Una lettera per il Ministro

Visto che l’informazione si premura di dedicare ampio spazio a chi, ignorando completamente il mondo dell’allevamento (specie quello tradizionale), parla contro il consumo di carne (ovicaprina soprattutto)… Visto che la pastorizia è relegata a “simpatici quadretti di colore” o trasmissioni “di nicchia”… Visto che è sempre maggiore la NON CONOSCENZA di una realtà che è alle basi delle tradizioni, della cultura, del territorio, dell’ambiente e dell’economia dell’Italia fin dall’antichità… Mi sono permessa di scrivere questa lettera.

Egregio Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, ministro@mpaaf.gov.it

Egregio Viceministro Andrea Olivero segreteria.viceministro@mpaaf.gov.it

 Le scrivo in merito all’intensificarsi delle campagne contro la macellazione di agnelli e capretti che, come ogni anno, sotto Pasqua si fanno maggiormente pressanti e particolarmente crude, al fine di indignare l’eventuale consumatore e scoraggiare l’utilizzo di tali carni.

 Sempre più queste campagne, grazie anche ad alcuni personaggi pubblici, arrivano ai mezzi d’informazione, senza che vi sia alcun spazio per un contraddittorio.

Inoltre, la maggior parte dei messaggi, contengono inesattezze e menzogne sia su come gli animali vengono allevati, sia sulle modalità di macellazione.

Chi è ignorante in materia, facilmente può lasciarsi influenzare da tali campagne che (falsamente) parlano di metodi di macellazione cruenti (ben diversi dalla realtà e da quanto stabilito dalla legge) e di uccisione di animali praticamente neonati.

 Il settore dell’allevamento ovicaprino, uno dei meno assimilabili all’allevamento intensivo, profondamente radicato nelle nostre tradizioni (agricole, zootecniche, culinarie, ma anche culturali) e nel paesaggio, soffre pesantemente della crisi, sia per quanto riguarda la filiera del latte, sia quella della carne.

Parallelamente a tali campagne denigratorie, assistiamo ad un crollo dei prezzi alla vendita per effetto di massicce importazioni di animali/carne dall’estero.

 Chiedo che il Ministero, insieme alle Associazioni di Categoria, si adoperi al fine di contrastare tali campagne di disinformazione, che infangano e denigrano l’onesto lavoro di allevatori, veterinari e macellai con veri interventi mirati alla conoscenza, valorizzazione e recupero delle tradizioni pastorali e dei loro prodotti derivati.

 Ringraziando per l’attenzione, colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

 Marzia Verona – Cumiana (TO) – allevatrice e scrittrice

Chiedo invece a tutti voi, allevatori e simpatizzanti, consumatori, food bloggers, macellai, amici di pastori, di copiare questa lettera e inviarla ai due indirizzi indicati. Se la condividete, diffondetela quanto più possibile. Segnalo anche un gruppo Facebook “Noi che mangiamo carne ovicaprina a Pasqua e non solo” dedicato a chi vuole contribuire a diffondere la corretta informazione sull’allevamento ed il consumo di carne ovicaprina. Grazie per l’aiuto che, in questo modo, cercherete di dare alla pastorizia italiana.

Storie di intolleranza senza senso: bisogna informare di più!

Esempi positivi e negativi che si sovrappongono e fanno rifletter su QUANTO bisogna ancora lavorare per far sì che la gente capisca davvero cosa vuol dire ambiente. Io ho sempre creduto di essere "ambientalista" ed "ecologista", ma poi leggo, vedo e sento quello che dicono certi… ambientalisti e mi chiedo: "Ma chi davvero fa qualcosa per l'ambiente???". Leggete questa storia, segnalata su Facebook dall'amico Michele Corti.

Lettera al Cittadino (quotidiano di Lodi) del 6 giugno 2011
Le pecore nel Belgiardino: che disastro
Chi nel mese di aprile e fino a due settimane fa circa ha fatto bellissime passeggiate nel verdeggiante e profumato bosco di Belgiardino, cosparso di fiori e ricco di promettente sottobosco, non riconoscerà ora più quell'oasi di verde ne
lla devastata landa lasciata dal passaggio delle pecore.
E la sottoscritta, che in marzo, al primo sbocciare delle violette, approfittando del rado bosco invernale, aveva ripulito il sottobosco – dove possibile – da immondizia di ogni genere, aiutata nell'impresa da volontari collaboratori intervenuti a rimuovere i sacchi raccolti, ha fatto evidentemente un servizio alle pecore e non ai cittadini amanti della natura, come suo intento.
Le pecore, però, irriconoscenti, muovendosi in branco hanno mosso il terreno e portato alla luce nuovi vecchi residui alluvionali di spazzatura, prima nascosti sottoterra odal verde lussureggiante, che aveva cercato di stendervi sopra un pietoso velo. Nonostante la cocente delusione, la sottoscritta è già tornata all'opera di ripulitura, ma poco potrà fare per i fiori, gli arbusti e i tanti getti di alberelli divorati dalle pecore.
[…] Comunque sia non sembrano certo esserci le condizioni per poter permettere che un prezioso sottobosco, foriero di rigenerazione del bosco, venga elimitato da orde di pecore affamate. certo anche loro devono pascolare e nutrirsi.
Sì, ma non in una zona dove terre coltivate e logistica hanno lasciato solo uno spazio irrisorio all'ambiente naturale originario. In tutto questo contesto il Belgiardino ha anche ospitato la "Camnada Ludesana": che cosa avranno pensato i partecipanti vedendo il parco pelato e pieno di escrementi animali?
Semplicemente quello che è sotto gli occhi di tutti: che anziché curarlo per il cittadino, il Parco Adda Sud preferisce lasciare il Belgiardino in pasto alle pecore.
Ma perché questo stato di cose non permanga, io chiedo a tutti gli amanti della natura e del parco di chiedere entro aprile dell'anno prossimo al direttore del Parco Adda Sud – come farò io – di dirottare le pecore verso altri siti, più ampi e in migliori condizioni di salute.

Simonetta Saccardi
 

 
Per fortuna c'è anche chi, su youtube, carica le foto di un gregge che svolge un'utile opera di pulizia nei parchi di Torino… Allora, voi che ne dite? Come si fa ad indignarsi perchè le pecore "portano alla luce l'immondizia"? No comment poi riguardo agli escrementi… Ma è mai possibile che ci sia tanta ignoranza? Spero che il parco risponda adeguatamente spiegando che l'erba pascolata ricrescerà (se uno non capisce, bisogna spiegare anche le cose più ovvie) e rifiorirà più bella di prima, invece di seccare ed ingiallire. L'immondizia la signora Saccardi andrà a toglierla di nuovo? Bene! Un plauso alla sua iniziativa. Se ci fossero state erbacce e rovi, invece sarebbe rimasta lì. Volevo comunque specificare che non l'hanno portata le pecore, ma gli uomini! Adesso almeno il parco è davvero ripulito e ricrescerà la vegetazione, in meno tempo di quello che l'indignata signora può pensare. Cara Simonetta, io, da amante della natura, dell'ambiente e del paesaggio, auspico che sempre più parchi, amministrazioni comunali, ecc… si affidino a greggi di pecore per la pulizia ed il pascolo. Gli escrementi sono concime naturale che favoriranno l'ecosistema (vegetale ed animale). Meglio secondo lei rumorosi ed inquinanti mezzi meccanici?

Verdiana Morandi, segretaria dell'Associazione Pastori del Triveneto, qualche mese fa mi segnalava l'ennesimo caso assurdo. Leggete qui dal Gazzettino on-line, quotidiano del Nord Est.
"Magredi, sì all’Italian Baja no alle pecore. Domenica 20 Marzo 2011,
SAN QUIRINO – (mm) «Vietato l'ingresso alle pecore»: potrebbe presto campeggiare questo cartello nell'area dei Magredi. Auto, quad e moto dell'Italian Baja corrano pure (la gara attraversa oggi e domani la zona dei guadi), ma gli ovini pascolino altrove. Questo lo sfogo del sindaco Corrado Della Mattia che, facendosi portatore delle lamentele di coltivatori e cacciatori, dichiara «guerra» alla transumanza sregolata. «Non se ne può più. Sto valutando di firmare un'ordinanza per fermare questo fenomeno, in particolare nel periodo estivo – annuncia Della Mattia -. Le pecore brucano l'erba, rovinano i campi, lasciano deiezioni ovunque e sono portatrici di malattie, favorendo la diffusione di zecche». Della Mattia, numero uno dell'Aci provinciale e regionale, è anche presidente del comitato organizzatore dell'Italian Baja, la corsa che si sta svolgendo proprio sui Magredi. «Altro che Baja – sbotta il sindaco -, gli ambientalisti pensino ai danni ambientali causati dal passaggio continuo delle pecore. Loro sì che rovinano il territorio». La transumanza «è sempre più frequente: si verifica in pratica tutto l'anno. Si è poi
passati da qualche centinaio di pecore ad anche oltre mille capi a pastore – osserva Della Mattia -. Spesso chi conduce questi greggi, perlopiù extracomunitari, "finge" di transumare, di fatto stanziando sul territorio. Una cosa che non possiamo accettare».
"
Avanti con i luoghi comuni sulle zecche (quante volte dobbiamo ancora ripeterlo che le pecore non portano le zecche, ma anche loro ne sono vittime se queste sono già presenti sul territorio????). Se veramente sono stati danneggiati dei campi, allora i responsabili pagheranno il danno, ma… "le pecore brucano l'erba" mi sembra una lamentela quantomeno ridicola!!!! E poi… sì ai fuoristrada e no alle pecore? Qualcuno mi spiega questo fatto?
Mi scrive Verdiana: "Son stata all'incontro sul piano di gestione dei Magredi di Pordenone… dopo 4 ore son finalmente arrivati alla misura sul pascolo… che veniva semplicemente VIETATO senza previsione di alcun compenso! Abbiamo chiesto un incontro specifico con la regione FVG… dato che dicevano di aver molta fretta… e dato che han detto che han cercato così tanto i pastori e non son riusciti a contattare nessuno… Ma pensa te! Quante bugie in una mattinata sola! Naturalmente Coldiretti neanche del fatto, interesse zero! E' inutile.. ci vuole TANTISSIMO tempo e gente che abbia duecentomila competenze… come fa un pastore a lavorare e tutelarsi da sta gabbia?". Verdiana non è solo figlia e nipote di pastori, ma è laureata e specializzata in Sviluppo Sostenibile e Gestione dei sistemi agroambientali.

L'unica speranza è che si riesca a fare TANTA informazione corretta, che i VERI ambientalisti facciano sentire la loro voce, che si parta con piani di educazione scolastica. Non solo fattorie didattiche, ma visite "in campo" con le scuole a questi Parchi dove ci sono gli animali, far capire la loro importanza per TUTTO il territorio.
 

Le istituzioni rispondono sulla questione dei disseccanti

Riporto integralmente la lettera ricevuta oggi, 30 maggio 2011, via e-mail, sulla questione dei disseccanti lungo le strade provinciali.

Gentile Dott.ssa Marzia Verona,
il problema che Lei correttamente solleva è stato approfondito da tempo dalla Provincia di Torino e, proprio per questa ragione, abbiamo individuato alcuni accorgimenti che rispondono, nei limiti del 
possibile, alle sue osservazioni. La manutenzione del verde in campo stradale risulta uno tra i maggiori oneri della Provincia di  Torino in quanto i 3.100 km di strade provinciali si snodano prevalentemente su terreni collinari o montagnosi.
Durante il periodo primaverile ed estivo necessita provvedere alla manutenzione del verde lungo le strade con tagli dell'erba che vengono ripetuti nell'arco dell'anno in funzione delle condizioni climatiche ed altimetriche. Tale manutenzione avviene mediante l'uso di 
attrezzature e macchinari che favoriscono gli interventi manutentivi compatibilmente con le risorse a disposizione.
In alcune situazioni particolarmente critiche durante lo svolgimento dell'attività del taglio erba, ove l'utilizzo dell'uomo comporterebbe 
significativi rischi di caduta (scarpate montane o collinari scoscese) o dove ostacoli fisici impediscono l'uso delle attrezzature in dotazione (muri, guard-rail, pali, delinea tori, segnaletica, ecc), i piani di lavoro prevedono l'uso di dissecanti al fine di rendere ben visibile la segnaletica stradale orizzontale e verticale.
Il Servizio provinciale della Sicurezza e Prevenzione sul Lavoro ha individuato un prodotto dissecante compatibile con l'ambiente e che ne 
consente l'utilizzo sistemico nella riduzione della presenza di erba e pianticelle infestanti senza controindicazioni sia per l'utilizzatore sia per l'ambiente.
Con l'auspicio di essere stato esaustivo e restando a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti Le porgo i più cordiali saluti.
Alberto Avetta

Ringrazio innanzitutto il sig. Avetta per la risposta. Resta il fatto che numerosi allevatori hanno lamentato intossicazioni ed avvelenamenti a causa di pascolamento sporadico di erba che era stata trattata con prodotti diserbanti e/o disseccanti. Forse non erano quelli usati dalla Provincia di Torino, ma altri acquistati da privati per il trattamento delle infestanti nelle coltivazioni o lungo fossi, siepi o che altro. Mi rendo conto dei costi di tali interventi di pulizia stradale per l'Ente Pubblico… ma nello stesso tempo mi viene da pensare a quei giorni del passato in cui si andava a far fieno in certi pendii… e non c'erano nemmeno le attrezzature e le calzature di cui siamo dotati oggi. Ma quello è un altro discorso, però mi fa comunque riflettere su come funziona la nostra società attuale.

Lettera a "La Stampa"

L’altro giorno vi avevo parlato di quella lettera a "La Stampa" di un lettore che denunciava la pericolosità dei cani da pastore. Pericolo reale, da lui già affrontato direttamente, al contrario del lupo, che mai ha rappresentato una minaccia. Ho provato a rispondere e… la mia lettera è stata pubblicata ieri. Qui la potete leggere sul sito de "La Stampa" (è l’ultima in fondo alla pagina).

Come si diceva ieri…

Due fatti mi spingono a tornare sul tema trattato ieri (al quale mi aspettavo più commenti, tra l’altro… so che i lettori ci sono, ma partecipate poco, chissà perchè! la discussione è sempre aperta a tutti, non censuro nessuno).

Il primo è una lettera comparsa proprio ieri su "La Stampa" nella rubrica delle lettere al Direttore, e conferma quanto da me scritto nel post sul lupo. "Dopo aver letto l’articolo sui lupi sulla Stampa di domenica, mi viene in mente che mai in oltre 30 anni di escursioni sui monti del Ponente ligure, Alpi Marittime, Cozie e francesi mi sono sentito in pericolo a causa dei lupi pur notandone la presenza. Purtroppo non posso dire la stessa cosa dei cani da pastore che, lasciati incustoditi dai proprietari delle greggi, spesso mi hanno messo in difficoltà. MARIO NEGRO"

Eccone un altro che non è informato, per cui serve quella campagna stampa (soprattutto a mezzo TV) di cui dicevo ieri. Quei cani "incustoditi" non sono i cani da lavoro del pastore, ma i cani da protezione, che vivono costantemente in mezzo al gregge per la sua difesa dai lupi. Come ben sappiamo, attaccano o comunque vanno incontro abbaiando a QUALUNQUE intruso, a due o quattro gambe. Il pastore farebbe a meno della loro presenza, ma oggi non può più permetterselo, per la difesa dei suoi animali.

Veniamo invece al fatto che, sempre ieri, ho parlato di predazioni. Chi ha letto al mattino il blog, ha visto il post completo di tutte le sue immagini. Successivamente, l’ultima era oscurata da una scritta in inglese che, tradotta, diceva così: "Questo file è stato rimosso a causa di una violazione dei termini d’uso di Imageshack (il sito che uso per la pubblicazione delle foto) o per una richiesta di un utente." Pubblicare una foto di un animale ucciso dal predatore è sconveniente? Lo è vedere uno dei 1000 filmati che ci vengono riproposti in ogni trasmissione naturalistica, il leone che insegue, cattura e sbrana la gazzella? Adesso la foto l’ho inserita nuovamente così com’era. Vi assicuro che vedere la scena dal vivo era molto più emotivamente toccante e, da parte mia, la pubblicazione delle foto non viene fatta con altro fine se non quello di documentare e cercare di far capire le emozioni di un allevatore che trova i propri animali uccisi. Come ho già detto e scritto molte volte, vorrei riuscire a far sì che gli "integralisti", almeno per un istante, cercassero di comprendere le ragioni dei pastori. Non sono degli assassini che sparerebbero al lupo per il puro e semplice gusto di uccidere, quello che può avere un cacciatore di trofei, ma la loro rabbia è dettata dal cuore. Non giustifico, ma comprendo. Solo comprendendo le ragioni di ambo le parti si potrà costruire un dialogo ed un confronto. Detto questo, spero che non ci siano dei lettori di questo blog che si fanno impressionare da un animale ucciso al punto di intervenire per bloccarne le immagini.

Volevo parlare d’altro, oggi… Lo farò in un’altra occasione!

L'ennesima "brutta" storia

I giovani sono bamboccioni, i giovani italiani non se ne vanno di casa, stanno lì fino a 30 e passa anni a farsi mantenere dai genitori, i giovani non si danno da fare. Ma sarà poi proprio così, oppure quando cercano di darsi da fare vanno a cozzare contro ostacoli burocratici (ed anche economici) che sono più grandi di loro? Vicende in cui la volontà e la forza d’animo non bastano…

Daniela e Davide già li conoscete, qui avevo raccontato la loro storia, qui si parlava ancora di loro, ma oggi purtroppo devo pubblicare un grido di dolore, disperazione e scoraggiamento da parte dei nostri giovani amici. Non sono passati tanti giorni da quando li ho incontrati addirittura qui in Piemonte, erano venuti a vedere un allevamento di pecore da latte, per parlare con Silvano, il loro proprietario, e farsi dare dei consigli su come comportarsi, visto che avevano deciso di seguire questa strada, dal momento che il pascolo vagante, tra divieti e restrizioni, per loro era diventato impossibile.

L’altro giorno però Daniela mi scrive, disperata. Il loro progetto è stato bocciato, perchè i finanziamenti vengono dati a chi fa stalle per vacche da latte, non pecore. "Ora ci tocca chiudere l’azienda, restituire i soldi del primo insediamento. Siamo rimasti senza niente!!! Siamo delusi e amereggiati. Perchè il settore agricolo deve essere sempre discriminato!!!!????? Per forza non ci sono più giovani stimolati a portar avanti l’agricoltura. Perchè non ci è data nessuna possibilità!!!!!!!!!!! Sono delusa e sconvolta, dovevo sfogarmi con qualcuno che mi capisce. Il nostro sogno finisce qui perchè Davide non vuole combattere una battaglia persa a priori… e forse ha ragione perchè non possiamo vivere d’aria per una passione impossibile…"

Questo il testo che i nostri amici hanno scritto al Ministro Zaia (ad oggi la lettera non è ancora stata pubblicata): "Egregio ministro dell’agricoltura Signor Zaia,
Le scrivo per evidenziare, a mio modesto parere, un’ingiustizia.
Le spiego innanzitutto la nostra situazione dall’inizio. Il mio fidanzato, nato, cresciuto ed attualmente residente a Puos d’Alpago (BL) ha aperto nel 2008 un’azienda agricola per l’allevamento di pecore, la nostra passione, lui ha 23 anni e come sottolinea spesso, Lei è propenso all’aiuto ai giovani nuovi insediati nel settore agricolo che hanno gran passione per l’allevamento e l’agricoltura. Bene, noi siamo proprio fra quelli!
Abbiamo iniziato quest’avventura con un allevamento di pecore da carne con tipologia di allevamento a pascolo vagante, questa scelta non è stata delle migliori, visto che sta diventando sempre più difficoltoso, per via delle chiusure di vari comuni in pianura e ora alla proibizione dell’utilizzo dei cani, indispensabili, a causa del diffondersi della malattia rabbia. Messi alle strette dalle molteplici disavventure e data la giovane età e la voglia di rendere sicura e continuativa la nostra azienda agricola, abbiamo pensato di orientare la nostra tipologia di allevamento puntando alla realizzazione di una stalla per pecore da latte, dedita alla trasformazione del latte in prodotti caseari. L’ente addetto ovvero l’associazione Coldiretti ci ha suggerito la partecipazione ad un bando proprio appena uscito per ottenere degli incentivi, legato proprio alla realizzazione di stalle con annesse zone di trasformazione latte, caseificio e punto vendita, esattamente quello che avremmo voluto far noi. Da qui, l’amara sorpresa: le pecore, in tale bando, vengono considerate solo ed esclusivamente da carne e quindi valgono pochissimo punteggio al fine di poter concorrere con gli altri allevatori per ottenere gli incentivi … sono privilegiati esclusivamente gli allevatori di bovini da latte. A questo punto mi chiedo: perché? Infondo, la trasformazione del latte di pecora avviene nello stesso modo di quello di vacca o no?
Ora come ora noi non possiamo assolutamente permetterci di realizzare a nostre spese una stalla che possa fornirci un adeguato reddito per poter vivere così dovremo chiudere l’azienda, perché purtroppo non abbiamo alcun aiuto… tutto ciò non è giusto, perché abbiamo fatto grandi sacrifici per poter aprire l’azienda e resistere fino ad ora con grandissimi sforzi economici e fatica anche fisica. Per una volta che ci sono dei ragazzi giovani italiani che si impegnano in qualsiasi modo per creare qualcosa, perché non è data alcuna possibilità di poter emergere?
So bene che Lei non ha alcuna colpa delle clausole di questo bando e che questa lettera non verrà considerata, ma vorrei solo capire se può consigliarci a trovare un altro bando più idoneo, che permetta di poter partecipare anche a noi, allevatori di pecore, ed essere messi in condizione tale di poter competere a pari opportunità con gli altri allevatori.
In attesa di un Suo gentile riscontro in merito, Le porgiamo i nostri Distinti saluti.
Daniela e Davide
"

Cosa dovranno fare i nostri amici, per coltivare la loro passione/lavoro? Emigrare all’estero? Non so se il Ministro risponderà (magari adesso, essendo in campagna elettorale per le regionali…), ma se qualche altro lettore sapesse dare dei consigli a Davide e Daniela…

(Tutte le foto del post sono di Daniela e riguardano i giorni in cui praticavano il pascolo vagante)

Cerchiamo nel web

Non ho voglia di riprendere quelle immagini dell’altro giorno, quelle che non vi ho ancora mostrato: tepore primaverile, pecore al pascolo nell’erba abbondante. Mi fa ancora troppo male pensare che i pastori sono di nuovo disperati perchè il foraggio non c’è più, sommerso da acqua, fango, immondizia. Se uno ha visto gli argini e la porzione di terra che li separa dal fiume, non riesce a credere che ieri l’acqua "battesse gli argini", cioè fosse cresciuta fin lì.

E allora parliamo d’altro, godiamoci questo video scovato nella rete (grazie a Giovanna che ce l’ha segnalato): è un bellissimo filmato (per qualità e per il modo in cui è stato realizzato): siamo nel 2006 ed il protagonista è ancora una volta Luigi Cominelli (Luigi le berger). E’ andato in onda sulla TV svizzera e l’intervista è in Francese. Se non capite la lingua, i gesti e lo sguardo di Luigi parlano da soli.

Riflettiamo poi su questa lettera comparsa il 25 aprile 2009 nella rubrica "Specchio dei Tempi" de "La Stampa" di Torino. E’ di una madre preoccupata per l’ingresso delle pecore in città (la foto si riferisce al passaggio di un gregge a Ternengo – BI – durante una passata edizione della Fiera della Lana). "«Da alcuni anni il Comune di Torino ha deciso di utilizzare un metodo innovativo per la tosatura dei prati del Parco del Meisino: il pascolo di greggi di pecore. Lodevole iniziativa, visto il risparmio che questo permette e la filosofia naturista che c’è alla base. Però… di però ce ne sono tanti. «Sono mamma di due bimbe piccole ed abito in Borgata Rosa, a due passi da questa grande area verde, curata e riqualificata. Ogni domenica centinaia di ciclisti, podisti, bambini e anziani percorrono i nuovi sentieri del parco. «Durante la settimana, l’utenza diminuisce ovviamente, ma i bambini non mancano mai, grazie alle strutture a loro dedicate ed agli ampi spazi in cui poter correre e divertirsi. «Ora sono tornate le pecore! Come ho già detto, non ho nulla da eccepire per quanto riguarda le strategie economiche del Comune, e non ho nemmeno nulla contro gli animali, ma la convivenza tra bambini e animali da pascolo proprio non è possibile. «Tanto per cominciare in questi giorni le pecore scorrazzano felicemente tra prati e strade senza la recinzione di contenimento: sicuramente sono innocue, ma vai a spiegare ai bimbi di un anno o due che non bisogna andare a tirarle le orecchie, né il pelo, né intrufolarsi nel bel mezzo del gregge, cosa che, tra l’altro, non mi sembra nemmeno troppo igienica. E poi la sporcizia… gli escrementi degli animali in questione si trovano ovunque: per le stradine, nei prati e nelle aree attrezzate per la ginnastica, con il risultato che le mamme ed i bambini più grandi quando arrivano a casa hanno le scarpe da pulire e lavare, ed i bimbi più piccoli, beh, lascio immaginare che cosa non facciano con sassolini e tutto quello che trovano per terra! «Vorrei più attenzione verso i cittadini più piccoli». SILVIA VALLE"

I lettori rispondono qui (l’ho fatto anch’io) e, generalmente, sono tutti concordi nel dire alla signora Silvia che dovrebbe essere più che felice nel poter dare alle sue figlie questa opportunità di vedere dal vivo le pecore! E poi… Ce n’è per tutti i gusti: direi a Silvia che la convivenza è molto possibile, auspicabile addirittura! Certo, lei dovrà fare quel minimo sforzo educativo per spiegare alle sue bimbe che non si corre in mezzo agli animali e che non si mettono in bocca sassolini o… liquirizie prodotte dalle pecore! E se poi alla sera dovrà lavare le scarpe firmate… Non dico altro, in questo blog non ce n’è bisogno.

Guardate questi bambini, cresciuti in mezzo alle pecore ed alle vacche fin dai primissimi giorni di vita. Vi sembra che ciò abbia creato loro dei problemi? Stiamo perdendo completamente il contatto con la natura, con la vita reale. La crisi dovrebbe insegnarci qualcosa, ma evidentemente stiamo ancora troppo bene se riteniamo che il benessere dei nostri figli lo si possa comprare in un centro commerciale.

Lettera

Pubblico anche qui la lettera che ho inviato stamattina agli Assessori all’Agricoltura e Montagna sul "problema lupo". Guardate anche qui per chi si fosse perso la puntata di ieri e qui se non sapete cos’è il "Premio di Pascolo Gestito". Pubblicherò anche le (eventuali) risposte, se ci saranno. Se qualcuno vede la lettera su qualche giornale, me lo può far sapere? Non sempre ho la possibilità di seguire tutto, specie nei prossimi giorni!

All’attenzione di
Assessore alla Montagna, Bruna Sibille
Assessore all’Agricoltura, Mino Taricco
 
per conoscenza
La Valsusa
Luna Nova
Torinocronaca
Eco del Chisone
La Stampa
Il Monviso
Corriere di Saluzzo
Associazione Tutela Agricoltori, Marina Lussiana
Parco Orsiera Rocciavrè, Mauro Deidier
 
 Oggetto: Attacchi da canidi in alpeggio

Gentile Assessore Sibille, egregio Assessore Taricco,
 
un’altra stagione di alpeggio si sta chiudendo con la transumanza ed anche gli ultimi giorni sono stati funestati da attacchi ad opera di canidi, che quest’anno hanno coinvolto specialmente ovicaprini, ma anche bovini (nell’immagine allegata, alcune delle vittime di un singolo attacco, attribuito a lupo in val di Susa).
La distribuzione geografica dei casi registrati nel 2008 mostra come l’areale del lupo si sia esteso a tutta la Regione, interessando anche quelle valli dove precedentemente il problema ancora non sussisteva.
La preoccupazione dei pastori è più che comprensibile: oltre al danno economico legato alla perdita degli animali ed al costo dello smaltimento delle carcasse, vi sono i disagi e le crescenti spese per dotarsi di tutti i possibili mezzi per la difesa (recinzioni elettrificate, batterie, cani da guardiania, assunzione di ulteriore personale per garantire una presenza costante).
Di anno in anno, si ripete l’incertezza per lo stanziamento dei fondi adibiti al risarcimento per le perdite, che talvolta comportano un’attesa molto lunga. Anche il personale adibito alla certificazione degli attacchi lamenta difficoltà nello svolgere il proprio lavoro e nel poter fornire ai pastori tutta l’assistenza necessaria.
L’anno scorso era stato istituito il "Premio di Pascolo Gestito", lodevole iniziativa che aiutava gli allevatori fornendo finanziamenti che andavano ad affiancare i rimborsi per le perdite, compensando anche le problematiche collaterali legate alla presenza del predatore. Pur non rappresentando una soluzione definitiva, era comunque visto come un segno di attenzione delle Istituzioni verso il problema, facendo sì che i pastori non si sentissero totalmente abbandonati. Tale fondo aveva riscosso positivi commenti anche a livello nazionale ed internazionale, dove la Regione Piemonte veniva citata come modello in tal senso.
Peccato che l’iniziativa non sia stata ripetuta…
Il problema resta immutato ed i pastori si sentono sempre più soli, pur sapendo di venir spesso definiti come "fondamentali soggetti per la manutenzione del territorio alpino". Ci si auspica che possano continuare ad essere tali, perchè una montagna in cui il lupo la faccia da padrone perderebbe anche gran parte delle sue attrattive turistiche.
 
Cordiali saluti
Marzia Verona
Cumiana (TO)
dott. in Scienze e Forestali ed ambientali
scrittrice e ricercatrice

Incontro a Bellino

Essendomi già occupata della questione nelle scorse settimane, vi segnalo questa pagina su di un altro sito, che completa la panoramica sulla situazione Lupo / Allevatori a Bellino.

La lettera degli allevatori http://www.paratge.it/valadas/sviluppo/letra_blins.htm

Inoltre, Martedì 22 maggio 2007, alle ore 17, Presso il Municipio di Bellino in val Varaita,un’assemblea pubblica dal titolo:

Il lupo in alta Valle Varaita: che si fa?

Saranno presenti:

Allevatori delle Valli Varaita e Po
Ass. regionale Bruna Sibille
Ass.re provincia Silvano Dovetta
Pres. UNCEM reg. Piemonte Lido Riba
Associazioni di categoria degli agricoltori e tecnici del settore

La polazione delle valli interessata dalla problematica è vivamente invitata a partecipare per esprimere il proprio parere.

Commenti alle considerazioni del parco

Riprendiamo la lettera che ho inserito ieri, è doveroso da parte mia fare qualche commento in alcuni punti per quello che riguarda la mia esperienza personale e diretta in materia. Sottolineo che avere una risposta per me è cosa gradita, anche se mi sarebbe piaciuto sentire anche la voce del tratto Alessandrino, che ha fatto nascere la mia "campagna" a sostegno dei pastori pubblicando un articolo dai toni molto duri.

Sono alcune settimane che la vicenda dei "pastori vaganti perseguitati" sta movimentando i blog delle Associazioni ambientaliste e anche le attività di gestione delle aree protette. Su tale vicenda sono state pubblicate affermazioni sulle quali, a nostro parere, occorre fare estrema chiarezza, ispirandosi a principi di razionalità e non di solo e mero trasporto emotivo sul tema. Ammetto il trasporto emotivo, come ben sapete mi occupo di cose in cui credo, ma vivere nel mondo della pastorizia ha fatto perdere in me gran parte della poesia che potevo avere PRIMA, il mio ragionamento è molto CONCRETO e RAZIONALE, per non dire TECNICO.

Ogni primavera e ogni autunno greggi di 1000-2000 ovini e caprini, accompagnati da asini e cani, percorrono l’asta del fiume Po rispettivamente per recarsi nelle zone di pascolamento estive e per fare ritorno al piano non appena sulle Alpi scende la prima neve. Il fiume è solo raramente una via di transumanza, si tratta di un vero e proprio territorio di pascolo in una stagione (da fine marzo a metà/fine maggio) in cui non esistono alternative, tranne i pioppeti nelle aree limitrofe al corso d’acqua. In autunno si alterna il pascolo nelle stoppie con quello degli incolti. 

A regolare questa attività è intervenuto nel 1954 il Regolamento di Polizia Veterinaria (DPR 320) che prevede che i pastori debbano segnalare al Sindaco l’intenzione al pascolo e questi debba trascrivere l’autorizzazione sull’apposito libretto. Il libretto di pascolo vagante attesta innanzitutto la sanità degli animali, per poter quindi richiedere il permesso di attraversare/sostare in un territorio. Il DPR 320 definisce e norma il pascolo vagante.

Ciò che accade sempre più spesso è che i Comuni, anzichè autorizzare il pascolo compilando il libretto, vietino espressamente questa attività sul proprio territorio, emettendo delle Ordinanze di divieto di apscolo e/o attraversamento, oppure non timbrino il libretto in quanto ad esempio manca l’elenco dei terreni sui quali i pastori sono stati autorizzati al pascolo dai privati. I Comuni non potrebbero vietare il transito, se il gregge non ha problemi sanitari. Purtroppo sono state fatte queste ordinanze anche in seguito ad episodi deprecati dagli stessi pastori onesti (es. greggi "abusive", talvolta prive di libretto, che hanno causato danni anche gravi alle coltivazioni nelle proprietà private).

Di fatto per pascolare in un area non è sufficiente l’autorizzazione del Comune ma è necessario l’assenso dei proprietari dei fondi interessati dal pascolamento. Molto spesso, in particolare per i pioppicoltori, il pascolamento è una attività utile, in quanto il bestiame concima e smuove il terreno, attuando un’azione di diserbo biologico e gratuito. Si crea insomma uno scambio reciproco fra le esigenze del pastore di avere erba a costo zero e quelle dell’agricoltore di evitare pratiche costose al proprio terreno. E’ ovvio che il pastore può pascolare solo ed esclusivamente sui terreni sui quali ha avuto un assenso da parte del conduttore del fondo; in caso contrario il vigente codice penale (art. 636) punisce il pascolo abusivo su fondo altrui addirittura con la reclusione o con pene pecuniarie. A prescindere dal fatto che la reclusione per pascolo abusivo (opinione personale, la legge è proprio così) mi sembra un’assurdità, gli assensi dei proprietari ci sono. Ripeto, l’ho già detto in altri post, non tutti i pastori sono santi, anzi! Purtroppo c’è chi non lavora onestamente e, per colpa di 1-2 individui, tutti pagano le conseguenze. Conosco pastori che, apparentemente, tengono le pecore nel recinto di giorno, perchè durante la notte chissà dove sono andati al pascolo… Magari anche nei campi di grano! E consoco pastori che hanno rapporti di amicizia più che ventennali con i contadini, i quali telefonano loro per chiedere come mai non sono ancora arrivati a pascolare nei loro terreni. Ho sentito con le mie orecchie, visto con i miei occhi pioppicoltori indicare al pastore quali appezzamenti pascolare e quali evitare. Sono accordi orali, frutto di tradizione, con un beneficio reciproco.

Qualora il pascolo si svolga su un’area per la quale non si è avuta l’autorizzazione del proprietario scatta la denuncia su querela di parte, mentre per il pascolo abusivo in aree demaniali tale denuncia avviene d’ufficio da parte della Polizia Giudiziaria.

Premesso tutto ciò, forse sarebbe il caso di chiedersi come mai si sia creata nel corso degli anni questa avversione da parte della comunità locali nei confronti di un’attività, quella appunto del pascolo vagante o transumante, che esiste da sempre.

Uno dei fattori è da ricercarsi nella sempre più diffusa insofferenza degli agricoltori che si lamentano dei danni provocati alle loro colture dall’invasione non autorizzata e non controllata dalle greggi e fanno pressioni sui Sindaci anche per non esporsi direttamente con una querela. L’estendersi di colture intensive, la sempre maggiore infrastrutturazione del territorio e, non ultimo, il comportamento non sempre rispettosi delle locali condizioni ambientali di alcuni praticanti la pastorizia, hanno portato a questa situazione di difficile convivenza tra "pastori e stanzali". Oltre a quanto già scritto, si potrebbe aprire un trattato di sociologia, a questo proposito. Senza scomodare Caino e Abele, il conflitto ed il contrasto tra nomade e stanziale risale alla notte dei tempi. Apprezzo la scelta del termine "ALCUNI", infatti non tutti i pastori si comportano allo stesso modo. Ribadisco però che la colpa di pochi va poi a colpire tutti, purtroppo.

Proprio la carenza di "territorio pascolabile" spinge i pastori ad invadere gli ultimi terreni rimasti incolti o improduttivi nella pianura Padana: gli alvei dei fiumi e i terreni demaniali, terreni che spesso in Italia sono ritenuti erroneamente res nullius e quindi alla mercè di chiunque. In queste aree, purtroppo spesso utilizzate come discariche (e non si tratta solo di immondizia portata dal fiume durante le piene!), si accumulano anche grandi quantità di legname che, al pari della vegetazione arbustiva, ostacolano il deflusso dell’acqua e rappresentano un rischio in caso di piena. Bisognerebbe rivalutare il ruolo della pastorizia nella pulizia di queste zone, mentre si evidenzia solo l’aspetto "negativo".

Ed è proprio qui che l’Ente Parco svolge il proprio ruolo il quale, sebbene non abbia nè l’autorità nè la competenza per autorizzare o vietare il pascolo in se, è stato appositamente istituito dalla Regione Piemonte per proteggere attraverso una oculata ed avvenuta gestione gli ecosistemi fliviali, spesso ricadenti nelle aree demaniali sopracitate.

Gli attriti tra personale del Parco ed i pastori si creano, inevitabilemnte, proprio nel momento in cui questi ultimi invadono con migliaia di animali aree demaniali costituiti da ambienti preziosi e delicati quali ghiareti, boschi riparaiali, gerbidi e isole che sono state formate naturalmente dal fiume lungo il suo corso.

Tali ecosistemi sono di fondamentale importanza per la tutela di moltissimi uccelli nidificanti e svernanti. L’ambiente fluviale, in una pianura come quella Padana pesantemente antropizzata per fini industriali e di agricoltura intensiva, è rimasto uno dei pochi siti possibili di nidificazione per questi uccelli. Esistono studi che certifichino un impatto negativo della pastorizia sull’avifauna? Dati certi? Credo che un’aumento della portata del fiume, in conseguenza a piogge abbondanti, abbia un effetto ben più negativo sulla nidificazione.

Alcune specie di uccelli limicoli, si sono ben adattate a nidificare e vivere in ambiente di risaia, ma altre innumerevoli specie come i passeriformi, le sterne, i caprimulgidi, i fasianidi, gli anatidi sono indissolubilemnte legati all’ambiente fluvaile: i boschi riparaiali, i gerbidi, gli incolti e ghiareti, offrono l’ultimo ambiente idoneo alla riproduzione e svernamento di queste specie.

Tali aree rivestono poi un ulteriore interesse naturalistico poichè, essendo di proprietà pubblica, non vengono invase dall’agricoltura, pertanto gli ultimissimi lembi del relitto bosco planiziale che un tempo ricopriva l’intera Pianura Padana può ritrovare e riprodurre il proprio ciclo di crescita e di rinnovazione. "Danni" alla vegetazione possono essere rilevati su specie quali salicacee, che ricrescono tramite polloni. La rinnovazione del bosco planiziale è messa ben più in pericolo dalla forte diffusione di specie non autoctone (cespugli, erbe di alta taglia), che formano popolamenti fitti e soffocano l’eventuale rinnovazione.

Ovviamente tale importanza naturalistica non è andata disattesa dalla normativa, difatti già nel 1990 queste zone furono istituite a Riserva Naturale Speciale e successivamente classificate a seguito di Direttive CEE come Siti Interesse Comunitario (SIC) per proteggere la biodiversità e Zone di Protezione Speciale (ZPS) per la protezione delle specie di uccelli minacciate di estinzione o diminuzione.

Ciò premesso è facile intuire quale impatto sulla nidificazione e sulla rinnovazione del bosco possa avere un gregge delle dimensioni sopracitate che pascola o semplicemente si sposta calpestando un ghiaione, un gerbido o un bosco in epoca di nidificazione.

Nonostante i pastori sostengano che le pecore evitano accuratamente di calpestare nidi e covate, i risultati sono sempre devastanti: le covate distrutte, le femmine nidificanti spaventate, il rinnovamento forestale brucato, il sottobosco azzerato. Tutti danneggiamenti gravi seppur difficilmente visibili da parte di occhi non esperti ed impossibili da quantificare da un punto di vista meramente economico. I pastori non affermano che il gregge evita le covate… non mi risulta che le pecore abbiano dei sensori! Dicono solo che le pecore non salgono sugli alberi e non vanno a bere nei canneti. Sicuramente vengono calpestati nidi di fagiani (specie immessa a fini venatori!). Il discorso assomiglia a quello del lupo: protezione di una specie a scapito della pastorizia. Come decidere quale delle due cose abbia un valore maggiore?

Si possono invece quantificare i danneggiamenti al patrimonio forestale se, come già successo, le greggi vengono condotte al pascolo in aree soggette a rimoschimento con piante alte non più di 40 cm pagate interamente dai contribuenti. Ecco un caso dove la sanzione è corretta. In una pianificazione adeguata, si indicheranno le zone dove si può pascolare e quelle da evitare.

Senza contare il silenzioso operato dei cani da pastore, che di solito non vengono legati neanche di notte, ai danni del resto della fauna (lepri, minilepri, ricci, cinghiali, caprioli ecc.). Se un pastore non lega il suo cane di notte… è stupido. Sapendo il valore di un buon cane, credo che si eviti di far sì che gli animali se ne vadano in giro liberamente, con il rischio di non tornare più.

A questo proposito è necessario ricordare che, non a caso, le leggi vigenti in materia di caccia prevedono severe sanzioni nei confronti dle proprietario del cane che lascia vagare il proprio animale in area protetta, e che le linee guida per gli abbattimenti dei cinghiali in aree protette prevedono che si utilizzi, nei casi estremi, il metodo della "girata", che prevede l’uso di un singolo cane condotto al guinzaglio, proprio per prevenire disturbo alla fauna. Non sapevo si andasse a caccia con il cane al guinzaglio, ma di sicuro non si può andare al pascolo così. Il cane da pastore lavora tutto il tempo, o è vicino al padrone, o fa girare le pecore. Diverso è il discorso per i cani da guardiania che alcuni pastori hanno in mezzo al gregge per la difesa dal lupo nella stagione d’alpeggio. Questi animali DEVONO stare con il gregge sempre, altrimenti non lo difenderanno in estate. Sono un problema non solo perchè talvolta catturano qualche minilepre (non cinghiali o caprioli), ma anche perchè possono infastidire turisti o altre persone estranee che si trovano a passare accanto al gregge. Non lavorano come gli altri ed il pastore ne farebbe volentieri a meno, ma… la presenza del lupo, da cui si deve difendere, non è certo un aspetto a lui gradito!

Queste sono le motivazioni e le normative entro le quali si muovono i Guardiaparco quando sanzionano o denunciano i pastori, non in quanto tali, ma in quanto cittadini non rispettosi delle regolamentazioni alle quali questa attività deve soggiacere. Lo so, la legge dev’essere uguale per tutti. Però a volte i pastori si sentono effettivamente presi di mira più di tanti altri. Vedono attorno a loro cumuli di immondizia, moto che scorrazzano sugli argini e sugli stessi ghiaioni, sentono parlare di "biologico" ed "eco-compatibile", ma poi sembra loro di avere davanti solo obblighi e divieti. Per non parlare di reali episodi dove è stato fatto di tutto per far risultare colpevole il pastore.

Le soluzioni sono ovviamente molte ed aperte ad ogni collaborazione. A seguito di una ruonione indetta presso il Settore Parchi nel marzo scorso si è giunti alla decisione di predisporre un "Piano di pascolo" per il Parco del Po. Solo garzie ad una azione che individui le possibilità ma anche i limiti sarà possibile far convivere l’attività della pastorizia con quella della tutela ambientale. Di questo piano esistono già, a un mese dalla decisione presa, le linee guida, ma questo non può e non deve prescindere dal rispetto delle leggi, dal buonsenso e dal rispetto degli interessi e del lavoro di tutti. Ho partecipato a questa riunione, le premesse mi sembravano infatti ottime ed il mio auspicio è lo stesso che emerge da questa lettera. Se il rispetto è quello del lavoro DI TUTTI, vorrei che però, in fase di elaborazione del piano, venissero sentiti anche i diretti interessati, cioè i pastori. Perchè nessun tecnico, nessun Comune, nessun guardiaparco conosce i meccanismi di accordo tra pastori, la spartizione delle zone e le esigenze che regolano questo lavoro. Un conto è fare un piano di pascolo in alpeggio (lo so bene, è il mio settore, sono stata collaboratrice del dipartimento di agronomia), un conto è questo tipo di pascolamento. Non credo esistano nemmeno studi o parametri di riferimento.

Sperando quindi che presto la Regione doti i soggetti interessati di tale strumento confidiamo che gli atteggiamenti e i comportamenti di tutti si ispirino innanzi tutto al rispetto delle normative e del corretto comportamento, ed auspichiamo che presto sia possibile confrontarci per l’adozione di un disciplinare tipo per la gestione delle aree destinate al pascolo, che a differenza di quanto alcuni vorrebbero far risultare, costituisce per noi attività che è da salvaguardare. Io e gli altri interessati dalla questione prendiamo atto del fatto che la pastorizia sia attività da salvaguardare anche per il parco del Po, era quello che ci era infatti sembrato fosse negli obiettivi dell’area protetta, leggendone lo Statuto. Mi unisco nella speranza che ci sia presto questo strumento di gestione, che si trovi uno spazio adeguato e sufficiente per la pastorizia nomade, dei corridoi per la discesa al fiume per l’abbeverata, delle aree per il riposo notturno, ecc.