Riflessioni sulla figura del pastore

Riflessioni su “chi è il pastore” ne avrei da fare per ore, senza però arrivare ad una definizione univoca che vada oltre il “chi conduce al pascolo un gregge di pecore e/o capre”. Però posso raccontarvi un po’ i miei pensieri dopo una gita oltralpe di qualche settimana fa.

Sulla pastorizia francese abbiamo già parlato più volte. Incontrare un ragazzo italiano, che ha frequentato la scuola di Merle e attualmente lavora in alpeggio per un allevatore della Crau può essere molto interessante per capire qualcosa in più. In più occasioni ho già avuto l’impressione che (generalizzando, ovviamente esistono casi molto diversi tra loro) ci sia una grande differenza tra la maggior parte di quelli che “vanno a fare i pastori” in Italia e altrove. Anche da noi ci sono giovani (e meno giovani) che desiderano cambiar vita e avvicinarsi al mondo dell’allevamento come scelta di vita, ma in Francia molti lo fanno con un’ottica differente.

Dal momento che l’allevamento ovino in Francia è strutturato diversamente, con le grosse aziende e gli allevatori, che a loro volta impiegano pastori salariati, chi sceglie di fare il pastore lo fa con un’altra filosofia. Sceglie soprattutto un mestiere che implica un determinato stile di vita. Nomade, lontano dalla società, con rapporti stretti più con gli animali che non con le persone. Ovviamente in qualunque caso fare il pastore ti porta ad un’esistenza particolare, ma una parte dei “pastori salariati” esistenti oltralpe in più occasioni mi ha dato l’impressione di una sorta di “scelta di vita alternativa”, che però garantisce anche un buon stipendio.

E qui sta la grossa differenza con l’Italia. Non l’unica, ma è comunque un punto rilevante. Poter pagare stipendi dignitosi ai pastori (grazie ad un mercato dell’allevamento ovino più redditizio, grazie a contributi destinati agli allevatori evidentemente pensati diversamente, ecc ecc) fa sì che chi vuole fare questo mestiere possa dedicare del tempo alla formazione e in seguito vivere del proprio lavoro. Con un allevamento di pecore da carne, chi può permettersi di pagare stipendi mensili per un aiutante che superano anche i 1500-2000 euro? Non a caso si parla già di alcuni pastori italiani che hanno ripreso ad emigrare come un tempo, per andare a lavorare in Svizzera! E non parlo di giovani che hanno fatto “la scelta di vita”, ma vero e propri pastori che hanno trovato soluzioni alternative per i propri animali qui e… via a badare ad un gregge su altre montagne, percependo uno stipendio che qui nemmeno ti puoi sognare.

Certo, se fai il pastore devi amare gli animali, avere la passione per le pecore. Ricordo però cosa mi diceva un grande pastore, mio amico, che nella sua vita ha sempre solo lavorato come salariato. “Il mio rimpianto è non aver avuto pecore mie.” Fai del tuo meglio per tener bene gli animali che ti affidano, ma non sei tu a scegliere le agnelle da allevare, il maschio da utilizzare come riproduttore. Anche se lavori estate ed inverno con lo stesso gregge, non hai comunque le soddisfazioni che ti darebbero animali tuoi. Sono sottigliezze che solo chi è del mestiere può arrivare a percepire. Anche il pastore salariato ha l’orgoglio di voler scendere dalla montagna con un gregge che faccia bella figura, perchè quello è il frutto del suo lavoro estivo, ma credo che vi sia una mentalità diversa tra il generico “pastore” che incontro normalmente sulle nostre montagne e molti di questi berger salariati. Il 27 avrei intenzione di tornare alla fiera di Barcellonette, ma nel frattempo vi invito a riguardare queste immagini di una edizione degli anni scorsi.

Quest’anno la stagione è stata difficile. Qui abbiamo una bella giornata di sole, ma sappiamo bene come molto spesso non sia stato così. Pioggia, nebbia, pecore zoppe, immaginatevi cosa possa significare per un pastore “neofita”, salito in alpe per la prima volta con un gregge, anche se con alle spalle un anno di scuola in cui ha svolto parecchia pratica. Non so se sia un caso, ma spesso, nel corso dell’estate, sull’apposita pagina facebook leggevo spesso annunci del genere: “Recherche urgent un(e) berger(e) pour fini estive dés que possible jusqu’au 10 octobre environ 1750 brebis a garder au col du… s’adresser à… “, a testimonianza del fatto che, nel corso dell’estate, qualcuno non ce la faceva più a portare avanti il lavoro. A volte i sogni sono diversi dalla realtà!

Qui infine vedete il ricovero d’alpeggio. Il pastore mi spiega che questo rappresenta il minimo sindacale previsto dai contratti, dal momento che non c’è la luce e nemmeno l’acqua interna. E’ sicuramente spartano, come alloggio, ma già meglio di certe situazioni che ho incontrato nelle vallate piemontesi. Il giovane pastore dice che, chi vuol fare questo mestiere, deve andarsene dall’Italia! Sembra di capire che lui, dopo aver guadagnato un po’ di soldi come salariato, voglia mettersi in proprio. E’ un’utopia pensare che qualcosa possa cambiare anche da noi? Ovviamente è inutile pensare a fare una formazione specifica se poi nessun pastore può garantire uno stipendio decente ai suoi aiutanti.

Di corso in corso

Si avviano alla conclusione i corsi di aggiornamento per pastori che si sono tenuti in Val Pellice (TO) e Valle Stura di Demonte (CN). Vi sto partecipando in doppia veste di docente per alcune parti e allieva-uditrice per altre. Anche se il requisito base per partecipare come allievo era quello di essere titolare o coadiuvante di azienda agricola, quindi bene o male “essere del mestiere”, penso che nelle ore trascorse con i docenti ci sia stato modo di imparare e di confrontarsi.

Come “lezione pratica” si è scelto di dare spazio alla tosatura. Saper tosare può essere utile come “risparmio” per la propria azienda (puoi tosare i tuoi animali), ma anche come fonte integrativa di reddito per chi riesce ad organizzarsi. Con un numero non troppo elevato di capi, in un certo periodo dell’anno si può riuscire ad occuparsi di questa attività presso altri allevatori o hobbisti che non sanno come “liberare della lana” i propri animali.

Anche se, tra chi partecipava al corso, c’era già qualcuno che effettivamente sfrutta questa doppia possibilità, consigli e suggerimenti tecnici da parte di chi fa il tosatore da una vita sono sempre utili per migliorare.

Ho anche realizzato un piccolo video della dimostrazione di tosatura. Ma il corso non è stato solo questo: nozioni storico-culturali, per capire che il mestiere di pastore ha una sua dignità. Elementi di veterinaria, per capire come muoversi anche in autonomia, senza chiamare un professionista perchè molte volte non arriverebbe in tempo, specie se sei in montagna dove il telefono non prende.

Ma i corsi non sono finiti. Quello sulla pastorizia volge al termine, ma sta per iniziarne uno sulla caseificazione.

CORSO DI AGGIORNAMENTO PER IL SETTORE AGRICOLO CASEARIO
TITOLO: Produzione di formaggi in zona montana: tecniche di caseificazione e di sanificazione collegate al
risparmio energetico e idrico.
PARTECIPANTI: titolari, dipendenti o coadiuvanti aziende agricole casearie. (Min. 7 / Max. 15)
DURATA: 21 ore PERIODO: Marzo 2014
LUOGO: Sede C.M. Pinerolese – Via Roma 22 – Perosa Argentina e Az. Agr. Agù Chiaffredo – Via del Castello, 19
ATTESTATO: attestato valido per l’aggiornamento professionale.
COSTO: gratuito, finanziamento PSR 2007-2013
CALENDARIO:
Lun. 10 marzo Battaglini Luca Composizione del formaggio e relazione con il tipo di alimentazione
Ven. 14 marzo Ferrato Bruno Lavorazione di Formaggio semicotto
Ven. 21 marzo Ferrato Bruno Lavorazione di Formaggio erborinato
Mar. 25 marzo Poggi Mauro Igiene, consumi energetici ed idrici
Ven. 28 marzo Ferrato Bruno Visita az. agr. con caseifico “Isola” di Michelino Giordano – Vernante Fraz. Palanfrè
ISCRIZIONE:
Entro il 25 febbraio. E’ possibile compilare i documenti c/o: C.M. Pinerolese – Via Roma 22 – Perosa Argentina – chiedere del tecnico Conte Gian Piero nelle mattine del 17 e 19 marzo.
GAL Escartons e Valli Valdesi – Via Furhmann, 23- Villa Olanda – 10062 Luserna San Giovanni (TO) Tel. 0121/933708 orario di ufficio dalle 9.00 alle 13.00 oppure PER INFORMAZIONI e invio dei documenti on-line:
Agenform Consorzio – Istituto Lattiero-Caseario e delle Tecnologie Agroalimentari – Strada Boglio, s/n – 12033 – Moretta (CN) Tel/Fax 0172/93564 e-mail: tallone@agenform.it Tallone Guido 335-5687854

Spero che anche questo corso abbia successo come quello “per pastori“, con la differenza che di lezioni sulla caseificazione se ne sono già tenute molte e il settore è più recettivo e pronto a partecipare.

Ieri, a Cuneo, ho anche assistito ad una lezione molto chiara, diretta e sincera sul benessere animale. “E’ sbagliata la terminologia, bisognerebbe chiamarla corretta gestione, non benessere“. E dov’è che gli animali stanno meglio? “La pecora all’aperto è nel suo habitat, le migliori condizioni di vita le ha all’aperto tra i 3 ed i 12°C“, con buona pace degli animalisti che equiparano ogni animale ad un bambino e ritengono che le esigenze siano le medesime.

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Per finire, una segnalazione. Venerdì 21 marzo, ore 21:00, presso il Circolo Culturale Barbarià di Mentoulles (Fenestrelle – TO), vi sarà la presentazione del libro “Nel tempo dei lupi” di Giacomo Revelli, presente l’Autore.

Esperienza

Trattiamo un tema non nuovo, quello del lavoro in un’azienda agricola. Prendo spunto da un paio di “suggerimenti” che arrivano dal web. Oggi pomeriggio inizia il primo dei due corsi dedicati a titolari e coadiuvanti di azienda agricola sul tema della pastorizia. C’era stato chi, anche dalle pagine di questo blog, si era indignato perchè venivano spesi dei soldi (i corsi sono gratuiti) per chi non ne aveva bisogno, mentre servirebbero dei corsi per chi ha il sogno di fare il pastore, ma non ha nessuna esperienza. A parte il fatto che a tutti un po’ di conoscenza in più fa sempre bene…

Non è affatto facile mettere in piedi un corso del genere, una “formazione da pastore“. Specialmente in un momento come questo, dove tutti “tagliano” tutto. Ci siamo provando, ci stiamo muovendo, ma per ora la strada giusta da percorrere non si è ancora trovata. Così uno si arrabbia se mette un annuncio in una pagina dedicata al “lavoro in alpeggio” su facebook e nessuno gli risponde: “o fatto domanda e non mi ha risposto nessuno e vero che non o pratica pero almeno rispondere e dire non o bisogno“. Certo, potevano rispondergli, però un’azienda agricola tradizionale non è un ufficio e magari non è nemmeno detto che leggano le e-mail ogni giorno.

Per tutti i lavori serve l’esperienza, solo che generalmente uno ha l’idea che, se hai la buona volontà, ti fanno vedere e poi tu impari. Solo che, se devi avere a che fare con gli animali, non avere esperienza può anche essere rischioso. Inoltre, chi ha bisogno di personale, generalmente ha una reale necessità urgente e vorrebbe qualcuno che, al primo giorno di lavoro, sia già in grado di mungere la vacca senza dovergli spiegare da che parte si inizia.

Però, tornando al corso per i titolari di azienda agricola che non avrebbero bisogni di aggiornamenti, l’altro giorno mi sono rimasta esterrefatta ricevendo una sere di quesiti da chi un’azienda ce l’ha e pratica pure attività didattica. Così mi sono messa a cercare informazioni su cosa significhi “fattoria didattica” e come ci si muove per aprirne una. Ho visto che in molti casi serve una certificazione per la didattica, ma non sarebbe meglio verificare prima la parte agricola? Sapere come si allevano gli animali (e magari scrivere correttamente sul sito aziendale il nome della razza caprina) potrebbe essere buona cosa, soprattutto se poi lo devi insegnare ai bambini. Già così buona parte delle nuove generazioni non sanno cosa sia una capra, pensano che le vacche siano bianche e viola e rimangono confusi davanti agli animali da cortile, dato che loro mangiano il pollo, mentre lì vedono solo il gallo e la gallina…

Da una parte assistiamo a questa volontà di “ritorno” alle radici, alla ruralità, un po’ per “bisogno fisiologico”, un po’ per moda, un po’ perchè si pensa che così si riesca a sfuggire alla crisi. Dall’altra però bisogna rendersi conto che ormai c’è stato un passaggio dal quel mondo (che è poi solo quello dei nostri nonni o bisnonni) a qualcosa di totalmente diverso, per cui la mancanza di esperienza è davvero totale. Ecco allora perchè un allevatore diffida di chi dice di non avere alcuna pratica, magari (perdonatemi la battuta) teme che vada a mungere il becco per primo, in mezzo al gregge!

Mi hanno parlato di “capre da compagnia” e io sono crollata. Rispondo a tutte le vostre lettere, i vostri commenti, cerco di consigliare e soddisfare le vostre curiosità, di risolvere (se sono in grado) i vostri problemi, ma solitamente mi ero trovata di fronte a persone che avevano un piccolo numero di animali… per passione e non per compagnia! Se hai una fattoria didattica e, riguardo agli animali, dici: “I bambini potranno conoscere il loro ciclo produttivo“… Allora presumo che la capra partorisca e abbia il latte. Invece no, tengono qualche capra (senza maschio) per compagnia. Forse sono io che sbaglio, ma c’è qualcosa che non mi quadra, specialmente in una fattoria didattica! Cosa chiederà il bambino quando tornerà a casa? “Mamma, mi prendi una capretta che mi faccia compagnia?

Non sprechiamo le opportunità

Come sempre, ci si lamenta perchè “nessuno fa niente”, perchè “i pastori non vengono considerati”, poi però quando qualcosa viene organizzato, rischia di fallire per mancanza di partecipanti. Ricordate? Si era parlato di “scuola da pastore”… Non è facile, specialmente in questi tempi di crisi, trovare dei finanziamenti e mettere in piedi qualcosa del genere. Però, sfruttando i fondi già stanziati per determinate iniziative, si è riusciti almeno ad ottenere l’approvazione per due corsi di formazione brevi in ambito PSR. Totalmente gratuiti, ma destinati a titolari e/o coadiuvanti di azienda agricola. Chi non presenta questo requisito, potrà parteciparvi in qualità di uditore, ma per attivare il corso, occorre una decina di allievi con le caratteristiche sopra citate.

Si terranno nel mese di febbraio, uno in provincia di Cuneo, uno in provincia di Torino (Val Pellice). Le iscrizioni si chiudono tassativamente il 22 gennaio, ma… stiamo faticando a raggiungere il numero minimo! Da addetta ai lavori so bene com’è la situazione nelle aziende, il tempo scarseggia sempre, mentre il lavoro abbonda. Ma… specialmente chi ora ha gli animali in stalla… 21 ore distribuite in 5 giorni non le si trovano? Ci lasciamo sfuggire questa opportunità?

Ci siamo adoperati per trovare i “docenti giusti”, di modo che ci sia davvero qualcuno che se ne intende di pecore, per esempio in ambito veterinario. Io sono stufa di sentire gli allevatori tradizionali che si affidano a cure svariate (più o meno empiriche) che a volte funzionano, a volte no, per problematiche delle quali si ignora parzialmente le ragioni. Mi piacerebbe sapere cos’è il “colpo di sangue” che può colpire una pecora, curato con un salasso che a volte è efficace, ma non sempre. Solo per fare un esempio!

E poi la tosatura. Saper tosare bene può essere un’importante fonte di reddito integrativo, oltre ad un risparmio. Chi ha un piccolo gregge, può tosarsi le sue pecore e aver tempo per andare a tosare da altri, guadagnando qualcosa e risparmiando sulle spese aziendali. Ma bisogna saperlo fare e, nel corso, verrà dalla Lombardia Tino Ziliani, pastore e tosatore di grande esperienza.

Qui potete scaricare il programma del corso per la provincia di Torino, ma soprattutto affrettatevi ad iscrivervi se siete interessati. Per contatti, chiarimenti, informazioni, contattate Agenform – sede di Moretta (017293564 o via e-mail). Mi mette tristezza sentire giovani pastori locali affermare di saper già tutto e di non aver bisogno dei corsi. Hanno abbandonato la scuola perchè “non ci dava niente di quello che serve al nostro mestiere“, poi quando davvero ci sarebbe l’opportunità di imparare nozioni utili ed inerenti l’attività pastorale, si fa finta di niente…

Una precisazione e altro

La prima segnalazione mi arriva direttamente dalla Comunità Montana del Pinerolese e invita gli allevatori a rivolgersi ai CAA autorizzati per la domanda per la difesa da canidi (vedi qui), in quanto le CM non hanno a disposizione tutti i documenti che l’allevatore deve allegare alla pratica, cosa che invece i CAA possono fare direttamente senza dover costringere il pastore a “perdere troppo tempo” tra gli uffici. Saranno i CAA a trasmettere il tutto alle comunità montane di riferimento. Prima di recarvi negli uffici, verificate quindi telefonicamente quale strada è meglio percorrere, per evitare di presentare una domanda non completa.

Per chi è rapido nelle decisioni, una comunicazione dell’ultim’ora. Riporto integralmente un comunicato stampa. C’è pochissimo tempo e bisogna affrettarsi…

Rosello: prorogate le iscrizioni del corso per aspiranti alpeggiatori

 È stato spostato a sabato 15 giugno 2013 il termine ultimo e non più rimandabile delle iscrizioni al corso di 120 ore intitolato “Operatore e casaro d’alpeggio”, organizzato dalla Scuola Agraria del Parco di Monza in collaborazione con ERSAF – Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste.

La decisione è stata presa poiché il numero minimo degli iscritti non era stato raggiunto al termine fissato, quello dello scorso 17 maggio, ma anche a fronte delle segnalazioni di molti interessati che per vari motivi non avevano potuto completare l’iscrizione. Oltre alla proroga, infatti, anche l’intero programma è stato ridimensionato ed il corso, originariamente distribuito sulla durata di un intero mese, si articolerà invece nell’arco di tre settimane, dal 8 al 26 luglio. Ridotte anche da tre a due le settimane di tirocinio presso un’azienda agricola convenzionata. Infine, è stata ridotta anche la quota di partecipazione, portata ora a 800,00 Euro a persona (anziché i 1.000,00 Euro previsti dal programma originale) mentre rimane invariata la possibilità di beneficiare di una borsa di studio di 400,00 Euro da parte degli allievi che avranno seguito con profitto tutto il ciclo di formazione (ovvero con minimo 80% delle presenze).

Per poter partecipare al corso è necessario avere almeno 18 anni, mentre l’età massima è stata alzata da 35 a 50 anni. Il numero massimo di partecipanti è di 15 unità ma il corso verrà attivato solo al superamento del numero minimo di 10 iscritti. L’attività formativa verrà svolta presso il Centro Faunistico di Rosello, in prossimità di Monte Campione 2 (BS), in un ampio comprensorio pascolivo ricadente nel Comune di Esine ed appartenente all’Area Vasta Valgrigna. I principali argomenti delle lezioni, tenute da tecnici e professionisti del settore oltre che da operatori d’alpeggio, includono la gestione del bestiame; la valorizzazione delle risorse foraggere; l’apprendimento delle tecnologie casearie; la conoscenza delle vigenti normative oltre ad un approfondimento sulla multifunzionalità in alpeggio, ovvero alla cultura del territorio e dell’accoglienza, con lezioni sul marketing e sulla vendita dei prodotti, sull’ospitalità e sui servizi di ristorazione con la valorizzazione dei prodotti secondari del bosco e del pascolo ed attività didattiche finalizzate a comunicare e promuovere l’attività d’alpeggio. Alla teoria saranno intervallate puntuali esercitazioni pratiche presso le malghe riguardanti la gestione di bovini ed ovi caprini, la produzione di prodotti caseari di varie tipologie, il controllo delle produzioni, l’organizzazione di accoglienza di turisti e di presentazione della attività di malga.

La pre-adesione è obbligatoria entro il 15 giugno 2013: per iscriversi è necessario inviare l’apposita scheda, adeguatamente compilata e firmata, al numero di fax 039.325309 oppure all’indirizzo di posta elettronica segreteriaprof@monzaflora.it. Il modulo è reperibile sul sito www.montagnedivalgrigna.it e sul sito istituzionale di ERSAF, www.ersaf.lombardia.it. Il programma dettagliato del corso e le indicazioni per la logistica ed il materiale necessario (abbigliamento da lavoro e dispositivi per la sicurezza) verranno forniti a seguito dell’iscrizione.

Segnalo poi in ultimo l’ennesima serata di presentazione di “Di questo lavoro mi piace tutto”. Venerdì sera, 14 giugno 2013, ore 21:00, a Locana (TO)

Lavoro in alpeggio, ma prima…

Continuo a ricevere decine e decine di e-mail di persone (uomini e donne) di tutte le età che mi chiedono informazioni per andare a lavorare in alpeggio. Io non posso far altro che chiedere di scrivere un annuncio e poi pubblicarlo nella pagina di questo blog dedicata appositamente a questo spazio. La maggior parte di loro afferma di non avere nessuna esperienza e questo è il “limite” più grande per due motivi. Innanzitutto sarà difficile che un’azienda (ammesso che venga a consultare queste pagine) chiami una persona che non ha mai avuto a che fare con gli animali. Se uno ha bisogno di una mano, è perché ha davvero una carenza di personale, quindi non può e non riesce a spendere troppo tempo per insegnare il mestiere. Il secondo punto critico è che chi non ha esperienza, spesso ha un’idea fortemente romantica e poco pratica della vita d’alpeggio. Messi alla prova, molti si scontrano con una realtà dura, che richiede non solo fatica, ma anche orari che vanno ben oltre le otto ore, scarsissime possibilità di “godersi la montagna” e di avere tempo libero, paghe sicuramente non rapportate al numero di ore dedicate, perché il settore non può permettersi stipendi elevati.

Voglio però raccontarvi una storia dove l’approccio alla vita d’alpeggio avviene per passi. Isabelle racconta: “Sono cresciuta in montagna, ho provato per qualche anno a stare in città, ma non mi piaceva, mi mancava troppo il mio mondo, dovevo ritrovare il mio ambiente. Ho provato varie scuole, ho studiato in Italia fino al primo anno di liceo, poi ho fatto un anno in Svezia, quindi in Francia ho dovuto riprendere tutto il liceo da capo perché non mi riconoscevano gli anni fatti altrove. Ho fatto una scuola pedagogica, ma alla fine non mi andava… Ho poi scoperto su internet che c’erano dei corsi da pastore in Svizzera. L’avessi saputo prima, c’era anche un corso per il pastore d’alpeggio nei Pirenei, vicino a dove stanno ora i miei genitori.”

Isabelle ha la nazionalità Svizzera, ma dice di sentirsi Europea. “Sono tre corsi a pagamento, teoria, ciascuno composto da qualche giorno di fila di lezione. Ci fosse stata una scuola più lunga e completa, l’avrei fatta! Un corso è sui cani da protezione, cani da lavoro, problema delle predazioni, come riconoscere il tipo di attacco, se è il lupo, l’orso, la lince… L’altro è sul pascolo, le erbe, i sistemi di pascolo (pascolo libero, recinti fissi, pascolo con pastore e recinto solo per la notte). In Svizzera gli allevatori ricevono contributi diversi a seconda del sistema usato, chi ha il pastore sempre, prende più soldi. L’ultimo (ma li puoi fare nell’ordine che vuoi tu) è sulle razze di pecore, le malattie, come funziona la digestione e i trattamenti sanitari da fare prima di salire in alpe. In media c’erano 15 persone per corso.

Oltre alla teoria, per ricevere il diploma da pastore e potersi offrire per condurre un gregge in alpeggio, ovviamente è necessario un periodo di pratica. “…almeno 3 settimane in stalla. Io ho fatto due mesi e mezzo in Germania con delle pecore da latte di razza Frisona, lì ho fatto pratica con la mungitura ed ho vissuto il periodo delle nascite. Poi adesso sto facendo lo stage per l’alpeggio: devi fare almeno due mesi e mezzo… Sei tu a scegliere dove, quando però ho detto che lo facevo in Italia, mi hanno detto che dopo devo fare ancora un mese in Svizzera per avere il diploma, ma spero di no, io voglio fare bene la stagione qui.

Non è la prima volta che vi parlo di formazione, sapete che stiamo cercando di avviare qualcosa anche in Italia e la storia di Isabelle è molto utile non solo per prendere spunti, ma anche per capire come potranno essere gli allievi. Serve una fortissima motivazione. “Il diploma ti qualifica come pastore di pecore, anche se di esperienza ne devi fare tanta. In Svizzera c’è richiesta, con il lupo e l’orso devi avere il pastore. Gli allevatori sono piccoli, magari fanno anche altre attività, per mandare le pecore in alpe le mettono insieme e pagano un pastore. Ho una sorella che va in alpe in Italia, con le capre. Avevo preso da lei il libro “Dove vai pastore?” e lo leggevo in tram mentre andavo a lavorare con i bambini di un doposcuola. Leggevo il libro e, con il pensiero, andavo al mondo della montagna, dei pastori, che mi mancava… Io sono un tipo da stare fuori, fin da bambina mi piaceva stare fuori nella pioggia, nella neve. L’altro giorno che qui nevicava e grandinava, per me non è stato un problema, anzi, mi piaceva! Mi piacciono gli animali, la natura. Quando ero piccola abbiamo sempre avuto animali, anche se non in grande numero. Questi sono lavori che alla sera sei soddisfatto, non devi stare lì a chiederti a cosa serve la vita…”.

Anche perché alla sera molte volte sei troppo stanco per farlo, quando mangi cena alle 22:00 o anche oltre e subito dopo crolli sul letto. “In stalla il lavoro era più duro fisicamente, in tutto ho portato più di 3.000 litri di secchi di latte! Però sto imparando di più qui, all’aperto, al pascolo. Sono abituata alla vita semplice, dove abitavo da bambina non c’era la strada e scendevamo a scuola a piedi. Non c’era la Tv, non c’era il telefono e nemmeno l’acqua calda in casa. Io mi arrampicavo dappertutto, sulle rocce sugli alberi! Ho fatto anche tanto sport, ho giocato per vari anni a calcio. Per lavorare con gli animali deve piacerti, ma devi anche saperlo fare. Io sono una persona che osserva molto e questo è fondamentale, fare attenzione al singolo per sapere come stanno.

La storia di Isabelle è sicuramente fuori dal comune. Racconta di viaggi in bicicletta dai Pirenei all’Italia, di avventure vissute quando lei e le sorelle erano bambine. Parla sette lingue, compreso lo Svizzero-tedesco e, nei Pirenei, aveva fatto un corso facoltativo di Occitano, quindi scommetto che, per la fine della stagione d’alpe, i pastori non potranno più parlare in patois “alle sue spalle”! “Sono cresciuta in Italia, queste sono le montagne dove mi sento più a casa. In Italia mi sento più libera, in Svizzera mi sarei sentita meno sicura di me stessa, L’Italia ha una natura più selvatica, la Svizzera è troppo “giardino”. Avevo chiesto ad un’azienda svizzera che era nell’elenco di quelle che accettavano persone in stage, ma non mi hanno voluto perché hanno detto che avevo il cane giovane e loro ne avevano anche già uno da addestrare, quindi non andava bene. Forse era una scusa…”.

Lei infatti è arrivata in Piemonte con il suo cane, Coco, una border collie di un anno d’età. “Ho investito tanto tempo ad addestrarla. La scorsa estate infatti ho lasciato il mio lavoro per fare quello che volevo davvero. Avevo tanto tempo libero e l’ho dedicato ad addestrare lei. Prima le ho insegnato a sedersi e fermarsi, poi ad andare via e tornare piano, ho insegnato tanto attraverso il gioco. La prima volta con gli animali è stato con sette pecore che mia sorella aveva in guardia, per abituarla. Poi in stalla, ma era diverso rispetto a qui. Ho preso un border collie perché volevo fare questo lavoro, è stato il punto di partenza. Ci deve essere un po’ di coraggio per realizzare le proprie idee, no?”.

A lei il coraggio non sembra mancare! Il pastore le insegna i gesti quotidiani, cosa fare nel recinto prima di andare al pascolo, poi come condurre il gregge, come utilizzare il pascolo. Le fa anche delle domande per metterla alla prova: “Se fossi da sola e succedesse un incidente, se delle pecore passassero in un buco della valanga o se arrivasse il lupo e te ne sterminasse una parte cosa faresti?”. In futuro dovrà poi essere lei ad affrontare in autonomia tutte le situazioni. “Per il futuro vorrei fare anche un’inverno fuori. Magari un giorno vorrei prendere degli animali miei, delle pecore da latte. Il mio ragazzo è Svizzero, lui lavora il legno, è più per la stabilità, ma è d’accordo se io parto tutte le estati per fare le stagioni in alpeggio. Camminare in montagna gli piace, ma non conosce la realtà di questo mestiere. Poco per volta però sta facendo cose che prima non faceva: è venuto a stare in Italia, abbiamo iniziato insieme a fare l’orto…”.

E così Isabelle sta facendo la sua stagione di prova/apprendimento in alpeggio. Rimpiange la brevità dei corsi fatti, che però (anche se solo teorici) sono stati un buon inizio. Speriamo che presto, anche in Italia, si possa realizzare qualcosa del genere, per dare la possibilità a tutti coloro che vorrebbero provare questa vita di apprendere e fare un periodo di pratica, per poi decidere/capire se questa potrebbe essere la strada per il futuro.

Avevo un sogno…

Ognuno ha dei sogni collegati alle proprie passioni. Tra i miei c’era quello di vedere la Crau, il “mitico” paradiso delle pecore in terra d’Oltralpe. Ci sono stata per una brevissima visita di lavoro (adesso vi spiegherò) e non ho potuto vedere/fotografare tutto quello che avrei voluto, ma sono rientrata con sentimenti contrastanti. Il primo è che l’erba del vicino è davvero più verde e non solo per questioni climatiche…

Insieme ad un “gruppo di lavoro” composto da persone diverse (rappresentanti della Valle Stura per il progetto “La Routo”, docenti di istituti agrari, rappresentanti di Slow Food Biella+Istituto di Pollenzo, rappresentanti del progetto Propast, dell’Istituto Lattiero Caseario di Moretta e qualcun altro ancora), abbiamo avuto un’intensa due giorni in Francia per occuparci di formazione in ambito pastorale. La prima tappa è stata a Carmejane. In questo centro senza recinzioni, immerso nel verde, dove studiano e fanno pratica giovani ed adulti, si fa formazione in ambito agricolo.

Oltre all’edificio scolastico vero e proprio c’è la fattoria, che è sia un’azienda, sia un luogo per fare pratica, sia un centro sperimentale. Tra le tante informazioni apprese durante la visita, vi sono alcuni punti che mi hanno particolarmente colpito e che desidero condividere con voi. Innanzitutto, la scuola agricola dipende non dal Ministero dell’Istruzione, ma da quello dell’Agricoltura. I programmi dei corsi provengono dal Ministero stesso e non sono creati dai docenti interni. Oltre alla formazione scolastica secondo vari livelli, presso il centro di Carmejane si può fare “apprendistato” e “formazione per adulti” (specializzazione o riconversione professionale). Non scendo nei dettagli della didattica, ma penso che vi interessi sapere che, in Francia, per insediarsi come azienda agricola e poter aver accesso ai contributi, sia necessario un diploma che attesti il grado di formazione specifica raggiunto. Altrimenti si può comunque aprire un’azienda, ma senza poter richiedere contributi.

L’azienda è ovina, con un gregge di 600 pecore, un numero non così imponente, da queste parti. Si produce l’agnello di Sisteron, una delle produzioni a marchio di qualità della Provenza. La fattoria didattica collabora con tutte le organizzazioni professionali agricole esistenti e serve da base per le sperimentazioni dell’allevamento ovino. Tra le materie insegnate a chi segue i corsi specifici sulle produzioni zootecniche, c’è la gestione e conduzione delle superfici pastorali e l’adattamento del sistema di allevamento, con l’orientamento della filiera di produzione (ridurre i costi, aumentare i ricavi, migliorare le condizioni di lavoro…).

Era periodo di tosatura, nell’azienda, attività che si svolge una sola volta all’anno. In questi due giorni ho scoperto che la lana in Francia non è così problematica come in Italia o meglio, c’è lana e lana. I costi di tosatura sono leggermente inferiori (forse per le dimensioni più ridotte e “maneggevoli” degli animali), ma per la razza Merinos d’Arles i ricavi coprono interamente le spese e consentono anche dei margini di guadagno per l’allevatore.

Il gregge di Carmejane è composto principalmente da animali di razza Prealpi. Un piccolo nucleo era al pascolo, gli altri animali erano tutti suddivisi nelle stalle, alimentati con fieno. Montoni, pecore gravide, pecore con gli agnelli e così via, in un’organizzazione che pareva molto buona e funzionale, per non parlare poi delle stalle, spaziose, luminose, ben arieggiate.

Una curiosità? Ecco un montone “mascotte” con la floucà, la caratteristica tosatura che contraddistingue gli animali che guidano il gregge nella transumanza. Per tornare a quanto ci è stato spiegato, si è parlato di una lunga tradizione dell’allevamento sul territorio, ma anche di giovani che danno vita a nuovi insediamenti, piccole realtà interessate alla trasformazione ed alla vendita diretta dei prodotti, specie lattiero-caseari.

A Carmejane si trova anche il Centre Fromager, una struttura dedicata alla formazione in ambito caseario, dove si organizzano corsi di vario tipo, sia “puntuali” legati ad una singola problematica e/o alla richiesta di un produttore, sia generali sulle diverse tecniche di caseificazione, sull’affinamento, ecc… La visita nel complesso è stata interessante, ma il nostro obiettivo principale era ancora un altro, cioè quello della formazione in ambito più specifico, cioè la professione di pastore.

Per far questo ci siamo spostati proprio lì, ai margini della Crau, alla “famosa” scuola di Merle. Questo centro di formazione indirizzato proprio a formare “pastori” esiste dagli inizi degli anni ’30. Frutto di una donazione, strutture e terre fanno sì che qui, nel cuore delle ragione pastorale di Francia, giovani (e non solo) possano conseguire la qualifica di “pastore transumante”, a differenza delle altre 3 scuole simili (più recenti) esistenti in altre parti di Francia, dove ci si può specializzare sull’alpeggio (in Ariege), pastore di alta montagna, con pratica di gestione di animali, pascoli, ma anche mestieri complementari (tosatura, taglio legna…) sui Pirenei, per finire con la scuola di pastore/vaccaro d’alpeggio in Savoia.

Questa è la patria della razza Merinos d’Arles e, nelle stalle della scuola, abbiamo visto solo alcuni montoni. Purtroppo non ci siamo fermati a vedere uno delle tante greggi scorte dai finestrini del pullman, comunque nel giro di pochi chilometri, solo sul nostro tragitto, ne ho contati sei e tutti di dimensioni considerevoli. Ovviamente qui il pastore è una figura importante ed è un fondamentale aiutante per l’allevatore. Le due figure, almeno in quest’area della Francia, sono distinte. L’allevatore è il manager, colui che gestisce l’azienda, si occupa dei pascoli, delle praterie, della fienagione in estate, della commercializzazione degli animali, ecc… Alle sue dipendenze vi sono i pastori salariati, diminuiti come numero da quando la transumanza si affronta con gli autotreni e non più a piedi.

La direttrice della scuola ci ha spiegato nel dettaglio cosa imparano gli studenti, ragazzi e sempre più ragazze provenienti da tutta la Francia, desiderosi di imparare questo mestiere. “Facciamo un colloquio per la selezione, abbiamo solo 20 posti per anno, tanti ne finanzia il dipartimento. devono avere una vera motivazione, non basta che dicano che piace la montagna e fare delle camminate all’aria aperta. Guardiamo l’esperienza che hanno, le attitudini fisiche e morali, le qualità di adattamento e di osservazione…“. Il mestiere di pastore è una cosa seria e non il lavoro per gli ultimi: “E’ un operaio altamente qualificato, con grandi responsabilità. Si troverà spesso a lavorare da solo, specialmente in alpeggio. Deve essere polivalente, svolgere i tre ruoli principali di gestione del gregge, gestione delle risorse pastorali e gestire le strutture. Deve saper lavorare in autonomia, saper prevenire, individuare e curare i problemi sanitari.” Tutto ciò che in effetti fa il pastore, ma che deve essere spiegato ed insegnato a chi lo vuol diventare.

Nella fattoria della scuola si fa anche sperimentazione. Guardate questo strano apparecchio che qui potete vedere nella sua parte centrale. E’ un prototipo di una macchina all’interno della quale, tramite un corridoio, entrano gli animali. C’è un lettore per il microchip, un peso, un sistema di aperture di porte che permettono di separare gli animali in base al criterio impostato. Il peso poi permette di dosare ad esempio la dose di svermante che viene somministrato sempre all’interno dell’apparecchio. Un sogno, vero? Ovvio che qui ci sono altri numeri, la realtà permette di attrezzarsi anche così, perchè quello di pastore è un mestiere non solo rispettabile, ma anche sostenibile!

Qualche problema nella vendita dei capi c’è, ma i numeri fanno la differenza. Non si vende l’agnellino: “…solo a Natale, per l’Italia“, ma si macellano animali di 40 kg. La pecora a fine carriera si vende poco ed a basso prezzo, ma la lana, come si diceva, ha un suo valore. Per farvi capire la sostenibilità dell’azienda, un pastore salariato in alpeggio riceve uno stipendio base di 2.000-2.100 €/mese, anche più alto in base all’esperienza. Non di rado in alpe più allevatori mettono insieme gli animali per avere un gregge più grande. Per il resto dell’anno, il livello più basso di specializzazione prende 1.200-1.500 €/mese. Ecco perchè c’è una scuola, ecco perchè molti dei diplomati trovano subito impiego. C’è la domanda, c’è un mercato, c’è una paga equa.

Ma soprattutto ci sono i veri spazi per la pastorizia. Qui fare il pastore è un’altra cosa. Ci hanno spiegato in cosa consiste il “sistema Crau“, nel delta della Durance. A questo fiume la Crau è legato per il canale che, dalla diga di Serre-Ponçon, porta l’acqua in parallelo al fiume, per poi permettere l’irrigazione delle praterie. Queste sono vaste distese verdi, circondate da fossi che permettono di allagarle periodicamente, e da siepi di alberi ed arbusti, che proteggono dal forte vento che spesso soffia da queste parti. Qui si produce l’altra risorsa della Crau, il fieno, che è riconosciuto addirittura con una DOP. Tre tagli, il primo a maggio e gli altri a seguire, almeno dopo 42 giorni, poi il “quarto taglio” è destinato al pascolamento delle greggi di ritorno dall’alpeggio. E’ questo il periodo della nascita degli agnelli.

Dalle praterie, appena poco oltre, dove non si irriga, si passa nei “coussouls”, la parte arida, dove le greggi pascolano nel resto dell’anno, inverno e primavera, con degli spostamenti verso la collina e poi la partenza per l’alpeggio a giugno. Tutta la gestione dell’azienda è impostata su questi momenti, per ottimizzare le risorse ed il lavoro. Il fieno viene venduto, spesso agli allevamenti di cavalli, o utilizzato internamente (secondo taglio) per l’ingrasso dei montoni.

Mi hanno assicurato che qui, in quest’arida steppa che si estende a perdita d’occhio, le pecore ingrassano e sono poi pronte ad affrontare l’alpeggio. Sembra incredibile, eppure questo è uno dei cuori della pastorizia europea. Qui il gregge medio conta mille capi, “…ma il numero dei pastori a sorvegliarlo è diminuito drasticamente da quando sono state introdotte le reti.” Qui si va a scuola per diventare pastori, pastori moderni del XXI secolo, infatti la stessa scuola ha dovuto rinnovarsi qualche anno fa, perchè oggi il pastore deve sia essere “trattato bene” dall’allevatore, ma deve sapersi anche rapportare con il pubblico, specie in montagna. Il pastore salariato deve avere migliori competenze, gli operatori devono essere seriamente motivati.

E noi, cosa riusciremo a fare in Italia, dove il mestiere di pastore è sempre più difficilmente sostenibile? A sentire lo stipendio di un salariato in Francia scommetto che molti diranno (ma non lo faranno mai): “Ma allora le vendo tutte e vado a fare la stagione di là!“. Qui nessun pastore può pagare tanto un aiutante, perchè non ne ha le possibilità. Però il reale bisogno di aiutanti formati ed affidabili esiste. Quindi? Quindi si cercherà di fare il possibile per creare un “corso per pastori” anche in Piemonte. Non possiamo pensare di riuscire subito a realizzare un qualcosa a pari livello con la scuola di Merle, che vanta così tanti anni (ed un territorio del genere) alle spalle, però…

Un corso “da pastore”?

Pastori si nasce e non si diventa, affermano molti “del mestiere”. Salvo poi lamentarsi perchè gli aiutanti a cui si rivolgono non svolgono bene il lavoro affidato… Qualunque cosa si faccia, c’è comunque sempre da imparare, quindi ritengo che sia molto importante impegnarsi per riuscire finalmente a creare un corso di formazione “da pastore”.

Nell’ambito del Progetto Propast è tra gli obiettivi di questo terzo anno di attività, ma fortunatamente l’interesse è ben più ampio, pertanto da qualche mese si è formato un gruppo di lavoro (comprendente soggetti da varie parti del Piemonte) che sta cercando di gettare le basi per fare delle formazione rivolta alla pastorizia. Ci si chiedeva chi potrebbe fruirne e, secondo me, i potenziali allievi sono di due tipi: per primi ci sarebbero tutti quelli che vorrebbero cambiar vita avvicinandosi all’allevamento come mestiere, sia lavorando presso aziende agricole (specialmente in alpeggio), sia mettendosi in proprio. Per questi utenti, il corso dev’essere più lungo e partire dalle basi, con una buona percentuale di ore di pratica. Poi ci sono giovani operatori del settore, per i quali un po’ di formazione sarebbe comunque utile. Questi ultimi spesso sono restii e ricorrono ad un altro modo di dire: “Vale più la pratica della grammatica”. Però siamo nel XXI secolo ed anche al pastore viene richiesto di essere almeno un po’ aggiornato e consapevole di come si possa innovare anche il più tradizionale dei mestieri.

Visto che non è facile riuscire a far partire uno (o più corsi) del genere, anche perchè bisogna costruirli dal nulla e trovare docenti adatti (oltre agli indispensabili finanziamenti), cercheremo di dare il via almeno a dei corsi brevi per titolari o coadiuvanti di azienda agricola. Cosa insegnare in questi corsi? Come catturare l’attenzione di allievi un po’ recalcitranti e magari convinti di sapere già tutto?

Voi che allevate pecore e/o capre, cosa vorreste sapere? Avrete pur qualche dubbio, qualcosa che vi siete sempre chiesti come mai, qualche curiosità… Secondo me qualche ora deve essere dedicata alla veterinaria: il parto, come agire correttamente per risolvere eventuali problemi, ma poi soprattutto le principali patologie degli ovicaprini e loro cura. Nessun pastore è mai stato capace di dirmi cosa determini quel problema alle pecore che loro curano facendo un salasso (incidendo sotto l’occhio o nell’orecchio). “E’ il sangue che le domina…“. Cioè???

Poi saperne di più sulla corretta alimentazione ed eventuali integratori (il sale, quale e quanto, ma soprattutto quando), cosa dare da mangiare in stalla e come comportarsi al pascolo. Capita che le pecore “facciano indigestione” consumando al pascolo troppa erba fresca o troppo mais, o ancora che facciano indigestione di acqua. Certe cose le impari con l’esperienza, ma magari qualche spiegazione in più su cosa accada e perchè potrebbe essere utile.

Visto che adesso gli allevatori hanno gli occhi di tutti addosso (non solo i veterinari, ma anche i paladini degli animali “fai-da-te”), sarebbe importante non solo saper gestire bene gli animali, ma anche sapere nel dettaglio cosa dicono le normative sul benessere animale, sia per quanto concerne l’azienda (stalle, ecc.), sia per l’alpeggio, il pascolo all’aperto, ecc ecc ecc. Così almeno uno sa cosa rispondere a chi viene a trovarci da dire, oppure se fa una cosa fuorilegge, è consapevole di farlo.

C’è qualcosa di pratico che potrebbe servire ad un pastore, cioè imparare a tosare correttamente. Permetterebbe non solo di ottenere migliori risultati all’interno della propria azienda (ed in meno tempo), ma per qualcuno saper tosare in modo professionale potrebbe essere una fonte di reddito integrativa, andando a tosare anche presso altri allevatori.

Qual è l’incubo di tutte le aziende, più ancora della neve per i pastori vaganti? La burocrazia! E allora non sarebbe il caso di imparare a gestirla in modo efficiente? Tanti si trovano in difficoltà perchè non sanno nemmeno cosa devono fare (e non c’è un luogo fisico dove avere le informazioni su tutte le scadenze e le regole da rispettare). Anche se le leggi cambiano continuamente, ritengo che alcune ore dedicate ai punti fermi (registri da compilare, come e quando, scadenze, modelli da compilare, ecc ecc ecc) siano fondamentali. Si potrebbe anche parlare delle principali opportunità che vi sono per ottenere eventuali contributi, quali requisiti occorrono per poterne usufruire, ecc…

Altre proposte? Non sto scherzando, attendo i vostri commenti, che potranno aiutarci a costruire davvero un corso del genere. Certe cose si imparano sul campo, altre le si possono apprendere da chi ne sa più di noi o anche solo confrontandoci con i “colleghi”. Un’altra mia idea è dedicare qualche ora alla “valorizzazione”. Non basta tener bene gli animali, averli “belli” che fanno bella figura durante una transumanza o quando sono al pascolo. Dobbiamo anche saper valorizzare il nostro prodotto. Ci capiterà di vendere una pecora bella all’appassionato (magari perchè ha un certo colore o chissà), ma più che altro avremo carne ed eventualmente formaggi da vendere. Ci sono (ci devono essere!) alternative alla vendita al macello o al commerciante. Visto come vanno le cose, tentare altre strade è ormai quasi indispensabile per guadagnare (e non solo sopravvivere).

Poi l’essere pastore al 100% lo si impara solo sul campo, stando al pascolo fino a tarda ora, con la pioggia o con il vento, affrontando le situazioni una ad una. Prossimamente con i colleghi che lavorano al progetto per creare questo corso andremo in Francia a visitare luoghi dove si fa formazione in tal senso. Ovviamente vi racconterò…

Quando il pascolo vagante è un evento e…

Scusate il ritardo, avrei dovuto aggiornare prima questa pagina, ma la mole di impegni di questi giorni è davvero immensa e per di più si aggiungono imprevisti vari. Non so davvero se sia più stressante la via del libero professionista o quella del pastore, ma l’unione di entrambe è deleteria!!

Sono stata ad Aosta allo IAR, l’Institut  Agricole Règional, per due incontri, con i giovani dei corsi professionali e con un pubblico più ampio, anche esterno, la sera. Tra i due, un’interessante visita a parte dell’azienda dell’Institut, tra cui frutteti e vigneti. Purtroppo il tempo non era dei migliori, ma… La giornata mi ha comunque dato immense soddisfazioni. L’accoglienza è stata a dir poco entusiastica  (nessuno è profeta in patria?), con addirittura giornalisti e la RAI regionale che hanno filmato e/o intervistato la sottoscritta, a testimonianza di come in Valle sia davvero sentito l’interesse per questi temi.

Luca, la mia guida, mi ha anche accompagnato a fare un breve tour negli alpeggi più vicini raggiungibili comodamente in auto. E’ stato molto interessante chiacchierare con lui ed altri colleghi della scuola per saperne di più sulla realtà zootecnica locale. Siamo regioni confinanti, ma le diversità sono molte, grazie anche allo stato di regione autonoma della Val d’Aosta.

Liscia la strada e meraviglioso l’alpeggio dove siamo arrivati. Sia per le persone, sia per gli animali, la sistemazione è di gran lusso. Non è così ovunque, ma la gran parte degli alpeggi sono comunque stati risistemati, grazie anche all’ampia fetta di finanziamenti erogati a tale scopo, che incentivano i privati ad investire nella ristrutturazione dei fabbricati d’alpe. Ovviamente gli animali erano ancora a quote più basse, fortunatamente, visto che la quota della neve fresca appena caduta non era tanto lontana.

La mandria l’avevamo già incontrata salendo, ma ci fermiamo sulla via del ritorno per fare quattro chiacchiere con gli allevatori. Le vacche ovviamente sono di razza valdostana e prevalgono le castane, le famose reines che qui tengono vivo il settore dell’allevamento anche (soprattutto?) per il suo aspetto più coreografico, cioè le battaglie.

Il clima è decisamente rigido per la stagione, ma quest’anno ormai siamo abituati agli sbalzi di temperatura, al maltempo seguito da giornate di sole caldo e bruciante, vento e dopo ancora rovesci di pioggia e magari neve. Luca parla con gli allevatori, mischiano l’Italiano al patois, commentano gli animali, l’erba, la stagione, parlano della prossima salita, delle battaglie che ci sono state, delle nuove reines.

La figlia dell’allevatore (chiedo scusa, non ricordo più il suo nome, forse Alessia?) è una studentessa dell’Institut. Il padre scherza chiedendo quand’è che finalmente la la manderanno a casa, che c’è bisogno di lei. Qui il lavoro non manca, la strada è già tracciata, ma pare che comunque lei sia ben d’accordo di continuare il mestiere con passione.

Ogni tanto due degli animali si affrontano e danno il via alle battaglie per stabilire il predominio. E’ da queste selezioni naturali che l’allevatore capisce su quale reina puntare per gli incontri ufficiali. Si sta però facendo tardi e dobbiamo ridiscendere ad Aosta, dove la sera un folto ed interessato pubblico mi ascolterà parlare di pastorizia e pascolo vagante. Un argomento un po’ atipico per la valle, dove dare del feiàn (pastore) a qualcuno è un insulto, mi avevano detto.

Non sapendo come e quando potrò aggiornare il blog, unisco a questo post la comunicazione di un importante evento aperto a tutti coloro che vorranno partecipare. Sabato 2 giugno in Valle Po, più precisamente ad Oncino (CN) si terrà una meirando (transumanza) particolare. Il margaro Mattio Luigi compirà la sua 50° transumanza a piedi dalla cascina di Revello (Morra San Martino) fino alle Meire Dacant. In quell’occasione il Comune lo festeggerà e chiunque potrà accompagnare la transumanza. Partenza ore 6:00, arrivo previsto ad Oncino (rinfresco) ore 12:00, arrivo alle Meire ore 14:00. Io ci sarò…