Paesaggio da fiaba, ma…

E’ innegabile il fascino di certi paesaggi. La neve che copre, rimodella il paesaggio. Talvolta lo ingentilisce pure, nascondendo le brutture che l’uomo ha disseminato qua e là. Altrimenti aggiunge bellezza a vecchi edifici, case in pietra, chiesette sui cocuzzoli. Bello da vedere, ma dovresti poterti chiudere in casa in attesa che tutto finisca.

Anche vedere il gregge che si sposta in questi paesaggi ha una bellezza senza tempo. Camminarci insieme con i piedi che si raffreddano, l’umidità che a lungo andare filtra tra le giacche e le maglie invece ti riporta alla dura realtà. Le mani si screpolano, certi lavori con i guanti non li puoi fare. Ha nevicato un po’ dappertutto, in Piemonte. Come minimo una ventina di centimetri, a volte anche ben di più, quindi tutti i pastori in questi giorni devono fare i conti con l’inverno, la neve e la necessità di “fermare” le pecore. Come vi ho già spiegato altre volte in passato, ciò significa interrompere la stagione di pascolo vagante per qualche tempo, finchè la neve non scioglierà e si tornerà a vedere l’erba. Nel frattempo, bisogna alimentare il gregge in altro modo: fieno, mais, unifeed a seconda delle possibilità e delle attrezzature a disposizione.

Bisogna trovare il posto giusto per fermarle, comodo da raggiungere, con acqua a disposizione (ma cosa succederà nei momenti di grande gelo che sono annunciati per i prossimi giorni?), terreno “sano” per quando inizierà il disgelo. E poi provvedere al foraggio, una spesa che può essere anche spropositata se chi ha fieno da vendere approfitta dello stato di difficoltà del pastore. I più attrezzati, quelli che hanno una cascina come base, invece possono aver stoccato del foraggio nella bella stagione ed adesso inizieranno ad intaccare le scorte. La neve comunque costerà cara per tutti.

Magari subito, in attesa di raggiungere il posto giusto o avere le attrezzature per distribuire il foraggio senza sprecarne troppo, per un giorno si sparge il fieno a terra, sulla neve. Poi l’indomani invece si vedrà di lavorare diversamente… Comunque sono giorni duri, sia per chi è all’aperto, sia per chi ha gli animali in stalla: la neve complica tutti gli spostamenti, i movimenti, anche solo il raggiungimento delle strutture. Già ieri vedevo cortili di cascine ingombri di mucchi di neve, pozzanghere, fango. Dopo sarà ghiaccio e dopo ancora tanto, tanto fango. Ma la neve ha la sua utilità, sarà scorta d’acqua per l’estate, sarà mantello protettivo per le colture quando arriverà il grande freddo nei prossimi giorni. Non a caso si è sempre detto: “Sotto la neve, pane.” Il grano infatti è lì sotto, al sicuro… Comunque adesso nevica di nuovo. Sarà un’altra lunga e difficile giornata.

Il sole, ma…

C'è già chi parla di un'estate senza estate… Fosse così, farebbe freddo dappertutto, invece qua e là c'è chi muore dal caldo. Però lassù caldo non fa e pare davvero che siano quelle giornate di fine stagione, quando ormai ti prepari per scendere. Invece no, stai appena salendo a mangiare l'erba più buona, quella alle quote maggiori.

Almeno il clima freddo, nelle giornate di bel tempo, dovrebbe tenere indietro la nebbia. E così è, quindi per una volta si può spaziare lontano con lo sguardo verso la pianura, mentre si sale dietro alle pecore. Si vedono i prati ed i campi dove si pascola d'inverno, si vedono i paesi, i corsi dei fiumi. Nonostante il sole, non ci si scopre più di tanto, l'aria è tagliente, limpida, anche nel cuore della giornata le pecore pascolano senza ammucchiarsi, non c'è bisogno di cercare l'ombra, è il clima ideale per loro.

Finalmente si sale ed in cresta le cose cambiano. Si vedono le altre montagne, la pianura, l'erba è migliore, paradossalmente anche i pendii sono meno ripidi, lassù, e si cammina meglio lungo le tracce di sentieri creati dalle pecore. O forse sono antichi sentieri, che solo grazie alle pecore vengono mantenuti? Qualche turista fa capolino lassù sulla montagna più alta, ma sono saliti tutti dagli altri versanti. In cresta appare una lunga fila di pecore ed il pastore urla un richiamo.

Ci si incontra lassù, ci si scambia un saluto e quattro chiacchiere, mentre gli animali da entrambe le parti salgono e scendono. Con il binoccolo si cercano altre greggi sui pendii delle valli, si individuano gli alpeggi, si nominano le montagne, ci si aggiorna sulle novità. Poi ciascuno deve scendere per badare al proprio gregge che si sta muovendo qua e là senza controllo. Dopo qualche tempo le pecore passeranno tutte in fila sulla strada accanto al lago… Viene da pensare che… sì, un vero alpeggio deve avere anche un lago, ma invece al di qua della cresta manca pure quello.

Alla sera il gregge ridiscende, sazio. Certo che le giornate senza nebbia sono tutt'altra cosa, si lavora meglio, ci si rilassa un po' di più, anche se comunque si scarpina da mattina a sera su e giù per i pendii, urlando ordini e fischiando ai cani. Anche se le pecore si dividono in gruppi e gruppetti, anche se c'è sempre quella che si attarda a pascolare quel ciuffo d'erba tra le rocce, le vedi per tempo e riesci a farle rientrare al recinto con le altre. E così si riesce persino a mangiar cena prima che sia notte fonda, accendendo il fuoco per far cuocere la carne sulla pietra, guardando le stelle che man mano compaiono nel cielo e le migliaia di luci laggiù in pianura. Cantano, i pastori, le loro voci si perdono nell'infinito della notte.

Una notte fredda, gelida, a cui fa seguito una mattinata con un sole già più velato. Il gregge stenta ad incamminarsi, inizialmente scende verso il basso, quasi che sia davvero la fine della stagione e sia il momento di tornare in fondovalle a pascolare l'erba verde già ricresciuta. Ma invece ci sono ancora tutte le creste da mangiare. L'erba è verde, ma se continuerà a fare così non ci sarebbe da stupirsi se presto arrivasse la brina e la neve a quote ancora più basse. Già l'altro giorno le cime erano imbiancate. Una volta che le pecore avranno preso la giusta direzione, anche i pastori si avvieranno verso la cresta.

Mentre si sale accade qualcosa di strano. Per un attimo il tempo si ferma, gli animali si immobilizzano e belano, cupi. Anche i cani si arrestano e si guardano intorno inquieti. Un boato scuote l'aria, arriva di là, dalle altre valli all'orizzonte. Ci guardiamo increduli, è stato come se qualcuno ci avesse scosso. Non ci sono dubbi, è stato un terremoto. Non è successo nulla, non si è mossa una pietra, niente, ma averlo vissuto quassù è stata una sensazione strana rispetto a tutti i precedenti che mi avevano sempre colta tra le mura di casa. Ci si interroga su cosa sarà successo giù, per fortuna nulla di grave, solo un po' di spavento. Il cielo prima sereno intanto si è coperto di nuvole, minacciose dietro le montagne alle nostre spalle. Le pecore hanno subito ripreso a pascolare e tutto va avanti come prima, con qualche goccia di pioggia portata dall'aria fredda che già annuncia i temporali che seguiranno. Continua il freddo e questa volta non ci sarà nemmeno più il sole a mitigarlo. Pare davvero settembre, quasi ottobre…

L'inverno dei pastori

Il calendario ci dice che sta finendo l'autunno ed iniziando davvero l'inverno. Però… le temperature, la neve e molto altro in questi ultimi giorni già avevano un sapore decisamente invernale! Nei prossimi giorni ancora neve (già domani), poi le temperature risaliranno, forse pioverà persino, successivamente.

Da quando frequento il mondo dei pastori, la "magia" dei giorni di neve mi si è parecchio incrinata. Bello veder nevicare se sei in casa, al caldo, se non ti devi muovere. Bello vedere la neve in montagna. Ma se invece devi passare la giornata all'aperto, con un gregge da condurre al pascolo… L'altra mattina c'era effettivamente aria di neve ed i primi fiocchi, le prime palline di neve gelata, scivolavano sul vetro dell'auto mentre cercavo di raggiungere i pastori.

La nevicata si è rapidamente fatta più fitta. Il freddo era intenso, il termometro segnava -3°C ed il terreno era gelato. Nei giorni precedenti si erano toccati i -9°, forse anche -10°C. Gli animali erano ancora nel recinto, si preannunciava una lunga e difficile giornata. I giorni precedenti non erano stati soltanto gelidi, ma da queste parti aveva regnato la nebbia, anche quando in altre zone c'era il sole che tentava di mitigare appena il freddo pungente.

Infatti Maria Pia mi aveva detto che avrei potuto fare le foto alla galaverna… Invece adesso fotografavo la neve che imbiancava rapidamente la strada, i campi, il pelo degli animali. Paloma, dalla sua nascita ai primi di novembre, non aveva visto altro che brutto tempo: pioggia, nebbia ed adesso anche la neve!

La campagna aveva assunto rapidamente quel senso ovattato che solo le nevicate sanno dare. Non si vedeva nessuno in giro, solo degli stormi di colombi che si alzavano in volo tutti insieme dalle stoppie del mais, dove cercavano gli ultimi chicchi, prima che la neve coprisse tutto. "Le pecore ieri lo segnavano proprio… Mangiavano l'erba gelata come se fosse stata l'ultima cosa da mangiare per chissà quanto! Questa terrà a lungo, con un freddo del genere!"

Maria Pia stava preparando pranzo, una bella minestra calda di riso, patate e verze, qualcosa da mettere nello stomaco prima di partire al pascolo. Gli orari del pranzo sono quelli dei pastori, si mangia prima di aprire il recinto, anche se non è l'ora canonica in cui la gente generalmente si mette a tavola. Fino a sera poi saranno solo le pecore a mangiare…

La bici di Carlo Alberto è "parcheggiata" accanto alla strada. Quando il pastore arriverà, approfitterà della mia presenza per farsi accompagnare avanti. Lasciamo là la sua auto, accanto ad una cascina, poi lo riporto indietro. Un lavoro in meno da fare… Dopo si sposterà a piedi con il gregge, poi tornerà indietro con la bici a prendere trattore e rimorchio.

Carlo Alberto fa uscire Tutù dal recinto, lui attraversa felice la strada e si getta a capofitto nella stoppia del mais, grufolando nella terra gelata e seguendo le file con una precisione da geometra, trovando pannocchie in abbondanza e mangiando a sazietà.

Mangiamo anche noi, al riparo sul rimorchio. Non fa per niente caldo, solo a togliere un guanto per tagliare il formaggio o una fetta di salame, la mano si raffredda. La minestra scende bollente nello stomaco ed è una vera benedizione. I piedi però si stanno raffreddando, nonostante tutto. E' la stagione dei geloni, questa. Poi si parte. Attraversiamo la strada, dove passano quasi solo trattori indaffarati ad andare a caricare la paglia ancora sparsa nelle risaie.

Ci si incammina verso il paese. Sembra veramente di essere in un presepio… Gli alberi, già argentati dalla galaverna, adesso hanno quello strato in più di neve leggera. Continua a scendere qualche granello gelato. Non è una nevicata che copre tutto, ma è il freddo a preoccupare. Le strade sono viscide, ghiacciate, ma questo è un problema per chi si sposta in auto, non per i pastori.

Si attraversa il paese, sembra non ci sia nessuno, come se il gelo avesse fermato tutto e tutti. I cani abbaiano, gli agnelli avanzano in coda al gregge, gli asini sono l'unica macchia scura . Camminando ci si scalda, ma quando si arriverà ai pascoli le cose cambieranno!

Un pezzo di prato in un vecchio recinto dei cavalli, una tappa di poche decine di minuti, forse anche meno. Sembra di essere in un quadro, ma gelano le mani già solo a scattare le foto! E' inevitabile domandarsi come sarà quest'inverno. Maria Pia mi dice che nei prossimi giorni dovranno affrontare degli spostamenti anche lunghi, ci sono zone in cui ormai la campagna è fatta solo da risaie, risaie a perdita d'occhio, e nessuna possibilità di far sostare il gregge, nessun pascolo a disposizione!

Tutù non è affatto preoccupato. Si gratta contro un vecchio palo della recinzione e punta verso un orto dall'altra parte della stradina, ma viene fatto prontamente rientrare verso il gregge. Tra non molto ci si sposterà ancora e potrà trovare di che sfamarsi grufolando nella terra.

E' la volta di un pioppeto, nel cui sottobosco c'è erba in "abbondanza" (in questa stagione, ci si accontenta facilmente!). Non nevica più, cade solo qualche fiocco solitario, ma passerà del tempo prima che quella che è venuta si sciolga. L'aria adesso è limpida, fredda, ma quasi piacevole da respirare, come se la neve l'avesse pulita da tutte le impurità.

La galaverna unita alla neve crea dei bellissimi ricami. Certo, la magia della neve ritorna nel guardare questi scatti, ma per il pastore la priorità è quella di sfamare gli animali, altro che guardare la bellezza dei cespugli ricoperti di ghiaccio! E poi i piedi adesso si raffreddano, mentre sei lì che vai avanti ed indietro a sorvegliare il gregge, a controllare che gli animali non sconfinino verso il campo di grano.

Ancora avanti, una stoppia di mais e dopo ancora un altro prato. Purtroppo devo rientrare, non so come sarà il mio viaggio di ritorno verso casa, qui le strade non sono state pulite. La mia auto ha le gomme da neve e non ho problemi, ma sono gli altri a preoccuparmi… Così saluto i pastori, mi auguro di non rivederli poi nel "solito posto", quello dove fermano le pecore quando viene a nevicare e non si trovano più pascoli in giro. Ci facciamo gli auguri, anche se per loro Natale è semplicemente un giorno come gli altri. Speriamo che il maltempo die prossimi giorni non porti un pessimo Natale per i pastori…

Interviste difficili

Lo dico sempre, i libri ovviamente li scrivo qui, seduta davanti al computer, ma tutto il resto avviene fuori, in campo. Così ieri sono andata ad intervistare un giovane pastore presso il suo gregge ed è stata un'intervista difficile, con la mano che teneva la biro che gelava nonostante i guanti e la biro stessa che non voleva scrivere sulla carta!

La giornata era davvero gelida. Giuseppe ed Elisa prima erano dalle pecore degli agnelli nella cascina affittata, ma il gregge era qui, tra campi e prati gelati. In quel giorno nemmeno il sole ce l'avrebbe fatta a far sciogliere la brina. C'erano alcune pecore che avevano partorito così, dopo la mia intervista, siamo entrati nel recinto per andare a vedere che tutto fosse a posto. Dai discorsi di Giuseppe continuavano ad emergere informazioni interessanti per il mio lavoro, ma ormai il quaderno era in macchina, quindi dovevo tenere tutto a mente.

Sullo sfondo del gregge, l'antica cascina che abbiamo attraversato per arrivare qui, passando all'interno della corte. Giuseppe mi spiega come si sia "costruito" una zona di pascolo, dal momento che è stato lui ad iniziare il nomadismo con il gregge. "Mio papà aveva 100 pecore, ma le tenevamo a casa. Sono stato io che, dopo due mesi di scuola, ho lasciato perdere ed ho detto che volevo partire con le pecore. Sono stati belli quei 2-3 inverni che non c'è stato da fermarle…".

Il cielo è livido, le pecore attendono quasi immobili, montagne e campagna sono quasi prive di colore. Per il libro userò poi le foto dell'alpeggio, magari quelle della transumanza, visto che il pastore raccontava che proprio quello è uno dei momenti più belli di questo mestiere: "Attaccare i rudun, attraversare il paese con la fila delle pecore…", anche se comunque "…di questo lavoro mi piace tutto…".
E adesso andiamo a mettere a posto gli appunti e trascrivere l'intervista, perchè ho scritto talmente male che temo di non riuscire poi a ricordarmi tutto, tra qualche giorno!

Il freddo avanza

Dicevano che sarebbe arrivato, ed infatti ecco il freddo. Ma non infastidisce i pastori, anzi… fa sì che il terreno sia gelato e si possa pascolare senza rovinare i prati. Però i contadini possono anche andare con i trattori a spargere il letame, e questo non va bene! Tutti ti chiamano per sapere quando arrivi, qualcuno ha smesso di aspettarti ed ha iniziato a concimare prima del pascolamento. C'è sempre qualcosa per cui lamentarsi, insomma!

In quel caso il padrone del prato era presente e veniva a dare una mano per spostare il gregge. Anche quel giorno le pecore erano belle piene e non sarebbe stato un problema spostarle. Bisognava fare un tratto di strada, poi attraversare la Statale e proseguire tra le case. Il cielo era terso, l'aria tagliente, ma il sole comunque riusciva ancora a scaldare un po'. "Aspettiamo che la finiscano bene… Non bisogna sprecare erba!"

Decidiamo come organizzare lo spostamento. Io porterò avanti il furgone con gli agnelli, poi tornerò indietro per aiutarli ad attraversare la rotonda. Il gregge è già pronto a partire. "Animali viziati… Sono due o tre giorni che pascolo senza reti e vogliono sempre andare avanti! Mangiano meglio, così. Sono più brave, ma sprecano anche più erba."

Mentre torno indietro a piedi, osservo i segni del freddo. Pozzanghere gelate, brina sulle foglie laddove non è arrivato il sole. Ci si sta avviando verso i giorni più difficili. Dovesse nevicare, adesso la neve si fermerebbe sul terreno gelato, e potrebbe durare a lungo. Per qualche mese, di erba ce ne sarà sempre meno.

Il gregge sbuca tra case e capannoni. "Adesso che c'è la rotonda è meglio, le macchine rallentano di più, è più facile passare." Le pecore camminano in fila, senza correre, alla giusta velocità. Dietro alle siepi e tra le sbarre dei cancelli abbaiano i cani, qualcuno si affaccia, il Pastore mi spiega dove arriverà quel giorno, ha già portato là le reti.

La rotonda viene attraversata senza intoppi, si formano code su entrambi i lati, ma poi anche gli ultimi agnelli sono passati ed il gregge "scompare" tra cascine e case. Delle vacche bianche e nere osservano il passaggio delle pecore, mentre nel pollaio le faraone schiamazzano rumorosamente. Adesso sono in coda, tra poco riprenderò il furgone con il suo carico belante.

Gli agnelli avanzano senza problemi. Stiamo per incrociare la ciclostrada dove siamo transitati la settimana prima. Se si dovesse tracciare su di una cartina il cammino di un gregge, alla fine della stagione risulterebbe una contorta ragnatela di righe avanti ed indietro, a cercare tutti i possibili pascoli. Maggiore è la dimensione del gregge e più ci si sposta…

Finalmente si arriva nel pezzo. L'erba non è alta, ma è comunque di un bel verde e le pecore si allargano a pascolare. "Ho visto dove ho fatto i recinti appena sceso… adesso c'è un'erba alta così, verde scuro! La mangeranno bene, quando arriverò di nuovo da quelle parti!". Il Pastore tira le reti, poi mi fa vedere come anche l'altro cane, Tango, inizi a lavorare a comando. "Devi fargli vedere, fare qualche passo con lui nella direzione dove deve andare, e poi parte…"

Le pecore pascolano tranquille, il sole sta calando, sono le giornate più corte. "Non nevicasse…". Ma il tempo non può essere comandato, si prende quello che viene, vivendo alla giornata. Sulla strada sfrecciano le macchine, solo dall'altra parte c'è un altro gregge, molto più piccolo. Il Pastore chiama i cani, affinchè non salgano sull'asfalto. "Meglio che li chiuda nel furgone, mentre sono qui che tiro le reti!"

Gli agnelli si godono l'ultimo sole. Chiacchiero ancora un po' con il Pastore, poi mi incammino per ritornare alla mia macchina. "Vai a piedi? Se aspetti che finisco di tirare le reti…". Preferisco fare due passi, tanto è ancora presto ed il tragitto non è lungo. Seguo a ritroso le tracce che abbiamo lasciato sull'asfalto, sulla Statale non si capisce nemmeno più che di lì sia passato un gregge.

Nel prato da dove siamo partiti ci sono decine e decine di uccelli di tutte le specie. Gazze, ballerine, passeri ed anche due aironi cenerini che si alzano in volo subito dopo questo scatto. C'è tutto un ecosistema che ruota intorno alla pastorizia, anche per questo motivo è importante che questo mestiere possa continuare ad esistere.

Promossa sul campo

La prima mattinata decisamente invernale. Nonostante io abiti in mezzo alla natura, ho "vissuto pienamente" le stagioni solo quando ho iniziato a seguire il pascolo vagante. Stamattina lo so che fa freddo, anche più di ieri. Me lo dice il termometro, il prato brinato che vedo dalla finestra, ma ieri…

Ieri mattina ero nella fredda pianura pinerolese mentre il sole iniziava appena ad illuminare la cima del Monviso. Gli alberi sono ormai spogli, il terreno zuppo d'acqua inizia ad indurirsi per il gelo notturno. L'autunno piovoso, ma mite, sembra essere ad una svolta.

C'era ancora la luna in cielo, poco meno che piena. Sarebbe stata una bella giornata di sole, quella. Il Pastore mi aveva appena telefonato per dirmi che andava ancora a spostare le reti al gregge delle pecore degli agnelli, così avevamo combinato dove incontrarci, di modo che io potessi lasciare l'auto a metà strada. Per quel giorno era previsto un "lungo" spostamento.

Mi sono fermata lungo le strade di campagna che solitamente percorro in bici per immortalare le luci di quella mattinata fredda. Le nuvole si stavano allontanando verso la pianura, mentre invece le montagne ormai brillavano bianche di neve sotto il sole del mattino. Freddo, freddo alle mani. E' quasi ora di lasciare nell'armadio i jeans ed indossare pantaloni imbottiti, per andare a fare il pastore.

Alla mia sinistra appare un gregge. Ne avevo già scorti altri due, nei chilometri precedenti. Ma questo è inequivocabilmente quello di Fulvio, ed un istante dopo vedo il pastore che cammina lì accanto alle reti. Ci salutiamo e mi aggiorna sulle ultime novità. In giornata aveva intenzione di spostarsi, andare più giù nella pianura, un lento, lentissimo cammino, nella speranza di trovare sempre prati e stoppie dove fermarsi.

Il gregge è ancora immobile, in attesa del sole. "Sai di qualcuno che ha bisogno di un cane da pastore? Mi hanno chiamato dal canile di Bibiana… Hanno là un cane che inizia ad agitarsi ed uggiolare quando vede passare le pecore. E' stato portato là perchè era denutrito e maltrattato, ma è un cane da pastore… Se sai di qualcuno, dì che vadano al canile a chiedere." Se qualcuno fosse interessato, questo è il numero del canile: 0121-590540. "Sai, da un altro pastore sono passati quelli del benessere animale… Dicono che i cani devono avere la cuccia! Anche i maremmani che dormono con le pecore!!". Penso al mio cane, un incrocio di pastore bergamasco, che dormiva in mezzo al cortile ignorando la cuccia in occasione delle giornate invernali più fredde e nevose! Saluto Fulvio e riprendo la mia strada, mentre lui va a vedere le pecore che hanno figliato nella notte.

Mi reco al posto dell'appuntamento, poi con il Pastore raggiungiamo il gregge. Nel frattempo è arrivata un po' di nebbia, sicuramente molto più fitta più in giù nella pianura. Carichiamo gli agnelli più piccoli nel furgone, mentre lui mi spiega l'itinerario della giornata. Poi apre le reti e le pecore escono dal recinto pronte per andare al pascolo.

Ci sono stoppie e prati da mangiare durante il cammino. Un tratto di strada, una pausa, un altro tratto di strada. Sono in coda al gregge per occuparmi degli agnelli. Il Pastore ogni tanto si volta per vedere che sia tutto a posto e Linda, la cagna, corre indietro per contenere gli animali che sconfinano verso un prato, verso il grano tenero. Non è un gregge immenso, ma ormai so bene come, una volta che si è in cammino, il punto critico è poi quasi solo la coda con gli animali più lenti: agnelli, qualche pecora zoppa, eventualmente un animale con qualche problema di salute. Per il primo tratto sembra che vada tutto bene e c'è quasi solo da fare attenzione ad un'agnellina più lenta degli altri.

Una sosta in una stoppia: c'è tanto mais a terra, la maggior parte sono pannocchie ancora avvolte nelle foglie, senza muffa o marciumi. "E' bella sana, eh? Guarda, tutte ferme a mangiare… Ma non devono mangiarne troppa, o poi domani mattina ho qualche brutta sorpresa!! Se mangiano quella sporca di terra, non fa loro bene." Gli mostro l'agnellina che resta indietro: "Già… quella è nata solo due giorni fa… Dovevo caricarla, ma non l'ho vista! Per forza che fatica a seguire gli altri!"

Il sole inizia a scaldare l'aria, la nebbia si è ritirata alle nostre spalle, ma la terra fuma letteralmente. La pioggia ormai aveva non solo stufato, ma anche numerosi terreni sono impraticabili. Ci sono campi attraversabili senza problemi, altri invece sembrano delle risaie. Il Pastore si sposta in su, verso terre più sane e più drenanti. Purtroppo le previsioni del tempo non sono buone, ma questa volta si parla addirittura di neve in arrivo nel fine settimana.

Dopo una stoppia verde di erbe infestanti, si raggiungono altri prati. Il gelo ha già colpito le erbe più "grasse", le cui foglie adesso sembrano una gelatina poco appetitosa. Il Pastore si lamenta per l'abbondanza di greggi nei dintorni, ed infatti siamo appena passati accanto a dei prati recintati con dentro altre pecore. Si chiede come facciano certi suoi colleghi a sborsare certe cifre per pascolare nei prati, quando poi al momento della vendita i ricavi sono i medesimi per tutti.

Il gregge pascola in un'altra stoppia verde. Il sole adesso è più caldo, ci si gode la bella giornata, dopo tanto maltempo. Si ferma un'auto, il Pastore chiacchiera con l'uomo, gli racconta dell'estate in montagna. "Fin là sei andato? Ecco perchè non ti avevo più visto…". Poi gli chiede se può accompagnarmi indietro a prendere il furgone con gli agnelli. Ripercorriamo a ritroso il cammino compiuto con le pecore, poi raggiungo i prati dove il gregge si fermerà per qualche ora, prima dell'ultimo tratto di cammino.

Di nuovo in marcia, di nuovo a fine colonna. C'è poco traffico per queste strette strade di campagna, nessuno si lamenta per l'attesa, c'è anche chi scatta qualche foto con i telefonini. E' un breve tratto, poi ci fermeremo nel prato dove il Pastore aveva già lasciato le reti. "Così lì mangiamo anche noi un boccone…"

"Non gliela dò tutta… altrimenti la sprecano! Ce n'è qui di erba". Il Pastore sta aspettando anche l'arrivo di un amico/collega, il cui gregge si trova altrove sempre qui nella pianura pinerolese. "Adesso diamo giù gli agnelli, poi mangiamo, poi arriva lui e… dopo partiamo ed andiamo su…". In teoria è tutto chiaro e definito.

Finalmente arriva l'amico, così insieme cercano le madri degli agnellini. Però, tra le macchine che si fermano, c'è anche quella del padrone di questi prati, che parla con il Pastore e gli offre altra erba da pascolare. Vanno insieme a vedere ed io racconto a Claudio del giorno in cui, nella passata estate, non sono riuscita a raggiungere il suo gregge. Non è una montagna facile, la sua, ed adesso che il lupo è arrivato ed ha colpito ripetutamente, la paura è ancora maggiore per la prossima stagione.

Torna il Pastore, i progetti per la giornata sono totalmente cambiati. I nuovi prati fanno sì che non sia più necessario spostarsi di lì. I due amici finiscono le varie incombenze nel gregge, guardando le pecore e commentando questa e quella. Il Pastore sa raccontare qualcosa su ogni animale: non soltanto la provenienza, la discendenza, il numero di parti… ma anche qualche elemento distintivo del carattere. C'è quella che in montagna patisce, ma si riprende appena arriva in pianura. Quella che non si lascia prendere e quella che invece viene a farsi accarezzare. Quest'ultima adesso la conosco anch'io, non solo grazie al suo atteggiamento, ma anche ad alcune chiazze leggermente più scure sul muso. E poi ci sono gli agnelli, ed il Pastore riconosce quelli "gialli" (figli dei montoni del pastore con cui ha trascorso l'estate in alpeggio) da quelli "bianchi" (figli dei suoi montoni) già subito fin dalla nascita.

Si approfitta subito degli aiutanti presenti in quel momento… e così, tirate alcune reti, il Pastore ci lascia a guardia del gregge per andare a recuperare tutto quello che era stato lasciato indietro al mattino. Tanto ormai la transumanza è finita e non ci si sposterà più di lì, per quel giorno. Vengo promossa sul campo aiuto pastore a tempo perso, l'esame è stato superato. Contrattiamo, scherzando, sulla mia "paga". Quando c'è il sole, è facile trovare di buon umore il Pastore, che ha sempre la battuta pronta e chiacchiera senza sosta, snocciolando i soprannomi creati un po' per tutti. D'altra parte, se non avessi incontrato lui quella lontana mattina di luglio, nel 2003… chissà dove sarei adesso? Chissà quale sarebbe stata la mia vita? Linda obbedisce ai miei comandi, sorvegliamo il prato alle nostre spalle chiacchierando, poi torna il Pastore e noi possiamo ripartire. Sarà per la prossima. Quando posso, qui a pochi chilometri di casa, è sempre un piacere poter essere lì tra le pecore, dando una mano a chi rifiuta ostinatamente un aiutante, perchè è meglio essere soli… che male accompagnati!

Speranze e sorprese

La fine di agosto ci ha regalato le più belle giornate di tutta l’estate, anche se di estivo hanno poco, soprattutto per quello che riguarda le temperature. Però un cielo terso così, senza una nuvola… E così via per i monti, approfittando di queste condizioni meteo inaspettatamente favorevoli.

C’è però molto dell’autunno in arrivo, nell’aria. La luce, le temperature, i colori dell’erba e dei frutti, come questi cinorrodi delle rose selvatiche. Il vento che il giorno precedente ha sferzato le montagne e la pianura adesso si è calmato e si può salire in maglietta e pantaloncini, ma non fa affatto caldo.

Il sole arriva tardi sulla Conca del Prà, le giornate si stanno già accorciando sensibilmente. E’ vero, si pensa all’autunno, ma ci sono ancora fiori ed erba verde, specialmente dove si sta provvedendo ad irrigare. Subito non si vedono animali, a parte un gregge di capre più in alto. Per il resto sembra ancora tutto fermo, addormentato. Ma è solo un’apparenza.

Più in su nel pianoro, a Partia d’Aval, la mungitura è in corso. Anzi… è quasi alla fine. Nella fontana c’è un bidone di latte che è stato messo al fresco: in quella mattinata non c’è bisogno di frigorifero! Stupisce quasi non vedere del ghiaccio, tanto l’aria è fine e tagliente. Sullo sfondo, i resti della stalla spazzata via dalla slavina nell’inverno 2008-2009, quella danneggiata invece sembra esser stata riparata.

Il nucleo delle baite è silenzioso, si sente solo qualche rumore sordo, un uomo che urla qualcosa rivolto ad un animale, poi il vento insieme al ronzio della mungitrice. All’improvviso però tutto si anima, le vacche iniziano ad uscire dai portoni delle stalle e la montagna prende vita, insieme all’abbaiare dei cani.

E’ una vera sinfonia pastorale, mentre il vento ricomincia a soffiare, a raffiche. Le vacche avanzano veloci, lì nel pianoro di erba n’è rimasta poca, dovranno cercare altrove di che sfamarsi. Ma il pascolo è ancora ricco altrove, sotto i larici. Prima è stata pascolata la zona più soggetta alla siccità, adesso si va a trovare erba fresca poco più in là.

La mandria sfila lentamente, in attesa di qualcuno che la indirizzi verso il giusto pascolo. Laggiù in fondo, verso le baite, si vede comparire e scomparire qualche persona, poi i cani abbaiano impazienti. Gli animali non si preoccupano, avanzano placidamente nell’ampio pianoro.

Una vacca usa questo palo per grattarsi e continua a lungo in quest’opera, sfregando il muso e l’attaccatura delle corna. E’ lei che guida l’avanzata della mandria, pare quasi che le compagne stiano aspettando che abbia finito la sua "toeletta" per poi mettersi in cammino. Ma in quel momento si sente il rombo di una moto.

La mandria si allontana, sospinta dal pastore motorizzato verso il margine della conca e verso i pascoli ancora all’ombra. Il cielo è blu, senza una nuvola, e resterà così per tutto il resto del giorno. Lasciandomi alle spalle Partia d’Aval, continuo a camminare nella piana.

I segni della forza della natura ci sono tutti, anche in queste giornate di sole. I canaloni mostrano intatti i passaggi di alluvioni e slavine, i pascoli sono ancora sconvolti da accumuli di sabbia e ghiaia, dagli alberi trascinati giù dalla neve, ed una squadra forestale è all’opera proprio in questo momento per tagliare larici abbandonati qua e là.

A Partia d’Amount speravo di incontrare Karen, ma anche qui subito regnava il silenzio. Dopo l’allarme dato dai cani, inizia ad uscire qualcuno e Danilo mi dice che: "Giorno sbagliato… Al martedì scende… torna dopo le quattro oggi pomeriggio!". Anche qui le vacche stanno per uscire dalla stalla, anzi… "Oggi è già persino un po’ tardi!". Quattro chiacchiere, la stagione è andata bene, adesso poi sta facendo queste belle giornate… "Dovrebbe continuare così fino all’ora di scendere, tanto ormai quassù la pioggia non fa più niente, anzi… E di là di erba ce n’è ancora per quelle settimane che mancano a finire la stagione."

Anche l’ultimo animale è fuori, i primi sono già giù in mezzo alle baite, adesso interverranno anche i cani ad indirizzarli sulla strada giusta verso i pascoli. "Passa poi quando torni… magari Karen è poi già arrivata!". Dopo essersi lamentata varie volte che non vado più su a trovarla, per una volta che passo… ho scelto la giornata sbagliata.

Per salire scelgo la "Via dei larici" e, una volta che sono quasi fuori dal bosco, mi accorgo che era quella errata per incontrare il gregge, che infatti sta pascolando sul versante opposto. Sarà per il ritorno, adesso preferisco puntare verso l’alto, continuando sul sentiero.

Il ghiaccio che mi aspettavo di trovare… c’è! Nonostante l’ora avanzata, sono le 11:00, brilla sull’erba dove si sono depositati gli spruzzi d’acqua che escono da un tubo. L’estate è proprio finita?

Raggiungo finalmente il lago e decido di fermarmi, la camminata è già stata lunga, mi aspetta il ritorno, e poi ci sono i miei "soliti" eriofori da fotografare. Qui il silenzio è pressochè perfetto: non c’è nessuno, nessun turista, nessun escursionista lungo le rive del lago, solo giù in fondo pascola una cavalla.

Altre foto, bisogna approfittare di queste giornate, di questa luce… e di questo panorama. Certo, sarebbe bello vedere qui intorno anche le pecore, ma le ho lasciate laggiù in basso. Così cerco una comoda pietra dove pranzare e riposare un momento. Mentre sono lì, sdraiata ad occhi chiusi, mi sembra addirittura di sentire le campane delle pecore, ma dev’essere la mia immaginazione.

L’immaginazione però lascia il posto alla realtà, ed è una bellissima sorpresa vedere il gregge che si affaccia sul lago e, velocemente, avanza sulle sue rive in tante file che convergono e si dividono nuovamente. Il pastore segue gli animali, in compagnia del cane. Ovviamente punto in quella direzione, per andare a scambiare due parole e avere l’occasione di stare un po’ in mezzo alle pecore.

Ci salutiamo, mi riconosce, iniziamo a chiacchierare seguendo gli animali sul ripido versante sopra al lago. C’è un po’ di tutto, in questo gregge, tra Roaschine, Savoiarde, Biellesi, incroci, Suffolk, pecore francesi… "Su è giù tutti i giorni, è lunga… Adesso le mungo solo più alla sera, oggi sono salito un po’ più tardi, perchè ho dato il sale. Corrono, non stanno ferme, ma ieri con il vento era anche peggio!". Di erba da pascolare su di qua ce n’è ancora in abbondanza: "Fin troppa, ecco perchè vanno avanti ed indietro! La sprecano! Non la mangeranno nemmeno tutta… Ancora qualche giorno, poi non verrò più su fino qui."

Il gregge raggiunge la fine del lago, il pastore manda il cane per fermare gli animali. "Si mettessero poi anche a mangiare senza correre… così riesco a fare un boccone anch’io! Invece sempre avanti, sempre su, dove vogliono andare?". Mi mostra una pecora seduta: "Quella… non so cos’abbia, le ho già fatto una puntura, ma… Quest’anno è un disastro, è già capitato con parecchie agnelle, stanno male, gonfiano, non mangiano. Non può essere l’erba, come in pianura… Non so, o è qualcosa che buttano giù da sopra…". Mi spiega poi una cura che non avevo mai sentito: "Stasera provo a legarle le orecchie. Gliele leghi strette, con un cordino, proprio all’attaccatura della testa. Me l’ha insegnato uno di Villar, sembra che funzioni, alcune le ho salvate, facendo così. Non so cosa sia, forse sale il fiele…".

Il maremmano è un cucciolo, mi guarda sospettoso e mi abbaia, ma obbedisce immediatamente quando il padrone lo sgrida e torna tra le pecore. "Credo venga un buon cane, ascolta gli ordini e sta sempre con il gregge, non si allontana mai. Qui quest’anno problemi con i lupi non ne abbiamo avuti. Da altre parti nella valle… sì, ne ha uccise. Non l’ho visto, io ci sono sempre, insieme, e tutte le sere sono chiuse nelle reti."

Il gregge avanza ancora. Prima di salutarci, gli chiedo se giù alla baita posso comprare della ricotta. E’ sempre più raro trovare quella di pecora… "Eh, ormai… Non ne faccio quasi più. Ho detto alla moglie di non venderle, quelle che ci sono ancora. Ma perchè sei tu… passa giù e chiedile, spiegale che te l’ho detto io." Anche lui si augura che la stagione continui così, con queste giornate terse, fino all’ora di abbandonare le montagne.

Scendo, arrivo agli alpeggi con l’intenzione di acquistare formaggio, ma purtroppo non trovo la moglie del pastore, e la mia speranza di gustare il sarass di pecora resterà vana. Anche più in basso non trovo nulla, ricotte e sarass del fen sono state vendute tutte nel fine settimana ed adesso si caseifica meno che all’inizio della stagione. Mi accontento di una fetta di toma e scendo a valle, senza incontrare nemmeno Karen, che non è ancora rientrata. Gran parte del percorso della discesa è già all’ombra. A Villanova un turista mi chiede se l’acqua della fontana tra le case può essere bevuta: "Se non è buona qui, l’acqua…"

Sbalzi termici

Ancora una volta le pecore avevano ragione… bastava guardare loro, così tranquille, così ferme e poco propense ad andare avanti ed indietro, quel giorno. Alla sera già nevischiava e, nel casermone militare dismesso che il pastore affitta insieme all’alpeggio, non faceva affatto caldo. Al freddo si dorme bene, a patto di essere ben coperti, e così ho preso ancora una coperta militare dai mucchi che c’erano sul tavolato, l’ho buttata sul sacco a pelo e mi sono preparata ad una bella dormita.

Al mattino la sorpresa c’era, eccome se c’era! La neve imbiancava le cime ed un’ampia fetta dei versanti, anche lungo la strada del Passo della Furka. Mentre salivo in auto al campo dei pastori per la colazione ed un saluto, sui vetri si depositavano fiocchi misti ad acqua ed il termometro segnava 2°C. La neve iniziava a tenere all’incirca da dove c’era il recinto delle pecore, ma la nebbia stava già di nuovo avvolgendo tutto e, mentre eravamo nel caravan, riprese a nevischiare. Un saluto agli amici, un arrivederci, la speranza di poter ricambiare l’ospitalità in Piemonte, chissà quando, chissà…

Scendo ad Andermatt, dove piove e fa freddo, anche se alcuni (rari) turisti si aggirano senza ombrello ed in maglietta e pantaloncini. Il sole è presente solo nell’insegna di questo hotel, per il resto sembra quasi una giornata autunnale. Faccio la spesa, chiedendomi se sarei riuscita a fare un’escursione dalle parti del Passo del Gottardo, come avevo progettato. Tutta la salita avviene però nella nebbia più fitta e sotto una pioggerella fine fine che non invita ad uscire all’aperto. Il Colle praticamente non lo vedo, mi accorgo di averlo passato solo perchè la strada inizia a scendere, così mi rassegno e punto verso il basso, arrivando finalmente ad uscire dalle nuvole e vedendo anche qualche sprazzo di sereno.

Decido così di fermarmi ad Airolo e faccio rotta verso il Caseificio del Gottardo, dove dovrebbe iniziare il sentiero degli alpeggi a cui avevo lavorato anni fa, quello che collega l’Alpe Veglia al caseificio, appunto, passando dal Museo dell’Alpeggio all’Alpe Devero. I cartelli e le indicazioni ci sono, c’è anche il simbolino che avevamo studiato appositamente per l’itinerario "Alpeggi senza confini", e così mi incammino tra gli abeti con un pizzico di gratificazione in più. Il tempo intanto sembra volgere verso il bello, ma l’ombrello nello zaino l’ho messo comunque.

Come aveva previsto Luigi, la perturbazione si ferma proprio lì, al Passo del Gottardo! Il cielo comunque è in battaglia, ogni tanto da qualche nuvola cade uno spray di goccioline e soffia un vento gelido che non pare proprio di essere in estate! Sono uscita dal bosco, attraverso dei pascoli già mangiati ed altri delimitati dal filo, ma ancora da pascolare. Seguo senza problemi il sentiero, ben indicato e ben segnalato. In Italia non mi arrischierei a fare una gita da sola in un posto che non conosco senza nessuna cartina in mano! Qui invece è quasi impossibile perdersi…

Altri cartelli, chiari ed essenziali. Mi tornano in mente i nomi degli alpeggi toccati dall’itinerario, sarebbe bello un giorno percorrerlo tutto, dall’Italia alla Svizzera, o viceversa. Intanto sento lo scampanio delle vacche, la prima baita non dovrebbe essere lontana. Purtroppo non ho il tempo per andare molto oltre, si sta facendo tardi e devo ancora guidare a lungo per raggiungere la mia destinazione per quella sera.

Questa è la mandria dell’Alpe Pesciüm, il primo degli alpeggi sul sentiero. Nonostante la giornata dal clima incerto, incontro numerosi escursionisti e ciclisti che percorrono la pista sterrata lungo la quale, in questo tratto, si snoda l’itinerario. Chissà se è ben frequentato anche in Italia? Quando l’avevamo progettato, si era scelto di seguire percorsi già esistenti, per valorizzarli e portare altri visitatori su queste montagne.

L’alpe è una grossa costruzione a ridosso della montagna, intorno alla quale riposano le vacche, in queste prime ore del pomeriggio. Vorrei fermarmi, vorrei andare a parlare con chi vive e lavora qui… accidenti al tempo tiranno, la discesa non è delle più brevi e poi c’è tutto il viaggio in auto che mi aspetta. Così scambio solo un cenno con un ragazzino che sta sistemando i fili per le vacche e scendo velocemente scegliendo un sentiero poco più lungo di quello della salita. Poi via, giù per le strade del Canton Ticino, e la temperatura sale, sale… fino a che, nel traffico intorno a Locarno, i 32°C esterni mi fanno quasi mancare il fiato, specialmente pensando alla neve che mi sono lasciata alle spalle!

Finalmente arrivo dov’ero diretta, risalendo la Vallemaggia invasa dai turisti che bivaccano lungo le rive del torrente, ammassati gli uni agli altri come su di una spiaggia qualunque. A Cevio ritrovo Eva, che era venuta in Italia quest’inverno insieme al marito Karl per vedere realtà pastorali dalla nostre parti. Sta proprio per andare a mungere le pecore… e così, insieme, ci dirigiamo presso l’originale struttura che ospita la mungitrice, nei pressi del recinto. Certo, qui non siamo di fronte ad un esempio di pastorizia nomade, ma si tratta di una bella storia di valorizzazione dell’allevamento ovino.

Le pecore mi guardano, curiose, in attesa di salire poche alla volta sulla struttura che permette la loro mungitura. Chiacchiero con Eva e scopro così come il mondo sia piccolo, molto piccolo. Lei è venuta a conoscenza di questo blog tramite un ospite del suo agriturismo. Questo è Loste, Marco de "La colica d’acqua". Quante cose è l’azienda "La Stalla" di Cevio? Come fanno Eva e Karl a seguire tutte queste attività? Caseificazione, vendita, accoglienza dei turisti, filatura della lana… e l’indomani Eva andrà ad esporre i suoi prodotti ad una fiera!

Con il latte di queste pecore vengono prodotti diversi tipi di formaggi, e yoghurt e… Grazie per avermeli fatti assaggiare a cena! Ad aiutare Eva c’è Chiara, una ragazzina che ha trascorso un periodo nell’azienda come forma di vacanza pagata. Una bella iniziativa, ma Eva mi spiega come non sempre tutto vada bene, come nel caso della ragazza che era arrivata con le scarpe con i tacchi e nessuna idea di cosa volesse dire lavorare in campagna! Chiara pulisce le mammelle delle pecore prima della mungitura, aiuta in tante piccole cose e dà una mano con le faccende domestiche.

Karl intanto ha portato dell’erba tagliata per il pasto del gregge: "Invece di portarle verso l’erba, portiamo l’erba da loro! Ma qui come si fa… tanti piccoli pezzi, è quasi impossibile spostarle. Ci siamo solo noi con le pecore, ma non è facile." Spazi ridotti, una piccola economia di montagna ed una scelta di vita che sembra dare grandi soddisfazioni. Grazie ancora anche a questi amici per l’accoglienza e l’ospitalità sotto al pergolato della vecchia casa in pietra. Tornerò, tornerò a vedere anche altre parti della Vallemaggia, magari in momenti meno affollati di turisti.

Arriva l'estate

Era l’ultimo giorno di primavera. Nella notte era capitato di svegliarsi… o perchè si aveva troppo caldo, avendo esagerato, tra sacco a pelo e coperte, o perchè qualche pecora scuoteva la testa, facendo risuonare la campana. Qualche belato di un agnello, la risposta della madre. Forse una capra era pure salita sul tetto. Ad un certo punto era stata la pioggia che batteva sulle lamiere a dare la sveglia, ma fuori era ancora troppo buio. Si aspettava che fosse il pastore a dare il buon esempio, alzandosi per primo.

"Che giornata di m…", questo era stato all’incirca il suo buongiorno, dopo aver alzato la tendina per guardare fuori. Alle sette del mattino eravamo tutti in circolazione intorno alle baite, mentre le pecore erano ancora in gran parte sedute. Qualcuna si guardava intorno, quasi a chiedere perchè… Perchè faceva così freddo? Perchè c’era la neve appena sopra alle baite? Per fortuna il comignolo iniziò subito a fumare, un posto caldo c’era, accanto alla stufa.

Il cielo non prometteva nulla di buono, anche se il sole filtrava dalle nuvole. Dopo colazione, ciascuno si occupò di qualcosa: in due partirono per risistemare al meglio i tubi dell’acqua, altri badavano agli agnelli, controllavano che avessero poppato e che fossero vicini alle madri, e c’erano anche alcuni nuovi nati, venuti al mondo proprio in quella notte di maltempo. "Alle 10:30 mettete su il paiolo!", aveva detto Beppe prima di partire a controllare i tubi dell’acqua. Di certo era il giorno giusto per la polenta!

Appena sopra alle baite, c’era questa femmina di camoscio con il suo piccolo. Erano stranamente fermi e quasi si lasciavano avvicinare. Lei continuava a chinarsi a terra, sembrava leccasse qualcosa. Appena cercavo di andare verso di lei, scappava appena qualche passo più in là, ma poi tornava a quel monticello di terra. Più tardi lì avrei trovato la terra raspata e leccata, era il posto dove lo scorso anno i pastori avevano dato il sale alle pecore.

Il gregge non accennava a muoversi, la notte era stata difficile, la giornata sarebbe stata lunga… Così potevo aggirarmi indisturbata, a scattare foto ai soggetti più fotogenici. Come questa buffa capra dalle lunghe orecchie che ruminava con gusto. Il pastore dice che è di razza Ionica, ci sono anche due caprette che le assomigliano, probabilmente sue figlie? Mi sono dimenticata di chiedere informazioni in merito!

C’era anche questa pecora elettricista, che aveva scelto come punto di osservazione il pilastro del palo della linea elettrica, così poteva guardare dall’alto le sue compagne, mentre il tempo evolveva rapidamente, passando dalla tormenta a qualche timido raggio di sole. L’aria restava fredda e, sulle montagne dello spartiacque con la Val Chisone, stava ancora nevicando.

Il gregge attendeva tempi migliori per ripartire al pascolo. Le pecore erano concentrate sul sentiero, per avere un posto più comodo ed un po’ più in piano. Il poco sole che era spuntato non riusciva ancora ad asciugare la loro lana, ma aveva già fatto sciogliere parte di quella spruzzata di neve caduta nella notte.

Guido aveva fatto risalire gli asini, prima di tirare un filo che impedisse loro di scendere verso i pascoli più ripidi. Visto che il maschio era salito fin verso le baite, perchè non approfittarne per una foto? Ma si lascerà salire in groppa? L’asino si presta senza protestare, addirittura si mette in posa… e così ecco una foto di gruppo con Claudia, Guido e Cristina.

Di salire verso il colle, con questo tempo, non se ne parla. Così seguo un sentiero che taglia via in piano e va verso la cascata. Appena girato il costone, l’erba è più bassa, in alcuni punti la neve è appena sciolta, qua e là fioriscono i rododendri, ma soprattutto sono gli smottamenti ad essere impressionanti. In vari punti la montagna è fessurata, grosse zolle sono scivolate verso il basso. Solo in qualche caso si è davvero innescata la frana, portando a vista la terra e le rocce, altrove ci sono queste spaccature larghe una spanna o poco più, che fanno temere per la prossima pioggia, specie se intensa come quelle dei giorni scorsi.

Sulle rocce sopra alle baite fa capolino anche una giovane femmina di stambecco. Ormai siamo tutti intorno alla stufa, ha ripreso a piovere, la nebbia va e viene, le pecore stanno pascolando vicino alle case, si spera che non si allontanino, proprio adesso che è ora di pranzo e che tutti vorrebbero sedersi a tavola senza preoccupazioni.

Tutti vorrebbero andare vicino alla stufa a girare la polenta. Guido dà il cambio a Beppe, non c’è più nessuno che abbia scarponi o pantaloni asciutti. La trippa e lo spezzatino sono stati fatti scaldare, si aspetta solo che arrivino quelli che erano scesi a recuperare un’asina ed a fare un altro carico per la teleferica. Si mangia con gusto, è tutto buonissimo, l’atmosfera è rilassata, ma non si scherza più come la sera prima. Sarà il tempo? Sarà quest’ultimo giorno di primavera così freddo? Sarà che sta iniziando davvero la stagione di alpeggio? Gli amici presto scenderanno, lassù resteranno solo i pastori e non è detto che qualcuno vada a trovarli, nelle giornate fredde ed uggiose.

Ancora quattro chiacchiere dopo pranzo, prende sonno, la digestione, il caldo della stufa… Le pecore sono tornate vicino all’alpeggio, c’è di nuovo la nebbia, quando si inizia a scendere verso il basso. Nel fondovalle sembra faccia un po’ più bello. Un saluto a tutti, un arrivederci, magari quando il gregge avrà poi passato lo spartiacque e sarà sui pascoli di Malciaussia.

Inizia a gocciolare quando ormai siamo nei pressi di questo alpeggio: le vacche sono appena state condotte al pascolo e lassù, al limite delle nebbie, si intravvede appena anche il gregge, che poco dopo si allargherà sui pendii ripidi ai confini con il cielo. Tempo di raggiungere la macchina e piove a dirotto. Nel fondovalle è tutto deserto: un po’ il tempo, un po’ la partita alla TV. Il termometro della macchina segna 12°C a Chianocco, forse allora era giusto, quello appeso fuori dalle baite, che segnava 4°C… Buona estate a tutti i pastori e margari lassù nelle valli.

Capre, asini e vigneti

Ieri sono stata a Carema, per la fiera di Primavera. A dire la verità, quasi quasi al mattino non sarei nemmeno partita, viste le condizioni del tempo e le temperature. Per fortuna invece lì, nell’imbocco della valle, proprio sul confine con la Val d’Aosta, la pioggia ha dato meno fastidio del previsto.

Le capre però rimpiangevano il tepore della stalla. L’aria gelida contrastava con le temperature registrate solo il giorno prima. Molti animali erano già stati sistemati dai loro allevatori negli spazi destinati alla fiera, al momento non pioveva, ma tutti si lamentavano per il freddo ed il vento.

Dovevano esserci più animali, ma sembra che molti allevatori non si siano presentati, a causa della pioggia che cadeva a scrosci fino a pochi chilometri prima di Carema. Nonostante dovesse essere una rassegna ovi-caprina, di pecore nemmeno l’ombra. Solo capre, prevalentemente camosciate, in attesa di essere valutate e qualcuna anche iscritta alla battaglia, che si sarebbe tenuta nel pomeriggio.

Incontro anche l’amico David, colui che mi aveva segnalato la fiera, allevatore di queste simpatiche caprette nane che riscuotono grande interesse nel pubblico dei non addetti ai lavori. Una ragazza si stupisce e si domanda se resteranno piccole così o cresceranno ancora. David non vende le sue caprette, dice che non riuscirebbe a separarsene. Vi ricordo qui il suo blog.

Mentre mi aggiro tra gli animali esposti, capita che qualcuno mi riconosca e mi venga a salutare. Qualche volta si tratta di facce note, incontrate alle presentazioni dei miei libri, o in occasione di altre fiere. Altri invece sono "lettori silenziosi" del blog, che mai mi hanno contattata prima. In ultimo ci sono amici del blog come Bruno o Davide, che incontro dal vivo per la prima volta. Fa un certo effetto essere avvicinata e: "Sei Marzia di Pascolovagante, vero?". Il primo che mi riconosce però è Renzo di Gressoney, con il quale ho una lunga chiacchierata e che ringrazio per tutto (lui sa perchè!).

Capre, ancora altre capre, lunghe corna, ogni pastore ha i suoi gusti, le sue passioni. Se qualcuno volesse lanciarsi in una discussione infinita, potrebbe iniziare a commentare i pregi di un animale con le corna rispetto ad uno che ne sia privo o viceversa.

Alcuni gruppi di capre sfoggiano dei collari in legno riccamente lavorati, vere e proprie opere d’arte, ai quali è attaccata la campana. I visitatori sono pochi, fa sempre più freddo e pioviggina persino. Tutti commentano il tempo, che fornisce sempre infiniti spunti di conversazione. Qualcuno dice di aver messo le vacche al pascolo nei prati per la prima volta proprio il giorno prima, fiducioso nella primavera e nel bel tempo.

Intanto gli allevatori conducono gli animali alla valutazione, le capre vengono anche pesate. Mi permetto un’osservazione all’organizzazione: perchè non mettere (come accade solitamente durante le fiere) un cartello con il nome del proprietario accanto agli animali esposti?

Luca si fa fotografare con la sua capra più bella. Chissà se è quella per cui ha poi ricevuto un premio nel pomeriggio? Nella piazzetta e lungo la strada dietro al campo sportivo ci sono alcune bancarelle, come in ogni fiera che si rispetti: formaggi, prodotti tipici, abbigliamento, dolciumi, sculture in legno ed attrezzi "del mestiere". Tutti stanno lottando con il vento e la pioggerella fastidiosa.

Che fare? Salutare Carema e rientrare? Mi piacerebbe vedere la battaglia… Però piove… Non è il caso di pranzare al sacco all’aperto, con questo clima. Però poi vedo le bacheche di questo itinerario tra i vigneti ed allora decido di sfidare il clima. Da queste parti la viticoltura tradizionale regala un paesaggio davvero unico!

Anche se il tempo non è dei migliori, il sentiero dei vigneti può essere percorso senza problemi. Non prevede grossi dislivelli e nemmeno passaggi difficili, in compenso regala scorci pittoreschi. Sarebbe il caso tornare da queste parti in autunno, con i colori di quella stagione.

Una viticoltura sicuramente non facile, che ha richiesto grandi fatiche in passato, per costruire muretti e pilastrini a tronco di cono in pietra, che sostengono le pergole dell’uva. La gran parte degli appezzamenti, specie quelli più facilmente raggiungibili, sono stati recuperati e "restaurati", con nuovi sostegni in legno.

Il "Sentiero dei Vigneti" si sovrappone per un lungo tratto alla Via Francigena, che transitava da queste parti e vedeva il passaggio dei pellegrini. Giù, nel fondovalle, nei prati verdi accanto alla Dora, si sente lo scampanio di una mandria al pascolo.

Ha smesso di piovere ed anche il vento si è calmato: su di una pergola, in equilibrio precario, c’è un gatto accoccolato, che guarda con sospetto il mio passaggio. Non incontro nessuno, solo scendendo verso Carema c’è un gruppo di persone intente a preparare un barbeque.

In una sorta di anfiteatro naturale si osserva l’impressionante lavoro dell’uomo per addomesticare la montagna e trarne il sostentamento necessario. In questo caso però non è usare violenza alla terra, ma utilizzarla in modo corretto, prendersene cura ed arricchirla anche dal punto di vista paesaggistico.

Completo l’itinerario sull’altro lato, sfiorando il confine valdostano, per poi ritornare a Carema, dove nel frattempo si è fatta l’ora della premiazione. Dall’alto della cappella di San Rocco si sentivano le campanelle delle capre e qualche raglio degli asini.

Già, infatti c’è anche una sezione dedicata ad asini, muli e cavalli, ma purtroppo sono pochi i capi che sono stati condotti alla fiera. Certo, con il bel tempo sarebbe stata un’altra cosa… Intanto riprende a piovere ed il cielo si fa sempre più scuro.

Una volta arrivate le personalità, il Sindaco può iniziare a premiare, accompagnato dall’Assessore Provinciale e da un neo-eletto al Consiglio regionale. I primi sono gli allevatori degli equini, poi via via, a seconda delle categorie, tutti i premiati per le capre. Alcuni allevatori ricevono più di un premio, sempre rappresentato da campane.

Quando iniziano le battaglie delle capre, ormai sta piovendo. Alcuni degli incontri si risolvono tanto rapidamente che nemmeno i commentatori sul palco sembrano capire di chi sia la vittoria e chiedono ai proprietari degli animali l’esito. Vi sono poi alcune capre che rifiutano categoricamente di battersi e girano intorno alle gambe dei padroni…

Questo ragazzino ha già ricevuto numerosi premi per i suoi animali ed adesso sta partecipando anche a diversi incontri della battaglia. Per me viene l’ora di rientrare, mentre gli appassionati invece si assiepano intorno ai due recinti dove continuano gli "scontri" tra le capre. Lungo l’autostrada, ahimè sul lato opposto rispetto al mio senso di marcia, un gregge al pascolo non lontano dal torrente Malone. Che fare, uscire ed andare a vedere di chi si tratta? Ma dov’è l’uscita più vicina? E così continuo il mio viaggio…