Pascolo vagante degli amici

Oggi “pesco” dalle foto che mi avete mandato voi, lettori del blog. Sono immagini invernali e risalgono al febbraio 2015. Ce le manda Leopoldo. Tutte e due le serie di foto sono del gregge del pastore soprannominato “Finanza”. Le prime sono state scattate a Santa Croce Bigolina (Cittadella – PD).

(tutte le foto sono di L.Marcolongo)

L’aiuto pastore Ioan Baciu, che avevo conosciuto l’anno scorso, mi ha telefonato che era qui vicino. Ioan è un Romeno ambizioso e intelligente che fa proposte per la transumanza. Ha detto che in Svizzera e altri Paesi europei ci sono leggi che regolamentano il passaggio delle greggi, che le greggi hanno territori predefiniti dove passare per non sovrapporsi, che i pastori devono essere responsabili e pagare eventuali danni. Tu dovresti saperne qualcosa. Effettivamente, quando in un paese passano contemporaneamente più greggi, i sindaci si allarmano e scattano i vigili. Bisognerebbe creare dei “corridoi verdi”, come diceva l’anno scorso l’Assessore all’Agricoltura del Veneto Manzato. Non però autostrade, ma percorsi che distribuiscano le greggi sul territorio. E greggi di non più di 1000 capi, compresi gli agnellini. Poi mi diceva che l’aveva fotografato un certo Max  Piazzi (Massimo Piazzi) e ne era molto orgoglioso.

(tutte le foto sono di L.Marcolongo)

Sempre il gregge “Finanza” a tezze sul Brevta (VI). Leopoldo ci racconta: “Questa volta c’era anche uno dei proprietari, Berti Floriano. L’aiuto pastore Romeno, Ioan Baciu,  ha voluto che lo fotografassi mentre raccoglieva i rifiuti abbandonati lungo il fosso. Vorrebbe che un giornale scrivesse che i pastori contribuiscono alla salvaguardia dell’ambiente. Non so se ci sarò qualche giornalista interessato…

Un piccolo spostamento in pianura

Rieccomi ad aggiornare il blog, anche con l’anno nuovo. E’ ancora presto per svelarvi alcune novità del 2016. Sto revisionando la prima stesura di un nuovo libro che dovrebbe uscire a distribuzione nazionale per la casa editrice Laterza, che prende spunto proprio da questo blog. Poi ho un’idea per un nuovo libro… ma è un’idea fresca fresca e per ora non ve la svelo. Quindi per adesso ecco qualche immagini di pascolo vagante dei giorni scorsi.

Il 2016 ha portato la prima perturbazione dopo infinite settimane di bel tempo. Quel giorno però c’era ancora il sole, quando il Pastore mi ha chiesto se potevo andare a dargli una mano per un piccolo spostamento tra prati, strade, stoppie e terreni arati in pianura. Verso la città la cappa di smog era chiaramente evidente, all’inquinamento si aggiungeva il fumo di alcuni incendi che stavano divorando boschi, cespugli e pascoli qua e là nelle valli.

Dopo alcune chiacchiere sulla situazione generale del gregge, sui pascoli, sul tempo, ci si mette in cammino. La meta non è lontana, il Pastore mi indica all’orizzonte l’auto che ha già portato a destinazione, andando a posizionare le reti per delimitare il pezzo che le pecore pascoleranno. Ogni tanto affronta anche da solo spostamenti più brevi, ma qui c’è comunque da camminare per un tratto sulla strada asfaltata. E’ vero che il traffico è scarso… però poteva anche tornare la nebbia, come nei giorni precedenti.

Invece c’è il sole, arriva poi un’auto alle mie spalle quando ormai mezzo gregge ha già svoltato nella stoppia di mais. Comunque ci sono anche degli agnelli piccoli che camminano già dietro le pecore, ma possono comunque attardarsi e, spaventati, correre nella direzione opposta a quella del gregge.

E’ proprio quello che accade con un paio di loro quando, svoltando ancora, parte delle pecore non seguono la pista dei trattori, ma attraversano il campo arato in diagonale, per ricongiungersi con le compagne. Le pecore non hanno problemi, ma gli agnellini si trovano in difficoltà tra le grosse zolle e la terra soffice. Tre di loro, come spesso succede, fanno comunella e… invece di andare avanti, tornano indietro. Per qualche motivo inspiegabile, tanto era difficile avanzare, quanto è semplice correre nella direzione opposta. Per fortuna riesco a prenderne uno, gli altri si fermano e una delle mamme viene in mio soccorso, belando. Alla fine tutti riprendono ad avanzare seguendo il gregge.

Poco dopo si arriva a destinazione. E’ un grosso prato di erba medica che il contadino deve arare per riseminare. Come spesso succede da queste parti, il pastore non è libero di seguire un proprio percorso nel condurre il gregge, ma deve via via tenere conto delle esigenze dei padroni dei pezzi che farà pascolare al gregge. Per quel giorno non ci si sposterà più e nemmeno verrà dato un altro pezzo alle pecore. Bisognerà piuttosto fare attenzione che non mangino troppa erba medica, che potrebbe causare loro indigestione e gonfiore.

Racconto di Natale

Gli allevatori lavorano anche il giorno di Natale. Non sono gli unici. Sono in tanti a donare il loro tempo e le loro forze per altri anche quando la maggior parte della gente fa festa. Quando si ha a che fare con gli animali, questi vanno nutriti, accuditi. Qualcuno avrà persino passato la notte di Natale in stalla: c’è la luna piena, è facile che vi siano stati dei parti. Chissà, nasceranno agnelli, capretti, vitelli a cui facilmente verrà dato il nome di Natalina o Natalino.Volevo raccontarvi una favola di Natale, una di quelle favole che però fanno anche riflettere. Ha il lieto fine? Lo scoprirete leggendo. (NB: le foto non fanno riferimento a luoghi o animali protagonisti di questo racconto. Non è importante dove è successo, può anche darsi che sia accaduta la stessa cosa in vallate differenti, sempre in questi giorni).

Era un’annata strana, quella, lassù nella valle. I comignoli fumavano nell’inverso, dove il sole comunque tramontava prima, ma non c’era neve fin su sulle punte. Non sembrava proprio che stesse arrivando il Natale. Si sentivano ancora le campanelle degli animali al pascolo, addirittura. Si finiva l’erba con le manze, le pecore in asciutta, le capre. C’era chi rastrellava ancora foglie, chi spargeva il letame sui prati. Prima o poi la neve sarebbe arrivata? Non si stava male, così, ma non era nemmeno normale.

Le capre brucavano golose qualche ciuffo di erba, ma poi correvano su per i boschi, dove trovavano ghiande, castagne. E’ nella loro indole, è naturale che sia così. Non si può metterle nelle reti, tanto vale chiuderle in stalla a fieno, a questa stagione. Ma sarebbe davvero un peccato, con tutto quello che possono ancora pascolare all’aperto. Stanno anche meglio fisicamente! Solo che quel giorno capitò quel che a volte succede. Di chi è stata la colpa? Dopo, tutti si rinfacciavano qualcosa a vicenda: se le avessi lasciate in stalla, se tu non fossi stato a spargere letame, se tu avessi sentito le campane quando prendevano via. Alla fine però la sintesi di tutto era: se non ci fossero i lupi sempre pronti ad attaccare, come sono tornate alcune, sarebbero tornate tutte!

Quella sera infatti il gregge non rientrò. L’indomani si andò a cercarle e se ne trovò una parte, ma altre mancavano. Erano andate in alto, perché non c’è neve, perché c’è da mangiare, perché qualcosa le aveva spaventate. Infatti si faticava a farle scendere, arrivavano nel bosco e si bloccavano, adesso avvertivano il pericolo che prima avevano ignorato. I cacciatori la domenica videro due lupi che ne stavano divorando una, li videro con i loro occhi, li spaventarono, li misero in fuga e avvisarono i pastori. La ricerca continuava: in un altro vallone, quasi contemporaneamente, venne avvistato un lupo solitario. Sali, scendi nei valloni, cerca. Continua a maledirti per averle lasciate fuori, ma maledici anche i predatori, chi continua a dire “sono solo cani”. Li senti anche ululare, li senti che si chiamano da un versante all’altro, li senti tu che sei lì, non quelli scettici, che a quell’ora sono già in casa con la stufa o il riscaldamento acceso. Una capra vecchia torna da sola, arriva alla stalla, spaventata. Un passo dopo l’altro, per caso si trova la campana, insanguinata, di un’altra delle capre mancanti. Due non rientrano, così dopo oltre una settimana si perde la speranza. Il giorno di Natale è quindi offuscato da ciò che è successo.

Qual è la morale della favola? Che non puoi più permetterti di sbagliare. Nelle “favole vere”, le capre parlano con il lupo, nella realtà concreta, è il pastore a fare infiniti dialoghi mentali mentre arranca alla ricerca dei suoi animali: li maledice, chiede loro perché non sono rimasti lì vicino alla stalla, perché sono andati lassù. La colpa non è del lupo, certo… Ma nelle favole, il pastore può difendere le sue caprette. Nella realtà invece gli vengono ancora a chiedere se è poi ben sicuro che fossero lupi e non cani… Quella forse è la cosa che più lo fa imbestialire.

E così il giorno di Natale ha un retrogusto amaro di sfiducia. Si pensa ad altri colleghi che, stufi, hanno fatto che vendere gli animali. Ci si chiede se anche per i propri non ci saranno altre soluzioni, perché non si possono obbligare le capre a far le pecore, perché è impossibile gestirle diversamente, perché anche d’estate in montagna sono costantemente in pericolo e… e adesso i lupi praticamente sono davanti alla porta della stalla in fondovalle.

Questa è la favola del Natale 2015. Mi spiace se non è stata di vostro gradimento. Nemmeno a coloro che hanno avuto attacchi in questi giorni la cosa ha fatto piacere. E di lupi ormai ce ne sono tanti… come avvisa questa scritta sgrammaticata, ma veritiera per chi fa l’allevatore.

Filmare le protagoniste della pastorizia

Il mondo virtuale fa sì che ci si incontri più facilmente. Così succede che ci si conosca da una parte all’altra dell’Italia, quando si è legati da qualcosa in comune. Mi ha contattata Anna Kauber, architetto del paesaggio e film-maker, così viene definita negli articoli in rete. Già autrice di documentari sull’agricoltura, in particolare riguardanti le donne e l’agricoltura, attualmente è alle prese con un nuovo progetto che riguarda sempre le donne… ma che si occupano di allevamento, di pastorizia nello specifico: capre e pecore.

Dopo essere venuta da me a sentir raccontare la mia storia di… narratrice della pastorizia, con Anna ci siamo messe sulle tracce del pascolo vagante. Ovviamente donne e pascolo vagante! Così gira e gira per le colline, con un po’ di nebbia a ricordare che l’autunno era alla fine e l’inverno alle porte. Anna mi aveva chiesto com’erano stati i miei incontri con i pastori: quel giorno l’avrebbe forse iniziato a capire anche lei, pur con una facilitazione iniziale nell’avere la sottoscritta a far sia da navigatore, sia da intermediario! Le indicazioni che avevamo avuto comunque erano abbastanza precise poi, vista la pista delle pecore sull’asfalto… eccoci arrivate al gregge.

Lì abbiamo incontrato quella che sarebbe stata la protagonista della giornata, cioè Maria Pia, la mia amica pastora. Quest’anno lavora come aiutante, ha unito i suoi animali al gregge ed è nel Monferrato. Già in passato mi aveva detto quanto le mancassero le pecore e la vita del pascolo vagante, in quegli inverni in cui invece era rimasta a casa con le sue capre e le poche pecore. Inoltre, dove sta lei, tanto quanto è un posto da capre, ma d’inverno le pecore vanno tenute in stalla a fieno. Un costo e… non il massimo per animali abituati a stare sempre all’aperto a mangiare erba.

Per la prima volta ho anche visto il “nuovo acquisto” di Maria Pia. le due vitelle di razza Galloway, Edith e Liu, che seguono il gregge e… ricevono qualche vizio in più, come l’opportunità di uscire al pascolo ancor prima che le pecore vengano aperte dal recinto. “Mi piaceva quella razza, l’avevo sempre solo vista in foto, poi le ho prese e le ho allevate con il latte di capra“.

Avevo già spiegato ad Anna cosa fosse il pascolo vagante. Prima i pastori mangiano pranzo, verso le 10:30-11:00, poi aprono il recinto e partono con il gregge. Scene a cui ovviamente ormai sono abituata, ma che entusiasmano chi le vede per la prima volta. Intanto la nebbia si è alzata e il sole è tiepido.

Ho passato numerosi inverni seguendo il gregge in queste zone, anche mentre guidavo riconoscevo i posti, le strade dove avevo camminato insieme con le pecore o lungo le quali avevo spostato fuoristrada e rimorchio. Ricordo i giorni in cui si temeva la neve, quando l’erba era scarsa, ma quest’anno la situazione è totalmente diversa.

C’è erba ovunque, è tutto così verde, prati, stoppie e pioppeti sono tutti pascoli disponibili. Anche le temperature sono elevate, niente a che vedere con il freddo patito da queste parti in certe giornate d’inverno! I pastori fanno fermare il gregge in questo appezzamento, poi lentamente lo chiamano per spostarsi.

C’è da passare su di un ponte abbastanza stretto e bisogna fare attenzione, con un numero di animali così elevato. L’autunno comunque è stato ottimo. Da queste parti c’è quella terra che, con la più lieve parvenza di umidità, si incolla alle scarpe, alle ruote, alle unghie delle pecore, rendendo impossibile entrare in certi prati quando piove o dopo che ha piovuto. Per non parlare poi di cosa accade quando il gregge esce dal prato su di una strada asfaltata, come in questo caso.

La giornata per fortuna è abbastanza tranquilla, quindi Maria Pia riesce a rispondere alle domande di Anna. Non sto lì ad ascoltare, lascio che chiacchierino loro, ma sarà molto interessante, alla fine, vedere cosa verrà fuori da interviste realizzate in tutta Italia. Se Anna saprà guadagnare la loro fiducia e se le donne avranno voglia di aprirsi, di raccontare davvero, sicuramente usciranno dei gran ritratti di vita, lavoro, passione.

Dal pioppeto, il gregge viene fatto spostare verso un prato adiacente. Siamo in collina, le pecore si spargono a far boccate di erba. Qui gli appezzamenti sono grossi, in grado di ospitare greggi con un alto numero di animali, come in questo caso. Le pecore abbassano la testa e mangiano tutta l’abbondanza che queste strane stagioni stanno offrendo loro.

Come ti sembrano le pecore?“, mi chiede il pastore. E’ una domanda quasi inutile. Già in questo gregge si sa che gli animali sono belli e ben tenuti. Con tutta l’erba di quest’anno ovviamente sono in ottima forma. Le immagini parlano da sole. “Fino ad adesso nessuno ci ha mandato via da nessun prato…“. Un autunno di quelli da farci la firma, tutt’altra cosa rispetto allo scorso anno in cui non si poteva nemmeno pensare di entrare in un prato intriso di acqua, con quella terra fangosa che c’è da queste parti.

Il prato accanto è invaso da infestanti della famiglia dei cavoli e delle rape, grosse foglie che gli animali mangiano sì avidamente, ma che possono anche essere pericolose, dal momento che fanno gonfiare e potrebbero addirittura provocare indigestioni letali. Così il pastore lascia che gli animali bruchino solo per un certo tempo, poi li fa tornare indietro dove hanno mangiato prima.

Anna ci raggiunge, credo che ormai abbia avuto la risposta al “come ti accoglievano i pastori”. Si chiacchiera, si ride e si scherza al suon di battute. “Posso fermarmi con voi fino a questa sera?“. Il pascolo vagante, per capirlo, bisogna viverlo… Così la saluto e mi avvio verso casa, mentre lei proseguirà la sua esperienza e la sua raccolta di testimonianze fatta di immagini e di parole.

Il gregge è sparso in tutto il prato. Di lì avanzeranno ancora, a pascolare altri pezzi. Chissà se sarà anche un inverno felice per i pastori vaganti, dopo un autunno davvero facile? Ogni giorno che passa, la neve fa poi meno paura, perchè le temperature comunque non sono basse e di erba ce n’è. Non è come quegli anni in cui c’è già poco foraggio e una nevicata può subito costringere a fermare le pecore.

Appuntamenti estivi e foto invernali

Io qualche evento ve lo segnalo… Così non potete dire che non lo sapevate, se seguite questo blog e siete appassionati del mondo zootecnico. Ovviamente vi parlo di ciò che conosco e delle manifestazioni che mi segnalate voi lettori. Per due fine settimana, in Val di Viù (TO) ad Usseglio si tiene la Sagra della Toma. Qui trovate tutto il programma, ma per acquistare e gustare formaggi & C. l’appuntamento è per domenica.

In Val Chisone vi aspettiamo invece dal 18 al 26 luglio con la Settimana della Pastorizia. Qui vedete tutti i vari appuntamenti, con la presentazione del mio libro “Pascolo Vagante 2004-2014” e la proiezione del film “Tutti i giorni è lunedì”. Come sempre, se qualcuno partecipa a qualche manifestazione e vuole condividere qui le sue foto più belle, basta mandarmele via e-mail.

Chi mi manda sempre tante foto è l’amico Leopoldo. Queste sono del 1 febbraio e ritraggono il pastore Teodoro Daprà e il suo gregge a Rosà (VI). Buona visione!

Notizie e foto

Inizio con una notizia che interessa gli appassionati di capre. Domenica 28 giugno la rassegna/confronto prevista a Lemie si terrà invece ad Usseglio (TO), stessa vallata, ma un po’ più a monte. Resta confermato a Lemie l’incontro con me & con il mio libro fotografico “Pascolo vagante 2004-2014”, venerdì 26 giugno, ore 21:00, presso il Bar della Pace.

Gaia ci segnala, per questo fine settimana (27-28 giugno), il Festival delle Alpi 2015 all’Alpe Prelobbia, Macugnaga (VB). Qui potete scaricare l’intero programma e le informazioni necessarie.

Per il mese di luglio, inizio ad anticiparvi “La Transumanza” ad Ardesio (BG), a cui parteciperò. Si tratta del gregge del pastore Renato Zucchelli, reso famoso dal film “L’ultimo pastore”. Qui il programma.

(foto M. Mahlknecht)

Un po’ di foto adesso. Markus lo scorso inverno ha lavorato in Veneto: “La mia fortunata esperienza con il “baio” nelle pianure venete mi ha indicato come si può “lavorare” con animali in modo naturale senza perdere il contatto con la terra. Auguro una buona estate e quesť anno sembra che siamo per la prima volta online in alpe…vediamo… Queste pecore sono le “sconosciute” della famosa transumanza vicino őtzi, val Senales.

(foto M. Mahlknecht)

La foto è della Val Silandro in val Venosta, dove ho fatto scavi archeologici e il pastore. Questi ometti in pietra sembrano essere stati marcature nel paesaggio per gli antichi pastori di pecore…

(foto L.Marcolongo)

Arretrati, molti arretrati! Per chi sta soffrendo il caldo, una carrellata di immagini invernali dell’amico Leopoldo. “Non so se ti avevo inviato queste foto. Sono del 30 gennaio 2010, dietro a casa mia (io sono di San Giorgio in Bosco-PD). Non so il nome del pastore perché, a quel tempo, non conoscevo bene i pastori.

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

(foto L.Marcolongo)

Rimaniamo in inverno, ma senza neve, e rimaniamo nel Nord Est con il nostro amico…

Gennaio 2015: “Ho trovato Michele Laner, con la sorella Angela, a Grantorto (PD).

Vi ricordo che le immagini dei vostri animali, di greggi e mandrie incontrate in giro, degli animali di amici, di manifestazioni a tema, sono sempre le benvenute qui sul blog.

Foto dal Nord-Est

Oggi un po’ di spazio ad alcune tra le tantissime foto che l’amico Leopoldo mi invia sempre. Prima però volevo ricordarvi un appuntamento. “Pascolo vagante 2004-2014” sarà ospite al Festival della Montagna di Cuneo. Vi aspetto venerdì 29 maggio, ore 18:30, presso il Salone d’Onore del Palazzo Comunale per la presentazione del mio libro fotografico.

Passiamo alle immagini dal Nord-Est. Sono vergognosamente in ritardo, tant’è vero che questi sono addirittura scatti invernali. Così scriveva Leopoldo: “Sono andato a trovare Fabio Zwerger ieri mattina (28 dicembre 2014, ndA). La neve non è stata tanta, ma in questi giorni fa molto freddo e Fabio ha molti agnellini nati in questi giorni. Anche gli altri pastori sono tutti scesi dalla Valsugana e sono in pianura. I problemi dei sindaci con i divieti di pascolo, purtroppo, persistono.

Per le prossime foto, cambiamo gregge e pastore. Matteo Froner a Ramon di Loria (TV), sempre immagini di Leopoldo Marcolongo.

Le ultime due immagini riguardano un parto difficile e, per la cronaca, Leopoldo ci racconta che in seguito la pecora è stata portata via, probabilmente in un luogo adatto per essere ricoverata affinchè si riprendesse.

L’ultimo soffio di inverno?

Doveva nevicare fino in pianura, qualche fiocco misto pioggia è arrivato, ma per il resto è stata soprattutto pioggia. Passate un paio di settimane da quel giorno, ormai si respira aria primaverile, anche se stamattina faceva freddo, e ieri qui si è avuto il primo temporale di stagione.

Caricati gli agnelli e raccolte le reti, ci si mette in cammino. Non lontano c’è un altro gregge, purtroppo da queste parti ci si “pesta i piedi” a vicenda, tutti alla ricerca di pascoli, così finisce che il cammino di greggi e pastori si incroci e si intersechi, talvolta con un po’ di nervosismo.

Ma adesso le strade si dividono, questo gregge si è messo in marcia verso altri pascoli, altri paesi. E’ una domenica mattina e non c’è troppo traffico, ma è sufficiente attraversare una strada principale presso un semaforo per far formare una coda impaziente.

La neve è scesa a quote basse, fin quando non arriverà il sole o le temperature si alzeranno, le prime montagne che si ergono dalla pianura hanno quella spruzzata grigiastra sugli alberi. Cade anche qualche goccia di pioggia, ma le previsioni sono buone. Ci si ferma qualche istante a brucare un po’, ma bisogna proseguire.

I cani sono irrequieti, non c’è molto per cui farli lavorare, lungo la strada non ci sono campi, spesso addirittura si passa tra muri e cancellate. Nonostante si tratti di una stradina secondaria, c’è sempre qualche automobilista che si lascia andare a strani gesti. Le mamme chiamano i bambini seduti dietro perchè guardino il gregge, ma un uomo agita le braccia come a dire che non è possibile dover incrociare addirittura delle PECORE sulla strada asfaltata.

Si passa nei pressi di una zona artigianale/industriale, ovviamente deserta nel giorno festivo. I cani continuano ad avere poco lavoro, qui non c’è nulla che patisca la brucatura delle pecore. L’asfalto è in pessime condizioni, le buche sono pozzanghere guardate con sospetto dalle pecore, che cercano di aggirarle.

Si arriva in prossimità di un paese. Non ci sono alternative, bisogna passare nel centro abitato. Nessuno dovrebbe protestare. Il gregge avanza, per gli animali l’unica certezza è che i pastori li condurranno a pascolare altra erba.

Anche in paese non sembra esserci molta gente, in quella mattinata fredda ed umida. Il gregge procede tranquillo diretto verso la piazza, i cani annusano negli angoli dei muri, non ci sono nemmeno siepi o aiuole da salvare dal passaggio delle pecore.

Quei pochi pedoni già in giro alla domenica mattina osservano stupiti e meravigliati il gregge. Per qualcuno è immenso… Ma da queste parti non è mai passato un gregge di quelli veramente imponenti. Le domande sono le solite, la gente chiede quante bestie ci sono, dove si va, da dove si proviene.

Ecco dove erano tutti, in chiesa! Non so se la Messa fosse finita o dovesse iniziare, ma per qualche istante il gregge di pecore e quello dei fedeli si fiancheggiano, tra le esclamazioni della gente. Qualche attimo di confusione sulla strada, poi il cammino del gregge procede su vie secondarie e ci si ferma anche a pascolare un prato tra le case.

Si torna in un paesaggio più agreste. Prati, campi, cascine, ma è inevitabile avere strade da attraversare. Intanto il tempo sta cambiando, e la meta è sempre più vicina.

Poco per volta arriva il sole, il cielo si pulisce, l’aria si riscalda. Serviranno però alcuni giorni prima che il terreno torni asciutto, specialmente in queste zone di pianura. Il gregge avanza lungo la strada secondaria, poi percorrerà qualche centinaio di metri  su asfalto e infine arriverà nei prati. Si è partiti con un clima invernale, ma all’arrivo sembra proprio primavera, il sole è davvero caldo e i prati, tutt’intorno, brillano di un bel verde.

L’anno della capra

Questa è la stagione dei capretti. A differenza delle pecore, che partoriscono tutto l’anno (a meno che intervenga l’uomo a stagionalizzare i parti), la capra ha un periodo in cui tendono a concentrarsi i calori. Cinque mesi dopo… Ecco le nascite.

I capretti sono uno spettacolo. Sono andata da un mio amico apposta per vedere tutta l’allegra brigata salterina. Riuscire a scattare delle foto decenti, tra la poca luce della stalla e i soggetti irrequieti, è una vera impresa. Mi aspettavano però anche fuori regione per farmi fare un “tour caprino”.

Senza rendermene conto, ciò è finalmente avvenuto proprio in concomitanza dell’inizio di quello che, secondo il calendario cinese, è l’anno della capra! Quando si dice il destino!! Alla battaglia delle capre di Locana, in novembre, due appassionati dalla Val d’Aosta mi avevano invitata a far visita alle loro stalle, facendomi accompagnare da un amico comune. Rimanda e rimanda, finalmente eccoci a Perloz, dove sembra vi siano capre in ogni porta al pianterreno! La prima visita è da questo simpatico signore, che ci mostra i suoi animali, cercando di aiutarmi ad avere un po’ di luce per scattare le foto.

Poi è la volta della stalla della nostra guida, Leo. Da queste parti la passione per l’allevamento di questi magnifici animali è fortissima, legata anche alla tradizione della battaglia delle capre. Perloz è il “luogo simbolo” di questa manifestazione, come viene scritto sul sito della ProLoco, anche se proprio nello scorso anno si sono registrate vibranti polemiche in merito allo spostamento della Finale ad Aosta.

Per fare la foto al becco, gli concediamo una gita all’aperto, dove sta iniziando a nevischiare. Tutti questi animali sono di razza valdostana, le cui caratteristiche più evidenti sono date dalle corna, ben sviluppate sia nel maschio, sia nella femmina.

Leo, che come attività principale non è un allevatore, ci mostra un altro aspetto collaterale della sua passione, cioè i collari di legno da lui decorati con tanta pazienza… e punta di coltello! Da noi si chiamano canaule, altrove gambis, ma comunque servono per sostenere le campane al collo di capre, pecore…

A proposito di pecore, di fianco alla stalla del becco c’è anche qualche ovino, sia di Leo, sia di un suo amico. Razze varie, incroci con la razza locale Rosset…

Sempre a Perloz, ci fermiamo a casa di un giovane allevatore che, ahimè non era presente, per “presentarci” i suoi animali. Colpa della nostra visita a sorpresa… Stalla pulita, ordinata, belle capre.

Saliamo nella valle, sta proprio nevicando. Ci fermiamo da un altro appassionato. Anche per lui l’allevamento non è l’attività principale, ma è evidente come tutti loro dedichino molte ore a questi animali, alla loro sistemazione, al loro benessere. Ho come la sensazione che passino anche del tempo semplicemente in loro compagnia, ad ammirarli…

Dai loro discorsi, è chiaro come si conoscano un po’ tutti, Piemontesi e Valdostani, uniti da questa passione, quasi una “nicchia” nel mondo degli allevatori. Ovviamente ogni capra ha un nome, in ciascuna di queste stalle ci sono animali che hanno ottenuto qualche riconoscimento alle varie battaglie.

Le baite sono vecchie case dalla classica architettura walser, stiamo salendo verso Gressoney, in una giornata decisamente invernale. Tutte queste capre restano nelle stalle fin quando non sarà possibile metterle al pascolo all’aperto. Vengono lasciate libere e incustodite…

Altra stalletta, altre capre! Ascolto i loro discorsi: guardano gli animali, li commentano, pianificano scambi e acquisti di capretti. Dinamiche che potrebbero sembrare assurde e incomprensibili a chi non fa parte di “questo mondo”. Mi viene da pensare a quegli esaltati che denunciano l’allevamento e le battaglie delle capre come maltrattamento… Venissero a vedere con quanto amore sono allevate queste bestie…

Sotto un’intensa nevicata, a Gressoney ci aspetta anche un ottimo e abbondante pranzo. Poi, sulla via del ritorno, un’ultima tappa alla stalla di Michael. Anche qui capre che devono ancora partorire e numerosi capretti già nati. La stalla è un vero gioiellino.

Ogni capra ha il suo box, tutto in legno. Gli animali devono rimanere isolati gli uni dagli altri, poichè con la loro indole altrimenti si prenderebbero a cornate tutto il tempo. Anzi, ogni tanto occorre risistemare qualche tavola di legno, dopo qualche cornata di troppo.

La visita nella Valle del Lys è ormai alla conclusione, bisogna rientrare. Ancora un ultimo scatto alla vita che va avanti, un saluto a questi nuovi amici, una promessa di tornare in estate, quando il meteo permetterà di godere del panorama…

Giusto per finire di lustrarsi gli occhi, mentre siamo di strada telefoniamo al pastore Giovanni, che non dovrebbe essere lontano con il gregge. Le capre si presentano a rapporto intorno al furgone dove sono ricoverati i capretti, tutti nati negli ultimi giorni. A questo punto… buon anno della capra, allora!

Un inverno non così duro

Quest’anno, anche con qualche spruzzata di neve, il maggior problema per il pascolo vagante non è stato quello classico dell’inverno, fatto di gelo, di poca erba, di timore di dover fermare le pecore.

Al massimo ci si lamenta per il fango, per i prati che non possono essere pascolati perchè troppo molli. Il fango sulle strade di campagna, anche dopo giorni in cui non piove e non nevica. Dipende dalle zone, ci sono certe aree della pianura in cui il terreno trattiene di più l’acqua. Erba buona, dice il Pastore, ma appena fa due gocce…

Greggi qua e là per la campagna se ne incontrano tanti. Qualcuno lo vedi anche passando sulla tangenziale, poco prima di infilarsi in mezzo alla città. Chissà quanti notano la presenza delle greggi intorno a loro?

Insieme al gregge c’è tutto il contorno di avifauna che lo segue costantemente, vivendo quasi in simbiosi con le pecore. Un gregge, per questi aironi, per le ballerine e per altri uccelli, vuol dire maggiori garanzie di nutrimento, tra insetti, vermi nel terreno pascolato, ecc ecc. A volte anche qualche rapace pure qui da noi (sulla Svizzera vi avevo parlato l’altro giorno).

Le giornate iniziano ad allungarsi sensibilmente, le serate hanno più luce, il sole tramonta più tardi. Passata la metà di febbraio la neve fa sempre meno paura. Da queste parti in pianura è arrivata e se n’è andata quasi subito, lasciando per l’appunto solo fango, nemmeno tanto ghiaccio, visto che le temperature non si sono mai abbassate sensibilmente.

Adesso le greggi pascolano ancora nei prati, in quelli che non sono stati concimati dai contadini. C’è all’incirca un mese di tempo, poi toccherà trovare pascoli altrove, l’erba sarà poi quella che garantirà la fienagione di maggio. Nei boschi delle colline, lungo i fiumi, nei pioppeti, diversamente dagli altri anni c’è però già del verde, grazie alle temperature miti ed all’umidità.

Ogni pastore ha la sua zona, il suo metodo di lavoro. Ecco qui un gregge di pecore “degli agnelli” che rientra in cascina per la notte. Altri pastori vaganti invece tengono tutti gli animali insieme e si spostano continuamente. Ma questo pastore è da solo e si organizza così per non tribolare troppo.

Girando qua e là, ecco un gregge vagante un po’ diverso dal solito. Due soci hanno unito gli animali per il pascolo in pianura, così oltre alle Biellesi vedete anche un po’ di pecore Roaschine, quelle che un tempo erano le protagoniste del pascolo vagante dalle vallate alpine fin giù alla Lomellina.

Le previsioni annunciano ancora qualche nevicata fino in pianura, ma non dovrebbe impensierire i pastori, non in quest’inverno mite e con tanta erba. Forse è anche questo uno dei motivi per cui si vedono pecore ovunque… Qualche anno fa un mio amico diceva che serviva qualche inverno “come si deve” per scremare un po’ i pecorai, che oggi troppo si improvvisavano, che la pastorizia è una cosa seria e solo nei momenti davvero critici si vede chi è il vero pastore.