Con le montagne più belle intorno

Le amicizie virtuali poco per volta diventano reali… Questa volta sono andata a trovare Clelia. Mi aveva parlato di lei un’altra montanara particolare, Polly, poi ci eravamo incontrate su Facebook e lei si ricordava che avevo “classificato” un fiore di cui aveva pubblicato la foto, chiedendo se qualcuno sapeva di cosa si trattasse. Quando, questa primavera, ho messo qualche foto della Val d’Aosta, lei mi ha invitata ad andarla a trovare e…

Ed eccomi all’Alpe Valmeriana, nel comune di Pontey (AO). Si arriva qui seguendo una luna strada sterrata chiusa al traffico, ma già prima c’è da risalire numerose curve e tornanti asfaltati. Boschi, boschi, boschi e poi si sbuca in una piccola radura: intorno i pascoli poi, appena sotto ad altri boschi, l’alpeggio. Lungo la strada di salita, i due tramuti inferiori, dove si fa solo una breve tappa, dato che c’è più bosco che erba.

Il luogo è abbastanza conosciuto per le “macine della Valmeriana“, visitabili seguendo questo itinerario. L’atmosfera del luogo è davvero particolare: nel ripido bosco, tra larici, abeti e pini, con i tronchi coperti da licheni grigiastri, si incontrano ancora numerose pietre lavorate. Macine perfettamente realizzate o abbozzi non completati. Nell’antichità infatti qui venivano lavorate le rocce (dalla composizione particolare, che le rendeva particolarmente adatte a questo scopo) e poi le macine venivano portate a valle.

Torniamo però al nostro alpeggio. Clelia è qui da un paio di anni e si è già trovata a fronteggiare diverse difficoltà. Quando l’ha affittato, sperava di poter svolgere attività agrituristica, ma non ci sono ancora tutti i permessi, quindi per ora deve limitarsi alla caseificazione e vendita dei formaggi. Come attività integrativa, altrove coltiva verdura, poi vende tutti i suoi prodotti a mercati e fiere. Non è semplice parlare della vita di Clelia: lei me l’ha raccontata riassumendo i fatti principali, ma veramente meriterebbe quasi di essere raccolta in un libro! L’infanzia, un rapporto costante con gli animali, il lavoro come cuoca, gestrice di rifugi, ma anche dipendente di un vivaio forestale, insegnante di patois, emigrante in Svizzera e non ricordo cos’altro ancora…

Insomma, non mi sono di sicuro annoiata, passando un paio di giornate con lei! In alpeggio ci sono soprattutto capre e una quindicina di pecore da carne (Suffolk). Clelia faceva conto di avere anche alcune vacche da mungere, ma purtroppo alla fine queste alla fine non sono arrivate. Così vengono munte solo le capre. Con Clelia c’è anche Danilo, dal Piemonte, che da una mano per vari lavori, soprattutto il pascolo del gregge e la mungitura. Fondamentale la sua presenza quando lei deve scendere per i mercati e le altre attività.

Il posto è davvero bello, solo per poco non si vede anche il gruppo del Monte Bianco, ma “solamente” Cervino e Monte Rosa. Quello che però è scarso è il pascolo intorno all’alpeggio. Di sicuro non potrebbe ospitare molti più animali di quelli che ci sono. “E’ vero, ci sono alpeggi in Val d’Aosta che restano liberi, ma sono anche peggio di questo. O non hanno la strada o sono tutti alpeggi piccoli, sempre più chiusi dal bosco. Quelli grossi per le mucche bene o male sono ancora utilizzati, anche se le cose non vanno più bene come una volta.

Oltre a capre e pecore, in alpeggio c’è un numero imprecisato di animali da cortile: la coppia di tacchini, qualche anatra ed oca, decine e decine di galline e pulcini di razze, taglie e colori differenti. La passione per l’allevamento si estende anche ai cani, infatti vi sono numerosi barboncini, ma da quel che capisco i cani non sono nemmeno tutti lì, altri sono nella casa dove risiede d’inverno.

Nel mese di agosto (11 agosto) l’alpe Valmeriana sarà protagonista di una delle giornate di Alpages Ouverts, iniziativa che coinvolge diversi alpeggi della Val d’Aosta. Un’occasione per gustare ed acquistare i prodotti caseari, conoscere i protagonisti, umani ed animali della vita in alpeggio.

Per la sanità dei prodotti caseari… si può stare più che tranquilli!!! I controlli da queste parti sono rigorosissimi, al punto da risultare quasi eccessivi, se si pensa a cosa poi avviene invece nella grande produzione. Ancora una volta sento il solito ritornello su quanti funzionari e controllori ci siano in val d’Aosta, forse più controllori che controllati. Quante analisi del latte devono esser fatte, poi i controlli sulle strutture, sui prodotti. Qui per esempio nella casera non c’è il lavandino con il rubinetto a pedale, per produrre formaggi freschi deve essere adeguato questo aspetto…

Sono “storie” che ho sentito raccontare spesso. Avendo visto innumerevoli realtà in Piemonte, mi viene istintivo fare i paragoni già solo con le strutture di cui è dotato questo alpeggio. Una stalla che potrebbe contenere numerose bovine (per le quali però non ci sarebbe pascolo a sufficienza), una baita dotata di tutti i confort, la casera, la cantina per la stagionatura, la centralina idroelettrica.

Io continuo i miei giri, continuo a vedere realtà differenti, modi diversi di gestire gli alpeggi, gli animali, ascoltare storie, lamentele, esperienze di vite. In ogni posto c’è qualcosa da imparare, da capire, da mettere a confronto. Invito anche voi a visitare questo posto, magari l’11 agosto, magari durante una normale gita in montagna, così farete quattro chiacchiere con Clelia!

Una super fiera a Luserna San Giovanni

Per me era, già negli anni scorsi, una delle fiere più belle che avessi mai visto, ma quest’anno ne ho avuto la conferma anche dai tanti visitatori arrivati da fuori Piemonte. Io vi ho partecipato nei due giorni, il 1 novembre, in cui vi erano solo le bancarelle, e il 2, giorno della fiera vera e propria, con gli animali, ancora più espositori e il massimo dell’affluenza.

Il primo giorno sono riuscita a farmi un giro da tranquilla, guardando gli stand e scattando foto a tutto ciò che c’era di particolare. Come questa selleria non piemontese (presumo lombarda), con campane (ma soprattutto collari) diversi da quelli che vediamo solitamente da noi.

Le sellerie a questa fiera sono tutte presenti, ciascuna con i loro articoli e ciascuna con i suo affezionati clienti. Attrezzature tecniche, reti, picchetti, fili, bastoni, campanacci, forme per il formaggio e molto molto altro ancora.

Tra i tantissimi banchi di prodotti alimentari, vi sono ovviamente quelli dei formaggi. Alcuni sono commercianti, altri produttori di aziende agricole della zona, compresi i margari con le loro tome realizzate ancora in montagna e formaggi più freschi prodotti ormai in pianura.

Era bello anche solo godersi i colori ed i profumi delle bancarelle: frutta, verdura, spezie, legumi, castagne, noci… Ce n’era davvero per tutti, tra aglio, porri, peperoni, melanzane, cavoli, mele, pere, zucche…

E quando non erano fresche, erano sotto vetro! Accanto ad olive, acciughe, funghi, sottaceti vari… Insomma, chiunque poteva trovare qualcosa di suo gradimento, senza dimenticare pane, dolciumi, farine, miele, vini e molto altro ancora.

Ma la vera fiera era il giorno in cui c’erano le bestie. Da una parte quelle dei commercianti, soprattutto bovini. C’erano anche commercianti da altre regioni (non è il mio campo, ma ho letto i nomi sui camion!!) e poi, come da qualche anno a questa parte, gli Austriaci.

Ho fatto un giro molto veloce per salutare amici e conoscenti e vedere le bestie. Nel reparto ovicaprini, non c’erano grosse novità. Le “solite” capre di un appassionato allevatore locale, che riscuotono sempre grande interesse, più qualche altro gruppetto.

Per le pecore, il commerciante è sempre quello… Quest’anno c’erano meno capi degli anni scorsi, suddivisi in gruppi di provenienza diversa. Non sono propriamente del mestiere, ma un gruppetto di pecore con una fitta lana e il ciuffo fin giù sul naso aveva un qualcosa di famigliare e ne attribuivo la provenienza al gregge di un pastore che mi aveva fatto visita il giorno precedente. (Per la cronaca, avevo indovinato!)

Oltre alla fiera, c’era la mostra degli animali di provenienza locale. Avrei voluto fermarmi di più, scattare più foto, assistere alla premiazione e alla gara di mungitura, ma quest’anno sono riuscita proprio solo a fare un giro veloce, dovendomi occupare del mio stand.

Poco per volta il pubblico si faceva sempre più numeroso e si cominciava ad avere problemi nel riuscire a spostarsi da una parte all’altra della fiera. La bellissima giornata di sole, la giornata festiva (domenica) il ponte di Ognissanti hanno fatto sì che l’affluenza sia stata davvero straordinaria.

Così molto del pubblico della fiera me lo sono vista scorrere davanti dalla mia bancarella. Ecco qui un gruppo di pastori dalla Lombardia. Ma sono venuti a salutarmi pastori dal Trentino, dal Veneto, dall’Emilia, dalla Liguria e da ogni angolo del Piemonte. Grazie a tutti voi e grazie a chi si è entusiasmato davanti a “Pascolo vagante 2004-2014”.

Verso sera molti animali portavano sulla schiena le scritte che indicavano la loro vendita. Poco per volta venivano caricati sui camion. Le bancarelle accendevano le luci (chi le aveva), altri iniziavano a smontare anche se il pubblico continuava a girare tra gli stand. C’era chi cantava e chi aveva lo sguardo già un po’ annebbiato. Per vedere anche le mie altre foto, qui un album pubblicato su facebook.

Un tour delle fiere/feste

In questi prossimi fine settimana c’è quasi da andare in tour! Limitarsi ad un unico evento è quasi riduttivo! Piovono segnalazioni nella mia casella di posta e su facebook. Dove andare? Riuscire ad andare in due o tre posti?

Questo fine settimana ad esempio vi posso indicare, tra gli eventi, la Fiera della Toma di Condove, in Val di Susa. Se il “cuore” della manifestazione sarà sabato 11 e domenica 12 ottobre, gli amici dell’AIB mi segnalano la degustazione “Formaggi d’Italia”, che si terrà venerdì 10 alle 20:30, presso la loro sede a Condove (TO). Nel weekend invece formaggi per tutti i gusti nelle strade del paese.

Restando in Piemonte, ma cambiando provincia, altri amici mi invitano nel Biellese. A Ternengo (BI) si tiene la 16° edizione della Fiera della Lana. Ricco programma con, al pomeriggio, dimostrazione di tosatura e passaggio di un gregge nel centro del paese. Qui il programma dettagliato. Sempre domenica 12, a Sordevolo (BI), fiera della razza pezzata rossa d’Oropa. Nel Cuneese, vi segnalo inoltre la rassegna zootecnica a Bagnolo Piemonte.

Inizio anche a parlarvi di eventi che si terranno successivamente, di modo che possiate organizzarvi per prendervi parte! Fittissimo anche il calendario di appuntamenti per il weekend del 18-19 ottobre. Dalla provincia di Verbania mi segnalano la 9° Fiera degli allevatori a Cannobio (VB). In Val Pellice la Fiera e Festa d’Autunno a Villar Pellice (TO), mentre della Festa della pecora brigasca a La Brigue (Francia) vi avevo già accennato qualche giorno fa.

L’ultimo fine settimana di ottobre davvero non so dove andare, nel senso che ognuno di questi eventi sarebbe per me molto interessante, ma sono davvero lontani tra di loro! A Bergamo viene organizzato il primo Festival del Pastoralismo, con un programma davvero molto ricco, tra convegni, proiezioni, transumanza di un gregge, suoni e sapori della pastorizia e dell’alpeggio. In Valle Stura (CN) si tiene la Fiera dei Santi – rassegna della Pecora Sambucana a Vinadio (CN). A Bobbio Pellice (TO) la Fiera della Calà. E chissà quante altre manifestazioni a tema zootecnico di cui io non sono a conoscenza… Ricordo sempre a tutti che, se partecipate a qualche evento simile ed avete voglia di mandarmi le foto accompagnate da una descrizione, io sarò felice di pubblicarle qui sul blog.

Una situazione “nuova” da risolvere in fretta

Da Ovest ad Est per presentare il mio libro, ma è anche un’occasione per vedere realtà per me “nuove” e trovarsi, alla fin fine, alle prese con “vecchi” problemi. Il caso ha voluto che, prima di partire per la Lessinia (VR), io mi trovassi a Torino a partecipare ad un Forum sul lupo dove, grazie alla presenza di esperti del calibro di Luigi Boitani, ho potuto avere risposta ad alcuni miei dubbi e curiosità. Non si può sapere tutto, io mi intendo di pastorizia e non di lupi, quindi è stata un’occasione per mettere a confronto direttamente le esperienze. Dopo la teoria… la pratica! In Lessinia i problemi con il lupo sono molto gravi e diversi da quello che siamo abituati a sentire normalmente nella realtà Piemontese.

Anche se sono stata invitata anche in occasione della prima mostra della Pecora Brogna, razza locale in via di estinzione (di cui vi parlerò domani), qui di pecore al pascolo in quota non ne ho viste. Sui Monti Lessini le malghe sono destinate ai bovini, le montagne vengono pascolate da mandrie. Purtroppo avevo poco tempo per girare, ma grazie all’ottima guida che mi accompagnava, ho potuto farmi un’idea di questa realtà. Un paesaggio diverso da quello a cui sono abituata, con rilievi a quota non molto elevata, una fascia di boschi sovrastata da altipiani erbosi. Il terreno è calcareo, quindi vi sono conformazioni particolari e pochissima acqua.

Le malghe sono per lo più private, divise tra Veneto e Trentino (ci si affaccia sulla Val d’Adige), servite da strade asfaltate e sterrate. Se è vero che gli animali allevati sono vacche da latte, la scoperta che questo latte non viene praticamente lavorato lassù è stata una sorpresa. Grazie alle vie di comunicazione ed alla breve distanza dal fondovalle e dalla pianura, il latte della Lessinia viene destinato alla produzione dei formaggi più disparati, non soltanto il famoso Monte Veronese DOP.

Qui a Malga Lessinia l’ho visto, annusato, assaggiato ed osservato nelle sue varie fasi, dal fresco di giornata allo stagionato. Ma questo è quasi un caso unico. Questa malga è alpeggio e rifugio, si fa accoglienza al turista, si vendono formaggi e si seguono gli animali. In altre realtà invece gli animali sono su al pascolo, gli allevatori salgono solo per la mungitura. Oppure resta su un anziano e i giovani lo raggiungono appunto per occuparsi della mungitura del mattino e della sera.

Non è la realtà d’alpeggio a cui sono abituata. Questa è Malga Lessinia, dove sono stata accolta con i famosi “gnocchi di malga” come piatto forte. Poi c’era “giusto qualcosetta” prima e dopo… Un ottimo pranzo un po’ calorico, dopo il quale avrei dovuto camminare facendo tutto il giro delle malghe per favorire la digestione!

Invece il tempo era poco, così ci siamo spostati soprattutto in auto, facendo delle tappe per vedere meglio questa realtà e parlare con gli allevatori. Ecco quella che, per me, è stata la principale sorpresa. Qui, in montagna, troviamo le razze da latte “più spinte”. Frisona, Pezzata Rossa, Brown Swiss, affiancate da poco altro, ma razze proprio “da montagna” io nel mio breve tour non ne ho viste. E forse qui sta uno dei vari aspetti del problema.

Tramite internet e i social network, da qualche tempo seguo e sono informata sui problemi che la Lessinia sta vivendo con il lupo. Però, prima di toccare con mano, non conoscevo questo territorio. Una volta sul posto ho potuto capire alcune cose. Gli allevatori sono esasperati, sulla porta delle malghe hanno affisso gli articoli di giornale dove si parla degli attacchi. C’è gente che è già scesa, ha portato in stalla i propri animali perchè la perdita di numerose vacche da latte rappresenta un danno non da poco.

Vacche ed asini. Qui hanno appeso quel che resta dello scheletro di uno dei dieci asini predati. Ecco la prima sorpresa: come mai gli asini? Chi mi sa rispondere? Perchè io ho sempre letto e sentito dire che l’asino può essere addirittura impiegato per difendere un gregge dalle predazioni del lupo, ma documentandomi meglio sto vedendo che sia si sono registrate anche altrove predazioni a loro danno, sia “non tutti gli asini sono adatti a proteggere le greggi“.

Qui è l’altro punto fondamentale. La maggior parte dei testi, degli studi, del materiale reperibile in bibliografia e on-line riguarda la predazione di lupo su “bestiame minuto”, ovini e caprini. Qua e là si verificano attacchi a bovini (specialmente – ma non solo – vitelli, vacche che partoriscono all’aperto, animali isolati con problemi fisici), oppure bovini muoiono in seguito agli attacchi perchè precipitano da burroni mentre cercano di sfuggire ai predatori. Come mai in Lessinia, invece di sporadici casi di attacco, abbiamo una vera e propria strage?

Se al primo settembre le predazioni del 2014 erano 36 (riconosciute ed accertate), sabato 13 settembre mi parlavano di 44, compreso un agnello trovato la mattina prima a poca distanza dalle case (le pecore non sono in alpeggio). Credo che, paradossalmente, se in Lessinia vi fossero greggi di pecore, il problema sarebbe molto più semplice da risolvere.

Le montagne sono “belle”, niente a che vedere con le realtà di certe vallate alpine. Qui un gregge è facile da sorvegliare per il pastore e per i cani da guardiania. Di notte gli animali si chiudono nel recinto e gli attacchi non dovrebbero essere frequenti e rilevanti come in un alpeggio per esempio del Piemonte, tra rocce, cespugli, nebbia, pendii ripidi. Ma qui le pecore sono poche, pochissime, stanno in basso e non salgono in alpeggio. Le capre addirittura stanno in stalla.

Queste vacche, per quel poco che mi intendo di bovini, sono “poco adatte” alla montagna. Non me ne vogliano gli allevatori della Lessinia, ma la Frisona non è una razza da alpeggio. Per quanto qui la montagna sia dolce e non con caratteristiche alpine, questi grossi animali, vere e proprie macchine da latte, faticano a spostarsi già solo per rientrare alla stalla per la mungitura. La loro non è una conformazione da pascolo in montagna. Figuriamoci cosa accade quando un branco di lupi le attacca. Immagino che siano completamente indifese e inadatte a qualsiasi tipo di fuga. Se già la Piemontese a volte è vittima del lupo, nonostante la sua indole più battagliera, figuriamoci questi animali!

Questa non è una cattedrale, ma una stalla. Colonne in marmo rosso di Verona, vi rendete conto? L’anziano malgaro si lamentava, la stalla sarà anche bella, ma non è pratica. Gli animali “non ci stanno”, sono troppo grossi. Certamente quando è stata edificata, le razze allevate erano differenti. C’è solo da augurarsi che questa stalla comunque non abbia da rimanere vuota. In questa azienda si sta riprendendo a caseificare in quota, ma l’evoluzione del problema lupo potrebbe avere serie ripercussioni sul suo futuro. Il fenomeno è generalizzato. Il bosco è in espansione, la superficie pascolabile si sta già riducendo, se gli allevatori non porteranno più su le mandrie, l’economia ed il paesaggio della Lessinia muteranno radicalmente.

Prima del lupo, ricomparso molto recentemente (nel 2012 la prima coppia stabile) in Lessinia, il principale problema da questa parte era l’acqua. Essendo un territorio con suolo calcareo, di acqua ce n’è poca, giusto queste pozze che fanno la loro comparsa qua e là nei pascoli e, fortunatamente, non arrivano mai ad asciugarsi completamente. Qui gli animali vanno ad abbeverarsi. Ma adesso la carenza di acqua sta davvero diventando un problema minore. Se non si trova in tempi molto rapidi una soluzione, qui l’allevamento è a rischio di scomparsa.

I lupi trovano riparo nei fitti boschi, poi salgono sui pascoli a cacciare. Qui vedete le vacche in attesa per la mungitura serale, ma fino a quando assisteremo a queste scene? Nell’incontro avvenuto a Torino, sono state dette tante cose sul lupo. Per esempio che il comportamento cambia da esemplare ad esemplare e da branco a branco. Il lupo è un animale “culturale”, apprende e trasmette ai cuccioli, ai membri del branco. I metodi di prevenzione degli attacchi variano da situazione a situazione, non è detto che ciò che funziona in Abruzzo sia efficace in Piemonte e così via. Ultima cosa, le razze di cani da guardiania attualmente impiegate sono state selezionate per la protezione del gregge, ma sui bovini non ci sono esperienze e non si sa ancora quale razza utilizzare. Mentre si studiano delle soluzioni, cosa devono fare gli allevatori?

E’ più importante proteggere assolutamente un predatore che attualmente non sembra più essere a rischio di estinzione, ma che sta ricolonizzando via via tutte le regioni, o garantire la sopravvivenza di un territorio, di un ecosistema che si regge anche sulla presenza dell’uomo e dell’allevamento? Ricordiamo sempre che la biodiversità delle aree pascolate… è legata appunto al pascolamento! Specie vegetali ed animali esistono perchè l’uomo interviene attraverso l’utilizzo del territorio con greggi e mandrie. Il lupo non è intoccabile, ma non può essere una singola regione a chiedere un intervento in sede europea, deve essere il Ministero dell’Ambiente. Visto che la procedura è lunga e visto che gli esperti sempre più frequentemente ammettono che sarà necessario iniziare a pensare a delle azioni di contenimento, non sarebbe ora di dare il via a questo iter?

Partire ogni giorno dall’alpe

Ero diretta in Svizzera, ma ho fatto delle tappe lungo la strada. Era da tempo che questi amici mi invitavano ad andarli a trovare e così ho colto l’occasione.

Cosa ci faccio con uno sfondo del genere in un paese che, nel nome, ha il termine “Riviera”? Aspetto che vengano a prendermi per salire in alpeggio. Siamo sul Lago Maggiore, circondato da montagne e, di lì a poco, ci si dimenticherà l’ambiente vacanziero, le creme solari, i costumi da bagno, i turisti di lingua tedesca che affollano il lungolago.

Il lago sarà presto uno sfondo lontano, poi ci si getterà nei boschi, che si apriranno nuovamente in radure pascolate. A volte alpeggio è qualcosa di diverso dalla baita con la valle che sale su verso un colle, le vette con gli ultimi nevai, i larici e le alte quote. Ci possono essere anche alpeggi in un posto così.

Giunti a destinazione, le prime che incontro sono alcune bovine curiose. Difficilmente sarei arrivata fin qui se non avessi avuto una guida… La strada asfaltata l’abbiamo abbandonata per inoltrarci nel bosco lungo una pista sterrata, per poi raggiungere la nostra destinazione, a circa mille metri di quota.

Per Pietro è ora di mungere le capre. Il suo è un doppio lavoro: al mattino parte presto per ridiscendere a valle, percorrere la strada lungo il lago e passare il confine per andare a lavorare in Svizzera. La sera si rientra in alpe e si da una mano con i lavori a mamma e papà. Come per tante piccole realtà, si mettono insieme tante cose per tirare avanti.

Il gregge di capre è composto per lo più da capi di razza Verzasca, poi ci sono degli incroci e un paio di Frise. Per loro di giorno il pascolo è libero tra radure e boschi, poi la sera si rientra in stalla per la mungitura, altra mungitura al mattino e via di nuovo a cercare erba, foglie, ecc… Anche qui il pascolamento è ancora libero, ma è inevitabile pensare a cosa accadrebbe se vi fossero i predatori. Bisognerebbe cambiare totalmente l’organizzazione e sarebbe impensabile lasciarle incustodite.

Papà Renzo intanto munge le vacche per dare poi il latte ai vitelli gemelli nati qualche tempo prima. I formaggi vengono fatti con il latte di capra, i bovini infatti vengono allevati per la carne. Quando non sono in alpeggio, la sede invernale è a Cannobio, sempre sul lago, ma a queste quote la stagione dura abbastanza a lungo.

Ovviamente è stato necessario costruire un caseificio anche qui ed è inutile che, per l’ennesima volta, io vi racconti cosa voglia dire, tra costi ed esigenze varie per rispondere alle normative vigenti. Di sicuro un aspetto positivo è avere al suo interno un bagno con doccia, che ovviamente viene usato per le esigenze quotidiane e non solo per quanto concerne la lavorazione del latte!

Ci sono anche alcune pecore che accorrono al richiamo di Pietro, attratte dalla prospettiva di avere un po’ di pane secco. Sistemati tutti gli animali, controllato che non ne manchi nessuno, è ora di mettersi a tavola e fare onore all’ottima cena. Si chiacchiera, si raccontano storie del passato, dei contrabbandieri, di “strani personaggi”, ma anche vicende più attuali sugli speculatori d’alpe che hanno colpito anche qui.

Anche se è rimasto poco spazio, bisogna per forza assaggiare anche i formaggi! Qui vedete quelli stagionati nel fieno, ma ci sono anche quelli “normali” e quelli stagionati con le vinacce. “Lo scorso anno siamo andati a Cheese, ci hanno chiamati perchè hanno considerato che i nostri prodotti fossero di buona qualità.

Anche questa è una realtà d’alpeggio del XXI secolo, dove non tutta la famiglia lavora in quota, ma c’è chi addirittura fa il pendolare. Non sarà rilassante, ma almeno la sera si sale e ci si lascia alle spalle il traffico, la confusione, la frenesia…

Nuove iniziative di “adotta una capra”

Ve li ricordate Marta e Luca? Bene, mi inviano le nuove offerte della loro azienda per l’iniziativa “adotta una capra”, quindi volentieri presto un po’ di spazio sul blog per dare visibilità a questi giovani e alla loro attività.

Siamo Marta e Luca, abitiamo a Sambuco, in alta Valle Stura di Demonte, dove alleviamo capre.
Alcuni di voi già ci conoscono essendo arrivati al terzo anno in cui proponiamo “adotta una capra”, altri invece leggono di questa iniziativa per la prima volta.
Il nostro gregge è composto da un centinaio di capre di tutte le razze e di tutti i colori, dalle rustiche chevre du rove, alle autoctone capre alpine, fino alle ultime arrivate camosciate delle alpi acquistate quest’anno.
L’amore per la montagna ci ha fatto scegliere un allevamento di tipo tradizionale: puntiamo al rispetto per il territorio, alla valorizzazione dei nostri formaggi e della carne. Utilizziamo il pascolo come principale fonte di sostentamento per le capre, nei prati vicino al paese durante la primavera e l’autunno, salendo in alpeggio durante l’estate presso la borgata Chiardoletta. Questa borgata di Sambuco, circondata da un fitto bosco molto amato dalle capre, si trova a 1500 metri di quota ed è
il luogo dei nostri sogni. Lì le giornate iniziano poco dopo l’alba con la mungitura del mattino, continuano con lunghe ore di pascolo fino al tramonto e si concludono al chiarore delle stelle con la mungitura serale.
Per mantenere ed esaltare le qualità organolettiche del latte appena munto questo viene trasformato crudo presso il caseificio aziendale. Dalla caldera escono i “chabrinet”, piccoli tomini a pasta cremosa alle volte ricoperti con cenere alimentare o con erbe aromatiche, le “tome del fourest”, formaggi con stagionatura da 1 a 3 mesi, dolci in estate, più saporiti in autunno e la ricotta fresca.


Nei mesi di febbraio/marzo,al termine di 5 mesi di gravidanza, le capre partoriscono i capretti, che riempono le nostre giornate di lavoro e gioia. Nei primi mesi di vita, fino allo svezzamento o alla vendita, rimangono con le madri nutrendosi del loro latte che garantisce una crescita ottimale e una
qualità delle carni superiore.
L’adozione di una capra costa 100 euro e vi da diritto al ritiro di 120 euro di prodotti. Questi saranno pronti a partire dalla tarda primavera e dovranno essere ritirati presso la nostra fromagerieLa Meisoun dei roc, in modo da poterci conoscere di persona e potervi avvicinare al nostro tipo di
vita. Non effettuiamo spedizioni dei nostri prodotti. Insieme ai formaggi riceverete anche patate, miele, funghi ed erbe di montagna essiccati e un calendario con le foto di Luca (che vi sarà spedito al momento dell’adozione) dove sarà segnata la data approssimativa per venire a ritirare il pacchetto
di prodotti.

Questa è la proposta per il pacco “Adotta una capra 2014”, due pacchetti di prodotti, il secondo rivolto a chi preferisse la carne di capretto al posto dei 5 kg di formaggio.
• 5 kg di “toma del fourest”
• 1 kg di ricotta
• 2 “chabrinet”
• 50 gr di funghi porcini secchi
• 1 kg di miele di montagna
• 1 calendario 2013
• 6 kg di carne di capretto
• 1 kg di “toma del fourest”
• 1 kg di ricotta
• 50 gr di funghi porcini secchi
• 2 “chabrinet”
• 1 calendario 2014
Se interessati a questa iniziativa vi preghiamo di contattarci ai recapiti sottoelencati, per eventuali domande o chiarimenti circa questa iniziativa.
Mail di Luca: erre24mm@hotmail.it Telefono di Marta: 333 9090570

Anche in Francia…

Sono stata alla fiera di Barcellonette. Questa, due anni fa, era stata la prima fiera d’oltralpe che mi capitava di visitare ed ero tornata davvero entusiasta. Per l’atmosfera, le bancarelle, ma soprattutto gli animali e tutto il contorno. Quest’anno, sarà che mancava l’effetto novità, sarà che effettivamente c’era qualcosa di diverso, ho respirato un’altra aria.

Per carità, di animali ce n’erano, ma meno della passata edizione che avevo visitato. La mia impressione è poi stata anche confermata da alcuni addetti ai lavori (Italiani) incontrati là, pastori della vallate confinanti. Meno animali, meno razze rappresentate, quasi nessuna capra. Sarà la crisi anche qui? Non posso darvi notizie in più, perchè non parlo francese e non sono quindi in grado di carpire notizie dall’interno come invece accade per una fiera nostrana. Comunque, senza nulla togliere alle (pochissime) rassegne piemontesi dedicate a razze locali (rassegne o mostre, per l’appunto), questa è una fiera dedicata interamente agli ovini ed in Piemonte una cosa così non la trovi!

C’erano quelli di Eleveurs & Montagne con le loro campagne informative riguardanti il lavoro dei pastori ed la problematica delle predazioni. In Francia attualmente si sta provvedendo anche a degli abbattimenti di lupi, a fronte di numeri che riguardano le predazioni  davvero impressionanti. Nel solo dipartimento 04 Alpes de Haute-Provence, il mese di luglio 2013 ha contato 112 attacchi con 289 vittime certificate. E questo non è che un mese ed un dipartimento!

Gli stands vicini erano quelli del progetto La Routo, c’erano anche gli amici della Comunità Montana Valle Stura di Demonte e, tra le altre cose, si proponevano assaggi di carne d’agnello. Ma in Francia già sanno cosa vuol dire mangiare agnello, è in Italia (in Piemonte) che bisogna far conoscere la carne ovina.

Ecco infatti una delle tante lavagnette in giro per Barcellonette, a proporre il menù per il giorno della fiera. Qui il piatto del giorno è il cosciotto d’agnello, ma scorrendo i menù più dettagliati, anche quelli stampati e quindi in uso quotidianamente e non solo per l’occasione, la carne ovina la trovavi praticamente ovunque.

Come tutte le fiere che si rispettino, c’erano le bancarelle con le attrezzature per gli addetti ai lavori. Qui però ne ho contate solo due più una italiana, che vediamo sempre agli appuntamenti nostrani. In questo campo da noi sicuramente c’è più scelta, le sellerie presenti alle fiere sono più numerose, ma tutte con il loro buon giro di acquirenti. Un pastore italiano inoltre mi ha sconsigliata di effettuare acquisti: “Tutto troppo caro, qui!“. Lo stesso coltello (tra l’altro prodotto in Francia) aveva un prezzo di 3 euro superiore rispetto a quanto l’ho pagato in Italia poche settimane fa.

Uno poteva comunque sbizzarrirsi negli acquisti o, per lo meno, rifarsi gli occhi di fronte alla varietà proposta sui banchi. Devo sottolineare un certo gusto estetico nella presentazione dei prodotti, a prescindere dalla loro qualità. Cesti e cestini di frutta secca, olive, patè, confetture, gelatine, ma poi frutta e verdura fresche, aglio e scalogni, in un trionfo di colori e profumi.

Qui non ci sono quei furgoncini che, da noi, propongono indigesti e calorici panini unti. Moltissimi vanno a mangiare nei tanti ristoranti del paese, con menù a prezzi più che abbordabili e cibo di buona qualità. C’è anche qualche forma di cibo da asporto, come dei “ravioli” ripieni tipici del posto o la socca nizzarda (una versione francese della farinata di ceci), ma potevi pure acquistare una vaschetta di paella o altri cibi preparati sul posto in padelle gigantesche.

Di gente alla fiera ce n’era tanta, chi interessata direttamente agli animali, chi per curiosità, chi per fare acquisti. Era un sabato, moltissimi bambini affollavano la piazza, chi attratto dai trattori e chi dagli asini, che ispirano sempre simpatia.

L’erba del vicino è sempre più verde, così gli Italiani presenti alla fiera (molti, sentivi spesso parlare in Piemontese o in Italiano, appunto) cercavano prodotti francesi ed i Francesi, viceversa, si rivolgevano alle bancarelle dei produttori italiani! C’era chi vendeva prodotti dal parmigiano al pecorino, ma anche piccoli casari come Aldo dell’azienda “En Barlet ed i suoi prodotti di latte di pecora frabosana-roaschina.

Ovviamente si potevano trovare ed assaggiare moltissimi formaggi francesi, a latte ovino, caprino, bovino, misto… Freschi e stagionati, d’alpe o di fattoria, tutto ben spiegato, ben specificato, ma a prezzi decisamente più elevati rispetto a quelli che sono abituata a vedere dalle nostre parti. Ho colto un commento passando: “Se lo mettessi a quel prezzo, da noi non venderei nulla!“, diceva un margaro italiano.

C’erano anche salumi per tutti i gusti e, poco per volta, vedevi calare il livello dei prodotti esposti, segno che comunque di acquisti se ne facevano, anche se erano numerose le bancarelle che vendevano merce dello stesso tipo.

Oltre all’inevitabile gran numero di bancarelle che esponevano abbigliamento, chincaglieria, “merce da fiera” in generale, c’erano anche diversi artigiani con prodotti più o meno a tema. Per prepararsi all’inverno, pantofole in vera lana di pecore francesi!

C’erano anche gli orologi “pastorali”, con le pecore o con il pastore ed il suo gregge. Gira gira per la fiera, di cose da guardare quindi se ne trovavano eccome ed ogni tanto succedeva pure di incontrare amici venuti fin qui per l’occasione. Una bella fiera, quindi, però sembra che ormai un po’ tutto sia velato dal quel pizzico di pessimismo o brutta aria che tira in ogni dove.

Allora meglio fare ancora un giro dalle pecore, per guardare un po’ quanto sono diverse rispetto alle nostre razze. C’erano dei montoni in particolare, razza Ile de France, con un posteriore che faceva capire quanta carne c’è in un cosciotto! Però, nonostante quello, io non sono molto favorevole all’importazione di altre razze per l’allevamento. Se un territorio ha fatto sì che se ne selezionasse una di un certo tipo, per sfruttarlo nel modo giusto ritengo sia corretto continuare ad allevare quella determinata razza. Un conto è avere una o due merinos in un gregge di biellesi, un altro decidere di allevarne un gregge dalle nostre parti con il pascolo vagante.

Anche questa volta, tra la folla, era abbastanza semplice individuare i pastori. Vi ricordo che qui pastore e allevatore sono figure spesso non coincidenti. L’allevatore manda in alpe il gregge, spesso più allevatori mettono insieme i loro animali per la stagione estiva, affidandoli ad un pastore. Molti di questi sono stati allievi di una delle scuole predisposte alla formazione di questa figura professionale, come vi avevo raccontato questa primavera quando sono stata ospite in Francia alla scuola di Merle.

Non mi sono fermata oltre ad ascoltare le parole dette dal palco. Qui c’è più concretezza ed attenzione ai problemi dei pastori, qui la piazza principale viene messa a disposizione per la fiera. Anche qui ci sono difficoltà, ma si fa comunque qualcosa in più che non in Italia. Da noi invece poco alla volta spariscono le fiere dedicate alle pecore, in Piemonte, in Lombardia…

Ho invece fatto diverse tappe lungo la via del ritorno. La prima a Larche, salendo verso l’omonimo colle che mi riportava in Italia. Qui, tra decine e decine di reti tirate, qua e là pascolavano gruppi più o meno grossi di pecore. C’era poco da mangiare, ma lo spazio era ampio e poi quelle razze devono essere abituate a raccogliere l’erba bassa, visti i pascoli secchi che già li hanno ospitati fino a poco fa.

Al Colle della Maddalena sono andata a cercare altre pecore. Quelle francesi le ho viste solo alla fine, ad altissima quota su su tra i ghiaioni. Un altro gregge italiano pascolava poco più a valle, ma questo era più o meno nel solito posto dove l’ho già incontrato altre volte in passato.

Il proprietario l’avevo incontrato a Barcellonette, ma uno dei suoi operai badava al gregge. Anche qui colori d’autunno… La Valle Stura è notoriamente una vallata secca e ventosa, quindi non è una novità avere l’erba secca e gialla a questa stagione. Il pastore però non vuole ancora scendere, questa primavera è salito in ritardo per colpa della neve e della vegetazione scarsa, per di più in pianura c’è ancora meno, a causa della siccità. Pertanto si resiste in quota, finchè sarà possibile.

Credevo che i miei incontri fossero terminati, ma invece, lungo la strada che mi riportava in alpe, ho ancora incontrato una transumanza. Era già quasi sera, ma il gregge stava ancora scendendo lungo la valle. Un automobilista chiede: “Ha idea di dove andranno? Non siamo più abituati a vedere queste cose…“. Eppure queste cose accadono, in Italia come in Francia. Anzi, è più facile trovare greggi che affrontano l’intera transumanza a piedi proprio qui da noi.

Le forme del latte

Sicuramente il sottotitolo della manifestazione Cheese è azzeccato, “le forme del latte”. E di forme se ne vedevano davvero di tutti i tipi e di tutti i colori! La maggior parte erano immediatamente riconoscibili come “formaggio”, ma ve n’erano alcune che necessitavano di un’osservazione più attenta per essere definite formaggio anche dal grande pubblico.

Che ne dite per esempio dei piemontesi (canavesani) Murtret? Paiono sassi di fiume… Ma questa non è che una delle tantissime tipologie di formaggi che si potevano vedere/gustare/acquistare a Cheese. Cerco di farvi fare una visita rapida a tutto attraverso un po’ di foto, ma questa non è che una selezione delle foto scattate, che a loro volta hanno colto solo una piccolissima parte di ciò che c’era.

Sono arrivata praticamente appena dopo l’orario di apertura, ma le vie e le piazze erano già affollate. Mi hanno detto che la domenica è stato un delirio e ringrazio il fatto che quest’anno ero invitata a parlare ad un convegno il lunedì, così ho evitato il sabato e la domenica. Ieri erano presenti anche tantissime scolaresche con bambini vocianti che si gettavano sugli assaggi mentre le maestre cercavano di non perderne nessuno nella folla.

A Cheese prevalgono gli espositori italiani, ma c’è c’è anche un po’ del resto del mondo. Inghilterra, Francia, Spagna, Svizzera, soprattutto, ma anche Irlanda, Portogallo, Olanda, Stati Uniti. Forse mi sbaglio io, ma in passato mi sembra ci fossero più nazioni rappresentate. Comunque alla fine uno si incanta a guardare ed assaggiare quello che c’è, così perdi un po’ l’orientamento e non saprei dire con precisione tutto ciò che ho visto.

Questi però me li ricordo bene e mi sembra proprio che l’espositore fosse già presente anche nelle passate edizioni. Se non sbaglio è francese, e quelli nelle cassette sono formaggi di capra. Anche se non ho assaggiato, ne sono certa per l’aroma penetrante che saturava l’aria tutt’intorno, anche se la struttura era aperta sui lati! Se qualcuno dei lettori li ha comprati ed ha osato mangiarli, ce lo faccia sapere! Io ammetto che non ne avrei il coraggio!!

L’Italia era ben rappresentata in tutte le sue regioni, con la vastissima quantità di latticini che il nostro paese è in grado di produrre. C’erano produttori, caseifici, affinatori, latterie, c’era un po’ di tutto, ma… impressione mia, o c’erano ben pochi piccoli produttori? Nelle passate edizioni ricordo di aver visto, per esempio, molti più piccoli produttori piemontesi, di cui non ho più trovato traccia. Alcuni so che non sono venuti per problemi logistici (l’impegno è tanto e ci sono lavori da fare in azienda), ma gli altri? Come mai?

Saranno i costi per lo stand ed il pernottamento fuori casa? Non lo so, magari qualcuno commenterà e ce lo dirà. Mancavano anche Presidi piemontesi come il Sarass del Fen (ricordo che, nella passata edizione, chi aveva mandato il suo prodotto tramite l’Associazione dei produttori, aveva venduto tutto fino ad esaurimento dei pezzi). Questa era la via dove pensavo di trovarli, quella dedicata alle montagne (allargata all’Europa, perchè solo gli Italiani evidentemente non erano abbastanza).

Il retro di questo tabellone però mi ha lasciata un po’ perplessa. Tutto bene, tutto giusto, tutto vero, ma… i lupi? Io non li avrei inseriti lì, perchè è anche grazie ai lupi che degli amici miei e di questo blog dal prossimo anno non produrranno più la loro apprezzata toma dei tre latti, visto che, esasperati dagli attacchi e dalla quantità di lavoro necessario per badare a tutti gli animali (se non c’era il lupo, le pecore in asciutta non necessitavano di sorveglianza costante…), stanno vendendo il loro gregge.

A volte è la forma del formaggio ad essere strana, a volte è ciò che c’è sopra. Però ho sentito da più parti voci degli addetti ai lavori e degli espositori che parlavano di un pubblico sempre più attento e competente. C’è ancora chi assaggia per riempirsi la pancia a sbafo, chi prima mette in bocca un erborinato e immediatamente dopo un formaggio fresco, ma i più assaggiano con moderazione e consapevolezza, informandosi e commentando.

Formaggio esaurito prima che Cheese sia terminata. Evidentemente o certi espositori avevano portato poco prodotto, o questo è davvero andato a ruba! Ma, d’altra parte, i veri piccoli produttori non possono competere con i caseifici. E’ giusto che sia così, che non ce ne sia per tutti, perchè si lavora per la qualità e non per la quantità! Ieri pomeriggio ho sentito un espositore che incitava il pubblico, ancora numeroso, ad acquistare gli ultimi pezzi, “…così non portiamo a casa nulla!“.

C’erano formaggi dalla lunga storia, come il vero Bitto, per il quale nella scorsa edizione era stato, se non sbaglio, ricostruito il caratteristico “capanno” (calècc) all’interno del quale viene realizzato, anche se le normative igienico-sanitarie oggi vorrebbero tutt’altra cosa.

Alla Casa della Biodiversità c’era anche una mostra fotografica dedicata al formaggio Oscypek, con bellissime immagini di pastorizia.

Per trovare produttori degli alpeggi piemontesi, bisognava andare soprattutto al fondo della manifestazione, in uno spazio meno affollato, davanti allo spazio istituzionale della Regione Piemonte. Qui c’erano i produttori dell’associazione Casare e Casari di azienda agricola, tra cui numerosi amici con cui mi sono fermata a chiacchierare a lungo.

Di fronte a loro c’erano anche degli animali a rappresentare alcune delle razze allevate in Piemonte. Capre vallesane, pecore frabosane-roaschine, vacca piemontese, barà… Bene far anche vedere al pubblico gli animali, senza i quali al formaggio non si arriva!

E così, se il pubblico assaggiava i formaggi, questa vacca assaggiava mano e braccio di una signora, evidentemente avvezza ad avere a che fare con gli animali, perchè gli altri intorno si ritraevano, un po’ spaventati, un po’ schifati.

Qua e là non mancava lo spunto per un sorriso, come questa maglietta esposta da quelli di Casa Lawrence di Picinisco (provincia di Frosinone), che mi avevano invitata quest’estate a partecipare ad un evento presso la loro struttura… Sarebbe bello girare l’Italia per conoscere le altre realtà di pastorizia e transumanza, ma come si fa?

Da un’altra regione d’Italia ci ricordano l’antico detto che recita “la bocca non è stracca finchè non sa di vacca”, invitando a concludere ogni pasto con un buon pezzo di formaggio. Mangiatelo quando volete, l’importante è che sia di qualità!

Concludo con l’iniziativa dell’arca del gusto, per segnalare e tentare di salvare i formaggi che stanno scomparendo. Ognuno può segnalare un formaggio che ritiene a rischio di estinzione e a cui tiene particolarmente per motivi legati alla propria storia personale, alla propria memoria.

Girando per Bra (per chi non c’è mai stato, la manifestazione coinvolge un po’ tutto il centro della cittadina), si incontrano numerosi negozi e vetrine a tema, però quella che mi ha colpito maggiormente è stata la Macelleria Scaglia, uno dei produttori della famosa salsiccia di Bra, che segnala come la carne utilizzata provenga da… mucche felici!

Anche quest’anno a Balboutet

Non ricordo più bene quale sia il motivo per cui negli ultimi anni di bestie alla Fiera di Balboutet ce ne sono poche… Ricordo in passato la discesa delle mandrie da questo e quell’alpeggio (in zona di animali al pascolo non ne mancano!), ma ricordo anche polemiche, articoli sui giornali e cose del genere. Sta di fatto che, anche quest’anno, la componente animale era scarsa e, di conseguenza, anche il pubblico era diverso da quello delle vere fiere zootecniche.

Anche se per me non è uno “spettacolo” nuovo, ho avuto modo di assistere ad una dimostrazione di sheepdog, cioè conduzione di pecore da parte di un border collie. Molta gente osservava a bocca aperta stupita dall’abilità del cane.

Non ho visto bancarelle di formaggi dei margari della zona, anche se comunque chi avesse voluto acquistare latticini aveva ampia scelta tra prodotti d’alpeggio, formaggi stagionati ed affinati, formaggi freschi di capra, prodotti caseari di altre parti d’Italia, ecc ecc.

In effetti c’erano molti più animali su questa bancarella di artigianato tra le strette vie e le piazzette della borgata che non sul prato dedicato all’esposizione zootecnica! Non mancava però il pubblico, composto soprattutto da turisti, gente della valle, della pianura e delle vallate confinanti. Mancava la componente di allevatori e margari che invece affolla le fiere e le rassegne zootecniche tradizionali. Certo, qualcuno lo incontravi, ma a Pragelato sarà un’altra cosa.

La frazione di Balboutet comunque è sempre un bel posto e non mancano gli scorci pittoreschi, sia architettonici, sia artistici, sia umani. Le bancarelle più commerciali sono tutt’intorno alle case, mentre gli hobbisti, gli artigiani, gli antichi mestieri e gli artisti sono nel paese stesso.

Nella piazza principale come ogni anno si svolge il concorso dei formaggi e qui vedete la giuria ONAF intenta ad assaggiare e valutare i prodotti in concorso. Non ho atteso la premiazione, quindi non vi so dire quale sia stata la classifica.

Come sempre abbondavano le bancarelle “di settore”, con attrezzature e le immancabili campane. Ammetto che, pure io, sono andata là soprattutto per fare acquisti di materiale necessario per il proseguimento della stagione in alpe… Perchè quando sali pensi di avere tutto, ma poi serve ancora sempre qualcosa, delle reti nuove, una giacca impermeabile, una pila per il vachè eletric

Eccole qui, le vacche! Qualcuna c’era, altrimenti sarebbe solo più una fiera e non si potrebbe scrivere “rassegna zootecnica”! Comunque, se proprio qualcuno ne sentiva la mancanza, poteva proseguire oltre e raggiungere i pascoli più a monte, verso Pian dell’Alpe, il Colle delle Finestre, l’Assietta…

La Foire des Alpes

L’erba del vicino sembra sempre più verde, così dicono… Però davvero alla Foire des Alpes di Aosta mi pareva di respirare un’altra aria rispetto al vicino Piemonte. Per carità, anche lì ho sentito parlare di crisi e di futuro incerto per la manifestazione, quest’anno alla seconda edizione.

Da quando è stata rinnovata, la manifestazione è stata dedicata alle “razze minori”, tutto ciò che non è bovini. Non soltanto capre e pecore, ma anche molto altro, compresi animali “mai visti” o quasi. La facevano però da padroni gli ovicaprini ed i loro appassionati, di tutte le età.

Ogni allevatore poteva partecipare alla mostra con due soli capi. Come diceva lo speaker della manifestazione: “Hanno dovuto fare le primarie in stalla!“. Da queste parti però le greggi non sono numerose, per la maggior parte si tratta di greggi di piccole dimensioni, magari chi ha una decina di capi, chi una ventina o poco più.

Erano presenti anche degli ospiti, in questo caso dalla Lombardia. C’erano le capre orobiche e le pecore brianzole, con cartelli esplicativi per illustrare le caratteristiche delle diverse razze.

Visto che ormai il lupo è arrivato anche in Val d’Aosta, ecco al centro dell’arena un recinto con piccolo gregge + cane da guardiania, per spiegarne il funzionamento, l’utilità e le norme di comportamento per i turisti.

La razza ovina che predominava era la Rosset, razza autoctona, “antica razza di montagna” con alcune caratteristiche simili alla Savoiarda (con cui vi sono stati numerosi incroci in passato). Oggi si punta al recupero di tale razza e questa manifestazione è una delle azioni intraprese a tale scopo. Qui potete leggere la scheda della razza, se volete saperne di più.

Nello spazio dedicato alle bancarelle del produttori, c’era davvero tanta scelta. La filosofia era quella del KM0 ed i produttori della Coldiretti esponevano le più diverse bontà locali, dai salumi ai formaggi (ovviamente), frutta e verdura, dolci, pane, erbe, miele, confetture… Una particolarità che mi ha colpita? Le Capramelle!!! (Caramelle mou al latte di capra)

Non potevano mancare le Fontine, anche se primeggiavano soprattutto i formaggi di capra nelle più diverse forme e tipologie. Nel corso delle premiazioni, sono anche stati assegnati riconoscimenti alle diverse tipologie casearie a latte caprino, per l’appunto.

Anche se non a Km0, ma pienamente inserito nella manifestazione, il banco della pecora brianzola, per mostrare come la lana possa ancora essere impiegata . Mi sarebbe piaciuto vedere anche qualcuno che esponesse manufatti derivanti dalla lana della pecora Rosset, ma purtroppo non c’era nessuno. Ricordo infatti che qualche anno fa si era parlato di un recupero della razza anche attraverso la lana, ma ieri non ho avuto modo di approfondire l’argomento.

Come in tutte le fiere che si rispettano, c’era anche un banco di una selleria con un’ampia scelta di campane, dedicate soprattutto a pecore e capre (eccezion fatta per questo capolavoro in primo piano).

Di pecore ne sono arrivate tante, nel corso di tutta la mattinata, anche se il tempo continuava ad essere inclemente, con una pioggia più o meno intensa che contraddiceva le previsioni meteo inneggianti al miglioramento. Oltre 500 partecipanti e ben più di mille capi esposti, perchè oltre alla mostra degli ovicaprini vi erano piccoli gruppi di animali in vendita e le altre razze.

Chi si aggirava tra le bancarelle poteva approfittarne per degli assaggi e non erano minuscoli! Sia per i salumi, sia per i formaggi, ma anche al banco dei dolciumi tipici uno poteva approfittare per capire davvero il gusto di ciò che sarebbe andato ad acquistare.

Le capre occupavano i box normalmente dedicati alle reine. Sì, perchè la Foire si teneva nell’arena della Croix Noire, dove ogni anno avviene la finale delle battaglie. Una struttura perfetta per ospitare queste manifestazioni, uno “stadio” della zootecnia, che ancora una volta conferma come, da queste parti, vi sia grande attenzione per il settore, in tutte le sue forme (anche quelle “scenografiche”, che però lo avvicinano al pubblico).

Grande entusiasmo lo riscuotevano le “altre razze”, tra cui le renne, i lama, gli Highlands, ma anche conigli e cani da pastore. Nello specifico, le renne provenivano da un allevamento di Courmayeur (qui potete leggere un articolo che riguarda questi animali in Val d’Aosta). Sicuramente si sentivano a casa, con la neve fresca caduta poco più in alto durante la precipitazione che solo in tarda mattinata andava esaurendosi.

La Foire è stata anche l’occasione per conoscere dal vivo alcuni amici con prima di erano stati solo contatti “virtuali”. Ecco allora Angelo ed i suoi asini, pastore “solo d’estate”, che ogni anno sale in alta quota per la stagione d’alpe insieme ad allevatori locali.

Il tempo stava migliorando, verso l’alta valle iniziava a scorgersi uno sprazzo di cielo azzurro, mentre le montagne si presentavano nella loro veste migliore, completamente innevate. Da queste parti, una manna sì per il turismo invernale, ma anche per tutta l’attività zootecnica, sotto forma di riserva d’acqua e buona erba nella stagione estiva.

Fabio ci teneva tanto ad essere fotografato insieme a Nutella. Ha 19 anni, Fabio, e nei giorni precedenti, è stato uno dei protagonisti di articoli comparsi su La Vallèe in merito alla manifestazione. “Questo è un lavoro che riempie il cuore, i sacrifici ci sono, ma non pesano perchè c’è passione.” Nutella aiuta Fabio nella pulizia dei terreni e nei viaggi con il carico. Bravo Fabio, auguri per i tuoi progetti!

Con puntualità, alle 15:00 sono iniziate le premiazioni, che hanno riguardato sia i prodotti caseari, sia i capi ovini e caprini in mostra. Ovviamente la soddisfazione dei premiati è stata tanta, ma c’è da sottolineare anche come vengano dati degli incentivi affinchè gli allevatori partecipino a questa rassegna. Un modo come un altro per aiutare, favorire il mantenimento delle razze e garantire anche un buon ritorno di immagine, perchè il pubblico non era composto solo da addetti ai lavori.

Mentre la sera si avvicinava, con un cielo dai colori variegati del tramonto, ciascuno riconduceva gli animali a casa, anche perchè c’erano i lavori in stalla da fare. Pecore e capre salivano su furgoncini, trailer, bighe, ma anche in macchine non proprio nuovissime e probabilmente prive di apposite autorizzazioni, ma funzionali per il breve viaggio verso i paesi di provenienza. Davvero una bella fiera, gente cordiale e gentile, ancora un grazie a tutti per la bella giornata trascorsa.