Uno dei nostri inviati

In questi anni il numero dei lettori (e degli “inviati”) del blog è aumentato. Tra gli “storici” c’è sicuramente Silvio, che in questi giorni ha fatto la sua comparsa anche su Facebook. Poco per volta ci si ritrova tutti lì a commentare foto e chiacchierare di questo e di quello, sempre restando più o meno in ambito zootecnico. Nel social network poi a quanto pare site più a vostro agio nel commentare i post, che qui spesso restano senza commenti.

Comunque, mesi fa Silvio mi aveva inviato immagini dell’ahimè innevata Fiera della Calà a Bobbio Pellice. Giornataccia… Non c’erano gli animali ed anche le bancarelle erano scarse. Quella nevicata di fine ottobre aveva rovinato diverse manifestazioni.

Silvio, eroico, aveva allestito il suo stand, ma evidentemente non molta gente aveva fatto un giro in piazza, quel giorno.

Silvio, tra una campana e l’altra, è anche convolato a nozze con Tiziana. E dove sono andati in viaggio di nozze? In Val d’Aosta a vedere se c’erano ancora bestie al pascolo, nonostante la stagione. Direi che… sì, le hanno trovate!

Ecco ancora un’altra immagine dalla Valtournanche. Viene un po’ di nostalgia in questa stagione, nel cuore dell’inverno, nel vedere le montagne! Silvio poi ci consiglia anche un libro, che a dire la verità non ho mai letto. “Ti segnalo questo libretto di 120 pagine. Una bella lettura sulla vita del giovane pastore transumante Mario Fantino girèt. Si chiama: “Ricordi di un pastorello” di Mauro Fantino editore. E’ uscito nel 2007. I lettori possono farsi un’idea  di come possa essere poco facile la vita da pastore soprattutto se non è proprio una libera scelta, oltretutto i racconti sono datati negli anni 50/60, quindi immagina che vita. Comunque molto bello e lo consiglio vivamente anche ai non lettori come me.” 

Per finire, una foto artistica, sempre di Silvio. Effetti speciali per pecore alla Vaccera, Val d’Angrogna.  Comunque… anche se adesso siete tutti su FB, non dimenticatevi del blog ed ogni tanto mandate qualcosa, se vi fa piacere!

E’ molto difficile immaginare cos’è realmente questa attività

Scrivono, i giovani, e non solo dal Piemonte. Fanno sentire la loro voce anche da altre parti d’Italia e mi fa piacere poter mostrare altre realtà. Chissà, magari anche favorire idee, contatti, scambi (per lo meno di opinioni, di modi di lavorare). Quello che mi ha colpito di Vincenzo, rispetto alla maggior parte degli altri giovani intervistati fino ad ora, è il suo non avere amici allevatori. Anche sulla sua pagina Facebook non ho incontrato le solite immagini alle quali sono abituata: niente animali, giusto una sua foto con il trattore. A lui la parola.

Mi chiamo Vincenzo Mercurio, sono nato il 13/03/1993. Abito a Botricello in provincia di Catanzaro, la mia zona è pianeggiante e in parte collinare, abbastanza abitata. Vivo con la mia famiglia, ho un gregge di pecore sarde e frisone, perchè sono ottime per il latte e le frisone per la carne degli agnelli.

La mia passione nasce da quando ero piccolo, mio padre aveva una piccola azienda, una specie di passatempo con qualche vacca e vitelli. Abbiamo sempre avuto animali in famiglia, il mio maestro è stato mio padre. All’inizio era un’azienda per produzione di carne bovina, solo che da qualche anno abbiamo fatto il passaggio con gli ovini. E’ un’azienda ancora piccola, ma ci stiamo modernizzando pian piano. Produciamo un po’ di formaggio privato e vendiamo il latte sfuso a un commerciante. 

Per ora la mattina scuola, poi il pomeriggio dalle 2 inazienda, si inizia a preparare da mangiare per la notte e alle 4 quando ritornano si inizia a mungere fino alle 6. Studio all’ultimo anno economia aziendale, anche se non c’entra quasi nulla con questa vita.

Mi piace il lavoro nei campi con i mezzi e la sera quando rientra il gregge. La mia soddisfazione è vedere il lavoro svolto alla perfezione e la mia più grande soddisfazione è la mia azienda: ogni tanto mi fermo e guardo tutto con il sorriso pensando di essere cosi fortunato ad avere tutto questo. La cosa che non piace molto è quando c’è da modificare qualche capannone, sennò di altro non mi posso lamentare. Per il futuro spero di poter ampliare tutto con attrezzature tutte moderne.

L’allevatore di oggi rispetto a quello del passato si può ritenere fortunato perchè con la modernizzazione che abbiamo in questi tempi questo lavoro pesa molto meno rispetto al secolo scorso. Da alcune persone l’allevatore non viene visto molto bene, diciamo che sono i soliti cittadinotti che non amano la “puzza” e che si vergognano a lavorare con molti animali, sempre nella sporcizia, mentre altre persone rimangono affascinate da questo mondo. Alcuni persino rimangono con l’idea che un giorno possano avere anche loro l’opportunità di fare tutto ciò.

Il mio tempo libero ormai è solo la sera, lo occupo per riposarmi e uscire un po’ con gli amici. Diciamo che la maggior parte del mio tempo è dedicato a loro, gli animali, non solo al gregge, ma anche ai miei inseparabili cani. Amici allevatori non ne ho, ma alcuni posseggono qualche animale da cortile come galline conigli, ecc. Da una parte vorrei che lo fossero, così ci sarebbe aiuto reciproco. Le difficoltà sono ormai i soldi che bisogna togliere al giorno d’oggi per mettersi in regola e il tempo che ci vuole per mettersi in regola…

Vorrei solo dire a tutti i giovani allevatori che nonostante questo periodo di crisi ce la faremo a realizzare il nostro sogno, e vorrei dire che per me e per molti altri che la pensano così, che questa è la nostra vita, la nostra scelta, il nostro futuro!

Vorrei aggiungere che è facile leggere quattro righe e pensare a questa attività, ma è molto difficile immaginare com’è realmente, perchè solo vivendo e provando questa attività le persone possono capire il vero valore dell’agricoltura e dell’allevamento.

Grazie anche a Vincenzo per la sua testimonianza, che ho riportato quasi integralmente, e per le immagini che ci mostrano la sua terra, i suoi animali.

Nel parcheggio del condominio

Francesco (classe 1988) è uno dei "nuovi" allevatori, è un ragazzo che non ha la tradizione di questo mestiere, ma ciò nonostante si sta impegnando per trasformare la sua passione in un lavoro. Per dirla tutta, è merito di Francesco se io adesso sto scrivendo un libro sui giovani appassionati di allevamento, visto che l'idea me l'aveva data lui durante una chiacchierata su Facebook lo scorso anno. Francesco e Daniele mi avevano accompagnata da loro in alpeggio nel settembre 2010, una splendida giornata di sole con un panorama fantastico.

Anche quest'anno ho fortuna con il meteo, anche se il sole sta ormai tramontando quando arriviamo dalle pecore. Francesco e Daniele (classe 1979) gestiscono insieme gli animali, gregge e mandria, aiutandosi a vicenda, anche perchè adesso Francesco ha deciso di ricominciare a studiare, iscrivendosi ad Agraria a Torino. "Mi hanno spinto gli altri ad iscrivermi, però… se non lo faccio adesso, non lo faccio più. Come conoscenze, come apertura mentale, dovrebbe darti quel qualcosa in più. Certo, tenere gli animali è un qualcosa che non te lo da il pezzo di carta, però è ora di finirla con l'agricoltore che puzza e non può fare la vita sociale come gli altri."

Per Francesco è importante il rapporto con gli animali. Questa è Cappuccino, ma ci sono anche altre pecore preferite. "All'inizio, quando ho preso le prime, faticavo molto a spostarle. Devi avere quelle che conosci, quelle che ti seguono, animali d'affezione." Anche Daniele più tardi mi dirà come per lui è fondamentale il trattar bene gli animali. "Per darli in guardia a chi magari li prende a bastonate, preferisco faticare di più e guardarmeli io, in alpeggio e giù in pianura. Ho un operaio, con Francesco ci diamo una mano, inoltre mungo le vacche…"

Nel loro gregge, alcune Rosset, razza autoctona della Val d'Aosta. Francesco racconta di come i suoi genitori, pur praticando altri mestieri, lo portavano sempre a vedere gli animali. "La passione è inziata che avevo 3-4 anni, la prima mucca l'ho presa a 15 anni. Poi l'ho venduta, per due anni niente, poi ho preso un'altra mucca, due pecore…"

Le pecore non sono così popolari, qui. "Se ti danno del feiàn è un dispregiativo! Sarà perchè una volta si diceva che erano i pastori a fare i disastri, i Biellesi… Comunque ormai in valle di pecore ce ne sono poche." E così con il loro gregge riescono a pascolare qua e là, ricevendo offerte per far pulire vari appezzamenti, una anche mentre siamo lì tra le pecore, da parte di una signora del paese. "Scendiamo a piedi e le teniamo fuori finchè si può, metà novembre, fino alla prima neve."

"Adesso le attrezzature le ho… Mi piacerebbe riuscire ad avere un'azienda mia e trovare una persona con cui condividere questo. Dicono che adesso non è il momento di investire, ma sulle pecore si può fare perchè costa meno allevarle e per loro gli spazi ci sono." Mi racconta che all'università, su 114 iscritti nel suo anno, solo un ragazzo ligure possiede qualche animale. "Pensavo di trovarne qualcuno in più."

Ci spostiamo e saliamo dove, ancora al sole, pascolano i bovini. E' soprattutto Daniele a gestirli, lui abita poco lontano e lo raggiungeremo dopo aver scattato un po' di foto agli animali. "Mio nonno allevava, poi mio padre le aveva vendute ed io le ho ricomprate. Senza… mi mancava qualcosa! Per 6-7 anni ho fatto l'elettricista. Ho comprato dieci pecore, due manzi… dopo tutto non potevo fare e allora ho scelto questo."

"Anche se è una vita dura, è proprio una passione. Di nere ne ho poche, ma le porto alle battaglie. Soprattutto lei – ed indica la sua compagna, di origini sarde – è per quello, io sono più per il secchio!", scherza Daniele. Tornato serio, spiega come la Val d'Aosta sia ben lontana da essere il paradiso degli allevatori. "Ormai siamo bastonati, non aiutati. E' tutto più difficile, molti, troppi permessi da chiedere, tanti veterinari e controlli infiniti."

Nonostante gli splendidi colori autunnali, Daniele afferma di vedere il futuro nero, nemmeno grigio. "Volevo fare una stalla nuova, anche con l'impianto di biogas, poi però ho avuto dei problemi e allora ho preferito non affrontare altre grosse spese. Andrei a fare il pastore in Sardegna, là è tutto più semplice!". Definisce Francesco il suo socio, scherzano, poi viene il momento di salutarci e, per me, rientrare in Piemonte.

Quando torniamo ad Aosta, Francesco mi mostra il suo mezzo parcheggiato tra i condomini: il trattore con lo spandiletame. Siamo proprio in periferia di Aosta, dove la città finisce. "Avere i macchinari, il trattore, l'imballatrice, per uno che non aveva niente sono grandi soddisfazioni!". Perchè aveva pensato che questo libro fosse una buona idea? "I giovani vanno aiutati, per come vanno adesso i tempi, altrimenti non ci sarà futuro."

Lavorare e vivere in montagna

In attesa di sapere che fine farà questo blog (ma pare che si potrà salvare tutto migrando altrove, senza perdere niente), continuo qui i consueti aggiornamenti.
Oggi vi racconto qualcosa di Michel, classe 1987, che avevo incontrato lo scorso anno in occasione della finale regionale ad Aosta della Battaglia delle Reines.

Mentre la pianura piemontese era avvolta dalle nebbie autunnali al punto che in certe zone a bassa quota, anche nei fondovalle, si pensava fosse un'altra giornata di maltempo, la Val d'Aosta era illuminata da un tiepido sole che contrastava con l'aria frizzante del mattino presto. Seguo le indicazioni di Michel, affronto strade sconosciute e mi incanto a guardare il paesaggio multicolore mentre salgo sempre più su lungo una stretta strada sul versante solatio della valle. Finalmente arrivo all'azienda di Michel. Strutture in pietra e legno, così come ci si aspetta da queste parti. Prati ancora verdi ed il suono delle campane degli animali al pascolo. Incontro Michel e suo papà, dopo un giro per l'azienda, possiamo iniziare a chiacchierare.

Ancora una volta è la passione a dominare e, in questo caso, il significato è duplice, dato che c'è la passione per un mestiere, quello dell'allevatore di montagna, ma anche un sentimento fortissimo per un determinato tipo di animale ed i suoi legami con le tradizioni locali. Le reines, le Valdostane castane, e le famose battaglie, un vero e proprio simbolo della regione Val d'Aosta. Questa passione è un'eredità, visto che il miglior risultato ottenuto dalla famiglia Meynet risale al 1980, prima che Michel nascesse, con un prestigioso secondo posto alla Finale regionale. "E' la passione per le reines che ti da le maggiori soddisfazioni…".

Credevo che anche il panorama che circonda questa frazione di Sarre potesse essere al primo posto, ma forse per chi ci è nato e cresciuto non ha tutta la carica di fascino che può esercitare sul visitatore occasionale arrivato fin qui in una giornata come questa. Ciò nonostante, Michel non ha esitazioni nell'affermare che mai andrebbe a vivere giù, in pianura. "Viaggiare ho viaggiato ben poco, con questo lavoro non hai tempo per farlo. Lo scorso anno con alcuni amici siamo andati due giorni a Gardaland! Altre volte invece riesco ad andare un giorno in Svizzera, quest'estate sono stato in Svizzera per un'inalpe, quando le vacche salgono in primavera e si battono. E' stata l'unica giornata che sono andato via quest'estate. Il mio sogno è quello di andare in America per vedere le pianure ed i macchinari che ci sono là, ma non so se mai riuscirò ad andarci…".

Su Facebook, la pagina di Michel ha un album di foto il cui titolo parla da solo, "Ma vie, ma passion", e ritrae i suoi animali al pascolo, oppure nel momento della partecipazione ad una battaglia. Internet è un mezzo attraverso il quale infrangere l'isolamento che comunque l'abitare in montagna comporta. La bellezza del luogo non deve infatti far dimenticare che la discesa in fondovalle non è immediata e, in un mestiere che già lascia poco tempo libero ed i momenti di svago sono pochi, il tempo trascorso negli spostamenti è in un certo senso sprecato. "Quando sono venuto alla cena in Valchiusella… sono arrivato che erano già tutti a tavola da un pezzo! Finire i lavori qui, partire, arrivare fin là…". Però con Facebook hai i contatti immediati con chi condivide i tuoi interessi e puoi anche scoprire che un'amica virtuale in quel di Pragelato ha un'animale che tu avevi venduto tempo prima.

Michel e suo papà parlano tra di loro in patois. L'attività era stata iniziata dal nonno, che aveva aumentato il numero dei capi da quel paio per i bisogni famigliari posseduti precedentemente. La prima stalla era stata costruita proprio da lui nel 1967 quassù, a 1200 metri, dove però prima si veniva solo d'estate. Ed un tempo, quello che adesso è un bosco variopinto, erano terrazzamenti e campi, con segale ed altro. "Oggi pascoliamo, facciamo fieno, pianto ancora un po' di segale in qualche pezzo che non riesco ad irrigare. Fino al 1992 mio nonno teneva l'alpeggio con un operaio e mio papà stava giù per i fieni, quando lui si è ammalato abbiamo iniziato a mandarle in affido ad altri. Per il fieno siamo quasi autosufficienti per il numero di bestie che abbiamo."

Parliamo di futuro e Michel afferma di avere un po' di paura, perchè proprio non riesce ad immaginare come possa essere, specialmente in questi periodi non facili. "Magari potrei arrivare a 25-30 capi se aggiustassi la stalla di mio nonno, ma non di più. Poi mi piacerebbe fare un agriturismo, anche poche camere, qualcosa di semplice, dar solo colazione, però qui non è un posto particolarmente turistico. Infatti l'albergo sotto sembra che stia per chiudere… Non c'è più il turismo di una volta, qui va bene per chi vuol trascorrere una vacanza e stare tranquillo. Piacerebbe anche andare in alpeggio, ma siamo in due e non si può fare tutto."

"Il mondo agricolo in Val d'Aosta ha ancora tanti giovani, non solo con le nere, anche con le bianche e rosse. Poi altri settori, non solo l'allevamento." Con gli animali gli orari sono impegnativi. Se d'estate ci si può permettere una sveglia alle 6:30 e qualche momento in più per far festa con gli amici la sera, d'inverno dopo i parti si munge alle 4:30 ed i lavori non sono finiti prima delle 22:30. "Sono sempre stato convinto di fare questo, anche se a volte penso che se fossi andato a fare altro avrei più guadagni. Ma poi vedi gli amici fuori che magari sono senza lavoro e allora va bene così."

Bisogna far attenzione a non fermarsi al romanticismo, alla bellezza del paesaggio. Michel e suo padre ripetono quello che ho già sentito dire più volte da queste parti, che in fondo in Val d'Aosta non è che le cose vadano meglio rispetto al Piemonte. "Anzi, ci sono più vincoli… Già solo per fare le strutture, devi usare certi materiali, farle in un certo modo. C'è qualche incentivo, ma non tanto…". Eppure a me, per quel poco che ho girato in Val d'Aosta, mi sembra di notare varie differenze con il Piemonte. Già solo il fatto che mi sia stato raccontato che certi alpeggi restano vuoti perchè mancano le strutture nella parte bassa e ci siano solo in alto. Da noi ci si contende anche montagne dove di strutture non ce n'è l'ombra, altro che quelle "ville" che ho visto in Val d'Aosta!

Cosa fare nel fine settimana

Non sapete dove passare il fine settimana? Vi propongo un po' di alternative… Valle Stura di Demonte (CN), Val Pellice (TO) e Settimo Vittone (TO).

In Val Pellice questo è un periodo ricco di fiere. Iniziamo con la Fira 'd la Calà a Bobbio, sabato 29 e domenica 30 ottobre. Ma poi seguirà la consueta Fiera dei Santi a Luserna San Giovanni il 2 novembre. Rimanendo in provincia di Torino, a Settimo Vittone invece si tiene la Desnalpà. Il ricco programma di questa manifestazione, che inizia la sera di venerdì 28, è scaricabile qui. Altro appuntamento fisso di questi giorni è la Fiera dei Santi a Vinadio, in Valle Stura, che quest'anno celebra la 156° edizione. Qui il programma. In concomitanza, vi sarà la 26° mostra ovina della razza sambucana.

Parlando di pecore sambucane, ecco un paio di immagini inviate dall'amico Mario, che ogni tanto mi scrive e mi manda le foto dei suoi animali.

Sono state scattate in giorni di tosatura, operazione che loro svolgono ancora manualmente, come potete vedere.

Immancabili poi le foto di Giacomo, che ci documenta le transumanze della sua Valchiusella. Quale maggiore soddisfazione per un bambino che non guidare la mandria durante la tramia? Solo se uno ha vissuto quei momenti lo può capire.

Chi è sceso per tempo l'ha fatto con splendide giornate di sole… Forse però faceva addirittura troppo caldo, come si intuisce dall'abbigliamento di chi cammina in testa alla mandria.

E qui vediamo invece un amico, ecco Giors che ritorna a casa. Nonostante le promesse non c'è l'ho fatta ad andare a trovarlo in alpeggio. Purtroppo mi manca il dono dell'ubiquità e l'estate è davvero volata.

Per concludere, mi sono permessa di prendere un'immagine dall'album su Facebook di Gloria, che testimonia cos'è successo l'altro giorno in Valle Stura, quando un gregge di un pastore vagante si è messo in cammino da Bersezio sotto la neve. Radiopecora è fatta così, me l'ha detto un amico dalla Val di Susa che c'era questa transumanza in corso, io ho suggerito a Gloria di tenersi pronta con la macchina fotografica e… Grazie amici, l'ho sempre detto che siete sempre di più voi i protagonisti, qui.

Questione di sfortuna o…

Emanuele mi aveva contattata su Facebook, dicendomi che voleva raccontarmi la sua storia. Una, ahimè, lunga storia, anche se questo ragazzo è del 1988 e, per forza di cose, non può avere alle spalle una carriera di chissà quanti anni. E così alla fine l'ho raggiunto in "alpeggio", salendo lungo una strada che mai avevo percorso prima, inerpicandomi sul versante più arido della Val di Susa, tra prati ormai secchi, cespugli e fiori spinosi di rara bellezza. Alla fine della strada, un prato sfalciato in cui finiscono di far pulizia alcune vacche ed un piccolo gregge di capre, chiuse nella rete perchè "…qui è un SIC e la Forestale mi ha detto che assolutamente le capre in bosco non le posso portare."

La lunga storia di Emanuele ve la riassumo qui, ma ovviamente, per lui come per tutti gli altri giovani di cui vi ho raccontato fino ad ora, nel libro ci sarà in ogni suo dettaglio, così come me l'ha raccontata lui. Dicono che la fortuna aiuta gli audaci, lui di coraggio ne ha già avuto, ma quando arriverà il giorno in cui i suoi sforzi verranno premiati?  “Ne hai da scrivere un libro!”, inizia così il suo racconto. “Ho iniziato da due caprette regalatemi dallo zio nel 2001. C’era già allora il pallino di tenere le bestie, ma prima ho dovuto finire le scuole. La nonna ad ottanta anni aveva i dolori e non ce la faceva più a mungere, così lei e la mamma hanno venduto le vacche, ne hanno fatto una malattia tutti.
Però c'era la grande passione per gli animali. “D’estate andavo in alpeggio ad aiutare, mandavo le mie bestie come consorzista. Il 2004 è stato l’ultimo anno che mi hanno forzato ad andare in vacanza al mare. Ero in Liguria, mi hanno telefonato dicendomi che erano quattro notti che le capre mancavano. Da quel momento mi sono promesso che gli animali me li sarei guardati io e mai più li avrei dati in custodia. Come attività agricola ho iniziato nel maggio 2008. Quell’inverno avevo preso una mucca in custodia per consumare il fieno che avevamo in più, gli animali li tenevo nella stalla della nonna a Mompantero, frazione Urbiano, dove abitavo. Poi quella mucca l'ho comprata ed ha partorito.” I problemi però stavano per iniziare.

Mentre le vacche pascolano, il racconto di Emanuele prosegue, ricco di dettagli. “Dopo nemmeno un anno che avevo l’attività, i vicini hanno fatto un esposto al Comune e all’ASL dicendo che li molestavo con odori e rumori, così c’era scritto. Gente che fino a vent’anni prima aveva le bestie. Sono stato contattato dal Comune, mi è stato subito detto che me ne dovevo andare. E’ venuta l’ASL, ha visto che c’erano da fare dei lavori, ma la stalla sarebbe stata compatibile. E’ una stalla vecchia, ha una colonna centrale, una colonna romana che il mio bisnonno, del 1810, aveva trovato in un campo dopo un’alluvione. Avevo appena dato una caparra, dovevo ricevere due Piemontesi due giorni dopo. Ho preso un avvocato e ho fatto ricorso per avere una sospensiva in attesa di trovare una sistemazione alternativa. Di carta ne è stata fatta tanta… Però è arrivato un certificato medico di un figlio di un vicino, mi hanno fatto passare come azienda insalubre. Aveva un’infezione da un batterio e non poteva tornare a casa perché lì era insalubre! La risposta del TAR è arrivata a novembre 2009: chiusura immediata della stalla. Inoltre ho dovuto pagare il risarcimento al Comune del 50% delle spese di processo. Devo dirlo, ho superato quel momento solo grazie ai miei, alla mia famiglia.”.

Emanuele così se ne deve andare. “Non c’era molto altro da fare: trovare una stalla, ma avevo troppo pochi capi per salvarmi ed affittare da qualche parte. Così ho deciso di stare alle case di famiglia a Ganduglia, in “alpeggio”, a 940 metri, ma il fieno era tutto giù, più di mille balottini da portare su con il trattore vecchio!
E così inizia la seconda parte delle avventure di Emanuele. “Quell’inverno, un giorno che c’erano 40 centimetri di neve e continuava a venire giù, ho dovuto chiamare il veterinario per un parto difficile. Io non potevo fare nulla perchè mi ero fatto male ad una spalla. Per cercare di venire su ha sbandato e gli è scoppiata una gomma. Alla fine la capra è morta ed ho dovuto anche fare lo smaltimento della carcassa.”
Nonostante tutto, Emanuele decide di continuare. “Ho voluto far richiesta di residenza, mi è stata data e, da settembre 2010 ho richiesto lo sgombero neve e la messa in sicurezza della strada comunale, ma mi hanno risposto che, per una sola persona, non si giustificava una simile spesa.”.

Acquistare un nuovo trattore, salire e scendere per portare su il fieno, lutti in famiglia, difficoltà di spostamento… Il racconto di Emanuele prosegue, come se fosse una storia narrata fin troppe volte a persone incredule che non riescono ad immaginare che, nonostante tutto, lui sia ancora qui con i suoi animali.
 “Oltre agli animali, pianto verdure, patate. Con quello che avevo incassato dall’estate ho pagato l’allacciamento alla luce, perché nell’inverno solo con i pannelli non riuscivo a caricare a sufficienza le batterie, specie se c'era neve. Mungo un po’ le capre, faccio formaggi per uso personale, una mucca la mungo per portare il latte alla nonna. Questo mestiere non è sempre rose e fiori, ma l’amore per la montagna, per gli animali, vuole che io continui. A Mompantero ci sono soltanto più io che allevo bovini ed effettuo l’alpeggio intracomunale. Per meccanizzarsi però servono fondi, ci sono grandi spese, per continuare quindi serve qualcosa di più. Qui è tutto vincolato, vincolo idrogeologico, costruire qualcosa è impossibile. Adesso poi c’è la questione della TAV. Dove devono fare i depositi di stoccaggio porterebbero via l’ultimo campo di patate che abbiamo. Per l’autostrada, negli anni Ottanta, ci hanno preso quattro ettari. Con quella terra, la mia famiglia poteva farsi un’azienda!”.

Adesso Emanuele è a Fado, perchè a Ganduglia non aveva più pascoli. “Oggi ci sono altre tecnologie. Vedo mia nonna, cosa racconta di una volta… Oggi il pascolo è tutto elettrificato e vedo bene il miglioramento, l’animale spreca meno. Qui sono arrivato l’altro giorno, la prima notte ho dormito in macchina, poi mi sono portato su la roulotte. Sono venute delle persone che abitano nelle baite sotto, uno ha detto che erano 25 anni che non sentiva una campana quassù, vedere le bestie gli apriva il cuore.  Fino a venti anni fa a Mompantero c’erano più di cinquanta stalle, poi tutti via via hanno smesso. I giovani d’oggi vogliono l’orario, lo stipendio e poi il divertimento.” Mi mostra i pascoli lì intorno, ormai quasi completamente boscati, ma tra gli alberi di erba ce n'è e, se non le capre, almeno le vacche potranno essere messe lì a mangiarla.

Parliamo del futuro ed anche Emanuele ha lo stesso sogno di molti altri ragazzi che fanno questo mestiere. “Trovare una ragazza per condurre questa vita e avere un’azienda che funziona. Ormai si deve lavorare nel modo giusto, non più tribolare così. Farsi una famiglia è anche giusto, ma qui i servizi non ci sono, manca tutto, anche la raccolta rifiuti. Non ha un senso, non è una vita. Ringrazio la mia famiglia, che mi ha aiutato, ma ci sono sempre problemi. Il papà segue i prati da bagnare, i campi di patate e gli orti. Da solo non potrei fare tutto. Poi produco e consegno legna, per arrotondare. Solo con gli animali non riuscirei proprio ad andare avanti.
Emanuele è un giovane che tiene alla tradizione ed in questo lo ha aiutato molto la presenza della nonna, personaggio che così spesso è stato citato nel suo racconto.
 

Oltre alla tradizione, c'è però spazio per qualcosa di molto attuale. “Mia sorella mi ha convinto ad iscrivermi su Facebook. Sono contento di averlo fatto, perché ho conosciuto tanti giovani come me che o hanno aperto l’attività, o vanno avanti con quella di famiglia. E’ bello scambiare foto, idee, opinioni. La TV invece non mi piace, non mi interessano i contenuti, guardo solo Linea Verde e Mela Verde".
Emanuele sposta le vacche nel nuovo pezzo dall'altra parte della strada, suo papà sta finendo di preparare pranzo nella "cucina da campo". Mangiamo mentre i due continuano ad aggiungere dettagli alla storia, poi un'improvviso temporale ci costringe a rifugiarci nella roulotte per il dolce. Riparto con il vento che spinge le nuvole, dopo poche curve ritorna il sole. Chissà quando questo sole arriverà anche sulla strada di Emanuele?

Essere felici della propria vita

A differenza di qualche giorno fa, quando l'erba era come spaventata dalla nevicata del primo giugno, questa volta sono salita a Grand Puy in un tripudio di fioriture multicolori. Dopo aver rimandato più e più volte questo momento, finalmente sono andata ad intervistare Francesca.

E' una giornata di sole e vento, l'aria è limpida, a Grand Puy inizia ad esserci un po' di movimento, ma non tutte le case sono già state aperte. Mancano ancora tanti fiori, tanti gerani che invece mi ricordo di aver visto in estate. Comunque qui è sempre un bel posto e non c'è da stupirsi quindi se tra non molto ascolterò Francesca parlare con soddisfazione della propria vita quassù, a 1800 metri di quota, tutto l'anno, facendo un lavoro che piace, appassiona e dà soddisfazione. Seguo le frecce che portano all'Agriturismo L'Itialette, gestito dalla sua famiglia. "Aprire l'agriturismo proprio alla fine del 2005, giusto in tempo per le Olimpiadi, è stata una soddisfazione grandissima. Ce ne occupiamo io, mia mamma, mia sorella, ma lei d'inverno lavora anche agli impianti. Per la maggior parte riusciamo a dare roba nostra, dai formaggi al miele, dalle patate ai salumi. Poi la carne di maiale, agnello, capretto, le verdure. Le bestie le tengo qui, chi vuole vederle, le vede, ma non sono proprio attaccate a dove si mangia, così non danno fastidio a nessuno. La mucca piace se è a 50 metri e non senti l'odore. Ci va comprensione, grossi problemi con i turisti non li abbiamo mai avuti. Adesso vogliamo iniziare a collaborare con le colonie, un giorno o due la settimana. E' bello quando i bambini guardano a bocca aperta, sono le soddisfazioni dell'agriturismo, perchè insegni qualcosa."

Francesca sta andando a mungere i suoi animali, ma quel giorno si è fatto un po' tardi e così sono già al pascolo, non l'hanno attesa sotto la tettoia. Mi racconta delle difficoltà quando è venuto a mancare suo papà. "Si è trattato di prendere delle decisioni, è stata dura. Animali ne abbiamo sempre avuti, ma era lui che li curava. Io avrei voluto andare avanti a studiare, fare veterinaria dopo l'Istituto Agrario, ma dovevo scegliere, tutto non era possibile. Così ci siamo organizzate, io volevo andare avanti qui e questa è la strada giusta. Con 15 mucche non vivi, ma con l'agriturismo riesci a dare il giusto valore a quello che produci, sono stata favorevole fin da subito a questo, perchè mi consentiva di vivere e lavorare qui."

Non si può darle torto, specialmente in una giornata del genere. Però anche d'inverno, questa frazione è collocata in una posizione ottimale che niente ha a che fare con il fondovalle di Pragelato. L'esposizione è perfetta, le ore di sole sono maggiori, il panorama… Lo potete vedere anche voi! "Nell'inverno della grande nevicata ho preso la scelta di portare le bestie in stalla a Fenestrelle, perchè almeno erano tutte insieme. Prima usavo tre stalle qui nella frazione. Giù è più comodo e almeno nessuno si lamenta. Per il resto, anche d'inverno qui si sta bene. A me poi piace sciare, ho tanti amici, villeggianti che vengono su per la neve. D'estate frequento di più gente che fa questo lavoro, per gli orari che comporta… Tu puoi andare a fare cena quando tutti sono già in giro per locali. Ma d'inverno invece è diverso. Poi qui le Olimpiadi hanno portato tante cose positive, ad esempio abbiamo l'ADLS. Con le Olimpiadi sono arrivati dei servizi che in altre valli si sognano! Internet lo uso per tenermi informata, vedere se escono dei bandi che possono interessare, poi semplifica le pratiche, la burocrazia, puoi spedire le cose via e-mail. E Facebook… Sei sempre in contatto con altri, conosci ragazzi e ragazze che fanno il tuo stesso lavoro, capisci che siamo ancora in tanti, vedi le foto, è bello e utile".

Francesca torna più volte sul tema dell'istruzione, che per lei è fondamentale anche (e soprattutto) in questo mestiere. "Non essere andata all'università è il mio unico rimpianto. La scuola che ho fatto forse dal punto di vista pratico non mi ha dato poi così tanto, ma mi ha insegnato a cavarmela. Se sei ignorante non riesci a districarti con la burocrazia. Almeno un diploma è necessario anche facendo questo lavoro, altrimenti tutti ti abbindolano. E' finita l'era dell'allevatore ignorante che vive nel suo <<ho sempre fatto così>>. Ti devi evolvere, tenere aggiornato!". Non posso che dar ragione a Francesca, sono cose che ripeto da sempre ed ho anche scritto più volte. D'altra parte fa riflettere e non poco il fatto che Francesca fino ad ora sia stata una delle pochissime persone intervistate che non si sia lamentata della burocrazia, quella che invece è la bestia nera della maggior parte di tutti gli altri. Attenzione, non parlo di soldi, di spese, di tempi lunghi per i permessi, ma proprio solo della capacità di districarsi tra carte, uffici e persino saper cogliere delle occasioni vantaggiose che possono aiutare nello svolgere questo lavoro.

E' significativo che questi discorsi me li faccia una ragazza che vive a 1800 metri di quota in una frazione che potrebbe sembrare "dimenticata". Ancora una volta ho incontrato un giovane, una ragazza per di più, che mi fa sperare nel futuro, futuro della montagna e dell'allevamento. Pensateci, voi che volete seguire questa strada. Non sono i grandi numeri che fanno la differenza, ma la qualità e l'organizzazione dell'azienda. Ogni situazione ha la sua storia, ma quella di Francesca non è stata sicuramente una di quelle con la strada spianata fin dall'inizio, se pensate al fatto che in un momento sicuramente non preventivato la famiglia ha dovuto letteralmente decidere che fare.

Il latte schizza nel secchio, quel latte che diventerà tomini, formaggi freschi da inserire nel menù, ma anche creme e gelati. Solo una parte sarà formaggio stagionato, da servire magari in abbinamento con il miele delle arnie poco sotto. Lunga è la tradizione e la fama del miele di Pragelato, ma non è difficile immaginarne la qualità, con le fioriture multicolori che ci circondano.

Sulla qualità della vita da queste parti la dice lunga l'atteggiamento rilassato di questi animali. "Sono stata in Val d'Aosta, ma là l'allevamento conta davvero qualcosa, l'allevatore ha più peso, è più considerato, qui le esigenze dei margari che salgono sono calpestate. Anche la cura del territorio là è differente."

Quindici vacche, qualche capra e qualche pecora. "La prima vacca mia me l'hanno regalata per i 18 anni, una vacca scelta da me al Centro Sperimentale. Insieme a Turmenta i miei mi hanno regalato anche il primo rudun." La passione per gli animali è grande, Francesca e le sue vacche sono sempre tra le protagoniste di Miss Mucca, la manifestazione "turistica" che si tiene annualmente nel mese di luglio a Pragelato. "Quest'anno dovrebbe essere il 10 luglio."

Anche chi fa questo mestiere ha dei "capricci", e così Francesca si è comprata Chatillon, una reina. "L'ho presa due anni fa…". Scendiamo all'agriturismo, Francesca mi parla dei suoi progetti di vita e di lavoro per il futuro. "Su di qua l'unica strada è legata al turismo. Bisogna adattarsi al resto del mondo, non bisogna essere chiusi, ottusi e bigotti. A volte abbiamo problemi con quelli delle moto che ti passano in mezzo ai pascoli, ma in generale adesso la gente rispetta di più, non trovi più tanta immondizia sparsa, bottiglie rotte, scatolette."

Storie di intolleranza senza senso: bisogna informare di più!

Esempi positivi e negativi che si sovrappongono e fanno rifletter su QUANTO bisogna ancora lavorare per far sì che la gente capisca davvero cosa vuol dire ambiente. Io ho sempre creduto di essere "ambientalista" ed "ecologista", ma poi leggo, vedo e sento quello che dicono certi… ambientalisti e mi chiedo: "Ma chi davvero fa qualcosa per l'ambiente???". Leggete questa storia, segnalata su Facebook dall'amico Michele Corti.

Lettera al Cittadino (quotidiano di Lodi) del 6 giugno 2011
Le pecore nel Belgiardino: che disastro
Chi nel mese di aprile e fino a due settimane fa circa ha fatto bellissime passeggiate nel verdeggiante e profumato bosco di Belgiardino, cosparso di fiori e ricco di promettente sottobosco, non riconoscerà ora più quell'oasi di verde ne
lla devastata landa lasciata dal passaggio delle pecore.
E la sottoscritta, che in marzo, al primo sbocciare delle violette, approfittando del rado bosco invernale, aveva ripulito il sottobosco – dove possibile – da immondizia di ogni genere, aiutata nell'impresa da volontari collaboratori intervenuti a rimuovere i sacchi raccolti, ha fatto evidentemente un servizio alle pecore e non ai cittadini amanti della natura, come suo intento.
Le pecore, però, irriconoscenti, muovendosi in branco hanno mosso il terreno e portato alla luce nuovi vecchi residui alluvionali di spazzatura, prima nascosti sottoterra odal verde lussureggiante, che aveva cercato di stendervi sopra un pietoso velo. Nonostante la cocente delusione, la sottoscritta è già tornata all'opera di ripulitura, ma poco potrà fare per i fiori, gli arbusti e i tanti getti di alberelli divorati dalle pecore.
[…] Comunque sia non sembrano certo esserci le condizioni per poter permettere che un prezioso sottobosco, foriero di rigenerazione del bosco, venga elimitato da orde di pecore affamate. certo anche loro devono pascolare e nutrirsi.
Sì, ma non in una zona dove terre coltivate e logistica hanno lasciato solo uno spazio irrisorio all'ambiente naturale originario. In tutto questo contesto il Belgiardino ha anche ospitato la "Camnada Ludesana": che cosa avranno pensato i partecipanti vedendo il parco pelato e pieno di escrementi animali?
Semplicemente quello che è sotto gli occhi di tutti: che anziché curarlo per il cittadino, il Parco Adda Sud preferisce lasciare il Belgiardino in pasto alle pecore.
Ma perché questo stato di cose non permanga, io chiedo a tutti gli amanti della natura e del parco di chiedere entro aprile dell'anno prossimo al direttore del Parco Adda Sud – come farò io – di dirottare le pecore verso altri siti, più ampi e in migliori condizioni di salute.

Simonetta Saccardi
 

 
Per fortuna c'è anche chi, su youtube, carica le foto di un gregge che svolge un'utile opera di pulizia nei parchi di Torino… Allora, voi che ne dite? Come si fa ad indignarsi perchè le pecore "portano alla luce l'immondizia"? No comment poi riguardo agli escrementi… Ma è mai possibile che ci sia tanta ignoranza? Spero che il parco risponda adeguatamente spiegando che l'erba pascolata ricrescerà (se uno non capisce, bisogna spiegare anche le cose più ovvie) e rifiorirà più bella di prima, invece di seccare ed ingiallire. L'immondizia la signora Saccardi andrà a toglierla di nuovo? Bene! Un plauso alla sua iniziativa. Se ci fossero state erbacce e rovi, invece sarebbe rimasta lì. Volevo comunque specificare che non l'hanno portata le pecore, ma gli uomini! Adesso almeno il parco è davvero ripulito e ricrescerà la vegetazione, in meno tempo di quello che l'indignata signora può pensare. Cara Simonetta, io, da amante della natura, dell'ambiente e del paesaggio, auspico che sempre più parchi, amministrazioni comunali, ecc… si affidino a greggi di pecore per la pulizia ed il pascolo. Gli escrementi sono concime naturale che favoriranno l'ecosistema (vegetale ed animale). Meglio secondo lei rumorosi ed inquinanti mezzi meccanici?

Verdiana Morandi, segretaria dell'Associazione Pastori del Triveneto, qualche mese fa mi segnalava l'ennesimo caso assurdo. Leggete qui dal Gazzettino on-line, quotidiano del Nord Est.
"Magredi, sì all’Italian Baja no alle pecore. Domenica 20 Marzo 2011,
SAN QUIRINO – (mm) «Vietato l'ingresso alle pecore»: potrebbe presto campeggiare questo cartello nell'area dei Magredi. Auto, quad e moto dell'Italian Baja corrano pure (la gara attraversa oggi e domani la zona dei guadi), ma gli ovini pascolino altrove. Questo lo sfogo del sindaco Corrado Della Mattia che, facendosi portatore delle lamentele di coltivatori e cacciatori, dichiara «guerra» alla transumanza sregolata. «Non se ne può più. Sto valutando di firmare un'ordinanza per fermare questo fenomeno, in particolare nel periodo estivo – annuncia Della Mattia -. Le pecore brucano l'erba, rovinano i campi, lasciano deiezioni ovunque e sono portatrici di malattie, favorendo la diffusione di zecche». Della Mattia, numero uno dell'Aci provinciale e regionale, è anche presidente del comitato organizzatore dell'Italian Baja, la corsa che si sta svolgendo proprio sui Magredi. «Altro che Baja – sbotta il sindaco -, gli ambientalisti pensino ai danni ambientali causati dal passaggio continuo delle pecore. Loro sì che rovinano il territorio». La transumanza «è sempre più frequente: si verifica in pratica tutto l'anno. Si è poi
passati da qualche centinaio di pecore ad anche oltre mille capi a pastore – osserva Della Mattia -. Spesso chi conduce questi greggi, perlopiù extracomunitari, "finge" di transumare, di fatto stanziando sul territorio. Una cosa che non possiamo accettare».
"
Avanti con i luoghi comuni sulle zecche (quante volte dobbiamo ancora ripeterlo che le pecore non portano le zecche, ma anche loro ne sono vittime se queste sono già presenti sul territorio????). Se veramente sono stati danneggiati dei campi, allora i responsabili pagheranno il danno, ma… "le pecore brucano l'erba" mi sembra una lamentela quantomeno ridicola!!!! E poi… sì ai fuoristrada e no alle pecore? Qualcuno mi spiega questo fatto?
Mi scrive Verdiana: "Son stata all'incontro sul piano di gestione dei Magredi di Pordenone… dopo 4 ore son finalmente arrivati alla misura sul pascolo… che veniva semplicemente VIETATO senza previsione di alcun compenso! Abbiamo chiesto un incontro specifico con la regione FVG… dato che dicevano di aver molta fretta… e dato che han detto che han cercato così tanto i pastori e non son riusciti a contattare nessuno… Ma pensa te! Quante bugie in una mattinata sola! Naturalmente Coldiretti neanche del fatto, interesse zero! E' inutile.. ci vuole TANTISSIMO tempo e gente che abbia duecentomila competenze… come fa un pastore a lavorare e tutelarsi da sta gabbia?". Verdiana non è solo figlia e nipote di pastori, ma è laureata e specializzata in Sviluppo Sostenibile e Gestione dei sistemi agroambientali.

L'unica speranza è che si riesca a fare TANTA informazione corretta, che i VERI ambientalisti facciano sentire la loro voce, che si parta con piani di educazione scolastica. Non solo fattorie didattiche, ma visite "in campo" con le scuole a questi Parchi dove ci sono gli animali, far capire la loro importanza per TUTTO il territorio.
 

Foto di qualche anno fa

Il blog poco per volta acquista lettori… e magari ne perderà pure qualcuno, chissà! Il bello è quando i lettori diventano facce ed incontri reali. Con molti prima c'è stato una "personificazione" su Facebook, mi avete chiesto l'amicizia dicendo che seguivate "Pascolo Vagante", con qualcuno poi c'è stato l'incontro.

Flavio ad esempio l'ho conosciuto solo qualche giorno fa, ma era da un po' che ci scambiavamo idee e foto. Recentemente mi ha inviato le foto della transumanza di quest'anno, ma in arretrato io avevo ancora queste altre del 2007. Lui manda le sue pecore in guardia all'Alpe Caugis, in Val Pellice. Qui il gregge nel parc in occasione della discesa autunnale della mandria. "Per loro ancora un giorno di alpeggio: la meiranda si svolgerà il giorno seguente."

Queste invece sono appunto le immagini della transumanza di quell'autunno. Qui vediamo Edy Catalin con la sua cavalla, mentre il suono dei rudun lo immaginiamo soltanto.

"Mario Ayassot in testa alla meiranda. Qui era il 2007, quest'uomo del 1928 operato diverse volte (anche di recente) si trovava comunque lì dove era salito per circa 40 anni: aveva una volontà di ferro, purtroppo è poi mancato ad inizio 2011."

Non sono strade facili quelle che portano a certi alpeggi della Val Pellice, ma per fortuna sono state realizzate e permettono il raggiungimento anche di baite a quote particolarmente elevate. In valle sono ben pochi gli alpeggi sprovvisti di strada e non è così ovunque, in Piemonte…

Giorgio, l'amico di Flavio, con le capre. Purtroppo proprio in questi giorni una delle capre che saliranno su questi pascoli è stata attaccata e sbranata. Era un animale zoppo, non rientrato al recinto, mentre il gregge si trovava ancora nei pressi della Gardetta. Sarà stato il lupo? O qualche cane randagio?

Qui vediamo le capre di ritorno dal pascolo, con l'insidiosa nebbia che va e che viene. In certe giornate la nebbia ti fa da compagna inseparabile da mattina a sera e vi assicuro che non è affatto facile lavorare lassù in quelle condizioni.

In uno squarcio tra le nebbie, il Monviso che fa capolino. Siamo al mattino all'alba, a quell'ora è più facile che la visibilità sia migliore. Mi fa male vedere e sentire uomini sfiduciati che, per tutte le problematiche che affliggono il settore (dell'allevamento in generale, dell'alpeggio in particolare), godono in modo amaro di simili spettacoli della natura. E dire che, un tempo, salire all'alpe era una gioia vera!

Veramente bella e poetica quest'immagine di Giorgio con la sua Kenia. Ci sarebbero da scrivere infinite parole sul rapporto tra un pastore ed il suo cane. Giochi di sguardi, attese, immobilità, fischi, ordini, comandi, corse, solitudini, carezze…

Ecco il gregge nei pascoli ormai colorati dalle tinte dell'autunno. La discesa era attesa per il giorno successivo. Adesso invece il gregge non è ancora arrivato lassù, ma mi piace mescolare questi momenti della stagione, sempre per ricordarvi (se mai ce ne fosse bisogno!) che questo è un mestiere che non si arresta mai, 365 giorni l'anno.

Sempre vigile il pastore! Qui Paolo sta controllando il passaggio del gregge in un punto critico, ci spiega Flavio. Il più delle volte bisogna lasciare che gli animali facciano da soli, mai avere fretta: mandare il cane per accelerarne il cammino potrebbe risultare fatale, in certi luoghi.

"Il gregge verso il passaggio peggiore: una "louzera" ripida di circa trenta metri dove le pecore fanno fatica a passare soprattutto in caso di pioggia".

Infine il gregge in discesa da Vantacul verso l'alpe del Gard, sempre con la nebbia ad inseguire. E con questa immagine si chiude il reportage di Flavio, di cui pubblicherò altre foto prossimamente. Per adesso inizio a ringraziarlo di queste! …e buon alpeggio a Paolo, Natalino e tutti quelli che saliranno su di là in questa stagione d'alpeggio!

Una triste notizia e foto dagli amici

Con qualche giorno di ritardo, voglio condividere con voi una triste notizia arrivata dalla Val Pellice tramite Facebook.

Così il 3 giugno 2011 Norberto scrive sulla sua bacheca a commento di questa foto: "Oggi Pouluc ha lasciato i verdi pascoli di Barmadaut. E' salito nei celesti pascoli dove ha raggiunto sue sorelle che lo hanno preceduto. La Val Pellice piange uno degli ULTIMI VERI PASTORI. Arveise PIN." Rinnovo le mie condoglianze a Sabina e famiglia per la triste perdita.

Spostiamoci in Veneto con Matteo, che nel mese di febbraio mi aveva spedito un po' di foto relative al pastore Cristian, al quale va spesso a dare una mano. "Ho fotografato anche la nuova stalla, iniziati i lavori a giugno e terminati a novembre. tuttora in utilizzo conta più o meno 80 pecore con i rispettivi agnelli sotto a ciascuna."

Qui vediamo anche l'interno della struttura. Anche se questo è un gregge vagante, un ricovero per le pecore degli agnelli e per le capre quando partoriscono è sempre una cosa utile.

Ecco un'altra immagine delle madri con gli agnelli. Immagino che, una volta questi siano appena un po' cresciuti, vengano portati all'esterno con il gregge ed il loro posto venga preso da altre pecore.

"Queste foto sono state scattate domenica scorsa a Quinto Vicentino, come sempre sono del pastore Cristian in una delle ultime campagne di erba che pascoliamo di solito verso fine gennaio."

Adesso fa un certo effetto vedere un gregge in pianura con poca erba a disposizione, bruciata dal gelo… Forse però è bene ricordare anche quei momenti passati, che ritorneranno nell'inevitabile ciclo delle stagioni.

"Ora ci rimane un altra settimana in giro per i prati e poi si inizia a pascolare le stoppie del mais e qualche incolto. Nonostante il pessimo inverno trascorso tra neve pioggia e fango, Cristian è fiero del suo gregge, che sono ancora in ottima forma e di erba ne hanno sempre trovata finora, nonostante di greggi ne siano passate sei nei dintorni… Fortunatamente ora si sono già diretti verso Chioggia e lungo gli ultimi argini ancora puliti del fiume Brenta…"

Chissà dov'è oggi questo gregge? Speriamo che possa avere una felice stagione in montagna. Matteo mi racconta che "…questa passione dal di fuori non viene capita e spesso mi prendo del matto…". Proprio ieri mi domandavo pure io come vengano comprese queste pagine che scrivo quasi quotidianamente. Chi è del mestiere sa e capisce. Ma gli altri? Ci sono i curiosi, quelli che apprezzano le immagini ed i racconti… Ma fino a che punto riesco a far capire cosa voglia dire davvero?

Lo so bene che tanti che gravitano intorno a questo mondo per motivi vari parlano e giudicano la mia "follia". Perchè va bene occuparsi di pastorizia per mestiere, ma poi finisce l'orario di lavoro e si fa altro. Ma per me non è così. Cosa devo pensare poi quando un pastore commenta con me ed altri quello che ha appena sentito in una riunione e: "…perchè tanto non capiranno mai, in questo mestiere si nasce e non si diventa!". Forse non sono più la pecora nera, allora, perchè chi lo diceva considerava anche me "uno del mestiere"! Chissà se un giorno potrò davvero dimostrare che… si può anche diventare? Forse non come uno che ci è nato, ma in qualche forma un po' diversa…