salita lì in alpeggio ne aveva vista non poca. E i pastori sono anche abituati a dover sopravvivere adattandosi a tutto ciò che capita: le condizioni meteo, i pascoli, il mondo intero che li circonda, con tutti i suoi personaggi, anche quelli più strani. Adattarsi per sopravvivere.

Per fortuna io avevo trovato una bellissima giornata di sole, forse una tra le pochissime di quella stagione. Avevo trascorso alcune ore al pascolo con Simone, poi ero tornata a valle. Del film avevo sentito ancora parlare, un’amica la scorsa estate mi aveva anche regalato il libro che lo accompagnava, ma per scriverne qui aspettavo di vederlo.

(foto dal web)

L’opera è bella, le immagini emozionanti, mi sembrava di essere là, vivere quei momenti con i pastori. Ho apprezzato l’idea di lasciare il tutto in lingua originale con sottotitoli, Silvia parla la parlata del Kyè, Leah invece parla Inglese, ma ciò non impedisce al pubblico di seguire perfettamente. Non è una storia, è una testimonianza.

(foto dal web)

Il regista, Sandro Bozzolo, ci racconta l’incontro tra due mondi distanti solo apparentemente. Quando mettiamo insieme due donne pastore, alla fine parlano la stessa lingua. Sono due guerriere, ciascuna a modo proprio (il titolo significa appunto “i guerrieri”, ma in lingua Masai è solo maschile, non femminile). “Se mungesse con due mani, sarebbe perfetta!“, commenta ad un certo punto Silvia. Leah invece pronuncia la frase più significativa del film: “Non bisogna far morire i pastori per scrivere poi dei libri su di loro“. Vale per i Masai, per il Piemonte, per tutta questa realtà e, più in generale, per ogni mestiere, ogni tradizione. Un unico appunto: se non avessi letto il libro, se il regista non avesse in sala fornito alcune spiegazioni prima della proiezione, avrei faticato a capire non il messaggio del film., ma il perchè una Masai sale lungo una mulattiera per raggiungere un alpeggio sulle Alpi. Questo nulla toglie alla bellezza delle immagini ed alle riflessioni successive. Qui il sito del progetto Ilmurrán, i contatti, la parte dedicata alle scuole: “Il bisogno di stabilire un’empatia, di dare la possibilità agli studenti delle scuole di confrontarsi con una loro collega venuta da lontano. Leah ha tracciato il suo cammino personale nel solco dell’educazione, e la sua naturale prosecuzione passa attraverso la volontà di lasciare nuovi semi di coscienza. Per questo motivo abbiamo ideato un formato destinato alle scuole, incentrato sui temi non negoziabili della conoscenza reciproca, dell’integrazione, della sensibilizzazione verso il patrimonio antropologico racchiuso nell’agricoltura.” Il film è stato autoprodotto e non ha ricevuto sponsorizzazioni.

Capre e non solo (anche una ricetta)

Cari amici, voglio svelarvi a cosa sto “lavorando”. Mentre finisco di correggere le bozze del nuovo libro, già penso al nuovo progetto. Così… ecco che il libro che seguirà sarà dedicato al mondo della capra. Pecore, pastori, pascolo vagante già li conoscete bene. Certo, se siete appassionati, continuerete a seguirmi anche quando parlerò di quell’argomento. Ma non avendo più un gregge all’interno del quale muovermi e lavorare, ho meno stimoli di un tempo e meno materiale da raccontare. Così, visto che adesso ho anche delle capre di mia proprietà… un amico un giorno mi ha suggerito di scrivere su questo mondo particolare. Ci ho riflettuto su ed ho pensato che potrebbe davvero essere un’ottima idea. E’ vero che qualche libro c’è già, ma cercherò di fare qualcosa di diverso. Tra capre (razze, attitudini, etologia), caprai, formaggi, casari, ricette, battaglie, storia, leggende e molto altro ancora. Che ne dite? Come territorio, per questioni logistiche esplorerei soprattutto Piemonte e Val d’Aosta, ben sapendo che il mondo caprino avrebbe tantissimo da dirmi in tutta Italia.

Per cominciare però… ecco una maglietta dedicata alla passione caprina. Potete vederla e ordinarla su questo sito, ci sono due settimane di tempo per fare l’ordine, ma non verranno realizzate se non se ne richiedono almeno 50. Quindi… fatevi avanti, il prezzo è più che vantaggioso (12 €)!

Poi passiamo alla pentola che sta borbottando sulla mia stufa. Questa sera ho cucinato uno stufato di becco castrato. Ricette per questa carne non ne ho trovate, quindi ho improvvisato. Ingredienti: carne di becco castrato 6-700g, una cipolla, un rametto di rosmarino, un finocchio medio, due gambi di sedano, semi di anice, finocchio e cumino, curry, coriandolo, bacche di ginepro, due cucchiai di gin, pepe, sale, olio evo. Preparazione: ho tritato la cipolla con il rosmarino, mentre la carne iniziava a rosolare nella pentola di terracotta con poco olio evo. La carne era stata ben sgrassata da tutto il grasso “duro”, quello che ha l’odore intenso. Anche se il becco era castrato, un po’ di gusto si sente comunque. Quando la carne iniziava ad essere colorita, ho aggiunto il trito e ho rimesso il coperchio, continuando a rosolare a fuoco vivace per 5 minuti. Tenete conto che io cucino sulla stufa a legna. Intanto ho tritato il finocchio ed il sedano insieme ai semi misti. Prima di aggiungere questo secondo trito, ho sfumato con il gin ed ho salato con sale grosso. Infine ho aromatizzato con le bacche di ginepro schiacciato e le spezie (quantità a piacere, senza esagerare). Ho rimesso il coperchio ed ho lasciato cuocere per almeno un’ora, aggiungendo di tanto in tanto dell’acqua bollente. Come contorno, lo accompagnerò con il cous cous.

La carne di becco è poco utilizzata per il suo sapore decisamente intenso. Vengono castrati i caprettoni che non saranno usati per la riproduzione, per avere una carne più delicata sia nel gusto, sia nella consistenza. Possono essere castrati anche dei becchi già adulti ai quali non si vuole più consentire l’accoppiamento all’interno del gregge, ma ciò è meno frequente. Quando si vuole “cambiare il sangue”, il becco viene venduto ad altri allevatori, oppure portato al macello. Se qualcuno ha delle ricette o se, dalle sue parti, c’è l’usanza di utilizzare carne di becco o di castrato… mandatemele! Saranno utili anche per il libro. Anzi, tutte le ricette a base di carne caprina e formaggi caprini (ricotta ecc ecc) che mi vorrete mandare, saranno le benvenute. Scrivetemi qui.

Vecchie storie

Ieri ho terminato di scrivere la bozza del mio nuovo libro. All’incirca un anno fa ho avuto un contatto da una casa editrice nazionale, mi hanno chiesto di scrivere un libro partendo da queste storie, le storie di pascolo vagante che ho raccontato in tutti questi anni, la mia storia. Fare un copia incolla sarebbe stato forse facile, materiale qui ce n’è in abbondanza, ma un libro deve essere vivo e sentito per trasmettere qualcosa a chi lo legge. Inoltre… deve essere un piacere per chi lo scrive.

Così ho lasciato che la mente andasse indietro a quando ho conosciuto il mondo dei pastori vaganti. Ho cercato di rievocare le emozioni, le sorprese, il cammino insieme al gregge, ma soprattutto il cammino all’interno di questa realtà, dove ho imparato soprattutto osservando e non facendo domande.

Ho rivissuto le transumanze, le sensazioni, le scoperte. Sono passati più di dieci anni, ma… mentre molti altri fatti quotidiani mi sono scivolati addosso e, anche se avvenuti di recente, non mi hanno lasciato alcuna traccia, nemmeno nella memoria, ricordo molto bene tutti i giorni di pascolo vagante. L’enorme archivio fotografico inoltre mi aiuta, basta rivedere un’immagine per ritrovare persino gli odori, quello della lana bagnata in un giorno di pioggia, dell’artemisia schiacciata dal passaggio del gregge lungo un fiume, delle foglie nei boschi durante la transumanza autunnale.

E così, se il libro piacerà all’editor (questa volta è una cosa seria… non sono solo più io a decidere cosa verrà pubblicato, come per le precedenti opere, dove al massimo qualche amico rileggeva e suggeriva qualche correzione stilistica), uscirà in tutt’Italia. Non sarà più complicato reperirlo, come per i precedenti, quasi tutti autoprodotti a spese della sottoscritta e distribuiti con qualche difficoltà (ma comunque, se me li chiedete, quelli non esauriti c’è modo di ordinarli e riceverli!). Sarà un viaggio in cui voi, “vecchi amici del blog” forse riconoscerete qualche luogo, qualche personaggio, ma mi auguro sia anche una scoperta per tanti altri che ancora non conoscono questa realtà.

Ci saranno le problematiche, ci saranno le difficoltà, ci sarà il pascolo vagante in tutte le sue sfaccettature, così come ve l’ho sempre narrato. Ovviamente sarà una sintesi, un condensato, visto che mi è stato chiesto di rimanere entro un certo numero di battute. Purtroppo non ci saranno immagini, ma per quelle potete sempre ricorrere o a queste pagine virtuali, o a “Pascolo vagante 2004-2014“, la mia opera dedicata esclusivamente alle fotografie della pastorizia.

Quando uscirà? Non lo so ancora. Adesso mi aspetta ancora un lungo lavoro di revisione del testo: correzioni, aggiunte, eliminazioni. Magari mentre rileggo, mi verranno in mente tante altre cose da scrivere, momenti vissuti in montagna, attimi che caratterizzano le quattro stagioni della vita del pastore. Aspettatelo ed intanto continuate a seguirmi qui. Magari troverete meno storie di pascolo vagante in quanto tale, meno pecore, ma continuerete a trovare allevamento, montagna, storie di vita. Riflettevo proprio su questo: tanto mi piace sentire racconti, quanto mi piace raccontare. Non tutti possono viaggiare allo stesso modo e così a me fa piacere condividere ciò che incontro, con foto è parole. Questo è il senso dei miei libri e di questo stesso blog. Visto che ho già in mente un nuovo libro… le ricerche che farò per realizzarlo forniranno anche materiale per queste pagine virtuali.

(Tutte le immagini di questo post sono diapositive scannerizzate di momenti di pascolo vagante tra il 2004 e 2005).

La figlia di transumanti

Natale è in arrivo. Di questi tempi più che mai è consigliabile fare regali utili. I generi alimentari di qualità, specialmente artigianali, ma anche un buon libro per nutrire lo spirito. A chi segue questo blog e ama le storie di pastorizia, consiglio senza dubbio “Figlia di transumanti” di Loretta Borri. E’ una testimonianza di una vita vissuta in prima persona, la storia di una pastora e della sua famiglia.

Il contatto con Loretta è avvenuto via facebook e abbiamo fatto uno scambio di opere. Poi la scorsa estate ho finalmente letto il libro. Da tempo volevo parlarvene e lo faccio oggi, consigliandovelo come regalo natalizio. Io mi sono emozionata leggendolo, ogni tanto ho anche dovuto asciugare una lacrima. Mi sono ritrovata a vivere molti momenti di quelli descritti da Loretta, potevo immaginare le scene anche senza essere mai stata in quei posti e senza conoscere lei e la sua famiglia. Nata in una famiglia di pastori dell’Appennino modenese, Loretta racconta in modo semplice, ma diretto e toccante, tutta la sua vita al seguito del gregge. Suo papà è un pastore, un pastore transumante, così d’inverno si scende nelle nebbie del Polesine. Giù si affitta uno spazio in una cascina, Loretta andrà anche a scuola laggiù, conoscerà persone che rimarranno per sempre nel suo cuore. Poi tutte le primavere si ritorna in montagna. Una vita dura, difficile, una vita di sacrifici, ma la passione per le pecore permette di superare ogni cosa. La famiglia di Loretta è molto unita e affronta via via tutte le difficoltà, anche le più tristi. “Questo è il mio passato, tanti ricordi dei quali difficilmente parlo, perchè a chi non li ha vissuti sembrano favole da raccontare ai bambini prima di addormentarsi. Non capisco chi ha dimenticato le sue origini e smarrito la memoria del passato, vantandosi di una vita comoda e agiata. Credono forse di essere nati benestanti? Non sanno che tutto ciò che ora possiedono, lo devono a chi prima di loro si svegliava al canto del gallo e andava a letto quando il gallo già dormiva da tempo?

Chi la pastorizia invece la conosce e l’ha vissuta o la vive, si emozionerà due volte leggendo le pagine di questo libro e guardandone le immagini che accompagnano il testo.

La triste decisione sarà presa alla soglia dei suoi ottantatrè anni, quando è diventato gravoso per le sue vecchie gambe portare al pascolo il gregge e ancor di più mungere le pecore. Così concordiamo la vendita dei capi con un pastore della zona. Non oso nemmeno ricordare quel giorno, tanto fu triste, straziante, la mia bimba andò a scuola con le lacrime agli occhi, raccomandandosi di tenere almeno il cane…

Un grazie a Loretta per la sua bellissima testimonianza. Loretta Borri “Figlia di transumanti. Ricordi di una vita trascorsa fra Cavergiumine nel Frignano e il Polesine” – Adelmo Iaccheri Editore in Pavullo, aprile 2014 – 16,00€ (qui su IBS)

Ancora un weekend “caldo”

Non sapendo come e quando riuscirò ad aggiornare il blog nei prossimi giorni, ecco tutto quanto dovete ricordarvi per il fine settimana. Una serie di appuntamenti imperdibili!!! Poi… se qualcosa non rispetta le aspettative, non è colpa di chi ve lo segnala. Pure io ieri sono stata molto delusa dalla fiera di Guillestre.

Iniziamo con il “mio” nuovo libro di cui, come sapete, ho curato la pubblicazione. Il testo non l’ho scritto io, ma Franco “Tirol” di Lusernetta (TO). L’ho ritirato oggi fresco di stampa. “Io ero nato sensibile“, LAR Editore, 15,00€, lo trovate o in libreria (ordinatelo se non ci fosse ancora) oppure on-line sul sito della casa editrice, senza spese di spedizione. La prima presentazione sarà sabato 24 ottobre, ore 21:00 a Bobbio Pellice (TO), presso La Dogana. Mi affiancheranno, nella presentazione, l’Autore e la cantautrice Valeria Tron.

A Bobbio Pellice il libro verrà presentato nell’ambito della Fira ‘d la Calà. L’appuntamento con la sfilata delle mandrie è per domenica 25 ottobre. ore 10:00.

Prima di questo appuntamento però vi aspetto a Casteldelfino (Val Varaita – CN) per la Fiero de Son Martin. Io sarò presente con i miei libri venerdì 23 ottobre alle ore 22:00 nell’ambito di una serata che vedrà diversi interventi 8inizio ore 20:30), ma la manifestazione dura fino a domenica 25, con la fiera zootecnica. Qui il programma.

Rimaniamo nel Cuneese. Altro appuntamento storico, la Fiera dei Santi a Vinadio, Mostra della Pecora Sambucana. Qui tutto il programma degli appuntamenti dal 23 al 25 ottobre.

Ancora in Piemonte, a Settimo Vittone (TO) c’è la Desnalpà, con un ricco programma come sempre. Si inizia con le serate del 23 e del 24, per arrivare alla manifestazione di domenica 25 ottobre. Qui potete scaricare tutto il volantino della manifestazione.

Sempre nell’area del Canavese, a Castellamonte, frazione Sant’Antonio, Fiera autunnale di Ognissanti, domenica 25 ottobre. Alle ore 14:00, incontri delle Reines.

A Torino, Coldiretti organizza “Dall’alpeggio alla città. La transumanza passa da Torino“. Qui sul sito della Provincia, dove… tra l’altro vedete una mia immagine presa da questo blog senza autorizzazione e senza indicarne la fonte. Vergogna!!

Spostiamoci in Lombardia per il Festival del Pastoralismo. Gli eventi sono numerosi… venerdì 23 si potrà assistere a Bergamo Alta alla transumanza di un gregge sulle Mura Venete (ore 9:30 – 12:30), segue polenta e castradina ad Astino, Cascina del Mulino.

Sabato 24, Prato della Fara, concorso Regina e Reginetta delle Valli con Mostra Mercato dei formaggi di monte bergamaschi. Sul sito del festival tutti i dettagli degli appuntamenti di queste giornate. Buone fiere e feste a tutti!

Chiedo l’aiuto del pubblico!

A breve uscirà il mio nuovo libro, del quale in verità ho soltanto curato la forma e scritto la prefazione. Anche questa volta vi chiedo aiuto per la scelta della copertina. Tenete conto del fatto che si tratta di un’autobiografia. “Tirol” racconta la sua vita, a partire dalla nascita nel 1939. La maggior parte del testo fa riferimento al passato, i tempi più recenti sono trattati solo marginalmente. Ditemi cosa ne pensate…

copertina 1

copertina 2

Grazie e… a presto in libreria!!!!!

Cosa fare dove andare

Continua l’estate, tra sbalzi del clima, caldo soffocante, temporali, siccità, ma comunque è il periodo in cui si va in giro, se avete la possibilità di avere del tempo libero o delle vere e proprie “ferie”. Per gli appassionati di questo blog (e del mondo dell’allevamento) ecco qualche consiglio.

Un libro che è bello da vedere, ma che vi sarà utile per andare alla scoperta di un’area ricca di tradizioni legate al mondo dell’allevamento: “Ossola bella e buona“, di L.Olivelli e A.Paleari, MonteRosa edizioni. Su quei pascoli, tra quegli alpeggi, ho realizzato la mia tesi di laurea relativa al formaggio Bettelmatt.

Il prossimo fine settimana sarò in Lombardia, a Barghe (BS), all’alpe Cigoletto. Il 2 agosto infatti il programma delle giornate in alpeggio prevede un incontro con la sottoscritta a parlare di pastorizia nomade, problemi e prospettive, oltre che dei miei libri. Spero di incontravi numerosi. Nel manifesto vedere anche le date degli appuntamenti successivi.

Sempre il 2 agosto, ma in Piemonte, l’appuntamento è in Val Germanasca (TO) a Salza di Pinerolo. Domenica infatti “…si svolgerà l’ottava edizione della FESTA DEL ROUDOUN dedicata a tutti i pastori e margari delle nostre valli e a tutti gli amici che amano la montagna e la buona tavola.
PROGRAMMA:
Mattino esposizione dei ROUDOUN (campanacci) – mercatino dei prodotti locali e artigianato tipico.
ore 12,30  SS. Messa presso la Pro Loco.
ore 13,00  Pranzo comunitario per tutti – prenotazione entro mercoledì 29 luglio al 349.2579167 – 348.0052721 – 347.0092444
Esibizione dei seguenti gruppi corali piemontesi: J’AMIS DEL CHER (Sanfront) – I MARENTIN(Sanfrè) – J’ARSIVOLI (Rivoli) – J GIUVU D’NA VOLTA (Val Chisone) – J’AMIS ‘D GIAVEN(Giaveno) al mattino itinerante tra le borgate di Salza con tre tappe: a Didiero al Museo, alla Chiesa di Campoforano e alla Borgata Coppi. Pomeriggio alla Pro Loco.
A chiusura della giornata “roudounà” collettiva – gara di resistenza tra i vari espositori a suon di campanacci.

Dopo qualche anno

Qualche tempo fa un amico mi faceva notare che sarebbe interessante avere un seguito del mio libro “Di questo lavoro mi piace tutto”, uscito nel giugno 2012. Sono passati solo tre anni, ma le interviste sono state realizzate tra il 2009 e il 2011, quindi il tempo trascorso è maggiore.

Il libro raccoglieva interviste a ragazzi e ragazze tra i 15 e i 30 anni che avevano deciso di fare gli allevatori (di bovini, ovicaprini), sia per scelta, scostandosi radicalmente dall’ambiente di origine, sia come continuazione dell’attività famigliare. Per chi non lo avesse ancora letto e fosse interessato, vi ricordo che il libro è in vendita qui, ma potete reperirlo anche alle serate in cui presento le mie nuove opere. Effettivamente sarebbe curioso sapere qual è stato lo sviluppo di quelle storie, magari potrebbe interessare a qualche studente come argomento per una tesi di laurea, chissà… Alcuni di loro li frequento ancora, so che parecchie aziende continuano sulla strada intrapresa, anche con successo. Dal punto di vista umano e personale, ci sono state vicende belle e brutte, alcune coppie hanno coronato i loro sogni, sono nati dei bambini, altre coppie si sono sciolte, così come alcuni soci hanno preso strade differenti. E’ la vita, il mestiere dell’allevatore non fa sì che certe cose non capitino…

So di alcuni che hanno addirittura cessato l’attività con gli animali: forse la realtà era differente dai sogni, forse le difficoltà incontrate si sono rivelate insormontabili. In queste immagini invece troviamo la testimonianza di chi sta andando avanti sulla strada sognata. Michael e Maura erano tra i più giovani intervistati (pag. 83) e lui così raccontava: “Abbiamo le vacche, capre e pecore: quelle sono mie, sono le mie preferite. I miei primi animali sono state delle capre, me le ha date mio nonno, mentre io mi sono comprato le prime pecore a tredici anni.

Li avevo intervistati andandoli a trovare presso la cascina dove la famiglia di Michael ha tutti gli animali, soprattutto vacche, ma già allora appunto il loro interesse si concentrava soprattutto sugli ovicaprini. Qui potete rileggere la loro storia, come l’avevo scritta per il blog ai tempi dell’intervista, nel 2011. E adesso? Cosa fanno Maura e Michael?

Non solo continuano insieme il loro cammino, ma “si sono messi in proprio”, hanno una loro zona di pascolo in montagna, una base per l’inverno, pascoli dove girare tra fondovalle, collina e pianura. Il numero di animali è aumentato, pecore e capre frutto di allevamento e di acquisti, in montagna poi prendono in guardia capi anche da altri allevatori. Insomma, una bella storia che prosegue!

Li incontro a Prali in Val Germanasca, il gregge sta per essere aperto dal recinto, pronto per la giornata al pascolo. Maura quel giorno è impegnata con il fieno, aiuta i suoi genitori, quindi scende nel fondovalle. Ogni tanto lavora anche in pizzeria, pertanto è soprattutto lui a badare al gregge. Finita la stagione d’alpeggio, anche Michael svolge altri lavori, perchè gli animali non sono ancora così tanti da consentire ad un nucleo famigliare di vivere soltanto di quello.

Difficoltà ce ne sono eccome, quelle intrinseche del mestiere, le spese, lo scarso reddito, problemi per i confini dei pascoli, il lupo, la siccità… C’è però l’entusiasmo, la passione, il legame tra questi due giovani, le famiglie alle spalle che, comunque, appoggiano le loro scelte, tutti fattori che contribuiscono a dare forza e stimoli per proseguire. Questo è quindi un bell’esempio in positivo del seguito di una delle storie contenute in “Di questo lavoro mi piace tutto”. Se qualcuno dei diretti interessati volesse raccontarci la sua… basta scrivermi, mandarmi due righe insieme a qualche foto, qui c’è sempre spazio per tutti i vostri interventi.

Voi cosa ne dite?

Dallo scorso mese di novembre sto lavorando ad un nuovo libro. Un qualcosa di molto diverso da tutte le mie opere finora realizzate. Sono infatti stata incaricata da un ex margaro, ex commerciante di bestiame, ex… molte cose (“…nella vita ho fatto di tutto, tranne andare a chiedere l’elemosina!“) di realizzare un libro trascrivendo il suo manoscritto. Non è stato facile decifrarne la grafia, innanzitutto, poi fare l’abitudine ad un modo di scrivere inusuale.

Adesso inizia per me la seconda parte del lavoro. La trascrizione è terminata, ma devo sistemare il testo nel complesso. Ho molto pensato a come muovermi, sicuramente sistemerò la grammatica e la punteggiatura, ma… lasciare o non lasciare il linguaggio caratteristico usato dall’Autore? Ci sono termini che vengono impiegati con un significato forse improprio o che comunque suonano strani o desueti alle nostre orecchie. Ci sono anche dei “piemontesismi”.

La vita che viene raccontata parte dagli anni della Seconda Guerra mondiale, fino ad arrivare ai giorni nostri, ma il protagonista racconta soprattutto la sua difficile infanzia fatta di privazioni e duro lavoro. (Le immagini di questo post sono d’archivio e non inerenti all’opera). Oltre alla sua storia personale, l’elemento fondamentale che fa da sfondo e condiziona  la sua esistenza sono gli animali, il profondo legame tra pecore, vacche, cavalli e il bambino prima, il ragazzo e l’uomo successivamente. Una vita interamente dedicata a loro, a costo di rinunciare a tutto, rovinandosi persino la salute.

Quello che volevo chiedervi è un parere sul testo. Qui è un brano in “versione integrale”. “E in primavera dopo avermi fatto il fieno maggengo, andai in montagna con le mucche, le api nell’inverno a non potermi più a badarle, mi morirono. E lì trovandomi da questi anziani nel farmi il buon mangiare, le pulizie, il letto da dormire in stanza al caldo, e piano pian tagliavo erba con la falce che era il mio mestiere nel far fieno alla provvista per l’inverno, nella stagione cioè dopo questo maggengo mi venne il secondo. E al mattino presto andavo al controllo delle mucche, che le avevo fatto un grande recinto a filo con la corrente senza alcun pericolo, mentre le portavo il sale e ne mungevo alcuna per la nostra necessità, e quello che non consumavamo a colazione questa anziana lo metteva in una bacina grande di arame nella cantina al fresco, l’indomani le toglieva la panna e quando ne aveva a merito faceva il burro sulla nostra necessità.

Qui invece una parte già aggiustata da me. “E pure queste povere mucche venivano ferrate ai piedi per resistere alle ammaccature delle pietre nel cammino, per ore e ore di transito sotto quello che il buon Dio mandava, o sole, che a queste i mosconi le foravano la pelle, o godere a sentirsi succhiare il sangue. E io, che la mia vita era tutta su di loro, essendo sensibile di affetto, supponiamo come una brava mamma che la sua vita la dimentica per salvare il suo bambino, io a quattro anni rimanevo al loro fianco a provare e capire, ma non avevo il permesso di aprire la bocca per poter rispondere a far sentire le mie sofferenze. In più della fame, soffrivo a pensare a queste, ai loro dolori su questi transiti faticosi.