Troppe pecore? Troppi pastori?

Ieri ho letto un articolo on-line: siamo nella provincia di Udine e si parla di danni a causa dell’invasione delle pecore. “(…) era presenza gradita, momento simpatico. Negli ultimi periodi, però, la situazione è cambiata radicalmente. Le greggi, che provengono da Veneto e Trentino, sono diventate tre, quattro, perfino cinque: e si parla di 1.500, addirittura 2 mila pecore per volta che i pastori fanno passare e sostare senza criterio né attenzione su terreni che non avrebbero titolo a occupare (…)” Come mai, che interesse avrebbero tanti pastori a passare nello stesso posto? Commenta Verdiana Morandi: “Non scordiamoci dei miopi piani di gestione di sic e zps che bloccano l’accesso a certe aree “storiche” per la transumanza e costringono i pastori a mutare i loro percorsi… Chiaro e’ che nessuno va e riesce a mangiare dove è già passato un altro…

Dopo questa premessa, passo alle foto dell’amico Leopoldo, che spesso mi aggiorna anche sulla difficile situazione che pastori Trentini e Veneti incontrano in Veneto.  Immagini di marzo 2015.

Sempre Roberto Paterno e Sandra il giorno dell’eclisse e del passaggio sul
ponte del fiume Brenta fra San Giorgio in Bosco e Piazzola sul Brenta. Si poteva fare di meglio, però sai, le pecore avanzano e bisogna decidere in pochi secondi… farò meglio l’anno prossimo. Riguardo a questa foto è un fotomontaggio perché era impossibile mettere a fuoco l’eclisse e il gregge. Sono due foto contemporanee separate e montate.

(foto L.Marcolongo)

(foto M. Mahlknecht)

Qui invece siamo con Markus sempre nella primavera 2015. “Tanti saluti dal Livenza, un fiume tra il Veneto e il Friuli, mi trovo abbastanza bene, gente un pò cruda ma anche aperta a nuove persone e caratteri, seguo con piacere i tuoi articoli“.

(foto M. Mahlknecht)

Meduna al Livenza, aprile 2015. Anche per questa stagione Markus ha trovato impiego presso un pastore vagante. Buon proseguimento a tutti, io mi avvio alla conclusione (spero) della correzione delle mie bozze.

Nebbia dell’Est

Trasferta dall’altra parte delle Alpi. Ero in Friuli per presentare il mio libro a Pordenonelegge, ma i miei compagni di viaggio erano impegnati anche in altre manifestazioni, così io ne ho approfittato per cercare di vedere qualche realtà locale. Non avendo la mia auto a disposizione, purtroppo non ero libera di spostarmi a piacimento, ma i pastori si sono comunque prestati a farmi da taxisti e accompagnatori!

Così al mattino sono stata raccolta per la strada da Giancarlo, pastore che già avevo incontrato anni fa alla fiera di Rovato (BS). Dal Piemonte al Friuli, non ci sono problemi a trovare argomenti di conversazione quando si incontra un pastore. Sono giornate un po’ convulse, ultimi giorni in montagna prima di iniziare la discesa, inoltre c’è la vendita dei montoni per la festa islamica, ma io “non mi spavento”, so com’è il mestiere e… se posso dare una mano… Purtroppo il tempo non è buono. Da queste parti piove spesso, l’estate ha visto brutto tempo ovunque, ovviamente qui non ha fatto eccezione.

Quando arriva anche il figlio di Giancarlo, Emiliano, mi porta su alla malga, dove però la nebbia mi impedisce di godere del panorama, che tutti mi assicurano essere splendido. Riesco a malapena a scorgere tutto il gregge, di grandi dimensioni, con animali “tutti uguali”, selezionati accuratamente. Grande è la passione di questi pastori di origine appenninica, che una quarantina di anni fa sono venuti a cercare pascoli da queste parti, vi si sono stabiliti e hanno messo in piedi un’azienda veramente ben organizzata.

Dopo aver chiacchierato a lungo con il papà, pastore un po’ filosofo, pastore che guarda lontano, presidente dell’Associazione dei pastori transumanti del Triveneto, parlo con Emiliano, che mi racconta la sua storia. Inizialmente non lavorava con il padre, pur avendo avuto da sempre la passione per le pecore. Ora però gestisce uno dei due greggi sulle montagne friulane, greggi che si riuniscono in pianura.

La nebbia va e viene, ma il vento non riesce a predominare. Salgono su questa malga solo da qualche anno, se la sono aggiudicata non senza polemiche perchè, nonostante risiedano qui da anni, qualcuno forse li ritiene ancora “allevatori che vengono da fuori”. La malga è regionale, c’è una bella strada e bellissime strutture, in precedenza era utilizzata da (poche) vacche. La sera prima a Tolmezzo gente del posto mi spiegava che molte malghe restano vuote, specialmente quelle che non possono accogliere un grosso carico di animali. Anche da queste parti avevano cercato di infiltrarsi gli speculatori, ma sono riusciti a bloccarli e poi: “…le superfici non estese non fanno gola…“.

Solo per un istante si intravvede una cima. Rocce calcaree, come tutte quelle che stiamo calpestando. Un territorio diverso da quello a cui sono abituata. Siamo in Carnia, il confine è vicino, da una parte quello austriaco, dall’altro quello sloveno. Una terra povera da cui molti sono partiti, andando a cercare fortuna altrove. Invece questa famiglia di pastori è arrivata e risiede qui per qualche mese all’anno, tra la casa in Val di Resia e le malghe su in quota.

Mi ha colpito l’organizzazione di questi pastori. Abituata a vedere “arraggiamenti” spesso non proprio a norma di legge per trasportare gli animali, qui invece ci sono veri e propri mezzi speciali, sfruttati al meglio nella stagione di pascolo vagante. Sono davvero curiosa di tornare per incontrare questo ed eventualmente altre greggi in autunno/inverno e rendermi conto di come si lavori in pianura da queste parti.

E’ ora di pranzo e il gregge viene chiuso nella rete. Verrà riaperto nel pomeriggio. Qui non ci sono problemi di lupo, anche se ufficialmente dovrebbe essere passato, visto che altrove branchi si sono formati dall’incontro di lupi dalla Slovenia con lupi dell’Appennino. Però c’è l’orso, che in passato ha causato non pochi danni anche a questo gregge. Attacchi, pecore uccise e sbranate. “Gli orsi hanno il radiocollare, ci mandavano i sms per dirci dov’era. Guardando le cartine dove avevano segnato il percorso che faceva, ho visto che era sempre a 50-60 metri di distanza del gregge, eppure io non lo vedevo.

Scendiamo in fondovalle dove il camion è arrivato per caricare gli agnelloni. I pastori mi hanno a lungo parlato dei montoni che erano venuti a comprare in Piemonte. La selezione, su questo gregge, è molto curata. Emiliano mi ha mostrato i montoni, mi ha spiegato quale sia il tipo di pecora che preferisce, la forma delle orecchie, della coda. Ognuno dei due greggi ha un’unica pecora nera e un’unica pecora con le orecchie corte, quelle che da noi sono le taccole (con i vari nomi dialettali per definirle). Per “staccare” un po’ dall’omogeneità generale, in pianura ci sono poi gli asini. Niente capre, Giancarlo non le vuole assolutamente vedere tra le pecore!

(foto G.Morandi)

Quanto fosse bella la malga lo vedo prima sfogliando le immagini sul cellulare di Giancarlo, poi proprio stamattina, guardando la foto che lui stesso ha postato su Facebook prima di partire per la discesa. Tempo di transumanze, le montagne a poco a poco si svuotano.

Molto gentilmente Emiliano si presta ancora a farmi da accompagnatore. Adesso deve andare dal suo gregge, nella Val di Resia, dove la sua famiglia ha preso la residenza molti anni fa. Prima vedrò gli animali, scesi a mezza quota, anch’essi quasi pronti per la transumanza, poi conoscerò anche il resto della famiglia. Da quel che capisco, qui l’essere vaganti è davvero estremo. Avanti e indietro tra il gregge e la casa, sia in montagna, sia in pianura. Sacrifici da affrontare ce ne sono per tutti, per i pastori che viaggiano, per le mogli/compagne che aspettano il loro arrivo.

Qui il tempo è un po’ più bello. La Slovenia è davvero vicina, nel cuore dell’estate si pascola proprio sul confine. Mentre salivamo, mi faceva vedere tutti i posti dove pascolerà nei prossimi giorni, scendendo. Tanti prati, alcuni dove non è stato effettuato lo sfalcio, altri dove l’ultimo taglio viene lasciato alle pecore. “Siamo conosciuti, è una vita che passiamo qui. Anche quando si scende per la strada, la gente ci conosce, poi non c’è molto traffico.” Salita e discesa avvengono interamente a piedi, il territorio lo consente, poi ci sono i letti immensi dei fiumi. Il Tagliamento è impressionante, ma sia Emiliano, sia Giancarlo, mi raccontano storie di alluvioni, l’acqua che sale e inonda tutto, il gregge da portare in salvo.

Ovviamente ci si avvale dell’aiuto di collaboratori, impossibile far tutto da soli. “Mi piacerebbe anche avere ragazzi italiani, ma… Una volta ne avevo fatto venire uno, mi aveva contattato lui. Ha detto che aiutava già pastori dalle sue parti. L’ho lasciato solo con il gregge e la sera quando arrivo su stanco morto ne avrà avute insieme 2-300. E tutte le altre?? Secondo lui erano tutte lì! Così ho dovuto andare su fino in cima a riprenderle… L’abbiamo mandato via subito. Purtroppo di Italiani che vogliano fare questo lavoro come stipendiati, non ne trovi di validi.

In entrambe le greggi ci sono numerosi agnelli. Purtroppo è ora di rientrare, riparto con la voglia di vedere meglio queste montagne, ma anche con il desiderio di tornare anche nella stagione del pascolo vagante. E’ stata una bella giornata: per l’ennesima volta rifletto su come i pastori abbiano ovunque gli stessi problemi, parlino la stessa lingua, ma poi alla fine è impossibile “metterli insieme” e riuscire a combattere uniti per poter ottenere qualche soluzione.

Ancora un grosso grazie a tutta la famiglia per la giornata che, pur tra i tantissimi impegni, mi hanno dedicato.

Due appuntamenti e un racconto

Dopo questa breve pausa che mi ha vista maggiormente presente “a valle”, nei prossimi mesi invece questo blog “riposerà” un po’, con aggiornamenti solo saltuari, in quanto in alpe non c’è né il collegamento internet (e nemmeno il segnale del cellulare), né la corrente elettrica per lavorare con il pc.

Volevo però segnalare agli amici due appuntamenti con il mio libro “Di questo lavoro mi piace tutto”: 13 luglio 2013, ore 21:00 a Fenestrelle (TO), Sala consigliare, Via Roma 8 e 18 luglio 2013, ore 15:30 a Valleve (BG), frazione Vendullo, nell’ambito della rassegna “Pagine Verdi”.

Poi vi racconto una storia, o meglio, ce la racconta Daniela. Ahimè non ha allegato foto e così ci dobbiamo accontentare del testo…

Sono Daniela, leggo molto volentieri il tuo blog. A volte nella vita incontri delle persone, che a loro insaputa ti cambiano la vita, o meglio ti fanno vedere una strada. Quando avevo 10 anni e mia sorella 8, un giorno bussò alla porta una signora vestita di stracci, con dei zoccoli fatti a mano. In mano aveva una formella di formaggio e ci chiese in cambio pasta o pane. Anche noi famiglia povera l’abbiamo accolta, e ci raccontò che vicino a casa mia aveva delle capre un asino e un cavallo e girava all’avventura. Io e mia sorella il giorno dopo eravamo con lei nel bosco, da quel giorno sono passati molti anni, tante cose sono accadute. Oggi mi ritrovo con un’azienda che mia sorella ed io mandiamo avanti con grandi sacrifici. Chi sa se quel giorno non avesse bussato alla mia porta quella signora come sarebbe stata la nostra vita. Grazie Caterina ovunque tu sia.

Continua poi Daniela: “Si può dire che quell’incontro ci ha dato l’input. Io e mia sorella Michela siamo sempre state amanti della natura avendo la fortuna di vivere in un paese situato nel Carso triestino. Come ti avevo scritto il giorno dopo la visita di Caterina io e Michela  siamo andate a trovarla dove stava con le sue bestiole, era un campeggio austro-ungarico che nel futuro farà parte della nostra vita per molti anni. Lei stava in un albergo abbandonato in questo campeggio. Aveva 4 capre un caprone un asino un cavallo e una cagnetta con i cuccioli. Tante avventure abbiamo fatto con lei, tanti episodi da raccontare come quella volta che mi ha portato in una bicicletta senza freni per tanti km in discesa in un paese vicino al mio che all’epoca c’era un povero orso in gabbia e mi ricordo davo da mangiare all’orso mettendogli le noci in bocca, che lui aspettava a bocca aperta. O come quella volta che ha portato mia sorella con le capre in una transumanza per il Carso, tornando a notte fonda, con i miei genitori in ansia. A volte mi chiedo con che fiducia mia madre ci lasciava andare, grandissima donna mia mamma. Ma erano altri tempi, non c’era tutta questa paura. Caterina e i suoi animali è rimasta per parecchi anni in questo bosco, avendo anche molti problemi con gli animali che viaggiavano liberi per il bosco, arrivando anche nelle case. Aveva anche un carro, un giorno è finito giù per una scarpata, rompendosi. Una volta qualcuno aveva chiamato la polizia per via dell’asino. Due poliziotti vanno a cercarla nel bosco e dopo un po’ vedi i poliziotti che correvano con l’asino che correva dietro a loro, purtroppo ha fatto una brutta fine, è finito sotto un’auto. Le capre con il passare del tempo si sono moltiplicate finendo sul Carso, tante sono morte cadendo dalle scarpate, finendo in mare. Tanti anni erano passati, noi avevamo incominciato a frequentare le medie e le cose erano cambiate, la scuola i compiti gli amici, di Caterina non abbiamo saputo più niente, gli animali tanti erano morti e le capre libere sul Carso.

Quando avevo 19 anni e mia sorella 17, stufe di stare senza far niente avevamo deciso di occupare l’albergo dove anni in dietro stava Caterina. La struttura era molto grande composta da tanti bungalow ormai sommersi dal verde. Assieme a nostro cugino ci siamo messi a pulire dalla vegetazione il posto. Intanto la voce ha incominciato a girare nel paese e tutti i nostri amici ci dicevano: ” Vi arresteranno!”. Agli inizi stavamo lì a passare i pomeriggi a fare un piccolo orticello, fino a quando un vecchio contadino ci donò per un litro di vino una capra sarda. Le avevamo dato il nome di Caterina. Dopo avevamo trovato un capretto tibetano, Timoteo. Intanto mia sorella aveva trovato lavoro in un agriturismo in un paese vicino, agli inizi ha lavorato molto per pochi soldi solo per l’amore che ha per gli animali. Ma il proprietario aveva visto lungo con mia sorella, la mandò a Vicenza a frequentare un corso di caseificazione, che frequentò con molta passione. Dopo qualche anno sono entrata a lavorare anche io in questo agriturismo. Ci occupavamo degli animali, mungere e fare il formaggio, eravamo arrivate ad accudire 100 animali tra capre camosciate e pecore sarde ,siamo rimaste a lavorare 15 anni, il proprietario ci aveva dato carta bianca e si fidava di noi. Avevamo sempre le capre nel bosco, che intanto avevamo fatto azienda agricola “Case gialli”. L’agriturismo aveva cambiato gestione e noi avevamo deciso di metterci in proprio andando via e producendo i nostri formaggi. Avevamo preso in affitto un terreno nel Carso, ma le capre stavano sempre nell’albergo nel bosco. 6 anni fa ci avevano proposto di gestire un agriturismo in un paese a 15km dal nostro, spostando tutti gli animali. A malincuore, con tanti pianti, siamo andate via dal nostro paradiso. Non andò bene, siamo state per 2 anni, sono stati 2 anni assurdi con gente assurda. Fatto sta che siamo andate via anche da là. Abbiamo portato tutto il nostro allevamento nel terreno in affitto, abbiamo costruito ripari, stalle per i cavalli e tuttora siamo li con 50 capre, un pony, Nespolino, un cavallo nato lì, ma la mamma è morta, galline, oche. Partecipiamo a fiere e siamo state anche a Bra al Cheese. Nel nostro settore ci siamo fatte un nome, ma è dura emergere, ci sono le aziende più grandi che prendono tutto loro dai fondi a pubblico. Ma i nostri formaggi sono buoni, sono andati in giro per il mondo grazie ad amici che spediscono a parenti. L’altro anno nostra mamma è morta  in seguito a un incidente. E’ stata investita sulle strisce pedonali, dopo è morta per un tumore. Grazie alla assicurazione che ci ha lasciato siamo riuscite a comprarci una cella frigo e un minicaseificio. Ora si va avanti con una nuova vita sperando che il futuro ci offra il meglio. E con questo è tutto o quasi, mi ha fatto bene rivivere il passato spero di non essere stata noiosa, e mi scuso per gli errori.

Una lunghissima storia che però meritava di essere letta… Non c’è un sito dell’azienda “Case Gialli”, ma viene citata qua e là in elenchi di produttori della provincia di Trieste. E’ inutile che vi dica che mi piacerebbe andare fin da loro per incontrarle… ma chissà, se tornassero a Bra per la prossima edizione di Cheese, magari sarà più facile vederci!

Un po’ di notizie dal Nord Est

Il mondo della pastorizia, fino a qualche anno fa sconosciuto ai più, diventa sempre più frequentemente “notizia”, nel bene e nel male. C’è chi ne parla con sorpresa, chi scivola nel luogo comune di quadretti naif, elementi di folklore, chi ne parla con passione e competenza e molto altro ancora.

(foto A.Malacarne)

Adolfo lo conosciamo, lui è un altro “malato” per la pastorizia. Qualche tempo fa mi ha inviato questa foto e così mi scrive: “…una foto del giovane pastore Emanuele Dal Molin, il più giovane di tre fratelli pastori (gli altri due sono Franco e Guglielmo) , discendenti da un’antica famiglia pastorale originaria dell’altopiano di Asiago. Emanuele, 18 anni, già da 3 anni conduce con tanta passione e con l’aiuto del padre Giancarlo, un bel gregge di pecore fra le montagne del Bellunese e le campagne del Veneto e del Friuli, dove lo ho raggiunto di recente ad Azzano Decimo (PN). E’ veramente bello vederlo impegnato ed entusiasta in mezzo al suo gregge,  orgoglioso e fiero come un pastore provetto.
A proposito di giovani promesse pastorali nel Triveneto, ti segnalo anche un interessante articolo di Paolo Rumiz, pubblicato su Repubblica lo scorso 2 dicembre e dal titolo:”Noi pastori per scelta”.

Purtroppo ci sono anche “brutte storie” da raccontare. Come quella della “guerra” tra certi Comuni e le greggi, giustificate dalle solite parole: “Sporcano, portano le zecche, ecc ecc…“. Non conosco quel territorio, ho letto sui vari articoli che da quelle parti passano numerose greggi, ma questo non è un motivo sufficiente per vietare il loro transito. Cosa succede lì? Anche qui, non lontano da dove abito, ci sono comuni allo sbocco delle valli dove, in primavera, ma soprattutto in autunno, transitano anche più di dieci greggi, quello con 200 capi e quello con 1000 e più, eppure per fortuna non c’è mai stato nessun amministratore con idee simili.

Ero ieri in Valle Orco, un paese di fondovalle poco sopra a Pont Canavese, dove anche quest’anno si sta già lavorando per preparare la prossima festa della transumanza, evento autunnale che saluta mandrie e greggi al rientro dai pascoli in quota, facendoli passare proprio nel centro del paese. Invece in Veneto sembra che le greggi facciano addirittura… franare gli argini? Posso arrivare a capire che il passaggio di più animali in uno stesso punto possa essere responsabile di danneggiamenti (penso per esempio ad un fosso tra due campi), ma lungo le strade o per gli argini? Non è addirittura positivo un pascolamento temporaneo (sono greggi di passaggio)? Scommetto che altrimenti questi spazi debbano essere ripuliti dall’erba alta con appositi macchinari. Adesso si parla di “corridoi verdi” per le pecore, vedremo come andrà a finire.

E’ finita molto male invece per queste pecore. La brutta me l’ha comunicata l’amico Loris e riguarda un pastore suo amico il cui gregge, mentre transitava per una “strada bianca”, è stato spaventato da alcuni cani e ben 162 animali sono precipitati, morendo. Un danno, una bruttissima esperienza, un dolore e un costo non indifferente per lo smaltimento delle carcasse.

Storie di intolleranza senza senso: bisogna informare di più!

Esempi positivi e negativi che si sovrappongono e fanno rifletter su QUANTO bisogna ancora lavorare per far sì che la gente capisca davvero cosa vuol dire ambiente. Io ho sempre creduto di essere "ambientalista" ed "ecologista", ma poi leggo, vedo e sento quello che dicono certi… ambientalisti e mi chiedo: "Ma chi davvero fa qualcosa per l'ambiente???". Leggete questa storia, segnalata su Facebook dall'amico Michele Corti.

Lettera al Cittadino (quotidiano di Lodi) del 6 giugno 2011
Le pecore nel Belgiardino: che disastro
Chi nel mese di aprile e fino a due settimane fa circa ha fatto bellissime passeggiate nel verdeggiante e profumato bosco di Belgiardino, cosparso di fiori e ricco di promettente sottobosco, non riconoscerà ora più quell'oasi di verde ne
lla devastata landa lasciata dal passaggio delle pecore.
E la sottoscritta, che in marzo, al primo sbocciare delle violette, approfittando del rado bosco invernale, aveva ripulito il sottobosco – dove possibile – da immondizia di ogni genere, aiutata nell'impresa da volontari collaboratori intervenuti a rimuovere i sacchi raccolti, ha fatto evidentemente un servizio alle pecore e non ai cittadini amanti della natura, come suo intento.
Le pecore, però, irriconoscenti, muovendosi in branco hanno mosso il terreno e portato alla luce nuovi vecchi residui alluvionali di spazzatura, prima nascosti sottoterra odal verde lussureggiante, che aveva cercato di stendervi sopra un pietoso velo. Nonostante la cocente delusione, la sottoscritta è già tornata all'opera di ripulitura, ma poco potrà fare per i fiori, gli arbusti e i tanti getti di alberelli divorati dalle pecore.
[…] Comunque sia non sembrano certo esserci le condizioni per poter permettere che un prezioso sottobosco, foriero di rigenerazione del bosco, venga elimitato da orde di pecore affamate. certo anche loro devono pascolare e nutrirsi.
Sì, ma non in una zona dove terre coltivate e logistica hanno lasciato solo uno spazio irrisorio all'ambiente naturale originario. In tutto questo contesto il Belgiardino ha anche ospitato la "Camnada Ludesana": che cosa avranno pensato i partecipanti vedendo il parco pelato e pieno di escrementi animali?
Semplicemente quello che è sotto gli occhi di tutti: che anziché curarlo per il cittadino, il Parco Adda Sud preferisce lasciare il Belgiardino in pasto alle pecore.
Ma perché questo stato di cose non permanga, io chiedo a tutti gli amanti della natura e del parco di chiedere entro aprile dell'anno prossimo al direttore del Parco Adda Sud – come farò io – di dirottare le pecore verso altri siti, più ampi e in migliori condizioni di salute.

Simonetta Saccardi
 

 
Per fortuna c'è anche chi, su youtube, carica le foto di un gregge che svolge un'utile opera di pulizia nei parchi di Torino… Allora, voi che ne dite? Come si fa ad indignarsi perchè le pecore "portano alla luce l'immondizia"? No comment poi riguardo agli escrementi… Ma è mai possibile che ci sia tanta ignoranza? Spero che il parco risponda adeguatamente spiegando che l'erba pascolata ricrescerà (se uno non capisce, bisogna spiegare anche le cose più ovvie) e rifiorirà più bella di prima, invece di seccare ed ingiallire. L'immondizia la signora Saccardi andrà a toglierla di nuovo? Bene! Un plauso alla sua iniziativa. Se ci fossero state erbacce e rovi, invece sarebbe rimasta lì. Volevo comunque specificare che non l'hanno portata le pecore, ma gli uomini! Adesso almeno il parco è davvero ripulito e ricrescerà la vegetazione, in meno tempo di quello che l'indignata signora può pensare. Cara Simonetta, io, da amante della natura, dell'ambiente e del paesaggio, auspico che sempre più parchi, amministrazioni comunali, ecc… si affidino a greggi di pecore per la pulizia ed il pascolo. Gli escrementi sono concime naturale che favoriranno l'ecosistema (vegetale ed animale). Meglio secondo lei rumorosi ed inquinanti mezzi meccanici?

Verdiana Morandi, segretaria dell'Associazione Pastori del Triveneto, qualche mese fa mi segnalava l'ennesimo caso assurdo. Leggete qui dal Gazzettino on-line, quotidiano del Nord Est.
"Magredi, sì all’Italian Baja no alle pecore. Domenica 20 Marzo 2011,
SAN QUIRINO – (mm) «Vietato l'ingresso alle pecore»: potrebbe presto campeggiare questo cartello nell'area dei Magredi. Auto, quad e moto dell'Italian Baja corrano pure (la gara attraversa oggi e domani la zona dei guadi), ma gli ovini pascolino altrove. Questo lo sfogo del sindaco Corrado Della Mattia che, facendosi portatore delle lamentele di coltivatori e cacciatori, dichiara «guerra» alla transumanza sregolata. «Non se ne può più. Sto valutando di firmare un'ordinanza per fermare questo fenomeno, in particolare nel periodo estivo – annuncia Della Mattia -. Le pecore brucano l'erba, rovinano i campi, lasciano deiezioni ovunque e sono portatrici di malattie, favorendo la diffusione di zecche». Della Mattia, numero uno dell'Aci provinciale e regionale, è anche presidente del comitato organizzatore dell'Italian Baja, la corsa che si sta svolgendo proprio sui Magredi. «Altro che Baja – sbotta il sindaco -, gli ambientalisti pensino ai danni ambientali causati dal passaggio continuo delle pecore. Loro sì che rovinano il territorio». La transumanza «è sempre più frequente: si verifica in pratica tutto l'anno. Si è poi
passati da qualche centinaio di pecore ad anche oltre mille capi a pastore – osserva Della Mattia -. Spesso chi conduce questi greggi, perlopiù extracomunitari, "finge" di transumare, di fatto stanziando sul territorio. Una cosa che non possiamo accettare».
"
Avanti con i luoghi comuni sulle zecche (quante volte dobbiamo ancora ripeterlo che le pecore non portano le zecche, ma anche loro ne sono vittime se queste sono già presenti sul territorio????). Se veramente sono stati danneggiati dei campi, allora i responsabili pagheranno il danno, ma… "le pecore brucano l'erba" mi sembra una lamentela quantomeno ridicola!!!! E poi… sì ai fuoristrada e no alle pecore? Qualcuno mi spiega questo fatto?
Mi scrive Verdiana: "Son stata all'incontro sul piano di gestione dei Magredi di Pordenone… dopo 4 ore son finalmente arrivati alla misura sul pascolo… che veniva semplicemente VIETATO senza previsione di alcun compenso! Abbiamo chiesto un incontro specifico con la regione FVG… dato che dicevano di aver molta fretta… e dato che han detto che han cercato così tanto i pastori e non son riusciti a contattare nessuno… Ma pensa te! Quante bugie in una mattinata sola! Naturalmente Coldiretti neanche del fatto, interesse zero! E' inutile.. ci vuole TANTISSIMO tempo e gente che abbia duecentomila competenze… come fa un pastore a lavorare e tutelarsi da sta gabbia?". Verdiana non è solo figlia e nipote di pastori, ma è laureata e specializzata in Sviluppo Sostenibile e Gestione dei sistemi agroambientali.

L'unica speranza è che si riesca a fare TANTA informazione corretta, che i VERI ambientalisti facciano sentire la loro voce, che si parta con piani di educazione scolastica. Non solo fattorie didattiche, ma visite "in campo" con le scuole a questi Parchi dove ci sono gli animali, far capire la loro importanza per TUTTO il territorio.
 

Video dal Nord-est

Capita spesso di trovare video sul pascolo vagante su youtube, ma la maggior parte di questi, come vi avevo già mostrato una volta, contengono commenti sguaiati da parte di chi incontra il gregge e decide di filmarlo col telefonino. Non sanno cos’è il pascolo vagante, non sanno cos’è la pastorizia nomade, ma nemmeno si preoccupano di colmare le loro lacune. Ridono, magari insultano persino i pastori… e quante volte l’ho sentito dal vivo? Poi ci sono gli entusiasti, con i gridolini e le esclamazioni di sottofondo, quelli che apprezzano estasiati lo spettacolo del passaggio del gregge. Finalmente un’eccezione, qualcuno che ha incontrato un gregge, l’ha filmato (a dire il vero in modo professionale) ed ha fatto domande pertinenti al pastore. 

Iniziamo da uno dei tanti video, che riporto qui anche per mostrare gli asini multicolori di questo pastore. Chissà se gli amici che seguono questo blog sanno dirmi di chi si tratta? Siamo a Grisignano di Zocco, in provincia di Vicenza.

Poi c’è questo gregge a San Donà di Piave, in transito sotto un ponte o un viadotto, realizzato lo scorso 2 febbraio.

Infine il video di Davide Pettarini, realizzato a Pordenone, sotto casa sua, come dice lui stesso. Questo è il suo blog. Un gregge e due pastori, un giovane ed uno più anziano (Claudio Edaliti e Giampaolo Banzato, entrambi intervistati), provenienti dal Passo Fedaia. Le solite voci, i soliti problemi, l’ennesima dimostrazione di come ci sia sempre meno spazio, sempre meno tolleranza per questo mestiere. E tanta ignoranza, tanti pregiudizi. Grazie a Davide per il bel filmato e per la sensibilità dimostrata nel montaggio. Spero che vorrai ancora lavorare su questo tema!

Darsi da fare

I pastori, specie quelli vaganti, sono abituati ad arrangiarsi in mille modi, ma ogni tanto c’è qualcosa di più grosso di loro e… sarebbe meglio essere uniti, piuttosto che tante teste, ognuna per la sua strada. Nel Nord-est l’hanno capito ed hanno creato un’Associazione dei pastori del Triveneto. Speriamo che serva, anche perchè i problemi non mancano di certo!

Verdiana è la figlia di un pastore (impegnata in prima persona nell’Associazione) ed ogni tanto mi comunica gli aggiornamenti delle vicende che capitano da quelle parti. Questo articolo parlava del problema della rabbia e delle difficoltà/impossibilità di spostamento per i pastori. Necessità di vaccinare gli animali, impossibilità di usare i cani da lavoro e così via. L’articolo poi contribuiva a gettar fango sui pastori: "Non si tratta della cosiddetta transumanza, ma di un vero e proprio "pascolo", distruttivo per l’ambiente e per la fauna locale, oltre ad essere portatore di un elevato numero di zecche." Siamo alle solite… e poi qualcuno mi dica perchè la transumanza andrebbe bene (eventualmente), ma il pascolo sarebbe dannoso? Ignoranti! Sul caso rabbia non ho più saputo nulla, se gli amici del Nord-Est hanno novità, qui c’è sempre spazio per loro.

Nico è finalmente riuscito ad acquistare qualche agnella alpagota, con grandi difficoltà. Mi chiede di specificare che non può ancora definirsi un esperto, ma solo un appassionato, e sta cercando di imparare a riconoscere le caratteristiche di questa razza, che vorrebbe riuscire ad allevare.

Ecco un’altra immagine di alcuni dei suoi animali. Se qualcuno avesse suggerimenti e/o consigli per lui, sarò felice di mettervi in contatto. E’ sempre bello poter aiutare chi ha la passione per le pecore… Sempre dall’Alpago, un grido di allarme! Daniela ci manda il testo di questo articolo. Leggete e… a voi il commento!

"Orsi in Cansiglio contro i cervi? Una "boutade" senza alcun senso
Pubblicato il: 05-01-10

Lo sostiene l’Anpa Veneto, che rappresenta alcune aziende agricole assillate e danneggiate dal problema

BELLUNO – Apprese le dichiarazioni del presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro alla caccia dei cervi nella Piana del Cansiglio e favorevole contrario – come il collega bellunese Gianpaolo Bottacin – a renderli disponibili come cibo per l’orso, Anpa Veneto, che rappresenta alcune aziende agricole assillate e danneggiate dal problema cervi, non può esimersi dal definire l’uscita del presidente Muraro una boutade senza senso. «Forse Muraro – afferma Paolo Casagrande, presidente di Anpa regionale Veneto – ha in mente una visione del Cansiglio dall’orso Joghi del Yellowstone Park, con il buon Toio De Savorgnani a fare la guardia a Joghi e a vigilare sui danni che potrebbe arrecare ai turisti e ai residenti, ma noi che siamo agricoltori, coloro che tutelano e hanno conservato la Piana del Cansiglio come è oggi godibile a tutti, proprio non ci stiamo. Muraro forse non ha pensato, conoscendo poco l’agricoltura e come si fa agricoltura in montagna, che prima di riportare il numero di cervi a un numero accettabile per l’ecosistema Cansiglio, ci vorrebbero decine e decine di orsi mangerecci e affamati per mangiarsi il migliaio di cervi che sono in esubero. Perché non propone di introdurre anche i lupi che aiuterebbero l’orso? Muraro forse si scorda che un orso fa anche cento kilometri al giorno, come pensa di tenerlo fermo in Cansiglio per mangiare cervi? Recintandolo tutto?». «Suvvia Muraro, – continua Casagrande – sia pratico, non osi pensare tanto in alto che di alto su questa sua uscita c’è solo l’altitudine del Cansiglio. Se il presidente Muraro vuole contribuire a risolvere il problema cervi, come gli abbiamo proposto se ne prenda in carico 200-300 e glieli portiamo nel bel parco del S. Artemio a Treviso, oppure provveda a indennizzare lui le aziende agricole che ogni anno subiscono 100.000 euro di danni di foraggi e produzioni di latte mancanti, o per la rinnovazione del bosco che ormai è inesistente. Dovrà comunque rispondere poi dei pericoli e danni che l’orso crea ai turisti e ai domenicali del pic-nic in Cansiglio, oltre ai danni che Joghi farà alle stalle azzannandosi anche qualche vacca o manza al pascolo». Per Anpa Veneto «è giunta l’ora di dare concretezza al piano della Regione varato a settembre con gli abbattimenti in Piana del Cansiglio, e nelle riserve limitrofe, così come lo sostengono le province di Belluno e Pordenone. Quando sarà ridotto il numero di cervi oggi in esubero, allora potremo parlare di introdurre l’orso, e per far contento Muraro e De Savorgnani. Noi nel frattempo stiamo pensando invece alla carne di cervo Doc del Cansiglio, utile per turisti, ristoranti e agriturismi. Così avremo una situazione ideale del ciclo della storia dalla nascita del mondo, della natura e dell’uomo: cervi- orso e caccia/carne».

MA SECONDO TE NN POSSONO METTERLI DENTRO SENZA AVER RISPETTO X NOI ALLEVATORI?
CIAO DANY"

Ascoltiamo il grido di Daniela e ci chiediamo ancora una volta quando si penserà prima di tutto agli agricoltori-allevatori. Lo chiamano settore primario, ma viene sempre ultimo nella scala degli interessi e dei pensieri di chi "comanda"…