Un fiume di pecore

Ci sono dei prati da raggiungere giù nella pianura, ma in mezzo a campi, a prati non da pascolare, strade trafficate. Fa caldo ben più di quello che vorrebbe la stagione, quindi il terreno è sgelato, le piste tra i campi fangose e gli animali, uscendo appena dalla strada, potrebbero danneggiare le coltivazioni. Fosse stato tutto gelato non ci sarebbero stati problemi.

Però c’è un’alternativa. Come dice il proverbio, non tutto il male vien per nuocere e allora il torrente in secca, che non serve per dissetare il gregge, potrà invece tornare utile come via di transito. Basta attraversare la strada e poi scendere dove c’è un guado…

Se intorno ormai la neve se n’è andata, lì nel letto del torrente restano delle pozze ghiacciate nelle zone più all’ombra e tratti imbiancati. I cani e le pecore mangiano la neve per dissetarsi e forse anche per trovar sollievo dalla calura fuori stagione. Il gregge però ha appena finito di pascolare un prato di erba verde e gli animali non devono bere, altrimenti potrebbe essere rischioso per la loro salute.

Sull’altra sponda la stagione cambia. L’inverno è stato davvero mite se, a fine gennaio, c’è dell’erba così verde in posti simili. Sembra quasi il mese di marzo… A pascolare intorno ai fiumi si va in stagioni ben diverse da questa, normalmente!

Così si avanza lentamente, quasi tutto il pomeriggio per percorrere pochi chilometri. Il torrente inoltre è anche la via più breve, mentre le strade (sia della sterrata tra campi e cascine, sia quella asfaltata e trafficatissima) compiono digressioni, seguono confini. Ma qui non si infastidisce nessuno, basta solo controllare che le pecore non escano dalle sponde e si affaccino su prati o campi.

E’ strano pascolare qui quando non ci sono ancora le foglie… In compenso ci sono rovi ovunque, rami caduti a terra, piante secche prossime al crollo. “Una volta non era così, una volta era pulito, c’era il bosco, ma sotto passavi bene“, racconta il pastore.

Oggi non è pulito in tutti i sensi. Non solo per i rovi e le piante infestanti, ma per tutta l’immondizia che c’è. Quella trasportata dal fiume, resti di nylon ovunque a testimoniare i vari livelli di piena, e quella scaricata dall’uomo a mucchi in questa terra di nessuno. Nei luoghi più nascosti poi intuisci altri misfatti, qui è stata scaricata una butala di liquame, là qualcuno è venuto a caricare sabbia. E lì? Cosa emerge tra sabbia e rovi? Meglio non domandarselo…

Niente acqua, solo un fiume di pecore scorre sotto questo insolito ponte doppio a forma di Y. Si è ripreso il cammino perchè bisogna arrivare a destinazione prima che faccia buio. C’è ancora una strada da attraversare, dove le auto sfrecciano a tutta velocità, e bisogna farlo con una buona visibilità per ridurre al massimo i rischi.

Si esce dal torrente in un prato tagliato, dove il gregge si sparpaglia, in attesa che tutti gli animali risalgano la riva. Fortunatamente il proprietario non ha avuto da ridire sul passaggio delle pecore in questo punto… Occorrono alcuni minuti affinchè ciò avvenga: sui ciottoli arrotondati del torrente non si cammina agevolmente, la fila si era allungata molto, qualche pecora e qualche agnello si era attardato.

Poi si riparte, i cani ricompattano il gregge, sulla strada viene fermato il traffico, quando c’è un’auto in attesa su ogni corsia si può tirare il fiato, ma si è tranquilli davvero solo quando anche l’ultimo agnello sarà nel prato a pascolare e lontano dal nastro di asfalto, dove subito tutti riprendono a correre a folle velocità.

Il sole è ormai tramontato, il cielo si colora dietro alle montagne. C’è ancora da tornare su a riprendere l’auto, gli agnelli più piccoli che stanno aspettando tranquilli nella paglia. Spostare un gregge non è una cosa così semplice, non è che si prenda e si vada, il percorso va studiato, preparato, e ci sono sempre le auto da movimentare…

Giorno dopo giorno, alba dopo tramonto… Per fortuna che, con un gregge non immenso, capita anche di non doversi spostare per qualche giorno. Ciò ti permette di occuparti di un po’ di cose collaterali, ma che fanno sempre parte del lavoro, come per esempio la burocrazia.

Storie di intolleranza senza senso: bisogna informare di più!

Esempi positivi e negativi che si sovrappongono e fanno rifletter su QUANTO bisogna ancora lavorare per far sì che la gente capisca davvero cosa vuol dire ambiente. Io ho sempre creduto di essere "ambientalista" ed "ecologista", ma poi leggo, vedo e sento quello che dicono certi… ambientalisti e mi chiedo: "Ma chi davvero fa qualcosa per l'ambiente???". Leggete questa storia, segnalata su Facebook dall'amico Michele Corti.

Lettera al Cittadino (quotidiano di Lodi) del 6 giugno 2011
Le pecore nel Belgiardino: che disastro
Chi nel mese di aprile e fino a due settimane fa circa ha fatto bellissime passeggiate nel verdeggiante e profumato bosco di Belgiardino, cosparso di fiori e ricco di promettente sottobosco, non riconoscerà ora più quell'oasi di verde ne
lla devastata landa lasciata dal passaggio delle pecore.
E la sottoscritta, che in marzo, al primo sbocciare delle violette, approfittando del rado bosco invernale, aveva ripulito il sottobosco – dove possibile – da immondizia di ogni genere, aiutata nell'impresa da volontari collaboratori intervenuti a rimuovere i sacchi raccolti, ha fatto evidentemente un servizio alle pecore e non ai cittadini amanti della natura, come suo intento.
Le pecore, però, irriconoscenti, muovendosi in branco hanno mosso il terreno e portato alla luce nuovi vecchi residui alluvionali di spazzatura, prima nascosti sottoterra odal verde lussureggiante, che aveva cercato di stendervi sopra un pietoso velo. Nonostante la cocente delusione, la sottoscritta è già tornata all'opera di ripulitura, ma poco potrà fare per i fiori, gli arbusti e i tanti getti di alberelli divorati dalle pecore.
[…] Comunque sia non sembrano certo esserci le condizioni per poter permettere che un prezioso sottobosco, foriero di rigenerazione del bosco, venga elimitato da orde di pecore affamate. certo anche loro devono pascolare e nutrirsi.
Sì, ma non in una zona dove terre coltivate e logistica hanno lasciato solo uno spazio irrisorio all'ambiente naturale originario. In tutto questo contesto il Belgiardino ha anche ospitato la "Camnada Ludesana": che cosa avranno pensato i partecipanti vedendo il parco pelato e pieno di escrementi animali?
Semplicemente quello che è sotto gli occhi di tutti: che anziché curarlo per il cittadino, il Parco Adda Sud preferisce lasciare il Belgiardino in pasto alle pecore.
Ma perché questo stato di cose non permanga, io chiedo a tutti gli amanti della natura e del parco di chiedere entro aprile dell'anno prossimo al direttore del Parco Adda Sud – come farò io – di dirottare le pecore verso altri siti, più ampi e in migliori condizioni di salute.

Simonetta Saccardi
 

 
Per fortuna c'è anche chi, su youtube, carica le foto di un gregge che svolge un'utile opera di pulizia nei parchi di Torino… Allora, voi che ne dite? Come si fa ad indignarsi perchè le pecore "portano alla luce l'immondizia"? No comment poi riguardo agli escrementi… Ma è mai possibile che ci sia tanta ignoranza? Spero che il parco risponda adeguatamente spiegando che l'erba pascolata ricrescerà (se uno non capisce, bisogna spiegare anche le cose più ovvie) e rifiorirà più bella di prima, invece di seccare ed ingiallire. L'immondizia la signora Saccardi andrà a toglierla di nuovo? Bene! Un plauso alla sua iniziativa. Se ci fossero state erbacce e rovi, invece sarebbe rimasta lì. Volevo comunque specificare che non l'hanno portata le pecore, ma gli uomini! Adesso almeno il parco è davvero ripulito e ricrescerà la vegetazione, in meno tempo di quello che l'indignata signora può pensare. Cara Simonetta, io, da amante della natura, dell'ambiente e del paesaggio, auspico che sempre più parchi, amministrazioni comunali, ecc… si affidino a greggi di pecore per la pulizia ed il pascolo. Gli escrementi sono concime naturale che favoriranno l'ecosistema (vegetale ed animale). Meglio secondo lei rumorosi ed inquinanti mezzi meccanici?

Verdiana Morandi, segretaria dell'Associazione Pastori del Triveneto, qualche mese fa mi segnalava l'ennesimo caso assurdo. Leggete qui dal Gazzettino on-line, quotidiano del Nord Est.
"Magredi, sì all’Italian Baja no alle pecore. Domenica 20 Marzo 2011,
SAN QUIRINO – (mm) «Vietato l'ingresso alle pecore»: potrebbe presto campeggiare questo cartello nell'area dei Magredi. Auto, quad e moto dell'Italian Baja corrano pure (la gara attraversa oggi e domani la zona dei guadi), ma gli ovini pascolino altrove. Questo lo sfogo del sindaco Corrado Della Mattia che, facendosi portatore delle lamentele di coltivatori e cacciatori, dichiara «guerra» alla transumanza sregolata. «Non se ne può più. Sto valutando di firmare un'ordinanza per fermare questo fenomeno, in particolare nel periodo estivo – annuncia Della Mattia -. Le pecore brucano l'erba, rovinano i campi, lasciano deiezioni ovunque e sono portatrici di malattie, favorendo la diffusione di zecche». Della Mattia, numero uno dell'Aci provinciale e regionale, è anche presidente del comitato organizzatore dell'Italian Baja, la corsa che si sta svolgendo proprio sui Magredi. «Altro che Baja – sbotta il sindaco -, gli ambientalisti pensino ai danni ambientali causati dal passaggio continuo delle pecore. Loro sì che rovinano il territorio». La transumanza «è sempre più frequente: si verifica in pratica tutto l'anno. Si è poi
passati da qualche centinaio di pecore ad anche oltre mille capi a pastore – osserva Della Mattia -. Spesso chi conduce questi greggi, perlopiù extracomunitari, "finge" di transumare, di fatto stanziando sul territorio. Una cosa che non possiamo accettare».
"
Avanti con i luoghi comuni sulle zecche (quante volte dobbiamo ancora ripeterlo che le pecore non portano le zecche, ma anche loro ne sono vittime se queste sono già presenti sul territorio????). Se veramente sono stati danneggiati dei campi, allora i responsabili pagheranno il danno, ma… "le pecore brucano l'erba" mi sembra una lamentela quantomeno ridicola!!!! E poi… sì ai fuoristrada e no alle pecore? Qualcuno mi spiega questo fatto?
Mi scrive Verdiana: "Son stata all'incontro sul piano di gestione dei Magredi di Pordenone… dopo 4 ore son finalmente arrivati alla misura sul pascolo… che veniva semplicemente VIETATO senza previsione di alcun compenso! Abbiamo chiesto un incontro specifico con la regione FVG… dato che dicevano di aver molta fretta… e dato che han detto che han cercato così tanto i pastori e non son riusciti a contattare nessuno… Ma pensa te! Quante bugie in una mattinata sola! Naturalmente Coldiretti neanche del fatto, interesse zero! E' inutile.. ci vuole TANTISSIMO tempo e gente che abbia duecentomila competenze… come fa un pastore a lavorare e tutelarsi da sta gabbia?". Verdiana non è solo figlia e nipote di pastori, ma è laureata e specializzata in Sviluppo Sostenibile e Gestione dei sistemi agroambientali.

L'unica speranza è che si riesca a fare TANTA informazione corretta, che i VERI ambientalisti facciano sentire la loro voce, che si parta con piani di educazione scolastica. Non solo fattorie didattiche, ma visite "in campo" con le scuole a questi Parchi dove ci sono gli animali, far capire la loro importanza per TUTTO il territorio.
 

Dove era uscito il Po

Un mese fa o poco più c’era stata l’alluvione. Niente a che vedere con quella di un anno fa… Comunque Po, Sesia, Tanaro ed altri fiumi erano usciti dai loro letti, coprendo tutto di acqua torbida e melma.

Poco per volta, l’erba è ricresciuta ed il gregge può tornare al pascolo anche lì, dove subito dopo il passaggio del fiume le pecore si rifiutavano di mangiare. "Veniva giù l’acqua dalle colline e volevamo quasi portarci verso il Po, ma ci ha bloccato la strada quel fosso lì dietro, che passava sopra al ponte! E’ stata una fortuna, perchè altrimenti rimanevamo presi in mezzo."

Adesso l’acqua è preziosa, serve per l’abbeverata, anche due o tre volte al giorno. Non fa più caldo come nei giorni scorsi, ma il sole è comunque forte e gli animali si accalcano intorno alla lanca. "Un’altra cosa rispetto all’acqua pulita della montagna…".

Dopo aver placato la sete, il gregge va al pascolo tra i pioppeti. "Con tutte queste capre, è più facile farle venire avanti! Mi seguono più queste che non quelle del mio gregge!". Quel giorno c’era stato un cambio della guardia ed il pastore era andato a sostituire il padre, assente per mezza giornata.

Poco prima di fermare il gregge nell’ora di pranzo, le pecore scendono di nuovo a bere verso un fosso dall’acqua torbida. Qualcuna scende in acqua e nuota fino all’altra sponda, così poi bisognerà mandare il cane per farla tornare indietro, con non poca fatica!

L’acqua ha accumulato quantità enormi di immondizia, dove la plastica la fa da padrona: bottiglie e contenitori di vario genere, polistirolo, palline e palloni, tappi, spugne, gommapiuma…

Ed è così tutto dov’è arrivata l’acqua durante l’alluvione: quando si è ritirata, insieme al fango, ha lasciato dietro di sè un po’ di tutto. "Una pecora si era infilata un pezzo di tubo in una zampa: non siamo riusciti a prenderla, ha girato per diversi giorni con quella cavigliera, le ha persino spelato la gamba, poi siamo riusciti a catturarla ed abbiamo dovuto tagliare la plastica."

Nel tardo pomeriggio si abbandona l’ombra del boschetto e si torna tra incolti e pioppeti. I resti del fango dell’alluvione sono una nuvola di polvere sottile che si alza al passaggio degli animali. L’erba viene schiacciata e pascolata solo in parte: è una stagione in cui ci si può permettere di sprecare, come se non ci si ricordasse più del lungo, interminabile inverno.

Le giovani caprette sono state addomesticate: qualcuno ha dato loro dei vizi e pertanto, ogni volta che ci si ferma, almeno una viene a cercare carezze, magari qualche fronda di gaggia o di altra pianta. "Un po’ va bene, ma poi sono persino noiose, queste!". Ma poi torna il pastore titolare e viene il momento di andare a sbrigare altri compiti, altre incombenze.

Due fiumi

Domenica scorsa il gregge stava risalendo. No, non è ancora la salita verso le alte valli, si trattava semplicemente di una fuga dai pascoli inutilizzabili a causa dell’alluvione.

In certi punti l’erba era più alta delle pecore. Dalle baracche lungo l’argine si affacciava gente, qualcuno arrischiava le solite domande. "Da dove venite? E dove andate? Ma prima… dove eravate?". Risposte vaghe, un sorriso ed una battuta, il gregge si allontanava, chissà quali erano i pensieri di quelle persone che lo vedevano passare così, per pochi istanti.

Un agnello si era attardato tra i cespugli ed il pastore l’aveva catturato. Trovandosi "perso", avrebbe potuto scappare nella direzione opposta rispetto al cammino del gregge, costringendo gli uomini a lunghe corse per acciuffarlo. Splendeva il sole e faceva già caldo, in quella mattinata durante la quale decine e decine di persone affollavano le baracche colorate lungo l’argine, preparando grigliate ed apparecchiando le tavole con vari antipasti. I profumi e la musica a tutto volume arrivavano a tratti fino al gregge.

Tra l’erba, come sempre, qualche tangibile segno di inciviltà. Le pecore giravano intorno a quello che l’uomo non usa più: a testa bassa, continuavano a pascolare. "Bisogna trovare un posto all’ombra per fermare nell’ora di pranzo, fa troppo caldo…".

Il gregge era ripartito nel pomeriggio, dopo una sosta di un paio d’ore nei momenti più caldi della giornata. C’era un lungo cammino da compiere, con delle soste che corrispondevano a quei pascoli "lasciati indietro" appositamente nel momento in cui il gregge era transitato lungo la stessa strada qualche settimana prima.

Due fiumi che scorrevano in direzione contraria. Il gregge si riportava in periferia della città, l’acqua scivolava veloce verso la pianura. Il cammino delle pecore sollevava già nuvole di polvere, anche se erano passati pochi giorni dalle ultime piogge.

Il fiume era ancora gonfio d’acqua scura: gli ultimi resti delle piogge, la neve che scioglieva in montagna in quelle giornate calde… "Guarda, guarda che roba! E dire che adesso è niente, nei giorni scorsi sì che faceva paura!".

Ancora una volta il gregge era transitato sotto al ponte della ferrovia. Il pascolo vagante è meno "libero" di quel che si pensa: il cammino in un certo senso è già scritto. Manca la data precisa, ma di anno in anno i posti sono all’incirca sempre quelli, con gli inevitabili imprevisti che comportano delle piccole variazioni ed adattamenti.

Il fiume aveva accumulato legname ed immondizia contro i pilastri del ponte, materiali che aveva raccolto più a monte e trasportato fin qui. Ancora in quel momento ogni tanto si vedeva passare qualcosa che galleggia. Il gregge non sa, non guarda e continuava a seguire il pastore che lo stava guidando.

Una sosta a pascolare i prati intorno ai campi sportivi, quando ormai il sole scendeva all’orizzonte. Anche qui c’era chi si avvicinava a vedere, a far domande, ma i più guardavano da lontano, senza il coraggio di parlare con il pastore. "Meglio così… Venissero qui, le spaventerebbero, adesso invece sono tutte belle allargate a pascolare!"

Il gregge era passato in mezzo alle case della periferia. Non c’era più tanta gente, in giro: i più probabilmente stavano già preparando cena, i pastori invece avrebbero ancora continuato a sorvegliare il gregge per qualche tempo. C’era ancora anche da preparare il recinto, dare gli agnelli alle madri ed occuparsi di tuttte se solite incombenze serali.

Al fondo di questa strada c’erano altri territori di pascolo, dove il gregge passava tutti gli anni. All’orizzonte incombe una fabbrica di triste memoria, ormai chiusa ed abbandonata. Nei giorni successivi le pecore pascoleranno lì vicino e si spingeranno anche verso le colline, visto che ci sono numerose stoppie ed incolti ricchi d’erba. Chissà se domani saremo ancora da quelle parti?

I primi caldi dopo l'alluvione

Più vagante dei pastori, ho potuto permettermi l’escursione in montagna, a vedere i territori d’alpeggio ancora impraticabili (a questo proposito vedete anche qui il post e le foto dei miei compagni di gita). Poi sono tornata dal gregge e dai pastori, per rendermi conto di quello che è successo con l’alluvione.

Alcuni posti sono stati effettivamente invasi dall’acqua ed adesso restano ampie chiazze coperte dal limo, mentre l’erba appare sbiadita. Ovviamente qui gli animali non possono più pascolare, quest’anno. Con il sole che scalda già al mattino, queste zone asciugheranno velocemente ed il fango si trasformerà in polvere finissima.

Le pecore scendono al fiume per dissetarsi. Con il sole che picchia sulle loro schiene, questa esigenza adesso dovrà essere soddisfatta anche due volte al giorno. L’acqua è ancora limacciosa ed il livello, pure se è calato rispetto ai giorni critici, non è sicuramente quello visto nelle scorse primavere, quando metri e metri di ghiaioni erano allo scoperto. Oggi vi sono persino cespugli che continuano ad essere sommersi.

I segnali dell’alluvione sono presenti anche sotto forma di strane "sculture post-moderne": alberi e cespugli che sono stati sommersi dall’acqua, sui quali si sono impigliate grandi quantità di residui, organici e non. La plastica la fa da padrone ovunque, con brandelli di sacchetti, pannolini e tutto il resto. Riusciremo a capirlo, un giorno, che ogni cosa di cui ci liberiamo gettandola nell’ambiente, prima o poi ci si ripresenta, chiedendoci anche di "pagare il conto"?

Dopo la sosta di metà giornata, nel pomeriggio il gregge ritorna al pascolo sotto il sole. Fa caldo, decisamente caldo, ed il contrasto con le temperature di pochi giorni fa è ancora più drastico. Sul fuoristrada il pastore ha ancora la maglia pesante, quella che tornava utile per ripararsi dalla pioggia, dal vento e dall’umidità. Oggi al massimo serve da cuscino per la pennichella pomeridiana, quando c’è il tempo per farla.

Per fortuna c’è ancora qualche vasto incolto da pascolare. Qui l’acqua non è arrivata, ed il contadino con il trattore nemmeno. "L’altro incolto più in là invece è stato seminato a mais…". I pastori cercano un po’ d’ombra, il sole brucia sul collo e sulle braccia, in cielo non c’è una nuvola, ed inevitabilmente si parla della montagna, dove sicuramente la neve starà sciogliendosi lentamente.

Al tramonto si torna verso il recinto. "Per noi adesso andrebbe bene se non arrivassero i moschini fino al momento di andare in montagna…". Già, le zanzare infatti non sono ancora arrivate e nessuno le rimpiange, infatti a quest’ora della sera uomini ed animali solitamente sarebbero tormentati da nuvole di insetti fastidiosi.

Il cammino del gregge sull’argine è una lunga fila che si perde all’orizzonte, sollevando una nuvola di polvere. L’ultimo sole splende ancora, ma le pecore non verranno chiuse nel recinto fino alla prima oscurità, visto che nelle ore più calde della giornata non hanno pascolato.

C’è un visitatore, oggi, un giovane appassionato di pastorizia, fedele lettore di questo blog, che è venuto a trovare i pastori e vedere il gregge dal vivo. La sua giovane cagnetta collabora alla conduzione del gregge e lui non si tira indietro nel dare una mano. E così, senza grandi imprevisti, anche questa giornata arriva alla sua conclusione. Il pascolo vagante vorrebbe essere sempre così, quieto e rilassato, senza problemi di pascolo, senza lamentele, lontano dal traffico e dalla "civiltà", pur con i suoi orari che iniziano al mattino presto e terminano ben oltre il tramonto.

Il gregge va in città

Il gregge a volte sfiora dei paesi, altre volte si porta in periferia di grossi centri urbani… e poi viene anche il giorno di entrare tra le case, in mezzo al traffico. Si potesse evitare… ma il ponte è uno e il fiume non può essere attraversato altrimenti.

Al mattino il cielo era plumbeo e piovigginava. Il tempo di infilare la cerata ed i sovrapantaloni, prima di entrare nel recinto, caricare tutti gli agnelli e togliere le reti… ed ecco il primo sole caldo, quasi afoso.

Lentamente, pascolando tra i pioppeti, si fa passare la mattinata. "Quando c’è erba, quando ne abbiamo la possibilità, cerchiamo di attraversare nel momento in cui si creano meno disagi… Ma se non abbiamo posti dove andare, passiamo sul ponte quando capita. Non possiamo far digiunare le pecore solo per aspettare il fine settimana!"

Lì, sulle sponde del fiume, sono ben evidenti i segni delle passate alluvioni, quelle che hanno spazzato via tutto ed accumulato ramaglie ed immondizia persino sugli alberi.

E poi ci si mette in cammino, nel primo pomeriggio. Si percorre la strada che passa tra il fiume ed i muri che sostengono le case, sotto il ponte della ferrovia e quello stradale, che presto vedrà le pecore allungarsi in un nastro bianco sfilacciato. Una piccola sosta per pascolare ancora qualcosa, e poi via, dopo aver preso tutte le precauzioni del caso.

Il pastore indossa il gilet fluorescente, qualcuno lo precede per fare segnali alle macchine, altri chiudono la fila e spostano anche l’auto con il rimorchio degli agnelli. C’è gente che si affaccia alla finestra, altri guardano stupiti, qualcuno saluta.

Un attimo di sosta prima della rotonda, per compattare il gruppo, e lasciar passare ancora qualche auto, poi… per qualche minuto, la strada è delle pecore! Bisogna fare attenzione che non si infilino nel passaggio pedonale, rimanendo intrappolate, ma che tutte procedano sulla carreggiata.

Metà ponte è occupato dalle pecore. Camminano ordinatamente in fila, quasi nessuna accenna a sconfinare nell’altra corsia, dove il traffico procede regolare. Alle nostre spalle però si allunga la fila, anche se è il pomeriggio di un sabato pre-festivo.

Invece di puntare verso il centro, il gregge fiancheggia la città davanti agli occhi attoniti di alcuni motociclisti. Gli animali vorrebbero dare una spuntatina alla siepe, ma vengono incitati ad avanzare. Bisogna togliersi dall’asfalto il più in fretta possibile!

C’è ancora una rotonda e poi finalmente il gregge sparirà alla vista dei cittadini, tornando nel "suo" ambiente. Per qualche ora resteranno le tracce: foglioline strappate e cadute a terra, macchie di urina ed escrementi sull’asfalto, ma già alla sera solo un occhio esperto saprà ancora capire che lì sono passate delle pecore.

Si svolta tra le case di periferia, finalmente lontano dal traffico, che sta tornando a scorrere normalmente. Tutto è andato bene, nessuno ha suonato il clacson, nessuno si è lamentato (o almeno… le lamentele non sono arrivate alle orecchie dei pastori) e non sono successi incidenti.

Di nuovo sotto al ponte della ferrovia, sull’altra sponda del fiume. La città si allontana, ma qualcuno ha portato fin qui immondizia di vario genere. Ai pastori capita spesso di incontrare paesaggi degradati: d’altra parte, a loro il più delle volte resta solo la terra di nessuno!

Persino qui si incontra un’auto, che deve pazientemente aspettare il passaggio delle pecore. Continua il cammino, fino a trovare altri pascoli: di fronte quelli già utilizzati sull’altra sponda. Sono anni che i pastori frequentano queste zone, ma ogni anno ci possono essere delle sorprese.

Questo pioppeto per fortuna non è ancora stato tagliato ed il gregge pascola rapidamente tutta l’erba, quindi si raduna ed aspetta che il pastore lanci il suo richiamo per condurlo altrove.

E’ ora di scendere al fiume per l’abbeverata ed intanto i pastori possono guardare se c’è qualcosa che può tornare utile, lì tra l’immondizia. Un calciobalilla senza gambe, una collezione di scatole di sigarette, una raccolta di schede sui funghi più comuni e molto altro ancora. E dire che qui, lungo questa stradina, sarebbe bello venire a fare una passeggiata… se non fosse per tutta questa sporcizia frutto dell’inciviltà umana.

La giornata termina in altri pioppeti, con la pioggia nell’aria e le pecore che pascolano tranquille, ormai lontane dalla confusione cittadina. Questa è una delle tante giornate di pascolo vagante: "…ma per noi è meglio quando sei lontano da tutto e da tutti, con erba in abbondanza e senza la necessità di spostare quotidianamente gli animali."

Cambio dell'ora e pioggia

Al mattino era ancora buio: quel giorno avevano cambiato l’ora ed inoltre pioveva, quindi il risveglio fu doppiamente difficile. Si aspettava la pioggia perchè, nonostante tutta l’acqua e la neve di quest’inverno, l’erba stentava a crescere.

Dopo però, stivali ai piedi, giacca cerata ed ombrello, la pioggia diventava facilmente noiosa, fastidiosa. Anche gli animali non sembravano gradire, anche perchè avevano passato la notte in piedi, per non sdraiarsi nelle pozzanghere. Sono lunghe, le giornate di pioggia. Anche il pastore deve passare tutto il giorno in piedi, senza potersi sedere nemmeno un istante, mentre sorveglia il gregge.

Come spesso accade, il gregge pascola ai margini del XXI secolo, tra i resti di un cantiere iniziato e mai finito. Sui rami degli alberi ci sono ancora le tracce dell’ultima esondazione, sotto forma di detriti, immondizia, brandelli di nylon e stoffa. Adesso il fiume scorre limaccioso, ma chissà cosa accadrà quando scioglierà tutta quella neve che ricopre i monti. I pastori rabbrividiscono ancora al ricordo dell’alluvione dello scorso anno e delle notti passate a dormire vicino alle pecore, pronti alla fuga se ce ne fosse stata la necessità.

La direzione dei lavori si riunisce d’urgenza per fare il punto della situazione all’asciutto, tra le due corsie del viadotto dell’autostrada. Lì sotto il degrado è massimo, tra ogni sorta di immondizia volata via dai mezzi che transitano sopra alle nostre teste e cumuli di scarti gettati lì da qualche incivile. Tra bottiglie di birra, generi alimentari scaduti, materassi, un autoradio forse rubato, due coperte variopinte, libretti di istruzione di elettrodomestici, una poltrona ed un paio di cassetti di chissà quale mobile, i pastori si scuotono di dosso la pioggia e guardano il cielo plumbeo.

Il gregge viene fatto avanzare verso un incolto: finalmente il colore verde e, con questa pioggia, c’è la speranza di non doversi più lamentare per la mancanza di foraggio! Gli animali si sparpagliano, i pastori si riparano nuovamente sotto il viadotto. E’ primavera, ma non fa caldo e la cerata, oltre a riparare dalla pioggia, funziona come efficace protezione dall’aria pungente.

E poi anche lì il pascolo finisce, così ci si rimette in marcia. La pioggia alterna scrosci più intensi e pioggerellina sottile, mentre le nuvole si rincorrono nel cielo. Sull’autostrada sfrecciano le auto ed i camper con le famiglie che probabilmente si stanno lamentando per il weekend rovinato dal maltempo. Le biciclette legate sul retro si bagnano senza essere state scaricate dal mezzo ed un autista suona il clacson, mentre i passeggeri salutano sorridendo verso di noi. Chissà se ci conoscono davvero, oppure è solo un saluto così…

Ecco l’argine e questa volta, a differenza di altri cammini qui negli anni passati, non c’è la polvere ad avvolgere il gregge. Per una qualche casualità, pur non essendo io costantemente presente con il gregge, questo tratto di argine mi succede di percorrerlo ogni volta, in autunno ed in primavera.

Questa è la stagione del pascolo sotto i pioppi, ma si preannuncia un periodo difficile: in molti posti i pioppeti sono stati tagliati e non è possibile andare al pascolo nei giovani piantamenti, con piantine piccole e lisce, troppo appetitose per gli animali ghiotti di corteccia. Da queste parti però, fortunatamente, gli alberi ci sono ancora…

In qualche punto il problema è un altro: le tempeste di vento dello scorso anno hanno rovesciato un gran numero di piante. In alcuni punti gli alberi sono stati sradicati, in altri si sono spezzate solo le punte, i rami. File intatte e poi, all’improvviso, un intrico di tronchi e rami a terra, senza che si riesca a capire in che modo e seguendo quale disegno il vento abbia agito. Le ore passano, la pioggia cala d’intensità, ma la giornata non finisce mai, anche per effetto del cambio dell’ora. Non si può fare il recinto e chiudere gli animali quando ancora c’è luce… e così adesso si finirà più tardi, alla sera, mentre al mattino la sveglia suona sempre alla stessa ora.

Un bel "regalo" di Natale

Quale miglior modo per festeggiare le feste imminenti? Una bella, bellissima notizia!!! La conclusione di un processo che vedeva come imputato un pastore vagante piemontese, Flavio Lora Moretto, 33 anni, denunciato dal Parco Fluviale del Po per pascolo abusivo, con l’aggravante del pascolo avvenuto su terreno demaniale, e danneggiamento nei confronti del territorio dell’area protetta (non quantificabile per l’aspetto faunistico e di 8.770 euro, secondo il perito dell’accusa, per quanto riguarda la flora).

E’ vero, il gregge in quei giorni (aprile 2006) era andato al pascolo lungo il Po, nel territorio del Parco: zone ripariali, con una vegetazione avvezza al periodico passaggio delle piene alluvionali, con forte presenza di specie non autoctone. Come aveva fatto il perito a valutare il "danno"? Con una stima che, all’università, hanno insegnato anche a me. Solo che dovrebbe essere utilizzata per stimare il danno in un piantamento non maturo, cioè prima che le piante abbiano un valore commerciale. Avrebbe avuto un senso si fosse trattato di un pioppeto di pochi anni… Ma i pioppeti lì sono privati, il Parco non centra nulla! E poi nessuno ha toccato i pioppi, le pecore brucavano artemisia, graminacee, cespugli di Amorpha fruticosa, piante di Reynoutria (una specie invasiva che sarebbe auspicabile riuscire ad eliminare)…

I guardiaparco erano venuti a fare il verbale mentre si stava tosando, in mezzo all’allegra confusione ed ai ritmi frenetici di quei momenti. Per terra c’era il nylon, alla fine tutta la lana era stata raccolta, il tutto avveniva in uno spiazzo privo di alberi, solo sterpaglie secche ed artemisia. Eppure, c’erano quei quasi novemila euro che il pastore avrebbe dovuto pagare! Questa vicenda è già stata narrata nelle sue prime fasi varie volte nel blog… Anzi, è stata anche un po’ il motivo per cui questo blog è nato, ormai più di un anno e mezzo fa (vedi questo, o quest’altro vecchio post, solo per citarne alcuni). C’era stata una raccolta firme, aveva suscitato interesse anche in SlowFood, con articoli sui giornali (uno a firma di Carlin Petrini su La Stampa), convegni (a Bra, durante Cheese 2007), ecc, ecc…

Alla fine, la cosa che ha contato più di tutto sono state foto, come questa, dove si vede… il degrado nel Parco, che non è dovuto alle pecore!!! Quest’immagine è proprio stata scattata nel luogo "incriminato", era il recinto dove dormivano le pecore nei giorni della tosatura. Voi che seguite questo blog, di immondizia purtroppo ne avete già vista tanta, accanto al gregge. Spesso proprio lungo le rive del fiume. E così, com’è andata a finire? L’avvocato difensore Claudia Casalino, dopo aver prodotto le foto del gregge e delle aree di pascolamento relative ai giorni in cui i guardiaparco hanno verbalizzato il pascolo abusivo, le ha sottoposte alla Corte, ed in special modo agli esperti della flora, della fauna ed al Responsabile della Vigilanza del Parco. Dal momento che le immagini mostravano come non vi fosse stato un danno dovuto al pascolamento, alla sosta o ad altre attività legate alla pastorizia, ma risultava invece evidente come in quell’area vi fosse un grande accumulo di immondizia (sicuramente non imputabile ai pastori!), l’avvocato ha chiesto che il danneggiamento fosse derubricato, dal momento che il danno non era provato. Il pastore è stato condannato solo al pagamento di 800 euro di multa per pascolo abusivo, dal momento che non aveva il timbro del Comune sul Libretto di Pascolo Vagante.

La notizia è stata pubblicata anche nel giornale on-line "QualeFormaggio" qui, a firma della sottoscritta… La cosa negativa è che questo non era che uno dei tanti processi che vedono i pastori vaganti sul banco degli imputati, con il Parco del Po in veste di accusa. Per adesso, niente ha fatto seguito a quell’incontro in Prefettura ad Alessandria tenutosi a novembre. Vi prometto che, passate le feste, per l’ennesima volta farò la rompiscatole ed andrò a sollecitare qualcuno.

I maiali? No, le mucche!!!

Il XXI secolo a volte riserva ad un’attività così antica come la pastorizia solo i suoi scarti. Per le pecore, è sufficiente che ci sia erba da pascolare, ma il fatto che questo avvenza tra cumuli di rifiuti dove gli animali possono anche ferirsi con lamiere taglienti, cocci di vetro o altro… non è sicuramente una bella cosa.

Quella domenica tutto iniziava come sempre. Sembrava che la pioggia potesse concedere almeno qualche ora di tregua e, mentre il gregge si avviava al pascolo nell’artemisia lungo il fiume Po, un pastore ed il suo aiutante disfano il recinto mobile, raccogliendo le reti ed arrotolandole. Intanto, una pecora fatica a partorire un agnello enorme, di cui si prende immediatamente cura leccandolo amorosamente e belando in quel modo particolare, versi brevi e cupi, quasi un tossicchiare sommesso.

Dopo il gregge si mette in marcia, sfilando tra il fiume, i pioppeti e le baracche così numerose lungo il Po. Alcune abbandonate, altre più o meno ben tenute, con giardini, orti, tende colorate, quasi ovunque un allegro disordine, riparazioni di fortuna. Addirittura, in una di queste palafitte abbandonate, abitano 4-5 grossi cani ed il loro padrone, un clochard. C’è la signora che brontola a mezza voce perchè i suoi cani abbaiano, allarmati da pecore, pastori, cani sconosciuti, ma c’è anche quella che esce sul cancello e regala al pastore che chiude il "corteo" una bottiglia di spumante, un sorriso ed un saluto.

Il gregge si sposta in un pioppeto dai tronchi troppo lisci perchè la sosta possa essere lunga. "Belle piante, ma… Dovrebbero mettere gli altri ibridi, quelli con la corteccia ruvida!". Appena i pastori scorgono una pecora che tenta di strappare la corteccia con i denti, si rimettono in cammino. La pioggia dei giorni precedenti ha fatto crescere erba ovunque, anche se non è così abbondante come l’anno precedente.

Ancora lungo il fiume Po, tra artemisia, ambrosia, sacchi di immondizia, mobili abbandonati, cumuli di macerie.  La città è lì a due passi, ma per adesso sembra ancora di vivere in un altro mondo, dimenticato da tutti, dove la gente viene soltanto a disfarsi di ciò che non le serve più. I pastori cercheranno di non passare in città, per fortuna è rimasta una piccola via, un passaggio sotto l’argine dove una macchina forse non passerebbe, ma per il gregge è comunque sufficiente.

Prima il gregge sale sull’argine, scorrendo controcorrente rispetto al fiume. Il livello dell’acqua nei giorni scorsi è salito un po’, ma è comunque ancora abbastanza basso. In montagna per fortuna è caduta neve, il che ha scongiurato un eventuale pericolo di piena. D’altra parte, la siccità era stata così forte che fino a pochi giorni fa che i piloni dei ponti emergevano fino al basamento…

Dalle case si affaccia gente, ma il gregge sparisce rapidamente costeggiando l’argine, mentre in cielo si rincorrono nubi sempre più nere. Bisogna portare avanti la macchina ed il rimorchio, perchè quella via è sufficiente appena per le pecore, così si abbandona la terra di nessuno accanto al fiume e ci si immerge per pochi minuti nel traffico cittadino della domenica mattina, con il seguito di agnelli belanti nel rimorchio.

Una pausa pomeridiana per gli animali lì ai margini della città, con la gente a passeggio che si affaccia, commenta, ride, ed i pastori che si sentono osservati mentre svolgono i loro lavori (portano gli agnelli alle madri, curano una pecora zoppa, un’altra con la mastite, fanno poppare un agnello sotto ad una capra) e persino dopo, quando si sdraiano nell’erba una mezzoretta a riposare.

Quando si riparte, il percorso lungo l’argine sfiora campi da tennis, campi da calcio, un giardino recintato con tante sedie a sdraio vuote… oggi non è giornata per prendere il sole! C’è però un gruppo di bambini ben vestiti, qualcuno è già grandicello, tutti guardano quello sta capitando, dimenticando per un attimo i giochi. "Maiali, maiali!", grida uno. Starà insultando i pastori? "Nooooo! Mucche! Le mucche, le mucche!". Non può essere vero… eppure sì, il vociare continua e si perde nelle grida che provengono dal campo da calcio poco oltre. Eppure non siamo in una metropoli, la campagna è lì a pochi passi, perchè questi bambini non sanno cos’è una pecora?

Il gregge passa accanto a vistose macchine lucide, poi è di nuovo periferia, case fatiscenti ed enormi case mobili dei giostrai, quindi boschi ed incolti accanto alle fabbriche. Il cielo è sempre più nero, si teme la pioggia. Per quella sera c’è in programma anche di contare le pecore… perchè è vero che il pastore non conosce il numero (giusto) dei suoi animali. Poco più avanti si troverà il posto adatto per farlo (ma di questo vi racconterò domani), quindi si terminerà la giornata pascolando in pioppeti e boscaglia vicino alla vecchia fabbrica dell’eternit abbandonata.

Due gocce di acqua, ma si riesce a concludere la giornata senza aprire l’ombrello. La strada sterrata che si segue per andare al recinto a fine giornata è punteggiata da grosse pozzanghere, che le pecore (ma soprattutto gli agnelli) cercano di evitare, rallentando la marcia. Inizierà a piovere solo quando tutti i lavori saranno terminati, quando ormai il crepuscolo degrada nella notte e gli uomini saranno pronti a partire. Pioverà tutta la notte e poi, ieri mattina, il recinto e la strada per arrivare lì erano completamente allagate. "Adesso però basta acqua, eh?"

Sulle rive del Fiume Po

Già sulla via del ritorno… "L’anno scorso qui avevamo fatto 40 giorni, quest’anno nemmeno 20". E così il gregge sta già tornando sui propri passi, passando in pioppeti già pascolati due settimane prima, dove qualcosa sta ricrescendo grazie alle piogge, che finalmente hanno dato un po’ di sollievo alla terra assetata.

"Sarebbe meglio non farle dormire nei pioppeti. Per quanto sporchi le piante, può sempre capitare che poi le pelino ed è un danno per il proprietario… Gli anni scorsi facevamo le mandre sempre nei gerbidi, negli incolti, ma poi il Parco…". Le pecore adesso sono belle bianche, lavate dalle piogge, senza più la lana intrisa di polvere, con i semi spinosi impigliati nel vello. E’ inevitabile passare nella "zona rossa" (anche se delimitata dai cartelli verdi!), i tratti di riserva del Parco del Po che sarebbero interdetti. "Hanno tolto parecchi pioppeti, altri hanno le piantine troppo piccole. A venir giù abbiamo lasciato indietro il Parco, entrando solo per farle bere, ma adesso una passata la diamo… Tanto c’è poco, non c’è pericolo che ci fermiamo! Non è che, con la pioggia, l’erba poi venga su il giorno dopo!"

E così le pecore si addentrano nei gerbidi, dove il fiume, nelle sue piene, ha ammucchiato tutto ciò di cui l’uomo si è liberato! In altri casi, è stato l’uomo stesso a venire qui, per scaricare ciò che di inutile aveva in casa, oppure ha abbandonato l’immondizia avanzata dal pic-nic. Si scavalca e si va avanti, intristiti da questo spettacolo, soprattutto pensando al fatto che qui non si vorrebbe il passaggio del gregge perchè questa è una riserva naturale e le pecore sono ritenute dannose. "Almeno pulissero tutto, togliessero l’immondizia…". La solita vecchia storia, anche se si spera che un compromesso oggi sia più vicino e si riesca a trovare uno spazio per tutti.

Una sosta nel primo pomeriggio, per dare gli agnelli alle madri, poi si torna al pascolo. Non sono ancora quelle giornate così calde, quando le pecore si ammucchiano, respirano a bocca aperta e non mangiano fino alla sera. Per fortuna non sono ancora arrivate nemmeno le zanzare, quelle che più di tutto ti fanno venir voglia di prenotare i camion per andare in alpeggio.

Si scende al fiume per l’abbeverata una seconda volta: il livello dell’acqua è veramente basso, sembrano incredibili i racconti degli amici che poco prima parlavano del fiume in piena "…che fa paura! E’ il Sesia a gonfiare velocemente, a portare tanta acqua tutto di colpo. Il Po sale più lentamente. Comunque, quando ci sono le piene, non dormi tranquillo, di là dall’argine. Senti il rumore, come un rombo di tuono continuo." Oggi c’è un pescatore sull’altra sponda che arriva quasi a metà fiume, con l’acqua appena sopra al ginocchio.

Sul far della sera, una madre con due bambini si avvicinano al gregge, loro abitano lì vicino, già nei giorni scorsi hanno visto le pecore. I gemelli conoscono i nomi dei cani, cercano di trovare i due maremmani bianchi confusi tra le schiene candide, vorrebbero accarezzare un agnello, ma i piccoli scappano veloci. La gente di queste zone è abituata al passaggio del gregge, sa che una volta all’anno intorno al fiume improvvisamente c’è un’altra massa, non di acqua, una piena improvvisa, che scorre ora controcorrente, ora nella stessa direzione del Po.

E poi viene l’ora di andare a fare il recinto, perchè anche questa giornata si avvia alla fine. Le previsioni dicono che l’indomani pioverà ed è tutto utile per far crescere l’erba. Ma intanto, in questi giorni, bisognerà camminare e decidere quale strada prendere, dove passare le settimane che ancora mancano alla partenza verso i monti.