Va a finire che vieteranno il pascolo vagante

Già in passato mi è capitato di mostrarvi quei cartelli che intimano “divieto di pascolo”, che suonano parecchio strano, visto che, a quel che dice la legge, il pascolo vagante non potrebbe essere negato (per lo meno il transito) se non per motivi sanitari. Ricordiamo che, per il pascolo vagante in Piemonte, l’attuale normativa cui fare riferimento è questa. Quella delibera è del 2007 e da allora sono cambiate alcune cose, per esempio stanno aumentando le mandrie vaganti, che invece nel documento venivano definite “una pratica poco rappresentata sul territorio”.

In questi giorni mi è capitato di fare visita ad alcuni pastori vaganti in diverse aree della provincia di Torino ed ho ascoltato discorsi molto simili riguardanti il timore di avere sempre più difficoltà nel praticare la loro forma di allevamento nomade. “Fin qui tutto bene, ma sono appena arrivato in pianura… Dopo inizieranno i problemi, c’è sempre più gente che gira, anche con le vacche, e molti non rispettano sia gli altri vaganti, sia i proprietari dei terreni, e allora… Poi ci sono quelli che hanno dei numeri pazzeschi, è ovvio che quando ti sposti con tutti quegli animali, specialmente con la pioggia ed il terreno molle…“.

I divieti, invece di colpire chi sbaglia, sono generalizzati ed alla fine penalizzano i più onesti, che cercano di rispettarli, venendo a perdere via via le tradizionali zone di pascolo, magari dove i proprietari il pascolamento te lo concederebbero. Invece, quelli che non si comportano in modo corretto, “se ne fregano” dei divieti e delle eventuali conseguenze, continuando a pascolare in modo spesso abusivo e irrispettoso della proprietà privata. Mi diceva un contadino: “Io non ce l’ho con i pastori, ma almeno chiedessero…! Sono anche contento che mi pascolino i prati e le stoppie, ma che chiedano ed abbiano rispetto!“. Ettore mi raccontava che da anni pascola di comune accordo con un vagante che possiede una mandria vacche: “Ci dividiamo i pezzi e pascoliamo così, fianco a fianco, ma oggi c’è gente che gira con mandrie da centinaia di vacche… Lo fanno per risparmiare, il fieno e la stalla costano, ma se andiamo avanti così finirà che vieteranno a tutti i pascolo vagante. Quanti sono giù di qua i Comuni dove non puoi più passare?

Anche un altro pastore mi parlava di divieti, ma forse nel suo caso sono riuscita a trovare una soluzione, spero. Il suo gregge oggi è nei buoni ricchi pascoli della pianura, forse più o meno a metà strada tra le montagne e le colline. “Adesso mi hanno vietato il pascolo nel Comune di Poirino, mi è arrivato dal Comune il diniego alla domanda di pascolo vagante. Ma io come faccio, non posso mica volare!!! Eppure lì di gente che mi lascia pascolare ce n’è…“.

L’altro giorno Fulvio mi raccontava rassegnato quest’ennesimo problema, che avrebbe dovuto affrontare tra qualche settimana, quando il suo lungo cammino l’avrebbe poi condotto in quei territori. Eppure lui lì era sempre passato e mai aveva avuto problemi, mai aveva causato danni. Per fortuna però, cercando in internet, ho trovato il nuovo regolamento comunale aggiornato il 22 novembre scorso. Nell’articolo 53 si disciplina il pascolo degli animali… Ma allora non è vietato il pascolo vagante!

Qualsiasi spostamento di greggi entro i confini del territorio comunale deve essere preventivamente comunicato, entro 15 giorni prima della partenza, dal titolare del gregge. La richiesta di autorizzazione dovrà essere corredata dal consenso dei proprietari dei fondi terrieri. Occorrerà, altresì, indicare il numero dei capi costituente il gregge. È richiesta l’indicazione dell’esatto recapito a cui inviare l’eventuale diniego di autorizzazione. Il pascolo dei greggi è possibile nel solo periodo dal 15 novembre al 28 Febbraio.” Ho immediatamente avvisato il pastore, che mi ha confermato di non aver allegato alla domanda (peraltro inoltrata dall’asl, come da legge regionale) alcuna autorizzazione dei proprietari, anche perchè non era a conoscenza di questa modifica al regolamento comunale.

Ma certo, come fa un pastore a saperlo? E il Comune, non può inviare, insieme al diniego, la motivazione? Non so se la maggior parte delle persone si rendono conto di tutto quello che sta dietro il romanticismo che potrebbero ispirare le foto che pubblico di volta in volta in queste pagine! Cosa fa il pastore se gli viene negato il pascolo in un Comune? Generalmente impreca, maledice tutta una serie di fattori che ostacolano sempre più questo mestiere, uno dei più vecchi del mondo, maledice i “colleghi” che possono aver portato all’esistenza di questi divieti, e poi afferma: “Passerò lo stesso, magari non mi fermo, ma da qualche parte con il mio gregge devo passare per raggiungere le colline“.

Spero che, in questo caso, se il pastore ripresenterà la domanda con allegate le firme dei proprietari dei pezzi che andrà a pascolare, gli venga autorizzato il passaggio e la sosta nel territorio di Poirino. Però questo comporterà partire, andare sul posto, cercare i proprietari, andare poi in Municipio, tutte cose che portano via tempo a chi invece dovrebbe stare tutto il giorno con il gregge per badare a tutte le normali incombenze del mestiere di pastore.

Per un caso forse risolto, resta comunque la preoccupazione che davvero, nei prossimi anni, le cose possano andare a peggiorare. Solo nelle ultime settimane ho ricevuto lamentele, sia a voce, sia via e-mail, da contadini che mi facevano notare come sia sempre più impopolare difendere il pascolo vagante “in generale”. Lo so, lo so eccome! Eppure non si può nemmeno imputare alla categoria le malefatte dei singoli! Se condotto correttamente e con rispetto, il pascolo vagante è un’ottima forma di gestione del territorio, un allevamento ecocompatibile e via discorrendo. Ma quando senti parlare di vacche incustodite che di notte spaccano i fili e vanno e devastare appezzamenti seminati, fossi appena rifatti ed addirittura finiscono sulle strade… Oppure di pastori che litigano tra di loro, che non rispettano le colture… Ovviamente la preoccupazione è tanta. Con tutti i problemi che ci sono, chi vuoi che si metta lì a cercare di risolvere questa problematica così compessa? Un bel divieto generale potrebbe mettere a tacere tutto e allora sì che saranno dolori!

Un'esperienza che mi ha aiutata a crescere

Ieri sono stata in diversi alpeggi della Valle Maira, una valle che è nel mio cuore da anni e che ho avuto modo di percorrere in lungo ed in largo nel corso di diverse attività: escursionismo, ciclismo, studi sui pascoli, censimento alpeggi… Fa piacere tornare in un alpeggio dopo anni, essere immediatamente riconosciuta ed accolta con calore e simpatia.

Sono venuta qui all'Alpe Valanghe, vallone di Marmora, sotto il colle di Esischie, perchè qualcuno che non ricordo mi aveva detto che dovevo assolutamente andare ad intervistare per il mio nuovo libro anche la figlia di Giulio, il marghè che sale quassù. Arrivo alla baita in una giornata dal cielo velato e livido, aria fredda d'autunno che avanza. L'accoglienza però è calorosa. Avevo sentito dire che quest'alpeggio era rimasto vuoto e bastano poche parole davanti ad una tazza di latte caldo per conoscere tutta la storia. "Tre anni… ce l'hanno portato via. Siamo dovuti rimanere giù. Siamo saliti solo con le manze. Le baite chiuse, nessuno che faceva il formaggio, in un posto così… In Francia queste cose non succedono." Già anni fa Giulio mi aveva raccontato la storia dei parenti in Francia, che hanno preso l'alpeggio e, se lo gestiscono in modo adeguato, automaticamente viene rinnovato loro il contratto. Qui invece il Comune punta ai soldi e non al lavoro svolto e così succede che l'alpeggio dalla miglior collocazione strategica resta chiuso, con i pascoli utilizzati da altri allevatori che mettono su animali da carne. Adesso però sono tornati loro, producono formaggi di vario tipo ed hanno pure aderito all'Associazione dei Produttori di Nostrale d'Alpe. Speriamo che in futuro le cose cambino in meglio…

Però io sono qui per intervistare Roberta. Classe 1989, una ragazza determinata, appassionata e decisamente un'ottima rappresentante di quello che, secondo me, è l'allevatore del futuro. Anche nel suo caso essere margari è tradizione di famiglia, ma passato e presente convivono dando il meglio, insieme alla giusta dose di apertura mentale e sguardo al resto del mondo. Piace stare quassù, anche se isolati, ma non per questo ci si estrania da tutto e da tutti. "Ho amici ed amiche un po' di tutti i tipi, non solo gente con le bestie. Ogni tanto vengono qui delle ragazze che studiano Scienze Forestali o Veterinaria, fanno domande, stanno con me qualche giorno, si interessano anche se sono al di fuori di questo mondo."

"Una delle soddisfazioni di questo lavoro è anche instaurare un rapporto con una bestia che ti conosce." Roberta è un po' infastidita del fatto che, quando qualcuno le chiede il suo mestiere, susciti stupore la sua risposta. "Come se essere vestiti normali, non dico eleganti, ma normali come tutti i giovani d'oggi non possa voler dire che fai il marghè." Mi mostra con passione gli animali, tutti bovini di razza Piemontese, tranne una barà che è al pascolo lassù in alto verso il colle, insieme alle altre manze. Non è la prima volta che viene intervistata, mi racconta che due cineoperatori sono stati per due giorni in alpeggio: "Mancava solo che ci seguissero anche a letto, hanno filmato tutto!". Mi spiega che si tratta di un progetto dell'ANABORAPI per realizzare un museo e loro sono stati filmati per quello che riguarda la Piemontese in alpeggio.

Andiamo verso i pascoli, Roberta ama questo luogo ed è dispiaciuta per il fatto che oggi il tempo non sia dei migliori. "A me piace fare foto, ne scatto tantissime d'estate e poi le salvo sul computer. Il computer lo uso soprattutto per quello e per fare qualche ricerca su internet quando mi serve qualcosa, ma non per Facebook o quelle cose lì. Lo scorso anno una mia foto in bianco e nero è stata premiata al concorso dell'ANABORAPI a Cuneo, una foto cui non davo importanza, per me ce n'erano altre più belle tra quelle che avevo mandato."

Questi luoghi li conosce bene e per tre anni è stata su da sola, dai 18 ai 20 anni. "Quando non siamo riusciti ad aggiustarci con la montagna, sono venuta su io con le manze, stavo nella roulotte. Le pascolavo con il filo o, nei posti un po' più brutti, andavo io insieme. E' stata un'esperienza che mi ha aiutata a crescere, mi dovevo fare tutto, avevo delle responsabilità. Proprio sola non ero, perchè avevo una delle mie cavalle… La gente di città ride se dico così, non capiscono cosa significhi il rapporto con un animale." Riprende i discorsi del padre sull'assurdità dell'affitto degli alpeggi, su logiche che fanno sì che non si abbia veramente a cura la montagna e le persone che lavorano adeguatamente per la sua valorizzazione e gestione. "Sulla carta c'è scritto che chi viene qui deve fare formaggi, ma poi nessuno l'ha fatto rispettare, in quei tre anni."

Mentre chiacchieriamo uno dei cani ed il giovane toro si studiano con circospezione. "Per comodità ho studiato all'agrario di Verzuolo, anche se lì è soprattutto sulla frutticoltura. A Cussanio sarebbe stato meglio per la zootecnia, ma non c'erano i mezzi pubblici ed avrebbero dovuto portarmi, così… Ma non amavo tanto i libri. Comunque il diploma l'ho preso, molti altri fanno un anno o due e poi smettono." Le piacciono un po' tutti i lavori, dalla mungitura alla pulitura delle stalle, ma cerca anche di organizzarsi per avere ogni tanto un po' di tempo libero. "Anche solo dieci minuti per fare due passi, sdraiarsi nell'erba ed ascoltare le campane delle mucche, il ruscello che scorre."

Il tempo libero però è occupato soprattutto dalle sue cavalle. "Vorrei poterle seguire di più. La prima me l'hanno regalata quando avevo nove anni, le altre sono le sue figlie. Quando posso le cavalco, l'altro giorno sono andata su fino al Colle del Mulo." Roberta è ottimista: "Penso positivo, che dopo il brutto venga di nuovo il bello. Il mio sogno per il futuro è avere un po' di stabilità, di certezze, non dover cambiare alpeggio o rischiare di nuovo di rimanere giù. La cascina la affittiamo, ma non come una volta che compravi il fieno. Abbiamo un contratto con l'Amministratore e ce lo rinnovano, è una cosa più sicura."

Mi mostra la cantina dei formaggi, le forme di Nostrale marchiate. E' tutto pulito, ordinato, preciso. Restano pochi prodotti, anche la mamma mi diceva che qui non si riesce a produrre mai abbastanza. "Ci sono i clienti fissi che le prenotano, oggi viene uno a prendere sette forme. Anche clienti che ci avevano conosciuti quando siamo saliti a Limone Piemonte o a Demonte e vengono ancora qui." Roberta i formaggi li sa fare, ma per adesso lei si occupa soprattutto della vendita.

Ed il locale per la vendita è un modello nel suo genere. "La gente chiede soprattutto il fresco, ci siamo messi a fare anche yogurt e budini, non sai quanti ne vanno via di quelli!". Alle pareti le foto scattate da Roberta, anche quelle del concorso, "…ma non quella che ha vinto, quella se la sono tenuta." Una simile gestione non andrebbe premiata? Perchè mandare all'asta un alpeggio così? Non si può semplicemente rinnovare il contratto, con eventuali adeguamenti del prezzo d'affitto, se necessari? Giulio non mi ha detto quanto pagano qui, ma dalla sua faccia immagino che la cifra sia a dir poco esorbitante. "Abbiamo solo vacche nostre, non ne prendiamo da altri."

In un angolo in bella mostra alcune delle campane. Una grande passione per questo simbolo della vita dei margari. C'è quella per i diciotto anni, quelle vinte alle gare di mungitura, quelle dedicata ad un'annata particolarmente fortunata e positiva… Risuoneranno presto durante la transumanza, un momento di festa. Ed è vera festa quando scendi e sai che il prossimo anno potrai ritornare lì. Il contratto è di tre anni, speriamo che nel frattempo si intervenga a livello normativo per far sì che non accada più che Roberta e tutti gli altri margari che lavorano onestamente, correttamente e con vera attenzione per la montagna debbano rimanere in pianura o finire in alpeggi senza servizi, senza strutture. "Stiamo facendo anche il piano pastorale, qui…". E infatti mentre me ne sto andando arriva un ex collega dell'Università. proprio per questo motivo. Il mondo è davvero piccolo.

Le giornate che si allungano…

In primavera non bisognerebbe più doversi lamentare: c'è erba da pascolare, si avvicina il momento di salire in alpeggio… Ma chi conosce il mestiere o legge questo blog da anni, sa che qualche imprevisto c'è sempre, ma pure la routine della primavera non è delle più semplici. Alla sera non si finisce mai, si rientra esausti a tarda notte, si corre il rischio di addormentarsi mentre si consuma la cena e poi in un attimo è già ora di alzarsi di nuovo.
 

Le giornate si stanno progressivamente allungando e così anche gli orari di lavoro. Quando tramonta il sole magari stai appena spostando il gregge, che cammina sollevando nuvole di polvere. Vorresti un po' di pioggia, ma sai anche che la pioggia coricherà l'erba già alta di quei prati dove devi ancora andare a pascolare e poi i padroni si lamenteranno perchè le pecore non hanno pulito bene.
 

Ci sono poi anche certe piccole cose che vanno ad influire sulla pastorizia e potrebbero diventare problemi. Certi pastori, in inverno, "salvano" il gregge salendo in collina e andando al pascolo nei boschi in cerca di castagne. Ma quest'anno c'è il rischio che di castagne non ce ne siano affatto, infatti le piante sono infestate da una delle più recenti malattie arrivate dalle nostre parti. Il cinipide galligeno del castagno è originario della Cina e, in Piemonte, è stato segnalato per la prima volta nel 2002. Adesso si sta espandendo in massa e vi sono zone dove, nelle ultime stagioni, non si è vista una castagna, per l'appunto. Chi ha capre nei paesi di collina/bassa montagna, è ancora più preoccupato, visto che era una dieta del tardo autunno particolarmente gradita. Tanti piccoli nemici diretti ed indiretti della pastorizia…
 

In certe zone si pascola tra piccoli prati e boschi, zone dove i privati ti chiedono di "far pulizia". Magari è un prato abbandonato che sta diventando bosco, magari è un ex vigneto, un ex frutteto. Ti spiegano come raggiungerlo, percorri piste nei boschi, scendi lungo vecchie mulattiere su cui gli alberi si stanno chiudendo a formare quasi delle gallerie. A rigor di logica o, per meglio dire, a norma di legge, anche il pascolamento in bosco sarebbe vietato. Altre "grane" per i pastori…
 

E i segni del passaggio del gregge li vedi. Magari sono fili di lana su di un tronco ruvido… Perchè l'erba brucata invece ricresce in fretta, specialmente con il caldo, specialmente se fa qualche temporale alla sera. E' anche difficile pascolare in bosco, rischi che qualche agnello, qualche capretto resti indietro. Ma è utile quando fa caldo, per avere ombra per gli animali, per scendere a bere in qualche ruscello.
 

Le capre ne approfittano subito per compiere qualche scalata, sia per gioco, sia per vizio, sia per avere l'opportunità di mangiare qualche foglia in più, che per loro è ben più appetitosa dell'erba. Si passa, ci si ferma qualche minuto, il gregge avanza tra gli alberi, le pecore conoscono i posti, sanno le strade, vanno avanti verso i prati. Passando tra gli alberi almeno non c'è il rischio dei diserbanti e disseccanti, quelli che continuano ad essere sparsi in gran quantità lungo strade, vigneti e frutteti, quelli che terrorizzano i pastori che girano da queste parti. Bastano poche boccate di quell'erba e gli animali rischiano di morire avvelenati. Chissà noi che mangiamo quella frutta, beviamo quel vino?
 

Le giornate sono lunghe, eppure ci sono sempre così tante cose da fare. Non ti fermi mai, dal mattino alla sera, e maledici l'orario che sei costretto a fare, alla sera gli ultimi lavori li fai con il sonno che ti attanaglia. Non puoi nemmeno fare un pisolino quando sei al pascolo, perchè basta un attimo di disattenzione e le pecore scappano verso un orto, una siepe, un vigneto, una strada. Finita l'erba in un prato, ti sposti verso il successivo, fin quando le pecore sono sazie.
 

In queste belle giornate lunghe di sole o vengono le squadre di tosatori o ci si aiuta tra amici per finire di togliere la lana dalla schiena delle pecore. Certo, in questo modo si risparmia, ma ogni giorno riesci a tosare solo pochi animali e questo lavoro si protrae per lungo tempo, anche in funzione dei capricci meteorologici. L'operazione dev'essere terminata almeno qualche settimana prima di mettersi in cammino verso le montagna e, giorno dopo giorno, è come se il momento della transumanza fosse sempre più vicino.
 

Mentre si tosa, almeno i cani possono riposarsi. Per loro è sempre dura, ma in montagna dovranno correre in salita, scendere sempre di corsa sulle pietraie, condurre le pecore, farle rientrare al recinto. Non a caso è fondamentale avere dei buoni cani, senza di loro il lavoro è quasi impossibile.
 

Quando tramonta il sole la stanchezza è tanta, ma spesso c'è ancora da fare il recinto, medicare qualche animale, controllare gli agnelli, far succhiare il latte a qualche animale che ha qualche problema… Ma c'è anche chi, in questo periodo, sta mungendo i suoi animali, dopo aver venduto gli agnelli per Pasqua. Proprio stamattina ho visto un gregge in un pioppeto, c'era un giovane pastore intento a mungere… Così mi sono fermata per un saluto e tornerò presto ad intervistarlo per il mio libro.
Anch'io ormai alterno i miei lavori alla pastorizia vera e propria e le mie giornate sono sia troppo lunghe per la stanchezza che si accumula, sia troppo brevi per tutte le cose che ci sarebbero da fare. Gli aggiornamenti di questo blog ne stanno risentendo, lo so, ma è tanto più bello viverla davvero, la pastorizia, piuttosto che esserne uno spettatore esterno, un narratore o poco più.

Ottimismo, ma…

Abbiamo terminato l'anno con una giusta dose si ottimismo, l'abbiamo iniziato con delle belle notizie, immagini tradizionali, senza però dimenticare che i pastori esistono tutto l'anno, e non solo nel Presepio. Ed ecco che subito, da più parti, mi arrivano "brutte" notizie e segnalazioni di problemi vari.

Capo e Croce – promo 7' – 21/12/2010 from Marco Antonio Pani on Vimeo.

Iniziamo con un video segnalatomi da Alessia su Facebook. Guardate ed ascoltate con attenzione: ci sono problemi per tutti, in tutt'Italia e lei commenta "perchè è inutile che si dica: qua si sta peggio, là si sta meglio. Se non si fa un fronte comune, non si risolve niente." Pastori di tutta Italia, bisogna organizzarsi!!!

Torniamo sulle montagne del Piemonte con quest'amica che mi scrive a proposito del "Premio di Pascolo Gestito", il contributo (o contentino???) che era stato istituito dalla Regione per venire incontro ai pastori danneggiati dalla presenza del lupo. "Ti volevo far partecipe del nostro malcontento, per la cifra a noi assegnata come "premio di pascolo gestito", Euro 500,oo e qualche centesimo. E pensare che viene data priorità a chi alleva razze in via d'estinzione, chi fa attività didattiche,chi adotta reti di difesa….e meno male che noi rientriamo in tutti questi parametri, altrimenti? Siamo molto amareggiati perchè questa primavera sembrava ci fosse sensibilità al problema e adesso ci ritroviamo la beffa nella beffa. Scusa lo sfogo…". Non posso non pensare anche a quel pastore che l'altro giorno mi diceva di non aver ricevuto un soldo, perchè lui non era in un area a rischio. Eppure… lui ha passato l'estate costantemente con il gregge, in una montagna dove arrivi solo a piedi, ha utilizzato i cani da guardiania, le reti, le batterie e tutte le precauzioni del caso. Solo per fortuna lì il lupo non ha colpito, ma pochi valloni più in là sì… e non poco! Ma che parametri vengono usati, per attribuire questo premio??

Terminiamo con un altro problema di cui non avevo ancora avuto modo di parlare. Mi segnalano questo sito e "norfid" mi scrive: "Ti segnalo una campagna di informazione che credo molto importante, riguarda l'assurda imposizione di 'microchippare' gli animali da allevamento. Tu/voi che ne pensate? Leggi e (se ti va e sei daccordo) diffondi l'appello dei pastori contro la codificazione della vita.". So che qui in Piemonte hanno iniziato a mettere i microchips negli orecchini. Ciò comporta un costo non indifferente (l'acquisto delle marche auricolari, una per orecchio, è a carico dell'allevatore) e burocrazia aggiuntiva. Personalmente non condivido la parte "etica" della protesta, che trovo esagerata. Comunque vi invito a leggere e commentare. Non credo si voglia "codificare la vita", ma piuttosto garantire la tracciabilità e sorvegliare i soliti furbi (che, se tutti fossero onesti, non ci sarebbe bisogno di microchips!).
…un bel po' di temi su cui riflettere, per iniziare l'anno!!!!

I cattivi pastori, il pascolo abusivo e altre storie

Periodicamente anche sui giornali nazionali si parla di pastori, un po’ più di frequente capita sui giornali locali, ma quasi sempre in occasione di situazioni spiacevoli, negative, deprecabili. Certo, si sa, il pastore nomade, in quanto tale, suscita sospetto. Se passi e vai, se non hai una sede fissa, automaticamente sei da tenere sotto controllo, perchè non affidabile. Proprio in questi giorni, in Lombardia, ho sentito parlare di un "albo" per i pastori, una sorta di patentino per professionisti, da cui escludere quelli che pastori "veri" non sono. La cosa mi lascia perplessa, soprattutto perchè non saprei come decidere chi sì e chi no in modo obiettivo! Per il resto, è vero che ci sono troppi che infangano il nome della pastorizia.

Ecco allora che, come funghi dopo la pioggia, spuntano fuori decine e decine di questi cartelli. Poi ci sono quei Comuni che addirittura vietano il transito delle greggi (ne abbiamo già parlato), cosa che mi pare sia non corretta, dal momento che si dovrebbe sempre consentire almeno il passaggio, a meno che vi siano comprovati problemi sanitari. In Lombardia però molto si sta parlando di un gregge infetto da brucellosi che ha causato e sta causando non pochi problemi (in parte la questione era stata affrontata qui). In questo articolo viene evidenziato come, nonostante l’ordine di abbattimento degli animali infetti, i proprietari ne avessero "fatti sparire" alcuni, con gravi rischi di contagio per altri animali ed altri allevamenti. Ho cercato notizie anche di un altro gregge infetto che doveva essere passato tra Piemonte e Lombardia (informazione ricevuta da allevatori dell’Ossola), ma non ho trovato articoli ufficiali che confermassero la vicenda. Ovvio che queste vicende non aiutano a creare una "buona fama".

In questo libro, che mi è stato donato recentemente, un pastore lombardo degli inizi del Novecento racconta la sua vita: le tristi vicende della guerra, ma anche il suo lavoro come pastore nomade (quando l’avrò terminato ve ne parlerò più approfonditamente). In una nota del curatore, si riporta questa citazione di un articolo comparso su "La Provincia, Corriere di Cremona" nel marzo del 1900. "Contro questo vero flagello di Dio che periodicamente scende a colpire le nostre pianure non sono le proteste ed i lamenti che fanno difetto ogni anno. A giudicare dai mali enormi che esso arreca all’agricoltura della valle del Po – dalla devastazione delle colture alla diffusione dell’afta epizootica – a quest’ora una tenace e generale solidarietà avrebbe dovuto riunire tutti gli agricoltori in una santa crociata contro le orde invadenti." Oggi le malattie sono tenute sotto controllo con un’attenta opera di sorveglianza e profilassi da parte dei servizi veterinari, tutto sta poi all’onestà del singolo allevatore, che per primo dovrebbe avere interesse alla sanità dei propri animali, invece di cercare di "fregare" i controlli (causando un danno innanzitutto a sè stesso). 

Questo video è in rete da circa un anno e riguarda una vicenda che venne narrata un po’ su tutti i giornali. Un altro cattivo esempio di pascolo vagante, di quelli che aumentano la frequenza di quei cartelli che vi ho mostrato prima. Non so se sia la stessa mandria di cui si parla anche in questo articolo. Bastano poche mele marce per guastare tutta la cassetta di frutta… Sta di fatto che quella mandria quest’autunno inspiegabilmente era ancora in circolazione ed è transitata nel mio paese di residenza, da cui è stata fatta sloggiare quando qualcuno aveva segnalato la presenza di un paio di animali morti accanto alla strada. In questo caso sì che servirebbe il patentino! Dopo vicende del genere, come si fa a continuare a concedere il permesso di pascolo vagante? O meglio, come si può permettere alla persona di continuare ad esercitare questa professione? Oppure questi soggetti il permesso non lo chiedono proprio, ignorano ogni legge e le loro colpe le pagano poi soprattutto quelli che cercano di essere il regola?

Insomma, che il pastore sia un po’ "ladro d’erba" non si può negare, è così dalla notte dei tempi. Un conto è la schermaglia con il contadino per un prato pascolato senza permesso, un conto è creare dei danni a delle coltivazioni, lasciare in giro animali morti, circolare con animali infetti, abbandonare immondizia dopo la sosta, ecc. Perchè il pastore non possa/non riesca quasi mai ad essere totalmente in linea con le leggi, ve l’ho già spiegato molte volte. Come attribuire quindi questo eventuale "patentino"? Un bel quesito davvero, anche perchè questo mestiere troppo spesso implica l’arte di arrangiarsi per sopravvivere. Servirebbero norme più chiare, servirebbe quella famosa suddivisione territoriale, come in Svizzera (ad ogni pastore un determinato territorio).

…Servirebbe anche maggiore attenzione da parte di chi fa le leggi, così che nella bozza del nuovo regolamento forestale della Regione Piemonte non si dia una definizione errata di pascolo vagante! "Il pascolo deve essere sorvegliato o confinato a mezzo di recinzioni, determinando caso per caso le modalità di gestione delle deiezioni. Il pascolo vagante, cioè senza custode idoneo, non può esercitarsi che nei terreni liberi al pascolo per i quali il proprietario degli animali pascolanti disponga di adeguato titolo d’uso e purché la proprietà contermine e i terreni anche dello stesso proprietario in cui il pascolo è vietato, siano garantiti dallo sconfinamento dagli animali a mezzo di chiudende."

Insomma, una gran bella confusione, abbondanza di problematiche e troppe poche persone ad esercitare questa professione, così che nessuno (specie politicamente) ha interesse a prendere a cuore le ragioni dei pastori.

Strada in salita per i giovani

Innanzitutto vi chiedo scusa se in questi giorni non riesco ad aggiornare il blog e/o rispondere a commenti ed e-mail private. Ho problemi di connessione internet che non so come e quando mi verranno risolti…

Veniamo alla storia che vi voglio raccontare oggi. Ho conosciuto Silvia grazie a questo blog. Se è vero che, dal giorno in cui mi sono messa a girare per alpeggi e pascoli, ho perso parte degli amici… ne ho conosciuti molti altri! Lei mi ha preceduta nel corso di studi, ma dopo una laurea in scienze forestali ha deciso di mandare avanti l’azienda zootecnica di famiglia, in compagnia del marito "cittadino", ma con un’immensa passione per gli animali che si portava dentro fin da bambino, in particolare per capre e pecore.

Sono andata a trovarli un pomeriggio della scorsa settimana. Il gregge era "parcheggiato" appena dietro casa. Pecore di razza delle Langhe, capre, un’asina curiosa ed un cane pastore dei Pirenei il cui primo padrone conosco bene (che coincidenza!). Parlando con Silvia sono state tante le occasioni in cui abbiamo esclamato "il mondo è piccolo!". Alcune delle capre sono francesi e le hanno prese da dei pastori vaganti, Riccardo e Mauro, che d’estate alpeggiano in Valle Stura. Per adesso il pascolo degli animali è quello vicino a casa, con salita su di un monte che è tale più che altro come nome, ma in realtà è poco più di una collinetta sassosa ed arida, boscosa, riarsa d’estate. Il loro sogno è quello di poter iniziare ad andare in alpeggio, ma nonostante numerosi tentativi, non ci sono ancora mai riusciti. Si parla di montagne abbandonate, ma poi…

Mentre capre e capretti pascolano e si strusciano sulla neve, continuiamo a chiacchierare. L’antica montagna dove salivano i nonni ed i genitori di Silvia è ormai è invasa da alberi e cespugli. Bassa val di Susa, un posto dove andavi con poche, pochissime bestie. Un sentiero per arrivare su… e poi l’abbandono progressivo negli anni. A loro non serve una montagna immensa, hanno un carico di bestiame ridotto, ma questo fa anche sì che non possano spendere chissà quali cifre, ed ormai i prezzi degli alpeggi sono alle stelle. Sempre grazie ad un amico del blog ho avuto un’informazione che potrebbe essere utile… Chissà…

Accompagnati dalla bimba di Silvia, ci spostiamo verso la zona mungitura delle pecore, dove ci vengono incontro due asini. La bimba è la più "bergerota" dei due piccoli di casa… E’ un problema essere allevatori in un paese che un tempo era di campagna ed oggi è considerato zona residenziale. C’è quello che si lamenta per le campane delle mucche: "Quando andiamo al pascolo sul Monte, mio papà mette le campane, almeno ti accorgi se una si è allontanata… Sai, è tutto bosco, non è come in montagna! Solo che le devi mettere al mattino e togliere alla sera, altrimenti c’è subito quello che chiama i vigili o ti viene a trovare da dire." Poi ci sono le mosche, c’è la puzza del letame, quelli che non si fanno i fatti loro e ti guardano sempre in casa, ti mandano l’asl o chissà cos’altro. "Anche la stalla… Non possiamo togliere il letame quando va bene a noi, ma dobbiamo rispettare giorni, orari."

A proposito di stalla. Pecore delle Langhe vuol dire pecore da latte, ed infatti i miei nuovi amici mungono e caseificano. Solo che avrebbero bisogno di sistemarsi meglio, fare una cosa ben fatta. "Volevamo fare il caseificio, ma ci toccherà prendere un container e poi rivestirlo in qualche modo per mascherarlo. Qui, nel regolamento comunale, c’è una legge assurda che impone alle aziende agricole di non superare i 500 metri quadri di superficie coperta. Tra la stalla delle mucche, un piccolo capannone di ricovero, la stalletta in legno per le pecore, abbiamo già esaurito la quota. Il guaio è che gli asini vanno nella stalla, le pecore finisce che stanno fuori… Insomma, come si fa?"

I genitori di Silvia stanno dando il fieno alle vacche. C’è fango, fuori, ma anche lì come fai a sistemare tutto, se sono le leggi a mettersi in mezzo ed impedirti di lavorare? E’ così che si aiutano i giovani? Quest’azienda sarebbe da premiare… Una coppia giovane, volenterosa, con delle preparazioni specifiche (certo, scienze forestali non ti insegna a fare il marghè, ma qui si unisce la pratica e l’esperienza di generazioni a quello che si è studiato sui libri!), e nessuno che ti da una mano, anzi! Ci salutiamo, nella speranza di poterci rivedere in montagna quest’estate (magari anche prima, ma è all’alpeggio per gli animali che si pensa). Ieri poi Silvia mi ha detto che la mia informazione è stata utile, chissà… L’alpeggio che si credeva già assegnato invece era ancora libero, adesso tocca tenere le dita incrociate.

Diritto di replica

Sarà un caso, sarà quel che sarà, ma la risposta alle mie domande indirizzate (per ben due volte, la prima in data 11/11/09) al Comune di Godega di Sant’Urbano (TV) relativamente ai divieti di pascolo è arrivata un paio d’ore dopo la pubblicazione del mio post. Ovviamente concedo immediatamente il giusto spazio a quanto ricevuto, poi commenterò.

" Prot. 15154 del 20/11/2009

Gentilissima Sig.ra Verona Marzia,
Riferendomi alla mail da Lei inviata in data 17/11/2009, Le comunico che non esiste alcun Regolamento Comunale circa il pascolo vagante.
Le confermo, altresì,  che c’è una Ordinanza, precisamente L’ORDINANZA N° 20 Del 03 – Giugno – 2009, che vieta il transito e il pascolo sul territorio comunale.
Le allego una copia del sopracitato documento.
Sperando di farle cosa gradita, cordialmente La saluto.
 
                                       Godega, 20 novembre 2009
                                                        Il Comandante
                                                        PIZZOL Danila

Registro delle Ordinanze  n. 20

 

DIVIETO DI TRANSITO E DI PASCOLO SUL TERRITORIO COMUNALE

 

I L   S I N D A C O

 

Considerate le ripetute segnalazioni che pervengono dai proprietari di fondi agricoli a causa dei danni che ai fondi medesimi vengono provocati dalle greggi di pecore, asini ecc. in special modo in primavera ed in autunno;

Considerate le ripetute segnalazioni che pervengono dai cittadini residenti sul territorio comunale e dai proprietari di fondi agricoli a causa dei problemi igienici sanitari che vengono provocati dal passaggio, su suoli privati e pubblici, di greggi di pecore, asini ecc. in special modo in primavera ed in autunno;

Considerato che il danno è rilevante, soprattutto per le colture pregiate di recente impianto;

Considerato che la presenza di animali al pascolo può essere causa di malattie infettive sia perché per natura attirano insetti di ogni genere quali mosche, zanzare e zecche, sia perché i loro escrementi creano inconvenienti igienici non trascurabili sul territorio;

Osservato che l’introduzione delle greggi nei fondi privati e pubblici, avviene nelle ore più disparate sia di giorno che di notte, anche in considerazione del continuo spostarsi delle medesime, e pertanto non è possibile effettuare un adeguato controllo e un’adeguata vigilanza;

Ritenuto opportuno su tutto il territorio comunale vietare ogni forma di pascolo;

Visto il Decreto del Ministero dell’Interno del 5 agosto 2008;

Visti gli artt. 41,42,43 del D.P.R. 8 febbraio 1954 n° 320 “Regolamento di polizia veterinaria”;

Visto il D.Lgs. 267 del 18 agosto 2000, come modificato dal D.L. 23 maggio 2008 n° 92, convertito con Legge del 24 luglio 2008 n° 125, art.54;

Visto l’art.16 della Legge 24 novembre 1981, n° 689, come modificato dall’art. 6/bis della Legge 24 luglio 2008 n° 125 di conversione del D.L. 23 maggio  2008 n° 92;

Visto il vigente Regolamento di Polizia Rurale;

ORDINA

per le motivazioni in premessa indicate, che si intendono qui integralmente richiamate e fatto salvo quanto disposto in materia anche dal codice penale:

è vietato in tutto il territorio comunale il transito e il pascolo delle greggi.

 

La presente ordinanza, preventivamente comunicata al Prefetto, è resa pubblica mediante all’affissione all’Albo Pretorio del Comune, ed è immediatamente esecutiva.

La presente ordinanza è provvedimento amministrativo a carattere generale per il quale trova applicazione l’art. 13 della Legge 241/1990.

Ferma restando l’applicazione delle sanzioni penali ed amministrative previste da leggi e regolamenti, la violazione della presente ordinanza comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 7 del D.Lgs. 207/2000, con l’applicazione di una sanzione amministrativa compresa fra un minimo di € 25,00 ed un massimo di € 500,00.

A tal fine il perimetro del territorio sarà contrassegnato con la applicazione di tabelle contenenti la scritta “DIVIETO DI PASCOLO” e gli estremi dell’ordinanza sindacale.

La presente ordinanza, viene comunicata al Prefetto, è resa pubblica mediante affissione all’Albo Pretorio del Comune ed è immediatamente esecutiva.

Al fine dell’esecuzione, il presente provvedimento viene trasmesso alla Prefettura – Ufficio Territoriale di Governo di Treviso, alla Questura di Treviso, al Comando Arma dei Carabinieri di Conegliano, al Comando Provinciale Guardia di Finanza di Conegliano, al Corpo Forestale dello Stato di Treviso per la sorveglianza e l’esecuzione della medesima e per tutti gli aspetti di specifica competenza.

Le Forze dell’Ordine e la Polizia Locale sono demandate a far osservare le disposizione della presente ordinanza.

Avverso il presente provvedimento è ammesso ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale Veneto entro 60 giorni dalla pubblicazione all’Albo Pretorio o al Presidente della Repubblica in via alternativa e per soli motivi di legittimità, entro 120 giorni dalla pubblicazione.

 

Godega di Sant’Urbano, 03 giugno 2009

 

                                                IL SINDACO

                                                          Bonet dott. Alessandro"

Adesso però ragioniamo un attimo sul pascolo vagante. Nell’ordinanza si specifica ben bene che è vietato il TRANSITO ed il PASCOLO delle greggi, quando io ho sempre saputo che il transito non lo si poteva vietare a meno di problemi sanitari (gregge infetto da brucellosi, per esempio). I nostri funzionari comunali hanno però addotto, come motivi igienico-sanitari mosche, zanzare e zecche! Non è un’interpretazione un po’ troppo libera? So che ci sono amici veterinari che leggono questo blog. Per favore, scrivetemi privatamente o lasciate un commento anche anonimo se non volete esporvi, ma ditemi se questa cosa è del tutto corretta oppure no. Beati quei paesi dove non ci sono pecore, perchè allora non ci sono zanzare, mosche e zecche!!!! Ma per favore! Quello di pecore=zecche è un luogo comune troppe volte sentito! I pastori dovrebbero già essere tutti morti, a causa di questo pericolo (io compresa!). Che dire poi delle periodiche notizie di zecche sui treni, di cui si legge sui giornali? Chi è che ha fatto entrare lì un gregge? Qui alcune informazioni scientifiche sul ciclo biologico della zecca.

Che dire poi del gravissimo problema degli escrementi? Trovarseli nel campo o nel prato dopo il passaggio del gregge, che guaio! Un tempo, quando eravamo tutti più vicini al mondo rurale e sapevamo da dove veniva il cibo che, a volte a fatica, arriva in tavola, quegli stessi escremeni ovini erano fondamentali. Si chiamavano CONCIME ed era una COSA PREZIOSA. Oggi, che siamo moderni, è molto meglio usare dei sani concimi chimici. Chissà poi perchè il fieno più buono, quello che si acquista anche pagandolo a caro prezzo perchè si sa che è ottimo, viene dalla Francia, dalla Crau, laddove tutto l’ecosistema si basa sul pascolamento ovino e sulla concimazione naturale data da quegli stessi escrementi…

E poi perchè il Comune di Torino ha ricevuto un premio come Comune Virtuoso per aver portato le pecore in città, a pascolare/pulire i parchi?

Cari amici di Godega e di tutti gli altri paesi di quelle zone che hanno messo i divieti di pascolo e di transito: ripensateci, trovate un compromesso, permettete almeno il transito, com’è giusto che sia, e chiedete ai pastori di presentare i documenti con le firme dei contadini che permettono loro il pascolo sui loro fondi, come accade qui in Piemonte. Se hanno un posto dove fermarsi, pascoleranno lì, se nessuno concede loro il pascolamento, transiteranno e si sposteranno altrove. Colpiamo le mele marce che causano effettivamente danni, lasciamo lavorare chi invece lo fa secondo le regole. Grazie. (Vale per il Veneto e per tutto il resto d’Italia, beninteso!)

SOS per il Bitto

Domani impegni di lavoro e le ultime fasi per arrivare alla pubblicazione del libro mi terranno lontana… quindi oggi aggiungo un secondo post, perchè la notizia è di stretta attualità, oltre ad essere drammaticamente grave.

Iniziamo da questo libro, che ho appena ricevuto in omaggio dopo averne fatta richiesta qui. "Il formaggio <<Val del Bitt>>" è stato scritto da Michele Corti e Cirillo Ruffoni, con fotografie di G.P. Mazzoni. Un saggio che parte dai secoli passati per raccontarci, fino ad oggi, la storia, gli uomini e gli alpeggi (come recita il sottotitolo) di questo straordinario formaggio. Non ho ancora avuto modo di leggerlo, anche se lo farò con grande piacere, ma purtroppo… ho ricevuto, sempre da Michele Corti, una bruttissima notizia, che fa temere per il futuro del Bitto. Rischiamo di restare fermi alla storia e di perdere questo importante patrimonio caseario (e non solo!) per sempre.

Leggete qui su Ruralpini sulle pesanti sanzioni inflitte ai "ribelli del Bitto", che portavano avanti la loro "resistenza casearia" fedeli alle tradizioni di sempre, quelle che hanno permesso fino ad oggi di far conoscere ed apprezzare il loro prodotto. La legge però premia l’omologazione dei caseifici… Più facile colpire chi opera nel rispetto delle tradizioni che non quelli che "taroccano" i prodotti.

Nella speranza che il Presidio Slow Food e Ruralpini, con l’appoggio di tutti noi, possano fare qualcosa, un pensiero ai produttori, malgari che conducono una dura vita in alpe (vedi le testimonianze e le foto contenute nel libro), e che poi si vedono multati, lasciatemelo dire, ingiustamente!

Due brutte storie

Come promesso stamattina, ecco un secondo post con due storie su cui riflettere e lasciare il vostro commento. Mi hanno scritto in due, due amici, due giovani allevatori (lettori di questo blog) che non riescono a portare avanti i loro sogni, i loro progetti, a causa di intoppi burocratici. Si chiamano tutti e due Marco, ma uno alleva bovini, l’altro capre. Entrambi hanno presentato delle domande per una stalla dove ricoverare i propri animali. Abitano in due valli diverse del Piemonte, ai piedi delle montagne o sulle loro pendici. Non vogliono abbandonare il territorio.

Ci racconta il primo: “Il 18 gennaio 2008 mi è venuta la malsana idea di presentare un progetto in Comune per la costruzione di una tettoia alimentazione e riposo bovini. Notare che il progetto prevede 20 autocatture (attenzione, dico venti non 200).
Mille mila questioni burocratiche (io non lo parlo molto bene il burocratese) han fatto si che la mia pratica venisse accantonata. Ora con la nuova amministrazione mi sono di nuovo fatto vivo, anche perchè su quel progetto avevo fatto anche domanda del PSR.
Morale della favola, la pratica ha avuto l’ok dalla commissione edilizia e dall’ASL locale, ma la "commissione paesaggistica" (penso che siamo l’unico Comune ad averla) formata da due architetti e un dottore in scienze forestali, me l’ha di nuovo sospesa perchè io, nella relazione aggiuntiva che mi han richiesto, ho segnato la presenza di 30 uba e non di 20. Notare che gli ho specificato che il totale era dato da n 20 vacche  con rispettivi vitelli. Non è che le mucche le tengo per sport!!! Dovranno ben rendermi in qualche modo!! Ignoranti che non sono altro!!
Sono nero. Ora forse ho trovato una soluzione provvisoria da un mio amico che mi lascerebbe metà di un suo capannone, giusto per i mesi invernali! Sono senza parole. Il bello è che son tutti contenti che mangio e accudisco i prati sul territorio comunale e tutti si fermano e mi fanno sempre i complimenti!! Ma che vadan tutti a morire, le loro belle parole non mi riparano le vacche dalla pioggia.
Scusa lo sfogo, ma son esasperato!!

Che io sappia, la Commissione Paesaggistica adesso c’è dappertutto, prima se ne occupava la Regione, adesso è stato demandato il tutto alle Comunità Montane.

 

Marco non conosce il suo omonimo collega, anche se l’ha inconsapevolmente incontrato in questo blog o su qualche altro sito internet dove si parla di questo mondo. Bene o male, sono due giovani che stanno al passo con i tempi e sanno anche muoversi nella tecnologia. L’allevatore di capre voleva sistemare una casa più stalla, ma ha scoperto che quelli che paiono boschi abbandonati sono in realtà “zona residenziale”, a causa forse di qualche seconda casa ristrutturata qua e là in mezzo all’abbandono. Il permesso per la stalla non l’avrebbe ottenuto, poiché in linea d’aria non c’erano le distanze sufficienti dalle abitazioni residenziali. Non sia mai che l’amante della montagna debba poi sentire la puzza delle capre, quando viene ad ossigenarsi i polmoni da quelle parti. Le vicende sono state lunghe e complesse, il nostro amico ha speso soldi dai geometri, la scappatoia era una variante al piano regolatore, così si è provato a percorrere questa strada. Lui intanto ha presentato i progetti e la domanda per il PSR. Sembrava che tutto si potesse sistemare, ma poi… a quando pare il Comune ha dimenticato di fare una valutazione ambientale relativa alla variante, quindi tutto bloccato e la domanda del nostro amico è stata bocciata. Anche per lui si prospetta quindi un inverno difficile ed un futuro nebuloso.

La legge è la legge, certo. Ma in queste piccole realtà credo si potrebbe trovare il modo ed il tempo per dialogare con le persone, prima di bocciare progetti e domande. Per certe cose, in paese ci si conosce tutti, no? Solo così si aiuterebbe la montagna a non spopolarsi ed i giovani continuerebbero a scegliere questi mestieri. I nostri due amici sono appassionati e motivati, ma certe notizie non aiutano sicuramente a scegliere una strada che è difficile già di per sé.

Vi lascio con il consiglio di un altro Marco (ma si chiamano tutti così, i miei amici?), che ci dice di andare a vedere questo video, una mezzoretta di belle immagini e testimonianze su cui riflettere (specie ascoltando le parole dirette degli allevatori e non solo la voce suadente del commentatore). Guardatelo fino alla fine, perchè merita.

Notizie, foto, riflessioni

Piove, e saranno contenti i pastori, pensando all’erba che crescerà in pianura. Anche se piove pure in montagna, ed a volte nevica persino, quindi queste saranno giornate difficili. Non ve le posso documentare direttamente, lavoro ed impegni vari mi trattengono qui. Oggi allora vi faccio viaggiare grazie alle vostre foto e segnalazioni. Qualche notizia, per cominciare.

Serpillo mi aveva segnalato questa pagina del Comune di Torino, sul ritorno delle vacche nel Parco del Meisino.

Michele Corti invece ci offre diversi spunti di riflessione. L’ennesimo articolo sui lupi (attacchi a vitelli nelle Alpi Marittime, tra Piemonte e Liguria agli inizi di giugno), con commenti vari dei lettori. Sul sito di Michele, vi invito poi a leggere alcune pagine: interessanti considerazioni sulla gestione dello spazio silvopastorale, dove si vede come il pastoralismo e la pastorizia hanno vita dura e spesso la legge non è che un ostacolo ulteriore!

 

Michele poi ci scrive: "Una foto per discutere. Faccio un po’ il tecnico, ma poi il discorso torna sulla politica, sulla cultura del fare agricoltura in montagna. Ecco come vengono usati i carri di mungitura ‘mobili’ (!?). Siamo in un alpeggio della Regione Lombardia (nel senso di proprietà del demanio), qui si dovrebbe dare l’esempio. La settimana scorsa (inizi settembre, ndA) eravamo un bel gruppo di tecnici e addetti ai lavori a discutere di pastoralismo sul campo. Era evidente che lì le vacche sostano troppo mentre in aree poco distanti il sottoposcolo era altrettanto evidente (erba non mangiata lì da vedere e non solo per la siccità dell’ultimo scorcio di agosto).
 Alla fine dopo tante disquisizioni la morale è stata: ‘ma come facciamo a far rispettare buone regole quando non riusciamo a trovare più gli alpeggiatori e non c’è ricambio’. E’ come accettare una morte lenta e ingloriosa. Ma giù a valle di stalle e stalloni (fatte anche di recente ce ne sono, eccome) . Troppe aziende con il mito della vacca spinta che poi in alpeggio ‘meglio di no’. Chi ha spinto in questa direzione? Chi fa i PSR? La Regione. E dietro di lei lo Stato centrale che finanzia il ‘miglioramento genetico’. Finanziano le coop latte e le nuove tecnologie che spingono la produzione, danno contributi per gli impianti di biogas per ‘alleggerire’ il carico di liquame ecc. ecc. E poi piangono che il territorio non si gestisce più.
In montagna tolti quei pochi allevatori-alpigiani appassionati, che non si lasciano distogliere dalle cose di buon senso, non trovi gente a sufficicienza che porta le vacche da latte in alpe e nemmeno quelli che te le danno ‘a guardia’. Non è un mondo che va così inevitabilmente; è una politica sbagliata che non ha il coraggio di correggersi.
Intanto io la mia parte la faccio e queste cose mi piace dirle senza troppi giri di parole."

Adesso passiamo però alle vostre foto, per "alleggerire" un po’ il discorso. Anche Andrea ha incontrato il gregge francese ai Laghi di Roburent in Valle Stura.

Pecore e capre con "un’altra faccia" rispetto a quelle che siamo soliti incontrare negli altri alpeggi piemontesi. Ma la storia di questo gregge ve l’ho già raccontata qui.

Sempre da Andrea, un vitello di razza piemontese comodamente sdraiato a riposare, ma… attento a quel che gli capita intorno!

Marco è stato all’Alpe Tour ed ha visto com’è cresciuta in questi mesi Birba, che mi ha regalato quand’era cucciola, poco più che una vispa pallina di pelo chiazzato.

Questa invece è Musca, la sorella di Birba nata in una cucciolata precedente nel mese di ottobre 2008. Spero che Marco presto riesca a mandarci qualche foto della transumanza di una comune amica…

Da quelle parti sono stati anche altri… Questo ritratto di Albino ce lo manda Carlo.

Il gregge in quei giorni era ancora dall’altra parte del Lago del Moncenisio, a quote dove forse adesso sta cadendo la neve!

Non poteva poi mancare una foto del becco bianco, che pare proprio essersi messo in posa per l’occasione.

Foto di gruppo con il pastore, Maria Grazia, mia mamma e Carlo.

Per finire, facciamo un salto in Polonia con Marco. Questo è un piccolo gregge che è riuscito ad immortalare da quelle parti.

Adesso Marco è alle prese con il trinciato di mais, ma in quei giorni c’era invece la paglia da imballare.

Per oggi concludo qui, rimandando le altre vostre immagini alla prossima volta. Volevo però segnalarvi, per far sì che chi è da quelle parti possa organizzarsi, questo convegno. Si chiama "Di terra in terra", si terrà in Val Camonica e si parlerà di pastorizia, transumanza, cultura, tradizioni, problemi e soprattutto della possibilità di creare una rete pastorale che possa mettere in comunicazione tutti i diversi aspetti di questo mondo. Il programma è scaricabile qui, io sarò presente tutti e tre i giorni (25-26-27 ottobre), anche se il mio intervento è previsto nella mattinata del venerdì. Spero di incontrare qualcuno di voi!