Perchè un film sui pastori

Lunedì abbiamo iniziato a lavorare ad un film sui pastori. Perchè? Ci sono già numerose opere che hanno presentato vari aspetti della pastorizia: in una certa area del Piemonte, oppure su di un pastore in particolare o ancora sulla transumanza. Secondo me però è fondamentale raggiungere un pubblico il più vasto possibile per far capire chi è oggi, nel XXI secolo, in Piemonte, il pastore. Ma è IL pastore o piuttosto tante singole realtà anche molto diverse tra loro? Proprio per questo è importante raccontare le loro storie che, inevitabilmente, vanno a fondersi in un tema comune, quello di un mestiere che è anche un’immensa passione, una scelta di vita e molto altro ancora. Questo film prende il via nell’ambito delle iniziative di divulgazione e valorizzazione del progetto PROPAST, a cui collaboro per conto dell’Università di Torino, Facoltà di Agraria, progetto voluto dall’Assessorato regionale all’Agricoltura.

E così eccoci dal primo pastore scelto. È una “vecchia” conoscenza, Ivan lo abbiamo già incontrato, è uno dei giovani protagonisti del mio futuro libro. Perchè questa scelta? È un giovane, pratica la pastorizia per vocazione e per tradizione famigliare, il suo allevamento è da carne e latte, abita in una valle alpina (la Val Pellice), sale in alpeggio, d’inverno affitta una cascina nella pianura adiacente. Ha un gregge di dimensioni medie che conduce senza aiutanti esterni, il resto della famiglia provvede ai bovini, alla fienagione, alla caseificazione. Insomma, è una delle tante possibili varianti di pastorizia che possiamo incontrare in Piemonte.

Le riprese iniziano immediatamente, Ivan risponde alle domande mentre procede con la mungitura quotidiana. A malincuore sta per cessare quest’attività, adesso arrivano le pecore “in guardia” e queste non sono abituate a passare nel cancello e farsi mungere, così in alpeggio si lavorerà solo più il latte di capra e di vacca. “Smetto sempre il giorno della fiera di Bobbio… Le mungo solo più una volta al giorno e non due, poi salto un giorno, faccio così fin quando asciugano.

Mungere è importante, il latte è quello “stipendio” quotidiano che solo la carne non ti darebbe mai. Della caseificazione si occupa la sorella e, ai formaggi della tradizione, affiancano prodotti “nuovi” per venire incontro ai gusti ed alle esigenze della clientela. Il formaggio di pecora è ricercato, Ivan è soddisfatto di come vanno le cose su questo fronte, e poi c’è il Sarass del fen che sta per ottenere la DOP, ma già oggi non si fatica a venderlo tutto.

La mungitura però è solo la prima delle attività di giornata. Il latte viene filtrato e travasato nella buia, poi verrà la sorella a prenderlo, portandogli intanto lo zaino con il pranzo. Si colgono parole, gesti, suoni, le campanelle, i cani che abbaiano, i richiami lanciati dal pastore, il latte che gorgoglia nell’imbuto. Il sole splende, l’aria è frizzante, ma Ivan parla di quando tocca mungere all’aperto lassù in alpeggio a 2100 metri senza nemmeno una stalla. “Fa così freddo che non senti più le mani. A volte piove e senti l’acqua gelata giù per la schiena…“. Sarà fondamentale far vedere e far capire queste cose: ci sono sì gli aspetti romantici e pittoreschi della pastorizia, ma anche duro lavoro, difficoltà, momenti belli e momenti brutti, impossibile scegliere ed occuparsi solo di ciò che piace. Inoltre gli animali comportano un impegno costante, quotidiano.

Arriva anche Katia ed aiuta Ivan a portar su le capre, che verranno al pascolo con il gregge. Il fondovalle nello sfondo, ma oggi si salirà più in alto per andare in un luogo dove non ci sia da controllare costantemente il gregge ed avere più tempo per rispondere alle domande, dedicarsi all’intervista. Ormai l’erba inizia ad esserci anche in quota, ma il loro alpeggio è così in alto che non verrà raggiunto fino agli inizi di luglio. Prima ci sono i fourest da pascolare.

La pista sterrata viene abbandonata quasi subito, per salire lungo vecchie mulattiere e sentieri lastricati. Il gregge ci precede. Ogni tanto Ivan raccoglie una pietra caduta sul sentiero, sposta un ramo: “Bisogna tenerli puliti, o qui non passi più!“. Forse solo la pastorizia salva e mantiene vivi questi antichi tracciati. Se dovesse venire a mancare questa forma di utilizzazo del territorio, il bosco si riprenderebbe il suo spazio, cancellando ciò che l’uomo aveva faticosamente costruito nel corso di secoli.

Dopo un “lungo” cammino per chi doveva portarsi sulle spalle telecamera, cavalletto ed altri strumenti, eccoci sbucare nei pascoli del fourest. In Val Pellice il fourest è un luogo dove si saliva prima dell’alpeggio a pascolare mentre nel fondovalle già si faceva il fieno. Sono terreni privati, non comunali come gli alpeggi. Qui c’erano case, campi e pascoli. Ma quelli che oggi sono verdi di erba un tempo erano campi terrazzati dove piantare segale, patate ed altro. Quelli che un tempo erano pascoli oggi sono boschi. Ivan ce li mostra, lui non li ha mai visti, ma gli anziani raccontano di un paesaggio molto diverso, con insediamenti abitati tutto l’anno anche a quote abbastanza elevate.

Le case invece stanno crollando, quasi più nessuna ha il tetto integro. Il fourest di Codissart rischia di scomparire per sempre, per fortuna ci sono ancora le pecore e, più in basso, delimitate dai fili, alcune bovine di un altro allevatore. Ivan racconta delle campane, elemento fondamentale nella vita del pastore, che invece danno fastidio anche a chi abita in valle… “Uno si è lamentato perchè era venuto su per scappare dal rumore del traffico di Torino e non ha dormito per colpa delle campane delle pecore. Ma io non le sento nemmeno, tanto sono abituato. Le conosco una ad una dal suono che fanno, identificano un animale, ci aiutano a capire quello che succede anche quando gli animali non li vedi, nella nebbia.

Le pecore ben allargate a pascolare, le montagne lassù, ancora brulle ed innevate. “Ma di neve ce n’è poca, io ho sempre guardato, in tutto l’inverno i draus là non sono mai stati coperti di neve. Vedremo come andrà la stagione…“. Pranziamo seduti su di alcune rocce, poi continua l’intervista, le domande, Ivan parla della sua passione, di come da bambino fosse a volte un peso non essere libero di andare a giocare al pallone come tutti i compagni di scuola, ma poi poco alla volta abbia prevalso quella “malattia” per questo mestiere.

Fondamentale il rapporto con gli animali. Tutti hanno un nome, di tutti si conosce il carattere, il comportamento. Anche doverli vendere dispiace, ma è un aspetto del mestiere. Poi si opera una selezione, spesso più frutto di qualità che non quantità. Si guarda la bellezza, il carattere dell’animale (molto importante durante la mungitura) ed a certi sei così legato che continui a tenerli anche quando sono vecchi e poco produttivi. Magari perchè quella pecora è la prima ad incamminarsi quando le chiami, conducendo così tutte le altre al seguito… Ringraziamo Ivan per la lunga chiacchierata, il materiale raccolto è molto, anche se parlare con la telecamera che filmava ha richiesto più impegno delle chiacchiere a ruota libera del giorno prima, durante la fiera. “Quando andrete via mi verranno in mente cose che avrei voluto dirvi…“. Ma tanto torneremo, quando il gregge sarà in alpeggio ad alta quota.

Accanto alle auto, nel fondovalle, incontriamo il gregge delle pecore degli agnelli. Il colore dominante è il verde, qua e là sui versanti si vedono altri gruppi di animali. Ivan ne prenderà in guardia da allevatori ed appassionati sia locali, sia dai paesi della pianura. Ci sono ancora tante cose da filmare, ad esempio la caseificazione, ma anche le condizioni di vita e lavoro in alpeggio. Ma siamo proprio solo all’inizio… Prossima tappa, Valle Stura (CN).

Comunicazioni ed una richiesta

Due comunicazioni nell’ambito del Progetto Propast, finanziato dalla Regione Piemonte, Assessorato all’Agricoltura.

Mercoledì 2 maggio, dalle 11:00 alle 13:00 circa presso l’aula 5 della Facoltà di Agraria di Torino a Grugliasco (Via Leonardo da Vinci), si terrà un seminario dal titolo: “Essere Pastori in Piemonte nel XXI secolo“, a cura della sottoscritta. Il seminario fa parte del Corso in Scienze Forestali ed Ambientali, ma è libero ed aperto a tutti.

Importante per tutti i pastori, prossimi alla transumanza ed alla salita in alpe: sono in vigore le nuove disposizioni per quanto concerne la difesa dai predatori, aiuti e rimborsi delle predazioni. Qui potete scaricare i moduli per le domande per il Premio Pascolo Gestito, che potete compilare direttamente e consegnare alle Associazioni di Categoria o alle Comunità Montane (presso le quali potete anche ricevere assistenza in caso di dubbi). Dovreste comunque ricevere la comunicazione a breve o tramite le Associazioni o direttamente via posta ordinaria.

Con la Delibera della Giunta Regionale n 31-3703 del 16 aprile e la successiva della determina n 352 20 aprile della Direzione Generale Agricoltura – Servizio Sviluppo delle produzioni zootecniche determina sono state infatti stabilite le disposizioni per l’erogazione degli aiuti a sostegno dei costi legati alle necessità di difesa degli animali domestici (ovicaprini, bovini, equini) dagli attacchi da predatori.  L’aiuto è erogato sulla base del regime di aiuti “de minimis”. Il regime “de minimis” consente di derogare alle rigide norme Cee che limitano gli “aiuti di stato”. Fanno eccezione  gli aiuti di piccola entità, definiti per l’appunto de minimis, che si presume non incidano sulla concorrenza in modo significativo. Le pubbliche autorità possono quindi erogare aiuti alle imprese di qualsiasi dimensione, in regime de minimis, senza obbligo di notifica, nel settore della produzione di prodotti agricoli nel rispetto delle condizioni di cui, attualmente, al regolamento CE della Commissione n. 1535/2007. L’importo totale massimo degli aiuti diquesto tipo ottenuti da una impresa non può superare, nell’arco di tre anni, i 7.500 euro. Di conseguenza l’aiuto previsto per la difesa dal lupo non potrà andare oltre i 2.500€. La Regione Piemonte ha stanziato 287.000 €. A questi si dovranno aggiungere le spese per le assicurazioni stipulate con il COSMAN per il recupero delle carcasse e degli animali feriti e per l’indennizzo delle perdite subite che comprenderà anche gli animali diroccati nel corso di attacchi, cosa che non era indennizzata precedentemente. L’aiuto agli allevatori sarà riconosciuto a tutti quelli che operano in zona montana e collinare indipendentemente dall’altitudine.

Per concludere, rimanendo in tema di pastorizia, una richiesta particolare. Paolo di Gassino (TO) cerca 50 litri di latte ovino da ritirare una volta la settimana. E’ disponibile a spostarsi anche in aree non nelle immediate vicinanze. Contattatelo paolo.lazzarotto@citielle.com

Il latte è il mio stipendio giornaliero

Un gregge in un pioppeto ed uno "strano" cancelletto: chi passa per la nuova circonvallazione magari non vede nemmeno le pecore, ma l'occhio attento nota, capisce, immagina subito di chi si tratta. Mi sono fermata ed ho preso accordi con Ivan per l'indomani e così ieri mattina sono andata da lui per intervistarlo. Già sapeva del mio nuovo libro… "Non ho internet, ma ogni tanto vado dagli amici per vedere le foto, il tuo sito. Proprio belle quelle che avevi fatto quest'estate…". Infatti ero passata da lui in alpeggio un giorno che avevo voglia di farmi un giro in Val Pellice. In quel momento ancora non pensavo a scrivere sui giovani allevatori, ma già in quell'occasione ero rimasta colpita da un alpeggio gestito tutto da ragazzi: Ivan con le pecore, sua sorella Katia intenta a caseificare, poi ancora il ragazzo di lei, Omar.

Come tutte le mattine, è in corso la mungitura. Una mano a casa nella stalla, poi giù dalle pecore, mungerle, dare il pezzo nelle reti, poi via per portare a casa il latte. A volte si sta lì per andare al pascolo, altre volte c'è da spostarle. Ivan è del 1984, è in questo mondo da sempre: il padre, il nonno, una famiglia di allevatori. Terminata la scuola dell'obbligo, lui ha subito iniziato a far questo. "A volte viene da dire che sarebbe bello avere un pezzo di carta in più per poterlo sbattere in faccia a qualcuno, ma… Avevo troppa voglia di iniziare a lavorare. La maestra lo diceva a mia madre: <<Non è che non sia intelligente, ma non ha voglia!>>. Lei spiegava ed io disegnavo sul quaderno le mie pecore. Tornassi indietro comunque rifarei le stesse scelte."

Le pecore passano una ad una nel cancelletto. Qualcuna viene fermata e munta, altre vengono lasciate andare avanti. Il cane dietro le spinge se esitano. "Se piove vedo di tirare un po' un telo tra le piante. Mungo tutto l'anno, da quando scendo dalla montagna a quando salgo. Su no, perchè ne prendo parecchie in guardia e quelle non sono abituate, sarebbe impossibile. Ma su mungo le capre. Il latte lo lavoriamo a casa, mia madre e mia sorella. Lo mischiamo con quello di mucca, ma due giorni la settimana lo lavoriamo puro perchè c'è gente che ce lo chiede. Abbiamo il punto vendita, poi forniamo qualche negozio. Solo che adesso non c'è il ponte che porta a casa nostra, l'ha portato via l'alluvione e non l'hanno più ricostruito, è un bel danno per noi come azienda, oltre che per tutta la gente che abita lì. Ho iniziato a venir giù con le pecore anche per quello, portare il fieno con i camion è diventato un problema, un conto è averne per le vacche, un altro anche per il gregge. Così vengo giù, un po' giro, un po' ho affittato una stalla. Le asciutte le tengo sempre fuori, le altre in cascina."

Ma questa è una razza "da latte"? "Me le sono selezionate io, tenendo quelle che ne danno di più. In certi momenti sono arrivato a mungerne ottanta litri!". Parliamo dell'alpeggio, delle prime volte che è stato su lui da solo. "Siamo sempre saliti, poi quando mia mamma aspettava mia sorella siamo stati giù qualche anno, dopo abbiamo ripreso nel 1997. Stavo su io con le vacche, le pecore le davamo in guardia, mio padre era giù a far fieno. A Chiot della Sella la montagna era brutta, troppo chiusa, troppi boschi… Nel 2001 ho iniziato con le pecore, passavo anche dietro verso Ciabraressa. Due montagne e faticare! Adesso al Giulian è tutta un'altra cosa! Spostando i recinti ogni due giorni ho anche migliorato l'erba per le vacche. Un anno non avevamo la montagna e sono andato con le mie pecore da Canton, ma poi volevo fare il mestiere con la mia famiglia. Per fortuna abbiamo preso questa montagna, è buona, solo che mancano le baite. Dicono che quest'anno ne metteranno a posto una per fare un rifugio, poi si spera che il prossimo faranno anche quella per l'alpeggio."

Ivan versa il latte dal secchio al bidone. "Il latte è il mio stipendio giornaliero, la mia entrata fissa che ti permettere di vivere. Bisogna avere un numero di bestie ragionevole per fare il mestiere senza bisogno di ricorrere ad altri. Spero si possa andare avanti senza dover strafare, con la marcia che c'è. Non chiedo altro, non sono di quelli che vogliono avere più bestie degli altri, che fanno a gara. Bisogna lavorare con un sistema un po' umano, visto che questo è già un mestiere che di tempo libero non te ne lascia. Ma si fa con il cuore…".

Non sono in tanti ad aver fatto questa scelta e la maggior parte degli allevamenti ovini sono destinati alla carne. Mungere è impegnativo, ma effettivamente il latte è una risorsa importante ed i prodotti che ne derivano sono di alta qualità. Mai assaggiato una ricotta, anzi, un sarass, di pecora? Non sapete cose vi siete persi…

Lì vicino c'è un campo con una fila di pannelli fotovoltaici. "Pare che l'abbiano bloccato, doveva essere più grande. Ma queste cose dovevano già farle anni fa, trovare delle soluzioni, invece vanno avanti ad avvelenarci tutti." Ivan parla anche del poco rispetto che incontra quando si sposta sulle strade con i suoi animali. "La gente non capisce… I giovani dalle nostre parti vengono su in un altro modo. Chi ha il padre, chi lo zio, chi un amico che ha le pecore e allora sanno cosa vuol dire. Anche per il lupo è lo stesso, quelli che vogliono il lupo sono cresciuti in città non sanno cosa significa! Noi non vogliamo i rimborsi, ma solo fare il nostro mestiere. Con il lupo non puoi più." L'altro grande nemico è la burocrazia che rende tutto più complesso ed incomprensibile, specialmente per un giovane che non chiede chissà cosa dalla vita. Infatti ilpiù grande sogno di questo ragazzo che sta mungendo il suo gregge qui tra i pioppeti, in attesa di spostarsi verso la valle e poi salire in alpeggio, è "solo" quello di poter tramandare a dei figli le conoscenze apprese dal nonno, dal padre e quelle che si è fatto lui giorno per giorno. Una cosa non da poco, al giorno d'oggi…

Appuntamento imperdibile

La Fiera dei Santi di Luserna è uno di quegli appuntamenti a cui… non si può mancare. Anche se piove! E, a dire la verità, negli ultimi anni me la ricordo spesso, ahimè, sotto la pioggia. Quest'anno il primo giorno è stato veramente funestato dall'acqua, ma il 2 novembre, quando si teneva anche la rassegna zootecnica, piovigginava a tratti, alternando a momenti in cui potevi anche tener chiuso l'ombrello.

Di gente ce n'era, forse mancava parte del pubblico dei non addetti ai lavori, ma gli allevatori e gli appassionati erano lì, con scarponi e stivali ai piedi. Pralafera infatti è, come dice anche il nome, un prato. Quest'anno quindi si presentava decisamente fangoso, cosa inevitabile, dopo la pioggia dei giorni precedenti. Sulle montagne, da una certa quota in su, era tutto imbiancato di neve fresca e sembrava ce ne fosse non poca.

I capi esposti dagli allevatori locali erano principalmente Barà, ed infatti proprio questa razza sarebbe stata oggetto di valutazione nel corso della mattinata. Per chi volesse saperne di più, vi rimando ad alcuni articoli che parlano della caratterizzazione e recupero della Barà-Pustertaler (qui e qui).

Alla fiera però sono stati condotti capi anche di altre razze, di contorno allo spettacolo della manifestazione. Per esempio qui vediamo la mandria della famiglia Aglì, residente nella cascina accanto a Pralafera, in arrivo a passo di corsa, accompagnata dal suono dei rudun. Non so se ve le ricordate, queste vacche, ma le avevo incontrate quasi casualmente alla fine di settembre, quando scendevano dall'alpeggio.

Il fango nella strada è tanto, si cammina a fatica, si scivola, chi non ha scarponi o stivali è meglio che non si avventuri da queste parti, tra i recinti degli animali. La mandria viene condotta al suo posto, ormai non dovrebbe mancare più nessuno. Qualcuno è arrivato con i camion, altri a piedi. Mancano solo gli animali di Pier Claudio che, essendo anche impegnato in Comune, ha dovuto dare la precedenza alle problematiche territoriali legate al maltempo, e così quest'anno partecipa, con un po' di rammarico, solo in qualità di spettatore.

Manca anche quasi totalmente il settore ovicaprino, confinato in uno spazio più che mai ristretto. Un pastore mi dice: "Colpa di tutta la carta che bisogna fare…", e di certo la burocrazia da seguire per condurre gli animali alla fiera non aiuta. Ma poi anche il tempo sicuramente non ha invogliato a spostare gli animali per portarli fin qui. E così i pastori presenti alla fiera sono lì solo per godersi la giornata in compagnia, scambiare quattro chiacchiere, vedere gli amici.

C'è un gran numero di vacche in vendita, portate fin lì dai commercianti. Varie razze, incroci, animali di tutte le età. C'è chi semplicemente fa un giro per vedere… cosa offre il mercato, e chi invece è lì per fare acquisti, quindi osserva, valuta, poi contratta, ed alla fine l'animale viene segnato. Venduto! Questo antico aspetto della Fiera non si è ancora perso, resta questa funzione di mercato del bestiame che risale ai tempi più antichi, il vero motivo per cui sono nate le fiere.

La fila di animali in vendita è lunga, ce n'è per tutti i gusti. Se invece qualcuno cercava capre o pecore in vendita, ha avuto minor fortuna! Grande spazio in questa fiera è dedicato anche alle bancarelle: prodotti alimentari di ogni genere, attrezzature, macchinari, abbigliamento… E poi gli animali da cortile, un po' di artigianato locale, i furgoni che preparano panini…

Intanto sono in corso le valutazioni delle Barà, che, dopo un attento lavoro dei giudici, portano a proclamare le vincitrici. Jessica, con le sue Dragun e Marghera, viene premiata per la Campionessa Assoluta e per il Secondo Riserva Assoluta. Un grande riconoscimento per chi ha dedicato così tanto tempo, energie, passione alla selezione ed all'allevamento di questi animali.

Il pubblico intorno osserva con attenzione, ciascuno dice la sua, qualcuno dissente con la scelta dei giudici, altri approvano annuendo e lodano i capi premiati. Anche in questo settore, i gusti sono gusti. C'è il bell'animale secondo le caratteristiche morfologiche di razza, e c'è il bell'animale che piace all'allevatore!

I giudici, che provengono dal Trentino, motivano con precisione la loro scelta e la loro valutazione. Infine, dopo alla premiazione, si complimentano con gli allevatori per la loro passione, per la loro costanza, ed invitano a proseguire,a dare un futuro alle valli, alle malghe. Perchè il territorio ha bisogno anche di loro, ha bisogno di razze adatte all'alpeggio, che mantengono puliti i pascoli, razze locali attraverso le quali non va persa la tradizione casearia di queste montagne.

Un altro giro per la fiera, ci sono animali in vendita che arrivano anche dall'estero. Su di un banchetto si distribuiscono depliants che lodano la razza Grigia, animali adatti alla montagna e buoni produttori di latte. Ha ripreso a gocciolare, nonostante le previsioni del tempo che annunciavano miglioramenti pomeridiani… ma non è ancora ora di ripartire!

E' ora di pranzo, mi dirigo ad una delle tavolate degli allevatori. Mauro mi aveva già telefonato qualche giorni prima per invitarmi, e così mi ritrovo tra amici seduta accanto al camion che ha condotto fin qui le loro bestie per la rassegna. Oltre ad Ida, Mauro e Stefano, ci sono margari e pastori che ho incontrato su altre montagne, in altre vallate…

Nel pomeriggio c'è ancora un appuntamento "curioso", la gara di mungitura. Ogni tanto vengono organizzate durante le fiere, ma non mi era mai capitato di assistervi. Ognuno conduce una vacca, vengono forniti i secchi dall'organizzazione ed i partecipanti preparano la mammella, per iniziare a mungere non appena verrà dato il via.

Viene chiesto di alzare i secchi, per far vedere che non vi siano irregolarità. Secchi vuoti, lo speaker chiede di prepararsi, quando verrà dato il via si mungerà (ovviamente a mano) per un minuto. C'è la capacità del mungitore, ma dipende anche dall'animale, dalla sua abitudine ad essere munto manualmente, dal tipo di mammella.

Via, si parte, ed il latte schizza rumorosamente nei secchi. Sembra quasi abbia ripreso a piovere! Quanto latte si riuscirà a mungere, in un minuto? Il pubblico fa il tifo, i prossimi concorrenti osservano con un po' di ansia, ma arriva lo stop e tutti si interrompono, porgendo i secchi ai giudici.

Parte il secondo gruppo, seguendo la stessa procedura, e di nuovo è un minuto di eccitazione, con amici e parenti che fanno il tifo per i concorrenti. C'è chi tiene il secchio tra le gambe, come Giuseppe, chi appoggiato a terra.

Le mani si muovono veloci ed il latte scende. Le vacche collaborano, nessuna scalcia, nessuna "protesta" per la mungitura fuori orario e con questi ritmi così frenetici. Stop, anche un altro minuto è passato, la gara è finita, non ci sono altri candidati alla competizione.

I secchi vengono pesati, la loro tara era stata fatta precedentemente, pertanto si stila rapidamente la classifica. Luca Varetto dell'APA legge i pesi, poi si può passare alla premiazione.

Una foto di rito, in mezzo Ivan, il vincitore, secondo alla sua destra Giuseppe, terzo Nereo, tra gli applausi del pubblico. Gli appuntamenti ufficiali adesso sono finiti, c'è chi fa un ultimo un giro per la fiera, qualche acquisto, una giacca o un paio di pantaloni per l'inverno, chi invece va ancora a bere un bicchiere in compagnia prima di tornare dai propri animali, per la mungitura, quella vera!

Finisco il giro dei saluti agli amici, recupero qualche numero di telefono per prepararmi a contattare i protagonisti del prossimo libro, poi mi avvio verso casa, dopo aver acquistato una cinghia per la campana che Silvio mi ha regalato, realizzata appositamente per questo sito… Pubblicherò poi le immagini relative alla sua "nascita". Grazie, grazie amici! E' incredibile cosa è nato intorno a questo blog… E' vero che è progressivamente mutato nei suoi contenuti e nel suo "scopo", ma spero che continuerete ad apprezzarlo e ad inviarmi i vostri contributi (foto e racconti).

Eventi, notizie, annunci

Da qualche giorno, tramite diverse voci, ho seguito una vicenda accaduta in altre terre… ma c’è comunque un filo che lega tutto quello che parla di pastorizia, e spesso questo filo passa qui, nel mio computer, attraverso e-mail, segnalazioni, telefonate. Nei giorni scorsi, mi raccontavano degli amici che vivono in Veneto: "Ho notizie del pastore in "balia" del Piave…da quello che mi hanno detto è rimasto in un isoletta in mezzo al fiume. Si era spostato lì per trovare un po’ d’erba, dato il passaggio di vari greggi in quel posto. Mossa un po’ azzardata! Poi hanno aperto le chiuse dati i forti temporali e lui è rimasto in mezzo. Il giorno seguente il pastore, di nome Teodoro, è stato portato in salvo con l’elicottero, dopo di lui gli asini, mentre i cani sono usciti a nuoto… Le pecore sono ancora lì, portano loro il fieno con l’elicottero, aspettando che si abbassi l’acqua, ma sai ben come sarà la situazione dopo una settimana che sono lì nel fango, dato che non smettono i temporali…"

 

(foto da "La Tribuna di Treviso")

Il tutto è poi stato risolto, il come me lo segnala Marco dalla Polonia, che ha scovato qui la notizia e l’album fotografico con le immagini del salvataggio delle pecore. "Un doppio argine per far abbassare l’acqua, rallentare la corrente e far passare a guado 500 pecore e 300 agnelli. L’operazione-salvataggio è stata effettuata dai vigili del fuoco di Montebelluna sul Piave, ai confini tra Bigolino e Covolo, per portare in salvo un gregge rimasto bloccato su un isolotto. Prima sono stati creati due argini provvisori per far abbassare l’acqua e rallentare la corrente, poi con le ruspe sono state innalzato due barriere. L’acqua nel tratto scelto per far passare pecore e agnelli si è abbassata, la corrente è rallentata ed è iniziata l’operazione di transumanza".

Per i prossimi giorni, vi segnalo domani sera, 14 maggio 2010, a Piossasco (TO), appuntamento con "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora", ore 21:00, presso la Biblioteca Civica Nuto Revelli di via Alfieri 4.

A Saluzzo (CN), sabato e domenica si terrà la consueta Festa dei Margari e della Montagna, giunta alla 5° edizione. Qui ulteriori dettagli sull’evento. Come tutti gli anni, il momento clou sarà la rudunà per le strade del paese, un anticipo della futura transumanza.

Per concludere, una richiesta che ho ricevuto qualche tempo fa e che, chiedo scusa, era rimasta indietro in mezzo al materiale da pubblicare. Riguarda gli allevatori di capre in zona Trentino. "Salve, mi chiamo Antonio Schettini e insieme a mia moglie Stefania siamo i titolari della Latteria del Sole di Trento. Nel nostro caseificio da poco certificato Bio trasformiamo latte vaccino e di bufala. Cerchiamo qualche allevatore che potesse fornirci 40/50 litri di latte di capra alla settimana. Per contattarci 0461 91 11 29 – cell 329 81 56 003. Grazie"

Pecore e pastori da tutto il mondo…

Ogni tanto qualcuno mi dice che parlo solo del Nord Italia. Pastori ed amici dei pastori del Centro, del Sud, delle Isole… Qui siete tutti benvenuti, mandatemi foto, racconti, links, io sono ben felice di mescolare virtualmente tutte le greggi!

Ecco allora le belle foto di Amedeo. Siamo in Lazio, la sua famiglia alleva pecore da latte. Lui, a malincuore, visto quanto rende questo mestiere, ha fatto altre scelte lavorative.

Però al sabato ed alla domenica torna dalle sue amate pecore e ci racconta che non c’è nulla che ti possa dare una soddisfazione maggiore di veder nascere un agnello, osservarlo mentre prova ad alzarsi in piedi per la prima volta

Dopo i primi mesi di lavoro, terminati gli studi, Amedeo ci dice: "ho dedotto con certezza che la vita da pastore è la meglio vita che esista". Se solo il tuo lavoro valesse qualcosa in più… Se il latte di queste pecore venisse pagato il giusto, se il mercato non fosse invaso da agnelli di scarsa qualità, prezzo basso e provenienza dubbia… L’altro giorno al supermercato ho visto della carne di agnello (a prezzo medio-alto, considerato che era agnellino, più ossa che carne!) che faceva ribrezzo! Già che poi la gente ha il preconcetto verso la carne ovina!

Un saluto ad Amedeo ed alla sua famiglia di pastori, sperando di ricevere altre foto da allevatori di altre parti d’Italia. Ricordatevi anche di mandarmi insieme qualche riga di commento, per sapere di cosa si sta parlando, chi siete, dove siete!

Ritorniamo adesso nel Nord Italia con Alessandro, un nuovo amico valdostano con origini piemontesi. O meglio, origini roaschine!! Proprio dalla fiera di Roaschia ci manda queste foto. Quest’anno l’evento è stato rovinato da pioggia e neve, pertanto si è salvata solo la mostra delle pecore e non il mercatino all’esterno.

Tante volte vi ho già parlato della storia e dell’antica tradizione pastorale di Roaschia, quando dire "Roaschino" equivaleva a dire "pastore nomade". Oggi è importante che, per lo meno, si mantenga la memoria e questa fiera, anche se a Roaschia praticamente di pastori non ce ne sono più.

Alessandro ci parla della fiera e delle sue origini: "Il padiglione era pieno di pecore da come puoi notare nelle foto allegate. Oltre all’interesse zootecnico per la manifestazione, è stato infatti interessante notare le differenze morfologiche tra i ceppi Frabosana e Roaschina, è stata per me in particolare una giornata interessante, in quanto io sono Valdostano ma mia mamma è di Roaschia: tra i miei parenti c’è anche il mitico “barba Chelu” che ha tenuto le pecore fino a qualche anno fa, e una nutrita schiera di altri zii che sono stati da giovani pastori transumanti con i loro genitori, e dal dopoguerra in poi “latej e sarasej” in quel di Torino. Mio nonno è nato a Cavallermaggiore, sul carro, mentre il gregge si spostava verso il Vercellese e dagli anni cinquanta ha venduto ricotta piemontese tra il Canavese e la Valle d’Aosta!"

Un esemplare dalle corna particolarmente sviluppate. Per gli amici che ci leggono da altre parti d’Italia, la Frabosana-Roaschina è una razza da latte. Qui sul sito di RARE un po’ di informazioni relative alla razza, per chi avesse delle curiosità in merito.

Auguri e… guardiamo avanti!

Vi lascio per qualche giorno, molto probabilmente sarà una Pasqua di lavoro, meteo permettendo è tempo di tosatura… Nel frattempo, ecco qualche immagine da guardare e qualche spunto di riflessione.

Queste sono le foto che ci manda Negritella. Una splendida giornata nelle Valli di Lanzo, all’Alpe Rossa, sopra Pian della Mussa (Val d’Ala). Il gregge è quello di Alfio, che io invece avevo incontrato dalle parti del Colle del Nivolet.

Sono immagini di speranza e grande bellezza… Cielo blu, animali liberi e pacifici, lontani da dispute, problemi, discussioni… La pastorizia che vorrei narrare, sempre.

Uno scatto suggestivo è anche quello della cartolina che ci invia Barbara Stefanelli, fotografa emiliana (www.alpidolomitifoto.com) che ha incontrato per caso un pastore vagante sulle montagne delle Valli di Lanzo (Giovanni infatti mi aveva parlato di lei) ed ha colto dei bei momenti di questo mestiere. La ringrazio qui pubblicamente per la presentazione di foto che mi ha spedito, spero che un giorno i nostri sentieri si intersechino, così da poterci conoscere.

Serpillo invece ci segnala il ritorno delle pecore nei parchi di Torino (Parco del Meisino), con funzione di utili ed ecologici tosaerba. Dopo il clamore e le ironie del primo anno, l’interesse del secondo, il terzo anno quasi non se n’è più parlato. E sono contenta di questo, perchè vuol dire che sta diventando una normale consuetudine. 20.000 euro risparmiati per il Comune di Torino, non mi sembra che sia proprio così poco, specie in questi giorni di crisi!

Prima degli auguri finali di Buona Pasqua, un articolo da leggere su Agricoltura Italiana On-line (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali), dove si parla di pastorizia in pericolo: "Sono insostituibili per il loro contributo alla salvaguardia delle montagne e per il loro ruolo di pulitrici del terreno nelle zone secche nonché per i prodotti che offrono, eppure l’allevamento ovino si pratica sempre meno in Europa." E’ un articolo comparso in Francia, spiace che l’Italia non venga nemmeno considerata: "L’allevamento ovino si pratica soltanto in cinque paesi. Il Regno Unito viene ancora di gran lunga in testa con il 31% della produzione, seguito dalla Spagna, la Francia, la Grecia e l’Irlanda." Le cose non vanno benissimo, ma comunque la pastorizia per il momento non si è ancora estinta!!

Amare considerazioni dalla Lombardia, dove il "problema orso" sta assumendo proporzioni rilevanti: leggete qui le posizioni degli allevatori, politici, associazioni agricole e la storia della ragazza di 26 anni che, in Val Brembana, dorme in macchina per paura che l’orso attacchi le sue capre. E’ giusto favorire la reintroduzione di questi predatori in un ambiente antropizzato e difficile come le nostre Alpi? Vogliamo aiutare chi resiste e cerca di portare avanti agricoltura ed allevamento, oppure preferiamo l’abbandono e la "wilderness" dei lupi e degli orsi? In cosa è meglio investire? Per chi l’altro giorno chiedeva dei soldi spesi per il lupo in Piemonte, per adesso ho trovato questo documento regionale ("…finanziare il progetto per il periodo di lavoro 2008-2009, il cui costo complessivamente ammonta ad Euro 412.000,00…"). Si parla di studio, ricerca, rimborsi per i capi uccisi, credo comprenda anche il premio di pascolo gestito. Appena troverò i numeri relativi al passato, vi farò sapere.

In ultimo, qui un video sulla Festa della Lana a Noyer (Francia), inviatoci da Pier.

Amici, auguri a tutti, specialmente ai pastori d’Abruzzo ed a tutti gli abitanti di quella terra.

Quel che si dice in giro

Ultimamente c’è stato un incremento delle visite a questo blog (mediamente 400 e più accessi al giorno) e, sempre più spesso, incontro persone che mi dicono di essere suoi lettori: mi è successo ieri durante una riunione di lavoro, e poi ci sono tutte le vostre e-mail con allegati da pubblicare. Oggi allora ampio spazio a tutte queste storie da varie parti d’Italia e non solo. Purtroppo inizio con due brutte notizie: una su questo articolo segnalato da Stefano, dove purtroppo si narra il suicidio di un giovane pastore. Poi riporto quanto scritto da uno di voi in un commento: "Il 9 febbraio hanno seppellito a Telve Valsugana (Tn) il malgaro e casaro Francesco Franzoi, 72 anni, memoria storica del Lagorai. Quell’uomo che al funzionario provinciale che gli spiegava che, per avere gli aiuti europei per la malga, avrebbe dovuto fare il formaggio con il fuoco a gas, rispose:-" Fallo tu. Qui siamo in mezzo alla legna. Chi pulisce i boschi altrimenti? E perché pagare un milione di Lire di gas con tutta quella legna? Il formaggio poi, viene molto meglio col fuoco di legna."- Nella vita aveva fatto anche la transumanza delle pecore. Francesco era l’uomo che portava avanti una delle malghe mitiche del Lagorai, Valpiana, malga dei baroni Buffa. Prima di Valpiana aveva caricato malghe nel Cadore (Bl) e in Svizzera e le malghe di Telve, Cagnon e Casalbolengheta. Ma aveva fatto per anni il pastore di pecore e diceva: – " Ho le ossa grosse perché mi sono alimentato tanto di latte di capra."- Questi personaggi hanno tenuto viva la nostra montagna e prodotto formaggio e burro dal sapore che oggi nessuno più riesce a riprodurre." Grazie a yellowborder per la testimonianza.

Quest’altro amico anonimo, in un altro commento ci racconta quel che succede in Lombardia "Ogni inverno quando si è in cerca di erba è sempre più difficile! Anche i pastori bergamaschi che stanno svernando nella pianura lombarda chi nel milanese, chi nel bresciano, mantova, cremona, fino giù a pavia oltre il duro e infame clima di quest’anno si vedono limitare ogni anno terreni su terreni, ci si trova sempre di più davanti quell’odiso cartello con scritto DIVIETO DI PASCOLO! sugli argini del Po continuano a nascere parchi o riverve che non vogliono assolutamente sentir parlare di pastori! A giorni appena riesco a farmi spiegare da un mio amico come fare visto che sono negato per i computer vi invio un pò di materiale sulla fiera di Ardesio (ancora una volta un successo)! Un grosso in bocca al lupo a tutti i pastori piamontesi! Dai che ormai è quasi finito l’inverno… … Vita da pastore, vita da Signore… "

A proposito di parchi fluviali, nella newsletter del Parco del Po e dell’Orba si dice che: "PASTORI NEL PARCO: AVVIATO UN CONFRONTO COSTRUTTIVO
Si è svolto a gennaio, presso il Comando Stazione Forestale di Casale Monferrato, un incontro tra l’Ente-Parco e una rappresentanza dei pastori che ogni anno frequentano le sponde del Po. L’incontro, voluto espressamente dal Prefetto di Alessandria per cercare di porre fine al lungo contenzioso in corso da anni tra alcuni pastori e l’Ente-Parco, potrebbe rappresentare il primo passo effettivamente concreto verso una coesistenza serena, nel pieno rispetto degli interessi del Parco e delle esigenze degli allevatori. Grazie anche alla preziosa collaborazione del personale del CFS, si è cominciato a mettere sul tavolo di discussione tutti gli aspetti tecnici e le problematiche esistenti. Alcune situazioni sono state risolte senza difficoltà, rimandando le decisioni pratiche al momento in cui le greggi saranno sul posto (aree per la tosatura, punti di abbeverata). L’Ente-Parco ha assicurato la massima collaborazione per affrontare di comune accordo coi pastori tutte le evenienze che si dovessero presentare. Alcune posizioni sembrano ancora un po’ distanti, soprattutto per ciò che riguarda il divieto di pascolare all’interno delle Riserve naturali, ma il clima di collaborazione fa ben sperare per il futuro.
"

Arrivano anche tante foto: Carla riflette con noi sulla tristezza suscitata da queste "mucche" cittadine. Per loro, almeno, la carenza di erba invernale non è un problema e nessun "amante degli animali" denuncerà l’allevatore per maltrattamenti, anche se passano la notte all’aperto!

Ci arriva anche un’immagine di un gregge, credo ce lo mandi Daniele, ma non specifica la località ed il pastore… Arrischio che si tratti di quello di Ernestino, ma…

Elena invece ha incontrato i pastori nel Biellese, a poca distanza da casa sua. In questo caso il gregge era quello di Federico, che si è fermato a pascolare i prati dietro ai centri commerciali, prima di ripartire nel suo viaggio infinito.

Tra le pecore, impossibile non notare anche i bovini! Non vi ho mai mostrato molte immagini di greggi vaganti con pecore e vacche mescolate, ma ve ne sono comunque alcuni, specialmente nell’area del Biellese, Verbano, Novarese.

E infatti anche Marco ci mostra un gregge variopinto e variegato che, tra Santo Stefano e Capodanno, si aggirava tra la neve ad Oleggio Castello (NO).

Come potete vedere, non solo pecore vaganti anche in questo caso! E tutti gli animali appaiono in ottima forma, anche se un po’ perplessi a causa della neve.

Il pastore è Strola, che qui vediamo in compagnia dello zio di Marco, "noto pastorofilo anche lui", come ci spiega il nostro amico.

E allora lasciate che vi racconti proprio la storia di Marco, che ci scrive da questi posti (Polonia). Lascio che sia lui a parlare: "allevatore per scelta (sono diplomato geometra) e un po’ per caso, ho avuto la sciagurata idea di far nascere una stalla di vacche piemontesi in un triangolo delle bermude del cemento, e, per non finire a gambe all’aria, ho, anzi abbiamo, io e la fidanzata, fatto un passo importante. il 13 maggio scorso tre tir di bestiame e macchine sono partiti per la Polonia (noi seguivamo con la panda 4×4…), per sbarcare in quel di Besko, Podcarpazia… sara’ un caso dal Pie-monte alla Pod-carpazia…  Qui abbiamo una vastita’ di spazi sconcertante al confronto di prima, un pascolo montano immenso e prati da sfalcio e seminativi che se buchi una gomma ci vogliono venti minuti di cammino per arrivare a casa… Per contro mi manca l’intimita’ con gli animali che avevo in un piccolo allevamento (sono in societa’ con uno di Cuneo e abbiamo 1000 e passa capi da carne meticciati col piemontese, contro i 45 di prima); e il contatto con amici e colleghi di vita e di lavoro… dal commerciante di vitelli che non e’ mai contento al "mio" pastore che ti porta l’agnello perche’ lo lascio pascolare ovunque voglia…. l’esperienza penso comunque valga la pena di essere vissuta, al di la’ dei risvolti economici, tantopiu’ che la nostra sorte italiana era molto rischiosa (quando un amministratore ti dice: "sei rimasto solo te, non vale nemmeno la pena di spendere i soldi del francobollo", in merito alla convocazione degli affittuari dei terreni attraversati da una fognatura, ti cadono le braccia, e non solo quelle…); oltretutto ci siamo piazzati al crocevia tra i monti Beschidi e i Tatra, molto molto belli. Per la cronaca ieri, domenica, (14 gradi e un sole pazzesco) ho fatto il giro Besko-Jasliska-Komancza-Cisna-Lesko-Besko, 160 km tra le valli piu’ remote della Polonia, dove trovi ancora lupi e orsi, oltre a tanti altri… Segnalo che una vacca in pastura e’ finita in bocca al lupo quest’estate e l’autorita’ competente ha impiegato meno di 90 giorni a pagare (Italia impara…)

E se tutto va come deve tra qualche annetto potremo coronare il sogno nel cassetto: comperarci un alpetto da sistemarci!! In Piemonte ovviamente! Morale: per dura che sia la salita mai scendere dai pedali, prima o poi in cima ci arrivi!!"

Per concludere, il "vitellino" di 20 kg, ultimo nato della stalla di Marco. Spero di ricevere ancora altre testimonianze da questo amico che ha scelto di percorrere (con grande coraggio, aggiungerei) una strada tanto difficile con così tanti sacrifici!

Torniamo in Italia con le pecore di Amedeo, in attesa della mungitura. Siamo in Lazio e qui il latte di pecora vale sempre meno: i caseifici fanno il prezzo ed i pastori non possono che adeguarsi. Bisognerebbe provare la strada della filiera corta e della caseificazione in azienda, ma… Merita fare questa scelta (con tutte le spese ed i rischi che comporta) in questi giorni di crisi?

Aggiungo questo link appena letto sul blog di Marco: si parla di lana e pecora biellese.

Dal web, perchè la pastorizia è ancora viva!

Pur avendo tante cose di cui parlare, oggi ho deciso di fare una panoramica di varie informazioni che ci giungono dalla rete. Buone notizie, cattive notizie, qualcosa che fa discutere, qualcos’altro invece solo da guardare…

Inizierei con le foto che ci manda Mauro, intonate con il tempo di questi giorni, anche se risalgono alla nevicata precedente a questa. Qui lo spessore del manto nevoso non è tale che gli animali non possano cibarsi…

Siamo a Perosa, in Val Chisone. Mi arrivano però notizie da "Radio Pecora" che narrano di greggi alimentate a fieno ormai da diverso tempo nel Monferrato e nella Langa, dove la neve è caduta abbondante, ricoprendo tutto ed impedendo il pascolamento.

E la rete, che ci racconta? Loris spera che un futuro per la pastorizia (nomade e non) possa venire anche dall’attuale Ministro all’Agricoltura, suo conterraneo. Chissà se potrà essere lui a farsi garante del cammino di questo e di tutte le altre greggi? Ci invita a leggere questo articolo qui e, perchè no, scrivere al Ministro attraverso il suo blog. Io l’ho già fatto, c’è un’apposita rubrica, e suggerirei a chiunque abbia qualcosa da dire, soprattutto i più giovani, di farsi sentire. Non molti giorni fa Zaia era a Geo&Geo su Rai Tre ed ha proprio detto: "Sono molti i giovani che mi scrivono, leggo le loro lettere che mi arrivano su internet…"

Parliamo di latte. E’ di questi giorni la polemica sui distributori di latte crudo: si vorrebbe chiuderli perchè ci sono state delle infezioni causate da un batterio in una decina di consumatori tra il 2007 e 2008. Questo perchè il latte non era stato fatto bollire… Perchè chiudere i distributori? Non basta mettere un cartello che dice, appunto, di far bollire il latte? Ma sarà poi vero? Io lo bevo senza farlo bollire e… Qui la raccolta firme contro la chiusura dei distributori, qui vari articoli per capire meglio la questione (sulla bollitura, sui batteri, sulle lobbies a cui il latte venduto in cascina da fastidio…) e, in ultimo, qui la notizia ANSA di ieri sera, dove si dice che è stato sventato il pericolo di chiusura (con l’obbligo di apporre il cartello di cui si diceva sopra). Sempre dal sito dei Ruralpini, vi segnalo questa interessante riflessione sul "latte etico" a firma di Michele Corti.

Amedeo ci segnala il caso delle pecore "alla diossina" che dovrebbero essere abbattute in Puglia. Noi con lui, ci domandiamo il perchè certi scandali (vedi la carne alla diossina Irlandese) debbano scoppiare sotto le feste, danneggiando così i produttori locali. Perchè ne dobbiamo patire noi in Italia, se è in Irlanda che davano mangimi contaminati… direte voi. Perchè la macchina mediatica è crudele e disinformatrice, monta campagne fatte di toni forti che terrorizzano e confondono, seminano il panico senza pensare minimamente agli effetti che producono su tutti coloro che lavorano correttamente ed onestamente. Come dicono gli amici Corsari, comprate dove conoscete, da chi vi fidate!

Torniamo ai nostri pastori sotto la neve… In Piemonte l’ATA ha pensato di fare qualcosa per evidenziare il ruolo della pastorizia nella gestione del territorio. Qui il comunicato stampa di quel che si vuol fare nel Parco Orsiera Rocciavrè: acquistare un gregge da utilizzare nella gestione e "manutenzione" delle aree verdi dei Comuni, ma anche con finalità di studio. Leggete l’intero articolo, che di spunti per la riflessione ne offre parecchi.

Vi suggerisco di guardare qui un bel video sulla tosatura, con personaggi che conosco bene, anche se ci troviamo in un’altra parte d’Italia. Complimenti a chi l’ha realizzato!

La notizia che però fa discutere di più a livello nazionale è questa: la festa islamica del sacrificio e l’uccisione dei montoni. L’ho ripresa dal sito de "La Zampa", con tutti i commenti che seguono. Vorrei sapere cosa ne pensate voi, se eravate a conoscenza di questo evento, se è successo qualcosa dalle vostre parti proprio in occasione di questa festa. Domani vi dirò la mia, ma prima dovete essere voi a parlare! Ho in serbo qualche sorpresa, ma non voglio anticiparvi nulla.

Qualche giorno di assenza

Affinchè non vi preoccupiate vedendo il blog "fermo", vi dico subito che starò via qualche giorno. Magari potete approfittarne per leggere i post vecchi che potreste aver saltato per mancanza di tempo… Ce n’era uno in cui vi chiedevo un parere su di una questione importante, ma non ho ricevuto risposte, tranne due eccezioni.

Chissà se, al mio ritorno, troverò delle altre foto ad aspettarmi? Questa me la manda Aldo ed è il gregge che aveva avvistato dalle parti di Candia Canavese. Non la solita roulotte, ma addirittura un camper!

Finalmente contribuisce anche un nuovo amico, Salvatore dalla Sardegna, che ho conosciuto grazie ai suoi video su youtube e con il quale chiacchiero via e-mail confrontando forme di allevamento e problemi della pastorizia. Le sue sono pecore da latte.

Guardano questa immagine, non abbiamo dubbi sulla spiccata attitudine lattifera di questa razza! Nelle nostre chiacchierate ho già scoperto tante cose interessanti e… lo stesso credo valga per lui, dal momento che la nostra corrispondenza continua. Mi auguro di vedere presto qualche suo commento anche sul blog…

Ancora un link: quello che mi manda Giovanni Mocchi, parlandomi della sua Mostra Itinerante di Campanacci. Lui è un grande appassionato di campane usate al collo degli animali e ne ha una ricchissima collezione (leggere per credere). Spero riesca ad esporle anche da queste parti, per riuscire a vederle dal vivo.

A presto, tornerò con nuove foto e nuove storie di pascolo vagante.