Animali all’aperto: sì o no?

Ogni tanto vi ho accennato a come vi siano “problemi” per chi pratica il pascolo vagante, con greggi e/o mandrie, specie per quello che riguarda la stagione invernale (che può essere più o meno nevosa, a seconda degli anni). Oggi nevica, siamo quasi alla metà di febbraio, fino ad ora grossi problemi di neve non ce n’erano stati e si poteva quindi parlare di un buon inverno. Questa neve creerà qualche disagio a chi pratica il pascolo vagante, magari comporterà spese aggiuntive per procurarsi il foraggio (fieno e altro, in caso non si riesca a nutrire altrimenti gli animali), ma… Ogni mandria, ogni gregge, DEVE avere una stalla dove ricoverare gli animali in caso di maltempo? Ho già citato più volte il documento svizzero dove si informa sul fatto che gli animali, all’aperto, se correttamente ed adeguatamente alimentati, stanno bene, a volte meglio che in stalla… Ma qui in Italia la legge qual è?

(foto L.Marcolongo)

Il pascolo vagante è consentito, ma poi incappiamo costantemente in problemi di ogni tipo, spostandoci di regione in regione, tutto dove questa forma di allevamento è comunemente praticata. L’altro giorno parlavamo del Veneto (ed ecco qui una delle greggi che tanto disturbano la quiete del paese che ha vietato il pascolo vagante ed ha rigidamente normato il transito delle greggi), ma i problemi sono ovunque.

(foto L.Carminati)

Altra regione, ma siamo sempre allo stesso punto. Questa foto l’ha messa sulla sua bacheca facebook un giovane pastore vagante del Cremonese, è uno dei cartelli che incontra nel suo cammino con il gregge. Visto che la legge prevede che il pascolo vagante esista, non sarebbe possibile normarlo una volta per tutte in modo chiaro? Perchè se c’è un soggetto che non rispetta la proprietà privata, che davvero crea gravi problemi, che ha animali in cattive condizioni di salute, agiamo su quel soggetto e tuteliamo gli altri! Altrimenti qui ogni giorno è una lotta contro mille difficoltà!

Veniamo al punto. Questa è la lettera che ho ricevuto: “Stanno girando degli ambientalisti o sono della protezione animale… Comunque hanno fatto spostare il mio amico da un posto dove aveva l’erba per farlo andare dove ha preso una stalla in affitto (presa per figura, perchè tanto tutte non ci stanno), però adesso lì mi sa che mangia edera nei boschi. Poi sono andati da un ragazzo che ha le Angus, le tiene fuori ma porta alla mandria l’unifeed due volte al giorno… gli hanno dato 15 giorni per chiuderle! Lui ha un capannone dove le ha sempre messe negli inverni con tanta neve, gli hanno detto che non è uno stabile per bestie quindi deve trovare una stalla altrimenti che le venda o se no sequestro!!! Magari stanno solo “guardando” le mandrie e non i greggi.

Sono ambientalisti e protezione animale, praticamente vedono il gregge o la mandria fuori e arrivano, poi chiamano anche l’asl di competenza. Non so se è vero, ma la legge direbbe che puoi fare il pascolo nomade, ma in ogni comune dove hai il permesso di pascolo, devi avere una stalla!!! L’ho detto a te proprio perchè grazie al tuo blog forse si può fare qualcosa!!! Non è giusto rompere le scatole a chi ha ancora voglia di fare e poi perchè non vanno a vedere quelli che sì sì hanno la stalla, ma le bestie sono tenute nella merda vera e propria e da mangiare poco perchè costa? Io non sono un pastore nomade, ma andare ad aiutare il mio amico ogni tanto mi ha fatto appassionare ancora di più a questa vita, anche se dura.

Ho eliminato i riferimenti a persone e luoghi e le foto (quelle precedenti e quelle che seguono) sono d’archivio, non riguardano allevatori coinvolti da questa vicenda. Vorrei che qualcuno mi dicesse come stanno davvero le cose e dov’è la legge (immagino si tratti di “benessere animale”) secondo la quale succedono questi fatti. Ve ne cito un paio d’altri che mi sono stati riferiti da chi li ha vissuti in prima persona. In una cascina l’allevatore è stato obbligato a comprare ciotole in acciaio inox per dar da mangiare ai suoi cani (non so se prima sia stato multato o se sia solo stato “minacciato” di possibili multe). Io, come tanti tantissimi altri, ho sempre usato vecchie pentole e/o bidoncini di plastica (puliti), ma volevo farvi notare che il massimo godimento di tutti i cani da pastore è andare a mangiare (perdonatemi, ma è così) escrementi particolarmente morbidi di pecora o di vacca.

Invece un pastore mi raccontò che qualche anno fa i veterinari gli avevano fatto spostare le pecore dai prati accanto ad una strada, dove c’era sì la neve, ma il terreno era asciutto e riuscivano a pascolare liberamente, per portarle nella cascina, dove le bestie erano con il fango che arrivava al ginocchio e dovevano mangiare fieno. Però non si vedevano dalla strada, nessuno chiamava per lamentarsi e… “andava tutto bene”. Non è possibile lavorare così, occorre si faccia chiarezza e si dicano le cose come stanno. La legge in Italia consente o no di tenere gli animali all’aperto? In una giornata come oggi i pastori hanno già abbastanza problemi a pascolare gli animali nelle condizioni meteo in cui ci si trova, ma se sono capaci a fare il loro lavoro, entro sera questi ultimi saranno sazi, in un modo o nell’altro, a costo di rientrare a casa più tardi del solito, fradici, infreddoliti. Ma già domani smetterà di nevicare, tornerà il sole, poco per volta si andrà verso la primavera, ci sono stati inverni ben peggiori di questi…

Giorno… e notte!

Ricevo una serie di articoli e comunicazioni dal Veneto che riguardano sì la pastorizia nomade, ma non sono belle notizie. Nonostante da zone limitrofe avessimo apprezzato questo video che faceva pensare al futuro, riguardando dei giovani pastori vaganti, il cammino delle greggi incontra sempre nuovi ostacoli.

Guardate questa ordinanza del comune di San Giorgio in Bosco (PD). E’ scritta in piccolo, ma vi faccio un rapido riassunto. Visto che il Comune non dispone di “adeguati territori da adibire a pascolo” e, dato che il transito delle pecore crea tutta una serie di problemi (“ostacoli alla circolazione, imbrattamento delle strade, problemi di natura igienico sanitaria dovuti ai parassiti ed agli escrementi degli animali, danni alle proprietà private con frequenti lamentele dei cittadini, danneggiamento e scorticamento (sic!!) delle sponde dei canali di scolo delle acque con conseguente franatura degli stessi in caso di abbondanti piogge, danni ai volatili ed alla selvaggina messa a dimora per il ripopolamento delle specie“), il Comune VIETA IL PASCOLO E LA SOSTA delle greggi su tutto il territorio comunale.

Anche i giornali si sono occupati della faccenda, ma su internet troviamo notizie contrastanti. Che dire di questo articolo dove si parla di scena bucolica? Tra l’altro leggo che il corso d’acqua è il Bacchiglione, tristemente diventato famoso in tutt’Italia per via di una recente alluvione. Vuoi vedere che sia stata tutta colpa delle pecore??? Continuiamo però a leggere l’ordinanza (qui la vedete tutta), dove viene detto che l’unica cosa che si consente è (bontà loro) il transito. Non è ben chiaro però come questo debba/possa avvenire, dato che prima si parla di “se non con eventuali mezzi di trasporto“, ma poi resta uno spiraglio aperto, perchè il transito a piedi potrà avvenire: “…previa richiesta, da inoltrare al Sindaco almeno 15 giorni prima…“, ecc ecc ecc. Bisognerà allegare il nulla osta al pascolo vagante, ma questo è concesso dal Comune, e quindi il pastore che farà?

Non finisce qui, perchè si dice anche che il transito degli animali dovrà avvenire “nel più breve tempo possibile” e solo tra le 23:00 e le 6:00. Io ho fatto una transumanza interamente in notturna per raggiungere l’alpeggio, perchè la strada è una sola e trafficata, in quel periodo dell’anno. Ma soprattutto perchè d’estate la salita su asfalto è un’agonia per animali e uomini. Ma se poco per volta sempre più Comuni inizieranno a comportarsi così, ditemi un po’ voi come faranno i pastori!

Anche chi non è del mestiere ormai, leggendo da anni queste pagine, dovrebbe aver imparato che la giornata del pastore è molto lunga. Oltre al lavoro costante e quotidiano, a mano a mano che le giornate si allungano, aumentano anche le ore di lavoro e, specialmente in primavera, si finisce di lavorare a tarda sera, rientrando a casa stanchi ed assonnati. Come si fa ad andare al pascolo e fare tutti gli altri lavori di giorno e poi spostarsi di notte? Toccherà fare i turni, una squadra di pastori diurna ed una notturna? Scherzi a parte…

Mi può star bene che ci sia quel particolare luogo dove attraversi al mattino presto per evitare il traffico, ma è anche vero che, di notte, aumentano i pericoli per uomini ed animali. Le strade ormai sono piste da corsa per automobilisti in perenne ritardo, che sfrecciano incuranti di tutto e tutti. Di giorno dovrebbero vederti, ma di notte… Hai un bel usare pile, giubbini fosforescenti, lampeggianti, ma io penso anche ai cani che sgusciano tra le pecore, all’agnello che scarta all’improvviso… Già di giorno fa paura, di notte è anche peggio. E allora, come si conciliano il bucolico paesaggio delle pecore al pascolo ed il loro transito? E poi, tutti quegli escrementi!!!! Il Signor Sindaco di San Giorgio in Bosco evidentemente non apprezza de Andrè: “…dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…“. Io preferisco che sotto casa mi passi uno, dieci, cento greggi, piuttosto che un ugual numero di tir puzzolenti e fumosi. Per contro, leggete anche questo articolo, di cui però non è indicata la data di pubblicazione. Vi consiglio anche questo post, dove si parla di cose che gli amici di questo blog già conoscono.

Va a finire che vieteranno il pascolo vagante

Già in passato mi è capitato di mostrarvi quei cartelli che intimano “divieto di pascolo”, che suonano parecchio strano, visto che, a quel che dice la legge, il pascolo vagante non potrebbe essere negato (per lo meno il transito) se non per motivi sanitari. Ricordiamo che, per il pascolo vagante in Piemonte, l’attuale normativa cui fare riferimento è questa. Quella delibera è del 2007 e da allora sono cambiate alcune cose, per esempio stanno aumentando le mandrie vaganti, che invece nel documento venivano definite “una pratica poco rappresentata sul territorio”.

In questi giorni mi è capitato di fare visita ad alcuni pastori vaganti in diverse aree della provincia di Torino ed ho ascoltato discorsi molto simili riguardanti il timore di avere sempre più difficoltà nel praticare la loro forma di allevamento nomade. “Fin qui tutto bene, ma sono appena arrivato in pianura… Dopo inizieranno i problemi, c’è sempre più gente che gira, anche con le vacche, e molti non rispettano sia gli altri vaganti, sia i proprietari dei terreni, e allora… Poi ci sono quelli che hanno dei numeri pazzeschi, è ovvio che quando ti sposti con tutti quegli animali, specialmente con la pioggia ed il terreno molle…“.

I divieti, invece di colpire chi sbaglia, sono generalizzati ed alla fine penalizzano i più onesti, che cercano di rispettarli, venendo a perdere via via le tradizionali zone di pascolo, magari dove i proprietari il pascolamento te lo concederebbero. Invece, quelli che non si comportano in modo corretto, “se ne fregano” dei divieti e delle eventuali conseguenze, continuando a pascolare in modo spesso abusivo e irrispettoso della proprietà privata. Mi diceva un contadino: “Io non ce l’ho con i pastori, ma almeno chiedessero…! Sono anche contento che mi pascolino i prati e le stoppie, ma che chiedano ed abbiano rispetto!“. Ettore mi raccontava che da anni pascola di comune accordo con un vagante che possiede una mandria vacche: “Ci dividiamo i pezzi e pascoliamo così, fianco a fianco, ma oggi c’è gente che gira con mandrie da centinaia di vacche… Lo fanno per risparmiare, il fieno e la stalla costano, ma se andiamo avanti così finirà che vieteranno a tutti i pascolo vagante. Quanti sono giù di qua i Comuni dove non puoi più passare?

Anche un altro pastore mi parlava di divieti, ma forse nel suo caso sono riuscita a trovare una soluzione, spero. Il suo gregge oggi è nei buoni ricchi pascoli della pianura, forse più o meno a metà strada tra le montagne e le colline. “Adesso mi hanno vietato il pascolo nel Comune di Poirino, mi è arrivato dal Comune il diniego alla domanda di pascolo vagante. Ma io come faccio, non posso mica volare!!! Eppure lì di gente che mi lascia pascolare ce n’è…“.

L’altro giorno Fulvio mi raccontava rassegnato quest’ennesimo problema, che avrebbe dovuto affrontare tra qualche settimana, quando il suo lungo cammino l’avrebbe poi condotto in quei territori. Eppure lui lì era sempre passato e mai aveva avuto problemi, mai aveva causato danni. Per fortuna però, cercando in internet, ho trovato il nuovo regolamento comunale aggiornato il 22 novembre scorso. Nell’articolo 53 si disciplina il pascolo degli animali… Ma allora non è vietato il pascolo vagante!

Qualsiasi spostamento di greggi entro i confini del territorio comunale deve essere preventivamente comunicato, entro 15 giorni prima della partenza, dal titolare del gregge. La richiesta di autorizzazione dovrà essere corredata dal consenso dei proprietari dei fondi terrieri. Occorrerà, altresì, indicare il numero dei capi costituente il gregge. È richiesta l’indicazione dell’esatto recapito a cui inviare l’eventuale diniego di autorizzazione. Il pascolo dei greggi è possibile nel solo periodo dal 15 novembre al 28 Febbraio.” Ho immediatamente avvisato il pastore, che mi ha confermato di non aver allegato alla domanda (peraltro inoltrata dall’asl, come da legge regionale) alcuna autorizzazione dei proprietari, anche perchè non era a conoscenza di questa modifica al regolamento comunale.

Ma certo, come fa un pastore a saperlo? E il Comune, non può inviare, insieme al diniego, la motivazione? Non so se la maggior parte delle persone si rendono conto di tutto quello che sta dietro il romanticismo che potrebbero ispirare le foto che pubblico di volta in volta in queste pagine! Cosa fa il pastore se gli viene negato il pascolo in un Comune? Generalmente impreca, maledice tutta una serie di fattori che ostacolano sempre più questo mestiere, uno dei più vecchi del mondo, maledice i “colleghi” che possono aver portato all’esistenza di questi divieti, e poi afferma: “Passerò lo stesso, magari non mi fermo, ma da qualche parte con il mio gregge devo passare per raggiungere le colline“.

Spero che, in questo caso, se il pastore ripresenterà la domanda con allegate le firme dei proprietari dei pezzi che andrà a pascolare, gli venga autorizzato il passaggio e la sosta nel territorio di Poirino. Però questo comporterà partire, andare sul posto, cercare i proprietari, andare poi in Municipio, tutte cose che portano via tempo a chi invece dovrebbe stare tutto il giorno con il gregge per badare a tutte le normali incombenze del mestiere di pastore.

Per un caso forse risolto, resta comunque la preoccupazione che davvero, nei prossimi anni, le cose possano andare a peggiorare. Solo nelle ultime settimane ho ricevuto lamentele, sia a voce, sia via e-mail, da contadini che mi facevano notare come sia sempre più impopolare difendere il pascolo vagante “in generale”. Lo so, lo so eccome! Eppure non si può nemmeno imputare alla categoria le malefatte dei singoli! Se condotto correttamente e con rispetto, il pascolo vagante è un’ottima forma di gestione del territorio, un allevamento ecocompatibile e via discorrendo. Ma quando senti parlare di vacche incustodite che di notte spaccano i fili e vanno e devastare appezzamenti seminati, fossi appena rifatti ed addirittura finiscono sulle strade… Oppure di pastori che litigano tra di loro, che non rispettano le colture… Ovviamente la preoccupazione è tanta. Con tutti i problemi che ci sono, chi vuoi che si metta lì a cercare di risolvere questa problematica così compessa? Un bel divieto generale potrebbe mettere a tacere tutto e allora sì che saranno dolori!

Animali da compagnia e da reddito, diritti e doveri

C’è la crisi. Ce lo dicono e ripetono ogni giorno, ma ce ne accorgiamo proprio sulla nostra pelle, nelle nostre tasche, guardando l’estratto conto, le fatture, la busta paga (chi ancora ce l’ha). Però mi sembra anche che ci sia sempre più uno scollamento tra teorie e realtà. Io auspicavo che l’effetto della crisi servisse pure a favorire quello che molti definiscono “decrescita”, cioè un modo di vivere e lavorare più consono ai ritmi ed i tempi della natura, alla cooperazione tra individui, ad una riscoperta di valori e sensazioni dimenticate nella fretta dell’andare avanti (verso cosa??). Invece evidentemente o non c’è ancora abbastanza crisi, o si è perso il senso della logica (o, più in generale, il buonsenso).

In attesa di sapere gli sviluppi del “caso ciclostrada”, non c’è comunque da annoiarsi e, per gli allevatori che chiedono solo di poter fare il loro mestiere (sempre più tartassato e svalutato nelle produzioni), abbondano le problematiche da affrontare, anche apparentemente “assurde”. Val Chisone, Perosa Argentina. Avete presente? “Paesone” di fondovalle circondato da prati e pascoli, grazie a qualche azienda agricola che ancora resiste in valle. Bene, questa è l’ordinanza emessa dal Sindaco. “Per assicurare l’ordine e la pulizia di un paese sono necessari la volontà e l’impegno dell’Amministrazione e degli operatori comunali, ma è assolutamente indispensabile la piena colla-borazione dei cittadini.
Per questo ci si rivolge ai possessori e agli amici degli animali, per chieder loro di avere per le persone lo stesso rispetto (e magari qualcosa in più) che usano nei confronti delle bestie che accudiscono con tanto amore.
Le vie, le strade, le piazze, i marciapiedi, le aiuole, i giardinetti, i parchi non sono spazi destinati alla defecazione. E nel deprecabile caso in cui lo diventino, ad opera di vacche, cavalli e simili, occorre al più presto provvedere ad una accurata ripulitura degli spazi imbrattati, o, ad opera di cani, raccogliere prontamente gli escrementi con apposito sacchetto (come previsto dalla legge e dal regolamento comunale), smaltibile nei contenitori dell’umido e non nei cestini per piccoli rifiuti. 
Essendo facile constatare che, nel nostro comune, è diventata pratica diffusa questo uso improprio di spazi pubblici, imbrattandoli in modo del tutto intollerabile, si avvisa che la polizia municipale non solo applicherà la prevista ammenda (euro 80) a chi non raccoglie gli escrementi, ma provvederà ad accertare che, in ogni caso, il possessore di cani abbia con sé i suddetti sacchetti biodegradabili (pena l’ammenda di euro 50 per chi non ne dispone). 

Si ringrazia per la collaborazione. 
Perosa Argentina, 23 gennaio 2012 Il Sindaco Prof. Renzo Furlan

Voi che ne dite? Io sono allibita. Non ce la faccio a comparare il passaggio di una transumanza a Perosa con il cane di taglia più o meno grossa portato a spasso con tanto di guinzaglio dal padrone, che si ferma a defecare sul marciapiedi o nell’aiuola. Nella civilissima Svizzera ricordo strani fiocchetti colorati a decorare i guinzagli degli amici dell’uomo. Quando il cane si fermava per le sue necessità corporali, il padrone ne slegava uno, lo usava per raccogliere l’escremento e lo gettava nell’apposito bidone preposto all’uso. E non solo in città, anche in aperta campagna, anche sul bordo di una strada sterrata tra i prati. Insomma, il cane ha diritto di fare la passeggiata, il padrone ha il dovere di non creare con questo disagi ad alcuno.

Già, perchè è facile vedere l’effetto cane in un prato durante e dopo il pascolamento degli animali. Come mai ci sono ciuffi di appetitosa erba verde che vengono scartati e lasciati indietro? A ciascuno corrisponde un escremento di cane. Così gli allevatori non amano chi porta il proprio cane a spasso e lo lascia correre libero nei prati, “terra di nessuno” per il possessore di cane. Ricordo una disputa accesa tra un signore che stava tagliando fieno ed un amico degli animali che sosteneva che il suo cane dovesse sfogare il suo istinto in natura. Il cane correva nell’erba che avrebbe poi dovuto essere tagliata, faceva la pipì in un angolo, la cacca tra l’erba. “E le mie vacche devono poi mangiare la m… del suo cane? Lui è un animale e non ha colpe, ma lei è un incivile!“.

Se le pecore evitano di brucare l’erba imbrattata dai cani, purtroppo invece non sono in grado di accorgersi se l’erba lungo le sponde delle strade è stata trattata con prodotti chimici. E’ infatti iniziato l’incubo diserbanti/disseccanti per chiunque debba movimentare animali lungo le strade, pecore o vacche che siano. Adesso piove, l’erba cresce, si metteranno in movimento gli operai della Provincia (che l’anno scorso fecero ingiallire i bordi stradali da Pinerolo fino a Sestriere, tanto per fare un esempio), già si sono attivati piccoli e grandi agricoltori che spargono in abbondanza questi prodotti tra i campi seminati, i vigneti, ma addirittura tra le stoppie e pure davanti al cancello di casa. Tutta salute, signori miei! E poi si lamentano della crisi e dei costi… E poi si stupiscono quando tizio e caio muoiono di tumore anche se hanno sempre vissuto in campagna e non in città. Articoli su questi prodotti e sulla loro pericolosità (ma anche inutilità) abbondano. Vi consiglio ad esempio questo del prof. Altieri dell’Istituto Agrario di Todi. Vi rimando poi ad altri post dello scorso anno pubblicati su questo blog.

Proprio l’altro giorno, durante la transumanza, era stato necessario affrontare prima tutto il percorso per vedere dove fosse stato necessario fare attenzione particolare perchè erano stati usati questi prodotti. Qua e là era evidente per l’erba ormai ingiallita, altrove te ne accorgevi solo guardando attentamente, perchè alcune piante iniziavano ad arricciarsi in modo innaturale. In questo frutteto di kiwi non vedevi nulla, ma per fortuna il proprietario incontrato poco prima ci aveva avvisati del pericolo. Proprio ieri un pastore mi diceva che, lo scorso anno, dopo aver fiancheggiato un tratto di strada appena diserbato (ed averlo scoperto dopo) aveva avuto una quindicina di aborti ed una decina di pecore che avevano iniziato a deperire, per poi morire dopo alcuni mesi. “Avevano il fegato spappolato, il veterinario ha detto che è colpa dei veleni. E noi non sappiamo nemmeno a chi dire grazie!“.

Non lo so, più che chiedere agli allevatori di pulire le strade dopo le transumanze, i Sindaci non possono vietare ai cittadini di usare diserbanti lungo strade e stradine? E la Provincia, anche quest’anno abbonderà con i disseccanti, per risparmiare in manodopera?

Aggiornamenti su due vicende

Il post di ieri riguardante il cartello con i divieti sulla pista ciclabile che attraversa il torrente Pellice ha sollevato polverone… Oggi eravamo in quattro pastori in rappresentanza di almeno 8-9 aziende agricole a chiedere udienza al Sindaco di Campiglione Fenile (TO), per vedere se era possibile chiarire la faccenda senza che nessuno degli allevatori locali o di quelli che lì transitano durante la transumanza debbano correre il pericolo di essere multati. Nel frattempo sembra che i cartelli siano stati tolti o da qualche bontempone o da chi ha così voluto esprimere il suo dissenso nei confronti di quel documento. Bisognava lasciarli, soprattutto per far notare ai ciclisti che loro stessi sono i primi a non essere a norma di legge perchè sprovvisti di luci, campanello e perchè non sempre tengono rigorosamente la destra.

Comunque, il Sindaco ha delegato il Segretario Comunale a riceverci. E’ stato chiarito che il Comune di Campiglione, così come quello confinante di Bricherasio, non hanno alcuna autorità sulla suddetta ciclostrada, dal momento che tutta la competenza è della Provincia. Visto che la Provincia ha

affisso i cartelli blu che riservano il percorso solo ed esclusivamente alle biciclette, senza eccezione per pedoni, mezzi a motore e animali (cani compresi). Occorre quindi un intervento provinciale per risolvere la faccenda, per lo meno per il tratto “incriminato” del ponte sul torrente Pellice. Dal lato di Bricherasio gli animali scendono sull’argine appena terminato il ponte, mentre sulla sponda di Campiglione attualmente percorrono anche un tratto ulteriore di ciclostrada asfaltata, sino ad incontrare la strada sterrata parallela al corso d’acqua. Che sia possibile o meno avere una deroga non è dato a sapere, ma i pastori scriveranno comunque una lettera all’ingegner Spina della Provincia, Dirigente del Servizio Progettazione Viabilità. I pastori presenti hanno invitato il Comune di Campiglione e quello di Bricherasio a sollecitare anch’essi la Provincia affinchè si trovi una soluzione comune equa e logica. Nessuno vuole mettere a rischio la sicurezza dei propri animali guadando il fiume e nemmeno causare disagi alla viabilità percorrendo la strada principale ed usufruendo del trafficato ponte di Bibiana. Speriamo in bene…

Da un’altra parte dei Piemonte alcuni amici mi hanno invece segnalato questa notizia apparsa su di un giornale locale di cui qui vediamo la prima pagina. Viene ripreso il problema segnalato qui, cioè la presenza di animali che pascolano abusivamente in fondi privati, generando malcontento tra gli agricoltori e non solo. Nell’altro articolo si faceva riferimento a capi bovini, mentre qui, pur parlando di mandria, il numero di 2.500 capi fa verosimilmente pensare ad un gregge.

Nell’articolo interno infatti compare un’immagine di pecore, ma si specifica come vi siano sia bovini, sia ovicaprini, il cui numero esatto è sconosciuto. E’ lo stesso Sindaco di San Benigno a sottolineare come non sia “pascolo vagante”, ma “pascolo abusivo”, denunciando una situazione in cui “non vi è sanzione che tenga” perchè tanto le multe non vengono pagate. La lista dei comuni canavesani coinvolti è abbastanza lunga, vengono ipotizzate confische degli animali, ma poi chi provvederebbe al loro mantenimento? Questa volta compare il nome degli allevatori in questione, solo che sembra che la situazione sia ormai così esasperata e grave da non poter semplicemente ipotizzare un tavolo attorno al quale sedersi per risolvere la questione. Per il bene di tutti i pastori vaganti spero comunque che esista una soluzione, in modo da non dovermi poi trovare a documentare il divieto assoluto di pascolo vagante che va a colpire indistintamente tutti.

Strettamente riservato

Non è facile organizzare una transumanza. Può sembrarlo, a guardare “dal di fuori”. Prendi, parti, vai. C’è una strada, la segui, il pastore davanti, gli animali dietro… Invece no, c’è la burocrazia, fogli da compilare e da portare negli uffici… Poi c’è il dove passare, perchè ovunque si nascondono pericoli: campi e prati che fiancheggiano le strade, dove non bisogna arrecare danni. Sponde e campi diserbati, dove un morso, una brucatura accidentale può essere fatale. Trovare la via giusta, la più breve, la più adatta, quella con i punti giusti dove fermarti per sfamare, dissetare, far riposare gli animali. Anno dopo anno il percorso te lo costruisci, ma poi ci possono essere delle improvvise novità.

Cerchi di fare tutto il possibile per non dare disagio a nessuno se devi attraversare punti delicati, come cittadine, strade molto trafficate, ponti. Sacrifichi quello che, per quasi tutti, è un “giorno di festa”. Quando gli altri sono a tavola in compagnia nel giorno di Pasqua, tu cammini per le vie semi-deserte con i tuoi animali. Quando si può, cerchi di fare così, per limitare le lamentele di chi altrimenti dovrebbe aspettare in coda.

Strade vere e proprie per il transito degli animali qui non ce ne sono. Quelle che erano vie secondarie o vie “dismesse”, come la vecchia ferrovia, sono state destinate ad altri usi, per esempio piste ciclabili. Non so se vi ricordate, ma il “problema” lo avevamo affrontato qui e voleva essere una “prevenzione” in vista eventuali disagi aggiuntivi per i pastori, vaganti o meno che siano. Infatti non è che ci si diverta a portare il gregge sulle strade principali, anzi! Gli animali camminano meglio sullo sterrato o lungo viuzze secondarie dove riescono anche a brucare qualcosa mentre camminano, se non ci sono prati o campi. Dove possono camminare ad un ritmo più lento, senza tensione da parte degli uomini che non vedono l’ora di essere fuori dal traffico, dalla confusione, dal rischio di sentire la sirena di un’ambulanza. La vecchia ferrovia poco per volta è stata rimessa in sesto, ripulita da rovi e cespugli e destinata a percorso ciclabile. Era appunto il gennaio 2011 quando telefonai a chi mi era stato indicato essere responsabile dei percorsi ciclabili qui in zona Pinerolese (il Sindaco di Bricherasio), che mi aveva assicurato che, una volta terminato il tratto verso Bagnolo e Barge, le pecore potevano continuare a transitare come avevano sempre fatto.

Invece adesso, a transumanza in corso, Radiopecora fa arrivare la voce che sono comparsi dei cartelli e non si può più passare. Strade alternative non ce ne sono, il fiume non si può guadare, percorrere diversi chilometri sulla strada principale per poi usufruire del ponte stradale sarebbe pericoloso, assurdo, attirerebbe le ire degli automobilisti e, probabilmente, l’intervento delle forze dell’ordine. I cartelli ci sono davvero, sono del Comune di Campiglione Fenile, comune agricolo della campagna pinerolese. Leggete anche voi… Secondo me non c’è una persona che rispetti al 100% quanto indicato dal cartello, a partire dagli stessi ciclisti che non hanno luci e campanello (ve li immaginate, su di una bicicletta da corsa in fibra di carbonio???!?!!). Sono stata appassionata ciclista, per mancanza di tempo non pratico più, ma quanto scritto sopra a tutela della categoria mi sembra assurdo. Non so se sia frutto di un singolo episodio (un “incidente”?) o se si presume che non esista assolutamente il buonsenso e la buona educazione, che sarebbe sufficiente per evitare ogni inconveniente.

Nemmeno i pedoni, tanto meno quelli con i cani, visto che in questo caso si infrangono ben due dei divieti in elenco! Eppure guardate qua era la situazione in una tiepida domenica pomeriggio… E l’indignazione serpeggiava a suon di: “…ma questa pista l’avranno ben messa a posto con le tasse di tutti! Specialmente di noi che abitiamo qui!!! I ciclisti passano e vanno… Passate, passate pure con le pecore!!

E le pecore in transumanza sono passate. Solo sul ponte, poi hanno svoltato lungo l’argine. Altre ne passeranno nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, visto che ci si avvicina alla stagione in cui ci si sposta verso il fondovalle. C’è poi un gregge che pascola in zona, l’allevatore risiede lì accanto al fiume. Che deve fare, volare? Mi sta bene chiudere la pista ciclabile alle auto, alle moto ed ai vari mezzi a motore. Era una ferrovia e, prima che fosse sistemata, lì non passavano né auto, né trattori, né altro. Ma le pecore sì, sono sempre passate. Invece in questo comune agricolo si vieta il transito a tutti gli animali, specificatamente bovini, ovini, equini e cani. Mi viene voglia di passare con un gruppo di anitre, oche e galline…

Pascolo vagante e pascolo abusivo

Mi hanno segnalato un articolo sul pascolo vagante inerente un fatto che già vi avevo riferito qui. Vi riporto l’articolo comparso su “Il Risveglio” in data 15 marzo 2012 avente per titolo “San Benigno, riunione sulle mandrie vaganti”.

SAN BENIGNO – Nel territorio basso canavesano il problema delle mandrie vaganti si sta facendo sempre più preoccupante. Della questione si è spesso occupato il consigliere regionale Roberto Tentoni, che già nel giugno 2010
aveva presentato un’interrogazione a Claudio Sacchetto, assessore regionale all’Agricoltura, per porre al centro dell’attenzione il problema, che costituisce sia concorrenza sleale per le imprese agricole regolari, sia un rischio per la salute pubblica, poiché gli animali non risultano sottoposti alla prevista profilassi veterinaria, che per l’integrità di terreni e pascoli in cui gli animali si stabiliscono senza alcun controllo. Nell’ottobre di due anni fa il Consiglio regionale discusse del problema; furono identificati alcuni proprietari di mandrie vaganti, segnalati poi all’autorità giudiziaria, in quanto tale fenomeno è proibito dalla legge 320 del 1954 ed è perseguibile in base al dettato dell’articolo 636 del Codice penale, che vieta l’introduzione e l’abbandono di animali su terreni altrui e la pratica del pascolo abusivo.
In vista della prossima stagione degli alpeggi occorre prevenire il ripetersi del fenomeno, che preoccupa allevatori e agricoltori di un vasto territorio del basso Canavese, come pure le amministrazioni locali.
Di prevenzione e di misure che mettano fine a tale incresciosa situazione si discute oggi, giovedì 15, nella biblioteca di Villa Volpini a San Benigno, in un incontro convocato per le 18 nel corso del quale dirigenti e funzionari della Regione (settori Agricoltura e Veterinaria) avranno modo di comunicare i provvedimenti che la Regione stessa intende adottare.
Il consigliere Tentoni ha esteso l’invito ai sindaci di San Benigno anzitutto, e di Foglizzo, San Giusto, San Giorgio, Lusigliè, Ciconio, Bosconero, Rivarossa, Front, Lombardore, Oglianico, Ozegna, Volpiano, Feletto e Rivarolo. Sono stati invitati anche i responsabili territoriali di Coldiretti, Cia e Confagricoltura.

Dunque… Premesso che non conosco gli esiti dell’incontro, volevo fare alcune considerazioni. Dall’articolo sembra che sia il pascolo vagante ad essere vietato. Si parla espressamente di mandrie, ma comunque, si tratti di bovini o di ovini, è il pascolo abusivo ad essere vietato (cioè senza il permesso dei proprietari dei fondi e/o senza le apposite autorizzazioni sanitarie e dei Comuni). Altrimenti, con libretto di pascolo vagante approvato e con accordo anche solo verbale dei proprietari/conduttori dei fondi, il pascolo vagante ovviamente è consentito… altrimenti anche questo blog sarebbe fuorilegge!!

Non so che decisioni siano state prese per il caso specifico, ma volevo ricordare che, a fronte di singoli casi problematici, esistono decine di altri pastori vaganti che potrebbero venire a pagare le conseguenze di quanto si sancisce a livello regionale. Anche negli stessi comuni interessati, dove evidentemente operano allevatori completamente fuorilegge, può avvenire contemporaneamente il transito ed il pascolo di altri pastori vaganti rispettosi della legge e delle tradizioni. Che fare allora?

Come ho già detto e scritto più volte, è giusto colpire il singolo per educare la massa, ma non penalizzare tutti per cercare di fermarne uno. Anche perchè il fuorilegge… in quanto tale la legge continuerà ad ignorarla! Abbiamo una mandria o un gregge in un prato? Sappiamo che c’è una situazione che genera problemi di vario tipo? Si dice addirittura che gli animali in questione non siano in regola con i controlli sanitari. A questo punto allora ci sono tutti gli estremi per intervenire bloccando chi deve essere bloccato perchè non solo pratica il pascolo abusivo, ma è un problema per la sanità e l’ordine pubblico. Si tratta di un singolo? Si tratta di più casi? Dall’articolo così sembrerebbe. Ho detto più volte che l’unica legge che il pastore può davvero rispettare è quella del tempo e delle stagioni, ma un conto è cercare di arrangiarsi tra leggi e cavilli che non riescono a rispondere alla realtà dei fatti, un altro è violare sistematicamente tutte le leggi, danneggiando agricoltori, proprietà private e… gli stessi altri pastori vaganti onesti. Spero che Comuni, Provincia, Regione ed Associazioni di Categoria riescano a trovare una soluzione equa e rispettosa di chi lavora come si deve. Credo che i mezzi ci siano, cioè applicare davvero la legge contro chi la infrange. O no?

Segnalazioni

Rapidamente, oggi due segnalazioni giunte dagli amici.

Elena segnala questa pagina. Dal testo dell’articolo: “La Comunità Montana Lario Intelvese ha pubblicato un avviso esplorativo per la concessione del complesso immobiliare delle Alpi Orimento e Gotta, nei comuni di S.fedele Intelvi e Pellio Intelvi, finalizzata allo sviluppo di attività multifunzionali nel settore agrituristico. Con tale procedimento la Cm intende verificare l’eventuale disponibilità di soggetti interessati alla gestione multifunzionale e integrata dei due alpeggi, che distano tra loro soltanto un paio di chilometri, e raccogliere candidature e proposte per avviare successivamente un procedimento di selezione.” La scadenza è il 31 gennaio. Qui molti altri dettagli sul sito della Comunità Montana.

La manifestazione di interesse deve essere consegnata alla Cm Lario Intelvese (via Roma 9, S. Fedele Intelvi) entro il 31 gennaio 2012. Per ulteriori informazioni, e la presa visione dei luoghi, è possibile contattare Giovanna Leoni o Mario Spadoni, della Cm Lario Intelvese:  Tel 031.830 741, e-mail: g.leoni@lariointelvese.eu

Loris invece denuncia la chiusura alle greggi in alcuni Comuni del Veneto: “Dopo Godega di Sant’Urbano adesso anche Cordignano, Comune limitrofo ha chiuso il transito e pascolo alle greggi transumanti!!!!!!!! E pensare che mi hanno detto che pochi giorni fa Luca Zaia, nostro Governatore del Veneto, ha ribadito in un’intervista che la pastorizia va salvaguardata!!“. Bisognerebbe come minimo inondare di e-mail e lettere il Governatore affinchè intervenga realmente a tutela della pastorizia!

Oggi raccontate voi

Tra il tanto materiale ricevuto (ed ancora da riordinare), oggi pubblico innanzitutto un annuncio dell'amico Duccio.

Gregge ed azienda agricola in Toscana in vendita. Per gravi problemi di salute, dei conoscenti pastori sono costretti a vendere urgentemente il proprio gregge, 140 ovini di razza appenninica. Cercano di vendere anche l'Azienda agricola, si tratta di colonica e fienile in pietra, 2 stalle di 400mq, 70 ettari di pascolo, trattori e tutto il resto. L'azienda è nel comune di Scarperia, Firenze, proprio sotto il crinale appenninico. Se qualcuno fosse interessato mi contatti personalmente.

Un mio amico pastore invece ha dei cani maremmani da dar via, sono dei cuccioli nati dalla sua cagna, quindi stanno crescendo con le pecore. Ovviamente preferirebbe darli ad altri pastori che li possano impiegare nella difesa del gregge dal lupo. Contattatemi se siete interessati.

Poi lascio la parola ad un altro amico, Bruno. "Buongiorno Marzia, è parecchio tempo che non corrispondiamo via mail, io sono Bruno di Ivrea (…). Girovagando in rete ho trovato parecchi Video riguardanti la nostra comune "maladija" ambientati presumo in Benelux , visti i mulini a vento presenti. Ironicamente parlando, indipendentemente dal paese, si tratta sicuramente di paesi sottosviluppati, visto che lasciano transitare le pecore per la città, pascolare i parchi, le rive degli argini… ORRORE!!!!!!
Nel mio comune questa primavera, dopo aver cacciato Scala, hanno affisso in tutte le bacheche del paese il regolamento riguardante la gestione del pascolo e, tra i vari bla bla bla, c'era il divieto di pascolo sulle rive dei fiumi , argini, rive, ecc ecc. 
Ironia della sorte, proprio vicino a casa mia esiste un argine anti-alluvioni e, mentre il cantoniere affiggeva il manifesto alla bacheca vicino l'argine, io ero lì che facevo scorazzare le mie 12 pecore sull'argine (da galera!!!!).
C'è da premettere che io non ho certo bisogno di andare a pascolare le mie pecorelle sull'argine (potrei tenerne dieci volte tanto e non spostarle mai dai miei prati). Questi argini vengono comunque sfalciati due volte l'anno (la seconda volta in ottobre/novembre) quando le erbacce infestanti hanno tutti i loro bei semini maturi ed il vento li trasporta nei miei prati, confinanti con l'argine, pronti a germogliare rigogliosi in primavera. Ovviamente il fatto che io tenga ad avere dei prati puliti e che questi  si riempiano di infestanti non interessa proprio a nessuno dei tanti "ambientalisti della domenica"  in circolazione.
Sicuramente questo è solo uno dei tantissimi video presenti sul Web e non rappresenta certo una "chicca"; mi fa comunque piacere segnalartelo, chissà che tu non possa magari proiettarlo in qualche tuo incontro dove sono presenti quelle mamme inorridite dalle pecore nei parchi di Torino.
Un caro saluto ed un augurio di buon lavoro, Bruno"

Questo è il video di cui ci parla nel suo messaggio…

In alpeggio

Avete seguito con me il cammino del gregge in tutti questi mesi ed adesso siamo arrivati veramente sui pascoli dell'alpeggio. Ogni tanto, tra un post e l'altro di immagini e racconti che mi manderete voi, tra le storie dei giovani che intervisterò per il libro, tra gli alpeggi che visiterò per lavoro nell'ambito del progetto PROPAST, invece ci saranno anche le foto di questo gregge.

Risalendo a piedi dall'alpeggio per andare incontro agli amici che attendevano con il gregge per dare il via alla transumanza, sul sentiero un escremento di grosse dimensioni, già un po' sfatto dalle piogge degli ultimi giorni. Tra i resti, peli di selvatico ed ossa. Legittimo chiedersi se si tratti di lupo…

Dopo qualche istante per organizzare il viaggio, finalmente si parte. C'è ancora un po' di sole, apparentemente di breve durata, ma almeno sembrano essere finite le piogge dei giorni precedenti. Sono in tanti ad aiutare, per lo più amici le cui pecore sono state affidate in guardia al pastore per l'estate.

La nebbia non tarda ad avvolgerci, va e viene, nascondendo la fila di pecore che si allunga per la strada. L'asfalto è stato abbandonato, si passa accanto ad altre mandrie, altre greggi. Si scambia un saluto veloce con chi è venuto lì a guardare la transumanza e si prosegue controllando che gli animali non escano dalla via. Questo non è territorio di pascolo a loro consentito, saranno altri gli animali destinati a questi alpeggi.

Di qui in avanti il transito sarebbe vietato ai non aventi diritto, ma in questi giorni un nuovo cartello è stato aggiunto. Un'ordinanza comunale che, viste le piogge e, dato che questa strada era già stata gravemente danneggiata nel 2008, fa che impedire il passaggio a chiunque! Parte della scogliera di sostegno della strada è stata leggeremente intaccata, si transita con un minimo di rischio. Ma qui comunque già potrebbe passare solo chi va all'alpeggio… quindi una sola famiglia, e poi queste transumanze giornaliere. Ma il Sindaco, "…considerato che tra non molto sarà sicuramente presentata la domanda di traferimento bestiame per l'alpeggio o per la transumanza degli alpeggiatori, ritenuta la necessità e l'urgenza di provvedere in merito", di fatto ha vietato a tutti, tranne ai mezzi di soccorso, di transitare di lì "fino a quando permarranno le condizioni attuali". Ma… ma… e lasciare che chi deve alpeggiare lì vada a sistermarsi la strada con picco, pala e due o tre pietre? Così, almeno temporaneamente, in attesa che "la macchina pubblica" si metta in moto… Tanto qui non deve passare nessun altro che il pastore di Crevdlira, no? Forse una volta, quando le cose in un certo senso andavano peggio… molto altro funzionava meglio. Mi auguro che la strada nel frattempo sia stata riaperta e sistemata…

I cespi di rododendro fioriti contrastano con la nebbia, il verde dei pascoli, il grigio delle rocce. I cani vengono mandati dal pastore per far rientrare le pecore sulla strada, con il resto del gregge. "Dovresti andare là davanti, fare una foto a tutte, se va via la nebbia." Dovrei, ma è più difficile che risalire il gruppo in una corsa ciclistica. Impiegherò molto tempo prima di farcela e, sudata ed affannata, ritrovarmi in un buon punto per scattare la foto.

Poi c'è la nebbia che complica le cose. Trovare il punto giusto per una foto panoramica a tutto il gregge, ma anche la giusta visibilità, è una missione quasi impossibile. La fila poi si allunga, così gli ultimi quasi si perdono laggiù in fondo. Da queste parti la nebbia è quasi una costante e mi sa che avremo modo di riparlarne spesso, nei prossimi mesi.

La frana, il punto critico viene superato senza problemi. Qua e là questi territori difficili presentano ancora tanti segni di frane legate alle varie intense precipitazioni del passato. Questa purtroppo ricorda un'alluvione che, in valle, causò anche delle vittime. Altre frane e smottamenti invece hanno "solo" interessato queste strade per gli alpeggi, o sentieri già poco frequentati. Paradossale che, quando il pastore e/o i suoi amici avevano cercato di sistemare un tratto di uno di questi per agevolare almeno il passaggio degli animali… fossero stati diffidati dal farlo. "Perchè, se poi un turista si fa male, chi se la prende la responsabilità?". Io una volta speravo che, oltre una certa quota, l'idiozia umana non arrivasse. Credo di essermi sbagliata. Non è tutta colpa del Comune, questa volta, ma di chi può pensare di fare causa a qualcuno perchè è ruzzolato o si è preso una storta su di un sentiero a 2.000 m di quota, un sentiero che, se non fosse per le pecore ed il loro pastore, ormai non esisterebbe più. Ma ne riparleremo ancora…

Eccoli, quei sentieri antichi di centinaia di anni. La strada finisce ed il gregge prosegue lungo quella traccia che ancora porta i segni del lavoro dell'uomo, che aveva disposto le pietre in modo da attraversare agevolmente la pietraia. Qui le pietre non mancano di certo e l'uomo le usava anche per costruire quelle semplici baite in cui io oggi non riesco ad entrare se non chinando il capo e pure le spalle.

E questi sono i pascoli dell'alpeggio. Fiori pochi, a parte i rododendri e qualche viola calcarata. Qui non troveremo ricchie fioriture, l'erba è di pessima qualità. Eppure il pastore dice che, prima del lupo, di qui scendevano pecore belle che potevano competere con quelle delle migliori montagne. Ma erano i tempi in cui gli animali stavano al pascolo quanto volevano ed andavano a piccoli gruppi a cercarsi le pasture migliori. Magari si saliva anche un po' prima, per far pascolare l'erba meno buona quando ancora era più tenera.

Si fa tardi, il pastore ed i suoi amici ed aiutanti sorvegliano gli animali sparsi qua e là, finalmente in montagna. Battute amare considerano quante di quelle bestie non riusciranno a tornare a valle… Certo, un rischio del mestiere, un "fastidio" ed una perdita per chi sta a valle ed affida al pastore il suo piccolo gregge. Ma un macigno enorme di fatica, tribolazioni, angoscia e… sì, anche responsabilità, per chi si prende in carico tutti questi animali. Certo, la guardia viene pagata, ma non sono grandi cifre. Al pastore piacerebbe poter restituire tutti gli animali a fine stagione, possibilmente più belli ancora di come li ha ricevuti adesso.

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Basteranno la presenza degli uomini e dei cani maremmani a proteggere il gregge? Come si comporterà il nuovo cane in montagna? Farà il suo dovere? In questo momento sembra davvero montare la guardia dal miglior punto di osservazione possibile.

Nei canaloni ci sono ancora accumuli di valanghe, le cime continuano a non vedersi, avvolte tra nuvole e nebbie. Per questa volta, solo per oggi, si decide di scendere, portar giù anche le pecore e chiuderle nel recinto accanto alla baita per poter consumare almeno un pranzo tutti insieme, amici e parenti. Sarà l'ultimo pranzo seduti ad un tavolo, per alcuni mesi.

Si tornerà al pascolo più tardi, quando ormai quasi tutti se ne saranno tornati a casa. La stagione d'alpeggio inizia adesso e non è uguale per tutti. Avremo modo anche quest'anno di vedere insieme come siano tante e tutte diverse le realtà che si incontrano sulle nostre montagne. Non solo pascoli più o meno buoni, ma anche baite più o meno confortevoli, strade o sentieri, candele o luce elettrica, vento o nebbia, ripidi pendii o vasti pianori… Tutte sfaccettature di un mestiere che si fa soprattutto per passione, come continuo a sentir ripetere. Ma ci vorrebbe anche qualcosa in più!