Alla scoperta di angoli di Valsesia

Oggi un lungo reportage dalla Valsesia, visto che domani sarò impegnata altrove e non riuscirò ad aggiornare queste pagine. Come sapete, sabato ero attesa a Cravagliana per la presentazione di "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora". Perchè non approfittarne per andare ad esplorare un po’ quelle montagne?

E così sabato mattina mi sono avviata su per la Val Mastallone, nel comune di Fobello, seguendo il sentiero che risale la Valle di Baranca. Non avevo in mente una meta precisa… Sapevo che avrei trovato un lago, degli alpeggi… Insomma, si andava all’avventura.

Il sentiero lastricato sale in modo regolare fino al pianoro dell’Alpe Baranca. Qui finalmente il suono di qualche campanaccio: c’erano queste poche vacche al pascolo e, più lontano sui pendii ripidi e sassosi, si sentivano delle campanelle di un gregge di capre. Credo che il senso di pace e tranquillità emerga anche solo dalle foto…

Questa vacca si lascia immortalare in un curioso primo piano. Gli animali sono davvero pochi, credo appartengano ai gestori del rifugio. D’altra parte, lo spazio qui è poco, non sono montagne adatte a mandrie immense, subito dopo il piano iniziano i versanti ripidi.

Unendo l’attività dell’allevamento a quella dell’accoglienza dei turisti in questo alpeggio trasformato in rifugio, si riesce a vivere lo stesso, senza abbandonare la montagna per rivolgersi ad altre attività o senza dover avere un grande numero di animali. Certo, non sarà facile, ma evidentemente qualcuno ce la fa.

Continuo a salire verso il lago, chiedendomi se incontrerò ancora altri animali più a monte, visto che la cartina segna un grosso alpeggio. Il panorama è quello "classico" della "montagna da cartolina". Non c’è quasi nessuno in giro, la fioritura dei rododendri è nel suo momento di massimo splendore, l’aria è fresca, viene da pensare agli automobilisti in coda sulle strade verso il mare di cui parlavano alla radio qualche ora prima!

Per arrivare al lago tocca fare una piccola digressione sul sentiero, al fine di passare una slavina che ancora ingombra parte di un canalone. In questo modo il primo colpo d’occhio sul lago è dall’alto, su tutta la conca. Un bel posto, ma non si vedono animali, nè selvatici, nè allevati dall’uomo.

L’alpe è deserto, fatta eccezione per qualche escursionista, salito dalla Valle Anzasca. Ci sono numerose baite, qui all’Alpe Selle, ma per adesso non c’è nessuno ad utilizzarle. Sembra un villaggio in miniatura, addirittura una delle baite porta una scritta, ancora parzialmente leggibile, con su scritto "Albergo del…". Qui? A 1824 metri di quota? Quando, questo era un albergo? Per chi?

Finalmente un incontro, con un branco di cavalli. Scoprirò alla sera a chi appartengono ed anche che, più avanti nella stagione, qui pascolerà un gregge di pastori vaganti di Bannio Anzino. Sono arrivata troppo presto, non è ancora stagione, le pecore sono più a valle. I cavalli sono così lucidi che paiono strigliati, dopo il primo momento di timidezza, si lasciano fotografare ed accarezzare, specie questo puledro dal pelo soffice.

Alle spalle dei cavalli il colle che ho deciso sarà la mia meta di giornata. Infatti è ancora presto, a Cravagliana mi aspettano nel tardo pomeriggio. Se il tempo lo consente, c’è ancora spazio per camminare e per concedersi magari un riposino, visto che la sveglia è suonata molto presto. In compagnia di due escursionisti lombardi incontrati per caso, si procede chiacchierando verso il colle.

Dal Col d’Egua ci si affaccia verso Carcoforo. Purtroppo le nuvole coprono il Monte Rosa e tutte le cime più alte. Che montagne ripide, da queste parti… Non sembrano quelle "delle mie valli", specialmente per quanto riguarda i pascoli. Avrò modo di commentare la cosa in serata, durante la presentazione del libro. Comunque il vallone lungo il quale sono salita per arrivare fin qui è ancora abbastanza dolce ed erboso, in proporzione. Purtroppo il tempo cambia, c’è aria di temporale… Un rapido pranzo e poi si scende velocemente. Alla fine, per fortuna non pioverà, ma è meglio porsi verso il basso, con il pensiero ormai rivolto alla serata.

Sulla presentazione del libro potete leggere qui, la foto invece si riferisce alla simpatica prosecuzione della serata nel bar della Locanda del Cacciatore, che mi ospitava. Si è continuato a parlare di pastorizia, di vicende e personaggi, con numerose richieste di scrivere un altro libro… Bisogna vedere chi offre di più, tra il Biellese e la Valsesia!! Scherzi a parte, ce n’è da girare in queste vallate, ed i personaggi da intervistare e fotografare non mancherebbero di certo. Vedremo… Comunque, alla fine, per il giorno successivo vengo indirizzata all’Alpe Campo, sopra a Sabbia.

Mi avevano detto che il sentiero saliva, eccome se saliva! Si parlava anche tanto dei tempi di percorrenza, ma comunque nessuno potrà smentire quello che sto scrivendo, perchè alla fine non ho trovato accompagnatori per l’escursione! Dalla piazzale al fondo della strada sterrata fino al Campo, pur con due soste a scattare foto, un’ora e venti minuti di cammino. L’immagine sopra comunque non rende a sufficienza l’idea di quanto salga il sentiero. Poi il caldo e l’umidità non facilitavano di certo le cose.

Si esce dal bosco qui, dove questo simpatico cartello avverte gli escursionisti su un’importante regola da osservare in montagna! Di lì in avanti dovrebbero aprirsi i pascoli dell’Alpe Campo, ma anche su questo avrei qualcosa da ridire. Le campane si sentono, gli animali ci sono, ma… i pascoli?

Le manze si avvicinano, avvolte in nuvole di mosche fastidiose. Fa davvero caldo e c’è un’umidità che non promette nulla di buono, soprattutto pensando a quello che può esserci giù in pianura. Gli animali hanno ombra a sufficienza per andare a ripararsi, ma è meglio approfittare delle ore "meno calde" del mattino per pascolare, ovviamente.

Con le vacche Brune non ho mai problemi a scattare foto. Anzi, la difficoltà sta nel fatto di evitare che l’obiettivo diventi vittima del naso o della lingua dell’animale. Meglio però continuare il cammino, altrimenti poi come la mettiamo con i tempi di salita? E poi non si sa mai cosa possa riservare la giornata, probabilmente nebbia in quota, ma con questo caldo potrebbe esserci il rischio di temporali.

Ecco i pascoli! Qualcuno di voi, un po’ più tecnico ed esperto, potrebbe avere qualcosa da ridire, specialmente visto che avevo già letto un commento sulle capre al pascolo nelle felci, l’altro giorno. Bene, ecco qui un bel versante a felci, ginestre, betulle ed "erbaccia grama", che però viene mangiata dalle manze e dalle pecore, poco più a monte. Animali di bocca buona… certe pecore viziate di mia conoscenza non starebbero a lungo, qui.

Il gregge è poco più a monte. Quasi non vedi le pecore, sprofondate tra le felci e questi ciuffi di erba dura e scivolosa. Non mi avvicino troppo per non spaventarle, non mi conoscono e non vorrei che facessero qualche strano gesto, su questi pendii così scoscesi.

Continuo la salita ed arrivo ad un colletto nei pressi dell’alpeggio, dove incontro Enrico. Bastano poche parole perchè io venga immediatamente riconosciuta e… fa un certo effetto che accada qui, dove non sono mai stata. Mi viene tassativamente ordinato di essere ospite per il pranzo! Ma prima proseguo il mio cammino, almeno fino all’Alpe Laghetto. Purtroppo il panorama non è nelle migliori condizioni, però con questo clima i rododendri sprigionano quel profumo caratteristico che, anche ad occhi chiusi, parla di montagna… Mi spiega Enrico che hanno problemi con i contributi di pascolo su questo vallone: "Non hanno nemmeno fatto le foto aeree, per loro non è pascolo, ma le mie vacche sono lì sotto che mangiano!"

All’Alpe Laghetto il lago è solo un ricordo, una torbiera colonizzata da erbe tipiche di questi ambienti. Le baite sono ancora chiuse, silenziose, solo più avanti nella stagione gli animali verranno condotti quassù a consumare questi pascoli.

A ridosso delle baite, strani cumuli di rocce dalle colorazioni intense: c’era un’antica miniera di nichel, di cui restano anche alcuni fabbricati ormai crollati. Le rocce hanno un odore particolare, forte, ed ogni sasso ha un peso incredibile. Non posso attardarmi troppo nelle considerazioni geologiche, l’invito a pranzo mi attende e c’è ancora da affrontare la discesa.

Scelgo il sentiero di cresta, la nebbia si è un po’ alzata, così riesco ad apprezzare almeno un po’ di panorama oltre i pascoli punteggiati dai fiori gialli del Leonthodon. Il versante sinistro invece è incredibilmente ripido, adatto al più a delle capre, dotate di buon senso di equilibrio!!

E le capre le incontro all’Alpe Campo. Il gregge sta spostandosi dalle baite verso i pascoli. Vi sono numerose Vallesane, le capre dal mantello bicolore, una razza tutelata perchè a rischio di scomparsa. Mentre le campanelle si allontanano, punto decisamente verso l’alpeggio, dove i cani mi hanno già avvistata.

C’è un maremmano cha abbaia sospettoso ed ha quasi un qualcosa di famigliare… Ne scoprirò la provenienza più tardi, a tavola, e così saprò che io e lei ci siamo incontrate quando era ancora cucciola, su altre montagne, altre valli. Perchè questo mondo alla fine è piccolo, più di quel che si possa credere! Fuori dalla baita, le campane più belle appese, così come vuole la tradizione. Non manca nulla qui: galline, pulcini, cani, un gatto, maiali…

Enrico è alle prese con la polenta: "Non è ancora pronta…", ma così c’è tempo per chiacchierare ancora un po’, prima di sedersi a tavola con il resto della famiglia e gli amici in visita. Si sta bene quassù, il caldo è rimasto più in basso, quindi anche un bel piatto di polenta può andar bene, anzi… è quanto di meglio uno si possa aspettare! Parlando del più e del meno, vengo a sapere che abbiamo amici comuni in Val Pellice, Franco e Daniela.

L’occasione per incontrarsi era stata l’assegnazione del Premio Fedeltà alla Montagna: "…e l’anno scorso siamo stati nelle valli di Lanzo, l’hanno dato a dei fratelli di quelle parti lì". Nella baita, foto e cartoline. Nelle altre piccole costruzioni, la centralina idroelettrica che fa sì che qui si possa avere la mungitrice, il televisore, il frigorifero… Il sentiero per salire è lungo e faticoso, ma c’è pure la teleferica, fortunatamente. Un altra piccola baita è stata adibita a caseificio: "Certo, ci hanno fatto tribolare, all’inizio, con i permessi e tutto. Volevano questo, e quello… Ma adesso c’è da riconoscere che è davvero più comodo lavorare così, si fa più in fretta a pulire, a lavare.

Ci sono anche i nipotini, uno prende in braccio gli agnelli che girano intorno alle baite: sono qui "in infermeria", allevati con il biberon, visto che sono stati scartati dalle madri. Il bimbo mi spiega che il border collie si chiama Genepy… Suo nonno mi dice che, con le capre e le pecore, tanto quanto questi cani possono andar bene, ma con le vacche proprio no. "Più che altro però sono cani che vanno bene da spettacolo, per gli animali vanno meglio i nostri."

Tutti a tavola, adesso! Mescolando l’Italiano ed il dialetto, con la polenta ad accompagnare il tutto, parlando di transumanze, episodi capitati in passato ed altri più recenti, animali smarriti, lupi a due e quattro gambe… "Ma certe cose, se fai poi un nuovo libro, non scriverle!". E’ bello girare le montagne e trovare nuovi amici… Viene l’ora del rientro, la strada è lunga, non tanto quella da scendere a piedi, ma il viaggio nel caldo, sull’asfalto, lungo l’autostrada. Due ore esatte per rientrare a casa… In fondo allora la Valsesia non è poi così lontana!

Capre, asini e vigneti

Ieri sono stata a Carema, per la fiera di Primavera. A dire la verità, quasi quasi al mattino non sarei nemmeno partita, viste le condizioni del tempo e le temperature. Per fortuna invece lì, nell’imbocco della valle, proprio sul confine con la Val d’Aosta, la pioggia ha dato meno fastidio del previsto.

Le capre però rimpiangevano il tepore della stalla. L’aria gelida contrastava con le temperature registrate solo il giorno prima. Molti animali erano già stati sistemati dai loro allevatori negli spazi destinati alla fiera, al momento non pioveva, ma tutti si lamentavano per il freddo ed il vento.

Dovevano esserci più animali, ma sembra che molti allevatori non si siano presentati, a causa della pioggia che cadeva a scrosci fino a pochi chilometri prima di Carema. Nonostante dovesse essere una rassegna ovi-caprina, di pecore nemmeno l’ombra. Solo capre, prevalentemente camosciate, in attesa di essere valutate e qualcuna anche iscritta alla battaglia, che si sarebbe tenuta nel pomeriggio.

Incontro anche l’amico David, colui che mi aveva segnalato la fiera, allevatore di queste simpatiche caprette nane che riscuotono grande interesse nel pubblico dei non addetti ai lavori. Una ragazza si stupisce e si domanda se resteranno piccole così o cresceranno ancora. David non vende le sue caprette, dice che non riuscirebbe a separarsene. Vi ricordo qui il suo blog.

Mentre mi aggiro tra gli animali esposti, capita che qualcuno mi riconosca e mi venga a salutare. Qualche volta si tratta di facce note, incontrate alle presentazioni dei miei libri, o in occasione di altre fiere. Altri invece sono "lettori silenziosi" del blog, che mai mi hanno contattata prima. In ultimo ci sono amici del blog come Bruno o Davide, che incontro dal vivo per la prima volta. Fa un certo effetto essere avvicinata e: "Sei Marzia di Pascolovagante, vero?". Il primo che mi riconosce però è Renzo di Gressoney, con il quale ho una lunga chiacchierata e che ringrazio per tutto (lui sa perchè!).

Capre, ancora altre capre, lunghe corna, ogni pastore ha i suoi gusti, le sue passioni. Se qualcuno volesse lanciarsi in una discussione infinita, potrebbe iniziare a commentare i pregi di un animale con le corna rispetto ad uno che ne sia privo o viceversa.

Alcuni gruppi di capre sfoggiano dei collari in legno riccamente lavorati, vere e proprie opere d’arte, ai quali è attaccata la campana. I visitatori sono pochi, fa sempre più freddo e pioviggina persino. Tutti commentano il tempo, che fornisce sempre infiniti spunti di conversazione. Qualcuno dice di aver messo le vacche al pascolo nei prati per la prima volta proprio il giorno prima, fiducioso nella primavera e nel bel tempo.

Intanto gli allevatori conducono gli animali alla valutazione, le capre vengono anche pesate. Mi permetto un’osservazione all’organizzazione: perchè non mettere (come accade solitamente durante le fiere) un cartello con il nome del proprietario accanto agli animali esposti?

Luca si fa fotografare con la sua capra più bella. Chissà se è quella per cui ha poi ricevuto un premio nel pomeriggio? Nella piazzetta e lungo la strada dietro al campo sportivo ci sono alcune bancarelle, come in ogni fiera che si rispetti: formaggi, prodotti tipici, abbigliamento, dolciumi, sculture in legno ed attrezzi "del mestiere". Tutti stanno lottando con il vento e la pioggerella fastidiosa.

Che fare? Salutare Carema e rientrare? Mi piacerebbe vedere la battaglia… Però piove… Non è il caso di pranzare al sacco all’aperto, con questo clima. Però poi vedo le bacheche di questo itinerario tra i vigneti ed allora decido di sfidare il clima. Da queste parti la viticoltura tradizionale regala un paesaggio davvero unico!

Anche se il tempo non è dei migliori, il sentiero dei vigneti può essere percorso senza problemi. Non prevede grossi dislivelli e nemmeno passaggi difficili, in compenso regala scorci pittoreschi. Sarebbe il caso tornare da queste parti in autunno, con i colori di quella stagione.

Una viticoltura sicuramente non facile, che ha richiesto grandi fatiche in passato, per costruire muretti e pilastrini a tronco di cono in pietra, che sostengono le pergole dell’uva. La gran parte degli appezzamenti, specie quelli più facilmente raggiungibili, sono stati recuperati e "restaurati", con nuovi sostegni in legno.

Il "Sentiero dei Vigneti" si sovrappone per un lungo tratto alla Via Francigena, che transitava da queste parti e vedeva il passaggio dei pellegrini. Giù, nel fondovalle, nei prati verdi accanto alla Dora, si sente lo scampanio di una mandria al pascolo.

Ha smesso di piovere ed anche il vento si è calmato: su di una pergola, in equilibrio precario, c’è un gatto accoccolato, che guarda con sospetto il mio passaggio. Non incontro nessuno, solo scendendo verso Carema c’è un gruppo di persone intente a preparare un barbeque.

In una sorta di anfiteatro naturale si osserva l’impressionante lavoro dell’uomo per addomesticare la montagna e trarne il sostentamento necessario. In questo caso però non è usare violenza alla terra, ma utilizzarla in modo corretto, prendersene cura ed arricchirla anche dal punto di vista paesaggistico.

Completo l’itinerario sull’altro lato, sfiorando il confine valdostano, per poi ritornare a Carema, dove nel frattempo si è fatta l’ora della premiazione. Dall’alto della cappella di San Rocco si sentivano le campanelle delle capre e qualche raglio degli asini.

Già, infatti c’è anche una sezione dedicata ad asini, muli e cavalli, ma purtroppo sono pochi i capi che sono stati condotti alla fiera. Certo, con il bel tempo sarebbe stata un’altra cosa… Intanto riprende a piovere ed il cielo si fa sempre più scuro.

Una volta arrivate le personalità, il Sindaco può iniziare a premiare, accompagnato dall’Assessore Provinciale e da un neo-eletto al Consiglio regionale. I primi sono gli allevatori degli equini, poi via via, a seconda delle categorie, tutti i premiati per le capre. Alcuni allevatori ricevono più di un premio, sempre rappresentato da campane.

Quando iniziano le battaglie delle capre, ormai sta piovendo. Alcuni degli incontri si risolvono tanto rapidamente che nemmeno i commentatori sul palco sembrano capire di chi sia la vittoria e chiedono ai proprietari degli animali l’esito. Vi sono poi alcune capre che rifiutano categoricamente di battersi e girano intorno alle gambe dei padroni…

Questo ragazzino ha già ricevuto numerosi premi per i suoi animali ed adesso sta partecipando anche a diversi incontri della battaglia. Per me viene l’ora di rientrare, mentre gli appassionati invece si assiepano intorno ai due recinti dove continuano gli "scontri" tra le capre. Lungo l’autostrada, ahimè sul lato opposto rispetto al mio senso di marcia, un gregge al pascolo non lontano dal torrente Malone. Che fare, uscire ed andare a vedere di chi si tratta? Ma dov’è l’uscita più vicina? E così continuo il mio viaggio…