Il convegno alla fiera di Barcellonette

Nella sala del mercato coperto sabato pomeriggio era previsto il primo dei due incontri legati al tema “lupo”. Si cominciava con il libro di Marc Vincent, zootecnico dell’INRA di Avignone, “Les alpages à l’épreuve des loups”. L’argomento per me era ovviamente interessante, soprattutto visto il clima che si respirava alla fiera di Barcellonette fin dal mattino. Volevo proprio capire come stanno le cose in Francia e quali soluzioni si propongono.

Le locandine che pubblicizzavano questo incontro e il successivo (tenutosi il 28 settembre), dal titolo “L’uomo contro il lupo, una guerra di 2000 anni”, erano un po’ dappertutto in giro per il paese. Mi domandavo che piega potesse prendere il dibattito, influenzata nei miei pensieri soprattutto da quanto sta accadendo di questi tempi dalle nostre parti.

 

Le idee di chi frequentava la fiera sembravano abbastanza unanimi ed erano in molti a firmare la petizione degli Indignati dell’Ubaye, pubblicizzata anche dall’uomo sandwich che si aggirava per la fiera. Gli obiettivi di quest’Associazione (“Il lupo e gli Indignati dell’Ubaye”), fondata solo il mese scorso da persone non legate direttamente al pastoralismo, sono molteplici: informare la popolazione sui danni causati dal lupo durante la stagione e sui costi legati alla gestione del predatore, sensibilizzare i cittadini informandoli sulla convivenza conflittuale uomo-lupo e sui problemi per gli allevatori, educare i fruitori della montagna al fine di scongiurare incidenti, far conoscere ai turisti ed agli amanti della montagna la vera realtà e le conseguenze della convivenza con il lupo, ottenere maggiore giustizia da parte degli Enti pubblici per la risoluzione dei problemi causati dalla diffusione del lupo, confrontarsi con associazioni che perseguono identici obiettivi nelle altre valli, mantenere contatti con gli attori del pastoralismo, delle associazioni di allevatori e della Camera dell’Agricoltura del dipartimento Alpi dell’Alta Provenza.

 

In molti indossavano magliette decisamente chiare nel loro messaggio… Il problema c’è, è reale ed è molto lontano da essere vicino alla teorizzata pacifica convivenza possibile. Pur sapendo che in Francia sono già stati effettuati degli abbattimenti controllati, credevo che le migliori condizioni territoriali, la maggiore formazione degli operatori, la radicata tradizione pastorale ed la conseguente maggiore attenzione verso il settore avessero determinato una situazione meno problematica di quella che stiamo affrontando in Piemonte.

 

Lo stand degli allevatori del Vercors presentava un cartello sul “complesso di Bambi”, dove si attaccava l’ecologismo ideologico che poco ha a che fare con il territorio e la Madre Natura che permette all’uomo di vivere e lavorare, quella stessa Natura che viene maltrattata in mille modi, ma che genera simboli come quelli dei predatori, da difendere a tutti i costi per questioni di principio.

 

La sala del convegno si era riempita rapidamente: delle facce che avevo individuato come pastori ce n’erano poche, la maggior parte erano persone interessate all’argomento in modo forse indiretto. Il rappresentante degli Indignati aveva rapidamente introdotto l’argomento, per poi cedere la parola a Marc Vincent.

 

Nella presentazione del libro, frutto di un progetto di studio sul pastoralismo, sulla ricomparsa del lupo e sui conseguenti sistemi di protezione delle greggi, Vincent prende in considerazione diversi aspetti di questa realtà, spiegandoli in modo semplice ed essenziale. Il suo lavoro ricalca in modo quasi identico l’attività che mi ha vista coinvolta nell’ultimo anno…

 

Di sicuro una grande differenza con la Francia sta nel fatto che Oltralpe sia pienamente riconosciuto il fondamentale ruolo della pastorizia nella gestione del territorio, sia quello d’alpe, sia le zone dove le greggi svernano (la Crau principalmente). Si parla di praterie pascolate come ambienti da proteggere nella direttiva Habitat, si parla di specie vegetali ed animali il cui ecosistema dipende strettamente dal pascolamento. Queste cose si sanno anche da noi, ma solitamente sono discorsi riservati quasi esclusivamente agli addetti ai lavori e raramente capita di parlarne fuori dai convegni. Mi ha però colpito a Cheese l’intervento di uno dei partecipanti (francese) al convegno sui giovani allevatori: parlando a sostegno della pastorizia, ha affermato: “Il nostro paesaggio, quello che tanto apprezziamo guardando le tappe del Tour de France, è tale anche grazie alla pastorizia.”

 

Vincent, nel suo studio, ha intervistato numerosi pastori, operai salariati ed aiuto-pastore, che lavorano sugli alpeggi di Alpi e Pirenei. Ne è risultato un quadro molto chiaro, dominato dal termine “passione”, l’elemento fondamentale per svolgere questo mestiere. Tale componente fa sì che le problematiche comportate dalla ricolonizzazione del territorio da parte del lupo siano ancora più difficili da sopportare. Per il resto, gli elenchi presentati al pubblico erano identici a quanto rilevato in Piemonte: carenza di formazione (da noi in realtà è assoluta mancanza, fatta salva l'esperienza della tradizione e quella maturata in campo), strutture d’alpe spesso inadeguate o insufficienti… E poi i danni indiretti causati dal lupo: stress per uomini ed animali, che determina l’impossibilità di lavorare come si deve per i pastori e diversi inconvenienti nella crescita e nella sanità degli animali (con mancati redditi successivi per l’allevatore).

 

Ogni alpeggio aveva le sue zone di pascolo ed i periodi di utilizzazione, con gli animali che sceglievano le aree di riposo autonomamente, in base alle loro esigenze. Attualmente occorre chiudere il gregge nel recinto per il riposo notturno e, mancando strutture d’alpe nelle diverse porzioni di pascolo, si determinano lunghi spostamenti, con aumento di lavoro per i pastori e diminuzione delle ore di pascolamento per gli animali. Inoltre, nei pressi del recinto, il calpestamento ed il successivo sentieramento innesca fenomeni erosivi. Vincent ha inoltre evidenziato come, in un primo periodo, l’utilizzo di recinti determinava miglioramento della vegetazione in quelle aree, ma dopo pochi anni l’accumulo di sostanza organica ha causato un progressivo degrado, con sviluppo di vegetazione nitrofila (romici, ecc…).

 

Una proposta è quella di ovviare almeno con la realizzazione di altre strutture per la permanenza in quota del pastore, così da evitare almeno i lunghi spostamenti per gli animali. E’ stata dimostrato infatti come non si verifichi più la ripresa di peso per gli ovini, cosa che invece caratterizzava la stagione d’alpe precedentemente. I pastori intervistati lamentano strutture d’alpe in condizioni al limite della vivibilità, spesso così essenziali da non poter nemmeno ospitare due persone. Con la necessità di sorveglianza costante del gregge la presenza di un unico pastore è infatti ormai insufficiente. Lo stato francese ha stanziato fondi per stipendiare gli aiuto-pastori (in alcuni casi si tratta delle compagne degli stessi pastori), 440 persone pagate per svolgere tale attività.

 

Sono state elitrasportate strutture prefabbricate in legno, da collocarsi nelle aree dove ve n’era la necessità. Inoltre vengono effettuati trasporti con gli elicotteri per portare in quota il materiale necessario (sale ed altro). Queste strutture sono predisposte con una stufa interna per il riscaldamento. Decisamente funzionali e pure belle a vedersi, sicuramente senza problemi di impatto ambientale! Certo, hanno un loro costo, ma qualcosa bisogna pur fare, se si vuole… il lupo e la pecora!

 

Il lupo costa e non poco, questa tabella mostrata da Vincent comprende i pagamenti degli aiuto-pastore, le capanne d’alpeggio, e gli indennizzi, oltre agli studi scientifici. Oltre un milione di euro per pagare i capi predati, e si tenga presente che nemmeno in Francia vengono indennizzati gli animali dispersi…
Un grande spazio, nell’intervento di Vincent, è stato dato anche ai patou, i cani da guardiania di razza Montagna dai Pirenei. La loro efficacia è dimostrata, ma a quale costo? Nonostante la sensibilizzazione nei confronti dei turisti, con apposizione di appositi cartelli esplicativi, la presenza dei patou crea numerosi conflitti: attacchi alla selvaggina nelle aree protette (e non), specialmente marmotte, incidenti con i turisti, denunce e processi per i pastori.

 

Le conclusioni dello studio di Vincent propongono, in sintesi, una “lupo-tecnia”, così come esiste una zootecnia. Una vera e propria gestione del lupo che “…essendo un animale selvatico, dovrebbe guidare selvatico e non domestico”, afferma Vincent. Inoltre, proseguire con le richieste per portare il lupo da specie protetta integralmente a specie protetta, su cui si può intervenire in caso di necessità, cioè nei confronti di animali particolarmente pericolosi per gli animali domestici. Si propone poi di autorizzare lo sparo a scopo intimidatorio, in modo che il predatore associ il pericolo alla presenza dell’uomo ed al gregge.

 

La parola passa al pubblico ed interviene subito una giovane dalle ultime file, qualificandosi come pastore. Il suo lungo discorso accalorato denuncia diverse problematiche: il basso prezzo dei rimborsi (nonostante, da quello che ho capito, siano previsti indennizzi aggiuntivi per animali gravidi, animali che allattano l’agnello ed altro ancora), il mancato rimborso dei capi dispersi, le condizioni di lavoro sempre più stressanti e la preoccupazione costante per il gregge, il basso valore della carne e l’importazione dall’estero…
Si discute anche a lungo dei patou, vi sono stati pastori il cui alpeggio si trova ad essere attraversato dalla GR (grand randonnée), frequentata da centinaia di turisti, dove dopo ripetuti incidenti sono stati invitati dai sindaci a non pascolare le zone più “critiche”, ma ciò risulta essere impossibile dato che il sentiero percorre vaste porzioni di pascolo.
Interviene un esponente dei cacciatori, intervengono abitanti dei paesi di montagna, ma per me si sta facendo troppo tardi, mi aspettano oltre tre ore di viaggio e devo rientrare. Acquisto il libro di Marc Vincent e lo leggerò con attenzione…

Una (bella) notizia inattesa… e la storia di una campana

Oggi permettetemi di brindare (almeno virtualmente) insieme a voi per la bella notizia che ho ricevuto stamattina aprendo la posta. E' un qualcosa che dobbiamo festeggiare insieme, perchè riguarda anche tutti voi, lettori e protagonisti delle storie di pascolo vagante. Grazie innanzitutto a Serpillo che mi aveva segnalato questo bando del CAI riguardante i progetti sulle Terre Alte. Ho scritto esponendo il mio progetto circa un libro sui giovani allevatori e… stamattina ho ricevuto l'e-mail della commissione. "in allegato la lettera di approvazione del tuo progetto per il 2011 e la relativa modulistica per il rimborso spese. Vista la mole di richieste, non siamo riusciti a garantire lo stanziamento della somma richiesta, nonostante il progetto sia stato giudicato molto positivamente. Mi auguro che le ricerche possano partire ugualmente, ed eventualmente sia possibile completarle il prossimo anno con un rinnovo di finanziamento." Le ricerche sono partite eccome! Non contavo su appoggi esterni, ma visto che qualcosa arriverà, non posso che esserne felice e spronata ad andare avanti con maggiore entusiasmo e fiducia!
 

Veniamo alla storia che l'altro giorno avevo promesso di raccontare, cioè come l'amico Silvio realizza artigianalmente le sue cioche. In particolare, questa è una campana molto speciale.
 

Silvio lavora e Tiziana fotografa… Questa campana veniva realizzata per celebrare "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora", il mio ultimo libro uscito nel 2009.
 

Le scritte sono state realizzate, adesso viene piegata la lamiera, la campana inizia a prendere la sua forma.
 

Qui facciamo in fretta, ma immagino che ci voglia un bel po' di tempo. Silvio non me l'ha scritto: "Ovviamente non ci sono tutti i dettagli della costruzione, un po' perchè sono troppi, un pò perchè sono malizie che nessuno ha voluto insegnarmi e più passa il tempo più capisco la gelosia dei trucchetti che hanno i costruttori bravi che non ti diranno mai, al contrario di quelli non bravi che vogliono insegnarti un sacco di cose. La prima fase è quella del taglio della lamiera dopo aver disegnato la campana aperta. 2 incisione con stampini di scritte, decori ecc., 3 piegatura della campana a mano con l'ausilio di soltanto due paia di pinze e sagome curvate di legno. Le attrezzature sono limitate, costano e si vende poca roba!"
 

Silvio continua il suo lavoro, intorno nel suo laboratorio vediamo altri pezzi già terminati e decorati.
 

"4 saldatura: con cugnessiun… non agricola per capire! 5 ritocchi finali su incudine di forma e suono, fase dove credo di avere ancora molto da imparare. 6 costruzione e inserimento del batai".

"Quasi finita! Per la gioia dei miei vicini di casa ascolto a lungo il suono per capire dove devo ritoccare se con lima o con martello facendola suonare nella posizione in cui suona quando l'animale pascola."

"La campana è pronta dopo averla fatta ramare in una fabbrica perchè l'attrezzatura per ramare non merita comprarla visto le piccole quantità. Spero sia stato di tuo gradimento il tutto. Ti salutiamo io e Tiziana e la prima volta che ci becchiamo in giro ti do la famosa campana promessa… Spero che questa finisca un giorno nel tuo trup!"

Ecco l'altro lato della campana, che Silvio e Tiziana mi hanno poi fatto avere in occasione della fiera di Luserna, quando finalmente ci siamo incontrati. Se io non avessi avuto altri impegni, ci saremmo invece visti alla Fiera di Bobbio…

Qui il nostro amico, nonostante il tempo inclemente, aveva montato la sua bancarella in occasione della Fiera della Calà. "La campana, quella con l'incisione, ha avuto successo. Ho messo in mostra anche la tua, con le foto della costruzione".

Ecco qui alcuni dettagli delle altre campane esposte, con decorazioni, scritte ed incisioni.

Il reportage dei nostri amici termina con varie immagini degli animali che arrivano alla fiera. Nonostante il maltempo, nessuno ha voluto mancare. D'altra parte, in questo mestiere si è abituati ad avere a che fare anche con la pioggia e le brutte giornate.

Un po' di pecore roaschine, quelle che quest'estate lassù non ho visto, perchè erano nell'altro vallone…
 

Altre vacche in fiera. Si celebra la Calà, cioè la discesa dall'alpeggio, la fine della stagione, in attesa della primavera e del momento di risalire, anche questo festeggiato con un'apposita fiera!
 

Come si vede in quest'ultima foto, in alto era già scesa la neve… Ombrelli colorati ed animali, foglie ancora verdi ed altre già rosse, gialle, l'autunno che va verso l'inverno, ed adesso invece l'inverno sa già di primavera… Grazie ancora una volta agli amici per tutto il materiale inviatomi, che ha permesso di condividere con voi questi bei momenti.

Attraversare il Piemonte per arrivare in Valchiusella

Con un'auto presa in "prestito", venerdì ho attraversato il Piemonte toccando varie province, fino ad arrivare in Valchiusella. Sarà vero che domani tornerò in possesso della mia macchina? Lo spero… Giù per la pianura per strade ben conosciute, un occhio all'asfalto, uno ai prati ed alle stoppie, fino a scorgere la macchia bianca di un gregge con gli asini in mezzo. Poi ancora giù, attraversare la città, raggiungere il luogo dell'appuntamento non seguendo le strade principali, ma quelle secondarie, tortuose, con grosse pozzanghere. Perchè lì al mattino aveva già nevicato. La chiesa del paese, svoltare, proseguire, svoltare ancora, il gregge è in una stoppia, c'è il fuoristrada, la roulotte, il trailer.

Ci si saluta, si chiacchiera, i cani mi fanno le feste, increduli. Ma abbiamo tutti altre strade da percorrere, e allora mi trovo con due agnelli tra le mani, si caricano tutti i piccoli, poi i pastori aprono le reti ed io vado alla roulotte per darmi una ripulita. Il gregge parte, sale sull'argine tante volte percorso. Resta in sospeso quella domanda sul come e sul quando le nostre strade si incroceranno ancora. E allora via, chilometri di strada, diretti verso le montagne innevate. C'è il vento, cielo terso, il casello, si esce dall'autostrada e si inizia a salire.

A Brosso prima passo nella Sala Comunale, dove Giacomo in anteprima mi fa dono di una copia di "Valchiusella. Margari, pastori e il loro mondo", che verrà presentato proprio quella sera. Prepariamo tutto per la proiezione, ma io ho ancora un appuntamento prima di quell'evento. Mi aspetta un amico per la prima intervista che andrà a costituire uno dei capitoli del mio prossimo libro dedicato ai giovani allevatori.

Tra i prati ancora verdi, in un paesaggio che parla di montagna viva, territorio curato ed utilizzato, raggiungo la cascina di Giorgio. La nostra chiacchierata avverrà in stalla, mentre lui sarà alle prese con i lavori serali. Due gatti dormono "abbracciati" sulle balle di paglia accanto ai vitelli. Cerchiamo di districarci tra le domande che mi sono appuntata. Sono tante, ma servono a far venire fuori uno dei "ritratti" di giovane che si dedica a questo mestiere.

Poco per volta procedono i lavori in stalla e si riempiono i fogli del mio bloc notes. Anche se non è un'interrogazione scolastica, anche se non ho acceso il registratore, all'inizio non è facile, ma poco per volta entrambi arriviamo alla fine del nostro lavoro. Fuori intanto è calata la notte, continua a soffiare un vento freddo ed i cani abbaiano forse ad una volpe di passaggio. Anteprime sull'intervista non le leggerete qui, ovviamente! Tutti a cena, arrivano anche altri amici, poi bisogna affrettarsi per raggiungere la sede della presentazione del libro.

Giacomo aspettava me… Sono in ritardo, iniziamo subito. Dopo "Gente della Valchiusella", questo è il secondo libro fotografico del mio amico, dedicato ancora una volta alla sua terra. Questa volta però le foto ritraggono, come dice il sottotitolo, pastori, margari, i loro animali, gli alpeggi, le fiere, il lavoro quotidiano. Immagini che colgono gli attimi più semplici e toccanti di questo mondo. Scatti che testimoniano la grande passione: quelle delle persone che hanno scelto questa vita… e quella di Giacomo, che la esprime con la macchina fotografica.

La sala è gremita, scorgo tanti volti noti, prima che si spengano le luci, si riempiranno anche le sedie nelle prime file e molti rimarranno in piedi al fondo del salone. Giacomo introduce rapidamente, poi tocca a me raccontare e proiettare immagini degli alpeggi del Canavese in generale e della Valchiusella in particolare.

Dopo il rinfresco, una foto dell'Autore tra vari amici di questo blog e non solo. Ci sono i ragazzi della valle, ma anche altri che vengono da lontano… Oltre a me, c'è stato chi ha attraversato altre province del Piemonte, per arrivare fin qui. Vero Aldo?

Per chi fosse interessato al libro, che si trova in vendita nelle edicole e librerie del Canavese, contattate Progetto & Stampa di Alice Superiore (TO), progettoestampasnc@libero.it, 0125-78841.

Appuntamento in Valchiusella

Oggi dedico la pagina esclusivamente all'evento che si terrà venerdì sera, 26 novembre 2010, a Brosso (TO), in Valchiusella.

Alle ore 21:00 siete tutti invitati presso il Salone Comunale per la presentazione del nuovo libro fotografico del nostro amico Giacomo Grosso, "Valchiusella. Margari, pastori e il loro mondo". Ci sarò anch'io, per dire due parole e farvi vedere un po' di foto come contorno all'uscita di un libro che non deluderà nessuno, sia i protagonisti, sia gli appassionati.

Le foto di Giacomo le conosciamo bene… Alcune di quelle presenti nel libro ho già avuto la fortuna di ospitarle anche qui sul blog. Questa immagine del pastore Giovanni Vacchiero invece riguarda la transumanza di quest'autunno, quando ormai il libro era concluso e pronto per la stampa…

Per chi non sarà presente venerdì sera, provvederò poi a farvi sapere tutte le informazioni su dove e come reperire il libro. Vi aspettiamo! Sicuramente ci saranno tanti dei "personaggi" del libro, giovani e meno giovani. A venerdì, allora!

Sentire l'aria

Qualche giorno di silenzio, qui sul blog, ma ho tante nuove storie di pascolo vagante da raccontarvi. Inizio non proprio dal principio, ma voglio parlarvi innanzitutto di "Sentire l'aria". Venerdì sera infatti ero a Biella per la presentazione ufficiale di questo film. Conosco il regista, "incontrato" prima qui su internet (ormai, quando uno ha a che fare con la pastorizia, specie se nomade, prima o poi un contatto con questo sito avviene…), e poi dal vivo in Valcamonica. Conosco il protagonista, Andrea, ma anche Niculin, suo figlio, la moglie… e tanti altri che hanno avuto a che fare con il film.

E così, tra mille incertezze su quanta gente sarebbe venuta a vedere la presentazione, abbiamo raggiunto il palazzo dove si sarebbe tenuta la presentazione. A poco a poco la sala ed il cortile si sono riempiti, il buffet si è affollato ed era quasi impossibile riuscire a muoversi. C'era gente che, lasciatemelo dire, sembrava avere molto poco a che fare con il mondo della pastorizia ed alcuni guardavano con la faccia del turista del safari che incontra un selvaggio nella savana i pastori ritiratisi in un angolo.

Angolo verso il quale ho puntato con sicurezza… Che sorpresa incontrare qui Marco, e soprattutto il "famoso" Ferruccio, uno degli "storici" pastori biellesi. E così, in questo angolo, già si sentiva un po' l'aria… tra le nostre chiacchiere in Piemontese, aneddoti e racconti su questo e quel pastore. Ad un certo punto ho visto arrivare Andrea, faccia abbronzata in mezzo alla folla pallida. Un normale diciottenne, se non fosse stato appunto per il volto dal bel colorito e lo sguardo un po' smarrito in mezzo a quella confusione. Quando mi ha visto ha sorriso ed il discorso è andato subito alle pecore, come a trovare un appiglio in quel luogo dove lui non si sentiva assolutamente protagonista. Inevitabile pensare alla gioventù odierna per cui conta più apparire che non essere, ed allora fa la coda per entrare in un reality show…

La sala della proiezione era, ahimè, così gremita, che tanta, troppa gente ha dovuto rimanere fuori. Purtroppo questa sorte è toccata anche ad allevatori, ad appassionati venuti da lontano, da altre province, da altre regioni. Gli Autori erano per metà increduli e felici per lo straordinario successo inatteso, ma nello stesso tempo costernati per dover mandar via così tanta gente. D'altra parte cosa bisognava fare? Chiedere a tutti i Biellesi di alzarsi e lasciare spazio a chi era arrivato da fuori? Per fortuna c'erano anche tanti pastori ed allevatori locali, qua e là tra la folla di "curiosi". Il protagonista era lì, mescolato tra il pubblico, con gli occhi bassi di fronte alle tante, (troppe?) parole pronunciate da chi ha aperto la serata con un pizzico di retorica di troppo. Permettetemi un po' di polemica… Spero che, dopo tutte questi bei discorsi, il Sindaco di Biella si muova in prima persona per difendere i diritti dei pastori e… chissà, faccia in modo che nella pianificazione territoriale restino spazi anche per la pastorizia??

"Sentire l'aria" è un libro fotografico (fotografie di Andrea Taglier) ed un film (di Manuele Cecconello – Prospettiva Nevskij). Qui le informazioni e l'indirizzo e-mail per richiederlo, ma lo potete anche trovare ed ordinare nelle librerie. Libro fotografico + DVD costano 60 euro. Il film proiettato venerdì sera ha riscosso buon successo, anche se temo che non tutto il pubblico in sala abbia apprezzato completamente o abbia capito quello che il regista voleva mostrare. I pastori sì, loro hanno vissuto quelle (quasi) due ore con grande partecipazione. L'unica critica, da parte loro (ed anche mia): mancano le immagini della transumanza, che invece sono presenti nel libro. Vedere il gregge in cammino, quello sarebbe piaciuto a tutti. Per il resto, il pubblico di non pastori ha faticato a comprendere i tempi "lunghi", quelli che rendono veramente l'idea di cosa vuol dire fare il pastore nelle giornate di pioggia, di nebbia. Ormai la TV ed anche i film ci hanno abituati all'azione, alla velocità, alla fretta eccessiva in tutto. Fare il pastore è un'altra cosa e… proprio per questo potremmo stupirci che un giovane sedicenne scelga invece questa via. Poche parole, poche parti di intervista con Andrea, ma essere pastore è soprattutto pensieri e non dialoghi. Nei commenti di alcune persone ho sentito la "delusione", perchè si aspettavano la storia magari un po' pietosa del ragazzino "salvato" da questo mestiere. Non hanno capito che invece è stata una scelta consapevole dettata da una grande passione, non un ripiego! Per questo faccio un applauso anche virtuale al regista per come ha raccontato la storia di Andrea.

Alla fine gli Autori del film hanno salutato e ringraziato il pubblico, scusandosi ancora per aver dovuto mandare via così tante persone. L'intenzione è quella di riproporre l'evento, ma non so se verranno organizzate proiezioni anche altrove.

Per un istante è stato chiamato e salutato anche il protagonista, che ha ricevuto un lungo applauso, ma… ma lui lì non sentiva l'aria, anzi, sembrava davvero che gli mancasse, l'aria! Sulla porta sono però riuscita a sapere che il giorno dopo non solo lui, ma anche il suo gregge sarebbero stati veramente protagonisti a Biella… ed allora si sarebbe visto se c'è ancora spazio per questo mestiere nella cittadina che quella sera stava tributando così tanti appalusi al pastore.

Con Elena ci siamo messi sulle sue tracce e finalmente l'abbiamo incontrato! Qui si sentiva l'aria, ed era un'aria fredda mattutina che arrivava dalle montagne innevate alle sue spalle, un'aria umida che saliva dal fiume, un'aria di autunno che faceva cadere le foglie. Un'aria in cui risuonavano i belati, qualche campanella, l'abbaiare dei cani. E qui Andrea non era più imbarazzato, ma era il giovane pastore di diciotto anni che guidava il cammino del suo gregge verso la città, per fiancheggiarla ed andare alla ricerca di nuovi pascoli per i suoi animali.

Voleva partire prima, ma poi la sera prima si era fatto tardi e… "Quelli che devono andare a lavorare ormai saranno passati, e poi oggi è sabato." Già… io sarei stata meno tranquilla, nei suoi panni, visto il traffico che lo aspettava poco più sotto. Ma lui era estremamente a suo agio nei panni del pastore e viveva la giornata momento per momento, senza agitarsi.

Il gregge camminava veloce, Andrea era un po' preoccupato del fatto che io fossi lì proprio in quella giornata: "Sono sporche… lì dove hanno dormito si sono sporcate tutte, non fanno bella figura!". Si scendeva lungo la stretta stradina tra i muri delle ville, saremmo sbucati sulla strada principale in un punto di scarsa visibilità. C'erano due amici ad aiutare Andrea, in coda al gregge.

Laggiù c'era Biella, la città che la sera prima aveva visto cosa vuol dire fare il pastore in solitudine, sotto la pioggia, nelle giornate di nebbia. Quella gente che adesso non dovrebbe più suonare il clacson quando incontra un gregge lungo una strada…

E così ci siamo immessi sulla strada trafficata, tentando di tenere il piccolo gregge nella metà carreggiata. Le pecore correvano, i cani cercavano di contenerle, rischiando di venire investiti dalle auto che superavano la piccola carovana. Intanto come sfondo "scorrevano" fabbriche abbandonate… Chissà se scegliere la pastorizia è una decisione saggia? Basterà la passione a far sì che questo giovane continui il suo cammino?

Si svolta sul ponte, ci si avvicina sempre di più alla città. Il traffico aumenta, Andrea mi spiega la strada che farà, passando davanti ai centri commerciali, e non lo invidio, immaginando il traffico che troverà. Spero che non succeda niente, che la gente abbia pazienza, perchè investire un cane o un agnello mentre si supera il gregge è questione di un attimo.

Il gregge risale lungo l'alto muro, Andrea mi racconta proprio un incidente capitato qui lo scorso anno. Il gregge è un po' allungato, gli amici da dietro fanno segno di rallentare, ma è difficile contenere le pecore che vorrebbero correre avanti. Sanno la strada, sanno che si va verso i pascoli.

Più avanti la strada è interrotta da un cantiere, le pecore si infilano nella strettoia, gli operai ci guardano passare, ma il traffico qui sta aumentando e sembra davvero strano vedere le pecore camminare verso la città, anche se questa è Biella, il cui nome richiama a molti l'idea di lana e di pastorizia. Ma i tempi sono cambiati, sono molto cambiati!

Lasciamo il gregge temporaneamente fuori dalla strada, a brucare due fili d'erba su questo dosso, ma poi i giovani pastori riprenderanno il loro cammino nel traffico, prima di raggiungere la periferia ed i pascoli. Salutiamo Andrea ed i suoi amici, tornerò da lui in un momento di maggiore calma, per intervistarlo per il mio nuovo libro. La mia giornata proseguirà altrove, presso altri pastori, altre greggi…

Alcuni appuntamenti per la settimana

Oltre alle varie fiere di San Martino che si terranno un po' ovunque in questi giorni (e che non sto ad elencare per questioni di tempo), ci saranno due eventi importanti per gli appassionati di pastorizia e di pascolo vagante. Mi hanno indicato una mostra fotografica a Milano, dal titolo, appunto, "Nomadic Shepherds". Non conosco l'Autrice, Francesca Pianzola, non so se i pastori ritratti siano Lombardi o di altra parte d'Italia. Qui i dettagli della mostra, inaugurata ieri in Via Procaccini 4, che rimarrà aperta fino al 20 novembre. Se qualcuno andasse a vederla, mi farebbe piacere che ci raccontasse qualcosa in merito.

Conosco invece i protagonisti di "Sentire l'Aria", il film ed il libro di Manuele Cecconello ed Andrea Taglier che verranno presentati in anteprima a Biella venerdì 12 novembre. E' la storia di Andrea, un giovane studente che sceglie di fare il pastore nomade. Qui le informazioni su libro+film ed i riferimenti per prenotarlo ed acquistarlo. Per chi volesse venire a Biella, ci si incontra alle 19:30 a Palazzo Ferrero, Costa del Piazzo 25, per degustare insieme formaggi locali affinati da Botalla, poi alle 21:00 inizierà la proiezione.

In attesa di iniziare a lavorare al mio prossimo libro, ennesima presentazione di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora" a Settimo Vittone (TO), Palazzo del Municipio, ore 21:00, mercoledì 10 novembre 2010.

Per domenica invece l'appuntamento è a Roaschia, con la XVII Mostra Interprovinciale di ovini di razza frabosana roaschina. Qui il programma della manifestazione.

Adesso è ufficiale, largo ai giovani!!!!

Ieri, alla fiera di Vico Canavese (di cui vi parlerò con calma appena avrò tempo) sono stata presa alla sprovvista dal Sindaco, che mi aveva gentilmente invitata a partecipare alla rassegna. Mi ha chiamata a dire due parole al pubblico e… in un assoluto silenzio sotto al tendone, con tutti gli occhi puntati verso di me… ho rivelato in anteprima quale sarà l’argomento del nuovo libro. Mi ha fatto piacere dirlo proprio lì, tra amici. Magari la presentazione ufficiale, quando il libro sarà finito e stampato, la faremo proprio in Valchiusella!! E’ il minimo che posso fare, visto l’accoglienza ricevuta ieri!

Comunque, una delle cose belle di quella valle di grande tradizione di allevamento e allevatori, è vedere tanti giovani che espongono con orgoglio i propri animali e continuano questo mestiere. Eccoli, alcuni di quei giovani, giustamente allegri in un giorno che per loro è la più bella delle feste. Presto se ne parlerà anche un altro libro, quello fotografico dell’amico Giacomo, che proprio ieri mi ha dato l’onere… e l’onore di scrivere la prefazione per la sua opera che presto andrà in stampa.

Il mio nuovo libro allora parlerà dei GIOVANI! Ragazzi e ragazze del XXI secolo che hanno questa passione e che la portano avanti per mestiere. Cercando di fare il più possibile una panoramica a 360° tra le valli e le "tipologie" di allevatori, chi lo fa per tradizione, chi per scelta, chi si è messo in proprio, chi continua in famiglia, chi lo affianca con un altro lavoro, chi è pastore e tosatore… Caprai, margari, pastori di pecore, pastori vaganti, coppie… Vedremo quel che ne risulterà. Per adesso intanto… grazie a Francesco che mi ha lanciato l’idea!! Ci vorrà tempo, per fare un lavoro accettabile che non venga troppo criticato… Mi concedete almeno un anno per lavorarci? Magari anche qualcosa in più…

Libri e video

Domani non ci sarò, tra le altre cose devo andare ad occuparmi di una spiacevole vicenda che mi vede coinvolta per "colpa" di qualcosa che ho scritto in passato. Spero di potervi raccontare in futuro l’intera storia… Oggi vi invito a guardare alcuni video, i primi due li ho trovati su youtube.

Sono entrambi girati sulle montagne di Bagnolo Piemonte (CN), ed il primo è dedicato alla mungitura a mano di una vacca piemontese.

Quest’altro invece, dello stesso autore, è un documento di come avviene un parto "aiutato" dall’uomo. Tante volte ho visto questa scena ed ho dato una mano anch’io… pertanto non ho mai realizzato filmati e solo in un’occasione l’ho fotografato. Spero che nessuno si impressioni per le immagini! Sono cose che succedono tutti i giorni, è la vita…

In questo video… ci sono io. E’ l’intervista che mi è stata fatta a Parre in occasione della presentazione di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora". A questo proposito, volevo ricordarvi che il prossimo appuntamento è per venerdì sera, 16 luglio 2010, in alpeggio! Presso l’Alpe Pintas (1920 m slm), a Pian dell’Alpe, Usseaux (TO). L’evento è organizzato dalla Cooperativa il Trifoglio. Segue, per gli interessati, marenda sinoira con prodotti d’alpeggio (10€). Per informazioni e prenotazioni, alpepintas@libero.it, 3407420463.

Da est ad ovest, con i pastori!

L’amico Adolfo ci segnala un po’ di appuntamenti con il suo "Transumanze", ma sono comunque eventi interessanti per quello che riguarda il mondo della pastorizia, e soprattutto il "farlo conoscere" ed apprezzare al pubblico. Questa domenica, 13 giugno 2010, "Pecore e pastori", dalle ore 15:00 presso il Museo Etnografico della Provincia di Belluno a Serravella di Cesiomaggiore. Leggete qui il programma, non fosse così lontano sarei già lì!

Sempre con Adolfo Malacarne, venerdì 18 giugno alle ore 17:00 a Fiera di Primiero, con la presentazione del suo libro.

Per la "collezione" di monumenti pastorali, Adolfo ci manda anche la statua al pastore che si trova a Lamon, il suo paese. Come avevo già avuto modo di scrivere, in Veneto Lamon è l’equivalente di Roaschia qui in Piemonte, un paese di pastori (almeno in passato).

Chissà invece dove è stato filmato questo gregge? Magari qualcuno me lo sa dire, ho lasciato un messaggio al suo autore su youtube, ma non mi ha ancora risposto.

Quest’altro invece lo so! Siamo a Luserna San Giovanni, in Val Pellice. Qualche lettore della zona mi dice di chi è il gregge? Penso di saperlo, ma non ne sono sicura.

Concludo segnalandovi un articolo di Michele Corti su Ruralpini, relativo alle pecore nei parchi di Monza ed il loro molteplice ruolo in quella realtà, dal pascolamento/pulizia all’educazione per i bambini di città.

L'ultima sinfonia pastorale

Mentre andavo a Torino per partecipare al convegno sul lupo (di cui vi parlerò ampiamente domani), approfittando del viaggio in treno (e dei disservizi delle FS), ho letto un libro che mi era stato donato qualche giorno prima direttamente dal suo Autore.

"L’ultima sinfonia pastorale. Tra Parigi, Alpi e Provenza, la saga dei vecchi bergers" è l’ultimo libro di Guido Mauro Maritano, Valsusino abitante in Val Sangone, che di pecore, pastori, pastorizia ha già scritto in passato. Questa volta con lui, o meglio, con Elio e Giovanna, personaggi del libro che immagino essere lo stesso Guido e sua moglie, andiamo a cercare le tracce di alcuni anziani pastori in Francia, tra le Alpi e la Provenza. Antiche origini italiane, storie di emigrazione, storie di emarginazione/integrazione, come quella così toccante di Henri, ragazzo di origini nobili, ma autistico, che trova il suo mondo e la sua dimensione nella pastorizia, da cui non si distaccherà mai.

Conosco, ahimè, molto poco la Francia, anche se le terre descritte in parte le ho attraversate da bambina, visto che pure la mia famiglia ha antenati che hanno cercato fortuna da quelle parti (anche se non con la pastorizia). Quella nella foto è la festa della transumanza di Die, celebre e molto frequentata dai turisti… Ma quelle che narrano i vecchi pastori sono transumanze vere, quando ancora si saliva a piedi dalla Crau fino alle vallate alpine sul confine con l’Italia. Non voglio raccontarvi il libro, vi dico solo che mi ha emozionata, mi ha commossa, mi ha toccata nel profondo, vi ho ritrovato anche personaggi conosciuti, oltre a scene vissute in prima persona, altrove, in altri momenti. Con il suo stile semplice, diretto, riportando le sue impressioni (pardon, quelle di Elio!), Guido ci fa vivere le scene a cui ha assistito su nel Vallon, con gli anziani pastori, e poi in Provenza, d’inverno, raccontandoci anche numerosi eventi tra folklore e tradizione, con un profondo legame con il mondo della pastorizia. Ma quando questi vecchi bergers non ci saranno più… cosa resterà, solo il folklore? Vi invito a leggere "L’ultima sinfonia pastorale" (QUI per ordinare il libro dall’editore) ed emozionarvi con le storie uniche di Jean, Henri e gli altri personaggi del libro, veri pastori di un tempo che fu, che mai potranno essere pienamente sostituiti da altri pastori, anche se comunque ci saranno sempre (?) quelli che diventeranno bergers e saliranno in montagna al pascolo con le loro greggi…