Passaggi pericolosi

Con l’arrivo dell’estate, non sempre posso aggiornare il blog… ed il materiale si accumula. Il tempo manca, quindi oggi vi regalo solo un piccolo assaggio di "avventure in alpeggio". Non ho immagini del mio primo passaggio tre i muri di neve della valanga, perchè era quasi notte e c’era le nebbia. Confesso di aver avuto anche un po’ di paura, a trovarmi lì in mezzo…

Questa è l’apertura nella slavina quando già sono passati alcuni giorni dalla fine dei lavori. La strada per l’alpeggio è finalmente percorribile, ma… Non è il più sicuro dei posti: fondo fangoso e viscido, muraglie di neve compatta che incombono minacciose, il torrente che buca la neve che deve comunque essere guadato.

E poi ci può sempre essere l’imprevisto. Come quel sabato mattina in cui qualcuno segnala che la strada è di nuovo bloccata. E’ franata parte della sponda laterale ed è precipitato giù un grosso masso, impossibile da spostare a mano. Per fortuna si può sfruttare il verricello montato sul fuoristrada. Un investimento costato caro, ma che questa volta torna veramente utile!

Nonostante quello, si fatica non poco, perchè il peso del masso è veramente grande. Poco per volta, si riesce a tirarlo da una parte, compiendo numerose manovre. C’è un bel fresco, lì nella strettoia, e dal suolo si alza una leggera nebbiolina. Tutti stanno per tirare un sospiro di sollievo, anche quest’emergenza è quasi risolta.

Una volta staccato il cavo, si può finalmente tornare alla baita. Chissà quanto tempo sarà necessario affinchè tutta questa neve si sciolga? E riuscirà a sciogliersi completamente, prima dei freddi di fine estate/inizio autunno? Non è raro veder già le prime nevicate a settembre, da queste parti.

E poi questa non è l’unica valanga che ha interessato il territorio dell’alpeggio. Di molte restano le tracce, sotto forma di alberi abbattuti a bassa quota. Altre invece invadono ancora i canaloni e vengono attraversate, per fortuna agevolmente, dagli animali. Ma di questo vi parlerò poi con più calma nei prossimi giorni.

E' così che si pensa alla montagna?

Non credo di aver mai parlato di politica in questo blog e nemmeno inizierò a farlo adesso, però… Però ci sono appena state le elezioni e, sul giornale di ieri, ho letto che l’attuale Assessore alla Montagna della Regione Piemonte è stata eletta sindaco di Bra. Buon per lei. Ma l’Assessorato resterà vacante, la Presidente non nominerà un nuovo assessore (così leggo su "La Stampa") ed il ruolo verrà svolto da quello che oggi è l’Assessore ai Trasporti ed Infrastrutture. Ma sì… tanto, la montagna, cosa vuoi che abbia bisogno di un assessore apposta? Se dobbiamo risparmiare, iniziamo pure di lì, tanto… Cosa vuoi che serva, in montagna? Lassù è tutto bello, tutto idilliaco, la gente ha la scorza dura e se la può cavare da sola, no?

E allora andiamo in un posto a caso, in una delle tante valli piemontesi. Anzi, non proprio "a caso", saliamo lungo la valle che porta ad una delle più belle (e famose) conche di queste parti: alpeggi, un rifugio, un agriturismo, una locanda-alpeggio di antica tradizione. Tanta storia, persino qualche leggenda, un famoso e pregiato latticino, oltre alle tome e tutto il resto. Ancora a bassa quota, sono evidenti e tangibili i segni dell’inverno, con i resti di enormi slavine, che tra l’altro hanno accumulato nel letto del torrente grandi quantità di legname. Per non parlare poi, un po’ ovunque, delle tracce ancora molto marcate dell’alluvione dello scorso anno!

Certo, su nella conca, il paesaggio è fiabesco. Però… però c’è qualcosa di strano. Siamo ormai all’inizio dell’estate e non vedi gli animali, non senti le campane. O meglio, qualcosa c’è, ma non è l’animazione caratteristica di questo posto. Basta guardare quant’è bassa l’erba per capire che quest’anno la stagione è in ritardo. Inutile salire con un gregge o una mandria, quando non hai di che sfamarlo. Lo sapete però che, se l’allevatore non porta in montagna per almeno 90 giorni i suoi capi, non ha diritto ai contributi della Comunità Europea, quelli dati perchè si svolge un utile ruolo, pascolando e pulendo i versanti alpini? Chi prenderà le parti degli allevatori, proprio quest’anno che la stagione si apre con tante difficoltà?

Ma non è solo un problema di erba. Quella prima o poi (si spera) crescerà. Non è invece così automatico il recupero di altri danni. Queste stalle, costruite recentemente, sono schiantate al suolo sotto il peso della neve e la forza distruttrice di una delle tante slavine.

La slavina è ancora lì, scioglie lentamente, lasciando dietro di sè i danni e tutto il materiale trasportato a valle. Questo allevatore avrà un problema in più, quando salirà con i suoi animali. Certo, prima di costruire le stalle, in qualche modo sopravviveva e lo farà anche adesso, ma… Riceverà degli aiuti, oppure il suo è un lavoro di serie B? Perchè c’è chi ha diritto agli aiuti e chi invece deve arrangiarsi con le sue forze, perchè tanto, si sa, non è di quelli che stanno lì a piangersi addosso… Verranno stanziati dei fondi per la montagna, dopo questo difficile inverno?

Certo, si può anche dire che le vecchie baite hanno resistito, solo un tetto ha avuto qualche problema, ma la valanga non ha investito l’insediamento antico. Forse le nuove stalle non erano state costruite al posto giusto… Però ormai le cose sono andate così e l’intero villaggio è silenzioso, pur essendo già iniziata l’estate.

Più a monte, laddove si dovrebbero sentire muggiti e belati, risuona solo il motore delle motoseghe. Ce n’è di lavoro da fare, per tagliare tutti gli alberi abbattuti o trascinati a valle dalle slavine. Persino la pista ne è ingombra, per non parlare poi di pascoli! Dappertutto si ripetono le stesse situazioni, la conca non è più solo quella morbida distesa verde, punteggiata di larici ed attraversata dal torrente. Oggi pare un campo di battaglia dopo la fine delle ostilità.

Su, in cima al pianoro, l’ennesima valanga, appena dietro alle baite. Sembra ancora inverno, chissà quando i pascoli saranno praticabili, quassù. Eppure la quota non è nemmeno delle più alte, siamo solo a 1750m slm. L’avranno già informato, l’Assessore, di queste cose? Spero proprio di sì, perchè quassù di alpeggi ce ne sarebbero due, ed al momento non vedo proprio nessuno, in giro. Solo dei turisti che raccolgono le foglie tenere degli spinaci di montagna.

La baita di Italo ha resistito, ma la porta è ancora sprangata. Quasi nessuna casa ha subito dei danni, quassù, solo qualche tetto necessiterà di piccole riparazioni, ma tutto sommato non è successo niente di grave, nonostante tutto.

Anche i recinti delle pecore sono ancora vuoti e tutto intorno l’erba inizia appena a spuntare. E’ giusto, è normale che sia così, ma comunque credo che la montagna sia in un momento particolarmente delicato e, nonostante la scorza dura dei montanari, la crisi tocchi anche loro. Pertanto la differenza tra una fabbrica che fallisce ed un allevamento che chiude i battenti non è poi così grande come potrebbe sembrare. Ricordiamoci che non si parla solo di persone, ma anche di ambiente. Se quassù un alpeggio dovesse rimare vuoto, magari le conseguenze verranno pagate fin giù nella pianura, con la prossima alluvione…

Per fortuna, sulla strada del ritorno incontro qualche segno di vita. Non so come facciano a pascolare, queste pecore, perchè l’erba sembra quella di un giardino dov’è appena stato passato il tosaerba! Non faranno sicuramente indigestione.

Va un po’ meglio a quelle poche vacche che pascolano vicino alla locanda. Qui l’erba c’è, ma comunque il numero di animali che ho incontrato sulla Conca del Prà, in alta Val Pellice, non è che una minima parte di quello che dovrebbe esserci. Già così tante cose sono cambiate, nel corso degli anni, dei secoli. Basta pensare a quante case ci sono quassù, a quante persone salivano un tempo con i loro animali, al complesso metodo della "partia" per la suddivisione dei compiti in alpeggio e soprattutto dei prodotti, a fine stagione. Di tante attività resta la memoria, speriamo che le cose non vadano a peggiorare, in futuro. E che, anche se apparentemente porta più costi che benefici, ci sia sempre un posto, in politica, anche per le montagne! Bel tema da trattare in un convegno, ma sarebbe meglio parlarne meno ed agire di più.

Montagna incontaminata

Prima di iniziare il post di oggi, una parentesi (e, purtroppo, una brutta notizia). Sono venuta a sapere di un brutto incidente capitato al nostro amico Giors90. Dei cani hanno spaventato le sue pecore, che hanno sfondato la rete e sono scappate, cercando di mettersi in salvo. Purtroppo i cani le hanno spinte verso una pietraia, dove gli animali si sono feriti malamente, rompendosi le gambe e dove, ahimè, non hanno avuto scampo. I cani le hanno uccise tutte. Nella valle ci sono sospetti (ma non prove) sui responsabili, si parla di cani frutto di incrocio tra razze particolarmente aggressive, addestrati (??) per andare a caccia di cinghiali. Giors dice che, di fronte a cose del genere, ti viene voglia di mollare, anche perchè nessuno ti ripagherà del danno (e, meno che mai, del valore affettivo degli animali). Adesso lui sta per partire per l’alpeggio, la "nuova montagna" in Val Soana. Coraggio e… non arrenderti!

Veniamo a quello di cui volevo parlarvi. Ci sono posti dove la montagna è incontaminata (almeno apparentemente), dove puoi veramente dimenticare lo stress, il caos, il traffico e tutti i fastidi che giù ti tocca vivere quotidianamente.

Altrove invece il XXI secolo è lì, a pochi passi da te. Un centro abitato, un’autostrada, traffico persino a quelle quote, turisti che iniziano ad aumentare di numero e talvolta mal tollerano i "disagi" che l’alpeggio può causare loro. L’erba davanti ai condomìni è meglio che sia tagliata a macchina, che non brucata dalle pecore! Meglio un sano ronzio meccanico, che non i belati.

Sullo sfondo del gregge si staglia il parcheggio dei tir, poco frequentato in quel sabato sera ancora assolato. Gli animali pascolano, incuranti del paesaggio. Per loro è sufficiente che ci sia erba, preferibilmente di buona qualità.

Per fortuna, basta cambiare angolazione per avere tutt’altro panorama! E allora qui sì che tutti possono essere concordi nel dire che questo gregge è in alpeggio… Mentre il sole si fa più basso all’orizzonte ed i suoi raggi diventano meno cocenti, gli animali continuano a pascolare, ignari delle mie considerazioni.

"Scatta una foto qui, guarda come sono belle allargate in mezzo ai fiori gialli!". Il gregge pascola in quelli che probabilmente un tempo erano appezzamenti coltivati dall’uomo, oppure prati da sfalcio. Oggi in pochi fanno ancora il fieno, quassù. E’ una località turistica e, inspiegabilmente, in certi posti d’Italia questo significa che non c’è spazio per gli animali domestici. Vuoi mica avere il negozio di lusso e, di fianco, la finestrella della stalla! In Austria mi era capitato di vedere una scena simile e… Non so, ma quella mi era sembrata una montagna più vera di questa.

Aspettando il responso

La fotografia è una delle mie passioni, ma per una volta avrei voluto gettar via la macchina e non doverla usare per questo compito sgradevole. Purtroppo vi devo di nuovo mostrare foto cruente e spiacevoli, ma sono solo una versione fredda e distaccata di quello che si poteva vedere veramente. Mentre sto aspettando il responso della veterinaria incaricata di accertare gli attacchi da canidi, che ha visitato il luogo dell’attacco ieri pomeriggio, vi mostro quello che ho visto io domenica mattina.

Questo è il primo agnello morto, incontrato lungo la strada, trascinato lì probabilmente nella notte.

Via via, sui pascoli si incontravano gli altri, con i corpi più o meno mangiati dai predatori. E’ stato un attacco del lupo? In questo caso penso si trattasse di un gruppo, visto il numero delle vittime.

Oppure erano cani randagi? Nessuno ha visto o sentito nulla, sia nei giorni precedenti che in quelli successivi. Qualcuno dei cadaveri era praticamente intatto, forse morto per le lesioni riportate durante una rovinosa fuga.

Il fatto è successo di notte, al mattino del sabato il pastore si è trovato davanti il triste spettacolo. Di questo agnellino, nato probabilmente da poche ore, non resta che una gamba. Magari altri sono stati divorati interamente e non vengono quindi conteggiati tra le perdite.

Tutte le bestie uccise erano di taglia medio-piccola, questo è un altro neonato, a cui è stata mangiata la testa e l’addome.

Immaginatevi il triste compito del pastore, che invece di aggirarsi nel gregge per cercare i nati della notte, ha dovuto contare le perdite e trascinare i cadaveri in un unico punto… Il senso di sgomento, incredulità, rabbia, disperazione è facilmente intuibile.

Sulle carcasse, nei giorni successivi, hanno poi infierito anche le volpi, i corvi, i cinghiali che comunemente frequentano l’area. Non so se il lupo (caso mai sia stato proprio lui) ritorni sul luogo dei suoi "delitti" e si cibi anche delle carcasse… Magari qualcuno (Chiara?) mi può rispondere.

Il cadavere consumato maggiormente dai predatori è stato quello di questa capra, che già al mattino di sabato si presentava così.

Le capre uccise sono state quattro, tre adulte e questo giovane becco che il pastore voleva tenere. Un morso mortale al collo e niente altro…

In una zona non poi così ampia, a poche decine di metri gli uni dagli altri, i cadaveri li ho fotografati tutti. Sono una ventina, contando anche una capra che aveva cercato la fuga ed è stata uccisa più a valle, in un ripido canalone a strapiombo. La scia di sangue sulle rocce ci ha permesso di trovare anche lei. Ma chissà se ci sono altri dispersi?

Questa capra in fuga, terrorizzata, cercava di nascondersi tra le rocce a picco sul dirupo. Solo dopo alcuni giorni è stato possibile ricondurla al gregge, insieme ad una pecora ugualmente spaventata.

Tutto il gregge era inquieto, nei giorni successivi all’attacco. Bastava un minimo movimento degli uomini per provocare un fuggi-fuggi generale. I cani poi erano temuti più che mai.

Tra gli animali c’erano poi numerosi feriti, che probabilmente riusciranno a scamparla. Questo agnello dev’essersela vista brutta… ma il morso sul collo non è stato letale.

E che dire di quest’altro, a cui è stato strappato un grosso lembo di pelle nella coscia? Alcuni invece non sono stati altrettanto "fortunati", perchè sono morti nella giornata di sabato. "Come li ho presi in braccio per vedere cos’avevano, mi sono morti tra le mani. Probabilmente avevano le costole fracassate…", racconta con disperazione il pastore. E adesso? A parte il responso che verrà (e di cui vi darò notizia), quale sarà il risarcimento per il pastore? A giorni il gregge lascerà la montagna, ma anche lassù non ci sarà più quella pace e libertà che ha regnato fino a ieri.

Il responso è arrivato (ore 9:30): la veterinaria dice che, con buone probabilità, può essere lupo. Per i rimborsi… non resta che sperare.

L'esperienza te la fai sul campo

Una giornata come tante, su in alpeggio. Pensi di organizzare il tuo tempo in un certo modo, e poi l’imprevisto è sempre in agguato e chissà come andrà a finire. Così al mattino si sale su in alto, a controllare le vacche. Ormai la gran parte della mandria è lassù…

Stanno bene, gli animali, in quell’erba ancora da pascolare, dove la fioritura colora ancora i versanti, anche se già un po’ sciupata dai temporali che ogni pomeriggio/sera si riversano sulle montagne. Poco per volta la stagione avanza, gli animali brucano, l’erba ricresce grazie all’umidità della pioggia, ma altrove di erba ce n’è proprio poca, ad esempio di là verso il Malamot, dove sta arrivando il gregge. "La neve è appena sciolta, in qualche punto ci sono ancora i nevai, e l’erba è così bassa…"

Al pomeriggio, dopo i vari lavori (tra cui dare il sale alle vacche che pascolano lì intorno alle baite), si pensava di andare a vedere in che condizioni è la strada che sale al Malamot. Pare che sia stata gravemente danneggiata dall’alluvione e ciò rappresenta un bel problema per i pastori… Prima di partire però si controllano le vacche e si vede che ce n’è una che vuol partorire, si vedono già i piedi del vitello. "L’anno scorso è stata tagliata, quindi è come se partorisse per la prima volta. I piedi sembrano piccoli, speriamo in bene." La vacca viene fatta scendere nella stalla, dove la si lega e si preparano corde e "tagliole" per tirare il vitello. Mancano le immagini di queste fasi, capirete anche voi che ogni mano è utile, altro che star lì a guardare con la macchina fotografica. Tre persone, di cui una poco esperta, sono un po’ poche in un momento delicato come questo.

Il vitello fatica a passare, si tira la corda che scorre cigolando nella carrucola, finalmente esce la testa, il resto del corpo ed il vitello è nato. Gli si versa un po’ di acqua fredda nelle orecchie, lui scuote le testa, è vivo, ma fatica a respirare, così viene appeso a testa in giù per qualche momento. Il problema però è la vacca, che sanguina copiosamente di un sangue rosso vivo. Che bisogna fare? Dolores teme che si tratti della rottura di una vena, cerca di fermare l’emoragia con la mano: "Chiama il veterinario, chiedigli cosa dobbiamo fare!" Nella stalla il telefono non prende, Flavio esce ed ascolta cosa suggerisce il medico. Il sangue continua a scorrere… Una puntura di antiemorragico, poi uno straccio tenuto a bagno nell’acqua ghiacciata. Non è sufficiente. "Non è la vena, sento uno squarcio nell’utero." Il vitello intanto si è ripreso, ma la madre rischia di morire. Sangue coagulato cade a terra… Viene messo dei ghiaccio all’interno. "Sento che si sta chiudendo…". Nuova telefonata, il veterinario dice di tenere la ferita per 15-20′, anche lui non potrebbe intervenire altrimenti. A parte che è in un altro alpeggio ed impiegherebbe più di un’ora ad arrivare, ma non è facile suturare in un punto così delicato. La ferita smette di sanguinare e Dolores racconta come, da bambina, ad 11 anni "mi hanno fatto star lì mezz’ora con la mano nel sedere della vacca, perchè si era rotta la vena". Studiare veterinaria serve, ma certe esperienze fatte sul campo valgono più di qualunque altra cosa. Si è fatto tardi, sono passate oltre 2 ore, i problemi ricominciano quando la vacca cerca di espellere la placenta, bisogna ricominciare con il ghiaccio e tutto il resto. Per fortuna, la mattina dopo, la vacca era ancora viva…

Incidenti di percorso sulla via dei monti

Iniziamo purtroppo con delle brutte notizie. Vi avevo narrato della transumanza di Fabrizio nel mio ultimo post, poi quella transumanza oggi è tragicamente sui giornali. Ieri mattina, mentre Fabrizio saliva lungo la strada a Villar Perosa, il gregge è stato investito da un ubriaco. Erano le 5, ora scelta appositamente per non intralciare il traffico domenicale. Davanti al gregge c’era il fuoristrada con il lampeggiante, le luci d’emergenza e con le bandierine rosse per fare segnalazioni. Ma l’auto non ha rallentato, non ha minimamente frenato, è entrata dentro alle pecore uccidendone una decina e ferendone gravemente altre, per un totale di 15 capi morti o da abbattere. Il pastore si è salvato per un pelo "ma ho ancora mal di stomaco", mi raccontava ieri sera. L’investitore è poi fuggito, ma è stato fermato dai Carabinieri, che l’hanno multato e gli hanno ritirato la patente, visto che guidava in stato di ebbrezza. Una multa anche al pastore poichè, nonostante tutte le segnalazioni, non indossava il giubbottino o la banda fluorescente. Speriamo che l’assicurazione lo risarcisca del danno subito, ma resta il ricordo di un brutto momento e la perdita degli animali.

Anche a Bardonecchia qualcosa che non ha funzionato c’è stato… Per fortuna i camion sono stati caricati quando non pioveva e, nonostante la pioggia battente lungo il percorso, all’arrivo c’era persino un minuscolo sprazzo di cielo blu tra le nuvole gonfie di acqua.

Dagli autotreni si è potuto scaricare le pecore e dare il via alla conta da parte della Forestale e del Consorzio. Solo che i camion giunti a destinazione erano solo 4, uno ha avuto dei problemi al rimorchio durante il viaggio. Poteva andare peggio, perchè i pastori hanno visto la ruota che fumava, il camion che sbandava… Nel male, è andato tutto bene, perchè l’incidente è successo dopo l’ultimo casello e non lontano da una piazzola d’emergenza, senza causare danni agli animali.

Mentre gli altri camion scaricavano, una motrice già vuota è tornata indietro con uno dei pastori. Si è dovuto vuotare il rimorchio e travasare gli animali, piano per piano, nella motrice. "Due pecore sono saltate fuori, una l’ho acciuffata io, l’altra siamo riusciti a prenderla prima che arrivassero macchine!". Altri attimi di paura e tensione, per fortuna il traffico era estremamente scarso, con il maltempo che incombeva sul fine settimana.

Alla fine, tutto il gregge è arrivato là a Bardonecchia, nel piazzale di Campo Smith, con molte delle pecore "sporche come cinghiali", a causa della permanenza nei piani bassi dei camion e della pioggia. I pastori hanno potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo, perchè comunque non c’erano bestie morte soffocate o schiacciate dalle altre e nemmeno gambe rotte. Solo un po’ di ritardo, ma davanti ci sono tutti i mesi estivi per pascolare…

Quando Beppe si apprestava a chiamare il gregge, ecco che la pioggia interrompe la sua breve tregua. In pochi istanti, il tempo di attraversare il piazzale asfaltato, e dalle nuvole gonfie si riversa sugli animali una fitta doccia fredda. E’ vero che necessitavano di una lavata per tornare ad essere bianche come prima, però… Però il tempo non lo si può comandare, e così si attraversa la periferia della cittadina turistica quasi senza pubblico.

Non c’è il vociare degli altri anni, gli scatti delle macchine fotografiche e dei cellulari, le domande dei turisti. Il paese è quasi deserto, le seconde case e gli appartamenti affittati per l’estate sono quasi tutti chiusi. I pastori non rimpiangono la confusione, perchè più gente c’è, più loro potrebbero incontrare problemi e lamentele nello spostare gli animali… Così in breve tempo le strade erano di nuovo libere e le pecore potevano iniziare a pascolare salendo verso l’alto, in una montagna completamente avvolta dalla nebbia e dalle nuvole basse.

A sera le nuvole si alzano appena, lasciando intravedere qualche chiazza di neve non poi così in alto. Continua a piovere e manca la voglia di cenare all’umido nel rimorchio. Così, dopo aver chiuso le pecore nel recinto, dopo aver dato da mangiare ai cani, ci si lava le mani, si indossa una maglia ed un paio di pantaloni più o meno puliti e si scende nel centro del paese. Le cameriere squadrano i pastori da capo (berretti umidi) a piedi (scarponi infangati), soffermandosi a malapena sulle facce stanche segnate dalla sveglia alle 4:30, dalla fatica, dal freddo, dalla pioggia… e li accompagnano nella sala sul retro, lontani dalla clientela che sta mangiando nella sala principale. Non importa, quello che conta è essere serviti subito, con cibo caldo ed abbondante. Poi si uscirà sotto la pioggia che continua a cadere fine e si crollerà addormentati appena si toccheranno le coperte, anche se fredde e leggermente umide.

Pubbliche scuse

Lo ammetto, ho sbagliato e voglio fare ammenda pubblicamente. La persona cui queste scuse sono rivolte non legge direttamente il blog, ma ho fiducia che chi invece lo fa gliele riporti immediatamente. Nessuno mi chiede o dice di fare la cronaca di avvenimenti e vicende, ho scelto personalmente di scrivere queste storie per far conoscere la vita e la realtà dei pastori. Non dovrei scendere nel particolare, mai. Fino ad ora dai diretti interessati ho sempre ricevuto apprezzamento e complimenti, a volte qualche piccola critica o rimprovero che servono anche a migliorare. Quella persona a cui oggi chiedo scusa un po’ mi conosce, dovrebbe sapere/capire che non avevo nessuna intenzione o proposito di causare dei danni o problemi di alcun tipo a lui o a chiunque altro. Il mio è un errore per ignoranza, inconsapevolezza. Ho cercato di rimediare come potevo. Spero che anche queste scuse servano a qualcosa. Mi dispiace però che le rimostranze per il mio sbaglio siano state fatte ad altri e che così il mio peccato assolutamente non voluto si sia trasformato in tutt’altra cosa rispetto a quello che era in partenza. Si poteva rimediare in tempi molto più brevi. La prossima volta che dovessi sbagliare (e chi non lo fa?), ditemelo subito! Io credo che soprattutto quella persona abbia i mezzi e le conoscenze per rintracciarmi direttamente e chiarire la questione con me, senza coinvolgere altri che sanno vagamente dell’esistenza di questo blog, senza ovviamente conoscerne i contenuti in tempo reale. Sono solita risolvere i miei problemi da sola, gli altri non possono sapere perchè e percome io ho detto/fatto qualcosa. Ci parliamo e ci spieghiamo. Tanto è vero che adesso ho capito solo in parte qual è stato il problema, anche se il concetto di cosa si può o non si può dire è chiaro. E con questo chiudo la questione, rinnovando la speranza che il mio sciocco errore non abbia avuto conseguenze per quella persona e per il suo lavoro.

Un velo di polvere

Come al solito, mi sono "persa" il passaggio sul ponte di Casale Monferrato. E’ stata una cosa da un quarto d’ora, mi hanno detto i pastori… Così sabato mattina il gregge era nel recinto già dall’altra parte del Po, accanto alle tante casette frequentate nei fine settimana. Quando si parte, dopo il solito pranzo delle 10:30, si capisce già che la giornata sarà calda. La polvere arriverà tra un attimo…

Si sale sull’argine e si passa sotto all’autostrada. Si pensava di castrare un po’ di montoni, ma poi la strada da fare in giornata è troppa e gli animali ne soffrirebbero, così l’operazione è rimandata all’indomani. Anche lì, nel sottobosco, inizia a sollevarsi la polvere che avvolgerà uomini ed animali per tutto il giorno.

L’argine costeggia la grossa cava sul fiume, c’è qualche camion che va e viene, ma non il consueto via vai dei giorni feriali. E’ un tratto delicato, tra alte sponde in cemento che scivolano verso il basso, guard-rail e catenelle che bloccano l’accesso ai mezzi a motore. Flavio va avanti a controllare proprio questo punto critico, dove ben due sbarramenti potrebbero causare un’ammucchiata degli animali. Io, nelle retrovie, scorgo con la coda dell’occhio un giovane montone che sparisce in un pozzetto aperto. Che fare? In quei momenti non ti preoccupi della delicatezza, quanto del salvare l’animale! A testa in giù, inginocchiata, cercando di non perdere l’equilibrio, prima afferro un orecchio, poi cerco di prenderlo per il collo e, solo dopo molti sforzi, finalmente riesco a tirar su le zampe anteriori. Peserà almeno 60 chili… Il pozzetto sarà profondo circa un metro e mezzo… La bestia è pesante, tiro con tutte le mie forze senza badare ai pantaloni che strisciano a terra, al capogiro per la posizione così scomoda e difficile, alle unghie che fanno male come se stessero per staccarsi dalle dita. Alla fine rimaniamo tutti e due per qualche istanti sdraiati a terra, senza forze e senza fiato. Lui si riprende per primo, con un belato si rialza e corre ad unirsi alla coda del gregge, per fortuna non così lontano. Io sono più lenta, sul sudore si sta già incollando un velo di polvere e il cuore batte forte in gola.

E’ la polvere che si alza già solo dai passi di una singola persona, fuguriamoci cosa può fare un gregge! Ed il sole è abbacinante, il caldo toglie le forze, la polvere soffoca. Quell’argine sembra infinito, gli animali davanti non li vedi più, spariscono nella polvere. Tutt’intorno, quasi niente da pascolare! E dire che qui, negli anni scorsi, ci si era fermati una giornata intera! Oggi si passa e si va…

Approfittando del fine settimana, si pascola qul poco verde che c’è in un posto dove non sarebbe consentito perchè "fondo chiuso". Chissà se il fatto di aver visitato quei pioppeti quand’ero studente all’università potrebbe darmi qualche diritto in più? Comunque non arriva nessuno e non si causa nessun danno… Ovviamente vengono evitate le giovani piantine ed i vivai, dove peraltro il sottobosco è stato lavorato con i trattori e non resta un solo filo d’erba. Solo terra e polvere.

Lì nei terreni dell’Istituto degli "strani" animali vengono ad osservare il gregge, affacciandosi dallo steccato entro cui sono rinchiusi. Torelli e vacche di una razza a noi sconosciuta, ma soprattutto una curiosa coppia pecora-montone. Taglia ridottissima, probabilmente mai tosati! Avrebbero voglia di partire per una stagione di pascolo vagante?

E poi il resto della giornata è tutto così, da un pioppeto all’altro, cercando quelli dove c’è un po’ d’erba, quelli dove i contadini non hanno bruciato tempo ed energia per accanirsi con potenti mezzi meccanici, fino a far scomparire anche la più piccola fogliolina d’erba… Ed è sempre polvere, polvere che invecchia, che cambia la fisionomia: si posa sui capelli, imbiancandoli, si mescola al sudore disegnando maschere di stanchezza.

Per la sera, un’ampia radura tra i pioppeti già utilizzata per fare il recinto negli anni scorsi. Mentre un pastore tira le reti, si sta ancora al pascolo sino a notte, scacciando con le mani nuvole di moscerini e pensando al giorno in cui inizierà la maledizione delle zanzare. Nel frattempo nasce un agnello, e non bisogna perdere d’occhio la madre mentre si ritorna al recinto.

E se si ammalano le pecore?

Abbiamo già detto che il pastore deve star sempre bene, perchè i suoi animali non possono essere lasciati soli, quindi spesso trascura la salute pur di badare al gregge. Qualcuno però mi aveva chiesto: "E quando stanno male le pecore?". Ovviamente succede, sarebbe bello il contrario. Però di inconvenienti ed incidenti ce ne possono sempre essere. Più il gregge è grosso, più la casualità vuole che qualche animale con un acciacco ci sia.

I pastori non vorrebbero che fotografassi il gregge dalle retrovie, perchè a fine colonna ci sono tutti gli animali "peggiori". Quelle zoppe, quelle che faticano a camminare, quelle con difficoltà respiratorie, e così via. Certo, poi ci sono gli agnelli più piccoli e meno abituati agli spostamenti, ma stiamo comunque parlando di animali non sani. Lo ammetto, non conosco molto bene le malattie. Vi racconto quello che ho visto e che sento dai pastori. Le spiegazioni sono le loro (sulle cause), ci vorrebbe un veterinario per maggiori delucidazioni (anzi, ce ne fosse qualcuno che legge, mi farebbe piacere si facesse vivo, magari può anche dare consigli utili!). Alcune immagini che inserirò sono crude, ma la realtà è quella che è…

Come avevo già scritto in passato, sono frequenti i problemi ai piedi. La zoppina (o pedaina) è causata da batteri, con un’infezione tra le dita che il pastore deve curare ai primi sintomi, disinfettando poi con un apposito spray. Si formano delle lesioni e delle infiammazioni tra le dita, con sacche di pus, ma il problema può estendersi se trascurato, fino alla caduta dell’unghia. Talvolta la causa scatenante è una lesione provocata da un coccio di vetro, una spina, un ferro o qualcos’altro che rimane infilato nel piede. Altre volte si tratta anche solo di terra, che secca e rimane incastrata tra gli unghioli. Il pastore pulisce il piede, taglia l’unghia con il coltello, fino a raggiungere l’infezione, fa defluire il pus e provvede a disinfettare.

Altre volte, sempre alle zampe, si possono manifestare delle dermatiti. Mi ricordo un’estate, un gregge con numerose pecore zoppe. Il pastore mi aveva spiegato che queste dolorose lesioni erano state causate dalla combinazione di piogge particolarmente intense, seguite da sole caldo ed un’alimentazione con molte foglie di cespugli, soprattutto lamponi. Mi rimetto a chi ne sa più di me per una diagnosi più accurata…

Di incidenti ne possono sempre capitare: gambe rotte, animali disancati, e qui ci sono pochi rimedi… Soprattutto in greggi che devono spostarsi quotidianamente. Un agnello può essere ingessato e facilmente la frattura si salda. Per animali adulti generalmente c’è poco da fare. Varie infezioni e problemi vengono curati con iniezioni di antibiotici ed altri prodotti che io non conosco. Può essere per cercare di curare una mastite, oppure una polmonite o disturbi generici che si manifestano con deperimento ed affaticamento dell’animale. Si tenta una cura, sperando che sia efficace.

Purtroppo succede anche che al mattino, nel recinto, ci sia un animale morto. Solitamente è un animale che non stava bene nei giorni precedenti, qualche volta anche una morte improvvisa. Si cerca di vendere gli animali sofferenti o con problemi seri, per evitare loro ulteriori fatiche nel seguire il gregge durante gli spostamenti quotidiani. La maggior parte dei decessi improvvisi è dovuta ad indigestione. Con certi tipi di foraggi, le pecore mangiano troppo, il loro stomaco gonfia e, talvolta, non c’è modo di salvarle. Accade spesso con il mais, oppure con l’erba medica fresca. I pastori dicono che muoiono più animali a chi le fa mangiare a sazietà che non a quelli che, ad una certa ora, chiudono il recinto. Possono fare anche indigestione di acqua: dopo aver mangiato il sale, succede che bevano eccessivamente e rimangano "stumià", come si dice in dialetto.

Un altro "incidente" è l’aborto. Talvolta accade, per un trauma o per qualsiasi altro motivo. Può essere precoce come in questo caso, oppure l’agnello nasce morto, ma già completamente formato. Generalmente viene fatta una puntura di antibiotico alla pecora che ha abortito.

Specialmente in certi periodi dell’anno, gli agnelli sono soggetti a dissenteria, anche questa curata con prodotti farmaceutici. Raramente gli animali ne risultano così debilitati da non sopravvivere. Molto più sensibili sono invece i capretti. Il pastore controlla in particolar modo tutti gli agnelli, perchè sono ovviamente i più deboli del gregge. Qualche pastore divide gli animali: il gregge "degli agnelli", che rimane fermo o affronta piccolissimi spostamenti, ed il gregge con il resto degli animali. Altri invece caricano i piccoli su di un rimorchio per i primi giorni dopo la nascita.

In definitiva, il pastore deve essere anche veterinario, ma soprattutto deve sempre saper osservare i suoi animali, ed accorgersi di ogni minimo malessere, per intervenire in tempo. Per le gravi malattie infettive (che, fortunatamente, in parte sono state praticamente debellate) bisogna invece richiedere un intervento dal di fuori. Da quando mi occupo di pastorizia nomade (4-5 anni) ho visto un gregge affetto da Scrapie (la cosiddetta "pecora pazza"), per fortuna nient’altro! Qui, qualche altra informazione scientifica in aggiunta a ciò che ho scritto.

Non ho risposte

Cosa dire a quel pastore che mi racconta che un Carabiniere gli ha detto:"Voi del pascolo vagante dovete sparire. Non c’è più posto per questo lavoro! Se vi sta bene, chiudete le bestie negli ovili, date loro da mangiare, ma basta andare in giro, tra qualche anno non ce ne sarà neanche più uno che va avanti, vi faremo smettere."

E cosa dire a quell’altro pastore che stava badando ai suoi animali in un posto dove proprio nessuno era venuto a lamentarsi, quando ha sentito un’auto arrivare a tutta velocità e n’è uscito un altro Carabiniere, che urlava a gran voce: "Ma allora voi non avete capito un c***o!", così forte che la gente del paese ha iniziato ad affacciarsi sui balconi… E il Carabiniere camminava veloce, grandi passi nella terra arata che gli si attaccava alle scarpe, fino ad arrivare davanti al pastore. Sempre urlando, gli ha dato due spintoni (!!!!!), con il pastore che cercava di non reagire:"Tenga giù le mani…". Dopo una "vivace" discussione, è venuto fuori che il Carabiniere pensava che il gregge fosse di un certo proprietario ben conosciuto da tutti, pastori e non, e che i custodii fossero solo dei garzoni, messi lì da quell’altro, che in passato aveva combinato gravi danni da quelle parti. Anche se fosse stato… con che diritto mettere le mani addosso?

Cosa rispondere a quel pastore, giovane, che ad occhi bassi ti racconta che altri giovani come lui, sfrecciandogli vicino con l’auto, gli hanno rivolto insulti vari, sghignazzando?

Un pò scherzando, ma gli occhi sono seri, uno ti dice:"Chi è che ci vuole ancora bene? Chi vuol bene ai pastori? Nessuno… C’è giusto il mio cane, che mi vuole bene. Altrimenti, tutto dove vado c’è qualcuno che mi trova da dire. Qui è il Sindaco, là un contadino, una signora perchè la capra ha mangiato la siepe, un altro perchè blocchiamo il traffico. Al massimo piace guardarci in foto…"