Maltempo e… notizie dal Veneto

Già qualche giorno fa degli amici dal Veneto mi avevano raccontato di un terribile incidente capitato dalle loro parti a causa del maltempo che imperversa. Oggi leggo questo articolo, con foto terribili che fanno male al cuore. Purtroppo gli amici mi dicono anche che l’articolo è incompleto e contiene diverse inesattezze.

(foto da ilgazzettino.it)

Si dice che il pastore “non c’era”, come se si trattasse di una negligenza imperdonabile, specie in giornate a rischio come queste. Invece, scrive Loris: “Il pastore non c’era perché era all’ospedale che stava male ha dovuto correr al pronto soccorso… e i capi morti sono molte centinaia di più!!! E il Livenza non si riempìe improvvisamente come uno tsunami!!! Tutto é successo perché alcuni km più in su hanno aperto le chiuse! E dovevano avvisare! Dovevano avvertire che lo facevano!! Adesso interviene anche Zaia… chissà sia in grado di concludere qualcosa… Posto che il suo comune di provenienza ha chiuso il passaggio ai pastori…“. Il tutto confermato da Marco, pastore locale che è intervenuto sul posto per dare una mano a salvare il salvabile. Proprio lui l’altro giorno scriveva così: “Non so da voi, ma qua e una settimana che piove e non si può andare da nessuna parte perchè è tutto allagato e anche io sono in un fiume, solo che qua c’è ghiai,a ma non dormo da giorni per l’ansia. Mettono pioggia fino a giovedì!

(foto L.Marcolongo)

Piove e non è facile. Chissà dove sono tutti quelli che romanticamente vogliono fare il pastore, in giornate così… Queste foto ce le manda l’amico Leopoldo, sempre dal Veneto. E non ci racconta solo storie di maltempo, ma ostacoli “burocratici” per i pastori. Come mai in Veneto si è arrivati a questo punto?

(foto L.Marcolongo)

Io non conosco direttamente questa realtà e vorrei che qualcuno mi raccontasse perchè “fioriscono” divieti per i pastori in tutti i comuni, come diceva sopra anche Loris. I pastori veneti sono tutti delinquenti? La gente del Nord Est è più intollerante? Spiegatemi voi, per favore!

(foto L.Marcolongo)

Quello che ho fotografato ieri è Matteo Froner di Valle dei Mocheni. Un altro pastore giovane, Fabio Zwerger di Lago di Tesero (TN), invece si è
fermato fra Bassano del Grappa e Marostica (VI) per evitare guai con i
Comuni del Cittadellese (PD). L’anno scorso era passato per il mio paese,
San Giorgio in Bosco e l’estate scorsa sono andato a trovarlo  a Malga
Bocche, Paneveggio, Pale di San Martino“, ci racconta Leopoldo.

(foto L.Marcolongo)

Leopoldo ci ricorda l’antichissima tradizione pastorale veneta: “Nel libro di Jacopo Bonetto “Le vie armentarie tra Patavium e la montagna”, che è stato pubblicato dalla Provincia di Padova in collaborazione con l’Università di Padova, vi si leggono molte cose e in particolare che:
a) il pensionatico e la connessa transumanza (relativa al periodo di ottobre
-aprile) sono antichissimi,
b) grazie a ciò Padova poté rimanere una potenza economica nel campo della lavorazione e commercio della lana (forse la più importante dell’impero romano), cosa che stava perdendo a seguito della colonizzazione del Veneto dopo il 100 a.c.

(foto L.Marcolongo)

Ci rammenta anche che esattamente un anno fa si era parlato di “corridoi verdi” per le greggi: “Creare veri e propri “corridoi verdi” per garantire nel territorio la transumanza di pecore e capre, accompagnando un settore antico che resiste alla modernità e che anzi è foriero di innovazione e persino di nuova occupazione, soprattutto nelle zone montane. E’ la proposta dell’assessore regionale all’agricoltura per agevolare la pastorizia, una attività agricola che di fatto è stata la prima dell’umanità, che l’ha sfamata e che anche oggi ha una sua ragione di essere, come tradizione ma anche come economia.
Il principale nemico delle greggi è oggi la cementificazione del territorio,
unita alla burocrazia – ha ricordato l’assessore – fattori che spesso
ostacolano o impediscono il transito dalla pianura all’alpe delle greggi,
che in questo modo possono nutrirsi di mangimi naturali secondo una pratica che asseconda il ritmo di vita di questi pacifici animali. La pastorizia è un’alternativa ai tradizionali allevamenti confinati e intensivi e dovrebbe
essere per questo incentivata, anche a fronte di persone che abbandonano
altre promettenti attività per dedicarvisi. Asfalto, barriere e altri ostacoli fisici o amministrativi contrastano i tradizionali percorsi, per lo più lungo i corsi d’acqua, costringendo i pastori a “tappe motorizzate” laddove invece abbiamo il dovere di tutelare la naturalità in un settore che offre produzioni golose e apprezzatissime dai buongustai e dai turisti.
In Veneto si contano circa 60 pastori che compiono le lunghe traversate di
terra, provenienti in parte dal Veneto e dal Trentino Alto Adige, ai quali
si aggiungono altre decine di operatori del settore che compiono tratti più
brevi. Il patrimonio zootecnico è costituito da oltre 55 mila pecore e quasi
17 mila capre, per un totale di poco meno di 72 mila capi: una frazione
inferiore all’uno per cento del totale italiano (oltre 9 milioni di capi), ma non per questo non meritevole di attenzione.” (comunicato stampa Regione Veneto)

(foto L.Marcolongo)

Anche in Piemonte più o meno c’è una sessantina di pastori vaganti, anche qui ci sono problemi con alcuni comuni. Possibile che non si posano trovare delle soluzioni? Così conclude il suo scritto Leopoldo, senza far giri di parole: “Purtroppo non so come il Veneto abbia potuto allevare invece delle pecore, una classe dirigente, rozza, ignorante, insensibile e con la memoria corta. Dov’è finito il film di Ermanno Olmi “L’albero degli zoccoli?”. Dove sono i valori del Veneto?
Fuori dal Veneto siamo visti ed abbiamo  una nomea di evasori fiscali, senza valori, unicamente attaccati ai soldi ed infarciti di ideologie e luoghi
comuni, quali quelli di caccia al diverso, allo straniero, agli zingari,
dimenticando o forse ignorando quanto hanno sofferto i nostri emigranti.
C’è stata da noi e non solo da noi, una mutazione perniciosa e  pericolosa,
lasciando sulla strada non i residui del passaggio delle pecore ma  le
virtù, cioè le caratteristiche che i veneti nel mondo hanno portato e
tramandano ancora  con onore, orgoglio  e sacrificio.
Tutti vogliono il biologico, ma cosa c’è di più biologico di un gregge?
La transumanza delle vacche non sporca la strada?
http://www.mp2013.fr/transhumance  In Francia si fa festa, in Veneto si
fanno ordinanze ridicole. Mettiamo le parti attorno ad un tavolo e finiamola con le buffonate illegittime di quei piccoli despoti dei sindaci.

Un brutto episodio

Di certe cose uno non vorrebbe dover parlare. Purtroppo invece ieri sera sono venuta a sapere che un brutto fatto aveva coinvolto un amico di questo blog. Domenica, se non avessi avuto altri impegni, pensavo di fare un giro alla fiera di Croveo (VB), ma all’ultimo momento ho cambiato programma. Prima ancora di sapere se era stata una bella fiera, ho scoperto che si era verificato un grave incidente.

Ve lo ricordate Alex? Adesso lotta tra la vita e la morte all’ospedale, vittima di un’aggressione. Io non ero presente e non posso sapere come siano andate davvero le cose, comunque… Posso provare ad immaginare, anche leggendo i vari articoli che riguardano il fatto. Qui vi sono i nomi delle persone coinvolte, qui e qui invece troviamo qualche dettaglio in più sull’accaduto. Alex è giovane e forte, il suo carattere sicuramente è irruento e magari aveva esagerato con le parole, chi abbia alzato le mani per primo non lo so, magari qualcuno aveva bevuto un bicchiere di troppo, ci sarà stato da ridire su questioni di pascolo… Ma da questo a prenderlo a sprangate… Chi lo conosce sa qual è il suo aspetto fisico e la sua forza, per mandarlo all’ospedale mi sa che non sia stata solo una persona ad accanirsi su di lui.

Spero di avere presto buone notizie sulla sua salute dagli amici dell’Ossola. Forza Alex!!!!

Un po’ di notizie dal Nord Est

Il mondo della pastorizia, fino a qualche anno fa sconosciuto ai più, diventa sempre più frequentemente “notizia”, nel bene e nel male. C’è chi ne parla con sorpresa, chi scivola nel luogo comune di quadretti naif, elementi di folklore, chi ne parla con passione e competenza e molto altro ancora.

(foto A.Malacarne)

Adolfo lo conosciamo, lui è un altro “malato” per la pastorizia. Qualche tempo fa mi ha inviato questa foto e così mi scrive: “…una foto del giovane pastore Emanuele Dal Molin, il più giovane di tre fratelli pastori (gli altri due sono Franco e Guglielmo) , discendenti da un’antica famiglia pastorale originaria dell’altopiano di Asiago. Emanuele, 18 anni, già da 3 anni conduce con tanta passione e con l’aiuto del padre Giancarlo, un bel gregge di pecore fra le montagne del Bellunese e le campagne del Veneto e del Friuli, dove lo ho raggiunto di recente ad Azzano Decimo (PN). E’ veramente bello vederlo impegnato ed entusiasta in mezzo al suo gregge,  orgoglioso e fiero come un pastore provetto.
A proposito di giovani promesse pastorali nel Triveneto, ti segnalo anche un interessante articolo di Paolo Rumiz, pubblicato su Repubblica lo scorso 2 dicembre e dal titolo:”Noi pastori per scelta”.

Purtroppo ci sono anche “brutte storie” da raccontare. Come quella della “guerra” tra certi Comuni e le greggi, giustificate dalle solite parole: “Sporcano, portano le zecche, ecc ecc…“. Non conosco quel territorio, ho letto sui vari articoli che da quelle parti passano numerose greggi, ma questo non è un motivo sufficiente per vietare il loro transito. Cosa succede lì? Anche qui, non lontano da dove abito, ci sono comuni allo sbocco delle valli dove, in primavera, ma soprattutto in autunno, transitano anche più di dieci greggi, quello con 200 capi e quello con 1000 e più, eppure per fortuna non c’è mai stato nessun amministratore con idee simili.

Ero ieri in Valle Orco, un paese di fondovalle poco sopra a Pont Canavese, dove anche quest’anno si sta già lavorando per preparare la prossima festa della transumanza, evento autunnale che saluta mandrie e greggi al rientro dai pascoli in quota, facendoli passare proprio nel centro del paese. Invece in Veneto sembra che le greggi facciano addirittura… franare gli argini? Posso arrivare a capire che il passaggio di più animali in uno stesso punto possa essere responsabile di danneggiamenti (penso per esempio ad un fosso tra due campi), ma lungo le strade o per gli argini? Non è addirittura positivo un pascolamento temporaneo (sono greggi di passaggio)? Scommetto che altrimenti questi spazi debbano essere ripuliti dall’erba alta con appositi macchinari. Adesso si parla di “corridoi verdi” per le pecore, vedremo come andrà a finire.

E’ finita molto male invece per queste pecore. La brutta me l’ha comunicata l’amico Loris e riguarda un pastore suo amico il cui gregge, mentre transitava per una “strada bianca”, è stato spaventato da alcuni cani e ben 162 animali sono precipitati, morendo. Un danno, una bruttissima esperienza, un dolore e un costo non indifferente per lo smaltimento delle carcasse.

Si è perso il legame con le radici

Credo che questo sarà un post che farà molto discutere perchè già su Facebook abbiamo dibattuto a lungo sull’argomento. Ben vengano i commenti e le impressioni di tutti voi, perchè mi piace confrontarmi e capire la ragione delle cose. Quello che è scontato per me, non lo è per altri e quindi…

Veniamo al fatto, o meglio, al luogo dove si è verificato. Gregge al pascolo nella campagna, zona dove campi e prati si alternano a cascine e case “residenziali”, frammisti a qualche frutteto. Una realtà rurale e non altamente urbanizzata. Non è insolito incontrare greggi, nel giro di pochi chilometri ce n’è almeno un paio che, anno dopo anno, transitano da quelle parti per un periodo di pascolamento anche abbastanza lungo (alcune settimane o anche un paio di mesi) Quindi la gente che abita lì dovrebbe avere l’abitudine a vedere il gregge, il pastore, le reti, i cani, vedere gli spostamenti a piedi lungo le strade secondarie. Con i padroni dei prati c’è il contatto diretto, con “gli altri” invece purtroppo è cosa rara. Anzi, capita di parlare con la gente più frequentemente quando sei in zona a maggiore densità di case, perchè la curiosità per l’insolito evento porta mamme, bambini e semplici passanti a fermarsi e scambiare quattro chiacchiere.

Il fatto invece è questo: il pastore sta per spostarsi. Quel giorno non ha aiutanti extra, quindi lascia il socio a custodire il gregge e porta avanti l’auto e le reti, poi torna indietro a piedi. Quando arriva, c’è una capra che ha partorito. Lei non può seguire il gregge, quei primi momenti con il capretto sono fondamentali: lo deve leccare, lui si alzerà per poppare il primo latte, farà i primi passi malfermi. Il pastore quindi prende una rete, fa un recinto provvisorio dentro cui lasciare madre e piccolo temporaneamente, poi sposta il gregge e ritorna il prima possibile con il furgone per caricare gli animali. Il timore può essere quello di arrivare e non trovare più la rete e gli animali (i furti non sono cosa infrequente, ahimè!), ma nessuno pensava di trovare una signora con il telefono in mano.

Meno male che è arrivato… Stavo per telefonare ai vigili, quella povera bestia lì abbandonata…!”. Di qui in avanti lo spazio alle riflessioni. Per chi è “del mestiere”, la reazione è quella di: a) stupore; b) sorpresa; c) rimanere a bocca aperta perchè non è possibile che succeda una cosa del genere. Qualcuno, su facebook, mi ha detto che avrei dovuto essere contenta per l’interesse del prossimo. Sì, se avessi perso un agnello o un capretto (cosa che talvolta succede quando restano addormentati magari in un fosso o in un posto dove sfuggono alla vista). Ma una capra recintata con le reti???? Con il capretto visibilmente appena nato?????? Se uno conoscesse un minimo il corso della natura, innanzitutto capirebbe che cosa è “successo”. Seconda cosa, intuirebbe che il pastore ha agito così per il bene degli animali e quindi prima o dopo tornerà.

La mia paura è che sempre più gente ignorante (che ignora, che non sa, che non conosce) si prenda la briga, stimolata anche da certe trasmissioni TV che presentano gli allevatori come biechi delinquenti che maltrattano gli animali, di intervenire a sproposito nel lavoro altrui. Io, se non so, prima di “chiamare i vigili”, cerco di capire. Al massimo chiedo alla cascina vicino: “Scusate, c’è una capra là, dov’è andato il pastore?“. Oppure seguo la traccia delle pecore, non è difficile farlo. In quale altro mestiere la gente si permette di andare a sindacare su ciò che fai come invece sta accadendo sempre di più con gli animali? Non confondiamo il “tener bene” con l’umanizzare le loro esigenze. Se per il parto umano occorre assistenza, per quello animale, salvo gravi imprevisti, la pecora, la capra, cercano quasi di isolarsi per dare alla luce il piccolo ed è meglio non disturbarle nei primi attimi di vita.

C’è un gran bisogno di corretta informazione, non solo i bambini non sanno più da dove viene il latte o le uova, ma anche gli adulti hanno perso totalmente il contatto con le radici. I documentari ci dicono tutto sulla gazzella di thompson, ma non sappiamo nulla degli animali che una volta quasi tutti allevavano in casa. Il guaio è che non sappiamo nemmeno vederli per quello che sono, quando li incontriamo. Riporto un po’ di commenti da facebook, tanto per mettere a confronto diversi punti di vista di persone che comunque hanno in qualche modo un contatto con me e (presumo) conoscano anche questo blog. Alcuni sono a loro volta allevatori: “Di gente così che n’è… anzi a volte anche peggio!! Pensate che quest’estate i villeggianti che affittano dove sono io hanno avuto il coraggio di chiedermi di togliere la corrente dalla griglia dove c’erano le pecore perchè altrimenti il loro cane prendeva la scossa!!

Forse non c’è più “comunicazione” tra le persone. Quando ero piccola io, ricordo, i pastori passavano sempre nello stesso periodo, sempre per le stesse strade e la gente li conosceva… i bambini, i ragazzi erano “educati” anche al rispetto (e al timore) del gregge, dei cani e del lavoro del pastore… non era una cosa “strana”, faceva parte della vita un paio di volte all’anno…  Adesso c’è questa divisione netta tra chi fa una vita stanziale e chiusa nelle quattro mura e con un eccesso di zelo verso i “poveri” animali e chi con gli animali, ci sta tutto il giorno e magari per lavoro si deve anche barcamenare fra varie incombenze…  Nel mio piccolo, tempo fa, ho portato dal veterinario la cagnolina (5 kg) di casa (che se non sta sul divano è in braccio al padrone) e poi sono scappata a prendere il pane, logicamente l’ho lasciata in auto… con l’ansia che qualcuno chiamasse i vigili!”. Quest’amica ha centrato in pieno il problema, a volte sei costretto a fare delle cose non al 100% regolari, ma appunto stai cercando di fare il massimo per riuscire a fare tutto. Magari hai le pecore in un punto pericoloso, magari devi poter attraversare una strada prima che venga notte o chissà cos’altro! “Allora non sono l’unico! L’anno scorso mentre passavo sotto i palazzi di una città un simpatico ometto mi ha chiamato la protezione animale perchè maltrattavo e sovraccaricavo gli asini. Adesso non so se caricare sul dorso di un asino 4 reti o 8 agnellini sia maltrattamento, però dopo una giornata a litigare con le guardie ce l’ho fatta a fargliela capire e all’ometto gli ho detto che era ora d levarsi visto che stava diventando scuro…“, racconta un giovane pastore vagante della Lombardia. E purtroppo potrei raccontarvi decine e decine di episodi che dimostrano come, oltre a dover fare il loro lavoro, gli allevatori (pastori e non) debbano sempre più combattere contro persone che si intromettono senza conoscere la realtà.

Brutte notizie, immagini, racconti…

Purtroppo a volte la pastorizia è anche d’attualità… Ed il più delle volte è per delle notizie negative.

Cristian, dal Biellese, ci invia questo articolo apparso su di un giornale locale, dove si raccontano le difficili fasi del recupero e smaltimento di 68 pecore del gregge del pastore Luciano Mantello, uccise dal fulmine durante un violento temporale. Presumo sia lo stesso fatto a cui fa riferimento questo articolo, dove però si parla di 64 pecore “quasi un intero gregge” (sic!). Anche se non è l’intero gregge, comunque un bel danno…

Dall’Austria invece scrive Albert, appassionato di animali, di pecore, ma soprattutto di asini. Qui lo vediamo in compagnia di due dei suoi amici.

Albert alleva anche capre, una razza autoctona in via di estinzione, la Tauernschecken, che “comes originally from the Alps around “Groß Glockner”, the highest mountain of Austria. Breeders now are situated mainly in Austria but also in Germany and Italy (South Tyrol/ Trentino-Alto Adige)  It was a goat of multiple utilization (Milk/cheese in summer on the alp and meat – primarily the kids at Easter). They are typically spotted (brown/black and white). The dark spots made it easier to the herder to find them in early snow and the white helped him to find them in the reddish autumnal mountain flora. A typical sign is the open-plan whiteness of the front head with pigmented areas around the eyes and ears (because of better tolerance to UV radiation on alpine level). The whiteness of the front head was wanted (not all of my kids have it in a perfect manner and I will have to take them out for breeding), because a resting goat will always watch a shouting and searching herder. Resting above to him in a sag the whiteness of the goats head will catch his eyes.

Continua Albert, raccontando il recupero della razza: “The actual breeding history of this goat breed is a success story in Austria. There were less than 100 individuals left, when a coordinated breeding program was started. Now this breed is the most in demand of endangered goat breeds in Austria and its survival seems to be guaranteed. http://www.alpinetgheep.eu/131-1-Tauernschecken-.html http://de.wikipedia.org/wiki/Tauernscheckenziege“.

Uno dei più fedeli corrispondenti del blog, Carlo, invia una serie di foto scattate prima della salita agli alpeggi. “Le immagini riguardano un gregge (non so se è la parola esatta) un po’ particolare composto oltre che da pecore e capre, anche da vacche, cavalli e asiniHo parlato per quasi un’ora con il pastore che mi ha raccontato avventure e disavventure della sua vita pastorale e dei problemi ad essa correlati (burocrazia, spostamenti sulle strade, ecc.) che tu conosci certamente meglio di me in quanto li vivi personalmente. Non era una bellissima giornata, ma gli animali erano tranquilli e intenti a pascolare sembrava un momento di relax.

Ecco ancora un altro scatto riguardante lo stesso gruppo di animali. Penso di sapere a chi appartengono, forse sono di un pastore che non ho mai incontrato. Se qualcuno tra i lettori identifica il gregge/mandria, lo scriva tra i commenti!

Continua Carlo: “La foto successiva riguarda invece una mandria vagante di vacche proveniente dal Vergante; non sapevo che esistesse questo tipo di allevamento anche per i bovini.” In effetti le mandrie vaganti sono molto meno numerose delle greggi, ma alcune ci sono…

Ecco poi ancora un gregge “classico” negli ultimi giorni di pascolo in pianura prima della salita ai monti.

L’ultima foto ritrae una parte del gregge al pascolo e sullo sfondo il simbolo di Novara, la cupola di San Gaudenzio dell’Antonelli. Praticamente è da quest’inverno che ho scoperto un po’ il mondo della pastorizia e incomincio a capire perché parli di passione e di malattia; non ti preoccupare non ho intenzione di mettere su un allevamento di pecore e fare concorrenza ai pastori, ma sto scoprendo che è un mondo affascinante e che ti colpisce. Infatti cerco di documentarmi, sto vedendo greggi ovunque che prima non avevo mai notato, seguo alcune fiere e rassegne zootecniche, mi piacerebbe vedere dal vivo qualche transumanza. Ho visto pastori nella neve con temperature di -10-15°, ho visto le loro anguste roulotte, ho pensato ai pastori sabato scorso quando qui nel novarese si è scatenata l’ira di Dio (tuoni, fulmini, acquazzoni violenti, grandine) e mi è venuta spontanea la domanda: “Ma chi ve lo fa fare??!!)” se non una grande passione.

Il capitolo che non scriverò mai

Avevo tante cose di cui parlarvi oggi, invece mi tocca scrivere una tristissima pagina che riguarda un'amica che non c'è più. Non riesco ancora a credere che questo sia capitato. Ieri sera il telefono ha suonato, sono arrivati messaggi: "Hai saputo di Morena? L'hanno detto anche al TG3." Avevo pensato a lei solo il giorno prima, transitando nei pressi della sua cascina. "Devo telefonarle, andare una volta ad intervistare lei e suo fratello Elvis per il libro." Invece questo capitolo non potrò più scriverlo.

Morena aveva 26 anni, voglio ricordarla con questa immagine sorridente scattata durante una transumanza nel 2005. Nonostante la vita non fosse stata tenera con lei, nonostante le difficoltà sul suo cammino fossero state tante, lei era una ragazza tenace, determinata ad andare avanti sulla sua strada, lottando per sè e per il bene della sua piccola Melanie.

Morena aveva nel cuore la passione per questo mondo: nonostante avesse tentato di cercare lavoro altrove, alla fine era tornata all'azienda di famiglia. Si occupava dei formaggi e della loro vendita sui mercati. L'ultima volta che ci siamo sentite attraverso Facebook, entrambe influenzate, lei mi aveva raccontato che, nonostante la febbre, si stava preparando per uscire ed andare ad occuparsi della bancarella. Perchè in questo mestiere niente può fermarti… o almeno così pensi a vent'anni.

In questa transumanza nelle valli di Lanzo c'eravamo andate insieme, io e lei, con Sandro, il pastore suo amico, grazie al quale l'avevo conosciuta ai tempi in cui stavo scrivendo i miei primi libri. Forse il primo incontro è stato proprio nella campagne qui del mio paese, Cumiana, quando Sandro era da queste parti con il gregge. Mi ricordo di questa ragazza bionda, decisa e determinata, che si era occupata di organizzare il pranzo durante la tosatura delle pecore. Poi la transumanza di Giuliano, tutta la notte e metà giornata al seguito della mandria. Mentre gli uomini via via crollavano e facevano i turni a riposare nelle auto al seguito, lei era sempre rimasta lì davanti ed ogni tanto filmava qualche tratto del cammino degli animali al suono dei rudun.

Poi mi aveva invitata alla sua transumanza, la salita all'alpeggio partendo dal furest. Questo è il suo rudun, dedicato al diciottesimo compleanno. In quell'occasione ci eravamo incontrate prestissimo, forse alle 4:00 del mattino, o anche prima. Avevamo portato su nel Vallone dei Carbonieri la mia auto, poi eravamo scese dove tutta la famiglia stava preparandosi alla partenza. Quel giorno mi aveva regalato la mia prima cana, perchè io non potevo essere solo più fotografa, avevo bisogno anche dell'attrezzo fondamentale, quello che identifica uno di questo mondo, o perchè tenuta in mano, o perchè appesa dentro al fuoristrada.

E così avevamo raggiunto i pascoli della Gianna, quei pascoli che adesso lei non calpesterà più. Proprio qui, lo scorso autunno, l'avevo incontrata casualmente. Melanie era in auto, tutta imbacuccata, perchè aveva un po' di febbre, ma lei doveva esserci a vivere quel momento agrodolce, perchè la discesa dall'alpe non è festosa come quando invece si sale. Chi l'avrebbe mai detto che per lei sarebbe stata l'ultima meirando?

Dopo questa transumanza, l'ultima volta che ho visto Morena è stato alla Fiera di Luserna. Mi aveva raccontato di essere "tornata a casa", di aver deciso di lavorare con i suoi, occuparsi dei formaggi e della loro vendita. Era allegra, sorridente, le avevo parlato del progetto del mio libro. "Vieni poi ad intervistare mio fratello, allora!", ma io le avevo detto che avrei dedicato il giusto spazio anche a lei, perchè aveva meno di trent'anni e faceva parte a pieno titolo di questo mondo, che l'aveva richiamata a sè con grande forza.

Morena, purtroppo sei rimasta lì, te ne sei andata accanto a quel paiolo, per una tragica fatalità. Uno si può chiedere perchè, ma non ci sono mai risposte, in questo caso. Rabbia tanta, come ogni volta che se ne va qualcuno così giovane, una lavoratrice instancabile, una ragazza, una giovane mamma. In questo mondo pratico e semplice, inutile fare tante parole, purtroppo bisogna andare avanti anche senza di te, perchè gli animali hanno le loro esigenze anche quando succedono queste tragedie.

Un pensiero alla mamma ed al papà, al fratello Elvis, ma specialmente alla piccola Melanie. Ciao Morena, ti ricorderemo sempre così com'eri, semplice e sorridente, forte e determinata. Le disavventure della vita non ti avevano piegata, ma poi in un attimo te ne sei andata, lasciandoci tutti attoniti, increduli, da soli con i nostri ricordi di te.
Questa frase l'hai scritta tu su Facebook l'1 febbraio, a rileggerla ora fa venire i brividi. "Penso che è meglio non dare peso a certe sciocchezze e vivere la vita a pieno sorridere e mai prendersela e fermarsi a riflettere e dare un po più di importanza alle nostre giornate alle persone a noi care perché potremmo non vederle più e dire sempre ciò che si pensa perché avvolte quando perdi qualcuno ti senti di non avergli mai detto ti voglio bene".

Dopo la pioggia, il sole, ma…

Ha piovuto, tanto. Come succede in questi casi, anche senza una vera e propria alluvione, i fiumi si ingrossano ed escono dallla loro sede, invadendo i terreni circostanti. Sono zone incolte, dove è normale che ogni tanto passi l’acqua… solo che lì spesso ci sono i pastori, che trascorrono la primavera prima di salire in montagna. In molti devono ancora salire, lo faranno a giorni, magari proprio domani… Nel frattempo hanno passato momenti difficili, correndo anche qualche rischio di troppo.

Mercoledì mattina alla radio parlavano di una mandria intrappolata nella Dora Baltea. Ho subito capito di chi si trattava, anche perchè hanno detto il posto dove questo accadeva, qualche chilometro più a valle del ponte nell’immagine. La foto è stata scattata proprio in quelle ore, mentre pioveva ed il fiume doveva ancora crescere ulteriormente. Successivamente sui giornali hanno scritto anche delle cose errate, indicando un altro luogo e, addirittura, che la cosa fosse stata risolta, mentre invece erano state salvate solo una quindicina di bestie. Ieri sera l’allevatore era ancora disperato per la sorte dei suoi animali e confidava in una pausa nel maltempo. Volevo quasi passare di lì, ma… non me la sono sentita, perchè non sono bei momenti per andare a ficcare il naso. Vari articoli sull’argomento qui, qui e qui.

Io intanto ero diretta verso il Biellese e, in quella mattinata di pioggia scrosciante, per caso ho incontrato un gregge lungo la strada. Rallento, mi fermo, cerco di capire di chi si tratti, poi parcheggio, prendo l’ombrello e mi avvio a salutare il giovane pastore. E’ la prima volta che ci vediamo mentre è al pascolo, in un paio di occasioni infatti l’avevo incontrato a qualche fiera. Alberto mi invita subito ad andare a trovarlo in montagna, tra qualche giorno si metterà in cammino verso le montagne.

Piove e la campagna è allagata, il terreno non ce la fa più ad assorbire tutta quell’acqua. Le pecore osservano dubbiose ed il pastore accetta con rassegnazione, d’altra parte che si può fare, in un mestiere come il suo? "Fai le foto? Ma adesso così non fanno bella figura…".

Il gregge sta per uscire dal recinto e dovrà attraversare la strada. Il cielo è livido, la pioggia cade a raffiche, poi diventa uno spray, in attesa di ricominciare a cadere più violentemente. E’ stato proprio un caso, il mio incontro, perchè pochi minuti dopo avrei visto solo la rete di fianco alla strada e neanche più la traccia del passaggio, lavata via dalla pioggia.

Le pecore attraversano velocemente, basta comunque poco perchè in ambedue le direzioni si formi una coda di auto. Siamo a poca distanza da Biella, terra da sempre di pastorizia, dovrebbe essere quindi normale vedere un gregge da queste parti, senza che nessuno debba protestare troppo. Il pastore mi saluta e continua il suo cammino…

Il gregge si avvia tra le fabbriche, a cercare nuovi pascoli. Qui è abbastanza al sicuro, lontano da fiumi e torrenti. Più a monte avrebbe dovuto attraversare torrenti in piena, canali solitamente secchi gonfi di acqua spumeggiante… Chissà se riuscirò ad andare anche lassù in alta Val Sesia per vedere l’alpeggio di questo gregge? Servirebbe una lunghissima estate per andare da tutti e dovrei fare soltanto questo!

Finalmente arrivo a destinazione, piove… E non si parte per andare al pascolo fino al tardo pomeriggio, con la speranza che non ricominci a venire giù acqua. Le capre non amano la pioggia e, se possono, cercano un ricovero in caso di precipitazioni. Per questo la pastora le reputa più intelligenti delle pecore, che non hanno questo comportamento. "Se metti al riparo una pecora che ha appena partorito, quella non sta mica lì… Torna alla pioggia. Una capra invece no, lei va subito a cercare un riparo, quando piove."

Non è difficile trovare un pascolo per il gregge, in quei boschi e soprattutto con la vegetazione abbondante che c’è quest’anno. Il becco emerge tra l’erba alta, brucando le grosse foglie della bardana. Qua e là ci sono numerose fragole selvatiche, di un bel rosso acceso, ma prive di gusto per colpa della troppa acqua.

Il cielo sembra aprirsi, esce persino il sole e si vede qualche chiazza di sereno che potrebbe far ben sperare per la serata e per il giorno successivo, ma Maria Pia mi fa notare che le capre sono troppo ferme e questo non è un buon segno. Probabilmente pioverà ancora, e non poco! Intanto le nebbie si alzano tra gli alberi e si vede il panorama verso la pianura.

Quando si rientra alle baite, l’idea non è quella di una serata all’insegna del miglioramento. L’erba è fradicia di goccioline sospese agli steli e le nebbie stanno nuovamente scendendo, avvolgendo tutto fino ad impedire la vista. Manca poco a nuovi scrosci sempre più violenti, mentre ormai siamo al sicuro in casa.

Il risveglio avviene a causa di un nuovo intenso temporale, che risuona sul tetto in lamiera. Per fortuna però successivamente sembra che si possa partire verso il pascolo, senza però osare lasciare a casa ombrello e giacche cerate. Ci si incammina nel bosco, poi si attraversa un prato. Il gregge avanza compatto, a fianco della pastora i cani e due capretti allevati con il biberon, di nome Pasqualino e Pulce.

Il colore dominante è senza dubbio il verde. Qui i prati sono stati pascolati dalle pecore nelle settimane precedenti, adesso il gregge è già su in montagna, sono rimaste solo le capre, anche loro in attesa di salire più in alto, su queste montagne sempre più abbandonate. Pia mi racconta di come, da queste parti, ci fossero prati ed alpeggi dove ora ci sono solo più boschi e cespugli.

Mentre le capre pascolano nel bosco, salgo fino al vecchio ponte: il rumore del torrente è impressionante, anche se questo è solo un "piccolo" ruscello. L’acqua è limpida, a differenza di quello che vedrò poche ore dopo, tornando verso casa ed attraversando ponti su corsi d’acqua in piena, dal colore marroncino. Che primavera, questa, così piovosa e fresca. Chissà come sarà l’estate? Eccezionalmente calda? Continuerà a piovere e fare freddo? Intanto si pensa a quelle povere bestie bloccate nel fiume ed a quello che staranno passando gli allevatori in questi momenti.

Torniamo verso il basso, attraversando "foreste" di felci, pronte a diventare ancora più alte non appena inizierà a fare un po’ più caldo. Nelle ore successive vedremo il sole per alcuni istanti, ma quando mi rimetterò in viaggio verso la pianura starà già di nuovo piovendo. Oggi, come vi dicevo, è tornato il sole, che farà piacere a tutti. Vedremo poi domani, per le transumanze… A tutti quelli che ne seguiranno una, mandatemi le foto!

Articoli, segnalazioni, video e altro ancora

Mentre io vago sulle tracce dei pastori e penso ad un’estate diversa da quelle degli anni precedenti… ci siete voi che scattate, filmate, leggete, segnalate! Purtroppo il primo articolo da leggere riguarda una notizia triste, la morte di un anziano pastore in Liguria, investito da un’auto mentre rientrava dal pascolo con i suoi animali. Grazie ad Alessandro ("tentativo di pastorello semistanziale", come si è definito lui stesso) per avercelo segnalato.

Questo video sulla storia della transumanza in Abruzzo l’ho trovato facendo ricerche su youtube. Tra l’altro, sapete cosa viene citato su Wikipedia alla voce transumanza? Il blog pascolovagante!! Rimanendo in Abruzzo, un articolo sulla valorizzazione della lana.

Queste immagini sulla tosatura invece arrivano dal Biellese e ce le manda Laura. Eccola alle prese  con una pecora che deve ancora passare tra le mani dei tosatori…

Gabriella e Franco, ciascuno con una pecora. Lunghe ore, giornate faticose, quelle in cui si tosa! Questo lavoro si fa due volte all’anno, una volta garantiva uno dei maggiori guadagni per i pastori, oggi invece bisogna fare apposite iniziative per valorizzare la lana e per cercare di aiutare i pastori a ripagarsi almeno il costo della tosatura.

Il più è fatto, ecco gli animali finalmente "nudi", pronti per i primi caldi e… per la salita in montagna, quando sarà ora. Un saluto ed un grazie a Laura, in versione pastorella!

Ancora un’immagine del gregge completamente tosato, pronto per andare al pascolo. Buon alpeggio anche a questo gregge ed ai suoi pastori!

http://www.youreporter.it/player/flv.swf

Ecco poi un video dal Nord Est, un gregge di passaggio a Marghera alla fine di aprile. Continuano i "richiami" per andare a cercare altre greggi, altri pastori in altre parti d’Italia. Ve lo prometto, quest’estate andrò sulle loro tracce!

Concludiamo con una bella notizia: il cortometraggio di Matteo Gariglio "Fuori dal gregge" il 25 aprile a Bardonecchia è stato premiato con il primo premio nella sezione "Le Alpi" al Valsusafilmfest. Complimenti e… a presto, magari con un bel documentario sul pascolo vagante?

Anno dopo anno

E’ iniziato un nuovo annno, avrei voluto trascorrere il primo giorno del 2010 al pascolo,ma purtroppo un’influenza improvvisa mi ha costretto a desistere. Io me lo posso permettere, di trascorrere giorni interi tra le quattro mura, al caldo. Fossi stata un pastore, avrei dovuto trascinarmi fuori, al freddo, per tutto il giorno. In attesa della guarigione, iniziamo l’anno con un po’ di immagini e notizie che mi avete mandato voi.

Cosa c’è di meglio di un calendario, per l’anno nuovo? Questo è quello della Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai, con foto di Roberto Spagolla, in vendita nelle edicole e librerie della Valsugana.

Ci spostiamo in Svizzera con Marina, che era venuta ad accompagnare alcuni amici alla ricerca di pecore in Piemonte. Anche lei ha alcuni animali, li vediamo qui al pascolo.

A quanto pare da quelle parti piace la varietà cromatica! Qui vediamo già la prima neve d’autunno, anche se il gregge fortunatamente è al sole e con l’ultima erba da pascolare. Marina tiene i suoi animali in una piccolo villaggio semi-abbandonato, dove la presenza di animali ha fatto sì che venissero recuperati almeno i prati ed i pascoli circostanti.

Quando però la neve è arrivata davvero, è stato necessario correre ai ripari e portare le pecore alla stalla nel villaggio di Lidu. Immagini che andavano bene per le cartoline di Natale! Marina mi scriveva: "Forse dovrei fare anch’io un blog… Sono dei bei ricordi."

Al chiuso, le pecore emettevano nuvole di vapore. Addio pascoli, per vari mesi si andrà avanti a fieno, il fieno sfalciato faticosamente sui pendii lì intorno nel corso dell’estate.

Oltre alle pecore c’era di ricoverare anche gli altri animali… Ecco laggiù il cavallo, bisogna andare a recuperarlo.

Per lui è ancora più difficile, bisogna fare attenzione che non scivoli e finisca per farsi male. Per fortuna però tutti quanti sono arrivati sani e salvi a Lidu. Ma le sorprese, ahimè, non finiscono mai… Così qualche giorno dopo ricevo una spiacevole e-mail da Marina. "Ho visto che le pecore hanno saltato il recinto ed adesso sono con il cavallo. Adesso salgo e vado a metterli tutti al riparo."

"C’è stato un “attacco” di cane (i)… Niente lupo, niente lince,…cane! (i guardia-caccia sono venuti per vedere questo massacro). Sono state così spaventate che si sono gettate nel recinto….oppure sotto gli alberi… 3 pecore morte, una (ancora viva) sospesa al recinto con la zampa, una sparita,…che ho ritrovata stamattina. È passato ieri mattina, oppure nelle notte… Quando sono salita, ieri, verso le 13 del pomeriggio, erano ancora tiepide! Gli uccelli avevano già mangiato gli occhi… Mi rimangono 16 pecore, piu l’ariete."

Concludiamo con una nota più allegra: vi segnalo questa "storia", o meglio, un racconto di vita vera (meglio ancora, un fotoracconto) su Ruralpini, intitolato: "La Storia di due caprai, di una scrofa innamorata e di un gatto coraggioso". Buona lettura!

Pronto… intervento!

Dopo un sabato di vento freddo e tormenta, con le temperature che alla sera si aggiravano tra i 7 ed i 5°C, la domenica mattina il cielo era terso ed il vento sembrava essere calato d’intensità. Oltre a condurre il gregge al pascolo, c’era un’incombenza particolare da svolgere, quel giorno.

Le pecore attendevano ancora nel recinto, mentre il sole via via arrivava a toccare tutti i versanti. Il pastore non si arrischia più a lasciare gli animali liberi di notte: si susseguono le segnalazioni di lupi nei dintorni, c’è addirittura chi dice di averne visto un branco di sei esemplari e chi ne ha osservati due da vicino, appostati fuori dal recinto delle manze. Il problema più immediato di giornata però non riguardava il lupo.

In questo canalone era caduta una pecora. Quando aveva attraversato il Rio Madel con le sue compagne, era precipitata tra le rocce, spezzandosi una delle gambe anteriori. Per fortuna la sua caduta era terminata su di una sorta di pianerottolo abbastanza comodo, dove i pastori avevano potuto portarle dell’erba da mangiare. L’animale però non stava in piedi ed era impensabile credere di poterselo caricare a spalle per risalire tra rocce, slavine e ripidi versanti. Così già sabato pomeriggio era stato richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco, che però erano impegnati nel recupero di una vacca altrove.

Prima di veder arrivare l’elicottero, domenica ci fu una lunga attesa. Inizialmente si aspettò l’arrivo di due uomini del comando di Susa, insieme ad uno del Soccorso Alpino di Novalesa. Valutato il posto, chiesero l’intervento dell’elicottero, ma si dovette attendere che venissero completati tutti gli altri interventi d’emergenza. Alla fine, digiuni da colazione, si rientrò alle baite alle quattro del pomeriggio. "Se si libera l’elicottero prima di sera, vi chiamiamo e saliamo direttamente sul posto." Per fortuna è andata proprio così.

La squadra d’intervento più uno dei Vigili che erano già saliti al mattino arrivarono nel tardo pomeriggio e, dopo una lunga serie di manovre, l’elicottero giunse all’alpeggio con la pecora imbrigliata nella rete appesa al di sotto del mezzo. Finalmente in salvo! Il giorno prima avevano recuperato due vacche, una in Valchiusella e l’altra in un alpeggio dall’altra parte della vallata. Si scambiano quattro chiacchiere, poi l’elicottero riparte, mentre il resto del gregge è lassù, nel pendio che si staglia contro il cielo.

Basterà un’ora di rapido cammino per arrivare lassù, quando ormai sono le otto di sera. Le pecore sono tutte ben allargate a pascolare, l’aria è frizzante ed ha ripreso a soffiare un po’ di vento. Si avvicina la fine della giornata, con il cielo terso e nessuna speranza di pioggia nell’immediato.

Tutta l’acqua derivante dalla neve… Che fine ha fatto? Nella luce radente della sera, i pascoli verdi iniziano a mostrare qualche chiazza rossastra sui dossi e sulle creste. Freddo e vento, vento e freddo, la stagione partita in ritardo sembra non voler dare molte soddisfazioni. I pastori spostano il gregge più in basso, c’è ancora erba da pascolare, ma come al solito le pecore fanno le difficili e brucano svogliatamente.

Quando ormai sta scendendo la sera, gli animali stanno ancora pascolando, ma è ormai arrivata l’ora di tornare verso il recinto. Nel fondovalle iniziano ad accendersi le luci delle strade e delle case, quassù il gregge cammina lentamente, ancora allargato, prima di formare una lunga fila che attraversa il versante ed arriva in prossimità delle reti.

Il gregge è abbastanza vicino alle baite, ma nonostante tutto i pastori non arrivano a sedersi a tavola prima delle 22:15-22:30. Certo, come visitatore occasionale può essere piacevole godersi lo spettacolo di questi tramonti, sempre che non faccia troppo freddo o il vento non soffi troppo forte. Ma in quelle sere in cui invece c’è la nebbia… Nonostante tutto, il pastore invoca il temporale, la pioggia, anche per un giorno intero. "Altrimenti qui siamo messi male: erba poca, su in alto, e quella che c’è sta già seccando."