Monotonia d’alpe

C’è chi pensa che trascorrere una stagione in alpe sia sinonimo di quotidiane gite in montagna. Certo, in montagna ci sei, ma di gite non se ne parla… Ogni giorno i lavori si susseguono con una cadenza quasi monotona, anche se spesso c’è più di un imprevisto a turbare il solito corso delle cose. Imprevisti legati al lavoro, che comportano attività aggiuntive ed orari più prolungati nella notte…

Ultimamente una delle costanti era la nebbia. Al risveglio, il cielo era sereno, ma già durante la colazione iniziava ad apparire qualche nube. Per l’ora di aprire il recinto, il cielo si era già coperto, ma spesso permaneva un certo calore, mischiato all’umidità.

Anche il cammino da percorrere, giorno dopo giorno, è sempre lo stesso. Le pecore partono prima, una volta aperte le reti del recinto si incamminano quasi a piacimento verso il pascolo. Il pastore le indirizza appena, poi loro vanno e tocca agli uomini raggiungerle per frenare la salita verso l’alto, a cercare erba sempre più verde, sempre più tenera. In alto dove la nebbia già si è posizionata…

Anche la settimana scorsa vi raccontavo di nebbia che andava e veniva, “belle” giornate in cui si è fortunati ad avere qualche ora in cui guardare lontano, o almeno riuscire a vedere tutte le pecore la sera, quando è ora di rientrare al recinto. Effettivamente non c’è molto altro da raccontare, la routine quotidiana è fatta di queste piccole cose, al massimo ci può essere qualche goccia di pioggia, un temporale da qualche parte, un po’ più caldo, un po’ più freddo.

Tutte le mattine ci si interroga sulla necessità o meno di portarsi al seguito l’ombrello, a spalle o legato sullo zaino, visto che da giorni ci si fa spaventare dalle nubi, senza però poi avere delle piogge. Il giorno che lo si lascia alla baita, il cielo si scurisce e inizia a gocciolare, ma per fortuna non sarà una vera pioggia e nemmeno un temporale.

Nebbia, ancora nebbia. Nonostante faccia meno caldo dei giorni precedenti, continua ad incombere la nebbia. Gli animali salgono lungo un sentiero scosceso, i pastori si affrettano su quello “ufficiale”, per precederli nel punto dove occorre indirizzarli, affinché non salgano troppo in alto, laddove invece pascoleranno nelle settimane successive.

Quella sarà un lunga giornata di nebbia durante la quale, contrariamente al solito, l’umidità densa non se ne andrà nemmeno dopo il tramonto. Ancora più difficile, per i pastori, localizzare e far rientrare tutti gli animali al recinto la sera.

Solo nel tardo pomeriggio c’è un breve, illusorio, sprazzo di visibilità. Bisogna approfittarne per guardarsi intorno il più possibile, aguzzando le orecchie, per aiutarsi con il suono delle campane, oltre che con gli occhi.

Infatti c’era un gruppetto di animali saliti troppo in su, di cui uno soltanto con la campana. Il pastore “prende nota” dei componenti di questo gregge, dovrà aggiungere qualche campana in più, per non correre troppi rischi. Intanto, con l’aiuto dei cani, fa scendere gli animali verso il basso, ormai è ora di “ritirarsi” e la discesa di tutti al recinto necessiterà quasi due ore. Gli animali scendono piano, pascolando; cammineranno in fila, più veloci, solo nell’ultimo tratto, quello che percorrono ogni giorno, mattino e sera.

Poi il tempo all’improvviso cambia con delle giornate limpide, fresche, dal cielo terso e dal vento più o meno forte. Sembra di rivivere, si respira in un altro modo, c’è anche maggiore entusiasmo nell’affrontare il solito sentiero che ti porta su, come ogni giorno…

Fine della primavera

Tecnicamente non era ancora estate. Il calendario dice che quella inizia oggi, il 21 giugno, con il solstizio. Però nei giorni scorsi era arrivato, all’improvviso, il caldo, che tanto si era fatto attendere, soprattutto in quota. In pianura non si stava male, con il fresco, però molti settori dell’agricoltura piangevano su di una stagione di scarsi raccolti frutticoli, di fieno marcito nei prati. In montagna tanti andavano a vedere i pascoli per la salita in alpe, poi tornava indietro dicendo che c’era ancora da aspettare.

Quelli che invece erano già su, come avete potuto vedere su queste pagine, hanno attraversato svariate giornate difficili, caratterizzate spesso da grandine e pure neve, oltre alla pioggia battente. Adesso però è stagione di nebbia e di temporali. A mano a mano che la pianura si scalda, qui le nebbie si appiccicano alle montagne.

Credo che, per un pastore, questi siano i momenti più difficili. Solo il più esperto riesce a stare tranquillo in giornate del genere… oppure il più incosciente!  Non che ci sia un vero pericolo, gli animali pascolano come sempre, solo che, con la nebbia, tendono maggiormente a dividersi. Le campane al collo sono fondamentali, in queste condizioni.

Quando la nebbia va e viene, bene o male riesci a raccapezzarti e, tra uno sprazzo e l’altro, ti dai da fare per individuare gruppi e gruppetti, ma soprattutto singoli animali allontanatisi dal gregge o rimasti attardati. Lo sapete bene qual è il pericolo… Il rischio è rappresentato dal lupo. Il predatore può attaccare sia in pieno giorno, mentre si è al pascolo, sia di notte, se qualche animale non rientra al recinto. Ecco perchè il pastore deve preoccuparsi di ricondurle tutte al recinto, la sera.

Bisognerebbe tenere gli animali tutti uniti, potrebbe argomentare qualcuno. Il guaio è che non è sempre possibile. Non lo è su montagne del genere, con ripidi pendii, rocce, cespugli. Adesso il recinto è ancora a quota abbastanza bassa, quindi ogni giorno si cammina per arrivare ai pascoli non ancora percorsi dagli animali. C’è il giorno in cui il gregge si mette a pascolare subito, appena uscito dalla rete, e quello in cui invece infila veloce il sentiero e sale, sale… Non tutti però riescono a tenere il passo delle prime, così c’è sempre qualche ritardatario che resta indietro, addirittura che si ferma a pascolare più in basso.

Quest’anno la fioritura dei rododendri è al suo massimo splendore soltanto ora, mentre nelle passate stagioni ci aveva accolti durante la transumanza di salita all’alpe. Macchie rosa intenso colorano la montagna, segni evidenti di quanto la copertura anche di questi cespugli sia estesa. Oltre ai rododendri, sono però gli ontani a farla da padrone, una fitta “foresta” dentro la quale spesso scompaiono gli animali, andando a pascolare l’erba verde che cresce lì in mezzo. Capre, ma anche pecore e agnelli. La speranza è sempre che tutti escano di lì e si accodino al gregge.

E’ vero che la pecora è un animale gregario e tende a stare in gruppo, ma anche per loro non tutte le giornate sono uguali, così magari c’è quella che decide di fermarsi a pascolare più a lungo delle altre, c’è quella zoppa che fatica a seguire il gregge, c’è l’agnello, sazio dopo la poppata, che si addormenta in una conchetta erbosa. Con la nebbia poi gli animali hanno maggiore tendenza a dividersi, non vedendosi gli uni con gli altri.

Il caldo della pianura arriva anche quassù, si sta in maglietta nonostante la nebbia o il cielo coperto. I cani fanno frequenti bagni nei ruscelli e qualcuno addirittura cerca refrigerio sui rimasugli dei nevai. Il sentiero, che fino a poco tempo fa era transitabile a fatica, ora è ormai sgombro, la neve sta sciogliendo velocemente.

Giorno dopo giorno si torna sui propri passi. Un giorno gli animali si fermano più in basso, un altro “scappano” verso l’alto approfittando della copertura della nebbia. Solitamente il pastore le lascia andare, le guida solo in alcuni punti, perchè non vadano in posti pericolosi in giornate di maltempo, perchè finiscano di pascolare in basso, perchè non corrano troppo verso le alte quote, dove l’erba è ancora tenera e bassa.

In alto c’è ancora neve, anche se sempre meno, giorno dopo giorno. Questa si protende verso il basso in lunghi canaloni di valanga, maggiormente pericolosi quando si assottigliano e minacciano di crollare sotto il peso delle pecore. Di sicuro chi è giù in pianura a boccheggiare invidia queste “fresche” immagini!

Al mattino, dopo le varie attività nel recinto, quando si inizia a salire con gli zaini in spalla però si suda a profusione anche qui. Mentre le pecore iniziano ad allungare la loro fila, ti chiedi se è il caso di legare sullo zaino anche l’ombrello. Sarà “solo nebbia” come nei giorni scorsi, o il caldo sfogherà in qualche temporale?

Verso l’ora di pranzo ci sarà la risposta. Gli ultimi bocconi vengono inghiottiti in fretta, la nebbia si trasforma in qualcosa di diverso, l’aria si fa più densa, si ode un brontolio lontano. C’è quell’immobilità che precede la burrasca. Persino gli animali avvertono quelle particolari condizioni e, a differenza del giorno prima, non puntano verso l’alto, ma si fermano. Per i lunghi attimi di attesa restano quasi immobili, senza nemmeno pascolare. Poi i tuoni si fanno più vicini ed inizia a cadere qualche gocciolone pesante.

Non tutti abbiamo l’ombrello e comunque non c’è da correre dietro al gregge, così precipitosamente scendiamo di alcune decine di metri, a raggiungere un’ampia balma dove si può stare al riparo, uomini e cani, addirittura sdraiandosi o sedendosi, a scelta. Seguiranno oltre due ore di lampi e tuoni quasi ininterrotti, con pochissima pioggia. Il gregge riprenderà a pascolare, ma i cani, terrorizzati, non se ne andranno da vicino a noi, soprattutto quelli da guardiania, che poco amano i temporali. Poi i tuoni si allontaneranno e, su verso le creste, emergerà qualche raggio di sole.

Quella sera il rientro al recinto non sarà problematico. L’aria è più fresca, la nebbia si è dissolta, la serata sembra avviarsi verso un bel tramonto. Però in montagna, soprattutto a questa stagione, il meteo evolve con grande rapidità, così ci sarà ancora un veloce temporale mentre i pastori stanno finendo i lavori nel recinto ed un altro, più intenso, con chicchi di grandine grossi come ceci, quando finalmente si consumerà la cena seduti a tavola.

Con il caldo arriva anche…

Da quant’è che invocavamo un po’ di caldo? Personalmente non ne sentivo quella gran necessità, mi piace entrare nel letto con tante coperte e sprofondarci dentro, cosa che non puoi fare con l’afa! Però su in alpe abbiamo bisogno di un po’ di calore che sciolga le valanghe nei canaloni, che faccia crescere l’erba. Se sarà caldo “normale” e non torrido, saremo tutti felici!

Ma cosa succede quando in pianura arriva di colpo il caldo umido e l’afa? Succede che, specialmente in quelle vallate proprio a ridosso della piana, le prime montagne che si innalzano sopra alle “terre calde”, arriva la nebbia. E la nebbia non è amica dei pastori. Uno dei motivi per cui si attaccano tante campanelle a pecore e capre è proprio quello di riuscire ad individuare sia gli animali ritardatari, sia eventuali gruppi che si sono allontanati dal grosso del gregge, ma anche intuire i movimenti, mentre tu sei lì che a malapena scorgi poche bestie intorno a te.

Forse da questa immagine capite meglio cosa io intenda, anche se comunque nei momenti di nebbia più fitta non riesco nemmeno a scattarle, le foto. Solo il pastore più esperto se la cava bene anche in giornate di nebbia, ma è fondamentale conoscere pietra per pietra la montagna, individuare ogni campana, saper prevedere i movimenti degli animali, intuire dove e quali possono essere i rischi.

Per fortuna che, nelle giornate meno sfortunate, al pomeriggio o alla sera la nebbia si alza e così c’è modo di vedere se qualche animale si è allontanato, dov’è andato, se si sta avviando sulla strada del ritorno o se è necessario salire per andare a riprenderlo. Solitamente il più delle volte succede così, anche perchè non ti fidi solo della tua vista e vai a fare un giro di controllo, per vedere che non resti indietro un capretto, un agnello addormentato, una capra sotto una sporgenza di roccia.

Fin quando pascoli in basso la nebbia non ti impensierisce più di tanto, perchè è lassù sulle punte, scende fin verso i 1800-1700 metri, ma ormai giù non c’è più niente da mangiare e bisogna andare in alto, dove la neve sta sciogliendo e spunta l’erba nuova. E così ci saranno tanti giorni da passare nella nebbia, specialmente in certe vallate.

Per i giorni a venire le previsioni sembrano confermare questa tendenza, con qualche temporale qua e là. Ormai sempre più animali sono in quota, le transumanze si susseguono, tra poco durante ogni gita in montagna gli escursionisti incontreranno vita sugli alpeggi. Spero che sia per tutti una buona stagione, mi auguro vi sia reciproco rispetto e comprensione delle esigenze di tutti. Ci si vede “su di là”, tempo per andare io a trovare gli amici ne ho sempre poco, ma fa piacere quando qualcuno viene a fare un giro e passa per un saluto. Sapete dove trovarmi…

Iniziative e altro

Non riuscendo ad aggiornare il blog con la solita costanza, mi si accumula anche parecchio materiale che ricevo da voi o che mi piacerebbe comunque condividere. Segnalo un’iniziativa che proprio oggi ho trovato nella posta, Salita all’alpeggio 2013, Escursione con mucche e pastori.

Altra iniziativa, che ricevo con piacere dall’amica Gaia, riguarda altre “vecchie conoscenze” di questo blog. Insieme ad Alex e Pamela, stanno infatti cercando di dare il via ad un’iniziativa turistica per quest’estate. Riporto qui integralmente il programma, la descrizione dell’evento ed i recapiti per informazioni e prenotazioni.

Ovviamente, se qualcuno di voi parteciperà, spero che mi mandi le foto e ci racconti com’è andata!

Un altro amico ci invia questo biglietto da visita di una bottega artigiana che realizza campanacci.

Vi ricordo infine la “Cena della capra” con annessa presentazione del mio ultimo libro che si terrà il prossimo sabato, 8 giugno, a Balme (TO).

Dai monti, d’estate

Prima di proporvi un po’ di foto ricevute nel corso dell’estate, volevo segnalarvi che oggi pomeriggio, nel corso della trasmissione Geo&Geo su RAI3, si dovrebbe parlare di pecore e lana e dovrebbero anche proiettare alcune mie foto. Non ho più ricevuto conferme a riguardo, quindi il condizionale è d’obbligo… Per la mia presenza in trasmissione sto aspettando che mi facciano sapere qualcosa!

(Foto M.Verona)

Partiamo con un’immagine dalla Val Pellice, gregge sorvegliato dal cane da guardiania.

(Foto C.Borrini)

Poi riprendiamo il viaggio con Carlo, che ci conduce nuovamente al Colle del Nivolet. “Come mi ero ripromesso, sono tornato al Colle del Nivolet per poter trovare Ettore il pastore margaro che ho incontrato alla fine di giugno con il gregge e con la mandria a Ceresole Reale. Purtroppo quando siamo arrivati al colle le pecore avevano già lasciato il recinto che era occupato solo da una pecora con il suo agnello.

(Foto C.Borrini)

Il gregge l’ho visto di fronte a me al di là di una piccola valle (impossibile per le mie capacità di scalatore da raggiungere). Comunque avendolo di fronte sono riuscito a scattare alcune foto dove si nota il gregge che disegna delle coreografie che i registi teatrali si possono sognare.

(Foto C.Borrini)

Nel pomeriggio scendendo ci siamo fermati all’Alpe Agnel dove c’era una mandria di vacche al pascolo. All’alpe ci siamo fermati per comprare un po’ di toma dalla signora Bruna che mi ha spiegato che Ettore era al Nivolet con le pecore. Con la signora Bruna ci siamo intrattenuti per quasi un’ora (la signora è molto loquace) parlando di tutto, dai problemi dei pastori e dei margari, ai problemi della sanità, della scuola, della crisi, mancava solo di parlare di calcio e poi eravamo a posto. Mi avevi detto che in quella zona conoscevi un pastore chiamato Bersagliè e che da un po’ di tempo non avevi notizie. La signora Bruna mi ha detto che sta bene ed era anch’esso al Nivolet con le pecore.

(Foto C.Borrini)

Un saluto alla signora Bruna e al cane che non ha mai disdegnato le nostre coccole e qualche crosta di formaggio e ripartenza per la pianura a soffrire un po’ di caldo.

Con il racconto di Carlo ho smaltito gli arretrati di agosto… Prossimamente pubblicherò le altre foto/storie che mi avete inviato.

Visto in giro

Piove, giornata non facile per i pastori vaganti, nei pascoli di pianura, terreni magari fangosi, erba forse pagata a caro prezzo che viene sprecata dagli animali. Il tempo però non si comanda e allora pensiamo ad altro.

(foto M.Verona)

Torniamo indietro nel tempo, ai mesi estivi, quando chi andava in giro con la macchina fotografica scattava foto che poi mi inviava. Queste addirittura risalgono all’inizio stagione, mese di giugno, e sono state scattate da mio papà nella zona del Colombardo (Val di Susa).

(Foto M.Verona)

Ecco una Savoiarda ancora nel pascoli di bassa quota, con i boschi sullo sfondo. Ormai, a causa delle nevicate precoci di quest’anno, anche chi va ancora a fare gite in montagna difficilmente vede bestie al pascolo.

(Foto M.Verona)

Prima di cambiare soggetto ed area geografica, ecco un ultimo scatto dai pascoli, sempre sulle montagne di Condove (Val di Susa). Ma adesso spostiamoci e sentiamo cosa ci racconta un amico del blog.

Lungo i sentieri (Foto C.Borrini)

La parola a Carlo. “Questa volta niente pecore, capre o vacche ma cavalli, muli e asini con i loro someggiatori e il formaggio svizzero Sbrinz (un prodotto che comunque ha a che fare con gli alpeggi). Sto parlando dell’arrivo dei someggiatori della Sbrinz Route a Premia in Val Formazza a cui ho assistito per la prima volta; la tradizione dura da nove anni. Si tratta di una festa per il paese ed un’attrazione per i turisti: i viandanti con i loro animali carichi di merci ci riportano ad un mondo che non c’è più.

Sui sentieri della Sbrinz Route (Foto C.Borrini)                                                                                                                                                                                                                                        

Per tanto tempo il trasporto del formaggio d’alpe sui valichi alpini è stato coordinato da Brienz. La mulattiera che attraversa il passo del Grimsel e del Gries verso Domodossola è stata una delle rotte più battute e venne addirittura battezzata Sbrinz Route. Nel tardo medioevo, il formaggio duro «Sbrinz» è diventato un articolo di successo. Grazie a questo formaggio la mulattiera si è sviluppata attraverso il Jochpass nell’entroterra svizzero (Oberland Bernese), proseguendo attraverso i passi alpini Grimsel e Gries verso l’Italia settentrionale diventando una via commerciale. In cambio di vino, mais, riso, olio e spezie che venivano importati dal sud, sul mercato di Domodossola e quindi di Milano, giungevano soprattutto formaggio duro e bestiame da macello. In questa cornice, lo «Sbrinz» divenne un formaggio d’esportazione estremamente richiesto.

Verso Premia (Foto C.Borrini)

Oggi la via del Gries percorsa dagli ospiti elvetici è una lunga passeggiata per appassionati di trekking e paesaggi alpini. Una volta l’anno rivive il suo glorioso passato grazie a queste persone che, indossati gli abiti degli avi montanari, passo dopo passo ripercorrono questo cammino lungo una settimana. La via del Gries fu utilizzata sino al 18mo secolo, poi iniziò a perdere di importanza mentre diventarono sempre più frequentate la via del Sempione e del San Gottardo, quando merci e persone iniziarono a viaggiare su carri e diligenze.

Accolti dal Sindaco (Foto C.Borrini)

Alle 18 circa di venerdì 24 agosto i someggiatori della Sbrinz Route sono arrivati a Premia con il loro prezioso carico. Il tempo non è stato molto clemente né verso i mulattieri né verso di noi che li abbiamo aspettati lungo i sentieri (siamo stati sorpresi da un paio di acquazzoni mica da ridere). Sono stati accolti, all’ingresso del paese dal Sindaco, da un Gruppo folkloristico e dalla Banda. 

Per le vie di Premia (Foto C.Borrini)

Quindi la carovana composta da una trentina di animali e una cinquantina di personaggi ha sfilato nelle strette vie di Premia fino alla zona del Pattinaggio. Dopo i discorsi di rito e lo scambio dei doni la dimostrazione dell’arte del taglio della forma di Sbrinz, assaggi per tutti e vendita del famoso formaggio svizzero. La serata di festa e allegria si è conclusa con un meritato riposo per i someggiatori svizzeri e per gli animali, che già al sorgere del sole dovranno rimettersi in cammino per raggiungere la città di Domodossola dove si concluderà la loro marcia. Il ritorno in patria sarà meno impegnativo: trasporto in camion fino a Riale (cascate del Toce) e poi di nuovo a piedi attraverso il passo San Giacomo e quindi di nuovo in Svizzera.

Accoglienza agli amici Svizzeri (Foto C.Borrini)

Ecco un’immagine della calorosa accoglienza ai someggiatori. Qui potete vedere il sito della Sbrinz Route (in Tedesco). Qui invece qualche breve informazione sul formaggio Sbrinz, di cui nelle ultime immagini di Carlo vediamo le fasi conclusive della cerimonia, con la preparazione delle forme al taglio e la pesatura delle fette.

Si tagliano le forme (Foto C.Borrini)

Pesatura e vendita delle fette di Sbrinz (Foto C.Borrini)

 

Troppo tardi?

Piove, finalmente! Ce n’era disperatamente bisogno, in un attimo tutto sembra riprender vita, nel mio cortile l’erba è già più verde e le piante stremate del bosco hanno già ripreso vigore. Le previsioni danno qualche giorno di pioggia ed immagino già di sentire quelli che se ne lamenteranno perchè rovinerà loro il weekend.

E’ comodo aprire il rubinetto e vedere sempre e comunque scendere l’acqua… Ma in certi alpeggi già non succedeva più, ammesso che vi fosse l’acqua interna nelle baite. Se qui in pianura questa pioggia è una benedizione per molti, forse in alpeggio è ormai troppo tardi. Dove l’erba è così gialla, dov’è seccata in piedi, dov’è stata brucata rasoterra, ormai non ricrescerà più per allungare la stagione in alpe. E dove rimaneva da pascolare qualcosa, con la pioggia il rischio è che gli animali la calpestino, sprecandola. A certe quote c’è addirittura il rischio che nevichi! Insomma, questa pioggia ci voleva e non ci voleva insieme. Si prende quel che viene e si va avanti, sperando che l’autunno e l’inverno siano meglio dell’estate.

Un’estate torrida nella seconda metà di agosto, che sembrava ancora più calda a chi, come me, era scesa dall’alpe per ritrovarsi nel caldo e nell’afa. Una volta tornata in quota, si capiva però che qualcosa stava cambiando. Faceva sì ancora caldo, ma l’aria era diversa e poco per volta si respiravano sensazioni d’autunno. In cielo si vedevano già alcune nuvole, ma erano leggere e sospinte dal vento.

Il caldo residuo della pianura inviava verso le montagne la nebbia, che a poco a poco saliva lungo la valle, a volte più fitta, altre disperdendosi dopo pochi istanti. Nell’isolamento dell’alpe, dove non c’è la TV, i cellulari non hanno campo ed ovviamente non c’è internet, non si conoscono le previsioni del tempo, se non per quello che si era visto on-line prima di salire.

Verso sera la nebbia si fa più fitta e ci si domanda se addirittura non ci saranno le nuvole a coprire le cime, quando si dissolverà. Invece no, la notte avrà un cielo stellato ed una luna crescente sempre più grossa, ad illuminare il cammino di ritorno verso le baite a fine giornata.

Altro che pioggia, era arrivato il vento, due giornate di cielo terso con una visibilità che spaziava tra le valli e la pianura, inaridendo sempre di più il terreno. I pastori non si preoccupavano tanto del poi, dell’autunno, quanto di quello che succedeva lì in quel momento. Il domani si sarebbe visto successivamente, nel bene e nel male.

Dopo il vento, una giornata che veramente parlava d’autunno, con velature più o meno consistenti ad attraversare il cielo, un sole caldo, ma non fastidioso, raggi radenti e quella pace che solo le giornate di settembre possono avere. La sensazione ondeggiava tra la serenità e la malinconia. “Una giornata di quelle giuste per scendere…“, cioè uno di quei giorni adatti per la transumanza, perchè non ti dispiace lasciare la montagna. Non fa caldo, non fa freddo, non c’è un sole brillante, ma nemmeno piove…

Poi nel pomeriggio aveva vinto la malinconia, con quella cappa di nuvole che si era posata su tutto il paesaggio. Faceva anche freddo, tutto era immobile, sembrava una di quelle giornate che preludono alla neve. Gli animali pascolavano fermi, sia le pecore, sia le vacche sul versante di fronte. Le capre si battevano improvvisando scontri incruenti, gli agnelli nati la settimana prima correvano e saltavano improvvisando buffi balletti. L’estate è finita, quello che verrà dopo a queste quote ormai sarà autunno. Ci potranno essere giornate calde ed assolate, ma sarà un’altra cosa.

L’erba del vicino non sempre è più verde

Solo ieri parlavo di come la pioggia fosse stata una benedizione su pascoli che cominciavano a mostrare chiazze di ingiallimento. Poi però mi è capitato, poche ore dopo, di essere in Val Maira ed ho toccato con mano la situazione in una delle valli in cui invece la siccità è già un drammatico problema.

Vedere scene del genere salendo lungo il Vallone di Marmora è impressionante. Finchè era l’erba gialla lungo la strada nel fondovalle, sulle rocce dove c’è poco suolo ed il vento soffia spesso, può essere ancora normale, a fine luglio. Ma poi salendo lungo i valloni laterali fa male al cuore scorgere simili panorami, specie quando si hanno in mente i verdi pascoli ricchi di fioriture di questi luoghi.

Le considerazioni da fare riguardo la siccità sono molte. Da una parte quelle sul clima, che troppo spesso sono solo parole… C’è chi dice: “L’ha sempre fatto, annate buone ed annate cattive, caldo e freddo, alluvioni e siccità!“. Vero, certo, ma gli esperti ci parlano di clima che cambia, innalzamento delle temperature (medie), eventi sproporzionati (brevi precipitazioni intense, anzichè distribuite, con conseguenze spesso drammatiche).

Poi qui possiamo riflettere su cosa la siccità voglia dire per il mondo degli alpeggi. Non ricacciano i pascoli già utilizzati, ma anche altrove l’erba è poca, era già poca quando si è saliti. Anzi, qualcuno è arrivato su che quasi non c’era niente da mangiare. Come si farà ad arrivare alla fine della stagione? Ma non sanno, gli allevatori, cos’è meglio per i loro animali? Ed ecco che entrano in gioco le leggi e… i soliti contributi. Cosa centrano? Centrano eccome! Per percepire alcuni di questi premi, bisogna fare un minimo di giorni di pascolamento (in questo caso in alpeggio), se si scende prima, niente soldi. Ovviamente le Associazioni di rappresentanza stanno già segnalando il problema alle Autorità, ma perchè dev’essere sempre tutto così complicato? Certo, per evitare i furbi, quelli che altrimenti prenderebbero i soldi senza pascolare davvero.

Le vacche della foto precedente erano state spostate da poco, prima avevano pascolato qui… La foto si commenta da sola. La Val Maira è terra di margari, la Val Maira è ricca di pascoli e di alpeggi, alpeggi che negli anni hanno visto carichi di bestiame sempre più imponenti. Maledetti contributi, anche qui la colpa è loro? Non so, però sentir parlare di 300, 400 vacche su di un alpeggio… Certo, magari la portata massima negli anni migliori può anche essere quella, però in annate così cosa succederà? Il danno su quelle montagne sarà doppio, da una parte quello “naturale” della carenza di acqua, dall’altra il sovrapascolamento e calpestamento di un cotico già sofferente. Le conseguenze le si vedranno negli anni a venire e non sarà facile porvi rimedio.

Alle quote maggiori solo apparentemente le cose vanno meglio. Si vede sì del verde, ma l’erba è molto bassa, i fiori sono già secchi, gli steli delle graminacee corti ed ingialliti. Qualcuno ha tardato a salire, fino alla seconda settimana di luglio, addirittura. Altrimenti gli animali non avrebbero avuto da mangiare a sufficienza ed in poche settimane si sarebbe esaurito il pascolo dei mesi successivi. Si pagano le conseguenze anche dell’inverno povero di neve. Piovesse ora per certi versi sarebbe comunque tardi, ma l’acqua serve lo stesso, fosse anche solo per alimentare sorgenti e torrenti.

Non siamo abituati a vedere le nostre montagne così gialle. Il ricordo va al 2003, quando alla siccità si era accompagnato anche un caldo eccezionale. Ma oggi si dimentica in fretta, sono tante, troppe le notizie che ci investono, non è più come al tempo dei nostri nonni, che sapevano citare la data e l’anno di una nevicata estiva, di una grandinata eccezionale, di un’alluvione. Adesso più che altro ci si preoccupa di chiedere i danni, danni per questi eventi che colpiscono  l’agricoltura, l’allevamento. Non lo so, a me il sistema sembra sempre più malato ed insostenibile. Con il tuo piccolo gregge, la tua piccola mandria, in qualche modo magari ti salveresti, spostando gli animali un po’ qua, un po’ là. Ma oggi hai centinaia e centinaia di capi da sfamare quotidianamente, hai i vincoli dei contributi, hai dovuto segnalare ad inizio stagione quando ti trasferivi da un alpeggio ad un altro… Se già la situazione della montagna e degli alpeggi è in grave pericolo, non avere nemmeno più il verde dell’erba a dare speranza mi fa sentire pessimista.

Il sole, ma…

C'è già chi parla di un'estate senza estate… Fosse così, farebbe freddo dappertutto, invece qua e là c'è chi muore dal caldo. Però lassù caldo non fa e pare davvero che siano quelle giornate di fine stagione, quando ormai ti prepari per scendere. Invece no, stai appena salendo a mangiare l'erba più buona, quella alle quote maggiori.

Almeno il clima freddo, nelle giornate di bel tempo, dovrebbe tenere indietro la nebbia. E così è, quindi per una volta si può spaziare lontano con lo sguardo verso la pianura, mentre si sale dietro alle pecore. Si vedono i prati ed i campi dove si pascola d'inverno, si vedono i paesi, i corsi dei fiumi. Nonostante il sole, non ci si scopre più di tanto, l'aria è tagliente, limpida, anche nel cuore della giornata le pecore pascolano senza ammucchiarsi, non c'è bisogno di cercare l'ombra, è il clima ideale per loro.

Finalmente si sale ed in cresta le cose cambiano. Si vedono le altre montagne, la pianura, l'erba è migliore, paradossalmente anche i pendii sono meno ripidi, lassù, e si cammina meglio lungo le tracce di sentieri creati dalle pecore. O forse sono antichi sentieri, che solo grazie alle pecore vengono mantenuti? Qualche turista fa capolino lassù sulla montagna più alta, ma sono saliti tutti dagli altri versanti. In cresta appare una lunga fila di pecore ed il pastore urla un richiamo.

Ci si incontra lassù, ci si scambia un saluto e quattro chiacchiere, mentre gli animali da entrambe le parti salgono e scendono. Con il binoccolo si cercano altre greggi sui pendii delle valli, si individuano gli alpeggi, si nominano le montagne, ci si aggiorna sulle novità. Poi ciascuno deve scendere per badare al proprio gregge che si sta muovendo qua e là senza controllo. Dopo qualche tempo le pecore passeranno tutte in fila sulla strada accanto al lago… Viene da pensare che… sì, un vero alpeggio deve avere anche un lago, ma invece al di qua della cresta manca pure quello.

Alla sera il gregge ridiscende, sazio. Certo che le giornate senza nebbia sono tutt'altra cosa, si lavora meglio, ci si rilassa un po' di più, anche se comunque si scarpina da mattina a sera su e giù per i pendii, urlando ordini e fischiando ai cani. Anche se le pecore si dividono in gruppi e gruppetti, anche se c'è sempre quella che si attarda a pascolare quel ciuffo d'erba tra le rocce, le vedi per tempo e riesci a farle rientrare al recinto con le altre. E così si riesce persino a mangiar cena prima che sia notte fonda, accendendo il fuoco per far cuocere la carne sulla pietra, guardando le stelle che man mano compaiono nel cielo e le migliaia di luci laggiù in pianura. Cantano, i pastori, le loro voci si perdono nell'infinito della notte.

Una notte fredda, gelida, a cui fa seguito una mattinata con un sole già più velato. Il gregge stenta ad incamminarsi, inizialmente scende verso il basso, quasi che sia davvero la fine della stagione e sia il momento di tornare in fondovalle a pascolare l'erba verde già ricresciuta. Ma invece ci sono ancora tutte le creste da mangiare. L'erba è verde, ma se continuerà a fare così non ci sarebbe da stupirsi se presto arrivasse la brina e la neve a quote ancora più basse. Già l'altro giorno le cime erano imbiancate. Una volta che le pecore avranno preso la giusta direzione, anche i pastori si avvieranno verso la cresta.

Mentre si sale accade qualcosa di strano. Per un attimo il tempo si ferma, gli animali si immobilizzano e belano, cupi. Anche i cani si arrestano e si guardano intorno inquieti. Un boato scuote l'aria, arriva di là, dalle altre valli all'orizzonte. Ci guardiamo increduli, è stato come se qualcuno ci avesse scosso. Non ci sono dubbi, è stato un terremoto. Non è successo nulla, non si è mossa una pietra, niente, ma averlo vissuto quassù è stata una sensazione strana rispetto a tutti i precedenti che mi avevano sempre colta tra le mura di casa. Ci si interroga su cosa sarà successo giù, per fortuna nulla di grave, solo un po' di spavento. Il cielo prima sereno intanto si è coperto di nuvole, minacciose dietro le montagne alle nostre spalle. Le pecore hanno subito ripreso a pascolare e tutto va avanti come prima, con qualche goccia di pioggia portata dall'aria fredda che già annuncia i temporali che seguiranno. Continua il freddo e questa volta non ci sarà nemmeno più il sole a mitigarlo. Pare davvero settembre, quasi ottobre…

Aria di neve

Stamattina c'è fuori quell'aria che sa di neve… Verso le montagne vedo brillare delle stelle, la perturbazione si sta allontanando, da qualche parte sta ancora cadendo qualche fiocco. Per ora nulla di preoccupante, ma le previsioni per domenica sono tutt'altro che rassicuranti. Certo, nevica di domenica, non c'è problema, la maggior parte della gente è a casa. I pastori no, devono raggiungere le loro greggi e poi fare in modo che gli animali trovino di che sfamarsi. L'altro giorno (25 novembre) era Santa Caterina e… le vacche avrebbero dovuto tornare in cascina. Dopodichè… l'erba è delle pecore, fino al mese di marzo.

Chissà se basta qualche foto estiva per scongiurare ancora per un po' il rischio di vedere la neve anche in pianura? Sono immagini che risalgono al mese di luglio e me le avevano mandate gli Amici del Pastore, dopo essere andati a trovarlo sulla montagna che aveva ospitato lui ed il suo gregge nella passata stagione.

Che effetto, vedere queste scene adesso, proprio adesso che sta iniziando la stagione peggiore! Il gregge al pascolo con l'erba che arriva fino alla pancia… Proprio l'altro giorno mi diceva che, se dovesse tornare sulla stessa montagna il prossimo anno, pascolerà diversamente, perchè è arrivato in certe zone quando l'erba era ormai secca, dura.

Ma uno non sa, quando cambia montagna… Inoltre su non c'erano solo le sue pecore, ma anche quelle dell'altro pastore, il titolare dell'alpeggio. Trovare la montagna giusta per il Pastore è quasi impossibile. Per lui c'era solo quella là, quella dove l'ho incontrato la prima volta, ad andare bene. Chissà poi perchè… A parte i Laghi, per il resto, c'erano più pietre che pascoli!

I cani anti-lupo hanno causato qualche problema, in estate. Non questo in particolare, ma quello bianco e nero, che conosco bene. Ovvio, con chi conoscono, sanno essere dei bestioni affettuosi… ma quando passa anche solo un ciclista a tutta velocità in mezzo alle pecore, possono essere guai seri (ed il fondoschiena del suddetto ciclista ne sa qualcosa). Però problemi con il lupo non ce ne sono stati, se si esclude una pecora.

Tornerà, tornerà anche l'estate, tornerà il momento per salire sui monti. Adesso però bisogna prepararsi (prima di tutto psicologicamente) ad affrontare l'inverno. Quest'aria di neve a fine novembre non promette nulla di buono. Chissà che inverno sarà… Si spera non come gli ultimi due!

 

In questo video vediamo il gregge al pascolo. Adesso gli Amici del Pastore non devono più fare tanti chilometri, per andarlo a trovare. Il gregge è appena dietro casa, praticamente!

Ancora una foto di quest'estate, stesso gregge, ce la manda Mari. Qui vediamo l'aiutante che ha passato la gran parte dell'estate con il Pastore. Aveva trovato un soprannome anche per lui, ovviamente! Se però arriva la neve… diminuirà la voglia di scherzare. Quando poi ci sarà il disgelo, peggio ancora. Ma c'è tempo per questo, per adesso non pensiamoci!