…ancora sul Parco del Po

Vi ricordate, vero, tutte le volte che in queste pagine si è affrontato lo spinoso problema del pascolo intorno ai fiumi? Per motivi geografici, la maggior parte dei post avevano come oggetto il Parco del Po, ma so bene che i pastori incontrano gli stessi problemi in Piemonte, Lombardia, Veneto… Non mi stancherò mai di ripetere che, a mio giudizio (ma non soltanto mio!!) il pascolo di per sè non è un danno, se condotto bene. Possono esserci delle aree (circoscritte) dove questo deve essere interdetto per motivi di tutela ambientale, ma altrimenti possono convivere fiumi, flora, fauna, parchi e pastorizia!

Guardate cosa viene scritto da una "vecchia conoscenza" dei pastori piemontesi su "L’Informafiume" di maggio 2010, notiziario del Parco del Po e dell’Orba: "Il pascolo abusivo. Le pagine dell’InformaFiume hanno spesso ospitato notizie, informazioni e opinioni sul fenomeno, purtroppo ancora molto diffuso lungo il Po. Il Parco è impegnato da molti anni a contrastare l’attività abusiva condotta da 2-3 pastori che ostinatamente portano i propri animali a pascolare nelle aree naturali più importanti e nei periodi più delicati per l’equilibrio degli habitat, senza ovviamente chiedere le dovute autorizzazioni.
Nel corso degli ultimi dieci anni, quasi ogni anno i Guardiaparco hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria sempre gli stessi pastori per il pascolo abusivo sulle proprietà pubbliche e demaniali. Parallelamente si è cercato di coinvolgere anche altre Autorità locali, tra le quali il Prefetto, sempre più convinti che i legittimi diritti dei pastori di far pascolare gli animali lungo il fiume non possono prevalere sul legittimo diritto dei cittadini di vedere tutelati gli habitat naturali del Parco. Oltre al lavoro di denuncia e repressione degli illeciti, i Guardiaparco sono impegnati in una vasta opera di informazione e sensibilizzazione delle popolazioni locali, per cercare di coinvolgerle maggiormente nel contrastare tale forma di abusivismo. Un’attività molto intensa, ma che nel tempo comincia a dare risultati significativi, coinvolgendo direttamente la popolazione sul fronte del rispetto ambientale e naturale. Troppo spesso, infatti, abbiamo assistito a manifestazioni di protesta di singoli cittadini che, infastiditi dalla presenza invadente dei pastori e dei loro animali sui terreni di proprietà (raramente viene chiesto il permesso di pascolare nei terreni privati…), invece di perseguire gli abusivi a termini di legge, si sono limitati a chiedere “con veemenza” un rapido intervento al Parco (o ai Carabinieri, o ai Sindaci, o al Corpo Forestale dello Stato) per allontanare i pastori… Nel frattempo, i tecnici del Parco stanno lavorando da diversi mesi a una profonda modifica delle norme che regolano il pascolo, per renderle più adatte ai tempi, gestibili ed efficaci.
" Questo estratto fa parte dell’articolo "Vigilanza nel Parco 1999-2009: dieci anni a servizio dell’ambiente, a firma di Carlo Carbonero, Responsabile della Vigilanza del Parco (pag. 15-16).

Cosa c’è da dire, in risposta? Innanzitutto che quei soliti 2-3 pastori non lo fanno per sport o per divertimento e non sono gli unici delinquenti tra tutti gli appartenenti alla categoria, semplicemente hanno la "disgrazia" di avere il loro territorio di pascolo all’interno delle aree diventate parco. Altri pastori pascolano lungo altri fiumi, taluni aree protette (con relativi problemi), altri non sottoposti a tutela.

La popolazione locale? C’è qualche proprietario che non vuole le pecore nei pioppeti (così come in collina c’è qualcuno che non vuole che pascoli i suoi prati, in pianura non vuole che fai dormire il gregge nei suoi terreni, e così via), ma più che altro il contrasto nasce sulle aree demaniali, dove la proprietà è statale, quindi del Parco. Per il resto, in quei quattro anni che ho frequentato le sponde del Po nell’area in oggetto, ho spesso incontrato proprietari gentili, che venivano a salutare il pastore, gli portavano anche la bottiglia di vino… oppure nonni e mamme che accompagnavano i bambini a vedere le pecore e scambiavano quattro chiacchiere con il pastore.

So che ci sono stati casi di reale danneggiamento (scortecciamento di pioppi): in quel caso è giusto punire il responsabile, che pagherà il danno al proprietario o di tasca propria, o grazie all’assicurazione.

Se il Parco sta lavorando da diversi mesi ad una profonda modifica delle norme, si auspica che lo faccia sentendo anche i pastori, così come era stato detto davanti al Prefetto ad Alessandria, insieme al CFS e ad altri rappresentanti di varie istituzioni e negli incontri successivi. D’altra parte sulla newsletter del parco l’anno scorso si diceva che era stato avviato un dialogo costruttivo, no? (vedi qui).

Eventi, notizie, annunci

Da qualche giorno, tramite diverse voci, ho seguito una vicenda accaduta in altre terre… ma c’è comunque un filo che lega tutto quello che parla di pastorizia, e spesso questo filo passa qui, nel mio computer, attraverso e-mail, segnalazioni, telefonate. Nei giorni scorsi, mi raccontavano degli amici che vivono in Veneto: "Ho notizie del pastore in "balia" del Piave…da quello che mi hanno detto è rimasto in un isoletta in mezzo al fiume. Si era spostato lì per trovare un po’ d’erba, dato il passaggio di vari greggi in quel posto. Mossa un po’ azzardata! Poi hanno aperto le chiuse dati i forti temporali e lui è rimasto in mezzo. Il giorno seguente il pastore, di nome Teodoro, è stato portato in salvo con l’elicottero, dopo di lui gli asini, mentre i cani sono usciti a nuoto… Le pecore sono ancora lì, portano loro il fieno con l’elicottero, aspettando che si abbassi l’acqua, ma sai ben come sarà la situazione dopo una settimana che sono lì nel fango, dato che non smettono i temporali…"

 

(foto da "La Tribuna di Treviso")

Il tutto è poi stato risolto, il come me lo segnala Marco dalla Polonia, che ha scovato qui la notizia e l’album fotografico con le immagini del salvataggio delle pecore. "Un doppio argine per far abbassare l’acqua, rallentare la corrente e far passare a guado 500 pecore e 300 agnelli. L’operazione-salvataggio è stata effettuata dai vigili del fuoco di Montebelluna sul Piave, ai confini tra Bigolino e Covolo, per portare in salvo un gregge rimasto bloccato su un isolotto. Prima sono stati creati due argini provvisori per far abbassare l’acqua e rallentare la corrente, poi con le ruspe sono state innalzato due barriere. L’acqua nel tratto scelto per far passare pecore e agnelli si è abbassata, la corrente è rallentata ed è iniziata l’operazione di transumanza".

Per i prossimi giorni, vi segnalo domani sera, 14 maggio 2010, a Piossasco (TO), appuntamento con "Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora", ore 21:00, presso la Biblioteca Civica Nuto Revelli di via Alfieri 4.

A Saluzzo (CN), sabato e domenica si terrà la consueta Festa dei Margari e della Montagna, giunta alla 5° edizione. Qui ulteriori dettagli sull’evento. Come tutti gli anni, il momento clou sarà la rudunà per le strade del paese, un anticipo della futura transumanza.

Per concludere, una richiesta che ho ricevuto qualche tempo fa e che, chiedo scusa, era rimasta indietro in mezzo al materiale da pubblicare. Riguarda gli allevatori di capre in zona Trentino. "Salve, mi chiamo Antonio Schettini e insieme a mia moglie Stefania siamo i titolari della Latteria del Sole di Trento. Nel nostro caseificio da poco certificato Bio trasformiamo latte vaccino e di bufala. Cerchiamo qualche allevatore che potesse fornirci 40/50 litri di latte di capra alla settimana. Per contattarci 0461 91 11 29 – cell 329 81 56 003. Grazie"

Tutto che parla

Quanti chilometri ho percorso per cercare i pastori, quanti sulle tracce delle pecore? Quanti dietro o insieme ad un gregge, in questi anni? Non lo so, non li ho mai contati. Oggi però tutto il territorio mi parla di pastorizia, in ogni luogo c’è una traccia, un ricordo, un segno. Un anziano ex pastore mi diceva che, per spostarsi da casa sua verso altre zone del Piemonte, ancora oggi preferisce usare la viabilità secondaria, quella dove aveva letteralmente camminato con le pecore. Io, adesso meno che mai, so quale sarà il mio futuro e non so se le pecore se ne andranno da esso. Non credo, penso che la malattia sia comunque incurabile, saranno altri i mali da guarire.

Vedo pecore in mezzo alle fabbriche… o forse sono quei torrioni di acciaio a trovarsi in mezzo alle pecore? Chi è più al suo posto, in questo caso? Strani contrasti del nostro tempo, in un territorio che si sviluppa apparentemente (??) senza alcun ordine, senza razionalità.

In questi giorni i pastori pensano davvero all’alpeggio, manca poco alla salita, e chi deve caricare gli animali sui camion ha bisogno esattamente di sapere quante sono, quindi è necessario anche contarli, uno ad uno, trovando un posto stretto dove siano obbligati a passare in fila.

Mi parlano di pascolo vagante gli argini dei fiumi. Adesso che finalmente avevo imparato le strade, gli spostamenti da fare, i punti dove gli animali potevano passare, ma una macchina no… devo cercare di dimenticare tutto. Pare di sentire le voci, i belati, le campanelle, i cani. Comunque, di greggi sul mio cammino ne incontrerò ancora, le amicizie di questi anni non possono essere cancellate!

Parlano i segni, l’erba schiacciata in una direzione dopo il passaggio di quella marea bianca. Vai a sapere perchè il fiume bianco di schiene in cammino eserciti quel fascino, quell’attrattiva, quella magia? C’è una frase, che uso come "firma" in tutte le mie e-mail, e recita così "…Vedi un pastore che passa con il suo gregge e senti un desiderio di liberarti di tutto quello che di artificioso ti circonda e di partire e di andare per strade polverose con la solida e vecchia terra sotto i piedi e l’ampio e vecchio cielo sopra la testa e respirare aria che sa di aria vera e vedere nuvole e vaste distese di terra ed erbe e fiori…". E’ tratta da "Fame d’erba".

Scorre il fiume, l’acqua ha il colore della melma, l’acqua passa e porta via, trasporta, prende, posa. Le pecore brucano l’erba abbondante, quell’acqua qualche giorno fa le ha messe in fuga, ma loro non sanno, loro pascolano ignare.

L’erba è alta, arriva quasi sopra alle loro schiene. I pastori non hanno più quella preoccupazione, adesso. Iniziano a pensare a quando crescerà altra erba, quella su in montagna. Anche questi posti così anonimi, così privi di attrattiva per chiunque, dove nessun "turista" o visitatore metterebbe mai piede… parlano, parlano. L’unico modo per non sentire è prendere altre strade.

Le pecore e l'acqua

E’ capitato altre volte di essere da queste parti e trovarsi avvolti da nuvole di polvere (e di zanzare), di patire il caldo e la sete. Erba già vecchia, dura, che inizia a seccare… Quest’anno no, quest’anno le piogge e le temperature tutto sommato gradevoli (quando non decisamente fresche) hanno fatto sì che non ci siano grosse difficoltà per andare al pascolo.

Il colore dominante è il verde, quello dell’erba e quello delle foglie degli alberi. Splende il sole e fa caldo, le pecore avrebbero bisogno di essere tosate, anche perchè in alcuni punti, tra l’erba alta, ci sono grappoli di semi spinosi che si attaccano alla lana, anche se i pastori cercano di farli cadere a terra a suon di bastonate prima che gli animali attraversino quei terreni.

Anche le sponde del fiume sono di un bel verde, niente a che vedere con… cosa sono passati, già tre anni? Sembra incredibile, specialmente oggi, in una giornata come questa. Il gregge pascola tranquillo, nelle ore più calde i pastori condurranno gli animali all’ombra, affinchè possano riposare e ruminare tranquillamente.

Le piogge dei giorni precedenti hanno fatto sì che il fiume riempisse dei piccoli canali laterali, quelli che vengono chiamati "lanche". L’acqua è bassa, poco più di una spanna, così gli animali, dopo qualche momento di incertezza, riescono poi ad attraversare. Sanno nuotare, le pecore, ma in questo caso non ce n’è la necessità. Un buon bagno rifrescante non fa male, visto che il caldo aumenta.

Nel pomeriggio si va a bere sul fiume, l’acqua non manca! Le piogge dei giorni scorsi, la neve che scioglie in montagna… Il fiume, amico e nemico, quello che anche lo scorso anno era cresciuto improvvisamente, facendo scappare pecore e pastori verso le colline.

Ci sono piante infestanti appetite dalle pecore, come nel caso dei cespugli fitti di Reynoutria, quelle che i pastori chiamano "cannette". Gli animali sanno far piegare verso terra i rami cavi, che si spezzano con uno schiocco, dopodichè brucano avidamente tutte le foglie.

Su di uno stelo d’erba, l’occhio cade su uno strano dettaglio: c’è una piccola rana, dello stesso colore della vegetazione, accovacciata all’ascella della foglia. Minuscole cose, d’altra parte qui si è lontani dal mondo delle grandi cose, come sempre. Al seguito del gregge, con quei ritmi antichi che non cambieranno mai, si può cercare di dimenticare tutto il resto, piccoli ed immensi problemi quotidiani.

Tra l’erba alta avanzano le teste delle pecore. E’ passato poi solo poco più di un mese da quei giorni in cui ancora ci si lamentava per la scarsità di erba nei pascoli! La giornata avanza, qui all’ombra degli alberi il caldo non è mai stato veramente insopportabile e non sono ancora arrivate nemmeno le zanzare. Quanto manca al giorno in cui si partirà per le montagne?

C’è da attraversare un’altra lanca, l’acqua è calata rispetto al giorno prima, ma non ancora a sufficienza. Ce la faranno, le pecore? Davanti, il pastore con la capra, dietro si fanno abbaiare i cani e si agitano rami e camicie. Poco per volta gli animali iniziano a guadare, qualcuno lentamente, altri con balzi e confusione.

Il pastore mi chiama, vuole che questo momento venga immortalato con una foto. Lui cerca di frenare le più irruente, ma nello stesso tempo spinge in acqua gli agnelli titubanti. E’ una bella scena, riesce a strappare un sorriso ed anche una risata.

Sono necessari alcuni minuti affinchè tutto il gregge attraversi la lanca, così c’è anche tempo per realizzare un piccolo video. I cani abbaiano, eccitati, gli uomini gridano e ridono, osservando il flusso di animali. Sull’altra sponda, le pecore si scuotono per liberarsi dall’acqua che ha intriso la lana.

Prima che il sole tramonti ed arrivi la sera, si pascola ancora in un pioppeto. Le pecore hanno già la pancia piena, brucano quasi svogliatamente, ma non per questo il pastore le condurrà nel recinto prima del tempo. I pioppi sono di grosse dimensioni, ma comunque bisogna tenere gli occhi ben aperti, affinchè non succeda che qualche animale decida di cambiare dieta, dedicandosi alla corteccia.

Ora del recinto, la giornata è finita, gli animali camminano lentamente, ormai sazi. C’è ancora da dar da mangiare ai cani, che aspettano pazienti accanto alla roulotte. Nel loro sguardo, specie in quello del "vecchio" Parìs, una comprensione immensa per il significato particolare di quella giornata appena trascorsa.

E' quasi ora

Anche se altrove era una bella giornata di sole, quel sole tanto atteso, quel sole che scioglie la neve ed asciuga la terra fradicia, sul gregge gravava la nebbia, il terreno era gelato, le pozzanghere ghiacciate. Il mese di febbraio però si avvia a terminare, arriverà marzo, la primavera.

Al mattino si parte a cercare un po’ di pascolo. Chiazze di neve qua e là ce ne sono ancora, certi prati e campi a ridosso delle colline, dove nelle rare giornate di cielo sereno il sole comunque non è arrivato, sono ancora imbiancati. E’ quasi ora di rimettersi in cammino, ripartire per la ricerca giornaliera di pascoli, questione di pochi giorni, anche perchè le previsioni meteo non sono buone (tanto per cambiare), e poi via!

La strada sterrata che corre tra campi, pioppeti e terreni incolti ogni tanto è interrotta da immense pozzanghere, che creano qualche problema al gregge. Gli animali cercano di evitarle, costeggiando le sponde, mentre il cane inquieto a fine colonna vorrebbe abbaiare, mordere qualche gamba di pecore ed agnelli che si attardano ad attendere le compagne. C’è tutto il tempo, poco per volta si arriverà a destinazione.

Finalmente nel pomeriggio la nebbia si alza, lasciando spazio a quella che poteva essere una bella giornata. Ma nel cielo ormai ci sono delle velature, l’aria è quella della pioggia che arriverà. Le pecore sono state ricondotte al recinto, lì l’alimentazione viene integrata, perchè quello che è stato trovato andando al pascolo non è sufficiente per tutta la giornata. Per adesso però gli animali si godono quel po’ di sole e di tepore…

Per attendere "tempi migliori", è stato scelto un posto vicino al fiume, dove gli animali possano andare a dissetarsi ogni volta che ne hanno la necessità. Anche se non fa caldo come in primavera, il gregge ha comunque bisogno dell’acqua. Il fiume sembra immobile, eppure l’acqua scorre veloce, limacciosa, color caffè. Ci si interroga sul motivo, sicuramente non è ancora la stagione del disgelo, in montagna!

Si torna al recinto, via di corsa, a vedere cosa c’è di buono da mangiare nei bidoni! La maggior parte dei pastori in queste giornate sta provvedendo "artificialmente" all’alimentazione del gregge, perchè la situazione è quella che è, l’inverno non ha risparmiato nessuno, in Piemonte. "Ormai non dovrebbe più nevicare!". No, non dovrebbe. E, se lo facesse, dovrebbe essere di breve durata, a queste quote. Comunque non si sa mai. "Il tempo ormai è impazzito!".

Non sono pazzi questi agnelli e pure le pecore che vedete "ballare" nel video. Sono contenti, loro. Hanno la pancia piena, da due giorni non piove e non nevica, non fa neppure freddo, in questo momento. E allora via a correre su e giù lungo le sponde del fiume, senza preoccupazioni di sorta. Solo che, effettivamente, la pecora è già un po’ cresciuta per questo genere di cose.

Dove era uscito il Po

Un mese fa o poco più c’era stata l’alluvione. Niente a che vedere con quella di un anno fa… Comunque Po, Sesia, Tanaro ed altri fiumi erano usciti dai loro letti, coprendo tutto di acqua torbida e melma.

Poco per volta, l’erba è ricresciuta ed il gregge può tornare al pascolo anche lì, dove subito dopo il passaggio del fiume le pecore si rifiutavano di mangiare. "Veniva giù l’acqua dalle colline e volevamo quasi portarci verso il Po, ma ci ha bloccato la strada quel fosso lì dietro, che passava sopra al ponte! E’ stata una fortuna, perchè altrimenti rimanevamo presi in mezzo."

Adesso l’acqua è preziosa, serve per l’abbeverata, anche due o tre volte al giorno. Non fa più caldo come nei giorni scorsi, ma il sole è comunque forte e gli animali si accalcano intorno alla lanca. "Un’altra cosa rispetto all’acqua pulita della montagna…".

Dopo aver placato la sete, il gregge va al pascolo tra i pioppeti. "Con tutte queste capre, è più facile farle venire avanti! Mi seguono più queste che non quelle del mio gregge!". Quel giorno c’era stato un cambio della guardia ed il pastore era andato a sostituire il padre, assente per mezza giornata.

Poco prima di fermare il gregge nell’ora di pranzo, le pecore scendono di nuovo a bere verso un fosso dall’acqua torbida. Qualcuna scende in acqua e nuota fino all’altra sponda, così poi bisognerà mandare il cane per farla tornare indietro, con non poca fatica!

L’acqua ha accumulato quantità enormi di immondizia, dove la plastica la fa da padrona: bottiglie e contenitori di vario genere, polistirolo, palline e palloni, tappi, spugne, gommapiuma…

Ed è così tutto dov’è arrivata l’acqua durante l’alluvione: quando si è ritirata, insieme al fango, ha lasciato dietro di sè un po’ di tutto. "Una pecora si era infilata un pezzo di tubo in una zampa: non siamo riusciti a prenderla, ha girato per diversi giorni con quella cavigliera, le ha persino spelato la gamba, poi siamo riusciti a catturarla ed abbiamo dovuto tagliare la plastica."

Nel tardo pomeriggio si abbandona l’ombra del boschetto e si torna tra incolti e pioppeti. I resti del fango dell’alluvione sono una nuvola di polvere sottile che si alza al passaggio degli animali. L’erba viene schiacciata e pascolata solo in parte: è una stagione in cui ci si può permettere di sprecare, come se non ci si ricordasse più del lungo, interminabile inverno.

Le giovani caprette sono state addomesticate: qualcuno ha dato loro dei vizi e pertanto, ogni volta che ci si ferma, almeno una viene a cercare carezze, magari qualche fronda di gaggia o di altra pianta. "Un po’ va bene, ma poi sono persino noiose, queste!". Ma poi torna il pastore titolare e viene il momento di andare a sbrigare altri compiti, altre incombenze.

Il rosso dei papaveri

Stranamente, uno dei pastori non sarebbe sceso dalle colline, proprio lui che, in inverno, sta quasi male quando viene il momento di salire su quei morbidi rilievi dalle terre ora polverose, ora fangose. Il gregge però alla fine era ridisceso al fiume, spinto anche dal caldo crescente, dalla necessità di ombra e di acqua per l’abbeverata.

Il panorama laggiù ha perso gran parte della sua attrattiva, ma in questi giorni è ingentilito dalle chiazze rosse dei papaveri, mentre i fiori di gaggia stanno ormai perdendo petali e profumo. "Chissà, resterà un po’ nuvolo, oggi?". Inizialmente la giornata non sembrava dover diventare troppo calda.

Non erano passate due ore che già le pecore si ammucchiavano sotto alberi e cespugli, ansimando. Più che il caldo, era l’umidità… ma sicuramente veniva voglia di partire per la montagna. "Chissà gli altri? Saranno ancora tutti giù, o c’è qualcuno che sta già per salire?". Al telefono, tutti raccontano le loro sventure: della baita si vede appena il colmo del tetto, oppure non si riesce nemmeno a raggiungere la baita, per le slavine sulla strada "…che hanno portato via i muretti, tirato giù piante. Chissà come e quando la apriranno?"

Eppure la neve sta sciogliendo, perchè il Po rumoreggia poco lontano. C’è una specie di salto ed il rombo dell’acqua è assordante, tale è la forza dell’acqua scura, limacciosa. Non si vedono le montagne, c’è foschia, ma si spera che presto arrivino buone notizie, che la partenza sia imminente, questione di giorni, al massimo di un paio di settimane.

Per adesso il cammino continua in pianura, dove l’erba sicuramente non manca. La speranza di una giornata non troppo calda è stata vanificata dal sole, anche se comunque non è ancora quel caldo soffocante degli anni precedenti, quello che magari arrivava in anticipo già a fine aprile, o ai primi di maggio.

Per la sosta di metà giornata, c’è un bosco fitto sulle rive del canale: uomini ed animali potranno godere del fresco e riposare per qualche tempo. "Il ponte lo passeremo sul tardi, non si può far camminare gli animali sull’asfalto con il sole a picco." Forse, chi passa sull’argine, immagina che la vita del pastore sia una pacchia, vedendoli sdraiati all’ombra a sonnecchiare…

Il gregge si mette in cammino dietro al pastore lungo l’argine. Era stata lasciata indietro dell’erba apposta per pascolarla sulla via del ritorno, salvo imprevisti. "Ce ne sarebbe anche per un giorno in più, solo che ci conviene attraversare oggi che è domenica, perchè di lunedì… è più facile che la gente si arrabbi, che qualcuno chiami i Carabinieri. Oggi, invece…"

Uno dei punti di "sosta" previsti è impraticabile a causa di un gruppo di "merenderi" che il pastore definisce genericamente "marmaglia", accampati con le loro auto vicino al pascolo. Musica a tutto volume, manca la tranquillità per gli animali, che allora devono accontentarsi dello spiazzo accanto alle fabbriche.

Poi si parte. "Porti avanti la macchina dove noi usciamo? Aspettaci lì e poi ci segui, non si sa mai che capiti qualcosa e ci sia qualche animale da caricare." Il percorso è quello di sempre, ma uscire sulla strada comporta sempre quel pizzico di tensione in più. Per il primo tratto, si riesce ad evitare il traffico, ma poi…

Lungo il fiume c’è infatti una pista erosa dalle alluvioni, dove non è più possibile passare con l’auto, ma che accoglie la lunga fila del gregge. Solo in un punto le pecore esitano: non a causa della sponda franata, ma per un rigagnolo scuro e maleodorante che la attraversa e si getta direttamente nel fiume. Una fogna a cielo aperto appena ai piedi della città ed anche questo è parco fluviale. Non sarebbe diffile individuarla, anche a causa della puzza!

E’ venuto il momento di uscire sulla strada ed invadere pacificamente la periferia cittadina. Il traffico del tardo pomeriggio viene bloccato per una decina di minuti, tra lo stupore della gente sui marciapiedi e le esclamazioni di chi si affaccia dai balconi. Bisogna fare attenzione che nessun agnello resti indietro e, soprattutto, che gli animali non si infilino dietro siepi, transenne, portoni aperti.

Alla fine, ecco il ponte. I pastori devono per forza transitare di qui per attraversare il fiume: è un passaggio obbligato per tutti, uomini, mezzi, animali. Negli specchietti appaiono le luci blu lampeggianti di un’ambulanza, ma per fortuna le sirene sono spente. I pastori però fanno passare il gregge nell’altra corsia il più presto possibile, per farla passare comunque, anche se non c’era urgenza.

Il gregge svolta tra le case della periferia, ultima apparizione prima di svanire nello spazio che più gli è congeniale, lontano dall’asfalto, dalle auto, dal cemento. Alcune ragazzine arricciano il naso e saltellano sulle punte dei piedi, cercando di scansare con delle smorfie disgustate gli escrementi delle pecore. Una famigliola nordafricana invece insegue il gregge sorridendo, con il padre che spiega ai bambini lo spettacolo che hanno la fortuna di vedere anche qui, lontani dal loro paese di origine.

Arriva la sera mentre il gregge pascola tranquillo: con un po’ di ritardo rispetto agli anni precedenti, si fanno sentire anche le prime zanzare, che da questo momento in poi inizieranno ad infastidire uomini ed animali. Si sussegue il pellegrinaggio di persone che vengono a vedere il gregge ed anche qualche amico che passa a salutare i pastori.

Contrariamente alle previsioni, si decide di non continuare il cammino e di puntare verso un vasto incolto punteggiato da migliaia di papaveri rossi. In questo modo la giornata di lavoro terminerà comunque tardi, ma lo spostamento viene rimandato all’indomani.

Le pecore entrano nell’incolto con l’ultima luce della sera, a malapena sufficiente per scattare ancora una foto. C’è poi da montare il recinto, dar giù gli agnelli alle madri, preparare la cena per i cani e infine anche questa giornata si chiude, con il sibilo fastidioso delle zanzare. accanto alle orecchie

Due fiumi

Domenica scorsa il gregge stava risalendo. No, non è ancora la salita verso le alte valli, si trattava semplicemente di una fuga dai pascoli inutilizzabili a causa dell’alluvione.

In certi punti l’erba era più alta delle pecore. Dalle baracche lungo l’argine si affacciava gente, qualcuno arrischiava le solite domande. "Da dove venite? E dove andate? Ma prima… dove eravate?". Risposte vaghe, un sorriso ed una battuta, il gregge si allontanava, chissà quali erano i pensieri di quelle persone che lo vedevano passare così, per pochi istanti.

Un agnello si era attardato tra i cespugli ed il pastore l’aveva catturato. Trovandosi "perso", avrebbe potuto scappare nella direzione opposta rispetto al cammino del gregge, costringendo gli uomini a lunghe corse per acciuffarlo. Splendeva il sole e faceva già caldo, in quella mattinata durante la quale decine e decine di persone affollavano le baracche colorate lungo l’argine, preparando grigliate ed apparecchiando le tavole con vari antipasti. I profumi e la musica a tutto volume arrivavano a tratti fino al gregge.

Tra l’erba, come sempre, qualche tangibile segno di inciviltà. Le pecore giravano intorno a quello che l’uomo non usa più: a testa bassa, continuavano a pascolare. "Bisogna trovare un posto all’ombra per fermare nell’ora di pranzo, fa troppo caldo…".

Il gregge era ripartito nel pomeriggio, dopo una sosta di un paio d’ore nei momenti più caldi della giornata. C’era un lungo cammino da compiere, con delle soste che corrispondevano a quei pascoli "lasciati indietro" appositamente nel momento in cui il gregge era transitato lungo la stessa strada qualche settimana prima.

Due fiumi che scorrevano in direzione contraria. Il gregge si riportava in periferia della città, l’acqua scivolava veloce verso la pianura. Il cammino delle pecore sollevava già nuvole di polvere, anche se erano passati pochi giorni dalle ultime piogge.

Il fiume era ancora gonfio d’acqua scura: gli ultimi resti delle piogge, la neve che scioglieva in montagna in quelle giornate calde… "Guarda, guarda che roba! E dire che adesso è niente, nei giorni scorsi sì che faceva paura!".

Ancora una volta il gregge era transitato sotto al ponte della ferrovia. Il pascolo vagante è meno "libero" di quel che si pensa: il cammino in un certo senso è già scritto. Manca la data precisa, ma di anno in anno i posti sono all’incirca sempre quelli, con gli inevitabili imprevisti che comportano delle piccole variazioni ed adattamenti.

Il fiume aveva accumulato legname ed immondizia contro i pilastri del ponte, materiali che aveva raccolto più a monte e trasportato fin qui. Ancora in quel momento ogni tanto si vedeva passare qualcosa che galleggia. Il gregge non sa, non guarda e continuava a seguire il pastore che lo stava guidando.

Una sosta a pascolare i prati intorno ai campi sportivi, quando ormai il sole scendeva all’orizzonte. Anche qui c’era chi si avvicinava a vedere, a far domande, ma i più guardavano da lontano, senza il coraggio di parlare con il pastore. "Meglio così… Venissero qui, le spaventerebbero, adesso invece sono tutte belle allargate a pascolare!"

Il gregge era passato in mezzo alle case della periferia. Non c’era più tanta gente, in giro: i più probabilmente stavano già preparando cena, i pastori invece avrebbero ancora continuato a sorvegliare il gregge per qualche tempo. C’era ancora anche da preparare il recinto, dare gli agnelli alle madri ed occuparsi di tuttte se solite incombenze serali.

Al fondo di questa strada c’erano altri territori di pascolo, dove il gregge passava tutti gli anni. All’orizzonte incombe una fabbrica di triste memoria, ormai chiusa ed abbandonata. Nei giorni successivi le pecore pascoleranno lì vicino e si spingeranno anche verso le colline, visto che ci sono numerose stoppie ed incolti ricchi d’erba. Chissà se domani saremo ancora da quelle parti?

I primi caldi dopo l'alluvione

Più vagante dei pastori, ho potuto permettermi l’escursione in montagna, a vedere i territori d’alpeggio ancora impraticabili (a questo proposito vedete anche qui il post e le foto dei miei compagni di gita). Poi sono tornata dal gregge e dai pastori, per rendermi conto di quello che è successo con l’alluvione.

Alcuni posti sono stati effettivamente invasi dall’acqua ed adesso restano ampie chiazze coperte dal limo, mentre l’erba appare sbiadita. Ovviamente qui gli animali non possono più pascolare, quest’anno. Con il sole che scalda già al mattino, queste zone asciugheranno velocemente ed il fango si trasformerà in polvere finissima.

Le pecore scendono al fiume per dissetarsi. Con il sole che picchia sulle loro schiene, questa esigenza adesso dovrà essere soddisfatta anche due volte al giorno. L’acqua è ancora limacciosa ed il livello, pure se è calato rispetto ai giorni critici, non è sicuramente quello visto nelle scorse primavere, quando metri e metri di ghiaioni erano allo scoperto. Oggi vi sono persino cespugli che continuano ad essere sommersi.

I segnali dell’alluvione sono presenti anche sotto forma di strane "sculture post-moderne": alberi e cespugli che sono stati sommersi dall’acqua, sui quali si sono impigliate grandi quantità di residui, organici e non. La plastica la fa da padrone ovunque, con brandelli di sacchetti, pannolini e tutto il resto. Riusciremo a capirlo, un giorno, che ogni cosa di cui ci liberiamo gettandola nell’ambiente, prima o poi ci si ripresenta, chiedendoci anche di "pagare il conto"?

Dopo la sosta di metà giornata, nel pomeriggio il gregge ritorna al pascolo sotto il sole. Fa caldo, decisamente caldo, ed il contrasto con le temperature di pochi giorni fa è ancora più drastico. Sul fuoristrada il pastore ha ancora la maglia pesante, quella che tornava utile per ripararsi dalla pioggia, dal vento e dall’umidità. Oggi al massimo serve da cuscino per la pennichella pomeridiana, quando c’è il tempo per farla.

Per fortuna c’è ancora qualche vasto incolto da pascolare. Qui l’acqua non è arrivata, ed il contadino con il trattore nemmeno. "L’altro incolto più in là invece è stato seminato a mais…". I pastori cercano un po’ d’ombra, il sole brucia sul collo e sulle braccia, in cielo non c’è una nuvola, ed inevitabilmente si parla della montagna, dove sicuramente la neve starà sciogliendosi lentamente.

Al tramonto si torna verso il recinto. "Per noi adesso andrebbe bene se non arrivassero i moschini fino al momento di andare in montagna…". Già, le zanzare infatti non sono ancora arrivate e nessuno le rimpiange, infatti a quest’ora della sera uomini ed animali solitamente sarebbero tormentati da nuvole di insetti fastidiosi.

Il cammino del gregge sull’argine è una lunga fila che si perde all’orizzonte, sollevando una nuvola di polvere. L’ultimo sole splende ancora, ma le pecore non verranno chiuse nel recinto fino alla prima oscurità, visto che nelle ore più calde della giornata non hanno pascolato.

C’è un visitatore, oggi, un giovane appassionato di pastorizia, fedele lettore di questo blog, che è venuto a trovare i pastori e vedere il gregge dal vivo. La sua giovane cagnetta collabora alla conduzione del gregge e lui non si tira indietro nel dare una mano. E così, senza grandi imprevisti, anche questa giornata arriva alla sua conclusione. Il pascolo vagante vorrebbe essere sempre così, quieto e rilassato, senza problemi di pascolo, senza lamentele, lontano dal traffico e dalla "civiltà", pur con i suoi orari che iniziano al mattino presto e terminano ben oltre il tramonto.

Ore di paura

Queste sono storie e non cronaca, quindi inverto l’ordine degli eventi ed, invece di inserire immagini di tepore primaverile, continuo con la pioggia. Quella pioggia che domenica cadeva insistente sulla schiena delle pecore recentemente tosate, sugli ombrelli e sugli impermeabili dei pastori. Ed i fiumi crescevano di livello, impetuosi e torbidi.

Ormai l’erba c’è, la pioggia non serve più e sta per rappresentare un vero e proprio problema, un’altra volta. E non sono solo le gocce che sporcano l’obiettivo della macchina fotografica… E’ il fango che rende impraticabile certe strade, inutilizzabili alcune zone dove di solito viene realizzato il recinto per la notte, ma è soprattutto il fiume a far paura. Ieri ho passato la giornata sul sito della Regione Piemonte, a guardare i livelli idrometrici e poi telefonare al pastore per dire come evolveva la situazione. Intanto lui mi faceva sentire il rumore dell’acqua che avanzava, uscendo dall’alveo del fiume.

Domenica pioveva a secchi e l’umore era davvero sotto le scarpe, in quelle pozzanghere che si estendevano ovunque. E’ vero che i pastori sono abituati ad accettare i capricci della natura, ma "…quest’anno non se ne può più! E’ dalla scorsa primavera che viene giù acqua, temporali, trombe d’aria d’estate (e neve in alpeggio), poi di nuovo acqua, e tutta la neve, e ancora acqua, acqua…".

Verso sera, con la pioggia che aumenta ancora, si decide di cambiare strada e spostarsi più avanti, evitando le piste fangose e seguendo l’argine. Già così il cammino è lungo e lento, poichè gli animali si arrestano per evitare le grosse pozzanghere. Alcuni chilometri di cammino per raggiungere un posto sicuro e "sano" per far dormire gli animali.

Sul gregge volano a bassissima quota decine di rondini. Sfrecciano a pochi centimetri dalle schiene delle pecore, catturando i moscerini che si concentrano intorno agli animali. Anche sotto gli ombrelli si radunano vari insetti, ma le tanto temute zanzare non ci sono ancora: d’altra parte fa freddo e tutti indossiamo ancora i pile ed i berretti come d’inverno. Solo le pecore sono state liberate dal loro "cappotto".

Si passa in una tranquilla frazione per superare il ponte sul torrente gonfio d’acqua. In molti escono dalle case per ammirare le pecore, solo quella signora si agita con un bastone in mano, tentando di scacciare gli animali dall’ingresso della sua casa. Fiori da proteggere non se ne vedono, a parte un cespuglio di rose di cui si scorgono solo i germogli… Intanto dei ragazzini seguono il gregge filmando la transumanza con il telefonino.

Il cammino prosegue sull’argine, sotto la pioggia, mentre cala l’oscurità. Diventa sempre più difficile fare delle foto, aumenta anche il freddo, la stanchezza, il timore per i fiumi… La giornata peggiore poi è stata ieri, sto aspettando le notizie di oggi, nella speranza che l’onda di piena passi senza creare troppi problemi. Sembra incredibile, ma pare che queste pagine debbano narrare sempre difficoltà ed imprevisti: oggi telefonerò anche ad alcuni amici che hanno le pecore vicino al Tanaro: la loro situazione pare ancora più critica.