Lo stipendio del pastore

Molto rapidamente, alcune riflessioni scaturite da chiacchierate on-line. La rete è utile per condividere, per scambiare opinioni e conoscenze, per contattare o venir contattati in modo immediato da persone che mai, specialmente nell’isolamento che il mestiere dell’allevatore può generare, si sarebbero conosciute e/o incontrate. Però succede anche che, in modo immediato, sei “sulla piazza”, cosa che magari con questo lavoro generalmente non accadrebbe. Quando ti trovi nelle manifestazioni come fiere o feste dedicate all’allevamento e alla pastorizia, hai a che fare con persone che sanno, capiscono, condividono se non l’interesse, almeno la passione. Anche ai convegni il più delle volte succede così, a meno che appositamente si siano create le condizioni per un dibattito con oratori dalle opinioni discordanti. In rete, liberamente, ciascuno dice la sua e vieni immediatamente a sapere cosa pensa la gente del “fare il pastore”.

I temi da trattare sarebbero infiniti, ma volevo ragionare con voi nello specifico sullo “stipendio del pastore”. In questi giorni di crisi, quanti, quanti mi scrivono o chiedendo informazioni o per mettere un annuncio sull’apposita pagina. Cercano lavoro e sperano che io possa aiutarli, ma non saprei, tranne casi eccezionali in cui io venga contattata da qualche azienda, dove indirizzarli. Quindi l’unica cosa è mettere un annuncio e sperare di essere chiamati. Molte aziende consultano il sito, quindi magari… Solo che ovviamente cercano persone con esperienza e, per il momento, qui un corso da pastore non esiste ancora. Non se ne abbia a male l’amico che mi ha scritto in questi giorni, che per l’appunto è stato uno degli stimoli per scrivere. Riporto con alcuni tagli la sua lettera: “sul sito svizzero cercano alpigiani con in cambio vitto e alloggio….io cercavo un’azienda che pagasse alla tariffa corrente e corretta per un alpigiano! in italia avrei gia’ trovato ma pagano poco e niente. si parla di 1000 euro,che per il lavoro e le ore che si fanno non sono veramente niente per un totale di ore di lavoro stimate in 13/14!”

Questo è un lavoro così, se si pensa di farlo guardando le ore e facendo le proporzioni con il reddito, spesso è lo stesso titolare dell’azienda che potrebbe andare a fare altro… Sarà un caso l’esempio di un pastore locale che la scorsa estate ha affidato il proprio gregge ad un aiutante e lui invece è andato a fare la stagione per l’appunto in Svizzera? Ne abbiamo già parlato, è vero che non è giusto “farlo solo per passione”, ma gli investimenti da fare per provare a trasformare l’azienda spesso sono troppo grandi, troppo radicali da volerli affrontare adesso “con l’aria che tira”. Giusto o sbagliato che sia, non sta a me giudicare. Però se qualcuno pensa di andare a lavorare per un pastore e punta a cifre maggiori dei 1000 euro indicati nella lettera di prima, sappia solo che molti pastori non riescono ad avere un reddito mensile netto pari a quella cifra. Quindi… E si aggiunga poi che generalmente l’operaio/aiutante del pastore non ha spese extra, perchè vitto e alloggio sono condivisi con il datore di lavoro. Quindi per i mesi di lavoro quella cifra è “pulita”!

Andiamo oltre i romanticismi. Lo fai perchè hai la passione, lo fai perchè ti piace, lo fai perchè hai sempre fatto quello e non sai/puoi/vuoi andare a fare altro. Ma anche chi ha interesse nell’andare a lavorare per un pastore, deve avere la stessa passione e lo stesso spirito, perchè se pensa di trovare un lavoro dove guarda le ore di lavoro e il reddito mensile, parte con il piede sbagliato. Certo, non deve essere sfruttamento, le condizioni di vita devono essere per lo meno pari a quelle del datore di lavoro. Ma non puoi pretendere la doccia calda in alpe quando non c’è nemmeno il gabinetto… Sarebbe scorretto avere certe comodità e non darle in uso a chi ti aiuta, ma quando tempo fa qualcuno mi aveva scritto dicendo che cercava un alpeggio con energia elettrica, televisione, camera privata e non ricordo cos’altro, non avevo potuto fare a meno di sorridere.

Dite anche voi la vostra. Ditelo ragionando su tutto quello che, negli anni, avete letto in queste pagine. Parliamo di pastori, e non di allevatori che “tengono le bestie per i contributi”. Sorrido anche quando ricevo lettere e messaggi di persone che pensano di andare a vivere in montagna, prendere un po’ di capre e vivere di quello. Senza considerare che anche i pascoli apparentemente abbandonati hanno un padrone, senza avere quasi idea che d’inverno ci sia da nutrirle a fieno. Senza considerare costi, spese, obblighi burocratici… Perchè solo vedendolo dal di fuori, quello dell’allevatore è un mestiere idilliaco e senza tempo. Provate, provate per credere. In montagna, anche se il clima ultimamente è un po’ matto, fa comunque freddo e allora vi troverete ad avere a che fare con il ghiaccio, la neve, e tutti i più semplici lavori si complicheranno, anche se voi in montagna d’inverno ci siete sempre andati per fare le escursioni o le discese con gli sci. Non esiste un lavoro più semplice o più redditizio degli altri, per ciascuno c’è da esserci portati, con la differenza che facendo l’allevatore, una volta preso il via, tutti i giorni bisogna occuparsi degli animali, non si possono chiedere le ferie, la mutua o nemmeno prendersi una mattinata libera. Pensateci…

Riflessioni che non tutti fanno

Da quando ho iniziato a frequentare il mondo della pastorizia “dall’interno”, mi è capitato moltissime volte di ascoltare riflessioni da parte di persone che prima si sorprendono, poi si entusiasmano per le mie scelte. Per quanto io su queste pagine virtuali abbia sempre tentato di presentare la realtà nelle sue varie sfaccettature, noto che c’è sempre una certa percentuale di pubblico che resta affascinato dagli aspetti più pittoreschi e romantici e manifesta “invidia” nei miei confronti. Certo, non capita solo per questo settore. Un conto è fare un lavoro, un conto è un passatempo. Può essere fantastico passare un paio d’ore con un pastore o anche solo sognare come sarebbe bello praticare questo mestiere, un altro è viverlo.

C’è il maltempo, quello di un giorno e quello che si protrae per settimane. I lavori da fare non cambiano, ma un conto è tirare e raccogliere reti quando fa bello, un altro quando piove e non puoi nemmeno tenere in mano l’ombrello. Poi c’è il fango, il non sapere dove condurre il gregge quando i prati sono “troppo molli”, per non parlare di eventi catastrofici come quelli che hanno coinvolto la Sardegna e di cui ormai non si parla già più. Pensate agli animali morti, alle scorte di foraggio distrutte, ai pascoli coperti dal fango…

Non basta un tramonto pittoresco per risollevare il morale, in certi giorni. Certo, essendo al pascolo all’aperto si colgono tutte queste sfumature del mondo intorno a noi che invece sfuggono a chi è chiuso in un ufficio, ma pensate cosa significa essere fradici, camminare nel fango tutto il giorno con gli stivali, le temperature che si abbassano, il gelo che inizia a mordere le mani la sera quando devi prendere un agnello appena nato e convincere la madre ad allattarlo…

Quando torna il bel tempo e anche le previsioni sono buone, allora un po’ l’umore migliora. Con le belle giornate può anche capitare che qualche amico si fermi a scambiare quattro chiacchiere, con il sole puoi riprendere ad andare in giro dai contadini per chiedere se ti vendono l’erba. Meglio non farlo quando i piedi affondano nel fango…

Novembre si chiude con un giorno di neve fino in pianura, ma già il giorno successivo ne restano solo poche tracce nei punti dove non batte il sole. Va tutto bene, allora. No, a volte capita che ci si ammali… La sottoscritta, pur non praticando la pastorizia a tempo pieno, cerca di dare una mano tutte le volte che ce n’è la necessità, oltre a tutte le volte che non ho altri impegni. Qualcosa da fare c’è sempre e una persona in più solleva i pastori da qualche lavoro. Non ci si ferma per un raffreddore…

Stamattina il tempo doveva essere bello e invece già prima del sorgere del sole soffiava il vento, in montagna c’era tormenta e cadeva qualche goccia di pioggia. Tra l’altro era pure Santa Bibiana, giorno “di marca”, quindi ci aspettano 40 giorni e una settimana di incertezza meteo?? Bisognava spostare il gregge tra i frutteti ed i campi, serviva una mano, non era un lungo cammino, ma…

Ma un conto è essere lì fermo, un altro è correre dietro, di fianco al gregge. La pista tra alberi di melo e pesco è fangosa, qua e là tracce di neve e grosse pozzanghere, alcuni agnelli restano indietro. Non è semplice catturarli in condizioni normali, figurarsi quando si è febbricitanti. Un lavoro da invidiare? Come tanti altri, si stringono i denti e si fa quel che c’è da fare anche quando non si è al massimo della forma. Ricordo un pastore che mi raccontava di camminare attaccandosi alla coda delle pecore, vinto dalla febbre e dall’influenza.

Io non sono un pastore al 100% e quindi, una volta raggiunta la destinazione, sono potuta tornare a casa. Il cielo stava schiarendo, di lì a poco sarebbe arrivato il sole, l’aria era fredda. Ciò nonostante volete scegliere questa vita? Bene… allora vi segnalo un annuncio che ho inserito l’altro giorno sull’apposita pagina. Per qualcuno sarà l’occasione per mettersi alla prova!! “Pastore cerca aiutante serio e volenteroso per la stagione invernale di pascolo vagante nella zona di Asti. Tel. 3357086194

Brevi di lavoro in alpeggio/allevamento

Continuo ad inserire QUI gli annunci di lavoro in alpeggio. Solitamente sono persone che CERCANO lavoro, ma c’è anche qualche azienda che richiede aiutanti, anche con una certa urgenza. Non riesco a capire come mai non si trovi nessuno…

Pubblico anche qui, per dare maggiore visibilità. Sono però esterrefatta dalle parole di Nora, la titolare di questo allevamento: “Le pochissime persone che ci hanno contattati pretendevano di non lavorare il sabato“. Ecco ciò di cui ha bisogno per la sua azienda: “Siamo un azienda agricola/agriturismo in Toscana (fra Siena e Firenze); c’e una descrizione dettagliata sul ns sito www.chianticashmere.com

Attualmente ho circa 120 capre, dovrebbero nascere in primavera un centinaio. Non mungiamo e non macelliamo – produciamo FIBRA come prodotto principale e usiamo le capre (una volta raccolta le fibra in primavera e finiti i parti) per pascolare e ricuperare i terreni marginali sul territorio… quest’aspetto sta crescendo bene e sarà (spero) l’attività principale nel futuro, con l’idea di creare insieme alla Regione Toscana una SCUOLA per pastori.
Necessito un uomo (va bene anche una coppia in quanto ho del lavoro per una donna ma soltanto nel periodo estivo) che sia un tutto fare in azienda (manutenzione ordinaria – non ho trattori o altri mezzi pesanti – soltanto decespugliatrice per mantenere la zona intorno alle case). In estate la capre stanno quasi sempre presso delle altre aziende per cui lui sarà responsabile del controllo giornaliero degli animali, recinti, cani ecc… manutenzione ordinaria dell’azienda, ecc. Quest’anno dovrò stare via anche per dei periodi di 2-3 settimane all’estero per cui ho bisogno di una persona serissima sulla quale posso contare e che sia in grado di gestire da solo tutto durante queste assenze. I periodi liberi li decidiamo insieme.
Dopo un periodo di prova da concordare offro un contratto di base per garantire l’assicurazione, un monolocale piccolo ma decoroso e luminoso con angolo cottura, bagnetto con doccia, stufa a legna, e l’uso di una macchina per spostarsi.
Cerco una persona matura, con patente di guida, autonomo, con esperienza con il bestiame, conduzione a pascolo, riparazione recinti elettrici, nonchè manutenzione aree verdi, taglio legna, ecc ecc. L’azienda dista 1,5 km dal paese piu vicino di 1500 persone. Se e interessato avrei bisogno di sapere della disponibilità, pretese economiche, e delle referenze controllabili.”

Spero nel buon esito finale della mediazione per trovare un’aiutante per dei miei amici che salgono in alpeggio (andrò a trovarli quest’estate, così potrò raccontarvi se tutto funziona a dovere), mentre un altro amico margaro cerca ancora un aiutante per la stagione ormai alle porte. “Cercasi aiutante, anche senza esperienza, se c’è la volontà si impara tutto. Il lavoro da noi è tirare tanti fili, portare sale alle manze in alto. Alpeggio in alta Val di Susa (TO) Carlo Alberto 3392867569”

Lavoro in alpeggio, ma prima…

Continuo a ricevere decine e decine di e-mail di persone (uomini e donne) di tutte le età che mi chiedono informazioni per andare a lavorare in alpeggio. Io non posso far altro che chiedere di scrivere un annuncio e poi pubblicarlo nella pagina di questo blog dedicata appositamente a questo spazio. La maggior parte di loro afferma di non avere nessuna esperienza e questo è il “limite” più grande per due motivi. Innanzitutto sarà difficile che un’azienda (ammesso che venga a consultare queste pagine) chiami una persona che non ha mai avuto a che fare con gli animali. Se uno ha bisogno di una mano, è perché ha davvero una carenza di personale, quindi non può e non riesce a spendere troppo tempo per insegnare il mestiere. Il secondo punto critico è che chi non ha esperienza, spesso ha un’idea fortemente romantica e poco pratica della vita d’alpeggio. Messi alla prova, molti si scontrano con una realtà dura, che richiede non solo fatica, ma anche orari che vanno ben oltre le otto ore, scarsissime possibilità di “godersi la montagna” e di avere tempo libero, paghe sicuramente non rapportate al numero di ore dedicate, perché il settore non può permettersi stipendi elevati.

Voglio però raccontarvi una storia dove l’approccio alla vita d’alpeggio avviene per passi. Isabelle racconta: “Sono cresciuta in montagna, ho provato per qualche anno a stare in città, ma non mi piaceva, mi mancava troppo il mio mondo, dovevo ritrovare il mio ambiente. Ho provato varie scuole, ho studiato in Italia fino al primo anno di liceo, poi ho fatto un anno in Svezia, quindi in Francia ho dovuto riprendere tutto il liceo da capo perché non mi riconoscevano gli anni fatti altrove. Ho fatto una scuola pedagogica, ma alla fine non mi andava… Ho poi scoperto su internet che c’erano dei corsi da pastore in Svizzera. L’avessi saputo prima, c’era anche un corso per il pastore d’alpeggio nei Pirenei, vicino a dove stanno ora i miei genitori.”

Isabelle ha la nazionalità Svizzera, ma dice di sentirsi Europea. “Sono tre corsi a pagamento, teoria, ciascuno composto da qualche giorno di fila di lezione. Ci fosse stata una scuola più lunga e completa, l’avrei fatta! Un corso è sui cani da protezione, cani da lavoro, problema delle predazioni, come riconoscere il tipo di attacco, se è il lupo, l’orso, la lince… L’altro è sul pascolo, le erbe, i sistemi di pascolo (pascolo libero, recinti fissi, pascolo con pastore e recinto solo per la notte). In Svizzera gli allevatori ricevono contributi diversi a seconda del sistema usato, chi ha il pastore sempre, prende più soldi. L’ultimo (ma li puoi fare nell’ordine che vuoi tu) è sulle razze di pecore, le malattie, come funziona la digestione e i trattamenti sanitari da fare prima di salire in alpe. In media c’erano 15 persone per corso.

Oltre alla teoria, per ricevere il diploma da pastore e potersi offrire per condurre un gregge in alpeggio, ovviamente è necessario un periodo di pratica. “…almeno 3 settimane in stalla. Io ho fatto due mesi e mezzo in Germania con delle pecore da latte di razza Frisona, lì ho fatto pratica con la mungitura ed ho vissuto il periodo delle nascite. Poi adesso sto facendo lo stage per l’alpeggio: devi fare almeno due mesi e mezzo… Sei tu a scegliere dove, quando però ho detto che lo facevo in Italia, mi hanno detto che dopo devo fare ancora un mese in Svizzera per avere il diploma, ma spero di no, io voglio fare bene la stagione qui.

Non è la prima volta che vi parlo di formazione, sapete che stiamo cercando di avviare qualcosa anche in Italia e la storia di Isabelle è molto utile non solo per prendere spunti, ma anche per capire come potranno essere gli allievi. Serve una fortissima motivazione. “Il diploma ti qualifica come pastore di pecore, anche se di esperienza ne devi fare tanta. In Svizzera c’è richiesta, con il lupo e l’orso devi avere il pastore. Gli allevatori sono piccoli, magari fanno anche altre attività, per mandare le pecore in alpe le mettono insieme e pagano un pastore. Ho una sorella che va in alpe in Italia, con le capre. Avevo preso da lei il libro “Dove vai pastore?” e lo leggevo in tram mentre andavo a lavorare con i bambini di un doposcuola. Leggevo il libro e, con il pensiero, andavo al mondo della montagna, dei pastori, che mi mancava… Io sono un tipo da stare fuori, fin da bambina mi piaceva stare fuori nella pioggia, nella neve. L’altro giorno che qui nevicava e grandinava, per me non è stato un problema, anzi, mi piaceva! Mi piacciono gli animali, la natura. Quando ero piccola abbiamo sempre avuto animali, anche se non in grande numero. Questi sono lavori che alla sera sei soddisfatto, non devi stare lì a chiederti a cosa serve la vita…”.

Anche perché alla sera molte volte sei troppo stanco per farlo, quando mangi cena alle 22:00 o anche oltre e subito dopo crolli sul letto. “In stalla il lavoro era più duro fisicamente, in tutto ho portato più di 3.000 litri di secchi di latte! Però sto imparando di più qui, all’aperto, al pascolo. Sono abituata alla vita semplice, dove abitavo da bambina non c’era la strada e scendevamo a scuola a piedi. Non c’era la Tv, non c’era il telefono e nemmeno l’acqua calda in casa. Io mi arrampicavo dappertutto, sulle rocce sugli alberi! Ho fatto anche tanto sport, ho giocato per vari anni a calcio. Per lavorare con gli animali deve piacerti, ma devi anche saperlo fare. Io sono una persona che osserva molto e questo è fondamentale, fare attenzione al singolo per sapere come stanno.

La storia di Isabelle è sicuramente fuori dal comune. Racconta di viaggi in bicicletta dai Pirenei all’Italia, di avventure vissute quando lei e le sorelle erano bambine. Parla sette lingue, compreso lo Svizzero-tedesco e, nei Pirenei, aveva fatto un corso facoltativo di Occitano, quindi scommetto che, per la fine della stagione d’alpe, i pastori non potranno più parlare in patois “alle sue spalle”! “Sono cresciuta in Italia, queste sono le montagne dove mi sento più a casa. In Italia mi sento più libera, in Svizzera mi sarei sentita meno sicura di me stessa, L’Italia ha una natura più selvatica, la Svizzera è troppo “giardino”. Avevo chiesto ad un’azienda svizzera che era nell’elenco di quelle che accettavano persone in stage, ma non mi hanno voluto perché hanno detto che avevo il cane giovane e loro ne avevano anche già uno da addestrare, quindi non andava bene. Forse era una scusa…”.

Lei infatti è arrivata in Piemonte con il suo cane, Coco, una border collie di un anno d’età. “Ho investito tanto tempo ad addestrarla. La scorsa estate infatti ho lasciato il mio lavoro per fare quello che volevo davvero. Avevo tanto tempo libero e l’ho dedicato ad addestrare lei. Prima le ho insegnato a sedersi e fermarsi, poi ad andare via e tornare piano, ho insegnato tanto attraverso il gioco. La prima volta con gli animali è stato con sette pecore che mia sorella aveva in guardia, per abituarla. Poi in stalla, ma era diverso rispetto a qui. Ho preso un border collie perché volevo fare questo lavoro, è stato il punto di partenza. Ci deve essere un po’ di coraggio per realizzare le proprie idee, no?”.

A lei il coraggio non sembra mancare! Il pastore le insegna i gesti quotidiani, cosa fare nel recinto prima di andare al pascolo, poi come condurre il gregge, come utilizzare il pascolo. Le fa anche delle domande per metterla alla prova: “Se fossi da sola e succedesse un incidente, se delle pecore passassero in un buco della valanga o se arrivasse il lupo e te ne sterminasse una parte cosa faresti?”. In futuro dovrà poi essere lei ad affrontare in autonomia tutte le situazioni. “Per il futuro vorrei fare anche un’inverno fuori. Magari un giorno vorrei prendere degli animali miei, delle pecore da latte. Il mio ragazzo è Svizzero, lui lavora il legno, è più per la stabilità, ma è d’accordo se io parto tutte le estati per fare le stagioni in alpeggio. Camminare in montagna gli piace, ma non conosce la realtà di questo mestiere. Poco per volta però sta facendo cose che prima non faceva: è venuto a stare in Italia, abbiamo iniziato insieme a fare l’orto…”.

E così Isabelle sta facendo la sua stagione di prova/apprendimento in alpeggio. Rimpiange la brevità dei corsi fatti, che però (anche se solo teorici) sono stati un buon inizio. Speriamo che presto, anche in Italia, si possa realizzare qualcosa del genere, per dare la possibilità a tutti coloro che vorrebbero provare questa vita di apprendere e fare un periodo di pratica, per poi decidere/capire se questa potrebbe essere la strada per il futuro.

Avevo un sogno…

Ognuno ha dei sogni collegati alle proprie passioni. Tra i miei c’era quello di vedere la Crau, il “mitico” paradiso delle pecore in terra d’Oltralpe. Ci sono stata per una brevissima visita di lavoro (adesso vi spiegherò) e non ho potuto vedere/fotografare tutto quello che avrei voluto, ma sono rientrata con sentimenti contrastanti. Il primo è che l’erba del vicino è davvero più verde e non solo per questioni climatiche…

Insieme ad un “gruppo di lavoro” composto da persone diverse (rappresentanti della Valle Stura per il progetto “La Routo”, docenti di istituti agrari, rappresentanti di Slow Food Biella+Istituto di Pollenzo, rappresentanti del progetto Propast, dell’Istituto Lattiero Caseario di Moretta e qualcun altro ancora), abbiamo avuto un’intensa due giorni in Francia per occuparci di formazione in ambito pastorale. La prima tappa è stata a Carmejane. In questo centro senza recinzioni, immerso nel verde, dove studiano e fanno pratica giovani ed adulti, si fa formazione in ambito agricolo.

Oltre all’edificio scolastico vero e proprio c’è la fattoria, che è sia un’azienda, sia un luogo per fare pratica, sia un centro sperimentale. Tra le tante informazioni apprese durante la visita, vi sono alcuni punti che mi hanno particolarmente colpito e che desidero condividere con voi. Innanzitutto, la scuola agricola dipende non dal Ministero dell’Istruzione, ma da quello dell’Agricoltura. I programmi dei corsi provengono dal Ministero stesso e non sono creati dai docenti interni. Oltre alla formazione scolastica secondo vari livelli, presso il centro di Carmejane si può fare “apprendistato” e “formazione per adulti” (specializzazione o riconversione professionale). Non scendo nei dettagli della didattica, ma penso che vi interessi sapere che, in Francia, per insediarsi come azienda agricola e poter aver accesso ai contributi, sia necessario un diploma che attesti il grado di formazione specifica raggiunto. Altrimenti si può comunque aprire un’azienda, ma senza poter richiedere contributi.

L’azienda è ovina, con un gregge di 600 pecore, un numero non così imponente, da queste parti. Si produce l’agnello di Sisteron, una delle produzioni a marchio di qualità della Provenza. La fattoria didattica collabora con tutte le organizzazioni professionali agricole esistenti e serve da base per le sperimentazioni dell’allevamento ovino. Tra le materie insegnate a chi segue i corsi specifici sulle produzioni zootecniche, c’è la gestione e conduzione delle superfici pastorali e l’adattamento del sistema di allevamento, con l’orientamento della filiera di produzione (ridurre i costi, aumentare i ricavi, migliorare le condizioni di lavoro…).

Era periodo di tosatura, nell’azienda, attività che si svolge una sola volta all’anno. In questi due giorni ho scoperto che la lana in Francia non è così problematica come in Italia o meglio, c’è lana e lana. I costi di tosatura sono leggermente inferiori (forse per le dimensioni più ridotte e “maneggevoli” degli animali), ma per la razza Merinos d’Arles i ricavi coprono interamente le spese e consentono anche dei margini di guadagno per l’allevatore.

Il gregge di Carmejane è composto principalmente da animali di razza Prealpi. Un piccolo nucleo era al pascolo, gli altri animali erano tutti suddivisi nelle stalle, alimentati con fieno. Montoni, pecore gravide, pecore con gli agnelli e così via, in un’organizzazione che pareva molto buona e funzionale, per non parlare poi delle stalle, spaziose, luminose, ben arieggiate.

Una curiosità? Ecco un montone “mascotte” con la floucà, la caratteristica tosatura che contraddistingue gli animali che guidano il gregge nella transumanza. Per tornare a quanto ci è stato spiegato, si è parlato di una lunga tradizione dell’allevamento sul territorio, ma anche di giovani che danno vita a nuovi insediamenti, piccole realtà interessate alla trasformazione ed alla vendita diretta dei prodotti, specie lattiero-caseari.

A Carmejane si trova anche il Centre Fromager, una struttura dedicata alla formazione in ambito caseario, dove si organizzano corsi di vario tipo, sia “puntuali” legati ad una singola problematica e/o alla richiesta di un produttore, sia generali sulle diverse tecniche di caseificazione, sull’affinamento, ecc… La visita nel complesso è stata interessante, ma il nostro obiettivo principale era ancora un altro, cioè quello della formazione in ambito più specifico, cioè la professione di pastore.

Per far questo ci siamo spostati proprio lì, ai margini della Crau, alla “famosa” scuola di Merle. Questo centro di formazione indirizzato proprio a formare “pastori” esiste dagli inizi degli anni ’30. Frutto di una donazione, strutture e terre fanno sì che qui, nel cuore delle ragione pastorale di Francia, giovani (e non solo) possano conseguire la qualifica di “pastore transumante”, a differenza delle altre 3 scuole simili (più recenti) esistenti in altre parti di Francia, dove ci si può specializzare sull’alpeggio (in Ariege), pastore di alta montagna, con pratica di gestione di animali, pascoli, ma anche mestieri complementari (tosatura, taglio legna…) sui Pirenei, per finire con la scuola di pastore/vaccaro d’alpeggio in Savoia.

Questa è la patria della razza Merinos d’Arles e, nelle stalle della scuola, abbiamo visto solo alcuni montoni. Purtroppo non ci siamo fermati a vedere uno delle tante greggi scorte dai finestrini del pullman, comunque nel giro di pochi chilometri, solo sul nostro tragitto, ne ho contati sei e tutti di dimensioni considerevoli. Ovviamente qui il pastore è una figura importante ed è un fondamentale aiutante per l’allevatore. Le due figure, almeno in quest’area della Francia, sono distinte. L’allevatore è il manager, colui che gestisce l’azienda, si occupa dei pascoli, delle praterie, della fienagione in estate, della commercializzazione degli animali, ecc… Alle sue dipendenze vi sono i pastori salariati, diminuiti come numero da quando la transumanza si affronta con gli autotreni e non più a piedi.

La direttrice della scuola ci ha spiegato nel dettaglio cosa imparano gli studenti, ragazzi e sempre più ragazze provenienti da tutta la Francia, desiderosi di imparare questo mestiere. “Facciamo un colloquio per la selezione, abbiamo solo 20 posti per anno, tanti ne finanzia il dipartimento. devono avere una vera motivazione, non basta che dicano che piace la montagna e fare delle camminate all’aria aperta. Guardiamo l’esperienza che hanno, le attitudini fisiche e morali, le qualità di adattamento e di osservazione…“. Il mestiere di pastore è una cosa seria e non il lavoro per gli ultimi: “E’ un operaio altamente qualificato, con grandi responsabilità. Si troverà spesso a lavorare da solo, specialmente in alpeggio. Deve essere polivalente, svolgere i tre ruoli principali di gestione del gregge, gestione delle risorse pastorali e gestire le strutture. Deve saper lavorare in autonomia, saper prevenire, individuare e curare i problemi sanitari.” Tutto ciò che in effetti fa il pastore, ma che deve essere spiegato ed insegnato a chi lo vuol diventare.

Nella fattoria della scuola si fa anche sperimentazione. Guardate questo strano apparecchio che qui potete vedere nella sua parte centrale. E’ un prototipo di una macchina all’interno della quale, tramite un corridoio, entrano gli animali. C’è un lettore per il microchip, un peso, un sistema di aperture di porte che permettono di separare gli animali in base al criterio impostato. Il peso poi permette di dosare ad esempio la dose di svermante che viene somministrato sempre all’interno dell’apparecchio. Un sogno, vero? Ovvio che qui ci sono altri numeri, la realtà permette di attrezzarsi anche così, perchè quello di pastore è un mestiere non solo rispettabile, ma anche sostenibile!

Qualche problema nella vendita dei capi c’è, ma i numeri fanno la differenza. Non si vende l’agnellino: “…solo a Natale, per l’Italia“, ma si macellano animali di 40 kg. La pecora a fine carriera si vende poco ed a basso prezzo, ma la lana, come si diceva, ha un suo valore. Per farvi capire la sostenibilità dell’azienda, un pastore salariato in alpeggio riceve uno stipendio base di 2.000-2.100 €/mese, anche più alto in base all’esperienza. Non di rado in alpe più allevatori mettono insieme gli animali per avere un gregge più grande. Per il resto dell’anno, il livello più basso di specializzazione prende 1.200-1.500 €/mese. Ecco perchè c’è una scuola, ecco perchè molti dei diplomati trovano subito impiego. C’è la domanda, c’è un mercato, c’è una paga equa.

Ma soprattutto ci sono i veri spazi per la pastorizia. Qui fare il pastore è un’altra cosa. Ci hanno spiegato in cosa consiste il “sistema Crau“, nel delta della Durance. A questo fiume la Crau è legato per il canale che, dalla diga di Serre-Ponçon, porta l’acqua in parallelo al fiume, per poi permettere l’irrigazione delle praterie. Queste sono vaste distese verdi, circondate da fossi che permettono di allagarle periodicamente, e da siepi di alberi ed arbusti, che proteggono dal forte vento che spesso soffia da queste parti. Qui si produce l’altra risorsa della Crau, il fieno, che è riconosciuto addirittura con una DOP. Tre tagli, il primo a maggio e gli altri a seguire, almeno dopo 42 giorni, poi il “quarto taglio” è destinato al pascolamento delle greggi di ritorno dall’alpeggio. E’ questo il periodo della nascita degli agnelli.

Dalle praterie, appena poco oltre, dove non si irriga, si passa nei “coussouls”, la parte arida, dove le greggi pascolano nel resto dell’anno, inverno e primavera, con degli spostamenti verso la collina e poi la partenza per l’alpeggio a giugno. Tutta la gestione dell’azienda è impostata su questi momenti, per ottimizzare le risorse ed il lavoro. Il fieno viene venduto, spesso agli allevamenti di cavalli, o utilizzato internamente (secondo taglio) per l’ingrasso dei montoni.

Mi hanno assicurato che qui, in quest’arida steppa che si estende a perdita d’occhio, le pecore ingrassano e sono poi pronte ad affrontare l’alpeggio. Sembra incredibile, eppure questo è uno dei cuori della pastorizia europea. Qui il gregge medio conta mille capi, “…ma il numero dei pastori a sorvegliarlo è diminuito drasticamente da quando sono state introdotte le reti.” Qui si va a scuola per diventare pastori, pastori moderni del XXI secolo, infatti la stessa scuola ha dovuto rinnovarsi qualche anno fa, perchè oggi il pastore deve sia essere “trattato bene” dall’allevatore, ma deve sapersi anche rapportare con il pubblico, specie in montagna. Il pastore salariato deve avere migliori competenze, gli operatori devono essere seriamente motivati.

E noi, cosa riusciremo a fare in Italia, dove il mestiere di pastore è sempre più difficilmente sostenibile? A sentire lo stipendio di un salariato in Francia scommetto che molti diranno (ma non lo faranno mai): “Ma allora le vendo tutte e vado a fare la stagione di là!“. Qui nessun pastore può pagare tanto un aiutante, perchè non ne ha le possibilità. Però il reale bisogno di aiutanti formati ed affidabili esiste. Quindi? Quindi si cercherà di fare il possibile per creare un “corso per pastori” anche in Piemonte. Non possiamo pensare di riuscire subito a realizzare un qualcosa a pari livello con la scuola di Merle, che vanta così tanti anni (ed un territorio del genere) alle spalle, però…

Provare la vita d’alpeggio, racconto di un’esperienza

Un secondo post, oggi, perchè domani si parte ben prima dell’alba…

Quanti sognano di fare una stagione in alpe, vuoi per lavoro, vuoi per “fare un’esperienza”. Qualcuno ci riesce, ma solo raramente ricevo il racconto di com’è andata.

Quest’anno inoltre sto vivendo in prima persona la cosa, avendo avuto modo di “testare sul campo” un appassionato (di pecore e pastorizia) che voleva per l’appunto passare qualche mese in alpeggio con un pastore. L’esperienza è molto positiva (per entrambi), soprattutto grazie alla reale passione del diretto interessato, che già da tempo si muove nel settore della pastorizia avendo rapporti di amicizia con numerosi addetti ai lavori, dalla Sardegna alla Lombardia.

Per qualcun altro invece le cose non sono andate bene, e così Paolo ci racconta cos’è successo a lui. Riporto di seguito il suo scritto (integralmente), con la sua nota relativa alla pubblicazione: “Penso bisognerebbe proprio metterla “in piazza” questa storiella, quindi hai carta bianca e poi sarei proprio curioso seguire il feed-back degli altri colleghi svizzeri“.

Le avevo scritto in recente passato offrendomi come stagionale in alpeggio. Gentilmente pubblicò la mia richiesta nello spazio dedicato nel suo blog trovando, tra l’altro, immediato riscontro ed impiego nel Canton Ticino. E’ molto consultato il suo blog! Prezioso strumento del quale la ringrazio.

Le scrivo ancora sentendo il dovere di riportare e condividere la mia esperienza, purtroppo non singolare, iniziata a maggio e terminata a luglio. Nella cascina in valle il Lavoro con gli Animali è duro ma si sa’. Capre, vacche e vitelli, galline, maiali e conigli: gran bella famiglia. E’ risaputa la tanta bellezza nel curare le capre, in questo caso, condurle a “pasteggiare” la mungitura manuale il comportamento e tanto altro di inenarrabile che, per chi conosce ciò avendolo vissuto, trova difficoltà a spiegarlo. Assieme a me altre due persone lì per il breve apprendistato in vista del futuro trasferimento all’alpe. Nel periodo di lavoro complessivo ho visto arrivare ed andarsene ben sette persone.

Il carico. A fine maggio carichiamo gli animali. Risulteranno duecento capre, trentadue tra vacche, vitelli e tori, trentacinque pecore e quattro maiali (quest’anno senza anelli al grugno vista la sanzione dello scorso anno – ndA). Il tutto, ahimè, si è svolto nel massimo della disorganizzazione, non preparando alcunché per il tragitto sfidando non poco la sicurezza e la fortuna.

Armento. Sono vari i proprietari: chi con il mix di animali, chi si impegnava con le razze rare e chi vantava il fatto di riuscire ad economizzare, durante tutto l’anno, sull’alimentazione e sui vari trattamenti sanitari abbattendo di fatto la garanzia sulla sicurezza sanitaria preventiva. In gergo viene chiamato “costo 0”.

Le quaranta capre venivano distinte istantaneamente, da profani e professionisti, per la loro precaria condizione di salute visti i preoccupanti livelli indicatori dello stato corporeo (BCS): “Non consegnare animali affetti da malattie contagiose o da malattie che possono pregiudicare la loro salute e il loro benessere sull’alpe.” (Check-list obblighi – Ufficio del veterinario cantonale).

La fisiologica vivacità metabolica della capra ha fatto si che queste si ammalassero dopo appena due settimane acquisendo, in breve tempo, patologie dichiarate contagiose.

Premetto che nessun titolare era presente all’alpe, solo l’intestatario i primissimi giorni e poi di tanto in tanto, quindi assente un supporto consultivo di emergenza sfociando così con la morte di alcuni capi.

Parassitosi, polmoniti, mastiti, micosi. Tutte patologie le quali, noi impiegati ignoranti, abbiam tentato di curare coi pochi farmaci e col buonsenso ma sopratutto tramite un ponte telefonico di fortuna col mio veterinario di fiducia tentanto così di rimettere in sicurezza qualche altra capra.

Regolamenti. Le carcasse nei cespugli richiamano i predatori, no? E tanto tanto altro ma mi fermo quì. Interessante l’Ordinanza sulla Protezione degli Animali del consiglio federale svizzero (OPAn).

I Pascoli, di proprietà patriziale, vengono affittati con contratti, in questo specifico caso, di otto anni. Strani movimenti, strani comportamenti, strani inserimenti in questa o quell’altra federazione di allevatori cantonali… faccio la somma anche con questi “passepartout” e annuso speculaz….. parola grossa… ops.

Riporto quanto letto recentemente in un tema di discussione durante il secondo incontro ruralpino – questo fatto, unito al meccanismo della gara al rialzo, ha messo molti pascoli nelle mani di speculatori che mirano solo ad incassare i contributi…..”. Carta conosciuta.

Responsabilità di chi? Praticamente tutti coloro che lavorano all’alpe hanno bisogno di mezzi per essere responsabili e per mezzi intendo anche conoscenza acquisita. Il proprietario assente dall’alpe che responsabilità ha? Reclutare personale al telefono e mandarlo all’alpe senza vederlo in viso: carne da e al macello sfruttando la buona volonta di chi si accontenta del famoso “Kost und Logis” il nostro vitto e alloggio.

Conoscenza e consapevolezza. La conoscenza del significato di responsabilità e responsabilità nella conoscenza aiuta ad avere animali sani, a produrre un buon formaggio, ad essere consapevoli capaci di interrogarsi su tutte le azioni e non-azioni. Allevatori responsabili, panacea per la vita dei pascoli… molti di questi non conoscono il significato di tutto ciò.

L’etica è la bella vita ed invita a meravigliose azioni reali, economiche.

A malincuore ho lasciato l’alpe conscio del fatto, nel mio piccolo, di non voler alimentare questo sistema. Si parla di fantasmi a cui vengono assegnati gli alpeggi, si parla di morte dell’alpeggio, di molta confusione sul rapporto simbiotico tra tradizione e moderna conoscenza… fondamentalmente parlerei di crisi dell’uomo!

Molti e molti altri fatti accaduti ho tralasciato, non volendo essere tedioso, e mi perdoni per questo tipo di esposizione capitolare e sintetica: la denuncia critica ad ampio spettro la identifico come un parziale procrastinare del problema ma sappiamo benissimo che il nocciolo sta proprio dentro di noi.

Guerra provoca guerra, i regolamenti difficilmente stimolano il buon senso quindi credo nella lentezza nella profusione passionale da parte di ogn’uno di noi che stà.. e stà all’alpe“.

A questo punto, aspetto i commenti, da Svizzeri e non!

Annunci e foto di qualche mese fa

Un paio di annunci ripresi da Facebook da parte di amici (per entrambi, la zona di riferimento è il Piemonte, provincia di Torino). Ovviamente telefonare solo se seriamente interessati…

A tutti gli amanti di pastorizia: Vendo bellissime pecore di pura razza biellese con agnelli al seguito…chi fosse interessato chiamare 3474313583 Federico

Cerco pastori da aprile in avanti prima in cascina per gestione di vacche e pecore poi in alpeggio possibilmente una coppia marito e moglie con esperienza. La mungitura si fa a mano, sia delle vacche che delle pecore e poi delle capre in alpeggio, pascolo più lavoro in caseificio. Zona Piemonte Val Susa se interessati tel 3388721521 Andrea.

Vecchie” foto di qualche mese fa, quando ancora gli alpeggi erano vivi. Ce le ha mandate tutte l’amico Giacomo. “Eccoti un po’ di foto  che documentano momenti di due giornate che ho trascorso con i piccoli Antonio e Giacomo e con Giovanni, il mitico pastore.

Durante la vacanze estive,  i  ragazzini danno una mano ai nonni ad accudire le mucche ed il piccolo gregge di pecore e capre. Un aiuto prezioso, in quanto i  loro  genitori sono spesso  impegnati in bassa valle nella fienagione.

Antonio e Giacomo conducono e sorvegliano gli animali al pascolo e già se la cavano bene nella mungitura. Se è necessario sanno anche mettere mano alla zangola.

Ecco infatti le immagini che Giacomo ci manda riferite a questi momenti di lavoro/vita quotidiana. Attenzione, non è “lavoro minorile”, ma semplicemente tramandare un mestiere ed imparare divertendosi.

Credo ci sia anche una buona dose di soddisfazione nel sentirsi utili. Si cresce in modo sano, ci si assume delle responsabilità. Non credo che questi bambini siano sorvegliati 24 ore su 24 dai nonni, come accade altrove, ma forse proprio per questo imparano a capire quali sono i pericoli!

Scrive ancora Giacomo: “Li ho  visti rabbuiarsi  solo quando ho fatto loro presente che era imminente l’inizio dell’anno scolastico…“. Ed ormai le scuole sono in corso, i due ragazzini sono scesi in fondovalle così come il gregge, ma immagino penseranno già alla prossima stagione in montagna!

Giovanni quel giorno era solo. Di buon mattino Elsa era in fatti scesa in piano per il disbrigo di alcune faccende. E’ sempre un piacere, ascoltare Giovanni. Sono più di trent’anni che sale in Valchiusella con il suo gregge. Dunque conosce bene ogni angolo della montagna valligiana,  così come la gente che la abita. Tra storie del passato  ed aneddoti, mai banali, il tempo vola. Parla volentieri, di donne. Ad esse è sempre piaciuto, il buon Giovanni. Anche alle giovani valdostane che se lo mangiavano con gli occhi mentre, poco più che ventenne, scendeva da Cheney, dove quarant’anni fa saliva con  il gregge,  a Valtournenche. Poi nella sua vita è arrivata Elsa, gran donna, anch’essa valdostana.

S’è fatto tardi. Un  saluto e la promessa di ritrovarci ancora una volta in alpeggio, prima della transumanza. Lo lascio mentre sorveglia  le sue magnifiche (lo dicono tutti gli esperti) pecore.”

Dopo qualche tempo Giacomo mi aveva mandato anche quest’immagine, Giovanni ormai in transumanza nel fondovalle con il suo gregge. E’ da un po’ che non faccio visita al pastore, solo che il mio tempo libero scarseggia sempre più…

Non offendetevi, ma…

Periodicamente (in media almeno una volta la settimana) ricevo lettere da persone che vogliono iniziare a fare i pastori. Forse, con l’aria che tira, nei prossimi mesi aumenteranno. Credo che il 95% di quelli che mi scrivono si offendono per il modo con cui rispondo loro. Io lo dico subito che, arrivati alla fine della mia lettera, saranno arrabbiati con me…

Non offendetevi, io preferisco essere franca, sincera, diretta, come è mia abitudine. E’ inutile che getti benzina sul fuoco del vostro entusiasmo. E’ vero che pastorizia è (ANCHE) romanticismo, bellezza, poesia, spazi infiniti, vita all’aria aperta, soddisfazioni. E’ verissimo che pastorizia è passione. Ma è fatica, freddo, sporco, caldo, nessun orario, fango, polvere, vita, morte, sangue, merda, lupi, intolleranza, responsabilità nei confronti degli animali, costi alti, redditi bassi, burocrazia, vincoli, divieti… Troppo dura? Bhè, fare il pastore non è una passeggiata. Una volta che hai un gregge, lo devi gestire e non puoi giocarci. Non puoi chiudere il recinto e dimenticarti delle pecore per un giorno, una settimana.

E se c’è la crisi globale, non pensate che la pastorizia ne sia indenne, anzi! O mi dite che volete ritirarvi sui monti, recuperare case e terre, vivere in quasi totale autosussistenza… allora posso pensare che abbiate sufficiente motivazione per farcela e magari troverete la vostra giusta dimensione. Oppure i dite di voler andare ad imparare da qualcuno. O ancora che volete metter su un piccolo allevamento stanziale, magari di capre. Ma a chi mi chiede come fare per trovare un socio per iniziare a fare il pastore investendo i risparmi, la liquidazione, l’eredità ricevuta… Scusatemi amici, scusatemi se vi deludo dopo avervi fatti sognare qui sul blog. Scusatemi se cerco di distruggere i vostri sogni. Preferisco mostrarvi la cruda realtà.

Fatica ad andare avanti chi ce l’ha nel sangue, chi stringe i denti per passione… Quante volte vi ho parlato della concorrenza tra pastori? Figuratevi poi in questa stagione di magri pascoli, siccità, forse la neve in arrivo. Se qualcuno di voi che leggete vuole smentire le mie parole ed offrirsi per entrare in società con chi vuole cambiare vita ed iniziare nel campo della pastorizia, fatevi avanti e vi metterò in contatto. Così come chi ha bisogno di aiutanti (inesperti, ma volenterosi). Qui le “offerte” ogni tanto arrivano ed io non so mai come aiutarli, se non indirizzandoli ai siti appositi.

Non offendetevi, amici. Fare il pastore non è mettersi davanti ad un gregge e poi via. Soprattutto fare il pastore vagante! Trovarsi un’area di pascolo, conoscere le bestie, trovare un mercato per i propri prodotti, ma soprattutto trovare il giusto modo per condurre e sfamare gli animali quotidianamente. Io sono in questo mondo ormai da anni, sempre più al di dentro, ed ho già provato un po’ tutte le sue componenti, compresa quella del “cercare l’erba”. Andare a parlare con i proprietari per avere i permessi di transitare, pascolare, fermarsi. L’ho vissuto con i pastori, l’ho provato in alcuni casi in prima persona. Vi assicuro che è un’esperienza su cui potrei scrivere un libro e può mettere a dura prova i nervi anche della persona più entusiasta ed appassionata. Non sono tra i sostenitori del “pastori si nasce e non si diventa” (anche perchè io sono ben lungi dall’esserlo nata, ma anche dall’esserlo diventata, anche se mi sto applicando…), però, come tutti i mestieri, anche questo non si improvvisa.

Altre realtà: in Francia alla Maison du berger

Mi piacerebbe prendere un anno sabbatico da tutto e viaggiare alla scoperta del maggior numero possibile di "realtà pastorali", per vedere cosa c'è in giro, in Italia, ma soprattutto all'estero, per capire, imparare, prendere spunti, idee, confrontare ed alla fine tornare ed iniziare a costruire il futuro anche grazie a tutto quello che si è imparato. Sogni… Ma comunque un po' si viaggia grazie agli amici, ai loro racconti ed alle loro foto.

Qui siamo in Francia con Gloria e gli amici della Valle Stura. "Ti invio alcune foto fatte ieri in occasione dell’incontro che abbiamo fatto, come Ecomuseo della Pastorizia, con gli amici-colleghi francesi della Maison de la Transhumance di S. Martin de Crau e la Maison du berger di Champoleon, proprio a Champoleon (Gap) piccolo comune nel Parco des Ecrins, dove è stata inaugurata la mostra sulla transumanza: “La Route”."

La segnaletica ci porta a destinazione e, come vedete, la cartellonistica è a tema. Piccole cose, ma utili a far entrare nello spirito e nell'atmosfera giusta i visitatori, turisti magari ignari dell'argomento, attratti da cartelli simpatici ed accattivanti che potranno però anche mandare messaggi e comunicare qualcosa.

Era il mese di aprile (gli inizi) quando i nostri amici hanno compiuto questo viaggio/visita. "Con a capo della spedizione Stefano Martini, siamo partiti una quindicina di persone ieri mattina dalla Valle Stura e abbiamo trascorso la nostra giornata, visitando la Maison de la Transumance nel piccolo villaggio di Champoleon"

"abbiamo mangiato in una particolare  “auberge”…". Ecco gli amici in gruppo davanti alla locanda, ma poi ci sarà anche la parte propriamente "pastorale" della visita.

"…abbiamo fatto visita a un allevamento di pecore, un incrocio tra “mernos”e  “prealpe” chiamata “la Comune”." Qui vediamo la stalla dall'esterno. Che struttura moderna! In Francia l'allevamento ovino ha una reale importanza e lo si nota già solo da queste immagini.

Ecco le pecore e gli agnelli all'interno della stalla. Qualche allevatore nostrano, guardando queste immagini, sicuramente sarà "invidioso". E' questione di aiuti? Eppure la Francia è Comunità Europea tanto quanto noi. E' questione di mentalità? Tradizioni? Maggior valore della carne??

"Abbiamo fatto domande e risposto a domande e il discorso e inevitabilmente caduto sul problema …..lupo. Da loro non è ancora arrivato e infatti lasciano ancora le loro pecore libere sull’alpeggio, andando 2 volte alla settimana a controllarle e in questi giorni hanno inviato un documento a politici e ad altre istituzioni, ribadendo che loro non accetteranno mai il ritorno del lupo, perché convinti di non poter e dover cambiare la gestione delle loro aziende. Gli abbiamo fatto tanti auguri, facendo capire che anche noi non avremmo mai voluto lo stravolgimento che ha creato il ritorno dei predatori, ma ci siamo ritrovati nel problema, senza volere (e a dire di qualcuno, abbiamo accettato il tutto senza combattere e reagire??!!)"

Ecco il gregge nei primi pascoli primaverili, ancora molto scarsi. Sicuramente l'incrocio sperimentato è in funzione della produzione di carne, come possiamo vedere dalla conformazione degli animali.

L'importanza del pastore… "Tant qu'il y aura des bergers, le monde n'aura pas tout à fait basculé…", frase di Pierre Mélet, ideatore della Maison du berger.

L'interno del museo. "Nel tardo pomeriggio in una sala gremita di persone abbiamo visto il film-documentario Pastres de Sambucanos di Sandro Gastinelli e Marzia Pellegrino", conclude Gloria.

Ancora un bel cartello di invito al rispetto nei confronti degli animali al pascolo, delle strutture e del territorio.
Per chi volesse saperne di più, il sito della Maison du Berger, dove trovate anche i link legati alla formazione ed alle strade da seguire (in Francia) per diventare pastore. Per chi già lo fosse e stesse cercando lavoro, il blog Emploi berger. La Maison è anche su Facebook.

Alpeggio: lavoro, ricordi…

Iniziamo con un annuncio. Ogni tanto mi scrivete cercando indicazione su come fare, dove andare per poter lavorare in alpeggio. Più e più volte ho risposto direttamente, oppure tramite dei post qui in cui vi spiegavo come la realtà a volte è molto, molto meno romantica dell'immaginazione. Comunque, provare sulla propria pelle valle più di mille parole. Quindi qui inserisco l'annuncio di Vittorio di Settimo Vittone (TO) "Si ricerca un collaboratore per la stagione in alpeggio, dal 1 maggio al 31 ottobre. Chi fosse interessato o conoscesse qualcuno che potrebbe esserlo può scrivermi una mail e sarà ricontattato. Zona di alpeggio Canavese – Valle d'Aosta". Ho suggerito a Vittorio di inserire il suo annuncio anche sul nuovo sito di AmAMont, nella sezione "Lavoro in alpeggio", dove è stata approntato il sistema automatico di inserimento delle domande/offerte di lavoro. Invito anche le aziende ad inserire altre eventuali richieste di personale o comunque di far conoscere in giro questa iniziativa.
 

La stagione d'alpeggio si sta avvicinando, tre settimane e sarà già primavera, sul sito c'è anche chi si candida a lavorare in aziende agricole anche nella restante parte dell'anno. Prima che sia nuovamente ora di transumanze, sarà meglio che io smaltisca gli arretrati delle vostre foto. Questa viene dall'Ossola e me l'aveva mandata Marco. Il luogo dovrebbe essere l'Alpe Veglia. Non è frequente vedere carrelli per la mungitura, nelle montagne piemontesi…
 

Spero di non aver fatto troppo confusione nella moltitudine di immagini che mi aveva dato Marco. Qui dovremmo essere sempre in Ossola, ma più a nord in Formazza? Coreggimi se sbaglio…
 

La mandria attraversa lentamente il corso d'acqua e… sì, viene voglia di vedere gli animali fuori, al pascolo. Invece le previsioni continuano a mettere fiocchi di neve fino in pianura. Da una parte meglio così, serve neve in montagna per garantire buoni pascoli, laghi e torrenti ricchi di acqua per tutta l'estate. Dall'altra certi amici pensano alla data in cui avevano messo al pascolo all'aperto le manze negli anni scorsi… E poi i pastori, che invece adesso hanno disperatamente bisogno dell'erba fresca, dell'erba nuova!
 

A proposito di pastori, Marco e la sua amica (autrice delle foto) avevano anche incontrato anche un grosso gregge, quello di Ernestino. Qui sembrano pietre, più o meno chiare, sparse nel pascolo, ma in realtà si tratta di decine, centinaia di pecore.
 

Ecco qui alcune esponenti del gregge, che compie una lunga, lunghissima transumanza a piedi ed è pure protagonista della festa "Tempo di migrar"! Al tal proposito, spero molto presto di avere delle belle notizie per tutti gli appassionati, annunciandovi che nell'autunno 2011 si terrà un festa della transumanza con un grosso gregge anche in provincia di Torino.
 

Ancora una foto tra quelle mandatemi da Marco. Una bella fila di pecore ordinate… Adesso però non pensiamo alla montagna e cerchiamo di godere la primavera che sta per arrivare. Io, ancora bloccata da un'influenza che non se ne vuole andare, nonostante mi stia curando e riguardando più del solito… sento però una gran nostalgia delle pecore…
 

Concludiamo con Dragos, il nostro amico fotografo rumeno. Questa è una foto rielaborata tra quelle scattate lo scorso autunno in Val Chisone. Dragos mi ha anche segnalato l'album on-line dell'inaugurazione della sua mostra fotografica in Galles. Anche in questo caso, attendiamo la fine del lavoro in Italia e gli appuntamenti che seguiranno nel nostro paese.